Labor day.

1maggio

Labor day, Labor day. Ma che è?
É la Gran Festa del lavoro e dei lavoratori!
Dici?
Dico!
Bah, a me sembra solo un giorno festivo qualunque.
Qualunque!!! Ti sei forse scordata come è nata questa festa? Le lotte, le pene, i sacrifici, i morti, i…
No.
E allora? E allora son tempi andati, vecchi, stravecchi e fottuti!
Ma che dici, il tempo del lavoro non ha età, non va mai fuori moda,non ha scadenze è sempre attuale.
Illuso e pure visionario! Lavoro,lavoro, lavoro, ficcatelo nella zucca, il lavoro non c’è, è morto e sepolto, ovunque rimpiazzato da concertoni scassa timpani.
Mannò, sei catastrofista, il lavoro è vivissimo. Eppoi lo dice pure la Costituzione che è un diritto per tutti.
Diritto….fiuuuù …a stassene a casa a scassà le mosche, a implorà i santi de fatte dà na mano a trovallo, a scoiatte le meningi per improvvisarlo, a supplicà de togliete dalla dannazione giornaliera de invià curricula senza risposta, de fatte magnà pure a te na patata, de datte la possibilità de’ un minimo di dignità, de …de..
Aoh, te sei alzata col piede storto oggi che vedi nero?
No, me so alzata col sole in faccia che me fa vedé chiaro e limpido che la nobile fatica del lavoro è stata ridotta a indecorosa fatica de sognà il lavoro. Ma dai, io lavoro, non sempre ma ogni tanto arraffo tre mesetti de stipendietto de 800 euri, se poi ce metti che me posso coltivà l’hobby del rimedio qua e la, fa diverse cosucce senza l’incubo de sottostà a padrone me pare che oggi posso festeggià alla grande.
Si, pure io lavoro a 400 euri un mese si e uno no. Ma..
Ma che… Beh, me pare che oggi te poi stravaccà al sole senza pensà, la vicina mica ha sta fortuna, porina va sempre a magnà a casa de carità.
E i figli, i giovani. Non pensi a loro. Che futuro hanno?
Futuro, futuro.. ma che te vai a pensà, oggi si vive sull’oggi, il futuro è roba per paurosi, da popolani che non sanno adeguarsi alle sfide dei cambiamenti. Ma te pensi mai quant’è stimolante campà na vita in cui ogni mattina te devi inventà come pagare affitto, bollette, pizzicagnolo, scuola, asilo e tutto l’ambaradan?
Ce penso, ce penso assai che a volte so stracotta de rabbia e tristezza!
Beh, se te viene la melanconia, per tirarti su il morale, pensa ai politici, ai rikkie, ai… o ai… quanto so sfortunati, porinelli!
Che te staie a di, le scemenze o ..perchè se ce penso…uhh stamme alla larga che te stroncico la camicia e pure il faccino.
Dai non te surriscaldà.Rifletteci un tantino quelli se morono de noia, e quando non se morono esausti de noia se danno un gran da fa a ditte che il lavoro è un residuo antiquato, gli Adamo ed Eva oggi non se devono più sudà per vivere onorevolmente, sfamà e cresce i figli, oggi se devono sudà solo per arrostì al sole e sfoggià na abbronzatura da invidia. Me voi di che  non so porini de mente? Dici.
Dico. 
Pane e acqua  son pronti?
Si, chiama i ragazzi e andamoce al concertone a godé a tutta sto Labor Day. Tanto…
Tanto che?
Che…che…se sei precario, sottopagato, ricattato, senza lavoro, e..e…sei considerato un privilegiato.
Allora, è non è la nostra festa?
Eccome se lo è!
Allora, nun ce stamo proprio a pensà, godiamoci sto privilegio!

papaveri

Felice 1° maggio a tutti!

