Lady Diana: Una stella di prima grandezza

Lady-Diana

A guardare la foto su si potrebbe pensare: che c’è di strano da mostrarla?
è solo l’immagine di una mamma strafelice di divertirsi insieme ai propri figli !

Vero, è una mamma sorridente con i figli, il fatto è che è una principessa, è Lady Diana e i ragazzini dal sorriso smagliante di gioia sono i principini William e Harry, figli dell’erede al trono d’Inghilterra. Poco cambierebbe tuttavia al guardare l’immagine se quella mamma principessa oggi non può fisicamente ne carezzare ne abbracciare e divertirsi con quei ragazzini. La mano invisibile di agosto del 1997 nell”ultima sera, come fosse una farfalla l’ha “catturata” in un tunnel di Parigi e portata con se.

Son passati 20 anni da quella sera di Parigi in cui drammaticamente la luce terrena sparì dagli occhi di Lady Diana e un enorme dolore entrò nei cuori dei figli, allora adolescenti William e Harry e sconvolse tantissimi, in ogni parte del mondo. A distanza, volendo dedicare a questa principessa un pensiero, è difficile trovare e scrivere parole che non siano già note. Prima e dopo quel 31 agosto, è stata fulcro di attenzioni e di esplosive rivelazioni. Di questa donna, madre e principessa, con credito e discreto, luci e ombre, moralismo e cinismo in migliaia e migliaia in ogni angolo del mondo hanno scandagliato i meandri di psiche, indole e comportamento, creato buchi neri, detto e ridetto cercando di inghiottire immagine e memoria. Prima e dopo la tragedia, gossippari rivistaioli, fotografi scooppisti, lingue velenose, divulgatori traditori, scrittori rivelatori, violatori di privacy, l’hanno rivoltata come un calzino per strapparne segreti e fragilità. In tutti i modi e le maniere più o meno corrette è stata offerta sui media come “cibo” prelibato a voci commenti, opinioni, lucri. Esposta a mo di trofeo di conquista di assolute verità su vita e morte da questo e quel salotto confidenziale, da questo o quel presunto amante, maggiordomo, conoscente e…Insomma da quando la Favola pubblica di lady Diana iniziò non si contano coloro che l’hanno sezionata, smembrata, ricostruito su libri, in documentari e tutto quello che si può ciò che pensava, immaginava, desiderava, mangiava… e quasi fosse un cristallo trasparente descritto e informato il come era dentro e fuori.
Già come era veramente nel profondo dell’essere Diana? La mamma dal sorriso espansivo e fragoroso. La donna complessa che girava il mondo, carezzava i bimbi malati, incontrava Madre teresa di Calcutta, andava in campi minati? Ecchi lo sa. Nessuno. Chi dice di saperlo mente spudoratamente. Per quanto taluni hanno bombardato di averlo scoperto e spettegolato ai quattro punti cardinali del globo, la principessa Diana chi era veramente se l’è tenuto ben stretto e portato con se. Dove? Dove la verità è e non può essere. Nel mondo chiaro e cristallino come i suoi occhi, dolce e gioioso come il suo sorriso, sconfinato come il cuore generoso e altruista.
Evocando il suo ricordo, quello che si può dire di Diana, senza cadere nella retorica è che era prima di tutto una donna vera e capace di esteriorizzare le emozioni senza reticenze. In molti hanno detto che era fragile e contraddittoria se non addirittura senza alcuna personalità stabile e concreta. Puifff puiff, falsità da quattro soldi.
È che Diana Spencer era un anima libera. uno spirito altruista e aperto all’affezione che entrava con disinvoltura negli altri e li conquistava.
E’ che Lady Diana sapeva guardare oltre il palazzo e andare oltre le ragioni della propria convenienza.
E’ che Diana era una stella, non una qualunque stella, una stella di prima grandezza e destinata, nel firmamento dell’esistenza, alla visibilità. Chi la voleva o la vuole invisibile si illude. Possedeva un fascino che scuoteva l’indifferenza e accentrava l’attenzione. Un carisma luminoso e irraggiungibile con un nucleo enigmatico che solo certe stelle hanno. Diana Invisibile? Impossibile! In quel suo faccino paffuto e sorridente, di principessa da fiaba strappacuore, era evidente quanto il sole che si sarebbe fatta luce nel mondo Aveva negli occhi una luce, una energia elettrizzante che “bucava” e in un modo e nell’altro quella energia esplodeva e la consacrava a un destino di ribalta mondiale. Ah, se Carlo avesse scrutato i suoi occhi! Avrebbe visto che dentro avevano un faro stellare particolare che la rendevano unica nel suo genere e che mai Lui poteva ne gestire ne spegnere a suo piacere.
Demolire l’immagine di Diana? Impresa impossibile a chiunque perché quel suo cuore per quanto può risultare contraddittorio conteneva in se un qualcosa di trasmissibile esclusivo che inondava e affascinava. Il suo segreto? Un umanità vera, un amore incondizionato verso i fragili, un anelare a equità, giustizia e armonia, un palese altruismo senza fini e scopi egoistici, un mostrare se stessa con difetti e virtù, un mai nascondere per convenienza emozione e passione. Debolezze? Certo. Ma chiunque l’avvicinava percepiva che erano integranti alla personalità, producevano attrattiva, seduzione, coinvolgimento.
Da che la principessa Diana ha chiuso gli occhi al sole terreno per aprirli a quelli del sole eterno son passati vent’anni ma è come fosse ieri tanto è viva nell’immaginario collettivo, tanto è amata, discussa e tanto, tanto fa paura a chi allora era scomoda da negare un attimo di tempo a memoria che neanche la faccia pubblica si salva! Eppure..
Paradossalmente son proprio quelli che più Le devono! Se attualmente la corona è salva, forte e popolare come non mai lo devono a Diana che si è fatta amare dalla nazione e oltre senza riserve, riaccendendo la sfocata immagine pubblica e innovando l’idea popolare di regno e regnanti. Quantunque freddezza e ingrato annullo di memoria sono miserrime quisquilie inutili, non scalfiscono la dimensione gigantesca raggiunta dalla figura di Diana, forse, suo malgrado, cedendo la vita.
Diana era e rimane una stella di prima grandezza con una luce irraggiante inesauribile. Anzi più dicono, annebbiano, smemorano, più Lei brilla, risplende, si radica e come un grandissimo albero del mistero universale espande il fogliame, allarga l’ intensità delle tenebre a chi la vuole espellere dal suo ruolo terreno di principessa, mamma, icona di stile e di sentimento.
D’altronde se è entrata in tanti cuori, e vi rimane , il suo essere di donna sicuramente celava un magnetismo carismatico, un qualcosa di unico e speciale difficile da extrapolare e ancor più da esporre in modo verace al piazzame in cerca di morbosi inediti speculativi su lady D.
Oggi, certuni gnorrano e volutamente si mantengono a distanza da quella principessa, da quella madre dal sorriso contagioso. E’ sterile! Ci sono i figli, i suoi amatissimi principi Williams e Harry. Non più ragazzini smarriti in una improvvisa tragedia ma consapevoli. adulti dentro una storia di vita. E Loro non dimenticano. Come ogni figlio al mondo non possono dimenticare la madre, la luminosa stella che li ha generati, che amavano e amano nel profondo e troppo presto è andata a brillare altrove lasciandogli in eredità l’umanità senza pregiudizi.

