Natale si avvicina

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Natale si avvicina

in piazzetta non si avverte la solita euforia

piuttosto si respira un’aria di vecchia malinconia

Manco la vetrina ammicca con aria sbarazzina

ti mostra qualcosina tanto per dovere

e nemmeno la commessa ti serve con piacere

anzi, anzi ti guarda assonnata e scocciata

neanche fossi la prima cliente sgarbata di giornata

che entra a scarabattolare per dare un’occhiata.

Che dire poi della mercanzia proferita.

In malo modo ammucchiata

ha  un’aria così sbiadita da sembrar usata e riciclata

Natale si avvicina

sui marciapiedi pieni di rossi zerbini

la gente passa e guarda, ripassa e riguarda

ma come avesse timore di un incognita che la sovrasta

a comprare non s’azzarda.

C’è chi gira da straniera bislacca

stringendosi al petto una vecchia casacca

chi invece con l’occhio distratto

cammina guardingo come un gatto che sta per mangiarsi un ratto.

Sotto la galleria addobbata da lucette a cascata

la gente gira, gira, va su e giù come se non ci vedesse più

o fosse strabiliata da tanta pochezza mostrata.

A una commessa sbadata una signora impettita domanda :

dove trovo il muschio, la ghiaia, la statuina di gesso della lavandaia?

Neanche se avesse chiesto la luna

quella, la guarda perplessa, irride, scuote la testa.

Natale si avvicina

ma l’aria che si respira è stonata

sa di gente frastornata e pure un pochetto abbacchiata

tutto rimira e rigira con faccia schifignata

e per non farsi considerare una campagnola pitocca

parlotta, si sfrega naso e mani sussurra torno domani.

Natale si avvicina

La gente gira, sospira e guarda ma…

a comprare un cacio non s’azzarda

manco il carrello prende al supermercato

per 4 uova, un l. di latte, 1kg di farina

qualche costina di lattughina strappata con aria furtiva.

un cestello basta e avanza.

Una mela, una clementina?

osa una depressa commessa con la treccina.

No, grazie, son roba da regina, eca una signora ben vestita!

Natale si avvicina

Nella galleria addobbata non manca l’aria allunata

manca l’arzilla vecchina con la sua gonfia sportina

il sorriso felice di una qualunque bambina

la mamma dall’aria gagliarda che compra e beata ti guarda

manca il giovane dallo sguardo malizioso e pure un po’ sfizioso

l’operaio baldanzoso e l’impiegato ambizioso

la giovane imparruccata e la professoressa gratificata

Natale si avvicina

La gente gira e ammira con le tasche piene di brina

per una politica scriteriata spergiura d’essersi impegnata

passa e ripassa davanti ogni vetrina

sospira la tredicesima andata a far compagnia  alle bollette sul tavolo di casa

stanca siede sconsolata sulla panca sovraffollata

a sognare nel Natale che si avvicina una magia

per acquistare la speranza di una nuova prospettiva.

natale si avvicina-

…  impressioni pre-natalizie..girando  in un villaggio mercato non lontano dal mio paesello…

felice attesa

bydif

Amica mia

africa 2

VORREI

AMICA MIA

NON PARTIRE

VORREI

AVVINGHIARMI ALLA TUA MALIA

UBRIACARMI DEL CALORE CHE T’AVVAMPA

SPOGLIARMI

SVOLAZZARE SINUOSA

RAMPICARE LA CORRENTE RITROSA

VORREI

TUFFARMI

NELL’ACQUE SPIROSE

AVVOLGERMI

NEL VENTO SALIENTE DALLE CAVITA’ VITROSE

ALEGGIATO

IN VERDI SCIACQUII

DA UN OCEANO INDIANO FATATO

VORREI

NON SPRECARE ATTIMI PREZIOSI

EMPIRE L’ANIMA MIA DI SUONI IMPETUOSI

SOPORIRE

I VAPORI VOLUTTUOSI DELL’ ATALANTINO

IN CIMA ALLO SPERONE PALADINO

GRIDARE ALL’ECO

TRASLOCA IL MULINO

DEL CUORE

NEL REGNO FORASTIO DEL DESIO

VORREI

ROTANDO LO SGUARDO

ABBRACCIARE LA FORESTA LUSSURIOSA

VALICARE

I CANCELLI DELL’ORDINARIO

INEBRIARMI

DÌ VITA ANTICA MISTERIOSA

PELLE FUMIGATA DA SOLI COCENTI

SUDORI ARDENTI SPALMATI IN DIAMANTI

PIOGGE VELIERE

SERRATE TRA ROSACEE SCOGLIERE

VORREI

ESPLORARE LE VISCERE VULCANE

INCONTRARE L’IGNOTO UMANDIO

LASCIARTI SENZA ADDIO

VORREI

CIRCUNNAVIGARE IL MARE CHE T’ABBIGLIA

CARPIRE L ’ENERGIA DI TERRA AMICA

CHIUSA

IN SUOLO OCARINO DÌ FATICA

SFERZATA DA RUGGITO D’ONORATO CRINIERO

BARRITO TONANTE MORZO D’ AVVENTURIERO

SFIORATA

DA PETALI DI FRONDE NERE

BAMBINI BALZELLANTI SU GRANI STRANIERI

SCROSCIATI DA INSODATI SENTIERI

QUAL FIORI SINGOLARI D’ABBAGLI SENSUALI

GIUNTI DA PARADISI ANCESTRALI

VORREI AMICA MIA

ANDARE LONTANO SENZA MALINCONIA

CAVALCANDO I TRAMONTI INFERINI

ARCHETIPI FUOCHI USURPATI A DEI ALATI

INFIAMMATI DA CIELI SCATENATI

VORREI

IN TUA COMPAGNIA

SALTARE NEI PRATI SCONFINATI

SAZIARE I DESERTI DESOLATI

PIANTARE UN FIORE NUOVO D’ARMONIA

LASCIARE UN PIZZICO D’ANIMA MIA

VORREI

PORTAR CON ME LA TUA MAGIA

CULLARLA OGNI MATTINA

DESTARLA

SUL PETTO ANSANTE D’AMORE E MERAVIGLIA

BLOCCARLA NEL PUGNO

SCOLPIRLA NELL’OCCHIO

RITROVARLA

NEI CASSETTI DELLA MEMORIA FRESCA DÌ SAPORE

SCORRAZZARLA IN OGNI DOVE

FIN QUANDO

EVAPORANDO IN STELLA

RICADRO’

