Germinazione

germ

Canta il mio cuore

Nella solitudine

Dell’ignoto domani.

Canta

La gioia schiusa

Di palpiti frementi.

Canta

Euforico di germinare

Senza domande

al Foresto destino

Un seme vitale

Canta

l’Esaltante germoglio

guizzante in grembo

Prepotente e vivo

Canta

lo scorrere del tempo

il martellio di una vita fetale

la simbiosi di un cuoricino

Canta

Affascinato dal battito

sfrighettante

Come acqua di torrente alpino.

la gaiezza d’ un cinguettio

Vagito

Di sole infocato

Gemma

Di amore appassionato.

E’

Bello

Sentirlo cantare

alla nuova vita

cuore

e.r. 1971

A max: il mio cuore canta ancora felice di averti vicino!

le 5 impareggiabili utili “amiche”

le 5Con la stagione umida, nebbiosa e fredda, le giornate sempre più corte e bigie si ha meno spinta a uscire all’aria aperta e di più a restarsene al caldo in casa. Uffici, luoghi di ritrovo e abitazioni si arieggiano meno e in conseguenza si è più esposti a rischi di respirare le sostanze volatili inquinanti, prodotte da vernici, mobili, PC, fotocopiatrici, stampanti, abiti lavati a secco ecc…. Sostanze organiche, come hanno appurato alcuni ricercatori, che esalate, nel breve o lungo termine, hanno tutte effetti nocivi alla salute per cui sarebbe basilare “ripulire” l’aria. Come? Beh…con le “magnifiche” 5 amiche! E si, basta mettersele in casa, o in qualsiasi ambiente chiuso per disinquinare l’aria che si respira! Per inciso, 5 non è un cifra casuale. Perché? Perché è l’unico numero dinamico che attiva energiche vibrazioni rotatorie! Chi sono le 5 amiche indispensabili, se non a eliminare del tutto, almeno idonee ad abbassare del 80% i livelli di concentrazione delle sostanze nocive in ambienti chiusi, appartamenti, uffici…? Dopo attenti studi e verifiche secondo i ricercatori l’Aechmea, il Falangio, la Dracena, la Vriesia e la Guzmania son le 5 magnifiche piante più efficaci e attive nel rimuovere nei locali chiusi gran parte delle sostanze dannose! Quindi 5 piante bellissime e comuni da porre dove si vive, studia, lavora poiché funzionali a depurare l’aria. Sempre in base a quanto appurato attraverso studi ad hoc da Vadoud Niri della State University di New York e presentato in un meeting dell’American Chemical Society ad esempio, le bromeliacee sono molto efficaci nel ridurre quasi del tutto 6 degli otto composti volatili -Voc- potenzialmente tossici e deleteri – ma la Dracena è in assoluto la migliore nell’assorbire e rimuovere al 95% l’acetone presente negli ambienti nel mentre il Falangio è campionissimo di velocità, infatti appena introdotto in una stanza ne abbassa i livelli inquinanti.
Allora vediamo chi e come sono singolarmente le 5 inseparabili “amiche” di casa benefiche al comfort salubre:

bromeliacee aecmeaL’aechmea , il cui nome deriva dal greco -punta- ma originaria dell’Amazzonia, fa parte delle bromellacee. Ha foglie verdi intenso percorse da evidenti striature trasversali argentee disposte a formare una rosetta imbutiforme. Nel periodo della fioritura al centro compare un fusto con infiorescenza a pannocchia con brattee rosa, arancione-salmone, rosso- gialli che persiste per vasi mesi. Facile da coltivare va tenuta lontana da fonti di calore e da correnti d’aria. Oltre che ottima per contribuire a risanare l’aria della casa da sostanze tossiche è molto decorativa e nel linguaggio dei fiori simboleggia l’orgoglio e la tenacia nell’affrontare i problemi della vita per cui è anche valida amica per rallegrare l’occhio e infondere un che mentale di combattivo.

falangioIl falangio, chlorophytum comosum, è una pianta sempreverde originaria dell’Asia meridionale e del Sudafrica. Appartenente alla famiglia delle Liliacee ha lunghe foglie lanceolate verdi, talvolta variegate di bianco, disposte a forma di rosetta da cui nel periodo della fioritura sporgono fusti con gruppi di piccoli fiorellini bianchi. Ama i luoghi luminosi, anche parzialmente soleggiati, non richiede cure particolari va solo protetta da marciume alle radici, da correnti d’aria e da temperature sotto i 10°.Il falangio si coltiva facilmente anche in idrocoltura ed è eccellente in casa per ridurre le nano particelle inquinanti. Nel linguaggio dei fiori, data la sua caratteristicadi emettere in continuazione nuovi germogli vitali, simboleggia la giovinezza permanente, il che mi pare un ottimo presupposto per mantenersi in piacevole fresca bellezza.

dracena

La Dracena o dracaena, dal greco drakaina, è una pianta sempreverde da appartamento molto apprezzata per la sua eleganza ornamentale e le caratteristiche di adattabilità all’ambiente domestico o chiuso. Originaria dei paesi caldo-umidi dell’Asia e dell’ Africa, alcune varietà addirittura delle Canarie, ha foglie nastriformi verde scuro o in differenti variegature, a volte tra le lunghe foglie distribuite lungo i fusti in ciuffi sbocciano piccoli fiorellini bianchi assai profumati. Molto gradevole e raffinata è semplice da coltivare, tuttavia per favorire crescita e durata va posta in angoli ben illuminati, tenuta lontana da raggi diretti del sole, correnti d’aria e innaffiata quando la terra risulta asciutta. Ma a parte l’amenità estetica la Dracena è una pianta utilissima in ogni ambiente in quanto ha molteplici virtù: produce ossigeno, rimuove acetone, benzene prodotto da combustione, controlla l’umidità degli ambienti, purifica l’aria, il che non mi sembra poco per farne una fedele amica. Oltre a ciò da una delle sue specie, la dracaena draco, ovvero femmina di drago, da millenni si estrae una resina usata come colorante per ottenere una tonalità di rosso intenso, più conosciuta come rosso sangue di drago. Nel linguaggio dei fiori la dracena è simbolo di augurio, di felicità, e durevole amicizia.  Quindi bella e benaugurante per un regalo.

