Il “Veliero” di San Pietro

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Nella notte che precede la festa di san Pietro e Paolo in molti paesi persiste l’antica tradizione del veliero o barca di san Pietro.

Cos’è? È un rito da cui trarre auspici!

In che consiste? In un soffio di san Pietro!

Si narra che se la vigilia della festa dei Santi Apostoli, Pietro e Paolo, in un contenitore di vetro, bottiglia, caraffa, vaso, si versa fino a metà dell’acqua, si fa scivolare dolcemente la chiara di un uovo, si mette il recipiente all’aperto, sotto una pianta, sul davanzale di una finestra o un balcone, si lascia ai raggi della luna e alla guazza, al mattino, secondo la descrizione popolare dentro il contenitore magicamente si vedrà la barca di San Pietro!

Come avviene? Secondo una antica leggenda è proprio l’apostolo Pietro il pescatore a compiere la magia!

Come? Durante la notte di vigilia della festa, San pietro accompagnato da San Paolo passa sulla terra e per esprimere vicinanza ai fedeli soffia all’interno del contenitore e fa apparire la sua barca.. Ovvero con un soffio trasforma la chiara d’uovo in veliero che a seconda di come al mattino apparirà all’occhio svelerà se in arrivo ci sono tempi buoni o meno!

Ovviamente la barca o veliero di san Pietro va interpretata. Più il veliero sarà bello e ben riconoscibile, avrà tante vele aperte e più promette una situazione generale ottima, con giornate di sole e piene d’ottimismo, piogge scarse. Un tantino meno distinguibile, con meno vele aperte assicurerà un annata discreta, con qualche imprevisto risolvibile, meno sole e più pioggia. Se apparirà un po confuso e con vele strette l’annata sarà assai piovosa e la situazione generale rimarrà più o meno la stessa. Se non si noterà affatto una barca allora si faticherà molto e si raccoglierà poco. Attenzione però, Il veliero a mezzogiorno inizierà a scomparire per cui “la sua lettura rivelatrice ” dopo non sarà più possibile.

Realmente com’è che un albume forma la barca di san Pietro? Per un fenomeno di cambio di temperatura! L’albume, che ha una densità maggiore dell’acqua prima tende ad affondare; durante la notte con l’aria più fresca, l’attrazione della luna e la rugiada la chiara crea tanti filamenti e allo spuntar del sole, a mano a mano che l’acqua si scalda il bianco d’uovo filamentoso sale verso l’alto e nel risalire si apre a mo di vele.

Buona notte e dolce risveglio

Ho già messo la caraffa esposta alla luna. Domattina saprò se San Pietro avrà fatto la “magia” e vi saprò dire se….

bydif

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La ricorrenza della solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli e patroni di Roma nasce dalla tradizione che vuole i due apostoli giunti dalla Giudea a Roma nello stesso periodo e martirizzati lo stesso giorno, anche se in luoghi diversi. Pietro venne crocefisso a testa in giù presso il circo di Caligola in Vaticano. Paolo invece decapitato alle Acque Salvie all’Ostiense. Si racconta che il suo capo mozzato fece tre rimbalzi da cui sgorgarono tre fonti e successivamente vi vennero edificate tre chiese. Il 29 giugno con uguale onore e venerazione In tutto il mondo si celebra il loro trionfo. Alcuni storici peròritengono che i due Santi non furono ne martirizzati il 29 giugno ne contemporaneamente e che in realtà la scelta del 29 giugno è legata all’antica festa divinatoria romana del  Quirino, celebrante i due gemelli Remo e Romolo.

Pietro deriva dall’aramaico “kephà”, tradotto in greco “pétros” e significa “saldo come una pietra, roccia”. Pescatore diventato Apostolo di Gesù fu scelto come “roccia”su cui gettare le fondamenta della chiesa, di cui fu il primo papa. E’ il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, pescatori e per via delle chiavi dei portieri.

Secondo una antichissima leggenda popolare i pescatori che vanno in mare a pescare nel giorno della sua festa si imbattono nel diavolo che scatena una tempesta, per questo scaramanticamente molti pescatori escono in barca.

Paolo invece deriva dal latino volgare paulus “piccolo”

San Paolo detto l’apostolo delle gent, originario di Tarso fu prima persecutore dei cristiani poi incontrò Gesù Risorto  sulla via tra Gerusalemme e Damasco si convertì e predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. -da ciò nasce il detto “fulminato” sulla via di Damasco. E’ patrono dei cordai, teologi, panierai, cestai, di chi si occupa di stampa, viene invocato per allontanare le tempeste, a salvaguardia di pericoli dei morsi di animali velenosi.  San Paolo ha anche fama di “esorcista” o guaritore dei tarantolati.

San Pietro e Paolo sono due santi  fondamentali nella la storia della chiesa in quanto   costruttori di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana.

La notte di san Giovanni, la notte senza inganni.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, san giovanni battista giovane 1602

La notte che precede la festa di san Giovanni Battista, l’asceta predicatore che battezzò Gesù e fu martirizzato con decapitazione per ordine turpe di re Erode Antipa, è la notte più breve e veritiera dell’anno.

Da sempre considerata la più rituale, luminosa, magica e folkloristica  ormai non c’è paesino, compreso il mio con “la guaz de van”, in cui la fantasia popolare non  spazia tra sacro e profano per organizzare fiere e festicciole di richiamo aggregativo. 

Tanti sono i riti prosperati dall’immaginario collettivo su questa notte. Alcuni provengono da preesistenti cerimonie pagane legate al solstizio, allo sposalizio della luna col sole, ecc che si sono fusi e confusi con quelli che precedono il giorno della nascita del Santo. È arcinoto che nei riti si va dai propiziatori come i falò, i bagni di guazza, di acqua, di luce solare, a quelli che si intrecciano a superstizione con streghe, sortilegi, sabba, magie; a quelli evocativi di leggende antichissime con fate, fiori, mietiture, frutti e spose a quelli purificatori della terra e del se; a quelli divinatori di amori e innamorati a quelli di raccolta di erbe officinali, di scongiuro, di protezione, di meditazione, di esposizione alla luna, di preparazione di liquori a quelli di carica magnetica di pietre, liquidi, persone.

Si può dire che la notte di vigilia della nascita di Giovanni il Battista è la notte in cui a tutto è dato un potere straordinario, in cui tutto nel bene e nel male reso possibile, una notte a cui tutti e tutto possono attingere energia positiva da utilizzare per rigenerare, purificare, risanare ma anche trarre forza negativa da impiegare per scopi opposti come distruggere e maleficare, quindi la notte dove luce e oscurità si sfidano. Come dire che a ogni essere vivente o cosa animata e inanimata è data la possibilità di scegliere da che parte stare, o da quella chiara del bene o da quella scura del male, non ci può essere tergiverso, via di mezzo o mescolanza, perché come recita un vecchissimo proverbio, “ a san Giovanni non sono ammessi inganni.