LUCCICANDO SU LINFA DI FOGLIA

SDEBITANDO’ IL FAVORE CON VIRTU’ DI CIGLIA

AD AMICA PRODIGA CHE M’EMPI’ DI GIOIA

e.r

africa

Grazie Lucy!

dif

Lady Diana: Una stella di prima grandezza

Lady-Diana

A guardare la foto su si potrebbe pensare: che c’è di strano da mostrarla?
è solo l’immagine di una mamma strafelice di divertirsi insieme ai propri figli !

Vero, è una mamma sorridente con i figli, il fatto è che è una principessa, è Lady Diana e i ragazzini dal sorriso smagliante di gioia sono i principini William e Harry, figli dell’erede al trono d’Inghilterra. Poco cambierebbe tuttavia al guardare l’immagine se quella mamma principessa oggi non può fisicamente ne carezzare ne abbracciare e divertirsi con quei ragazzini. La mano invisibile di agosto del 1997 nell”ultima sera, come fosse una farfalla l’ha “catturata” in un tunnel di Parigi e portata con se.

Son passati 20 anni da quella sera di Parigi in cui drammaticamente la luce terrena sparì dagli occhi di Lady Diana e un enorme dolore entrò nei cuori dei figli, allora adolescenti William e Harry e sconvolse tantissimi, in ogni parte del mondo. A distanza, volendo dedicare a questa principessa un pensiero, è difficile trovare e scrivere parole che non siano già note. Prima e dopo quel 31 agosto, è stata fulcro di attenzioni e di esplosive rivelazioni. Di questa donna, madre e principessa, con credito e discreto, luci e ombre, moralismo e cinismo in migliaia e migliaia in ogni angolo del mondo hanno scandagliato i meandri di psiche, indole e comportamento, creato buchi neri, detto e ridetto cercando di inghiottire immagine e memoria. Prima e dopo la tragedia, gossippari rivistaioli, fotografi scooppisti, lingue velenose, divulgatori traditori, scrittori rivelatori, violatori di privacy, l’hanno rivoltata come un calzino per strapparne segreti e fragilità. In tutti i modi e le maniere più o meno corrette è stata offerta sui media come “cibo” prelibato a voci commenti, opinioni, lucri. Esposta a mo di trofeo di conquista di assolute verità su vita e morte da questo e quel salotto confidenziale, da questo o quel presunto amante, maggiordomo, conoscente e…Insomma da quando la Favola pubblica di lady Diana iniziò non si contano coloro che l’hanno sezionata, smembrata, ricostruito su libri, in documentari e tutto quello che si può ciò che pensava, immaginava, desiderava, mangiava… e quasi fosse un cristallo trasparente descritto e informato il come era dentro e fuori.
Già come era veramente nel profondo dell’essere Diana? La mamma dal sorriso espansivo e fragoroso. La donna complessa che girava il mondo, carezzava i bimbi malati, incontrava Madre teresa di Calcutta, andava in campi minati? Ecchi lo sa. Nessuno. Chi dice di saperlo mente spudoratamente. Per quanto taluni hanno bombardato di averlo scoperto e spettegolato ai quattro punti cardinali del globo, la principessa Diana chi era veramente se l’è tenuto ben stretto e portato con se. Dove? Dove la verità è e non può essere. Nel mondo chiaro e cristallino come i suoi occhi, dolce e gioioso come il suo sorriso, sconfinato come il cuore generoso e altruista.
Evocando il suo ricordo, quello che si può dire di Diana, senza cadere nella retorica è che era prima di tutto una donna vera e capace di esteriorizzare le emozioni senza reticenze. In molti hanno detto che era fragile e contraddittoria se non addirittura senza alcuna personalità stabile e concreta. Puifff puiff, falsità da quattro soldi.
È che Diana Spencer era un anima libera. uno spirito altruista e aperto all’affezione che entrava con disinvoltura negli altri e li conquistava.
E’ che Lady Diana sapeva guardare oltre il palazzo e andare oltre le ragioni della propria convenienza.
E’ che Diana era una stella, non una qualunque stella, una stella di prima grandezza e destinata, nel firmamento dell’esistenza, alla visibilità. Chi la voleva o la vuole invisibile si illude. Possedeva un fascino che scuoteva l’indifferenza e accentrava l’attenzione. Un carisma luminoso e irraggiungibile con un nucleo enigmatico che solo certe stelle hanno. Diana Invisibile? Impossibile! In quel suo faccino paffuto e sorridente, di principessa da fiaba strappacuore, era evidente quanto il sole che si sarebbe fatta luce nel mondo Aveva negli occhi una luce, una energia elettrizzante che “bucava” e in un modo e nell’altro quella energia esplodeva e la consacrava a un destino di ribalta mondiale. Ah, se Carlo avesse scrutato i suoi occhi! Avrebbe visto che dentro avevano un faro stellare particolare che la rendevano unica nel suo genere e che mai Lui poteva ne gestire ne spegnere a suo piacere.
Demolire l’immagine di Diana? Impresa impossibile a chiunque perché quel suo cuore per quanto può risultare contraddittorio conteneva in se un qualcosa di trasmissibile esclusivo che inondava e affascinava. Il suo segreto? Un umanità vera, un amore incondizionato verso i fragili, un anelare a equità, giustizia e armonia, un palese altruismo senza fini e scopi egoistici, un mostrare se stessa con difetti e virtù, un mai nascondere per convenienza emozione e passione. Debolezze? Certo. Ma chiunque l’avvicinava percepiva che erano integranti alla personalità, producevano attrattiva, seduzione, coinvolgimento.
Da che la principessa Diana ha chiuso gli occhi al sole terreno per aprirli a quelli del sole eterno son passati vent’anni ma è come fosse ieri tanto è viva nell’immaginario collettivo, tanto è amata, discussa e tanto, tanto fa paura a chi allora era scomoda da negare un attimo di tempo a memoria che neanche la faccia pubblica si salva! Eppure..
Paradossalmente son proprio quelli che più Le devono! Se attualmente la corona è salva, forte e popolare come non mai lo devono a Diana che si è fatta amare dalla nazione e oltre senza riserve, riaccendendo la sfocata immagine pubblica e innovando l’idea popolare di regno e regnanti. Quantunque freddezza e ingrato annullo di memoria sono miserrime quisquilie inutili, non scalfiscono la dimensione gigantesca raggiunta dalla figura di Diana, forse, suo malgrado, cedendo la vita.
Diana era e rimane una stella di prima grandezza con una luce irraggiante inesauribile. Anzi più dicono, annebbiano, smemorano, più Lei brilla, risplende, si radica e come un grandissimo albero del mistero universale espande il fogliame, allarga l’ intensità delle tenebre a chi la vuole espellere dal suo ruolo terreno di principessa, mamma, icona di stile e di sentimento.
D’altronde se è entrata in tanti cuori, e vi rimane , il suo essere di donna sicuramente celava un magnetismo carismatico, un qualcosa di unico e speciale difficile da extrapolare e ancor più da esporre in modo verace al piazzame in cerca di morbosi inediti speculativi su lady D.
Oggi, certuni gnorrano e volutamente si mantengono a distanza da quella principessa, da quella madre dal sorriso contagioso. E’ sterile! Ci sono i figli, i suoi amatissimi principi Williams e Harry. Non più ragazzini smarriti in una improvvisa tragedia ma consapevoli. adulti dentro una storia di vita. E Loro non dimenticano. Come ogni figlio al mondo non possono dimenticare la madre, la luminosa stella che li ha generati, che amavano e amano nel profondo e troppo presto è andata a brillare altrove lasciandogli in eredità l’umanità senza pregiudizi.

