L’OROLOGIO QUADRATO

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Per anni la strada ho divorato

Con l’occhio incollato

All’orologio quadrato

Ho viaggiato e viaggiato

Galoppato e sbarellato

Inferi sentieri traversato

Assediati da filo spinato

Ho visto e scrutato

Albe sbiadite e irrigidite

Cieli chiari e cieli infocati

Saltato pasti e ingozzato

Caffè bollenti e chiodi molesti

Ho visto e scrutato

Crepuscoli bruni e notti incavate

              Volti bianchi e volti  crucciati                 

Piedi scattanti e piedi bloccati

Con l’orologio quadrato

Incollato a lacrime e naso

Per anni la strada ho divorato

              Ho traversato anse e serpai             

Nebbie e veleni infiltrati

Quartieri sovrappopolati

Paesi con  muli sbandati

Ho visto e osservato

Sorrisi stirati e bimbi assonnati

Alberi verdi e alberi impalati

Tormente infide e afe sgobbate

Piagge rocciose e  lande nervose

Superato spaventi e sbandate

Grovigli di serpi e fiumi assetati

Venti furiosi ed esaltati curiosi 

Per anni la strada ho divorato

Con l’orologio quadrato

Incollato al cuore spezzato

Ho viaggiato e viaggiato

Oltrepassato oceani placati

Mari rabbiosi e deserti turbinosi

Campi  rigogliosi fiumi nebbiosi

Giardini infiorati e boschi festosi

Scorto anime squartate

Volti crudeli e ghigni piegati

Occhi lucenti e mani serrate

Per anni la strada ho divorato

Incollata al vetro sabbiato

Ho viaggiato e viaggiato

Col  mio orologio quadrato

HO scavalcato filo spinato

Violentato tempo e ragione

Ingozzato  polvere e  delusione

Domandato e imprecato

Vegliato e digiunato

Pianto  e defecato

Come un vecchio soldato

In trincea appostato

Con l’occhio incollato

Al nemico giurato

Inflessibile logorio d’un tempo

Comandato da travaglio e fiato

Avverso a soste e passioni

In nome d’un dovere esaltato

Da materno senso persuaso

Ho viaggiato e viaggiato

Col mio orologio quadrato

Volteggiato tra forre e precipizi

Varcato confini e pregiudizi

Sfidato  poteri e avventurieri

Cambiato stile amanti e pareri

Consumato  mille pensieri 

Con l’occhio incollato

Al mio orologio quadrato

Per  anni la strada ho divorato

Scorticando ogni illusione

Ho rotto  l’orologio quadrato

La    strada  mi ha divorato

 

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Non sono parole a caso, sono  la sintesi di un pezzo di vita reale d’una donnamadre. L’’orologio era l’ incubo giornaliero di  un lavoro dai modi e ritmi sfrenati lontano da casa

AMO LE TUE MANI

 

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SONO DURE LE TUE MANI

QUANDO

SFIORANO LE MIE

SONO RABBIOSE LE TUE MANI

QUANDO

STRINGONO IL MIO CORPO

SONO IRREQIUETE LE TUE MANI

QUANDO

VAGABONDANO SULLA MIA PELLE

VUOI DIRMI

CHE SEI  FORTE

O CHE..

SEI POTENTE

O..FORSE

VUOI INTIMORIRMI

FARMI ASSORBIRE

CHE

CON UNA STRETTA

PUOI

SBRICIOLARMI

O

CREDI CHE

 STRITOLANDO IL MIO CORPO

TI LIBERI

PER SEMPRE

DI ME?

 

AMO LE TUE MANI

DURE

RBBIOSE

QUANDO VAGABONDANO

 IN ME

 

 

E.P.F 1976 

 

 

 

RICORDIAMO ELUANA

 

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Fra pochi giorni, esattamente  il 9 febbraio, è un anno che Eluana se ne è andata ma per me non è passato un giorno, ho ancora vivo il suo messaggio.

Solo le vibrazioni dell’amore o leggi certe sul testamento biologico l’avrebbero salvata da una fine tristissima e controversa.

Molti compresero le motivazioni del padre, pochi  il silenzioso dramma che combatteva per far comprendere che In lei c’era la vita e non la morte.  Certo una vita diversa da quella che consideriamo “normale”. Una vita in una dimensione estranea alla materialità, non agganciata ai luoghi comuni, alla routine, ai sensi che conosciamo, una vita forte e intensa che sentiva e partecipava utilizzando canali ancora a noi sconosciuti.