bydif

Ognissanti

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Il giorno di tutti i Santi mi suscita sempre grandi emozioni. Gesti, sapori, volti, tradizioni tra il mistico e il profano affiorano con vivezza nella memoria, e mi riconducono a quello spirito di festa gioioso e al tempo stesso carico di significati spirituali. Quest’anno poi è stato molto molto intenso l’impatto dei ricordi ceebrativi dei Santi. E come poteva essere diversamente con le immagini scioccanti di una parte della mia terra devastata dal terremoto? Terra di grandi Santi, umili e carichi di fede che hanno lasciato segni tangibili della loro umana storia di uomini e donne, volta si al cielo ma soprattutto aperta all’amore, alla carità, alla pace, alla tolleranza, alla reciprocità nell’ascolto e al rispetto nella convivenza civile. Penso a Francesco, Chiara e Damiano di Assisi, a Rita da Cascia, Ubaldo da Gubbio, Feliciano di Foligno, Costanzo e Ercolano da Perugia, ma penso più che altro a Benedetto e Scolastica da Norcia. Già Norcia, con quella facciata della basiica rimasta ancora in piedi che sembra comunicare guarda oltre, non fermare lo sguardo su me, è dietro che mi porto macerie e macerie, non le materiali fatte di pietre, quelle son fronzoli secolari più o meno preziosi che si possono riassemblare, ma quelle dello spirito benedettino fatto di silenzio operoso, di cultura sacra dal volto umano, dell'”ora et labora” . Già, Norcia, per alcuni , paesello sperso sui monti che passa e ripassa su ogni tv a testimone di evento sismico che mi squarcia il petto. Paesello? NO, Una megalopoli! Si una megalopoli per me. Una megalopoli non di pietre, di insegnamenti. Riflettendoci mi si allarga il cuore di speranza. Una speranza che viene dal grido silenzioso di quella facciata. Le pietre crollano gli uomini che sanno guardare oltre no. Gli uomini che hanno fede indomita nel cuore sanno silenziosamente, pazientemente, coscientemente riedificare “imperi”. Benedetto e i suoi monaci ne sono esempio. Cosa sarebbe stato dell’Europa dopo il crollo dell’impero romano d’occidente senza i benedettini? Una poltiglia di staterelli in conflitto probabilmente, basta osservare quanto sta succedendo oggi col problema migratorio. Invece…invece con i benedettini “armati” di croce, libro, aratro, dai monasteri sparsi su tutto il territorio europeo, non solo partì la ricostruzione del tessuto civile europeo ma si fortificò, allargò il suo ruolo guida, arrivò a scelte di unificazione. Per questo San benedetto è il patrono d’Europa e l’Europa farebbe bene a ricordarselo oggi e anche domani per non dire sempre. Perchè? Semplice e chiaro come l’acque cristalline che scorrono nelle valli fra i monti. Non è con l’egoismo e le regole antiumane che si esce dalle tenebre e si progredisce è con l’impegno, la cultura, regole giuste.
Personalmento credo che la santità dei santi è frutto di fede che fa operare senza tante chiacchiere per un fine comune e che tutti si può esser piccoli Santi. Basterebbe applicare un po’ del pensiero di san Francesco: “Dove è odio, fa’ che io porti l’amore. Dove è offesa, che io porti il perdono. Dove è discordia, che io porti l’unione. Dove è dubbio, che io porti la fede. Dove è errore, che io porti la verità. Dove è disperazione, che io porti la speranza. Dove è tristezza, che io porti la gioia. Dove sono le tenebre, che io porti la luce” Non è facile ma ci si può provare. Nel mondo celeste ce ne debbono essere tanti di Santi a noi sconosciuti ma non a Dio che hanno e continuano a operare nell’umano. Quello che mi auguro che Tutti i Santi celebri e anonimi aiutino la gente della mia terra a trovare la strada della luce positiva che non aspetta le promesse dei politicanti per camminare e risollevarsi dal dolore immane che oggi li attanaglia in una morsa che polverizza i sogni, il lavoro di una vita, il futuro di figli, uomini, donne. Credo che i Santi lo faranno, ma credo anche che non dovranno faticare molto perchè in quei volti sconvolti vedo tanti “piccoli e grandi santi e sante” nel cui cuore intrepido alberga forza, coraggio, fede e attaccamento a quei valori radicati che nessun sisma può distruggere, magari temporaneamente scompigliare, disorientare, ma sempre lì ben saldi, radicati come sono in mente, mani, cuore.
Ho un po’ divagato e forse mescolato emozioni e pensieri, tuttavia in me ognissanti resta un giorno speciale da celebrare con profonda spiritualità. Concludendo, mi piace ricordare che la festa di Tutti i Santi ha origini molto antiche. Nata come festa pagana agricola, sembra celtica, per celebrare la separazione della natura dal periodo di crescita e rigoglio a quello di stallo e inerzia, nel tempo ha subito un processo storico-culturale- religioso passando nel 1475 in tutto l’occidente da ricorrenza profana a sacra. Tuttavia mai si sono spente le sue origini pagane. Negli ultimi anni in tanti paesi di cultura prevalente anglosassone da sotto le sue ceneri è scaturita l’usanza di halloween che con le sue “mostruosità” è tutt’altro che celebrativa di vite e testimoni santifichi. Purtroppo sta prendendo piede anche nelle nostre tradizioni cancellando tanti valori legati non solo alla fede religiosa ma a quella etica e sociale. Capisco di arricchire le usanze originarie di Ognissanti con qualche tocco di “modernità” quello che non comprendo è sostituirle con zucche vuote, o cancellarle con vampiri, feticci e mascheramenti horror. Non sarà che con le zucche svuotate si cerca di svuotare pure la sapienza e con i mascheramenti orripilanti di creare un mondo di mostri. Sarebbe uno scherzetto tutt’altro che dolcetto per la civiltà !