w e h
Oggi, quei due ragazzi-uomini , Williams e Harry, soffrendo, con garbo e dignità, soli, tanto soli da suscitare tenerezza, son principi mica esseri insensibili e senza sentimenti, loro omaggiano la luce di quegli occhi , il sorriso di mamma, soprattutto Loro rispettano l’esistenza, breve ma incancellabile di una donna. Purtroppo anche costretti a difenderla dal facile sciacallaggio divulgativo della sua essenza femminile, dallo stravolgimento falsificativo della sua anima di donna.
Eppoi, oggi c’è il popolo. Popolo che non dimentica. Silenzioso l’omaggia con un fiore. un bigliettino, un raccoglimento, una preghiera. C’è la gente del mondo che ha sognato e si è innamorato di quella principessa, di quella stella magnetica.

by dif

Quella stella di prima grandezza, LADY D, mi piace ricordarla così: umana!

Princess Diana greets patients and visitors while

……

le foto le ho prese dal web e ringrazio le proprietà.

Ripensando

 ora sisma
Ripensando a un anno o giù di lì…
Il cielo è terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca che scende giù dai monti sibillini accarezza la pelle, l’orologio del San Pellegrino coi suoi rintocchi marca il tempo. Nel borgo la vita scorre placa e regolare. Nelle strette stradine il brusio scivola dalle finestre aperte e lieve, come freschi torrentelli, sfiora le case addossate, le porte annerite dal tempo, i gradini sbrecciati, i cocci di gerani, menta, basilico erba cipollina. In questa sera estiva niente turba i pensieri, i sogni a occhi aperti, i desideri, i progetti per l’indomani. Tutto è così solito, rassicurante, avvolgente pacioso che te ne staresti seduta sul ripo a goderti la quiete ascetica, i profumi pungenti, il silenzio profondo e misterioso, i profili nitidi e suggestivi abbracciata alla notte, finché l’aurora ti sfiora, il sole riapre il giorno e riprendi il solito via vai della vita. Poi…Poi… chissà da dove un boato sbrana la dolce quiete e t’assorda. T’arriva una violenta quanto inaspettata zaffata che ti fa oscillare come un pendolo impazzito, ti sgretola la terra sotto i piedi, ti scaraventa su tegole, mattoni, ferrame, urla, lacrime, suoni ermetici, cumuli e cumuli di macerie. Tutto ribalta, sconvolge, ruba la magia e l’incanto dello ieri e negli occhi sbarrati da paura e sbigottimento dissolve ogni traccia di un oggi o di un domani e in turbinio di polvere materializza un enorme punto interrogativo. Un punto interrogativo senza domanda che diventa sempre più grande, sempre più grande a ogni sussulto della terra. Tanto grande che ti ceca la vista e blocca il cervello. Nell’essere tuo niente più obbedisce alla ragione. Con la lingua secca, la parola che manca, l’orecchio rintronato da rimbombi ignoti, i piedi non vanno ne avanti ne indietro. La terra trema, tu tremi. Trema e sussulta e sotto gli occhi inebetiti, come tessere di un domino impazzito, una dietro l’altra le case crollano, gli animali scappano, la luce della sicurezza capofitta nel buio e nelle viscere fluisce solo quell’angoscia che come un mostro perfido abbranca e stritola tutto il vissuto fino a quell’istante. Ogni punto di riferimento sfoca, il conosciuto frantuma, impalata a stoccafisso a quel suolo che sussulta una voragine di panico ti inghiotte. Poi…poi l‘orologio non rintocca, l’ora, la mezz’ora, perdi il ritmo, la prospettiva bilica, entri in una dimensione assurda. Colline, valli, prati, borghi, volti mulinellano senza identità. Strade e ponti s’ammassano sui rupi, i telefoni s’ammutano, i mezzi non circolano. Voci indistinte si rincorrono, si accavallano, qualcuna strattona, qualche altra spinge, altra consola. Una donna senza età scruta le mani, una suora a terra cerca la sua corona, un fratello si trascina un