Il dramma della sua fine in gran parte si deve alle “certezze” di alcuni pseudo scienziati che valutano tutto in termini grossolani, riducono l’entità umana al pari di una pietra, di una massa corporea e basta. Gente così certa che le creature umane non siano altro che ossa ricoperte di muscoli e ciccia da rinnegare la scienza vera, quella che contempla: – niente è certo fin quando non è stato dimostrato il contrario –

Ma chi ha dimostrato che siamo solo materia? 

Mi son chiesta: chi erano quei sapientoni per affermare che Eluana era solo un oggetto, un corpo vegetale e in lei non pulsassero sentimenti e intendimenti, non percepiva il circostante? Quale essere umano ha la verità, conosce l’essenza complessa dell’uomo da fargli dire che chi non ha un’autonomia funzionale è meglio eliminarlo, che il suo stato è irrevocabile, che non soffre, non pensa, è solo amorfo?

Nessuno scienziato, degno di tale nome, o persona di buon senso si sogna di fare certe affermazioni arroganti in virtù della consapevolezza che le cognizioni che possiede sono parziali, aldilà che sia ateo o abbia una fede. La storia umana insegna che non esiste mai una certezza definita, solo una parziale verità, altro c’è da scoprire. Quando l’uomo con la sua ricerca avanzerà avrà tante sorprese, molte certezze di oggi non saranno altro che un mucchio di ipotesi sconfessate, comprenderà quante assurdità ha sostenuto per mancanza di umiltà e competenza. Purtroppo non serviranno ad Eluana, a lei serviva ammettere che ci poteva essere un dubbio tra la sua realtà e la conoscenza umana.

Infatti, nel momento che ebbe la certezza che non c’era più amore per lei si arrese. Chi le stava intorno si adoperava per toglierle la sua possibilità, a niente erano valsi i messaggi che il suo corpo aveva mandato per far comprendere che in lei c’era la vita e voleva continuare a viverla. Afferrò che i camici che giravano non erano amorevoli come quelli delle suore, vibravano di morte, escludendola dalla vita. Preferì andarsene senza preavviso dando una lezione di dignità e di orgoglio, lasciò però un messaggio preciso che sapeva quanto avveniva intorno a lei, volle dire che l’ottusità è peggio di uno stato apparente di vita terrena.

Inutile dire che alcune “menti brillanti” allora come oggi sono rimaste nel loro misero orticello di presunzione a coltivare raperonzoli; convinti di sapere tutto sulle leggi che regolano la natura, non sanno saltare i loro recinti, scrutare oltre, neppure per capire da dove è sbucato il seme del loro raperonzolo….

Illusi, poveri illusi farciti di superbia, mancanti di qualità da veri uomini di scienza.!

Comunque quel 9 febbraio di un anno fa la vittima innocente si prese la sua vittoria senza ciance e rumore, arrivando con il pensiero dove l’uomo meschino non arriverà mai e batté tutti sul tempo. Purtroppo sapeva che la sua battaglia era diventata impossibile, aveva resistito per 17 anni solo per amore, un amore viscerale che allora come oggi pochissimi arrivano a percepire. Materialmente ha lasciato il pianeta, spiritualmente vive, e continua la sua battaglia mettendosi in contatto negli animi di tanti. D’altronde, prima dell’incidente, era una ragazza decisa e dalle idee ben chiare, eppoi nella tragedia si era disintonizzata solo nelle funzioni motrici, la sensibilità, la capacità di comprendere quello che avveniva attraverso gli occhi e l’udito le erano rimaste intatte e nel tempo, per legge del compenso, si erano centuplicate.

L’altranno, in questi giorni, in Italia e nel mondo la vicenda eccitò gli animi sollevando un gran polverone mediatico, e tanti parlamentari blaterarono sulla necessità di approvare una legge in proposito. Ma come dice un vecchio proverbio: “Passata la festa gabbato lu santo” tutto si spense alla svelta.

Lo scalpore empatico di un dramma personale non è servito a cambiare le regole, tutta la fretta è finita insabbiata nei gossip. Chiacchiere che al solito hanno rubato tempo e spazio a questioni importanti.

