Abbiate la decenza

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Gialli, rossi, bigi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, verduzzi, accozzatevi pure in un governino ma almeno abbiate la decenza di non prenderci per cretini cianciando che l’amalgama è un immolazione per salvar il Paese da caracolli che ci farebbero sprofondà negli abissi della miseria nera. Nella indigenza ci siamo già e se riusciamo a sopravvivere con un minimo di dignità non lo dobbiamo certo alla vostra pifferaia abnegazione governizia, lo dobbiamo esclusivamente al nostro concetto di rispetto a se e agli altri che ci impedisce di capitolare, alle nostre braccia, gambe e ingegni che si ostinano, ogni dì, a non farsi impiombare dalla commiserazione. Abbiate la decenza di non insultarci blaterando che ragioniamo con la pancia e non siamo in grado di comprendere il vostro evincere di testa. Testa…Puifff.. all’incirca di…! Abbiate il decoro di tacere la motivazione di tanta quacchera al “martirio” governizio, anche il gatto randagio che staziona sotto casa ha compreso che altra è la ragione di cotante vocazione altruista. Abbiate la decenza di non subissarci di dissertazioni convincitorie di perché e percome vi autoflagellate per appaiarvi in un esecutivo salvaplebe dalle urne imminenti. Volete accordarvi? Fatelo, in democrazia è lecito, ma abbiate la decenza di non giustificarvi che vi siete costretti per evitar cataclismi alla nazione. Abbiate la decenza di ammettere che tutta la cagnara per appaiarvi è una commedia ad uso e consumo dei simpatizzanti di questo o quel colore, una messa in scena per camuffare il vostro fittizio senso della garanzia democratica, una disonorevole ridicolaggine travestita da sacrificio virtuoso. Abbiate la decenza di mai più rimpinguarci di merito, correttezza, lealtà, verità, buonsenso. Soprattutto di mai più argomentare di principi morali, onestà intellettuale, valori ideali, contenuti lineari, etica sociale. Perché? Perché dal predicar al volgo al razzolar nell’aia parlamentizia c’è un divario incolmabile! È lampante anche al gatto che la reale molla di tanto sproloquiare coscienza responsabile al salvizio della collettività nazionale da elezioni anticipate scassa ire europee è la paura. Paura che se quella scatta vi sloggia dalle “onorevoli” siedarine. Comodissime siedarine imbottite di potere istituzionale ben remunerato che…toh.. guarda com’è il caso… ottenute proprio dai quei cretini logica pancia e butta a ortiche l’intelletto.

Accomodatevi pure, rossi, gialli, bigi, verduzzi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, a baloccarvi in partite comprimi tua convinzione, bendati occhi, tappa il naso e metti in tasca derivato ma…conservate memora…un bluff tira l’altro…e prima o poi…di bluff soccombi.

Intanto di sapere l’accozzo governizio di quali duali colori  lastricherà i marciapiedi del popolo sovrano, quando fa comodo, cretino quando non fa pro a mantenere la conveniente siedarina, auspico che l’accozzo governizio, se ci sarà, ma sicuro ci sarà perché gli “onorevoli” a casa non ci vogliono andà, almeno conservino la decenza di non distruggerci il divertimento giornaliero di affaticarci a sopravvivere con dignità!

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Ferragosto è anche altro

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E si, ferragosto è anche altro. Per esempio  il giorno in cui “lo Spirito Santo discese sopra gli apostoli in una nube, discese pure Cristo con una moltitudine di Angeli e accolse l’anima della sua diletta madre. E fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo mentre gli angeli cantavano il cantico dei cantici al punto in cui il Signore dice: “come un giglio tra le spine, tale è la mia amata fra le fanciulle” – che tutti quelli che erano là presenti caddero sulle loro facce. Poi la luce si allontanò e insieme con essa fu Assunta in cielo l’anima della beata Vergine Maria in un coro di salmi, inni e cantici”