w e h
Oggi, quei due ragazzi-uomini , Williams e Harry, soffrendo, con garbo e dignità, soli, tanto soli da suscitare tenerezza, son principi mica esseri insensibili e senza sentimenti, loro omaggiano la luce di quegli occhi , il sorriso di mamma, soprattutto Loro rispettano l’esistenza, breve ma incancellabile di una donna. Purtroppo anche costretti a difenderla dal facile sciacallaggio divulgativo della sua essenza femminile, dallo stravolgimento falsificativo della sua anima di donna.
Eppoi, oggi c’è il popolo. Popolo che non dimentica. Silenzioso l’omaggia con un fiore. un bigliettino, un raccoglimento, una preghiera. C’è la gente del mondo che ha sognato e si è innamorato di quella principessa, di quella stella magnetica.

by dif

Quella stella di prima grandezza, LADY D, mi piace ricordarla così: umana!

Princess Diana greets patients and visitors while

……

le foto le ho prese dal web e ringrazio le proprietà.

Canto alle stelle

Notte di San lorenzo, notte magica delle stelle cadenti dei desideri e sospiri che trovano grazia nei misteri galattici con il “canto alle stelle! 

cielo stellato

Stella Che Passi

Su La Via Celeste

Dammi Speranza

Stella Che Vaghi

Sulla Nuvola Ribelle

Dammi Fortezza

Stella Che Cavalchi

I Pensieri Della Perfezione

Dammi Decisione

Stella Che Cammini

Nei Vicoli Del Silenzio

Dammi Fede

Stella Che Solchi

L’acqueo Sconfinato

Dammi Trasparenza

Stella Che Migri

Su Galassie Polverose

Dammi Luce

Stella Che Sosti

Sul Soffio Del Vento

Dammi Prudenza

Stella Che Illumini

I Giardini Dell’infinito

Dammi Passione

Stella Che Sciami

Su Picchi Eterei

Dammi Fervore

Stella Che Brilli

Sulle Ali Del Tempo

Dammi Amore

Stella Che Lacrimi

San Lorenzo Martire

Dammi La Fiamma

Per Riscaldare

L’umanità Intera

***

by dif

Nel mio paese, nella notte di san Lorenzo, è antica tradizione cantare o recitare la filastrocca con gli occhi rivolti al cielo, in quanto è credenza che cantandola si“parla” con le stelle ed esse rispondono facendosi vedere più copiose e splendendo di più, ci donano tante virtù, leggono nel pensiero e esaudiscono anche i desideri più bizzarri che ci frullano in testa. Funziona ! Anche se si aggiunge altro che ci sta a cuore purchè si “parla” con sincerità. Provare per credere non costa nulla quindi…

Notte stellare a tutti!

 

Labor day.

1maggio

Labor day, Labor day. Ma che è?
É la Gran Festa del lavoro e dei lavoratori!
Dici?
Dico!
Bah, a me sembra solo un giorno festivo qualunque.
Qualunque!!! Ti sei forse scordata come è nata questa festa? Le lotte, le pene, i sacrifici, i morti, i…
No.
E allora? E allora son tempi andati, vecchi, stravecchi e fottuti!
Ma che dici, il tempo del lavoro non ha età, non va mai fuori moda,non ha scadenze è sempre attuale.
Illuso e pure visionario! Lavoro,lavoro, lavoro, ficcatelo nella zucca, il lavoro non c’è, è morto e sepolto, ovunque rimpiazzato da concertoni scassa timpani.
Mannò, sei catastrofista, il lavoro è vivissimo. Eppoi lo dice pure la Costituzione che è un diritto per tutti.
Diritto….fiuuuù …a stassene a casa a scassà le mosche, a implorà i santi de fatte dà na mano a trovallo, a scoiatte le meningi per improvvisarlo, a supplicà de togliete dalla dannazione giornaliera de invià curricula senza risposta, de fatte magnà pure a te na patata, de datte la possibilità de’ un minimo di dignità, de …de..
Aoh, te sei alzata col piede storto oggi che vedi nero?
No, me so alzata col sole in faccia che me fa vedé chiaro e limpido che la nobile fatica del lavoro è stata ridotta a indecorosa fatica de sognà il lavoro. Ma dai, io lavoro, non sempre ma ogni tanto arraffo tre mesetti de stipendietto de 800 euri, se poi ce metti che me posso coltivà l’hobby del rimedio qua e la, fa diverse cosucce senza l’incubo de sottostà a padrone me pare che oggi posso festeggià alla grande.
Si, pure io lavoro a 400 euri un mese si e uno no. Ma..
Ma che… Beh, me pare che oggi te poi stravaccà al sole senza pensà, la vicina mica ha sta fortuna, porina va sempre a magnà a casa de carità.
E i figli, i giovani. Non pensi a loro. Che futuro hanno?
Futuro, futuro.. ma che te vai a pensà, oggi si vive sull’oggi, il futuro è roba per paurosi, da popolani che non sanno adeguarsi alle sfide dei cambiamenti. Ma te pensi mai quant’è stimolante campà na vita in cui ogni mattina te devi inventà come pagare affitto, bollette, pizzicagnolo, scuola, asilo e tutto l’ambaradan?
Ce penso, ce penso assai che a volte so stracotta de rabbia e tristezza!
Beh, se te viene la melanconia, per tirarti su il morale, pensa ai politici, ai rikkie, ai… o ai… quanto so sfortunati, porinelli!
Che te staie a di, le scemenze o ..perchè se ce penso…uhh stamme alla larga che te stroncico la camicia e pure il faccino.
Dai non te surriscaldà.Rifletteci un tantino quelli se morono de noia, e quando non se morono esausti de noia se danno un gran da fa a ditte che il lavoro è un residuo antiquato, gli Adamo ed Eva oggi non se devono più sudà per vivere onorevolmente, sfamà e cresce i figli, oggi se devono sudà solo per arrostì al sole e sfoggià na abbronzatura da invidia. Me voi di che  non so porini de mente? Dici.
Dico. 
Pane e acqua  son pronti?
Si, chiama i ragazzi e andamoce al concertone a godé a tutta sto Labor Day. Tanto…
Tanto che?
Che…che…se sei precario, sottopagato, ricattato, senza lavoro, e..e…sei considerato un privilegiato.
Allora, è non è la nostra festa?
Eccome se lo è!
Allora, nun ce stamo proprio a pensà, godiamoci sto privilegio!

papaveri

Felice 1° maggio a tutti!

bydif

La “NATIVITA’ nell’Arte

catacombe-pris

Tempo di Natale, tempo di rievocazione della nascita di Gesù, tempo di presepi, ma anche tempo di…. “natività e adorazione”.

