Quanti morti ci vogliono

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Ci risiamo. Ma quanti morti ci vogliono per farli svegliare? Parole, supposizioni, analisi, proclami a bizzeffe. Fatti concreti? Zero assoluto! Questi vecchi ostinati individualisti, sterili di idee e di contenuti compartecipi, ripiegati come fogli scoloriti sul proprio tornaconto, imbottiti di centralismo finanziario e assurde attenzioni a dettagli furbeschi inutili alla società, se non si danno una svegliata tempestiva, sono un pericolo fatale al nostro futuro. Se continuano con la solita zolfa del dire tanto e concludere poco o niente, se rimangono chiusi ermeticamente nei propri armadi di convinzioni antiquate e anche molto, molto egemoniche, cattedratiche e escludenti non riusciranno a comprendere fino in fondo il perché i loro “ figli” ammazzino altri loro figli. Ne il perché si armano e si fanno esplodere con assoluta impassibilità rivelando una indifferenza allucinante del valore della vita propria e altrui. O il perché i “loro figli” finiscono nelle fauci di qualche imbonitore psicologico che da vicino o lontano li manipola al punto da farli diventare distruttori di nazioni, culture, valori liberali. Gli entra o no nella zucca che se non capiscono le cause scatenanti della insofferenza dei tanti “figli” aderenti a seminare panico e morte, a votarsi a morire e far morire, non sconfiggeranno neanche il moscerino che gli ballonzola sul naso. Che Terrore e terrorismo, islamista o pseudo tale prolificherà, e come gramigna ci ridurrà una globale erbacea poltiglia  se non scoprono chi e perché muove come burattini “alcuni figli”. L’hanno compreso gli stracotti burocrati dei maneggi-conteggi che se tutti insieme non si battono il petto con un mea culpa mea culpa per dare una virata di rotta, i mostriciattoli assassini che, ormai quasi a frequenza giornaliera escono dal ventre delle nostre deteriorate società, materializzeranno a tutti noi un lungo periodo di precariato quotidiano e, ben che vada sera e mattino ci comporteremo solo da fortunati sopravvissuti. L’hanno compreso che tutti gli stragisti violentatori della nostra libertà, delle nostre abitudini e delle nostre certezze democratiche pasciono beati nelle budella di una collettività monotona,ingrassano nella cretineria paladina del vuoto assoluto, sguazzano nel mare del disconoscimento di un modello di civiltà atrofizzato, espropriato di valori umani. L’hanno capito che questi figli detonanti su strade, piazze, aeroporti, stadi li hanno lasciati crogiolare nell’ozio della disoccupazione, li hanno massacrati con false speranze di annessione a una organizzazione sociale equa, li hanno parcheggiati in ghetti e quartieri privi di ogni diritto alla dignità, abbandonati a una sorte negletta, quanto mai nutrice di smarrimento e profondo allontanamento da valori etici comunitari. L’hanno compreso oppure, orrore dopo orrore, sangue dopo sangue, lacrime dopo lacrime, i capoccioni ottusati dal potere ci costringeranno ad assistere inerti allo sfacelo della sicurezza collettiva. Alla luce dei vecchi e nuovi accaduti terroristici e stando a quanto sparlottano,  razionalmente credo che ancora sono distanti. Quindi non mi accodo a sbracciare la mia impotente rabbia qui o là, preferisco pregare per le vittime e riflettere su un pensiero: “ la violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società”. Mi pare illuminante più dei loro ceri! Anzi, penso che tutti dovremmo rifletterci su. Non perché è pensiero di ideologia marxista  perché esprime in parole la realtà. Una inconfutabile tristissima realtà di violenza che sta terrorizzando il mondo. Quindi, stavolta non manifesto solidarietà con un addolorato Je suisse…A un sistema logoro e moribondo urge ben altro che un debole corale sdegno o quattro chiacchiere salottiere di conformista circostanza. Per arginare una deviazione di valori singoli e comunitari, smantellare occulti proselitismi, urge meditare sugli abbagli di salvaguardia del nulla. Urge scovare le falle e i difetti. Identificare modi e appeal con cui abusivi ideologi di futuro collettivo comprano nel presente teste e vite “di figli”, li eccitano alla follia devastante, istigano a immolare e immolarsi scioccando democrazie e inchiodando il quotidiano vivere globale. Insomma per tutelare la nostra sicurezza urge linfa nuova con idee e contenuti rivitalizzanti. Servono persone capaci di cogliere quei fermenti sotterranei di “figli” disgustati del se e degli altri, che non si perdono in ovvietà “partorendo” per abili malfattori del persuadere figli da reclutare per ribaltare libertà culturali, trasformare popoli  in un ammasso di sgomenti megalitici  becchini .

by dif

 megalitici

E dire che in un  post di febbraio 2011 scrissi  che dovevano svegliarsi.

Non lo fecero. Lo faranno?

Dovranno!!!

Voglio dire grazie a …

“giornata della donna”.

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“giornata internazionale  della donna”.

Non starò a dissertare con mie opinioni su questa “giornata” dedicata alla donna. Tanto, nella realtà, all’indomani della giornata-festa, alla donna, purtroppo resterà solo il profumo delle mimose e qualche stucchevole “chiacchiera” celebrativa. Infatti, in più di un secolo, poco ha fruttato alla donna in termini di riconoscimenti, dignità umana e pari condizioni di diritti, in nessuna società. Nemmeno in quella che si definisce, evoluta, democratica e civile. Anzi, in certi casi, le ha pure peggiorate. Piuttosto voglio dire grazie tutte quei milioni di donne senza rinomanza che in silenzio, senza chiedere nulla in cambio, in ogni angolo, anche il più sperduto e sconosciuto  si prodigano, si sacrificano e donano indiscriminatamente intelligenza, braccia e cuore per rendere migliore la permanenza agli esseri  di questo variegato pianeta umano. Voglio dire grazie a tutte quei milioni di donne che non mollano mai la speranza, il sorriso, la gentilezza, l’entusiasmo. Voglio dire grazie a tutte quei milioni di donne che sanno ascoltare con tolleranza, dialogare con giustizia, donare tempo e esperienza con gioia, battersi contro ricatti, ipocrisie e soprusi con estrema coscienza, essere stoiche nel pericolo, perdonare senza condannare, essere libere senza perdere rispettabilità, obiettività, essenza femminile. Grazie, milioni di donne amiche, colleghe, sorelle in sangue e spirito del vostro invisibile sostegno morale. È attraverso il vostro altruismo, ingegno e coraggioso impegno quotidiano che il vivere, su questo pianeta da donna, mi appare un miracolo. A tutte voi  dedico questo sonetto di W. Shakespeare:

Dovrò paragonarti ad una giornata estiva?

Tu sei incantevole e mite:

cari bocci scossi da vento eversivo

e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo

e la sua faccia sovente s’oscura,

e il Bello al Bello non è sempre saldo,

per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,

nè perderai la bellezza ch’ora hai,

né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.

Finché uomo respira o occhio vedrà,

fin lì vive Poesia che vita a te dà.

.

Credo che in questi versi di Shakespeare c’è quel qualcosa di singolarità che va oltre le solite melense ossequiose da riservare alle donne!

