E adesso? Adesso…

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E adesso? Adesso… che la politica da nobile arte è stata mutata in ignobile mercanteggio,e sia chiaro, per fini tutt’altro che onorevoli, abilmente smerciati, da un ambizioso sensale, come virtù ingegneristiche di soccorso
a un paese sull’orlo di un baratro, per malefatta di calcolo sbagliato di un incompetente sfrontato. Adesso che posso bramare?
Posso bramare che i gravi problemi che ogni giorno m’assillano si risolvano nuotando in un pantano camerale?
Manco se mi trasformo in rana!
Anelare che l’angoscia di infettarsi con un virus fatale andando dal fornaio sparisca dal mio panorama?
Manco se vi dipingo un gigantesco iniettore!
Augurarmi che finisca la babele di notturni concistori e giornalieri blaterare discordanti che liberano o coartano, rassicurano o agghiacciano,da incasinare la testa?
Manco se prego tutti i Santi!
Mirare a un futuro di riapertura di porte, portoni e saracinesche?
Manco se chiamo il migliore fabbro!
Convincere mio nipote che la dad è eccellente mezzo educativo per apprendere e acculturarsi e i banchi a rotelle sono ottimi per esercitazioni ginniche per crescere sano?
Manco se m’appello a san Giuseppe da Copertino!
Confermare  ai miei figli che l’etica è un valore irrinunciabile?
Manco se resuscito Socrate!
Placare l’ansia della Cesarina tappata in casa, sola soletta, ascolta quel che dicono in TV, poi chiama a tutte l’ore che a un caos che le fa salire alle stelle la pressione e vuol sapere da me quando la baraonda finisce?
Manco se imploro la fata turchina!
E Adesso…? Adesso è tutto un guazzabuglio in cui non posso ambire proprio a nulla e il perché è pure banale. C’è forse da aspettarsi da un politicar sceso tanto in basso una conseguenza positiva a risolver i problemi reali di qualcuno?
Manco nei sogni più chimerici!

Quello che mi irrita assai assai, non è la delusione  e neppure dovuto al decadere della nobile arte, ogni tanto ci sta che l’uomo nell’esercitarla mistifica per contentar la plebe, quanto all’ignobile recital messo in scena per attrarre qualche uditore a sbellicarsi in encomi all’attore principale che già di per se si smascellava a magnificare la sua bravura di interprete, per allettar una cerchia di traffichini a fargli mantener il ruolo di star e allontanar lo spettro d’esser declassato a miserevole comparsa.
Adesso sperar che tanta indegnità muti situazione è assurdità da squilibrati bontemponi. Adesso tutto il can can sollevato da una critica, giusta o sbagliata che era, per bramosia di conservar gloria e potere fa si che tutto andrà peggio di prima! A meno che…
A meno che qualcuno di gran senno ed esperienza non si chieda: vabbè fuori uno, ma fuori due…uhm non quadra e dia di ramazza. 

bydif

 

giorno del no alla violenza? Le parole valgono zero se…

 se… se a gennaio 2020 noi c’eravamo

gennaio

se..a marzo qualcuna già mancava

marzo

se..a giugno  metà di noi era volata

giugno

se..al 25 novembre poche di noi ne restava

25 nov

Se…A noi le parole non ci hanno salvato!

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le parole contro la violenza, gli hashtag, le conferenze, i twitter, i mai più, non una di meno, l’indignazione, gli spot.. ecc.ecc.. valgono zero se siam quasi tutte  sparite!

valgono zero se quasi ogni giorno una di noi è stata ammazzata! valgono zero se ad oggi in 93 non possiamo più sognare, progettare, viaggiare, studiare.. vivere la vita perchè trucidate..e…

valgono zero per tutte quelle stuprate, percosse,  ricattate, sottomesse, deturpate, schiavizzate che sfuggono alle cronache  e quelle per miracolo scampate con l’anima morta, la dignità tolta, la mente sconvolta.

prima

giorno mondiale del no alla violenza ? giusto istituirlo ..poco o nulla ha inciso..  forse un giorno…forse il no a qualunque tipo di violenza  entrerà nelle zucche di tutta la società e le donne potranno amare un uomo e vivere la vita senza l’incubo  che quello la elimini fisicamente o le annulli l’anima.