vriesea

La Vriesea, originaria dell’america centro meridionale, è una pianta perenne dalle foglie carnose, lunghe e coriacee, generalmente lucide con striature trasversali più scure e margini lisci che formano delle rosette con coppe centrali dalle quali emergono infiorescenze a forma di spighe piatte di colore intenso, giallo o rosso rubino. È una bella pianta ornamentale appartenente al genere bromeliacee che ama gli ambienti caldo umidi, i luoghi luminosi riparati dai raggi solari diretti, le innaffiature regolari ma piuttosto scarse. Efficace nel ridurre l’elettrosmog, l’umidità e aumentare l’ossigenazione ambientale. Nel linguaggio dei fiori la Vriesea, simboleggia la forza dell’amore. Quella forza magica dell’amore che può nascere e sopravvivere solo per misterioso atto d’amore della natura. Difatto, come tutte le piante epidite, ovvero che vegeta senza il bisogno del suolo, cresce in condizioni estreme tipo in una corteccia, un ramo o in cima a un fusto d’albero tanto da sembrar che voglia sfidare le leggi naturali.

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La Guzmania è una pianta di origine tropicale ideale per dare colore all’interno di ambienti familiari e uffici. Appartiene ad un genere di piante erbacee, perenni, sempreverdi, generalmente epifite. Ha la caratteristica di avere foglie lineari, che formano una rosetta al cui centro una cavità detta vaso, in cui si accumula e viene trattenuta l’acqua. La sua particolarità è legata al graduale colore che assumono le foglie e non alla fioritura. Il fiore, racchiuso all’interno del fogliame dal colore intenso e che mantiene la sua bellezza a lungo da rendere la Guzmania insolita e ammaliante, infatti dura soltanto pochi giorni. Tuttavia solitamente Il fiore di questa pianta, avvolto nelle brattee, tende ad essere associato ad un’immagine di fascino, bellezza ed eleganza. Data la sua origine, predilige indubbiamente il clima umido però non richiede particolari cure e attenzioni, benché… a dirla tutta… necessita di alcune accortezze tipo una buona luminosità, una temperatura non inferiore a 15 ° e giuste innaffiature per lo più quantificate in dosi di acqua limitate a mantenere il terreno umido. La guzmania, il cui nome deriva da un omaggio ad Anastasio Guzman, un naturalista spagnolo del 1700, oltre ad essere bella da vedere, poiché è in grado di depurare l’aria, è una pianta utilissima per la salute. Nel linguaggio dei fiori, simboleggia la gratitudine, il carisma, la legittimazione onorata. Quindi , omaggiare una persona con questa pianta significa affermare che è affascinante, incantevole o si è onorati di conoscerla. Seppure poco longeva è pianta alquanto resistente quindi adatta per abbellire ambienti o studi professionali, donare e direi perfetta a soggetti stravaganti, che amano rischiare.

le5 amiche

In conclusione, 5  piante amiche, belle e utili da tenere in casa o in ufficio, in primis per depurare l’aria da elementi inquinanti dannosi al benessere fisico, di seguito per gratificare sensi estetici  e olfattivi e…perchè no anche per  assorbire le qualità misteriose implicite nella loro singolare simbologia.

Buon fine settimana di luce e colore!
bydif

 

Tutti i Santi

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Un giorno celebrativo di tutti i beatificati, conosciuti e sconosciuti. Un giorno per rendere onore e gloria a tutti quei uomini e donne che attraverso il loro vissuto si sono conquistati un posto di grazia nell’eterno giardino del cieli. Persone semplici e virtuose o complesse e tormentose che non si sono arrese all’evidente del male terreno ma hanno cercato l’altrove. Un giorno di festa dedicato alla santità umana, di riconoscimento collettivo a tutta quella moltitudine di ogni tempo e luogo che con umiltà o anche irruenza ha cercato di ascoltare la parola di Dio e di metterla in pratica; che ha scelto il martirio piuttosto che l’adattarsi alla doppiezza; che ha seminato integrità, giustizia, misericordia; che ha errato ma in silenzio ha trovato animo e forza di riscatto. Dunque una festa di legittimazione divina a tutta quell’umanità che nella società del materiale egoismo temporale fittizio ieri come oggi  appare una nullità perdente e invece nel trascendente è vincente.

Tutti i santi” è un day rischiaratore, di gioia, di fiducia, di futuro, di auspicio, di insegnamento che non è mai troppo tardi e impossibile intraprendere un luminoso cammino che anche se non porta a essere Santificati di sicuro evita di precipitare negli abissi infernali. Un saint day per vivere in sintonia animica con il celestiale.

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Lieta giornata!

….

la festività dei Santi ha origini molto lontane risalenti ai druidi. Nata come festività pagana agricola, per celebrare la separazione della natura dal periodo di crescita e rigoglio , da quello di inerzia e stallo. Nel  tempo ha subito un processo storico culturale religioso passando da celebrazione pagana a sacra .