Con la certezza che il nostro  Santo ci aiuterà a mantenere un saggio equilibrio tra sacro e profano auguro a chi passa un all saints’ day di sano e tradizionale benessere fisico e spirituale.

bydif

…. In rappresentanza di tutti i Santi ho messo l’immagine di San Francesco, di Assisi. Spero che insieme a tutti gli altri suoi amici Santi aiuti la gente, della sua e mia terra e  quella di tutti i paesi martoriati dal terremoto, a resistere  a  angoscie e paure e a superare tutte le difficoltà materiali per ricostruirsi un futuro sereno.

Caro Papà

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Caro papà, un tempo oggi era la tua festa,

e noi figlie correvamo a te con un pensierino

fatto con le nostre mani, insieme alla maestra.

A noi bambini non importava quanto fosse bello

perfetto e originale, importava farlo giocando

e pasticciando in allegria con i nostri compagni

per poterti dire:

ecco papà, noi ci siamo e ti amiamo.

Con tutto il cuore ti ringraziamo

di essere il nostro papà

premuroso, affettuoso, sincero.

Sempre presente al nostro occorrere,

sempre attento alla nostra educazione,

sempre equilibrato nel rimproverare sghiribizzi e capricci,

regalare con entusiasmo  approvazione.

Con un bigliettino, un disegno, o un gingillo

correvamo a te con il viso raggiante di  amore e orgoglio

per abbracciarti e farti sentire il nostro calore di figlie.

Era bello papà

vederti sorridere con negli occhi la sorpresa

e un tantino d’imbarazzo dovuto alla tua riservatezza.

Era bello guardarti con quanta attenzione leggevi

i pensierini, rimiravi i nostri imperfetti oggettini,

e poi ridere insieme come fossimo tutti bambini

sentire la tua carezza sfiorarci il viso,

annusare il profumo di mani indurite dal lavoro.

Era bello fare festa papà allora!

Oggi ho una grande confusione in testa.

Dicono papà che non dovremmo festeggiarti,

crea discriminazione, io non capisco

a chi papà

festeggiandoti per ringraziarti di esserci

e di averci dato la vita

facciamo un torto o produciamo una divisione.

Tutti abbiamo un papà

o qualcuno non ce l’ha?

Mi gira la testa papà mentre mi arrovello a pensà:

come han fatto a nascere i bambini che sento vociare nel vicolo 

se non c’è un seme di papà?

Spiegamelo tu papà  che sei nel luogo di verità!

Fammi questo favore, per togliermi dalla confusione.

Sarò diventata tarda di mente con l’adulta età o

son finita sul pianeta dell’assurdo ma io

non comprendo papà, i negazionisti educatori

di una festa tanto amena per un figlio e una figlia.

Per favore fammi capire perché vogliono togliermi il nome papà

dal mio cuore,

farti diventare un indistinguo individuo genitore.

Lo so da sempre che sei mio genitore e

insieme alla mamma formiamo una famiglia

se sia colorata o neutra non lo so e non mi domando

perché

non cambia quello che so.

So che papà è una parola dolce, insostituibile

alla mia mente e al mio cuore.

Pronunciarla dona una certezza di tenerezza che viene dall’amore;

scriverla diffonde un profumo inesauribile che inonda le giornate di calore;

guardarla in viso riempe di un piacere rasserenante ineguagliabile.

Papà,

per me, ha un sapore buono di onesto lavoratore,

di insegnamento, di volontà, di sacrificio, di sofferenza,

di appartenenza, di legame indissolubile al tempo e alle scelleratezze umane.

Toglierlo dalla bocca di un bambino è estirpargli l’essenza della vita,

rimuoverlo dal cuore di un adulto è distruggetegli le origini identitarie.

Papà. Sei e resti papà. Nessuno ha il diritto di cancellarti.

Non sei tu che discrimini, dividi, confondi.

È la grande stupidità umana che in tutti i modi nega l’innegabile.

Ti usa e abusa per egoismo, per disconoscere i valori protettivi,

per spersonalizzare la società, riducendola un ammasso informe,

aspecifico di contenuti che armonizzano il creato.

Ti guardo papà. La foto è un po’ scolorita ma il tuo sorriso no.

Quello è vivo, carico di infiniti momenti navigati insieme,

che hanno fatto e fanno la nostra storia di papà e figlia,

oggi proseguono in dimensioni diverse ma sono altrettanto belli,

pieni di affetto, riconoscenza, significati di radici inestirpabili.

