Caro Paolo

borsellino

Caro Paolo

Dopo 24 anni nella nostra terra bellissima quasi o nulla è cambiato. Disgraziata era e disgraziata resta.  La mafia continua i suoi sporchi affari su tutto il territorio. Come si suol dire impera prospera dalle Alpi alle Piramidi. Ha cambiato faccia, abito e maniere ma non la sostanza. Ha camicie immacolate,  abiti firmati, scarpe su misura, modi raffinati. E’ acculturata, parla un corretto italiano  e un inglese anglosassone. Ha residenze in tutto il mondo arredate con lusso discreto, quello dell’alta borghesia non quello pacchiano dei rubinetti color oro.  Non gira con  la lupara e le pistole ma con autista in limosine, con manager valigette, pc  e smartphone di ultima generazione . Frequenta i migliori  salotti culturali, disquisisce su temi di filosofia, letteratura,  politica, teatro, musica. Gira il mondo in bisness class. Frequenta i ristoranti stellati e  brinda con vini e champagne pregiati. La mafia Paolo  per agire indisturbata in ogni dove e a tutti i livelli  si è fatta camaleontica, resa  più invisibile. Ha messo da parte la volgarità e si è circondata di eleganza, classe e distinzione, per essere più spietata ha frequentato corsi di alta finanza, stage economici e imprenditoriali, sottoposta a tirocini fulltime di lingue e comportamento.   Insomma Paolo per quanti sforzi han fatto i magistrati onesti come Te e le forze dell’ordine la mafia non è sparita anzi… Anzi si è estesa e rafforzata tanto che in un modo o nell’altro oggi comanda  in tutti i gagli  del potere finanziario, economico, commerciale e  imprenditoriale, direi che si è quotata in borsa e gioca coi destini del prossimo. Si è talmente arricchita da avere capitali solidi e liquidi da comprare chiunque ovunque. In questi 24 anni si è infiltrata e impossessata del potere che conta, quello che investe, manovra indisturbato,, guida a suo piacere  interessi pubblici e privati.  Mi rincresce dirtelo ma la strada distruggi mafia è ancora lunga, irta di trabocchetti.  Per eliminarla, come hai detto Tu: ” Nella lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. ” P. Borsellino.

Il profumo  di pulito Paolo ancor non si avverte, a prevalere è il puzzo. Un ammorbante puzzo che gira, gira  contamina e intossica. I bacilli mafiosi Paolo lo sai, sono  virulenti.

Per estirparli ci vorrebbe che tutti strappassero l’infestante  gramigna che li alimenta. Ci vorrebbe che tutti  si ribellassero alla sporcizia morale, all’omertà, all’indifferenza complice. Ci vorrebbe di scardinare i loro portoni, martellare ogni stanza con un no mafia di tutte  le giovani generazioni. Un no incessante,  determinato di cervello, cuore e azione. Purtroppo quei pochi giovani coraggiosi  che tentano sono risucchiati dal sistema infetto.  I più strangolati  dalla disoccupazione, da un futuro precario, dalla mancanza di ideali freschi e puliti, dall’assenza di speranza  sono assuefatti  all’inerzia omertosa: Altri strangolati dal ricatto della miseria  sono nelle loro maglie illusorie e da  manovali burattini.eseguono il lavoro sporco, quello plebeo dei pesci piccoli. Così mentre loro  finiscono come sardine, a volte in modo tragico  altre in scatolette di cemento,  gli squali veri, i pesci grossi  famelici e crudeli, camuffati in  eleganti abiti firmati  continuano a nuotare indisturbati  e ogni tanto vanno a spiaggiarsi al sole in splendide località riservatissime.

Ogni giorno con grandi sforzi vien fuori un aggancio mafioso ma il giorno dopo un altro aggancio  occultamente viene concluso. Sembra una girandola impazzita che nessuno sa fermare Paolo. Io non dispero, gli uomini  giusti pure  ma al momento… solo chi ha memoria e non dimentica…

Caro Paolo, Il tuo ricordo è vivo in me e in tanti. Beh, in altrettanti come da lassù saprai è fittizio e dura meno d’un cerino. Però, almeno io, lo sai  che non posso scordarmi quel lontano luglio del 1992. In un giorno caldo e assolato  si è portato via il mio papà, in un altro ancor più caldo, infocato, il  tritolo si è portato via Te. Due uomini, dallo sguardo profondo, sincero, tenaci nell’essere sempre se stessi e nel lottare per i propri ideali. Uomini d’onore nel dire e nel fare, giusti, onesti valorosi. Quel 1992 si è portato via il mio eroe e l’Eroe di Tutti.

Scusa se mi son permessa un tono tanto amichevole, ma per me sei un amico, un grandissimo amico che mi ha e continua a insegnarmi tanto.

Con rispetto e tanta gratitudine di aver dato la vita da indomito combattente della giustizia ti ringrazio Paolo.

Grazie da tutti quelli che non scordano

Dif

 

 

Lupi solitari? No. Sputi di carogne!

Non chiamateli lupi solitari ma sputi di carogne.

strage nizza

L’immagine è eloquente,questo un lupo non lo fa. Ha un comportamento più fiero.

Smettiamola di definirli  lupi solitari, chiamiamoli per quello che sono: sputi di carogne.

