Perchè negare una speranza

un palloncino di vita

In questo mondo contemporaneo, dove spesso le cronache raccontano storie di piccoli esseri, nati belli e sani e gettati nei cassonetti, dalla finestra, sotterrati in spiaggia, soffocati in sacchetti di plastica, fatti sparire,  da madri e padri, dalle proprie vite nei modi più aberranti e con una indifferenza da far accapponare la pelle anche al più arretrato e inumano essere circolante sulla faccia del pianeta terra, la storia del piccolo Charlie sembra quasi paradossale. Si, sembra assurda e non solo. Eca nell’orecchio più crudele di quella dei piccoli buttati nella spazzatura con feroce scelta genitrice volontaria, paradossale in quanto rimbomba una storia al contrario, quella di un bimbo, Charlie, che nato e subito amato in modo incondizionato dai genitori, altri vogliono che sia sbattuto fuori dalle loro vite. Altri deliberatamente impongono a una madre e a un padre il proponimento di sbarazzarsi del loro piccolo, di buttarlo senza un beo di rincrescimento oltre le loro esistenze. E il tutto perché? Perché quel piccolo si è affacciato in questo mondo con un gene ereditato, noto come RRM2B, che colpisce le cellule responsabili della produzione di energia, quindi è da buttare. Il parere dei genitori? La libera scelta di una madre e un padre? Il diritto alla vita, breve o lunga di un piccolo? In questo mondo contemporaneo non conta. Conta il parere della scienza. E che dice la scienza? Dice che non conosce una cura e il piccolo deve essere soppresso. E come lo sa la scienza che da qualche parte non ci sia una scoperta che offre a Charlie una possibilità? Non è forse la stessa scienza che tante volte si è smentita, ha dovuto rettificare le sue cognizioni? Si, è la stessa ma argomenta che per il piccolo Charlie il tempo è inservibile e qualsiasi altro ragionamento attendista è da ostracizzare. E se i genitori si ribellano alla scienza, vogliono invece lottare con tutte le loro forze per cercare in tutto il pianeta l’esistenza di un barlume che offre una speranza e dare una chance al loro amatissimo bimbo? Quisquilie. Speranza non esiste nel vocabolario attuale della scienza. Charlie deve sparire e per estirparlo per sempre dagli occhi, dal cuore, dall’ammirevole coraggio dettato dall’amore la scienza ricorre alla forza. Elementare arguire che senza alcuna sensibilità e quel che è peggio senza nemmeno una briciola dubbiosa che esista un qualcosa che va oltre il sapere, oltre i parametri attuali la scienza sentenzia una fine, impone il giudizio di anticipare la sorte di Charlie, di estorcere, appellandosi ai giudici, ai tribunali, a tutto ciò che legalmente acclari un opinione, il diritto, a due valorosi genitori, di esplorare se esiste un opzione da tentare e nel caso contrario dare l’addio al loro piccolino nei modi e nei tempi naturali. Francamente un siffatto verdetto a qualunque madre e padre responsabile provoca un trauma profondo. Capisco che la storia del piccolino possa dividere i pareri degli esperti e pure quelli dell’opinione collettiva. Mi rendo conto che la battaglia è disperata e al limite del realizzabile. Che il conosciuto e provato scientifico ratifica di staccare i macchinari che supportano l’esistenza del piccolo ma…ma anche la scienza ha i suoi limiti. Dunque…già dunque perché negare una speranza a una scelta d’amore incondizionata, irta di immani difficoltà, durissima da sostenere a tutti i livelli ai coniugi Gard. Perché controbattere con spietatezza qualunque loro auspicio anche flebile, anche se al presente appare impossibile di riuscire a trovare un alternativa da offrire a Charlie un modo di esserci nelle loro vite. Già perché un giudice, una corte deve negare loro il diritto di sperare. Viene lecito dedurre che non hanno ben afferrato il motivo che è tempo, tempo per lottare insieme al loro piccolino una guerra immane. Eppure, per legittimare la loro richiesta di speranza a chiunque era sufficiente riflettere su quanti al loro posto avrebbero già mollato, quanti al loro posto avrebbero rinnegato quella piccolissima creatura venuta sul pianeta con un difetto che pare invariabile e quanti per togliersi un impiccio egoisticamente avrebbero invece implorato la scienza di emettere un verdetto ostile alla speranza, di escludere la battaglia di vita privilegiando quella di morte. Che stando alle cronache, e come spesso ricorda papa Francesco in una cultura che sostiene la moda dello scarto al posto di quella della responsabilità, purtroppo sono tanti.

Al dunque, oggi come oggi, eliminare Charlie è: perché la ragione vuol a tutti i costi prevalere sul sentimento e pure sul diritto; perché la conoscenza si adegua all’andazzo attuale di inchinarsi alla comodità di eliminare ciò che è complesso; perché nella coscienza non c’è più disposizione ad andare oltre, oltre quel tanto da intravedere la speranza anche laddove non appare nitida. Oppure perché la sapienza ha perso fiducia nella logica sperimentale che tanto ha apportato al progresso umano, non crede più di avere il dovere di opporsi ai limiti cognitivi, di arricchire il suo bagaglio di informazioni nonché di pratiche nozioni. Così ha abdicato: l’acutezza di trasgredire l’ovvio per conquistare l’ignoto; dimenticato il combattere aspramente per affermare il principio pragmatico del confronto empirico; di valicare l’apparenza invalicabile dell’oggi per intraprendere inedite vie e aprire all’umanità futuri diversi finanche a riuscire a donare alla fantasticheria, di due esemplari genitori come Connie Yates e Chris Gard, che non vogliono arrendersi all’evidenza a loro scientificamente prospettata, un differente futuro di realtà da vivere insieme al loro piccolo Charlie. Malauguratamente oggi taluna scienza è talmente barricata nel suo miserrimo recinto del presente da arrogarsi il diritto di escludere il di là da venire e concludere l’esistenza di un essere umano con un parere. Ma il negare a Charlie e a mamma e papà la speranza, di aggrapparsi con fede e amore a una qualsiasi competenza, allorché ritiene che non c’è reazione certa immediata allo status del piccolo di certo non gli porta onore. Inoltre demolisce a tutte quelle migliaia di studiosi la speranza di intravedere nelle loro ricerche un barlume di fondatezza sperimentale.

Per concludere, nemmeno in una società liquida e così tanto avvezza a lasciar che tutto scorra fluido e senza freni si può accettare una resa della scienza, e nemmeno si può accettare l’insensibilità a respingere con una scusa di inesistente possibilità di successo un tentativo non testato poiché è come asserire che la scienza ha la sfera di cristallo e sa già il responso rinnegando i suoi gloriosi valori passati fidati alla ricerca e anche all’estremo ricorso al minimo indizio di probabilità esistente.

Aldilà di qualsivoglia risvolto prenda la vicenda, e aldilà la caparbietà emersa nelle “controparti”nel battagliare le ragioni e di qualunque sentenza, in senso negativo o in quello positivo, il caso di Charlie farà storia. Non può essere altrimenti per tre elementari considerazioni. In primis quella che c’è un diritto a difendere l’arco vitale di un figlio che viene estorto con prepotenza dal potere. Di seguito nessuna scienza ha mai avuto in anticipo una verità inoppugnabile di quanto, come e perché una vita è capace di resistere e sussistere a condizioni logiche comprensibili, in ultimo ma non secondario sussiste il tempo manifesto provvisorio in cui talvolta si inserisce l’extra mutando condizione e tempo transitorio con criteri intellegibili all’umano.

Concludo auspicando a Charlie e ai suoi eccellenti mamma e papà che il braccio di ferro si chiuda a pro opportunità e apra loro un futuro di vita insieme, lungo o breve senz’altro per ognuno sarà eccezionale. Soprattutto auguro a loro e all’umanità che la prepotenza del potere razionale o della convenienza, giammai abbiano la meglio sull’amore di chi ha il coraggio di andare oltre, di sfidare i dettami di una società apparentata col vantaggio e declina in modo unilaterale la vita deliberando il fine per cui puoi esistere oppure sei destinato a schiattare.

charlie gard

 bydif

Qualsiasi libertà si conquista con la verità.

In questo mese, con i gay pride, il mondo si è tinto di arcobaleno. Un arcobaleno di uomini e donne che in maniera vistosa, spesso eclatante, con sfilate, feste, incontri esibisce la propria diversità, rivendica il diritto ad una propria identità, a vivere la vita svincolata da ogni genere anagrafico, da qualsiasi criterio codificato di amore, famiglia, sessualità, contestualizza pubblicamente l’orgoglio di appartenenza alla comunità L G B T

Ben vengano le manifestazioni di sensibilizzazione ai diritti e alle libertà espressive di qualsiasi individuo in ogni ambito della vita a patto che…a patto che non manipolano le libertà altrui. Malauguratamente succede. Succede che nel reclamare un riconoscimento ad un proprio modo di vivere, un rispetto all’essere, al pensare e agire secondo la propria indole, chi sollecita e pretende un diritto talvolta abusa o calpesta quello di un altro. Ultimamente è successo proprio nella mia natia città.