Guardarti, papà mi trasmette una gioia immensa.

Sento la tua mano stringere la mia con la stessa intensità di quand’ero bambina,

con lo sguardo darmi fiducia e sicurezza,

con la parola infondermi vicinanza spirituale in ogni frangente.

Nessuno ha il diritto di togliermi dalla bocca, dalla genesi, dalla mia storia

umana la paroletta papà.

É una violenza assurda, menzognera, culturalmente imbecille.

Gli “educatori” farciti di finta umanità antidiscriminatoria, di teorie ugualitarie,

pusillanimi e diseducativi violentatori delle origini della vita di un bambino

che vadano a farsi friggere nel crogiolo del qualunquismo creativo.

Vogliono abolire la festa del papà? e chissene frega.

Che “ammazzino” ripudino, cancellino il loro papà.

Io me lo tengo, lo coccolo, lo onoro

e se anche lo abbraccio con l’anima, oggi lo festeggio,

lo festeggio come continuità di una stirpe, di una cultura, di un valore saggio

di discendenza di sangue identificabile.

Nel bene e nel male, tu sei il mio papà e resti papà.

Io e mia sorella, siamo e restiamo per sempre tue figlie.

Un grazie amorevole papà e

tantissimi auguri di celestiali delizie.

Tua figlia generata, alla quale hai dato un volto, un nome,

un grandissimo enorme affetto

dedicato tempo, fatica intelletto.

trasmesso rispetto, sacralità della vita,

consolato in avverse occasioni esistenziali,

insegnato a difendere diritti e valori comunitari

e

fossanche non ti avessi mai potuto vederti e corporeamente conoscerti

a mai  rinnegare il nome papà

per un ideale fasullo di umano progresso.

festa

Dif

SAN MARTINO

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Oggi è San Martino, credo che a quasi tutti sia noto l’episodio del suo gesto caritatevole verso un povero vecchio che incontrò in pieno inverno. Vedendolo infreddolito non esitò a dividere il suo mantello per dargli un po’ di riparo. In quel momento il suo gesto non fu dettato da carità cristiana, in quanto era un soldato ateo ma semplicemente dalla sua innata umanità verso un suo simile. Da quel gesto poi scaturirà la sua conversione. Si narra che Martino la notte sognò Gesù Cristo che diceva ai suoi angeli: “Martino che non è battezzato mi ha rivestito.” Svegliatosi trovò il suo mantello intero. Ne rimase tanto colpito e meravigliato che da quel giorno non fu più lo stesso. In seguito lasciò l’esercito, si fece battezzare e divenne un monaco fondando a Ligugé anche il primo monastero conosciuto in occidente. Questa storia di carità ha molto da insegnare, specialmente ai nostri giorni. Di umanità si sente tanto parlare ma poi ai fatti è l’egoismo a prevalere. Mi son chiesta, quanti di quelli che si professano cristiani oggi donerebbero, se non la metà del loro piumino, almeno un maglione a un povero vecchio sulla strada? Da ciò che si raccoglie con l’orecchio in giro …Basta pensare ai bambini migranti non per scelta che in questo momento sono al freddo, ai muri che si innalzano per respingerli, ai rimbalzi politici per scaricarli per comprendere che un gesto umano disinteressato e spontaneo è raro quanto vedere un sole in piena notte.
Tanti i detti e le storie popolari fiorite intorno a questo umanissimo Santo:
“Per San Martino stura la botte del vino” o “Per San Martino spilla il botticino”
“Per San Martino cadon le foglie e si spilla il vino” –
“Par Sa’ Marten u s’imbariega grend e znèn ” cioè per San Martino s’ubriaca il grande e il piccino”
“A San Martino passa il beccaccino ”
“Chi cià moje, tie’ pe’ casa San Martino”!
“Per San Marten volta e zira, tot i bech i va a la fira” ovvero “per san Martino volta e gira, tutti i becchi vanno alla fiera – tempi addietro per San Martino si svolgeva la fiera degli animali con le corna. La fantasia popolare romagnola ha promosso san Martino patrono dei mariti traditi.

Dalle nostre parti si festeggia molto, d’obbligo castagne arrosto e vino novello.

                                                           CIN CIN
by dif

  San Martino

San Martino, di origine ungherese, patrono dei sottufficiali, è il primo non martire venerato.

