La “NATIVITA’ nell’Arte

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Tempo di Natale, tempo di rievocazione della nascita di Gesù, tempo di presepi, ma anche tempo di…. “natività e adorazione”.

Se è vero che a partire da san Francesco d’Assisi che col suo presepe vivente a Greccio, episodio attestato da Giotto in un affresco, popolarmente prese avvio la tradizione di testimoniare l’avvenimento della nascita di Gesù, allestendo nei luoghi sacri, in casa, un po’ ovunque i presepi ricchi o meno, artistici o mistici, è altrettanto vero che l’arte figurativa precede, almeno di un millennio, la rievocazione testimoniale dell’evento “divino”. Un po’ dovuta a motivi di fede, in specie quelli divulgativi, un po’ a quelli iconici narrativi. Quindi al mondo dell’arte ieratica e agli artisti che ne sono stati attratti o vi si sono cimentati su commissione va riconosciuto un ruolo importante, culturalmente impossibile da ignorare. All’uopo si può affermare che è pressoché impraticabile, a qualunque latitudine, scovare un artista che non abbia sfogato il suo “genio creativo” realizzando con ogni tecnica, almeno una volta, un opera inerente le vicende di Gesù. Chiaramente, a seconda del talento, più o meno pregevole, bensì sempre trasponendo, attraverso il mezzo usato, sensibilità e spiritualità del proprio tempo e essere. Ma, tra i temi narrativi della vita terrena del figlio di Dio, è la “nascita” povera di Gesù in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” ad avere il primato ispiratore. Infatti, la ritroviamo in quasi tutte le produzioni dei grandi maestri. Tantissimi i capolavori di Natività“Adorazioni” che ci hanno lasciato e che possiamo ammirare in tutta la loro sontuosa maestria di tecnica e estro creativo.

La più antica raffigurazione della natività ad oggi conosciuta, ovvero la scesa umana, incarnata dal verbo, essendo fondamento oggettivo della cristianità, si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla ed è un abbozzo monocolore in cui la Vergine seduta con il Bambino in braccio ha accanto un profeta che indica una stella, “ una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” num. 24,17. Anche nelle catacombe di san Sebastiano troviamo la figurazione di un Gesù nato, ma con un solitario Gesù bambino dentro una cassa-culla guardato da due animali più che iconografia della natività figura nessi profetici. Metaforicamente i due animali esprimono il popolo ebreo e pagano: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende Isaia 1,3. Siccome allegoricamente i cristiani dei primordi, collegarono il loro periglioso “viaggio” di fede verso Gesù a quello altrettanto periglioso per giungere a Betlemme, dei Magi adoranti, dal 3 sec, tante le scene dell’avvenimento che hanno figurato sulle pareti delle catacombe e nei sarcofagi. Le prime, molto semplici, comprendono: la Madonna; talvolta anche Giuseppe; il Bambino, più grandicello di un neonato, in atto di benedire o tendere le mani ai presenti; i magi che offrono i doni, oro incenso e mirra, su un piatto, e, come da cerimoniale imperiale “aurum coronarium”, con le mani coperte dal mantello, a segno di purezza e rispetto; la stella a volte a forma di fiore o cerchio o rosone… che come il sideus Iulii nel culto imperiale romano conferma la divinità di Gesù. Però è a partire dal IV sec., come dimostrano il dittico in avorio e pietre preziose del V sec. nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di Venezia e delle Basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Trastevere a Roma, che la Natività divenne il soggetto preferito dell’arte comunicativa del sacro. Di solito la scena compositiva “costruita” in base alle narrazioni presenta: una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con al centro il Bambino Gesù, avvolto in strettissime fasce da sembrare una mummietta in un sarcofago, quasi a preannuncio di morte e resurrezione, Maria distesa, in un angolo l’assorto Giuseppe e gli Angeli che portano l’annuncio alla parte più emarginata del popolo ossia i pastori, a volte, a simbolo dei pagani che manifestano la loro fede in Gesù Bambino, in lontananza i Magi venuti seguendo la stella dall’oriente e per sottolineare la realtà dell’incarnazione altri particolari, tratti dai vangeli Apocrifi.

Ovviamente le rappresentazioni simboliche della “natività” seguono un po’ la storia della fede e un po’ quella evolutiva dell’umano progresso temporale, culturale, tecnico, sociale. Quindi un escursius visivo delle varie raffigurazioni della nascita di Gesù, eseguite da artisti, più o meno conosciuti e prestigiosi, oltreché testificare un episodio dei “ vangeli dell’infanzia “ di Luca e Matteo, con una composizione sempre più complessa dal punto di vista “architettonico”, più ricca di particolari descrittivi, di personaggi, di allegorie, di materiali impiegati e perizia esecutiva, in un certo qual modo certificano anche le mutazioni, le innovazioni, le disgregazioni e direi pure le insofferenze intellettuali. La loro cronistoria invero è assai illuminante sull’artista ma assai di più di epoche, costumi, stili, paesaggi, tecniche esecutive, convinzioni, tradizioni popolari, cambiamenti etici, sociali ecc. Ad esempio: in certe natività appaiono particolari paesaggistici di “rovine” o ruderi che hanno una valenza tutt’altro che aspecifica. In parte esprimono la tradizionale credenza pagana che quando una vergine avesse partorito il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato – “Legenda Aurea”- e traslata anche il vecchio mondo che crolla all’avvento di quello nuovo, in parte stanno a simboleggiare l’eternità e la pace che non riposano nelle forze dell’uomo, ma sono nelle mani del “Principe della pace”, Isaia 9, 5. Mentre, il numero tradizionale dei magi di tre, numero sacro per eccellenza ma dipende dai tre doni oro, incenso e mirra, triplice professione di fede in Gesù Re, Dio e Uomo, nelle elaborazioni artistiche resta invariato, l’aspetto muta. Dal IV secolo un Magio è rappresentato inginocchiato; alla fine del XIII secolo, il primo Magio, a capo scoperto, è inginocchiato e in atto di deporre allegoricamente la corona ai piedi del bambinello divino, il secondo in piedi indica la stella al terzo; dal 1464 compare, ad opera del Mantegna, anche il re nero; dal XV sec, in riferimento ai Padri della Chiesa che ravvisavano nei tre Re i discendenti dei tre figli di Noè, i Magi assumono le sembianze delle tre razze umane, dei tre allora continenti e delle tre età dell’uomo: l’Europa, Baldassarre vecchio; l’Asia, col turbante Melchiorre l’ adulto; l’Africa, il giovane di pelle scura, Gaspare.