Si, chi massacra, stermina figli, padri, madri, sogni speranze, uccide con ferocia premeditata per astio incomprensibile, mette fine alla vita libera di chiunque per esaltazione di una dottrina o di un qualunque altro cavillo mentale partorito a tavolino, non può essere altro che sputo di carogna. Chiamarli lupi è un privilegio che non meritano. È fare un torto grave agli umani e agli animali. I lupi in branco o in gruppo sono tutt’altra cosa. Seppur selvatici hanno molto più rispetto dell’esistenza terrena. Primo non agiscono da marionette imbonite, secondo non attaccano indiscriminatamente per furia omicida ma solo per necessità legata alla sopravvivenza propria o del branco, terzo aggrediscono per difendersi e solo se provocati, rarissimamente sfiorano i bambini, comunque se accade sempre per circostanze accidentali. Solo gli sputi di carogne invece riescono a farlo con fredda intenzionalità. Perché? Perché gli sputi non hanno alcun criterio di discernimento e nessunissima umana qualità. Sono sputi. Sputi fetidi. Beoti rigetti di carogne imbonitrici. Carogne ipocrite che gozzovigliano e si ingozzano di pretesti, poi senza ritegno a destra e a manca scatarrano assurdità e fanno mucchi di sputi. Sputi inzuppati di idioti lordumi della loro vogliosa avidità che ammorbano, appestano, generano microbi killer. Invisibili malvagi bacilli killer liberi di circolare, liberi di infettare, liberi di sterminare. Gli sputi di carogne sono difficili da individuare. Organizzare un vaccino, un antibiotico, un qualsiasi rimedio che contrasti e neutralizzi le loro ignominiose azioni stragiste attualmente è molto complesso. Ogni terreno è fertile per incrementare i loro corrotti batteri. Sono germi sparpagliati che anche nelle fogne nere riescono a galleggiare e sviluppare quei microbi contagiosi che si compiacciono nello sguazzare nel sangue, di banchettare sulle vite altrui. Che trovano diletto nel seminare panico, scioccare, devastare, schiavizzare diritti e libertà individuali e collettive. Ormai le cantilene di inorridimento mondiale, gli autoappelli al coraggio, i “ non ci abbatteranno” “non ci ruberanno democrazia” “non impediranno la normalità” “ non ci rinchiuderemo nelle nostre case ma continueremo a uscire, ad affollare piazze, strade, bar, stadi, ristoranti “ sono inflessioni di rassicurazione che non rassicurano nemmeno le mosche. Inutile dirlo, questi sputi di carogne sadicamente stanno appestando l’aria in ogni dove. Forse più nell’occidente. D’altronde sono sputi killer di carogne ben bene infarciti di lerce logiche immolatrici, di valori eroici, di paradisi eterni, vergini a iosa e ogni sorta di delizie. Idiozie espettorate che incantano idioti, i loro idioti sputacchi killer assoggettati dove capita per uccidere, appropriarsi di vite altrui senza pietà. Purtroppo gli sputi non hanno un anima umana, sono muco salivoso espulso da bocche fetide. Se ti arriva in faccia fa orrore, ti procura una repulsa, se poi non te lo aspetti è uno sfregio umiliante che ti segna per sempre il modo di vivere la realtà comune. Le carogne li chiamano soldati. Pfff…i soldati affrontano il “nemico” e si battono con onore. Gli sputi di carogne come i vigliacchi infettano  nell’ombra e massacrano al buio.

Basta guardare anche queste foto per comprendere che sono sputi e non possiamo chiamarli lupi solitari ma sputi, sputi pestilenziali di carogne  miasmatiche.

nizza stragenice

Comunque non rassegnamioci. Continuamo la ricerca, tutti insieme, prima o poi un vaccino antisputo di carogna  lo troviamo.

By dif

 

le foto le ho prese dal web.

Buon anniversario da Repubblica mia Italia!

2 giugno

Sei nata nel “46, siamo nel 2016, oh, però, già settanta anni hai. Cavoli, non credevo.. li porti così bene Repubblica che sembri una fanciullina !

Eh si, la mia, la nostra, Repubblica libera e democratica anche se oggi festeggia i 70 anni è ancor una giovinetta, dunque ancor bisognosa di attenzioni e occhio accorto, pronto a scattare per difenderla da qualsivoglia malintenzione. Nata con un referendum istituzionale prima di avere la luce è costata tantissimo. Lunghi anni di attesa e tanto sangue sparso. Oggi, omaggiamola con orgoglio e noi donne non scordiamo che 70 anni fa, per la prima volta ammesse a esprimere una scelta, abbiamo contribuito al suo primo vagito. Perciò vigiliamo e non lasciamocela stravolgere da qualche furbastro neanche se strilla che l’Italia repubblicana necessita di  chirurgia estetica, d’un ritocchino, ossia  cambiare alcune cosette per apparire al mondo più bella, efficiente e desiderabile. Son tutte balle mirate a toglierle le genuine caratteristiche e non qualche naturale rughetta. Non so a voi, ma a me piace così. Anche con i suoi difetti è una Repubblica bellissima e mi fa sentire una donna libera. Eppoi perché alterare la sua piacevolezza. Forse che i valori repubblicani che esprime son troppo democratici e non fanno comodo a qualcuno o magari a qualcun altro che ha preferenze diciamo… uhm.. uhm personalistiche e di concetto immodificabile e neppure criticabile? Vattelappesca qual’è può essere il pensiero di chi la vorrebbe rimodellare, ogni giorno cambia verso e pure ispirazione! L’importante comunque è che chiunque scorrazza con piedi, testa, lingua, bisturi o penna nel suooriginario territorio”non si scordi mai che è una Repubblica nata per volontà popolare e tale deve rimanere per garantire quelle autonomie di vita e pensiero scritte nella sua Costituzione. Soprattutto è indispensabile che chi l’ama e crede alla sua importanza come espressione di sovranità popolare  abbia sempre presente a se e ai prossimi che come nel 1946 è venuta al mondo per un soffio, con un soffio di qualche astuto manipolatore di consensi popolari può morire, magari poi si rinascere ma..ma col rischio d’esser nube tirannica piuttosto tossica alla libertà in ogni senso.