È la notte della verità a cui a nessuno è dato sottrarsi. La notte chiarificatrice di ciò che si è in rapporto a se stessi, agli altri, alla natura al cosmo. Quella in cui l’uomo volge tutta la sua attenzione alle meraviglie del creato: colori, profumi, gioia allegria, ritrova quella leggerezza di corpo e spirito che ridona armonia e equilibrio. Una notte prodigiosa che avvera l’impossibile tanto che come affermava Shakespeare anche i sogni sono veritieri.

È in questa notte che v’è racchiuso quel segreto e magico potere nel quale da mezzanotte al sorgere del sole in una brocca di acqua si può vedere con limpidezza riflessa la propria anima, con tutti i suoi turbamenti e complessità, scoprire il vero volto di se stessi con ciò che di sbagliato si porta appresso nell‘intimo e ha la possibilità muovendo l’acqua di liberarsene e iniziare un nuovo cammino interiore che troverà il suo perchè al solstizio d’inverno. 

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Buona guazzata a tutti!

bydif

……in altri post  ricette del nocino e del ciliegino, l’acqua odorosa, le erbe notizie sul Santo e altre tradizioni.

.nel’immagine in alto: san Giovanni Battista giovane – del Caravaggio

in basso:le mie erbe e fiori

Labor day.

1maggio

Labor day, Labor day. Ma che è?
É la Gran Festa del lavoro e dei lavoratori!
Dici?
Dico!
Bah, a me sembra solo un giorno festivo qualunque.
Qualunque!!! Ti sei forse scordata come è nata questa festa? Le lotte, le pene, i sacrifici, i morti, i…
No.
E allora? E allora son tempi andati, vecchi, stravecchi e fottuti!
Ma che dici, il tempo del lavoro non ha età, non va mai fuori moda,non ha scadenze è sempre attuale.
Illuso e pure visionario! Lavoro,lavoro, lavoro, ficcatelo nella zucca, il lavoro non c’è, è morto e sepolto, ovunque rimpiazzato da concertoni scassa timpani.
Mannò, sei catastrofista, il lavoro è vivissimo. Eppoi lo dice pure la Costituzione che è un diritto per tutti.
Diritto….fiuuuù …a stassene a casa a scassà le mosche, a implorà i santi de fatte dà na mano a trovallo, a scoiatte le meningi per improvvisarlo, a supplicà de togliete dalla dannazione giornaliera de invià curricula senza risposta, de fatte magnà pure a te na patata, de datte la possibilità de’ un minimo di dignità, de …de..
Aoh, te sei alzata col piede storto oggi che vedi nero?
No, me so alzata col sole in faccia che me fa vedé chiaro e limpido che la nobile fatica del lavoro è stata ridotta a indecorosa fatica de sognà il lavoro. Ma dai, io lavoro, non sempre ma ogni tanto arraffo tre mesetti de stipendietto de 800 euri, se poi ce metti che me posso coltivà l’hobby del rimedio qua e la, fa diverse cosucce senza l’incubo de sottostà a padrone me pare che oggi posso festeggià alla grande.
Si, pure io lavoro a 400 euri un mese si e uno no. Ma..
Ma che… Beh, me pare che oggi te poi stravaccà al sole senza pensà, la vicina mica ha sta fortuna, porina va sempre a magnà a casa de carità.
E i figli, i giovani. Non pensi a loro. Che futuro hanno?
Futuro, futuro.. ma che te vai a pensà, oggi si vive sull’oggi, il futuro è roba per paurosi, da popolani che non sanno adeguarsi alle sfide dei cambiamenti. Ma te pensi mai quant’è stimolante campà na vita in cui ogni mattina te devi inventà come pagare affitto, bollette, pizzicagnolo, scuola, asilo e tutto l’ambaradan?
Ce penso, ce penso assai che a volte so stracotta de rabbia e tristezza!
Beh, se te viene la melanconia, per tirarti su il morale, pensa ai politici, ai rikkie, ai… o ai… quanto so sfortunati, porinelli!
Che te staie a di, le scemenze o ..perchè se ce penso…uhh stamme alla larga che te stroncico la camicia e pure il faccino.
Dai non te surriscaldà.Rifletteci un tantino quelli se morono de noia, e quando non se morono esausti de noia se danno un gran da fa a ditte che il lavoro è un residuo antiquato, gli Adamo ed Eva oggi non se devono più sudà per vivere onorevolmente, sfamà e cresce i figli, oggi se devono sudà solo per arrostì al sole e sfoggià na abbronzatura da invidia. Me voi di che  non so porini de mente? Dici.
Dico. 
Pane e acqua  son pronti?
Si, chiama i ragazzi e andamoce al concertone a godé a tutta sto Labor Day. Tanto…
Tanto che?
Che…che…se sei precario, sottopagato, ricattato, senza lavoro, e..e…sei considerato un privilegiato.
Allora, è non è la nostra festa?
Eccome se lo è!
Allora, nun ce stamo proprio a pensà, godiamoci sto privilegio!

papaveri

Felice 1° maggio a tutti!

bydif

25 Aprile: giorno della libertà. Ma

Milite-Ignoto

25 Aprile:giorno della libertà. Ma da dove viene? Viene, viene dalla…

Resistenza che non è una leggenda, un aneddoto, un vecchio fatterello di cronaca, un giorno festaiolo di sbandierata piazzaiola, un itinerario folcloristico o una cerimonia sfilareccia per vecchi nostalgici. Tantomeno ha un colore definito che può essere accaparramento di questa o quell’altra ideologia partitica, un esclusiva di memoria o di rivendicazione di valori a senso unico. È un realizzato libertario concreto di storia del nostro paese. Storia di lotta di uomini e donne che da nord a sud hanno combattuto con ogni mezzo per riprendersi dignità e libertà. La resistenza è rivelazione di ciò che donne e uomini possono fare quando non si sottomettono alla tirannide; quando non si arrendono alle difficoltà; quando rischiano il tutto per tutto, quando si espongono con idee e fatti; quando combattano per il bene comune senza distinguo; quando non temono per il loro oggi ma per il domani dei loro cari, per il futuro delle generazioni. È quando donne e uomini uniti prendono in mano il destino del loro paese. È un patrimonio di reazione alla paura e alla acquiescenza dispotica da tenere in bella vista ogni giorno per evitare che la “storia” si ripeta. Si dice sempre che la storia insegna. Attualmente però ne dubito. A quanto leggo o sento in giro per certe memorie corte o troppo impegnate a lustrarsi gli scarpini con la vita altrui non è poi così. Mi scappa da dire che non son certo memorie degne di cerimoniare quei tantissimi morti sui monti, nelle campagne, sulle rive di torrenti gelidi, ovunque c’era da opporsi e ricusare un sistema insopportabile, quei donne e uomini, che miravano al resistere e resistere non per incensarsi in sfilate ma “per vivere da uomini o da uomini morire”.