Urge una legge sul testamento biologico che faccia chiarezza, urge mettere regole e confini a chi definisce    mostri viventi” creature in stato di alimentazione indotta per evitare il pericolo di eccessi, e, prima che a qualcuno venga in mente, come ai nazisti, che “ i disabili sono un problema da eliminare, non sono degni di vivere, sono esseri sgradevoli che deturpano e non hanno diritto di stare su questo pianeta. “

 Dopo, solo dopo,  a tragedia consumata,  tutti, cadendo dalle nuvole, farebbero un gran vociare stonato strabuzzando gli occhi allibiti sul come, sul quando e il perchè, attribuendo   responsabilità  anche al vento per scaricare  le proprie.

 In questo paese il termine “prevenire” è duro, non entra nelle orecchie, se ci entra esce alla svelta.

Non si può e non si deve mettere nel dimenticatoio l’evento della morte di Eluana, le dobbiamo molto

Bisogna mantenere viva l’attenzione, non fosse altro per impedire all’inerzia politica- legislativa di ripetere una simile e drammatica condizione, costringendo famiglie e autorità giudiziarie a prendere decisioni estemporanee. 

 

PASSANTI

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Sono tra la folla, un’immensa folla e mi sento ghiacciare.

 

Coloro che passano rimangono indifferenti a qualunque condizionamento di movimento, coinvolgimento passionale collegato al circostante. Vanno come automi. Passanti quindi, solo frettolosi, distratti passanti che non incidono sul vissuto ne modificano qualsiasi alternativa. Quello che non mi quadra nell’indifferenza dei passanti sono i pensieri. Dove va la loro energia? Tutta la folla anonima che va su e giù e incrocio, porta con se un bagaglio di vivacità intellettiva che lavora e si logora indipendentemente dallo sguardo asettico che posa sul circostante. Di sicuro cammina rimuginando una serie di considerazioni, avverto che queste si sparpagliano nell’aria rendendola satura e densa, effondono segnali variabili che guizzano e ricadono qua e il senza un nome, senza un volto.

Guardo e scruto quella folla, non si lascia turbare da nessun tramestio che la strattona, la spinge, la detesta. Va e passa come se seguisse una scia, un fluido misterioso che la porta verso un luogo meraviglioso. Per brevi attimi rallenta l’andatura e il turbinio dei pensieri si placa, sembra seguire un ritmo, sia tirata da  un filo conduttore invisibile verso una meta,  non è una folla ordinata, è un insieme di ammassi sparsi che non si distoglie e non esterna, cavalca sopra tutto e travolge tutto quello che l’intralcia. Una folla che inghiotte senza pietà, una folla che nessuno è capace di arrestare,  un fenomeno inspiegabile del collettivo umano: passare senza concedere un granello di se.

 

Provo a spintonare un passante per vedere se mi guarda o reagisce, niente, mugola qualcosa di incomprensibile e va con le sue sporte colorate come se non avesse corpo e vivacità ma solo piedi, immensi piedi che lo trasportano. Rabbrividisco di orrore, chi ha inghiottito  l’energia motrice dell’essere umano? Tutta quella folla sembra formata da tante macchie opache senza connotati, vapori insulsi che ondeggiando si sono uniti per formare un accozzaglia eterea  che vaga  senza più sogni e speranze, senza un guizzo ricettivo a quel che le gira intorno. Eppure vi sono luci che roteano e feriscono le pupille, musica a tutto volume che entra nelle orecchie peggio d’un ago acuminato, immagini che scorrono su un grande schermo e rimbalzano sui volti scialbi come onde psichedeliche.

 

Mi assale una strana sensazione, non è ira né turbamento soltanto freddo terrore, cerco un contatto, un sorriso qualsiasi che interrompa l’orrido incantesimo di un maghetto burlone che ha reso incorporeo l’andare della folla, urlo, mi affanno tra i passanti, nessuno si gira, nessuno accenna una reazione Passanti, solo passanti transitano, forse di una realtà a me sconosciuta, forse di una dimensione trasparente senza un briciolo di calore e passione eloquente.

 

O…forse fantasmi di gente oppressa da un sacco di problemi per tirare avanti, con in  testa solo il frullio di come arrivare alla fine del mese con dignità, indaffarata a fare conti e conticini per pagare mutui, affitti, bollette, scarpe ai figli, rette di asili nido. Gente intontita da assilli che vengono ogni giorno sbandierati da chi non ce li ha sui media: recessione, precariato, cassa integrazione…. Gente evanescente per politici e politicanti che ha consistenza fisica sola durante le campagne elettorali.

