Ognissanti

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Il giorno di tutti i Santi mi suscita sempre grandi emozioni. Gesti, sapori, volti, tradizioni tra il mistico e il profano affiorano con vivezza nella memoria, e mi riconducono a quello spirito di festa gioioso e al tempo stesso carico di significati spirituali. Quest’anno poi è stato molto molto intenso l’impatto dei ricordi ceebrativi dei Santi. E come poteva essere diversamente con le immagini scioccanti di una parte della mia terra devastata dal terremoto? Terra di grandi Santi, umili e carichi di fede che hanno lasciato segni tangibili della loro umana storia di uomini e donne, volta si al cielo ma soprattutto aperta all’amore, alla carità, alla pace, alla tolleranza, alla reciprocità nell’ascolto e al rispetto nella convivenza civile. Penso a Francesco, Chiara e Damiano di Assisi, a Rita da Cascia, Ubaldo da Gubbio, Feliciano di Foligno, Costanzo e Ercolano da Perugia, ma penso più che altro a Benedetto e Scolastica da Norcia. Già Norcia, con quella facciata della basiica rimasta ancora in piedi che sembra comunicare guarda oltre, non fermare lo sguardo su me, è dietro che mi porto macerie e macerie, non le materiali fatte di pietre, quelle son fronzoli secolari più o meno preziosi che si possono riassemblare, ma quelle dello spirito benedettino fatto di silenzio operoso, di cultura sacra dal volto umano, dell'”ora et labora” . Già, Norcia, per alcuni , paesello sperso sui monti che passa e ripassa su ogni tv a testimone di evento sismico che mi squarcia il petto. Paesello? NO, Una megalopoli! Si una megalopoli per me. Una megalopoli non di pietre, di insegnamenti. Riflettendoci mi si allarga il cuore di speranza. Una speranza che viene dal grido silenzioso di quella facciata. Le pietre crollano gli uomini che sanno guardare oltre no. Gli uomini che hanno fede indomita nel cuore sanno silenziosamente, pazientemente, coscientemente riedificare “imperi”. Benedetto e i suoi monaci ne sono esempio. Cosa sarebbe stato dell’Europa dopo il crollo dell’impero romano d’occidente senza i benedettini? Una poltiglia di staterelli in conflitto probabilmente, basta osservare quanto sta succedendo oggi col problema migratorio. Invece…invece con i benedettini “armati” di croce, libro, aratro, dai monasteri sparsi su tutto il territorio europeo, non solo partì la ricostruzione del tessuto civile europeo ma si fortificò, allargò il suo ruolo guida, arrivò a scelte di unificazione. Per questo San benedetto è il patrono d’Europa e l’Europa farebbe bene a ricordarselo oggi e anche domani per non dire sempre. Perchè? Semplice e chiaro come l’acque cristalline che scorrono nelle valli fra i monti. Non è con l’egoismo e le regole antiumane che si esce dalle tenebre e si progredisce è con l’impegno, la cultura, regole giuste.
Personalmento credo che la santità dei santi è frutto di fede che fa operare senza tante chiacchiere per un fine comune e che tutti si può esser piccoli Santi. Basterebbe applicare un po’ del pensiero di san Francesco: “Dove è odio, fa’ che io porti l’amore. Dove è offesa, che io porti il perdono. Dove è discordia, che io porti l’unione. Dove è dubbio, che io porti la fede. Dove è errore, che io porti la verità. Dove è disperazione, che io porti la speranza. Dove è tristezza, che io porti la gioia. Dove sono le tenebre, che io porti la luce” Non è facile ma ci si può provare. Nel mondo celeste ce ne debbono essere tanti di Santi a noi sconosciuti ma non a Dio che hanno e continuano a operare nell’umano. Quello che mi auguro che Tutti i Santi celebri e anonimi aiutino la gente della mia terra a trovare la strada della luce positiva che non aspetta le promesse dei politicanti per camminare e risollevarsi dal dolore immane che oggi li attanaglia in una morsa che polverizza i sogni, il lavoro di una vita, il futuro di figli, uomini, donne. Credo che i Santi lo faranno, ma credo anche che non dovranno faticare molto perchè in quei volti sconvolti vedo tanti “piccoli e grandi santi e sante” nel cui cuore intrepido alberga forza, coraggio, fede e attaccamento a quei valori radicati che nessun sisma può distruggere, magari temporaneamente scompigliare, disorientare, ma sempre lì ben saldi, radicati come sono in mente, mani, cuore.
Ho un po’ divagato e forse mescolato emozioni e pensieri, tuttavia in me ognissanti resta un giorno speciale da celebrare con profonda spiritualità. Concludendo, mi piace ricordare che la festa di Tutti i Santi ha origini molto antiche. Nata come festa pagana agricola, sembra celtica, per celebrare la separazione della natura dal periodo di crescita e rigoglio a quello di stallo e inerzia, nel tempo ha subito un processo storico-culturale- religioso passando nel 1475 in tutto l’occidente da ricorrenza profana a sacra. Tuttavia mai si sono spente le sue origini pagane. Negli ultimi anni in tanti paesi di cultura prevalente anglosassone da sotto le sue ceneri è scaturita l’usanza di halloween che con le sue “mostruosità” è tutt’altro che celebrativa di vite e testimoni santifichi. Purtroppo sta prendendo piede anche nelle nostre tradizioni cancellando tanti valori legati non solo alla fede religiosa ma a quella etica e sociale. Capisco di arricchire le usanze originarie di Ognissanti con qualche tocco di “modernità” quello che non comprendo è sostituirle con zucche vuote, o cancellarle con vampiri, feticci e mascheramenti horror. Non sarà che con le zucche svuotate si cerca di svuotare pure la sapienza e con i mascheramenti orripilanti di creare un mondo di mostri. Sarebbe uno scherzetto tutt’altro che dolcetto per la civiltà !

Con la certezza che il nostro  Santo ci aiuterà a mantenere un saggio equilibrio tra sacro e profano auguro a chi passa un all saints’ day di sano e tradizionale benessere fisico e spirituale.