Se è vero che a partire da san Francesco d’Assisi che col suo presepe vivente a Greccio, episodio attestato da Giotto in un affresco, popolarmente prese avvio la tradizione di testimoniare l’avvenimento della nascita di Gesù, allestendo nei luoghi sacri, in casa, un po’ ovunque i presepi ricchi o meno, artistici o mistici, è altrettanto vero che l’arte figurativa precede, almeno di un millennio, la rievocazione testimoniale dell’evento “divino”. Un po’ dovuta a motivi di fede, in specie quelli divulgativi, un po’ a quelli iconici narrativi. Quindi al mondo dell’arte ieratica e agli artisti che ne sono stati attratti o vi si sono cimentati su commissione va riconosciuto un ruolo importante, culturalmente impossibile da ignorare. All’uopo si può affermare che è pressoché impraticabile, a qualunque latitudine, scovare un artista che non abbia sfogato il suo “genio creativo” realizzando con ogni tecnica, almeno una volta, un opera inerente le vicende di Gesù. Chiaramente, a seconda del talento, più o meno pregevole, bensì sempre trasponendo, attraverso il mezzo usato, sensibilità e spiritualità del proprio tempo e essere. Ma, tra i temi narrativi della vita terrena del figlio di Dio, è la “nascita” povera di Gesù in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” ad avere il primato ispiratore. Infatti, la ritroviamo in quasi tutte le produzioni dei grandi maestri. Tantissimi i capolavori di Natività“Adorazioni” che ci hanno lasciato e che possiamo ammirare in tutta la loro sontuosa maestria di tecnica e estro creativo.

La più antica raffigurazione della natività ad oggi conosciuta, ovvero la scesa umana, incarnata dal verbo, essendo fondamento oggettivo della cristianità, si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla ed è un abbozzo monocolore in cui la Vergine seduta con il Bambino in braccio ha accanto un profeta che indica una stella, “ una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” num. 24,17. Anche nelle catacombe di san Sebastiano troviamo la figurazione di un Gesù nato, ma con un solitario Gesù bambino dentro una cassa-culla guardato da due animali più che iconografia della natività figura nessi profetici. Metaforicamente i due animali esprimono il popolo ebreo e pagano: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende Isaia 1,3. Siccome allegoricamente i cristiani dei primordi, collegarono il loro periglioso “viaggio” di fede verso Gesù a quello altrettanto periglioso per giungere a Betlemme, dei Magi adoranti, dal 3 sec, tante le scene dell’avvenimento che hanno figurato sulle pareti delle catacombe e nei sarcofagi. Le prime, molto semplici, comprendono: la Madonna; talvolta anche Giuseppe; il Bambino, più grandicello di un neonato, in atto di benedire o tendere le mani ai presenti; i magi che offrono i doni, oro incenso e mirra, su un piatto, e, come da cerimoniale imperiale “aurum coronarium”, con le mani coperte dal mantello, a segno di purezza e rispetto; la stella a volte a forma di fiore o cerchio o rosone… che come il sideus Iulii nel culto imperiale romano conferma la divinità di Gesù. Però è a partire dal IV sec., come dimostrano il dittico in avorio e pietre preziose del V sec. nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di Venezia e delle Basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Trastevere a Roma, che la Natività divenne il soggetto preferito dell’arte comunicativa del sacro. Di solito la scena compositiva “costruita” in base alle narrazioni presenta: una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con al centro il Bambino Gesù, avvolto in strettissime fasce da sembrare una mummietta in un sarcofago, quasi a preannuncio di morte e resurrezione, Maria distesa, in un angolo l’assorto Giuseppe e gli Angeli che portano l’annuncio alla parte più emarginata del popolo ossia i pastori, a volte, a simbolo dei pagani che manifestano la loro fede in Gesù Bambino, in lontananza i Magi venuti seguendo la stella dall’oriente e per sottolineare la realtà dell’incarnazione altri particolari, tratti dai vangeli Apocrifi.

Ovviamente le rappresentazioni simboliche della “natività” seguono un po’ la storia della fede e un po’ quella evolutiva dell’umano progresso temporale, culturale, tecnico, sociale. Quindi un escursius visivo delle varie raffigurazioni della nascita di Gesù, eseguite da artisti, più o meno conosciuti e prestigiosi, oltreché testificare un episodio dei “ vangeli dell’infanzia “ di Luca e Matteo, con una composizione sempre più complessa dal punto di vista “architettonico”, più ricca di particolari descrittivi, di personaggi, di allegorie, di materiali impiegati e perizia esecutiva, in un certo qual modo certificano anche le mutazioni, le innovazioni, le disgregazioni e direi pure le insofferenze intellettuali. La loro cronistoria invero è assai illuminante sull’artista ma assai di più di epoche, costumi, stili, paesaggi, tecniche esecutive, convinzioni, tradizioni popolari, cambiamenti etici, sociali ecc. Ad esempio: in certe natività appaiono particolari paesaggistici di “rovine” o ruderi che hanno una valenza tutt’altro che aspecifica. In parte esprimono la tradizionale credenza pagana che quando una vergine avesse partorito il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato – “Legenda Aurea”- e traslata anche il vecchio mondo che crolla all’avvento di quello nuovo, in parte stanno a simboleggiare l’eternità e la pace che non riposano nelle forze dell’uomo, ma sono nelle mani del “Principe della pace”, Isaia 9, 5. Mentre, il numero tradizionale dei magi di tre, numero sacro per eccellenza ma dipende dai tre doni oro, incenso e mirra, triplice professione di fede in Gesù Re, Dio e Uomo, nelle elaborazioni artistiche resta invariato, l’aspetto muta. Dal IV secolo un Magio è rappresentato inginocchiato; alla fine del XIII secolo, il primo Magio, a capo scoperto, è inginocchiato e in atto di deporre allegoricamente la corona ai piedi del bambinello divino, il secondo in piedi indica la stella al terzo; dal 1464 compare, ad opera del Mantegna, anche il re nero; dal XV sec, in riferimento ai Padri della Chiesa che ravvisavano nei tre Re i discendenti dei tre figli di Noè, i Magi assumono le sembianze delle tre razze umane, dei tre allora continenti e delle tre età dell’uomo: l’Europa, Baldassarre vecchio; l’Asia, col turbante Melchiorre l’ adulto; l’Africa, il giovane di pelle scura, Gaspare.