Nel XVI e XVII sec. Un po’ alla volta la “natività perde la ricca e affollata descrizione narrativa, assume un tono apologetico. La luce sublima la natura e il corpo di Gesù. Il Dio incarnato, in mezzo alla scena, brilla così tanto di luce da respingere le ombre. Dal XVIII sec. l’iconografia della venuta in terra del figlio di Dio dissipa il calore devozionale, così prima da spazio al sentimentalismo, poi alla fedele veridicità, di seguito scarta il valore religioso proprio, fino ad arrivare a vere e proprie dissacrazioni. Tuttavia la nascita di Gesù, in bene e in male, nel mondo dell’arte e degli artisti conserva il suo ruolo rappresentativo privilegiato, anche se, come logico, il tempo ne muta schemi compositivi, personaggi, paesaggi, mette il bambinello sulla nuda terra o su baldacchini dorati, asseconda estro, da spazio a ridondanza, schematizza fin all’eccesso figure simbolo della Natività, perfino arriva allo sbeffeggio da sfiorare la blasfemia.

Nel concludere, tanto altro c’era da dire sull’argomento per essere esaurienti, per meglio specificate e chiarire l’evoluzione della natività nel tempo, sia dal punto di vista artistico –stili, artisti, tecniche metamorfosi compositive, simbolismi… che da quello religioso – significati, spiritualità, personaggi, linguaggi, immagine, metafore…

Comunque, con questa breve spolverata sulla figurazione visiva della Nascita di Gesù, a mio modo, ho cercato di sottolineare come la Sua venuta terrena abbia colpito l’immaginazione e in qualunque angolo del mondo non ha lasciato indifferenti ne arte ne artisti, ha trasmesso, valorizzato, magari ignorato i valori essenziali della fede, e da un avvio, meramente evangelico- evocativo-simbolico, sia diventata trasposizione di concetti-stili-tecniche- finanche trasgressione, mai ha perso il fascino, l’attrattiva. Il che qualcosa vorrà pur dire.

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Con il pensiero rivolto al valore vero della Sua venuta che stanotte si rinnova e rievoca in varie forme più o meno ortodosse, auguro a tutti un felicissimo S. Natale in allegria, amore, pace di spirito e materia.

bydif

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– in storia dell’arte un opera rappresentativa della nascita di Gesù è definita: Natività, se la scena presenta una capanna o grotta con bue e asinello, al centro il bambinello, ai lati Maria e Giuseppe; Adorazione se sulla scena figurativa compaiono pastori, magi o altri personaggi.-

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immagini:in alto catacombe di priscilla, Gentile da fabriano, Caravaggio; Dottori

Filastrocca di Santa Lucia

santa lucia

 

Santia Lussia da’i occi bei
Scegni ju co’ to cammei
Angnoli stielle e campanei
Prigna chiè la siera se coprei
Santia Lussia da’ i occi ciari
Scegni jiu co’i toi reghiali
Santia Lussia daia lampaja
Spaie luise suie contraida
Santia Lussia daio pugnaile
la paiura tu ié lontannie
chie la caisa gliè sicura
Santia Lussia doce e bea
ientra ju piagnino piagnino
Magna pur lu torcolino
Nu sveià lu bambino
Lassa li doni sijè stato boinino
La cegnere sijé stato birrichino
Santia Lussia mija beia
te iengrazia la famiia
Vaije pur co’ stellia e campaniella
A doinà ognie luse e miraviglia

***

Santa Lucia, Lux = luce,  nella tradizione popolare è considerata la protettrice della vista e di tutti coloro che hanno problemi legati agli occhi. Da sempre molto venerata, sia nella cultura cristiana che ortodossa,  è la Santa che “illumina il cammino per arrivare a Dio. Qualità che anche  Dante,  le riconosce.  Nella sua Divina Commedia oltre che decantarla per bellezza e luminosità degli occhi le assegna un ruolo di spirito celeste che ridiventa umano per guidare nel cammino di fede come fece con lui :I’ son Lucia lasciatemi pigliar costui che dorme; sì l’agevolerò per la sua via “(Purgatorio IX, 55-57) “Qui ti posò ma pria mi dimostraro li occhi suoi belli quella intrata aperta: poi ella e ’l sonno ad una se n’andaro (Purgatorio IX, 61-63)

In   gran parte dei paesi nordici, ma anche in molti nostri paesi, per Santa Lucia è tradizione scambiarsi dei doni. Tradizione, in parte associata alla donazione di Lucia di tutti i suoi averi ai poveri della città, in parte in  sostituzione di vecchie feste popolari pagane, cioè le feste della luce che venivano celebrate al solstizio d’inverno ma  iniziavano otto giorni prima.

Le  spoglie di Santa Lucia Vergine martire cristiana, nata a Siracusa -283-304 -sono conservate nella chiesa di S. Geremia a Venezia dove giunsero da Costantinopoli dopo vari trafugamenti.

I simboli legati alla Santa sono: gli occhi, la lampada, Il pugnale e la palma.

