Perchè negare una speranza

un palloncino di vita

In questo mondo contemporaneo, dove spesso le cronache raccontano storie di piccoli esseri, nati belli e sani e gettati nei cassonetti, dalla finestra, sotterrati in spiaggia, soffocati in sacchetti di plastica, fatti sparire,  da madri e padri, dalle proprie vite nei modi più aberranti e con una indifferenza da far accapponare la pelle anche al più arretrato e inumano essere circolante sulla faccia del pianeta terra, la storia del piccolo Charlie sembra quasi paradossale. Si, sembra assurda e non solo. Eca nell’orecchio più crudele di quella dei piccoli buttati nella spazzatura con feroce scelta genitrice volontaria, paradossale in quanto rimbomba una storia al contrario, quella di un bimbo, Charlie, che nato e subito amato in modo incondizionato dai genitori, altri vogliono che sia sbattuto fuori dalle loro vite. Altri deliberatamente impongono a una madre e a un padre il proponimento di sbarazzarsi del loro piccolo, di buttarlo senza un beo di rincrescimento oltre le loro esistenze. E il tutto perché? Perché quel piccolo si è affacciato in questo mondo con un gene ereditato, noto come RRM2B, che colpisce le cellule responsabili della produzione di energia, quindi è da buttare. Il parere dei genitori? La libera scelta di una madre e un padre? Il diritto alla vita, breve o lunga di un piccolo? In questo mondo contemporaneo non conta. Conta il parere della scienza. E che dice la scienza? Dice che non conosce una cura e il piccolo deve essere soppresso. E come lo sa la scienza che da qualche parte non ci sia una scoperta che offre a Charlie una possibilità? Non è forse la stessa scienza che tante volte si è smentita, ha dovuto rettificare le sue cognizioni? Si, è la stessa ma argomenta che per il piccolo Charlie il tempo è inservibile e qualsiasi altro ragionamento attendista è da ostracizzare. E se i genitori si ribellano alla scienza, vogliono invece lottare con tutte le loro forze per cercare in tutto il pianeta l’esistenza di un barlume che offre una speranza e dare una chance al loro amatissimo bimbo? Quisquilie. Speranza non esiste nel vocabolario attuale della scienza. Charlie deve sparire e per estirparlo per sempre dagli occhi, dal cuore, dall’ammirevole coraggio dettato dall’amore la scienza ricorre alla forza. Elementare arguire che senza alcuna sensibilità e quel che è peggio senza nemmeno una briciola dubbiosa che esista un qualcosa che va oltre il sapere, oltre i parametri attuali la scienza sentenzia una fine, impone il giudizio di anticipare la sorte di Charlie, di estorcere, appellandosi ai giudici, ai tribunali, a tutto ciò che legalmente acclari un opinione, il diritto, a due valorosi genitori, di esplorare se esiste un opzione da tentare e nel caso contrario dare l’addio al loro piccolino nei modi e nei tempi naturali. Francamente un siffatto verdetto a qualunque madre e padre responsabile provoca un trauma profondo. Capisco che la storia del piccolino possa dividere i pareri degli esperti e pure quelli dell’opinione collettiva. Mi rendo conto che la battaglia è disperata e al limite del realizzabile. Che il conosciuto e provato scientifico ratifica di staccare i macchinari che supportano l’esistenza del piccolo ma…ma anche la scienza ha i suoi limiti. Dunque…già dunque perché negare una speranza a una scelta d’amore incondizionata, irta di immani difficoltà, durissima da sostenere a tutti i livelli ai coniugi Gard. Perché controbattere con spietatezza qualunque loro auspicio anche flebile, anche se al presente appare impossibile di riuscire a trovare un alternativa da offrire a Charlie un modo di esserci nelle loro vite. Già perché un giudice, una corte deve negare loro il diritto di sperare. Viene lecito dedurre che non hanno ben afferrato il motivo che è tempo, tempo per lottare insieme al loro piccolino una guerra immane. Eppure, per legittimare la loro richiesta di speranza a chiunque era sufficiente riflettere su quanti al loro posto avrebbero già mollato, quanti al loro posto avrebbero rinnegato quella piccolissima creatura venuta sul pianeta con un difetto che pare invariabile e quanti per togliersi un impiccio egoisticamente avrebbero invece implorato la scienza di emettere un verdetto ostile alla speranza, di escludere la battaglia di vita privilegiando quella di morte. Che stando alle cronache, e come spesso ricorda papa Francesco in una cultura che sostiene la moda dello scarto al posto di quella della responsabilità, purtroppo sono tanti.

Al dunque, oggi come oggi, eliminare Charlie è: perché la ragione vuol a tutti i costi prevalere sul sentimento e pure sul diritto; perché la conoscenza si adegua all’andazzo attuale di inchinarsi alla comodità di eliminare ciò che è complesso; perché nella coscienza non c’è più disposizione ad andare oltre, oltre quel tanto da intravedere la speranza anche laddove non appare nitida. Oppure perché la sapienza ha perso fiducia nella logica sperimentale che tanto ha apportato al progresso umano, non crede più di avere il dovere di opporsi ai limiti cognitivi, di arricchire il suo bagaglio di informazioni nonché di pratiche nozioni. Così ha abdicato: l’acutezza di trasgredire l’ovvio per conquistare l’ignoto; dimenticato il combattere aspramente per affermare il principio pragmatico del confronto empirico; di valicare l’apparenza invalicabile dell’oggi per intraprendere inedite vie e aprire all’umanità futuri diversi finanche a riuscire a donare alla fantasticheria, di due esemplari genitori come Connie Yates e Chris Gard, che non vogliono arrendersi all’evidenza a loro scientificamente prospettata, un differente futuro di realtà da vivere insieme al loro piccolo Charlie. Malauguratamente oggi taluna scienza è talmente barricata nel suo miserrimo recinto del presente da arrogarsi il diritto di escludere il di là da venire e concludere l’esistenza di un essere umano con un parere. Ma il negare a Charlie e a mamma e papà la speranza, di aggrapparsi con fede e amore a una qualsiasi competenza, allorché ritiene che non c’è reazione certa immediata allo status del piccolo di certo non gli porta onore. Inoltre demolisce a tutte quelle migliaia di studiosi la speranza di intravedere nelle loro ricerche un barlume di fondatezza sperimentale.

