Natale si avvicina

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Natale si avvicina

in piazzetta non si avverte la solita euforia

piuttosto si respira un’aria di vecchia malinconia

Manco la vetrina ammicca con aria sbarazzina

ti mostra qualcosina tanto per dovere

e nemmeno la commessa ti serve con piacere

anzi, anzi ti guarda assonnata e scocciata

neanche fossi la prima cliente sgarbata di giornata

che entra a scarabattolare per dare un’occhiata.

Che dire poi della mercanzia proferita.

In malo modo ammucchiata

ha  un’aria così sbiadita da sembrar usata e riciclata

Natale si avvicina

sui marciapiedi pieni di rossi zerbini

la gente passa e guarda, ripassa e riguarda

ma come avesse timore di un incognita che la sovrasta

a comprare non s’azzarda.

C’è chi gira da straniera bislacca

stringendosi al petto una vecchia casacca

chi invece con l’occhio distratto

cammina guardingo come un gatto che sta per mangiarsi un ratto.

Sotto la galleria addobbata da lucette a cascata

la gente gira, gira, va su e giù come se non ci vedesse più

o fosse strabiliata da tanta pochezza mostrata.

A una commessa sbadata una signora impettita domanda :

dove trovo il muschio, la ghiaia, la statuina di gesso della lavandaia?

Neanche se avesse chiesto la luna

quella, la guarda perplessa, irride, scuote la testa.

Natale si avvicina

ma l’aria che si respira è stonata

sa di gente frastornata e pure un pochetto abbacchiata

tutto rimira e rigira con faccia schifignata

e per non farsi considerare una campagnola pitocca

parlotta, si sfrega naso e mani sussurra torno domani.

Natale si avvicina

La gente gira, sospira e guarda ma…

a comprare un cacio non s’azzarda

manco il carrello prende al supermercato

per 4 uova, un l. di latte, 1kg di farina

qualche costina di lattughina strappata con aria furtiva.

un cestello basta e avanza.

Una mela, una clementina?

osa una depressa commessa con la treccina.

No, grazie, son roba da regina, eca una signora ben vestita!

Natale si avvicina

Nella galleria addobbata non manca l’aria allunata

manca l’arzilla vecchina con la sua gonfia sportina

il sorriso felice di una qualunque bambina

la mamma dall’aria gagliarda che compra e beata ti guarda

manca il giovane dallo sguardo malizioso e pure un po’ sfizioso

l’operaio baldanzoso e l’impiegato ambizioso

la giovane imparruccata e la professoressa gratificata

Natale si avvicina

La gente gira e ammira con le tasche piene di brina

per una politica scriteriata spergiura d’essersi impegnata

passa e ripassa davanti ogni vetrina

sospira la tredicesima andata a far compagnia  alle bollette sul tavolo di casa

stanca siede sconsolata sulla panca sovraffollata

a sognare nel Natale che si avvicina una magia

per acquistare la speranza di una nuova prospettiva.

natale si avvicina-

…  impressioni pre-natalizie..girando  in un villaggio mercato non lontano dal mio paesello…

felice attesa

bydif

Il respiro delle donne

nel respiro

Ovunque vado in giro per il mondo cambia il paesaggio, l’idioma, la cultura, il credo, la politica, l’economia, il colore del cielo, della terra, a volte della pelle. Mutano le tradizioni, l’abitudine, il folklore. Varia la flora, la fauna, l’architettura, la musica, il modo di vestire, il cibo, il gusto, l’odore. Ciò che a qualunque latitudine mi trovo, non muta mai è il respiro delle donne.

In ogni luogo aperto o chiuso che sia quello delle donne è un respiro immutabile. Un respiro che  ti segue, martella, cadenza ogni passo, ogni gesto, ogni attenzione e non scrolli di dosso neanche se inabissi in mare o danzi sfrenata nella savana. Dappertutto, sia una metropoli, piccola città o deserto, montagna, marina o il bordo di una piscina, quel ritmo invariabile ti fruscia nell’orecchio come fosse un naturale sottofondo sonoro del luogo in cui aliti. Ma il sonoro è così acuto e assordante che non può essere un sottofondo naturale. Non lo è infatti. È un eco. Un universale eco del respiro unisono di corpi e anime di donne. Un millenario rimbombo di respiri indissolubilmente coesi da uno stesso destino di violenze, oppressioni, vessazioni, abusi, oltraggi, diritti usurpati.

Per ogni dove vai puoi scoprire un difforme dal proprio ambiente che richiede un adattamento temporale. Ma il respiro delle donne no. Quello lo ritrovi identico in ogni habitat. 

Sarà per questo che Dire un No mondiale alla violenza sulle donne lo trovo lodevole nell’intenzione ma chimerico negli effetti reali? Si, oggi come oggi, lo considero un inarrivabile traguardo!

Esagero nel pessimismo? Può darsi se non fosse che…

Che dovrebbe essere un diritto inalienabile scontato e non un problema mondiale da estirpare.

Se non fosse che in tanti anni di disquisizioni a vari livelli, in modi e maniere più disparate,  i casi di violenza subiti da donne a ogni latitudine invece che sparire son lievitati più del pane prodotto ogni giorno in ogni angolo del pianeta.

Se non fosse che basta dare una sbirciata ai dati delle violenze perpetuate sulle donne, d’ogni età e condizione per afferrare che l’abolizione di una tale iniquità di genere è una fantasticheria. 

Se poi, ai dati conosciuti degli atti di indegnità compiuti sulle donne, ci si addiziona quelli dei casi di violenza, che per svariate ragioni, restano sotterrati nell’animo di chi li ha subiti, quindi sconosciuti alla collettività, beh per le donne è più facile realizzare il sogno di andare a vivere su Marte che sconfiggere l’ ignominia che ogni giorno, tante, troppe, se non smettono volontariamente d’esistere o vengono spietatamente soppresse, da mariti, padri, fidanzati, conviventi amici, vicini e sconosciuti, debbono coercitivamente sopportare in ogni contesto. Ovviamente mi riferisco alla violenza abbietta che non lascia scampo alle donne, come quella assurda che vigliaccamente aggredisce e non permette di salvarsi la vita, quella oltraggiosa del ricatto affettivo-morale che impedisce di campare in libertà d’essere, quella schiavista e fobica che mina irrimediabilmente stima e equilibrio psichico, quella oppressiva dell’angheria fisica quotidiana, quella che toglie fiato, volontà, desideri, massacra carne e spirito e riduce allo stato di passiva rassegnazione.