Il suo numero occulto è il 4.

Il colore è il bianco perlaceo.

***

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Augurissimi a tutte le Lucie, a noi un augurio che la Santa ci aiuti a veder bene per districarci nei lati oscuri del quotidiano  e camminare sicuri  nelle strade  della vita.

bydif

 

Immacolato passaggio

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Evanescenti immagini

mi riporta il pensiero

d’occhi da bambina rivolti al cielo

per veder

tra le stelle lattee

il TUO miracoloso passaggio

In quella via aperta al cuore

dal candore fanciullesco

anche nella notte più offusca

trovavo

il TUO manto sospeso

pieno di tenerezza l’angelico sorriso

Nello sfiorar del vento

 l’immacolato alito intenso

Allora

mi sembrava un canto immenso

a balsamo d’animo pulito d’ogni scontento

e

fioriti cieli sereni germogliavano futuri

Nell’occhio trepido la tua venuta correva

alberi carichi d’amore di luce inondava

nell’incanto immaginario ogni dubbio si perdeva

….A quella ammasso di stelle

mi riporta il pensiero stasera….

Libera da fanciullo inganno fra le stelle guardo

incredula

 ancor vedo il TUO immacolato passaggio!

Quel biancor dolcissimo

rassicura il mio animo stanco

e.r.

….0ggi è l’Immacolata concezione. L’unica donna nata senza la macchia del peccato originale. Un dogma cristiano del 1854, proclamato dopo le apparizioni a Bernadette da Soubirous, da papa Pio IX, e  dopo plurisecolari diatribe e storia di fede.

Perchè Immacolata? Perchè prescelta a esser madre del Dio salvifico e madre di tutti i popoli. Destinata a rimaner pura. L’ Incontaminata Vergine, in spirito e corpo,  Madre del Figlio che  si metterà sotto i piedi la serpe malefica che nuoce all’umanità intera.

Un tempo, tutti si aspettava con ansia di festeggiare L’immacolata e, dall’8 al 10 dicembre grandi e piccoli alla sera eravamo con il naso all’insù per vedere il passaggio della Madonna con gli angeli. Oggi non ricordo ciò che vedevamo ma non ha importanta dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa, colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della famiglia

L’immacolata  si festeggia ancora  ma non più come allora. Oggi è sbandierata assai ma….ma  come “ponte per vacanze e shopping” Si è quasi dimenticato che l’Immacolata è Ponte,  ma   Ponte universale  di  amore. Come ha detto Papa francesco:

“Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi.”

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Lieta giornata a tutti

by dif

l’immagine della Vergine in basso l’ho scattata a Nazareth,, nel piazzale della Basilica dell’Annunciazione.

Filiastrocca de Sagno Martinjo

Simone_Martini basilica inferiore

Tre iorni e un pezzettino iè l’estate de’ San Martinjo
Lo primo, stua la botte e saggia lo vino
‘mazza lo porco e spartisci co’ io vijino
coci lo pane e lo dolcino piccia el lume e lo camino
‘loggia e sfama lu poverino poia la zucca sol cuscino
dormi e sogna e no’ pensà el demane ci’è sarà
Lu secondo, ‘sloca l’oio da’ mulino solca lu campo co’ vijno
da semenza a ugellino poia lu mosto ne’ io bottino
copri moie e bambino diidi pane co’io  miserino
scruta lu monte se ha cappeio e lu fosco lu pianello
piccia foco e lumino pe’ vede lu cammino
Mangna e bei a cor felice ballotta e spagnotta
Spranga l’uscio alu diavolaccio ricoera lu poieraccio
Poia la zucca sol ganciale dormi e sogna el demane
Lu terzo, mungni vacca spraia l’aia pilja ascia e canestra
va a macchia a fa’ la frasca la fastella a fascina
mucchia grano e sfarina aggrega mogjie e vijina
marita fija zitellina scampana donna biricchina
tira lo vijino pe’ fondello pe’ scampà da l’onferno
piccia foco ne’io camino metti tizzo no’ scaldino
cuccia lo caldaro pe’ faiolo mesta e rimesta co’ ramaiolo
brustola pane salsiccia e costacina sgreppia fino a mattina
lu pezzetto chie rimmane te serve pe’ demane
tizza carbone carica schioppo va’ a salà lu maiale
rimpinza la pansa e sona campane no scordà lo salame
ringrazia San Martinjo chie l’inverno iè vicino

Non conosco l’autore di questa canzoncina dialettale che  da ragazzini insieme ai grandi si cantava correndo a cerchio intorno ai  falò accesi in onore di San Martino mentre qualcuno suonava l’armonica a bocca e qualcun altro cuoceva le castagne. Quello che ricordo come fosse oggi è l’allegria, l’aria festosa che lo stare tutti  insieme crea, il profumo delle caldarroste che ti penetra nelle narici e ti rimane per giorni, le grandi bicchierate di vino rosso  dei grandi e il un gran ridere collettivo per qualche strafalcione, le guance arrossate dalle fiammate dei falò, l’aria pungente che ti frizza in viso come  l’alcaselser,  gli sguardi timidi  delle ragazze puntati sui giovanotti in ghingheri e le  occhiate furbesche  delle donne sposate, le barzellette non proprio per ragazzini, talvolta tanto osè da subbugliare mamme e nonne ma per il gran ciarlare da noi neppure ben comprese. Oggi  la baraccata è sparita. Fra  vicini è già tanto se si scambia una parola. Al massimo, in queste zone per San Martino si va al ristorante, però separati,  le donne con le amiche,  gli uomini con gli amici, i bambini coi nonni, ma i più  soli in casa con gli occhi fissi su smartphone,  pc ….Non rimpiango quei tempi, sarebbe come disprezzare il progresso, le conquiste, le esperienze, le sfide  la vita,  tuttavia non posso fare a meno di pensare a quanto la società sia cambiata e nel suo frenetico cambiare abbia triturato, messo al bando, escluso la bellezza, la gioia, il valore dello stare veramente tutti insieme con semplicità ma tanta voglia di trovarsi per condividere un momento aggregativo scacciapensieri  e non per farsi un social selfie tanto per….