 bydif

Abbiate la decenza

polit

Gialli, rossi, bigi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, verduzzi, accozzatevi pure in un governino ma almeno abbiate la decenza di non prenderci per cretini cianciando che l’amalgama è un immolazione per salvar il Paese da caracolli che ci farebbero sprofondà negli abissi della miseria nera. Nella indigenza ci siamo già e se riusciamo a sopravvivere con un minimo di dignità non lo dobbiamo certo alla vostra pifferaia abnegazione governizia, lo dobbiamo esclusivamente al nostro concetto di rispetto a se e agli altri che ci impedisce di capitolare, alle nostre braccia, gambe e ingegni che si ostinano, ogni dì, a non farsi impiombare dalla commiserazione. Abbiate la decenza di non insultarci blaterando che ragioniamo con la pancia e non siamo in grado di comprendere il vostro evincere di testa. Testa…Puifff.. all’incirca di…! Abbiate il decoro di tacere la motivazione di tanta quacchera al “martirio” governizio, anche il gatto randagio che staziona sotto casa ha compreso che altra è la ragione di cotante vocazione altruista. Abbiate la decenza di non subissarci di dissertazioni convincitorie di perché e percome vi autoflagellate per appaiarvi in un esecutivo salvaplebe dalle urne imminenti. Volete accordarvi? Fatelo, in democrazia è lecito, ma abbiate la decenza di non giustificarvi che vi siete costretti per evitar cataclismi alla nazione. Abbiate la decenza di ammettere che tutta la cagnara per appaiarvi è una commedia ad uso e consumo dei simpatizzanti di questo o quel colore, una messa in scena per camuffare il vostro fittizio senso della garanzia democratica, una disonorevole ridicolaggine travestita da sacrificio virtuoso. Abbiate la decenza di mai più rimpinguarci di merito, correttezza, lealtà, verità, buonsenso. Soprattutto di mai più argomentare di principi morali, onestà intellettuale, valori ideali, contenuti lineari, etica sociale. Perché? Perché dal predicar al volgo al razzolar nell’aia parlamentizia c’è un divario incolmabile! È lampante anche al gatto che la reale molla di tanto sproloquiare coscienza responsabile al salvizio della collettività nazionale da elezioni anticipate scassa ire europee è la paura. Paura che se quella scatta vi sloggia dalle “onorevoli” siedarine. Comodissime siedarine imbottite di potere istituzionale ben remunerato che…toh.. guarda com’è il caso… ottenute proprio dai quei cretini logica pancia e butta a ortiche l’intelletto.

Accomodatevi pure, rossi, gialli, bigi, verduzzi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, a baloccarvi in partite comprimi tua convinzione, bendati occhi, tappa il naso e metti in tasca derivato ma…conservate memora…un bluff tira l’altro…e prima o poi…di bluff soccombi.

Intanto di sapere l’accozzo governizio di quali duali colori  lastricherà i marciapiedi del popolo sovrano, quando fa comodo, cretino quando non fa pro a mantenere la conveniente siedarina, auspico che l’accozzo governizio, se ci sarà, ma sicuro ci sarà perché gli “onorevoli” a casa non ci vogliono andà, almeno conservino la decenza di non distruggerci il divertimento giornaliero di affaticarci a sopravvivere con dignità!

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bydif

Più che l’arte abolirei …il ministro.

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Sarà stata anche una battuta ironica, dovuta alla stanchezza, come dice Lui, ma un ministro ai beni culturali che durante una riunione con i sovrintendenti si lascia scappare che vuol abolire la storia dell’arte nei licei… embè fa dubitare di essere adatto a quel ministero. Vero che la competenza non è cifra distintiva per un incarico da ministro, basta dare una scorsa alle riforme dell’istruzione per avere una gamma di “stoltezze” da spiattellarti come una sogliola, tuttavia la facezia, sotto sotto, mette in forse che il ministro ha ben chiaro quale valore hanno, nella nostra storia identitaria, evolutiva, economica, i beni artistico- culturali. Di conseguenza non tranquillizza se è o non è  in grado di promuovere politiche efficienti alla conservazione, tutela, valorizzazione e fruizione di tale patrimonio. Tantomeno di saper selezionare e reclutare dirigenti museali idonei a difendere, migliorare, richiamare e incassare. Fa sospettare non tanto perché al liceo l’ora di storia dell’arte, Gli era una pena e non una beatutidine e volentieri, forse, avrebbe eliminato materia e insegnante. Altri liceali lo avrebbero fatto altrettanto , che so, con la matematica, la chimica, la filosofia. È cosa comune a ogni studente avere antipatia, trovare insopportabile o inutile una disciplina. In specie quando le lezioni sono impartite da una tipologia di insegnante funzionario-trasmettitore-nozionistico in attesa di stipendio per fare altro nella vita, senza passione, noioso, didatticamente disincentivante ogni forma di comprensione dell’esistere di tale materia come studio di utile conoscenza contributiva all’istruzione globale. Quindi, sul piano del rimembro personale la battuta, ironica o no, può anche essere accettabile. Invece non lo è nel contesto in cui Gli è scappata.

Il dubbio lo solleva il tempo: cosa è cambiato da allora ad oggi nel Suo considerare l’arte? È rimasta una tortura indelebile o è diventata un apprendere vantaggioso, se non per amarla, almeno per stimarla un valore da diffondere e custodire ? Dall’espressione verbale che gli è uscita, in una riunione con tutti i soprintendenti italiani dei beni e delle attività culturali umm… Freud direbbe poco o niente!

Pertanto, in quanto la conoscenza è la base indispensabile alla difesa e tutela, può il ministro garantire:

-di onorare i principi fondamentali della costituzione di offrire a tutti la possibilità di fruire in modo consapevole del patrimonio culturale archeologico, artistico, paesaggistico.?

-Attuare politiche efficaci a salvaguardia dei beni considerato l’enorme valore che rivestono nell’ambito dell’evoluzione di pensiero, linguaggio, scienza, civiltà, identità, costume di popoli e società?

-Creare condizioni idonee a proteggere il patrimonio artistico dall’usura del tempo, dall’indifferenza al rispetto e conservazione, dalla depredazione senza scrupoli, dallo scempio incivile?

Forse che si, forse che no!