Ultimamente certe “divette” han portato all’attenzione dei media internazionali casi di passate molestie che sono vergognose ma di certo dissimili dalla violenza assassina. A dirla tutta trovo le “cantate” a scoppio ritardato, a detta per convenienza di salva prima la carriera poi la dignità, un polverone nocivo che confonde l’opinione pubblica, distorce l’essenza concettuale della violenza femminea e estranea la legittima considerazione dovuta alle tante vittime finite sotto le luci dell’obitorio e non sotto i riflettori di red carpet , dei talk show o sui rotocalchi patinati. Inoltre, sebbene il rivelare le molestie sia un diritto che non ha limiti di tempo e non è un qualcosa di tollerabile per nessuna donna nota o anonima, il corale raccontare di molestie, mi pare abbia  assunto più i toni del clamore, di notizia d’ effetto, in certi casi di messaggio strumentale a un sistema di potere maschile che non di valore aggiunto alla causa della violenza.  Violenza che  purtroppo, ogni giorno, stupra, preda e stermina centinaia e centinaia di donne colpevoli d’esser donne.

Un numero incalcolabile di donne che però allo unisono continuano a respirare  e  ovunque vai è quel respiro chein sottofondo eca   e rende immutabile il suono dei respiri di tutte le  donne.

Muterà un giorno l’eco.  Forse…

graig cowl

by dif    

….le immagini sono opere di Graig Cowling

 

Chi c’è nella grotta

Aldilà della fede che ti anima trovarsi davanti alla grotta di Lourdes e scrutare gli occhi dei pellegrini che col rosario in mano, a tutte le ore del giorno e della notte, col sole, il vento o la pioggia battente, se ne stanno li, per ore, e ore, a fissare quella bianca statua di Madonna nell’incavo, è un esperienza che spiritualmente coinvolge e allo stesso tempo, almeno a me, pone mille interrogativi. Sensibilizza perché avverti che quel popolo che prega in varie lingue non è li per caso. È li per decisione che varia da persona a persona. In molti trapela un esserci per una tenue speranza. In altri per un totale affrancamento. In certi altri per una richiesta precisa. In taluni per sbrogliare un ammasso di sconcerti intimi. In alcuni per una sorta di ringraziamento.

Pone mille interrogativi perché in nessuno filtra un disinteresse o un minimo distacco mentale da quella bianca immagine. Ognuno, con gli occhi fissi o col capo chino, se ne sta li cerebralmente sintonizzato su quella statua di donna ieratica e non si scollega nemmeno se diluvia ma sgrana il rosario come se fiammeggiasse il sole. Ti domandi e ridomandi: come è possibile che nessuno palesa una reazione di disagio neanche se inzuppato da testa a piè? Non ha senso logico. Se li guardi però…

Se li guardi, in quei pellegrini abbrividiti da pioggia e freddo o abbrunati da sole e calura, da parerti sagome lignee incollate a panche o selciato, la risposta a una illogica l’afferri all’istante. È scritta a caratteri cubitali sui loro volti: attesa. In ogni immagine umana, giovane, meno giovane, libera o impedita, è la parolina magica che li rende inalterabili alla condizione climatica. Aspettativa di che? Beh, è scontato, di quel qualcosa impossibile all’umano! Si, ognuno da quella bianca immagine di Donna Divina stoicamente si attende un atto straordinario di sgravio, una “guarigione” del dilemma che li tempesta nel fisico o nello spirito.

Il singolare che stupisce e allocca il pensiero realista è che nei volti non filtra Illusione, ma certezza. Una assoluta sicurezza di essere, da quella immagine statica di Madonna, ascoltati, compresi, esauditi in qualsiasi ragione li cruccia e per la quale son li, fissi e irreagenti a qualunque deconcentrazione.

Fa invidia l’aggrappamento totale a simile convinzione. In specie se hai la consapevolezza d’esser incapace di sperimentare un analogo stoicismo per inseguire un qualcosa di ipotetico. Benché…

Benché se a Lourdes mi ha suscitato sbalordimento constatare come ogni pellegrino, quando si scollega da quell’immagine, ha il volto radioso, pacificato e soddisfatto come quello di chi ha ottenuto tutto ciò che a quella immagine ha implorato, il frastornamento, che mi ha invaso, dopo lo scattare foto a quella Bianca immagine, nel guardarle dovermi domandare: chi c’è in quella grotta oltre la Vergine immacolata, è stato inceppante d’ogni altra emozione o turbamento provato in quel via vai di volti giunti a Lourdes dai luoghi più sperduti del pianeta.

Ogni tanto guardo quelle foto. In particolare le  due che posto.

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Ogni volta cerco di afferrare il perché a distanza di un minuto le immagini son tanto diverse e in una mi par vedere, alla sinistra di Maria, una specie di vermiciattolo beffardo.

Purtroppo non arrivo mai a una deduzione certa.

Nel guardarle e riguardarle il dubbio rimane e la domanda che mi impella è sempre la stessa: nella grotta, c’è o non c’è un intruso?

Boh! Arriverò mai a comprendere e… se c’è, perché c’è?

Se non avessi scattato io le foto… direi che son frutto di un pazzoide burlone.

 

In attesa di risolvere il mio etereo rebus visivo a tutti un concreto augurio di felice weekhend

bydif

 

 

Quando la natura decide di dar spettacolo

fiori atacama

Quando la natura decide di dar spettacolo, è fenomenale nel trovare il modo d’irrompere sulla scena e strabiliare. Non v’è al mondo nessuno che possa arrestare i suoi irruenti impulsi, men che meno competere per eguagliarla in meraviglie espressive. Ma, lo spettacolo che con i suoi segretissimi meccanismi offre è sempre idilliaco, placo, irresistibilmente magico, condiscendente e sintonizzato ai desideri umani? Si e no! A volte, come la fata buona, usa i suoi poteri straordinari per regalare avvincenti sorprese che riempono gli occhi di incomparabili apparizioni di forme e tinteggi e l’animo di emozionanti sinfoniche bellezze, tipo le aurore boreali o, in questo periodo, le “rose” di Atacama. Cioè una mirabile multicolore visione fiorita nel deserto cileno di Atacama, uno dei luoghi più asciutti e inospitali del mondo, da sembrar miracolosa. È 50 volte più desertico della Death Valley californiano! Il tutto “pregio” di esibizioni con forti piogge che penetrato il terreno arido immagazzinano quell’umidità essenziale da far ascendere alla luce e sbocciare semi e bulbi regalando una incredibile quanto spettacolare panoramica apparizione variegata, di forme e colori, da lasciar a bocca aperta chi, per volere o caso, vi capita.

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A volte fa la strega cattiva e usa le sue forze occulte in modo crudele e violento che riempono gli occhi di visioni spaventose e l’animo di allibito sgomento da togliere fiato e sorriso. L’ ha fatto nel “cuore” dell’Italia l’anno scorso, in recenti giorni in Messico, scatenando una serie di sussulti da creare inaspettati scenari angosciosi.

imm terrQuest’anno, nelle isole Caraibiche, Cuba, Stati Uniti con Harvey e Irma, purtroppo pure a Livorno aizzando furiosamente vento e vomitando tanta di quell’acqua da offrire agli occhi umani sconvolgenti immagini di desolazione.

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Esplicitamente, atteggiamenti estemporanei opposti della natura, ovvi spettacoli contrari. Quello della fioritura delle “rose” nel deserto: fatato, stupefacente e piacevole da gustare con tutti i sensi. Da applausi.