Nel manifesto promozionale di Omphalos, chissà come chissà perché, sotto la scritta : Perugia Pride Village 2017 -si scrive laico- si legge libero è finita un immagine di donna che inequivocabilmente evoca alla mente la Madonna. Gli organizzatori si sono affannati a smentire l’ innesco esplosivo affermando che ”non si tratta di una Madonna ma di una semplice Drag Queen” e ciò mi manda fuori dai gangheri perché mi enuncia tanta ipocrisia e scarsa verità.

pg pride

Ci vuol proprio una faccia tosta a asserire che quella donna provocante con l’aureola che irradia raggi gialli, la testa di bianco velata che tiene in mano un cuore rosso non ha niente da spartire con l’iconografia di Maria. É un insulto a qualsiasi individuo con un minimo di intelletto. E’ la classica icona del cuore immacolato di Maria universalmente nota! In più, se è la figura di una “drag queen e solo la mente contorta o becera ci vede la Madonna quello slogan : si scrive laico si legge libero… che ci sta a fare ? Non avrebbe ragion d’esserci. Ma c’è. C’è e sottolinea la scelta in contrapposizione con la chiesa e smentisce il pretesto della drag queen!

Aldilà d’ogni considerazione e sentimento moraleggiante anche il più tonto comprende che l’immagine sulla locandina allude a quella arcinota della Madonna ed è e resta una scelta precisa di comunicativa ideologica. Lecita? Giammai lecita! Non può esserlo, neanche in un contesto che della provocazione esacerbata ne ha fatto e ne fa una bandiera. Non si esige sensibilità a legittimare le libertà di essere quello che si vuol essere, drag qeen, gay, lesbica, intersex e quanto altro a ognuno gli va di essere, urtando l’altrui sensibilità. Inoltre, quando un messaggio propagandistico si avvale di vie improprie, per richiamare la partecipazione a un evento o estrinsecare un proprio diritto, oltre che risultare ambiguo infrange proprio le regole di rispetto reciproco che promuove. Eppoi …

postfoto su fc

Eppoi, se non ci fosse nessuna attinenza con l’immagine di Maria, i dirigenti la comunità LGBT che alle critiche al manifesto hanno ribadito che “l’immagine è quella di una drag queen che avendo una natura artistica fa del travestimento una forma di intrattenimento” come spiegano la foto-post con  eloquente precisazione: come promesso, un pride della madonna, condivisa ieri sulla pagina facebuk di be queer official? Che il travestimento scelto è per un passo avanti per l’integrazione della comunità Lgbt nella società” !

Vero è che non è la prima volta che qualcuno utilizza un immagine legata a un culto per sollevare un opportunistico polverone in quanto è notorio che fa presa mediale e chissenefrega se il richiamo per pubblicizzare un avvenimento aggregativo è quanto mai spregevole e privo di rispetto per diritti altrui. Così ruota il mondo. Tuttavia quello che mi resta sempre difficile è comprendere il perché certi privi di idee geniali pescano sempre nel sacro per promuovere il profano. Se poi a a farlo sono proprio quelli che battagliano contro le discriminazioni, le offese, le ingiurie, invocano il rispetto dei propri diritti… beh dire che mi si ribella lo stomaco è dire un milionesimo di quel che mi si ribella. Forse perché mia nonna, donna saggia, diceva: “se hai da reclamar qualcosa scomoda i fanti e lascia stare i santi”

Nel concludere vorrei precisare che non  è per una questione di credo e neanche di etica. E’ per una questione che considero essenziale, ovvero: qualsiasi libertà si conquista con la verità. Conseguentemente,  sebbene la scelta pubblicitaria mi è parsa di cattivo gusto, ben altro poteva scandalizzare e semmai offendere il mio senso credente. Quello che mi è risultato disgustoso e fastidioso è il ridicolo menzognero. Sono state le scusanti alle inevitabili critiche suscitate dal manifesto. L‘ambiguità nel rispondere all’accusa di improprietà pubblicitaria a chi chiedeva chiarimento. Il constatare la maliziosa disposizione al ripiego per non ammettere una scelta tanto evidente. Se c’era il coraggio che un immagine ieratica doveva evidenziare una scelta di autonomia agnostica contro quella di dipendenza a un principio etico-religioso ci doveva essere anche l’onesto coraggio di ammetterlo. Altrimenti…il tutto assume una forma di camuffata panzana, ben confezionata ma sterile e contraddittoria al rivendicare qualsiasi libertà personale.

La parola laico viene dal greco – λαϊκός laikós- cioè “uno del popolo”. Che si appartenga al popolo arcobaleno o a quello incolore… si è laici e liberi nella verità.

bydif

 

 

Sette e mezzo?

raggi (2)

Sette e mezzo? Uhm.
Si è data 7 e mezzo la grillina per il suo primo anno da sindaca capitolina
Uhm..appare un tantino da impudente e parecchio da saccente
considerato che in città neanche col binocolo truccato
un romano verace riesce a vedere un qualche risultato
di quelli che sui media la sindaca si è auto pifferato
Certo niun logico romano si aspettava una sindaca da miracolo
A essere attenti si notava bene che non era una fuoriclasse da prodigio
con quel suo dire pomposetto imbottito di distinguo illibato
depurino di un sistema corruttivo svuota casse riempi tasche
strizza l’occhio all’amichetto ingordino e strangola diritti al cittadino
Tuttavia nemmeno credeva che arrivasse a imbrogliar se stessa
gongolando che col suo intervento stellato 
decoro e legalità ribrilla in ogni angolo
Per magnificare un effetto che anche ai romani più cecati sembra gonfiato
di buca in buca saltando i cumuli di monnezza
deve essere finita in una realtà espansa
O…forse
nella laudazione s’è scordata che non è stata eletta per un valore certo
è stata eletta  come prova d’occasione di popolar capitolina disperazione
Comprendo la debolezza umana
e un punto di vista da super women la realtà squadra bensì…
bensì con un pizzico di modestia oggettiva
almeno un po’ con quello dei cittadini collimava
Per dirla in breve
a un 3 assai più calzante la verità dell’ operato avrei applaudito
a un 4 storto il naso e a un 5 ingoiato un antiacido a un 6 mai ho pensato ma…
Ma stimato che i malanni della capitale putridano dai tempi de sor romoletto
e cambiar volto a una città sfregiata
era ed è impresa notevolmente complicata
che neanche un mago testato poteva ottenere in un anno un simile decantato
un sette e mezzo … beh mi sento proprio un romano coglionato
Al dunque cara Virginia se l’umiltà ti difetta nel calcolar un voto a te stessa
la prossima volta se ci sarà una prossima volta
almeno sii fedele alla sbandierata differenza pentastellata

green carpet capitolino

Comunque ha ancora 4 anni per dimostrare quanto vale il suo saper fare

 Per il bene di Roma e dei romani  almeno al sette e mezzo le auguro di arrivare

bydif

C’era una volta un paesello

erem

C’era una volta un paesello  bello, bello, da far invidia anche al passante più distrattello. Un paese in cui tutti lavoravano, mangiavano, poco ma mangiavano, miglioravano e tutti facevano progetti per se, i figli, gli amici, la comunità. In questo paese c’era un gran branco di pecore che brucava beato solo l’erbetta del suo prato. Un giorno il gran branco di pecore stufo della solita erbetta iniziò a guardarsi attorno per capire come girava il mondo e se c’era qualche erbetta più appetitosa. Guarda su, guarda giù, prati e monti sembravano tutti uguali, sennonché, qualche pecora scaltra, assaggia assaggia scoprì che l’erba da brucare non era tutta uguale, ce ne era certa un po’ nascosta ai più che ingrassava assai di più. Così, un po’ alla volta, pecora, su pecora, mangiando mangiando il grande branco si scompose e pecora, su pecora si scisse in tanti branchi. Uno di questi branchi, il profittatore, iniziò a speculare sull’erbetta rivendendola a gruppi di pecore di altri paeselli e alcune pecore, più astute e avide, non accontentandosi dei guadagni collettivi, segretamente e in modo che fosse impossibile al branco risalire al misfatto e accusarle di frode, smerciarono l’erbetta per proprio conto a pastori di greggi di paesi molto lontani. Il branco invece del favorino, iniziò a maneggiare e maneggiare l’erbetta per foraggiare il proprio ovile, quello di parenti, amici e amici degli amici; il branco dei fancazzisti, ovini senza senno e amanti della vita da pecora pasciuta stesa al sole, viceversa se la brucava di tutta fretta strappando con mala grazia le radici; un altro, forse il peggiore di tutti i branchi, dei raggirini, per satollarsi indisturbato la ciancischiava con belatini su belatini da intronare tutte le pecore che tentavano di entrare a far parte del branco per brucarne un po’. Solo tre branchi non si fecero fuorviare dall’erbetta nascosta ai più, quello degli onestini, tiepidini e rigidini. Il branco degli onestini continuò a brucare l’erba del proprio paesello rispettando le regole del brucare senza danneggiare i prati, insegnava alle pecorelle giovincelle a comportarsi lealmente e dove non aveva competenze le spingeva a istruirsi, a frequentare greggi più evoluti, a visitare altri paesi, bensì sempre da pecore rispettose, ligie al dovere e consapevoli che l’onestà paga sempre e scavalcare, rubare, aggredire altre loro simili non è un agire da pecore corrette ma da malandrine; inoltre quando poteva si prodigava a cercare campi e prati nuovi in modo che in nessuno ovile mancasse il foraggio minimo, tanto che alla sera il branco era così stanco, così stanco che il pastore di turno non aveva bisogno del cane per farlo tornare all’ovile. Quello dei rigidini, gregge assai snob e classista, seguitò a brucare l’erba del proprio paesello con molta fiscalità e controllo in modo da sfamare il proprio ovile senza sprecarne neanche un filo, stava molto attento che nessuna pecora trasgredisse e profittasse in proprio, in più ogni giorno cercava di farne avanzare per accumulare preziosa biada per tempi meno prosperi sollevando il pastore dallo scervellamento di trovar pascoli per erba di riserva. Quello dei tiepidini, branco che mai si affannava e mai si sprecava, continuò a brucare l’erbetta senza brame e angustie di futuri, contentandosi di saziare la fame giornaliera propria e dei propri agnellini nei campetti più comodi e convenienti al pecoraio, al massimo ogni tanto toccava al can pastore scomodarsi per far rientrare nel branco qualche intrepida pecorella, o abbaiare per sparucchiare fughe ribelli di agnelli un po’ curiosi e un po’ desiderosi di emancipà le conoscenze e infiltrarsi in greggi sociali arrampichini.