Ma oggi è giorno di festa. per Te e per tutti noi italiani. Anzi un giorno altamente simbolico da celebrare con grande considerazione. Quindi, tengo lontano le sensazioni di venti turbolenti e  grido: Buon anniversario da Repubblica mia Italia! E …Spegni le candeline sulla torta con la veemenza allegra della giovinetta e la saggia  erudizione  acquisita crescendo… Settantanni sono un niente..quindi …occhio a chi mangia la torta!

Buonissima giornata di  festa repubblicana !

Bydif

frecce

1 Maggio. Ieri una festa, oggi tutta un’altra cosa!

1maggio

 

Ieri, la festa dei lavoratori  dell’1 maggio era una festa. Oggi’ Oggi è tutta un’altra cosa. Perchè? Perchè il lavoro è un sogno e di conseguenza ha perso sicuramente quel fascino festaiolo di partecipazione familiare e di ritrovo comunitario per una causa o un’idea! Nessuno va più in piazza col fazzoletto rosso legato al collo come se fosse un trofeo da mostrare con orgoglio o un simbolo d’identificazione del mondo operaio.  Si direbbe che per le famiglie è un’occasione per un week end da tintarella. Infatti, son più quelli che la festeggiano in luoghi di mare che in raduni in piazza. D’altra parte nelle piazze di paesi e città si respira un’atmosfera d’indifferenza verso il valore contenuto in questa celebrazione, probabilmente dovuta in parte al cambiamento di costume e in parte a un diverso modo di dialogare sui contenuti espressi dal lavoro come conquista di diritti ed evoluzione sociale. Oggi, infatti, tutti i giorni si è subissati da prediche e predicozzi sull’essere flessibili negli orari e disponibili a considerare l’occupazione, un transito mediato dalle esigenze tra offerta e domanda. Il lavoro non è più un bene sacrosanto da difendere e mantenere, un diritto ottenuto in conformità di abilità specifiche, acquisite attraverso studi e formazione professionale o semplicemente conquistato per un progetto di vita futura .  E’ un optional. Un miraggio. Sembra diventato una specie di contorno del vivere,  non il fulcro che permette di campare onestamente, formarsi una famiglia, crescere dei figli, avere un tot per pagare affitti e ammennicoli vari. Oggi…Se il lavoro l’hai bene, . é una fortuna e mangi. E se non l’hai? Ti arrangi. Se non ti arrangi… ti suicidi. Tanto nessuno piange per uno sfigato disoccupato.  Gli stessi sindacati non hanno più il potere delegante delle masse ne  la stessa incidenza nel difendere lavoro e lavoratori. Un tempo invece..