In conclusione, in un paese come il nostro, ricchissimo di opere d’arte che tutto il mondo ci invidia, per bellezza, ingegno, quantità, tecnica; viene a studiare, vedere, copiare, il solo affiorare di un idea di abolire la storia dell’arte dalla formazione scolastico-istruttiva è un paradosso. Oltre che contraddirne alcuni principi che si propone di realizzare , cioè “la consapevolezza della formazione del mondo moderno e dell’identità occidentale, nel rapporto di continuità-alterità tra oggi e il passato”. Rinnega millenni di conquiste, di sperimentazioni di scoperte e progresso umano. Nega l’acquisizione di contenuti tecnico-artistici adeguati a una corretta e sensibile fruizione del linguaggio creativo, nonché l’ educazione a una sensibilità, basilare a un comportamento individuale e collettivo di difesa e rispetto. Poi non scandalizziamoci dei saccheggi, delle deturpazioni e nemmeno delle bruttezze osannate!

L‘arte è nel DNA dell’uomo. Lo testimonia la storia. Si può non amarla o comprenderla ma negarla è “uccidere” il genio espressivo-evolutivo universale umano.

Certo, si campa anche senza sapere chi era Giotto, Michelangelo, Leonardo, Pollock o una mazza di Gotico, Barocco, Impressionismo, Istallazioni ecc, ma… siccome il vivere di per se è un arte… forse…ministro Bonisoli..  a conoscerla un po’…se ne può fare un capolavoro! 

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By dif

 

Allibita. Irritata e anche disgustata.

ponte-morandi-il-giorno-dopo-690447.610x431Allibita dquegli applausi davanti alle bare allineate che proprio non dovevano esserci e stonavano più di un raglio d’asino irrompente nel quieto silenzio della notte in una valle montana. Da come la superficialità confonde i valori umani e rende inconsapevoli trasmettitori di sconsiderati e fuori luogo atti di elogio. Perché gli unici applausi di lode, e dovevano essere lunghi quasi da spellarsi le mani, dovevano essere in onore e saluto alle vittime, ai feriti, ai miracolati, a tutti gli uomini e le donne in divisa e non che hanno e continuano a scavare in quell’orribile, inguardabile cumulo di macerie del cedimento di una parte del viadotto Morandi di Genova.

Irritata poiché ancora non riesco a cogliere il senso della claque massifica di certi miei connazionali tributata ai due ministri-vice premier del nuovo governo, Salvini e di Maio, intervenuti ai funerali di stato dei morti nel drammatico cedimento del ponte a Genova. Che ci azzeccava? Era una ovazione di riconoscimento al nuovo politicame che avanza o una imbecillità incontrollata di sfogo collettivo a una tragedia inimmaginabile ancor non elaborata e smaltita? Per i fischi e le frasi di insulto scagliate verso i “vecchi” politicami l’applauso sconsiderato mi è parso più attinente alla prima ipotesi che a una reazione emotiva del tragico accaduto! Perchè non riesco a togliermi dalle orecchie quel momento di rintrono di battimani inopportuno e parecchio disdicevole alla circostanza dolorosa. Nonché di umiliazione a parenti e amici in lacrime davanti alle bare dei loro  morti nel crollo e ancor annichiliti dalla tragica, improvvisa, perdita degli amati in un modo psicologicamente inaccettabile da chiunque abbia un minimo di razionalità di come dovrebbero andare le cose a chi percorre una autostrada per recarsi al lavoro, in vacanza o va a fare consegne e invece vanno al contrario. Eppoi  per come non riesco a liberarmi da fischi e  urla di disprezzo, verso persone che erano li per aderire a un cordoglio nazionale,  esprimere in veste di liberi cittadini la loro vicinanza a defunti e familiari, a motivo di essere ideologicamente legati al precedente governo.

Disgustata perché quell’applauso ai due ministri- vice premier innanzitutto è stato un segno balordo al contesto e alla ragione per cui si era e si doveva essere li. Una sberla a una città, a tutto un paese in lutto, sconvolto da un accaduto surreale, ai limiti credibili da un sano intelletto, che partecipava con animo di considerazione effettiva verso il valore umano di ogni essere, in  specie spento fra lamiere e polvere. Poi, ha defraudato a una città l’importanza primaria di una presenza reverente a una funzione di commiato a vite umane, sparite in un baleno per cause intollerabili. Ha inquinato uno spazio di partecipazione amara, commossa,  rendendolo un flautolento exploit di compiacimento a personaggi, difficile da recepire a livello razionale in quanto non era un arena a consacrazione o rigetto di idee e sistemi political-governativi. Era uno ambiente pubblico allestito per una cerimonia di onore e rispetto a esistenze inghiottite da una voragine; un luogo di dimostrazione di umano amore verso il prossimo orribilmente perito in un crollo autostradale che giammai doveva ferificarsi. Un incontro di civile pietà verso donne bambini uomini gretolati fra calcinazzi, distrutti al futuro, ai sogni, alle speranze alla vita a causa di chissà quale incuria, di chissà quale sottovalutazione, di chissà quale balorderia di pareri, intrecci e interessi conformi a garantire la sicurezza di transito in un viadotto. Era un voler dire a ognuno di quei corpi serrati nelle bare che aveva una grande importanza e la sua tragica fine sarebbe rimasta una presenza tangibile nella memoria di tutti. 

