Labor day.

1maggio

Labor day, Labor day. Ma che è?
É la Gran Festa del lavoro e dei lavoratori!
Dici?
Dico!
Bah, a me sembra solo un giorno festivo qualunque.
Qualunque!!! Ti sei forse scordata come è nata questa festa? Le lotte, le pene, i sacrifici, i morti, i…
No.
E allora? E allora son tempi andati, vecchi, stravecchi e fottuti!
Ma che dici, il tempo del lavoro non ha età, non va mai fuori moda,non ha scadenze è sempre attuale.
Illuso e pure visionario! Lavoro,lavoro, lavoro, ficcatelo nella zucca, il lavoro non c’è, è morto e sepolto, ovunque rimpiazzato da concertoni scassa timpani.
Mannò, sei catastrofista, il lavoro è vivissimo. Eppoi lo dice pure la Costituzione che è un diritto per tutti.
Diritto….fiuuuù …a stassene a casa a scassà le mosche, a implorà i santi de fatte dà na mano a trovallo, a scoiatte le meningi per improvvisarlo, a supplicà de togliete dalla dannazione giornaliera de invià curricula senza risposta, de fatte magnà pure a te na patata, de datte la possibilità de’ un minimo di dignità, de …de..
Aoh, te sei alzata col piede storto oggi che vedi nero?
No, me so alzata col sole in faccia che me fa vedé chiaro e limpido che la nobile fatica del lavoro è stata ridotta a indecorosa fatica de sognà il lavoro. Ma dai, io lavoro, non sempre ma ogni tanto arraffo tre mesetti de stipendietto de 800 euri, se poi ce metti che me posso coltivà l’hobby del rimedio qua e la, fa diverse cosucce senza l’incubo de sottostà a padrone me pare che oggi posso festeggià alla grande.
Si, pure io lavoro a 400 euri un mese si e uno no. Ma..
Ma che… Beh, me pare che oggi te poi stravaccà al sole senza pensà, la vicina mica ha sta fortuna, porina va sempre a magnà a casa de carità.
E i figli, i giovani. Non pensi a loro. Che futuro hanno?
Futuro, futuro.. ma che te vai a pensà, oggi si vive sull’oggi, il futuro è roba per paurosi, da popolani che non sanno adeguarsi alle sfide dei cambiamenti. Ma te pensi mai quant’è stimolante campà na vita in cui ogni mattina te devi inventà come pagare affitto, bollette, pizzicagnolo, scuola, asilo e tutto l’ambaradan?
Ce penso, ce penso assai che a volte so stracotta de rabbia e tristezza!
Beh, se te viene la melanconia, per tirarti su il morale, pensa ai politici, ai rikkie, ai… o ai… quanto so sfortunati, porinelli!
Che te staie a di, le scemenze o ..perchè se ce penso…uhh stamme alla larga che te stroncico la camicia e pure il faccino.
Dai non te surriscaldà.Rifletteci un tantino quelli se morono de noia, e quando non se morono esausti de noia se danno un gran da fa a ditte che il lavoro è un residuo antiquato, gli Adamo ed Eva oggi non se devono più sudà per vivere onorevolmente, sfamà e cresce i figli, oggi se devono sudà solo per arrostì al sole e sfoggià na abbronzatura da invidia. Me voi di che  non so porini de mente? Dici.
Dico. 
Pane e acqua  son pronti?
Si, chiama i ragazzi e andamoce al concertone a godé a tutta sto Labor Day. Tanto…
Tanto che?
Che…che…se sei precario, sottopagato, ricattato, senza lavoro, e..e…sei considerato un privilegiato.
Allora, è non è la nostra festa?
Eccome se lo è!
Allora, nun ce stamo proprio a pensà, godiamoci sto privilegio!

papaveri

Felice 1° maggio a tutti!

bydif

La “NATIVITA’ nell’Arte

catacombe-pris

Tempo di Natale, tempo di rievocazione della nascita di Gesù, tempo di presepi, ma anche tempo di…. “natività e adorazione”.

Se è vero che a partire da san Francesco d’Assisi che col suo presepe vivente a Greccio, episodio attestato da Giotto in un affresco, popolarmente prese avvio la tradizione di testimoniare l’avvenimento della nascita di Gesù, allestendo nei luoghi sacri, in casa, un po’ ovunque i presepi ricchi o meno, artistici o mistici, è altrettanto vero che l’arte figurativa precede, almeno di un millennio, la rievocazione testimoniale dell’evento “divino”. Un po’ dovuta a motivi di fede, in specie quelli divulgativi, un po’ a quelli iconici narrativi. Quindi al mondo dell’arte ieratica e agli artisti che ne sono stati attratti o vi si sono cimentati su commissione va riconosciuto un ruolo importante, culturalmente impossibile da ignorare. All’uopo si può affermare che è pressoché impraticabile, a qualunque latitudine, scovare un artista che non abbia sfogato il suo “genio creativo” realizzando con ogni tecnica, almeno una volta, un opera inerente le vicende di Gesù. Chiaramente, a seconda del talento, più o meno pregevole, bensì sempre trasponendo, attraverso il mezzo usato, sensibilità e spiritualità del proprio tempo e essere. Ma, tra i temi narrativi della vita terrena del figlio di Dio, è la “nascita” povera di Gesù in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” ad avere il primato ispiratore. Infatti, la ritroviamo in quasi tutte le produzioni dei grandi maestri. Tantissimi i capolavori di Natività“Adorazioni” che ci hanno lasciato e che possiamo ammirare in tutta la loro sontuosa maestria di tecnica e estro creativo.

La più antica raffigurazione della natività ad oggi conosciuta, ovvero la scesa umana, incarnata dal verbo, essendo fondamento oggettivo della cristianità, si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla ed è un abbozzo monocolore in cui la Vergine seduta con il Bambino in braccio ha accanto un profeta che indica una stella, “ una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” num. 24,17. Anche nelle catacombe di san Sebastiano troviamo la figurazione di un Gesù nato, ma con un solitario Gesù bambino dentro una cassa-culla guardato da due animali più che iconografia della natività figura nessi profetici. Metaforicamente i due animali esprimono il popolo ebreo e pagano: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende Isaia 1,3. Siccome allegoricamente i cristiani dei primordi, collegarono il loro periglioso “viaggio” di fede verso Gesù a quello altrettanto periglioso per giungere a Betlemme, dei Magi adoranti, dal 3 sec, tante le scene dell’avvenimento che hanno figurato sulle pareti delle catacombe e nei sarcofagi. Le prime, molto semplici, comprendono: la Madonna; talvolta anche Giuseppe; il Bambino, più grandicello di un neonato, in atto di benedire o tendere le mani ai presenti; i magi che offrono i doni, oro incenso e mirra, su un piatto, e, come da cerimoniale imperiale “aurum coronarium”, con le mani coperte dal mantello, a segno di purezza e rispetto; la stella a volte a forma di fiore o cerchio o rosone… che come il sideus Iulii nel culto imperiale romano conferma la divinità di Gesù. Però è a partire dal IV sec., come dimostrano il dittico in avorio e pietre preziose del V sec. nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di Venezia e delle Basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Trastevere a Roma, che la Natività divenne il soggetto preferito dell’arte comunicativa del sacro. Di solito la scena compositiva “costruita” in base alle narrazioni presenta: una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con al centro il Bambino Gesù, avvolto in strettissime fasce da sembrare una mummietta in un sarcofago, quasi a preannuncio di morte e resurrezione, Maria distesa, in un angolo l’assorto Giuseppe e gli Angeli che portano l’annuncio alla parte più emarginata del popolo ossia i pastori, a volte, a simbolo dei pagani che manifestano la loro fede in Gesù Bambino, in lontananza i Magi venuti seguendo la stella dall’oriente e per sottolineare la realtà dell’incarnazione altri particolari, tratti dai vangeli Apocrifi.