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Quello di terremoto, uragano, o inondazione: horror, quanto mai perverso, dal sapore tragico da far rizzare i capelli e accapponare ogni poro della pelle. Decisamente recital da fischi.

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Per quale ragione la natura, quando decide di dar spettacolo, ora è fata buona ora strega malvagia? Difficile arrivare all’origine delle sue scelte comportamentali per dare una risposta precisa. Per come asseriva il filosofo Aristotele, fondatore di una scienza complessiva della natura : La natura è un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ciò che esiste di per sé e non per accidente” Quindi, è fata o strega non a caso, per precisa logica introspettiva!

Un nesso vita, luce bellezza, una connessione causa, effetto bruttezza? Beh, nella totalità dei fenomeni che manifesta, delle energie che sprigiona in modo dolce o aggressivo, da sotto, da sopra e in superficie, un legame non è da escludere. D’altronde se qualcuno ha scritto: Natura! Noi ne siamo circondati e stretti, incapaci di uscirne e di penetrarla più a fondo. Ci afferra nel giro della sua danza senza invitarci o avvertirci, e se ne va alla deriva con noi finché siamo stanchi e il suo braccio ci sfugge…Essa ha pensato e tramato incessantemente; ma non come un uomo bensì come natura…Non ha linguaggio né parole ma crea lingue e cuori attraverso i quali parla e sente”

Indubbiamente la natura ha un sentire e dire cosciente che esprime e rende fruibile, a volte in modo plateale altre in modo sommesso. Il complesso sta nel recepire e interpretare esattamente ciò che comunica. Per quanto l’uomo la studi, cerchi di rubarle i sistemi, i segreti, di entrare nel suo spirito, a ogni rivelazione che riesce a strappare essa ne contrappone un’altra ignota, a ogni conquista comprensiva dei suoi fenomeni ne fa susseguire altri mille. Cosicché l’uomo non riesce mai a giungere a decifrare tutte le incognite fenomenologiche del suo essere. Anche se…anche se talvolta ci arriva eccome l’uomo a decifrare i suoi messaggi e cogliere le finalità ma per comodo egoistico fa lo gnorri. Se poi paga i risvolti che ha da lamentarsi? Vero che la natura si attiva a suo piacimento e si concede in base a sue leggi quietando o scombussolando il contesto, ma si comporta da natura semmai è l’uomo che non fa altrettanto!

In tutti i casi, quando la natura decide di dar spettacolo, le esibizioni sono esclusive e eccezionali e nessun recital umano può reggere a suo paragone o emulare l’esecuzione. È unica nel trovare il modo, sia in bene che in male, tempi e metodi, per sorprendere e stupire.

Buon weekend e piacevoli sogni in “maree fiorite” super colorate e risvegli  “extraterrestri” in luci variopinte!

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bydif

…le immagini illustrative le ho prese dal weeb, ringrazio chi le ha fornite

“ Una piccola matita nelle mani di Dio”

 

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“Sono come una piccola matita

nelle Sue mani, nient’altro.

È Lui che pensa.

È Lui che scrive.

La matita non ha nulla

a che fare con tutto questo.

La matita deve solo

poter essere usata.”

Madre Teresa di Calcutta

Non so se quella minuscola suora, missionaria di carità a Calcutta,  era la matita col quale il Padreterno disegnava sulla terra alcuni Suoi progetti. Se lo era, quella matita di certo si è resa una grafite malleabile e tenera, sempre disposta a cedere parte del suo guscio esteriore, lasciandosi temperare “il legno duro” per rendersi efficiente punta, pronta da usare, per eseguire abbozzi, scrivere, con un bel segno visibile, nei fogli di tante vite umane, sicura che ogni linea, punto, tratto, parola che tracciava era espressione palese del pensiero dell’Onnipotente. Se invece non lo era, madre Teresa  ha comunque agito come se lo fosse. Con la sua piccola matita esistenziale  ha tracciato linee di altruismo, compassione, dedizione dove nessun altro osava. Abbozzato piccoli sentieri di attenzione alla sofferenza, al dolore, all’abbandono in terre sociali dove nessun altro si avventurava che si sono riempiti di esseri umani, trasformandosi in ampie vie umanitarie di conforto, assistenza, aiuto agli ultimi, agli scartati, ai bisognosi. Scritto pagine e pagine di carità e di storia di amore per il prossimo, in tutto il globo. Con la sua piccola matita di donna ispirata da una inesauribile fonte di amorevolezza assistenziale estrema. Da un audace opinione di anteporre gli altri a se stessa, da un incondizionato senso di giustizia sociale e diritto alla dignità e alla vita, la piccola madre Teresa ha disegnato, occhi, mani, cuori ricchi di abnegazione. Li ha riempiti di colori accesi azzurri come il cielo, bianchi come la verità, rossi come la passione. Li ha animati di spirito di pazienza estrema senza confini. Fatti camminare nel mondo per stampare col sorriso, la fede, il coraggio, la convinzione in tanti poverissimi altri occhi di orfani, malati terminali, anziani, madri, conforto, sostegno, tenerezza.

Nei fatti, la piccola matita, o da strumento attuativo di un progetto divino o da libera professionista secolare, egregiamente e senza risparmio, ha consumato la sua “grafite” vitale, nelle strade di Calcutta e nel resto del pianeta, fino all’ultimo granello.

A vent’anni dalla sua scomparsa è innegabile che madre Teresa con la sua piccola matita, da suora, donna, essere umano,  ha tracciato tanti tanti fili alla pietà. Intrecciato tanti tanti sguardi alla generosità. Legato indissolubilmente tanti cuori al sacrificio. Dato vita e suono a punti invisibili della società com’anche ammutato giganti statue nei palazzi del potere. Portato luce nei vicoli tetri dell’indifferenza. Elargito senza incertezze carezze, parole, sguardi, speranza, colmato vuoti di solitudine disperata. Lasciato ampie e ben delineate linee guida all’inclusione, alla disponibilità, alla fratellanza, all’uguaglianza, alla pace, al bene senza contropartita interessata, senza demarcazione etnica e senza frontiere dottrinali a tantissime piccole matite colorate. Matite missionarie di carità, sorelle nelle difficoltà, volontarie stracolme di umana dolcezza.

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MI sovviene, se con una minuscola matita madre Teresa è riuscita a lasciare un “museo di capolavori “di umanesimo, con quella gigantesca di Santa che farà? Farà meraviglie! Ne sono certissima. Disegnerà gioielli, di grazie e intercessioni, da donare a tutti quegli umani emarginati, scherniti, relegati nel dimenticatoio socio-economico. Da matita assai perspicace però veglierà e si accerterà che le sue matite colorate risplendano nei “musei filantropi “ poveri di apparenza ma ricchi di fede. Invece lascerà che la polvere si ammucchi nei musei delle cere, tanto ricchi di vesti pompose quanto privi di comunicazione animica.