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Felicissimo 8 marzo a tutte le mie simili e pure ai miei contrari perchè  spero sappiamo cogliere quello che noi donne ci aspettiamo , cioè egualitari diritti senza favoritismi.

Bydif

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..Per la cronaca: i sonetti furono pubblicati nel 1609, in tutto sono 154. è un enigma a chi furono dedicati. In molti dicono che 116 a un amico i restanti all’amata. Io ho scelto il 18 simo, perché credo che la poetica di Shakespeare esprime ben aldilà di quanto uno vi ravvisa. Poichè la traduzione potrebbe discostarsi un tantino metto anche il testo del sonetto in inglese:

Shall I compare thee to a summer’s day? Thou art more lovely and more temperate: Rough winds do shake the darling buds of May, And summer’s lease hath all too short a date:Sometime too hot the eye of heaven shines,And often is his gold complexion dimm’d; And every fair from fair sometime declines, By chance or nature’s changing course untrimm’d; But thy eternal summer shall not fade Nor lose possession of that fair thou owest; Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,When in eternal lines to time thou growest: So long as men can breathe or eyes can see,So long lives this and this gives life to thee. W. S.

 

 

 

 

Che ha nel suo forziere messer 9, o 2016?

 

9
Eh si, messer 8 non ha scampo. Ai rintocchi del tempo dovrà cedere il trono a un nuovo regnante: il 2016, ovvero messer 9. Da ogni angolo del mondo,chi prima chi dopo, accoglierà il successore con gran strombazzo. Come consuetudine, noi tutti saluteremo il nuovo arrivato con gran fracasso e scintillii di luci e colori sperando così di entrare nelle sue grazie e durante il suo regno ci ricopra di ogni sorta di fortune. Perché? Anche nella frenesia dei brindisi e dei botti, avremo la certezza che il nuovo anno non sarà mai come il precedente. Già, non lo sarà perché non può esserlo. È la regola d’oro della crono legge dell’universo. Ma la domanda è: che ha nel suo forziere per noi,per te, per me, questo sconosciuto signor 2016, ovvero messer 9 ? A saperlo… Neanche tra centomila congetture scoverò la risposta indubbia di quel che ci, che mi riserva! Di tutte le ipotesi una però è innegabile: la possibilità di vivere una nuova avventura di 366 giorni, uno in più essendo bisesto. Eccitante, se non fosse che..Che ogni nuova avventura comporta dei rischi! E non è questo il fascino suggestivo che invoglia ad accogliere il nuovo anno sfarzosamente? Beh, l’incognita è vero che è sempre stimolante ma…ma anche piena di dubbi assillanti! L’avventura può essere esaltante e bella se sogni, desideri, aspettative fioriscono, come mediocre e piena di altalenanti sprizzi di felicità e tormento, pure la solita zuppa ribollita di intoppi, abbagli e difficoltà, addirittura una via crucis senza prospettive e vie di fuga. Avere almeno un sentore di quel che serba…un po’ d’agitazione che cova sotto lustrini, auguri, baci e abbracci svanirebbe. Ehi, ehi, fantasticare e angosciarsi non serve a nulla. È saggio accoglierlo e iniziare a viverlo senza congetture. Svelerà giorno per giorno, mese per mese cosa ha nel suo forziere. Il saggio. ma il curioso? Fa fatica a frenare la voglia di qualche indiscrezione! Uhm, se La curiosità è più forte della ragione.. allora qualche indizio su cosa messer 9 potrà sciorinare in bene e in male ci sta. Innanzi tutto è meglio precisare che un pronostico non è una certezza e sulla carta anche la previsione più rosea o più funesta può essere ribaltata da una decisione collettiva e individuale. In secondo luogo gli indizi tracciano le cause che possono scatenare gli avvenimenti, accennano i settori più sensibili in cui collettività e singoli saranno coinvolti, ma non forniscono soluzioni o precisano quanto gravoso sarà il coinvolgimento. Infine, l’anno in arrivo, suggerisce si il punto focale su cui ruota probabilità di fortuna e sfiga però non indica la tecnica razionale appropriata decisiva al responso dell’annuale fato. Detto ciò, a differenza del suo predecessore, volto a realizzare interessi di natura tangibile circoscritta, messer 9 espansivo e moltiplicativo,più pubblico che privato, proietterà la sua potenza carismatica in senso più ampio e altruista. Sarà generoso e magnanimo nel concedere opportunità proficue a tutti soprattutto mirate a elevare le qualità insite di natura superiore, più taccagno invece in quelle materiali evoluttuarie. Infatti, l’umanità,l’apertura al mondo,la visione globale del benessere, la cultura sociale, il prossimo, l’evoluzione mentale, spirituale, la filosofia, l’arte la scienza, i diritti democratici saranno i temi fondamentali dell’anno su cui balleranno avvenimenti e vicissitudini del pianeta terra e dei sui abitanti. Logicamente convoglierà tempo, idee, energie,volontà e azioni in tali direzione. Di conseguenza anche circostanze e fatti esistenziali, singoli, collettivi e mondiali, avranno origine dai settori equivalenti o richiederanno impegno costante negli argomenti relativi. Perfezionista e conclusivo,in primis spingerà a eliminare tutti i sospesi accumulati negli anni precedenti. In un modo o nell’altro da subito impegnerà in negoziati per chiudere definitivamente le questioni aperte, sia personali che associative, nazionali e internazionali. Meglio assecondarlo,rimandare,indugiare,nicchiare provocherebbe il disastro totale con conseguenze gravi ai progetti futuri,propri e altrui. Quindi, meglio una intesa con qualche rinuncia che un rinvio. Concludere è il suo motto principale! Tanto più si cancellerà dal “libro nero” e si porteranno a compimento i progetti in corso, tanto più avremo in fortuna, aiuto e benefici per sbrogliare anche le matasse più aggrovigliate. Se liberarsi da pastoie e pasticcini che hanno assillato chiunque negli ultimi anni sarà la mossa vincente al contrario intraprendere o buttarsi in nuove imprese non lo sarà affatto, sotto il suo regno avranno vita breve, e più che profitti porteranno perdite e guai. Il 2016, favorirà tutte le decisioni equilibrate, obiettive, volte al bene comune, al conversare con tutti senza pregiudizi. È un messer che apre le porte della fortuna a chi usa la diplomazia il tatto, l’ascolto,l’amicizia,l’ordine e la correttezza. Le chiude e intralcia a chi adopera l’egoismo, l’individualità, l’attaccamento al proprio orticello,la mistificazione, la volgarità. Sempre con l’occhio al bene universale: l’uomo, l’armonia, la giustizia, l’amore,la compassione, il prossimo saranno i campi di battaglia in cui il 2016 accentrerà gli accadimenti più eclatanti e chiamerà al cimento diplomatico e non le potenze mondiali, gli uomini di pensiero, gli operatori assistenziali,i ricercatori,gli scienziati specie se cosmospaziali, gli esteti, gli artisti in senso lato, i capi religiosi, gli specialisti dell’economia internazionale. Se l’istruzione, la perfezione, l’impegno sociale sono il suo forte,e premia volontà e sacrifici a chi li pratica, di contro, accumulo, arricchimento, lusso, materialità non sono le sue qualità più valide. Pertanto non aspettiamoci fortune finanziarie, ma fortune intellettuali. Oltre a ciò,messer9,da grande idealista aggregatore, proiettato all’espansione del sostegno umano ai miseri e inferiori, al beneficio collegiale aborre le mezze misure e l’indecisione in tali tematiche, perciò in ogni situazione, stare o di qua o di la dalla barricata farà la differenza,cioè permetterà di vincere ostacoli e avversità e giungere indenni ai traguardi agognati in ogni campo,morale, professionale, economico,amoroso. Fornisce, intuito e creatività per portare a termine propositi lodevoli, e risolvere a pro qualunque problematica purché non sia mirata all’egocentrismo. Infatti prepotenti, individualisti, despoti, dittatori e similari sotto la sua influenza non avranno vita facile. Anno di ottime possibilità di concretizzare riconoscimenti definitivi in imprese già in cantiere. Di fioritura in ogni attività professionale-lavorativa sospesa. Di incassi in attesa. Di guarigione da malanni in cura. Di bonifica e pacificazione in diatribe di società,parentado, famiglia,processi, eredità.  Con messer 9 ognuno avrà la percezione del bene e del male quindi ogni decisione nell’uno e nell’altro senso sarà una scelta volontaria e non del caso o della malasorte.
Anno eclettico, un tantino stravagante trascinatore delle folle e dispensatore di ispirazione saggia,più applicato a far raggiungere l’equità a 360° che il potere guiderà individui e masse a migliorare le condizioni di tutto e di tutti. Per dirla con papa Francesco, il 2016 includerà, non scarterà. Anzi, a ben riflettere la scelta giubilare della misericordia e del perdono di papa Francesco sembra preispirata. Anno migliore di questo non c’era per indirlo.
Concludendo:un anno in cui dal forziere usciranno:
tante occasioni e opportunità per sistemare ciò che tiene sulla corda da tempo il mondo e i singoli. Qualche scatto di impulsività dovuto alla suscettibilità nei rapporti relazionali.
Qualche altalena nelle vicissitudini quotidiane collegate al lavoro alla famiglia e al denaro.
Successo in tutte le“vecchie” imprese. Impelagamento e fallimento in quelle nuove. Una maggiore consapevolezza dei bisogni altrui e tanta empatia e generosità. Maggiore  romanticismo e passionalità.
Aumento della spiritualità,dell’idealismo religioso,dell’etica, della comprensione.
Più pignoleria, formalismo,sospetti,emotività,ipersensibilità, reazioni esagerate.
Di per se non designa grandi favoriti, tuttavia i segni nei quali sciorinerà per primi le sue ricchezze sono i quattro cardinali:cancro,bilancia,capricorno, ariete. A seguire i segni mobili:sagittario,gemelli,vergine, pesci. Infine i fissi: scorpione, leone,toro,acquario.
Se durante l’anno si vuole dar spazio alla creatività e alla voglia di fare, viaggiare, conversare, soccorrere,guardare, approfondire, allargare orizzonti, competenze e prospettive sono la scelta giusta. Porterà freschezza di animo e pensiero e quel vento nuovo adatto per scendere in campo con tanta grinta l’anno venturo.
happy new year 2016