Beh, si sa, ogni tempo ha le sue magagne però  festeggio alla vecchia maniera, con vino novello, castagne, falò e tanta, tanta allegria in compagnia!

san martino

Buon San Martino e …occhio al novello vino!

bydif

…l’immagine in alto di San Martino col povero con cui sparte il mantello è  un affresco opera di S. Martini.

Ognissanti

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Il giorno di tutti i Santi mi suscita sempre grandi emozioni. Gesti, sapori, volti, tradizioni tra il mistico e il profano affiorano con vivezza nella memoria, e mi riconducono a quello spirito di festa gioioso e al tempo stesso carico di significati spirituali. Quest’anno poi è stato molto molto intenso l’impatto dei ricordi ceebrativi dei Santi. E come poteva essere diversamente con le immagini scioccanti di una parte della mia terra devastata dal terremoto? Terra di grandi Santi, umili e carichi di fede che hanno lasciato segni tangibili della loro umana storia di uomini e donne, volta si al cielo ma soprattutto aperta all’amore, alla carità, alla pace, alla tolleranza, alla reciprocità nell’ascolto e al rispetto nella convivenza civile. Penso a Francesco, Chiara e Damiano di Assisi, a Rita da Cascia, Ubaldo da Gubbio, Feliciano di Foligno, Costanzo e Ercolano da Perugia, ma penso più che altro a Benedetto e Scolastica da Norcia. Già Norcia, con quella facciata della basiica rimasta ancora in piedi che sembra comunicare guarda oltre, non fermare lo sguardo su me, è dietro che mi porto macerie e macerie, non le materiali fatte di pietre, quelle son fronzoli secolari più o meno preziosi che si possono riassemblare, ma quelle dello spirito benedettino fatto di silenzio operoso, di cultura sacra dal volto umano, dell'”ora et labora” . Già, Norcia, per alcuni , paesello sperso sui monti che passa e ripassa su ogni tv a testimone di evento sismico che mi squarcia il petto. Paesello? NO, Una megalopoli! Si una megalopoli per me. Una megalopoli non di pietre, di insegnamenti. Riflettendoci mi si allarga il cuore di speranza. Una speranza che viene dal grido silenzioso di quella facciata. Le pietre crollano gli uomini che sanno guardare oltre no. Gli uomini che hanno fede indomita nel cuore sanno silenziosamente, pazientemente, coscientemente riedificare “imperi”. Benedetto e i suoi monaci ne sono esempio. Cosa sarebbe stato dell’Europa dopo il crollo dell’impero romano d’occidente senza i benedettini? Una poltiglia di staterelli in conflitto probabilmente, basta osservare quanto sta succedendo oggi col problema migratorio. Invece…invece con i benedettini “armati” di croce, libro, aratro, dai monasteri sparsi su tutto il territorio europeo, non solo partì la ricostruzione del tessuto civile europeo ma si fortificò, allargò il suo ruolo guida, arrivò a scelte di unificazione. Per questo San benedetto è il patrono d’Europa e l’Europa farebbe bene a ricordarselo oggi e anche domani per non dire sempre. Perchè? Semplice e chiaro come l’acque cristalline che scorrono nelle valli fra i monti. Non è con l’egoismo e le regole antiumane che si esce dalle tenebre e si progredisce è con l’impegno, la cultura, regole giuste.
Personalmento credo che la santità dei santi è frutto di fede che fa operare senza tante chiacchiere per un fine comune e che tutti si può esser piccoli Santi. Basterebbe applicare un po’ del pensiero di san Francesco: “Dove è odio, fa’ che io porti l’amore. Dove è offesa, che io porti il perdono. Dove è discordia, che io porti l’unione. Dove è dubbio, che io porti la fede. Dove è errore, che io porti la verità. Dove è disperazione, che io porti la speranza. Dove è tristezza, che io porti la gioia. Dove sono le tenebre, che io porti la luce” Non è facile ma ci si può provare. Nel mondo celeste ce ne debbono essere tanti di Santi a noi sconosciuti ma non a Dio che hanno e continuano a operare nell’umano. Quello che mi auguro che Tutti i Santi celebri e anonimi aiutino la gente della mia terra a trovare la strada della luce positiva che non aspetta le promesse dei politicanti per camminare e risollevarsi dal dolore immane che oggi li attanaglia in una morsa che polverizza i sogni, il lavoro di una vita, il futuro di figli, uomini, donne. Credo che i Santi lo faranno, ma credo anche che non dovranno faticare molto perchè in quei volti sconvolti vedo tanti “piccoli e grandi santi e sante” nel cui cuore intrepido alberga forza, coraggio, fede e attaccamento a quei valori radicati che nessun sisma può distruggere, magari temporaneamente scompigliare, disorientare, ma sempre lì ben saldi, radicati come sono in mente, mani, cuore.
Ho un po’ divagato e forse mescolato emozioni e pensieri, tuttavia in me ognissanti resta un giorno speciale da celebrare con profonda spiritualità. Concludendo, mi piace ricordare che la festa di Tutti i Santi ha origini molto antiche. Nata come festa pagana agricola, sembra celtica, per celebrare la separazione della natura dal periodo di crescita e rigoglio a quello di stallo e inerzia, nel tempo ha subito un processo storico-culturale- religioso passando nel 1475 in tutto l’occidente da ricorrenza profana a sacra. Tuttavia mai si sono spente le sue origini pagane. Negli ultimi anni in tanti paesi di cultura prevalente anglosassone da sotto le sue ceneri è scaturita l’usanza di halloween che con le sue “mostruosità” è tutt’altro che celebrativa di vite e testimoni santifichi. Purtroppo sta prendendo piede anche nelle nostre tradizioni cancellando tanti valori legati non solo alla fede religiosa ma a quella etica e sociale. Capisco di arricchire le usanze originarie di Ognissanti con qualche tocco di “modernità” quello che non comprendo è sostituirle con zucche vuote, o cancellarle con vampiri, feticci e mascheramenti horror. Non sarà che con le zucche svuotate si cerca di svuotare pure la sapienza e con i mascheramenti orripilanti di creare un mondo di mostri. Sarebbe uno scherzetto tutt’altro che dolcetto per la civiltà !