Nel mentre il tempo al paesello sembrava scorrere in una sorta di strano equilibrio in cuii branchi agivano senza urtarsi e provocar sommosse, dacché: i greggi per così dire deviati dalla buona condotta si spostavano malandrinamente ma senza troppo uscire dal loro recintello frodatore e senza troppo invadere quello delle pecore tiepidine, onestine e rigidine; a loro volta i branchi dei tiepidini, onestini e rigidini agivano conservando una specie di superiorità, di flemma ottimista e un po’ cecata, non si confondevano mai con gli altri branchi e non si impicciavano dei comportamenti altrui, solo talvolta si riunivano e discutevano che sarebbe stato conveniente per il buon nome del paese porre fine all’agire malverso ma poi tutto finiva a tarallucci e vino.

Invero, in questa pastura idilliaca, chissà come chissà perché avvenne che senza intento i branchi si mescolarono e persero la loro cifra distintiva e il paese sprofondò nel guazzabuglio. Nel pastrocchio ne approfittò il branco del ciarlare che con abile oratoria iniziò in tutti i campetti in cui c’era erbetta fresca a sparlottare e straparlare. In questo gruppo del ciarlare scorrazzava qualche pecorella furbettina e qualche capretto imbroglioncello loro amico.  Nelle sieste meditarono che con le ciarle ci si poteva ricavare un profitto e forse accumulare un tesoretto di buona erbetta col quale potevano liberarsi del pastorizio, attirar ingenue pecorelle e agnellini e farsi una coorte di fedeli compagnetti per migliorare il loro status e trasferirsi in un ovile più acconcio. Così iniziarono a pensare e pensare: come fare per ciarlare e ricavare. Pensa che ti ripensa a uno glie s’accende la lampadina di creare una magica congreghetta. Scandagliò il territorio, trovò una stazioncina vecchia vecchia, ci invitò pecorelle e agnellini un po’ smarriti, un po’ credulini e un po’ maneggini. Li nutrì di favolette rottamine, di poteri avvizziti, li rimpinzò di frottole pomposine da renderli un gregge di assuefatti cretini pronti un di a ribelare il suo verso , idolatrarlo e acclararlo il più capace agnello del paesello tanto bello. Nel frattempo, in un armento, per radunare attorno a se un gruppettino di pecore citrulline, una pecora di pelo ribellino si sgolava a dire che nei campi tutto andava alla malora e ci voleva di rovescià l’andazzo dei greggi accreditati a pascere l’erba collettiva sputtanandoli sulle piazze e rimandarli all’ovile con un bel calcione nelle chiappe; in un altro gregge un agnellone sgridacchiava che bisognava aumentare la sicurezza nei tratturi, delimitare gli ovili, scacciare gli intrusi dai propri pascoli, sganciare il paese dai vincoli capestro di agnelloni egocentrici senza un briciolo di equità che poi vivevano all’estero. Daie oggi, daie domani, il ciarlare a rinculino di sproloquino, di vaffino e di sgancino, produsse nelle teste delle pecore accodate ai voleri dei pasturai e di quelle disorientate una babilonesca confusione, tanto intricata che le convinzioni nei branchi vacillarono, la tranquillità andò a farsi fottere e nel paesello lo scompiglio iniziò a regnar sovrano e nessuno più capì chi era pecora e chi cristiano.

A sto punto della storia, nel paese tanto bello si creò un tal dilemma generale che per le strade ognuno si guardava e non capiva se era ancor pecora o umano, o se era ancor umano o pecora. Uh come si scrutavano e come non capivano a quale insieme appartenevano! In breve, umano o ovino, divenne nel paese l’ alternativa da sgrovigliare ogni mattino. E, fosse pecora o cristiano, al sorgere del sole ognun si dilemmava da che parte andare, a brucare o a lavorare? Se vado a brucare e non son pecora che succede? Se vado a lavorare e sono pecora che avviene? Il rischio di sbagliare a quale “gregge” accodarsi e attirarsi una fiumana di sghignazzi dei foresti era grave, anche perché tutti i leader vecchiarini e i pecorai guardarini dubitavano chi essere chi e chi portare a lavorare o a pascere. Così ovini e umani nel dubbio di farsi coglionà iniziarono a camuffare le abitudini. Al mattino le pecore gutturando strani vocalizzi si sedevano al bar a ciarlettare, gli umani belando, belando se ne andavan a saltellar su e giù per campi con somma gioia dei can pastori che vista la baraonda ne profittavano chi per una giterella di relax, chi per sconfinà in pasciure estere, chi per ringhiasse in libertà. Solo un can pastore arguto e navigato non perse la bussola. Si mise al centro del paese e cercò di sbrogliar il caos e riportar l’ordine di identità. Ma più latrava e cercava di rinsavir pecore e umani e più uni e altri lo sfuggivano pensando che li gabbava. Fatto sta che per le ciurlerie di un branco tutti avevano perso la loro caratteristica natale e il paese a poco a poco si perdeva oltre la nomea anche il carisma internazionale. Infatti, nel mentre che nessuno più conosceva chi era e come doveva comportarsi e solo il can pastore si sgolava senza riuscir a ricomporre la condizione nei ranghi del genere originario, successe che la situazione ingarbugliata non sfuggì a qualche occhio di passaggio, piuttosto loquace e anche invidioso che sobillò in qualche orecchio la crisi identitaria, quasi di catalessi che imperversava nel paese. In un baleno nel circondario e anche oltre si alzò un polverone di vociferii populini che rese il paesello un vero spasso da cuccagna da attirar frotte di gruppi foresti assai furboni. Prima vi piombarono i falchi che si sollazzarono a comandà a umani e pecore di far quello e questo col cavillo di risolvere il loro dilemma nel mentre li fregava assediandosi nei meglio ovili, case, campi e quant’altro gli allettava la loro brama conquistera. Poi accorsero tipi senza arte ne parte per magnà a sbafo e zimbellà pecore e umani. Infine il vocio stratosferico attirò una masnada cosmopolita che trasformò il bel paese in un vero reticolo di via vai di colori e idiomi da fare impallidir la bandiera rimasta appesa al pennone dell’ovil capannone municipale. Il can pastore, unico rimasto lucido, si disperava e si scotennava il pelo sul come fare per districare l’imbroglio causato dal branco dei ciarlini, dei vaffini e dei sgancini visto che le pecore, per non prendersi gli sghignazzi dei foresti ciarlavano e gli umani per l’angoscia di essersi accodati alle pecore e non essere derisi belavano. Chi poteva rendere limpida e chiara l’identità e ripristinare le categorie d’appartenenza in modo da sgombrar il paese dalla masnada di intrusi, sbafatori e profittatori?…! La situazione gli sembrava irrisolvibile. Poi, con il po’ di senno rimasto malgrado gli anni si disse: una scappatoia c’è, però mi urge trovar un intermediario suadente a cui ovini e umani s’affidino senza timore dì esser sollacciati ma…Ma il problema era scovarlo.