Per concludere, nemmeno in una società liquida e così tanto avvezza a lasciar che tutto scorra fluido e senza freni si può accettare una resa della scienza, e nemmeno si può accettare l’insensibilità a respingere con una scusa di inesistente possibilità di successo un tentativo non testato poiché è come asserire che la scienza ha la sfera di cristallo e sa già il responso rinnegando i suoi gloriosi valori passati fidati alla ricerca e anche all’estremo ricorso al minimo indizio di probabilità esistente.

Aldilà di qualsivoglia risvolto prenda la vicenda, e aldilà la caparbietà emersa nelle “controparti”nel battagliare le ragioni e di qualunque sentenza, in senso negativo o in quello positivo, il caso di Charlie farà storia. Non può essere altrimenti per tre elementari considerazioni. In primis quella che c’è un diritto a difendere l’arco vitale di un figlio che viene estorto con prepotenza dal potere. Di seguito nessuna scienza ha mai avuto in anticipo una verità inoppugnabile di quanto, come e perché una vita è capace di resistere e sussistere a condizioni logiche comprensibili, in ultimo ma non secondario sussiste il tempo manifesto provvisorio in cui talvolta si inserisce l’extra mutando condizione e tempo transitorio con criteri intellegibili all’umano.

Concludo auspicando a Charlie e ai suoi eccellenti mamma e papà che il braccio di ferro si chiuda a pro opportunità e apra loro un futuro di vita insieme, lungo o breve senz’altro per ognuno sarà eccezionale. Soprattutto auguro a loro e all’umanità che la prepotenza del potere razionale o della convenienza, giammai abbiano la meglio sull’amore di chi ha il coraggio di andare oltre, di sfidare i dettami di una società apparentata col vantaggio e declina in modo unilaterale la vita deliberando il fine per cui puoi esistere oppure sei destinato a schiattare.

charlie gard

 bydif

Tante ombre nere

 

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 Che volevano toglierselo dalle scatole era più che evidente che volevano “ammazzarlo” no. Anzi,  patentandolo da idiota polverizzarlo nel modo più abietto. Perché? Solo un idiota poteva rischiare una recidiva!  Alex non lo è, in più con tutto il clamore del passato aveva la consapevolezza che era nel mirino antidoping, vulnerabile a accuse di brogli. Non poteva sgarrare. Non voleva sgarrare tantè che si era affidato a un combattente storico del doping.  Vero, Alex aveva sbagliato, lo aveva ammesso e si era presa la punizione pagando un prezzo altissimo sotto ogni punto di vista, ma poi ha cercato di rialzarsi. Non era facile per un ragazzo prima osannato poi travolto dall’infamia da tutti abbandonato. Ha dovuto crederci con tutta l’anima che era possibile, tirar fuori tutto il coraggio rimasto, faticare, lottare disperatamente con se stesso. In un mondo che si arrende a tutto e tutti già questo andrebbe considerato. Vista la sentenza non è così. Sbagli? Sei atleta morto e morto resti. Nessun diritto di riscatto. Nessuna speranza di riprenderti la vita. Anzi, anzi se provi a rialzarti ti anniento. Difatti così è andata. Una squalifica di otto anni è una sentenza di morte sportiva per qualunque atleta. Nel caso di Alex va aldilà della preclusa attività agonistica diventa annientamento totale della persona. Quello che è incomprensibile è l’accanimento di volerlo radere al suolo. O per meglio dire lo è. Quella provetta giramondo con tanto di specifica nominale …uhm non specchia limpidezza però… dimostrare il suo opaco cammino… più difficile che dimostrare l’esistenza di un alieno. A guardare ben bene dentro la vicenda di Alex tante ombre nere accidentano la sentenza sportiva. Autorizzano a pensare maliziosamente. Due ombre appaiono più nere e interrogative delle altre. La prima: come mai dieci ore di torchiatura non hanno suscitato un filino di dubbio agli uditori. Erano forse sordi quindi impossibilitati a udire i suoni che uscivano dalla bocca e questi finivano nell’etere senza depositarsi nelle teste? La seconda: ci sentivano benissimo ma avevano già tutto chiaro in testa, Alex era recidivo colpevole e nemmeno con la prova provata del contrario la sentenza decretata in anticipo smollava dalla testa degli uditori? Lampante quanto farsesco e atroce, han fatto i sordi con Alex per udire benissimo chi aveva richiesto di condannarlo!  Insomma ombre che  fan lecitamente dubitare del verdetto di squalifica. Lo fanno somigliare più a un “guidato” responso lustra credibilità e copri altro che a una effettiva neutralità decisionale. A un fuori dai piedi Alex beffardo, umiliante e  senza scampo. Perché o perchì è difficile stabilirlo. Si può ipotizzare che l’“ammazza Alex” provenga dall’invisibile mondo degli affari sporchi. Le lobby del doping se decidono…. sono più devastanti di una bomba nucleare. Da un voler generale di ripulirsi le mani per offrirle specchiate all’opinione pubblica; da acrimonia sportiva generica o di qualcuno preciso…da…da…I da possono essere infiniti, considerato che nello sport ci sono due mondi molto contrapposti quello dell’atleta e quello degli affari…in più l’uno e l’altro son fatti da umani imperfetti. Entrambi possono sbagliare. Eh, eh in teoria ma in pratica… nel mondo degli affari pare mai si sbaglia. Dopo Rio, sembra inoppugnabile, nel mondo dell’umano atleta, se l’atleta commette un errore non ha via di scampo, in quello dell’affare no. L’affare nel suo mondo del  business di inumano potere  ha tante vie di fuga da scamparla sempre.

Senza essere fan partigiani oggettivamente la squalifica di Alex Schwazer è nebulosa e suscita perplessità. Sportiva o normale,  la giustizia dovrebbe sempre risultare limpida. Quando ciò non avviene lascia un che di ambiguo, di tradite finalità che fan male prima alla giustizia e poi al giustiziato. Verrebbe da dire che laddove la giustizia non rende giustizia è fallosa. Per dirla in gergo sportivo “dopata”. Come in un atleta ha i valori sballati. In conseguenza riprendersi vita e dignità puntando sui principi guida della sua funzione di diritto neutrale è pressoché impresa storica per chiunque. Se poi si chiama Alex Schwazer… addiviene impossibile.