A 72 anni dall’anniversario della Liberazione c’è necessità di una memoria impellente condivisa da consegnare ai giovani, per scongiurare il ripetersi di un periodo disgraziato. Non di diatribe politiche o partigianerie sterili o, come ho appena ascoltato, discorsi retorici e stracarichi di parole che s’appendono alle bandierine senza lasciare traccia di insegnamento. Perché guerra non sempre è bomba. Angheria non sempre è ingerenza nemica. Conflitto non sempre è sparare con un fucile. Soprattutto Resistenza non è sinonimo di eterna pace, giustizia, libertà. É conseguimento di valori a prezzo di donazione straordinaria della vita di eroici uomini e donne da alimentare con tenacia tutti i giorni. Il 25 aprile è quindi una memoria di altruismo plurale, di volontà corale di uscire da una logica di indifferenza, di ingabbiamento drammatico, di buio e paura per ridar luce e produttività a una esistenza libera. È coraggio, immolazione, amore, aggregazione, identità, giustizia, educazione alla autonomia mentale, repulsa alla guerra, alla ghettizzazione, all’abominio. Trasformarlo in palcoscenico politico, divisioni, menzogne, rinfacci, polemiche e quant’altro la bassezza umana riesce a trovare per far emergere ragioni settarie è riammazzare quei coraggiosi donne e uomini che hanno determinato la libertà. Soprattutto è tradire lo spirito originario, quel sussulto spontaneo che ha unito aldilà di criteri egoisti per liberarsi da gioghi dittatoriali e guadagnare l’indipendenza. I diritti sanciti dalla Costituzione non provengono dal nulla ma dal sangue, da una cultura di solidarietà, di entusiasmo comunitario, di costruzione al dialogo, di partecipazione stimolante, di difesa quotidiana delle proprie radici! E, oggi più’ che mai ci sarebbe da riflettere per reagire a uno stato di fatto che giornata dopo giornata ci tiene prigionieri di paure, di angosce terroristiche.  Ci rende sempre più apatici spettatori di manovre e contromanovre in ragione di assurdi diktat, indiscutibilmente autoritari, impositivi e interessati a un profit individuale.

Per concludere, a rigor di logica il 25 Aprile, giorno commemorativo della Liberazione, dovrebbe essere la festa Nazionale che unisce tutti gli italiani. Invece..invece ha contorni strumentali indecorosi che disonorano proprio la Memoria di un giorno fondamentale della storia d’Italia. Un vero errore. Basterebbe aver chiaro che la Resistenza è una formula di Liberazione da ogni tipo di oppressione, valida per ieri, l’oggi e il domani, da memorizzare e tramandare senza se e senza ma. E son sicura che magicamente il giorno della Liberazione, prodotto generoso della Resistenza, finirebbe di essere il ricordino da tirar fuori dal baule per dargli una areata annuale  a rintuzzo di polemiche rivendicative. Anche perché è doveroso non scordar che : La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”

mano mano

Buona serata di felice libertà!

bydif

 

La Settimana Santa attraverso l’arte

Ecce-homo

Con la Domenica de Passione Domine, più conosciuta come Domenica delle Palme che rievoca l’ arrivo di Gesù a Gerusalemme accolto da una folla osannante che, agitando rami di palme e olivo, Lo acclama e poi, pochi giorni dopo, preferendo Barabba, LO rinnega e fa crocifiggere, è iniziata la Settimana Santa. Ovvero l’ultima settimana del cammino umano di Gesù su questa terra che va dal trionfo alla sconfitta. Chiaramente una sconfitta apparente. Crocifisso per odio, invidia, dabbenaggine, sconoscenza, paura, si grande paura per una proposta di nuova collettività, per il figlio di Dio così doveva essere perché Mandato dal Padre a immolarsi per la salvezza umana. Le vicende umane e divine di Cristo, rievocate nella Settimana santa, hanno ispirato numerosi artisti, pittori, scultori, scrittori e poeti, di ogni parte del mondo, ma anche di musicisti e architetti. Tante le opere d’arte, alcune famosissime, che trattano la Passione di Cristo, dal suo ingresso trionfale a Gerusalemme, alla morte in croce, alla sepoltura e alla resurrezione dai morti, un vero patrimonio culturale espressivo che va aldila della narrazione escatologica. Anche la letteratura ovviamente è ricca di opere ispirate ai Vangeli di autori sia noti sia anonimi, celebre è il Stabat Mater di Jacopone da Todi – XIII secolo- che ha ispirato tanti musicisti come pierluigi da palestrina scarlatti vivaldi rossini verdi. Ripercorrere , giorno dopo giorno, i passi di Gesù, dalle Palme alla Resurrezione attraverso immagini, colte e fissate in svariati modi compositivi e tecniche dagli artisti per me è un modo di seguire gli episodi caratterizzanti la Sua ultima settimana terrena ma anche un sistema per riscoprire opere d’arte di sommo valore artistico. Talvolta, nell’inoltrarsi figurativo percepire pensieri, respiri, dubbi e certezze, comprendere meglio gli sviluppi, le situazioni, afferrare il significato messianico della vita e della morte, la sacralità di gesti e parole; e vista la crudezza di accadimenti accettati e vissuti per amore e verità meditarci e perché no interrogarmi. Soprattutto per domandarmi: da che parte sto io, sto con Cristo o contro? Che personaggio interpreto nelle scene e che parte mi sobbarco nella Passione di Cristo? Quella dell’amica che l’accoglie in casa, lo onora e profuma, del mercante senza scrupoli che usa la Sua casa per trarre profitto, dell’ingannatrice disposta a cedere la sua esistenza per pochi spiccioli o un interprete che si batte per la salvezza, la giustizia e la verità? Sono Pilato che delega ad altri il Suo destino, il ladrone che supplica di salvargli l’anima, il soldato che gli trafigge il costato, l’impassibile indifferente che lascia che un innocente venga trucidato o l’aizzatore disumano assetato di sangue sparso per vacuità? Sono una figurante spettatrice passiva che arricchisce le scene o attiva partecipe dal volto triste di eventi della storia efferati e ingiusti? Sono Giuseppe da Arimatea che lo reclama, lo avvolge nel lenzuolo e lo depone nel suo sepolcro nuovo, una figurante qualsiasi o una che accoglie nel suo animo con tutti gli onori, gioia e convinzione di fede il Cristo della salvezza nel giorno del suo Risorgere? Difficile sempre mi è una risposta chiara. Forse perché, a volte, nella scena della vita tangibile so che potrei rappresentare un po’ tutti i protagonisti iconici

Ma vediamo un po i passi di Gesù, giorno dopo giorno, nella settimana santa e come gli artisti, ispirandosi ai vari episodi descritti nei evangelici, attraverso la loro sensibilità, tecnica  e epoca  li hanno interpretati e rappresentati:

Domenica Santa: giorno del trionfo .

