Quando la natura decide di dar spettacolo

fiori atacama

Quando la natura decide di dar spettacolo, è fenomenale nel trovare il modo d’irrompere sulla scena e strabiliare. Non v’è al mondo nessuno che possa arrestare i suoi irruenti impulsi, men che meno competere per eguagliarla in meraviglie espressive. Ma, lo spettacolo che con i suoi segretissimi meccanismi offre è sempre idilliaco, placo, irresistibilmente magico, condiscendente e sintonizzato ai desideri umani? Si e no! A volte, come la fata buona, usa i suoi poteri straordinari per regalare avvincenti sorprese che riempono gli occhi di incomparabili apparizioni di forme e tinteggi e l’animo di emozionanti sinfoniche bellezze, tipo le aurore boreali o, in questo periodo, le “rose” di Atacama. Cioè una mirabile multicolore visione fiorita nel deserto cileno di Atacama, uno dei luoghi più asciutti e inospitali del mondo, da sembrar miracolosa. È 50 volte più desertico della Death Valley californiano! Il tutto “pregio” di esibizioni con forti piogge che penetrato il terreno arido immagazzinano quell’umidità essenziale da far ascendere alla luce e sbocciare semi e bulbi regalando una incredibile quanto spettacolare panoramica apparizione variegata, di forme e colori, da lasciar a bocca aperta chi, per volere o caso, vi capita.

flowers atacama cile

A volte fa la strega cattiva e usa le sue forze occulte in modo crudele e violento che riempono gli occhi di visioni spaventose e l’animo di allibito sgomento da togliere fiato e sorriso. L’ ha fatto nel “cuore” dell’Italia l’anno scorso, in recenti giorni in Messico, scatenando una serie di sussulti da creare inaspettati scenari angosciosi.

imm terrQuest’anno, nelle isole Caraibiche, Cuba, Stati Uniti con Harvey e Irma, purtroppo pure a Livorno aizzando furiosamente vento e vomitando tanta di quell’acqua da offrire agli occhi umani sconvolgenti immagini di desolazione.

Hawaii 1

Esplicitamente, atteggiamenti estemporanei opposti della natura, ovvi spettacoli contrari. Quello della fioritura delle “rose” nel deserto: fatato, stupefacente e piacevole da gustare con tutti i sensi. Da applausi.

rose di atacama

Quello di terremoto, uragano, o inondazione: horror, quanto mai perverso, dal sapore tragico da far rizzare i capelli e accapponare ogni poro della pelle. Decisamente recital da fischi.

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Per quale ragione la natura, quando decide di dar spettacolo, ora è fata buona ora strega malvagia? Difficile arrivare all’origine delle sue scelte comportamentali per dare una risposta precisa. Per come asseriva il filosofo Aristotele, fondatore di una scienza complessiva della natura : La natura è un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ciò che esiste di per sé e non per accidente” Quindi, è fata o strega non a caso, per precisa logica introspettiva!

Un nesso vita, luce bellezza, una connessione causa, effetto bruttezza? Beh, nella totalità dei fenomeni che manifesta, delle energie che sprigiona in modo dolce o aggressivo, da sotto, da sopra e in superficie, un legame non è da escludere. D’altronde se qualcuno ha scritto: Natura! Noi ne siamo circondati e stretti, incapaci di uscirne e di penetrarla più a fondo. Ci afferra nel giro della sua danza senza invitarci o avvertirci, e se ne va alla deriva con noi finché siamo stanchi e il suo braccio ci sfugge…Essa ha pensato e tramato incessantemente; ma non come un uomo bensì come natura…Non ha linguaggio né parole ma crea lingue e cuori attraverso i quali parla e sente”

Indubbiamente la natura ha un sentire e dire cosciente che esprime e rende fruibile, a volte in modo plateale altre in modo sommesso. Il complesso sta nel recepire e interpretare esattamente ciò che comunica. Per quanto l’uomo la studi, cerchi di rubarle i sistemi, i segreti, di entrare nel suo spirito, a ogni rivelazione che riesce a strappare essa ne contrappone un’altra ignota, a ogni conquista comprensiva dei suoi fenomeni ne fa susseguire altri mille. Cosicché l’uomo non riesce mai a giungere a decifrare tutte le incognite fenomenologiche del suo essere. Anche se…anche se talvolta ci arriva eccome l’uomo a decifrare i suoi messaggi e cogliere le finalità ma per comodo egoistico fa lo gnorri. Se poi paga i risvolti che ha da lamentarsi? Vero che la natura si attiva a suo piacimento e si concede in base a sue leggi quietando o scombussolando il contesto, ma si comporta da natura semmai è l’uomo che non fa altrettanto!

In tutti i casi, quando la natura decide di dar spettacolo, le esibizioni sono esclusive e eccezionali e nessun recital umano può reggere a suo paragone o emulare l’esecuzione. È unica nel trovare il modo, sia in bene che in male, tempi e metodi, per sorprendere e stupire.

Buon weekend e piacevoli sogni in “maree fiorite” super colorate e risvegli  “extraterrestri” in luci variopinte!

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bydif

…le immagini illustrative le ho prese dal weeb, ringrazio chi le ha fornite

“ Una piccola matita nelle mani di Dio”

 

matite

 

“Sono come una piccola matita

nelle Sue mani, nient’altro.

È Lui che pensa.

È Lui che scrive.

La matita non ha nulla

a che fare con tutto questo.

La matita deve solo

poter essere usata.”

Madre Teresa di Calcutta

Non so se quella minuscola suora, missionaria di carità a Calcutta,  era la matita col quale il Padreterno disegnava sulla terra alcuni Suoi progetti. Se lo era, quella matita di certo si è resa una grafite malleabile e tenera, sempre disposta a cedere parte del suo guscio esteriore, lasciandosi temperare “il legno duro” per rendersi efficiente punta, pronta da usare, per eseguire abbozzi, scrivere, con un bel segno visibile, nei fogli di tante vite umane, sicura che ogni linea, punto, tratto, parola che tracciava era espressione palese del pensiero dell’Onnipotente. Se invece non lo era, madre Teresa  ha comunque agito come se lo fosse. Con la sua piccola matita esistenziale  ha tracciato linee di altruismo, compassione, dedizione dove nessun altro osava. Abbozzato piccoli sentieri di attenzione alla sofferenza, al dolore, all’abbandono in terre sociali dove nessun altro si avventurava che si sono riempiti di esseri umani, trasformandosi in ampie vie umanitarie di conforto, assistenza, aiuto agli ultimi, agli scartati, ai bisognosi. Scritto pagine e pagine di carità e di storia di amore per il prossimo, in tutto il globo. Con la sua piccola matita di donna ispirata da una inesauribile fonte di amorevolezza assistenziale estrema. Da un audace opinione di anteporre gli altri a se stessa, da un incondizionato senso di giustizia sociale e diritto alla dignità e alla vita, la piccola madre Teresa ha disegnato, occhi, mani, cuori ricchi di abnegazione. Li ha riempiti di colori accesi azzurri come il cielo, bianchi come la verità, rossi come la passione. Li ha animati di spirito di pazienza estrema senza confini. Fatti camminare nel mondo per stampare col sorriso, la fede, il coraggio, la convinzione in tanti poverissimi altri occhi di orfani, malati terminali, anziani, madri, conforto, sostegno, tenerezza.