fratello, l’adagia piano, per non svegliarlo, sotto un albero e poi veloce corre da un altro, un altro, un altro. Un cane guaisce, qualcuno lo chiama, un bambino bianco da sembrare un angelo, vaga, cerca papà e mamma tra pietre sconnesse, porte divelte, bambole rotte, indistinti cumuli di chissà quali volti, di chissà quali storie, non piange, chiede e domanda. La terra trema, emozioni, speranze e sentimenti confusi s’aggrovigliano, volti seri e mani affannose, cercano, scavano, trovano, piangono, sussultano con la terra, non si arrendono, scavano, scavano, battono il tempo la fatica, strappano al buio fiaccole di vita. Qualcuno felice le ringrazia, altro muto le guarda, altro implora quelle mani abili di quei volti sconosciuti di scavare e trovare, il resto cigola, sospira, prega, s’appella alla Madonna. La voce circola, lo strazio arriva lontano, c’è chi appronta lumini e chi si mobilita. Taluno parte, accorre, giunge e senza sosta soccorre e salva; talaltro arriva ciarla, fotografa, racconta e intralcia; altro dettaglia, rassicura, organizza, ripara e sazia; altro gira, ti guarda contrito, promette, stringe mani, non muove e sai già che non muoverà un dito, ma ai flash narra tutt’altra storia. Nomi e nomi si cercano, si chiamano, corpi inerti sì allineano, nomi e nomi si stampano, si piangono, qualcuno li conta, qualcuno a chi resta giura e spergiura che sarà lesto nel ridargli ciò che ha perso, altro accusa e ricusa ogni colpa del disastro Poi…poi nonostante tutto il tempo transita, viene l’autunno la terra trema ancora e fa passo all’ inverno, tutto s’agghiaccia e le promesse vanno in letargo, la primavera fiorisce le lacrime, i prati si colorano di promesse mancate, le polemiche di rimpallo vanno all’estate e le macerie sotto il sole cocente son tutte lì che ti guardano. Poi…poi una bella fiaccolata, qualche parola di circostanza e una grigliata di facce tostate che passa sotto il naso e ti fumiga l’odorato. Ripensando a come hai passato un anno o giù di li senza più niente di certo e concreto, con ancora addosso la paura che a ogni scricciolo sobbalzi, con ancora negli occhi quel turbinio di sirene, di muri crollati, di tanta, tanta brava gente silenziosa che aiuta, rischia la vita, conforta e incoraggia, con ancora volti, occhi straniti e voci stentate t’accorgi che, malgrado sciacalli, mercenari della parola e ammassi di macerie che cuociono al sole anni e anni di sacrifici e di vite, l‘estate cammina.
È sera, la vita nel borgo lentamente transita. Il cielo è sempre terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca scende giù dai monti sibillini e accarezza la pelle stanca. Seduta sul ripo, a contemplare la natura, ripensando, la notte mi balla quel punto d’incognita che allora, nella violenza dei sussulti, del tremare brutale della terra, mi spaventò, nel mentre era solo il punto variabile sospeso su ogni esistenza Certo, è un punto che non avvisa, arriva e cambia radicalmente la vita. se poi è un terremoto logico che terrorizza. Alzo gli occhi su, su e al biancore di luna l‘orologio di San Pellegrino fisso su quell’ora, quei minuti mi spiaccica un polverone di rammenti e comprendo che devo essere grata al fato. Ripensando devo, anzi ognuno del borgo oltre il caso deve un grazie, un grazie di cuore a quegli eroi in divisa o volontari in camicia che silenziosi hanno agito e caparbiamente scavato, cercato, tranquillizzato. Ripensando, ripensando la sera è diventata notte. Una notte così gradevole, carica di mistero, di magia, di auspici di inizi che mi affascina. Seduta sul ripo resto incantata a guardarla e nel silenzio eremitico della montagna aspetto l’alba.

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Un dolce pensiero a tutti!
bydif