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per la cronaca:

la piccola suora al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu ma conosciutissima come madre Teresa di Calcutta era nata il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia albanese. il 5 settembre 1997 concluse la sua vita terrena a Calcutta dove è sepolta. Proclamata beata il 19 ottobre 2003 da papa Giovanni Paolo II, il 5 settembre 2016 è stata innalzata agli onori di Santa da papa Bergoglio.
Madre Teresa, la piccola matita di Dio, con la parola, l’esempio la spiritualità carismatica in vita si è adoperata e spesa senza soste diventando una celebrità mondiale. Ha ricevuto tante onoroficenze, attestati, premi, enormi riconoscimenti internazionali legati alla sua opera umanitaria, tra cui il Nobel per la pace. Veramente anche tante critiche con dubbi assai millantatori e controversi sulla sua attività di carità agli ultimi degli ultimi. Con umiltà e grandissimo senso di tolleranza nonchè di intelligenza, madre Teresa ha saputo andare oltre a opinioni contrarie senza mai abbassare lo sguardo o modificare il suo stile di suora, di donna di fede, di missionaria soccorritrice dei malati, dei “poveri più poveri” , gli esclusi, o come dice papa Francesco gli scartati.
Nel 1950 ha fondato l’ordine delle suore missionarie che nel loro bianco saio colorato da una striscia blu oggi continuano con lo stesso spirito gioioso la sua missione altruista in ogni continente.

Lady Diana: Una stella di prima grandezza

Lady-Diana

A guardare la foto su si potrebbe pensare: che c’è di strano da mostrarla?
è solo l’immagine di una mamma strafelice di divertirsi insieme ai propri figli !

Vero, è una mamma sorridente con i figli, il fatto è che è una principessa, è Lady Diana e i ragazzini dal sorriso smagliante di gioia sono i principini William e Harry, figli dell’erede al trono d’Inghilterra. Poco cambierebbe tuttavia al guardare l’immagine se quella mamma principessa oggi non può fisicamente ne carezzare ne abbracciare e divertirsi con quei ragazzini. La mano invisibile di agosto del 1997 nell”ultima sera, come fosse una farfalla l’ha “catturata” in un tunnel di Parigi e portata con se.

Son passati 20 anni da quella sera di Parigi in cui drammaticamente la luce terrena sparì dagli occhi di Lady Diana e un enorme dolore entrò nei cuori dei figli, allora adolescenti William e Harry e sconvolse tantissimi, in ogni parte del mondo. A distanza, volendo dedicare a questa principessa un pensiero, è difficile trovare e scrivere parole che non siano già note. Prima e dopo quel 31 agosto, è stata fulcro di attenzioni e di esplosive rivelazioni. Di questa donna, madre e principessa, con credito e discreto, luci e ombre, moralismo e cinismo in migliaia e migliaia in ogni angolo del mondo hanno scandagliato i meandri di psiche, indole e comportamento, creato buchi neri, detto e ridetto cercando di inghiottire immagine e memoria. Prima e dopo la tragedia, gossippari rivistaioli, fotografi scooppisti, lingue velenose, divulgatori traditori, scrittori rivelatori, violatori di privacy, l’hanno rivoltata come un calzino per strapparne segreti e fragilità. In tutti i modi e le maniere più o meno corrette è stata offerta sui media come “cibo” prelibato a voci commenti, opinioni, lucri. Esposta a mo di trofeo di conquista di assolute verità su vita e morte da questo e quel salotto confidenziale, da questo o quel presunto amante, maggiordomo, conoscente e…Insomma da quando la Favola pubblica di lady Diana iniziò non si contano coloro che l’hanno sezionata, smembrata, ricostruito su libri, in documentari e tutto quello che si può ciò che pensava, immaginava, desiderava, mangiava… e quasi fosse un cristallo trasparente descritto e informato il come era dentro e fuori.
Già come era veramente nel profondo dell’essere Diana? La mamma dal sorriso espansivo e fragoroso. La donna complessa che girava il mondo, carezzava i bimbi malati, incontrava Madre teresa di Calcutta, andava in campi minati? Ecchi lo sa. Nessuno. Chi dice di saperlo mente spudoratamente. Per quanto taluni hanno bombardato di averlo scoperto e spettegolato ai quattro punti cardinali del globo, la principessa Diana chi era veramente se l’è tenuto ben stretto e portato con se. Dove? Dove la verità è e non può essere. Nel mondo chiaro e cristallino come i suoi occhi, dolce e gioioso come il suo sorriso, sconfinato come il cuore generoso e altruista.
Evocando il suo ricordo, quello che si può dire di Diana, senza cadere nella retorica è che era prima di tutto una donna vera e capace di esteriorizzare le emozioni senza reticenze. In molti hanno detto che era fragile e contraddittoria se non addirittura senza alcuna personalità stabile e concreta. Puifff puiff, falsità da quattro soldi.
È che Diana Spencer era un anima libera. uno spirito altruista e aperto all’affezione che entrava con disinvoltura negli altri e li conquistava.
E’ che Lady Diana sapeva guardare oltre il palazzo e andare oltre le ragioni della propria convenienza.
E’ che Diana era una stella, non una qualunque stella, una stella di prima grandezza e destinata, nel firmamento dell’esistenza, alla visibilità. Chi la voleva o la vuole invisibile si illude. Possedeva un fascino che scuoteva l’indifferenza e accentrava l’attenzione. Un carisma luminoso e irraggiungibile con un nucleo enigmatico che solo certe stelle hanno. Diana Invisibile? Impossibile! In quel suo faccino paffuto e sorridente, di principessa da fiaba strappacuore, era evidente quanto il sole che si sarebbe fatta luce nel mondo Aveva negli occhi una luce, una energia elettrizzante che “bucava” e in un modo e nell’altro quella energia esplodeva e la consacrava a un destino di ribalta mondiale. Ah, se Carlo avesse scrutato i suoi occhi! Avrebbe visto che dentro avevano un faro stellare particolare che la rendevano unica nel suo genere e che mai Lui poteva ne gestire ne spegnere a suo piacere.
Demolire l’immagine di Diana? Impresa impossibile a chiunque perché quel suo cuore per quanto può risultare contraddittorio conteneva in se un qualcosa di trasmissibile esclusivo che inondava e affascinava. Il suo segreto? Un umanità vera, un amore incondizionato verso i fragili, un anelare a equità, giustizia e armonia, un palese altruismo senza fini e scopi egoistici, un mostrare se stessa con difetti e virtù, un mai nascondere per convenienza emozione e passione. Debolezze? Certo. Ma chiunque l’avvicinava percepiva che erano integranti alla personalità, producevano attrattiva, seduzione, coinvolgimento.
Da che la principessa Diana ha chiuso gli occhi al sole terreno per aprirli a quelli del sole eterno son passati vent’anni ma è come fosse ieri tanto è viva nell’immaginario collettivo, tanto è amata, discussa e tanto, tanto fa paura a chi allora era scomoda da negare un attimo di tempo a memoria che neanche la faccia pubblica si salva! Eppure..
Paradossalmente son proprio quelli che più Le devono! Se attualmente la corona è salva, forte e popolare come non mai lo devono a Diana che si è fatta amare dalla nazione e oltre senza riserve, riaccendendo la sfocata immagine pubblica e innovando l’idea popolare di regno e regnanti. Quantunque freddezza e ingrato annullo di memoria sono miserrime quisquilie inutili, non scalfiscono la dimensione gigantesca raggiunta dalla figura di Diana, forse, suo malgrado, cedendo la vita.
Diana era e rimane una stella di prima grandezza con una luce irraggiante inesauribile. Anzi più dicono, annebbiano, smemorano, più Lei brilla, risplende, si radica e come un grandissimo albero del mistero universale espande il fogliame, allarga l’ intensità delle tenebre a chi la vuole espellere dal suo ruolo terreno di principessa, mamma, icona di stile e di sentimento.
D’altronde se è entrata in tanti cuori, e vi rimane , il suo essere di donna sicuramente celava un magnetismo carismatico, un qualcosa di unico e speciale difficile da extrapolare e ancor più da esporre in modo verace al piazzame in cerca di morbosi inediti speculativi su lady D.
Oggi, certuni gnorrano e volutamente si mantengono a distanza da quella principessa, da quella madre dal sorriso contagioso. E’ sterile! Ci sono i figli, i suoi amatissimi principi Williams e Harry. Non più ragazzini smarriti in una improvvisa tragedia ma consapevoli. adulti dentro una storia di vita. E Loro non dimenticano. Come ogni figlio al mondo non possono dimenticare la madre, la luminosa stella che li ha generati, che amavano e amano nel profondo e troppo presto è andata a brillare altrove lasciandogli in eredità l’umanità senza pregiudizi.