Un tempo era qualcosa in più di un concertone e qualche melassa ipocrita. Era la vera celebrazione del lavoro e dell’importanza del lavoratore nell’equilibrio comunitario.   Infatti, del 1 Maggio in memoria giovane conservo bei ricordi legati alla famiglia, alla gente e all’atmosfera seppur  fricchereccia che durante la giornata si respirava ovunque. Ricordi che il tempo non ha scalfito perchè la festa dell’1 maggio era veramente una festa di partecipazione e di allegria del popolo operaio o di quanti credevano nel valore fondato sull’equo diritto di avere un’occupazione che garantisse una vita dignitosa a se e a quanti si aveva sotto la propria responsabilità, figli, mogli, genitori ecc. Allora la gente, col vestito buono delle feste, un immancabile fazzoletto rosso legato al collo, cestini con panini, bandiere e tanto entusiasmo si ritrovava in piazza, dove, verso le 10 del mattino, sul palco allestito per l’occasione, si alternavano a parlare personalità legate al mondo sindacale e politico. Veramente questa parte mi piaceva poco perché mio padre voleva che si ascoltasse in religioso silenzio parola per parola, ma ciò che veniva enfaticamente sciorinato sotto un sole cocente, con la gente che mentre il vestito festaiolo gli si inzuppava dal sudore ascoltava a bocca spalancata come se l’oratore di turno fosse un oracolo vivente, a me e sorella sembravano inutili predicozzi che ritardavano i momenti spensierati. Perciò vivevamo quelle 2 orette sbuffando e implorando il santo protettore che i relatori la facessero corta. Anche mia madre sbuffava, perchè vi partecipava per amore di mio padre ma da donna del fare più che del dire a stare impalata s’infastidiva, le sembrava sprecare tempo. Eppoi non le interessava per niente la politica. Anzi era tanto timorata di Dio, che partecipare alla “festa dei rossi” le appariva un tradimento, non a Dio ma a don Sestilio, il parroco, che ogni domenica tuonava e lanciava strali ai professatori di comunismo operaio, a dire il vero poco misericordiosi e tolleranti, oggi papa Francesco li troverebbe se non abominevoli condannabili da ogni punto di vista. C’è da tener presente che la festa del 1 maggio allora era considerata un po’ come il simbolo di fomentazione di sinistri individui per avversare chiesa e clero, tantè che in fondo alla navata principale della parrocchia, in modo che tutti entrando potevano leggerli, era facile vedere appesi in bella mostra elenchi di scomunicati. Cioè liste di coloro che osteggiavano i sacramenti, perchè preti e robe connesse alla fede cristiana erano come il fumo negli occhi. Di ciò, mi torna alla memoria il volto di qualche mio compagno di scuola e di quanto era rosso di vergogna e si sentiva come un verme quando o padre o madre erano in quegli elenchi. Devo dire che con la solita cattiveria dell’innocenza ragazzina venivano un po’ guardati come dei diversi. addirittura considerati una specie di rinnegati da espellere dal gruppo. Anche perchè spesso padri e madri di opposte fazioni vietavano ai propri figli di mescolarsi nel gioco. Gli uni e gli altri temevano “cattive influenze”. Per nostra fortuna noi sorelle abbiamo avuto due genitori aperti. per niente ancorati a meschinerie faziose, non ci hanno mai detto di non frequentare questo o quello e pur essendo fra loro politicamente di pareri discordanti l’uno ha sempre rispettato l’altro e trovato un punto d’incontro nell’educarci libere, senza mai imporci il loro credo o le loro opinioni. Certo, allora avevamo un’età in cui era lecito non comprendere appieno tutto e considerare la politica una cosa da grandi e se c’erano attriti che se la sbrigassero fra loro. Per cui, alla festa del 1 maggio, essere disinteressate alla parte oratoria era normale, in fondo a noi interessava la parte godereccia, avere i dolcetti, i palloncini che erano in bella mostra, ridere e scherzare con gli altri ragazzini, partecipare ai cori festosi e alle danze che chiudevano al meglio le celebrazioni.. A ben ricordare anche per mia madre era il momento più bello della giornata, le piaceva tantissimo ballare ma essendo una donna avvenente mio padre, da gelosissimo, difficilmente ce la portava. Comunque era un giorno di grande spensieratezza e tutti si tornava a casa a notte fonda felici, i grandi  ricaricati di speranze vere e di energie pronte per far fronte alle durezze e ai sacrifici imposti da lavoro, orari, obblighi padronali.. Forse è per questo che per me  quella del primo maggio oltre che un ricordo dì infanzia di buoni sapori e odori,  di gente con delle facce zigrinate, le mani rudi e callose, piena di vigore e ottimismo, orgogliosa di avere un’occupazione onesta che solennizzava con tutto l’ardore dato dalla cosciente consapevolezza che il lavoro era  il pilastro del progresso delle famiglie, della democrazia e della società, resta una festa importante. Una festa  da tramandare ai figli come monito per non dimenticare le lotte sostenute dai tanti lavoratori del passato per vedersi riconosciuti benefici, minimi ma pur sempre migliorativi. Oggi  considerando che  in gran parte vanificati o addirittura ripudiati con la scusa del tempo che cambia,  ancor più.

lav

Buon 1 maggio a tutti i lavoratori e tanti auguri fortunosi a chi il lavoro purtroppo lo può solo sognare.

by dif.

ahi ahi temo d’esser stata prolissa come gli oratori del passato fanciullesco!

Per la storia:

La festa dell’1 maggio è celebrata in quasi tutto il mondo a ricordo di battaglie operaie sostenute per ottenere un minimo diritto legislativo che fissasse un orario lavorativo giornaliero dignitoso quantificato in otto ore. Le sue origini risalgono a una manifestazione del 5 settembre 1882 a New York organizzata dei cavalieri del lavoro e ripetuta nel 1884 dove fu deciso che l’evento avesse una cadenza annuale, tuttavia a determinare la data rievocativa dell’1 maggio furono i gravi incidenti accaduti a Chicago e conosciuti come rivolta di Haymarket quando vi furono numerosi morti provocati dalla polizia che sparò sui dimostranti per disperderli. In Europa la festa fu formalizzata dai delegati socialisti a Parigi nel 1889 durante l’internazionale. In Italia fu adottata nel 1991, sospesa durante il periodo fascista e ristabilita nel 1945 dopo i due conflitti mondiali. Nel 1947 purtroppo la sua ricorrenza in Sicilia fu macchiata dal bandito Giuliano che non si sa ancora bene per quale motivo o per ordine di chi sparò su un corteo di lavoratori che sfilava in località Portella della Ginestra causando morti e feriti. Dal 1991 le confederazioni sindacali per celebrare la festività organizzano a Roma un concerto maratona cui partecipano artisti e gruppi famosi che richiamano una folla enorme.