Andando con…

andando con

Sotto Il Sole Splendente

O La Luna Che Occhieggia

Col Vento Che Sferza

O Il Mare Che Rumoreggia

Andando Con Me Stessa

Sempre Trovo Me Stessa

Non Quella Di Facciata

Quella Variegata

Che Trova Il Buono E Il Bello In Ogni Cosa

Non Si Piega Agli Sgarbi Del Destino

Manco Se Le Dà Un Pappino

Da Frantumar Il Monte Cervino

Ama E Odia Con Tutta Se Stessa

Perdona Ma Non Cancella L’offesa

È Indolente Allo Stare In Compagnia

Incita E Trascina Gli Amici Alla Follia

Apatica Al Gaudio Di Ricchezza

Si Turba Per Una Conchiglia Persa

Glaciale A Critica Gretta

Onora Ogni Virtù Negletta

Spietata A Propria Debolezza

Sorride Di Altrui Leggerezza

Andando Con… Me

Di Corsa Assorta O Furiosa

Tra I Sassi Le Sterpaglie O Le Folle

Sotto Le Stelle La Pioggia O La Tempesta

Sempre Trovo Me Stessa

Non Quella Docile E Convenzionale

Quella Ribelle E Controcorrente

Che Trova Il Silenzio Attraente

E La Ciarla Deprimente

Giammai Si Flette Per Compenso

Ne Si Incurva Al Pensiero Coercio

 Si Inchina Solo Al Verdetto Del Tempo

Andando con ..me

Trovo Quella Me

Fanatica Della Correttezza

Che S’infiamma A Cinica Spregevolezza

E Si Emoziona A Garbo E Gentilezza

Quella Che Senza Un Concreto Perché

Scruta Le Nuvole I Volti E Le Pozzanghere

 Incontra Le Risposte A Mille Domande

Mai Nega All’ Ispirazione Un Impeto Meditativo

Neanche Se La Carcera L’imperatore Divino

Che Salta I Fossi Dell’ovvietà

Per Abbracciare I Criteri Dell’immensità

Perdersi Nel Mistero Azzurro

Ritrovarsi Nel Comprendere Il Buio

Andando Con Me

Senza Fronzoli Lusinghe E Frontiere Mentali

Anche Tra Spine Affanni Crudelìe Implacabili

Disarmonie Incompletezze E Fantasticherie

Sempre Trovo La Vera Me

Chissà Perché

Se

Andando…. M’affianco A Te

Tutto L’intorno Si Nebulizza

E Trovo Solo La Me Fittizia.

bydif

” Una Signora vestita di bianco”

 

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Una signora vestita di bianco più brillante del sole che diffondeva una luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua pura, attraversato dai raggi del sole più ardente sulla strada di Leiria si posa su un piccolo leccio e all’improvviso si presenta in tutto il suo virginale splendore agli occhi di tre bambini Lucia, Francisco e Giacinta. Tra un lampo e l’altro di luce accecante, in una domenica precedente quella dell’Ascensione ”una signora vestita di bianco…” dal volto indescrivibilmente bello, “né triste, né allegro, ma serio, le mani giunte appoggiate sul petto e volte verso l’alto, dalla cui destra pendeva un rosario, le vesti che parevano fatte soltanto di luce” entra nelle vite di tre piccoli pastorelli di 10, 9 e 7 anni che abitavano ad Aljustrel e dopo la messa pascolavano spensierati e tranquilli le loro pecore a Cova de Iria, un piccolo appezzamento di terreno nei pressi di Fatima.

Era il 13 maggio 1917, quando “una signora vestita di bianco..” per la prima volta Senza scarpe ma con calze bianche, occhi neri, altezza media, un mantello bianco che dalla testa arriva fino in fondo, dorato da catenine dalla vita in giù; la gonna fino al ginocchio, tutta bianca, dorata dall’alto al basso e in obliquo da catene; una giacca bianca non dorata; le mani giunte con due o tre collane. Alle orecchie dei bottoni molto piccoli; al collo una catena d’oro con una medaglia sul petto per la prima volta si manifesta a tre fanciulli portoghesi. Semplici e normalissimi come milioni di altri coetanei.

Era giusto 100 anni fa, nel pieno della grande guerra, cheuna Signora,… “ vestita con calze bianche e un abito tutto dorato, la gonna bianca fino al ginocchio, tutta dorata da quelle collane che la ricoprono. Una giacca bianca, anch’essa dorata, e un mantello bianco” e “molto bellina” appare a due fratellini e una cuginetta. Tre normalissimi bambini, piuttosto poveri e, com’era allora costume, neanche istruiti che erano si soliti recitare sempre il rosario mentre accudivano i loro greggi ma come tutti i ragazzini, per poter giocare, lo interpretavano tanto da recitarlo in modo alquanto abbreviato .

A quella 1° apparizione, del 13 maggio, ne seguirono altre, precisamente: Il 13 giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, più una straordinaria il 19 agosto. A quella del 13 i tre pastorelli “sequestrati” non erano presenti ma La Madonna, senza apparire, rese certa a tutti la sua presenza la folla sente un forte tuono a cui segue un lampo…una piccola nube bianca appare per qualche istante sospesa sopra il leccio poi si alza verso il cielo e scompare e il volto delle persone, gli abiti, le piante, il suolo si colorano in diverse tinte….” Per inciso, le apparizioni della “signora vestita di bianco più…” furono precedute nel 1914-15 da tre piccole visioni angeliche, e da  tre vere apparizioni di un giovane di luce che in primavera, estate, autunno nel 1916 si presentò come angelo di pace, angelo custode del Portogallo, Angelo messaggero del mistero della SS Trinità.

Come logico quel 13 maggio ” una signora vestita di bianco..” cambiò la vita ai a quei tre bambini pastorini, e cambiò il futuro del luogo e delle persone.

Da quel giorno Cova de Iria, nei pressi della parrocchia di Fatima, da un luogo di pascolo, si trasformò in luogo di richiamo. Si, un fortissimo luogo di richiamo per anime in cerca di armonia, e misericordia. Un luogo in cui ogni anima pellegrina giunge per “rifugiarsi” e trovare nello specchio di se stessi il riflesso di Dio che seda i marasmi intimi, converte la propria “guerra” in pace. Come memorò Lucia: la Madonna aprì per la prima volta le mani, fino a quel momento le aveva tenute giunte, comunicò, a mezzo di una specie di riflesso che emanava da lei, una luce così intima che, penetrando nel nostro cuore, e fino al più profondo della nostra anima, faceva sì che vedevamo noi stessi in Dio, che era questa luce, più chiaramente di come ci si vede in uno specchio.”

Una “signora vestita di bianco e più ..” quel 13 maggio di cent’anni fa ha cambiato quell’angolo di suolo portoghese tanto ubertoso per il gregge dei pastorelli in spazio “d’accoglienza del gregge divino”.