Ovviamente le rappresentazioni simboliche della “natività” seguono un po’ la storia della fede e un po’ quella evolutiva dell’umano progresso temporale, culturale, tecnico, sociale. Quindi un escursius visivo delle varie raffigurazioni della nascita di Gesù, eseguite da artisti, più o meno conosciuti e prestigiosi, oltreché testificare un episodio dei “ vangeli dell’infanzia “ di Luca e Matteo, con una composizione sempre più complessa dal punto di vista “architettonico”, più ricca di particolari descrittivi, di personaggi, di allegorie, di materiali impiegati e perizia esecutiva, in un certo qual modo certificano anche le mutazioni, le innovazioni, le disgregazioni e direi pure le insofferenze intellettuali. La loro cronistoria invero è assai illuminante sull’artista ma assai di più di epoche, costumi, stili, paesaggi, tecniche esecutive, convinzioni, tradizioni popolari, cambiamenti etici, sociali ecc. Ad esempio: in certe natività appaiono particolari paesaggistici di “rovine” o ruderi che hanno una valenza tutt’altro che aspecifica. In parte esprimono la tradizionale credenza pagana che quando una vergine avesse partorito il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato – “Legenda Aurea”- e traslata anche il vecchio mondo che crolla all’avvento di quello nuovo, in parte stanno a simboleggiare l’eternità e la pace che non riposano nelle forze dell’uomo, ma sono nelle mani del “Principe della pace”, Isaia 9, 5. Mentre, il numero tradizionale dei magi di tre, numero sacro per eccellenza ma dipende dai tre doni oro, incenso e mirra, triplice professione di fede in Gesù Re, Dio e Uomo, nelle elaborazioni artistiche resta invariato, l’aspetto muta. Dal IV secolo un Magio è rappresentato inginocchiato; alla fine del XIII secolo, il primo Magio, a capo scoperto, è inginocchiato e in atto di deporre allegoricamente la corona ai piedi del bambinello divino, il secondo in piedi indica la stella al terzo; dal 1464 compare, ad opera del Mantegna, anche il re nero; dal XV sec, in riferimento ai Padri della Chiesa che ravvisavano nei tre Re i discendenti dei tre figli di Noè, i Magi assumono le sembianze delle tre razze umane, dei tre allora continenti e delle tre età dell’uomo: l’Europa, Baldassarre vecchio; l’Asia, col turbante Melchiorre l’ adulto; l’Africa, il giovane di pelle scura, Gaspare.

Nel XVI e XVII sec. Un po’ alla volta la “natività perde la ricca e affollata descrizione narrativa, assume un tono apologetico. La luce sublima la natura e il corpo di Gesù. Il Dio incarnato, in mezzo alla scena, brilla così tanto di luce da respingere le ombre. Dal XVIII sec. l’iconografia della venuta in terra del figlio di Dio dissipa il calore devozionale, così prima da spazio al sentimentalismo, poi alla fedele veridicità, di seguito scarta il valore religioso proprio, fino ad arrivare a vere e proprie dissacrazioni. Tuttavia la nascita di Gesù, in bene e in male, nel mondo dell’arte e degli artisti conserva il suo ruolo rappresentativo privilegiato, anche se, come logico, il tempo ne muta schemi compositivi, personaggi, paesaggi, mette il bambinello sulla nuda terra o su baldacchini dorati, asseconda estro, da spazio a ridondanza, schematizza fin all’eccesso figure simbolo della Natività, perfino arriva allo sbeffeggio da sfiorare la blasfemia.

Nel concludere, tanto altro c’era da dire sull’argomento per essere esaurienti, per meglio specificate e chiarire l’evoluzione della natività nel tempo, sia dal punto di vista artistico –stili, artisti, tecniche metamorfosi compositive, simbolismi… che da quello religioso – significati, spiritualità, personaggi, linguaggi, immagine, metafore…

Comunque, con questa breve spolverata sulla figurazione visiva della Nascita di Gesù, a mio modo, ho cercato di sottolineare come la Sua venuta terrena abbia colpito l’immaginazione e in qualunque angolo del mondo non ha lasciato indifferenti ne arte ne artisti, ha trasmesso, valorizzato, magari ignorato i valori essenziali della fede, e da un avvio, meramente evangelico- evocativo-simbolico, sia diventata trasposizione di concetti-stili-tecniche- finanche trasgressione, mai ha perso il fascino, l’attrattiva. Il che qualcosa vorrà pur dire.

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Con il pensiero rivolto al valore vero della Sua venuta che stanotte si rinnova e rievoca in varie forme più o meno ortodosse, auguro a tutti un felicissimo S. Natale in allegria, amore, pace di spirito e materia.

bydif

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– in storia dell’arte un opera rappresentativa della nascita di Gesù è definita: Natività, se la scena presenta una capanna o grotta con bue e asinello, al centro il bambinello, ai lati Maria e Giuseppe; Adorazione se sulla scena figurativa compaiono pastori, magi o altri personaggi.-

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immagini:in alto catacombe di priscilla, Gentile da fabriano, Caravaggio; Dottori

Immacolato passaggio

m

Evanescenti immagini

mi riporta il pensiero

d’occhi da bambina rivolti al cielo

per veder

tra le stelle lattee

il TUO miracoloso passaggio

In quella via aperta al cuore

dal candore fanciullesco

anche nella notte più offusca

trovavo

il TUO manto sospeso

pieno di tenerezza l’angelico sorriso

Nello sfiorar del vento

 l’immacolato alito intenso

Allora

mi sembrava un canto immenso

a balsamo d’animo pulito d’ogni scontento

e

fioriti cieli sereni germogliavano futuri

Nell’occhio trepido la tua venuta correva

alberi carichi d’amore di luce inondava

nell’incanto immaginario ogni dubbio si perdeva

….A quella ammasso di stelle

mi riporta il pensiero stasera….

Libera da fanciullo inganno fra le stelle guardo

incredula

 ancor vedo il TUO immacolato passaggio!

Quel biancor dolcissimo

rassicura il mio animo stanco

e.r.