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Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi! “Matteo 21

Lunedì Santo: giorno dell’amicizia, della speranza e della gioia.

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Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”. Giovanni 12

Martedì Santo : giorno dello sdegno, della cacciata, della fragilità.

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Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!. “Marco 11

Mercoledì Santo: giorno del tradimento per avidità, della tristezza

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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Matteo 26

Giovedì Santo: giorno dell’ amore, dell’unità, dell’umiltà, del dono libero della vita. È dal tramonto che Gesù entra nel mistero centrale e ha inizio il triduo pasquale, quei giorni “santi”, della Sua passione, distinti dagli altri. Con l’ ultima cena svela il traditore, annuncia il rinnegamento di Pietro e la fuga di tutti gli altri, istituisce il sacerdozio e l’ Eucarestia, lava i piedi ai suoi apostoli.( Al mattino si usa consacrare gli oli santi)

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“Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione,  poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio.  E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi,  poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.  Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.Luca 22

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“Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. “Giovanni 18, 19

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Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono.  Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”.  Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo:  “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo.

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 “Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza.  E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo.  Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”

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“Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni.  Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre”. Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.”  Luca

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” Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù. Ma egli negò: Non so e non capisco quello che vuoi dire. Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: Costui è di quelli. Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: Non conosco quell’uomo che voi dite. Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre” Marco 14

Venerdì Santo: giorno della sconfitta terrena, della via dolorosa. Giudizio e condanna, flagellazione e incoronazione di spine, caricamento della croce, salita al calvario, crocifissione e Morte.

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Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: Che accusa portate contro quest’uomo?. Gli risposero: Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato. Allora Pilato disse loro: Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!. Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. 

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Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re?. Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Gli dice Pilato: Che cos’è la verità?. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?. Allora essi gridarono di nuovo: Non costui, ma Barabba!. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.”

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“E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.”Marco 15

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Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio” Marco 15

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Poi lo crocifissero “marco 15

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Mantegna_A_50396903_300prima croc scolpita porrtale s sabina 422 432CROCEFISSIONE (PARTICOLARE) guttusocrocifissione dalì

” Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?,  Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?””  Marco 15

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“Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.” Marco 15

Sabato Santo: giorno del silenzio 

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Domenica di Pasqua: giorno della Vita, del riscatto, dell’amore della Resurrezione, 

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“Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola” Marco 16

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“Il  Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.” marco 16

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by dif

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Nelle immagini utilizzate per accompagnare gli scritti evangelici dell’ultima Settimana di Gesù si  nota come  ogni composizione  mette in risalto l’evento centrale scelto attraverso una personalissima  espressività  che va da un linguaggio figurativo manierato a un vero avanguardismo; inoltre, come opere di stesso argomento mutano di forza simbolica attraverso luce, prospettiva, linea, colore, tecnica nonchè talento e periodo,  tuttavia sempre conservano il messaggio essenziale da far arrivare al fruitore.  Come dire, ogni artista col suo grande o piccolo valore intrinseco è riuscito a  trasfondere quel senso umano e al contempo spirituale  che rende leggibile a tutti i fatti emblematici di Cristo  a cui si è ispirato e ha voluto enfatizzare..

Capodanno cinese: é arrivato il GALLO!

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E che gallo! Focoso è dir poco, deciso poi non dico…beh vediamo un po’ in pratica cosa indizia.