Nei fatti, la piccola matita, o da strumento attuativo di un progetto divino o da libera professionista secolare, egregiamente e senza risparmio, ha consumato la sua “grafite” vitale, nelle strade di Calcutta e nel resto del pianeta, fino all’ultimo granello.

A vent’anni dalla sua scomparsa è innegabile che madre Teresa con la sua piccola matita, da suora, donna, essere umano,  ha tracciato tanti tanti fili alla pietà. Intrecciato tanti tanti sguardi alla generosità. Legato indissolubilmente tanti cuori al sacrificio. Dato vita e suono a punti invisibili della società com’anche ammutato giganti statue nei palazzi del potere. Portato luce nei vicoli tetri dell’indifferenza. Elargito senza incertezze carezze, parole, sguardi, speranza, colmato vuoti di solitudine disperata. Lasciato ampie e ben delineate linee guida all’inclusione, alla disponibilità, alla fratellanza, all’uguaglianza, alla pace, al bene senza contropartita interessata, senza demarcazione etnica e senza frontiere dottrinali a tantissime piccole matite colorate. Matite missionarie di carità, sorelle nelle difficoltà, volontarie stracolme di umana dolcezza.

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MI sovviene, se con una minuscola matita madre Teresa è riuscita a lasciare un “museo di capolavori “di umanesimo, con quella gigantesca di Santa che farà? Farà meraviglie! Ne sono certissima. Disegnerà gioielli, di grazie e intercessioni, da donare a tutti quegli umani emarginati, scherniti, relegati nel dimenticatoio socio-economico. Da matita assai perspicace però veglierà e si accerterà che le sue matite colorate risplendano nei “musei filantropi “ poveri di apparenza ma ricchi di fede. Invece lascerà che la polvere si ammucchi nei musei delle cere, tanto ricchi di vesti pompose quanto privi di comunicazione animica.

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per la cronaca:

la piccola suora al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu ma conosciutissima come madre Teresa di Calcutta era nata il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia albanese. il 5 settembre 1997 concluse la sua vita terrena a Calcutta dove è sepolta. Proclamata beata il 19 ottobre 2003 da papa Giovanni Paolo II, il 5 settembre 2016 è stata innalzata agli onori di Santa da papa Bergoglio.
Madre Teresa, la piccola matita di Dio, con la parola, l’esempio la spiritualità carismatica in vita si è adoperata e spesa senza soste diventando una celebrità mondiale. Ha ricevuto tante onoroficenze, attestati, premi, enormi riconoscimenti internazionali legati alla sua opera umanitaria, tra cui il Nobel per la pace. Veramente anche tante critiche con dubbi assai millantatori e controversi sulla sua attività di carità agli ultimi degli ultimi. Con umiltà e grandissimo senso di tolleranza nonchè di intelligenza, madre Teresa ha saputo andare oltre a opinioni contrarie senza mai abbassare lo sguardo o modificare il suo stile di suora, di donna di fede, di missionaria soccorritrice dei malati, dei “poveri più poveri” , gli esclusi, o come dice papa Francesco gli scartati.
Nel 1950 ha fondato l’ordine delle suore missionarie che nel loro bianco saio colorato da una striscia blu oggi continuano con lo stesso spirito gioioso la sua missione altruista in ogni continente.

Lady Diana: Una stella di prima grandezza

Lady-Diana

A guardare la foto su si potrebbe pensare: che c’è di strano da mostrarla?
è solo l’immagine di una mamma strafelice di divertirsi insieme ai propri figli !

Vero, è una mamma sorridente con i figli, il fatto è che è una principessa, è Lady Diana e i ragazzini dal sorriso smagliante di gioia sono i principini William e Harry, figli dell’erede al trono d’Inghilterra. Poco cambierebbe tuttavia al guardare l’immagine se quella mamma principessa oggi non può fisicamente ne carezzare ne abbracciare e divertirsi con quei ragazzini. La mano invisibile di agosto del 1997 nell”ultima sera, come fosse una farfalla l’ha “catturata” in un tunnel di Parigi e portata con se.

