La Notte magica

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La notte che precede la festa di san Giovanni Battista, la più lunga dell’anno, per antica tradizione è considerata magica, di straordinaria potenza sprigionata dalle radiazioni astrali nel solstizio di giugno . E’ credenza che tale notte chiude la porta sacra e spirituale degli dei, e apre la porta profana e materiale dell’uomo,  per cui è la notte in cui all’uomo è permesso catturare energie positive per purificarsi e rinnovarsi, entrare in sintonia con gli elementi della natura per preservarsi da malanni, inganni, e sortilegi, scaricare al suolo le energie negative. Ovvero candeggiare corpo e anima per affrontare le fatiche dell’esistenza. Popolarmente si ritiene  che esporsi alla sua luce notturna toglie le negatività accumulate per gli incerti della vita, purifica lo spirito e ridona all’aurea personale la sua luce naturale offuscata o alterata da percezioni emotive catastrofiste, aggressività compresse, sentimenti astiosi con effetti comportamentali contrari all’indole. Inoltre è la notte in cui i raggi lunari impregnano ogni cosa di luce protettiva, erbe, fiori, acque, liquidi, pietre, cristalli, persone ecc.acquistano virtù straordinarie. Ogni cosa  illuminata dal satellite terrestre si carica di energie naturali benefiche,  sacrali e dal potere magico che  preservano tutto l’anno da fastidi e malanni. A parte ciò, è comunque risaputo che la vigilia della anniversario della nascita di S. Giovanni Battista, qualsiasi liquido, pietra, cristallo esposto ai raggi della luce lunare  assorbe magiche virtù e può diventare una vera fonte di benessere per ricaricare il fisico stressato o sotto tono psicologico, togliere impurità, sanare e levigare la pelle, ridare splendore agli occhi, ecc ecc. E’  anche  noto che è la notte propizia a  riti per attirare la buona sorte nel lavoro e nell’amore, esaudire desideri, soddisfare bisogni temporali ma pure dove bene e male si contrappongono.  Infatti nell’immaginario collettivo questa notte è legata tanto ai riti scaramantici-purificatori come falò, bagni di guazza, in acque limpide, fontane, mare, lavaggi con acque alle erbe e fiori, quanto a quelli rituali sabbatici-satanici come raduni di streghe, satiri , maghi, cultori dell’occulto diabolico, intrisi di musiche particolarmente eccitanti, danze sfrenate evocative di sacrifici, patti, magia nera e rossa.

Ma il vero prodigio di questa notte  è che funziona come un capodanno cosmico in cui dopo un capovolgimento caotico il cosmo si rinnova e ricrea attraverso gli elementi primordialil di luce e calore.  La “ magia”   sta racchiusa nei  simboli di purificazione e rigenerazione per eccellenza, cioè acqua e fuoco. Per cui a livello pratico iI difficile   sta  nell’incrociare le virtù benefiche di guazza e falò! 

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Felice guazza di san Giovanni e che  in ognuno di voi asperga la sua benefica magia.

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Festa Sacro Cuore

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Con la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, oggi si festeggia l’amore misericordioso del Salvatore, simboleggiato nel suo Cuore.

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La devozione al S.Cuore di Gesù, celebrata per la prima volta in Francia, probabilmente nel 1685 ma devotamente già praticata nel Medioevo,  ebbe un grande impulso attraverso Santa Margherita Maria Alacoques allorchè ebbe rivelazioni private da parte di Cristo , che IndicandoLe il suo cuore  le chiese di propagare la devozione e di far istituire la relativa festa al Suo  Sacro Cuore. Da ciò, successivamente, Papa Clemente XIII diede alla Solennità del Sacro Cuore di Gesù un orientamento: nuovo, cioè espresse che il giorno di festa devota non doveva più essere soltanto un’amorosa contemplazione e adorazione del tanto amato Cuore di Cristo , bensì anche un momento di riparazione per offese e ingratitudini ricevute oltrechè di riflessione profonda sulla misericordia amorevole verso gli altri. Invece,  l’universalità della festa del Sacro Cuore si deve a Papa Pio IX in quanto nel 1856 l’introdusse con data fissa  al terzo venerdì dopo Pentecostene nel Calendario liturgico della Chiesa Latina. In seguito  della riconosciuta universalità devozionale  sorsero un po’ ovunque  molte cappelle, oratori, chiese, basiliche e santuari dedicati al Sacro Cuore di Gesù. Inoltre tutta una serie prolifera di immagini più o meno artistiche raffiguranti il Sacro Cuore fiammeggiante, quasi sempre posto sul petto di Gesù che lo indica agli uomini. Sulla spinta dei fedeli di tutto il mondo  iniziò anche  la pia pratica del 1° venerdì del mese con la supplica di intercessione misericordiosa al Cuore,  vennero composte le Litanie del Sacro Cuore, tutto il mese di giugno fu dedicato al suo culto. 

Ma qual è il significato di questa festa?

È onorare cristo e il suo cuore colmo di grazia, dolcezza e comprensione all’umano.

Come?

Concentrando lo sguardo sul Cuore di Cristo perenne fornace ardente d’amore capace di bruciare il male e infiammare la fede del bene verso la Santa volontà del Padre con vera convinzione. Come dire essere con Cristo in tutti i momenti difficili dell’esistenza terrena e in quelli più tremendi e sgradevoli ancor più, per dire fiduciosamente come Gesù sulla croce :Padre, non come voglio io, ma come vuoi tu”.

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Sono molto devota al SS.Cuore di Gesù e fin da ragazzina mi rivolgo a Lui con fiducia per trarre forza quando la speranza o la fede  vacilla. Spesso mi vien spontaneo ripetere: “Sacro Cuore di Gesù non farmi mai mancare l’energia  per reagire alle avversità e fa che io ti onori e “t’ami sempre più”

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Pane di vita

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“Io sono il pane vivo disceso dal cielo.”