Come solito è arrivato con la luna nuova.  In tutti i paesi orientali, è quindi calato il sipario sul regno della Scimmia che a ben considerare tanto si è divertita a ribaltar le cose a suo gradimento stralunando un po’ il mondo -tanto per dire, senza la sua voglia di sorprendere e far clamore Trump mai si sarebbe seduto sulla poltrona e Renzi mai vi sarebbe sceso. – e con grandi festeggiamenti si è aperto quello del regno del Gallo. Da oggi, il Gallo, decimo animaletto dello zodiaco cinese, prende la parola per guidar la sorte e per tredici lune dominare sulla scena. Ahi, già mi immagino i suoi chicchirichi squillanti da fiero re di “pollaio” a dar la svegliarina! Mi sa che tante saran le levatacce per “gallinelle e capponcini” del suo regal pollaio e pure dell’altrui. Da focosetto com’è alzerà la cresta e a ribadire che lui è il re annuale e lui comanda e guai a chi sgarra. Uh che fracasso di chicchirichì s’annuncia. Mi par già di sentir galli e galletti in subbuglio ad arruolar galline per scalzarlo dal potere di dover sottostare al suo volere. Ma è un gallo che non si lascia intimorire e userà lo scettro di metallo per imperversare sugli avvenimenti con chicchirichi più duri dell’acciaio da flettere tutte le “creste” fanatiche e interessate al proprio tornaconto, senza cedere possibilità di scampar doveri e responsabilità. Con cipiglio inflessibile richiamerà chi aspetta e tergiversa a muoversi con destrezza per cercare, trovare e cogliere le occasioni che lui presenta. Stimolerà a lasciar lo stile di vita al passato per legarlo ad altro inedito. Chicchirichi dopo chicchirichi il Gallo di fuoco, elemento metallo, natura yin, da oggi apre la sfida a una fase evolutiva con nuove regole di filosofie di vita in cui creatività, produttività siano priorità, ottimismo e originalità cornice plateale al successo. A chi non ci sta avverte che li mazzia e li converte, a quelli dietro le quinte o restii ad agir al sole con un bel bagliore gli toglie creste e corone, o li spodesta riducendoli a capponi da boccone per scaltri mangioni. A chi invece intende imperversare come lui da re per profittar su la popolazione, con fatto dopo fatto revoca ogni potere di comando e azione. A quelli che hanno progetti di misurarsi con se stessi e gli altri a pari dignità promette sostegno, grinta e coraggio e sonoro successo di conquistar ogni traguardo. Chicchiricca che per un percorso nuovo di importante crescita individuale e collettiva nel suo regno energie e stimoli positivi non mancano, quindi invita a diventar duttili ai mutamenti, a stare all’erta e esser pronti a resistere a quelli fuori programma. Con la sua natura Yin la sensibilità non gli manca per bilanciare gli avvenimenti e scandire in ritmi naturali le fasi operative del costrutto attivo sulla scena individuale, collettiva e mondiale. Solo in casi eccezionali concede pause feriali. Altezzoso avverte che lavorando tutti insieme molto per tutti si ottiene e la pace regna nel “pollaio” internazionale. Eh, si con questo imperioso gallo conviene aver prudenza e lena. Dice che è re di anno essenziale per il futuro, e per realizzare le premesse c’è molto da raffinare in specie in organizzazione e modi di pensare e agire nel condurre l’ambizione ai traguardi. Pertanto per portare a compimento decisivo i programmi di rilancio e ridistribuzione dei “mangimi” sostanziale è pianificare e ancor più il pratico fare per riparare e risolvere problemi, ambigue condizioni, stagnanti magagne del sistema economico-finanziario-commerciale e pure diplomatico-relazionale. Il segreto per ingraziarselo sta nell’operatività concreta l’errore madornale nel lasciare che sia il vento del profitto personale a ispirare. L’egoismo non è suo concetto ancor meno l’ipocrisia per cui o ci si allinea o si va allo scontro cruento. Ritrovar le radici è vitale per agire con ideali inconfutabili, altrettanto lo è il selezionare le cose principali per scendere in campo. Con l’esser fattivi a chiunque aumenta vantaggi e guadagni, con l’inerzia rende polli da serraglio. Spavaldo precisa, per questo son solerte e do la sveglia. Tanti nel mondo ho da rintronar di chicchirichi, troppi i sordi che non sentono, innumerevoli poi quelli che se ne infischiano. Comunque son tenace e non li mollo, tuttavia non mi scompiglio certo a usar la forza, prima del prossimo capodanno e cedo il trono, loro malgrado son costretti a farlo. Giuro ho un chicchirichì a lungo raggio che se mi arrabbio da polo a polo scresta indolenti e cinici dogni loro crogiol vantaggio. Starà poi al Cane mio successore azzannare da lupo gli infingardi e gratificare abbondantemente la lealtà agli altri. Siccome mi piace lusso e comodità a nessuno confuto un po’ di abbondanza, anzi gli accendo la fiamma del facile guadagno purché spenga quella del rischio e dell’azzardo. Le critiche ingiustificate non gli garbano  tantomeno meno chi è disonesto. Quindi attento! Per oggi ho chicchirriccato abbastanza. Auguro a tutti un anno di crescita e vi lascio con qualche indizio di come a ogni animaletto zodiacale ho intenzione di concedere fortuna e agevolazioni o invece penso con qualche chicchirichì intralciar l’usufruir dei miei favori. Comunque a nessuno negherò un chicchirichì che gli possa all’esigenza veramente servì a svegliarsi e strappare all’occasione la fortuna per ogni tipo di soluzione.

Al topo prometto che consoliderò il sostegno concesso dalla scimmia verso i traguardi in progetto, col mio fuoco gli darò l’impulso per avventurarsi in nuovi orizzonti evitando le trappole e tanta passione convincente per le attività relazionali o legate al sociale. Nati: 2008, 1996, 1984, 1972, 1960, 1948, 1936

al bufalo o bue annuncio che son propizio a farlo navigar nel mondo e gli apro le pssibilità di impostare programmi a lunga scadenza. Tuttavia l’avverto che otterrà molto se si sbarazza e riorganizza ciò che ha in pendenza poco se aspetta e tergiversa. Nati: 2009, 1997, 1985, 1973, 1961, 1949, 1937

Alla tigre consiglio di tener a freno lingua, artigli e ansia se vuol posizionarsi sulla scena da principale attore del suo destino e assestare la sua condizione un po’ ballerina se no gli toccherà dal loggione guardà e rosicà chi lo scavalca. Nati: 2010, 1998, 1986, 1974, 1962, 1950, 1938

Al coniglio gatto o lepre dico sarò un po’ concitato e ti farò grattugiar coi denti ogni progetto e pure a lungo nuotar per non rimaner dai guai sommerso, bensì sarò onesto e prima di passar lo scettro ti darò il giusto compenso e anche un premio. nati 2011, 1999, 1987, 1975, 1963, 1951, 1939

Al drago gli favorisco con piacere eventi fortunati con successi economici importanti che non avrà bisogno di sputar vampate, un po’ d’amore extra per far sbollir la pressione dall’ansia compressa e se ha famiglia un cielo sereno per spassarsela.Nati: 2012, 2000, 1988, 1976, 1964, 1952, 1940

Al serpente concedo ancor di posizionarsi in tribuna a raccogliere i vantaggi conquistati in fatiche precedenti, risorse economiche per assestare tutte le questioni finanziarie. Se sul terreno lavorativo si muoverà con intelligenza e pazienza maggiori guadagni e rosee speranze di far fiorire durevoli affetti. Nati: 2013, 2001, 1989, 1977, 1965, 1953, 1941

Al cavallo dono forza per resistere a qualche contrattempo, iniziativa per trottare verso il cambiamento già in atto per un generale riequilibrio esistenziale, e se non scalpita concedo un ampia facilità di incremento in campo socio- economico. Nati: 2014, 2002, 1990, 1978, 1966, 1954, 1942

Alla capra la farò divertire più del solito, le offro tante buone opportunità da sfruttare con sensibilità e fantasia creativa per migliorar carriera e economia con ricco bottino da mettere via a patto che non beli d’ansia e spenda oltre il solito. Nati: 2015, 2003, 1991, 1979, 1967, 1955, 1943

Alla scimmia: lancio una sfida, se sarà meno bizzarra nell’agire quotidiano l’agevolerò a spaparazzare i suoi intelligenti lanci provocatori da scuotere la foresta in cui vive e in qualunque altra si sposterà tanto da cambiargli l’avvenire e almeno per 3 anni contenta farla vivere. Altrimenti con un chicchirichì anomalo la farò roteare come na trottola. Nati: 2016, 2004, 1992, 1980, 1968, 1956, 1944