Mentre il vecchio can pastorizio investigava a destra e a manca se almeno a una pecora e a un cristiano gli era rimasta la coerenza identitaria, ecco che in paese compare un eremita trascinatore e perspicace che si era allontanato dal mondano un po’ schifato e un po’ costretto da maldicenza sul suo operato, che stufo di starsene a medità in solitario voleva ripristinre un po’ di social contatto. Da acuto razionalizzò subito l’accadimento e per niente scosso dal bailamme tra umano e bestiario arguì che se voleva comunicare coi suoi simili era necessario rompere l’imbroglio vizioso che nel paese s’era creato. Con sveltezza da far invidia a un cronomen collaudato si mise a belà con le pecore per farsi seguire nei campi a ribrucare l’erbetta e a parlà coi cristiani per farsi seguì e ripiazzarli ai propri compiti quotidiani. Ci mise qualche giorno ma senza perdersi in cincischie riseparò ovini e cristiani e riportò i “greggi” ognuno a comportarsi in base al criterio di madre natura. Tuttavia il paesello immobilizzato dal travisamento identitario era tracollato nel caos. Nelle strade l’immondizia appestava, sorci e canaglie scorrazzavano, ciuchini e fannulloni sozzavano. spioni e inetti sovversavano, foresti e strapiantati ovunque culi e lingue parcheggiavano. Quindi ci voleva una scossa che terremotasse le chiappe di tutti per ripulì il paese e liberarlo da tanto sfascio. L’eremitico, con fare diplomatico, sondò il pensiero dei compaesani sulla situazione ma quasi tutti risposero che non c’era alcun problema, eppoi avevano altro da pensare e fare che occuparsi di sgombrà dal sudiciume le piazze, che ci pensassero quelli a cui avevano pagato le tasse. A tal risposte, li per lì il solitario, assai civico e cultore estetico, pensò di rifuggire sui monti a contemplare le bellezze e godersi i profumi dei boschi, benché si disse che non poteva fare lo gnorri e andarsene senza riprovare a scandagliare se nella comunità esisteva almeno uno che come lui pensasse che il paese era ridotto a uno schifo da disonorasse. Animato dal fervore utilitino girò il paese in lungo e in largo. Ovunque constatò che con il suo semplice stratagemma tutte le pecore erano rientrate nel proprio branco e pecorai e can pastori le pasturavano senza drammi. Tutti gli umani si erano sconfusi e ognuno aveva ripreso il suo posto comunitario. Si sentì ringalluzzito e si disse: ho fatto bene a rientrare nel paese, con la pazienza e sapienza eremitica accumulata posso servire anche a cambiar l’apatia dei paesani verso i problemi generali, renderli partecipi rasettatori ambientali e restituire un po’ di dignità che a un paese non fa mai male. Però un qualcosa gli rodeva l’animo. Non capiva bene cosa gli disturbava l’ introspettivo. Nondimeno sapeva di avere un fiuto sopraffino che non sbagliava mai, quindi c’era un qualcosa nel paese che aleggiava però il nocciolo della questione gli sfuggiva. Per afferrare che c’era che gli scuoteva l’animo decise di rifare il giro. Ripercorse in lungo e in largo il paese visionò ogni angolo e sbirciò pure oltre confine per meglio capire. Rivide le torbe di giovincelli che oziavano, i ragazzini esauriti e quelli che giravano ridacchiando, le giovinette dagli occhi tristi che ciondolavano e quelle truccate che adescavano, donne che correvano zoppicando e mamme che strascicavano i figli in un traffico forsennato, omi che a occhi bassi strisciavano i muri elemosinando e omi sudaticci che gongolavano, vecchiette che riempivano le sporte sfilacciate rimestando negli scarti dei supermercati e signorone che al caffè conversavano. Oddio barlumò, i miei bei tempi non so come ma di sicuro son tracollati, il paese non è più una fucina di occupati, troppi non lavorano e mangiano e molti manco s’azzardano più a fare un progetto, tuttavia non per questo mi posso sentire un rodio intimo da non dormire. Forse l’eremitaggio ha cambiato le mie antenne fiutine e esagero, concluse. Poi …

Poi vide: un folla accalcarsi attorno a uno stagno puzzolente da mandare all’altro mondo che stava ad ascoltar rapita un cafone blaterone che neanche una formica gli avrebbe concesso un minimo di attenzione; una massa di omini e donne che si accapigliava per un posto in una tribunetta dove un figuro da un piedistallo sbracciava e snocciolava una fiumana di invettive che nessuno poteva capir a che si riferiva ne tantomeno come e quando agiva e neppure a chi serviva; una piazza stragremita di gente smagrita e malvestita che impalata sotto una bomba d’acqua ascoltava adorante il farneticare di un fringuello cervellone che affermava di consumarsi giorno e notte le meningi per far solo i loro interessi ma indossava vestiti e scarpe che costavano un occhio della testa e un orologio che al venderlo per anno una famiglia ci sguazzava; infine, in un parchetto zeppo di tende, di rifiuti, di cani, gatti e randagi avvistò gente sparuta che applaudiva un trio che gli schiamazzava sul come riorganizzava in meglio la loro vita ma il dire che sentiva  di tutto sapeva meno che di giustizia e democrazia. Fu allora che capì il rodiò. Era lo stesso che lo aveva convinto a ritirarsi in romitaggio. Il paese era bello bello da far invidia anche a un santerello ma oggi come ieri si poteva scannà bensì non poteva cambiare mentalità a una massa di pecore beone. Quindi capitolò l’idea di rimettersi in pista e di tutta fretta se ne tornò al suo romitorio a gustare il sole nascente, i tramonti cristallini, i profumi dei fiori selvaggi, l’acqua gelata dei torrenti alpini, le bacche dei pruneti, i silenzi delle dure pietre.

Lasciato che ebbe il paese al suo destino garbuglio, gli aspiranti pasturai del popolo si sentirono assai sollevati, sapevano che l’eremitico era assai più di loro carismatico e anche un tantino di spirito più dignitoso e franco, averlo tra i piedi sarebbe stato un guaio, comunque la faida tra loro continuò. Il tizio illogico soffiò, soffiò di essere bravissimo a cambiare a tutti un po’ la vita ma inutilmente si sfiatò; il vituperaio strillò strillò che lui non era un burattinaio da profittasse il popolo ma neppure il suo gatto lo cagò; il trio cantò di dare a tutti un po’ ma poi si tenne tutto per se; il cafone ciarlone imbonì i branchi d’omni di esser il miglior guidatore sulla piazza ma assisosi sulla vetturetta prese una curva storta a gran velocità e si fracellò. Al dunque, il suo ritiro a nessuno giovò, ognuno si rivelò un flop.

Dopo qualche mesetto l’eremita ridiscese per comprare un paio di calzari che gli s’erano ammollati e non si stupì affatto di sentire solo belati. In fondo pensò il paese anche strapieno di pecore è bello che più non si può! Mentre fischiettando felice se ne tornava al suo amato eremo, da un angolino il vecchio can pastore che non aveva perso il senno, tornato in paese e ormai da tutti ignorato, con gli occhi lucidi sospirò. Beh che c’è abbaiò a una pecora che lo guardava..In fondo  è  il pastoraio più eccellente che un gregge abbia avuto!

pecore-

By dif

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Labor day.

1maggio

Labor day, Labor day. Ma che è?
É la Gran Festa del lavoro e dei lavoratori!
Dici?
Dico!
Bah, a me sembra solo un giorno festivo qualunque.
Qualunque!!! Ti sei forse scordata come è nata questa festa? Le lotte, le pene, i sacrifici, i morti, i…
No.
E allora? E allora son tempi andati, vecchi, stravecchi e fottuti!
Ma che dici, il tempo del lavoro non ha età, non va mai fuori moda,non ha scadenze è sempre attuale.
Illuso e pure visionario! Lavoro,lavoro, lavoro, ficcatelo nella zucca, il lavoro non c’è, è morto e sepolto, ovunque rimpiazzato da concertoni scassa timpani.
Mannò, sei catastrofista, il lavoro è vivissimo. Eppoi lo dice pure la Costituzione che è un diritto per tutti.
Diritto….fiuuuù …a stassene a casa a scassà le mosche, a implorà i santi de fatte dà na mano a trovallo, a scoiatte le meningi per improvvisarlo, a supplicà de togliete dalla dannazione giornaliera de invià curricula senza risposta, de fatte magnà pure a te na patata, de datte la possibilità de’ un minimo di dignità, de …de..
Aoh, te sei alzata col piede storto oggi che vedi nero?
No, me so alzata col sole in faccia che me fa vedé chiaro e limpido che la nobile fatica del lavoro è stata ridotta a indecorosa fatica de sognà il lavoro. Ma dai, io lavoro, non sempre ma ogni tanto arraffo tre mesetti de stipendietto de 800 euri, se poi ce metti che me posso coltivà l’hobby del rimedio qua e la, fa diverse cosucce senza l’incubo de sottostà a padrone me pare che oggi posso festeggià alla grande.
Si, pure io lavoro a 400 euri un mese si e uno no. Ma..
Ma che… Beh, me pare che oggi te poi stravaccà al sole senza pensà, la vicina mica ha sta fortuna, porina va sempre a magnà a casa de carità.
E i figli, i giovani. Non pensi a loro. Che futuro hanno?
Futuro, futuro.. ma che te vai a pensà, oggi si vive sull’oggi, il futuro è roba per paurosi, da popolani che non sanno adeguarsi alle sfide dei cambiamenti. Ma te pensi mai quant’è stimolante campà na vita in cui ogni mattina te devi inventà come pagare affitto, bollette, pizzicagnolo, scuola, asilo e tutto l’ambaradan?
Ce penso, ce penso assai che a volte so stracotta de rabbia e tristezza!
Beh, se te viene la melanconia, per tirarti su il morale, pensa ai politici, ai rikkie, ai… o ai… quanto so sfortunati, porinelli!
Che te staie a di, le scemenze o ..perchè se ce penso…uhh stamme alla larga che te stroncico la camicia e pure il faccino.
Dai non te surriscaldà.Rifletteci un tantino quelli se morono de noia, e quando non se morono esausti de noia se danno un gran da fa a ditte che il lavoro è un residuo antiquato, gli Adamo ed Eva oggi non se devono più sudà per vivere onorevolmente, sfamà e cresce i figli, oggi se devono sudà solo per arrostì al sole e sfoggià na abbronzatura da invidia. Me voi di che  non so porini de mente? Dici.
Dico. 
Pane e acqua  son pronti?
Si, chiama i ragazzi e andamoce al concertone a godé a tutta sto Labor Day. Tanto…
Tanto che?
Che…che…se sei precario, sottopagato, ricattato, senza lavoro, e..e…sei considerato un privilegiato.
Allora, è non è la nostra festa?
Eccome se lo è!
Allora, nun ce stamo proprio a pensà, godiamoci sto privilegio!

papaveri

Felice 1° maggio a tutti!

