Grazie mamma

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Grazie mamma per avermi dato la vita. Grazie per avermi cullato con tenerezza, aver guidato i miei primi passi con calore e affetto. Grazie per avermi cresciuto con dolce fermezza, educato con generoso buonsenso, insegnato l’importanza della dignità in ogni circostanza dell’esistenza.

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Grazie mamma per i momenti di leggerezza che mi hai regalato e anche per quelli in cui mi hai rimproverato, asciugato le lacrime, stretto forte al tuo cuore, condiviso la gioia di un momento importante di giovane donna. Grazie per tutti i sacrifici per farmi studiare e garantirmi un futuro professionale. Grazie per avermi insegnato a lottare, a sorridere, a guardare all’essenziale da affrontare le difficoltà quotidiane con animo chiaro, accettare le sconfitte e sentirmi grata per le battaglie vinte.Grazie infinite mamma per avermi sorretto nei momenti cruciali della vita e donato un enorme patrimonio di fede e coraggio, sentimenti e speranza, socialità e riservatezza.

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Grazie per avermi aiutato a comprendere il valore dell’altruismo, della solidarietà, del rispetto, dell’autonomia e della libertà espressiva.

Soprattutto mamma grazie per l’immenso amore, la disponibilità, la radiosità, gli abbracci, le carezze, la delicatezza con cui in ogni istante della tua vita mi hai circondato. Grazie per tutte le attenzioni, i consigli, l’aiuto materiale e spirituale, le tenerissime gentilezze che con spontanea sincerità di donna entusiasta e mamma premurosa mi hai ricolmato e grazie perché anche da lassù continui a darmi e riempire di luce abbagliante ogni mia giornata.

Grazie mamma di esserci sempre con quella freschezza materna incondizionata.

 

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BYDIF

Per la cronaca:

Contrariamente a quel che si pensa le origini di questa festa delle mamme non è un usanza moderna legata al consumismo o alla legittimazione del ruolo di madre nella famiglia e la società, risalgono al periodo greco-romano allorquando si celebravano le divinità femminili simbolo di fertilità. Misconosciuta fino al medioevo, riprese a fiorire ma legata alla maternità della vergine Maria, di cui il popolo cristiano, già devotissimo, in un certo senso la considerava madre del Signore e di riflesso madre di tutti gli esseri umani.

La festa della mamma, si può dire più legata all’espressione profana, prese avvio nell’ottocento quando una donna americana e sua figlia, al termine della guerra civile,  iniziarono a organizzare picnic e raduni per facilitare l’amicizia tra mamme nordiste e sudiste. In seguito la cosa si estese e diventò molto popolare organizzare eventi e raduni di mamme, tant’è che il presidente Wilson nel 1914 formalizzò la questione istituendo un giorno dedicato alle mamme e stabilì che questo fosse la seconda domenica di Maggio. Pian piano l’iniziativa americana si propagò e in quasi tutto il mondo si iniziò nella stessa data a festeggiare la mamma. In Italia la festa della mamma iniziò a diffondersi solo dopo la seconda guerra mondiale, tuttavia, fino al 1959, rimase localizzata,in Umbria come festa dedicata alla Madonna e in Liguria come festa dei fiori, solo successivamente come festività dedicata alle mamme.

 

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Giornata pasword

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La giornata mondiale della pasword, cioè, di una vera giungla di sequenze alfanumeriche da tenere in memoria! Cosa per niente facile, ma siccome le password sono le chiavi indispensabili, per accedere a qualsiasi servizio online, anche se, considerato il numero, non è agevole, tocca farlo. Bensì la questione più spinosa per il cervello, almeno per me, non è dover contenere in memoria una certa quantità di chiavi di accesso ai servizi informatici, quanto il dover, prima escogitare sequenze alfanumeriche il più possibile diverse, personali e sicure, poi ridoverle cambiare costantemente per mantenerle efficienti alla sicurezza. Il che mica è facile inventarsele di continuo, a volte ci metto un sacco a trovarle che non risultino fragili o scontate e poi, per evitare confusione, altrettanto a uniformare la memoria da immagazzinarle correttamente. D’altronde, gli esperti di frodi di dati personali dicono che rimodulare le pasword periodicamente, è ultranecessario, poichè è il metodo migliore per impedire, o almeno ostacolare, gli attacchi cybercriminali, oggi come oggi, di una selva ladrona globale per niente da sottovalutare. Per cui è difficile tenere in mente sequenze di accesso, specie se complesse, ai tantissimi dispositivi e sevizi che ormai fanno parte della quotidianità nel lavoro e nella vita privata. Tuttavia , se è da farsi si fa senza tanti cavilli, anche perchè è proverbio: il pigro paga pegno. Al dunque l’accoppiata buona memoria-pasword complessa, tipo k Z 1,q&,g59?-3L, è l’unica che in qualche modo protegge da occhi indiscreti e malevoli dati personali, accessi a computer, internet, caselle di posta elettronica, app, home banking, carte prepagate, ecc.. tanto più essendo sempre più numerosi e maggiormente forniti di mezzi sofisticati e intenzioni assai ladrocinie. In conclusione è la giornata per comprendere che la prima regola nel creare una Password è quella di evitare riferimenti riconducibili a informazioni personali , come nome, età ecc, la seconda per sforzarsi di creare una sequenza di accesso ai vari servizi online composta da lettere maiuscole, minuscole, numeri, simboli, complessa per ricordarla, ma utilissima per chiudere le porte ai delinquenti informatici . 