w e h
Oggi, quei due ragazzi-uomini , Williams e Harry, soffrendo, con garbo e dignità, soli, tanto soli da suscitare tenerezza, son principi mica esseri insensibili e senza sentimenti, loro omaggiano la luce di quegli occhi , il sorriso di mamma, soprattutto Loro rispettano l’esistenza, breve ma incancellabile di una donna. Purtroppo anche costretti a difenderla dal facile sciacallaggio divulgativo della sua essenza femminile, dallo stravolgimento falsificativo della sua anima di donna.
Eppoi, oggi c’è il popolo. Popolo che non dimentica. Silenzioso l’omaggia con un fiore. un bigliettino, un raccoglimento, una preghiera. C’è la gente del mondo che ha sognato e si è innamorato di quella principessa, di quella stella magnetica.

by dif

Quella stella di prima grandezza, LADY D, mi piace ricordarla così: umana!

Princess Diana greets patients and visitors while

……

le foto le ho prese dal web e ringrazio le proprietà.

Il Sole Nero

eclissi solare totale

Ci siamo quasi, noi tutti, amanti del “sole nero” potremo iniziare a goderci il fascinoso spettacolo offerto dal “ cielo” dell’eclissi solare totale e magari fantasticare sulla temporale “rottura” dell’ordine naturale cosmico” di ipotetici effetti e sublimali messaggi. Dove, come ? Negli Stati Uniti intorno alle 9, più o meno ora di colazione, col naso allo insù, in Italia, dopo le 18, con gli occhi fissi su uno schermo. Vis a vis o via web nel seguire “l’annerimento” del sole potremo sbizzarrirci a immaginare cause e risvolti sul nostro stato d’animo nonchè sulla futura esistenza se quel disco,  che ci emoziona, affascina e richiama, da distanze galattiche a osservarlo, rimanesse nero. Se da “signore” della luce diventasse per sempre “signore” delle tenebre”. Chi ci sguazzerebbe? Li per li gli amanti del mistero, del truce, dei mostri, delle sventure, poi..poi nessuno! Per questo non mi stupirei stasera se, in qualche parte del mondo alla scomparsa progressiva del sole, qualcuno batta pentole e coperchi, faccia un rumore assordante per spaventare demoni diabolici, esorcizzare inconscie paure ancestrali; qualche altro percuota a più non posso tamburi per confondere e scacciare esseri indesiderati; taluno reciti formule magiche per proteggere case, animali e raccolti, talaltro ricorra a scongiuri per bandire l’essere invisibile che vampirescamente sta divorando il sole , certuno “legga” indizi da ora e luogo dell’avvenimento, deduca conclusioni dal modo di scomparire e ricomparire del sole e profetizzi futuri più o meno apocalittici. Non mi stupirei perché come ha ben detto il direttore del Griffith Observatory di Los Angeles “L’uomo dipende dal movimento del Sole. É regolare, affidabile, non lo si può manomettere”. Poi, all’improvviso, ecco la tragedia: il tempo va fuori sesto, il Sole si comporta come non dovrebbe”. Quindi… Quindi come dire non v’è niente di eccezionale se l’essere umano ha reazioni strampalate ogni qual volta succede che il movimento solare gli sballa! Ma non mi stupirei in quanto è da sempre che la scomparsa del disco luminoso, nell’uomo suscita quel magico fascino che gli desta l’attenzione con un misto di incanto emotivo e inquietudine razionale, e negli animali crea una ricettività sensoriale alterata da renderli, ancor prima dell’uomo, irrequieti. A riflettere, l’eclisse, fosse di sole fosse di luna, con quel suo spezzare la luce e velar di nero l’occhio, con quello oscurare tutto, con quel buio surreale, con quello sconvolgere all’improvviso l’ordine costituito, ha sempre così suggestionato, colpito la fantasia e sbrigliato la creatività popolare a cercare cause e trovare risposte rassicuranti a un fenomeno astrale “ magico” inghiottitore del suo assesto visivo, un tempo incomprensibile oggi scientificamente noto, da fomentare una infinità di leggende di ombre e luci , mostri infernali, draghi e vampiri, miti e eroi, da soddisfare tutti i gusti, le curiosità e le credenze.
In questo 21 agosto, lo spettacolo dell’oscuramento totale della nostra stella che ci garantisce luce e vita di sicuro sarà un successo planetario. Lo sarà, un po’ perché è assai raro che un fenomeno astronomico del genere attraversi un territorio tanto ampio e popolato; un po’ perché da mesi la Nasa lo pubblicizza e fornisce dettagliate informazioni sul come, dove e quando, tanto che la divulgazione mediatica da mesi ha reso impossibile trovare un buco nell’aree interessate e ha scatenato negli States un vero bussines di iniziative, viaggi, partie e quant’altro era possibile ideare per far usufruire al pubblico lo spettacolo naturale guadagnandoci un bel pochetto di dollari; e, un po’ perché è impossibile ignorare l’evento in quanto, da settimane, l’eclissi solare che torna dopo quasi centanni, 99, sui cieli americani , tiene banco su canali televisivi e principali giornali.
L‘ odierna eclisse con “il sole nero” che sfrecciando  da ovest a est, “coast to coast” degli Usa sarà, come dire tanto spazialmente elettromagnetico, attraente e coinvolgente e impossibile da ignorare da farsi seguire e contemplare da milioni di appassionati, curiosi, studiosi e scienziati di tutto il mondo.
Ovviamente le reazioni umane all’esibizione di questo allineamento perfetto, Terra Luna Sole, saranno variegate e diverse da una cultura all’altra, da un interesse all’all’altro, da una sensibilità percettiva all’altra. In alcuni la vista che s’abbuia produrrà brividi e sconcerto, in altri riflessione e considerazioni del valore della vita nell’immenso, in altri l’anello vermiglio o bianco, l’esplosione improvvisa di bolle di luce, susciterà incanto e ammirazione, in altri farà scattare entusiasmo e manie profetiche, negli studiosi chiarirà dubbi o confermerà tesi, tuttavia, sempre che il tempo non rovini l’osservazione, a chiunque l’evento naturale sidereo più attrattivo e meraviglioso regalerà un attimo di affascinante visione.
Comunque lo si vedrà “il sole nero” di stasera non v’è dubbio : sarà il più ammirato di sempre! 
by difeclis 2017 8
Per la cronaca, l’eclissi solare totale di oggi interesserà il nord America. Il cono d’ombra toccherà 14 stati ma il best eclipse site, ossia il miglior punto di osservazione in assoluto se lo godranno i cittadini di Casper nel Wyoming. Nel resto degli USA come in molte altre aree del globo si osserverà un’eclissi solare parziale. In Europa, solo Irlanda, Islanda e parte settentrionale del Regno Unito avranno la possibilità di ammirare un lieve oscuramento del disco solare. Purtroppo, nemmeno parzialmente, si potrà usufruire della visione dell’eclissi che a partire dalle 19,17, raggiungerà l’apice di “sole nero” – con gran giubilo dei numerologi- verso le 21,00- del 21, si potrà gustare solo IN DIRETTA STREAMING ATTRAVERSO LA NASA che da un sito, dedicato all’evento, ne garantisce la completa visione , oppure si potrà seguire l’evoluzione del fenomeno, terra, luna, sole, tramite l’app creata ad hoc dall’EXPLORATORIUM DI SAN FRANCISCO. In Italia, il sole nero, sarà osservabile viso a viso, ovviamente perchì ci sarà, il 3 settembre del 2081.