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…. In rappresentanza di tutti i Santi ho messo l’immagine di San Francesco, di Assisi. Spero che insieme a tutti gli altri suoi amici Santi aiuti la gente, della sua e mia terra e  quella di tutti i paesi martoriati dal terremoto, a resistere  a  angoscie e paure e a superare tutte le difficoltà materiali per ricostruirsi un futuro sereno.

Mater Maria

Tiziano l'assunta

Violetti Frizzi

Lievi Vanno

Consumati Sacrifici

Mater Maria

In Occhi Lontani

Si Perdono

Luci Serafiche

Porte Segrete

Aprono

Aliante Bellezza

Carnale

Nella Via Del Cielo

Sole Di Fuoco

Cenera

Nell’oltremare Nero

Risveglia

Sacrale Purezza

Assurge

Magnificat Gloria

Figlio

Umano Eterna

e. r.

l'assunta scultura lignea abbazia cistercense rivalta

Secondo la tradizione cristiana oggi è il giorno in cui la Vergine, madre del figlio di Dio, Maria fu “ assunta alla gloria celeste”. Un tempo era la festa regina di tutte le feste. Per Maria Assunta a gloria, in corpo e anima, ci si agghindava più che per andare a un ballo, più che a un incontro con l’innamorato. Il 15 di agosto ci si trovava, si facevano fuochi, si cantava, si allestivano tavolate, si rideva, si mangiava la cocomera e a volte scherzando ci si imbrattava e si chiudeva la giornata con in cuore la leggerezza di aver passato una giornata spensierata  onorando Maria. Oggi si fa festa, si mangia, ci si trova, si ride ma non più come allora. Lo spirito è diverso. Piuttosto pagano. Sembra quasi d’esser tornati alle ferie augustee. E i 2000 anni di storia cristiana? Quelli andati spersi nei rivoli del godimento profano!  Quanti si ricordano che è l’Assunta? A giudicare dalle feste qui e le feste la…uhm… Eppure per i cristiani, almeno che dicono d’esserlo,  dovrebbe essere un giorno di letizia e compagnia senza scordarsi di Maria. Perché? Perché Maria è la porta del cielo. l’icona Madre mediatrice tra terra e cielo tra fisico e metafisico. Solennizzare la sua assunzione non può essere altro che un modo per dire grazie al capolavoro di Dio.

Ricordando ciò a tutti auguro una lieta serata, perchì è costretto a lavorare l’augurio è doppio

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 l’immagine in alto  è un particolare dell’ Assunzione ad opera del Tziano; quella in basso è di una scultura lignea dell’abbazia cistercense di Rivalta.

 

SANT’ANNA

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Oggi è S. Anna. Una santa che fin dall’infanzia mi è entrata nel cuore e ho considerato mia protettrice al punto che ho voluto coronare il mio sogno d’amore proprio il 26 luglio, giorno della sua festa.

A distanza di anni credo, anzi ne sono certa, che questo mio attaccamento alla Santa è stato ispirato da un sentore inconscio profetico. Senza il suo sostegno spirituale non avrei mai superato le difficoltà di ben 4 maternità con un lavoro da portare avanti senza perdere amore, pazienza, gioiosità. Poinon avrei saputo crescere e educare i miei “pargoletti” amati senza subire l’angoscia devastante di una situazione familiare complicata dalla fatalità. In ultimo, emotiva come sono non avrei trovato il coraggio, l’energia, l’entusiasmo necessari per reagire a ogni maroso che perigliava il mio pesante barcone matrimoniale e che tutt’ora col suo aiuto continuo a timonare. Non mi basterà la vita per ringraziarla! Può essere una stranezza credere che è stato un segno profetico affidare a sant’Anna il proprio excursus ma in me è certezza, senza la mano di sant’anna non avrei superato indenne ne i momenti gravosi dell’esistenza ne i pericoli psicologici derivanti da annessi e connessi.

Quando sento di mamme che cadono in depressione post partum, oggi accade spessissimo, o leggo notizie di gesti e fatti tragici estremi compiuti da madri, mi si stringe il cuore di tristezza e dolore e penso a quanto sono stata fortunata ad avere la protezione di questa “mamma”. Lei mi ha aiutato a mantenermi salda e a non perdere gioia e ragione. Non mi importa se qualcuno riderà di questa convinzione e oggi appare un utopia credere che basta rivolgersi a sant’Anna per non finire in cose simili e svolgere un ruolo di mamma senza patemi emotivi. Sono fermamente convinta che se queste mamme si fossero rivolte a sant’Anna non avrebbero perso la speranza da cadere in gorghi depressivi senza ritorno, nella migliore delle ipotesi lasciate andare trascurando se stesse e i propri figli, visto talmente nero da togliersi o togliere la vita alle creature che avevano partorito. Comprendo che chi non ha fede attribuisce le cause della prostrazione totale all’indifferenza o alla sottovalutazione familiare della condizione psicologica che vive la donnaalla nascita di un figlio, ai mali sociali che non supportano il ruolo della donna madre e spessissimo la costringono a mutare vita quotidiana, progetti professionali, di carriera e relazioni sociali facendole subire traumi psicologici profondi che poi come un tarlo minano l’autostima e conducono a gesti insani.A volte è vero ma non sempre e non in modo da giustificare i troppi casi che si sanno e i tanti che non vengono alla luce. Penso che le tragedie sono frutto di un decadimento dei valori della comunità che carica la donna di troppe responsabilità, trasmette modelli femminili di successo sfrenato, di forma fisica perfetta, di coppia senza problemi, di famiglie corrispondenti a prototipi inesistenti nella realtà che in momenti delicati si mescolano nella psiche e influiscono negativamente sul percorso del cambiamento che indubbiamente la nascita di un figlio provoca nella donna. Dico che a forza di scardinare i valori spirituali, privilegiando quelli materiali, senza fornire supporti giusti o valide alternative, in momenti difficili e delicati della vita, tutti perdono facilmente il controllo emotivo e di conseguenza la stima in se e negli altri che conduce poi a non credere di avere una possibilità, qualcuno che ti comprende e aiuta a tirarti fuori dalla situazione, distorce la volontà e la capacità di reagire positivamente a eventi traumatici.