2016

Augurissimi a tutti e se le frittelle di messer 9 non tutte saranno perfette evitate malumore e malinconia, la simpatia e la disponibilità sono il suo magnete portafortuna!!!
bydif 

a poco le previsioni sibille segno per segno

 

Il Santo”nato” da una pietra, ucciso da pietre.

giotto s-Stefanus 330 35

Si narra che la notte Santa, alcune donne, con i propri bambini in braccio, si unirono ai pastori in marcia verso la grotta per adorare Gesù Bambino e per far benedire da Lui i propri figlioletti. Tra le donne c’era una giovane sposa, siccome, anche se lo desiderava ardentemente, ancora non aveva un figlio, per non essere da meno delle altre spose, pensò bene d’inventarsene uno. Così prese una grossa pietra, mise una cuffietta in punta, l’avvolse in uno scialle, e proprio come se fosse un bambino appena nato, si mise a correre insieme alle altre tenendo la pietra stretta fra le braccia. Quando arrivò alla grotta, dopo essersi inginocchiata per adorare il figlio di Dio appena nato, guardò Gesù e nel vederlo così bello e sorridente, il pensiero le corse a quella pietra inerte che stringeva forte ma non poteva mostrare e far benedire, un po’ per l’inganno un po’ per il dolore scoppiò in un pianto accorato. Però quando si alzò per ritornare a casa, la Vergine Madre, le domandò:”Tecla, che cosa porti in braccio?” Seppur si sentì scoperta, rispose: “Allatto un figlio maschio!.” Allora Maria che aveva letto nel suo cuore e compreso il suo innocente inganno le disse: “Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio. il tuo desiderio é stato esaudito. Da ora La tua pietra é diventata un bel bambino!” Tecla scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase di stucco. Tra le braccia al posto dell’arida e fredda pietra c’era proprio un bellissimo caldo bimbo, il suo primo figlio che la guardava sorridendo. Mentre esterefatta e felice del miracolo si allontanava dalla grotta la Madonna le sussurrò :“Ricordati però che egli é nato da una pietra e a colpi di pietra morirà”. Quel bimbo “nato” da una pietra cheTecla  chiamò Stefano, proprio  come disse Maria fu ucciso da pietre. Infatti, cresciuto divenne diacono e fu il primo  cristiano  a donare la sua vita per fede. Leggenda a parte, le  origini  di S. Stefano non sono certe. si suppone fosse greco, anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica. Di certo si sa che Stefano, il cui nome in greco ha il significato di “coronato, fu uno dei primi giudei a diventare cristiano e a seguire gli apostoli e che poi in ragione della sua schietta fede, cultura e saggezza fu nominato primo diacono di Gerusalemme, dei  7 diaconi scelti dalla comunità cristiana per aiutare gli apostoli, ormai troppo impegnati nel ministero evangelico, nel “servizio delle mense”, ossia una assistenza quotidiana a vedove e deseredati. Gli Atti degli Apostoli raccontano che Stefano nell’espletamento di questo compito era pieno di grazia e fortezza e non si limitava al lavoro amministrativo, era attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora che passavano per la città santa di Gerusalemme, e che convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto e compiva grandi prodigi tra il popolo. Ciò infastidì gli anziani e gli scribi. Secondo quanto riportato dagli Atti degli apostoli, i capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi giorni del Santo, verso il 36 d.C. questi lo catturarono e trascinandolo davanti al Sinedrio con falsi testimoni “Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato” lo accusarono di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. Durante il processo inquisitorio alla domanda del sommo sacerdote: “Le cose stanno proprio così?” Stefano rispose con un lungo discorso. Il più lungo degli Atti degli Apostoli, in cui, ripercorrendo la Sacra Scrittura, come testimonianza che Dio aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti l’avvento di Gesù e che gli Ebrei avevano ignorato con durezza di cuore, concludeva: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”. Ovviamente le sue parole aumentarono rancore e odio contro di lui. ma Stefano ispirato dallo Spirito, non se ne curò e alzando gli occhi al cielo non potè fare a meno di aggiungere: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”. Ciò scatenò l’ira dei presenti che imbestialiti lo trascinarono fuori dalle mura della città e scagliando grosse pietre lo lapidarono. Concluso il martirio vendetta, deposero poi, a mo di omaggio di vittoria, i loro mantelli ai piedi del suo principale inquisitore accusatore, un giovane di nome Saulo. Nientemeno che Paolo di Tarso. Pensate un po’ il futuro “apostolo delle genti” che a sua volta finì martire della ferocia del popolo sobillato! Mentre crollava sotto i colpi degli aguzzini, Stefano pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”. Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie entrò nella leggenda. A quanto sembra furono rinvenute il 3 dicembre 415 su suggerimento di un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba, il quale ebbe in sogno l’apparizione di un venerabile vecchio, che gli disse che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti perché sepolti senza onore e volevano essere sistemati in un luogo più decoroso. Gli indicò il luogo della sepoltura collettiva, che sarebbe stato riconoscibile dal profumo. Dei sepolcri due sarebbero stati infatti decorati da cestini di rose bianche, uno da fiori di zafferano e quello di santo Stefano di rose rosse. Con l’accordo del vescovo di Gerusalemme, si iniziò lo scavo con il ritrovamento delle reliquie. La notizia nel mondo cristiano, ormai in piena affermazione, destò tanto stupore e le reliquie di Stefano cominciarono a spargersi per il mondo conosciuto di allora. Una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, che a sua volta le regalò a vari amici, il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme. Sant’Agostino attesta che, subito dopo il ritrovamento a Gerusalemme del corpo di Santo Stefano, nei suoi luoghi di culto iniziarono a verificarsi dei miracoli. Si racconta che molti avvennero con il solo toccare le reliquie, addirittura solo attraverso il contatto con la polvere della sua tomba. In seguito la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati. Ne arrivarono così tante in Europa che il numero delle relique supera la realtà di un corpo umano. La celebrazione liturgica di S. Stefano non è stata fissata per caso subito dopo il Natale. La data del 26 fu scelta in quanto nei giorni seguenti alla venuta del Figlio di Dio furono posti i comites Christi, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.