Nel XVI e XVII sec. Un po’ alla volta la “natività perde la ricca e affollata descrizione narrativa, assume un tono apologetico. La luce sublima la natura e il corpo di Gesù. Il Dio incarnato, in mezzo alla scena, brilla così tanto di luce da respingere le ombre. Dal XVIII sec. l’iconografia della venuta in terra del figlio di Dio dissipa il calore devozionale, così prima da spazio al sentimentalismo, poi alla fedele veridicità, di seguito scarta il valore religioso proprio, fino ad arrivare a vere e proprie dissacrazioni. Tuttavia la nascita di Gesù, in bene e in male, nel mondo dell’arte e degli artisti conserva il suo ruolo rappresentativo privilegiato, anche se, come logico, il tempo ne muta schemi compositivi, personaggi, paesaggi, mette il bambinello sulla nuda terra o su baldacchini dorati, asseconda estro, da spazio a ridondanza, schematizza fin all’eccesso figure simbolo della Natività, perfino arriva allo sbeffeggio da sfiorare la blasfemia.

Nel concludere, tanto altro c’era da dire sull’argomento per essere esaurienti, per meglio specificate e chiarire l’evoluzione della natività nel tempo, sia dal punto di vista artistico –stili, artisti, tecniche metamorfosi compositive, simbolismi… che da quello religioso – significati, spiritualità, personaggi, linguaggi, immagine, metafore…

Comunque, con questa breve spolverata sulla figurazione visiva della Nascita di Gesù, a mio modo, ho cercato di sottolineare come la Sua venuta terrena abbia colpito l’immaginazione e in qualunque angolo del mondo non ha lasciato indifferenti ne arte ne artisti, ha trasmesso, valorizzato, magari ignorato i valori essenziali della fede, e da un avvio, meramente evangelico- evocativo-simbolico, sia diventata trasposizione di concetti-stili-tecniche- finanche trasgressione, mai ha perso il fascino, l’attrattiva. Il che qualcosa vorrà pur dire.

gentile-da-fabriano-ador-magi-uffizi-fi

Con il pensiero rivolto al valore vero della Sua venuta che stanotte si rinnova e rievoca in varie forme più o meno ortodosse, auguro a tutti un felicissimo S. Natale in allegria, amore, pace di spirito e materia.

bydif

caravaggio-nativita-con-san-lorenzo-san-francesco-di-assisi-oratorio-san-lorenzo-palermo

– in storia dell’arte un opera rappresentativa della nascita di Gesù è definita: Natività, se la scena presenta una capanna o grotta con bue e asinello, al centro il bambinello, ai lati Maria e Giuseppe; Adorazione se sulla scena figurativa compaiono pastori, magi o altri personaggi.-

dottori_futurista

immagini:in alto catacombe di priscilla, Gentile da fabriano, Caravaggio; Dottori

Immacolato passaggio

m

Evanescenti immagini

mi riporta il pensiero

d’occhi da bambina rivolti al cielo

per veder

tra le stelle lattee

il TUO miracoloso passaggio

In quella via aperta al cuore

dal candore fanciullesco

anche nella notte più offusca

trovavo

il TUO manto sospeso

pieno di tenerezza l’angelico sorriso

Nello sfiorar del vento

 l’immacolato alito intenso

Allora

mi sembrava un canto immenso

a balsamo d’animo pulito d’ogni scontento

e

fioriti cieli sereni germogliavano futuri

Nell’occhio trepido la tua venuta correva

alberi carichi d’amore di luce inondava

nell’incanto immaginario ogni dubbio si perdeva

….A quella ammasso di stelle

mi riporta il pensiero stasera….

Libera da fanciullo inganno fra le stelle guardo

incredula

 ancor vedo il TUO immacolato passaggio!

Quel biancor dolcissimo

rassicura il mio animo stanco

e.r.

….0ggi è l’Immacolata concezione. L’unica donna nata senza la macchia del peccato originale. Un dogma cristiano del 1854, proclamato dopo le apparizioni a Bernadette da Soubirous, da papa Pio IX, e  dopo plurisecolari diatribe e storia di fede.

Perchè Immacolata? Perchè prescelta a esser madre del Dio salvifico e madre di tutti i popoli. Destinata a rimaner pura. L’ Incontaminata Vergine, in spirito e corpo,  Madre del Figlio che  si metterà sotto i piedi la serpe malefica che nuoce all’umanità intera.

Un tempo, tutti si aspettava con ansia di festeggiare L’immacolata e, dall’8 al 10 dicembre grandi e piccoli alla sera eravamo con il naso all’insù per vedere il passaggio della Madonna con gli angeli. Oggi non ricordo ciò che vedevamo ma non ha importanta dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa, colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della famiglia

L’immacolata  si festeggia ancora  ma non più come allora. Oggi è sbandierata assai ma….ma  come “ponte per vacanze e shopping” Si è quasi dimenticato che l’Immacolata è Ponte,  ma   Ponte universale  di  amore. Come ha detto Papa francesco:

“Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi.”

P7010044

Lieta giornata a tutti

by dif

l’immagine della Vergine in basso l’ho scattata a Nazareth,, nel piazzale della Basilica dell’Annunciazione.

Lupi solitari? No. Sputi di carogne!

Non chiamateli lupi solitari ma sputi di carogne.

strage nizza

L’immagine è eloquente,questo un lupo non lo fa. Ha un comportamento più fiero.

Smettiamola di definirli  lupi solitari, chiamiamoli per quello che sono: sputi di carogne.