bydif

25 Aprile: giorno della libertà. Ma

Milite-Ignoto

25 Aprile:giorno della libertà. Ma da dove viene? Viene, viene dalla…

Resistenza che non è una leggenda, un aneddoto, un vecchio fatterello di cronaca, un giorno festaiolo di sbandierata piazzaiola, un itinerario folcloristico o una cerimonia sfilareccia per vecchi nostalgici. Tantomeno ha un colore definito che può essere accaparramento di questa o quell’altra ideologia partitica, un esclusiva di memoria o di rivendicazione di valori a senso unico. È un realizzato libertario concreto di storia del nostro paese. Storia di lotta di uomini e donne che da nord a sud hanno combattuto con ogni mezzo per riprendersi dignità e libertà. La resistenza è rivelazione di ciò che donne e uomini possono fare quando non si sottomettono alla tirannide; quando non si arrendono alle difficoltà; quando rischiano il tutto per tutto, quando si espongono con idee e fatti; quando combattano per il bene comune senza distinguo; quando non temono per il loro oggi ma per il domani dei loro cari, per il futuro delle generazioni. È quando donne e uomini uniti prendono in mano il destino del loro paese. È un patrimonio di reazione alla paura e alla acquiescenza dispotica da tenere in bella vista ogni giorno per evitare che la “storia” si ripeta. Si dice sempre che la storia insegna. Attualmente però ne dubito. A quanto leggo o sento in giro per certe memorie corte o troppo impegnate a lustrarsi gli scarpini con la vita altrui non è poi così. Mi scappa da dire che non son certo memorie degne di cerimoniare quei tantissimi morti sui monti, nelle campagne, sulle rive di torrenti gelidi, ovunque c’era da opporsi e ricusare un sistema insopportabile, quei donne e uomini, che miravano al resistere e resistere non per incensarsi in sfilate ma “per vivere da uomini o da uomini morire”.

A 72 anni dall’anniversario della Liberazione c’è necessità di una memoria impellente condivisa da consegnare ai giovani, per scongiurare il ripetersi di un periodo disgraziato. Non di diatribe politiche o partigianerie sterili o, come ho appena ascoltato, discorsi retorici e stracarichi di parole che s’appendono alle bandierine senza lasciare traccia di insegnamento. Perché guerra non sempre è bomba. Angheria non sempre è ingerenza nemica. Conflitto non sempre è sparare con un fucile. Soprattutto Resistenza non è sinonimo di eterna pace, giustizia, libertà. É conseguimento di valori a prezzo di donazione straordinaria della vita di eroici uomini e donne da alimentare con tenacia tutti i giorni. Il 25 aprile è quindi una memoria di altruismo plurale, di volontà corale di uscire da una logica di indifferenza, di ingabbiamento drammatico, di buio e paura per ridar luce e produttività a una esistenza libera. È coraggio, immolazione, amore, aggregazione, identità, giustizia, educazione alla autonomia mentale, repulsa alla guerra, alla ghettizzazione, all’abominio. Trasformarlo in palcoscenico politico, divisioni, menzogne, rinfacci, polemiche e quant’altro la bassezza umana riesce a trovare per far emergere ragioni settarie è riammazzare quei coraggiosi donne e uomini che hanno determinato la libertà. Soprattutto è tradire lo spirito originario, quel sussulto spontaneo che ha unito aldilà di criteri egoisti per liberarsi da gioghi dittatoriali e guadagnare l’indipendenza. I diritti sanciti dalla Costituzione non provengono dal nulla ma dal sangue, da una cultura di solidarietà, di entusiasmo comunitario, di costruzione al dialogo, di partecipazione stimolante, di difesa quotidiana delle proprie radici! E, oggi più’ che mai ci sarebbe da riflettere per reagire a uno stato di fatto che giornata dopo giornata ci tiene prigionieri di paure, di angosce terroristiche.  Ci rende sempre più apatici spettatori di manovre e contromanovre in ragione di assurdi diktat, indiscutibilmente autoritari, impositivi e interessati a un profit individuale.

Per concludere, a rigor di logica il 25 Aprile, giorno commemorativo della Liberazione, dovrebbe essere la festa Nazionale che unisce tutti gli italiani. Invece..invece ha contorni strumentali indecorosi che disonorano proprio la Memoria di un giorno fondamentale della storia d’Italia. Un vero errore. Basterebbe aver chiaro che la Resistenza è una formula di Liberazione da ogni tipo di oppressione, valida per ieri, l’oggi e il domani, da memorizzare e tramandare senza se e senza ma. E son sicura che magicamente il giorno della Liberazione, prodotto generoso della Resistenza, finirebbe di essere il ricordino da tirar fuori dal baule per dargli una areata annuale  a rintuzzo di polemiche rivendicative. Anche perché è doveroso non scordar che : La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”

mano mano

Buona serata di felice libertà!

bydif

 

Ha vinto Raz !

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Ha vinto Raz Degan l’isola dei famosi ? E chi altro poteva vincere nel nulla che lo circondava! Tutti lo hanno accusato di fare strategie, dare spettacolo, giocare al naufrago con un ruolo studiato per accattivarsi il favore del pubblico. Chi più chi meno gliele ha dette di tutte e di più. Volutamente o incnsciamente tatticamente lo hanno isolato, accusato, spedito sempre al televoto, considerato asociale, simulatore, razzista ecc… In realtà quello che veniva fuori era lo specchio del gruppo, come se nello sparlare ognuno vi rifletteva la parte che nascondeva per opportunismo mediatico. In certi momenti è stato esilarante assistere alle loro corali o singole analisi anti Raz , che poi era solo un modo di influenzare per toglierselo di torno attraverso il televoto. Si son dati la zappa sui piedi. E che beffa gli ha rifilato il fato. Più insistevano con le strategie doppiogiochiste a loro somiglianza più Raz accumulava fan e più ognuno si autoescludeva dall’avventura naufraga appena finiva in nomination. Il pubblico dei reality che può essere spione, futile e un tantino gossipparo è tutt’altro che scemo tant’è che più i “Famosi ” ??? Boooh! Forse un po’ conosciuti, gli erano contro più i patiti realitary erano affascinati dal contegno anti ammasso concettuale di Raz e tifavano da sfegatati per la sua vittoria. In fondo che c’è da stupirsi. Era logico. Ha vinto perché ha fatto se stesso, un po’ ascetico, un po’ misterioso, un po’ ironico, un po triste, un po’ individualista, un po’ gentile, un po’ insolente, un po’ esteta, un po’ indifferente, un po’ delicato e un po’ materialista, bensì sempre diretto, fedele alle sue idee e coerente al suo stile esistenziale interiore. In tutta la permanenza ha recitato esclusivamente il suo personaggio a 360° senza mai cedere al perbenismo di facciata o piegarsi alla logica dell’ amicizia di ruolo strategica. In più era l’unico senza una diplomazia conquistatrice di favori e simpatie popolari. L’unica strategia che aveva in testa era quella di una lotta con se stesso. Sfidarsi, ingegnarsi a costruire, cacciare, pescare, combattere, confrontarsi con gli elementi della natura, assimilare energia e forza dai colori, dai profumi, dall’humus della terra, da qualsiasi cosa attraeva la sua sensibilità sono stati la sua fissa. Da subito è stato evidente che aveva un appeal attrattivo che lo separava dai naufraghi partecipanti e non aveva nulla in comune col modo di agire e pensare degli isolani spiaggiati per caso o scelta della produzione assieme. Troppo diversi nel modo di porsi ed esporsi agli altri, di argomentare per l’apparire pubblico piuttosto che per conformità individuale, di esibirsi adeguandosi a una realtà confezionata ad hoc per autopromuoversi anzichè misurarsi autenticamente con un esperienza survaival. Direi che il gruppo è apparso lontanissimo, quanto la galassia ignota, dal suo intimo elaborare il modo di essere e coesistere, certo assai ermetico e ritroso, talvolta assai selvaggio e anticonvenzionale, quindi per niente adatto a promuovere se stesso, ma sicuramente esclusivo e raffinato da affascinare la percezione collettiva.  Una scelta azzeccata a rilanciare gli ascolti. Senza Raz l’isola degli affamati di fama sarebbe sprofondata negli abissi  onduregni. Perchè? Perchè si è rivelato come un vero naufrago e ha ridato sprint  a un reality morituro. Raz si è comportato come se fosse approdato in un quegli isolotti honduregni spinto dalla corrente e non per partecipare a un reality in cui fingere di esserlo per assecondare gli scopi di audience del reality e accaparrarsi la visibilità per vincere. Se ha vinto tutti i duelli delle nomination e in quello finale, con lo sfidante bello e giovane Simone Susinna, con un favore di percentuale che non lascia dubbi, un 89% contro un 11% ..beh  la dice lunga su come il pubblico ragiona autonomamente sulle astuzie e sceglie i suoi beniamini. Non sono una patita di reality ma ogni tanto sbircio e confesso che Raz Degan era l’unico che si meritava il successo. Non è per niente come lo hanno percepito gli altri “naufraghi”. Ha un animo silenzioso, assai gentile e profondo, complesso e difficile. Entrare nella sua logica non è facile, tuttavia si avverte che ha un quid esclusivo da protagonista. Emergere sugli altri è una sua naturale qualità e non un arzigogolo di astuzie e strategie. Forse è per questo che tutti i naufraghi gli han dato contro? Può essere!