Il valore del ricordo

liberazione

L’altro giorno, passando in piazza con mio nipote, mi ha chiesto come mai era tutta agghindata di bandierine italiane. Ho risposto che era per le celebrazioni della liberazione dell’Italia che ricorre il 25 Aprile. Mi ha guardato come fossi un ufo e dopo qualche minuto ha domandato:  cos’è la liberazione?. Ho risposto: Dovresti saperlo. A scuola devono avertelo spiegato. No, ha risposto, mai. (come ???) Mi è venuto un brivido di rabbia e un sapore amaro in bocca. Non è un ragazzino superficiale, è bravo, studioso e per nulla bugiardo per cui ho dedotto una triste verità, quella che nella “buona scuola” (buona…? puiff..ho seri dubbi..) c’è una inammissibile lacuna formativa storica che non solo  annulla il valore di tante vite ma depriva la memoria del passato indispensabile a costruire il libero futuro in consapevolezza   Naturalmente gli ho spiegato il motivo e l’importanza di questa celebrazione cercando di trasmettergli il valore del ricordo, come simbolo di gratitudine e  che la libertà che oggi ( ancora ) godiamo non è una cosa ovvia e scontata ma è una continua conquista collettiva, e necessita di essere “curata” giorno dopo giorno, anche da lui per mantenerla sana. Soprattutto che tutte quelle bandiere  libere e festose che infiocchettavano la piazza avevano un costo salatissimo. Un costo di sangue, lacrime, enormi sofferenze di bambini, donne, uomini italiani e stranieri. Naturalmente dopo essere stato un attimo in silenzio, mi ha fatto un mucchio di domande, anche piuttosto inaspettate e profonde per un ragazzino; per sintesi non starò qui a riportarle, tuttavia vi dirò che hanno fatto bene alla mia memoria. Inoltre, senza ombra di dubbio ho afferrato che parole come guerra, dittatura, deportazione, resistenza, democrazia, libertà ecc. vanno dette ai ragazzi e bisogna spiegarle senza timore e pregiudizi . I ragazzi, non solo sanno ascoltare, sanno anche rielaborare e trarre conclusioni dell’importanza di guardare alla libertà di movimento e pensiero come un bene irrinunciabile. In più domani sarebbero preparati ad affrontare consapevolmente i rischi di regimi totalitari, le trappole del potere autoritario, riconoscere i falsi miraggi egalitari, i pericoli di valori ideologici rivoluzionari tirannici e antidemocratici. Il che non mi pare poco, specialmente in tempi in cui soffiano venti assai, assai furiosi e alquanto allarmanti.

                                              Felice giornata.di memoria e libertà.

By dif

Un pomeriggio libero.

f. rossi

C’è silenzio in questo pomeriggio.

Seduta sul tronco d’un vecchio albero, guardo il cielo. Le macchie di azzurro intenso, fra le chiome degli olivi, sembrano oblò da cui poter carpire la visione di un scenario sconosciuto da fissare nella mente. All’intorno, un silenzio avvolgente crea una atmosfera senza tempo ma non irreale. Piuttosto di estraniamento da quel tic tac che ti scandisce e condiziona, t’incalza continuamente al fare senza sosta. Un profumo particolare, energico sale alle narici, prepotentemente invade ogni fibra, scuote e poi, come balsamo magico, sgombra dal cervello qualsiasi cosa lo molesta. Fisso lo sguardo su le merlature delle mura antiche. Le cupole, l’oro, i cipressi, i sassi, i fiori, le stradine, la piazza dei bus in sosta, i soldati in gruppo m’apparono tutti statici. Poltriscono nell’afa pomeridiana come in migliaia di altre città sparse nel mondo in attesa di brezza che li mobiliti. Nessun pensiero mi si affolla. Non prego. Muto lo sguardo vaga per comprendere come in un posto tanto carico di tensioni ataviche tutto si mostri così pacato, flemmatico, distaccato. Perché non avverto divisioni, discordie, rivendicazioni, turbamenti? Eppure dovrei percepirle. Invece è come se una forza millenaria mi ricordasse che i secoli, gli anni qui non circolano come nel resto del pianeta. Qui tutto defluisce senza angustiare e pressare. Qui tutto è predisposto per ascoltare, aspirare, immagazzinare senza preconcetti. Silenzio e placidezza mi distraggono l’occhio. Una lieve brezza mi accarezza. Un fiore rosso porpora mi sfiora. Quassù,la vista è magnifica. Ho avuto fortuna. Inoltrarmi tra cactus, palme e rosmarino posto migliore di questo non potevo trovare per gustarmi questo pomeriggio libero. Tutto sembra magico e perfino il tronco su cui son seduta assomiglia a un morbido divano. É proprio vero che basta aprire gli occhi al mondo per trasfigurare l’intorno! Intanto, una silenziosità trascendente impregna l’aria e rende ogni cosa coinvolgente, voluttuosamente morbida come una coperta di cachemire. Che sensazione! Un brivido sprofonda, risale, divide e mi esplora l’anima. In quest’angolino di terra, popolato da olivi, fiori, arbusti e aromatiche il silenzio arcano e al tempo stesso vocifero scollega dal guardare sentire e recepire consueto; invita esclusivamente a stare in propria compagnia e a dialogare con quel tu che zittisci, trascuri, deformi, modelli sui frastorni dei mille extra richiami fuggevoli. Il tutto diventa impercettibile, privo di ordinarie esigenze vincolate ai sensi, al conveniente, al moto. Resto immobile. Ascolto. A poco a poco avverto un grattio, sembra carta vetrata che scrosta, liscia e polverizza da un vecchio legno indurimenti e magagne. Un batter d’ali, si associa al grattio, assomiglia a uno spruzzo antiparassitario che volatilizza infestanti desideri e aspirazioni promossi da una società apparentata con l’emergere ed esclusivamente aggregante a valori merciferi, discriminatori dell’essere.  Aspiro. Un sentore di essenze riposanti virginea l’inutile fastidioso di azioni e pensieri. É bello questo immobilismo fisico e mentale. Nessun rumore umano mi perviene a disincantarmi. Ascolto. Ascolto il silenzio. Immobile ascolto fuori e dentro l’ armonia sinfonica del silenzio. É entusiasmante. Più vivo e palpitante di una folla al mercato. Accordi di note sconosciute riempono le stanze intime di vibrazioni che soppiantano il silenzio con una esplosiva concertazione. Una concertazione in cui musicalità mai credute possibili inondano e fanno straripare qualsiasi argine edificato a scudo. Suoni, acusticamente mai voluti afferrare per non andare oltre il proprio mediocre recinto, rimbombano massacrando lo scontato congetturale melodico dell’ego. Una subbugliante gamma sonora, spiazza le frequenze ricettorie e trasforma all’inverosimile i ritmi assimilativi. Tutto il se diventa una trasparente partitura che decontestualizza l’impersonale uditivo. L’intimo si fa spartito concertale di un luogo strabiliante per alloggiare raffinatezze sonore. Rifisso lo sguardo sulla collina, sui tetti, le cupole dorate, le strade, gli alberi, i sassi, i fiori, i colori che sbucano dai recinti dei giardini privati. Tutto è vivo e palpitante; ha un anima. In ogni cosa, anche nella polvere, sento un respiro che contagia, avverto un passo lieve che catalizza, colgo echi di parole avvincenti. Nulla più poltrisce. Come è avvenuto? Non so spiegarlo. È avvenuto. D’altronde non è un luogo insignificante. Tanti sono i motivi che portano ad approdarvi e altrettanti quelli che inducono a evitarlo. Alla fine capisco. Qui tutto ha un direzione, un accezione, un apprendere senza veli. Quando ci capiti, sia per caso che per volere, instauri un rapporto tanto intenso e inusitato col magistrale concertatore che esatura pesi e orpelli rendendoti vibrante uditore e interprete dell’ascolto. Oh, oh, com’è.. Uno scoppio mi fiocina le orecchie. Un fuoco divampa. Sirene bucano l’aria. Sono tante. Militari ovunque macchiano il panorama togliendogli la magia statica. L’ovattato silenzio si dissolve. Confusi suoni di voci rimbalzano. Non saprei dire da dove.  Come pietroni stupore e grida rotolano giù dalla collina, invadono l’angolino eremo pomeridiano nel quale estasiata da ore sosto. Alzo lo sguardo. L’azzurro è sparito. Cielo e terra somigliano a brace ardente. Non è brace. É sangue. Arrossa il silenzio. Tambura il cuore. Improvvisamente il cellulare squilla. La voce preoccupata di mio figlio mi giunge remota. Concitato mi chiede dove sono e come sto. Non comprendo la sua apprensione. Qui tutto ok  gli dico. Insiste e chiede se sono al sicuro. Certo che sono al sicuro, anzi al sicurissimo. Gli mando un bacio. Poco convinto della mia sicurezza mi saluta con  un sacco di raccomandazioni. Di che ha paura. Bah..mitraglie e uomini  tacciono. Tace anche il silenzio di quest’angolo. La normalità ringhiotte case, strade, animosità umane, dissidenze etniche, politiche e ideologiche.