bydif

per la cronaca:
La giornata mondiale delle pasword è stata istituita da intel, nel 2013, per sensibilizzare gli utenti a proteggere i propri dati personali.  Perchè? Perchè sono ancora troppi gli utenti che scelgono password che possono essere scoperte in poche frazioni di secondo.

Oggi…

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Oggi…

se il lavoro l’hai

sei fortunato e mangi.

E se non l’hai?

Ti arrangi e campi!

Se non ti arrangi?

Resti disoccupato.

In alternativa?

Espatri

Se non mi va?

Ti adagi.

Come?

Sul sofà col reddito di cittadinanza.

E la mia dignità?

Te la sbatti nel cassonetto.

Se non mi va?

Ti suicidi.

Tanto nessuno piange.!

In alternativa?

Buttati in politica.

Se non va?

Vai ai centri di carità.

Non è meglio che vò’ ai sindacati?

Un tempo si

oggi ..

ci so ì caporalati

le mafie

l’andrangheta e…

Allora so’ condannato ?

No sei sfigato!

E se non mi va?

Fai l’influencer!

E che lavoro è?

Farsi notare.

Per cosa?

Per quello che ti pare.

Ci guadagno?

Molto se ci sai fare.

Fare che?

Influenzare!

A che ?

A tutto quel che ti pare

truccarsi ,vestirsi, comprare, cucinare, viaggiare…

Soprattutto cliccare cliccare cliccare

Ah!

dunque oggi …

festa del lavoro e dei lavoratori

vuoi dire che

un lavoratore è un inventore

Così è se ti pare.

E il lavoro? 

il lavoro è un opzional costituzionale!

Se non mi va?

Vai al concertone

ridi, schiamazza , sballa

e al futuro non pensà.

Tanto mal comune mezzo gaudio!

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Buonissima giornata di festa a tutti!

bydif

per la cronaca:

La festa dell’1 maggio è celebrata in quasi tutto il mondo a ricordo di battaglie operaie sostenute per ottenere un minimo diritto legislativo che fissasse un orario lavorativo giornaliero dignitoso quantificato in otto ore. Le sue origini risalgono a una manifestazione del 5 settembre 1882 a New York organizzata dei cavalieri del lavoro e ripetuta nel 1884 dove fu deciso che l’evento avesse una cadenza annuale. Tuttavia a determinare la data rievocativa del1 maggio furono i gravi incidenti accaduti a Chicago, conosciuti come rivolta di Haymarket , allorquando vi furono numerosi morti provocati dalla polizia che sparò sui dimostranti per disperderli. In Europa la festa dei lavoratori fu formalizzata nel 1889 a Parigi dai delegati socialisti durante l’internazionale. In Italia fu adottata nel 1891, sospesa durante il periodo fascista e ristabilita nel 1945 dopo i due conflitti mondiali. Nel 1947 purtroppo la sua ricorrenza in Sicilia fu macchiata dal bandito Giuliano che sparò su un corteo di lavoratori che sfilava in località Portella della Ginestra, causando morti e feriti. A tutt’oggi non si sa ancora bene per quale motivo o per ordine di chi sparò. Dal 1991 le confederazioni sindacali per celebrare la festività organizzano a Roma un concerto maratona cui partecipano artisti e gruppi famosi che richiamano una folla enorme.