Soprattutto annichilita, irritata e disgustata perché non era un momento del governo per esaltare il nuovo e disprezzare il vecchio, come se il novellino abbia merito di esencolpe e il vissuto l’incarni tutte. Era un momento di contingenza triste, di unione di cuori e anime di tutto il paese per acclarare rispetto ai morti e semmai per urlare il diritto di garanzie in ogni ambito, di sicurezza alla vita, che se pur difficile e fragile non può essere rubata. E quando lo è, o quando finisce polverizzata, di certo non è esencolpe ne stato ne privato. Bene han fatto i parenti che si son sottratti a un commiato di stato, seppur nello strazio, almeno recepivano che gli applausi erano solo di ossequio alle vite distrutte, lacrime e urla di empatica condivisione del dolore alla perdita cara.

C‘è anche da dire che questo è uno strano paese in cui si proclama una giornata di lutto e poi per qualche interesse vabbè anche se non si rispetta. Quindi un battimano, per quanto irritante… lo potevo assorbire.

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Con un pensiero di vicinanza alle anime volate in cielo, di cordiale sentimento al dolore di parenti e amici, di affettuoso auspicio di presto ristabilimento ai feriti, confido in Dio che mai più simile tragedia debba piombare il respiro di nessuno.  

By dif

….Le immagini le ho scaricate dal Web

Di “vomitevole” e cinico c’è solo l’idiozia di tornaconto!

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In questi giorni, la presa di posizione del ministro dell’interno Salvini di chiudere i porti per inibire l’approdo a navi cariche di migranti con la conseguenza del blocco di Aquarius e del suo carico umano, 629 disperati, bambini, donne, uomini strappati al mare e alla morte, infuria in ogni dove e da ogni bocca fuoriesce ogni sorta di critica e di insulto contro di Lui e l’Italia. Chiaramente  la sua decisione, un po’ “muscolare” pare chiara a chi ha onestà intellettuale, vomitevole e cinica agli idioti di tornaconto.

Perché chiara a chi ha onestà intellettuale? 

Perchè apertamente è una decisione di provocazione volta a “smuovere le acque da quel Mediterraneo” in cui bambini, donne, uomini, dopo aver subito ogni sorta di nefandezza da soggetti criminosi, si avventurano in cerca di opportunità migliori da quelle dei propri contesti di origini e in cui, data la totale precarietà dei mezzi sui quali salgono carichi di speranza, da anni, senza il soccorso della marina, dei volontari, di uomini e donne italiani, sono destinati a sprofondare.

Perché “vomitevole e cinica agli idioti ?

Perché è storia inequivocabile. L’Italia all’emergenza umana risponde con generosità e senso altruistico sempre e gli altri paesi mai o quasi!

Perché di”vomitevole” e cinico c’è solo l’idiozia di tornaconto?

Perché basta dare uno sguardo ai comportamenti dell’Europa e dei vari leader della unione. Di vomitevole e cinico cè l’ipocrisia, la presunzione di superiorità etica, le risatine passate con l’affondo della Libia, il caos provocato, l’egoismo nazionalistico, l’impassibilità altruistica, i fili spinati, la chiusura dei porti, delle frontiere, i respingimenti forzosi, gli spari, le azioni di ricatto morale all’Italia, gli sberleffi a un popolo che mai ha girato l’occhio dall’altra parte e si è sottratto a porgere una mano, assistere, aiutare un essere in difficoltà! Di vomitevole e cinico cè il disconoscimento ipocrita dell’accoglienza migratoria sul suolo italiano. È narrazione innegabile che emerge dall’accoglienza di anni e anni nei tanti porti italiani, di anni e anni di carico morale e materiale di tanti disperati, di anni e anni di solitudine, assenza di solidarietà, rifiuto di ascolto, totale menefreghismo e indifferenza alle difficoltà, ai sacrifici dell’Italia e degli italiani da parte degli altri paesi comunitari. Di vomitevole e cinico cè l’assoluta mancanza di rispetto a un nazione, al suo popolo, soprattutto alla negazione del senso di responsabilità assunto a rischio e senza risparmio di energie, tempo, risorse per carpire alla furia del mare vite e vite di poveri esseri in cerca di alternative a guerre, fame, soprusi, di ore, giorni di angoscie e lacrime nell’allineare bare di quando purtroppo è stato impossibile.

Perché, l’Italia ha dimostrato coi fatti, in anni e anni, di non sottrarsi al disimpegno umanitario, di mettere al centro la persona e non il profitto economico o sciovinista, e nessuno ha il diritto di farle la morale o puntare il dito d’accusa di violazione a un qualche regolamento internazionale se per una volta simbolicamente attraverso un suo ministro richiama l’attenzione a un dramma umano epocale per altro se dagli stessi avocato in modo brutale e tenendo ben chiusi i loro porti!

Ovviamente va detto senza se e senza ma che nessuna politica, interna e esterna, senza umanità, attenzione ai deboli, ai bisognosi di aiuto, solidarietà nelle difficoltà a chiunque è una buona politica, e di sicuro non esiste ragione per cui va appoggiata o giustificata, tuttavia va anche detto che l’umanità non può avere il volto dell’opportunismo a tempo e tantomeno rivendicata come obbligo in “casa” d’altri e misconosciuta nella propria.

Eh si, di “vomitevole”, “irresponsabile”, nel blocco dell’Aquarius , o “cacciata “ come l’ha definita Macron, c’è che è troppo facile gridare: umanità, umanità e poi accollare agli altri l’obbligo di praticarla!