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, meglio nota  come Corpus Domini,  celebra il grandissimo mistero dell’Eucaristia ” il pane vivo”  promesso da Gesù a Cafarnao :“Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno;e il pane che io darò è la mia carne, per la vita del mondo!” e da come si legge in Gv  tanto sconcertò  seguaci e giudei. “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”ma a cui Gesù allora ribadì con: “In verità, in verità vi dico:se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno, poiché la mia carne è un vero cibo ed il mio sangue è una vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui!” . Poi,  ciò che aveva annunciato a Cafarnao, cioè la promessa del “pane vivo” Gesù non solo la riconferma nell’ultima cena : “ prese un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:“Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo! Prendete e bevete: questo è il mio Sangue! “mantiene anche la promessa ” sarò con voi sempre, fino alla fine dei tempi” e   istituisce il Sacramento dell’eucarestia fate questo in memoria di me. 

Come detto  la solennità del Corpus Domini celebra il mistero dell’Eucarestia.  Il più grande dei misteri . La presenza di Cristo nel santissimo sacramento? Difficile da comprendere con la razionalità! Soltanto l’intelletto che accetta la parola di Dio con fede accetta il  Cristo presente nell’eucarestia. Un Cristo presente sia in corpo che spirito una presenza reale fonte  di unione profonda, di intima relazione  del suo esistere in comunione con ognuno di qualunque generazione.  Vale a dire, Egli in ognuno e ognuno  in Lui.  Non è mica  facile contemplare il Santissimo  e  diventare una cosa sola  con Gesù! . Già, ma   neanche è  facile percepire la complessità del l’incarnazione. Quindi anche se non è facile comprendere che pane e vino diventano Cristo stesso  l’importante che ” l’ostia ” , che si adora o si riceve,  sia rispettata in tutta l’interezza. di fede nel   suo mistero di “pane vivo disceso dal cielo”

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Una festa del Corpus Domini a tutti!

Bydif

 

 

Auguri Italia!

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Auguri Italia mia! Quest’anno Te ne servono tanti, tanti. per affrontare e superare il caotico momento causato da un invisibile  “nemico”. Tutti insieme festeggeremo il tuo 74° compleanno perchè ti amiamo tanto  ma come ha detto il Tuo Presidente:………..“Lo faremo in una atmosfera in cui proviamo nello stesso tempo sentimenti di incertezza e motivi di speranza” . Incertezza per il doloroso, difficile caotico momento causato da un invisibile  “nemico”; speranza perchè sei una Repubblica forte, creativa, coraggiosa, laboriosa mai si arrende. Speranza perchè hai tutte le qualità che servono a tenere un paese libero e unito  e speranza  perchè noi abitanti di questo meraviglioso Paese abbiamo ” la testa dura” e difficilmente ci lasciamo andare allo sconforto totale. Speranza , come ha affermato il Tuo saggio rappresentante, anche  perchè : “Noi italiani abbiamo le qualità e la forza d’animo per riuscire a superare anche questa prova. Così come abbiamo ricostruito il Paese settant’anni fa. Lo abbiamo visto nelle settimane che abbiamo alle spalle. Abbiamo ritrovato, nel momento più difficile, il vero volto della Repubblica”. Certo “la risalita” non sarà facile. Tutti ne abbiamo consapevolezza che ci aspetta tanto da fare, tanto da lottare, tanto da mantenere i nervi saldi per non lasciare che le difficoltà socio-economiche alimentino un clima favorevole ai profittatori. Tuttavia anche se “la risalita non sarà veloce, la ricostruzione sarà impegnativa, per qualche aspetto sofferta. Serviranno coraggio e prudenza” con amore, pazienza, solidarietà d’intenti  e intelligenza riusciremo a farcela. Dobbiamo farcela, sennò che Italiani saremmo? Saremmo quelli che ci descrivono chi ci invidia e ci umilia con stereotipate idiote considerazioni. Ma noi invece siamo quelli dell’elmo di Scipio, dell’Italia che si desta e con umiltà esce vittoriosa dalle insidie che la pericolano. Noi  siam quelli di “Ecco I’Italia”di R. Pezzani:

Se incontri una donna giovane,
forte, bella, con in braccio il suo
bambino e un pane nella mano,
quella è l’Italia.
Se vedi un contadino arare il
campo, mietere il grano, quello è
l’Italia.
Se vedi un marinaio sollevare
l’àncora dal mare e stendere la
vela, quello è l’Italia.
Se vedi un soldato ubbidire al
comando d’un superiore, quello è
l’Italia.
Se vedi un mutilato di guerra,
quello è l’Italia.
Se vedi una donna piangere
sulla tomba d’un Caduto, quella
è l’Italia.
Se senti una voce che dice:
– Coraggio! Nel lavoro e nella
concordia godremo la libertà e la
pace, – è l’Italia che parla
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Quindi…Buon compleanno repubblica italiana! Goditi la giornata perchè Noi ce la faremo a risollevarci dalla tragedia. Ce la faremo  perchè siam cresciuti sotto il tricolore, respirato i tuoi valori  di lavoro, pace e libertà. Ce la faremo perchè ci hai educato al rispetto nostro e degli altri, alla dignità, al reagire con coraggio, a utilizzare l’inventiva, il cuore e l’anima, a rimboccarsi le maniche con orgoglio, a non arretrare alle sfide della vita a non oziare o aspettar al bar l’elemosina di qualche snob cialtrone che non ti conosce come noi tutti che ci viviamo e che ben sappiamo di che pasta sei fatta, chi Sei e come Sei veramente Italia. Ancora..Buon anniversario!

bydif

 

Maria fulcro della Pentecoste

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Cinquanta giorni dopo la Pasqua si celebra il mistero della Pentecoste che rammenta la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli apostoli: “Venne all`improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; “
Secondo un’antica tradizione la scena della Pentecoste viene rappresentata con lo Spirito Santo che scende, prima di tutti, su Maria in forma di fiamma che poi si suddivide in altre dodici fiammelle andandosi a posare sul capo degli Apostoli, presentando così Maria come la dispensatrice di tutte le grazie e di tutti i doni dello Spirito. .
Dunque, Non c’è Pentecoste senza la Vergine Maria…