Transumanza: la notte senza confini e del tutto possibile!

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è una notte di “transumanza” di essenze. È La notte dell’anno in cui per antichissima convinzione popolare nell’universo non esiste barriera e tutte le entità di nature variegate che risiedono in regni separati possono spostarsi da una dimensione a un’altra, senza contravvenire alle norme che regolano l’equilibrio cosmico. Una magica notte in cui non esiste frontiera, in quanto tutti gli ostacoli che separano, i vari mondi, vengono temporaneamente revocati e le essenze, corporee e incorporee, hanno libera facoltà di “transumare” dagli uni agli altri. Come dire che una volta all’anno nell’universo il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti viene sospeso, e all’un e all’altro è reso fattibile anche mescolarsi, incontrarsi, comunicare. Quindi secondo leggenda una notte di libero accesso nel reame del mistero universale che rende a tutti tutto possibile, in particolare anche rincontrare i propri avi, in specie quelli ancora in purificazione dimodochè si possa cogliere ed esaudire le loro necessità per finalmente uscire dalle tenebre e inoltrarsi nella luce. Nell’immaginario tribale è anche la notte degli elfi bianchi e neri che riassumono il bene e il male, quindi degli esseri di luce, positivi e benefici, e degli esseri tenebrosi, malvagi e legati ai sabba, raduni sacrificali, incantesimi e scherzi di cattivo gusto. Chiaramente tali convinzioni nel corso del tempo hanno determinato il nascer di molteplici narrazioni con sfondi più o meno accentuati di fantasmi, scheletri, simboli diabolici, creature orripilanti e maligne ecc. fino ad arrivare a generare paure terrificanti come l’essere posseduti da spiriti e demoni, o rimanere vittime di nefandi sortilegi.

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Ovviamente per scongiurare paure e pericoli la fantasia popolare in tutti i tempi, si è scatenata a trovare trucchi per ingannare e sfuggire alle grinfie delle “creature malvage”  come mascheramenti, suoni, fuochi, oggetti, riti strani, oggi come oggi così tanto  da raggiungere proporzioni squilibrate, parossistiche e in certi casi violente e  macabre.

Simbolicamente la vigilia di Ognissanti è carica di positività per entrare in contatto profondo con il se; adatta a estirpare le distorsioni psicologiche provenienti da paure infondate e, attraverso letture di testi, preghiera e riti di purificazione aiuta a perfezionare l’evoluzione animica per riiniziare un nuovo cammino esistenziale sia di fede che profano, per cui è meglio circondarsi di colori che rischiarano e non alimentano idee lugubri

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Comunque per me è e resta la notte di tutti i Santi e non ho voglia di vedere facce spettrali e burlonesche, vampiri e streghe, tanto più che li vedo e li sento tutti i giorni. Ho voglia di riempirmi di luce come facevano in tempi antichi, quando il rapporto dell’uomo con la natura e le sue forze interstellari era leale. Quando bastava accendere un bel fuoco per allontanare nella notte del tempo senza tempo, in quanto non appartiene a nessuno, zombie, vampiri, folletti, streghe e spettri. Ho voglia di atmosfera cosmica carica di energia propositiva, di colore che rincuora e illumina il sorriso. In casa ho eliminato aspetti lugubri e torvi, l’ho abbellita con dei fantastici nastri arancio, fiori e farfalle, frutta come melograni e aranci, lumini e candele oro e arancio. Certo la casa sembra un sole smargiasso che ti guarda e sorride sotto i baffi ma c’è un chiarore che mette allegria e fa scappare pure i diavoli incalliti. Infatti l’arancio è un colore che migliora l’umore e stimola l’ottimismo. Ecco è proprio di ottimismo che ho voglia di essere circondata, di facce smorte, torve, con l’occhio finto ingiallito dall’ipocrisia, di sangue e truculenze ne ho piene le scatolette e poi luce e  arancio son meglio dell’aglio, cipolla e altre diavolerie del genere per scacciare vampireschi mostri, folletti molesti, energie negative, malumori e paure ataviche. 

Per rispettare le tradizioni di rischiarare il cammino alle “anime erranti” ho messo un sacco di zucche. Una faticaccia a svuotarle e prepararle ma l’effetto scenografico è grandioso!! Di sicuro, illuminate renderanno l’atmosfera della notte di Ognissanti o come ormai nel profano è costume la notte di halloween magica, in più daranno un tocco di particolare positività al menù della cenetta che ho in mente e nello stesso tempo la loro vivida luce terrà lontane dalla casa e dalla mia famiglia ogni sorta di mostriciattoli e stregonerie. Garantito, nemmeno una pagliuzza spettrale riuscirà a infilarsi dalle fessurine di porte e finestre!!!!

Naturalmente non rinuncio al “ trick or treat”, dei  bambini, gli farei uno “scherzetto” cattivo. Difatti ho preparato una serie di sacchettini di un bel colore arancio stracolmi di dolciumi, anzi ho pensato che era meglio abbondare e essere generosi, con tante “sfrizionature aggressive” di fantasmi profittatori, non vorrei che insieme ai bimbi, spunti fuori un mostriciattolo burlone e dispettoso che per vendicarsi dell’avarizia mi combina un casotto.

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Come usanza natia invece lascerò il tavolo apparecchiato con un ricco buffet di assaggini e una bottiglia di buon vino rosso per tutti gli avi che in questa notte vorranno onorarmi della loro visita e per chi a mezzanotte “transumerà” così lascerà una scia di polvere di stelle profumata di incenso.