In questa storia, una volta tanto balzata alla ribalta per 629 esseri umani bloccati a bordo dell’Aquarius per un no all’approdo e non per scarico di bare di migranti però a rifletterci, mi vien naturale un pensiero di Sant’ Antonio :La natura ha posto davanti alla lingua come due porte, cioè i denti e le labbra, per indicare che la parola non deve uscire se non con grande cautela” .

bydif

GIGGI & MATT

Giggi & Matt: fotostoriella di due giovani Intraprendenti, opposti in tutto,  notoriamente nemichelli è iniziata una domenica marzolina, allorquando si incontrano  per caso  davanti al luna park votaiolo dove sostavan un gruppetto variopinto di altri giovinastri del paese giunti per sfidarsi al tiro alla carambolvotina.  Un po’ per divertirsi un po’ per ammazzare la giornata  e un po’ convinti d’essere più abili a tirare e centrare il bersaglio, tra occhiatine e mugugnetti, Giggi & Matt decisero di aggregarsi ai contendenti la vittoria al votaiolo. .. e…

1 grossa

…Tira che te ritira, a sera ci venne un polverone che non si capiva un accidente chi aveva più punti  di vantaggio da scatenà una suspense  da parer ai fan che  i giocatori scoppiassero come palloni stragonfiati. A un tratto, qualcuno dall’autoparlante annunciò che alla conta dei centri non c’era un vincitore assoluto da dargli un premio tuttavia, Giggi & Matt,  eran quelli che ne avevan accumulati più di tutti.  Oh, uh, ih.intorno se sentì. Poi ce venne un silenzio  da allucinà. e tutti se misero a guardà  Giggi & Matt. I due super euforici se strizzarono l’occhio come a disse: eh, eh ‘ barucculando e intortando è andata alla grossa. Che ce frega de fa piagne, e se misero  a cantà ho vinto, ho vinto ullalà.

2 vi guardo3 un-amore-all-improvviso-

 La notizia della lor parzial vittorina  allarmò un pochetto il Gran signor del colle vicino garante della carambolvotina. Se disse: oh, col populin ce san fa Giggi & Matt. Meglio  se sto a vedè se questi vogliono intortà pure me…Accussì se mise col binocolino a spià i lor gorgheggi. Ma…Sorpresa delle sorprese!  Non si sa come e perchè glie sembrò che i due giovinotti non eran più nemicelli intortarelli de paesani ma innamoratelli. Uh che sollucchero fu l’amoruccio fra Giggetto & Matt per i scribaioli del paese!  Ognun se mise a dì e a congetturà:e or cosa succederà se i due non son più nemici? Se amano per davvero o se son accordà per intortà tutti i fan paesan? Dilemma da scienziati ne uscì!. Fioccaron le previsioni. I più arditi già comprarono il riso da tirà al loro marriage, altri corsero a comprà i cornetti per scongiurà san gennarino e la madunina che il loro amassenon scoppiasse, altri se misero a interpellà la sfera se ie dia che fosse a verità. Giggi & Matt, innamoratelli sembravan fregasse del dice dice e stasse a messaggiasse come schivà i perigli dei paesà moralisti, potè sposasse o annà a convive senza scandalizzà i lor fan paesani che quelli si sa, oggi te portano la coroncina e domani te mettono in cantina da fattè ammorì prima de avè consumato la prima candelina…

4 Un piano5

Così se misero a studià  Studia che te ristudia misero a punto un piano che sembrò perfetto per salvà la faccia e il favor populino. Bastava esclude dagli inviti conviviali due  combricchiarelli ingombranti ai lor progetti amoratelli e tutto ie annava a casello…Appena  barlumò el piano, Ahi ahi. se dissero i più impicciarelli uno se l’è svignato appen saputo l’esito del  carambolvotaiolo, ma l’altro …

6 mel berl

…l’altro  de nome Silvin,  signorotto navigatello de popolin e de alleatin se acchiamò subito la Giorgin che più furiosa d’una tigretta  accorse a dì: se quello se pensa de rompe il patto, mettece al bando per marriagiasse con Giggi ie deve essere matto de nome e de fatto  De notte telefonarono a Matt che se stava addormì soddisfatto e lo invitarono a gi subito a lu palazzo a chiarì. Appena Matt fu a palazzo lo fecero sedè pe’ dì: che stai a fa? La gente mormora che ce voi sbufalà. Se lo fai  bum bum te facciam bel ragazzo … Matt, preso in castagna,  sbiancò nu pochetto ma lesto se riprese  e rombò a Silvin e Giorgin: ma che ve state addì, sbolognarvi io, son chiacchiere, ve iuro nun l’ho pensato, Giggi me stuzzica, è ommo de parola  ma voi  siete  amici amici amici del mi cor. Vabbè, te credemo vatte pure aridormì. Matt senza fasse vedè tirò no sorriso  fiero de avelli rabboniti e se uscì …

7 gigi e matt

…se uscì a messaggià: Giggi  devo troncà l’idillio con te.  Giggi  che te stava a sognà nu connubio col su bell Matt nun ce poteva crede e se mise a tempestarlo de messaggini con cuoricini, a implorarlo de non lasciarlo.  Ma Matt che se era preso no filotto de paura nun ie rispose …

8 mistero

…Il Gran Signore  del colle se accorse che tra i due  era calato un po’ de gelo e li lor discorsetti ai fan  ierano addivenuti meno friccicarelli de connubio marriage. Però nun accapìa se iera una tattica de Giggi & Matt per fregà li compagnucci de votariello  o l’amoruccio propiziato  dal rosatellum  iera già sfumatello.Uhe se disse, devo risolve sto mistero, in paese tutti  aspettan de sapè. Inizia a  udienzà  Ma  il mistero ie se infittisce…acossì  la fotostoriella de Giggi e Matt non ie finita…e chissà come continua…

Ridere fa bene alla salute!