Comunque la si pensi sul passato e sul presente di questo atleta, meritava il beneficio del dubbio di essere in verità, che non aveva barato. Troppo ci teneva a ritrovare un minimo di se stesso e troppo voleva  marciare sulle strade di Rio per confermare a se stesso che per leggerezza si può sbagliare e cadere ma con la ferrea volontà ci si può rialzare dalla caduta e ripartire. Alex #non ha barato. Stavolta no.  Che qualcuno lo guardi storto e non capisca il perchè stavolta è pulito ci sta. Ragiona con il suo metro. Quello che non ci sta è la condanna.   La squalifica ha un sentore di puzza inequivocabile. Chi ha un briciolo di sana e onesta obiettività la sente, il resto…Il resto ha l’alibi del naso tappato dalla certezza del qualunquismo, poi, non mostri meraviglia e nemmeno condanni chi approfitta dell’adulterato per adulterare un risultato, una vittoria, una performance, prende scorciatoie trionfali, semmai si stupisca di quelli che resistono all’imitazione.

I riflettori mediatici si sono già spenti.  Solo quelli che non cedono al fascino del “doping” verdetto restano accesi. Mi auguro per Alex che  restino accesi per cacciare le tante  ombre nere.

By dif

Lupi solitari? No. Sputi di carogne!

Non chiamateli lupi solitari ma sputi di carogne.

strage nizza

L’immagine è eloquente,questo un lupo non lo fa. Ha un comportamento più fiero.

Smettiamola di definirli  lupi solitari, chiamiamoli per quello che sono: sputi di carogne.

Si, chi massacra, stermina figli, padri, madri, sogni speranze, uccide con ferocia premeditata per astio incomprensibile, mette fine alla vita libera di chiunque per esaltazione di una dottrina o di un qualunque altro cavillo mentale partorito a tavolino, non può essere altro che sputo di carogna. Chiamarli lupi è un privilegio che non meritano. È fare un torto grave agli umani e agli animali. I lupi in branco o in gruppo sono tutt’altra cosa. Seppur selvatici hanno molto più rispetto dell’esistenza terrena. Primo non agiscono da marionette imbonite, secondo non attaccano indiscriminatamente per furia omicida ma solo per necessità legata alla sopravvivenza propria o del branco, terzo aggrediscono per difendersi e solo se provocati, rarissimamente sfiorano i bambini, comunque se accade sempre per circostanze accidentali. Solo gli sputi di carogne invece riescono a farlo con fredda intenzionalità. Perché? Perché gli sputi non hanno alcun criterio di discernimento e nessunissima umana qualità. Sono sputi. Sputi fetidi. Beoti rigetti di carogne imbonitrici. Carogne ipocrite che gozzovigliano e si ingozzano di pretesti, poi senza ritegno a destra e a manca scatarrano assurdità e fanno mucchi di sputi. Sputi inzuppati di idioti lordumi della loro vogliosa avidità che ammorbano, appestano, generano microbi killer. Invisibili malvagi bacilli killer liberi di circolare, liberi di infettare, liberi di sterminare. Gli sputi di carogne sono difficili da individuare. Organizzare un vaccino, un antibiotico, un qualsiasi rimedio che contrasti e neutralizzi le loro ignominiose azioni stragiste attualmente è molto complesso. Ogni terreno è fertile per incrementare i loro corrotti batteri. Sono germi sparpagliati che anche nelle fogne nere riescono a galleggiare e sviluppare quei microbi contagiosi che si compiacciono nello sguazzare nel sangue, di banchettare sulle vite altrui. Che trovano diletto nel seminare panico, scioccare, devastare, schiavizzare diritti e libertà individuali e collettive. Ormai le cantilene di inorridimento mondiale, gli autoappelli al coraggio, i “ non ci abbatteranno” “non ci ruberanno democrazia” “non impediranno la normalità” “ non ci rinchiuderemo nelle nostre case ma continueremo a uscire, ad affollare piazze, strade, bar, stadi, ristoranti “ sono inflessioni di rassicurazione che non rassicurano nemmeno le mosche. Inutile dirlo, questi sputi di carogne sadicamente stanno appestando l’aria in ogni dove. Forse più nell’occidente. D’altronde sono sputi killer di carogne ben bene infarciti di lerce logiche immolatrici, di valori eroici, di paradisi eterni, vergini a iosa e ogni sorta di delizie. Idiozie espettorate che incantano idioti, i loro idioti sputacchi killer assoggettati dove capita per uccidere, appropriarsi di vite altrui senza pietà. Purtroppo gli sputi non hanno un anima umana, sono muco salivoso espulso da bocche fetide. Se ti arriva in faccia fa orrore, ti procura una repulsa, se poi non te lo aspetti è uno sfregio umiliante che ti segna per sempre il modo di vivere la realtà comune. Le carogne li chiamano soldati. Pfff…i soldati affrontano il “nemico” e si battono con onore. Gli sputi di carogne come i vigliacchi infettano  nell’ombra e massacrano al buio.

Basta guardare anche queste foto per comprendere che sono sputi e non possiamo chiamarli lupi solitari ma sputi, sputi pestilenziali di carogne  miasmatiche.

nizza stragenice

Comunque non rassegnamioci. Continuamo la ricerca, tutti insieme, prima o poi un vaccino antisputo di carogna  lo troviamo.

By dif

 

le foto le ho prese dal web.