Ferragosto è anche il giorno della donna vestita di sole, la vergine prediletta mediatrice tra cielo e terra, la madre  di tutte le madri  l’“ Assunta alla gloria celeste”. Quanti lo rammentano? Un tempo tanti! L’Assunta era una festa rituale di grande gioia. Preparare e prepararsi ai festeggiamenti per Maria l’Assunta, era la festa dentro la festa! Per l’Assunta il lavoro si accantonava e per andare a Messa ci si vestiva più che per andare a un ballo con l’innamorato. Si imbandivano tavolate, con amici, parenti e talvolta vicini. Insieme si scherzava, si rideva, si facevano fuochi si cantava, ma tutto era svolto e fatto in onore dell’Assunta. 

Oggi… a giudicare …uhm… è tutt’altro.. Eppure per i cristiani dovrebbe essere un giorno da passare in armonia con se stessi e gli altri in quanto esprime l’ultimo dono di Cristo alla Madre, per ringraziarla della sua massima disponibilità a collaborare con Lui all’opera della glorificazione di Dio, alla Misericordia e Redenzione del genere umano. E, se è vero che quello dell’Assunzione è un privilegio concesso a Maria di anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza di suo Figlio. È altrettanto vero che Maria è il privilegio anticipato concesso da Dio. al genere umano! Perchè Maria, la donna del Magnificat, il capolavoro di Dio è la porta del cielo.  Quindi per un credente il 15 Agosto  non può essere solo un giorno di bisboccia profana per ricaricare le batterie e scrollar di dosso le angustie. deve essere anche, soprattutto altro. Magari un giorno di serenità, letizia, dolce compagnia senza scordarsi di Maria. Magari per ricordarsi che non siamo fatti solo di materia e passare un giorno simbiotico per dire grazie a Maria, l’Assunta  madre che in ogni umano frangente c’è sempre e sempre ci sarà per ogni suo figlio terreno in necessità.

 Con un caloroso augurio a tutti di lieta giornata e a chi lavora  doppio!

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SAN LORENZO : le leggende più o meno misteriose.

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Il X agosto, nella mia città di origine si ricorda con tante manifestazioni religiose e culturali la barbara morte di SAN LORENZO e si rivivono con altrettante manifestazioni folkloristiche le leggende più o meno misteriose che si riferiscono al supplizio del Santo. Per me  sono importanti e sacrali.  Mi riportano alla mente un festoso mondo di bambina vissuto con gioia e spensieratezza tra sacro e profano insieme alle persone che in quel momento rappresentavano certezze, speranze, affetti, futuro e che oggi sono introvabili, disperse dagli eventi della vita o salite in vette inviolabili. Per questo la mia memoria le conserva e ogni anno per non disperdere un patrimonio popolare cerca di rievocarle con l’entusiasmo che accese la fantasia di fanciulla, nonché recuperare volti, odori e sapori che altrimenti il tempo scolora.

Come detto, varie sono le leggende più o meno misteriose che si riferiscono al martirio del Santo.

Quella più nota racconta che il cielo ad ogni anniversario della morte di SAN LORENZO  per ricordare all’umanità che malvagità e crudeltà continuano a martirizzare gli innocenti piange copiosamente. Le lacrime mentre scendono si tramutano in minuscole fiammelle come quelle che si staccavano dalla graticola  e cadevano qua e là.

In altra versione la “pioggia” di lacrime, sottoforma di scie luminose, stigmatizza il ritorno sulla terra di quelle salite al cielo durante il supplizio del Santo. A chiunque guarda il cielo e si associa al dolore del santo viene concesso in premio l’avverarsi d’un desiderio, sia se lo esprime apertamente sia se per virtù lo tace.

Invece dalle mie parti si narra che i lucciconi o scintille di fuoco saliti al cielo ritornano sotto forma di stelle filanti per significare la speranza del trionfo sulle malvagità umane o anche l’avverarsi di un aspirazione sincera. Speranza che si trasforma in certezza esprimendo l’ambizione contandole mentre solcano la volta celeste.  A volte le stelle filanti, dette anche capelli d’angelo tanto son belle, brillanti e inverosimili, però scendono così in fretta da render difficile contarle e allo stesso tempo formulare un desiderio. Questo perchè solo a pochi è concesso il previlegio. 