.bydif

Rompicapo FLOR-ELETTORALE.

Qual’è il numero-fiore mancante?

Se:ogni fiore vale un numero che va da 1 a 35; 

Se ogni fiore-numero sommato o sottratto a altri fiori- numeri da un fiore che equivale a un altro fiore- numero che va da 7 a 42;

Se il risultato dei fiori numeri sommati o sottratti nella 5 operazione è lo stesso della 1.

quale fiore

Arduo assai trovare il numero-fiore mancante! 

Dopo averne sentite di cotte e di crude, anzi stracotte e ristufate, finalmente è arrivato il giorno fatidico in cui ogni cittadino italiano maggiorenne, con una crocetta su un simbolo, può esprimere la sua opinione ideologica o la simpatia per un leader piuttosto che per un altro, e dissolvere o materializzare lo spettro dell’ingoverno a seconda se le scelte convergono in prevalenza su una formazione o coalizione partitica da totalizzare una maggioranza di crocette, non solo certa, ma con una percentuale che almeno permetta al capo dello Stato, Mattarella, di affidare a un candidato premier un incarico di venturo governo. Considerato il Rosatellum e stando ai si dice straripetuti e rigirati in tutte le salse di questi mesi, pare che far svanire lo spettro dell’ingoverno è impossibile in quanto, alla conta complicatissima, il grattacapo è senza soluzione, il che è come dire a ogni italiano che oggi si reca a esprimere un parere con una preferenza su un simbolo per un nulla di fatto e alla fine ottiene lo stesso effetto di chi sta a casa. Beh, in ogni caso, per me meglio un giretto a vuoto che un rimpianto e… Mi auspico che i miei connazionali non solo alzino il sederino dal divano ma da più intelligenti e pratici dei si dice con una scelta decisiva smentiscano i pronostici di un giro a vuoto. Comunque, in attesa di apprendere mi applico sfidando la mia logica a risolvere il complicatissimo rompicapo flor-elettorale di un mio angelico e carissimo amico. Se riesco, dice che  conosco in anticipo, su numerosissime maratone e talk  mediatici contacrocette concessioni affidamento a italiche formazioni politiche, l’esito finale del prossimo destino governativo. 

Un saluto riscalda logica a tutti!