Son passati 20 anni da quella sera di Parigi in cui drammaticamente la luce terrena sparì dagli occhi di Lady Diana e un enorme dolore entrò nei cuori dei figli, allora adolescenti William e Harry e sconvolse tantissimi, in ogni parte del mondo. A distanza, volendo dedicare a questa principessa un pensiero, è difficile trovare e scrivere parole che non siano già note. Prima e dopo quel 31 agosto, è stata fulcro di attenzioni e di esplosive rivelazioni. Di questa donna, madre e principessa, con credito e discreto, luci e ombre, moralismo e cinismo in migliaia e migliaia in ogni angolo del mondo hanno scandagliato i meandri di psiche, indole e comportamento, creato buchi neri, detto e ridetto cercando di inghiottire immagine e memoria. Prima e dopo la tragedia, gossippari rivistaioli, fotografi scooppisti, lingue velenose, divulgatori traditori, scrittori rivelatori, violatori di privacy, l’hanno rivoltata come un calzino per strapparne segreti e fragilità. In tutti i modi e le maniere più o meno corrette è stata offerta sui media come “cibo” prelibato a voci commenti, opinioni, lucri. Esposta a mo di trofeo di conquista di assolute verità su vita e morte da questo e quel salotto confidenziale, da questo o quel presunto amante, maggiordomo, conoscente e…Insomma da quando la Favola pubblica di lady Diana iniziò non si contano coloro che l’hanno sezionata, smembrata, ricostruito su libri, in documentari e tutto quello che si può ciò che pensava, immaginava, desiderava, mangiava… e quasi fosse un cristallo trasparente descritto e informato il come era dentro e fuori.
Già come era veramente nel profondo dell’essere Diana? La mamma dal sorriso espansivo e fragoroso. La donna complessa che girava il mondo, carezzava i bimbi malati, incontrava Madre teresa di Calcutta, andava in campi minati? Ecchi lo sa. Nessuno. Chi dice di saperlo mente spudoratamente. Per quanto taluni hanno bombardato di averlo scoperto e spettegolato ai quattro punti cardinali del globo, la principessa Diana chi era veramente se l’è tenuto ben stretto e portato con se. Dove? Dove la verità è e non può essere. Nel mondo chiaro e cristallino come i suoi occhi, dolce e gioioso come il suo sorriso, sconfinato come il cuore generoso e altruista.
Evocando il suo ricordo, quello che si può dire di Diana, senza cadere nella retorica è che era prima di tutto una donna vera e capace di esteriorizzare le emozioni senza reticenze. In molti hanno detto che era fragile e contraddittoria se non addirittura senza alcuna personalità stabile e concreta. Puifff puiff, falsità da quattro soldi.
È che Diana Spencer era un anima libera. uno spirito altruista e aperto all’affezione che entrava con disinvoltura negli altri e li conquistava.
E’ che Lady Diana sapeva guardare oltre il palazzo e andare oltre le ragioni della propria convenienza.
E’ che Diana era una stella, non una qualunque stella, una stella di prima grandezza e destinata, nel firmamento dell’esistenza, alla visibilità. Chi la voleva o la vuole invisibile si illude. Possedeva un fascino che scuoteva l’indifferenza e accentrava l’attenzione. Un carisma luminoso e irraggiungibile con un nucleo enigmatico che solo certe stelle hanno. Diana Invisibile? Impossibile! In quel suo faccino paffuto e sorridente, di principessa da fiaba strappacuore, era evidente quanto il sole che si sarebbe fatta luce nel mondo Aveva negli occhi una luce, una energia elettrizzante che “bucava” e in un modo e nell’altro quella energia esplodeva e la consacrava a un destino di ribalta mondiale. Ah, se Carlo avesse scrutato i suoi occhi! Avrebbe visto che dentro avevano un faro stellare particolare che la rendevano unica nel suo genere e che mai Lui poteva ne gestire ne spegnere a suo piacere.
Demolire l’immagine di Diana? Impresa impossibile a chiunque perché quel suo cuore per quanto può risultare contraddittorio conteneva in se un qualcosa di trasmissibile esclusivo che inondava e affascinava. Il suo segreto? Un umanità vera, un amore incondizionato verso i fragili, un anelare a equità, giustizia e armonia, un palese altruismo senza fini e scopi egoistici, un mostrare se stessa con difetti e virtù, un mai nascondere per convenienza emozione e passione. Debolezze? Certo. Ma chiunque l’avvicinava percepiva che erano integranti alla personalità, producevano attrattiva, seduzione, coinvolgimento.
Da che la principessa Diana ha chiuso gli occhi al sole terreno per aprirli a quelli del sole eterno son passati vent’anni ma è come fosse ieri tanto è viva nell’immaginario collettivo, tanto è amata, discussa e tanto, tanto fa paura a chi allora era scomoda da negare un attimo di tempo a memoria che neanche la faccia pubblica si salva! Eppure..
Paradossalmente son proprio quelli che più Le devono! Se attualmente la corona è salva, forte e popolare come non mai lo devono a Diana che si è fatta amare dalla nazione e oltre senza riserve, riaccendendo la sfocata immagine pubblica e innovando l’idea popolare di regno e regnanti. Quantunque freddezza e ingrato annullo di memoria sono miserrime quisquilie inutili, non scalfiscono la dimensione gigantesca raggiunta dalla figura di Diana, forse, suo malgrado, cedendo la vita.
Diana era e rimane una stella di prima grandezza con una luce irraggiante inesauribile. Anzi più dicono, annebbiano, smemorano, più Lei brilla, risplende, si radica e come un grandissimo albero del mistero universale espande il fogliame, allarga l’ intensità delle tenebre a chi la vuole espellere dal suo ruolo terreno di principessa, mamma, icona di stile e di sentimento.
D’altronde se è entrata in tanti cuori, e vi rimane , il suo essere di donna sicuramente celava un magnetismo carismatico, un qualcosa di unico e speciale difficile da extrapolare e ancor più da esporre in modo verace al piazzame in cerca di morbosi inediti speculativi su lady D.
Oggi, certuni gnorrano e volutamente si mantengono a distanza da quella principessa, da quella madre dal sorriso contagioso. E’ sterile! Ci sono i figli, i suoi amatissimi principi Williams e Harry. Non più ragazzini smarriti in una improvvisa tragedia ma consapevoli. adulti dentro una storia di vita. E Loro non dimenticano. Come ogni figlio al mondo non possono dimenticare la madre, la luminosa stella che li ha generati, che amavano e amano nel profondo e troppo presto è andata a brillare altrove lasciandogli in eredità l’umanità senza pregiudizi.

w e h
Oggi, quei due ragazzi-uomini , Williams e Harry, soffrendo, con garbo e dignità, soli, tanto soli da suscitare tenerezza, son principi mica esseri insensibili e senza sentimenti, loro omaggiano la luce di quegli occhi , il sorriso di mamma, soprattutto Loro rispettano l’esistenza, breve ma incancellabile di una donna. Purtroppo anche costretti a difenderla dal facile sciacallaggio divulgativo della sua essenza femminile, dallo stravolgimento falsificativo della sua anima di donna.
Eppoi, oggi c’è il popolo. Popolo che non dimentica. Silenzioso l’omaggia con un fiore. un bigliettino, un raccoglimento, una preghiera. C’è la gente del mondo che ha sognato e si è innamorato di quella principessa, di quella stella magnetica.

by dif

Quella stella di prima grandezza, LADY D, mi piace ricordarla così: umana!

Princess Diana greets patients and visitors while

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le foto le ho prese dal web e ringrazio le proprietà.