Al galletto dedico tutto il mio fiato per annunciargli un anno di benefico travaglio in ogni campo in cui si muove e vantaggi pecuniari con cui risollevar il morale e mettersi tranquillo a dedicar tempo ai nuovi progetti che ha in concetto, ovviamente senza lesinare sulle entrate finanziarie ma dovrà evitar dispute e scontri. Stimolanti novità con eccezionali incontri l’aspettano, se poi è di elemento fuoco aggiungo buona sorte che accende l’entusiasmo a viaggiare in lungo e in largo e scoprire che oltre il se c’è qualcun altro.Nati 2005, 1993, 1981, 1969, 1957, 1945

Al cane non gli assicuro un anno d’esser certo che programmi e progetti andranno tutti facilmente a termine specialmente se ringhia e abbaia senza una precisa domanda, tuttavia se rimane calmo e porta pazienza gli assicuro che potrà chiarire i malintesi e sul finire giungere al successo mirato con gran soddisfazione e qualche denaro in più. Nati: 2006, 1994, 1982, 1970, 1958, 1946

Al cinghiale offro energia ferrea per sbaragliare gli avversari in ogni discussione e prevalere sulle avversità e uscire da vittorioso in tutte le vicende che gli stanno a cuore. Però, a volte sarò un tantino ostico, potrò sia frenar l’attività in corso che molestare col mio chicchiricare la tranquillità familiare. In ogni caso difficoltoso gli consiglio di non grugnare altrimenti lo dovrà lottare anche col Cane.Nati: 2007, 1995, 1983, 1971, 1959, 1947

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Nel salutarvi aggiungo, non son gallo capriccioso ma alquanto orgoglioso, gli avvenimenti raramente li rendo eclatanti o speculo sui dettagli a meno che i galli che circolano nei pollai del potere non stuzzicano la mia collera facendo gli spavaldi o polemizzando, in tal caso… beh tutto diventa complicato, col mio fuoco …il mio metallo… non garantisco un pacioso risultato!

Chicchirichì!! Buon capodanno e felice anno del gallo!

bydif

 

La “NATIVITA’ nell’Arte

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Tempo di Natale, tempo di rievocazione della nascita di Gesù, tempo di presepi, ma anche tempo di…. “natività e adorazione”.

Se è vero che a partire da san Francesco d’Assisi che col suo presepe vivente a Greccio, episodio attestato da Giotto in un affresco, popolarmente prese avvio la tradizione di testimoniare l’avvenimento della nascita di Gesù, allestendo nei luoghi sacri, in casa, un po’ ovunque i presepi ricchi o meno, artistici o mistici, è altrettanto vero che l’arte figurativa precede, almeno di un millennio, la rievocazione testimoniale dell’evento “divino”. Un po’ dovuta a motivi di fede, in specie quelli divulgativi, un po’ a quelli iconici narrativi. Quindi al mondo dell’arte ieratica e agli artisti che ne sono stati attratti o vi si sono cimentati su commissione va riconosciuto un ruolo importante, culturalmente impossibile da ignorare. All’uopo si può affermare che è pressoché impraticabile, a qualunque latitudine, scovare un artista che non abbia sfogato il suo “genio creativo” realizzando con ogni tecnica, almeno una volta, un opera inerente le vicende di Gesù. Chiaramente, a seconda del talento, più o meno pregevole, bensì sempre trasponendo, attraverso il mezzo usato, sensibilità e spiritualità del proprio tempo e essere. Ma, tra i temi narrativi della vita terrena del figlio di Dio, è la “nascita” povera di Gesù in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” ad avere il primato ispiratore. Infatti, la ritroviamo in quasi tutte le produzioni dei grandi maestri. Tantissimi i capolavori di Natività“Adorazioni” che ci hanno lasciato e che possiamo ammirare in tutta la loro sontuosa maestria di tecnica e estro creativo.

La più antica raffigurazione della natività ad oggi conosciuta, ovvero la scesa umana, incarnata dal verbo, essendo fondamento oggettivo della cristianità, si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla ed è un abbozzo monocolore in cui la Vergine seduta con il Bambino in braccio ha accanto un profeta che indica una stella, “ una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” num. 24,17. Anche nelle catacombe di san Sebastiano troviamo la figurazione di un Gesù nato, ma con un solitario Gesù bambino dentro una cassa-culla guardato da due animali più che iconografia della natività figura nessi profetici. Metaforicamente i due animali esprimono il popolo ebreo e pagano: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende Isaia 1,3. Siccome allegoricamente i cristiani dei primordi, collegarono il loro periglioso “viaggio” di fede verso Gesù a quello altrettanto periglioso per giungere a Betlemme, dei Magi adoranti, dal 3 sec, tante le scene dell’avvenimento che hanno figurato sulle pareti delle catacombe e nei sarcofagi. Le prime, molto semplici, comprendono: la Madonna; talvolta anche Giuseppe; il Bambino, più grandicello di un neonato, in atto di benedire o tendere le mani ai presenti; i magi che offrono i doni, oro incenso e mirra, su un piatto, e, come da cerimoniale imperiale “aurum coronarium”, con le mani coperte dal mantello, a segno di purezza e rispetto; la stella a volte a forma di fiore o cerchio o rosone… che come il sideus Iulii nel culto imperiale romano conferma la divinità di Gesù. Però è a partire dal IV sec., come dimostrano il dittico in avorio e pietre preziose del V sec. nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di Venezia e delle Basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Trastevere a Roma, che la Natività divenne il soggetto preferito dell’arte comunicativa del sacro. Di solito la scena compositiva “costruita” in base alle narrazioni presenta: una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con al centro il Bambino Gesù, avvolto in strettissime fasce da sembrare una mummietta in un sarcofago, quasi a preannuncio di morte e resurrezione, Maria distesa, in un angolo l’assorto Giuseppe e gli Angeli che portano l’annuncio alla parte più emarginata del popolo ossia i pastori, a volte, a simbolo dei pagani che manifestano la loro fede in Gesù Bambino, in lontananza i Magi venuti seguendo la stella dall’oriente e per sottolineare la realtà dell’incarnazione altri particolari, tratti dai vangeli Apocrifi.