Purtroppo i martiri cristiani uccisi per fede in Cristo iniziati col santo” nato da pietra e ucciso da pietre” non finiscono mai. Anche oggi nelle filippine in 9 hanno dato la vita.

                                                                       bydif

 

il je suis…? Non basta.

terrorismo

È comprensibile se il mondo è sotto choc, i leader mondiali sgomenti, i francesi sconvolti per il trucidamento a sangue freddo, di più di cento connazionali e ogni individuo normale porta in se quel minimo di inquietudine e turbamento orrido che per reazione tramuta in un: je suis Paris. Comprensibile si, bensì infruttuoso! Vi ricordate qualche mese fa? Vi sembra che il ” je suis Charlie Hebdo” evocato in ogni dove è servito? Se è risuccesso decuplicando i morti….!!! Evidentemente alla reazione emotiva serviva altro per trasformarsi in un efficace propellente demolitore di stragi selvagge. Serviva uscire subito dai propri recinti, unire le intellighenzie, i servizi segreti, i competenti di guerriglia e atti terroristici, i diplomatici, tutti gli uomini e le donne senza distinguo, senza i soliti paletti. Da venerdì 13 tutti i Charlie chiamano i leader, stazionati nei propri orticelli a studiare difese egoistiche, limitandosi a fare comunicati di condanna circostanziali, a uscire dalla propria ortaglia. Li chiamano uno a uno a radunarsi nel grande campo mondiale comunitario per sezionare le reazioni e le decisioni del passato onde evitare di ripetere i danni che han prodotto. Chiamano gli strateghi a autoanalizzare le risposte belligeranti precedenti per capire le voragini prodotte a medio e lungo termine e trovare alternative alla guerra armata. Chiamano al coordinamento politico-decisivo globale per correggere e schivare tutte le storture prodotte da conclusioni individualistiche soggettive. Li chiamano perché il terrore è l’arma letale del fanatismo ma la paura è la sua miccia. Quindi è necessario reagire, creare un fronte forte, una barricata mondiale di uomini e donne che non si lasciano paralizzare dal panico seminato dai terroristi. Quelli lo creano apposta. Ormai conoscono tutte le pecche, le contraddizioni, le divisioni ideologiche e territoriali. Quelli che manovrano le capocce indottrinate fanaticamente prima hanno studiato e hanno imparato, convivendoci per anni, come dividere, far discutere, scomporre, intimidire per far approdare a niente. Soprattutto hanno compreso la limitatezza deliberativa comune delle super potenze per quisquilie egocentriche e l’incapacità determinante di sottopotenze, la balbuzie politica di alcuni leader, la cecità di altri, l’ambiguità di altri ancora. I satanassi ideatori e seminatori di panico e terrore conoscono a fondo i vizi dei governi e dei governanti da poterli vendere a tutti quei cercatori di sangue, di eccitamento violento spietato e gelido. 132 morti e più di 300 feriti sono una bazzecola se non si fa qualcosa di diverso dalla rituale chiacchiera e non si smette di liquidarli con i soliti slogan di esseri infami, incivili, e..e..ecc! I divulgatori di morte hanno ormai campi vasti di erbe malefiche cresciute a dismisura per sottovalutazione, pigrizia di status quo e, purtroppo anche di doppiezza, per cui urge una vera emergenza autocritica senza se e senza ma, di tutti quelli che veramente vogliono evitare una catastrofe mondiale, per rasarle. Quanto accaduto venerdì costringe tutti a azzerare le dissertazioni del passato. Un fenomeno complicato e viscido obbliga a una consapevolezza: che il je suise…diventi proficuo. Se c’è coscienza collettiva a ogni livello che il credo pianificato e inculcato è colpire, colpire, non importa chi purché produca, paura, rabbia, risposte spicciolate, reazioni scomposte, ovvio che l’isteria collettiva che fa il giochino dei massacratori si evita e il je suise un… pinco pallino, potente o qualunque, muta. Nessuno arretra e si piega alla paura, resta acritico e isolato zappatore del proprio sicuro orticello. Ogni je suis esce dal suo egoistico recinto, si unisce, congiuntamente ragiona, vanga e spezza la catena subdola del proselitismo invasato, isola i massi organizzati della guerriglia sfiancante, fende il reclutamento e il manipolamento di teste attraverso i social, estirpa i modelli distorti del terrore fanatico, le mine vaganti, gratta scava e denuda l’inquietudine esplosiva, affossa manovre e manovratori di violenza indiscriminata d’origine jihadista. Soprattutto comprende, chi sottobanco procura denari, mezzi, armi, ai fomentatori di odio per mattanze di esseri umani inermi.

 by dif

valeri

 insieme a tanti altri a cui va il mio pensiero

Affamati di…. intrighi e scandali!