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Mulinella: la zeskia e l’arzicchiolo

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Ieri, dopo esse ita accompagnà Endry a lavorà, non ho fatto in tempo a scende dalla mi geppa per andà a comprà le focaccine, appena sfornate dall’Irena, che in fondo alla piazza te vedo sbucà na massa de capelli rossa da parè no foco. Ahio, me son detta, de certo è la Mulinella, speramo che nun me veda sennò alla solita m’attacca na pezza ansiogena che proprio de prima mattina me squaqquera la giornata. Però, Mulinella sarà pure la stonatella del paese, un po’ svampita e un po’ ciappa ciarla, che tutti cercano de sfuggì senza tanti complimenti ma ce deve vedè benissimo perché me sento di con la su vocetta stridula : ehi claustra che fai alla bonora in piazza, anche atte vai dalla fornaia a comprà le pagnottelle fresche che da lo profumo te fanno scioglie la quaqquera? Per educazione fo’ cenno co’ la testa de si e cerco de infilamme dentro la bottega sperando che co’ su tacchetti a spillo ce metta un po a risalì la piazza e me la posso squaglià prima che me investa co’ so racconti spampinati. Macchè. Nun so come ha fatto ma te la vedo arrivà come na saetta e senza salutà la fornaia mettese addì un sacco de cose con una foga che nun se capiva na mazza dove volesse parà. Al che, do no sguardo a la fornaia de fa presto a servimme da potè evità i su svaneggi, ma Mulinella, con la su chioma fiammante, me guarda co so occhioni come a volemme implorà de stalla a sentì che in men che non se dica me artrovo addì: beh se po’ sapè Mulinella de che ce narri con tanta fregola? Che ve narro! Ve narro na tragedia. Na tragedia da fa abbrividì li sassi de tutta la mi aia e arcretinimme le galline, manco novo me fan più da potè vendolo per arrotonnà le pecuniette,  me arragliamma l’asino a gutturà de assiduo da nun riescì più a dormi da intronamento de orecchie. Con l’Irena ce guardamo come addì, oggi questa l’è assai più cruccola del solito. Manco avesse letto nel pensiero, quella si inalbera e ci scarica la su tiritera de drammi e accomincia col di: Care le mi belle accredule ve dico che m’accapita na rovina, che addico, na guerra, n’apocalittica che me scavatollamma l’anima notte e dì pe’ accome fa a falla cessà e alliberamme. Perché, ami non ce sto a famme abbidonà da no arzicchiolo putridone invasato, manco a famme abbestialì da na zesckia affastidiosa, affastidiosa che  co su spatecchi de tossine infettaiole accontinue me frastorna la mi aia, me sturba lo sonno e me annerva, accossì tanto de spavento, de appossibili propaggammenti de punzecchi, da spettramme n’anvasione che m’appericola in la mi casa e tutto l’attornio che me sconfussa assai el giramme pe aggodemme el sole, coglieme i fiori, le erbette e trastullamme a sognà sotto la pioppa de esse su na isoletta ancompagnia de mi amichetto. N’arzicchiolo, na zeskia…??? che sta  addì, no brutto sogno o ie assai che non la vedo, tanto da credella essese sbazzita dal paese, s’è abbevuta lo cervello coe fanfaluche? Boh..Mentre me addomandavo il senso del su narramento, la Mulinella era così incacchiata e anche terrorizzata che non ho osato faie capì il mi pensiero che la su tragedia me sonava tutta na panzana pe sfogasse li vaneggi mentali. Sennonché, la fornaia a stalla a sentì s’era accuriosita ie addomanda chi iè l’arzicchiolo invasato che la vole bidonà endo iè sta la zesckia che l’appaura de propagà li sputecchi infetti in la casa e circondario da tragicarla. Nun l’avesse fatto, manco fossi io la causa del su farfuglio, quella se annervvosisce, se mette aggiramme attorno, poi m’ è vene sotto il naso bofonchiando: chi assono, l’Irena vo sapè chi assono? Assòno due insetti parassiti che arronzàno de accontinuo da ammassitte le cervella de terrore, accussì addiabolici che pe non fasse ciappà, da schiaccialli e liberamme dallo insopportabile affastidio, s’anfrattano ne le frasche e mentre te a giri, pe i fatti toi, te assalgono e ensalivàno de sputecchi da fatte sbercià e assordà li contaroli che se astanno allavorà appresso l’argine dello Po. M’ addove vivete voaltre, su annuvole on to a vetta de accimone da nun sapello chi assono arzicchiolo spotecchia e la zesckia infettaiola che astannò accombinà na sciagura? Siccome la guardavamo con tantino de incredulità se continua: Aho, belle insapute, accredete so tanto sturba da acconfondeme? Ve dico e ardico l’arzicchiolo e la zesckia assò accombinà disastri da affinì al mattaiolo.  