Ho deviato un po’ il discorso da sant’ Anna, ma credo veramente che l’essermi affidata alla mamma di Maria, la Sacra Vergine delegata a essere intermediaria degli uomini tra i valori terreni e celesti e Mamma delle mamme per eccellenzaavendo portato in grembo il Cristo Salvatore, mi abbia aiutato. Probabilmente mi ha facilitato ad aggrapparmi all’impossibile per ottenere il possibile, a non mollare la presa, forse a non cedere alle tentazioni negative dello sconforto, o chissà ce l’avrei fatta ugualmente perché sono cocciuta, tuttavia la risposta non mi interessa, in me è certezza: Lei mi è stata accanto. Spero continuerà a concedermi questa sua “ grazia”. Non per niente il suo nome in ebraico Hannah significa “grazia”.Comunque sia, chi elegge un santo a protettore si affida a lui e coltiva in se la certezza di ricevere aiuto, però nel frattempo non si perde d’animo, continua a lottare, e adeguandosi ai cambiamenti supera le sue difficoltà.

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Buona giornata e che Sant’Anna protegga chi passa da qui e tutte le mamme .

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La foto:  sant’Anna con la piccola  Maria è all’interno del santuario di sant’Anna a Gerusalemme dove sono stata a inizio Luglio.

 …per la cronaca: Santa veneratissima. Anche se il suo nome non è riportato nei testi biblici consueti ma appare insieme a quello del marito Gioacchino nei testi apocrifi, tantissimi ospedali, paesi, strade e chiese portano il suo nome. E’ patrona delle famiglie, delle partorienti, delle madri, per essere diventata madre in modo insolito specie delle donne madri; inoltre, per le sue qualità di pazienza, è patrona degli orefici, falegnami ebanisti e carpentieri.

Tempo di noci e ciliege, tempo di…

noci e ciliege

 

Tempo di noci e ciliege, tempo di preparare Ciliegino e Nocino: due liquorini eccezionali!

Come promesso ecco le ricette tradizionali da tempo immemore della mia famiglia per prepararli con facilità e ottenere una qualità eccellente.

Ciliegino.

Il ciliegino è un eccezionale liquore “ricostituente” a base di ciliege. Un liquorino corroborante e energetico utile a grandi e piccini, che le nostre sagge ave preparavano in estate ma consumavano in inverno per alzare le difese immunitarie, ricaricare il fisico stanco, tirar su il morale spento e abbacchiato, calmare la tosse insistente. Ovviamente per ottenere le proprietà curative naturali, quasi magiche, il liquore ciliegino si preparava e va ancor preparato entro il 29 giugno festa di san Pietro e Paolo:

Ecco l‘antichissima ricetta in dosi minime. A piacere potrete raddoppiarle:

250 g di ciliege mature di Vignola o equivalenti

250 g di zucchero bianco

500 g di alcool a media gradazione – 60 gradi non di più

3 chiodi di garofano

1 foglia di alloro

1 pezzetto di buccia di limone

1 bicchiere di vino rosso secco, chianti o equivalente.

Un vaso di vetro con chiusura ermetica da un 1 L. meglio se da un 1 e mezzo

Lavare bene e asciugare le ciliege

Pestare le ciliege compreso il nocciolo in un mortaio, se non l’avete mettetele in un sacchetto di plastica e battete grossolanamente con un batticarne

Ponetele nel vaso di vetro – ben pulito e sterilizzato- magari passandoci un batuffolo di cotone imbevuto di alcool denaturato

Copritele con lo zucchero

Aggiungete i chiodi di garofano, la foglia di alloro, la buccia del limone privata della parte bianca

Versate l’alcool da liquore. Chiudete il vaso.

Ponetelo per 9 g sul davanzale di una finestra esposta al sole o in qualunque posto possa riceverlo il più possibile. Il sole è elemento chiave per la qualità e le proprietà benefiche.

Il 9 giorno aprite il vaso, mescolate bene con un mestolo di legno cercando di rimuovere lo zucchero che si è depositato sul fondo poi versate il bicchiere di vino rosso secco, chiudete il vaso, rimettete al sole per un altri 9 g.

Il 18 g aprite il vaso, rimescolate bene, chiudete il vaso e ponetelo in un posto buio e fresco. Lasciate macerare per 40 g.

Aprite il vaso, rimescolate per constatare se lo zucchero sia ben sciolto. Filtrate con un colino il liquido sciropposo.

Mettete il liquido liquoroso alla ciliegia in una bottiglia. Tappate bene. Conservate in dispensa o dove tenete gli altri liquori

Voilà ecco fatto, al 60 esimo g.lo sciroppo ciliegino naturale è pronto per essere gustato e darsi una bella carica. Provare per credere!

Un cucchiaio al mattino e uno alla sera aiuta a evitare gran parte dei malanni ai primi freddi. Poiché l’alcool è a bassa gradazione in cucchiaini si da anche anche ai ragazzi però ai più piccoli si diluisce leggermente con acqua.

Nocino.

Un altro liquore famoso da preparare entro il 29 giugno è il nocino,un liquore a base di noci corroborante e digestivo che si inaugura al solstizio d’inverno, perché la noce è un frutto augurale di fortuna, infatti viene anche chiamata “ ghianda di Giove e poi si gusta con gli amici nelle serate fredde. Anche per questo liquore se si vuole ottenere una qualità eccezionale c’è da rispettare una prassi.

Ecco la ricetta in 10 mosse che mi ha insegnato l’ecologista Domenico, un grande esperto e conoscitore di natura, piante, erbe e effetti curativi e balsamici :

1 – serve un vaso capiente in vetro a chiusura ermetica, ben pulito e sterilizzato- almeno da 2/2, 5 litri

2 –24/30 noci fresche,

3 – 600 g. zucchero raffinato,

4 – 1 L. di alcool da liquore 75/90 gradi,3 chiodi garofano, 3 bacche ginepro, 3 scorzette di limone,3 chicchi di caffè.