L’isola dei f …

A volte capita che anche a guardare un reality ci ricavi un “insegnamento” utile alla convivenza nel mondo reale! È proprio il caso, per quanto successo nella puntata di lunedì, a #l’isola dei famosi. Famosi? Mi pare troppo!!! A parte Simona Ventura di autentico famoso sull’isola non c’è proprio nessun altro. Semmai c’è qualche notarello di provenienza variegata, tipo programmi soapinciucianti, schooltalentuosi, cuor intronettanti, quizzisti giocherelli, o per nomea genitoriale ma nessuno ha una notorietà paragonabile a quella della Ventura. È SuperSimo la punta di diamante illustre nel reality isolano ecuadoregno! Tutti gli altri sono una composito di anonimi sbracciatori di tettinchie, lati b, pencoli inguinali, muscolitartarugati, lingueviperaie e ovvietà paracule in cerca di visibilità. Ma, proprio per questa sua indiscussa celebrità, conquistata sul campo in 30 anni di carriera che la rende regina dei partecipanti, la Simo è finita nel mirino della misconosciuta frotta spiaggiata sull’ isola di fetenzia . Così la definisco. Mi pare più appropiato a una fetenzia palese e occulta che già dalla prima puntata ha mirato ad assestargli un colpo mortale. Che tutti, a parte qualche eccezione, mirassero a far fuori la Simo era prevedibile, che  pure la conduttrice, col suo modo furbastro dell’infiorettare e dell’incensare al contrario, talpeggiasse per togliersela dai piedi… non lo era affatto.  Malgrado i sorrisini, gli incitamenti, gli aggettivi superlativi, le paroline caramellose di convenienza, si percepisce chiaramente un non so che di artificioso, un costruito ad hoc da far apparire Simona dittatrice, dominatrice e manipolatora in modo da aizzare e scatenare contro di lei un putiferio di reazioni, alcune veramente abominevoli. Tanto accanimento forse è una strategia della produzione per alzare lo share? Si sa che in questi tempi complicati le liti furibonde e le strappalacrime attizzano l’ascolto più dei conviviali paciosi.  Tuttavia, dai mari isolani spunta un ciarlare che puzza più d’un pesce morto. C’è un qualcosa di gonfiato denigratorio che boccaccia la resistenza della Ventura agli assalti, pericolandole un imparziale percorso di partecipante nel reality. Ovvio che in tale programma ci sta che i concorrenti ricorrano anche a mezzucci poco edificanti per eliminare i rivali forti, che spropositi e sproloqui balzino fuori dai carnet per la gioia di fans intrighini, che ognuno usi e abusi di lacrimucce, ipocrisie e telecamere per accattivarsi simpatie pro pietosi televoti, per arrivare all’impallinamento dei competitors. Quello che non è per nulla ovvio e non ci sta è l’occulto menzognero. Anzi è inammissibile. In questo e in ogni altro programma televisivo, che si arrivi ad attaccare una partecipante per offendere in modo grave la persona, si giunga a dire velenosità mascherate da un pour parler interrogativo per sobillare al dubbio, per indirizzare il pubblico a dubitare della sincerità, dell’onestà di una persona..beh…è …. Soprattutto è indegno che qualcuno si erga a giudice soggettivo di una personaproclamando verdetti insinuanti comportamenti scorretti nella sua vita, specialmente senza avere una minimissima oggettività provante e  sia rivale per la vittoria. E, guarda il caso… è proprio la Ventura a subire una sentenza pesante senza che a chi la pronuncia sia sollecitata almeno un formale: scusa Simona.  Difatti, a nessuno è sfuggita l’affermazione gravissima di una concorrente, giovane di età, ma vecchia per malignità di lingua: “Non sono certa che la Ventura sia una brava persona nella vita reale”. Asserzione gratuita e quanto mai spregevole su qualunque bocca ma fuoruscita da quella di una giovane ragazzotta, riconoscibile solo per interposta notorietà, è veramente sconcertante. Come le è spuntata dal cervello una simile frase? C’è proprio da domandarsi se è scaturita da un modo di pensare insito, un metro valutativo per vissuto personale, da mire atte a scalfire l’onorabilità della Ventura per boicottarla e farla cacciare dall’isola, per incoscienza o per malaccorta strategia di farsi notare, perché, se è frutto di sue deduzioni allora….  è veramente grave! E lei, è una brava persona nella vita reale? Può dimostrare concretamente di poter dire una roba simile perché è migliore, più onesta e perbene della Simona ? Mi guardo bene dal dare una risposta ai miei interrogativi. Non conosco la ragazza. Bensì, da quello che è venuto fuori dai vari spezzoni messi in onda… una idea.. ce l’ho. Mi pare proprio che l’incoscienza giovanile centri poco, invece c’entra molto una scelta. Sebbene non so quanto strategica e spontanea, quanto dovuta a un astio viperino covato con molti stratagemmi, una antipatia generazionale, un malanimo verso Simona, esagerato e fuori luogo anche in un reality,  è una scelta intenzionale  finalizzata  a  metterla in cattiva luce per sbarazzarsene a tutti i costi.  Da ciò che ho appreso nei daytime  l’accusanda di falsità e complotti della Ventura mi pare che è la vera falsa e complottista dell’isola fetenzia. Che è una celata manipolista antiSimona, che con succubi aspiranti alla fama al seguito, ha fatto e fa di tutto per apparire sua vittima. L’ascoltare mi è stato esplicativo di come senza un minimo ritegno sa intrappolare i vari concorrenti dell’isola di fetenzia nella sua campagna antiSimona! Tant’è che pure una bonacciona, quanto imbarazzata, fanciulla dell’isola ha dovuto precisare che le era amica fedele, ma non voleva più parlare con lei di Simona. Insomma gira che tirigira i detti e i fatti isolani, fra sorrisini, strattagemmi e verità manipolate, lunedì scorso, alla SuperSimo è stata data una stoccata mortale che con “gracia” l’ha mandata nel tritatoio della nomination. Il fatto di per se sarebbe normale se non fosse per il suggerimento che ho colto, dato al leader settimanale, di mandarla all’altro mondo e l’appaiamento, a un televoto, con un ragazzotto insignificante d’aspetto quanto ignoto ma che pare, in virtù d’un “segreto” goda di chissà quali poteri da far defungere la vera famosa ingaggiata dal biscione, lasciando nell’isola campo libero a una frottiglia di smortaccini infamosi. Una fetenzia. Una grande fetenzia! Però ci ho ricavato un insegnamento utile: “mai pensare che ciò che ti sei conquistata con fatica e onore ti renda invulnerabile all’invidia, alla cattiveria, alla insulsaggine mentale, a una mortifera macchinazione velata da sorrisi trasbordanti e parolone di elogio al coraggio. Ci ho ricavato che il mettersi in gioco con la propria faccia e il proprio glorioso curriculum è da evitare perchè è un trabocchetto per farti cadere nel pozzo nero. Mentre il mettersi in gioco con una maschera e un curriculum straccivendolo è una pedana per farti orbitare senza un merito comprensibile. Seppoi perdi l’orbita e finisci spiaccicato chissenefrega, l’audience è salvo e fino alla prossima puntata a playa Uva dell’#isola fetenzia il caos falsino procede. Naturalmente quasi tutto volto a svalutare La SuperSimo! Perché è ingombrante e oscura l’altrui visibilità, perché è se stessa e non si nasconde dietro il paravento dell’accattivante autocommiserazione, o perché è star di classe e si ha paura ? Credo perché è super! Infatti anche se è rimasta assai colpita dai veleni sputatogli addosso ha dimostrato di saperli incastonare nella sua corona con una aplomb invidiabile! Altri avrebbero cercato di farne un boomerang da rispedire ai mittenti e magari intenerire il pubblico più ingenuo.