Ammotulite, da li sproloqui de Mulinella, con la fornaia ce guardavamo sperando che arrivasse no cliente pe sbazzilla, ma siccome iera assai presto, no compaesano,  manco a pagallo, prima delle 9 se faceva vedè, quella continuò lo su narramento sconclusionato:  addisastri che attragicano tutto lo paese. Assapete che se no li stecchi e s’accontinuano a sputecchià, s’arrischià c’ardunano li amichetti e  l’ansalivamento accome lo scoviddo approvocà n’anfettamento ammondiale e  avvoialtre appregà l’essorcizzo de arrimmandalli a casetta derdiavolo? Accosa pensate de fa  arride e allascialli c’ attragicano tutto lo paese!  Noi che potemo fa, le fa eco la fornaia? Consiliatte de chiamà a disinfestà!  Oh, oh, accredete che assò attanto agnorante, l’ho acchiamati li disinfestaioli, ie so messi a coglionà e addi che per du insetti nun se scomodàno e me addevo spicciamme da sola. M’è avvenuta na rabbia da no’ vedecce, apperò ammica assapevano che nun ce sto a famme abbidonà da le sputecchie de l’arzicchiolo e arrendeme a na vita n’inferno da arricatti de paure d’anvasamento de na zesckia. Anfatti belle mie, me asò sgaggita a spremme le cervella ansu gogule. Gira che t’argira, da famme dolè er dito, io avvisto che l’ arrimedio pe annientà l’ insetti diabolici accèra, un po accaruccio e me sconfiferava poco de spendece le appecuniette ma falli fori me assolleticava appiù. Accussi, so annà da la Lunetta che ie sempre arrifornita de marchingegni pe tutti. Oh, me ha ditto che iaveva no spray appotente, appotente che accono spruzzo me arripulisce casa e aia, da la zesckia, lo putridone e da uppericolo de arrichiamo de branco infettaiolo, me arinsava le galline e me zitta l’asino e apposso tornà a famme i fatti acquieta, acquieta e godemme le abbellezze del mi giardinetto. Me so comprà de ribolla e assò gita via arcicontenta de potè toieme  i due affastidiosi. Però, siccome la Lunetta me iaveva ditto de fallo de notte, ammesò dovutà levà all’alba pe addà la sprayata dell’appotente accoppa insetti, iero attanto sturba ca ho data la sprayata accussì forte, forte, acquasi pareva n’accannonata da fa venì aggiù lo vicino a dimme che accombinavo. Amò addevo spettà ca li due se schiattano e me asso avvenuta affà no giro da arristoramme la giornata. Pensai, al solito lo narramento de Mulinella è bislacco ma almeno spiega l’arcano della su venuta mattiniera in piazza. Neppure avevo concluso de pensà che se continuò a dì: so accussì affelice de avelli stecchiti ca abballerei la mazzurca a stancarelli. Avvoi due, anvece che ride ie meio che avvè approcurate l’appotente, accussì se v’accapita che v’arronanzano nun ve tragicate, ma ce da dillo acche la Lunetta ia già affinito lo rifornimento. Al che de lampo l’Irena Ie obietta: nun ce penso approprio. Addai Mulinella vatte affà li tu giretti e asmetti de entrottacce de fole che avemo da fa. Affà come te gira le rimpalla la Mulinella, ma atte dico che ia finito perché lo mi vicino Fetecchia l’è annà a raccontà ai su combriccoli de bar la mi tragedia, a sentì aqquanto la zesckia e l’arzicchiolo arronzano endemoniati d’atterrorizzà e appè stecchilli ce avvuole l’ appotente ie so appresi attanta appaura d’ esse anvasati da scapiccollasse da Lunetta pe avello. Con sta chiosa de Mulinella, finalmente riesco a dì: so contenta, contenta Mulinella sapè che hai trovato il rimedio a tu crucci, però dovrei proprio andà e infilo la porta. Uscita che so dalla fornaia, mentre m’appresto a salì sulla mia geppa per filarmela, riecco comparì la Mulinella a bloccamme da non famme partì. Uh, te penso, la zesckia o l’arzicchiolo l’ha trasformata in piattola. Cerco di liberamme con una scusa, ma niente, nun me molla e se ricomincia a dimme che me deve raccontà di quanto è infame il su vicino Fetecchia quando, per fortuna, te vedo comparì da sotto l’arco affianco de la chiesa Lugetto che da Accesarina so che la Mulinella cià na cotta e da anni ie sta sempre appropinà i su manicaretti per fallo ammorbidì e cascà ne le su braccia. Subito me appresto a chiamallo de venì a salutà. Come previsto, la Mulinella a sentì il nome del su Lugetto per poco nun sviene da contentezza, se volta de guizzo e come no fulmine molla la presa dello sportello della mi geppa e con mio grande sollievo sen va ad agguantarlo. Parto de scatto.