….0ggi è l’Immacolata concezione. L’unica donna nata senza la macchia del peccato originale. Un dogma cristiano del 1854, proclamato dopo le apparizioni a Bernadette da Soubirous, da papa Pio IX, e  dopo plurisecolari diatribe e storia di fede.

Perchè Immacolata? Perchè prescelta a esser madre del Dio salvifico e madre di tutti i popoli. Destinata a rimaner pura. L’ Incontaminata Vergine, in spirito e corpo,  Madre del Figlio che  si metterà sotto i piedi la serpe malefica che nuoce all’umanità intera.

Un tempo, tutti si aspettava con ansia di festeggiare L’immacolata e, dall’8 al 10 dicembre grandi e piccoli alla sera eravamo con il naso all’insù per vedere il passaggio della Madonna con gli angeli. Oggi non ricordo ciò che vedevamo ma non ha importanta dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa, colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della famiglia

L’immacolata  si festeggia ancora  ma non più come allora. Oggi è sbandierata assai ma….ma  come “ponte per vacanze e shopping” Si è quasi dimenticato che l’Immacolata è Ponte,  ma   Ponte universale  di  amore. Come ha detto Papa francesco:

“Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi.”

P7010044

Lieta giornata a tutti

by dif

l’immagine della Vergine in basso l’ho scattata a Nazareth,, nel piazzale della Basilica dell’Annunciazione.

Lupi solitari? No. Sputi di carogne!

Non chiamateli lupi solitari ma sputi di carogne.

strage nizza

L’immagine è eloquente,questo un lupo non lo fa. Ha un comportamento più fiero.

Smettiamola di definirli  lupi solitari, chiamiamoli per quello che sono: sputi di carogne.

Si, chi massacra, stermina figli, padri, madri, sogni speranze, uccide con ferocia premeditata per astio incomprensibile, mette fine alla vita libera di chiunque per esaltazione di una dottrina o di un qualunque altro cavillo mentale partorito a tavolino, non può essere altro che sputo di carogna. Chiamarli lupi è un privilegio che non meritano. È fare un torto grave agli umani e agli animali. I lupi in branco o in gruppo sono tutt’altra cosa. Seppur selvatici hanno molto più rispetto dell’esistenza terrena. Primo non agiscono da marionette imbonite, secondo non attaccano indiscriminatamente per furia omicida ma solo per necessità legata alla sopravvivenza propria o del branco, terzo aggrediscono per difendersi e solo se provocati, rarissimamente sfiorano i bambini, comunque se accade sempre per circostanze accidentali. Solo gli sputi di carogne invece riescono a farlo con fredda intenzionalità. Perché? Perché gli sputi non hanno alcun criterio di discernimento e nessunissima umana qualità. Sono sputi. Sputi fetidi. Beoti rigetti di carogne imbonitrici. Carogne ipocrite che gozzovigliano e si ingozzano di pretesti, poi senza ritegno a destra e a manca scatarrano assurdità e fanno mucchi di sputi. Sputi inzuppati di idioti lordumi della loro vogliosa avidità che ammorbano, appestano, generano microbi killer. Invisibili malvagi bacilli killer liberi di circolare, liberi di infettare, liberi di sterminare. Gli sputi di carogne sono difficili da individuare. Organizzare un vaccino, un antibiotico, un qualsiasi rimedio che contrasti e neutralizzi le loro ignominiose azioni stragiste attualmente è molto complesso. Ogni terreno è fertile per incrementare i loro corrotti batteri. Sono germi sparpagliati che anche nelle fogne nere riescono a galleggiare e sviluppare quei microbi contagiosi che si compiacciono nello sguazzare nel sangue, di banchettare sulle vite altrui. Che trovano diletto nel seminare panico, scioccare, devastare, schiavizzare diritti e libertà individuali e collettive. Ormai le cantilene di inorridimento mondiale, gli autoappelli al coraggio, i “ non ci abbatteranno” “non ci ruberanno democrazia” “non impediranno la normalità” “ non ci rinchiuderemo nelle nostre case ma continueremo a uscire, ad affollare piazze, strade, bar, stadi, ristoranti “ sono inflessioni di rassicurazione che non rassicurano nemmeno le mosche. Inutile dirlo, questi sputi di carogne sadicamente stanno appestando l’aria in ogni dove. Forse più nell’occidente. D’altronde sono sputi killer di carogne ben bene infarciti di lerce logiche immolatrici, di valori eroici, di paradisi eterni, vergini a iosa e ogni sorta di delizie. Idiozie espettorate che incantano idioti, i loro idioti sputacchi killer assoggettati dove capita per uccidere, appropriarsi di vite altrui senza pietà. Purtroppo gli sputi non hanno un anima umana, sono muco salivoso espulso da bocche fetide. Se ti arriva in faccia fa orrore, ti procura una repulsa, se poi non te lo aspetti è uno sfregio umiliante che ti segna per sempre il modo di vivere la realtà comune. Le carogne li chiamano soldati. Pfff…i soldati affrontano il “nemico” e si battono con onore. Gli sputi di carogne come i vigliacchi infettano  nell’ombra e massacrano al buio.

Basta guardare anche queste foto per comprendere che sono sputi e non possiamo chiamarli lupi solitari ma sputi, sputi pestilenziali di carogne  miasmatiche.

nizza stragenice

Comunque non rassegnamioci. Continuamo la ricerca, tutti insieme, prima o poi un vaccino antisputo di carogna  lo troviamo.

By dif

 

le foto le ho prese dal web.