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Auguro a tutti di passare una notte di “transumanza” esaltante nella dimensione della luce radiosa e positiva. A tutti che fate e spiritelli diano il dolcetto e tengano lontano lo scherzetto. Soprattutto che il proprio santo protettore nel suo passaggio angelico  lasci quel tocco magico che riempe il cuore di ogni benignità e la mente di ogni genialità per “transumare” nella fatica quotidiana  con spirito lucente.

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Buon fine settimana ALL HALLOWS’ EVEN

bydif

Today, Umbria!

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Today Umbria “cuore” verde dell’italico stivale che come scrisse il sommo D. Alighieri“Intra Tupino e l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa d’alto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di rietro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo. Di questa costa, là dov’ella frangepiù sua rattezza, nacque al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange. Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Orïente, se proprio dir vuole. Paradiso: Canto XI

Today Umbria terra d’incanti genuini e soavità amene, d’antica storia risalente al paleolitico, carica di sinfonica armonia paciosa, ritmi indolenti, toni miti, profumi intensi. Terra dai mille colori, ricca di spiritualità, sapori succulenti, policromie cangianti, dolci pendii, colli pinzuti, sinuose montagne, flessuose valli. Terra di orgoglio discreto, ristoro silente, contemplazione mutante, passeggiate rilente. Terra invitante, ispiratrice d’ingegni e d’anime, stradine tortuose, alberi quietanti, borghi alteri, verdi abbondanti, sfumature gaudenti, acque sparte. Tu Umbria, primigenia nella storia di popoli italici, così meravigliosa e copiosa di esperienza di contese, per anni e anni negletta alle cronache e di scarsa considerazione a mass media e politiconi, fa male al cuore constatare che ti han ridotta a test elettorale.

Today Umbria gittata alla ribalta dal pre zibaldone cortigiano e circuita per settimane da fervori accaparratori  sei ben altro che una terra di disputa di “trionfi d’opportunismo e di falso blaterare. Tu sei terra di memoria pluriennale, l’unica di questo paese a stivale che  possiedi le sette tavole bronzee che come ha scritto Devoto ” …sono il più importante testo rituale di tutta l’antichità classica. Non possediamo nulla di simile nè in lingua latina nè greca: per trovare paralleli, bisogna ricorrere a letterature del vicino o lontano oriente”. Oggi, dopo lunghi oblii,  non scordare che sei terra testimone di ben tre “imperi”, testimone di cambiamento, di coraggio, di fede, di cultura di nobili  intenti.

Today Umbria, terra dei miei avi!

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Stasera saprò di che color ti tingerai…rosso, giallo verde turchino a me non importa, mi basta che Tu rimanga la terra di incanto dei miei pensieri.

Ottobre pitturaio

ottobre

Ottobre pitturaio ha un se di magico, di mistero catartico trainante che convoca i sensi al fruire uno spettacolo trascendente. Con la sua tavolozza intensa e vibrante di rossi, gialli, aranci, elabora infinite sfaccettature cromatiche che cambiano completamente l’impressione visiva al solito scenario. Mediante le sue pennellate campisce, borda, macchia, punteggia, delinea, accentua, sfuma. Apporta un tocco d’irresistibile attrazione ottica che pressa ad ammirare, a soffermarsi , a scoprire, forme, particolari, biodiversità, gradazioni, atmosfere, angolature di bagliori e penombre insolite. Trasporta occhio e animo in atmosfere affascinanti, dai respiri sinuosi, eccitanti e fantasmagorici, crea armonie concertistiche di toni e semitoni illimitati con brandelli concettuali imperiosi; focalizza immagini spaziali piane e poliedriche esaltanti; pigmenta intrecci di luce briosi e al contempo evanescenti nella dialettica interlocutoria della realtà contestuale. E’ il mese che costringe a incontrare a 360° la natura, a riflettere sullo specifico del suo insieme, a distinguere le sue meraviglie, a percepire le innumerevoli molteplicità, a relazionare con ogni singolarità e con l’oltre osservabile, soprattutto induce a riscontrare la potenza sopraffina del creato.

Non v’è che dire, Ottobre  è l’artista pitturaio che accende di bellezza ogni angolo. Con i rosa tinge le albe , con l’arancio fantastica il giorno, coi rossi e gialli riempe boschi e valli, con l’ocra e il porpora spennella i rami dei maestosi alberi. Di verdi intensi lacca le siepi ginepraie, coi violacei contorna il groviglio dell’ esule fogliame. Coi bruni acciglia le campagne, con l’azzurro profila gli orizzonti sinuosi, coi lapislazzuli ombreggia le chiome dei faggi. Con il porpora macchia l’oscura selva, con l’amaranto ghirigora i crepuscoli. Infaticabile decoratore con ariosi toni compone celestiali melodie visive, con sinfonie cromatiche espande l’humus nelle fantasie e accorpa i neri nelle solitarie vie. Ovunque pennella lascia l’impronta del suo estro comunicativo bizzarro e a volte anche un tantino ambiguo.

Se marzo è il leggiadro messaggero della rifioritura che frizza e risveglia la vitalità con policromie dai toni freschi e morbidi e al contempo carichi di premesse prepotenti. Ottobre il cui nome deriva dal latino October, -ottavo mese del calendario romano che iniziava con Marzo, decimo in quello attuale gregoriano, – è un mese che ha una radiazione di luce positiva che non passa inosservato. E’ l’inequivocabile mese ambasciatore della cognizione consapevole della dinamicità transitoria che declina la ricchezza nell’animo mite e al contempo eleva l’ardore intuitivo ad aprirsi al variegar degli elementi profani. Nel suo finir poi, concentra la sua policromia sui blu, violetti e indaco da emanar un effluvio di radiazioni da congiungere spirito e materia a una stagione di taciturna meditazione.