By dif

Ripensando

 ora sisma
Ripensando a un anno o giù di lì…
Il cielo è terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca che scende giù dai monti sibillini accarezza la pelle, l’orologio del San Pellegrino coi suoi rintocchi marca il tempo. Nel borgo la vita scorre placa e regolare. Nelle strette stradine il brusio scivola dalle finestre aperte e lieve, come freschi torrentelli, sfiora le case addossate, le porte annerite dal tempo, i gradini sbrecciati, i cocci di gerani, menta, basilico erba cipollina. In questa sera estiva niente turba i pensieri, i sogni a occhi aperti, i desideri, i progetti per l’indomani. Tutto è così solito, rassicurante, avvolgente pacioso che te ne staresti seduta sul ripo a goderti la quiete ascetica, i profumi pungenti, il silenzio profondo e misterioso, i profili nitidi e suggestivi abbracciata alla notte, finché l’aurora ti sfiora, il sole riapre il giorno e riprendi il solito via vai della vita. Poi…Poi… chissà da dove un boato sbrana la dolce quiete e t’assorda. T’arriva una violenta quanto inaspettata zaffata che ti fa oscillare come un pendolo impazzito, ti sgretola la terra sotto i piedi, ti scaraventa su tegole, mattoni, ferrame, urla, lacrime, suoni ermetici, cumuli e cumuli di macerie. Tutto ribalta, sconvolge, ruba la magia e l’incanto dello ieri e negli occhi sbarrati da paura e sbigottimento dissolve ogni traccia di un oggi o di un domani e in turbinio di polvere materializza un enorme punto interrogativo. Un punto interrogativo senza domanda che diventa sempre più grande, sempre più grande a ogni sussulto della terra. Tanto grande che ti ceca la vista e blocca il cervello. Nell’essere tuo niente più obbedisce alla ragione. Con la lingua secca, la parola che manca, l’orecchio rintronato da rimbombi ignoti, i piedi non vanno ne avanti ne indietro. La terra trema, tu tremi. Trema e sussulta e sotto gli occhi inebetiti, come tessere di un domino impazzito, una dietro l’altra le case crollano, gli animali scappano, la luce della sicurezza capofitta nel buio e nelle viscere fluisce solo quell’angoscia che come un mostro perfido abbranca e stritola tutto il vissuto fino a quell’istante. Ogni punto di riferimento sfoca, il conosciuto frantuma, impalata a stoccafisso a quel suolo che sussulta una voragine di panico ti inghiotte. Poi…poi l‘orologio non rintocca, l’ora, la mezz’ora, perdi il ritmo, la prospettiva bilica, entri in una dimensione assurda. Colline, valli, prati, borghi, volti mulinellano senza identità. Strade e ponti s’ammassano sui rupi, i telefoni s’ammutano, i mezzi non circolano. Voci indistinte si rincorrono, si accavallano, qualcuna strattona, qualche altra spinge, altra consola. Una donna senza età scruta le mani, una suora a terra cerca la sua corona, un fratello si trascina un fratello, l’adagia piano, per non svegliarlo, sotto un albero e poi veloce corre da un altro, un altro, un altro. Un cane guaisce, qualcuno lo chiama, un bambino bianco da sembrare un angelo, vaga, cerca papà e mamma tra pietre sconnesse, porte divelte, bambole rotte, indistinti cumuli di chissà quali volti, di chissà quali storie, non piange, chiede e domanda. La terra trema, emozioni, speranze e sentimenti confusi s’aggrovigliano, volti seri e mani affannose, cercano, scavano, trovano, piangono, sussultano con la terra, non si arrendono, scavano, scavano, battono il tempo la fatica, strappano al buio fiaccole di vita. Qualcuno felice le ringrazia, altro muto le guarda, altro implora quelle mani abili di quei volti sconosciuti di scavare e trovare, il resto cigola, sospira, prega, s’appella alla Madonna. La voce circola, lo strazio arriva lontano, c’è chi appronta lumini e chi si mobilita. Taluno parte, accorre, giunge e senza sosta soccorre e salva; talaltro arriva ciarla, fotografa, racconta e intralcia; altro dettaglia, rassicura, organizza, ripara e sazia; altro gira, ti guarda contrito, promette, stringe mani, non muove e sai già che non muoverà un dito, ma ai flash narra tutt’altra storia. Nomi e nomi si cercano, si chiamano, corpi inerti sì allineano, nomi e nomi si stampano, si piangono, qualcuno li conta, qualcuno a chi resta giura e spergiura che sarà lesto nel ridargli ciò che ha perso, altro accusa e ricusa ogni colpa del disastro Poi…poi nonostante tutto il tempo transita, viene l’autunno la terra trema ancora e fa passo all’ inverno, tutto s’agghiaccia e le promesse vanno in letargo, la primavera fiorisce le lacrime, i prati si colorano di promesse mancate, le polemiche di rimpallo vanno all’estate e le macerie sotto il sole cocente son tutte lì che ti guardano. Poi…poi una bella fiaccolata, qualche parola di circostanza e una grigliata di facce tostate che passa sotto il naso e ti fumiga l’odorato. Ripensando a come hai passato un anno o giù di li senza più niente di certo e concreto, con ancora addosso la paura che a ogni scricciolo sobbalzi, con ancora negli occhi quel turbinio di sirene, di muri crollati, di tanta, tanta brava gente silenziosa che aiuta, rischia la vita, conforta e incoraggia, con ancora volti, occhi straniti e voci stentate t’accorgi che, malgrado sciacalli, mercenari della parola e ammassi di macerie che cuociono al sole anni e anni di sacrifici e di vite, l‘estate cammina.
È sera, la vita nel borgo lentamente transita. Il cielo è sempre terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca scende giù dai monti sibillini e accarezza la pelle stanca. Seduta sul ripo, a contemplare la natura, ripensando, la notte mi balla quel punto d’incognita che allora, nella violenza dei sussulti, del tremare brutale della terra, mi spaventò, nel mentre era solo il punto variabile sospeso su ogni esistenza Certo, è un punto che non avvisa, arriva e cambia radicalmente la vita. se poi è un terremoto logico che terrorizza. Alzo gli occhi su, su e al biancore di luna l‘orologio di San Pellegrino fisso su quell’ora, quei minuti mi spiaccica un polverone di rammenti e comprendo che devo essere grata al fato. Ripensando devo, anzi ognuno del borgo oltre il caso deve un grazie, un grazie di cuore a quegli eroi in divisa o volontari in camicia che silenziosi hanno agito e caparbiamente scavato, cercato, tranquillizzato. Ripensando, ripensando la sera è diventata notte. Una notte così gradevole, carica di mistero, di magia, di auspici di inizi che mi affascina. Seduta sul ripo resto incantata a guardarla e nel silenzio eremitico della montagna aspetto l’alba.

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Un dolce pensiero a tutti!
bydif

“Vengo da na partitella in spiaggia”.