Come mai?
1: da secoli è consolidata teologia porre la Vergine in strettissima relazione con la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo. Una relazione talmente stretta che per primo San Francesco d’Assisi ha definito Maria “Sposa dello Spirito Santo”. Mentre San Massimiliano Kolbe è ancor più esplicito: “L’unione tra lo Spirito Santo e la Vergine Immacolata è così stretta che lo Spirito Santo non esercita alcun influsso nelle anime se non per mezzo di Lei”
2: Maria investita di una nuova maternità, quella nei confronti dei discepoli del figlio presiede la preghiera e invoca l’intervento del suo Sposo
3: la presenza nel cenacolo non è per niente casuale in quanto lo Spirito Santo in Maria ha la caratteristica di essere Cristocentrica, cosiccè come nell’Annunciazione, Maria per opera dello Spirito Santo concepìsce Gesù , alla Pentecoste, Maria per opera dello Spirito da alla luce la Comunità di Cristo.
Dunque .. la Vergine Maria come personificata Chiesa ? Si può dire di si
Come mai ? beh..
1: come frutto dell’incessante preghiera della Vergine, allo spirito santo, il Paraclito, cioè lo spirito nuovo Consolatore da Lui accolta e esaudita in quanto espressione del materno amore di lei verso i discepoli del Signore.
2:per analogia tra la discesa dello Spirito Santo su Maria all’Annunciazione e la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste; nell’Incarnazione lo Spirito Santo era sceso su di lei, come persona chiamata al grande mistero della redenzione; nella pentecoste si riversa in funzione della Chiesa, della quale Maria è chiamata ad essere modello e madre. Come dire…”la forma la vita interiore della Madre Chiesa è costituita a immagine della Madre di Cristo ” – “ad vicem Matris Christi, Matris nostrae Ecclesiae forma constituitur”
3: Maria, come spirito missionario, inebriata dallo Spirito , va da Elisabetta e annuncia grandi opere dell’Onnipotente .
4:Maria , apostola di fede come colma di spirito del Padre col suo magnificat parla, anche gli apostoli  del Figlio col dono dello spirito parlano  “ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d`esprimersi.” atti,2,4
5: Maria madre spirituale, come nell’Incarnazione lo Spirito aveva formato nel grembo verginale di Maria il corpo fisico di Cristo, nel Cenacolo lo stesso Spirito anima il Corpo Mistico,  feconda la maternità spirituale di Maria.
Dunque....Maria fulcro della Pentecoste …beh, lo ha ben detto Benedetto XVI” :
Non c’è dunque Chiesa senza Pentecoste. E… non c’è Pentecoste senza la Vergine Maria.”
Perchè? Perchè Maria, “sposa del padre”,  da madre del Cristo Salvatore rappresenta la spiritualità interiore della Chiesa, il luogo in cui si realizzano la fede della Chiesa, la carità della Chiesa, l’obbedienza, il tenere gli occhi fissi sul Signore,  Gesù,  per aderire a Lui, accoglierne il dono dello Spirito, lasciarsi trasformare da esso, divenendo feconda della sua misteriosa potenza.

Quindi la solennità della Pentecoste, detta anche festa dello Spirito Santo memora     Maria, madre spirituale delle genti e Maria madre della chiesa . Di fatto, la “nascita” della chiesa cristiana. Per questo il 3 marzo 2018 papa Francesco ha istituito la memoria obbligatoria di Maria Madre della Chiesa, da celebrarsi il lunedì dopo Pentecoste

In conclussione, attraverso Maria, lo Spirito Santo, come vento impetuoso che spazza via inerzia e paura e come fuoco ardente che infiamma i cuori – nel giorno di Pentecoste scese su Maria e gli Apostoli radunati nel Cenacolo in preghiera, colmandoli della pienezza dei suoi doni e operò in loro una profonda trasformazione.

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Uh, di Maria, di quel vento e quella fiamma che trasforma come ne avremmo oggi bisogno tutti noi !
Ne avremmo un estremo bisogno, oh, almeno io ne ho… come gli apostoli, prima che il Paraclito, il nuovo spirito consolatore promesso da Gesù, li inondasse e li infiammasse con il suo ardore sono confusa, mezzo paralizzata dalla paura, bisognosa di conforto, di vivificare la fiducia, ripescare il coraggio, soprattutto togliermi l’angustia dell’incertezza. Incertezza non tanto dovuta al momento attuale di scombussolamento generale per la pandemia, quanto per il caotico comunicativo, la girandola delle informazioni,  le contraddizioni, la mancanza di spirito impregnato di fiamma realistica, colmo di qualunque parola meno di quella di verità.  Se…Se un  po’ di Spirito Santo, di quelle fiammelle che donarono  agli apostoli la chiarezza di parola per farsi capire da tutti scendesse su qualche testa…e mettesse su qualche lingua parole comprensibili e di verità….e Maria vi aggiungesse un tantino di sapiente concretezza…beh l’incertezza manco saprei cos’è.. Comunque… #pregonondispero…
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In luce di fiamma spirituale, buona serata a tutti!

bydif

L’ascesa al cielo di Gesù

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Con la solennità del’ascesa al cielo di Gesù, o Ascensione che insieme a quella di Pasqua e Pentecoste è una delle feste più importanti della cristianità, si conclude la vita terrena di Gesù: ” Bisogna che me ne vada, disse, perchè se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore “.

Quando avvenne?
Secondo gli scritti evangelici l’evento, della salita al cielo di Gesù per riunirsi al Padre dopo aver completato l’opera del mistero della redenzione, avvenne alla presenza degli apostoli quaranta giorni dopo la sua risurrezione : Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio […] Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Atti 1,3-11

Quali testimonianze si hanno dell’Ascensione?