4 – lavare bene e spaccare a metà le noci, scartare quelle legnose

5 – metterle nel vaso con tutti gli ingredienti,

6 – tappare il vaso,

7 – collocarlo in un luogo dove di giorno riceva i raggi solari,

8 – lasciarlo al sole per 40 giorni, una volta a settimana con un mestolo di legno rimescolare gli ingredienti.

9 – al 40 g. aggiungere 1 L. di lambrusco bianco secco. Mettere il vaso al buio per altri 40 g.

10 – al 80esimo g. filtrare il liquido ormai maturo in bottiglie ben pulite e sterilizzate, meglio se di vetro scuro.

Due liquori dalle virtù magiche, ma la magia… la “ magia “ sta nell’incrociare le virtù benefiche di frutti, luce e calore!!! Crederci poi è un aiutino non indifferente.

By dif

ciliege noci

Ciliegie e noci sono due fenomenali doni della natura. Sono un vero serbatoio di proprietà indispensabili al benessere dell’ organismo. Entrambi i frutti sono ricchi di vitamine, minerali, omega 3 e 6ehanno qualità energetiche e antiossidanti che aiutano il nostro organismo a mantenersi in forma, e a contrastare l’invecchiamento provocato dai radicali liberi. Inoltre, aiutano a regolare il sonno, la pressione e il colesterolo.

 

Le perle di san Giovanni

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Secondo una antica credenza popolare le goccioline di rugiada sui prati, fiori cose di questa notte sono diverse dalle solite: più bianche brillanti e trasparenti, tanto da riflettere magicamente la luce pura del creato e tanto belle da sembrare perle, per l’appunto le “perle” di san Giovanni. Ma perchè sono diverse? Perchè non scendono dal cielo ma salgono dalla terra che piange. Le goccioline acquose, sono il  pianto della terra. Un pianto triste che ogni anno la terra ripete a ricordo simbolico della vigilia del martirio del Battista, Il Giovanni asceta precursore di Cristo che lavava e purificava proprio con l’acqua, l’acqua del Giordano. Tantissimi i riti e le usanze folkloristiche legati all’acqua, uno fra tutti il ” bagno di guazza” A parte ciò, è arcinoto come la notte che precede la festa di san Giovanni Battista è la più positiva, magica, rituale dell’anno. Popolarmente si ritiene che sia la notte in cui i raggi lunari impregnano ogni cosa di luce protettiva, erbe, fiori, acque, liquidi, pietre, cristalli, persone ecc. Esporsi alla sua luce toglie le negatività accumulate per gli incerti della vita, purifica lo spirito e ridona all’aurea personale la sua luce naturale offuscata o alterata da percezioni emotive catastrofiste, aggressività compresse, sentimenti astiosi con effetti comportamentali contrari all’indole. Ma è anche la notte dove bene e male si contrappongono. Infatti si va dai riti scaramantici-purificatori come falò, bagni di guazza, acque limpide, fontane, mare, lavaggi con acque alle erbe e fiori, a quelli rituali sabbatici-satanici come raduni di streghe, satiri , maghi, cultori dell’occulto diabolico, intrisi di musiche particolarmente eccitanti, danze sfrenate evocative di sacrifici, patti, magia nera e rossa.
Ovviamente lungi da me quest’ultime. Sono ritualità che hanno scopi malefici. Il solo pensarle m’incutono inquietudine e terrore. Malgrado ciò mantengo tre tradizioni popolari legate a San Giovanni : l’acqua delle sette erbe, il liquore ciliegino e il nocino. Tradizioni familiari a me care innocue, direi anche gradevoli e da sorseggiare in compagnia. E la consuetudine di una passeggiata meditativa nel prato, di primo mattino e a piedi nudi per avvertire le “perle di san Giovanni” ovvero guazzarmi di rugiada. Di solito ci traggo un gran beneficio. Mi chiarisce assai le idee su qualche perplessità. Un po’ come se la luce del mattino di san Giovanni mi illuminasse il da farsi e in più mi pacificasse con me stessa.
Magica è la notte…guai sprecarla…un bel falò all’aperto…4 risate in compagnia… e poi una guazzata per svegliarsi tutti con un sorriso… Ricopritevi di “perle di san Giovanni”,vi assicuro sono miracolose per “pulirvi” dal superfluo che vi opprime e farvi ritrovare gioiosamente voi stessi.

Buona notte che sia per tutti magicamente rugiadosa, si dice che ciò che si sogna di bello in questa particolare notte si avvera quindi …felici sogni. Intanto, considerato che  c’è un caldo noioso, non ho sonno  e una luna splendida e molto invitante mi occhieggia vado un po’ a  guazzarmi e farmi un bagnetto di luce lunare, è il mio pianeta, chissà che non mi ispiri qualche bel sogno.    

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by dif

E…Se qualcuno ha voglia..di provare i benefici dell’acqua profumata di san Giovanni alle 7 erbe ecco le istruzioni :

Acqua delle 7 erbe. L’acqua delle sette erbe è una infusione di erbe e fiori: rosmarino, salvia, timo, basilico, alloro, rose, gerani, o in alternativa gelsomino. Si raccolgono all’aba, si mettono in una ciotola di vetro, o trasparente, si coprono d’acqua. Esposte alla luna, secondo la leggenda in acqua ci cadono le “perle di San Giovanni” più conosciute come guazza che la rendono prodigiosa sia per proteggere la pelle, sia per sanarla da piccoli fastidi, tipo acne, macchie..ma anche per alleviare bruciori come il fuoco di sant’Antonio. Debbo dire che non so se è per effetto di convinzione, per influenza della luce notturna o di quale altra “magia” ma funziona. Bagnando la pelle con quest’acqua si ottengono davvero degli effetti straordinari. Spruzzandola su tutto il corpo poi …si provano sensazioni energetiche meravigliose.

in altro post le ricette dei liquori,  Ciliegino e nocino.

Il Giorno Più Lungo Dell’anno

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Oggi  è il solstizio, giorno più lungo dell’anno.

L’estate fa il suo ingresso ufficiale e il sole nell’ apice del suo splendore.