Si, chi massacra, stermina figli, padri, madri, sogni speranze, uccide con ferocia premeditata per astio incomprensibile, mette fine alla vita libera di chiunque per esaltazione di una dottrina o di un qualunque altro cavillo mentale partorito a tavolino, non può essere altro che sputo di carogna. Chiamarli lupi è un privilegio che non meritano. È fare un torto grave agli umani e agli animali. I lupi in branco o in gruppo sono tutt’altra cosa. Seppur selvatici hanno molto più rispetto dell’esistenza terrena. Primo non agiscono da marionette imbonite, secondo non attaccano indiscriminatamente per furia omicida ma solo per necessità legata alla sopravvivenza propria o del branco, terzo aggrediscono per difendersi e solo se provocati, rarissimamente sfiorano i bambini, comunque se accade sempre per circostanze accidentali. Solo gli sputi di carogne invece riescono a farlo con fredda intenzionalità. Perché? Perché gli sputi non hanno alcun criterio di discernimento e nessunissima umana qualità. Sono sputi. Sputi fetidi. Beoti rigetti di carogne imbonitrici. Carogne ipocrite che gozzovigliano e si ingozzano di pretesti, poi senza ritegno a destra e a manca scatarrano assurdità e fanno mucchi di sputi. Sputi inzuppati di idioti lordumi della loro vogliosa avidità che ammorbano, appestano, generano microbi killer. Invisibili malvagi bacilli killer liberi di circolare, liberi di infettare, liberi di sterminare. Gli sputi di carogne sono difficili da individuare. Organizzare un vaccino, un antibiotico, un qualsiasi rimedio che contrasti e neutralizzi le loro ignominiose azioni stragiste attualmente è molto complesso. Ogni terreno è fertile per incrementare i loro corrotti batteri. Sono germi sparpagliati che anche nelle fogne nere riescono a galleggiare e sviluppare quei microbi contagiosi che si compiacciono nello sguazzare nel sangue, di banchettare sulle vite altrui. Che trovano diletto nel seminare panico, scioccare, devastare, schiavizzare diritti e libertà individuali e collettive. Ormai le cantilene di inorridimento mondiale, gli autoappelli al coraggio, i “ non ci abbatteranno” “non ci ruberanno democrazia” “non impediranno la normalità” “ non ci rinchiuderemo nelle nostre case ma continueremo a uscire, ad affollare piazze, strade, bar, stadi, ristoranti “ sono inflessioni di rassicurazione che non rassicurano nemmeno le mosche. Inutile dirlo, questi sputi di carogne sadicamente stanno appestando l’aria in ogni dove. Forse più nell’occidente. D’altronde sono sputi killer di carogne ben bene infarciti di lerce logiche immolatrici, di valori eroici, di paradisi eterni, vergini a iosa e ogni sorta di delizie. Idiozie espettorate che incantano idioti, i loro idioti sputacchi killer assoggettati dove capita per uccidere, appropriarsi di vite altrui senza pietà. Purtroppo gli sputi non hanno un anima umana, sono muco salivoso espulso da bocche fetide. Se ti arriva in faccia fa orrore, ti procura una repulsa, se poi non te lo aspetti è uno sfregio umiliante che ti segna per sempre il modo di vivere la realtà comune. Le carogne li chiamano soldati. Pfff…i soldati affrontano il “nemico” e si battono con onore. Gli sputi di carogne come i vigliacchi infettano  nell’ombra e massacrano al buio.

Basta guardare anche queste foto per comprendere che sono sputi e non possiamo chiamarli lupi solitari ma sputi, sputi pestilenziali di carogne  miasmatiche.

nizza stragenice

Comunque non rassegnamioci. Continuamo la ricerca, tutti insieme, prima o poi un vaccino antisputo di carogna  lo troviamo.

By dif

 

le foto le ho prese dal web.

Le perle di san Giovanni

acqua 7 erbe

Secondo una antica credenza popolare le goccioline di rugiada sui prati, fiori cose di questa notte sono diverse dalle solite: più bianche brillanti e trasparenti, tanto da riflettere magicamente la luce pura del creato e tanto belle da sembrare perle, per l’appunto le “perle” di san Giovanni. Ma perchè sono diverse? Perchè non scendono dal cielo ma salgono dalla terra che piange. Le goccioline acquose, sono il  pianto della terra. Un pianto triste che ogni anno la terra ripete a ricordo simbolico della vigilia del martirio del Battista, Il Giovanni asceta precursore di Cristo che lavava e purificava proprio con l’acqua, l’acqua del Giordano. Tantissimi i riti e le usanze folkloristiche legati all’acqua, uno fra tutti il ” bagno di guazza” A parte ciò, è arcinoto come la notte che precede la festa di san Giovanni Battista è la più positiva, magica, rituale dell’anno. Popolarmente si ritiene che sia la notte in cui i raggi lunari impregnano ogni cosa di luce protettiva, erbe, fiori, acque, liquidi, pietre, cristalli, persone ecc. Esporsi alla sua luce toglie le negatività accumulate per gli incerti della vita, purifica lo spirito e ridona all’aurea personale la sua luce naturale offuscata o alterata da percezioni emotive catastrofiste, aggressività compresse, sentimenti astiosi con effetti comportamentali contrari all’indole. Ma è anche la notte dove bene e male si contrappongono. Infatti si va dai riti scaramantici-purificatori come falò, bagni di guazza, acque limpide, fontane, mare, lavaggi con acque alle erbe e fiori, a quelli rituali sabbatici-satanici come raduni di streghe, satiri , maghi, cultori dell’occulto diabolico, intrisi di musiche particolarmente eccitanti, danze sfrenate evocative di sacrifici, patti, magia nera e rossa.
Ovviamente lungi da me quest’ultime. Sono ritualità che hanno scopi malefici. Il solo pensarle m’incutono inquietudine e terrore. Malgrado ciò mantengo tre tradizioni popolari legate a San Giovanni : l’acqua delle sette erbe, il liquore ciliegino e il nocino. Tradizioni familiari a me care innocue, direi anche gradevoli e da sorseggiare in compagnia. E la consuetudine di una passeggiata meditativa nel prato, di primo mattino e a piedi nudi per avvertire le “perle di san Giovanni” ovvero guazzarmi di rugiada. Di solito ci traggo un gran beneficio. Mi chiarisce assai le idee su qualche perplessità. Un po’ come se la luce del mattino di san Giovanni mi illuminasse il da farsi e in più mi pacificasse con me stessa.
Magica è la notte…guai sprecarla…un bel falò all’aperto…4 risate in compagnia… e poi una guazzata per svegliarsi tutti con un sorriso… Ricopritevi di “perle di san Giovanni”,vi assicuro sono miracolose per “pulirvi” dal superfluo che vi opprime e farvi ritrovare gioiosamente voi stessi.