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Dopo due ore de intontimento avevo proprio desiderio di arrivar presto a casa per immergermi nelle tante cose da fare. Però, sarà che se vedo na mosca ie do la caccia, gli antropodi m’è empressionano e le zecche me schifano al solo nominarle e solo l’ impressione di avere una di queste bestioline in casa mi inorridisce, mi sono messa a ispezionà tutti i possibili posti in cui potevano tanarsi. Ciò passato la giornata. Per fortuna di bestioline de vagheggi di Mulinella manco l’ombra. Comunque, mentre me guardavo il solito telefilm in tv, ho riflettuto un po sul come a volte certe narrazioni, seppur razionalmente sai strampalate, emotivamente ti confondono e riescono a farti agire in modo assurdo.

Bydif

Un giorno in cui è doveroso riflettere e far riflettere

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In questo 25 Aprile, festa Nazionale della Liberazione dal giogo di una belligeranza cruenta, sterminatrice e dolorosa per milioni di esseri umani, mi auguro che ovunque sia un anniversario apartitico, di memoria condivisa di un periodo disgraziato della nostra storia, superato con lacrime e sangue e non il solito sfoggio enfatico di questo o quel oratore o peggio strumento di opinioni, parole strumentali all’accaparramento che si incollano alle bandierine senza lasciare traccia di insegnamento che educa a scongiurare il ripetersi di una siffatta temporalità. Soprattutto, alla luce di quanto sta accadendo, mi auspico che si sottolinei con fermezza che # la libertà è un valore da non perdere di vista mai. È un patrimonio incommensurabile che va difeso ogni giorno da tutti, perché ogni giorno può essere insidiata e in un lampo rubata. E se la libertà viene rubata di conseguenza a tutti viene rubato il futuro e la storia insegna che non è facile ricomprarlo, qualunque sia il “ladro” il prezzo da pagare in sacrifici, lotte, fame, vite è abnorme. Questo è un giorno in cui è doveroso riflettere e far riflettere il #valore immane che ha vivere in libertà. Particolarmente memorizzare e tramandare che se oggi ne godiamo, ci permette di decidere, fare, scegliere, questo valore non proviene dal nulla bensì dal sangue di uomini e donne generosi, consapevoli, partecipativi di una cultura di solidarietà, entusiasmo comunitario, costruzione al dialogo, complicità stimolante, difesa quotidiana delle proprie radici e della dignità nazionale.

Nell’augurare a tutti un momento di festa di memoria e libertà serena per l’oggi e il domani, auguro anche ad ognuno di tener sempre presente a se e gli altri che:

la libertà è il virus più contagioso che l’umanità abbia mai conosciuto”

ancor più che:

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by Dif

L’Ottavario

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L’ “Ottavario, cioè” l’ottavo giorno dalla Resurrezione di Gesù, per la liturgia è la “domenica in Albis” a cui, dal 30 aprile 2000, papa giovanni paolo II, ha legato la celebrazione alla festa della “ Divina Misericordia. Per quale motivo? In ragione di quanto espresso da Gesù a suor Faustina Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia.  A che fine? Il fine, in primis istituire una festa  del suo sacrificio di redenzione in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto. Di seguito per rinnovare d’esser la fonte amorevole oltrechè di salvezza di soccorso riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia ma anche benefici terreni, sia alle singole persone sia ad intere comunità”. Eppoi, per ricordare d’essersi immolato per un progetto divino di redenzione : Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre”. In ultimo, tuttavia essenziale, far presente a tutti, devoti o no, di affidarsi al generoso mistero cristologico: Chi confida nella Mia Misericordia non perirà, poiché tutti i suoi problemi sono Miei ed i nemici s’infrangeranno ai piedi del Mio sgabello”.