Il Sole Nero

eclissi solare totale

Ci siamo quasi, noi tutti, amanti del “sole nero” potremo iniziare a goderci il fascinoso spettacolo offerto dal “ cielo” dell’eclissi solare totale e magari fantasticare sulla temporale “rottura” dell’ordine naturale cosmico” di ipotetici effetti e sublimali messaggi. Dove, come ? Negli Stati Uniti intorno alle 9, più o meno ora di colazione, col naso allo insù, in Italia, dopo le 18, con gli occhi fissi su uno schermo. Vis a vis o via web nel seguire “l’annerimento” del sole potremo sbizzarrirci a immaginare cause e risvolti sul nostro stato d’animo nonchè sulla futura esistenza se quel disco,  che ci emoziona, affascina e richiama, da distanze galattiche a osservarlo, rimanesse nero. Se da “signore” della luce diventasse per sempre “signore” delle tenebre”. Chi ci sguazzerebbe? Li per li gli amanti del mistero, del truce, dei mostri, delle sventure, poi..poi nessuno! Per questo non mi stupirei stasera se, in qualche parte del mondo alla scomparsa progressiva del sole, qualcuno batta pentole e coperchi, faccia un rumore assordante per spaventare demoni diabolici, esorcizzare inconscie paure ancestrali; qualche altro percuota a più non posso tamburi per confondere e scacciare esseri indesiderati; taluno reciti formule magiche per proteggere case, animali e raccolti, talaltro ricorra a scongiuri per bandire l’essere invisibile che vampirescamente sta divorando il sole , certuno “legga” indizi da ora e luogo dell’avvenimento, deduca conclusioni dal modo di scomparire e ricomparire del sole e profetizzi futuri più o meno apocalittici. Non mi stupirei perché come ha ben detto il direttore del Griffith Observatory di Los Angeles “L’uomo dipende dal movimento del Sole. É regolare, affidabile, non lo si può manomettere”. Poi, all’improvviso, ecco la tragedia: il tempo va fuori sesto, il Sole si comporta come non dovrebbe”. Quindi… Quindi come dire non v’è niente di eccezionale se l’essere umano ha reazioni strampalate ogni qual volta succede che il movimento solare gli sballa! Ma non mi stupirei in quanto è da sempre che la scomparsa del disco luminoso, nell’uomo suscita quel magico fascino che gli desta l’attenzione con un misto di incanto emotivo e inquietudine razionale, e negli animali crea una ricettività sensoriale alterata da renderli, ancor prima dell’uomo, irrequieti. A riflettere, l’eclisse, fosse di sole fosse di luna, con quel suo spezzare la luce e velar di nero l’occhio, con quello oscurare tutto, con quel buio surreale, con quello sconvolgere all’improvviso l’ordine costituito, ha sempre così suggestionato, colpito la fantasia e sbrigliato la creatività popolare a cercare cause e trovare risposte rassicuranti a un fenomeno astrale “ magico” inghiottitore del suo assesto visivo, un tempo incomprensibile oggi scientificamente noto, da fomentare una infinità di leggende di ombre e luci , mostri infernali, draghi e vampiri, miti e eroi, da soddisfare tutti i gusti, le curiosità e le credenze.
In questo 21 agosto, lo spettacolo dell’oscuramento totale della nostra stella che ci garantisce luce e vita di sicuro sarà un successo planetario. Lo sarà, un po’ perché è assai raro che un fenomeno astronomico del genere attraversi un territorio tanto ampio e popolato; un po’ perché da mesi la Nasa lo pubblicizza e fornisce dettagliate informazioni sul come, dove e quando, tanto che la divulgazione mediatica da mesi ha reso impossibile trovare un buco nell’aree interessate e ha scatenato negli States un vero bussines di iniziative, viaggi, partie e quant’altro era possibile ideare per far usufruire al pubblico lo spettacolo naturale guadagnandoci un bel pochetto di dollari; e, un po’ perché è impossibile ignorare l’evento in quanto, da settimane, l’eclissi solare che torna dopo quasi centanni, 99, sui cieli americani , tiene banco su canali televisivi e principali giornali.
L‘ odierna eclisse con “il sole nero” che sfrecciando  da ovest a est, “coast to coast” degli Usa sarà, come dire tanto spazialmente elettromagnetico, attraente e coinvolgente e impossibile da ignorare da farsi seguire e contemplare da milioni di appassionati, curiosi, studiosi e scienziati di tutto il mondo.
Ovviamente le reazioni umane all’esibizione di questo allineamento perfetto, Terra Luna Sole, saranno variegate e diverse da una cultura all’altra, da un interesse all’all’altro, da una sensibilità percettiva all’altra. In alcuni la vista che s’abbuia produrrà brividi e sconcerto, in altri riflessione e considerazioni del valore della vita nell’immenso, in altri l’anello vermiglio o bianco, l’esplosione improvvisa di bolle di luce, susciterà incanto e ammirazione, in altri farà scattare entusiasmo e manie profetiche, negli studiosi chiarirà dubbi o confermerà tesi, tuttavia, sempre che il tempo non rovini l’osservazione, a chiunque l’evento naturale sidereo più attrattivo e meraviglioso regalerà un attimo di affascinante visione.
Comunque lo si vedrà “il sole nero” di stasera non v’è dubbio : sarà il più ammirato di sempre! 
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Per la cronaca, l’eclissi solare totale di oggi interesserà il nord America. Il cono d’ombra toccherà 14 stati ma il best eclipse site, ossia il miglior punto di osservazione in assoluto se lo godranno i cittadini di Casper nel Wyoming. Nel resto degli USA come in molte altre aree del globo si osserverà un’eclissi solare parziale. In Europa, solo Irlanda, Islanda e parte settentrionale del Regno Unito avranno la possibilità di ammirare un lieve oscuramento del disco solare. Purtroppo, nemmeno parzialmente, si potrà usufruire della visione dell’eclissi che a partire dalle 19,17, raggiungerà l’apice di “sole nero” – con gran giubilo dei numerologi- verso le 21,00- del 21, si potrà gustare solo IN DIRETTA STREAMING ATTRAVERSO LA NASA che da un sito, dedicato all’evento, ne garantisce la completa visione , oppure si potrà seguire l’evoluzione del fenomeno, terra, luna, sole, tramite l’app creata ad hoc dall’EXPLORATORIUM DI SAN FRANCISCO. In Italia, il sole nero, sarà osservabile viso a viso, ovviamente perchì ci sarà, il 3 settembre del 2081.

 

 

Giorno del bacio

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È il giorno del bacio. Andare a sera il socialweb si riempirà di scatti baciosi. Alcuni saranno infocati come quelli che han fatto storia e reso celebri tanti divi, altri casti e teneri come quelli dei ragazzini al primo, altri violenti o rubati, altri saranno finti o tanto per far contatto, altri amichevoli o dati a stampino come fossero bolli per cartoline destinate a spot pubblicitari. Ma veri o ipocriti, immortalati o senza fama in un modo o nell’altro tutti i baci saranno un incontro ravvicinato di corpi e labbra che regaleranno sensazioni, magari in bilico tra desiderio e inquietudine, tra sincerità e menzogna, comunque di connessione animica.

Non so il perchè, a me, questa celebrazione mondiale del bacio più che precipitarmi a baciare qualcuno o qualcosa con tanta o poca emozione, bizzarramente ha fatto venire in mente il bacio di Giuda, che tra tutti i miliardi e miliardi di baci scambiati nel mondo tra esseri umani, è senz’altro il più famoso ma notoriamente anche il più traditore.

Dico: com’è che fra tutti i baci la mente mi è andata a quello immortalato da Giotto 

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e non a quello ardente e romantico eternato da Hayez,

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o a quello arioso e spensierato alla Chagall

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o a quello surreale di Magritte

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e nemmeno a quello metafisico alla  De Chirico

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o a quello carico di magia di klimt

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o a quello scabroso e bohemie alla Lautrec

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o a quello fondente e inidentitario di Munch?

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Tutti baci, che se scorro nel pensiero si sono avvicendati nel curriculum esistenziale e quasi tutti sono stati iniziatori mutanti della mia vita affettiva e inaffettiva. Anzi, com’è che taluni sono stati baci così significativi, intensi e fuori dall’ordinario da stordire per mesi e mesi ragione e sentimenti e oggi sono un niente, talmente trapassati da non suscitar un tenero ricordo e nemmeno un rimpianto. Com’è che mi rimbalza nel pensiero solo il più disgiunto da qualsiasi passione il più convenzionale che mai abbia ricevuto? Forse perché è il bacio di un attimo appassionato che pur nella consapevolezza di un estasi d’amore quasi masochista ha deluso profondamente il mio etereo poetico tra uomo e donna!

Va’ a saperlo… Comunque sia, non mi ha certo fatto sparire la voglia di baciare ne oggi ne domani. D’altronde  che meglio c’è di un kiss che mette le ali? Direi nulla!  Alè, baciamoci e ribaciamosi…

Sotto il sole, all’ombra di un platano, tra i boschi o sulla panchina del parchetto sotto casa baciamoci tutti, con ardore o tiepidezza sarà un incomparabile fusione di brividi, un suggello armonioso tra anime. Non c’è nessuno a portata di labbra? Vabbè non c’è da scoraggiarsi. Si ha sempre se stessi… Si può baciare il proprio riflesso, o meglio ancora darsi  un bacio zen. Come ha detto un tempo che fu il celebre guru americano: “se baci le punta delle dita oltre che uno straordinario esercizio muscolare facciale ti apri tutti i canali dell’ifinito” Stranezza. Macchè. Le dita di mani e piedi sono ottimi condotti per far arrivare al cuore fluidi passionali, se li baci,- oddio quelli dei piedi è un tantino rocambolesco-  sembra di baciare una armata. Allora…Un kiss my kiss è proprio l’ideale per amarsi e farsi amare.  

pablo-picasso-le-baiser

Magari tra i tanti.. uno  alla Picasso mica sarebbe da rifiutare, anzi..anzi…

Intanto Kiss a tutti|

by dif

Qualsiasi libertà si conquista con la verità.