Buona notte che sia per tutti magicamente rugiadosa, si dice che ciò che si sogna di bello in questa particolare notte si avvera quindi …felici sogni. Intanto, considerato che  c’è un caldo noioso, non ho sonno  e una luna splendida e molto invitante mi occhieggia vado un po’ a  guazzarmi e farmi un bagnetto di luce lunare, è il mio pianeta, chissà che non mi ispiri qualche bel sogno.    

vento

 

by dif

E…Se qualcuno ha voglia..di provare i benefici dell’acqua profumata di san Giovanni alle 7 erbe ecco le istruzioni :

Acqua delle 7 erbe. L’acqua delle sette erbe è una infusione di erbe e fiori: rosmarino, salvia, timo, basilico, alloro, rose, gerani, o in alternativa gelsomino. Si raccolgono all’aba, si mettono in una ciotola di vetro, o trasparente, si coprono d’acqua. Esposte alla luna, secondo la leggenda in acqua ci cadono le “perle di San Giovanni” più conosciute come guazza che la rendono prodigiosa sia per proteggere la pelle, sia per sanarla da piccoli fastidi, tipo acne, macchie..ma anche per alleviare bruciori come il fuoco di sant’Antonio. Debbo dire che non so se è per effetto di convinzione, per influenza della luce notturna o di quale altra “magia” ma funziona. Bagnando la pelle con quest’acqua si ottengono davvero degli effetti straordinari. Spruzzandola su tutto il corpo poi …si provano sensazioni energetiche meravigliose.

in altro post le ricette dei liquori,  Ciliegino e nocino.

Auguri Mamma!

mamma

Auguri mamma!!!

Tantissimi, da riempirel’infinito.

Oh, se per un momento potessi annullare il tempo mamma! Quel tuo inconfondibile profumo invaderebbe così tanto questa stanza da render questo mattino maggiolino magico. All’improvviso quel tuo sorriso, più splendente e luminoso di un sole, fugherebbe da ogni angolo buio e freddo e in ogni poro sentirei il tuo calore. Tutto l’intorno a me avrebbe un sapore così dolce e gioioso, così intenso di colore e luce, così pieno di energia e amore da trasformar questi attimi di vita in uno straordinario giardino d’emozioni. Occhi e cuore incrociati quanto si direbbero mamma! Quanto ti direi io, mamma, che non ti ho detto. Ti aprirei il mio cuore come non ho mai saputo o forse voluto fare. Perché? perché non l’ho chiaro Mamma. Forse un tantino perché sono sempre stata un ostinata, cocciuta, introversa fai da te e un tantino per pudore. Ma  oggi …oggi che mi manchi tanto, tantissimo mamma…oggi ti racconterei tutto..tutto ciò che covo e nascondo nel mio intimo. Oh se potessi trasvolare il tempo e essere vicina a te! Così vicina da sfiorare la tua  fronte, i riccioli color del grano un po’innevati, carezzar le tue mani e rannicchiarmi tra le braccia sode e forti, ascoltare la musica del tuo cuore, di quel tuo cuore generoso e ardente…come ti svelerei i miei segreti mamma, ti inonderei di quelle parole che tu pazientemente aspettavi e volevi, vuoi ancor sentire da me …e io? Io, dura come l’acciaio o come pietra marmorizzata ancor mai ho articolato. Che sciocca di figlia devi aver pensato e quanto dolore il mio silenzio ti ha causato. Perdonami mamma. Perdonami se non ho compreso quello che anelavi. Era poco, pochissimo in confronto a quello che tu mi regalavi. Non è stata insensibilità, piuttosto credere che c’era tempo. Invece non c’era. Purtroppo no mamma.. Devo confessarti che non immaginavo che il distacco tra noi fosse così improvviso, intenso e traumatico e che nulla valeva più di te in questo mondo. Probabilmente credevo  che  la tua mancanza rientrasse nella ineluttabilità del destino umano e che lavoro, figli, amicizie potessero riempire la mia vita, forse sostituirti.  Invece..invece, tardi, troppo tardi ho compreso che niente poteva e può sostituire la tua voce, il tuo dirompente sorriso, i tuoi silenzi, il tuo sguardo, le tue amorevoli attenzioni, la tua infinita generosità, il tuo coraggio, il tuo inesauribile fare, saper partecipare e donare con anima e cuore. Dolorosamente mamma, in quell’altro mattino, in un attimo, ho scoperto quello che per testardaggine non avevo concesso al mio cuore di buttar fuori. Oh .. Se in quel maggio, Mamma, avessi ascoltato l’impulso del cuore. Oggi..oggi i miei auguri sarebbero senza il rimpianto di non averti espresso tutto l’amore e l’ammirazione che avevo per te. Se quel mattino avessi dato retta a ciò che mi sgorgava nell’intimo, creduto all’intuizione, mamma, nel farti gli auguri… Ti avrei stretto così forte da trasmetterti l’amore, il rispetto, la gratitudine che provavo. Quanto ti avrei resa felice mamma e quanto i tuoi occhi si sarebbero riempiti di gioia? Infinitamente!  Purtroppo non l’ho fatto e ora lo so. Allora …credevo… prima o poi… invece.. Invece quel soffio di vento ci ha temporaneamente divise .. ma quel soffio mi ha insegnato che ogni minuto potrebbe essere l’ultimo quindi devo considerarlo una vita intera e devo sfruttarlo al massimo per dire e non per tacere quanto ho nell’animo a chi amo, ammiro, e nel mio pensiero rappresenta la vita, il mondo intero.

Oggi i miei figli mi riempiranno di auguri e frasi scherzose ma il mio pensiero magicamente varcherà la soglia, andrà oltre, ti raggiungerà mamma. Perché l’amore oltrepassa ogni forma di frontiera. Oggi, ovunque tu sia mamma nel farti gli auguri sussurrerò quello che non ho saputo dirti prima: quanto  eri meravigliosa e  insostituibile,  quanto ti ammiravo per le tue qualità di donna, gentile, sensibile, coraggiosa, delicata e al tempo stessa ferrea, spirituale  nell’animo realistica nell’affrontare il quotidiano, ambiziosa nei progetti ma semplice e spontanea nell’apprezzare quello che il fato ti concedeva. Sarà la più bella festa della mamma che passeremo insieme.

Auguri mamma, infiniti quanto l’amore e… salutami l’altra mamma che ti ha accolto e tutte le mamme invisibili che ti fanno compagnia.