Tra le tante narrazioni quella che sento profondamente è la leggenda della stella . Secondo i tramandi, ogni 10 agosto il cielo apre le sue porte segrete e per tre giorni rovescia sulla terra la “granella”stellare. Ossia tutte le lacrime di orrore e dolore versate da una stella  mentre guardava S. LORENZO sulla graticola, ardere tra le fiamme e invece di gemere diceva sorridendo ai suoi aguzzini : “…GIRATEMI DALL’ALTRA PARTE…SONO COTTO…  MANGIATEMI “ Quelli furibondi lo fecero a pezzi e gettarono i suoi resti alla plebe affamata. Da allora, ogni anno, il giorno della sua morte, chi si sdraierà sotto la volta celeste sopra a un lenzuolo bianco dopo essersi purificato, bagnandosi sette volte la fronte con acqua cristallina o immergendosi in mare o in una fontana, se avrà l’animo sincero e addolorato come la stella non solo potrà vedere le sue lacrime ma potrà raccoglierle sotto forma di minuscoli granellini. I granellini conservati in un sacchetto diventeranno una protezione che li salvaguarderà dal fuoco, dalla ferocia e dall’ingiustizia.

Un’altra tradizione racconta di un soldato romano che mentre assisteva alle torture del santo sui carboni ardenti nel momento che spirava raccolse con uno straccio le gocce di sangue e grasso che colavano dal corpo del Santo. Lo portò al paese di Amaseno dove tuttora è custodito. Ogni 10 di agosto dallo straccio misteriosamente colano  gocce di sangue. Naturalmente si ritiene sia  il Sangue di S. Lorenzo. Credenza vuole  a chi si reca a vederle, con nel cuore dolore e rigetto per ogni forma di tortura e male, il Santo concede un Miracolo spirituale.

Però la leggenda che più mi affascina rievoca le anime senza sonno che vagano nella volta sconfinata del cielo e ogni 10 agosto, fra le dieci e la mezzanotte, tornano in terra sotto forma di meteore lucenti, e, a chi riesce con lo sguardo a intercettarle ed a seguire il loro percorso concedono l’avverarsi di qualunque desiderio ritenuto impossibile. Quello più accreditato è riuscire a vedere ciò che c’è oltre l’umano conosciuto, tuttavia da mantenere segreto, il rivelarlo scatena una serie di fuochi che “bruceranno” le anime. 

C’è poi una narrazione popolare poco risaputa che associa il fenomeno delle stelle cadenti, visibili tra il 10 e il 13 agosto, ai “tesori” che Valeriano pretendeva da San Lorenzo e che lui portò davanti al crudele imperatore, cioè i poveri. Secondo la tradizione le scie luminose che solcano il cielo non sono meteoriti o pulviscoli di stelle, in realtà sono le anime di quei poveri e di quelle altre beneficate in vita da Lorenzo che a ringraziamento si radunano e insieme sfrecciano in cielo diventando luminose per rendersi visibili ai “bisognosi” in terra in modo da poter, a loro volta, beneficare con parte di quel “tesoro” ricevuto dalle mani di san Lorenzo. Come e a chi? Per il come guardando il cielo in quelle tre notti! Per il chi, a chi sospira un favore, chiede un alleviamento alla sofferenza morale e corporale, si sente solo e abbandonato, desidera un amico, ha un desiderio sincero da realizzare, coltiva una speranza di mutamento esistenziale. Naturalmente il “tesoro” che ognuno riceverà non sarà volgare, come oro, pietre preziose, denaro, ma sarà mistico, cioè di luminosa energia che accenderà la fiammella introspettiva che guiderà mente, o cuore, o azione alla risoluzione sospirata entro un anno!