Oggi a Cova de Iria l’erba verde da brucare è sparita sotto bianche lastre ricoperte da un brulichio di piedi e lumi, il leccio della Vergine è una rimembrante colonna di posa nella cappellina. Tuttavia non è sparito il pascolo per le “anime”. È altrettanto abbondante da ricreare quell’atmosfera di gioia, concordia, fede e accettazione che effondeva il cuore semplice di quei tre bambini.

Oggi, Cova de Iria è una grandissima immensa piazza fiorita di occhi, volti, colori, fede, speranze, curiosità che ti invade in ogni poro e ti emoziona nel profondo. E, quella piccola Vergine, nella teca di vetro, adorna in analogia con le apparizioni, con quella corona, donata dalle donne portoghesi, così bella ma così “legata a eventi tragici dell’ultimo secolo “ tanto pesante da piegarLe la testa e lo sguardo, da sembrare che voglia posarlo su ognuno per rassicurarlo che non ha nulla da temere, il peso di tutti lo regge Lei,  è davvero un incontro puro, indimenticabile. Un incontro di madre premurosa che ti accoglie in silenzio, garbo, delicatezza, comprensione, senza giudicare e senza prevenzioni. Dire coinvolgente è dir poco. È così avvolgente da entusiasmare anima e corpo. Perché? Perché in quel volto minuto e tenero, quegli occhi dolcissimi ci si può immergere e dimenticare ogni dolore, oppressione, orrore umano. Leggere una infinità di messaggi tanto incoraggianti da infondere una immensa fiducia, sollevarti e farti sentire una piuma che si affida a ogni vento della vita con sorriso e ottimismo.

Chi ha la fortuna di arrivare nel luogo del leccio, sostare nella cappellina delle apparizioni, è come se arrivasse in un habitat straordinario, una “nicchia” di mondo senza confronti in cui trovi ciò che hai bisogno anche se non lo sai, non lo chiedi esplicitamente o sei agnostico.

Quella “Signora vestita di bianco più splendente del sole” a nessuno nega ciò che cerca, a nessuno preclude l’accesso della via che conduce al suo cuore Immacolato, a nessuno impedisce il viaggio verso le vette impervie della fede, delle aspettative o semplicemente di esplorazione.

La vergine di Fatima è una “Signora che accoglie tutti, tutti abbraccia, tutti conforta”. Nessuno se ne va da Cova de Iria senza un dono, un qualcosa di inafferrabile eppur tangibile beneficio nell’umano camminare.

Eppure in tanti nella Vergine di Fatima ancora vi incontrano solo il segreto. Tutti o quasi, quando si parla di Lei e delle apparizioni, prima di tutto corrono col pensiero al segreto, il terzo, quello che in 100 anni tanto ha richiamato l’attenzione, fatto scrivere, meditare, discutere, ipotizzare, profetizzare, speculare, solo dopo rimemora la Sua mistica divinità. Un segreto in teoria svelato da Giovanni Paolo II nell’anno giubilare del 2000 ma che in pratica continua a suscitare perplessità, presupporre non detti per nascondere flagelli orrendi che travolgeranno i destini della chiesa, dei suoi pastori e dei suoi fedeli; calamità apocalittiche, tanto più tragiche di quelle conosciute che colpiranno l’umanità, e se svelate provocherebbero nei deboli panico, nei forti profittazione e calcolo.

In realtà come ha scritto suor Lucia “non diciamo che Dio castiga; è il contrario. Sono gli uomini da se stessi che si preparano il castigo. Dio rispettando la libertà che ci ha dato premurosamente avverte e chiama al buon cammino; perciò gli uomini sono responsabili”.

Inoltre, come ha sottolineato, quello della Madonna di Fatima è solo un appello al mondo “ un invito che non vuole riempire le anime di paura solo esprimere un urgente richiamo. Non c’è problema ne materiale ne spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con preghiera, sacrificio e devozione. Maria tergendo le lacrime dal suo cuore immacolato consolerà”.

Quindi il “segreto” non è una predizione immutabile, è modificabile dalla condotta umana e dalla invocazione oratoria assidua.

Per concludere:

In cento anni, da che “ una signora vestita di bianco e più luminosa del sole” s’è manifestata agli occhi di tre ragazzini a Cova, cinque Papi e cinque guerre, se si comprende l’ultima che come affermato da papa Francesco è una guerra mondiale a pezzi “, hanno incrociato il Suo profetico. Sicuramente come ha ricordato nel 2010 Benedetto XVI, oggi papa emerito, non si è esaurito nel secolo : “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.

Conseguentemente per la Chiesa e il mondo laico l’iter della donna vestita di bianco, Maria, e dei pastorelli continua? Continua! Ma che si può temere? “Non ti scoraggiare, il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio ” disse. Saperlo, qualunque timore catastrofistico passa. Constatarlo è un emozione profonda!

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La Settimana Santa attraverso l’arte