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Detto ciò, un tempo, per la gente comune questa domenica era semplicemente l’Ottavario. Il che voleva dire far festa alla grande. Abitualmente si celebrava , rinnovando alcune ritualità della Pasqua, talune devozionali al Cristo Risorto molto sentite e partecipate collettivamente, altre più prosaiche, volte a mantenere usi e tradizioni. A tutt’oggi, entrambe sono vive nella mia memoria e le rispetto sia come tramando di fede al nucleo familiare, ma anche come memoria di un giorno di gioia celebrativa coinvolgente amici, parenti vicini.

Buona serata.

ByDif

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Earth day, il giorno della terra .

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Earth day, il giorno della nostra straordinaria casa. Una casa stracolma di doni e meraviglie, ricca di tanti e tali bellezze, colori e profumi da incantare, farci girare con entusiasmo per scoprirla lavorare gioiosi, gustare sapori, camminare felici in parchi, giardini, montagne rocciose, colline verdi, sponde di laghi azzurri, fiumi quieti, rive di oceani impetuosi, poggi fioriti, floridi boschi , sconfinate praterie e assolati e aridi deserti. una casa stracolma di variegate creature, di suoni, echi, volti, di infiniti spazi in cui ognuno può trovare la sua dimensione, progredire, contemplare il cielo, le stelle, isolarsi o socializzare. una casa condivisa da difendere, curare, rispettare e affinchè continui a donarci prelibatezze, bellezza e benessere da mantenere nel suo equilibrio naturale. purtroppo questa terra, la nostra straordinaria casa, oggi come oggi, a causa dell’uso irresponsabile, dell’abuso,, l’egoismo, l’avidità, i saccheggi, la frenesia di dominio, l’incuria e i maltrattamenti sta soffrendo tantissimo e cambiando da mettere in pericolo la sussistenza di tutte le creature che la popolano. questa sua sofferenza la manifesta da tanto cambiamento, oggi è diventata pressante e nessuno può esimersi dall’ignorarla perchè la sua sofferenza come ha detto papa Francesco “i sintomi li avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi.
e se ci manca l’aria sana e l’acqua pulita…beh.. noi? Noi, se amiamo questa terra che ci ospita con generosità, ci riempe la vita di doni e magia e vogliamo continuare a camminarci, gioire e sognare, è ora che iniziamo a smetterla di violentarla, riempirla di lordume e veleni, facciamo in modo che la sua cura divenga per tutti, giovani e meno, esperti e non, uno stile di vita irrinunciabile. In fondo anche noi siamo terra !
Un saluto di buona serata a tutti.

bydif

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per la cronaca:

Earth day nacque ufficialmente il 22 aprile 1970 da una mobilitazione di studenti di duemila università e circa diecimila scuole primarie e secondarie degli Stati Uniti. Su input dell’attivista John McConnell, il senatore del Wisconsin Gaylord Nelson e lo studente universitario Denis Hayes, i giovani americani scesero in piazza per manifestare il loro dissenso contro i disastri ambientali provocati dall’uomo e chiedere una riforma delle norme ambientali.

Mura

Immagine

Dividiamo lo stesso cielo

La terra su cui ormeggiamo

Vaghiamo col pensiero

Ci immaginiamo

Ma ..non ci vediamo

Percepiamo il respiro

L’energia esaltante

La passione ardente

Ma…non ci vediamo

Sentiamo il vento

I bisbigli dei fiori

I granelli di sabbia

L’arsura del deserto

Il bollore del cuore

Ma..non ci vediamo

Avvertiamo i passi

Il fruscio dei sogni

Lo sciacquio del mare

L’eco dei sospiri

I gemiti del pianto

Il cigolio dell’altalena

Ma…non ci vediamo

Cinto da mura è lo sguardo

Solo l’anima trasvola

e.r.

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 A volte capita anche senza senza volere di mettere delle barriere tra noi e gli altri da non riuscire a vederli neppure se ci sbattiamo violentemente contro.