Non è un giorno qualunque. È un giorno possente. Carico di vigore. Propizio e propiziatorio di benefici. É un giorno da utilizzare a proprio vantaggio, cogliere il momento per azionare i meccanismi disintossicanti di mente e spirito.

Chi vuole riempire l’intelletto di stimoli creativi; ristrutturare i propri modi di pensare; trovare il coraggio di spezzare le catene che ancorano al passato; attirarsi la buona sorte per dare una svolta al destino; rifocillare il morale di speranza o semplicemente irrobustire un po’ le azioni ordinarie, oggi ha tutte le chance per realizzare l’aspirazione.Come? Catturando i flussi cosmici irradiati alla massima potenza dal sole… voilà il desiderio diventa realtà! Ovverosia, basta esporsi in piena luce solare a braccia spalancate e indossando un abito chiaro, per facilitare l’irraggiamento del corpo. Un tempo era obbligo esser nudi ma oggi… al massimo è concesso  un costume. Starsene eretti, a occhi chiusi, in silenzio almeno una mezz’oretta davanti al sole ruotando ogni tanto su se stessi da destra a sinistra. La rotazione serve a essere completamente avvolti e illuminati oltreché impedire ristagni a ombre e… il gioco è fatto. Non ci credete? Ovvio, a dirla così non appare razionale! Invece…lo è. Perché? Noi siamo esseri di luce e di luce ci nutriamo. Senza luce…addio esistenza… neanche come carta da macero  avremmo vita. È per questo che oggi, giorno dominato dalla luce è speciale, e va  sfruttato a vantaggio. La potenza della luce è tale in questo giorno che se assorbita rigenera ogni fibra, ripristina l’equilibrio dell’ energia dinamica un po’ confusa dal periodo invernale, riassesta gli ingranaggi umorali turbati da insufficienza di luce, riannoda i  fluidi terrestri  a quelli cosmici incontaminati. Se, poi a questo rito di luce solare del solstizio di giugno, rito che si può ripetere, o fare ottenendo gli stessi effetti fino a San Giovanni, il 25, ci aggiungiamo un pizzico di tradizione popolare, cioè un vecchissimo saluto-invocazione al sole, beh…allora…l’azione della luce si rafforza, diventa super super eccellente per carpire tutto il suo magnanimo influsso “ricostituente” :

“Ti Saluto O Sole

Nel Giorno Del Tuo Massimo Splendore

Entra E Spazia Nei Meandri Del Mio Cervello

Caricalo D’energia Positiva

Quella Luminosa Che Stimola I Semi Di Genio E Fantasia

Apre La Via Nuova Bramosia

Riempie Il Granaio Della Vita Con Allegria

Sfiora Fronte, Naso, Bocca

Scatena Il Sacro Fuoco All’esistere Quotidiano

O Sole

Nel Giorno Del Tuo Massimo Splendore

Ch’io Veda, Aspiri, Verbi Col Tuo Spirito Trionfale.

Carica Mani E Piedi Dell’essenza Luminosa Peregrina

Scavatrice Esaltante Dell’impulso Creativo

Che Approda Alla Riva Della Luce Entusiasta

O Sole

Inesauribile Fantasista Di Calore E Potenza

Il Mondo Luce Fulgida Ti Assorbe Senza Sosta

Nel Giorno Dell’apice Splendore

Carezza Il Cuore All’assurdo Affanno Passionale

Dell’amare, Odiare, Mostrare, Conquistare, Abbagliare,

Luminoso, Creativo Sarà Ogni Mio Necessito Viaggio

O Sole

La Luce Ruotando Ti Catturo

E A Chiaro Futuro Ti saluto. “

sole

.Buon bagno di sole! Da una carica…stasera son dinamite…

by dif 

 

 

 

 

 

 

 

1 Maggio. Ieri una festa, oggi tutta un’altra cosa!

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Ieri, la festa dei lavoratori  dell’1 maggio era una festa. Oggi’ Oggi è tutta un’altra cosa. Perchè? Perchè il lavoro è un sogno e di conseguenza ha perso sicuramente quel fascino festaiolo di partecipazione familiare e di ritrovo comunitario per una causa o un’idea! Nessuno va più in piazza col fazzoletto rosso legato al collo come se fosse un trofeo da mostrare con orgoglio o un simbolo d’identificazione del mondo operaio.  Si direbbe che per le famiglie è un’occasione per un week end da tintarella. Infatti, son più quelli che la festeggiano in luoghi di mare che in raduni in piazza. D’altra parte nelle piazze di paesi e città si respira un’atmosfera d’indifferenza verso il valore contenuto in questa celebrazione, probabilmente dovuta in parte al cambiamento di costume e in parte a un diverso modo di dialogare sui contenuti espressi dal lavoro come conquista di diritti ed evoluzione sociale. Oggi, infatti, tutti i giorni si è subissati da prediche e predicozzi sull’essere flessibili negli orari e disponibili a considerare l’occupazione, un transito mediato dalle esigenze tra offerta e domanda. Il lavoro non è più un bene sacrosanto da difendere e mantenere, un diritto ottenuto in conformità di abilità specifiche, acquisite attraverso studi e formazione professionale o semplicemente conquistato per un progetto di vita futura .  E’ un optional. Un miraggio. Sembra diventato una specie di contorno del vivere,  non il fulcro che permette di campare onestamente, formarsi una famiglia, crescere dei figli, avere un tot per pagare affitti e ammennicoli vari. Oggi…Se il lavoro l’hai bene, . é una fortuna e mangi. E se non l’hai? Ti arrangi. Se non ti arrangi… ti suicidi. Tanto nessuno piange per uno sfigato disoccupato.  Gli stessi sindacati non hanno più il potere delegante delle masse ne  la stessa incidenza nel difendere lavoro e lavoratori. Un tempo invece..