In conclusione, non so il perché ma da sempre in Ottobre pitturaio trovo quel qualcosa di profondo e stimolante per sensi e pensiero che mi energizza più della sfavillante estate. Le immagini istintive che immagazzino, guardando l’orizzonte in cui vivo, son di esuberante linguaggio espressivo che fuga la tristezza. Non so se il recepire è per affinità interiore, perché nella gamma di colori che girandola mi par di capir che anche una rugginosa foglia cadendo a terra sa che la sua storia non finisce lì.

Comunque sia ciò che mi trasmette questo mese è una magia sofisticata di sensazioni che conciliano le giornate e emotivamente trasportano il sentire riflessivo oltre l’ordinario.

 

policromie ottobrine

Certo, quel che sopra intendo dir , meglio di me lo sa significar Ada Negri:

Trasparente luce

d’ottobre, al cui tepor nulla matura

perché già tutto maturò: chiarezza

che della terra fa cosa di cielo.”

foglie g. con piuma

E guardando la luce dorata del mattino che inonda il mio giardino, auguro a tutti colorate giornate di questo finir ottobrino.

By dif

La storia non finiva lì …

…la storia non finiva lì perché come se addice “uno sposo morto se soppianta con altro vivo”!

...

Ininfatti, il secondo amor iniziò così:

Squagliatosi al solleone il connubio de sposetti, capetti de contradaioli de gialli e deverdicchi, per partenza precipitosa de consorte, addivenuto assai conosciuto per su modi poco raffinati ma assai efficaci per attirar fanselfie, stufo de troppi ni de altro sposo, suggestionati da propri cortigiani bastian contrari al coadi§ de menage passionale, eppoi, nel gaudio de annemici de connubio e de astiosi de accolorazione der palazzo apparlamentato, brutalmente inabissato dal gran maggiorduomo decasa addivenuto da fideiussore super partes a killer insolente partigiano de consorte ammollato…

1

l’ammollato nun se piagnucolò all’inabissamento der partner, prima se stette imbalsamato a sentì er linguacciamento divorzista de maggiorduomo ormai ex garante de unione e assai anelante de addivenì er boss de combriccola de su contradaioli…

2

poi, co’ occhietti anneri de tristizia se agguardò intorno pe’ avvedé chi appoteva allettà a rimpiazzallo nell’alcova e fa ammorì d’invidia il fedifrago, nun fece manco a tempo a scrutà che se avvide spuntà uno “bravo ragazzo” a falle da “ruffiano” per rimpiazzo …

3I contradaioli assaputo che lu “bravo ragazzo” je affaceva da ruffiano pe altro connubio, da nun fallo arrestà solo soletto e addovesse lascià casetta acconiugale e arriandà a chiudese ne su salottino a piagnese l’inaspettato distacco dallo suo amato accontrattato, ie scoppiarono de strabiliamento e addicerie da fa impallidì er bel paese e tutti i contradaioli asseduti ne poltroncine der palazzo apparlamentizio, solo i contradaioli rossi che s’oddiavan tanto il fan-successo de sposo dismesso da avvegliene scaglià tante ma tante de malignità, se misero con puoca decenza onorevolizia a esultà …

4

apperò, pe accasallo de nuovo e potè ripitturà er gran palazzo parlamentizio e accede alla dimora agguvernizia, scuvato lo sposo ce avvoleva lu consenso der Supremo, accussì se riannò ar Su gran palazzo abbandierato addiglielo alchè…alchè se riattrovò a addovè risuolve er dilemma cromatizio…

5

er Supremo prestò orecchio alla aspirazione de connubio ma da assennato, prima de addì de si a un altro accoppiamento strano, e accollasse l’ire deje volghi de mutamento tinteggio e stravolge l’ aspetto ambientale urbano, pe’ apprudenza acconvocò tutti li vari apparientati da cumprende se er desiderio jera una ammira vendicativa per smogliato traditore o no annelito accuppiamento pe appassione aggenuina…

...rebus cromatico

Ascoltolli nun capì manco se i due s’eran scoppiati e quali altri due volessero coppiarsi… abbensì accapì bene bene che nissuno se avvoleva smollà da poltrona elettizia e annà a poltrì sul divanetto de casa e accussì apperentò a capetti de contrade  de tornasse tutti a chiarisse….

6queie se parlottarono, se dissero e se appregarono tutti li santi protettori de sfamamento de poltronisti e…e con grandulo assollevamento de ex maggiuordomo de estinto sposalizio che pe affasse ariannonimà de notte supplicava li santi e de giuorno se affaceva vedè estrangero addovesse riassedè na pultrona …

7

e muanco a dillo te je se ammisero d’accordo de riputturà er palazzo de giallo arrossicino da faje ribrezzo pure al minchio che ne avea accossì tanto de lor rimpalliasse ingiurie che avuto lo reddito se addorme sotto er pino e…e fa schizzà alle galassie quegli che chiedevan de obbligo riconsultà il populino e se addovevano soddisfà de stasse a presenzià al misfiatto…

8

 Lo supremo che già aveva accapì che aspiranti sposi, cortigiani e servitori de er palazzo che tanto se jeran derisi e avvituperati pur de restasse comodi a poltrì ieran pronti a vendese l’anima al diavolo, figurasse se nun se accordavan de addì de amasse tanto da volesse a tutti i costi accasà, riconsultolli altro nun ebbe da appotè addi che: “ vabbò..se ve avvolete marità e vostri parentadi ve aiutan attrovà la chincaglia che ve serve pe acchittarvi e iavete già lo “ gran maestro de servi de er palazzo de menage…nun posso addi de no …