In questo mese, con i gay pride, il mondo si è tinto di arcobaleno. Un arcobaleno di uomini e donne che in maniera vistosa, spesso eclatante, con sfilate, feste, incontri esibisce la propria diversità, rivendica il diritto ad una propria identità, a vivere la vita svincolata da ogni genere anagrafico, da qualsiasi criterio codificato di amore, famiglia, sessualità, contestualizza pubblicamente l’orgoglio di appartenenza alla comunità L G B T

Ben vengano le manifestazioni di sensibilizzazione ai diritti e alle libertà espressive di qualsiasi individuo in ogni ambito della vita a patto che…a patto che non manipolano le libertà altrui. Malauguratamente succede. Succede che nel reclamare un riconoscimento ad un proprio modo di vivere, un rispetto all’essere, al pensare e agire secondo la propria indole, chi sollecita e pretende un diritto talvolta abusa o calpesta quello di un altro. Ultimamente è successo proprio nella mia natia città.

Nel manifesto promozionale di Omphalos, chissà come chissà perché, sotto la scritta : Perugia Pride Village 2017 -si scrive laico- si legge libero è finita un immagine di donna che inequivocabilmente evoca alla mente la Madonna. Gli organizzatori si sono affannati a smentire l’ innesco esplosivo affermando che ”non si tratta di una Madonna ma di una semplice Drag Queen” e ciò mi manda fuori dai gangheri perché mi enuncia tanta ipocrisia e scarsa verità.

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Ci vuol proprio una faccia tosta a asserire che quella donna provocante con l’aureola che irradia raggi gialli, la testa di bianco velata che tiene in mano un cuore rosso non ha niente da spartire con l’iconografia di Maria. É un insulto a qualsiasi individuo con un minimo di intelletto. E’ la classica icona del cuore immacolato di Maria universalmente nota! In più, se è la figura di una “drag queen e solo la mente contorta o becera ci vede la Madonna quello slogan : si scrive laico si legge libero… che ci sta a fare ? Non avrebbe ragion d’esserci. Ma c’è. C’è e sottolinea la scelta in contrapposizione con la chiesa e smentisce il pretesto della drag queen!

Aldilà d’ogni considerazione e sentimento moraleggiante anche il più tonto comprende che l’immagine sulla locandina allude a quella arcinota della Madonna ed è e resta una scelta precisa di comunicativa ideologica. Lecita? Giammai lecita! Non può esserlo, neanche in un contesto che della provocazione esacerbata ne ha fatto e ne fa una bandiera. Non si esige sensibilità a legittimare le libertà di essere quello che si vuol essere, drag qeen, gay, lesbica, intersex e quanto altro a ognuno gli va di essere, urtando l’altrui sensibilità. Inoltre, quando un messaggio propagandistico si avvale di vie improprie, per richiamare la partecipazione a un evento o estrinsecare un proprio diritto, oltre che risultare ambiguo infrange proprio le regole di rispetto reciproco che promuove. Eppoi …

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Eppoi, se non ci fosse nessuna attinenza con l’immagine di Maria, i dirigenti la comunità LGBT che alle critiche al manifesto hanno ribadito che “l’immagine è quella di una drag queen che avendo una natura artistica fa del travestimento una forma di intrattenimento” come spiegano la foto-post con  eloquente precisazione: come promesso, un pride della madonna, condivisa ieri sulla pagina facebuk di be queer official? Che il travestimento scelto è per un passo avanti per l’integrazione della comunità Lgbt nella società” !

Vero è che non è la prima volta che qualcuno utilizza un immagine legata a un culto per sollevare un opportunistico polverone in quanto è notorio che fa presa mediale e chissenefrega se il richiamo per pubblicizzare un avvenimento aggregativo è quanto mai spregevole e privo di rispetto per diritti altrui. Così ruota il mondo. Tuttavia quello che mi resta sempre difficile è comprendere il perché certi privi di idee geniali pescano sempre nel sacro per promuovere il profano. Se poi a a farlo sono proprio quelli che battagliano contro le discriminazioni, le offese, le ingiurie, invocano il rispetto dei propri diritti… beh dire che mi si ribella lo stomaco è dire un milionesimo di quel che mi si ribella. Forse perché mia nonna, donna saggia, diceva: “se hai da reclamar qualcosa scomoda i fanti e lascia stare i santi”

Nel concludere vorrei precisare che non  è per una questione di credo e neanche di etica. E’ per una questione che considero essenziale, ovvero: qualsiasi libertà si conquista con la verità. Conseguentemente,  sebbene la scelta pubblicitaria mi è parsa di cattivo gusto, ben altro poteva scandalizzare e semmai offendere il mio senso credente. Quello che mi è risultato disgustoso e fastidioso è il ridicolo menzognero. Sono state le scusanti alle inevitabili critiche suscitate dal manifesto. L‘ambiguità nel rispondere all’accusa di improprietà pubblicitaria a chi chiedeva chiarimento. Il constatare la maliziosa disposizione al ripiego per non ammettere una scelta tanto evidente. Se c’era il coraggio che un immagine ieratica doveva evidenziare una scelta di autonomia agnostica contro quella di dipendenza a un principio etico-religioso ci doveva essere anche l’onesto coraggio di ammetterlo. Altrimenti…il tutto assume una forma di camuffata panzana, ben confezionata ma sterile e contraddittoria al rivendicare qualsiasi libertà personale.

La parola laico viene dal greco – λαϊκός laikós- cioè “uno del popolo”. Che si appartenga al popolo arcobaleno o a quello incolore… si è laici e liberi nella verità.

bydif

 

 

” Una Signora vestita di bianco”

 

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Una signora vestita di bianco più brillante del sole che diffondeva una luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua pura, attraversato dai raggi del sole più ardente sulla strada di Leiria si posa su un piccolo leccio e all’improvviso si presenta in tutto il suo virginale splendore agli occhi di tre bambini Lucia, Francisco e Giacinta. Tra un lampo e l’altro di luce accecante, in una domenica precedente quella dell’Ascensione ”una signora vestita di bianco…” dal volto indescrivibilmente bello, “né triste, né allegro, ma serio, le mani giunte appoggiate sul petto e volte verso l’alto, dalla cui destra pendeva un rosario, le vesti che parevano fatte soltanto di luce” entra nelle vite di tre piccoli pastorelli di 10, 9 e 7 anni che abitavano ad Aljustrel e dopo la messa pascolavano spensierati e tranquilli le loro pecore a Cova de Iria, un piccolo appezzamento di terreno nei pressi di Fatima.