Riusciranno gli “abitanti” di  fetenzia a buttare giù dalla vetta scogliera  la vera gagliarda the Quinn dell’isola ecuadoregna? Spero di no sennò sarà noia soporifera!

In ogni caso, molti dei spiaggiati di fetenzie sono e resteranno meteore. Mentre La Simona è, resta, e resterà l’intrepida lady popular. La sua è una notorietà da albo d’oro delle stelle televisive. Altro che passeggero reality…infestato da viperette, pinelle e strane compiacenze. 

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Forza Simo,

meriti di restare fino all’ultimo solo per il coraggio di andare sull’isola, che per anni hai magnificamente condotto e portato alla ribalta,  da concorrente!

by dif

Quanti morti ci vogliono

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Ci risiamo. Ma quanti morti ci vogliono per farli svegliare? Parole, supposizioni, analisi, proclami a bizzeffe. Fatti concreti? Zero assoluto! Questi vecchi ostinati individualisti, sterili di idee e di contenuti compartecipi, ripiegati come fogli scoloriti sul proprio tornaconto, imbottiti di centralismo finanziario e assurde attenzioni a dettagli furbeschi inutili alla società, se non si danno una svegliata tempestiva, sono un pericolo fatale al nostro futuro. Se continuano con la solita zolfa del dire tanto e concludere poco o niente, se rimangono chiusi ermeticamente nei propri armadi di convinzioni antiquate e anche molto, molto egemoniche, cattedratiche e escludenti non riusciranno a comprendere fino in fondo il perché i loro “ figli” ammazzino altri loro figli. Ne il perché si armano e si fanno esplodere con assoluta impassibilità rivelando una indifferenza allucinante del valore della vita propria e altrui. O il perché i “loro figli” finiscono nelle fauci di qualche imbonitore psicologico che da vicino o lontano li manipola al punto da farli diventare distruttori di nazioni, culture, valori liberali. Gli entra o no nella zucca che se non capiscono le cause scatenanti della insofferenza dei tanti “figli” aderenti a seminare panico e morte, a votarsi a morire e far morire, non sconfiggeranno neanche il moscerino che gli ballonzola sul naso. Che Terrore e terrorismo, islamista o pseudo tale prolificherà, e come gramigna ci ridurrà una globale erbacea poltiglia  se non scoprono chi e perché muove come burattini “alcuni figli”. L’hanno compreso gli stracotti burocrati dei maneggi-conteggi che se tutti insieme non si battono il petto con un mea culpa mea culpa per dare una virata di rotta, i mostriciattoli assassini che, ormai quasi a frequenza giornaliera escono dal ventre delle nostre deteriorate società, materializzeranno a tutti noi un lungo periodo di precariato quotidiano e, ben che vada sera e mattino ci comporteremo solo da fortunati sopravvissuti. L’hanno compreso che tutti gli stragisti violentatori della nostra libertà, delle nostre abitudini e delle nostre certezze democratiche pasciono beati nelle budella di una collettività monotona,ingrassano nella cretineria paladina del vuoto assoluto, sguazzano nel mare del disconoscimento di un modello di civiltà atrofizzato, espropriato di valori umani. L’hanno capito che questi figli detonanti su strade, piazze, aeroporti, stadi li hanno lasciati crogiolare nell’ozio della disoccupazione, li hanno massacrati con false speranze di annessione a una organizzazione sociale equa, li hanno parcheggiati in ghetti e quartieri privi di ogni diritto alla dignità, abbandonati a una sorte negletta, quanto mai nutrice di smarrimento e profondo allontanamento da valori etici comunitari. L’hanno compreso oppure, orrore dopo orrore, sangue dopo sangue, lacrime dopo lacrime, i capoccioni ottusati dal potere ci costringeranno ad assistere inerti allo sfacelo della sicurezza collettiva. Alla luce dei vecchi e nuovi accaduti terroristici e stando a quanto sparlottano,  razionalmente credo che ancora sono distanti. Quindi non mi accodo a sbracciare la mia impotente rabbia qui o là, preferisco pregare per le vittime e riflettere su un pensiero: “ la violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società”. Mi pare illuminante più dei loro ceri! Anzi, penso che tutti dovremmo rifletterci su. Non perché è pensiero di ideologia marxista  perché esprime in parole la realtà. Una inconfutabile tristissima realtà di violenza che sta terrorizzando il mondo. Quindi, stavolta non manifesto solidarietà con un addolorato Je suisse…A un sistema logoro e moribondo urge ben altro che un debole corale sdegno o quattro chiacchiere salottiere di conformista circostanza. Per arginare una deviazione di valori singoli e comunitari, smantellare occulti proselitismi, urge meditare sugli abbagli di salvaguardia del nulla. Urge scovare le falle e i difetti. Identificare modi e appeal con cui abusivi ideologi di futuro collettivo comprano nel presente teste e vite “di figli”, li eccitano alla follia devastante, istigano a immolare e immolarsi scioccando democrazie e inchiodando il quotidiano vivere globale. Insomma per tutelare la nostra sicurezza urge linfa nuova con idee e contenuti rivitalizzanti. Servono persone capaci di cogliere quei fermenti sotterranei di “figli” disgustati del se e degli altri, che non si perdono in ovvietà “partorendo” per abili malfattori del persuadere figli da reclutare per ribaltare libertà culturali, trasformare popoli  in un ammasso di sgomenti megalitici  becchini .

by dif

 megalitici

E dire che in un  post di febbraio 2011 scrissi  che dovevano svegliarsi.