Le perle di san Giovanni

acqua 7 erbe

Secondo una antica credenza popolare le goccioline di rugiada sui prati, fiori cose di questa notte sono diverse dalle solite: più bianche brillanti e trasparenti, tanto da riflettere magicamente la luce pura del creato e tanto belle da sembrare perle, per l’appunto le “perle” di san Giovanni. Ma perchè sono diverse? Perchè non scendono dal cielo ma salgono dalla terra che piange. Le goccioline acquose, sono il  pianto della terra. Un pianto triste che ogni anno la terra ripete a ricordo simbolico della vigilia del martirio del Battista, Il Giovanni asceta precursore di Cristo che lavava e purificava proprio con l’acqua, l’acqua del Giordano. Tantissimi i riti e le usanze folkloristiche legati all’acqua, uno fra tutti il ” bagno di guazza” A parte ciò, è arcinoto come la notte che precede la festa di san Giovanni Battista è la più positiva, magica, rituale dell’anno. Popolarmente si ritiene che sia la notte in cui i raggi lunari impregnano ogni cosa di luce protettiva, erbe, fiori, acque, liquidi, pietre, cristalli, persone ecc. Esporsi alla sua luce toglie le negatività accumulate per gli incerti della vita, purifica lo spirito e ridona all’aurea personale la sua luce naturale offuscata o alterata da percezioni emotive catastrofiste, aggressività compresse, sentimenti astiosi con effetti comportamentali contrari all’indole. Ma è anche la notte dove bene e male si contrappongono. Infatti si va dai riti scaramantici-purificatori come falò, bagni di guazza, acque limpide, fontane, mare, lavaggi con acque alle erbe e fiori, a quelli rituali sabbatici-satanici come raduni di streghe, satiri , maghi, cultori dell’occulto diabolico, intrisi di musiche particolarmente eccitanti, danze sfrenate evocative di sacrifici, patti, magia nera e rossa.
Ovviamente lungi da me quest’ultime. Sono ritualità che hanno scopi malefici. Il solo pensarle m’incutono inquietudine e terrore. Malgrado ciò mantengo tre tradizioni popolari legate a San Giovanni : l’acqua delle sette erbe, il liquore ciliegino e il nocino. Tradizioni familiari a me care innocue, direi anche gradevoli e da sorseggiare in compagnia. E la consuetudine di una passeggiata meditativa nel prato, di primo mattino e a piedi nudi per avvertire le “perle di san Giovanni” ovvero guazzarmi di rugiada. Di solito ci traggo un gran beneficio. Mi chiarisce assai le idee su qualche perplessità. Un po’ come se la luce del mattino di san Giovanni mi illuminasse il da farsi e in più mi pacificasse con me stessa.
Magica è la notte…guai sprecarla…un bel falò all’aperto…4 risate in compagnia… e poi una guazzata per svegliarsi tutti con un sorriso… Ricopritevi di “perle di san Giovanni”,vi assicuro sono miracolose per “pulirvi” dal superfluo che vi opprime e farvi ritrovare gioiosamente voi stessi.

Buona notte che sia per tutti magicamente rugiadosa, si dice che ciò che si sogna di bello in questa particolare notte si avvera quindi …felici sogni. Intanto, considerato che  c’è un caldo noioso, non ho sonno  e una luna splendida e molto invitante mi occhieggia vado un po’ a  guazzarmi e farmi un bagnetto di luce lunare, è il mio pianeta, chissà che non mi ispiri qualche bel sogno.    

vento

 

by dif

E…Se qualcuno ha voglia..di provare i benefici dell’acqua profumata di san Giovanni alle 7 erbe ecco le istruzioni :

Acqua delle 7 erbe. L’acqua delle sette erbe è una infusione di erbe e fiori: rosmarino, salvia, timo, basilico, alloro, rose, gerani, o in alternativa gelsomino. Si raccolgono all’aba, si mettono in una ciotola di vetro, o trasparente, si coprono d’acqua. Esposte alla luna, secondo la leggenda in acqua ci cadono le “perle di San Giovanni” più conosciute come guazza che la rendono prodigiosa sia per proteggere la pelle, sia per sanarla da piccoli fastidi, tipo acne, macchie..ma anche per alleviare bruciori come il fuoco di sant’Antonio. Debbo dire che non so se è per effetto di convinzione, per influenza della luce notturna o di quale altra “magia” ma funziona. Bagnando la pelle con quest’acqua si ottengono davvero degli effetti straordinari. Spruzzandola su tutto il corpo poi …si provano sensazioni energetiche meravigliose.

in altro post le ricette dei liquori,  Ciliegino e nocino.

Auguri Mamma!

mamma

Auguri mamma!!!

Tantissimi, da riempirel’infinito.

Oh, se per un momento potessi annullare il tempo mamma! Quel tuo inconfondibile profumo invaderebbe così tanto questa stanza da render questo mattino maggiolino magico. All’improvviso quel tuo sorriso, più splendente e luminoso di un sole, fugherebbe da ogni angolo buio e freddo e in ogni poro sentirei il tuo calore. Tutto l’intorno a me avrebbe un sapore così dolce e gioioso, così intenso di colore e luce, così pieno di energia e amore da trasformar questi attimi di vita in uno straordinario giardino d’emozioni. Occhi e cuore incrociati quanto si direbbero mamma! Quanto ti direi io, mamma, che non ti ho detto. Ti aprirei il mio cuore come non ho mai saputo o forse voluto fare. Perché? perché non l’ho chiaro Mamma. Forse un tantino perché sono sempre stata un ostinata, cocciuta, introversa fai da te e un tantino per pudore. Ma  oggi …oggi che mi manchi tanto, tantissimo mamma…oggi ti racconterei tutto..tutto ciò che covo e nascondo nel mio intimo. Oh se potessi trasvolare il tempo e essere vicina a te! Così vicina da sfiorare la tua  fronte, i riccioli color del grano un po’innevati, carezzar le tue mani e rannicchiarmi tra le braccia sode e forti, ascoltare la musica del tuo cuore, di quel tuo cuore generoso e ardente…come ti svelerei i miei segreti mamma, ti inonderei di quelle parole che tu pazientemente aspettavi e volevi, vuoi ancor sentire da me …e io? Io, dura come l’acciaio o come pietra marmorizzata ancor mai ho articolato. Che sciocca di figlia devi aver pensato e quanto dolore il mio silenzio ti ha causato. Perdonami mamma. Perdonami se non ho compreso quello che anelavi. Era poco, pochissimo in confronto a quello che tu mi regalavi. Non è stata insensibilità, piuttosto credere che c’era tempo. Invece non c’era. Purtroppo no mamma.. Devo confessarti che non immaginavo che il distacco tra noi fosse così improvviso, intenso e traumatico e che nulla valeva più di te in questo mondo. Probabilmente credevo  che  la tua mancanza rientrasse nella ineluttabilità del destino umano e che lavoro, figli, amicizie potessero riempire la mia vita, forse sostituirti.  Invece..invece, tardi, troppo tardi ho compreso che niente poteva e può sostituire la tua voce, il tuo dirompente sorriso, i tuoi silenzi, il tuo sguardo, le tue amorevoli attenzioni, la tua infinita generosità, il tuo coraggio, il tuo inesauribile fare, saper partecipare e donare con anima e cuore. Dolorosamente mamma, in quell’altro mattino, in un attimo, ho scoperto quello che per testardaggine non avevo concesso al mio cuore di buttar fuori. Oh .. Se in quel maggio, Mamma, avessi ascoltato l’impulso del cuore. Oggi..oggi i miei auguri sarebbero senza il rimpianto di non averti espresso tutto l’amore e l’ammirazione che avevo per te. Se quel mattino avessi dato retta a ciò che mi sgorgava nell’intimo, creduto all’intuizione, mamma, nel farti gli auguri… Ti avrei stretto così forte da trasmetterti l’amore, il rispetto, la gratitudine che provavo. Quanto ti avrei resa felice mamma e quanto i tuoi occhi si sarebbero riempiti di gioia? Infinitamente!  Purtroppo non l’ho fatto e ora lo so. Allora …credevo… prima o poi… invece.. Invece quel soffio di vento ci ha temporaneamente divise .. ma quel soffio mi ha insegnato che ogni minuto potrebbe essere l’ultimo quindi devo considerarlo una vita intera e devo sfruttarlo al massimo per dire e non per tacere quanto ho nell’animo a chi amo, ammiro, e nel mio pensiero rappresenta la vita, il mondo intero.