festa pd villalunga

Arriva a la Festa, con po’ de trambusto sale sul palco, l’applauso è deboluccio ma co sto caldo che te scioglie è già tanto, ce guarda, nun semo tanti ma ce sorride, e te inizia col di: “vengo da na partitella in spiaggia”. Me pare dav’è sentì da Cervia e giù di li. E, mostrandoce il su manufatto “Avanti” te showfavella è ora de…de…de..
Tel di mi che ora! 
Ora che te se’ sbracicchignato alla “festa” a dicce e ridicce le cosucce tue come se fossimo alieni, che te ce hai erudito che sgabellando Letta non po più dì a nessuno “stai sereno” senza che te piova una gragnola de uhhhuhhh, che ce hai abbuffignato con la cantilena che non molli manco se te butteno nel VIII° girone dell’averno, di quanto sei figo a associà al tu pensiero chi te confuta. Ora che tutto ammollato de egosudore te hai finito de promove la tu scrittura pro-memoria, beh ora, nun pe “guardà il dito al posto della luna”, per capì se te avvoi lascià a qualcuno la mano libera de puntallo dove meglio la su luna gira o troncaielo, ora ce potresti pure istruì che te intendi fa pe’ accalappià el credito de fatte votà pe’ giocà la premier-partitella.
Tanto pe’ dì, ce piacerebbe tanto sapé, ora che Macron si fa i cavoli suoi a muso duro, se ie dici en marches o dietrofront. Se ancora te esulti o te vai a cenerarti a Canossa. Ora che per fregarci nazionalizza i cantieri navali sapé se glie dici bravo, marcia marcia senza guardare niuno in faccia o te vai a gettà na monetina nel pozzo de San Patrizio con la speranza che nessuno se ricordi la tu esultanza. Ora che col cavillo degli emigranti vuol mettere la zampa in Libia, proprio in quella libia che con la scusa del cattivone Gheddafi il buono Sarkozy bombardò per prendersi il petrolio e l’ha ridotta un colabrodo geopolitico e un marasma di traffici umani creando un sacco di guai All’Italia e agli italiani, se te vai a digliene quattro per difendere gli interessi nostrani, o te vai a sfoggià la tu diplomazia con un Twitter spot-moina. Ora che Macron col dito puntato all’ingiù contro l’Italia nell’arena UE rugge da leone con la Merkellina per riscrivere le regolette di Schengen e blindare tutti i confini, se te vai nell’arena a lottà per non facce recintà, o vestito da gladiatore te continui andà col myterivalutizzo sorrisino sui palchetti a orà Avanti, avanti populino. Ora che il tuo idoletto liberal euro-pista te en marcia dritto dritto su la su nazional-pista e te pensa che il tunnel Euralpin Lyon-Turin non è priorità e se possa congelà come se l’Italia non esista, se gli e te vai a dì che è un menzognero opportunista e l’Italia non è la su servetta ma una nazione che si rispetta, o te metti la camiciola da doméstiques e glie vai a infilà lo stivale per facce meglio calpestà la nazional-dignità.  Ora dicce…
Se sente qualcuno sghignazzà, la mi vicina sospirà, Lu se agguarda, se beve un sorsetto e addice: ora ve devo salutà amici, ievo andà a autografà, eppoi te sta a governà Gentiloni. Ah, se devi annà nun te potemo mica sequestrà. Se sente uno dì: almeno ce poi rimembrà da quando te sta lui a governà? Ce sta..ce sta…un rombo de motocicletta glie risucchia la vocetta, nun se sente na mazza. Deve annà, tra il caldo torrido e la selfie-confusione va.
Va, va tanto…
Tanto assussurra Gigino, el più accanito de sapè, pare de vedè un ingrippato de macronismo en marche che non te dice e manco te fa proprio nulla per contrastà gli su scippi e neanche i su arragionà sovranisti. Ma glie voglio appuntà: “noi avemo tanta fame” e semo gente de balera che non molla, ma…devi assapè che pe’ mettese in gioco e ballà cotu pensier ce vo’ che la orchestrina attua smette de sonà la solita solfarina. Nun vorrei dì ma mesà che se te continui a autogràfà, a dribblà e ripete che “l’Italia ce la po’ fa se noi non passamo il tempo a mugugnà” ce affai solo de noia sbadiglià. Glie fa eco un dal volto arrostato, ie appunti ben compagno, tra i banchetti e i fumi de grigliate ho sentito sfrigolà che da la su boccuccia gli ha smollato un bravo lodaiolo de sapesse fa i interessi soa che pareva udì i su contrari. E tra na bicchierata e l’altra de lambrusco doc dicere che da quando s’è messo a recità la litania Avanti Avanti in tutti i giardinetti le spiaggette e le festine s‘è perso la bussoletta da boy scout da non sapesse più orientà e s‘è empassato su la route da somiglià più a un totem spurdutino che a un advance boy leaderino. Ahia, tarriva de rincalzo un gruppetto de accaniti sui a di…Uh meio allontanasse e annà a curiosà a la “festa”..anzi annà a magnà na patabomba e sorbì na fresca birretta casareccia.
Mentre me te gusto ecco che t’arriva la Cesarina, mi vicina, a sventolamme felice il su libro con tanto de autografo, mostrà un renziselfie sgriffignato, aggiornamme che s’è ito in maremma ma nun sa se po’ aggiocasse naltra partitella perchè là mica  lascino fa’ come qua. È gente che nun vole esse molestà. Oh!
Beh, te penso guardando la copertina de “Avanti” che co’ su colori spentarelli, la su strada a saltelli me pare un tantino tristina e poco azzeccatina e più che a camminà in avanti fa pensà de stassene a rimembrà, glie andrà come glie andrà, tanto na cosa ia detta  certa: “l’Italia nun se ferma”.
Me auguro sia chiaro con o senza…la su lancetta Avanti marcia e mai indietreggia.
Te capì…très bien…
Che goduria, vien su un arietta dal Secchia da facce rinvenì. T’ho iarriva pure na musichetta cubana. Wow. Ora si che se fa “festa”!
bydif

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