In questo pomeriggio libero, itinerando oltreil recinto,  tra i profumi e il  tepore d’un sole imprterrito tanto ha parlato, tanto ho ascoltato.  Rimarrà impresso?   Rimarrà.  Il rosso è un colore tenace. Il mitra un oratore persuasivo. Il filo spinato un pluralista efficiente!

PA200467

bay dif

Ops…dimenticavo d’esser  o… ero in un triangolo di terra secolarmente accidentata da

 muri e fili strappa pelle, interessi contrapposti, rivendicazioni territoriali, credo antagonisti.

Quanti morti ci vogliono

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Ci risiamo. Ma quanti morti ci vogliono per farli svegliare? Parole, supposizioni, analisi, proclami a bizzeffe. Fatti concreti? Zero assoluto! Questi vecchi ostinati individualisti, sterili di idee e di contenuti compartecipi, ripiegati come fogli scoloriti sul proprio tornaconto, imbottiti di centralismo finanziario e assurde attenzioni a dettagli furbeschi inutili alla società, se non si danno una svegliata tempestiva, sono un pericolo fatale al nostro futuro. Se continuano con la solita zolfa del dire tanto e concludere poco o niente, se rimangono chiusi ermeticamente nei propri armadi di convinzioni antiquate e anche molto, molto egemoniche, cattedratiche e escludenti non riusciranno a comprendere fino in fondo il perché i loro “ figli” ammazzino altri loro figli. Ne il perché si armano e si fanno esplodere con assoluta impassibilità rivelando una indifferenza allucinante del valore della vita propria e altrui. O il perché i “loro figli” finiscono nelle fauci di qualche imbonitore psicologico che da vicino o lontano li manipola al punto da farli diventare distruttori di nazioni, culture, valori liberali. Gli entra o no nella zucca che se non capiscono le cause scatenanti della insofferenza dei tanti “figli” aderenti a seminare panico e morte, a votarsi a morire e far morire, non sconfiggeranno neanche il moscerino che gli ballonzola sul naso. Che Terrore e terrorismo, islamista o pseudo tale prolificherà, e come gramigna ci ridurrà una globale erbacea poltiglia  se non scoprono chi e perché muove come burattini “alcuni figli”. L’hanno compreso gli stracotti burocrati dei maneggi-conteggi che se tutti insieme non si battono il petto con un mea culpa mea culpa per dare una virata di rotta, i mostriciattoli assassini che, ormai quasi a frequenza giornaliera escono dal ventre delle nostre deteriorate società, materializzeranno a tutti noi un lungo periodo di precariato quotidiano e, ben che vada sera e mattino ci comporteremo solo da fortunati sopravvissuti. L’hanno compreso che tutti gli stragisti violentatori della nostra libertà, delle nostre abitudini e delle nostre certezze democratiche pasciono beati nelle budella di una collettività monotona,ingrassano nella cretineria paladina del vuoto assoluto, sguazzano nel mare del disconoscimento di un modello di civiltà atrofizzato, espropriato di valori umani. L’hanno capito che questi figli detonanti su strade, piazze, aeroporti, stadi li hanno lasciati crogiolare nell’ozio della disoccupazione, li hanno massacrati con false speranze di annessione a una organizzazione sociale equa, li hanno parcheggiati in ghetti e quartieri privi di ogni diritto alla dignità, abbandonati a una sorte negletta, quanto mai nutrice di smarrimento e profondo allontanamento da valori etici comunitari. L’hanno compreso oppure, orrore dopo orrore, sangue dopo sangue, lacrime dopo lacrime, i capoccioni ottusati dal potere ci costringeranno ad assistere inerti allo sfacelo della sicurezza collettiva. Alla luce dei vecchi e nuovi accaduti terroristici e stando a quanto sparlottano,  razionalmente credo che ancora sono distanti. Quindi non mi accodo a sbracciare la mia impotente rabbia qui o là, preferisco pregare per le vittime e riflettere su un pensiero: “ la violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società”. Mi pare illuminante più dei loro ceri! Anzi, penso che tutti dovremmo rifletterci su. Non perché è pensiero di ideologia marxista  perché esprime in parole la realtà. Una inconfutabile tristissima realtà di violenza che sta terrorizzando il mondo. Quindi, stavolta non manifesto solidarietà con un addolorato Je suisse…A un sistema logoro e moribondo urge ben altro che un debole corale sdegno o quattro chiacchiere salottiere di conformista circostanza. Per arginare una deviazione di valori singoli e comunitari, smantellare occulti proselitismi, urge meditare sugli abbagli di salvaguardia del nulla. Urge scovare le falle e i difetti. Identificare modi e appeal con cui abusivi ideologi di futuro collettivo comprano nel presente teste e vite “di figli”, li eccitano alla follia devastante, istigano a immolare e immolarsi scioccando democrazie e inchiodando il quotidiano vivere globale. Insomma per tutelare la nostra sicurezza urge linfa nuova con idee e contenuti rivitalizzanti. Servono persone capaci di cogliere quei fermenti sotterranei di “figli” disgustati del se e degli altri, che non si perdono in ovvietà “partorendo” per abili malfattori del persuadere figli da reclutare per ribaltare libertà culturali, trasformare popoli  in un ammasso di sgomenti megalitici  becchini .