Ferragosto: L’Assunta

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Oggi è Ferragosto. La festa più chiassosa e feticcia di mezza estate. Eh si! Quando si parla di ferragosto quasi tutti intendono una giornata di riposo speciale in cui è d’obbligo divertirsi e abbuffarsi. Non importa dove e come ci si spaparanza o ci si rimpingua, mare, monti, il greto di un fiume, un prato spelacchiato o il bordo di una piscina comunale tutto va bene ma guai se manca la spensieratezza, la compagnia, l’allegra brigata che assicura lo sballo festaiolo. Sembra quasi d’esser ripiombati ai tempi d’Ottaviano, ai riti pagani delle feriae augusti! Non è perché divertirsi non sia un sacrosanto diritto o un giusto meritato premio a un anno di lavoro ma perchè mi sembra eccessivo ridurre il 15 di agosto solo a una giornata di bagordi. Il ferragosto è anche altro. Per esempio è l’Assunta, giorno in cui la vergine Maria fu “ assunta alla gloria celeste” Una festa mariologica molto antica, come risulta dalla narrazione dei pellegrini a Gerusalemme. la cui data, in occidente, fu fissata  al 15 agosto  dall’imperatore Maurizio. Ma quanti se la ricordano? Una volta tanti. Era un rito irrinunciabile preparare e prepararsi ai festeggiamenti per l’Assunta. Era la festa dentro la festa! Ci si vestiva per l’Assunta, più che per andare a un ballo con l’innamorato. Si imbandivano tavolate, si scherzava, si rideva, si facevano fuochi si cantava, ma tutto era svolto e fatto in onore e per l’Assunta. Oggi a giudicare da quel che sento feste qui feste la…uhm pochini. Eppure per i cristiani dovrebbe essere un giorno da passare in armonia con se stessi e gli altri in quanto esprime l’ultimo dono di Cristo alla Madre, per ringraziarla della sua massima disponibilità a collaborare con Lui all’opera della glorificazione di Dio e alla redenzione del genere umano. E, se è vero che quello dell’Assunzione è un privilegio concesso a Maria di anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza di suo Figlio. È altrettanto vero che Maria è il privilegio anticipato concesso al genere umano da Dio. È la porta del cielo. Il capolavoro di Dio, icona dinamica mediatrice tra terra e cielo tra fisico e metafisico. Il pensare e l’agire a sua glorificazione quindi per un credente non può essere altro che un modo simbiotico per dire grazie. Per concludere, passare il ferragosto in festa è un bene necessario per ricaricare le batterie e scrollar di dosso le angustie ma scordarsi del tutto di Maria e che non siamo fatti solo di materia mi pare un tantino esagerato.

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detto ciò, auguro. a tutti di passare un ferragosto sereno, una  giornata di letizia e per  chi è costretto a lavorare l’augurio è un doppio.

bydif

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124 NO!

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19 LOMBARDIA

18 CAMPANIA

15 EMILIA ROMAGNA

14 SICILIA E PIEMONTE

7 PUGLIA

6 TOSCANA E VENETO

4 CALABRIA, LIGURIA E FRUILI

3 MARCHE, LAZIO E ABRUZZO

2 TRENTINO

1 UMBRIA E SARDEGNA

TOTALE 124 NO!

UN NO CATEGORICO A FESTEGGIAMENTI IPOCRITI DI 124 DONNE CHE NON HAN PIÙ FIATO!

PIÙ 1000 NO, A UNA CELEBRAZIONE MARCITA NEL BISNESS DEMENZIALE, DI DONNE CON IL CORPO MASSACRATO!

PIÙ 100 NO,  A UNA GIORNATA SCARICA COSCIENZA MOSTRI, DI DONNE CON L’ANIMO LACERATO DA UNO STUPRO!

PIÙ 1.000.000 NO, A UN GIORNO DEPAUPERATO DAL SUO VALORE INTRINSECO E DAL SUO CONTENUTO STORICO, DI DONNE DISCRIMINATE SUL LAVORO, IN SOCIETÀ E IN CASA IN TUTTI GLI ALTRI GIORNI!

QUESTO 8 MARZO IN QUANTO DONNA MI RIFIUTO DI ARMARMI DI UNA STRIMINZITA MIMOSA PER SCENDERE IN PIAZZA A URLARE LA MIA RABBIA A ORECCHIE SORDE. ANDARE AI DIBATTITI PER ASCOLTARE STERILI TIRITERE SUL PERCHÈ E IL PERCOME DI UN MASSACRO DI MIE SIMILI CHE HA RADICI TANTO PROFONDE NELLA DISCRIMINANTE DI GENERE QUANTO ASSURDE NELLE MOTIVAZIONI E ANCOR PIÙ NELLE RICETTE IPOTETICHE DI DEBELLAMENTO. O DI ANDARE CON LE AMICHE IN UNA DELLE INNUMEROVOLI FRIVOLE E STUPIDISSIME FESTE APPARECCHIATE CON FREGOLE EROTIC ZOTICHE LONTANE ANNI LUCE DAL MODO DI ESSERE DELLE DONNE NELLA VITA REALE.