Bydif

Domenica di Passion Domine o delle Palme

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Oggi, è la Domenica “de Passione Domine” o ” Domenica delle Palme”. Nella liturgia Cristologica è importantissima poiché   giunge quasi a conclusione il periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie ha preparato, con riflessioni sui fatti dolorosi subiti, da Gesù, il Salvatore del mondo. nell’ultima settimana passata su questa terra..  Riflessioni e meditazioni però sempre improntate a speranza e certezza della Risurrezione di Cristo e della vittoria della vita sulla morte. Quindi è una festività essenziale per i credenti cattolici ma anche per ortodossi e protestanti. Storicamente, nella Domenica di “Passione Domine” con solenne celebrazione, si ricorda l’ arrivo trionfale, in sella a un asinello, di Gesù a Gerusalemme, accolto da una folla osannante che stende mantelli, agita rami di palme e olivo, loda e onora come Re. il Re Messia redentore tanto atteso e profetizzato da Isaia. La stessa folla che pochi giorni dopo, tradito per 30 vili denari da Giuda, lo rinnega e a gran voce reclama venga crocifisso. Curioso no! Prima esaltazione e gloria e poi … il ripudio e condanna a morte ma…Ma si sa, per Gesù. così doveva essere. Doveva essere dacché secondo le scritture era l’”agnello sacrificale ” mandato dal Padre per la riconciliazione e salvezza umana. Tuttavia, quando ci rifletto, questo episodio della vita di Cristo mi solleva interiormente tristezza e tantissimo sdegno. Perché? Beh.. perché è veramente amaro rendersi conto come rispecchia una realtà largamente praticata, in cui in un attimo tutti pronti a ossequiarti e lodare e un attimo dopo per dabbenaggine, invidia, assurdità pretestuose tutti pronti a spellarti! Pertanto, Cristo insegna che è inutile meravigliarsi se, oggi come ieri, l’amore, il sacrificio totale, la dedizione verso il prossimo, la misericordia e la comprensione, spesso per non dire sempre, viene ricambiato con la falsità, l’odio, l’ingordigia egoista, l’esclusione, la derisione, l’indifferenza, finanche alla tortura e eliminazione. Vero è che l’umano è imperfetto ma pure vero è che gli torna comodo rimanerlo per auto assolversi da ogni malefatta. Malgrado ciò, nel cuore della gente, di ogni razza e condizione, c’è sempre una ricerca di pace e salvezza dai guai terreni. Tant’è che anche quando si fa la guerra, ogni essere umano parte dal presupposto che la fa per conquistare l’ armonia e la tranquillità e non per altro. Per questo, nella contraddizione umana, la Domenica delle Palme è una festività molto sentita ed è raro che un credente non si rechi in chiesa, magari ci va solo per portarsi a casa un piccolo rametto di olivo benedetto, da tenere in casa convinto che vi porti serenità, e in modo o nell’altro, nel suo profondo oltre un desiderio speranzoso di concordia e salvezza da accidenti. manifesta un affezione radicata alla tradizione. C’è da dire che in questa festività di avvio alla Settimana Santa in cui la liturgia rivive il dramma evangelico della passione, morte e risurrezione del Signore, e insegna che anche quando tutto sembra perduto, anche quando gli amici ti rinnegano e il mondo sembra crollarti addosso sulla croce Gesù ha perdonato, tantissimi i riti celebrativi degli eventi drammatici con processioni, benedizione di rametti di olivo,  palme intrecciate e ricostruzioni storiche del simbolismo messianico in essa contenuto.

Nel mio intimo, questa domenica occupa un posto essenziale, sia come devozione di fede indiscussa in Cristo che abitudine all’iter che ripercorre passo, dopo passo, le vicissitudini terrene di Gesù, sia in quanto fondamentale per rinnovare in me quello spirito di comunione e partecipazione attiva al mistero sacrale della morte e resurrezione del figlio di Dio. Oltre ciò debbo riconoscere che mi è anche cara come tradizione di tutta una serie di preparativi relativi la Santa Pasqua, dal sapore un po’ più laico bensì nella mia famiglia, hanno e continuano ad avere, con profondo rispetto del sacro, un significato di gestualità partecipativa a usanze che, nel loro gusto feticcio profano, simbolicamente preparano ad accogliere con tutti gli onori, la gioia e la convinzione di fede, il Cristo Risorto.

colmba pasqua

Buona Domenica a tuti nella luce e grazia divina.