 

Quello che vedo non è un ammasso automatizzato e gelido di passanti, è una folla stremata, perplessa, concentrata ora dopo ora a spremere le meningi su come sbarcare il lunario della vita, non può distrarsi, non può concedersi il lusso di girare la testa a chi urla per carpire un’espressione, non può dar segni di umanità, può solo camminare con i suoi enormi piedi fissati al piancito lustro d’un supermercato.

 

 

 La foto è del “principe”GE&GE

 

E’NATO!!!

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E’ nato,

 il sacro bambino

è nato, 

nostro Signore

è nato,

il verbo  Salvatore

è nato,

  il nostro  Redentore

è nato

il buon Pastore

è  arrivato nella notte Santa

ad annunciar la lieta novella

è arrivato con la grande stella

a portare amore su tutta la terra

E’ nato,

 il celeste bambino

esultate gente d’ogni dove

esultate gente d’ogni colore

esultate gente nel profondo del cuore

E’ nato

è nato il divino amore

 è nato

il nostro pacificatore

 è nata

la speranza del cammino

è venuto

 a rischiarar l’uomo meschino

 Accorrete

gioite e  nella fede  venerate

Accorrete

 lodate e  nella speranza onorate                     

Accorrete  

 acclamate e  nella carità donate            

   Accorrete

  osannate e   nell’umiltà adorate

Accorrete

  glorificate e  nella pace rispettate

Accorrete

 celebrate e  nel perdono amate

E’ nato

lo sconfinato

è nato

 il  messia della profezia

è nato

 l’agnello divin sacrificato

venuto

a riparar l’originale peccato

a donare la vita

a essere immolato

E’ nato

Colui che fu Che E’ Che sarà

 alleluia, alleluia, umanità

 

 epf

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FIOCCA LA NEVE

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Qui nevica che è un piacere….già è tutto bianco, bianchissimo quello che mi circonda, puro e terso quello che mi sovrasta.  Solo io sono un puntolino agitato. Abbagliato dalle lucette intermittenti che sfavillano qua e là scruto e penso a quanta fatica questo scenario fiabesco mi costerà…se dura a nevicare … domattina dovrò alzarmi alle prime luci dell’alba….Dopo aver ingoiato un caffè bollente da spellarmi la lingua dovrò imbacuccarmi, armarmi di pala,   e spalare e spalare per aprirmi un varco finchè è fresca perchè se quella… gela per spiaccicarla altro che badile ci vuole il piccone… Vedrò il mio fiato formar ghirigori nell’aria, sentirò le mie gote arrossarsi dal freddo pungente, le labbra screpolarsi,  il sudore gelarsi, mi verranno i calli alle mani…  Non c’è che dire, una bella prospettiva nivea che già mi sbianca… il sonno!  Dormirò con un occhio e con l’altro scruterò il cielo, penserò alle mille cose da fare e alle tante che dovrò  rimandare…. Non poteva aspettare  la notte di Natale a scender giù? Mi sarebbe sembrata una manna celestiale…. avrebbe  avvolto e ovattato tutto creando  un’atmosfera d’attesa silente e incantevole,  uno spettacolo meraviglioso da assaporare con gioia attraverso i vetri, mentre tutti insieme intorno al caminetto  scoppiettante  avremmo atteso la mezzanotte per udire il suono delle campane a festa annuncianti la lieta Novella….. Invece no, la fastidiosa fioccaiola,  fiocca e volteggia giù, mi guarda, ride e dice : ehilà cocca guardami e preparati a spalare, non startene li come una ghiacciola di cristallo appesa all’albero del piazzale!!!

La neve è bella…in cima alle montagne… una pacchia per oziare e sciare…. in pianura…. una vera seccatura da spalare col pericolo di scivolare…..se poi hai fretta e devi andare a lavorare son palle…. da tirare!!!!

Qui, la neve  fiocca che è un piacere…. il paesaggio è  così candido e infiocchettato che abbaglia e ti toglie il respiro dallo splendore….La coltre di quanti cm sarà domattina se adesso è di 20?…uh, meglio  godersi lo spettacolo tanto sarà una notte….bianca….