papa

È avvilente constatare come l’intrigo, lo scandalo, il pettegolezzo, il tradimento, appassioni ben più del comportamento etico corretto. Basta frugare negli share di programmi TV per constatarlo. Telenovele che pullulano di personaggi dove i grovigli, i complotti, di questo o quel personaggio, inchiodano milioni di spettatori per anni. Che dire poi dei vari “intrattenimeti”? Quelli inzuppati di scalpore, risvolti equivoci, doppi sensi, sputtanamento rimpinzano gli affamati di garbugli dalla mattina alla sera. Mentre, i programmi, per contenuti, fattura e quasi sempre per recitazione e professionalità, migliori vengano ignorati o visti da un ristrettissimo pubblico. Per non dire di come libri, articoli, reportage, interviste fanno chiasso e catturano l’attenzione quando il tema centrale è la rivelazione sensazionalistica di fatti pubblici e privati e invece passano inosservati se sviluppano argomenti di qualità e utilità informativa, scientifica, di costume ecc.Mi si dirà chei pizzardonnoiosi non attraggano spettatori e lettori, hanno un target di pubblico e appassionati di nicchia. Può darsi.Tuttavia non si può negare che alla base del successo di libri, riviste e programmi c’è l’inciucio, l’auscultazione fraudolentail risalto gossipparo a tutto campo.Si parla tanto di etica e trasparenza ma sono i segreti a far pruderie e a scatenare l’interesse collettivo. È l’abuso, l’intrallazzo, la sconcezza, in sostanza i retroscena che solleticano il fruitore al punto da imbullonarlo giorni, mesi, a volte anni, su fatti e piste se non false almeno distorte. Amore di trasparenza lo chiamano.Per me è na  balla. È Una imperante schiera affamata di intrecci e scandali che pilota la divulgazione divicende, personaggi, inchieste! Prendiamo ad esempio quanto fa notizia a 360° in questi giorni: Avarizia, di Fittipaldi e Via Crucis,di Nuzzi. Due libri in uscita “venduti” alla massa affamata di macchinazioni come atto di “dovere” di un cronista informato di fatti e in possesso di prove documentali.Già, ma su carteggi trafugati da corvi e raccattati da cacciatori! Eh eh, dove c’è un corvo… c’è sempre un richiamo uccellatore. Addirittura ho letto che i corvi hanno regalato una “carrettata” di documenti riservati implorando di scriverci su e pubblicarli per far sapere al Papa tutte le malefatte che circolano in Vaticano. Domanda: non era più semplice al corvo portarle direttamente al Papa. Perché informarlo attraverso un libro? Non so a voi, a me par ovvio che lo scopo del corvo era sputtanare la chiesa dando in pasto al mondo il Papa per toglierselo di torno. Lo sanno tutti che ci sono tanti lupi che non aspettano altro che sbranarselo. Troppo scomodo e troppo ancorato a valori riferenti agli insegnamenti del Vangelo per essere amato da chi è attaccato a quelli del potere e del profitto. Meglio liberarsene. D’altronde operazione già riuscita in sordina con Benedetto 16°. Uomo di fede si ma mica cretino. Da pragmatico intellettuale aveva captato l’antifona e dato le dimissioni spalancando, con l’aiuto dello Spirito Santo, la porta del tempio di Pietro a uno poco avvezzo a sottostare a diktat della curia etantomeno a sorvolare sui comportamenti in contrasto con la missione evangelica del Pastore e del gregge. Altra domandina: il,o i giornalisti, i libri son due e riportano quasi tutti gli stessi documenti, beneficiari di cotanta “ magnanima beneficenza” di monsignori e affiliati, han bevuto il piacerino che questi facevano al Papa e hanno afferrato il tutto come un dono calato dal cielo in virtù del loro duro servizio alla collettività, o hanno avuto qualche dubbietto? Mi stupirebbe la loro credulità. Non sono sprovveduti di primo pelo ma navigati professionisti.Mi suona più che han fatto finta che era verità cristallina per comodo. Ho anche letto e sentito che i contenuti e i documenti divulgati sono un favore al Papa. Una specie di servizio aiutino giornalistico per pubblicizzare, in vari paesi, almeno un libro esce tradotto in 23 paesi, la sua opera di pulizia e riassesto del sistema curiale a tutto campo. Uh,mi immagino i salti di gioia di Papa Francesco, saranno stati così giocondi e veementi che avrà rotto la Sedia di Pietro! Anch’io l‘avrei fatti. Specialmente se l’idea circolante era quella che l‘obolo dei fedeli invece che nelle tasche dei poveri cadeva nelle bocche. Come, io “predico” una chiesa povera per i poveri e i soldini se li mangiano i “bivaccatori” in tunica cardinalizia? Mi spezzo in quattro per la pace e tuono contro armi e trafficanti e qualcuno investe i soldini raccolti in fabbriche di armi? Concentro tutte le mie energie per spappolare la corruzione e riportare sul sentimento di trasparente condotta morale e ti scopro che qualcuno comercializza le beatificazioni? Caspita che goduria di salti. Li avrei fatti così alti che il mio vicino sarebbe subito accorso per capire se avevo visto un alieno all’uscio o me ero impanzolita sul filo spinato messo nell’ ortorecinto a protezione di intrusi! Sarà che ho la malizia ma non la scaltrezza del cronista se le motivazioni, di chiarezza e di sevizio al Papa, non mi convincono e mi suonano come uno strattagemma per non dire: avevo i documenti, sarei stato un fesso a non ricavarci uno scoop sensazionalistico. Tanto più che riconosco che chi ha scrupoli non fa grandi progressi, al massimo cattura qualche risultato per bravura ma resta ai più anonimo. È chi non si pone domande di chi come e quanto può danneggiare, agli occhi dell’opinione pubblica,che fa grandi progressi nella notorietà. Seppoi intralcia l’operato, sminuiscee dirotta una immagine su binari equivoci, beh! chissènefrega. I comportamenti edificanti non fanno cassetta. Spie e traditori che vanno a braccietto con carnefici e vittime riempono forzieri! Ad ogni modo, non posso biasimare i giornalisti ma nemmeno plaudire. Aldilà di quanto affermano, a me pare una gran bufera scandalistica a pro di tanti meno che del Papa. Essendo lui il “capo” responsabile, in questo momento storico, è più facile che il tutto veicoli contropartite denigratorie. Soprattutto crei spazi giustificativi per incrementare atti di violenza a chi è già contro i cristiani –nessuno ne parla ma ne vengono trucidati più oggi che ai tempi delle persecuzioni- Accumunandoli alla corruzione, l’avidità, il ladrocinio sarà il pass per fanatici, insensati e scellerati? Non si può escludere.D’altronde ciò che monopolizza l’occhio non è l’acqua trasparente dei fiumi onesti ma ciò che di scottante e sudicio trabocca dai vasi della società a tutti i livelliComunque prosegua la vicenda, per Papa Bergoglio la lotta sarà durissima-sembra ci siano tante altre carte, foto, registrazioni trafugate – Certo, Francesco è un uomo forte e deciso, lo ha già dimostrato, e non saranno quattro carte mercanteggiate, a fermare la sua ferrea volontà di riportare la chiesa sui sentieri di Cristoe non dei farisei.