Un tempo era qualcosa in più di un concertone e qualche melassa ipocrita. Era la vera celebrazione del lavoro e dell’importanza del lavoratore nell’equilibrio comunitario.   Infatti, del 1 Maggio in memoria giovane conservo bei ricordi legati alla famiglia, alla gente e all’atmosfera seppur  fricchereccia che durante la giornata si respirava ovunque. Ricordi che il tempo non ha scalfito perchè la festa dell’1 maggio era veramente una festa di partecipazione e di allegria del popolo operaio o di quanti credevano nel valore fondato sull’equo diritto di avere un’occupazione che garantisse una vita dignitosa a se e a quanti si aveva sotto la propria responsabilità, figli, mogli, genitori ecc. Allora la gente, col vestito buono delle feste, un immancabile fazzoletto rosso legato al collo, cestini con panini, bandiere e tanto entusiasmo si ritrovava in piazza, dove, verso le 10 del mattino, sul palco allestito per l’occasione, si alternavano a parlare personalità legate al mondo sindacale e politico. Veramente questa parte mi piaceva poco perché mio padre voleva che si ascoltasse in religioso silenzio parola per parola, ma ciò che veniva enfaticamente sciorinato sotto un sole cocente, con la gente che mentre il vestito festaiolo gli si inzuppava dal sudore ascoltava a bocca spalancata come se l’oratore di turno fosse un oracolo vivente, a me e sorella sembravano inutili predicozzi che ritardavano i momenti spensierati. Perciò vivevamo quelle 2 orette sbuffando e implorando il santo protettore che i relatori la facessero corta. Anche mia madre sbuffava, perchè vi partecipava per amore di mio padre ma da donna del fare più che del dire a stare impalata s’infastidiva, le sembrava sprecare tempo. Eppoi non le interessava per niente la politica. Anzi era tanto timorata di Dio, che partecipare alla “festa dei rossi” le appariva un tradimento, non a Dio ma a don Sestilio, il parroco, che ogni domenica tuonava e lanciava strali ai professatori di comunismo operaio, a dire il vero poco misericordiosi e tolleranti, oggi papa Francesco li troverebbe se non abominevoli condannabili da ogni punto di vista. C’è da tener presente che la festa del 1 maggio allora era considerata un po’ come il simbolo di fomentazione di sinistri individui per avversare chiesa e clero, tantè che in fondo alla navata principale della parrocchia, in modo che tutti entrando potevano leggerli, era facile vedere appesi in bella mostra elenchi di scomunicati. Cioè liste di coloro che osteggiavano i sacramenti, perchè preti e robe connesse alla fede cristiana erano come il fumo negli occhi. Di ciò, mi torna alla memoria il volto di qualche mio compagno di scuola e di quanto era rosso di vergogna e si sentiva come un verme quando o padre o madre erano in quegli elenchi. Devo dire che con la solita cattiveria dell’innocenza ragazzina venivano un po’ guardati come dei diversi. addirittura considerati una specie di rinnegati da espellere dal gruppo. Anche perchè spesso padri e madri di opposte fazioni vietavano ai propri figli di mescolarsi nel gioco. Gli uni e gli altri temevano “cattive influenze”. Per nostra fortuna noi sorelle abbiamo avuto due genitori aperti. per niente ancorati a meschinerie faziose, non ci hanno mai detto di non frequentare questo o quello e pur essendo fra loro politicamente di pareri discordanti l’uno ha sempre rispettato l’altro e trovato un punto d’incontro nell’educarci libere, senza mai imporci il loro credo o le loro opinioni. Certo, allora avevamo un’età in cui era lecito non comprendere appieno tutto e considerare la politica una cosa da grandi e se c’erano attriti che se la sbrigassero fra loro. Per cui, alla festa del 1 maggio, essere disinteressate alla parte oratoria era normale, in fondo a noi interessava la parte godereccia, avere i dolcetti, i palloncini che erano in bella mostra, ridere e scherzare con gli altri ragazzini, partecipare ai cori festosi e alle danze che chiudevano al meglio le celebrazioni.. A ben ricordare anche per mia madre era il momento più bello della giornata, le piaceva tantissimo ballare ma essendo una donna avvenente mio padre, da gelosissimo, difficilmente ce la portava. Comunque era un giorno di grande spensieratezza e tutti si tornava a casa a notte fonda felici, i grandi  ricaricati di speranze vere e di energie pronte per far fronte alle durezze e ai sacrifici imposti da lavoro, orari, obblighi padronali.. Forse è per questo che per me  quella del primo maggio oltre che un ricordo dì infanzia di buoni sapori e odori,  di gente con delle facce zigrinate, le mani rudi e callose, piena di vigore e ottimismo, orgogliosa di avere un’occupazione onesta che solennizzava con tutto l’ardore dato dalla cosciente consapevolezza che il lavoro era  il pilastro del progresso delle famiglie, della democrazia e della società, resta una festa importante. Una festa  da tramandare ai figli come monito per non dimenticare le lotte sostenute dai tanti lavoratori del passato per vedersi riconosciuti benefici, minimi ma pur sempre migliorativi. Oggi  considerando che  in gran parte vanificati o addirittura ripudiati con la scusa del tempo che cambia,  ancor più.

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Buon 1 maggio a tutti i lavoratori e tanti auguri fortunosi a chi il lavoro purtroppo lo può solo sognare.

by dif.

ahi ahi temo d’esser stata prolissa come gli oratori del passato fanciullesco!

Per la storia:

La festa dell’1 maggio è celebrata in quasi tutto il mondo a ricordo di battaglie operaie sostenute per ottenere un minimo diritto legislativo che fissasse un orario lavorativo giornaliero dignitoso quantificato in otto ore. Le sue origini risalgono a una manifestazione del 5 settembre 1882 a New York organizzata dei cavalieri del lavoro e ripetuta nel 1884 dove fu deciso che l’evento avesse una cadenza annuale, tuttavia a determinare la data rievocativa dell’1 maggio furono i gravi incidenti accaduti a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket quando vi furono numerosi morti provocati dalla polizia che sparò sui dimostranti per disperderli. In Europa la festa fu formalizzata dai delegati socialisti a Parigi nel 1889 durante l’internazionale. In Italia fu adottata nel 1991, sospesa durante il periodo fascista e ristabilita nel 1945 dopo i due conflitti mondiali. Nel 1947 purtroppo la sua ricorrenza in Sicilia fu macchiata dal bandito Giuliano che non si sa ancora bene per quale motivo o per ordine di chi sparò su un corteo di lavoratori che sfilava in località Portella della Ginestra causando morti e feriti. Dal 1991 le confederazioni sindacali per celebrare la festività organizzano a Roma un concerto maratona cui partecipano artisti e gruppi famosi che richiamano una folla enorme.