UN NO GRAZIE DA TUTTE LE DONNE CHE MUIONO, SOFFRONO E SUBISCONO A UNA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA AVARIATA DALL’ENFASI ENCOMIASTICA.

PER MEMORIA DI UN FU 8 MARZO ANDRÒ A DEPORRE AI PIEDI DELLA MATER DEL PIANTO, UN CESTO DI FIORI, TANTI QUANTI LE DONNE UCCISE.

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 Una stretta di mano a tutti

dif

 

GRAZIE SANT’ANTONIO

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Oggi a Padova é festa grande, ormai da secoli il 13 giugno si celebra la ricorrenza della morte di sant’Antonio un santo cui la mia famiglia deve molto.

Gli deve la guarigione di mio padre dato già per morto dai medici.  Sì, era spacciato ma guarì grazie all’intercessione di sant’Antonio e alla fede incrollabile di una suora che le era molto affezionata, nonostante il mio papà allora fosse quasi miscredente.

Le cose in breve andarono cosi:

Dopo che gli avevano somministrato l’olio santo verso le 10 di sera, la suora gli pose un’immaginetta di sant’Antonio sul petto e si mise a pregare. Mio padre senza credere minimamente che servisse a qualcosa le sorrise e la ringraziò di quel gesto con gli occhi, non riusciva più a parlare e il respiro era quasi inesistente. A un tratto verso le cinque del mattino si sentì come sollevare, poi lo invase un gran calore e poco dopo riprese a respirare, parlare regolarmente e vispo come un uccellino chiese qualcosa da spizzicare, tanto che la suora che lo vegliava stupefatta quasi svenne dall’emozione. Chiamò subito i medici, questi increduli non riuscivano a raccapezzarsi dell’accaduto, mille spiegazioni nessuna certezza.  Telefonarono a mia madre e i miei zii che erano ad aspettare nei pressi della clinica di recarsi subito all’ospedale < era proibito ai parenti stare di notte all’interno dell’ospedale> Logicamente pensarono che riguardasse l’avvenuto decesso, invece con grande meraviglia il primario un po’ confusamente spiegò loro che il paziente non solo non era morto, ma a quanto avevano di fretta costatato non c’era più traccia della malattia. Comunque lo avrebbero tenuto alcuni giorni in osservazione per capire.  Nessuno parlò di miracolo ma nessuno seppe spiegare come mio padre nel giro di poche ore da moribondo era guarito tanto che visse parecchi anni dopo l’accaduto.

Solo mio padre e la suora non ebbero dubbi sull’intervento miracoloso di San Antonio.

 Mio padre promise al santo che per ringraziarlo e onorarlo tutti gli anni sarebbe andato in pellegrinaggio al santuario nel giorno della festa e così ha fatto finché è vissuto. In me di quei pellegrinaggi è ancora vivo l’odore inconfondibile del giglio del santo che si spande in tutta la città, spesso ricordo gli sguardi dei devoti provenienti da tutto il mondo rivolti verso la statua che i frati della basilica pongono in fondo alla navata principale. in particolare rammento la venerazione silenziosa del mio papà. Oggi mi reco alla basilica con mia sorella, non abbiamo probabilmente la sua religiosità ma ci sembra un dovere mantenere la tradizione di fede e riconoscenza verso il santo, inoltre ci pare un modo di continuare ad amare e comunicare con il nostro papà, di renderlo felice nel vederci unite.

La guarigione non è stata mai divulgata o comunicata alle autorità ecclesiastiche. Mio padre ha testimoniato la sua gratitudine direttamente al santo con fede e cambiando completamente stile di vita e idea sull’oltre. Veramente qualcuno che in un modo o nell’altro sapeva quanto era accaduto a mio padre, il cambiamento che in lui aveva prodotto il fatto e la sua estrema fiducia e fede verso questo fraticello lo credono capace di ottenere intercessioni particolari dal santo. Un mio cugino è convintissimo di ciò. Due anni fa ci ha raccontato che dopo che gli avevano diagnosticato un tumore alla gola, giovane, con moglie e due bimbi piccoli era disperato, gli è solo venuto in mente di rivolgersi a mio padre chiedendogli di aiutarlo.   Pochi giorni dopo l’ha sognato che gli diceva: “Non ti prometto nulla, non è in mio potere aiutarti, posso solo domandare a sant’Antonio di intercedere, lui chiederà e se è possibile, vedrai che tutto passerà, intanto tu prega e stai sereno” Fatto sta che questo mio cugino giovane e disperato tornando dai medici, dopo i controlli di rito, si è sentito dire che stranamente il tumore non lo riscontravano più, forse la diagnosi iniziale era sbagliata.