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Con la Domenica de Passione Domine, più conosciuta come Domenica delle Palme che rievoca l’ arrivo di Gesù a Gerusalemme accolto da una folla osannante che, agitando rami di palme e olivo, Lo acclama e poi, pochi giorni dopo, preferendo Barabba, LO rinnega e fa crocifiggere, è iniziata la Settimana Santa. Ovvero l’ultima settimana del cammino umano di Gesù su questa terra che va dal trionfo alla sconfitta. Chiaramente una sconfitta apparente. Crocifisso per odio, invidia, dabbenaggine, sconoscenza, paura, si grande paura per una proposta di nuova collettività, per il figlio di Dio così doveva essere perché Mandato dal Padre a immolarsi per la salvezza umana. Le vicende umane e divine di Cristo, rievocate nella Settimana santa, hanno ispirato numerosi artisti, pittori, scultori, scrittori e poeti, di ogni parte del mondo, ma anche di musicisti e architetti. Tante le opere d’arte, alcune famosissime, che trattano la Passione di Cristo, dal suo ingresso trionfale a Gerusalemme, alla morte in croce, alla sepoltura e alla resurrezione dai morti, un vero patrimonio culturale espressivo che va aldila della narrazione escatologica. Anche la letteratura ovviamente è ricca di opere ispirate ai Vangeli di autori sia noti sia anonimi, celebre è il Stabat Mater di Jacopone da Todi – XIII secolo- che ha ispirato tanti musicisti come pierluigi da palestrina scarlatti vivaldi rossini verdi. Ripercorrere , giorno dopo giorno, i passi di Gesù, dalle Palme alla Resurrezione attraverso immagini, colte e fissate in svariati modi compositivi e tecniche dagli artisti per me è un modo di seguire gli episodi caratterizzanti la Sua ultima settimana terrena ma anche un sistema per riscoprire opere d’arte di sommo valore artistico. Talvolta, nell’inoltrarsi figurativo percepire pensieri, respiri, dubbi e certezze, comprendere meglio gli sviluppi, le situazioni, afferrare il significato messianico della vita e della morte, la sacralità di gesti e parole; e vista la crudezza di accadimenti accettati e vissuti per amore e verità meditarci e perché no interrogarmi. Soprattutto per domandarmi: da che parte sto io, sto con Cristo o contro? Che personaggio interpreto nelle scene e che parte mi sobbarco nella Passione di Cristo? Quella dell’amica che l’accoglie in casa, lo onora e profuma, del mercante senza scrupoli che usa la Sua casa per trarre profitto, dell’ingannatrice disposta a cedere la sua esistenza per pochi spiccioli o un interprete che si batte per la salvezza, la giustizia e la verità? Sono Pilato che delega ad altri il Suo destino, il ladrone che supplica di salvargli l’anima, il soldato che gli trafigge il costato, l’impassibile indifferente che lascia che un innocente venga trucidato o l’aizzatore disumano assetato di sangue sparso per vacuità? Sono una figurante spettatrice passiva che arricchisce le scene o attiva partecipe dal volto triste di eventi della storia efferati e ingiusti? Sono Giuseppe da Arimatea che lo reclama, lo avvolge nel lenzuolo e lo depone nel suo sepolcro nuovo, una figurante qualsiasi o una che accoglie nel suo animo con tutti gli onori, gioia e convinzione di fede il Cristo della salvezza nel giorno del suo Risorgere? Difficile sempre mi è una risposta chiara. Forse perché, a volte, nella scena della vita tangibile so che potrei rappresentare un po’ tutti i protagonisti iconici

Ma vediamo un po i passi di Gesù, giorno dopo giorno, nella settimana santa e come gli artisti, ispirandosi ai vari episodi descritti nei evangelici, attraverso la loro sensibilità, tecnica  e epoca  li hanno interpretati e rappresentati:

Domenica Santa: giorno del trionfo .

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Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi! “Matteo 21

Lunedì Santo: giorno dell’amicizia, della speranza e della gioia.

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Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”. Giovanni 12

Martedì Santo : giorno dello sdegno, della cacciata, della fragilità.

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Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!. “Marco 11

Mercoledì Santo: giorno del tradimento per avidità, della tristezza

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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Matteo 26

Giovedì Santo: giorno dell’ amore, dell’unità, dell’umiltà, del dono libero della vita. È dal tramonto che Gesù entra nel mistero centrale e ha inizio il triduo pasquale, quei giorni “santi”, della Sua passione, distinti dagli altri. Con l’ ultima cena svela il traditore, annuncia il rinnegamento di Pietro e la fuga di tutti gli altri, istituisce il sacerdozio e l’ Eucarestia, lava i piedi ai suoi apostoli.( Al mattino si usa consacrare gli oli santi)

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“Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione,  poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio.  E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi,  poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.  Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.Luca 22

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“Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. “Giovanni 18, 19

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Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono.  Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”.  Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo:  “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo.

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 “Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza.  E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo.  Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”

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“Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni.  Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre”. Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.”  Luca

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” Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù. Ma egli negò: Non so e non capisco quello che vuoi dire. Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: Costui è di quelli. Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: Non conosco quell’uomo che voi dite. Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre” Marco 14

Venerdì Santo: giorno della sconfitta terrena, della via dolorosa. Giudizio e condanna, flagellazione e incoronazione di spine, caricamento della croce, salita al calvario, crocifissione e Morte.

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Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: Che accusa portate contro quest’uomo?. Gli risposero: Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato. Allora Pilato disse loro: Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!. Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. 

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Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re?. Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Gli dice Pilato: Che cos’è la verità?. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?. Allora essi gridarono di nuovo: Non costui, ma Barabba!. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.”

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“E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.”Marco 15

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Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio” Marco 15

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Poi lo crocifissero “marco 15

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Mantegna_A_50396903_300prima croc scolpita porrtale s sabina 422 432CROCEFISSIONE (PARTICOLARE) guttusocrocifissione dalì

” Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?,  Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?””  Marco 15

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“Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.” Marco 15

Sabato Santo: giorno del silenzio 

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Domenica di Pasqua: giorno della Vita, del riscatto, dell’amore della Resurrezione, 

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“Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola” Marco 16

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“Il  Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.” marco 16

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…..

Nelle immagini utilizzate per accompagnare gli scritti evangelici dell’ultima Settimana di Gesù si  nota come  ogni composizione  mette in risalto l’evento centrale scelto attraverso una personalissima  espressività  che va da un linguaggio figurativo manierato a un vero avanguardismo; inoltre, come opere di stesso argomento mutano di forza simbolica attraverso luce, prospettiva, linea, colore, tecnica nonchè talento e periodo,  tuttavia sempre conservano il messaggio essenziale da far arrivare al fruitore.  Come dire, ogni artista col suo grande o piccolo valore intrinseco è riuscito a  trasfondere quel senso umano e al contempo spirituale  che rende leggibile a tutti i fatti emblematici di Cristo  a cui si è ispirato e ha voluto enfatizzare..