Con la certezza che il nostro  Santo ci aiuterà a mantenere un saggio equilibrio tra sacro e profano auguro a chi passa un all saints’ day di sano e tradizionale benessere fisico e spirituale.

bydif

…. In rappresentanza di tutti i Santi ho messo l’immagine di San Francesco, di Assisi. Spero che insieme a tutti gli altri suoi amici Santi aiuti la gente, della sua e mia terra e  quella di tutti i paesi martoriati dal terremoto, a resistere  a  angoscie e paure e a superare tutte le difficoltà materiali per ricostruirsi un futuro sereno.

Mater Maria

Tiziano l'assunta

Violetti Frizzi

Lievi Vanno

Consumati Sacrifici

Mater Maria

In Occhi Lontani

Si Perdono

Luci Serafiche

Porte Segrete

Aprono

Aliante Bellezza

Carnale

Nella Via Del Cielo

Sole Di Fuoco

Cenera

Nell’oltremare Nero

Risveglia

Sacrale Purezza

Assurge

Magnificat Gloria

Figlio

Umano Eterna

e. r.

l'assunta scultura lignea abbazia cistercense rivalta

Secondo la tradizione cristiana oggi è il giorno in cui la Vergine, madre del figlio di Dio, Maria fu “ assunta alla gloria celeste”. Un tempo era la festa regina di tutte le feste. Per Maria Assunta a gloria, in corpo e anima, ci si agghindava più che per andare a un ballo, più che a un incontro con l’innamorato. Il 15 di agosto ci si trovava, si facevano fuochi, si cantava, si allestivano tavolate, si rideva, si mangiava la cocomera e a volte scherzando ci si imbrattava e si chiudeva la giornata con in cuore la leggerezza di aver passato una giornata spensierata  onorando Maria. Oggi si fa festa, si mangia, ci si trova, si ride ma non più come allora. Lo spirito è diverso. Piuttosto pagano. Sembra quasi d’esser tornati alle ferie augustee. E i 2000 anni di storia cristiana? Quelli andati spersi nei rivoli del godimento profano!  Quanti si ricordano che è l’Assunta? A giudicare dalle feste qui e le feste la…uhm… Eppure per i cristiani, almeno che dicono d’esserlo,  dovrebbe essere un giorno di letizia e compagnia senza scordarsi di Maria. Perché? Perché Maria è la porta del cielo. l’icona Madre mediatrice tra terra e cielo tra fisico e metafisico. Solennizzare la sua assunzione non può essere altro che un modo per dire grazie al capolavoro di Dio.

Ricordando ciò a tutti auguro una lieta serata, perchì è costretto a lavorare l’augurio è doppio

bydif 

 l’immagine in alto  è un particolare dell’ Assunzione ad opera del Tziano; quella in basso è di una scultura lignea dell’abbazia cistercense di Rivalta.

 

SANT’ANNA

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Oggi è S. Anna. Una santa che fin dall’infanzia mi è entrata nel cuore e ho considerato mia protettrice al punto che ho voluto coronare il mio sogno d’amore proprio il 26 luglio, giorno della sua festa.

A distanza di anni credo, anzi ne sono certa, che questo mio attaccamento alla Santa è stato ispirato da un sentore inconscio profetico. Senza il suo sostegno spirituale non avrei mai superato le difficoltà di ben 4 maternità con un lavoro da portare avanti senza perdere amore, pazienza, gioiosità. Poinon avrei saputo crescere e educare i miei “pargoletti” amati senza subire l’angoscia devastante di una situazione familiare complicata dalla fatalità. In ultimo, emotiva come sono non avrei trovato il coraggio, l’energia, l’entusiasmo necessari per reagire a ogni maroso che perigliava il mio pesante barcone matrimoniale e che tutt’ora col suo aiuto continuo a timonare. Non mi basterà la vita per ringraziarla! Può essere una stranezza credere che è stato un segno profetico affidare a sant’Anna il proprio excursus ma in me è certezza, senza la mano di sant’anna non avrei superato indenne ne i momenti gravosi dell’esistenza ne i pericoli psicologici derivanti da annessi e connessi.