by dif

 megalitici

E dire che in un  post di febbraio 2011 scrissi  che dovevano svegliarsi.

Non lo fecero. Lo faranno?

Dovranno!!!

Marriage

 

modified
Dopo una sequela di mi mo ma, infinite cozzate di teste per opposte visioni su natura e contronatura; una marea di esegesi su bambini, uteri, affitti, diritti e rovesci adottivo-generativi, caterve linguistiche su connubi, coppie,equiparazioni,distinguo 1+1+1 o 2+1 o 2+0; creazione futuribili quadretti casalinghi mono-bi-policromi; stereofoniche disquisizioni di stroppiate e cangurate; finalmente il tanto atteso consentimento a nozze certe è arrivato. Al sospirato via del marriage day la madrina Cirinnà, cerimoniera dei pri pro quo sponsali, con un strabuzzo de sollievo, subito sul rosso scranno s’è sfriondata lasciando a trepidi damigelli l’onere de mette qualche fiore per profumà l’ambiente un po’ sudaticcio. Cosicchè, nell’imbrunire di un giovedì febbraiolo, con 173 conviviali fiduciari, 71 un tantino contrari, qualche sparuto ni, e un gruppetto chiusosi fuori, nell’aula formale, all’istante agghindata per l’autenticazione, l’attesa cerimonia unificante s’è consumata. Urrà, urrà, er paese intero ha cinguettato.! Se so di fatto sponsarizzati. Finalmente l’amore ha trionfato! Uh che baccano de gioia s’è scatenato. Tant’è che  di fronte a tanta amorevole attenzione, qualche lacrimuccia allo sposo novello è spuntata e sotto lo sguardo d’un non ben identificato se cooconsorte o coocompagnero il vestito della furbastra sposa s’è bagnato. Che emozione arcobalenata! Poco importa se nel contratto sponsorio ci manca qualche clausoletta alla reciproca fedeltà, e alla comproprietà di qualche children surrogato, tanto già di partenza il marriage era sbiecato e col tempo, si sa,  l’adottar troverà la via delle escamotage e tutti in coro vittoria, vittoria  canteranno.
In conclusione, nell’assistere al marriage day  m’è sembrato che agli occhi niente regge il paragone con l’amore. Chissà perché  il cuor infiammato sbaraglia la piazza sempre. Oh manco il diritto civile m’ha  insorto qualche ambigua visione del family amor.  Allo scoccar del pronunciatorio si m’è esultato invece il pensier che ognuno d’ora in poi  possa d’esso goder senza timor d’imboscate di pregiuincivilizzati.e solitari cuori spezzati. Non c’è che dir amici,  al fatto  strabiliante d’un patteggiato si,  una intensa eccitazione m’ha pervaso. Eppoi, non dico l’esultanza  al costatar che amalgamarsi sarà una formalità. Chi mai  più  inibirà chi se vorrà mercanteggiamente accoppiar e prolificar; scoppià e sfiglià? Rossi, verdi bianchi o blu  a tutti parrà una alleanza certificata..
Che giornata! Da scrivere a caratteri cubitali nel diario de la meglio cronistoria. Uhm, però, perorella  me rimane un lievissimo pungolino sulla penna: con il marriage day l’Italia è più forte e giusta o più marriagiamente polisinottica? Boooh!

cuo - Copia

 Week end coloratissimo a tutti

by dif

il je suis…? Non basta.