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cussì,  lo infatuato, pe’ arruffianeria de bravo ragazzo, se accomunicò a tutti li suje sponsor e a tutti quegli altri, che lo stevono assentì, co tutti gli arnesi pe appotè addivulga quelche jeva da dì, che seja innamurato e se ammaritava co l’ammollato…

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acciò, er palazzo parlamentizio se riaputturava, e…e anche se a qualcchedunno nun je stava aggigia o no’ se appotea pacificà de tanto oltraggio a lor sientimento e vista, de assalvà la poltroncina che jassicurava aje du’ invaghiti e a na masnada bighellona e bugiardina de fa ancor la bella vita, iera meglio che se accontinuassero a sgobbà e tirasse la cinghia e zittarelli,  se addovèan surbì er connubbio artificioso pe avvolesse mantenesse in vita…

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jappoi dietto, cu tromboni, fanfare, ultrasuoni creditizi extraurbani de accompiacenti a ritinteggio pe mantenè trippa a sorci de cantine e arrifornì de salvagente i croceristi de galà, scampanielli de contrari a infamia de accoppiatizia fasulla, con gran sfoggio de gallicismi de gran chef del riuso, estasi de maneggi de rimpiazzo, lacrimotti de languidi de apprimo innamuoramento, se accelebrò l’inconsulto connubio…

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acchè, lu giovinotto appromotore de idea de rottura ammourosa, adije sue, appiù addovuta a screditizia ripicca de fidejussore stizzato pe avvedesse traballà le su essibizioni da assuper professuore de menage der palazzo, che da avviero addesiderio de core de accoppiato, nu partecipò ar galà, dejo ammor spuntato pe’ ammore assuo ito, se annò a studià…

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accelebrata l’unione de rappezzo a ammore affulminato da saetta de tempesta canicolare, i nuovi ridipintori e er massaio, de comando de tutta asservitù, de galoppo se acconciarono ner palazzo strombazzando a li contradaioli estrangeri aio accomodo de pecunia de esse i migliori capiscioni de truogoli nunziali, accusì bravi da appotè far strabilie daffà esultà le panse de du accasati, der prode giovanotto de ruffianeria e deje ippocriti magna ufo che daje poltruoncine jie strizzavan gli occhietti de sollievo…

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assoprattutto co a loro super laccatura farlocchia der palazzo sponsale te affacean ammorì de tormento li grulli contradaioli apprimi pitturandi de nozze squagliate dar solleone per avvernice difettuosa e dajo assurriscaldiamento de aggiovine capoccia

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mianco a dillo, er primario felicetto de unione strampalata, pe’ no addì reietta a sani intelletti, iera er massaio manutengolo der maneggio de asserviti ar palazzo de new cromatizio acconiugamento, ex borghesuccio perbenino, ex fideiussore de nozze e appituramento der palazzo acconiugale, ex maggiuordomo de menage sposetti e alloro cortigiani, ex super parties de contradaioli giuallisverdi, ex avvucato de tutto er populo estrangero a andazzo der palazzo, che appalestrato de muscuoli parlantizii se assentiva er sommo pio doctor de new story…

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ma l’appiù aggiulivo de matrimonio jera lo giovine de ruffianeira, che affà accoppià l’ammollato, co no contradaiolo uno pochetto restio ma accovvinto da artri de su apparentado rifornimento rossicino, javeva realizzato il su sogno acrobatico de capetto de no manipolo de accoliti…

16

ininvece ar beffato da ammor arruffianato, pe ammantenè affarucci, apprivilegi e avvestisse da arristocrattici ummanitari addifensori de trippe puopolari, no’ altro je restò che sloggià dar palazzo e assedesse co’ su contradaioli suje strapuntini de piccionaia agguardà amorasse li du acconiugati e aggongolà de boria er bismaggiorduomo pe avello gabbato…

17

ma…ma accome se addice…nu’je tutt’oro quelche ar sol arluce…

18

ininfatti…nu passiò mianco na mesata da mariage arruffiano pe accompassione de animella spaessata che se avvede la star de arruffianamento accambià avvestimento miesso pe alloccà i contradaioli e affasse li fattacci sue, rimiettese li su veri panni…

19

apperò arripaludato co su pannetti je se cade la maschera de filantropo de riapitturamento der palazzo sponsale e attutti je se fa chiaro lu ambiguo suo, de no esse no nobil altruista. de cori attraditi…

20

tantoleje che pe fa accapì acchì ancor acchi nu avesse accapì la su strategì, assubito te accomincia addì cosette da aggità le acque de sposetti e lu capo massaio der palazzo da sembraje che avvolesse assubito falli annegà…

21

eppoje pe ancoppiù stralunaie e accoronà la su voja sproppuositata de star de magic successo e aggiocasse le su carte se arriaccambia avveste…

22

riappaludato daje maghetto illussionista de appolitica cheje te se affantasma su le piazzette de a ttivì te addì de avvolesse scongregà da li contradaioli rossicini truoppo mortaccini peje li su gusti e fundà na congrega de evvivi senza apperò addì de mirà a depredà le arriserve de’ altri …

23

e acchì…acchì accomincia na storia de smaneggi e de smanovre  e affà addì che te  cumpromette lu menage elli acconiugati de new ammor appoco se appotràn aggoder de astarà addormì ne accomoda alcova…

24

lu capo massaro der palazzo, sibbiene “elevato” a illuminato de cieli stellati e  deje arristoccrazie mantelluate de continiente estrangere a lu su poppolo, pe arrestà accapo der palazzo de menage se addeve assaje zampettà…

25

lu sloggiato da alcova, ininvece co tutto lo gazzabuglio se appò arricomincià a dasse daffà a ammoreggià pe arricconniugasse…

26

apperchè, come addice lu savio  “nea pollitica quillo che je se vede nun è ammai quillo che se frescura, je quillo che se arrivede e se attorna a ventura…

27

er populo? Er populo saaggià che l’ammur ven e sva  accussì la storia se accontinua ”

bivi

si tratterà di aspettare…poco…

bydif

Ridere fa bene alla salute!