Oggi i miei figli mi riempiranno di auguri e frasi scherzose ma il mio pensiero magicamente varcherà la soglia, andrà oltre, ti raggiungerà mamma. Perché l’amore oltrepassa ogni forma di frontiera. Oggi, ovunque tu sia mamma nel farti gli auguri sussurrerò quello che non ho saputo dirti prima: quanto  eri meravigliosa e  insostituibile,  quanto ti ammiravo per le tue qualità di donna, gentile, sensibile, coraggiosa, delicata e al tempo stessa ferrea, spirituale  nell’animo realistica nell’affrontare il quotidiano, ambiziosa nei progetti ma semplice e spontanea nell’apprezzare quello che il fato ti concedeva. Sarà la più bella festa della mamma che passeremo insieme.

Auguri mamma, infiniti quanto l’amore e… salutami l’altra mamma che ti ha accolto e tutte le mamme invisibili che ti fanno compagnia.

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Con amore la tua dif

 

 

1 Maggio. Ieri una festa, oggi tutta un’altra cosa!

1maggio

 

Ieri, la festa dei lavoratori  dell’1 maggio era una festa. Oggi’ Oggi è tutta un’altra cosa. Perchè? Perchè il lavoro è un sogno e di conseguenza ha perso sicuramente quel fascino festaiolo di partecipazione familiare e di ritrovo comunitario per una causa o un’idea! Nessuno va più in piazza col fazzoletto rosso legato al collo come se fosse un trofeo da mostrare con orgoglio o un simbolo d’identificazione del mondo operaio.  Si direbbe che per le famiglie è un’occasione per un week end da tintarella. Infatti, son più quelli che la festeggiano in luoghi di mare che in raduni in piazza. D’altra parte nelle piazze di paesi e città si respira un’atmosfera d’indifferenza verso il valore contenuto in questa celebrazione, probabilmente dovuta in parte al cambiamento di costume e in parte a un diverso modo di dialogare sui contenuti espressi dal lavoro come conquista di diritti ed evoluzione sociale. Oggi, infatti, tutti i giorni si è subissati da prediche e predicozzi sull’essere flessibili negli orari e disponibili a considerare l’occupazione, un transito mediato dalle esigenze tra offerta e domanda. Il lavoro non è più un bene sacrosanto da difendere e mantenere, un diritto ottenuto in conformità di abilità specifiche, acquisite attraverso studi e formazione professionale o semplicemente conquistato per un progetto di vita futura .  E’ un optional. Un miraggio. Sembra diventato una specie di contorno del vivere,  non il fulcro che permette di campare onestamente, formarsi una famiglia, crescere dei figli, avere un tot per pagare affitti e ammennicoli vari. Oggi…Se il lavoro l’hai bene, . é una fortuna e mangi. E se non l’hai? Ti arrangi. Se non ti arrangi… ti suicidi. Tanto nessuno piange per uno sfigato disoccupato.  Gli stessi sindacati non hanno più il potere delegante delle masse ne  la stessa incidenza nel difendere lavoro e lavoratori. Un tempo invece..

Un tempo era qualcosa in più di un concertone e qualche melassa ipocrita. Era la vera celebrazione del lavoro e dell’importanza del lavoratore nell’equilibrio comunitario.   Infatti, del 1 Maggio in memoria giovane conservo bei ricordi legati alla famiglia, alla gente e all’atmosfera seppur  fricchereccia che durante la giornata si respirava ovunque. Ricordi che il tempo non ha scalfito perchè la festa dell’1 maggio era veramente una festa di partecipazione e di allegria del popolo operaio o di quanti credevano nel valore fondato sull’equo diritto di avere un’occupazione che garantisse una vita dignitosa a se e a quanti si aveva sotto la propria responsabilità, figli, mogli, genitori ecc. Allora la gente, col vestito buono delle feste, un immancabile fazzoletto rosso legato al collo, cestini con panini, bandiere e tanto entusiasmo si ritrovava in piazza, dove, verso le 10 del mattino, sul palco allestito per l’occasione, si alternavano a parlare personalità legate al mondo sindacale e politico. Veramente questa parte mi piaceva poco perché mio padre voleva che si ascoltasse in religioso silenzio parola per parola, ma ciò che veniva enfaticamente sciorinato sotto un sole cocente, con la gente che mentre il vestito festaiolo gli si inzuppava dal sudore ascoltava a bocca spalancata come se l’oratore di turno fosse un oracolo vivente, a me e sorella sembravano inutili predicozzi che ritardavano i momenti spensierati. Perciò vivevamo quelle 2 orette sbuffando e implorando il santo protettore che i relatori la facessero corta. Anche mia madre sbuffava, perchè vi partecipava per amore di mio padre ma da donna del fare più che del dire a stare impalata s’infastidiva, le sembrava sprecare tempo. Eppoi non le interessava per niente la politica. Anzi era tanto timorata di Dio, che partecipare alla “festa dei rossi” le appariva un tradimento, non a Dio ma a don Sestilio, il parroco, che ogni domenica tuonava e lanciava strali ai professatori di comunismo operaio, a dire il vero poco misericordiosi e tolleranti, oggi papa Francesco li troverebbe se non abominevoli condannabili da ogni punto di vista. C’è da tener presente che la festa del 1 maggio allora era considerata un po’ come il simbolo di fomentazione di sinistri individui per avversare chiesa e clero, tantè che in fondo alla navata principale della parrocchia, in modo che tutti entrando potevano leggerli, era facile vedere appesi in bella mostra elenchi di scomunicati. Cioè liste di coloro che osteggiavano i sacramenti, perchè preti e robe connesse alla fede cristiana erano come il fumo negli occhi. Di ciò, mi torna alla memoria il volto di qualche mio compagno di scuola e di quanto era rosso di vergogna e si sentiva come un verme quando o padre o madre erano in quegli elenchi. Devo dire che con la solita cattiveria dell’innocenza ragazzina venivano un po’ guardati come dei diversi. addirittura considerati una specie di rinnegati da espellere dal gruppo. Anche perchè spesso padri e madri di opposte fazioni vietavano ai propri figli di mescolarsi nel gioco. Gli uni e gli altri temevano “cattive influenze”. Per nostra fortuna noi sorelle abbiamo avuto due genitori aperti. per niente ancorati a meschinerie faziose, non ci hanno mai detto di non frequentare questo o quello e pur essendo fra loro politicamente di pareri discordanti l’uno ha sempre rispettato l’altro e trovato un punto d’incontro nell’educarci libere, senza mai imporci il loro credo o le loro opinioni. Certo, allora avevamo un’età in cui era lecito non comprendere appieno tutto e considerare la politica una cosa da grandi e se c’erano attriti che se la sbrigassero fra loro. Per cui, alla festa del 1 maggio, essere disinteressate alla parte oratoria era normale, in fondo a noi interessava la parte godereccia, avere i dolcetti, i palloncini che erano in bella mostra, ridere e scherzare con gli altri ragazzini, partecipare ai cori festosi e alle danze che chiudevano al meglio le celebrazioni.. A ben ricordare anche per mia madre era il momento più bello della giornata, le piaceva tantissimo ballare ma essendo una donna avvenente mio padre, da gelosissimo, difficilmente ce la portava. Comunque era un giorno di grande spensieratezza e tutti si tornava a casa a notte fonda felici, i grandi  ricaricati di speranze vere e di energie pronte per far fronte alle durezze e ai sacrifici imposti da lavoro, orari, obblighi padronali.. Forse è per questo che per me  quella del primo maggio oltre che un ricordo dì infanzia di buoni sapori e odori,  di gente con delle facce zigrinate, le mani rudi e callose, piena di vigore e ottimismo, orgogliosa di avere un’occupazione onesta che solennizzava con tutto l’ardore dato dalla cosciente consapevolezza che il lavoro era  il pilastro del progresso delle famiglie, della democrazia e della società, resta una festa importante. Una festa  da tramandare ai figli come monito per non dimenticare le lotte sostenute dai tanti lavoratori del passato per vedersi riconosciuti benefici, minimi ma pur sempre migliorativi. Oggi  considerando che  in gran parte vanificati o addirittura ripudiati con la scusa del tempo che cambia,  ancor più.