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Buon fine settimana

bydif

Faziosità

rimpalli

La faziosità

è un passatempo strano

maniaco e bislacco

S’appella a regole chiare

ma trucca i tavoli per giocare

Lava mentre infanga

infanga mentre lava

Attacca col diritto

poi ricorre al topspin

molla un rovescione

falla l’oppugnatore

riducendolo un coglione

Getta la palla nel fosso

dell’onestà intellettuale

la rimpalla a litania

ci insozza chiunque sia

Pianta il palo della pace

al centro del paese

s’arrampica a palla

rotea la linguaccia

ballotta e strambozza

la scambia in frottola

lancia e… ti spappola

La faziosità

è proprio un gioco atipico

di fulminia patacca

Incrimina

Denuncia

Scuote agita

per salvar la propria faccia

Acchiappa e spidocchia

Monta le polemiche pre partita

stracoce e riveste una notizia

ma dice che è nuda e cruda

come una vergine lenticchia

Per farti innervosir

stordisce allinguagratta e

con una gramola ti spiaccica

Per giocare a questo gioco

bisogna avere il pelo sullo stomaco

essere un atleta partigiano

da ping pong settario

allenato alla retorica d’assalto

da match pallottola:

rimanda e spara

acchiappa e assalta

assalta e ritira

lancia e spiaccica

arrotola a palla

parla e scambia

rimpalla

spidocchia

palleggia e caldeggia

maciulla l’avversario

Non c’è che dire

il fazioso

è un abile allround

Si muove felpato

come un tenero micione

Alterna difesa e intoppo

poi..

Poi svigliacco

per abbagliare la verità

usa l’effetto a specchio

 in un baleno ti sgrignaffa

senza lasciare traccia

e.r.

faziosità

La faziosità è un gioco che molti praticano  ma nessuno ammette di praticarlo

Perchè? Beh perchè è gioco da club privè!

bydif

Quale Big Trionferà a San Remo?

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Quale big  Trionferà a San Remo? Trionferà..trionferà..Beh, al verdetto manca poco!

Fra poche ore, infatti, anche il 67 ° festival della canzone italiana finirà nell’archivio polveroso dei ricordi insieme alle polemiche, ai gossip, agli ascolti, ai look, gli ospiti prestigiosi chiappa ascolti, le bellezze statuarie lustra occhi, i comici, i fiori, le storie lacrimogene, le canzoni che fanno rima con l’amore, quelle che fan rima con le lagne e pure con la socialsensibilizzazione, le scene e retroscene e quantal’altro la kermesse ha messo sul palco dell’Ariston per accendere la curiosità e far sorbire una maratona.

Nel frattempo, tra i fan e gli amanti del bel canto, ( Boh) sale la febbre da vincitore. Chi sarà il fortunato? Sarà quello annunciato che i bookmaker danno a poco e il big per scongiurar la iella da pronostico gli fa le corna, che vedi Al Bano, Ron, d’Alessio e Ferreri non sempre bastano, o l’improbabile super quotato che nell’ansia attendista scongiura la iella brookerista con una tisana all’aglio? Beh, al solito no! Fortunato vincitore sarà Il big e la canzone che dal palco dell’Ariston convincerà, piacerà o… o…comunque dai giurati verrà votato e si saprà se il favore della combinata di televoto, esperti e domoskopici sarà in linea con l’outsider dei brooker o sorprenderà con un vincitore sorpresa!

Al momento i vincitori della annuale festa sanremese dedicata alla canzone sono Carlo Conti e Maria de Filippi. Due grandi professionisti che pur essendo antagonisti, Rai- Mediaset, sul palco dell’Ariston hanno rivelato una complementarietà da sembrare simbiotici. Non c’è che dire son bravi davvero. Entrambi da standing ovation con lode.

Per più tardi invece…ecco i big rimasti in gara ( per alcuni si fa per dire) con le rispettive canzoni:
1 Elodie – “Tutta colpa mia”
2 Lodovica Comello – “Il cielo non mi basta”
3 Ermal Meta con – “Vietato morire”
4 Fiorella Mannoia con “Che sia benedetta”
5 Sergio Sylvestre con “Con Te”
6 Paola Turci con “Fatti bella per te”
7 Francesco Gabbani con “Occidentali’s Karma”
8 Marco Masini con “Spostato di un secondo
9 Michele Bravi con “Il diario degli errori”
10 Michele Zarrillo con “Mani nelle mani”
11 Chiara Galiazzo “Nessun posto è casa mia”
12 Samuel “Vedrai”
13 Alessio Bernabei “Nel bel mezzo di un applauso”
14 Bianca Atzei “Ora esisti solo tu”
15 Clementino “Ragazzi fuori”
16 Fabrizio Moro con “Portami via”

Finirà ….. ? Che importa come finirà sul palco dell’Ariston tanto le luci si spegneranno. Carlo e Maria a tutti sorrideranno. Le polemiche per un po’ gossipperranno.  Vincitori e vinti sulle strade della fama più o meno lunga se ne andranno. Solo le canzoni rimarranno.Quelle straordinarie e musicalmente belle vivranno per sempre, quelle brutte al primo sole di marzo nel nulla evaporeranno. Qualcuna ne bella ne brutta verrà da qualche cuore adottata e dal dimenticatoio salvata!

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Buona serata festivaliera o di dolce far niente!
by dif

Il dire del sibillo a segno per segno

zodiaco

Eccomi qua, amici e passanti, con il primo post in codice sibillo segno per segno. Come solito non è oroscopo ne pronostico e nemmeno un enunciato preditorio è un inconsueto esporre alcune possibilità di come l’anno 2017 a livel terreno si comporterà. Ovviamente ognuno a proprio giudizio potrà farci su un pensiero, una risata o declinarlo sul cestino. D’altronde non è frutto erudito di oracolo divino, saper d’astrologo e nemmeno di abile indovino, è un semplice dir virtuale di strani segnali, a voi sta il decifrare. Da dove arrivano? Non so dirlo! Giungono, già sapete mai in fila, raccolti come vengono da chi tiene la porta aperta senza dubitare che hanno un nesso da extrapolare su cui ciascun può ragionare e trovarvi uno spunto essenziale al pratico quotidiano fare. Esprimendo il pensiero del sibillo sul general andar terrestre il 2017 sembra per prima baciar color che son nati nei segni cardinali: ariete, cancro, bilancia, capricorno; a seguire i segni fissi toro, leone, scorpione, acquario e poi gemelli, vergine, sagittario, pesci. Dice anche che per tutti ha un premio speciale, a scorpione in via eccezionale gli regala una coppa d’oro, a leone, bilancia e acquario gli concede una clamorosa rivincita, a vergine sagittario pesci, gli scrolla dal groppone la noia e li rende pratagonisti di una soap avventurosa con fine a sorpresa; a ariete, gemelli, capricorno gli fa fare una giravolta megastellare per fargli assaporare una sorprendente vittoria, a toro e cancro li mette sul podio e gli offre la prestigiosa occasione di far magicamente rifiorire i loro brulli giardini. Può darsi che il tutto sia un vuoto ciarlare aleatorio, può darsi contenga un pizzico di vero o come dice il popolar sibillo pensiero “in nulla c’è d’apprendere che già non si sa, in tutto v’è il comprendere di quel che sarà”

Al momento vi lascio  4 segni col dire sibillo per il 2017:

Ariete, Cancro, Toro, Bilancia

aries

Ariete: fuoco, maschile, cardinale la testa marte 1 rosso pietre rosse
Bioritmo incostante azione fluttuante
Attento a non scottarti! È un po’ che sotto sotto il fuoco cova.. soffi soffi e quello mai divampa per darti una certezza una speranza..non t’innervosire..soffia ancora e sorridi.. presto all’improvviso la fiamma alta si alza e tutto evolve.. gennaio andrà e con una bella novità la cenere lascerà il posto al creativo ardore che t’avvolgerà di calore facendoti ritrovare fiducia e buonumore in ogni settore… lo so hai fretta di vedere e ancor più di sapere quanto e come durerà e se il fatto inaspettato è un fuoco di paglia ho una solida possibilità di poter migliorare la posizione professionale e finanziaria riavviare o sviluppare tutti i progetti che hai senza l’affanno del soffiare.. tranquillo stavolta ce la farai la fiamma è di legna buona assai brucia lentamente e difficilmente si spegne però se all’inizio ti parrà di vedere più fumo che risultati concreti pazienta..è normale in ogni avvio e ripartenza che sia di lavoro amore ambizione o di quant’altro aspiri l’esito effettivo si vede nel tempo.. anzi rallegrati.. se il successo non è istantaneo non è capriccio di una folata di vento che li per li esalta e poi l’amaro in bocca lascia ma frutto duraturo di un costante spirare di brezza che addolcisce l’aria e a poco a poco rinfresca….quest’anno in niente rimarrai deluso se lasci al tempo dovuto di maturare i frutti… senza frenesia eviterai equivoci centrerai i bersagli e raccoglierai tanti di quei successi che ti faran giare la testa…perciò non sprecar forze volontà tempo e denari a cercare prospettive e soluzioni alternative a qualche fumo…a marzo concentrati sulle fiammelle e tieni pronto il tuo savoir faire per non sprecare dal 20 aprile l’attimo buono a cogliere tutte le opportunità… a maggio tra il fumo ne troverai una favolosa per iniziare un nuovo cammino di vita reale in cui strada facendo dall’ autunno in poi potrai raccogliere e godere gratificanti soddisfazioni morali e materiali che ti daranno uno sprint eccezionale da farti correre e arrivare a quei traguardi che ormai più credevi di poter tagliare…non solo taglierai il nastro da vincitore ma afferrerai la coppa del migliore..quello che lotta senza mollare conservando buonsenso e attenzione all’altrui valore…orsù avanza con la solita tenacia e fidati sempre della tua ispirazione.. quando qualcosa non ti sconfifera al naso o qualcuno da subito non ti garba sai bene che devi abbandonare.. ostinarti nulla ottieni e nulla di buono ricavi…se vuoi proprio rompere la testa piuttosto in estate tuffati in ogni mare che scorgi all’orizzonte tra una nuotata e l’altra farai ottimi incontri che ti ispireran una idea nuova da approfondire per far quel salto di qualità desiderato che in società permette di essere un po’ adulato e un po’ cercato ma sempre riconosciuto un leader dinamico esperto titolato di fortuna che si fa con la propria abilità e coraggio…è specie in attività all’avanguardia che quest’anno il caso t’aiuta se cogli l’attimo.. perciò ricorda che una scintilla vola presto in alto ma se l’afferri con decisione e se non badi al rischio di scottarti tutto nella vita ti muta…d’altronde la prontezza di riflessi è la tua cifra distintiva..quando l’usi a tutto campo l’unico rischio che corri è di sferrar un colpo a chi è molesto a giungere al successo…il 2017 in ogni avvenimento orienta al miglioramento soprattutto avvantaggia chi con la voglia di variare punta verso l’alto sfruttando unicamente le qualità individuali e non gli appoggi di amici e conoscenti utilitari… t’avverto non è la quantità è la qualità quella da auspicare dunque non affannarti a buttar tronchetti alla rinfusa mettine uno alla volta eviti i pericoli di rallentare se non quello di soffocare sul nascere le possibilità offerte dalla sorte che quest’anno credimi tante ne ha in serbo e per tutto l’anno accompagnano e rincuorano ogni passo facendoti scordar le frustrazioni dovute a qualche improvvida decisione del recente passato…in amore fascino e socievolezza saranno armi micidiali per far battere i cuori…tante nuove emozioni e qualche colpo di fulmine ti faranno schizzare l’umore..tuttavia se sei in coppia frena l’ardore potrebbe costarti caro…comunque è destino molte cose cambiano in questo settore..in specie tutte le situazioni poco chiare ti solleticheranno a dare un decisivo taglio..non ci rinunciare fai il bene tuo e dell’altro..se sei single in mezzo a tanti focherelli passionali può spuntar la fiamma dell’amore eterno..afferralo..se esiti lo perdi e rimani a flertare col carbone..niente ostacola la ripresa economica che già da febbraio farà capolino stimolando l’ottimismo ma è in aprile che fiorirà qualcosa di più positivo per ingrossar il borsellino.. tuttavia non complicar le cose lasciando spazio all’euforia punta a raccogliere i profitti così come vengono a recuperare i sospesi legittimi.. non forzare la mano e non sprecar denaro in investimenti a lungo termine…soprattutto evita le divergenze e lasciati consigliare..rammenta come a volte le critiche son assai più vantaggiose dell’approvazione perciò ascoltale e non replicare con scuse a tuo favore..ci perderesti in convenienza e pure in educazione…specialmente se sei obbligato a mantenere le relazioni..in ultimo ti ricordo che l’anno è bendisposto a dare…solo tu puoi fartelo contrario e non ottenere se agisci in preda al panico in caso di qualche avvenimento indesiderato.. e ce ne saranno…perché la difficoltà maggiore non sta nel risolverlo ma nel modo d’affrontarlo…benessere e salute quasi sempre van di passo qualche fitta involontaria può venir dall’ansia, l’emicrania dal nervosismo e luna contraria..l’insonnia da sbalzi umorali e cattiva digestione.. nel salutarti quel che posso aggiungere è sii te stesso e tutto filerà alla grande..se vorrai cambiar lavoro fallo per te e non per assecondare altre volontà..se vuoi metterti in società scegli persone in affinità d’intenti ma più che altro di carattere equilibrato.. se il lavoro non l’hai proprio allor ti consiglio di metterti subito in moto..il motto di quest’anno è svolta quindi.. chi va trova l’angolo chi indugia nel vicolo cieco brancola..se vuoi tentare la cabala dice di puntar tre numeri a caso di uno scontrino o sui primi tre di un auto di color rosso..per qualunque decisione evita novembre…se chiudi l’anno viaggiando t’assicuri un eccezionale vantaggio che ti animerà casa e famiglia. Buone stelle buona vita!

cancer

Cancro: acqua, femminile, cardinale, 2 stomaco luna bianco perla
Bioritmo oscillante azione altalenante
Novità è parola chiave ma nel tuo mondo lunare si va sempre a balzelli come un marsupiale…però con un po’ di strategia tutto il mondo si gira…se poi si aggiunge la fantasia anche in un fagiolo si scopre l’arte creativa che sprona l’ingegno a connettersi con l’armonia per comporre alla vita una nuova suggestiva sinfonia….all’inizio le note sembreranno scordate il fluire caotico e tutto parrà statico ma via via tutto scivolerà leggero e sarà chiaro che a ritmi incalzanti il nuovo sopravanza l’abitudine soppianta e nulla assomiglierà al prima…sull’onda stimolante articolare la vita quotidiana in precisi obiettivi sarà determinante.. tradurli tutti eccitante. in concreti successi un vero tour ma..se non lo sai in quest’anno è con l’agire intelligente che si arriva all’eccellenza senza neanche spendere le energie..perciò nel condurre gli eventi anche sgraditi e molto impegnativi frena le reazioni emotive e non poltrire e quei risultati fruttuosi che tanto ambivi in tutti i settori avranno il profumo della realtà…finalmente a ottobre la musica cambierà e..vedrai che tutto il mondo intorno a te  prende a girare in sintonia con le aspirazioni e non sarà un sogno se all’improvviso ti ritrovi ai vertici e da trionfatore guardi chi abbasso sottovalutando le tue competenze rosica al successo…eh si caro cancerino è un anno decisivo per dare slancio positivo a carriera relazioni e prestigio pertanto non perder tempo a fantasticare vivi e lasciati andare.. te l’ho detto segui il ritmo e tutto procederà in direzione giusta per trovare soluzione a ogni problema e concludere alla grande a tuo favore scopi e obiettivi in ogni settore basilare del pratico andare…anzi di più..lo sai però che essere in auge è una soddisfazione ma pure un trappolone per restarci non deconcentrare l’attenzione e non lasciarti ingannare da qualche sgradevole ciarla è solo questione temporanea che si dissolve da sola nell’aria…piuttosto fino all’autunno cura bene gli aspetti finanziari non esaltarti per qualche introito di troppo ne t’angustiare per qualche spesa eccessiva…all’andamento oscillante subentrerà un flusso d’introiti maggiori che riequilibra la bilancia e fa guardare al futuro con tranquillità..sai che in questo settore è pure possibile un vero exploit economico che ti parrà d’esser re Mida..quindi non cedere all’ansia vai avanti a passi di danza…la fortuna non sarà rapida ma arriva e t’assicuro arriva e ti poggia le finanze in prima linea…ribadisco novità c’è nell’aria e la vita in meglio ti cambia..anche in amor se non fai il romanticone ma al volo cogli l’occasione trasformi un incontro da sogno in stabile passione.. tuttavia desiderio e tormento sono il tuo difetto non farne un dramma se non trovi subito chi ti contraccambia col medesimo entusiasmo..spesso sono gli affetti meno suggestivi a creare un clima di tepore di lunga durata e quelli antagonisti a dar maggiori gratificazioni..se poi è la lontananza a crearti dubbi non riempire le giornate con assilli tanto non è la distanza a dare certezze ma la fiducia nel partner e nei sentimenti..il succo è o ti fidi o molli e altrove peschi…nel salutarti aggiungo “crederci è favorir la sorte dubitare alienarsi l’occasion migliore” il 2017 positive svolte ti prospetta ma se a volte ti sembrerà di essere sulle sabbie mobili piuttosto che su un terreno solido e fertile non dimenarti usa il sesto senso per accompagnare i passi…in fondo col tuo essere un po concreto e un po magico lo sanno tutti che te la cavi sempre nelle situazioni drammatiche…quando poi vi aggiungi quel sentore di cocciutaggine aggressiva neanche se finisci nel buco nero ti arrendi per cui di che vuoi aver paura…solo i tuoi bizzosi sbalzi d’umore possono intralciarti il dinamismo fattivo e produrre scontri e attriti con chi ti sta vicino…ma benché il tuo punto debole è lo stomaco digerisci anche i rospi e pacifichi i contrasti..e con la fantasia tuo punto forte fai spuntar fiori dai terreni aridi..se non fai il gambero quest’anno col futuro voli alto e con gli amici fidati puoi pure concederti una sosta sul monte bianco…scendendo fermati ad Aosta.. ci trovi una risposta che dentro ti gratta..chissà..gratta gratta .. all’occhio fortuna balza…con buone stelle.. buona vita!