 

 

Giorno del bacio

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È il giorno del bacio. Andare a sera il socialweb si riempirà di scatti baciosi. Alcuni saranno infocati come quelli che han fatto storia e reso celebri tanti divi, altri casti e teneri come quelli dei ragazzini al primo, altri violenti o rubati, altri saranno finti o tanto per far contatto, altri amichevoli o dati a stampino come fossero bolli per cartoline destinate a spot pubblicitari. Ma veri o ipocriti, immortalati o senza fama in un modo o nell’altro tutti i baci saranno un incontro ravvicinato di corpi e labbra che regaleranno sensazioni, magari in bilico tra desiderio e inquietudine, tra sincerità e menzogna, comunque di connessione animica.

Non so il perchè, a me, questa celebrazione mondiale del bacio più che precipitarmi a baciare qualcuno o qualcosa con tanta o poca emozione, bizzarramente ha fatto venire in mente il bacio di Giuda, che tra tutti i miliardi e miliardi di baci scambiati nel mondo tra esseri umani, è senz’altro il più famoso ma notoriamente anche il più traditore.

Dico: com’è che fra tutti i baci la mente mi è andata a quello immortalato da Giotto 

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e non a quello ardente e romantico eternato da Hayez,

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o a quello arioso e spensierato alla Chagall

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o a quello surreale di Magritte

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e nemmeno a quello metafisico alla  De Chirico

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o a quello carico di magia di klimt

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o a quello scabroso e bohemie alla Lautrec

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o a quello fondente e inidentitario di Munch?

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Tutti baci, che se scorro nel pensiero si sono avvicendati nel curriculum esistenziale e quasi tutti sono stati iniziatori mutanti della mia vita affettiva e inaffettiva. Anzi, com’è che taluni sono stati baci così significativi, intensi e fuori dall’ordinario da stordire per mesi e mesi ragione e sentimenti e oggi sono un niente, talmente trapassati da non suscitar un tenero ricordo e nemmeno un rimpianto. Com’è che mi rimbalza nel pensiero solo il più disgiunto da qualsiasi passione il più convenzionale che mai abbia ricevuto? Forse perché è il bacio di un attimo appassionato che pur nella consapevolezza di un estasi d’amore quasi masochista ha deluso profondamente il mio etereo poetico tra uomo e donna!

Va’ a saperlo… Comunque sia, non mi ha certo fatto sparire la voglia di baciare ne oggi ne domani. D’altronde  che meglio c’è di un kiss che mette le ali? Direi nulla!  Alè, baciamoci e ribaciamosi…

Sotto il sole, all’ombra di un platano, tra i boschi o sulla panchina del parchetto sotto casa baciamoci tutti, con ardore o tiepidezza sarà un incomparabile fusione di brividi, un suggello armonioso tra anime. Non c’è nessuno a portata di labbra? Vabbè non c’è da scoraggiarsi. Si ha sempre se stessi… Si può baciare il proprio riflesso, o meglio ancora darsi  un bacio zen. Come ha detto un tempo che fu il celebre guru americano: “se baci le punta delle dita oltre che uno straordinario esercizio muscolare facciale ti apri tutti i canali dell’ifinito” Stranezza. Macchè. Le dita di mani e piedi sono ottimi condotti per far arrivare al cuore fluidi passionali, se li baci,- oddio quelli dei piedi è un tantino rocambolesco-  sembra di baciare una armata. Allora…Un kiss my kiss è proprio l’ideale per amarsi e farsi amare.  

pablo-picasso-le-baiser

Magari tra i tanti.. uno  alla Picasso mica sarebbe da rifiutare, anzi..anzi…

Intanto Kiss a tutti|

by dif

Qualsiasi libertà si conquista con la verità.

In questo mese, con i gay pride, il mondo si è tinto di arcobaleno. Un arcobaleno di uomini e donne che in maniera vistosa, spesso eclatante, con sfilate, feste, incontri esibisce la propria diversità, rivendica il diritto ad una propria identità, a vivere la vita svincolata da ogni genere anagrafico, da qualsiasi criterio codificato di amore, famiglia, sessualità, contestualizza pubblicamente l’orgoglio di appartenenza alla comunità L G B T

Ben vengano le manifestazioni di sensibilizzazione ai diritti e alle libertà espressive di qualsiasi individuo in ogni ambito della vita a patto che…a patto che non manipolano le libertà altrui. Malauguratamente succede. Succede che nel reclamare un riconoscimento ad un proprio modo di vivere, un rispetto all’essere, al pensare e agire secondo la propria indole, chi sollecita e pretende un diritto talvolta abusa o calpesta quello di un altro. Ultimamente è successo proprio nella mia natia città.