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Con amore la tua dif

 

 

1 Maggio. Ieri una festa, oggi tutta un’altra cosa!

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Ieri, la festa dei lavoratori  dell’1 maggio era una festa. Oggi’ Oggi è tutta un’altra cosa. Perchè? Perchè il lavoro è un sogno e di conseguenza ha perso sicuramente quel fascino festaiolo di partecipazione familiare e di ritrovo comunitario per una causa o un’idea! Nessuno va più in piazza col fazzoletto rosso legato al collo come se fosse un trofeo da mostrare con orgoglio o un simbolo d’identificazione del mondo operaio.  Si direbbe che per le famiglie è un’occasione per un week end da tintarella. Infatti, son più quelli che la festeggiano in luoghi di mare che in raduni in piazza. D’altra parte nelle piazze di paesi e città si respira un’atmosfera d’indifferenza verso il valore contenuto in questa celebrazione, probabilmente dovuta in parte al cambiamento di costume e in parte a un diverso modo di dialogare sui contenuti espressi dal lavoro come conquista di diritti ed evoluzione sociale. Oggi, infatti, tutti i giorni si è subissati da prediche e predicozzi sull’essere flessibili negli orari e disponibili a considerare l’occupazione, un transito mediato dalle esigenze tra offerta e domanda. Il lavoro non è più un bene sacrosanto da difendere e mantenere, un diritto ottenuto in conformità di abilità specifiche, acquisite attraverso studi e formazione professionale o semplicemente conquistato per un progetto di vita futura .  E’ un optional. Un miraggio. Sembra diventato una specie di contorno del vivere,  non il fulcro che permette di campare onestamente, formarsi una famiglia, crescere dei figli, avere un tot per pagare affitti e ammennicoli vari. Oggi…Se il lavoro l’hai bene, . é una fortuna e mangi. E se non l’hai? Ti arrangi. Se non ti arrangi… ti suicidi. Tanto nessuno piange per uno sfigato disoccupato.  Gli stessi sindacati non hanno più il potere delegante delle masse ne  la stessa incidenza nel difendere lavoro e lavoratori. Un tempo invece..

Un tempo era qualcosa in più di un concertone e qualche melassa ipocrita. Era la vera celebrazione del lavoro e dell’importanza del lavoratore nell’equilibrio comunitario.   Infatti, del 1 Maggio in memoria giovane conservo bei ricordi legati alla famiglia, alla gente e all’atmosfera seppur  fricchereccia che durante la giornata si respirava ovunque. Ricordi che il tempo non ha scalfito perchè la festa dell’1 maggio era veramente una festa di partecipazione e di allegria del popolo operaio o di quanti credevano nel valore fondato sull’equo diritto di avere un’occupazione che garantisse una vita dignitosa a se e a quanti si aveva sotto la propria responsabilità, figli, mogli, genitori ecc. Allora la gente, col vestito buono delle feste, un immancabile fazzoletto rosso legato al collo, cestini con panini, bandiere e tanto entusiasmo si ritrovava in piazza, dove, verso le 10 del mattino, sul palco allestito per l’occasione, si alternavano a parlare personalità legate al mondo sindacale e politico. Veramente questa parte mi piaceva poco perché mio padre voleva che si ascoltasse in religioso silenzio parola per parola, ma ciò che veniva enfaticamente sciorinato sotto un sole cocente, con la gente che mentre il vestito festaiolo gli si inzuppava dal sudore ascoltava a bocca spalancata come se l’oratore di turno fosse un oracolo vivente, a me e sorella sembravano inutili predicozzi che ritardavano i momenti spensierati. Perciò vivevamo quelle 2 orette sbuffando e implorando il santo protettore che i relatori la facessero corta. Anche mia madre sbuffava, perchè vi partecipava per amore di mio padre ma da donna del fare più che del dire a stare impalata s’infastidiva, le sembrava sprecare tempo. Eppoi non le interessava per niente la politica. Anzi era tanto timorata di Dio, che partecipare alla “festa dei rossi” le appariva un tradimento, non a Dio ma a don Sestilio, il parroco, che ogni domenica tuonava e lanciava strali ai professatori di comunismo operaio, a dire il vero poco misericordiosi e tolleranti, oggi papa Francesco li troverebbe se non abominevoli condannabili da ogni punto di vista. C’è da tener presente che la festa del 1 maggio allora era considerata un po’ come il simbolo di fomentazione di sinistri individui per avversare chiesa e clero, tantè che in fondo alla navata principale della parrocchia, in modo che tutti entrando potevano leggerli, era facile vedere appesi in bella mostra elenchi di scomunicati. Cioè liste di coloro che osteggiavano i sacramenti, perchè preti e robe connesse alla fede cristiana erano come il fumo negli occhi. Di ciò, mi torna alla memoria il volto di qualche mio compagno di scuola e di quanto era rosso di vergogna e si sentiva come un verme quando o padre o madre erano in quegli elenchi. Devo dire che con la solita cattiveria dell’innocenza ragazzina venivano un po’ guardati come dei diversi. addirittura considerati una specie di rinnegati da espellere dal gruppo. Anche perchè spesso padri e madri di opposte fazioni vietavano ai propri figli di mescolarsi nel gioco. Gli uni e gli altri temevano “cattive influenze”. Per nostra fortuna noi sorelle abbiamo avuto due genitori aperti. per niente ancorati a meschinerie faziose, non ci hanno mai detto di non frequentare questo o quello e pur essendo fra loro politicamente di pareri discordanti l’uno ha sempre rispettato l’altro e trovato un punto d’incontro nell’educarci libere, senza mai imporci il loro credo o le loro opinioni. Certo, allora avevamo un’età in cui era lecito non comprendere appieno tutto e considerare la politica una cosa da grandi e se c’erano attriti che se la sbrigassero fra loro. Per cui, alla festa del 1 maggio, essere disinteressate alla parte oratoria era normale, in fondo a noi interessava la parte godereccia, avere i dolcetti, i palloncini che erano in bella mostra, ridere e scherzare con gli altri ragazzini, partecipare ai cori festosi e alle danze che chiudevano al meglio le celebrazioni.. A ben ricordare anche per mia madre era il momento più bello della giornata, le piaceva tantissimo ballare ma essendo una donna avvenente mio padre, da gelosissimo, difficilmente ce la portava. Comunque era un giorno di grande spensieratezza e tutti si tornava a casa a notte fonda felici, i grandi  ricaricati di speranze vere e di energie pronte per far fronte alle durezze e ai sacrifici imposti da lavoro, orari, obblighi padronali.. Forse è per questo che per me  quella del primo maggio oltre che un ricordo dì infanzia di buoni sapori e odori,  di gente con delle facce zigrinate, le mani rudi e callose, piena di vigore e ottimismo, orgogliosa di avere un’occupazione onesta che solennizzava con tutto l’ardore dato dalla cosciente consapevolezza che il lavoro era  il pilastro del progresso delle famiglie, della democrazia e della società, resta una festa importante. Una festa  da tramandare ai figli come monito per non dimenticare le lotte sostenute dai tanti lavoratori del passato per vedersi riconosciuti benefici, minimi ma pur sempre migliorativi. Oggi  considerando che  in gran parte vanificati o addirittura ripudiati con la scusa del tempo che cambia,  ancor più.

lav

Buon 1 maggio a tutti i lavoratori e tanti auguri fortunosi a chi il lavoro purtroppo lo può solo sognare.

by dif.

ahi ahi temo d’esser stata prolissa come gli oratori del passato fanciullesco!