Direi che mio cugino non ha dubbi, semmai io e mia sorella dubitiamo, non sappiamo cosa pensare.   Vero che nostro padre aveva una grande fede ma viveva normalmente, come tutti i mariti e i padri, forse un pochino più saggio e sereno spiritualmente di altri, niente di particolarmente bigotto o morboso, perciò ci appare strano quanto ci ha riferito.

Non so perché mi è venuto in mente di raccontare pubblicamente ciò, siamo sempre stata una famiglia riservata, poco propensa a raccontare i fatti propri e in particolare la guarigione di mio padre, abbiamo sempre pensato che il santo preferiva essere ringraziato e onorato con la preghiera e la devozione a chi è sopra di lui, senza tanti strombazzamenti. Forse perché pochi giorni fa con mia sorella siamo andate al santuario ed è successo qualcosa di straordinario, forse perché è il momento di testimoniare quanto sia prodigioso questo santo onorato in tutto il mondo, forse perché in questo momento la chiesa vive attimi terribili e qualcuno ricordi che il bene e il male convivono nell’uomo e non bisogna fare di ogni erba un fascio ma distinguere.

Ad ogni modo, sant’Antonio per la mia famiglia è qualcosa di più di un santo, è l’intermediario di Dio, chi si rivolge a lui con fede, anche se non ottiene interventi prodigiosi, vi trova serenità e forza per affrontare le avversità che lo assillano, e non è poco, ne so qualcosa in proposito, non mi resta che dire 

GRAZIE SANT’ANTONIO

***

                       AUGURO A TUTTI UNA SERENA DOMENICA                         

E A CHI A QUALCHE PROBLEMA CHE IL SANTO LO AIUTI COME HA AIUTATO LA MIA FAMIGLIA

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI

Quando ero bambina, la festa dell’1 maggio era veramente una festa di partecipazione e di allegria del popolo operaio o di quanti credevano nel valore fondato sull’equo diritto di avere un’occupazione che garantisse una vita dignitosa alla propria famiglia. Ho dei bei ricordi legati alla mia famiglia e all’atmosfera che si respirava durante la giornata.  La gente, col vestito della festa e un immancabile fazzoletto rosso legato al collo, si dava appuntamento in piazza verso le 10 del mattino dove sul palco allestito per l’occasione, si alternavano a parlare personalità legate al mondo sindacale e politico. Veramente questa parte mi piaceva poco perché mio padre voleva che si ascoltasse in religioso silenzio mentre io e mia sorella sbuffavamo e ci raccomandavamo al santo protettore dei bambini che i relatori la facessero corta. Anche mia madre sbuffava, vi partecipava per amore di mio padre, non le interessava per niente la politica e riteneva che nei discorsi venisse fuori, inoltre era timorata di Dio, le sembrava di fare un piccolo torto al suo parroco don Sestilio. C’è da tener presente che la festa allora era considerata un po’ come il simbolo di fomentazione delle sinistre per avversare chiesa e clero, tantè che in fondo alla navata principale della parrocchia  era facile vedere appesi  in bella mostra elenchi di scomunicati, cioè liste di  coloro che osteggiavano i sacramenti, e di preti e robe varie non volevano saperne nulla, in modo che tutti entrando potevano leggerli. Anzi mi torna alla memoria qualche mio compagno di scuola, si vergognava come un verme quando o padre o madre erano in quegli elenchi e devo dire che con la solita cattiveria dell’innocenza bambina venivano un po’ guardati come dei diversi, una specie di rinnegati, talvolta padri e madri di opposte fazioni non volevano che i propri figli si mescolassero nel gioco, gli uni e gli altri temevano “cattive influenze”. Per nostra fortuna noi abbiamo avuto due genitori aperti, per niente ancorati a meschinerie faziose, non ci hanno mai detto di non frequentare questo o quello e pur essendo fra loro politicamente di pareri discordanti l’uno ha sempre rispettato l’altro e trovato un punto d’incontro nell’educarci libere, senza imporci il loro credo o le loro opinioni. Certo allora noi bimbe avevamo un’età in cui era lecito non comprendere appieno certe cose, per noi la politica era una cosa da grandi, se c’erano attriti, ritenevamo se la dovessero sbrigare fra loro, alla festa essere disinteressate alla parte oratoria era normale, a noi interessava avere i dolcetti, i palloncini che erano in bella mostra, ridere e scherzare con gli altri bambini, partecipare ai cori festosi e alle danze che finivano la serata. A pensarci bene anche per mia madre era il momento più bello della giornata, le piaceva ballare ma essendo una donna avvenente mio  padre gelosissimo difficilmente ce la portava. Oggi la festa dell’1 maggio è tutta un’altra cosa, ha perso sicuramente quel fascino festaiolo di partecipazione familiare e di ritrovo comunitario per una causa o un’idea, nessuno va più in piazza col fazzoletto rosso legato al collo come se fosse un trofeo da mostrare con orgoglio o un simbolo d’identificazione del mondo operaio, si direbbe che per le famiglie è un’occasione per un week end da tintarella.  Infatti, son più quelli che la festeggiano  in luoghi di mare che in raduni in piazza. D’altra parte nelle piazze di paesi e città si respira un’atmosfera d’indifferenza verso il valore contenuto in questa celebrazione, probabilmente dovuta in parte al cambiamento di costume e in parte a un diverso modo di dialogare sui contenuti espressi dal lavoro come conquista di diritti, progresso ed evoluzione sociale. Oggi, infatti, tutti i giorni si è subissati da prediche e predicozzi sull’essere flessibili negli orari e disponibili a considerare l’occupazione, un transito mediato dalle esigenze tra offerta e domanda.  Il lavoro non è più un bene sacrosanto conquistato in conformità di abilità specifiche, acquisite attraverso studi, formazione professionale o semplicemente un progetto di vita futura da difendere e mantenere, sembra diventato una specie di contorno del vivere, se l’hai bene se non l’hai, ti arrangi, gli stessi sindacati non hanno più il potere delegante delle masse e la stessa incidenza nel difendere lavoro e lavoratori. Per me quella del primo maggio resta una festa importante da tramandare ai figli come monito da non dimenticare di lotte sostenute da tanti lavoratori del passato per vedersi riconosciuti benefici  minimi ma pur sempre migliorativi, oltre che un ricordo dì infanzia di buoni sapori e odori di gente con delle facce zigrinate, le mani rudi e callose, piena di vigore e ottimismo, orgogliosa di avere un’occupazione onesta  solennizzata   con tutto l’ardore dato dalla consapevolezza cosciente che il lavoro è il pilastro del progresso delle  famiglie e della società.