Nel manifesto promozionale di Omphalos, chissà come chissà perché, sotto la scritta : Perugia Pride Village 2017 -si scrive laico- si legge libero è finita un immagine di donna che inequivocabilmente evoca alla mente la Madonna. Gli organizzatori si sono affannati a smentire l’ innesco esplosivo affermando che ”non si tratta di una Madonna ma di una semplice Drag Queen” e ciò mi manda fuori dai gangheri perché mi enuncia tanta ipocrisia e scarsa verità.

pg pride

Ci vuol proprio una faccia tosta a asserire che quella donna provocante con l’aureola che irradia raggi gialli, la testa di bianco velata che tiene in mano un cuore rosso non ha niente da spartire con l’iconografia di Maria. É un insulto a qualsiasi individuo con un minimo di intelletto. E’ la classica icona del cuore immacolato di Maria universalmente nota! In più, se è la figura di una “drag queen e solo la mente contorta o becera ci vede la Madonna quello slogan : si scrive laico si legge libero… che ci sta a fare ? Non avrebbe ragion d’esserci. Ma c’è. C’è e sottolinea la scelta in contrapposizione con la chiesa e smentisce il pretesto della drag queen!

Aldilà d’ogni considerazione e sentimento moraleggiante anche il più tonto comprende che l’immagine sulla locandina allude a quella arcinota della Madonna ed è e resta una scelta precisa di comunicativa ideologica. Lecita? Giammai lecita! Non può esserlo, neanche in un contesto che della provocazione esacerbata ne ha fatto e ne fa una bandiera. Non si esige sensibilità a legittimare le libertà di essere quello che si vuol essere, drag qeen, gay, lesbica, intersex e quanto altro a ognuno gli va di essere, urtando l’altrui sensibilità. Inoltre, quando un messaggio propagandistico si avvale di vie improprie, per richiamare la partecipazione a un evento o estrinsecare un proprio diritto, oltre che risultare ambiguo infrange proprio le regole di rispetto reciproco che promuove. Eppoi …

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Eppoi, se non ci fosse nessuna attinenza con l’immagine di Maria, i dirigenti la comunità LGBT che alle critiche al manifesto hanno ribadito che “l’immagine è quella di una drag queen che avendo una natura artistica fa del travestimento una forma di intrattenimento” come spiegano la foto-post con  eloquente precisazione: come promesso, un pride della madonna, condivisa ieri sulla pagina facebuk di be queer official? Che il travestimento scelto è per un passo avanti per l’integrazione della comunità Lgbt nella società” !

Vero è che non è la prima volta che qualcuno utilizza un immagine legata a un culto per sollevare un opportunistico polverone in quanto è notorio che fa presa mediale e chissenefrega se il richiamo per pubblicizzare un avvenimento aggregativo è quanto mai spregevole e privo di rispetto per diritti altrui. Così ruota il mondo. Tuttavia quello che mi resta sempre difficile è comprendere il perché certi privi di idee geniali pescano sempre nel sacro per promuovere il profano. Se poi a a farlo sono proprio quelli che battagliano contro le discriminazioni, le offese, le ingiurie, invocano il rispetto dei propri diritti… beh dire che mi si ribella lo stomaco è dire un milionesimo di quel che mi si ribella. Forse perché mia nonna, donna saggia, diceva: “se hai da reclamar qualcosa scomoda i fanti e lascia stare i santi”

Nel concludere vorrei precisare che non  è per una questione di credo e neanche di etica. E’ per una questione che considero essenziale, ovvero: qualsiasi libertà si conquista con la verità. Conseguentemente,  sebbene la scelta pubblicitaria mi è parsa di cattivo gusto, ben altro poteva scandalizzare e semmai offendere il mio senso credente. Quello che mi è risultato disgustoso e fastidioso è il ridicolo menzognero. Sono state le scusanti alle inevitabili critiche suscitate dal manifesto. L‘ambiguità nel rispondere all’accusa di improprietà pubblicitaria a chi chiedeva chiarimento. Il constatare la maliziosa disposizione al ripiego per non ammettere una scelta tanto evidente. Se c’era il coraggio che un immagine ieratica doveva evidenziare una scelta di autonomia agnostica contro quella di dipendenza a un principio etico-religioso ci doveva essere anche l’onesto coraggio di ammetterlo. Altrimenti…il tutto assume una forma di camuffata panzana, ben confezionata ma sterile e contraddittoria al rivendicare qualsiasi libertà personale.

La parola laico viene dal greco – λαϊκός laikós- cioè “uno del popolo”. Che si appartenga al popolo arcobaleno o a quello incolore… si è laici e liberi nella verità.

bydif

 

 

” Una Signora vestita di bianco”

 

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Una signora vestita di bianco più brillante del sole che diffondeva una luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua pura, attraversato dai raggi del sole più ardente sulla strada di Leiria si posa su un piccolo leccio e all’improvviso si presenta in tutto il suo virginale splendore agli occhi di tre bambini Lucia, Francisco e Giacinta. Tra un lampo e l’altro di luce accecante, in una domenica precedente quella dell’Ascensione ”una signora vestita di bianco…” dal volto indescrivibilmente bello, “né triste, né allegro, ma serio, le mani giunte appoggiate sul petto e volte verso l’alto, dalla cui destra pendeva un rosario, le vesti che parevano fatte soltanto di luce” entra nelle vite di tre piccoli pastorelli di 10, 9 e 7 anni che abitavano ad Aljustrel e dopo la messa pascolavano spensierati e tranquilli le loro pecore a Cova de Iria, un piccolo appezzamento di terreno nei pressi di Fatima.

Era il 13 maggio 1917, quando “una signora vestita di bianco..” per la prima volta Senza scarpe ma con calze bianche, occhi neri, altezza media, un mantello bianco che dalla testa arriva fino in fondo, dorato da catenine dalla vita in giù; la gonna fino al ginocchio, tutta bianca, dorata dall’alto al basso e in obliquo da catene; una giacca bianca non dorata; le mani giunte con due o tre collane. Alle orecchie dei bottoni molto piccoli; al collo una catena d’oro con una medaglia sul petto per la prima volta si manifesta a tre fanciulli portoghesi. Semplici e normalissimi come milioni di altri coetanei.

Era giusto 100 anni fa, nel pieno della grande guerra, cheuna Signora,… “ vestita con calze bianche e un abito tutto dorato, la gonna bianca fino al ginocchio, tutta dorata da quelle collane che la ricoprono. Una giacca bianca, anch’essa dorata, e un mantello bianco” e “molto bellina” appare a due fratellini e una cuginetta. Tre normalissimi bambini, piuttosto poveri e, com’era allora costume, neanche istruiti che erano si soliti recitare sempre il rosario mentre accudivano i loro greggi ma come tutti i ragazzini, per poter giocare, lo interpretavano tanto da recitarlo in modo alquanto abbreviato .