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Buon 1 maggio a tutti i lavoratori e tanti auguri fortunosi a chi il lavoro purtroppo lo può solo sognare.

by dif.

ahi ahi temo d’esser stata prolissa come gli oratori del passato fanciullesco!

Per la storia:

La festa dell’1 maggio è celebrata in quasi tutto il mondo a ricordo di battaglie operaie sostenute per ottenere un minimo diritto legislativo che fissasse un orario lavorativo giornaliero dignitoso quantificato in otto ore. Le sue origini risalgono a una manifestazione del 5 settembre 1882 a New York organizzata dei cavalieri del lavoro e ripetuta nel 1884 dove fu deciso che l’evento avesse una cadenza annuale, tuttavia a determinare la data rievocativa dell’1 maggio furono i gravi incidenti accaduti a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket quando vi furono numerosi morti provocati dalla polizia che sparò sui dimostranti per disperderli. In Europa la festa fu formalizzata dai delegati socialisti a Parigi nel 1889 durante l’internazionale. In Italia fu adottata nel 1991, sospesa durante il periodo fascista e ristabilita nel 1945 dopo i due conflitti mondiali. Nel 1947 purtroppo la sua ricorrenza in Sicilia fu macchiata dal bandito Giuliano che non si sa ancora bene per quale motivo o per ordine di chi sparò su un corteo di lavoratori che sfilava in località Portella della Ginestra causando morti e feriti. Dal 1991 le confederazioni sindacali per celebrare la festività organizzano a Roma un concerto maratona cui partecipano artisti e gruppi famosi che richiamano una folla enorme.

Quanti morti ci vogliono

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Ci risiamo. Ma quanti morti ci vogliono per farli svegliare? Parole, supposizioni, analisi, proclami a bizzeffe. Fatti concreti? Zero assoluto! Questi vecchi ostinati individualisti, sterili di idee e di contenuti compartecipi, ripiegati come fogli scoloriti sul proprio tornaconto, imbottiti di centralismo finanziario e assurde attenzioni a dettagli furbeschi inutili alla società, se non si danno una svegliata tempestiva, sono un pericolo fatale al nostro futuro. Se continuano con la solita zolfa del dire tanto e concludere poco o niente, se rimangono chiusi ermeticamente nei propri armadi di convinzioni antiquate e anche molto, molto egemoniche, cattedratiche e escludenti non riusciranno a comprendere fino in fondo il perché i loro “ figli” ammazzino altri loro figli. Ne il perché si armano e si fanno esplodere con assoluta impassibilità rivelando una indifferenza allucinante del valore della vita propria e altrui. O il perché i “loro figli” finiscono nelle fauci di qualche imbonitore psicologico che da vicino o lontano li manipola al punto da farli diventare distruttori di nazioni, culture, valori liberali. Gli entra o no nella zucca che se non capiscono le cause scatenanti della insofferenza dei tanti “figli” aderenti a seminare panico e morte, a votarsi a morire e far morire, non sconfiggeranno neanche il moscerino che gli ballonzola sul naso. Che Terrore e terrorismo, islamista o pseudo tale prolificherà, e come gramigna ci ridurrà una globale erbacea poltiglia  se non scoprono chi e perché muove come burattini “alcuni figli”. L’hanno compreso gli stracotti burocrati dei maneggi-conteggi che se tutti insieme non si battono il petto con un mea culpa mea culpa per dare una virata di rotta, i mostriciattoli assassini che, ormai quasi a frequenza giornaliera escono dal ventre delle nostre deteriorate società, materializzeranno a tutti noi un lungo periodo di precariato quotidiano e, ben che vada sera e mattino ci comporteremo solo da fortunati sopravvissuti. L’hanno compreso che tutti gli stragisti violentatori della nostra libertà, delle nostre abitudini e delle nostre certezze democratiche pasciono beati nelle budella di una collettività monotona,ingrassano nella cretineria paladina del vuoto assoluto, sguazzano nel mare del disconoscimento di un modello di civiltà atrofizzato, espropriato di valori umani. L’hanno capito che questi figli detonanti su strade, piazze, aeroporti, stadi li hanno lasciati crogiolare nell’ozio della disoccupazione, li hanno massacrati con false speranze di annessione a una organizzazione sociale equa, li hanno parcheggiati in ghetti e quartieri privi di ogni diritto alla dignità, abbandonati a una sorte negletta, quanto mai nutrice di smarrimento e profondo allontanamento da valori etici comunitari. L’hanno compreso oppure, orrore dopo orrore, sangue dopo sangue, lacrime dopo lacrime, i capoccioni ottusati dal potere ci costringeranno ad assistere inerti allo sfacelo della sicurezza collettiva. Alla luce dei vecchi e nuovi accaduti terroristici e stando a quanto sparlottano,  razionalmente credo che ancora sono distanti. Quindi non mi accodo a sbracciare la mia impotente rabbia qui o là, preferisco pregare per le vittime e riflettere su un pensiero: “ la violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società”. Mi pare illuminante più dei loro ceri! Anzi, penso che tutti dovremmo rifletterci su. Non perché è pensiero di ideologia marxista  perché esprime in parole la realtà. Una inconfutabile tristissima realtà di violenza che sta terrorizzando il mondo. Quindi, stavolta non manifesto solidarietà con un addolorato Je suisse…A un sistema logoro e moribondo urge ben altro che un debole corale sdegno o quattro chiacchiere salottiere di conformista circostanza. Per arginare una deviazione di valori singoli e comunitari, smantellare occulti proselitismi, urge meditare sugli abbagli di salvaguardia del nulla. Urge scovare le falle e i difetti. Identificare modi e appeal con cui abusivi ideologi di futuro collettivo comprano nel presente teste e vite “di figli”, li eccitano alla follia devastante, istigano a immolare e immolarsi scioccando democrazie e inchiodando il quotidiano vivere globale. Insomma per tutelare la nostra sicurezza urge linfa nuova con idee e contenuti rivitalizzanti. Servono persone capaci di cogliere quei fermenti sotterranei di “figli” disgustati del se e degli altri, che non si perdono in ovvietà “partorendo” per abili malfattori del persuadere figli da reclutare per ribaltare libertà culturali, trasformare popoli  in un ammasso di sgomenti megalitici  becchini .

by dif

 megalitici

E dire che in un  post di febbraio 2011 scrissi  che dovevano svegliarsi.