Per concludere, è deprimente constatare ogni giorno quanti affamati di intrighi e scandali vanno in cerca di cibo e quanti corvacci, falchi,civette glielo offrono.

Vi siete chiesti come mai papa Francesco non tralascia mai di ricordare ai credenti di pregare per Lui? Beh ora lo sapete!

By dif

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FLAVIA E ROBERTA

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” 2 RAGAZZE, 2 AMICHE, 2 PUGLIESI, 2 ITALIANE, UNA STORICA IMPRESA. Flavia e Roberta ci hanno fatto vivere un sogno, regalato una emozione agonistica unica e forse irripetibile. Chi mai avrebbe pensato che fossero le due amiche pugliesi a disputarsi il grande slam? Credo nessunissimo. Al massimo qualche tifoso dell’una o dell’altra ci sperava di veder la sua prediletta in finale! Invece A Flushing Medows, una di fronte all’altra, come un tempo lontanissimo c’erano loro, proprio loro, Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Allora, a nove anni, si guardarono negli occhi con la determinazione dell’atleta agli esordi che non vuol perdere e la consapevolezza che vittoria e sconfitta erano le lunghe strade da percorrere. Oggi, trentenni, si guardavano negli occhi con la stessa se non ancor più determinazione dello sportivo che non ci sta a perdere e la consapevolezza che le lunghe vie percorse le aveva portate sul tetto del mondo, ma anche l’emozione delle amiche vere con la percezione che la vittoria coronava la propria carriera a danno dell’altra. Come nelle favole più belle, poco importa chi delle 2 nella finale degli US OPEN a New York si è presa la corona da regina e chi è rimasta principessa. ENTRAMBE NEL DIARIO DELLA VITA POSSONO SCRIVERE BRAVE, BRAVISSIME. Per arrivare lì hanno faticato, sudato, lottato all’incredibile per superare mostri sacri del tennis, come Serena Williams, la numero uno del mondo, battuta da Roberta.Grazie ragazze dell’assolato sud. Grazie infinite . Una volta tanto l’Italia è finita in prima pagina, su tutti i notiziari e i media del mondo, per un fatto bellissimo, e non di fattacci. Grazie ancora, il vostro macth, imprevedibile e indiagnosticabile dai bookmacher, ha regalato a noi e al mondo l’ immagine di un Italia che sa stupire, essere protagonista, battersi con dignità, coraggio e capacità. La vostra impresa come ha detto il Presidente del Coni,G. Malagò, È una di quelle cose che fino a quando non le tocchi con mano sono un sogno”. Siamo fieri e orgogliosi di voi ragazze, non solo per il sogno trasformato in realtà, perché sappiamo che di Roberta e Flavia l’Italia ne ha tante, anche se non fanno notizia. Il derby BrindisiTaranto o Flavia-Roberta, all’Arthur Ashe Stadium di Flashing Medows nel Queens, sabato 12 settembre rimarrà nellamemoria di tanti, non solo Italiani, perché BRAVE LO ERAVATE MA ORA SIETE MITICHE!

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NE HO PIENE LE SCATOLE

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È vero, stavolta hanno esagerato. Quelle gigantografie con “Vittorio Casamonica re di Roma” “Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso” sono un po’ troppo osannanti e irriverenti per una chiesa, oltretutto intitolata a don Bosco che di umiltà lastricò la sua vita. Ma chiunque, almeno una volta, si è imbattuto in un funerale di una comunità cinti o rom non troverebbe nulla di cui scandalizzarsi, polemizzare, farci una interrogazione parlamentare, chiedere le dimissioni del sindaco, avere da ridire sul parroco, tirarci fuori ore di analisi sul perché e sul percome quel funerale è stato tanto eclatante. Men che meno troverebbe anomala la presenza dei vigili a regolare la viabilità. Pure al mio paesello dove al massimo si possono incrociare quattro gatti, 2 cani, e una decina tra auto e cristiani, per una questione di controllo e ordine pubblico, carabinieri e vigili son sempre presenti ai funerali. Figurarsi se potevano mancare a uno di Roma! Il caos avrebbe fatto imbestialire anche il morto. Che dire poi di corone di fiori a iosa, incensamenti al morto con frasi, macchinoni ultralussuosi, strade ricoperte di petali di rose e fiori, partecipazione in massa con banda d’accompagnamento che suona brani musicali insoliti se non che  sono la normalità per l’addio terreno a un qualsiasi componente del clan. Se poi il “caro” estinto ha un ruolo di capo, ha origini “nobili” o è semplicemente un membro che gode di “stima e rispetto” il tutto si tramuta in tripudio di sfoggio che a noi può sembrare kitsch e inopportuno ma a loro no. Questione di cultura, tradizioni, usi e costumi. Niente di atipico c’è nel funerale di Casamonica. Neppure la carrozza trainata da sei cavalli col nero pennacchio e bardature dorate, la rolls-royse, i suv o altre auto costose sono un mai visto. Fanno parte del rituale d’accompagnamento all’ultima dimora in cui tutto deve essere estremamente vistoso. Anzi faraonico. Giusto o sbagliato che sia è il loro modo. Cadere dalle nuvole o vederci altro in un funerale del genere vuol dire non conoscere affatto sinti o rom. Peggio,  appare un ipocrito strumentalizzare e alzare polveroni giganteschi su un fatto per alimentare odi etnici e deviare l’attenzione da fatti e responsabilità di ben altro calibro. Scommetto che se i parenti non avessero scelto la musica del padrino tutto il can can attorno a questo funerale non c’era. Se pensate che sono anch’io sinti o rom vi sbagliate di grosso. È che non vivo fuori del mondo ma vicino a un paese nel quale vi è sepolta una loro “regina” e spesso ci sono funerali simili. Se invece il discorso si allarga e scivola su un terreno diverso da quello di un funerale a un “caro estinto di etnia cinti o rom”, che ha fatto tanto notizia da finire sui media di tutto il mondo, allora tutto cambia. Tante sono le domande a cui dovrebbero rispondere quelli che oggi polemizzano, gridano vergogna, scaricano su un povero “diavolo” elicotterista gli eccessi, affermano che il funerale ha ferito Roma, la chiesa e gli italiani, rimpallano grottescamente i non sapevo.  Dovrebbero chiarire come mai si è giunti a metterci ancora una volta in ridicolo, a farci sembrare tutti mafiosi, conniventi di un sistema criminale, stupidi al punto tale da ignorare che dietro a qualsiasi funerale c’è una prassi farraginosa che è impossibile ignorare dove e come si svolge. Non fateci scompisciare dalle risate parlando ora di attività criminose, droga, riciclaggio, usura e chi ne ha più ne metta per criticare un funerale show imbarazzante, un po’ di dignità intellettuale farebbe dimenticare qualche “fuoruiscita grigia”. Seppoi dietro e dentro alla bara c’è cotanto, questo si che è atipico.. Surge un dubbio.  Come mai nessuno, prima della dipartita del Casamonica, ha curiosato o ha fatto la domandina semplice, semplice, alla Totò, a chi di dovere “ La sua vita si svolge tra casa e chiesa… E va be’, ma nel tragitto che cosa succede? Forse si evitava agli italiani una figuraccia di m…a! Cosa è successo di lecito o di illecito nel curriculum vitae del fu “Vittorio” io non lo so. Ma so che oggi è stata la “somma che fa il totale” ha farci ridicolizzare in prima pagina in tutto il mondo e resta difficile distinguere i marioli dalle mariolate. Come noto la stalla va chiusa prima. Di logica dopo è inutile. Sbraitare ai quattro venti colpe e sviste sa più di presa per i fondelli che di riparo al danno. Purtroppo Ognuno ha la faccia che ha. Ma qualche volta esagera.” Comunque sta la storia, almeno io, dtelenovelle insulse ne ho piene le scatole. Di quelle di e su Roma capitale poi….meglio sorvolare…magari in elicottero gettando petali….certe puzzette di bruciato... sembrerebbero olezzo…..ahahahah