Si hanno dagli apostoli evangelisti seppur in modo differente. Luca in 24,50-53 parla esplicitamente dell’ascesa di Cristo : ” Egli, -Gesù- li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. “
Giovanni in 20,17 ne parla in maniera indiretta, riportando una testimonianza di Maria Maddalena :” Gesù le disse: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”.
Matteo invece non parla esplicitamente di ascensione al cielo. In 28,16-20 riporta che Gesù appare ai discepoli su un monte della Galilea dove li aveva convocati e li invia in missione nel mondo, congedandosi da loro con le parole: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”
Marco più complesso afferma in 16,19 :” Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. “
Nel Credo degli Apostoli  l’ascensione viene accennata con queste parole: “Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”
Nel mentre s. Paolo nelle varie lettere non da risalto al passaggio di Gesù, da terra a cielo, piuttosto all’intronizzazione di Cristo alla destra del Padre: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo sta assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra; siete morti infatti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!” – Colossesi, 3, 1-3-
Dove avvenne la salita al cielo di Gesù ?
Il luogo dell’ascesa di Cristo al cielo, in Atti 1:12 viene collocato nei pressi di Gerusalemme : ” ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.” Poi la tradizione ha consacrato il monte degli ulivi come il Monte dell’Ascensione e sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino vi fece costruire una bella basilica; distrutta , verso la fine del secolo IV, la ricca Poemenia edificò un’altra basilica sul monte Oliveto ispirata al Pantheon di Roma, con al centro una piccola rotonda del luogo preciso dell’elevazione di Gesù al cielo. distrutta e ricostruita dai crociati , anche questa distrutta dai musulmani che però lasciarono in piedi l’edicola ottagonale in cui vi è la roccia venerata dai cristiani in quanto tradizione vuole vi sia impressa l’orma del piede destro di Gesù, lasciata nel momento in cui ascendeva al cielo.
Qual’ è il sgnificato  dell’Ascensione?
Il ritorno del figlio salvatore al Padre.! Come dire un manifesto congedo di Gesù che per completare tutta la Redenzione deve necessariamente ritornare al Padre : “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò” (Giov. 16, 5-7). Emblematicamente esprime l’esaltazione di Gesù Cristo risorto

Perchè Gesù sali al cielo dopo 40 giorni dalla resurrezione ?
Quaranta giorni’ sono un tempo molto simbolico negli avvenimenti biblici. Gesù, digiunò nel deserto per 40 giorni ”
San Paolo negli stessi ‘Atti’ -13, 31- dice che il Signore si fece vedere dai suoi per “molti giorni”, senza specificarne il numero, quindi è attendibile, che si tratti di un numero allusivo.

Gesù, nei 40 giorni che rimase ancora in terra, cosa fece?
Confortò gli Apostoli e li convinse di essere veramente risuscitato. Li istruì intorno al regno di Dio, poi seguito dagli Apostoli e Discepoli, andò al monte dell’ascensione, alzando il braccio li benedisse diede l’addio alla Madre e a tutti i presenti , in una nube si alzò verso la maestà dei cieli. fu allora che nel tornare a Gerusalemme gli apostoli compresero le parole che Gesù aveva detto: ” Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore “.

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Dunque Gesù sale al cielo per prepararci un posto. Quindi Lui ci attende lassù. Non dimentichiamolo. Nei momenti in cui sembra di esser sopraffatti dal male, intorno c’è buio e angoscia come ora,  guardare in alto con fiducia , a Lui che è luce e salvezza è come aver la certezza che Egli trova sempre il modo di confortarci e donarci energia e speranza per superare le difficoltà presenti.

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l’ascensione che in greco Analepsis significa salire su e Episozomene  -salvezza- celebra l’ultima manifestazione visiva in terra del figlio di dio, gesù , il salvatore. tale ricorrenza si celebra nella Chiesa cattolica, nell’Oriente cristiano e in diverse confessioni protestanti.

 

Rita da Cascia: santa dell’impossibile

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Se Maggio è il mese di Maria è anche il mese di Rita da Cascia. La Santa dell’amore e del perdono, invocata e venerata in moltissime parti del mondo per le sue qualità taumaturgiche, le indiscutibili doti di avvocata paciera delle cause ultradifficili dell’uman andare. Tant’è che è detta la “santa degli impossibili” e popolarmente è diffusa opinione che fin dal giorno della sua salita al cielo Rita si è schierata dalla parte dei più bisognosi, per soccorrerli e realizzare per loro quei miracoli prodigiosi considerati dalla logica comune irrealizzabili.

Nel firmamento dei santi e delle sante della Chiesa, Rita è certamente una stella di prima grandezza. Ma quale è il messaggio che questa santa ci ha lasciato? Beh, come disse durante il Giubileo del 2000, davanti ad una grande folla di devoti della santa in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II “È un messaggio che emerge dalla sua vita: umiltà e obbedienza sono state la via sulla quale Rita ha camminato verso un’assimilazione sempre più perfetta al Crocefisso. La stigmate che brilla sulla sua fronte è l’autenticazione della sua maturità cristiana. Sulla Croce con Gesù, ella si è in un certo senso laureata in quell’amore, che aveva già conosciuto ed espresso in modo eroico tra le mura di casa e nella partecipazione alle vicende della sua città”cioè cercando di portare pace fra le varie fazioni contrapposte e in lotta fra loro”

Sebbene il tempo logora tutto come mai non ha logorato il ricordo di questa santa italiana, vissuta ben sei secoli fa e ancora oggi è ricordata, invocata, pregata nei casi più disperati da migliaia di devoti in tutto il mondo? Per Giovanni Paolo II poichè: “La santa di Cascia appartiene alla grande schiera delle donne cristiane che “hanno avuto significativa incidenza sulla vita della Chiesa, come anche su quella della società”. Rita ha bene interpretato il “genio femminile”: l’ha vissuto intensamente sia nella maternità fisica che in quella spirituale”. Per la gente comune invece perchè Rita è la santa capace di capire e interpretare le necessità e l’ ama invoca perchè la sente simile, viva e vicina in ogni difficoltà della vita. Come dire che per ciascuno Rita è soprattutto il segno d’amore vivifico che nelle crisi della vita può dare coraggio e forza per ricominciare, ed oggi come ieri è l’esempio per ciascuno della sollecitudine al perdono pacificante e al rigetto incondizionato della violenza sanguinaria che non porta mai a nessuno nulla di proficuo.

Tante le leggende, i racconti, le meraviglie prodigiose fiorite intorno alla Santa come il diffondersi di un profumo intenso di rose nelle vie del paese e in quelli confinanti e lo scampanio improvviso e spontaneo di tutte le campane del circondario nella notte del 22 Maggio al momento della sua salita al cielo, o della vite morta che fruttificò e ancora oggi è presente all’interno del monastero, della rosa fiorita in pieno inverno sotto la neve e due fichi maturi chiesti e trovati dalla cugina nell’orto della casa paterna e interpretati come la salvezza ed il candore dell’anima di suo marito e dei suoi figli.

Come mai Rita, santa, più amata, dopo san Francesco e sant’Antonio, sia per la quantità di miracoli attribuitole, sia per la sua storia umana è conosciuta anche come: Santa delle Api”;Santa della Rosa” ; “Santa della Spina”.?