Per la storia:

La festa dell’1 maggio è celebrata in quasi tutto il mondo a ricordo di battaglie operaie sostenute per ottenere un minimo diritto legislativo che fissasse un orario lavorativo giornaliero dignitoso quantificato in otto ore. Le sue origini risalgono a una manifestazione del 5 settembre 1882 a New York organizzata dei cavalieri del lavoro e ripetuta nel 1884 dove fu deciso che l’evento avesse una cadenza annuale, tuttavia a determinare la data rievocativa dell’1 maggio furono i gravi incidenti accaduti a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket quando vi furono numerosi morti provocati dalla polizia che sparò sui dimostranti per disperderli. In Europa la festa fu formalizzata dai delegati socialisti a Parigi nel 1889 durante l’internazionale. In Italia fu adottata nel 1991, sospesa durante il periodo fascista e ristabilita nel 1945 dopo i due conflitti mondiali. Nel 1947 purtroppo la sua ricorrenza in Sicilia fu macchiata dal bandito Giuliano che non si sa ancora bene per quale motivo o per ordine di chi sparò su un corteo di lavoratori che sfilava in località Portella della Ginestra causando morti e feriti. Dal 1991 le confederazioni sindacali per celebrare la festività organizzano a Roma un concerto maratona cui partecipano artisti e gruppi famosi che richiamano una folla enorme.

Quanti morti ci vogliono

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Ci risiamo. Ma quanti morti ci vogliono per farli svegliare? Parole, supposizioni, analisi, proclami a bizzeffe. Fatti concreti? Zero assoluto! Questi vecchi ostinati individualisti, sterili di idee e di contenuti compartecipi, ripiegati come fogli scoloriti sul proprio tornaconto, imbottiti di centralismo finanziario e assurde attenzioni a dettagli furbeschi inutili alla società, se non si danno una svegliata tempestiva, sono un pericolo fatale al nostro futuro. Se continuano con la solita zolfa del dire tanto e concludere poco o niente, se rimangono chiusi ermeticamente nei propri armadi di convinzioni antiquate e anche molto, molto egemoniche, cattedratiche e escludenti non riusciranno a comprendere fino in fondo il perché i loro “ figli” ammazzino altri loro figli. Ne il perché si armano e si fanno esplodere con assoluta impassibilità rivelando una indifferenza allucinante del valore della vita propria e altrui. O il perché i “loro figli” finiscono nelle fauci di qualche imbonitore psicologico che da vicino o lontano li manipola al punto da farli diventare distruttori di nazioni, culture, valori liberali. Gli entra o no nella zucca che se non capiscono le cause scatenanti della insofferenza dei tanti “figli” aderenti a seminare panico e morte, a votarsi a morire e far morire, non sconfiggeranno neanche il moscerino che gli ballonzola sul naso. Che Terrore e terrorismo, islamista o pseudo tale prolificherà, e come gramigna ci ridurrà una globale erbacea poltiglia  se non scoprono chi e perché muove come burattini “alcuni figli”. L’hanno compreso gli stracotti burocrati dei maneggi-conteggi che se tutti insieme non si battono il petto con un mea culpa mea culpa per dare una virata di rotta, i mostriciattoli assassini che, ormai quasi a frequenza giornaliera escono dal ventre delle nostre deteriorate società, materializzeranno a tutti noi un lungo periodo di precariato quotidiano e, ben che vada sera e mattino ci comporteremo solo da fortunati sopravvissuti. L’hanno compreso che tutti gli stragisti violentatori della nostra libertà, delle nostre abitudini e delle nostre certezze democratiche pasciono beati nelle budella di una collettività monotona,ingrassano nella cretineria paladina del vuoto assoluto, sguazzano nel mare del disconoscimento di un modello di civiltà atrofizzato, espropriato di valori umani. L’hanno capito che questi figli detonanti su strade, piazze, aeroporti, stadi li hanno lasciati crogiolare nell’ozio della disoccupazione, li hanno massacrati con false speranze di annessione a una organizzazione sociale equa, li hanno parcheggiati in ghetti e quartieri privi di ogni diritto alla dignità, abbandonati a una sorte negletta, quanto mai nutrice di smarrimento e profondo allontanamento da valori etici comunitari. L’hanno compreso oppure, orrore dopo orrore, sangue dopo sangue, lacrime dopo lacrime, i capoccioni ottusati dal potere ci costringeranno ad assistere inerti allo sfacelo della sicurezza collettiva. Alla luce dei vecchi e nuovi accaduti terroristici e stando a quanto sparlottano,  razionalmente credo che ancora sono distanti. Quindi non mi accodo a sbracciare la mia impotente rabbia qui o là, preferisco pregare per le vittime e riflettere su un pensiero: “ la violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società”. Mi pare illuminante più dei loro ceri! Anzi, penso che tutti dovremmo rifletterci su. Non perché è pensiero di ideologia marxista  perché esprime in parole la realtà. Una inconfutabile tristissima realtà di violenza che sta terrorizzando il mondo. Quindi, stavolta non manifesto solidarietà con un addolorato Je suisse…A un sistema logoro e moribondo urge ben altro che un debole corale sdegno o quattro chiacchiere salottiere di conformista circostanza. Per arginare una deviazione di valori singoli e comunitari, smantellare occulti proselitismi, urge meditare sugli abbagli di salvaguardia del nulla. Urge scovare le falle e i difetti. Identificare modi e appeal con cui abusivi ideologi di futuro collettivo comprano nel presente teste e vite “di figli”, li eccitano alla follia devastante, istigano a immolare e immolarsi scioccando democrazie e inchiodando il quotidiano vivere globale. Insomma per tutelare la nostra sicurezza urge linfa nuova con idee e contenuti rivitalizzanti. Servono persone capaci di cogliere quei fermenti sotterranei di “figli” disgustati del se e degli altri, che non si perdono in ovvietà “partorendo” per abili malfattori del persuadere figli da reclutare per ribaltare libertà culturali, trasformare popoli  in un ammasso di sgomenti megalitici  becchini .

by dif

 megalitici

E dire che in un  post di febbraio 2011 scrissi  che dovevano svegliarsi.

Non lo fecero. Lo faranno?

Dovranno!!!