Era il 13 maggio 1917, quando “una signora vestita di bianco..” per la prima volta Senza scarpe ma con calze bianche, occhi neri, altezza media, un mantello bianco che dalla testa arriva fino in fondo, dorato da catenine dalla vita in giù; la gonna fino al ginocchio, tutta bianca, dorata dall’alto al basso e in obliquo da catene; una giacca bianca non dorata; le mani giunte con due o tre collane. Alle orecchie dei bottoni molto piccoli; al collo una catena d’oro con una medaglia sul petto per la prima volta si manifesta a tre fanciulli portoghesi. Semplici e normalissimi come milioni di altri coetanei.

Era giusto 100 anni fa, nel pieno della grande guerra, cheuna Signora,… “ vestita con calze bianche e un abito tutto dorato, la gonna bianca fino al ginocchio, tutta dorata da quelle collane che la ricoprono. Una giacca bianca, anch’essa dorata, e un mantello bianco” e “molto bellina” appare a due fratellini e una cuginetta. Tre normalissimi bambini, piuttosto poveri e, com’era allora costume, neanche istruiti che erano si soliti recitare sempre il rosario mentre accudivano i loro greggi ma come tutti i ragazzini, per poter giocare, lo interpretavano tanto da recitarlo in modo alquanto abbreviato .

A quella 1° apparizione, del 13 maggio, ne seguirono altre, precisamente: Il 13 giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, più una straordinaria il 19 agosto. A quella del 13 i tre pastorelli “sequestrati” non erano presenti ma La Madonna, senza apparire, rese certa a tutti la sua presenza la folla sente un forte tuono a cui segue un lampo…una piccola nube bianca appare per qualche istante sospesa sopra il leccio poi si alza verso il cielo e scompare e il volto delle persone, gli abiti, le piante, il suolo si colorano in diverse tinte….” Per inciso, le apparizioni della “signora vestita di bianco più…” furono precedute nel 1914-15 da tre piccole visioni angeliche, e da  tre vere apparizioni di un giovane di luce che in primavera, estate, autunno nel 1916 si presentò come angelo di pace, angelo custode del Portogallo, Angelo messaggero del mistero della SS Trinità.

Come logico quel 13 maggio ” una signora vestita di bianco..” cambiò la vita ai a quei tre bambini pastorini, e cambiò il futuro del luogo e delle persone.

Da quel giorno Cova de Iria, nei pressi della parrocchia di Fatima, da un luogo di pascolo, si trasformò in luogo di richiamo. Si, un fortissimo luogo di richiamo per anime in cerca di armonia, e misericordia. Un luogo in cui ogni anima pellegrina giunge per “rifugiarsi” e trovare nello specchio di se stessi il riflesso di Dio che seda i marasmi intimi, converte la propria “guerra” in pace. Come memorò Lucia: la Madonna aprì per la prima volta le mani, fino a quel momento le aveva tenute giunte, comunicò, a mezzo di una specie di riflesso che emanava da lei, una luce così intima che, penetrando nel nostro cuore, e fino al più profondo della nostra anima, faceva sì che vedevamo noi stessi in Dio, che era questa luce, più chiaramente di come ci si vede in uno specchio.”

Una “signora vestita di bianco e più ..” quel 13 maggio di cent’anni fa ha cambiato quell’angolo di suolo portoghese tanto ubertoso per il gregge dei pastorelli in spazio “d’accoglienza del gregge divino”.

Oggi a Cova de Iria l’erba verde da brucare è sparita sotto bianche lastre ricoperte da un brulichio di piedi e lumi, il leccio della Vergine è una rimembrante colonna di posa nella cappellina. Tuttavia non è sparito il pascolo per le “anime”. È altrettanto abbondante da ricreare quell’atmosfera di gioia, concordia, fede e accettazione che effondeva il cuore semplice di quei tre bambini.

Oggi, Cova de Iria è una grandissima immensa piazza fiorita di occhi, volti, colori, fede, speranze, curiosità che ti invade in ogni poro e ti emoziona nel profondo. E, quella piccola Vergine, nella teca di vetro, adorna in analogia con le apparizioni, con quella corona, donata dalle donne portoghesi, così bella ma così “legata a eventi tragici dell’ultimo secolo “ tanto pesante da piegarLe la testa e lo sguardo, da sembrare che voglia posarlo su ognuno per rassicurarlo che non ha nulla da temere, il peso di tutti lo regge Lei,  è davvero un incontro puro, indimenticabile. Un incontro di madre premurosa che ti accoglie in silenzio, garbo, delicatezza, comprensione, senza giudicare e senza prevenzioni. Dire coinvolgente è dir poco. È così avvolgente da entusiasmare anima e corpo. Perché? Perché in quel volto minuto e tenero, quegli occhi dolcissimi ci si può immergere e dimenticare ogni dolore, oppressione, orrore umano. Leggere una infinità di messaggi tanto incoraggianti da infondere una immensa fiducia, sollevarti e farti sentire una piuma che si affida a ogni vento della vita con sorriso e ottimismo.

Chi ha la fortuna di arrivare nel luogo del leccio, sostare nella cappellina delle apparizioni, è come se arrivasse in un habitat straordinario, una “nicchia” di mondo senza confronti in cui trovi ciò che hai bisogno anche se non lo sai, non lo chiedi esplicitamente o sei agnostico.

Quella “Signora vestita di bianco più splendente del sole” a nessuno nega ciò che cerca, a nessuno preclude l’accesso della via che conduce al suo cuore Immacolato, a nessuno impedisce il viaggio verso le vette impervie della fede, delle aspettative o semplicemente di esplorazione.

La vergine di Fatima è una “Signora che accoglie tutti, tutti abbraccia, tutti conforta”. Nessuno se ne va da Cova de Iria senza un dono, un qualcosa di inafferrabile eppur tangibile beneficio nell’umano camminare.

Eppure in tanti nella Vergine di Fatima ancora vi incontrano solo il segreto. Tutti o quasi, quando si parla di Lei e delle apparizioni, prima di tutto corrono col pensiero al segreto, il terzo, quello che in 100 anni tanto ha richiamato l’attenzione, fatto scrivere, meditare, discutere, ipotizzare, profetizzare, speculare, solo dopo rimemora la Sua mistica divinità. Un segreto in teoria svelato da Giovanni Paolo II nell’anno giubilare del 2000 ma che in pratica continua a suscitare perplessità, presupporre non detti per nascondere flagelli orrendi che travolgeranno i destini della chiesa, dei suoi pastori e dei suoi fedeli; calamità apocalittiche, tanto più tragiche di quelle conosciute che colpiranno l’umanità, e se svelate provocherebbero nei deboli panico, nei forti profittazione e calcolo.

In realtà come ha scritto suor Lucia “non diciamo che Dio castiga; è il contrario. Sono gli uomini da se stessi che si preparano il castigo. Dio rispettando la libertà che ci ha dato premurosamente avverte e chiama al buon cammino; perciò gli uomini sono responsabili”.

Inoltre, come ha sottolineato, quello della Madonna di Fatima è solo un appello al mondo “ un invito che non vuole riempire le anime di paura solo esprimere un urgente richiamo. Non c’è problema ne materiale ne spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con preghiera, sacrificio e devozione. Maria tergendo le lacrime dal suo cuore immacolato consolerà”.