Come:

Santa della RosaTradizionalmente la rosa piccola e rossa è simbolo per eccellenza, di questa esile ed umile donna diventata santa super venerata. Ancora oggi si dice che ogni qualvolta Rita interceda per un miracolo il suo corpo, conservato all’interno della basilica emana un intenso profumo di rose e le rose benedette ogni 22 maggio, per la sua festa, oltre che essere fonte di protezione per la famiglia per mali e pericoli conservano tutta la fragranza di una rosa fresca.

Santa della Spina” – Unica santa nella storia cristiana a ricevere in fronte la stigma spina che le produsse una profonda piaga purulenta e fetida che la costrinse alla segregazione. Si narra che durante la vita clustrale, Rita alternava ore di preghiera, contemplazione, dedizione totale a Gesù con ore di visite a malati, lebbrosi e spesso per pacificare le fazioni che si combattevano nella cittadina umbra. Sempre umile e obbediente alle regole mai scansò fatiche o prove vessatorie, tuttavia nel suo cuore la giornata era un intensa meditazione della Passione di Cristo tanto che un giorno del 1432, mentre era in estasi davanti al Crocefisso, una spina si staccò dalla corona del Cristo e si conficcò nella sua fronte. La stimmata accentuò ancor più l’adesione animica di Rita alla croce di cristo e l’amore per gesù e fatta eccezione per trasferimento a Roma per la canonizzazione di san Nicola da Tolentino in cui la ferita si rimarginò per riapparire al suo ritorno a cascia, visse gli ultimi 15 anni di vita in una totale immedesimazione della passione di Cristo. Per questo, forse la migliore definizione della santità di Rita da Cascia la troviamo nella iscrizione che è stata posta sull’urna contenente i suoi resti mortali: “Tucta allui se diete”. “Si diede tutta a Lui” cioè a Cristo, anche nel momento della crocifissione, che è la cosa umana più difficile.

Santa delle Api”- Si racconta che già a 5 giorni operò il suo primo miracolo, conosciuto come delle Api Bianche guarendo un contadino, feritosi gravemente con la falce a una mano. Questi, passandole vicino, per andare a medicarsi, nel vedere delle api che ronzavano sul suo volto cercò di scacciarle proprio con la mano ferita che guarì immediatamente. Mentre il giorno della morte venne avvistato uno sciame di api nere, dette murarie, che ancora oggi hanno dei nidi nel convento.

Inoltre “santa della misericordia e del soccorso” in molti paesi è venerata anche come santa della misericordia e del soccorso per il racconto della donna di Spoleto che fuggita per maltrattamenti dal marito, derubata e aggredita curò, rivestì, e tranquillizzò assicurandole che tornata dal marito questi convertito non avrebbe più abusato di lei con violenze e ingiustizie, inoltre per essere stimata come migliore avvocata e confidente delle donne in difficoltà.

Tante le leggende, i racconti, le meraviglie prodigiose fiorite intorno alla Santa come il diffondersi di un profumo intenso di rose nelle vie del paese e in quelli confinanti e lo scampanio improvviso e spontaneo di tutte le campane del circondario nella notte del 22 Maggio al momento della sua salita al cielo, o della vite morta che fruttificò e ancora oggi è presente all’interno del monastero; della rosa fiorita in pieno inverno sotto la neve e due fichi maturi chiesti e trovati dalla cugina nell’orto della casa paterna e interpretati come la salvezza ed il candore dell’anima di suo marito e dei suoi figli. O come il primo miracolo della santa, quello al falegname Cicco Barbari. Da poco diventato invalido alle mani e non potendo più lavorare vedendo la salma di Rita, esclamò:“Oh, se non fossi ‘struppiato’, la farei io questa cassa!” inspiegabilmente guarì immediatamente, e le suore lo incaricarono della costruzione dell’umile cassa.

La venerazione di Rita iniziò subito dopo la morte, e fu caratterizzata dall’alto numero e qualità degli eventi prodigiosi, dovuti alla sua intercessione. Tuttavia fu proclamata beata 180 anni dopo la sua morte, nel 1627 sotto il pontificato di Urbano VII, e venne canonizzata da Leone XIII durante il Giubileo del 1900.

Rita da Cascia, santa “dell’impossibile”della terra umbra, a me cara , alla quale mi sono rivolta in ogni momento difficilissimo. Oggi con tutto il cuore prego di aiutare tutti a venir fuori da questa situazione pandemica tragica.

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per la cronaca:

Non è facile tracciare un profilo storico di santa Rita. Ci sono molti punti oscuri, e spesso le notizie di una certa attendibilità si mescolano alle leggende, che si formarono durante i secoli in diverse stratificazioni. Detto ciò, Rita, ovvero Margherita Lotti, nacque  a Roccaporena, una frazione dell’umbro comune di Cascia, in provincia di Perugia, presumibilmente nel 1381 da Antonio Lotti ed Amata Ferri, due anziani benestanti “pacieri di Cristo”, per meglio dire conciliatori nelle lotte tra guelfi e ghibellini, oggi si direbbe che svolgevano il ruolo di “mediatori civili”. Margherita, chiamata da tutti Rita, amatissima dai genitori crebbe nella campagna umbra in serenità e bellezza. Da ragazza mite, umile, ubbidiente e ben educata anche nel leggere e scrivere, fin da giovanissima assai credente e devota di San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino, si appassionò alla famiglia Agostiniana, da frequentare assiduamente il monastero Santa Maria Maddalena di Cascia tanto da manifestare il desiderio di voler prendere i voti. Ma come usanza dell’epoca, i genitori, a 13 anni la promisero sposa a Paolo di Ferdinando, della potente famiglia Mancini, uomo piuttosto irruente, dal carattere violento che sposò 3 anni dopo. Dal matrimonio nacquero Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. L’unione, piuttosto burrascosa per le differenze caratteriali e spirituali, dopo 18 anni e proprio nel momento, che dopo tante sofferenze, preghiere e sopportazioni di Rita, con la conversione di Paolo a una vita di pace e fede, sembrava aver trovato una serenità di convivenza venne brutalmente interrotta dall’assassinio di Paolo da parte di ex compagni di odi, vendette, scontri e violenze partitiche. Come ovvio la famiglia Mancini voleva vendetta. Rita donna per eccellenza votata al perdono si rifiutò di rivelare i nomi degli assassini di Paolo alla sua famiglia. Supplicò anche i figli di non aderire al sentimento di odio e onorare la memoria del padre con il perdono e l’onestà e non con la spirale del sangue. Ma, Rita comprese che invano era il suo supplicare, i suoi 2 figli seguivano le orme dell’odio vendicativo. disperata e sofferente pregò e chiese a Dio di interrompere i loro scopi sanguinari. Come voce popolare riporta da lì a poco i due fratelli si ammalarono e morirono. Rita distrutta dal dolore come moglie e madre, rimasta sola, risentì forte il desiderio che giovanissima agognava di votarsi alla vita claustrale e chiese di entrare nel Monastero Agostiniano Santa Maria Maddalena di Cascia. Ma, per la sua condizione civile e poichè nel monastero c’era una suora parente della famiglia Mancini, offesa per la reticenza di Rita di non rivelare i colpevoli, per ben 3 volte venne rifiutata. Al che, secondo la leggenda, i suoi 3 santi protettori Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino la portarono, dallo scoglio di Roccaporena dove Rita si recava per pregare, direttamente dentro al Coro del monastero imponendo alle suore incredule la sua accoglienza. In realtà sembra che dopo aver pacificato le due famiglie duellanti Rita nel 1407 ottiene di entrare nel Monastero in cui vi rimarrà per ben 40 anni, fino al 22 maggio del 1457, giorno del suo ritorno al padre.