Amor che va…amor che viene…

Il primo iniziò così:

Al bel paesello ci fu un adunata per stabilì di qual colore si dovesse rivestì er palazzo de combriccola parlamentizia sennonché, alla conta votaiola, venne fori un dilemma cromatizio…

1

Il Sapiente capo del paese per scioglie il dilemma de come potè accolorà  er palazzo senza addovè scontentà assentì i capetti de vari contradaioli…niuno se voleva rinuncià al su tinteggio e ci fu un gran pour parler a vuoto finché, finchè in un giorno di tarda primavera, a 2 scaltri giovinotti, caporioni contradaioli dei giallini e verdini, venne un ideuzza audace …

2

Confidarono l’ideuzza al “Supremo”  sapiente capo de’ tutto il bel paese acche Glie apparve una ideuzza ardita ardita ma nun mostrò de scandalizzà se i due, tanto diversi pe’ stile e opinione, se volevan accasà e se addoeva appitturà er palazzo co’ lor colori bensì …3

…bensì pe’ sta convinto de affidaGlie la “casetta” apparlamentata de matrimonio co’ dispensa e tutti i “servitori”e fa tinteggià er palazzo bicolore se addovevano attrovà uno ” fideiussore” de connubio ..accussì i due “infatuati” pensa pensa scovarono un pallido perbenino…

4

lo presentollo al “Supremo” che  interrogatolo, pe’ accapì se era convinto e adattino a gestì a “casetta” e mantenè armonia tra i due innamoratini, er pallido, con timido garbo, glie se qualificò “avvocato de popolo” utilizzabile a fa’ avallante de “sposalizio” da risultaLLe conforme…

5

Dopoaddicchè, nell’ incredulità de’ propri contradaioli e de quelli annemici s’annunciò ar popolaio, in attesa de sapè de qual color se appitturava er palazzo, il matrimonio dei due “spavaldi” giovani tanto infervorati l’un dell’altro da fregassene de’ vespaio che suollazzavano…

6

Partiron gli inviti agli amici cari, quelli nun se fecero pregà a far brigata e partecipà con fanfara a le “nozze” officiate dal Supremo e “canonizzate” da perbenino “fideiussore” accreditatosi avvocatuccio de tutto er populino…

7

Convolati, i due sposetti asseguitati da parenti stretti e da pallido perbenino garante de lor “matrimonio” felici se istallarono nella “casetta apparlamentata ”de fresco riappiturata de giallo e de verde da fa sbatte le orbite tanto nun se appotea avvedè e pe’ togliese ie assilli e cincischie se affidarono le “chiavi” de dispensa de menage al perbenino.
f

e pe’ fa rosicà certuni invidiosi i due attalamati se facean avvedè che s’amavan e s’amavan e eterno connubio se giuravan.. .
11

e..E per non annoiasse ogni tanto se sfidavano da addivenì assai popolari e coinvolge sempre più fan a partecipà con euforia a loro schermaglie acconiugali che apperò se concludevano sempre a pareggio in modo che niuno de’ du’ potesse addì d’esse er vincitore da sfrigellà la sensibilità dell’altro a portà rancore…

9

Intanto che i due se giocavano a rimpallasse de sfide e de amor il “ fideiussore acconventicola “ elevato a “maggiordomo capo super partes ” de nido passionale ne le or de riposo  se svagava  a palestrà  er fisichello e allenasse a mutà a bisogna de menage  er cereo faccino… 

10 fisicato

I delusi del connubio, mentre i due se facevano sempre più avvedé de esse tanto tanto in sintonia de contegno e de ragionamento accoppiatizio, senza alcun ritegno insultavano e schernivano, e pe fa’ allitigà la “coppietta” se presero de mira uno de due da accanisse addiie de tutto e pure a insinuà de viaggià de straforo su…

11

Ignari i due sposetti sempre più sommersi da fan de lor giochetti concorrenziali continuavano ad amasse e pe’ animà le tifoserie ogni tanto se rimbeccavano  ..

13

Nel rimbecca rimbecca un acconiugato dava l’impressione de esse piuttosto abile da attirasse più ammiratori e suscità in alcuni fan dell’altro qualche malumore ma l’amor era florido e in alcun modo il popolar divario turbava la relazione….

di m sal

Poi..poi un giorno chissà come chissà perché a uno dei due sposetti accontrattati con garante super gli venne un…

13

L’altro lo guardò stralunato come se avesse masticato na foglia de cannabis e lo rassicurò che il su sospetto era insussistente nondimeno il dubbio rosicò rosicò e se trsformò in …
14

Attuttavia il menage continuò e s’arrivò a un giorno in cui i vincolati se trovarono a biforcà..
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però senza assapè che il fideiussore elevato a Maggiordomo de menage sponsale se stava a meditasse in omertà …