Quindi il “segreto” non è una predizione immutabile, è modificabile dalla condotta umana e dalla invocazione oratoria assidua.

Per concludere:

In cento anni, da che “ una signora vestita di bianco e più luminosa del sole” s’è manifestata agli occhi di tre ragazzini a Cova, cinque Papi e cinque guerre, se si comprende l’ultima che come affermato da papa Francesco è una guerra mondiale a pezzi “, hanno incrociato il Suo profetico. Sicuramente come ha ricordato nel 2010 Benedetto XVI, oggi papa emerito, non si è esaurito nel secolo : “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.

Conseguentemente per la Chiesa e il mondo laico l’iter della donna vestita di bianco, Maria, e dei pastorelli continua? Continua! Ma che si può temere? “Non ti scoraggiare, il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio ” disse. Saperlo, qualunque timore catastrofistico passa. Constatarlo è un emozione profonda!

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bydif

Ha vinto Raz !

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Ha vinto Raz Degan l’isola dei famosi ? E chi altro poteva vincere nel nulla che lo circondava! Tutti lo hanno accusato di fare strategie, dare spettacolo, giocare al naufrago con un ruolo studiato per accattivarsi il favore del pubblico. Chi più chi meno gliele ha dette di tutte e di più. Volutamente o incnsciamente tatticamente lo hanno isolato, accusato, spedito sempre al televoto, considerato asociale, simulatore, razzista ecc… In realtà quello che veniva fuori era lo specchio del gruppo, come se nello sparlare ognuno vi rifletteva la parte che nascondeva per opportunismo mediatico. In certi momenti è stato esilarante assistere alle loro corali o singole analisi anti Raz , che poi era solo un modo di influenzare per toglierselo di torno attraverso il televoto. Si son dati la zappa sui piedi. E che beffa gli ha rifilato il fato. Più insistevano con le strategie doppiogiochiste a loro somiglianza più Raz accumulava fan e più ognuno si autoescludeva dall’avventura naufraga appena finiva in nomination. Il pubblico dei reality che può essere spione, futile e un tantino gossipparo è tutt’altro che scemo tant’è che più i “Famosi ” ??? Boooh! Forse un po’ conosciuti, gli erano contro più i patiti realitary erano affascinati dal contegno anti ammasso concettuale di Raz e tifavano da sfegatati per la sua vittoria. In fondo che c’è da stupirsi. Era logico. Ha vinto perché ha fatto se stesso, un po’ ascetico, un po’ misterioso, un po’ ironico, un po triste, un po’ individualista, un po’ gentile, un po’ insolente, un po’ esteta, un po’ indifferente, un po’ delicato e un po’ materialista, bensì sempre diretto, fedele alle sue idee e coerente al suo stile esistenziale interiore. In tutta la permanenza ha recitato esclusivamente il suo personaggio a 360° senza mai cedere al perbenismo di facciata o piegarsi alla logica dell’ amicizia di ruolo strategica. In più era l’unico senza una diplomazia conquistatrice di favori e simpatie popolari. L’unica strategia che aveva in testa era quella di una lotta con se stesso. Sfidarsi, ingegnarsi a costruire, cacciare, pescare, combattere, confrontarsi con gli elementi della natura, assimilare energia e forza dai colori, dai profumi, dall’humus della terra, da qualsiasi cosa attraeva la sua sensibilità sono stati la sua fissa. Da subito è stato evidente che aveva un appeal attrattivo che lo separava dai naufraghi partecipanti e non aveva nulla in comune col modo di agire e pensare degli isolani spiaggiati per caso o scelta della produzione assieme. Troppo diversi nel modo di porsi ed esporsi agli altri, di argomentare per l’apparire pubblico piuttosto che per conformità individuale, di esibirsi adeguandosi a una realtà confezionata ad hoc per autopromuoversi anzichè misurarsi autenticamente con un esperienza survaival. Direi che il gruppo è apparso lontanissimo, quanto la galassia ignota, dal suo intimo elaborare il modo di essere e coesistere, certo assai ermetico e ritroso, talvolta assai selvaggio e anticonvenzionale, quindi per niente adatto a promuovere se stesso, ma sicuramente esclusivo e raffinato da affascinare la percezione collettiva.  Una scelta azzeccata a rilanciare gli ascolti. Senza Raz l’isola degli affamati di fama sarebbe sprofondata negli abissi  onduregni. Perchè? Perchè si è rivelato come un vero naufrago e ha ridato sprint  a un reality morituro. Raz si è comportato come se fosse approdato in un quegli isolotti honduregni spinto dalla corrente e non per partecipare a un reality in cui fingere di esserlo per assecondare gli scopi di audience del reality e accaparrarsi la visibilità per vincere. Se ha vinto tutti i duelli delle nomination e in quello finale, con lo sfidante bello e giovane Simone Susinna, con un favore di percentuale che non lascia dubbi, un 89% contro un 11% ..beh  la dice lunga su come il pubblico ragiona autonomamente sulle astuzie e sceglie i suoi beniamini. Non sono una patita di reality ma ogni tanto sbircio e confesso che Raz Degan era l’unico che si meritava il successo. Non è per niente come lo hanno percepito gli altri “naufraghi”. Ha un animo silenzioso, assai gentile e profondo, complesso e difficile. Entrare nella sua logica non è facile, tuttavia si avverte che ha un quid esclusivo da protagonista. Emergere sugli altri è una sua naturale qualità e non un arzigogolo di astuzie e strategie. Forse è per questo che tutti i naufraghi gli han dato contro? Può essere!

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Buon fine settimana

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La Settimana Santa attraverso l’arte