Quando sento di mamme che cadono in depressione post partum, oggi accade spessissimo, o leggo notizie di gesti e fatti tragici estremi compiuti da madri, mi si stringe il cuore di tristezza e dolore e penso a quanto sono stata fortunata ad avere la protezione di questa “mamma”. Lei mi ha aiutato a mantenermi salda e a non perdere gioia e ragione. Non mi importa se qualcuno riderà di questa convinzione e oggi appare un utopia credere che basta rivolgersi a sant’Anna per non finire in cose simili e svolgere un ruolo di mamma senza patemi emotivi. Sono fermamente convinta che se queste mamme si fossero rivolte a sant’Anna non avrebbero perso la speranza da cadere in gorghi depressivi senza ritorno, nella migliore delle ipotesi lasciate andare trascurando se stesse e i propri figli, visto talmente nero da togliersi o togliere la vita alle creature che avevano partorito. Comprendo che chi non ha fede attribuisce le cause della prostrazione totale all’indifferenza o alla sottovalutazione familiare della condizione psicologica che vive la donnaalla nascita di un figlio, ai mali sociali che non supportano il ruolo della donna madre e spessissimo la costringono a mutare vita quotidiana, progetti professionali, di carriera e relazioni sociali facendole subire traumi psicologici profondi che poi come un tarlo minano l’autostima e conducono a gesti insani.A volte è vero ma non sempre e non in modo da giustificare i troppi casi che si sanno e i tanti che non vengono alla luce. Penso che le tragedie sono frutto di un decadimento dei valori della comunità che carica la donna di troppe responsabilità, trasmette modelli femminili di successo sfrenato, di forma fisica perfetta, di coppia senza problemi, di famiglie corrispondenti a prototipi inesistenti nella realtà che in momenti delicati si mescolano nella psiche e influiscono negativamente sul percorso del cambiamento che indubbiamente la nascita di un figlio provoca nella donna. Dico che a forza di scardinare i valori spirituali, privilegiando quelli materiali, senza fornire supporti giusti o valide alternative, in momenti difficili e delicati della vita, tutti perdono facilmente il controllo emotivo e di conseguenza la stima in se e negli altri che conduce poi a non credere di avere una possibilità, qualcuno che ti comprende e aiuta a tirarti fuori dalla situazione, distorce la volontà e la capacità di reagire positivamente a eventi traumatici.

Ho deviato un po’ il discorso da sant’ Anna, ma credo veramente che l’essermi affidata alla mamma di Maria, la Sacra Vergine delegata a essere intermediaria degli uomini tra i valori terreni e celesti e Mamma delle mamme per eccellenzaavendo portato in grembo il Cristo Salvatore, mi abbia aiutato. Probabilmente mi ha facilitato ad aggrapparmi all’impossibile per ottenere il possibile, a non mollare la presa, forse a non cedere alle tentazioni negative dello sconforto, o chissà ce l’avrei fatta ugualmente perché sono cocciuta, tuttavia la risposta non mi interessa, in me è certezza: Lei mi è stata accanto. Spero continuerà a concedermi questa sua “ grazia”. Non per niente il suo nome in ebraico Hannah significa “grazia”.Comunque sia, chi elegge un santo a protettore si affida a lui e coltiva in se la certezza di ricevere aiuto, però nel frattempo non si perde d’animo, continua a lottare, e adeguandosi ai cambiamenti supera le sue difficoltà.

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Buona giornata e che Sant’Anna protegga chi passa da qui e tutte le mamme .

by dif

La foto:  sant’Anna con la piccola  Maria è all’interno del santuario di sant’Anna a Gerusalemme dove sono stata a inizio Luglio.

 …per la cronaca: Santa veneratissima. Anche se il suo nome non è riportato nei testi biblici consueti ma appare insieme a quello del marito Gioacchino nei testi apocrifi, tantissimi ospedali, paesi, strade e chiese portano il suo nome. E’ patrona delle famiglie, delle partorienti, delle madri, per essere diventata madre in modo insolito specie delle donne madri; inoltre, per le sue qualità di pazienza, è patrona degli orefici, falegnami ebanisti e carpentieri.

Tempo di noci e ciliege, tempo di…

noci e ciliege

 

Tempo di noci e ciliege, tempo di preparare Ciliegino e Nocino: due liquorini eccezionali!

Come promesso ecco le ricette tradizionali da tempo immemore della mia famiglia per prepararli con facilità e ottenere una qualità eccellente.

Ciliegino.

Il ciliegino è un eccezionale liquore “ricostituente” a base di ciliege. Un liquorino corroborante e energetico utile a grandi e piccini, che le nostre sagge ave preparavano in estate ma consumavano in inverno per alzare le difese immunitarie, ricaricare il fisico stanco, tirar su il morale spento e abbacchiato, calmare la tosse insistente. Ovviamente per ottenere le proprietà curative naturali, quasi magiche, il liquore ciliegino si preparava e va ancor preparato entro il 29 giugno festa di san Pietro e Paolo:

Ecco l‘antichissima ricetta in dosi minime. A piacere potrete raddoppiarle:

250 g di ciliege mature di Vignola o equivalenti

250 g di zucchero bianco

500 g di alcool a media gradazione – 60 gradi non di più

3 chiodi di garofano

1 foglia di alloro

1 pezzetto di buccia di limone

1 bicchiere di vino rosso secco, chianti o equivalente.

Un vaso di vetro con chiusura ermetica da un 1 L. meglio se da un 1 e mezzo

Lavare bene e asciugare le ciliege

Pestare le ciliege compreso il nocciolo in un mortaio, se non l’avete mettetele in un sacchetto di plastica e battete grossolanamente con un batticarne

Ponetele nel vaso di vetro – ben pulito e sterilizzato- magari passandoci un batuffolo di cotone imbevuto di alcool denaturato

Copritele con lo zucchero

Aggiungete i chiodi di garofano, la foglia di alloro, la buccia del limone privata della parte bianca

Versate l’alcool da liquore. Chiudete il vaso.

Ponetelo per 9 g sul davanzale di una finestra esposta al sole o in qualunque posto possa riceverlo il più possibile. Il sole è elemento chiave per la qualità e le proprietà benefiche.

Il 9 giorno aprite il vaso, mescolate bene con un mestolo di legno cercando di rimuovere lo zucchero che si è depositato sul fondo poi versate il bicchiere di vino rosso secco, chiudete il vaso, rimettete al sole per un altri 9 g.

Il 18 g aprite il vaso, rimescolate bene, chiudete il vaso e ponetelo in un posto buio e fresco. Lasciate macerare per 40 g.