 bye bye dif

SAN GIOVANNI BATTISTA:RITI E TRADIZIONI DI IERI E OGGI

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Si dice che il solstizio d’Estate rende  tutto  possibile. ma  solo San Giovanni Battista tutto rinnova, purifica e conferma. 

In tempi lontani i solstizi erano le porte per accedere a dimensioni ultraterrene e a loro guardia era posto Giano bifronte, colui che contemporaneamente vede nell’una e nell’altra dimensione passato e futuro. Nel corso del tempo, la tradizione pagana mescolandosi a quella cristiana, pur conservando l’antico valore di custodia delle porte- fra i due mondi, terreno e ultraterreno, ha sostituito Giano con i due Giovanni: il Battista nel solstizio estivo e l’Evangelista in quello invernale per cui le porte solstiziali di lithia, sole alla massima potenza, si aprono il 24 giugno, giorno della nascita liturgica di san Giovanni battista. Non a caso però. Secondo un’antica credenza molto radicata, anche nei paesi anglosassoni e celtici, è il giorno in cui il sole si sposa con la luna, ossia il fuoco con l’acqua, e nelle antiche celebrazioni di S. Giovanni il fuoco e l’acqua, falò e rugiada, sono i simboli più acclarati. L‘acqua che non bagna, la famosa guazza o rugiada, perché purifica ed eleva dona sapienza e fortuna, ai saggi potere materiale e spirituale; il fuoco perché non brucia i raccolti, ma riscalda, rinvigorisce, illumina le tenebre, incenerisce le negatività, dona abbondanza futura purificando la terra attraverso i tanti falò accesi nelle campagne che eliminano le scorie dannose del passato recente. Nella antichità i riti d’inizio estate erano considerati un momento di pienezza di vita, di rinnovamento delle energie, di tempo per liberarsi da paure, tristezze e dolori della vita. Con San Giovanni Battista il solstizio d’estate invece è tempo di purificazione e di rinnovamento del sé, cioè un rinnovato impegno a Dio e a noi stessi. In realtà sacro e profano si fondono e si confondono nelle tante credenze, ritualità, magie e superstizioni fiorite intorno al santo e al passaggio del sole dalla crescita alla decrescita, in tutto il mondo. Per i più il 24 giugno, da mezzanotte a mezzanotte è un giorno in cui tutto è possibile, l‘inverosimile può farsi realtà concreta e il verosimile può addivenire astrazione pura, come per esempio la leggenda che se si va in un bosco ricco di felci si può avere l’esclusivo piacere di veder sbocciare, su una felce maschio, un bianchissimo fiore che schiudendosi inonda di una luce purissima capace di fugare ogni sorta di male e stregoneria e donare ricchezza fortuna. O quella dei serpenti che si riuniscono e si trasformano in una grande palla sibilante e contorcente chiunque riesce a prenderla ottiene poteri magici. Tante le tradizioni e i riti in uso legati alle celebrazioni popolari in onore di  san Giovanni e al solstizio che rappresenta il Sole in tutta la sua gloria, passione e assicurazione del successo del raccolto. Per maghi e stregoni di ogni tempo la notte che precede la festa, ieri del sole oggi di san Giovanni, è considerata magica per eccellenza con tantissime storie di streghe, sabba orgiastici, riti a sfondo più o meno demoniaci e truculenti. Inoltre, porta con molti rituali legati alle fate che hanno influenzato popoli e tradizioni ma anche la letteratura, basta pensare a Shakespeare e al suo ” Sogno di una notte di Mezz’estate”.

Di seguito una breve panoramica di riti e usi più popolari legati al sole e al Santo :

– i falò la cui accensione serve a dare luce allo spirito depresso,saltandoli si ha fortuna, danzandovi intorno si allontanano gli spiriti malvagi; il “bagno” conla guazza come atto di purificazione e rinnovamento che richiama il battesimo hanno il posto d’onore.

-raccogliere fiori e erbe per ottenere l’ acqua profumata di san Giovanni che leviga e toglie impurità ma che in Spagna e altre parti le giovani donne sperano di divinare e scoprire il futuro amore.

– decorare con foglie di betulla, finocchietto selvatico, iperico e lillà bianco le porte delle case per proteggere da malattie .

– Cogliere le noci immature, sia per fare il nocino, il nocello, e il liquore detto schiara cervello”, sia come simbolo: da tenere in casa per rafforzare la fede in quanto la forma ovale del mallo indica spiritualità, e sia per richiamare il valore dell’uovo filosofico in cui si maturerà la pietra.

Legare a mazzetto 5 erbe: rose, iperico, verbena, ruta e trifoglio, per rinnovare e saldare i vincoli d’amore.

cogliere le “erbe” tra le tante usanze forse è la più popolare, in quanto le erbe e i fiori erano e sono il simbolo del potere guaritore del Sole che, a Litha, raggiunge il suo apice e comincia la seconda parte della sua iperbole ovvero la discesa. Cogliere le erbe significa anche “raccogliere la Luce e conservarla per affrontare l’oscurità che si appresta a tornare. Ma quali sono le “erbe” e come vanno raccolte? Per le quali non c’è limite, ovviamente quelle che hanno potere curativo per gli erboristi, magico per quelli che credono nei poteri soprannaturali. Nella cultura contadina e popolare la raccolta delle erbe,  seppure la scelta  varia da territorio a territorio, è la preferita. Per il come invece tradizionalmente la raccolta è importante e va fatta con abiti, utensili e gesti precisi. Tanto per dire: le erbe vanno colte con la mano sinistra,anche se nel canto scozzese per la Raccolta Sacra tratto dai Carmina Gadelica, con il quale i Druidi accompagnavano il rito, le indicazioni sono differenti, ovvero raccoglierle con la destra e riporle per conservarle con la sinistra. I contenitori, sia durante la raccolta, sia nell’essiccazione e conservazione, assolutamente non metallici, vimini e terracotta sono i preferibili, ma vanno bene anche sporte di tessuto. Mai recidere le erbe e i fiori con forbici o mezzi simili ma con le mani o un coltello di legno. Al momento della raccolta indossare una tunica,o un abito largo, in cotone o fibre naturali in colori chiari, meglio se bianca verde o arancio. Per precisare,la raccolta era ed è sacra, in quanto per i credenti rappresenta un momento di grande comunione con Dio e per i laici erboristi esperti un grande connubio tra la natura e l’uomo quindi foglie o pezzetti delle erbe, non vanno mai lasciati a terra ma raccolti e posti in un sacchetto di stoffa. Tra l’altro a detta di alcuni il sacchetto acquisterà un grande potere magico-divinatorio e se posto sotto il cuscino rivela in sogno avvenimenti terreni e ultraterreni – anche nella cultura celtica, la «messe magica» costituiva il riflesso di quanto avveniva nel macrocosmo, sul piano spirituale e quanto sarebbe avvenuto nel microcosmo sul piano materiale.