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“IO non sono lì.”

risorto

Non piangere sulla mia tomba: non sono qui.
Non sto dormendo. Io sono mille venti che soffiano.
Sono lo scintillìo del diamante sulla neve.
Sono il sole che brilla sul grano maturo.
Sono la pioggia lieve d’autunno.
Sono il rapido fruscìo degli uccelli che volano in cerchio.
Sono la tenera stella che brilla nella notte.
Non piangere sulla mia tomba: io non sono lì.

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Gesù, il crocifisso, non è qui, è risorto” ci offre la consolante certezza che l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno.”

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La Resurrezione di Cristo è  stato sempre un giorno specialissimo. Anche quest’anno lo è ma  purtroppo i motivi sono diversi. Sono motivi tragici e terribili di un nemico invisibile, il coronavirus, che stanno sconvolgendo  la vita dell’umanità intera. Questa  santa Pasqua  rimarrà impressa nella mente e nel cuore di tutti sia per il modo in cui bisogna viverla, sia per l le vicende  dolorose che giorno dopo giorno, da due mesi tengono il mondo intero col fiato sospeso. Ma anche se mancherà la letizia del ritrovarsi in comunità per condividere la gioia del Cristo Risorto, il piacere dell’abbracciarsi coi propri cari, scherzare, dialogare, raccontarsi con gli amici,  andare  tutti insieme a fare una passeggiata, tuttavia, in questa “Resurrezione” di duro sacrificio, quello che non mancherà sarà la riflessione sul valore intrinseco della Pasqua. Il messaggio essenziale di Cristo:

“Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.”

Quindi, una Pasqua diversa, molto sofferta per ognuno a causa dellerestrizioni emergenziali,  bensì molto molto intensa per vivere un giorno di  fede, speranza, soprattutto di ” rinascita individuale e collettiva. Quel che mi auguro e auguro che non sia un giorno che passi invano, a rimpiangere ciò che si è perso o non è impedito per necessità di fare liberamente, ma che sia un giorno vivo. Insolito ma vivo, che pacifichi gli animi tormentati, sollevi lo spirito ai sofferenti, dia vigore ai deboli. Tolga la croce a tutti coloro che per iniquità umane non ce la fanno più a portarla. Un giorno che Insieme a Lui faccia Risorgere quell’umanità opaca, distratta, serrata dal proprio egoismo, chiusa alla solidarietà e misericordia,  ingenerosa e assente ai valori altruistici.

Una Pasqua di  “ritorno alla vita” , in cui nessuno resti  nella sua ” tomba” del consueto, dell’abitudine scontata, dell’esistere nei cunicoli bui del materiale, e passato questo momento sconvolgente ognuno  possa dire a chi lo cerca:  IO non sono lì.” Non sono più li. 

Buona giornata di  santa Pasqua e #io sto a casa #anche tu stai a casa per amore a chi  ami  e dovere civico a  tutti. I medici e infermieri non staranno a casa, passeranno questo giorno fra le corsie degli ospedali a prodigarsi per la vita degli altri, anche della tua. A loro tutti  un grazie infinito e che il Cristo Risorto gli doni forza e sapienza.

Giornata di fede e luce a tutti.

bydif

….Canto degli indiani NAVAJO;

Papa francesco;

dalla lettera ai colossei san paolo Col 3, 2;

Arriva il Topolino di metallo!

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Con la luna nuova, seconda dopo il solstizio d’inverno, in Cina inizia l’ anno 2020 e come noto è un momento magico, in quanto si brinda all’ingresso del nuovo anno, e tradizionalmente si brinda anche all’arrivo dell’ “animaletto celeste”che per credenza legata a Budda incarna l’anno e in conseguenza determina la sorte globale e individuale terra a terra!

Chi è l”animaletto emblematico a cui l’oriente misterioso a capodanno brinda e con riti scaramantici festeggia e esalta? É il topo!

Ebbene si, è il topo, il primo animaletto dello zodiaco cinese, che il 25 gennaio si insedia sul trono e vi resta a squittir la sorte dell’umano fino al 11 febbraio 2021. Ma che “tipo” è il topetto che a capodanno spodesta il “grassoccio” maialino e impugna lo scettro di “sovrano guida” e per tredici lune domina sulla globale scena ? Beh, poiché “animaletto” di natura yang, maschile, elemento metallo, a prima vista un “tipo” solare, chiaro e molto positivo. Quindi? Quindi un topolino carismatico, affascinante, versatile e dinamico, passionale e comunicativo, molto ambizioso, amante del bello, il lusso e la ricchezza. Uhe, pare più venale che filantropo il topolino! In un certo senso, si. E che annuncia? Di principio un anno ricco, vivace, favorevole all’abbondanza, al successo personale, ai rapporti sociali, i nuovi incontri, le iniziative economiche pianificate, i progetti culturali.