Auguro a tutti una S. Pasqua speciale

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La Resurrezione di Cristo non è mai stato un giorno qualunque nella mia vita ma sempre specialissimo e di grande riflessione. Sarà per l’atmosfera più pacifica del solito, sarà per l’eccitazione di usi e tradizioni, sarà per quello scampanio festoso che m’accoglie al risveglio, ma è un giorno che mi fa ritrovare quella parte di spiritualità confusa dalle vicissitudini. Avviene in me una specie di “ritorno alla vita”che mi riallinea sui sentieri della fede dove posso dialogare con l’Infinito,  trovare nel silenzio risposte ai perché delle incongruenze umane, accettare senza troppe ribellioni le sofferenze. È come una terapia d’urto che prima  sconquassa il mio ego, per toglierle gli orpelli che l’inchiodano a una quotidianità ripetitiva e incompatibile alle esigenze delle aspirazioni animiche, quelle che soffoco e durante il via vai quotidiano non ascolto e a volte per comodo rinnego. Poi, mi ricompone e mi apre verso orizzonti nuovi, in cui posso trovare nuove sfide e nuove “verità” per affrontare e vivere la normalità terrena, emozionarmi e trasformare il vedere e l’agire in proficua empatia con gli altri. Forse ciò che la S. Pasqua produce in me non sarà proprio in perfetta sintonia col messaggio di Salvezza del Cristo, tuttavia credo che ciò che mi profude nell’animo è ciò che a me serve per migliorarmi e essere utile agli altri.

Confido nel Cristo Risorto, e visto come vanno oggigiorno le cose nel mondo, quindi spero che Lui saprà portare in ogni cuore che l’accoglie amore e gioia togliendogli odi, rancori, contrapposizioni, aberrazioni idealistiche, pessimismi e paure. Spero fervidamente che a chiunque e in qualunque parte del globo doni saggezza, slancio rinnovativo e energia per combattere morte e ingiustizie. Soprattutto spero che pacifichi gli animi tormentati, sollevi lo spirito ai sofferenti, dia vigore ai deboli. Tolga la croce a tutti coloro che per iniquità umane non ce la fanno più a portarla. Insieme a Lui faccia Risorgere quell’umanità opaca, distratta, serrata dal proprio egoismo, chiusa alla solidarietà, all’ascolto e alla misericordia,  ingenerosa e assente ai valori altruistici.

Auguro a tutti una S. Pasqua speciale, di risveglio e concordanza con se stessi e gli altri, di cammino nella vita libero da ogni tipo di  angoscia e sfiducia nei propri mezzi, pieno di entusiasmo, sorriso e  tolleranza all’imperfezione umana.

 Ovunque sia un giorno festoso, di amicizia e di letizia.

Agli amici un augurissimo affettuoso.

Dif

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Le foto le ho scattate a Gerusalemme

Le “Palme” .

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Nel calendario liturgico, oggi, è la Domenica “de Passione Domine” più nota come ” Domenica delle Palme”. Tantissimi i riti celebrativi con processioni, benedizione di rametti di olivo,  palme intrecciate e ricostruzioni storiche del simbolismo in essa contenuto.

Con questa Domenica, perchì ha fede in Cristo, giunge quasi a conclusione il periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie ha preparato, agli eventi drammatici della Settimana Santa, con riflessioni sui fatti dolorosi subiti, nell’ultima settimana passata su questa terra, dal Salvatore del mondo. Riflessioni e meditazioni però sempre improntate a speranza e certezza della Risurrezione di Cristo e della vittoria della vita sulla morte. Quindi è una festività importante per i credenti cattolici ma anche per ortodossi e protestanti. Storicamente, con solenne celebrazione, nella Domenica delle Palme si ricorda l’ arrivo di Gesù, in sella a un asinello, a Gerusalemme,  giorno in cui venne accolto trionfalmente da una folla osannante che lo esaltava e salutava festosamente, agitando rami di palme e olivo. La stessa folla che pochi giorni dopo lo avrebbe tradito, rinnegato e fatto crocifiggere! Si sa che secondo le scritture così doveva essere e che Gesù era stato mandato dal Padre per la salvezza umana. Tuttavia, quando ci rifletto, questo episodio della vita di Cristo mi fa sempre specie. Perché? Beh.. perché è veramente triste rendersi conto come rispecchia una realtà umana, quella in cui in un attimo tutti sian pronti a onorarti e portarti in trionfo e un attimo dopo, gli stessi, per dabbenaggine, invidia, assurdità pretestuose son pronti a spellarti! Pertanto, è inutile meravigliarsi se l’amore, il sacrificio totale, la dedizione verso il prossimo, oggi come ieri, spesso per non dire sempre, viene ricambiato con la falsità, l’odio, l’ingordigia egoista, il martirio, l’immolazione. Cristo insegna!!! Vero è che l’umano è imperfetto ma pure vero è che gli torna comodo rimanerlo per autoscusarsi. Comunque, nel cuore della gente, di ogni razza e condizione, c’è sempre una ricerca di pace e salvezza. Anche quando si fa la guerra, ogni essere umano parte dal presupposto che la fa per conquistare la pace e la tranquillità e non per altro. Per questo, nella contraddizione umana, la Domenica delle Palme è una festività molto sentita e oggi è raro che chi è credente non si rechi in chiesa, non fossaltro per portarsi a casa un piccolo rametto di olivo benedetto, da tenere fra le pareti domestiche in segno scaramantico, come augurio che vi regni pace e serenità per se, gli amici, tutta la famiglia.

Nei miei ricordi, questa festività occupa un posto importante, sia come devozione di fede, di una settimana da vivere all’insegna della partecipazione attiva ai riti sacri, legati alla morte e resurrezione di Gesù; sia come tradizioni con tutta una serie di preparativi attinenti allo spirito della Santa Pasqua ma dal sapore un po’ più laico, che nella mia famiglia, avevano e hanno un significato di profonda osservanza di gestualità partecipativa a usanze che, nel loro gusto feticcio profano, simbolicamente tendono a esaltare il significato sacrale cioè: accogliere poi con tutti gli onori, la gioia e la convinzione di fede, il Cristo Risorto.