IL NOSTRO PRESEPE

Aspettando la notte Santa
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Il nostro presepe è piccolino

grande è l’amore nel  cuoricino

attende trepido

la nascita del Divin Bambino

Annunciata da angelo e cherubino

a tutto il mondo poverino

da stella cometa col codino

ai re d’ogni cantuccino

Il nostro presepe è piccolino

immenso l’amore del Bambino

verrà  a riscaldar 

il gelo d’ogni miserino

a illuminar il cammino

d’ogni uomo

strappandogli via   l’odio

piantando un seme nuovo

di letizia e mitezza

Il nostro presepe è piccolino

dentro c’è la tenerezza d’un bambino

con l’aureola e il mantellino

la dolcezza di Maria e il pastorino

la bellezza che  adora  il Divino.

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felice attesa …

bydif

 

BOLLA DI SAPONE

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Bolla

Soffice schiuma

turgida d’alito

Aleggi nel blu

Un soffio un sospiro

Un lieve puff

Scivoli giù

Ti perdi

Svanisci

Non ti vedo più

dif
Quando l’amore  mi spalanca le sue porte, mi sembra di scorgere un mondo composto da  una miriade di punti colorati con i quali posso andare a giocare all’infinito. Sono talmente convinta  che ciò che  percepisco e vedo  non è effetto di fantasia che varco la soglia  con la stessa impazienza, slancio  e  incanto di quando bambina avevo un dono da scartare. Mi lascio esaltare da tutti quei meravigliosi puntolini impalpabili, credendoli eterni e incorruttibili. Abbandono senza remore ogni freno inibitorio. Esco dal cono d’ombra fosco e anonimo che imbrigliava  vivacità e  creatività, ardita, spericolata, libera. Desidero solo correre, emozionarmi, tuffarmi leggera  e ariosa in mezzo a quei puntolini variopinti, acchiapparli, stringerli, ruzzolare, esultare di gioia, inebriarmi della loro luce. Carpire con anima e corpo ogni sfumatura, svolazzare, fluttuare. Entrare in quello spazio tempo dove tutto ti è possibile,  anche credere che  una bolla di sapone sia indistruttibile.

Quando l’amore mi spalanca le porte,  scorgo una miriade di  puntolini luccicanti, son bolle di sapone sperse dal vento

FAME DI VITA

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                                                    ………..HO… FAME……………      
FAME DI PANE

FAME DI GIUSTIZIA

FAME DI LUCE

FAME DI TERRA

FAME DI CASA

IL MIO STOMACO

E’ VUOTO

LE MIE BRACCIA INERTI

I MIEI OCCHI CIECHI

I MIEI PIEDI SOSPESI

IL MIO TETTO DOV’E’?

LA MIA PELLE A BRANDELLI

LE MIE OSSA DEFORMI

IL VENTRE ENORME

….VUOTO DI CIBO

PIENO…DI PROMESSE

IL MIO PANE DOV’E’?

HO FAME…TU…INGOZZI

HO SETE… TU… TRACANNI

HO FREDDO… ACCAPARRI

HO SONNO…OZI

…NON SENTI…

NON VUOI SENTIRE

SPESSO.. TI VENGO VICINO

RIFUGGI…

TI CERCO..SCAPPI..

TI TOCCO..

MI CALPESTI…

E’ TRISTE

MI BASTA POCO

NON VUOI DARMI NULLA

NEPPURE UNA PILLOLA

PERCHE’?…

HO FAME

FAME DI VITA

*** 

Ogni cinque secondi un bambino muore di fame. La cantilena propinata dai vari tg in coincidenza del vertice FAO a Roma è durata meno del vertice. Finiranno così anche i cinque punti stilati nell’accordo? Quanti bambini ancora dovranno morire di fame, stenti, soprusi per passare dai bla bla bla ai fatti, vedere le promesse trasformate in realtà, cibo, medicine, assistenza, scolarità, giustizia etica e sociale. Quando si metterà fine a questo scempio che disonora qualunque paese si reputi civile, democratico, avanzato. Quando ci sarà la volontà di dare diritti e dignità a questi bambini e si smetterà di dire che ogni giorno ne muoiono 17mila e il giorno dopo non succede niente? Temo, purtroppo che faremo prima a vedere gli alieni girare sul pianeta piuttosto che sapere che nessun bambino muore per fame dovuta all’iniquità umana.

bydif

 

  

                                       

SCONQUASSO

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QUANDO LA VITA TI HA TRADITO