Non lo fecero. Lo faranno?

Dovranno!!!

Voglio dire grazie a …

“giornata della donna”.

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“giornata internazionale  della donna”.

Non starò a dissertare con mie opinioni su questa “giornata” dedicata alla donna. Tanto, nella realtà, all’indomani della giornata-festa, alla donna, purtroppo resterà solo il profumo delle mimose e qualche stucchevole “chiacchiera” celebrativa. Infatti, in più di un secolo, poco ha fruttato alla donna in termini di riconoscimenti, dignità umana e pari condizioni di diritti, in nessuna società. Nemmeno in quella che si definisce, evoluta, democratica e civile. Anzi, in certi casi, le ha pure peggiorate. Piuttosto voglio dire grazie tutte quei milioni di donne senza rinomanza che in silenzio, senza chiedere nulla in cambio, in ogni angolo, anche il più sperduto e sconosciuto  si prodigano, si sacrificano e donano indiscriminatamente intelligenza, braccia e cuore per rendere migliore la permanenza agli esseri  di questo variegato pianeta umano. Voglio dire grazie a tutte quei milioni di donne che non mollano mai la speranza, il sorriso, la gentilezza, l’entusiasmo. Voglio dire grazie a tutte quei milioni di donne che sanno ascoltare con tolleranza, dialogare con giustizia, donare tempo e esperienza con gioia, battersi contro ricatti, ipocrisie e soprusi con estrema coscienza, essere stoiche nel pericolo, perdonare senza condannare, essere libere senza perdere rispettabilità, obiettività, essenza femminile. Grazie, milioni di donne amiche, colleghe, sorelle in sangue e spirito del vostro invisibile sostegno morale. È attraverso il vostro altruismo, ingegno e coraggioso impegno quotidiano che il vivere, su questo pianeta da donna, mi appare un miracolo. A tutte voi  dedico questo sonetto di W. Shakespeare:

Dovrò paragonarti ad una giornata estiva?

Tu sei incantevole e mite:

cari bocci scossi da vento eversivo

e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo

e la sua faccia sovente s’oscura,

e il Bello al Bello non è sempre saldo,

per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,

nè perderai la bellezza ch’ora hai,

né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.

Finché uomo respira o occhio vedrà,

fin lì vive Poesia che vita a te dà.

.

Credo che in questi versi di Shakespeare c’è quel qualcosa di singolarità che va oltre le solite melense ossequiose da riservare alle donne!

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Felicissimo 8 marzo a tutte le mie simili e pure ai miei contrari perchè  spero sappiamo cogliere quello che noi donne ci aspettiamo , cioè egualitari diritti senza favoritismi.

Bydif

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..Per la cronaca: i sonetti furono pubblicati nel 1609, in tutto sono 154. è un enigma a chi furono dedicati. In molti dicono che 116 a un amico i restanti all’amata. Io ho scelto il 18 simo, perché credo che la poetica di Shakespeare esprime ben aldilà di quanto uno vi ravvisa. Poichè la traduzione potrebbe discostarsi un tantino metto anche il testo del sonetto in inglese:

Shall I compare thee to a summer’s day? Thou art more lovely and more temperate: Rough winds do shake the darling buds of May, And summer’s lease hath all too short a date:Sometime too hot the eye of heaven shines,And often is his gold complexion dimm’d; And every fair from fair sometime declines, By chance or nature’s changing course untrimm’d; But thy eternal summer shall not fade Nor lose possession of that fair thou owest; Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,When in eternal lines to time thou growest: So long as men can breathe or eyes can see,So long lives this and this gives life to thee. W. S.

 

 

 

 

Che ha nel suo forziere messer 9, o 2016?

 