Caspiterina, allor presagia un anno prospero e di fortuna? Uhm, dipende! Vero che il topino essenzialmente è mecenate generoso, fautore di agiatezza, e poiché alquanto attaccato al denaro difficilmente crea contrasti infausti alla sua logica pratica orientata a favorire l’ordine e promuovere l’abbondanza materiale, tuttavia ha un caratterino tutt’altro che rassicurante.

Al dunque mira a sollevare dai problemi e dispensare benefici o pericola la sorte annuale?

A grandi linee no, il topo è sinonimo di opulenza.Tipica espressione di anno positivo e benigno per risollevar le sorti e risolvere problemi, in specie se di natura monetaria. A tutti gli effetti è eccellente ispiratore per manovre calcolate e profittevoli. Ottimo coadiutore di opportunità orientate all’ acquisizione del benessere ad ogni livello. Durante il suo “regno” offre all’umano andare ghiotte occasioni da sfruttare a tutta “rosicata” per migliorar le condizioni finanziarie e assicurarsi una posizione di preminenza socio-professionale. Bensì, non v’è da sottovalutare, in quanto nella simbologia tradizionale il topo è al contempo emblema di leader generoso portatore di abbondanza, in specie in gettito pecunario, e  simbolo di calamità associate alla crudeltà, la morte e la guerra.

Uhp uhp…allora un “celeste” topolino di filosofia controversa, pericolosetto! E in terra che c’è da aspettarsi ?

Tranquilli. A livello generale una “reggenza” promettente un 2020 di abbondanza concreta, di conquista intelligente e scaltra dei traguardi ambiti in attività culturali, politiche, lavorative, imprenditoriali, o semplicemente di affermazione intima, d’ autonomia psicologica dell’essere. È “sovrano” fausto per investire in modo calcolato e farsi un gruzzolo su cui contare in futuro. Di solito, con avvenimenti opportuni, incoraggia il dinamismo a impiegare le risorse logiche in progetti economicamente fruttuosi, o utili a sviluppare il senso pratico ad usufruire delle qualità attive personali per raggiungere o rafforzare il benessere materiale nella vita quotidiana. Solo eccezionalmente crea problemi di aggressività e interferisce nell’agire del singolo e nel collettivo con eventi complessi e cruenti.

Dunque l’anno del topo chi e che cosa favorisce?

In primis favorisce l’abbondanza che garantisce l’agiatezza ad ogni livello e in attinenza la ricchezza, i guadagni sostanziosi e l’operosità intellettuale proficua. Da astuto e intelligente calcolatore i programmi operativi, individuali e in equip, a breve e lunga scadenza, mirati allo sviluppo economico. Da attaccato al denaro favorisce le entrate, i flussi di denaro, l’accumulo, protegge ogni attività produttiva con interesse finanziario proficuo al miglioramento delle condizioni vitali all’esistenza. Da “primo animaletto” yang, ossia maschile, tifa per i leader, i condottieri, i capi di qualunque genere e in analogia asseconda il coraggio, il successo, la conquista degli scopi singoli o plurali. Da buon conservatore protegge il risparmio e ripara da flop e imprevisti amministrativi, promuove la filosofia antispreco di risorse umane e venali, il rispetto della tradizione, dell’ordine. Da espansivo benefica i legami affettivi sentimentali, familiari, di amicizia ed è molto generoso nel concedere ogni sorta di opportunità fortunata per rafforzarli. Da edonista compagnone incoraggia i rapporti e i lavori di squadra, i clan, le congreghe spirituali, le compagnie di import e exsport, di svago, i gruppi strettamente legati da affinità ideali o comuni progetti culturali e professionali, le associazioni per interesse, le comunità a scopi cooperanti al funzionamento collettivo e in correlazione sostiene l‘aggregazione di genere difensiva e contraffensiva, le organizzazioni mondiali di ogni genere. Da comunicatore caldeggia l’informazione, l’oratoria, la propaganda politica, la divulgazione pubblicitaria, la diffusione verbale e cartacea di notizie, e in similitudine asseconda i rapporti interpersonali, le manifestazioni, la corrispondenza e la narrazione. Da curioso facilita le indagini, la scoperta, lo spionaggio, le società segrete e tutto ciò che è collegato a fatti e avvenimenti misteriosi o poco chiari, e in conseguenza aumenta l’interesse per l’occulto e il “mondo” gossipparo. Da amante del vivere agiato supporta l’acquisizione di tutto ciò che rende il vivere piacevole, i beni di lusso, lo shopping trend, il mondo dell’arte e della bellezza, per estensione la chirurgia plastica, i centri benessere, l’imprenditoria cosmetica, del gusto, della moda. Invece da conquistatore vantaggia tutte le iniziative e le azioni “d’assalto” finalizzate a espugnare una vittoria di qualcosa o su qualcuno, e in nesso anche la seduzione.

Ovviamente favorendo quanto detto sopra, assiste la sorte di coloro che lavorano in tali settori, dipendono, si occupano o gravitano in certi ambiti. In aggiunta, da ambizioso e fanatico del redditizio è prodigo di quella positività che aiuta l’impegno a ottenere il successo desiderato. In più collabora attivamente a togliere le “castagne” dal fuoco.

I lati negativi e le cose da evitare nell’anno del topo?