Ma chi era san Giovanni Battista?

Giovanni Battista, il battezzatore, è una delle personalità più importanti del cristianesimo in quanto la sua vita già dal grembo materno si intreccia con quella di Gesù. A iniziare dalla sua venuta annunciata dall’arcangelo Gabriele, lo stesso angelo che sei mesi dopo annunciò quella di Gesù alla vergine Maria, per proseguire con Giovanni che fu il primo a dichiarare, più volte, di riconoscere Gesù come il Messia annunciato e, nel giorno del suo battesimo nelle acque del giordano, lo additò, ai suoi seguaci, come “l’agnello di dio che toglie i peccati del mondo” sottolineando il proprio rapporto di dipendenza affermando: “Egli deve crescere e io invece diminuire “lIlum oportet crescere, me autem minui” –vang. di giov.-In base alle narrazioni evangeliche Giovanni, figlio di Zaccaria e Elisabetta cugina di Maria, fu generato eccezionalmente quando i genitori erano in tarda età. Definito nei vangeli “voce di uno che grida nel deserto” vox clamantic in deserto, Giovannisecondo Marco – vestito di pelle di cammello e cibandosi di locuste e miele selvatico, conduceva una vita di penitenza e preghiera nel deserto. Proprio nel deserto sembra abbia avuto contatti con gli esseni, comunità monastiche giudee che vivevano nel deserto aspettando il messia, che praticavano già il battesimo, ossia l’immersione in acqua come rito di purificazione. Mentre per alcuni vangeli apocrifi, fu in seguito alla morte della madre che si sarebbe recato nel deserto dove fu istruito dagli angeli e uomini sapienti alla futura missione di conversione attraverso il battesimo. Imprigionato per aver condannato pubblicamente la condotta scandalosa di Erode Antipa, fu decapitato intorno al 35 d. C. per compiacere Salomè, figlia di sua cognata e amante. Per aver conosciuto direttamente Gesù e per averne annunciato la messianicità divina Giovanni è ricordato come “il più grande dei profeti”. Venerato da tutte le Chiese cristiane e non solo, insieme a Gesù è presente anche nel corano come un dei massimi profeti che precedettero Maometto. Da Agostinone dà notizia già nel IV secolo, sappiamo che la celebrazione della nascita di Giovanni al 24 giugno nel cattolicesimo è antichissima, e i riti celebrativi erano considerati un momento di pienezza di vita, tra l’altro insieme alla vergine Maria è l’unico santo di cui si celebra oltre la nascita terrena anche il dies natalis, ossia la morte come nascita alla vita eterna.

Tante le iconografie rappresentative di Giovanni Battista, per inciso è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli e ciò testimonia il grande interesse che in tutte le epoche ha suscitato.

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buona serata  di fede divina  e luce terrena

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l’immagine :San Giovanni del Caravaggio

Lettera di un soldato

 

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Oggi ricorre il centenario – 1915-2015 – dell’entrata in guerra dell’Italia. Per quante parole  potrei trovare, per descrivere gli orrori, il biasimo e le sofferenze umane che portò con se quella guerra, nessuna suonerebbe veritiera, tutte assomiglierebbero a un assemblaggio retorico, un po’ perché non l’ho vissuta sulla mia pelle, un po’ per il tempo che nel suo trascorrere inesorabile inghiotte anche i ricordi più scolpiti tramandati da chi c’era. Inoltre, mai potrei con le parole mie dare il senso giusto alle emozioni e ai travagli intimi di quei uomini -soldati di trincea, più o meno coraggiosi e più o meno arditi e consapevoli del perché erano lì ma comunque combattevano fino all’estremo limite. Credo, anzi sono certa che la sottostante lettera, allora censurata e riportata come fu vergata dallo sconosciuto soldato, non solo onorerà la memoria di chi mai rivide il sole nascere da quelle trincee della 1 guerra mondiale, ma illuminerà menti e cuori a vedere ognuno di quei ragazzi, uomini, alpini combattenti oltre ogni oratoria prolissa celebrativa.

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lettera di soldato dal cognome ignoto del 10 gennaio 1916 da Zona di Guerra a Sassuolo di Modena. Censurata.

Stimatissimo signore

Mi affretto a scriverci questa mia la quale gli darrò spiegazione della mia vita. Ora senta la civiltà della nostra bella Italia gli dirò che noi stiamo trattati come cani, ed in servizio siamo in tutte lore. Quando ripenzo mi si speza il quore, trovandomi nei pianti e nei dolori, gli dirò che fra gli morti, cioè i nostri frattelli, passeggiamo come passeggiare sopra gli sassi in un fiume, questa è la civiltà della nostra Italia. Gli dirò che qua siamo in mezzo nei disagi ed alle passioni ripensando alle famiglie nostre care. Qua riposiamo come le belve alla foresta e del mangiare sidanno poco e niente, qua si troviamo privi di ogni sorte e sofrire siamo noi già stanchi. Dunque mio buon signore, ora gli debbo tralaziare di farmi la mia pace desisederata perché mi chiamo e ecco in servizio bisogna ritornare. Qui ammalati non ne conoscono per niente, ammalati è come sani, sempre in servisio, siamo sensa mai avere una piccola oretta di libertà qua tutto e nero e sangue che se lui vedesse la nostra vita come e trattata, non la può giudicare altro chi non la provata. Dover pensare alle famiglie cari che si sta bene, bisogna piangere come i bambini alla sua madre, penzare che qua cia laziato la pelle tanti padri di famiglia lasiando le sue molie e figlie nel dolore, lasio giudire a lui che cosa daranno mancando chigli mantiene il pane. Ora gli dirò che io mi trovo al fronte di cordilana, dove a macello della carne Umana. Quante  famiglie fra i dolori e pianti, Morto che gli sarà il suo caro guerreggiante povere spose e figli tutti quanti. Noi stiamo giornalmente tribulanti, li chi perderà il marito e gli amanti, brutte giornate noi stiamo qui passando, Nel mezzo amaro pianto e le passioni con tanto furore e poi tribolazione. Solo di me spiegato una piccola passione che soltanto e simile di questa vita infame. Firmandomi rispettoso. Saluti ed addio perché di qui non si salva baciandomi tutti i miei cari.

elmetti 1 g. m.

mai dimenticare che la strada della libertà va percorsa ogni giorno con gli occhi aperti  impedisce, forse, simili orrori

Bydif

 le foto le ho scaricate dal web