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Con la Domenica de Passione Domine, più conosciuta come Domenica delle Palme che rievoca l’ arrivo di Gesù a Gerusalemme accolto da una folla osannante che, agitando rami di palme e olivo, Lo acclama e poi, pochi giorni dopo, preferendo Barabba, LO rinnega e fa crocifiggere, è iniziata la Settimana Santa. Ovvero l’ultima settimana del cammino umano di Gesù su questa terra che va dal trionfo alla sconfitta. Chiaramente una sconfitta apparente. Crocifisso per odio, invidia, dabbenaggine, sconoscenza, paura, si grande paura per una proposta di nuova collettività, per il figlio di Dio così doveva essere perché Mandato dal Padre a immolarsi per la salvezza umana. Le vicende umane e divine di Cristo, rievocate nella Settimana santa, hanno ispirato numerosi artisti, pittori, scultori, scrittori e poeti, di ogni parte del mondo, ma anche di musicisti e architetti. Tante le opere d’arte, alcune famosissime, che trattano la Passione di Cristo, dal suo ingresso trionfale a Gerusalemme, alla morte in croce, alla sepoltura e alla resurrezione dai morti, un vero patrimonio culturale espressivo che va aldila della narrazione escatologica. Anche la letteratura ovviamente è ricca di opere ispirate ai Vangeli di autori sia noti sia anonimi, celebre è il Stabat Mater di Jacopone da Todi – XIII secolo- che ha ispirato tanti musicisti come pierluigi da palestrina scarlatti vivaldi rossini verdi. Ripercorrere , giorno dopo giorno, i passi di Gesù, dalle Palme alla Resurrezione attraverso immagini, colte e fissate in svariati modi compositivi e tecniche dagli artisti per me è un modo di seguire gli episodi caratterizzanti la Sua ultima settimana terrena ma anche un sistema per riscoprire opere d’arte di sommo valore artistico. Talvolta, nell’inoltrarsi figurativo percepire pensieri, respiri, dubbi e certezze, comprendere meglio gli sviluppi, le situazioni, afferrare il significato messianico della vita e della morte, la sacralità di gesti e parole; e vista la crudezza di accadimenti accettati e vissuti per amore e verità meditarci e perché no interrogarmi. Soprattutto per domandarmi: da che parte sto io, sto con Cristo o contro? Che personaggio interpreto nelle scene e che parte mi sobbarco nella Passione di Cristo? Quella dell’amica che l’accoglie in casa, lo onora e profuma, del mercante senza scrupoli che usa la Sua casa per trarre profitto, dell’ingannatrice disposta a cedere la sua esistenza per pochi spiccioli o un interprete che si batte per la salvezza, la giustizia e la verità? Sono Pilato che delega ad altri il Suo destino, il ladrone che supplica di salvargli l’anima, il soldato che gli trafigge il costato, l’impassibile indifferente che lascia che un innocente venga trucidato o l’aizzatore disumano assetato di sangue sparso per vacuità? Sono una figurante spettatrice passiva che arricchisce le scene o attiva partecipe dal volto triste di eventi della storia efferati e ingiusti? Sono Giuseppe da Arimatea che lo reclama, lo avvolge nel lenzuolo e lo depone nel suo sepolcro nuovo, una figurante qualsiasi o una che accoglie nel suo animo con tutti gli onori, gioia e convinzione di fede il Cristo della salvezza nel giorno del suo Risorgere? Difficile sempre mi è una risposta chiara. Forse perché, a volte, nella scena della vita tangibile so che potrei rappresentare un po’ tutti i protagonisti iconici

Ma vediamo un po i passi di Gesù, giorno dopo giorno, nella settimana santa e come gli artisti, ispirandosi ai vari episodi descritti nei evangelici, attraverso la loro sensibilità, tecnica  e epoca  li hanno interpretati e rappresentati:

Domenica Santa: giorno del trionfo .

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Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi! “Matteo 21

Lunedì Santo: giorno dell’amicizia, della speranza e della gioia.

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Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”. Giovanni 12

Martedì Santo : giorno dello sdegno, della cacciata, della fragilità.

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Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!. “Marco 11

Mercoledì Santo: giorno del tradimento per avidità, della tristezza

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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Matteo 26

Giovedì Santo: giorno dell’ amore, dell’unità, dell’umiltà, del dono libero della vita. È dal tramonto che Gesù entra nel mistero centrale e ha inizio il triduo pasquale, quei giorni “santi”, della Sua passione, distinti dagli altri. Con l’ ultima cena svela il traditore, annuncia il rinnegamento di Pietro e la fuga di tutti gli altri, istituisce il sacerdozio e l’ Eucarestia, lava i piedi ai suoi apostoli.( Al mattino si usa consacrare gli oli santi)

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“Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione,  poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio.  E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi,  poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.  Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.Luca 22

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“Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. “Giovanni 18, 19

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Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono.  Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”.  Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo:  “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo.

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 “Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza.  E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo.  Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”

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“Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni.  Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre”. Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.”  Luca

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” Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù. Ma egli negò: Non so e non capisco quello che vuoi dire. Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: Costui è di quelli. Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: Non conosco quell’uomo che voi dite. Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre” Marco 14

Venerdì Santo: giorno della sconfitta terrena, della via dolorosa. Giudizio e condanna, flagellazione e incoronazione di spine, caricamento della croce, salita al calvario, crocifissione e Morte.

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Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: Che accusa portate contro quest’uomo?. Gli risposero: Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato. Allora Pilato disse loro: Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!. Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. 

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Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re?. Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Gli dice Pilato: Che cos’è la verità?. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?. Allora essi gridarono di nuovo: Non costui, ma Barabba!. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.”

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“E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.”Marco 15

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Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio” Marco 15

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” Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?,  Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?””  Marco 15

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“Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.” Marco 15

Sabato Santo: giorno del silenzio 

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Domenica di Pasqua: giorno della Vita, del riscatto, dell’amore della Resurrezione, 

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Piero-Della-FrancescaRaffaello-Sanzio-Resurrezione-di-Cristo-1502TIZIANO - RESURREZIONE 1542-1544- Palazzo ducale di Urbinoel-greco-resurrezione

“Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola” Marco 16

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“Il  Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.” marco 16

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by dif

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Nelle immagini utilizzate per accompagnare gli scritti evangelici dell’ultima Settimana di Gesù si  nota come  ogni composizione  mette in risalto l’evento centrale scelto attraverso una personalissima  espressività  che va da un linguaggio figurativo manierato a un vero avanguardismo; inoltre, come opere di stesso argomento mutano di forza simbolica attraverso luce, prospettiva, linea, colore, tecnica nonchè talento e periodo,  tuttavia sempre conservano il messaggio essenziale da far arrivare al fruitore.  Come dire, ogni artista col suo grande o piccolo valore intrinseco è riuscito a  trasfondere quel senso umano e al contempo spirituale  che rende leggibile a tutti i fatti emblematici di Cristo  a cui si è ispirato e ha voluto enfatizzare..

Faziosità

rimpalli

La faziosità

è un passatempo strano

maniaco e bislacco

S’appella a regole chiare

ma trucca i tavoli per giocare

Lava mentre infanga

infanga mentre lava

Attacca col diritto

poi ricorre al topspin

molla un rovescione

falla l’oppugnatore

riducendolo un coglione

Getta la palla nel fosso

dell’onestà intellettuale

la rimpalla a litania

ci insozza chiunque sia

Pianta il palo della pace

al centro del paese

s’arrampica a palla

rotea la linguaccia

ballotta e strambozza

la scambia in frottola

lancia e… ti spappola

La faziosità

è proprio un gioco atipico

di fulminia patacca

Incrimina

Denuncia

Scuote agita

per salvar la propria faccia

Acchiappa e spidocchia

Monta le polemiche pre partita

stracoce e riveste una notizia

ma dice che è nuda e cruda

come una vergine lenticchia

Per farti innervosir

stordisce allinguagratta e

con una gramola ti spiaccica

Per giocare a questo gioco

bisogna avere il pelo sullo stomaco

essere un atleta partigiano

da ping pong settario

allenato alla retorica d’assalto

da match pallottola:

rimanda e spara

acchiappa e assalta

assalta e ritira

lancia e spiaccica

arrotola a palla

parla e scambia

rimpalla

spidocchia

palleggia e caldeggia

maciulla l’avversario

Non c’è che dire

il fazioso

è un abile allround

Si muove felpato

come un tenero micione

Alterna difesa e intoppo

poi..

Poi svigliacco

per abbagliare la verità

usa l’effetto a specchio

 in un baleno ti sgrignaffa

senza lasciare traccia

e.r.

faziosità

La faziosità è un gioco che molti praticano  ma nessuno ammette di praticarlo

Perchè? Beh perchè è gioco da club privè!

bydif