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                                Buona domenica delle palme amici e passanti!
                                                                     bydif

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.in alto: ingresso di Gesù di Duccio da Boninsegna

in basso: foto scattata nell’orto degli ulivi a Gerusalemme

Caro Papà

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Caro papà, un tempo oggi era la tua festa,

e noi figlie correvamo a te con un pensierino

fatto con le nostre mani, insieme alla maestra.

A noi bambini non importava quanto fosse bello

perfetto e originale, importava farlo giocando

e pasticciando in allegria con i nostri compagni

per poterti dire:

ecco papà, noi ci siamo e ti amiamo.

Con tutto il cuore ti ringraziamo

di essere il nostro papà

premuroso, affettuoso, sincero.

Sempre presente al nostro occorrere,

sempre attento alla nostra educazione,

sempre equilibrato nel rimproverare sghiribizzi e capricci,

regalare con entusiasmo  approvazione.

Con un bigliettino, un disegno, o un gingillo

correvamo a te con il viso raggiante di  amore e orgoglio

per abbracciarti e farti sentire il nostro calore di figlie.

Era bello papà

vederti sorridere con negli occhi la sorpresa

e un tantino d’imbarazzo dovuto alla tua riservatezza.

Era bello guardarti con quanta attenzione leggevi

i pensierini, rimiravi i nostri imperfetti oggettini,

e poi ridere insieme come fossimo tutti bambini

sentire la tua carezza sfiorarci il viso,

annusare il profumo di mani indurite dal lavoro.

Era bello fare festa papà allora!

Oggi ho una grande confusione in testa.

Dicono papà che non dovremmo festeggiarti,

crea discriminazione, io non capisco

a chi papà

festeggiandoti per ringraziarti di esserci

e di averci dato la vita

facciamo un torto o produciamo una divisione.

Tutti abbiamo un papà

o qualcuno non ce l’ha?

Mi gira la testa papà mentre mi arrovello a pensà:

come han fatto a nascere i bambini che sento vociare nel vicolo 

se non c’è un seme di papà?

Spiegamelo tu papà  che sei nel luogo di verità!

Fammi questo favore, per togliermi dalla confusione.

Sarò diventata tarda di mente con l’adulta età o

son finita sul pianeta dell’assurdo ma io

non comprendo papà, i negazionisti educatori

di una festa tanto amena per un figlio e una figlia.

Per favore fammi capire perché vogliono togliermi il nome papà

dal mio cuore,

farti diventare un indistinguo individuo genitore.

Lo so da sempre che sei mio genitore e

insieme alla mamma formiamo una famiglia

se sia colorata o neutra non lo so e non mi domando

perché

non cambia quello che so.

So che papà è una parola dolce, insostituibile

alla mia mente e al mio cuore.

Pronunciarla dona una certezza di tenerezza che viene dall’amore;

scriverla diffonde un profumo inesauribile che inonda le giornate di calore;

guardarla in viso riempe di un piacere rasserenante ineguagliabile.

Papà,

per me, ha un sapore buono di onesto lavoratore,

di insegnamento, di volontà, di sacrificio, di sofferenza,

di appartenenza, di legame indissolubile al tempo e alle scelleratezze umane.

Toglierlo dalla bocca di un bambino è estirpargli l’essenza della vita,

rimuoverlo dal cuore di un adulto è distruggetegli le origini identitarie.

Papà. Sei e resti papà. Nessuno ha il diritto di cancellarti.

Non sei tu che discrimini, dividi, confondi.

È la grande stupidità umana che in tutti i modi nega l’innegabile.

Ti usa e abusa per egoismo, per disconoscere i valori protettivi,

per spersonalizzare la società, riducendola un ammasso informe,

aspecifico di contenuti che armonizzano il creato.

Ti guardo papà. La foto è un po’ scolorita ma il tuo sorriso no.

Quello è vivo, carico di infiniti momenti navigati insieme,

che hanno fatto e fanno la nostra storia di papà e figlia,

oggi proseguono in dimensioni diverse ma sono altrettanto belli,

pieni di affetto, riconoscenza, significati di radici inestirpabili.

Guardarti, papà mi trasmette una gioia immensa.

Sento la tua mano stringere la mia con la stessa intensità di quand’ero bambina,

con lo sguardo darmi fiducia e sicurezza,

con la parola infondermi vicinanza spirituale in ogni frangente.

Nessuno ha il diritto di togliermi dalla bocca, dalla genesi, dalla mia storia

umana la paroletta papà.

É una violenza assurda, menzognera, culturalmente imbecille.

Gli “educatori” farciti di finta umanità antidiscriminatoria, di teorie ugualitarie,

pusillanimi e diseducativi violentatori delle origini della vita di un bambino

che vadano a farsi friggere nel crogiolo del qualunquismo creativo.

Vogliono abolire la festa del papà? e chissene frega.

Che “ammazzino” ripudino, cancellino il loro papà.

Io me lo tengo, lo coccolo, lo onoro

e se anche lo abbraccio con l’anima, oggi lo festeggio,

lo festeggio come continuità di una stirpe, di una cultura, di un valore saggio

di discendenza di sangue identificabile.

Nel bene e nel male, tu sei il mio papà e resti papà.

Io e mia sorella, siamo e restiamo per sempre tue figlie.

Un grazie amorevole papà e

tantissimi auguri di celestiali delizie.

Tua figlia generata, alla quale hai dato un volto, un nome,

un grandissimo enorme affetto

dedicato tempo, fatica intelletto.

trasmesso rispetto, sacralità della vita,

consolato in avverse occasioni esistenziali,

insegnato a difendere diritti e valori comunitari

e

fossanche non ti avessi mai potuto vederti e corporeamente conoscerti

a mai  rinnegare il nome papà

per un ideale fasullo di umano progresso.

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Dif