Ma la leggenda più misteriosa narra che ogni stella che ognuno riuscirà a scorgere in cielo da san Lorenzo all’Assunta ha un messaggio ultraterreno che gli rivela a condizione di essere predisposto a recepirlo senza alcuna riserva di cuore e di mente. Il messaggio può essere diretto e indiretto. Se è diretto deve accettarlo anche se al momento lo lascia perplesso o ritiene incomprensibile in quanto successivamente comprenderà lo scopo che risulterà sempre a suo favore. Se è indiretto deve fare in modo di trasmetterlo senza creare panico o suscitare reazioni incerte o di scetticismo, il che è più difficile in quanto a volte è per un altra sola persona, a volte per più, altre per l’intera collettività. In generale per quest’ultima riguarda un indicazione ad abbandonare progetti egoisticamente volti all’ottenimento di soddisfazioni immediate per sintonizzarsi con quelli ampi dell’universo  governati verso il conseguimento del benessere generale evitando dannose collisioni e conflitti tra il genere umano. 

Ovviamente quella legata alle stelle cadenti del 10 agosto sono il mito di San Lorenzo. Da secoli affascina le anime romantiche e persiste a ogni latitudine ne ll’attrarre a volgere l’occhio al cielo per vederle. Con curiosità, sogni, speranza o fede? Poco importa!. L’essenziale è il vivere una magica notte estiva sotto un cielo stellato attorno a un fuoco le cui lucciole si dice  vagando nel buio dell’immenso raggiungono   cuori e anime in pena,  tristi e dispersi,  infiammarli di amore, fede, speranza, poi salire, salire,  unirsi alle stelle, brillare in eterno. 

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Chi era san Lorenzo? Un giovane nato a Huesca, in Spagna nella prima metà del III°sec, d C. Approdato a Roma, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e integrità di costumi tanto che Papa Sisto II lo nominò Diacono della Chiesa con l’incarico di sovrintendere all’amministrazione dei beni, cioè custodire le offerte e provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove. Con tale mansione Lorenzo divenne molto noto. Il 6 agosto del 258 nelle catacombe di San Callisto venne catturato dai soldati dell’Imperatore assieme al Papa Sisto II ed altri diaconi. A differenza del Pontefice e degli altri diaconi che subirono subito il martirio per decapitazione Lorenzo li per li fu risparmiato. Non per benevolenza ma secondo la narrazione in quanto risaputo essere custode dei “tesori” della chiesa. La tradizione racconta che poi a Lorenzo fu promessa salva la vita se avesse consegnato entro tre giorni tutti “i tesori” . Lorenzo promise di consegnarli. Ma…ma dopo tre giorni si presentò dall’Imperatore Valeriano, che gli aveva imposto la consegna dei “tesori” della Chiesa, alla testa di un corteo di poveri, vedove, orfani e ammalati dicendo “Ecco i tesori della chiesa”. L’imperatore irritato gridò: “Come hai ardito beffarti di me? Ah, tu brami la morte. Però non credere di morire in un istante. Io prolungherò i tuoi tormenti!” Detto ciò, Valeriano ordinò che Lorenzo fosse posto su una graticola di ferro rovente ed arrostito lentamente. Bensì valeriano non sapeva che nel cuore di Lorenzo ardeva un fuoco, un fuoco ben diverso da quello che brucia le carni! Un fuoco che arso il corpo da una parte, chiede al carnefice di rivoltarlo, e giunto all’estremo limite con volto sereno dice: “ la mia carne è cotta abbastanza, ora potete mangiare.” Confermando il suo servizio di carità e di integrità il 10 agosto dell’anno 258, il giovane Lorenzo divenne uno dei martiri della prima cristianità di Roma. Un santo tra i più venerati. Tante le chiese e cappelle erette poi in suo onore. É protettore di tutti quelli che per mestiere hanno a che fare col fuoco.

particolare del supplizio di san lorenzo del tiziano