Ovviamente le rappresentazioni simboliche della “natività” seguono un po’ la storia della fede e un po’ quella evolutiva dell’umano progresso temporale, culturale, tecnico, sociale. Quindi un escursius visivo delle varie raffigurazioni della nascita di Gesù, eseguite da artisti, più o meno conosciuti e prestigiosi, oltreché testificare un episodio dei “ vangeli dell’infanzia “ di Luca e Matteo, con una composizione sempre più complessa dal punto di vista “architettonico”, più ricca di particolari descrittivi, di personaggi, di allegorie, di materiali impiegati e perizia esecutiva, in un certo qual modo certificano anche le mutazioni, le innovazioni, le disgregazioni e direi pure le insofferenze intellettuali. La loro cronistoria invero è assai illuminante sull’artista ma assai di più di epoche, costumi, stili, paesaggi, tecniche esecutive, convinzioni, tradizioni popolari, cambiamenti etici, sociali ecc. Ad esempio: in certe natività appaiono particolari paesaggistici di “rovine” o ruderi che hanno una valenza tutt’altro che aspecifica. In parte esprimono la tradizionale credenza pagana che quando una vergine avesse partorito il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato – “Legenda Aurea”- e traslata anche il vecchio mondo che crolla all’avvento di quello nuovo, in parte stanno a simboleggiare l’eternità e la pace che non riposano nelle forze dell’uomo, ma sono nelle mani del “Principe della pace”, Isaia 9, 5. Mentre, il numero tradizionale dei magi di tre, numero sacro per eccellenza ma dipende dai tre doni oro, incenso e mirra, triplice professione di fede in Gesù Re, Dio e Uomo, nelle elaborazioni artistiche resta invariato, l’aspetto muta. Dal IV secolo un Magio è rappresentato inginocchiato; alla fine del XIII secolo, il primo Magio, a capo scoperto, è inginocchiato e in atto di deporre allegoricamente la corona ai piedi del bambinello divino, il secondo in piedi indica la stella al terzo; dal 1464 compare, ad opera del Mantegna, anche il re nero; dal XV sec, in riferimento ai Padri della Chiesa che ravvisavano nei tre Re i discendenti dei tre figli di Noè, i Magi assumono le sembianze delle tre razze umane, dei tre allora continenti e delle tre età dell’uomo: l’Europa, Baldassarre vecchio; l’Asia, col turbante Melchiorre l’ adulto; l’Africa, il giovane di pelle scura, Gaspare.

Nel XVI e XVII sec. Un po’ alla volta la “natività perde la ricca e affollata descrizione narrativa, assume un tono apologetico. La luce sublima la natura e il corpo di Gesù. Il Dio incarnato, in mezzo alla scena, brilla così tanto di luce da respingere le ombre. Dal XVIII sec. l’iconografia della venuta in terra del figlio di Dio dissipa il calore devozionale, così prima da spazio al sentimentalismo, poi alla fedele veridicità, di seguito scarta il valore religioso proprio, fino ad arrivare a vere e proprie dissacrazioni. Tuttavia la nascita di Gesù, in bene e in male, nel mondo dell’arte e degli artisti conserva il suo ruolo rappresentativo privilegiato, anche se, come logico, il tempo ne muta schemi compositivi, personaggi, paesaggi, mette il bambinello sulla nuda terra o su baldacchini dorati, asseconda estro, da spazio a ridondanza, schematizza fin all’eccesso figure simbolo della Natività, perfino arriva allo sbeffeggio da sfiorare la blasfemia.

Nel concludere, tanto altro c’era da dire sull’argomento per essere esaurienti, per meglio specificate e chiarire l’evoluzione della natività nel tempo, sia dal punto di vista artistico –stili, artisti, tecniche metamorfosi compositive, simbolismi… che da quello religioso – significati, spiritualità, personaggi, linguaggi, immagine, metafore…

Comunque, con questa breve spolverata sulla figurazione visiva della Nascita di Gesù, a mio modo, ho cercato di sottolineare come la Sua venuta terrena abbia colpito l’immaginazione e in qualunque angolo del mondo non ha lasciato indifferenti ne arte ne artisti, ha trasmesso, valorizzato, magari ignorato i valori essenziali della fede, e da un avvio, meramente evangelico- evocativo-simbolico, sia diventata trasposizione di concetti-stili-tecniche- finanche trasgressione, mai ha perso il fascino, l’attrattiva. Il che qualcosa vorrà pur dire.

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Con il pensiero rivolto al valore vero della Sua venuta che stanotte si rinnova e rievoca in varie forme più o meno ortodosse, auguro a tutti un felicissimo S. Natale in allegria, amore, pace di spirito e materia.

bydif

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– in storia dell’arte un opera rappresentativa della nascita di Gesù è definita: Natività, se la scena presenta una capanna o grotta con bue e asinello, al centro il bambinello, ai lati Maria e Giuseppe; Adorazione se sulla scena figurativa compaiono pastori, magi o altri personaggi.-

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immagini:in alto catacombe di priscilla, Gentile da fabriano, Caravaggio; Dottori

Filastrocca di Santa Lucia

santa lucia

 

Santia Lussia da’i occi bei
Scegni ju co’ to cammei
Angnoli stielle e campanei
Prigna chiè la siera se coprei
Santia Lussia da’ i occi ciari
Scegni jiu co’i toi reghiali
Santia Lussia daia lampaja
Spaie luise suie contraida
Santia Lussia daio pugnaile
la paiura tu ié lontannie
chie la caisa gliè sicura
Santia Lussia doce e bea
ientra ju piagnino piagnino
Magna pur lu torcolino
Nu sveià lu bambino
Lassa li doni sijè stato boinino
La cegnere sijé stato birrichino
Santia Lussia mija beia
te iengrazia la famiia
Vaije pur co’ stellia e campaniella
A doinà ognie luse e miraviglia

***

Santa Lucia, Lux = luce,  nella tradizione popolare è considerata la protettrice della vista e di tutti coloro che hanno problemi legati agli occhi. Da sempre molto venerata, sia nella cultura cristiana che ortodossa,  è la Santa che “illumina il cammino per arrivare a Dio. Qualità che anche  Dante,  le riconosce.  Nella sua Divina Commedia oltre che decantarla per bellezza e luminosità degli occhi le assegna un ruolo di spirito celeste che ridiventa umano per guidare nel cammino di fede come fece con lui :I’ son Lucia lasciatemi pigliar costui che dorme; sì l’agevolerò per la sua via “(Purgatorio IX, 55-57) “Qui ti posò ma pria mi dimostraro li occhi suoi belli quella intrata aperta: poi ella e ’l sonno ad una se n’andaro (Purgatorio IX, 61-63)

In   gran parte dei paesi nordici, ma anche in molti nostri paesi, per Santa Lucia è tradizione scambiarsi dei doni. Tradizione, in parte associata alla donazione di Lucia di tutti i suoi averi ai poveri della città, in parte in  sostituzione di vecchie feste popolari pagane, cioè le feste della luce che venivano celebrate al solstizio d’inverno ma  iniziavano otto giorni prima.

Le  spoglie di Santa Lucia Vergine martire cristiana, nata a Siracusa -283-304 -sono conservate nella chiesa di S. Geremia a Venezia dove giunsero da Costantinopoli dopo vari trafugamenti.