L’UMANITA’ IGNORATO

NON PENSARE

ALLA MORTE COME AMICA

NON VIENE LIMPIDA E COLORATA

COM’OMBRA ARTIGLIANTE SENZA PIETA’

OLTREPASSA

LA SOGLIA DELL’ETERNO ANDARE

INCURANTE  RASTRELLA E CATASTA

DISSOLVE

NEL RULLIO ASCENSIONALE

VELEGGIA DA MARE A STELLE

SFIORA

FORMICAI D’ ANIME AMBULANTI

ANCORATE A SCALE DOLORANTI

ASPETTAN D’ESSER RISUCCHIATE  

DAL GORGO IGNAVO

ABBANDONATO PER FALLO AMARO

FUGGI VELOCE DAL PENSIERO

SCONQUASSO

FOLLIA LUSSURIOSA D’ UN ATTIMO

LUSINGA DI SCONFINATO AMORE

URLA

ALLA LUCE CON L’ENERGIA ASSIDERATA

FIN QUANDO ALL’ORIZZONTE

COMPARE UN FANCIULLO SPENSIERATO

S’ANFRATTA E GIOCA CON LA VITA

SENZA SGUARDO VOLGERE

ALL’OMBRA  CHE TRAVALCA I CONFINI

TALLONA IMPASSIBILE IL BALENIO

FOGNANTE

MODULATO IN SIMBIOSI AL DISEGNO

TRACCIATO

INTERCONNESSO A SEQUENZE FALLACI

SFUGGENTI

ALL’ORDINE TEMPORALE ESPLORATO

QUANDO LA VITA TI HA IGNORATO 

NON ECLISSARTI

E’ SOLO UN ATTIMO VUOTO

C’OSCURA IL DISCO LUMINOSO

DEL TRANSITO PROVVISORIO

Sono rimasta fortemente colpita e rattristata  dal suicidio del portiere tedesco  Robert Enke, un ragazzone di 32 anni,  bello,  sportivo e con una famiglia, apparentemente premurosa e affettuosa. Se è arrivato ad un gesto così estremo, deliberatamente,  doveva avere in se una angoscia terribile, un senso di profondissimo sconforto che niente riusciva a lenire. Mi son detta: possibile che nessuno di quelli che gli stava intorno, lo amava, condivideva la quotidianità, lo curava non è riuscito a percepire lo strazio intimo, lo svuotamento di ogni speranza che lo corrodeva, la luce della  fiducia che ogni giorno si affievoliva, l’energia vitale che l’abbandonava. Plausibilmente no, perlomeno nessuno ha saputo raccogliere il messaggio segreto  della sua anima, distinguere ciò che lo lacerava. Oppure bleffava così bene da non far presagire l’autodistruzione e  il suo gesto è scaturito solo da un momento, un attimo  nel quale ha pensato che non aveva alternative, nulla che valesse la pena di resistere, andare avanti, si è  sentito così maciullato da lasciarsi schiacciare freddamente dalle ruote d’un treno senza opporre resistenza, gridare aiuto, oppure… aveva tanto urlato alla vita e a chi gli stava intorno  da essere  senza fiato, ha utilizzato l’ultimo guizzo per gridare silenziosamente dall’infinito che era stremato. Vicende simili sono sempre fonte di domande e di dolore, difficilmente comprensibili con il raziocinio. Si intende solo che queste essenze vitali che imboccano la via dell’autolesionismo hanno una sensibilità diversa che accumula ferite invisibili, non curabili solo con la scienza. Tutti siamo vulnerabili, poiché  tutti abbiamo momenti strazianti che indeboliscono le nostre difese istintuali e possono farci cadere nel buio greve d’un pozzo profondo, dal quale è difficile uscire senza  che qualcuno ci tiri fuori, ci getti una corda vigorosa  d’amore, comprensione, delicatezza, vicinanza, pazienza. Specialmente quando non si ha una fede radicata  e  l’aiuto di risorse sfuggenti alle regole terrene, è facile essere aggrediti dallo sconquasso, dalla paura, si smarrisce il bambino gioioso e coraggioso che alberga in noi. A lui dedico le parole di una mia amica, rivolgo una preghiera all’angelo della misericordia che l’accolga e gli faccia trovare la sua bambina. Cercherò di pregare perché nessuno coltivi in se un germe simile.

 bydif