Mi piace ricordare questa giornata  con la gioia e l’allegria  di quando ero bambina attraverso l’evoluzione delle mitiche frecce tricolori

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Per la memoria:

La festa dell’1 maggio è celebrata in quasi tutto il mondo a ricordo di battaglie operaie sostenute per ottenere un minimo diritto legislativo che fissasse un orario  lavorativo giornaliero dignitoso quantificato in otto ore. Le sue origini risalgono a una manifestazione del 5 settembre 1882 a New York organizzata dai cavalieri del lavoro e ripetuta nel 1884 dove fu deciso che l’evento avesse una cadenza annuale, tuttavia a determinare la data rievocativa dell’1 maggio furono i gravi incidenti accaduti a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket quando vi furono numerosi morti provocati dalla polizia che sparò sui dimostranti per disperderli. In Europa la festa fu formalizzata dai delegati socialisti a Parigi nel 1889 durante l’internazionale.  In Italia fu adottata nel 1991, sospesa durante il periodo fascista e ristabilita nel 1945 dopo i due conflitti mondiali.  Nel 1947 purtroppo la sua ricorrenza in Sicilia fu macchiata dal bandito Giuliano che non si sa ancora bene per quale motivo o per ordine di chi sparò su un corteo di lavoratori che sfilava in località Portella della Ginestra causando morti e feriti. Dal 1991 le confederazioni sindacali per celebrare la festività organizzano a Roma un concerto maratona cui partecipano artisti e gruppi famosi che richiamano una folla enorme

 Buon Primo Maggio a tutti

  Con l’augurio di una giornata favolosa e un week end ristoratore.

A chi è senza lavoro auguro con tutto il cuore di trovarlo al più presto.

NEL SILENZIO PAPA’

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nel silenzio del giorno

percepisco

la tua voce

nel silenzio della notte

percepisco

 il tuo respiro

nel silenzio del pensiero

percepisco

il tuo amore

nel silenzio degli occhi

percepisco

l’imparzialita’

 nel silenzio delle labbra

percepisco

 il richiamo severo

nel silenzio del mondo

ti vedo

 a fianco papà

nel silenzio del sole

 percepisco

l’indissolubile

bellezza

d’un amore filiale

la gioia

di trovarsi

oltre il silenzio

in verità

chiusa nel  silenzio

dei passi

in luce d’ aurora

papà

  ti  ritrovo sempre

nel silenzio  

quieto d’un monte

di un fiore

 nel vento

che mi sfiora

ogni volta

che ho urgenza

di te

  ti  ritrovo nel silenzio  

del cuore

papà

…………………………………………….

dif

dedicata a tutti i papa’