Grazie papà

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LASSÙ

DOVE VIVI TU

NON C’È FREDDO

FAME

CATTIVERIA

MA QUA

CI SI SCANNA

E CI SI ARROVELLA

PER FARE A TUTTI LA GUERRA

LASSÙ

SI RESPIRA ARIA FINA

NESSUNO TI INVIDIA

NESSUNO TI RAPINA

QUAGGIÙ

NON PUOI PASSEGGIARE

SENZA IL TIMORE

CHE QUALCUNO TI ASSALE

E TI GUARDA MALE

LASSÙ

I BIMBI SONO FELICI

IL VENTO LI CAREZZA

LA PIOGGIA LI RISTORA

LA GENTE LI CONSOLA

QUAGGIÙ

C’È CHI LI MASSACRA

RAPISCE

GLI RUBA LA VITA

LASSÙ

NESSUNO È SENZA LAVORO

SENZA PERDONO

QUAGGIÙ

TI INFANGANO

RESPINGONO

OPPRIMONO

LASSÙ

DOVE VIVI TU

GIUSTIZIA

DIRITTO

RISPETTO

NON SONO PAROLE

LASSÙ

AMORE

E LIBERTÀ

SONO FRATELLI

MA QUAGGIÙ

STRAVOLTI

DA POLITICI IMBELLI

SONO BALZELLI

PAPÀ

CAMMINARE È DIFFICILE

QUAGGIÙ

SOLO

LA TUA ONESTÀ

CHE C’È ATTECCHITA

NEL MIO CUORE

MI GUIDA OLTRE

GRAZIE PAPÀ

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I love you

rosso cuore

Ti amo come amo la luce, il mondo, la vita e tutto quanto vi scorre nel bene e nel male.

Ti amo nel grande e nel piccolo, nella montagna immobile, nel prato verde, nel grano maturo, nei frutti rosati del pesco, nella gemma verde d’una foglia, negli occhi d’un bimbo.

Ti amo nello scivolare delle acque limpide d’un torrente alpino, nel mare in burrasca, nel vento che fischia, nell’urlo di paura, nelle nuvole che oscurano il cielo, nella luna che sfiora le mie pupille sveglie, nel sole che sorge il sole o quando la tempesta infuria.

Ti amo nei sudici rigagnoli che scorrono all’angolo della via, nel rombo di un motore, nel fumo d’un falò estivo, nel tremolio di una stella, nel rumore dell’onda, nel tramonto lilla.

Ti amo nell’odio e nella vendetta come ti amo nel giglio puro, nella margherita appena sbocciata, nel gorgheggio d’un usignolo, nel fruscio del vento, nei veli della sera.

Ti amo con impeto, con gioia, con ardore e il cuore stretto nella morsa gelida dell’indifferenza

Ti amo ovunque, oltre il reale e possibile sempre ti cerco in ogni cosa, nell’umanità che incrocio e in tutto quello che nasconde e, ti amerò fin tanto l’amarti mi renderà combattiva, aggressiva, frenetica, senza equilibrio ma viva, guizzante piena di fremiti.

Ti amo perché il giorno mi sembra la notte senza te e la vita inerte.

Ti amo in modo limpido, incorruttibile, platonico, senza domande.

Ti amo qualunque cosa succeda, aldilà del tempo, degli uomini e della vita.

Ti amo con le catene, in schiavitù, liberamente, caparbiamente e insensatamente.

Ti amo nell’infelicità e nel dolore, nella crudeltà e nella tristezza.

Ti amo con la mente, lo sguardo, la disperazione.

Ti amo con il sorriso e gli occhi pieni di lacrime.

Ti amo senza ricevere affetto e gentilezza.

Ti amo perché voglio amarti, anche se non meriti un amore né grande né piccolo.

Anche se appartieni solo a te stesso.

Anche se sei un albero infruttifero.

Anche se detesti l’amore e cerchi l’apparenza, l’ipocrisia, l’inganno.

Anche se calpesti massacri e distruggi il sentimento.

Anche se per te è un gioco, un passatempo futile, una bestiale insipidezza, uno sciupio di tenerezza, un ingordo bottino, una ricca libagione.

I love you

perché…. non posso fare a meno di amarti

Ma….

Se non volessi amarti saresti già un niente, uno zero assoluto.

cuore in mano

 

ByDif

Buon San Valentino

Le Fiabe di “memoria”

Per ricordare come l’uomo, in bene e in male, non finisce mai di stupire:

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“Tuo padre dipingeva queste immagini di nascosto, come un ladro, perché se i tedeschi lo avessero scoperto, sarebbe stato severamente punito. Ecco perché devi perdonarmi se i disegni sono così goffi” Henryk Czulda al figlio. Sopravvissuto a sei campi di concentramento. Scrisse la favola ” le avventure del pulcino nero” come dono da portare al figlio piccolo Zbyszek .

copertina-italiano-
“Le avventure del pulcino nero”
“La favola della lepre, della volpe e del gallo”
“Su tutto ciò che vive”
“Le nozze nel villaggio delle grandi vespe”
“Il gigante egoista”
“I racconti del gatto erudito”.
Le sei favole contenute nel libro pubblicato dal Museo di Stato di Auschwitz,  sono state tutte scritte e illustrate da prigionieri ebrei polacchi internati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

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Come afferma Jadwiga Pinderska-Lech responsabile museo:

“ siamo riusciti a stabilire che almeno 27 prigionieri erano coinvolti in vario modo . C’era chi scriveva, chi disegnava, chi colorava e chi si occupava degli altri aspetti . Ovviamente tutto in gran segreto, durante le pause degli ingegneri tedeschi”

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E’ impressionante come anche nell’orrore più atroce la creatività umana trova il coraggio di ribellarsi e sfidare umani disumani

 

ByDif nel giorno della memoria

 

le immagini le ho scaricate…