bay dif

Realtà che spaventa l’oggi e atterrisce il domani

pesco

Realtà che spaventa l’oggi e atterrisce il domani? beh…

Se al mattino guardo dalla finestra il mio piccolo verde recinto in fiore, rimango abbagliata dallo splendore della forsythia, l’incanto del pesco, il rigoglio policromo di primule ciclamini, tulipani, giunchiglie e margherite, che tra arbusti e pietre insieme alle violette ai piedi del rosmarino sembran sprigionare una magia inneggiante alla vita. Aspiro con forza i profumi intensi dell’alloro, la salvia la menta che salgono su mi si apre il cuore alla gioia e tutto il mio essere si energizza d’ottimismo e di voglia di fare. Ma se poi scorro i giornali, leggo le news, mi sintonizzo su qualche canale tv, in un attimo, quella magica sintonia di sensazioni, colori e luci vitalizzanti, s’affossa in un caos di percezioni nere come la pece e mi assale una grandissima tristezza che floscia pensieri e entusiasmo da far una fatica boia a trascinare i piedi e mettermi in azione. Eh si, notizie, immagini, e quant’altro rintrona e si riversa nel mio animo è tanto ripugnante e negativo da sopraffare la visione idilliaca del mio piccolo recinto da scaraventarmi nella dura realtà che spaventa l’oggi e atterrisce il domani. Invero, non può essere altrimenti. Quel che gira nel mondo è un subbuglio di catarsi profetiche che promette tutt’altro che sicurezza e tranquillità. Una montagna di guai che si aggiungono a quelli che già ci sono come testimonia la mia ultima bolletta del gas che si inghiotte tutte le risorse della mia mensile sopravvivenza. Ma a chi importa se io, la Cesarina, la Doni o la Sandrocchia e tanti altri abbiamo il dilemma di come onorare le bollette e scampare all’incubo del come tirare la carretta giornaliera senza finire nel fosso dello sconforto fatale? A parole a tanti. A fatti…uhm, pochetti, pochetti.. D’altronde, di fronte all’incognita della “turbolenza” drammatica e sconvolgente per tanti esseri umani, che angoscia i“ capoccioni” e che ogni giorno si prodigano di tamponare con assurde e quantomai isteriche conclusioni che vanno nella direzione opposta ad uno stop, il nostro assillo è un inezia. Vero, rapportato a bombe e missili lo è, bensì se già angustia e affama tanti, non direi. Non direi in quanto non sono aumentate in modo abnorme per caso ma sono “figlie” di decisioni e politiche scarsamente lungimiranti, a volte di eccessi di comodo egoismo, altre per rabberci di falle malfatte e questo mi preoccupa assai. Mi allarma molto, poiché, gli “squarci” aperti dalla “turbolenza” sono delicati da trattare e richiedono estrema attenzione nella scelta delle “pezze” e gran maestria nel cucirle, nel mentre recepisco “rattoppifrettolosi e inadeguati che non solo sfilacciano, allargano ancor più lo squarcio e aggravano la possibilità di aggiustarlo. Ciò mi indigna in quanto la “ storia “ della turbolenza” va a braccetto con quella del caro bollette. Anzi, mi gela, perché se oggi in molti o siamo sul lastrico o ci stiamo per finire, coi rammendi dei capoccioni gli scenari si fan tragici. Mi domando. Come fanno taluni grandeur potenti a non capire che reazioni e parole spropositate sono rovinose alla soluzione dell’angoscia che subbuglia loro e agita noi ? Come fanno a non intuire che certe “sparate” emotive infiammano gli animi e intricano le conciliazioni? Come fanno a non considerare che è includente e assai poco avveduto caldeggiare le ragioni a senso unico? Soprattutto come fanno a non valutare che bisogna esser lesti a facilitare lo stop war, perché è solo un aspetto del problema che frantuma l’ideale ritmo dell’andamento abituale che si credeva solido, ma c’è ben altra insidia che troneggia sulle teste di tutti, molto, molto perversa e nebulosa da decifrare e che Dio ce ne scampi e liberi altro che far traballare status, libertà e democrazia, mette a rischio, il futuro globale? Booh…!!! Quel che mi sovviene o sono poco realisti, talmente sbalorditi da muoversi a casaccio, convinti che non c’è rimedio e tanto vale buttare all’ortica sensatezza e diplomazia e fare e dire quel che frulla in testa o…O non voglio manco pensarlo!!! A dir il vero certuni mi paiono narcotizzati da un continuum di furbesche narrazioni acconciate con un abbondanza di frasario enfatizzante che m’accappona la pelle. Perché? Per non dilungarmi rimando il perché ad altro post. Intanto mi scervello come fare a non crepare d’infarto e sopravvivere alle bollette scellerate.

Bydif

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Vi pare possibile andare avanti con queste cifre?