terrorismo

È comprensibile se il mondo è sotto choc, i leader mondiali sgomenti, i francesi sconvolti per il trucidamento a sangue freddo, di più di cento connazionali e ogni individuo normale porta in se quel minimo di inquietudine e turbamento orrido che per reazione tramuta in un: je suis Paris. Comprensibile si, bensì infruttuoso! Vi ricordate qualche mese fa? Vi sembra che il ” je suis Charlie Hebdo” evocato in ogni dove è servito? Se è risuccesso decuplicando i morti….!!! Evidentemente alla reazione emotiva serviva altro per trasformarsi in un efficace propellente demolitore di stragi selvagge. Serviva uscire subito dai propri recinti, unire le intellighenzie, i servizi segreti, i competenti di guerriglia e atti terroristici, i diplomatici, tutti gli uomini e le donne senza distinguo, senza i soliti paletti. Da venerdì 13 tutti i Charlie chiamano i leader, stazionati nei propri orticelli a studiare difese egoistiche, limitandosi a fare comunicati di condanna circostanziali, a uscire dalla propria ortaglia. Li chiamano uno a uno a radunarsi nel grande campo mondiale comunitario per sezionare le reazioni e le decisioni del passato onde evitare di ripetere i danni che han prodotto. Chiamano gli strateghi a autoanalizzare le risposte belligeranti precedenti per capire le voragini prodotte a medio e lungo termine e trovare alternative alla guerra armata. Chiamano al coordinamento politico-decisivo globale per correggere e schivare tutte le storture prodotte da conclusioni individualistiche soggettive. Li chiamano perché il terrore è l’arma letale del fanatismo ma la paura è la sua miccia. Quindi è necessario reagire, creare un fronte forte, una barricata mondiale di uomini e donne che non si lasciano paralizzare dal panico seminato dai terroristi. Quelli lo creano apposta. Ormai conoscono tutte le pecche, le contraddizioni, le divisioni ideologiche e territoriali. Quelli che manovrano le capocce indottrinate fanaticamente prima hanno studiato e hanno imparato, convivendoci per anni, come dividere, far discutere, scomporre, intimidire per far approdare a niente. Soprattutto hanno compreso la limitatezza deliberativa comune delle super potenze per quisquilie egocentriche e l’incapacità determinante di sottopotenze, la balbuzie politica di alcuni leader, la cecità di altri, l’ambiguità di altri ancora. I satanassi ideatori e seminatori di panico e terrore conoscono a fondo i vizi dei governi e dei governanti da poterli vendere a tutti quei cercatori di sangue, di eccitamento violento spietato e gelido. 132 morti e più di 300 feriti sono una bazzecola se non si fa qualcosa di diverso dalla rituale chiacchiera e non si smette di liquidarli con i soliti slogan di esseri infami, incivili, e..e..ecc! I divulgatori di morte hanno ormai campi vasti di erbe malefiche cresciute a dismisura per sottovalutazione, pigrizia di status quo e, purtroppo anche di doppiezza, per cui urge una vera emergenza autocritica senza se e senza ma, di tutti quelli che veramente vogliono evitare una catastrofe mondiale, per rasarle. Quanto accaduto venerdì costringe tutti a azzerare le dissertazioni del passato. Un fenomeno complicato e viscido obbliga a una consapevolezza: che il je suise…diventi proficuo. Se c’è coscienza collettiva a ogni livello che il credo pianificato e inculcato è colpire, colpire, non importa chi purché produca, paura, rabbia, risposte spicciolate, reazioni scomposte, ovvio che l’isteria collettiva che fa il giochino dei massacratori si evita e il je suise un… pinco pallino, potente o qualunque, muta. Nessuno arretra e si piega alla paura, resta acritico e isolato zappatore del proprio sicuro orticello. Ogni je suis esce dal suo egoistico recinto, si unisce, congiuntamente ragiona, vanga e spezza la catena subdola del proselitismo invasato, isola i massi organizzati della guerriglia sfiancante, fende il reclutamento e il manipolamento di teste attraverso i social, estirpa i modelli distorti del terrore fanatico, le mine vaganti, gratta scava e denuda l’inquietudine esplosiva, affossa manovre e manovratori di violenza indiscriminata d’origine jihadista. Soprattutto comprende, chi sottobanco procura denari, mezzi, armi, ai fomentatori di odio per mattanze di esseri umani inermi.

 by dif

valeri

 insieme a tanti altri a cui va il mio pensiero

Un po’ d’ironia

Qui, oggi è una magnifica giornata di sole. Per godermelo ho fatto una lunga passeggiata in campagna. Come farne a meno. Non capita spesso, in questa grigia pianura, avere in autunno giornate così invitanti, da andarsene a zonzo in maniche corte. Mentre girovagavo come una bimbetta sotto i raggi del sole ho potuto pure godermi l’arrivo di tante  specie  di uccelli. Esemplari rari che approdano in questa terra per  svernare  o nidificare nell’Oasi Celestina. Credetemi è stata una vera goduria camminare e poter respirare un’aria profumata di aratura. Era così deliziosa che mi sembrava  sentir quella di cioccolato!  Mi ha messo addosso tanta allegria che m’ha fatto voglia di un po’ d’ironia e…per  far sorridere un po’ chi passa nel blog ecco qua 4 vignette se non d’ironica attualità almeno di allegra opinione dovuta a un…colpo di sole…

papafrancesco modified

salvini-berlusconi

alfano meloni

RENZI- grillo

 

Un salutone e buon week hend

by dif