9
Eh si, messer 8 non ha scampo. Ai rintocchi del tempo dovrà cedere il trono a un nuovo regnante: il 2016, ovvero messer 9. Da ogni angolo del mondo,chi prima chi dopo, accoglierà il successore con gran strombazzo. Come consuetudine, noi tutti saluteremo il nuovo arrivato con gran fracasso e scintillii di luci e colori sperando così di entrare nelle sue grazie e durante il suo regno ci ricopra di ogni sorta di fortune. Perché? Anche nella frenesia dei brindisi e dei botti, avremo la certezza che il nuovo anno non sarà mai come il precedente. Già, non lo sarà perché non può esserlo. È la regola d’oro della crono legge dell’universo. Ma la domanda è: che ha nel suo forziere per noi,per te, per me, questo sconosciuto signor 2016, ovvero messer 9 ? A saperlo… Neanche tra centomila congetture scoverò la risposta indubbia di quel che ci, che mi riserva! Di tutte le ipotesi una però è innegabile: la possibilità di vivere una nuova avventura di 366 giorni, uno in più essendo bisesto. Eccitante, se non fosse che..Che ogni nuova avventura comporta dei rischi! E non è questo il fascino suggestivo che invoglia ad accogliere il nuovo anno sfarzosamente? Beh, l’incognita è vero che è sempre stimolante ma…ma anche piena di dubbi assillanti! L’avventura può essere esaltante e bella se sogni, desideri, aspettative fioriscono, come mediocre e piena di altalenanti sprizzi di felicità e tormento, pure la solita zuppa ribollita di intoppi, abbagli e difficoltà, addirittura una via crucis senza prospettive e vie di fuga. Avere almeno un sentore di quel che serba…un po’ d’agitazione che cova sotto lustrini, auguri, baci e abbracci svanirebbe. Ehi, ehi, fantasticare e angosciarsi non serve a nulla. È saggio accoglierlo e iniziare a viverlo senza congetture. Svelerà giorno per giorno, mese per mese cosa ha nel suo forziere. Il saggio. ma il curioso? Fa fatica a frenare la voglia di qualche indiscrezione! Uhm, se La curiosità è più forte della ragione.. allora qualche indizio su cosa messer 9 potrà sciorinare in bene e in male ci sta. Innanzi tutto è meglio precisare che un pronostico non è una certezza e sulla carta anche la previsione più rosea o più funesta può essere ribaltata da una decisione collettiva e individuale. In secondo luogo gli indizi tracciano le cause che possono scatenare gli avvenimenti, accennano i settori più sensibili in cui collettività e singoli saranno coinvolti, ma non forniscono soluzioni o precisano quanto gravoso sarà il coinvolgimento. Infine, l’anno in arrivo, suggerisce si il punto focale su cui ruota probabilità di fortuna e sfiga però non indica la tecnica razionale appropriata decisiva al responso dell’annuale fato. Detto ciò, a differenza del suo predecessore, volto a realizzare interessi di natura tangibile circoscritta, messer 9 espansivo e moltiplicativo,più pubblico che privato, proietterà la sua potenza carismatica in senso più ampio e altruista. Sarà generoso e magnanimo nel concedere opportunità proficue a tutti soprattutto mirate a elevare le qualità insite di natura superiore, più taccagno invece in quelle materiali evoluttuarie. Infatti, l’umanità,l’apertura al mondo,la visione globale del benessere, la cultura sociale, il prossimo, l’evoluzione mentale, spirituale, la filosofia, l’arte la scienza, i diritti democratici saranno i temi fondamentali dell’anno su cui balleranno avvenimenti e vicissitudini del pianeta terra e dei sui abitanti. Logicamente convoglierà tempo, idee, energie,volontà e azioni in tali direzione. Di conseguenza anche circostanze e fatti esistenziali, singoli, collettivi e mondiali, avranno origine dai settori equivalenti o richiederanno impegno costante negli argomenti relativi. Perfezionista e conclusivo,in primis spingerà a eliminare tutti i sospesi accumulati negli anni precedenti. In un modo o nell’altro da subito impegnerà in negoziati per chiudere definitivamente le questioni aperte, sia personali che associative, nazionali e internazionali. Meglio assecondarlo,rimandare,indugiare,nicchiare provocherebbe il disastro totale con conseguenze gravi ai progetti futuri,propri e altrui. Quindi, meglio una intesa con qualche rinuncia che un rinvio. Concludere è il suo motto principale! Tanto più si cancellerà dal “libro nero” e si porteranno a compimento i progetti in corso, tanto più avremo in fortuna, aiuto e benefici per sbrogliare anche le matasse più aggrovigliate. Se liberarsi da pastoie e pasticcini che hanno assillato chiunque negli ultimi anni sarà la mossa vincente al contrario intraprendere o buttarsi in nuove imprese non lo sarà affatto, sotto il suo regno avranno vita breve, e più che profitti porteranno perdite e guai. Il 2016, favorirà tutte le decisioni equilibrate, obiettive, volte al bene comune, al conversare con tutti senza pregiudizi. È un messer che apre le porte della fortuna a chi usa la diplomazia il tatto, l’ascolto,l’amicizia,l’ordine e la correttezza. Le chiude e intralcia a chi adopera l’egoismo, l’individualità, l’attaccamento al proprio orticello,la mistificazione, la volgarità. Sempre con l’occhio al bene universale: l’uomo, l’armonia, la giustizia, l’amore,la compassione, il prossimo saranno i campi di battaglia in cui il 2016 accentrerà gli accadimenti più eclatanti e chiamerà al cimento diplomatico e non le potenze mondiali, gli uomini di pensiero, gli operatori assistenziali,i ricercatori,gli scienziati specie se cosmospaziali, gli esteti, gli artisti in senso lato, i capi religiosi, gli specialisti dell’economia internazionale. Se l’istruzione, la perfezione, l’impegno sociale sono il suo forte,e premia volontà e sacrifici a chi li pratica, di contro, accumulo, arricchimento, lusso, materialità non sono le sue qualità più valide. Pertanto non aspettiamoci fortune finanziarie, ma fortune intellettuali. Oltre a ciò,messer9,da grande idealista aggregatore, proiettato all’espansione del sostegno umano ai miseri e inferiori, al beneficio collegiale aborre le mezze misure e l’indecisione in tali tematiche, perciò in ogni situazione, stare o di qua o di la dalla barricata farà la differenza,cioè permetterà di vincere ostacoli e avversità e giungere indenni ai traguardi agognati in ogni campo,morale, professionale, economico,amoroso. Fornisce, intuito e creatività per portare a termine propositi lodevoli, e risolvere a pro qualunque problematica purché non sia mirata all’egocentrismo. Infatti prepotenti, individualisti, despoti, dittatori e similari sotto la sua influenza non avranno vita facile. Anno di ottime possibilità di concretizzare riconoscimenti definitivi in imprese già in cantiere. Di fioritura in ogni attività professionale-lavorativa sospesa. Di incassi in attesa. Di guarigione da malanni in cura. Di bonifica e pacificazione in diatribe di società,parentado, famiglia,processi, eredità.  Con messer 9 ognuno avrà la percezione del bene e del male quindi ogni decisione nell’uno e nell’altro senso sarà una scelta volontaria e non del caso o della malasorte.
Anno eclettico, un tantino stravagante trascinatore delle folle e dispensatore di ispirazione saggia,più applicato a far raggiungere l’equità a 360° che il potere guiderà individui e masse a migliorare le condizioni di tutto e di tutti. Per dirla con papa Francesco, il 2016 includerà, non scarterà. Anzi, a ben riflettere la scelta giubilare della misericordia e del perdono di papa Francesco sembra preispirata. Anno migliore di questo non c’era per indirlo.
Concludendo:un anno in cui dal forziere usciranno:
tante occasioni e opportunità per sistemare ciò che tiene sulla corda da tempo il mondo e i singoli. Qualche scatto di impulsività dovuto alla suscettibilità nei rapporti relazionali.
Qualche altalena nelle vicissitudini quotidiane collegate al lavoro alla famiglia e al denaro.
Successo in tutte le“vecchie” imprese. Impelagamento e fallimento in quelle nuove. Una maggiore consapevolezza dei bisogni altrui e tanta empatia e generosità. Maggiore  romanticismo e passionalità.
Aumento della spiritualità,dell’idealismo religioso,dell’etica, della comprensione.
Più pignoleria, formalismo,sospetti,emotività,ipersensibilità, reazioni esagerate.
Di per se non designa grandi favoriti, tuttavia i segni nei quali sciorinerà per primi le sue ricchezze sono i quattro cardinali:cancro,bilancia,capricorno, ariete. A seguire i segni mobili:sagittario,gemelli,vergine, pesci. Infine i fissi: scorpione, leone,toro,acquario.
Se durante l’anno si vuole dar spazio alla creatività e alla voglia di fare, viaggiare, conversare, soccorrere,guardare, approfondire, allargare orizzonti, competenze e prospettive sono la scelta giusta. Porterà freschezza di animo e pensiero e quel vento nuovo adatto per scendere in campo con tanta grinta l’anno venturo.
happy new year 2016

2016

Augurissimi a tutti e se le frittelle di messer 9 non tutte saranno perfette evitate malumore e malinconia, la simpatia e la disponibilità sono il suo magnete portafortuna!!!
bydif 

a poco le previsioni sibille segno per segno