Non lo fecero. Lo faranno?

Dovranno!!!

Da sbullonarsi i denti!

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Mai come ai nostri tempi l’arte culinaria è stata dispensatrice di gusti, raffinatezze, segreti cucino-operativi tanto che non c’è un angolo libero, in cui spaziare con la fantasia gastronomica, senza subirne ossessive aggressioni. Ovunque lo sguardo posi, immagini appetitose ti circuiscono stomaco e cervello da farti venire la prudarella gustativa, così angustiosa da ridurti uno stufatino stracotto che ti spedisce digiuna a grattinare sul primo divano che incespichi. Se il baillamericettario, troneggiante su riviste, pagine web, canali tv, non basta a tener desto il tuo interesse masticatorio giornaliero, ci pensa una montagna di pubblicità cartacea. A tutte l’ore trasborda dalla cassetta postale che, quando la svuoti, ti manda di traverso la giuggiola creativa dei manicaretti, da servir, poi, ai tuoi cari, un anonimo pastone che quelli ti guardano come fossi una intrusa citrulla approdata da una inidentificabile cosmonave. Come dargli torto. Da ogni parte piovono aspiranti e ispiranti cucinieri, cuoche, chef stellati e improvvisati, di tutte le età e etnie che cibo-inculturiscono, imboniscono e riempono la pancia, con ingredienti leccorniosi e spezio-vivande ipo-iper-caloriche; gli occhi con impiattamenti artistico-visivi, da esposizione museale avanguardista, che al momento di cuocere qualcosa, da mettere sotto i denti, hai una sorta di ossequiente sacro fuoco imitatore di cotanta bravura culi-visivo-gastronomia che ti spedisce dritto, dritto nella balera rumbocibo dell’invidia, per cui aritmicamente metti assieme gli ingredienti proposti. Risultato? Servi piatti, di gusto indescrivibile e panoramica visiva antiappetito che tornano a palla sulla cucina-pista. E, dopo tanta fatica, alla fine sfami la truppa con miserrimi tramezzini.

Senza essere esagerata, l’onnipresenza di talk-accademie, talent concorsi, chef cucinieri, che spiattellano una sequela di architettoniche vivande, mi pare una armata Brancaleone che stordisce stomaco e palato! Se poi, alla miriade di cotti, stracotti e ribolliti di ogni specie vi aggiungo tutte quelle sigle food circolanti, slow, junk, good, top, finger, fast, soul, ecc. ecc. Mi par un assalto bellicista di un manipolo di armigeri, maniaci dell’ autonomia del: cucina come ti pare quel che ti va. Tanto più che spesso il bellissimo da vedere è orribile da inghiottire.

A chi piace cucinare, creare li per li ricette con sapori singolari, come a me, tutti ‘sti richiami mangerecci più che ispirazioni di variata sana alimentazione sembrano attrazioni porno-nutritive. Una sorta di seduttivi allettamenti boccacceschi, elargiti a casalinghe senza immaginazione, per approntare, in tempi rapidi, oscene abbuffate mangiatorie di cibi senza fascino e personalità. A tal punto insopportabili, da mutare lo stimolo della fame in nausea rigettatoria.

Sarà per questo che non ho mai copiato una ricetta e sto alla larga da visive immagini di pornografici impiattamenti? Un po’ si. Maggiormente perché trovo libidinoso stare davanti ai fornelli senza condizionamenti. Il fai questo, tritura l’altro, pesa quell’altro…uhhh…  come fare all’amore seguendo le istruzioni! Sai che piacere. Da sbullonarsi i denti. 

Oltre a ciò, l’enorme marea di messaggistica, da grottesco volantinaggio propagandistico, sul cibo, oltre che invasiva mi sembra controproducente. Crea, uno stato pressoché di sazietà visiva che, quando vai ai fornelli, il cucinare sembra superfluo, una fatica inutile che blocca cervello e perizia, anche perché, una sorta di vocina dice che mai si riesce a mettere in tavola affascinanti visioni di portate artistiche poiché artisti si nasce. Il Talento è talento. E’ personale e rimproponibile. In più mi situa due domande. La prima: affiancare, a sollecitazioni orgiastiche di cuoci-e-gustomangia-manicaretti, diete, consigli antingrassamento e obesità bulimica non è un controsenso? A me, appare come una mostruosa ipocrisia, anzi una umiliante presa per i fondelli a chi mangia e al cibo stesso.! La seconda: con cotanta abbondanza cibaria quotidiana morir di fame è sicuramente paradossale? No. Purtroppo c’è chi di fame muore, si legge e si constata tutti i giorni. E allora… 

Per deduzione tutta ‘sta mania ricettaria,  non ha lo scopo di acculturare e migliorare la sazietà globale ma quello di “sfamare” la fama di narcisi star!

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  Sono polemica? Forse. Comunque a tutti un buon appetito!

bydif

Giorno della memoria

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Oggi è il giorno della memoria. Il più tragico giorno della memoria per gli ebrei e l’umanità. Ma… 