toro

Toro:terra, femminile, fisso, gola, venere, verdeazzurro, 4
Bioritmo stabile azione costante
Woow torello..e chi ti ferma.. dire che vai alla grande è dire poco… quest’anno hai una marcia in più che se l’ingrani senza titubare già al nove gennaio arriverai a dicembre che manco ti parrà di aver viaggiato in lungo e in largo per 365 giorni ma per qualche secondo..ecco la velocità è” l’arma” da usare per arrivare agli obiettivi desiderati in ogni campo in cui ambisci risultati o vuoi cambiare status… usala senza risparmio..non è il caso usar la tua solita oculatezza..frenandoti fai la scelta comoda ma rischi di sprecar inutilmente denari e energie..le stelle brillano assai…non startene a sognare non rimangono a lungo a illuminar la via che ti porta al successo..scendi in campo senza pensar all’economia e utilizza tutte le capacità che tieni in serbo.. sotto un cielo così stellato anche chi ha scarsa voglia di mettersi in gioco trova la cometa che attrae il talento e riesce a realizzare un trionfo stellare…lo so per te la comodità è un agio irrinunciabile..beh per una volta scomodati è necessario se veramente ambisci ad arrivare a concretizzare pienamente gli obiettivi professionali e ancor più quelli sentimentali…non ti pentirai..in fondo non ci vorrà un gran sforzo basta solo seguire il vento favorevole che spira forte in direzione dei traguardi desiderati…l’arrivo sarà eclatante e pure rivoluzionario al tuo solito tran tran ma i progressi esistenziali talmente gratificanti e gustosi da appagare anche i palati più pretenziosi..tuttavia la vanità può farsi venire l’acquolina in bocca e non accontentarsi degli assaggi…un po’ assecondala ma senza eccedere nella perfezione..la troppa ricercatezza in professione o in quant’altro ti golosa d’acciuffare spesso fa perdere di vista il fine e trasformare un’ottima minestra in un banale minestrone…comunque per non errare.. sfrutta l’ambizione per migliorare la tua attuale situazione e mettici un pizzico di ironia…sarà un ingrediente prezioso a mantenerti in linea con la fortuna e schivare di allargare qualche strappo relazionale nel lavoro e in famiglia..qualche frizione collaborativa potrà farti perdere le staffe e farti a stantuffo sbuffare..non darci peso.. volgi lo sguardo e vai col tuo passo di torello sicuro delle sue pretese e senza guardarti indietro otterrai ciò che vorrai..anzi sarai così convincente da avanzare in carriera più di quel che avevi in programma o speravi prima o poi di azionare…siccome nulla si trova a regalo..in contraccambio le responsabilità aumenteranno e avrai meno tempo da dedicar a svago e relax..però gioverà tanto al tuo guadagno da risollevarti lo spirito che non ne avrai bisogno…economicamente l’anno t’assicura che alleggerirà la pressione dell’ansia tra spese e ricavo non ci sarà quel divario da spossarti le meningi..i guadagni prevarranno..anche sanando le situazioni sospese e precarie ti rimarrà più che il necessario…quindi vai con entusiasmo e guarda al futuro con maggiore fiducia…capisco tutto non si ha mai e qualcosa manca per sentirsi pienamente realizzati e talvolta a intralciare il cammino ci si mette pure l’invidia del vicino o il babbeo cretino..ma è il carburante della vita reale…i guai inaspettati oltre tener acceso il motore vitale servono a migliorare la destrezza e l’acume intellettuale per sgombrarsi il campo da arare…quindi vai e fai…piuttosto in amore c’è un po di torpore che non facilita i rapporti di coppia e rende distratti in quelli da intrecciare..non crucciarti senza affetto non rimarrai…all’orizzonte anche sentimentalmente le stelle brillano e risveglieranno i sensi spentarelli..attento.. non precipitarti da toro…potresti rischiare di sbagliarti…affidati al fascino del riservato cavallino per farti notare e suscitare più desiderio in chi trovi sul cammino..lascia gelosia e possessività alla porta per conquistare chi insegui o per riprendere contatto con chi da tempo ti sfugge…in tutti i rapporti interpersonali punta sulla discrezionalità e agisci in sintonia col motto annuale “chi ha buona reputazione ha chance da vendere” nel salutarti aggiungo ogni mese è ottimo e ogni giorno utile per seminare e raccogliere quindi tanto più fai tanto più mieti risultati pratici tanto più metti riserve in granaio…a te tanto caro..però se ti salta la pazienza e vai in bollore esci e fai una lunga camminata..il contatto della natura sarà un ottimo infuso d’equilibrio e armonia se invece la solita vista t’annoia cambia finestra e viaggia ma se ti solletica la fantasia punta su Venezia la data di nascita. Buone stelle buona vita!

bilancia

Bilancia; aria, maschile, cardinale, venere,azzurro,6
Bioritmo altalenante azione stravagante
Caspita che ardire bilancino…non c’è che dire farai il funambolo..camminare sulla corda per buona parte dell’anno sarà il passatempo preferito del tuo sagace intuito…tutti ti guarderanno con la domanda ma come fa a correre spedito su quel filo senza cadere..è forse un mago..ha una colla misteriosa o una calamita…lo so… più che rispondere a lor quesiti il sollazzo è farli scervellare..in fondo è noto il perché ti metti sempre in moto.. strabiliare è l’ideale ambito.. arrivare ai traguardi con eccezionale successo l’intenzione che ti sprona.. l’andar a passo lesto il gusto di svolazzar l’abito esclusivo..cavoli è entusiasmante il tuo osar..star su quel filo sospeso tra un burrone e l’altro teso senza un paracadute una rete e mirar al risultato concreto senza oscillar al vento che pure ancor soffia da ogni parte almeno una patacca la merita..ma di certo non ti basta..la vittoria vale ben altro..quel che vuoi è la corona d’alloro con bacio di miss pretesa…quella che sa rischiar per un plauso…attento però non essere troppo spavaldo..quando si è in alto c’è sempre qualche falco in ricognizione pronto ad artigliar na preda per diletto e mai per fame..quindi se lo scorgi muovi i piedi e crania l’intelligenza come sai destramente fare..fermarsi è come dirgli aggangiami son qui che aspetto… intendi vero..chiaro mantieni l’eleganza..quella si che non ti manca..sicuro è in quest’anno che il tuo rischiare è la scelta adeguata per anticipare all’occasione vantaggiosa la porta da infilare per offrire all’intraprendenza razionale una idea inconsueta e un po bislacca da utilizzare in velocità supersonica tanto è prospera..qualunque sia l’obiettivo da tempo sul piatto del bilanciar quotidiano schizzerà talmente in alto che ti parrà di averlo più che realizzato sognato..tuttavia non lasciarti fuorviare.. mentre da combattente ardito porti l’esistenza su un cammino di fioriti successi ..resta fedele alla trasparenza il perché lo sai… i chiaroscuri sono come la nebbia quando cala fitta tutto vela ma al primo raggio di sole  con lo scomparir  tutto palesa..e pure un irrisorio sgarro può convertire in pesante masso…a te la saggia decisione…tanto più che sai come schivar la seduzione..sei tu il campione che abbindola anche un lucertolone..quindi sta alla larga da chi ti lusinga hai tante di quelle qualità con cui ottenere in ogni campo della vita il fior fiore..gioverà alla coscienza all’intelletto e soprattutto al conto in banca che da amante del bello mai ti stanca se ti finanzia i desideri di aver attorno un panorama di bellezza acculturata..diversi saranno i fronti da impegnarsi tutti foraggeranno le entrate come mai prima  meritate e sudate..ti ripagheranno di qualche umiliazione e anche di alcune ansiose trattazioni con affaristi ingordi di dominare cedendo nulla o poco a chi deve agli ordini sottostare..e se sei libero professionista… non permalosare..un bel gruzzolo ti rifarai..sfrutta però da subito l’aria che aspiri è già buona per rimpinguare..ti consiglio di puntar sul pratico e meno sul sentimento.il 2017 è un tantino ostico .nel campo degli affetti tira forte il vento  difficilmente le situazioni resteranno immobili…eppoi non è un anno affettivo da tenere i piedi in due staffe tantomeno per incantare o duellare…è esigente..  ma è giusto nello scompigliare il modo solito di flertare…tanto per chiarire qualche inaspettata ventata con la primavera avanzata darà da pensare..un po’ sarà emozionante ma un po’ sconcertante..dovrai decidere all’istante..in amore non tutto può rimaner passione a scapito di stabili affezioni..neppure nell’amicizia gli affiatamenti passeggeri reggono il tempo..solo le affinità sincere resistono e superano indenni i paragoni..nel salutarti aggiungo “a tutto si trova ragione se si ha alleata la ragione” con grazia e gentilezza il 2017 ti farà dir la tua e il destino col suo zampino spalleggerà l’avventura esistenziale a lungo andare  prima rasserenando poi convertendo il clima attuale in turbinio di generose circostanze..il tutto sta al momento di coglierle nel saper dosare l’agire e l’intelligere..comunque se il dubbio t’assale passa al mercato rionale e comprati una t shirt rovesciala e guarda se puoi lavarla a secco o ammollarla..nel secondo caso carica i bagagli e parti per una meta culturale..scoverai la mappa d’un tesoro  per associarti a un vero ciclone di simpatia
e iniziare un percorso non più da funambolo ma da ricercatore.  Con buone stelle
buona vita!

zodiac-dali

Buone stelle buona vita a tutti! A ritrovarci con altri segni …

bydif

l’immagine in basso è opera di un grande artista surrealista che amava gli astri :

” lo zodiaco” di Salvator Dalì