I simboli legati alla Santa sono: gli occhi, la lampada, Il pugnale e la palma.

Il suo numero occulto è il 4.

Il colore è il bianco perlaceo.

***

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Augurissimi a tutte le Lucie, a noi un augurio che la Santa ci aiuti a veder bene per districarci nei lati oscuri del quotidiano  e camminare sicuri  nelle strade  della vita.

bydif

 

Immacolato passaggio

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mi riporta il pensiero

d’occhi da bambina rivolti al cielo

per veder

tra le stelle lattee

il TUO miracoloso passaggio

In quella via aperta al cuore

dal candore fanciullesco

anche nella notte più offusca

trovavo

il TUO manto sospeso

pieno di tenerezza l’angelico sorriso

Nello sfiorar del vento

 l’immacolato alito intenso

Allora

mi sembrava un canto immenso

a balsamo d’animo pulito d’ogni scontento

e

fioriti cieli sereni germogliavano futuri

Nell’occhio trepido la tua venuta correva

alberi carichi d’amore di luce inondava

nell’incanto immaginario ogni dubbio si perdeva

….A quella ammasso di stelle

mi riporta il pensiero stasera….

Libera da fanciullo inganno fra le stelle guardo

incredula

 ancor vedo il TUO immacolato passaggio!

Quel biancor dolcissimo

rassicura il mio animo stanco

e.r.

….0ggi è l’Immacolata concezione. L’unica donna nata senza la macchia del peccato originale. Un dogma cristiano del 1854, proclamato dopo le apparizioni a Bernadette da Soubirous, da papa Pio IX, e  dopo plurisecolari diatribe e storia di fede.

Perchè Immacolata? Perchè prescelta a esser madre del Dio salvifico e madre di tutti i popoli. Destinata a rimaner pura. L’ Incontaminata Vergine, in spirito e corpo,  Madre del Figlio che  si metterà sotto i piedi la serpe malefica che nuoce all’umanità intera.

Un tempo, tutti si aspettava con ansia di festeggiare L’immacolata e, dall’8 al 10 dicembre grandi e piccoli alla sera eravamo con il naso all’insù per vedere il passaggio della Madonna con gli angeli. Oggi non ricordo ciò che vedevamo ma non ha importanta dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa, colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della famiglia

L’immacolata  si festeggia ancora  ma non più come allora. Oggi è sbandierata assai ma….ma  come “ponte per vacanze e shopping” Si è quasi dimenticato che l’Immacolata è Ponte,  ma   Ponte universale  di  amore. Come ha detto Papa francesco:

“Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi.”

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Lieta giornata a tutti

by dif

l’immagine della Vergine in basso l’ho scattata a Nazareth,, nel piazzale della Basilica dell’Annunciazione.

Filiastrocca de Sagno Martinjo

Simone_Martini basilica inferiore

Tre iorni e un pezzettino iè l’estate de’ San Martinjo
Lo primo, stua la botte e saggia lo vino
‘mazza lo porco e spartisci co’ io vijino
coci lo pane e lo dolcino piccia el lume e lo camino
‘loggia e sfama lu poverino poia la zucca sol cuscino
dormi e sogna e no’ pensà el demane ci’è sarà
Lu secondo, ‘sloca l’oio da’ mulino solca lu campo co’ vijno
da semenza a ugellino poia lu mosto ne’ io bottino
copri moie e bambino diidi pane co’io  miserino
scruta lu monte se ha cappeio e lu fosco lu pianello
piccia foco e lumino pe’ vede lu cammino
Mangna e bei a cor felice ballotta e spagnotta
Spranga l’uscio alu diavolaccio ricoera lu poieraccio
Poia la zucca sol ganciale dormi e sogna el demane
Lu terzo, mungni vacca spraia l’aia pilja ascia e canestra
va a macchia a fa’ la frasca la fastella a fascina
mucchia grano e sfarina aggrega mogjie e vijina
marita fija zitellina scampana donna biricchina
tira lo vijino pe’ fondello pe’ scampà da l’onferno
piccia foco ne’io camino metti tizzo no’ scaldino
cuccia lo caldaro pe’ faiolo mesta e rimesta co’ ramaiolo
brustola pane salsiccia e costacina sgreppia fino a mattina
lu pezzetto chie rimmane te serve pe’ demane
tizza carbone carica schioppo va’ a salà lu maiale
rimpinza la pansa e sona campane no scordà lo salame
ringrazia San Martinjo chie l’inverno iè vicino

Non conosco l’autore di questa canzoncina dialettale che  da ragazzini insieme ai grandi si cantava correndo a cerchio intorno ai  falò accesi in onore di San Martino mentre qualcuno suonava l’armonica a bocca e qualcun altro cuoceva le castagne. Quello che ricordo come fosse oggi è l’allegria, l’aria festosa che lo stare tutti  insieme crea, il profumo delle caldarroste che ti penetra nelle narici e ti rimane per giorni, le grandi bicchierate di vino rosso  dei grandi e il un gran ridere collettivo per qualche strafalcione, le guance arrossate dalle fiammate dei falò, l’aria pungente che ti frizza in viso come  l’alcaselser,  gli sguardi timidi  delle ragazze puntati sui giovanotti in ghingheri e le  occhiate furbesche  delle donne sposate, le barzellette non proprio per ragazzini, talvolta tanto osè da subbugliare mamme e nonne ma per il gran ciarlare da noi neppure ben comprese. Oggi  la baraccata è sparita. Fra  vicini è già tanto se si scambia una parola. Al massimo, in queste zone per San Martino si va al ristorante, però separati,  le donne con le amiche,  gli uomini con gli amici, i bambini coi nonni, ma i più  soli in casa con gli occhi fissi su smartphone,  pc ….Non rimpiango quei tempi, sarebbe come disprezzare il progresso, le conquiste, le esperienze, le sfide  la vita,  tuttavia non posso fare a meno di pensare a quanto la società sia cambiata e nel suo frenetico cambiare abbia triturato, messo al bando, escluso la bellezza, la gioia, il valore dello stare veramente tutti insieme con semplicità ma tanta voglia di trovarsi per condividere un momento aggregativo scacciapensieri  e non per farsi un social selfie tanto per….

Beh, si sa, ogni tempo ha le sue magagne però  festeggio alla vecchia maniera, con vino novello, castagne, falò e tanta, tanta allegria in compagnia!

san martino

Buon San Martino e …occhio al novello vino!

bydif

…l’immagine in alto di San Martino col povero con cui sparte il mantello è  un affresco opera di S. Martini.