Ma da quel che si constata un giorno di memoria corta, anzi cortissima!Perchè? Perchè l‘inumano esiste e persiste nella sua diabolica attitudine a sbarazzarsi barbaramente di chiunque e con qualunque pretesto. Ha cambiato modi posti e volti ma non ha cambiato l’idea d’ammazzare senza pietà per appartenenza a una razza, un credo, un modo di essere, un etnia, un ideale. L’agire disumano è imperante in tutte le latitudini, anche laddove si strillano i valori democratici, i diritti, la libertà di espressione, la salvaguardia di una cultura,di un gruppo, di un modo di esistere lo sterminio di innocenti bambini, donne, uomini è una costante che, a parte qualche ooh di orrore di rimbalzo sui social, non lascia traccia. Giorno per giorno migliaia di vite vengono distrutte dalla ferocia,dall’avidità, dall’egoismo, dalla scemenza umana e come ieri nessuno o quasi ci vede o ci vuol vedere un orrore. Ieri lo sterminio per tanti era una bufala, non è diventata realtà aberrante finchè non hanno fotografato i mucchi di cadaveri, visto i fantasmi di uomini, donne bambini nei campi di sterminio, aspirato l’odore acre della carne umana bruciata. Troppo tardi credere! La bufala si era bruciata più di 8 milioni di persone!E poi? Poi dopo una breve sosta l’inumano ha ripreso la sua folle corsa. Nessuna memoria l’ha fermato.E oggi? Oggi,è il contrario di ieri. Gli esseri umani perseguitati da idioti e idiozie li vanno a visitare nei campi profughi, li fotografano, ci fanno reportage, ci schiamazzano politicamente, si azzannano alle frontiere per difendere i loro piccoli territori di libagione, democraticamente alzano muri e mettono fili spinati, usano idranti, li ammassano in centri di raccolta, li bombardano, li scrutano con i droni,ci speculano e ci dissertano a non finire, ma nessuno considera l’orrore delle migliaia di crimini giornalieri una continuazione di quelli di 71 anni fa. Un proseguimento, di violazione dei fondamentali diritti umani a esistere e convivere nelle loro diversità, cui porre fine.Bisogna vederne milioni e milioni ammonticchiati come spazzatura per attivare la memoria? Ci sono già. Forse non sono degni di vivere per far cessare i massacri ? Non lo sono se tuttalpiù ci si limita a gridare al lupo al lupo ma poi si lascia il lupo a razziare indisturbato, magari per avere un filmato virale, una cosa da strabiliare e impaurire le pecore da farle o scappare o diventare fameliche iene. l‘umanità? Una puntata pietistica al casinò mondiale. Niet’altro che palline da rimbalzare, a volte da raccattare, altre da sensazionalizzare, altre da spedire, mai da considerare un valore irrinunciabile sotto ogni cielo.

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Per esseri che si autodefiniscono intelligenti se lo ieri non è servito a prevenire e impedire un ripetersi violento e criminale o hanno una memoria corta,cortissima,oppure,oppure scambiano i genocidi per fenomeni sociali.

bydif

L’aspra dignità

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Diamoci la mano compagni.

….

Avanzando nella notte velata

Da luma d’orror offuscata

arriviamo alla sagoma nera

Intravisa tra schiuma franta

aspetta a vista consunta

di stivar l’agognate libertà

Diamoci la mano compagni

Reticolando muti e felini

Stringendo i nostri fagotti

di vita radunata in fretta

zompiamo sulla carretta

straboccante di storia maledetta

Filieremo da realtà bislacca

Madri sventrate da guerriglia

Sudori martellati da ferraglia

Lamenti torcigliati d’una terra

Diamoci la mano compagni

uniti eviteremo di cadere

nella fossa nera nera

scavata dal business neguziero

Sparire in groppa al destriero

Che acquattato aspetta goloso

D’azzannar la nostra carcassa

Ingozzarsi di carne fresca

Diamoci la mano compagni

Formiamo una catena

Una catena c’arrivi alla cresta

D’un lembo di terra foresta

che aspetta e non rigetta

Vomitando nel regno di Nettuno

Uno spiedo di carne secca

Diamoci la mano compagni

Sfidando la furia della natura

Intrecciamo un nastro spinato

Lungo quanto il creato

Un nastro di gente avvezza

A ramazza e cavezza

Decisa a porre fine a tedio vessato

infraterno caduco radicato

Diamoci la mano compagni

Armati di coraggio e sudore

Con i nostri cartocci millenari

Urtichiamo la verità negletta

duellando con l’ira maledetta

che prima spella e poi rifocilla

in un lembo di terra foresta

Incasseremo l’aspra dignità

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 bydif

 

Non c’è tregua

-boia-

Se fai un giretto nelle cronache del mondo resti senza parole. Ovunque l’umanità è braccata da orchi, orchesse, diavoli e diavolerie. In varie forme e modi spuntano ovunque e ovunque agiscono senza freni. Ovunque la loro furia devastante imperversa e ovunque colpisce senza pietà. Questi immondi esseri, con la loro brama spudorata di efferatezza malvagia, impazzano e sfuggono a qualunque logica e criterio razionale. Ovunque domina un malessere occulto, sia un singolo o una collettività orchi, orchesse, diavoli e diavolerie sono li, pronti a insinuare, suggerire, ossessionare, appestare per far scattare reazioni comportamentali abnormi in cui non ci sono più confini all’agire iniquo, anzi lo trasformano in valide motivazioni, in opportunità liberatorie, in diritto prioritario dell’ego. Sono esseri, perversi e crudeli, dei gelidi furbi che per agire indisturbati sottilmente corrodono le resistenze, capovolgono la realtà, si camuffano in suadenti erogatori del giusto e intrappolano nella morsa psichica del crimine infernale. A tutti i costi vogliono abbattere i confini intrinseci fra bene e male per sovvertire le regole e impossessarsi del potere temporale di menti, cuori, azioni. Hanno raggiunto un grado di insopportabile spudoratezza che nessuno può sentirsi immuni dai loro spietati e subdoli modi. Sono talmente assetati di sangue, potere denaro che pur d’ ingozzarsi, senza un minimo tentennio, riescono a mutare chiunque in proprio simile: in un mostro repellente. In men che non si pensi si impossessano della mente e dell’anima, alterano emozioni e reazioni, trasformano un innocuo vecchietto in killer, madri e padri impeccabili in carnefici, giovani pacifisti in sicari, innocenti bambini in spietati vendicatori,, intere generazioni in boia. Ogni giorno con i loro misfatti conquistano le cronache e primeggiano indisturbati. In varie forme e modi, emergono dalle spelonche degli antri più bui dell’essenza umana, conquistano, inquinano sovvertono, generano caos, smantellano certezze, persuadono all’abominio. Tutta l’umanità è pressata dalle loro mostruosità e tutta l’umanità è diventata preda per i loro turpi scopi. Non c’è tregua per il bene. Perché? Perché il tempo stringe. Il conflitto tra energie agli antipodi è incessante, la lotta è senza sosta. Orchi, orchesse, diavoli e diavolerie incalzano. Vogliono scardinare definitivamente l’ordine, dominare l’umanità, piegarla al loro scellerato volere di atti spregevoli che neanche le civiltà più barbare e primitive osavano. E noi? Stupidamente ci illudiamo che orchi, orchesse, diavoli e diavolerie sono spauracchi dell’immaginario collettivo dell’irreale, roba per creduloni che non si materializzano, non agiscono nel concreto, quindi non sono un pericolo incombente da contrastare con tutte le forze. Noi indifferenti leggiamo, ascoltiamo, inorridiamo e ce ne freghiamo se leader dal carisma malefico affascinano e robotizzano esseri fragili per scannare, stuprare, rapinare, martirizzare, vendere, schiavizzare. Loro avanzano e noi continuiamo se non a ignorare a sottovalutare. L’ immobilismo di conservazione di certo non stana gli immondi ne li tramuta in virtuosi.

bydif

Arte o blasfemia?