18 frodè

Appresso al biforcamento lo sposetto sospettoso s’ agitò, in solitudine se questionò e se determinò de ammollà l’altro e attornà single…

16

 Il su concludere trapelò nel parentado e emerse su social parlottai… scompigliò l’ agorà e costrinse il “monarca” a parlà con gran felicità de un bullo che abiurato da contradaioli e notabili de piazze aspirava tanto tanto a tornà in auge…

17

Il capo maggiordomo super partes e i parenti allividiti da su decisione de smaritasse se cospirarono de fa na mossa pe’ affossallo all’opinione convittrice e rivoltà i fan sostenitori a giralle l’esaltazione in derisione…

18 (2)

Poi il pigionale super partes auto-attolettato da gran “maestro de palazzo” se andò a specificà a tutto il parentado che i due accasati se stavan a tornà single…

22

.da uomo intemerato de alto profilo fideiussorio nun stava a rimorchio de amore esaurito …

23

e pe avvalorà su tesi de esse ormai blasonato pedagogo de manovre de corte appaltatrice de cori… imputò tutto il “peccato” a un solo ammogliato e con poco onore de rango nobile scaricò una botte de contumelie sull’esplicito aspirante single…

24

Realizzato il su approgettato, de “ammazzà” aspirante scapolo co’ na gragnola de offese attirà simpatie de contradaioli nostrani che nun avevan mai smaltito la frustrazione del connubio e de astuzia quelle extra-bandiera, il fideiussore col petto in fuori, fiero de avé screditato il ”nefando” snamorato e avé attirato i pronti a usurpallo e quelli risoluti a segregarlo con ignominia, annò dal supremo a riconsegnà le chiavi de ormai cassato nido idillico…

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così… siccome spesso l’apparenza abbindola e la realtà nun è ugual al sogno…

images (6)

l’unione dei due accontrattati con tanto entusiasmo accasati nello stupore canicolare l’ira de quegli che avvedevan vacillà la confortevole sediarina, il panico de quelli che con il “divorzio” glie chiudeva la bottega de approvvigionamenti e anche il gran fremito de gioia de quegli altri che invece se adocchiavan de riaprì la disputa de tinteggio de gran palazzo parlamentizio e de appotè cambià appituramento più de loro gradimento, l’unione s’ammorì…

fine amor

…ma la storia non finisce qui …

bydif

.

Abbiate la decenza

polit

Gialli, rossi, bigi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, verduzzi, accozzatevi pure in un governino ma almeno abbiate la decenza di non prenderci per cretini cianciando che l’amalgama è un immolazione per salvar il Paese da caracolli che ci farebbero sprofondà negli abissi della miseria nera. Nella indigenza ci siamo già e se riusciamo a sopravvivere con un minimo di dignità non lo dobbiamo certo alla vostra pifferaia abnegazione governizia, lo dobbiamo esclusivamente al nostro concetto di rispetto a se e agli altri che ci impedisce di capitolare, alle nostre braccia, gambe e ingegni che si ostinano, ogni dì, a non farsi impiombare dalla commiserazione. Abbiate la decenza di non insultarci blaterando che ragioniamo con la pancia e non siamo in grado di comprendere il vostro evincere di testa. Testa…Puifff.. all’incirca di…! Abbiate il decoro di tacere la motivazione di tanta quacchera al “martirio” governizio, anche il gatto randagio che staziona sotto casa ha compreso che altra è la ragione di cotante vocazione altruista. Abbiate la decenza di non subissarci di dissertazioni convincitorie di perché e percome vi autoflagellate per appaiarvi in un esecutivo salvaplebe dalle urne imminenti. Volete accordarvi? Fatelo, in democrazia è lecito, ma abbiate la decenza di non giustificarvi che vi siete costretti per evitar cataclismi alla nazione. Abbiate la decenza di ammettere che tutta la cagnara per appaiarvi è una commedia ad uso e consumo dei simpatizzanti di questo o quel colore, una messa in scena per camuffare il vostro fittizio senso della garanzia democratica, una disonorevole ridicolaggine travestita da sacrificio virtuoso. Abbiate la decenza di mai più rimpinguarci di merito, correttezza, lealtà, verità, buonsenso. Soprattutto di mai più argomentare di principi morali, onestà intellettuale, valori ideali, contenuti lineari, etica sociale. Perché? Perché dal predicar al volgo al razzolar nell’aia parlamentizia c’è un divario incolmabile! È lampante anche al gatto che la reale molla di tanto sproloquiare coscienza responsabile al salvizio della collettività nazionale da elezioni anticipate scassa ire europee è la paura. Paura che se quella scatta vi sloggia dalle “onorevoli” siedarine. Comodissime siedarine imbottite di potere istituzionale ben remunerato che…toh.. guarda com’è il caso… ottenute proprio dai quei cretini logica pancia e butta a ortiche l’intelletto.

Accomodatevi pure, rossi, gialli, bigi, verduzzi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, a baloccarvi in partite comprimi tua convinzione, bendati occhi, tappa il naso e metti in tasca derivato ma…conservate memora…un bluff tira l’altro…e prima o poi…di bluff soccombi.

Intanto di sapere l’accozzo governizio di quali duali colori  lastricherà i marciapiedi del popolo sovrano, quando fa comodo, cretino quando non fa pro a mantenere la conveniente siedarina, auspico che l’accozzo governizio, se ci sarà, ma sicuro ci sarà perché gli “onorevoli” a casa non ci vogliono andà, almeno conservino la decenza di non distruggerci il divertimento giornaliero di affaticarci a sopravvivere con dignità!

colorgoverno
bydif