A quella 1° apparizione, del 13 maggio, ne seguirono altre, precisamente: Il 13 giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, più una straordinaria il 19 agosto. A quella del 13 i tre pastorelli “sequestrati” non erano presenti ma La Madonna, senza apparire, rese certa a tutti la sua presenza la folla sente un forte tuono a cui segue un lampo…una piccola nube bianca appare per qualche istante sospesa sopra il leccio poi si alza verso il cielo e scompare e il volto delle persone, gli abiti, le piante, il suolo si colorano in diverse tinte….” Per inciso, le apparizioni della “signora vestita di bianco più…” furono precedute nel 1914-15 da tre piccole visioni angeliche, e da  tre vere apparizioni di un giovane di luce che in primavera, estate, autunno nel 1916 si presentò come angelo di pace, angelo custode del Portogallo, Angelo messaggero del mistero della SS Trinità.

Come logico quel 13 maggio ” una signora vestita di bianco..” cambiò la vita ai a quei tre bambini pastorini, e cambiò il futuro del luogo e delle persone.

Da quel giorno Cova de Iria, nei pressi della parrocchia di Fatima, da un luogo di pascolo, si trasformò in luogo di richiamo. Si, un fortissimo luogo di richiamo per anime in cerca di armonia, e misericordia. Un luogo in cui ogni anima pellegrina giunge per “rifugiarsi” e trovare nello specchio di se stessi il riflesso di Dio che seda i marasmi intimi, converte la propria “guerra” in pace. Come memorò Lucia: la Madonna aprì per la prima volta le mani, fino a quel momento le aveva tenute giunte, comunicò, a mezzo di una specie di riflesso che emanava da lei, una luce così intima che, penetrando nel nostro cuore, e fino al più profondo della nostra anima, faceva sì che vedevamo noi stessi in Dio, che era questa luce, più chiaramente di come ci si vede in uno specchio.”

Una “signora vestita di bianco e più ..” quel 13 maggio di cent’anni fa ha cambiato quell’angolo di suolo portoghese tanto ubertoso per il gregge dei pastorelli in spazio “d’accoglienza del gregge divino”.

Oggi a Cova de Iria l’erba verde da brucare è sparita sotto bianche lastre ricoperte da un brulichio di piedi e lumi, il leccio della Vergine è una rimembrante colonna di posa nella cappellina. Tuttavia non è sparito il pascolo per le “anime”. È altrettanto abbondante da ricreare quell’atmosfera di gioia, concordia, fede e accettazione che effondeva il cuore semplice di quei tre bambini.

Oggi, Cova de Iria è una grandissima immensa piazza fiorita di occhi, volti, colori, fede, speranze, curiosità che ti invade in ogni poro e ti emoziona nel profondo. E, quella piccola Vergine, nella teca di vetro, adorna in analogia con le apparizioni, con quella corona, donata dalle donne portoghesi, così bella ma così “legata a eventi tragici dell’ultimo secolo “ tanto pesante da piegarLe la testa e lo sguardo, da sembrare che voglia posarlo su ognuno per rassicurarlo che non ha nulla da temere, il peso di tutti lo regge Lei,  è davvero un incontro puro, indimenticabile. Un incontro di madre premurosa che ti accoglie in silenzio, garbo, delicatezza, comprensione, senza giudicare e senza prevenzioni. Dire coinvolgente è dir poco. È così avvolgente da entusiasmare anima e corpo. Perché? Perché in quel volto minuto e tenero, quegli occhi dolcissimi ci si può immergere e dimenticare ogni dolore, oppressione, orrore umano. Leggere una infinità di messaggi tanto incoraggianti da infondere una immensa fiducia, sollevarti e farti sentire una piuma che si affida a ogni vento della vita con sorriso e ottimismo.

Chi ha la fortuna di arrivare nel luogo del leccio, sostare nella cappellina delle apparizioni, è come se arrivasse in un habitat straordinario, una “nicchia” di mondo senza confronti in cui trovi ciò che hai bisogno anche se non lo sai, non lo chiedi esplicitamente o sei agnostico.

Quella “Signora vestita di bianco più splendente del sole” a nessuno nega ciò che cerca, a nessuno preclude l’accesso della via che conduce al suo cuore Immacolato, a nessuno impedisce il viaggio verso le vette impervie della fede, delle aspettative o semplicemente di esplorazione.

La vergine di Fatima è una “Signora che accoglie tutti, tutti abbraccia, tutti conforta”. Nessuno se ne va da Cova de Iria senza un dono, un qualcosa di inafferrabile eppur tangibile beneficio nell’umano camminare.

Eppure in tanti nella Vergine di Fatima ancora vi incontrano solo il segreto. Tutti o quasi, quando si parla di Lei e delle apparizioni, prima di tutto corrono col pensiero al segreto, il terzo, quello che in 100 anni tanto ha richiamato l’attenzione, fatto scrivere, meditare, discutere, ipotizzare, profetizzare, speculare, solo dopo rimemora la Sua mistica divinità. Un segreto in teoria svelato da Giovanni Paolo II nell’anno giubilare del 2000 ma che in pratica continua a suscitare perplessità, presupporre non detti per nascondere flagelli orrendi che travolgeranno i destini della chiesa, dei suoi pastori e dei suoi fedeli; calamità apocalittiche, tanto più tragiche di quelle conosciute che colpiranno l’umanità, e se svelate provocherebbero nei deboli panico, nei forti profittazione e calcolo.

In realtà come ha scritto suor Lucia “non diciamo che Dio castiga; è il contrario. Sono gli uomini da se stessi che si preparano il castigo. Dio rispettando la libertà che ci ha dato premurosamente avverte e chiama al buon cammino; perciò gli uomini sono responsabili”.

Inoltre, come ha sottolineato, quello della Madonna di Fatima è solo un appello al mondo “ un invito che non vuole riempire le anime di paura solo esprimere un urgente richiamo. Non c’è problema ne materiale ne spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con preghiera, sacrificio e devozione. Maria tergendo le lacrime dal suo cuore immacolato consolerà”.

Quindi il “segreto” non è una predizione immutabile, è modificabile dalla condotta umana e dalla invocazione oratoria assidua.

Per concludere:

In cento anni, da che “ una signora vestita di bianco e più luminosa del sole” s’è manifestata agli occhi di tre ragazzini a Cova, cinque Papi e cinque guerre, se si comprende l’ultima che come affermato da papa Francesco è una guerra mondiale a pezzi “, hanno incrociato il Suo profetico. Sicuramente come ha ricordato nel 2010 Benedetto XVI, oggi papa emerito, non si è esaurito nel secolo : “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.

Conseguentemente per la Chiesa e il mondo laico l’iter della donna vestita di bianco, Maria, e dei pastorelli continua? Continua! Ma che si può temere? “Non ti scoraggiare, il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio ” disse. Saperlo, qualunque timore catastrofistico passa. Constatarlo è un emozione profonda!

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bydif