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Principalmente la definirei una grave carenza di fantasia, sensibilità, talento.

Anche il più ingenuo e sprovveduto in materia di comunicazione visiva avrebbe immediatamente compreso che divulgare l‘immagine di una donna in sovrappeso e nuda che calpesta immagini religioscon su la scritta S.A.L.I.G.I.A – iniziali dei sette vizi capitali – portava una scia di critiche e accese polemiche. Se a questo si aggiunge il momento storico persino il più scaltro e dissacrante esaminatore di un bozzetto di locandina avrebbe subito recepito che era una scelta da evitare. Siccome così non è andata, chi ha scelto l’immagine, per reclamizzare la mostra internazionale d’arte LGBTE, in programma dall’ 8 al 17 settembre a Torino negli spazi della ex manifattura tabacchi, o era cieco o era un furbacchione. Siccome mi appare fantomatico che era cieco, di sicuro era un furbacchione. Un furbacchione che applicando la logica del business, fregandosene dell’opportunità, del buon gusto, del rispetto sociale ha scelto una figurazione che suscitava scalpore per ottenere il massimo della visibilità. Quello che colpisce, in questa sballata locandina, è il messaggio simbolico al fruitore che non c’entra assolutamente nulla con la tematica della mostra. Viene spontaneo chiedersi: ma come ha fatto “l’artista fotografo” ad associare Gesù e la vergine Maria a questa mostra? Quali legami espressivi, creativi, comunicativi ha trovato tra due icone religiose e l’arte LGBTE ? Soprattutto dove sta l’efficacia visiva ai fini della causa che vuole pubblicizzare? Nel voler offendere un simbolo religioso, una fede, una cultura.  Nel voler distruggere una identità sacra per favorire la profana.  Nel voler affermare che solo schiacciando con i piedi Gesù e Maria il mondo gay si libera dai pregiudizi sociali.  Nel voler umiliare la cristianità per riscattare l’omosessualità?  O, piuttosto sta nella voglia di spacciare per arte una volgare trovata mediatica? Quale sia la risposta giusta, anche mettendo da parte il pur evidente oltraggio a forti simboli religiosie fatta salva la libertà di pensiero, il manifesto per la mostra è e resta solo sensazionalismo distruttivo. Nulla a che vedere con l’arte, l’originalità, l’innovazione. Ovviamente, l‘autore della foto locandina, il torinese Mauro Pinotti, visto le proteste, sostiene che non voleva offendere nessuno, e non voleva “denigrare la religione, ma solo esaltare la superiorità della donna rispetto l’uomo“. A me non pare. Sotto la scarpa non vedo un uomo qualsiasi, vedo il volto di Cristo e Maria. A parte il fatto che a nessuna donna farebbe piacere esaltare la sua superiorità sull’uomo in questo modo, ma si sa l’arte è bizzarra, se Gesù essendo spirito fatto uomo potrebbe forse passare come scusa, la vergine Maria no, a meno che non sia una mia allucinazione non è capitata per caso sotto il tacco della prosperosa donna. Comunque la rigira Pinotti o chicchessia balza all’occhio che è una balla per sedare le accuse di blasfemia. Chiaramente, lungi da me affermare che l’autore l’ha fatto con intenzioni cattive, probabilmente  voleva solo stupire, e tanto meno intendo muovere una critica che possa far snobbare e nuocere all’evento di LGBTE. Anche volendo non potrei farlo. Per formazione e professione, il mondo dell’arte è parte integrante del mio sentire e essere quindi nulla o quasi mi scandalizza, nulla o quasi mi appare visivamente stravolgente, nulla o quasi ritengo inaccettabile. Tuttavia, nel mondo dell’immaginario globalizzato il camuffo, il fine dello sbalordire mercifero che utilizza i simboli religiosi, qualunque essi siano, mi fa venire l’orticaria. Senza essere bacchettoni e oscurantisti bastava solo che chi di dovere si ricordasse che una immagine è un potente e immediato trasmettitore comunicativo e quando è trasgressiva, come questa, di sicuro urta le sensibilità e fa scattare delle rabbiose reazioni. Bene a fatto il comune di Torino a dissociarsi, tuttavia rimane la tristezza di constatare, specialmente se si pensa che sono giorni in cui migliaia di cristiani sono orribilmente perseguitati, che ha ritirato il suo patrocinio dopo le polemiche. 

Nel concludere mi resta la domanda: arte o blasfemia? L’arte per come la conosco io uhm…direi che anche volendo cogliere i significati senza fermarsi all’apparenza non c’è. La blasfemia uhm… ne vedo assai, assai nel modo scontato e profittatore di utilizzare due volti emblematici delle radici cristiane e non solo… mi dispiace, svilisce l’arte e offende l’umano intendere. E’ pur vero che ultimamente diversi ” artisti” in assenza di legislazione, che delimiti i confini tra arte e pura offesa, tendono a dissacrare, ironizzare, sbeffeggiare, abusare dell’ iconografia sacra, chissà perché poi sempre quella cristiana, forse perché da vigliacchi hanno paura di ritorsioni e persecuzioni di certi integralisti che se si offendono… A un artista può difettare l’etica, in nome di una libertà espressiva esasperata a suo uso e abuso, ma il buon gusto… quello no,  quello non dovrebbe mai mancargli.   

 Voi che ne pensate?

by dif

e felice   weekend a chi passa

LGBTE = La Grande Battaglia Trova Esito