In concordanza all’elemento metallo il topo si adatta alle situazioni contingenti per cui è malleabile al mutamento degli eventi con criterio benefico. Quindi è più affermativo di fortuna che negativo di prospettive Tuttavia, data l’indole, fa tutto con ragione precisa e non v’è da sottovalutare taluni “squittii” anomali che insorgono nel contesto individuale e generale. Quando? Quando chiunque fa il “gattone” che gioca a nascondino col topino per papparlo! Cioè quando sceglie metodi “sporchi”, con astuzie, manovre e “giochetti” cerebrali per “intrappolare” un avversario, o cavarsela da una situazione in ballo con strattagemmi.  Poiché è si principalmente un topolino solare efficiente, dispensatore eccezionale di vantaggi e raramente, durante il suo “regno”, perde lucidità d’azione e aizza il vento a spirare in senso contrario alla buona sorte; ma è pur un topo molto intelligente e istintivo, facile alla collera e in caso di necessità antagoniste non ci pensa un attimo a squittir in modo energico da sobillar il vento a spirare in modo perverso. Tant’è che in caso di stallo o inasprimento delle questioni in ballo, prima rosica in silenzio, poi esplode e interviene in modo irruento e aggressivo e banali problemi, privati e pubblici, addivengono controversie assai sgradevoli che facilmente istigano pericolose reazioni come la vendetta calcolata, la crudeltà ideologica, verbale e pure fisica. Altro elemento negativo del topolino è l’indiscrezione, la mania di sapere e far sapere tutto di tutti. Pertanto, nell’anno del suo dominio, è difficile mantenere l’anonimato, un segreto, celare “al mondo” una confidenza, tenere nascosto qualcuno o qualcosa che si ritiene debba restare nelle “stanze” appartate. Cosicchè, sia per motivi intimi o per fini ritenuti indispensabili dal  “potere” per il bene della “massa” la visibilità è garantita. Come dire, col topo, con bona pace del riserbo, fatti e misfatti vengono a galla!  Inoltre, dato lo sviscerato attaccamento alla ricchezza e al denaro al limite del taccagno, ovviamente è ostile allo sperpero immotivato di idee, energie, denaro e tempo. Per cui, a chi agisce con superficialità o le usa in modo improprio, con avvenimenti ad hoc scende in campo a motivare un utilzzo fruttuoso e ai riottosi, con imperturbabile scaltrezza gli “rosicchia”  ogni beneficio di agevole quotidianità.

Per concludere, un topolino, archetipo di opulenza che presagia ricca fortuna. Dunque un anno utilissimo per cambiare in meglio tutto l’aldebaran del mondo giornaliero nel singolo e nel globale. Incline al muoversi maggiormente per convenienza e con qualche “sbavatura” di umore variabile talvolta irrompe nella scena vicissitudinaria in modo brusco. Però, sostanzialmente amico vivace, di qualità, che con modalità diverse  dispensa abbondanti occasioni preziose per costruire un futuro almeno confortevole, a tutti, e a certi “animaletti” più in sintonia anche molto agiato e brillante.
top

Si dice che:

” lavora con intelligente destrezza, rischia con oculatezza e nell’anno del topino avrai un pozzo di ricchezza”

Intanto,  un augurio di buon anno del topo!

Bydif….prossimi i presagi celesti per tutti i 12 “animaletti “ terrestri…. continua….

 

 

 

 

La donna vestita di sole

Svergine duomo milano

“ Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle “
E’ in questo versetto dell’apocalisse che per secoli l’immaginario popolare universale ha identificato “la donna ” bellissima, imparagonabile a qualsiasi figura femminile, l’icona regina della sorte di cielo e terra, la donna del riscatto alla quale anche la “serpe malefica “dovrà sottomettersi. Maria, “ l’Immacolata”, la donna concepita senza macchia, l’ eletta di Dio a madre incontaminata dell’amatissimo unico Suo figlio, il Salvatore, a madre di tutti i popoli.
La devozione a Maria, Immacolata è molto antica. Precede di millenni la proclamazione del dogma che ha coronato la diffusa tradizione del popolo, specie nella chiesa d’oriente, dove i padri ponevano la Vergine Maria già al di sopra del peccato originale, definendola : ” intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza, più pura degli angeli, giglio purissimo, germe non avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ” In occidente invece, la teoria della concezione di Maria senza il peccato, comune a tutti i mortali discendenti di Eva, trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più eccelsa delle creature, ma per mantenere ferma la dottrina del riscatto ottenuto solo in virtù del Cristo. Si deve al francescano scozzese Giovanni Duns, detto scoto e anche ” dottor sottile ” il superamento dello scoglio dottrinale con la sua convincente riflessione che anche Lei era stata redenta dal peccato originale in conseguenza del sacrificio del suo divino figlio ma fuori da ogni tempo comune. Così, nel 1476, tra polemiche e dissidenze la chiesa introduce la festa della Concezione di Maria nel calendario romano, poi, nel 1661, papa Alessandro VII con la bolla pontificia – -Sollicitudo omnium ecclesarium – la inserirà in quello universale della chiesa. Due secoli dopo, l’8 dicembre del 1824 Pio IX con la bolla -Ineffabilis Deus – sanzisce il dogma dell’Immacolata Concezione decretando con grande coraggio la fine delle secolari diatribe sul concepimento senza l’originale peccato della “donna vestita di sole” Quattro anni dopo, Bernadette Soubirous riferì al suo parroco, padre Dominique Peyramale, di aver visto in una grotta una “piccola signora giovane” che, alzando gli occhi al cielo e unendo in segno di preghiera le mani, le aveva detto : “Que soy era immaculada concepciou” una frase, in lingua locale, che non aveva compreso. L’ apparizione di Lourdes:” tutta bella – piena di grazia – priva di ogni macchia del peccato originale” confermò il dogma ”Immacolata concezione” della Vergine Maria concepita senza macchia. Il prodigio sembrò un ringraziamento al coraggio del papa, mentre le abbondanti grazie che piovvero sull’umanità alla devozione secolare del popolo al cuore dell’Immacolata. Attualmente, la chiesa per stigmatizzare l’importanza della Concezione Immacolata della Beatissima Vergine Maria celebra la solennità con la messa -gaudens gaudebo-
La solennità dell’“ l’Immacolata Concezione” Maria, la madre amorevole del Dio Redentore, frastornata dal superficiale mondo consumistico, attualmente si è persa un po’ come culto devozionale. A ogni cristiano basterebbe riflettere un po’ “sulla signora  coronata di dodici stelle vestita di sole ” per riprendere a celebrarla con maggiore devozione. Perchè? Perchè “la bella signora tutta luce” è l’unica intermediaria salvifica, alla quale si può rivolgere per trovare conforto, ottenere sollievo agli affanni morali e materiali ed è l’unica che ha il potere divino di intercedere presso suo Figlio il perdono all’errare umano. Anche l’unione Europea dovrebbe un tantino riflettere perchè le dodici stelle nella bandiera blu europea sono un chiaro richiamo alla “donna dell’apocalisse” e alle radici cristiane degli stati comunitari.

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Buona giornata di sole e luce divina!

by dif