Aprite il vaso, rimescolate per constatare se lo zucchero sia ben sciolto. Filtrate con un colino il liquido sciropposo.

Mettete il liquido liquoroso alla ciliegia in una bottiglia. Tappate bene. Conservate in dispensa o dove tenete gli altri liquori

Voilà ecco fatto, al 60 esimo g.lo sciroppo ciliegino naturale è pronto per essere gustato e darsi una bella carica. Provare per credere!

Un cucchiaio al mattino e uno alla sera aiuta a evitare gran parte dei malanni ai primi freddi. Poiché l’alcool è a bassa gradazione in cucchiaini si da anche anche ai ragazzi però ai più piccoli si diluisce leggermente con acqua.

Nocino.

Un altro liquore famoso da preparare entro il 29 giugno è il nocino,un liquore a base di noci corroborante e digestivo che si inaugura al solstizio d’inverno, perché la noce è un frutto augurale di fortuna, infatti viene anche chiamata “ ghianda di Giove e poi si gusta con gli amici nelle serate fredde. Anche per questo liquore se si vuole ottenere una qualità eccezionale c’è da rispettare una prassi.

Ecco la ricetta in 10 mosse che mi ha insegnato l’ecologista Domenico, un grande esperto e conoscitore di natura, piante, erbe e effetti curativi e balsamici :

1 – serve un vaso capiente in vetro a chiusura ermetica, ben pulito e sterilizzato- almeno da 2/2, 5 litri

2 –24/30 noci fresche,

3 – 600 g. zucchero raffinato,

4 – 1 L. di alcool da liquore 75/90 gradi,3 chiodi garofano, 3 bacche ginepro, 3 scorzette di limone,3 chicchi di caffè.

4 – lavare bene e spaccare a metà le noci, scartare quelle legnose

5 – metterle nel vaso con tutti gli ingredienti,

6 – tappare il vaso,

7 – collocarlo in un luogo dove di giorno riceva i raggi solari,

8 – lasciarlo al sole per 40 giorni, una volta a settimana con un mestolo di legno rimescolare gli ingredienti.

9 – al 40 g. aggiungere 1 L. di lambrusco bianco secco. Mettere il vaso al buio per altri 40 g.

10 – al 80esimo g. filtrare il liquido ormai maturo in bottiglie ben pulite e sterilizzate, meglio se di vetro scuro.

Due liquori dalle virtù magiche, ma la magia… la “ magia “ sta nell’incrociare le virtù benefiche di frutti, luce e calore!!! Crederci poi è un aiutino non indifferente.

By dif

ciliege noci

Ciliegie e noci sono due fenomenali doni della natura. Sono un vero serbatoio di proprietà indispensabili al benessere dell’ organismo. Entrambi i frutti sono ricchi di vitamine, minerali, omega 3 e 6ehanno qualità energetiche e antiossidanti che aiutano il nostro organismo a mantenersi in forma, e a contrastare l’invecchiamento provocato dai radicali liberi. Inoltre, aiutano a regolare il sonno, la pressione e il colesterolo.

 

Le perle di san Giovanni

acqua 7 erbe

Secondo una antica credenza popolare le goccioline di rugiada sui prati, fiori cose di questa notte sono diverse dalle solite: più bianche brillanti e trasparenti, tanto da riflettere magicamente la luce pura del creato e tanto belle da sembrare perle, per l’appunto le “perle” di san Giovanni. Ma perchè sono diverse? Perchè non scendono dal cielo ma salgono dalla terra che piange. Le goccioline acquose, sono il  pianto della terra. Un pianto triste che ogni anno la terra ripete a ricordo simbolico della vigilia del martirio del Battista, Il Giovanni asceta precursore di Cristo che lavava e purificava proprio con l’acqua, l’acqua del Giordano. Tantissimi i riti e le usanze folkloristiche legati all’acqua, uno fra tutti il ” bagno di guazza” A parte ciò, è arcinoto come la notte che precede la festa di san Giovanni Battista è la più positiva, magica, rituale dell’anno. Popolarmente si ritiene che sia la notte in cui i raggi lunari impregnano ogni cosa di luce protettiva, erbe, fiori, acque, liquidi, pietre, cristalli, persone ecc. Esporsi alla sua luce toglie le negatività accumulate per gli incerti della vita, purifica lo spirito e ridona all’aurea personale la sua luce naturale offuscata o alterata da percezioni emotive catastrofiste, aggressività compresse, sentimenti astiosi con effetti comportamentali contrari all’indole. Ma è anche la notte dove bene e male si contrappongono. Infatti si va dai riti scaramantici-purificatori come falò, bagni di guazza, acque limpide, fontane, mare, lavaggi con acque alle erbe e fiori, a quelli rituali sabbatici-satanici come raduni di streghe, satiri , maghi, cultori dell’occulto diabolico, intrisi di musiche particolarmente eccitanti, danze sfrenate evocative di sacrifici, patti, magia nera e rossa.
Ovviamente lungi da me quest’ultime. Sono ritualità che hanno scopi malefici. Il solo pensarle m’incutono inquietudine e terrore. Malgrado ciò mantengo tre tradizioni popolari legate a San Giovanni : l’acqua delle sette erbe, il liquore ciliegino e il nocino. Tradizioni familiari a me care innocue, direi anche gradevoli e da sorseggiare in compagnia. E la consuetudine di una passeggiata meditativa nel prato, di primo mattino e a piedi nudi per avvertire le “perle di san Giovanni” ovvero guazzarmi di rugiada. Di solito ci traggo un gran beneficio. Mi chiarisce assai le idee su qualche perplessità. Un po’ come se la luce del mattino di san Giovanni mi illuminasse il da farsi e in più mi pacificasse con me stessa.
Magica è la notte…guai sprecarla…un bel falò all’aperto…4 risate in compagnia… e poi una guazzata per svegliarsi tutti con un sorriso… Ricopritevi di “perle di san Giovanni”,vi assicuro sono miracolose per “pulirvi” dal superfluo che vi opprime e farvi ritrovare gioiosamente voi stessi.

Buona notte che sia per tutti magicamente rugiadosa, si dice che ciò che si sogna di bello in questa particolare notte si avvera quindi …felici sogni. Intanto, considerato che  c’è un caldo noioso, non ho sonno  e una luna splendida e molto invitante mi occhieggia vado un po’ a  guazzarmi e farmi un bagnetto di luce lunare, è il mio pianeta, chissà che non mi ispiri qualche bel sogno.    

vento

 

by dif

E…Se qualcuno ha voglia..di provare i benefici dell’acqua profumata di san Giovanni alle 7 erbe ecco le istruzioni :

Acqua delle 7 erbe. L’acqua delle sette erbe è una infusione di erbe e fiori: rosmarino, salvia, timo, basilico, alloro, rose, gerani, o in alternativa gelsomino. Si raccolgono all’aba, si mettono in una ciotola di vetro, o trasparente, si coprono d’acqua. Esposte alla luna, secondo la leggenda in acqua ci cadono le “perle di San Giovanni” più conosciute come guazza che la rendono prodigiosa sia per proteggere la pelle, sia per sanarla da piccoli fastidi, tipo acne, macchie..ma anche per alleviare bruciori come il fuoco di sant’Antonio. Debbo dire che non so se è per effetto di convinzione, per influenza della luce notturna o di quale altra “magia” ma funziona. Bagnando la pelle con quest’acqua si ottengono davvero degli effetti straordinari. Spruzzandola su tutto il corpo poi …si provano sensazioni energetiche meravigliose.

in altro post le ricette dei liquori,  Ciliegino e nocino.

Il Giorno Più Lungo Dell’anno

prato

Oggi  è il solstizio, giorno più lungo dell’anno.

L’estate fa il suo ingresso ufficiale e il sole nell’ apice del suo splendore.

Non è un giorno qualunque. È un giorno possente. Carico di vigore. Propizio e propiziatorio di benefici. É un giorno da utilizzare a proprio vantaggio, cogliere il momento per azionare i meccanismi disintossicanti di mente e spirito.

Chi vuole riempire l’intelletto di stimoli creativi; ristrutturare i propri modi di pensare; trovare il coraggio di spezzare le catene che ancorano al passato; attirarsi la buona sorte per dare una svolta al destino; rifocillare il morale di speranza o semplicemente irrobustire un po’ le azioni ordinarie, oggi ha tutte le chance per realizzare l’aspirazione.Come? Catturando i flussi cosmici irradiati alla massima potenza dal sole… voilà il desiderio diventa realtà! Ovverosia, basta esporsi in piena luce solare a braccia spalancate e indossando un abito chiaro, per facilitare l’irraggiamento del corpo. Un tempo era obbligo esser nudi ma oggi… al massimo è concesso  un costume. Starsene eretti, a occhi chiusi, in silenzio almeno una mezz’oretta davanti al sole ruotando ogni tanto su se stessi da destra a sinistra. La rotazione serve a essere completamente avvolti e illuminati oltreché impedire ristagni a ombre e… il gioco è fatto. Non ci credete? Ovvio, a dirla così non appare razionale! Invece…lo è. Perché? Noi siamo esseri di luce e di luce ci nutriamo. Senza luce…addio esistenza… neanche come carta da macero  avremmo vita. È per questo che oggi, giorno dominato dalla luce è speciale, e va  sfruttato a vantaggio. La potenza della luce è tale in questo giorno che se assorbita rigenera ogni fibra, ripristina l’equilibrio dell’ energia dinamica un po’ confusa dal periodo invernale, riassesta gli ingranaggi umorali turbati da insufficienza di luce, riannoda i  fluidi terrestri  a quelli cosmici incontaminati. Se, poi a questo rito di luce solare del solstizio di giugno, rito che si può ripetere, o fare ottenendo gli stessi effetti fino a San Giovanni, il 25, ci aggiungiamo un pizzico di tradizione popolare, cioè un vecchissimo saluto-invocazione al sole, beh…allora…l’azione della luce si rafforza, diventa super super eccellente per carpire tutto il suo magnanimo influsso “ricostituente” :

“Ti Saluto O Sole

Nel Giorno Del Tuo Massimo Splendore

Entra E Spazia Nei Meandri Del Mio Cervello

Caricalo D’energia Positiva

Quella Luminosa Che Stimola I Semi Di Genio E Fantasia

Apre La Via Nuova Bramosia

Riempie Il Granaio Della Vita Con Allegria

Sfiora Fronte, Naso, Bocca

Scatena Il Sacro Fuoco All’esistere Quotidiano

O Sole

Nel Giorno Del Tuo Massimo Splendore

Ch’io Veda, Aspiri, Verbi Col Tuo Spirito Trionfale.

Carica Mani E Piedi Dell’essenza Luminosa Peregrina

Scavatrice Esaltante Dell’impulso Creativo

Che Approda Alla Riva Della Luce Entusiasta

O Sole

Inesauribile Fantasista Di Calore E Potenza

Il Mondo Luce Fulgida Ti Assorbe Senza Sosta

Nel Giorno Dell’apice Splendore

Carezza Il Cuore All’assurdo Affanno Passionale

Dell’amare, Odiare, Mostrare, Conquistare, Abbagliare,

Luminoso, Creativo Sarà Ogni Mio Necessito Viaggio

O Sole

La Luce Ruotando Ti Catturo

E A Chiaro Futuro Ti saluto. “

sole

.Buon bagno di sole! Da una carica…stasera son dinamite…

by dif