I cantaPassione

 

cantapassion

I Cantapassione sono questuanti muniti di organetto e triangolo o tamburello che nella settimana santa, al pomeriggio, fanno il giro delle case a cantare e suonare “la passion de Cristo”. Tali canti, per lo piu in dialetti tipici del luogo, un tempo erano diffusissimi, oggi un po’ meno, tuttavia resistono al tempo e tramandano una cultura rituale orale rappresentativa della storia in modo esorcizzante in virtù di un radicamento popolare fortissimo in specie nella società rurale. Nelle mie rimembra giovanili infatti, c’è tutta una aspettativa devozionale di accoglienza dei Cantapassione partecipativa che non sostituiva la liturgia pasquale canonica anzi ne rafforzava la comprensione, in quanto testimonianza di fede in spirito espressivo semplice e al contempo vivo documento narrativo di un Cristo amico che tramite terra e cielo dava protezione e sicurezza. C’è da dire che i canti traggono origine da inequivocabili riti magico-pagani, legati alla fertilità e alle stagioni, con funzione di scongiuro- propiziatorio, in particolare di inverno-primavera come morte-rinascita della terra, per assonanza morte- Resurrezione confluiti a poco a poco nella narrazione evangelica da rendere non solo popolare la passione di Cristo ma anche assai simbolicamente aderente alla vita faticosa della gente comune, si può dire come fosse una liturgia a sostegno del corpo e dello spirito nelle croci umane da portare e sopportare. Tra i vari testi-canti-narrativi dei fatti evangelici della morte-rinascita, portati musicalmente alla gente dai Cantapassione, il sottostante Le ventiquattr’ore” o “Orologio della Passione”, senz’altro è il più popolare ed esplicito dei giorni della passione di Cristo, poichè ripercorre in ventiquattro immagini, ora per ora, il processo, la crocefissione, il martirio e la resurrezione di Cristo:

Prepàrati all’un’ora
quest’è l’ultima cena
e con faccia serena
così Geoù parlò
e con faccia serena
così Gesù parlò →
Disse sarò tradito
disse sarò negato
e Giuda disperato
rispose io non sarò
e Giuda disperato
rispose io non sarò
Alle tre i sacramenti
istituisce allor
e a lor tutti contenti
‘l suo corpo dispensò
e a lor tutti contenti
‘l suo corpo dispensò
Alle quattro si mosse
con grande compassion
alle cinque nell’orto
il buon Gesù andò
alle cinque nell’orto
il buon Gesù andò
Alle sei il Padre Eterno
dal re dei cieli andò
alle sette nell’orto
la turba lo menò
alle sette nell’orto
la turba lo menò
Alle otto una guanciata
al buon Gesù toccò
alle nove schiaffeggiato
allor Giuda si turbò
alle nove schiaffeggiato
allor Giuda si turbò
Alle dieci carcerato
il buon Gesù andò
quando che fu accusato
suonava l’undicior
quando che fu accusato
suonava l’undicior
Alle dodici Pilato
le mani si lavò
alle tredici di bianco
vestiro ‘l salvator
alle tredici di bianco
vestiro ‘l salvator
Alle tredici di bianco
vesitro ‘l salvator
con una canna in mano
per dargli più dolor
con una canna in mano
per dargli più dolor
Coronato di spine
fu alle quindicior
dalle tempie divine
il sangue suo versò
dalle tempie divine
il sangue suo versò
Legato alla colonna
fu alle sedicior
battuto e flagellato
per Dio fu un gran dolor
battuto e flagellato
per Dio fu un gran dolor
Alle diciassettore
la penna sua adoprò
per la brutta sentenza
che al buon Gesù toccò
per la brutta sentenza
che al buon Gesù toccò
I chiodi e i martelli
per lui si preparò
in croce il Redentore
all’or diciotto andò
in croce il Redentore
all’or diciotto andò
Alle diciannovore
testamento donò
Gesù pieno d’amore
Giovanni a sé chiamò
Gesù pieno d’amore
Giovanni a sé chiamò
Alle venti da bere
chiedeva il salvator
gustando aceto e fiele
solo per ‘l peccator
gustando aceto e fiele
solo per ‘l peccator
Suonando le ventuno
la testa sua chinò
quell’alma santa e pura
all’Eterno Padre andò
quell’alma santa e pura
all’Eterno Padre andò
Alle ventidueore
la lancia lo passò
con ferro e con parole
la costola gli piagò
con ferro e con parole
la costola gli piagiò
Alle ventitréore
di croce lo levò
Maria con gran dolore
in braccio lo pigliò
Maria con gran dolore
in braccio lo pigliò
Alle ventiquattrore
Gesù al sepolcro andò
solo per nostro amore
e a tutti ci salvò
solo per nostro amore
e a tutti ci salvò
Di sette giorni intanto
Gesù risuscitò
con gloria festa e canto
all’eterno padre andò
con gloria festa e canto
all’Eterno Padre andò.

ventiquattrore

In armonia di spirito buon Venerdì Santo

bydif

 

Domenica delle Palme nell’arte poetica.

1 Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-cappella scrovegni

Rami d’Olivo

Quanti rami d’olivo! Avanti! Avanti!

Son bell’e benedetti: o chi ne vuole?

Li ho colti stamattina, e tutti quanti

coi primi raggi li ha baciati il sole.

Sull’uscio, alla finestra, a capo al letto

metteteci l’Olivo benedetto;

come la luce e le stelle serene

un po’ di luce, al cor, fa tanto bene…

M. Giarrè Billi

par giotto

L’olivo benedetto

Lo sai, che su tutti gli altari,

oggi benedicon l’olivo?…

Domenica dell’olivo:

domenica di pace!

Andiamo, vecchio: entriamo.

La chiesa è pe’ tuoi pari;

che lì, se non altro, si tace…

Chiedine un piccolo ramo,

di quell’olivo di pace:

portalo a casa con te.

È ancora umido e vivo

come una fronda novella;

pieghevole come un giunco;

fresco così che le foglie

odorano a troncarle;

odorano più che alle nari,

d’amarognolo, al palato,

come l’olio appena torchiato.

Chi sa da quale adunco

pennato fu còlto stamani!

Chi sa da quali mani,

leggère alle cose leggère

e alle pesanti dure,

fu posto in quel paniere

medesimo, dove si bruca

la nera bacca!… Era di primo giorno

forse; e perciò, vedi?, conserva ancora

su di sé quel pallore

d’alba – allorché la luna mattutina

vanisce nel cielo di perla

come una festuca

incenerita, e ogni stella

si spegne in un pianto di brina…

Portalo teco, sul cuore;

portalo con sereno ciglio.

Danne una ciocca a tua moglie

e una ciocca a tuo figlio.

Fa come un tempo la madre

tua, benedetta!, faceva con te.

Pietro Mastri

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La domenica delle Palme
Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,

mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d’ulivo…

E se ne va. Tutto quello
ch’ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:
adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l’ulivo ch’è benedetto,
l’ulivo che benedice;

porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po’ la stanza
dell’infermo, senza sole,

ricorderà poi con tanta
fede l’ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!…

Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?

Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:

il color triste di tutto
il mondo che non ha sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;
il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;

il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell’infinito
e di ciò che non è stato;

il color triste dell’ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

di Marino Moretti

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La Domenica dell’olivo

Hanno compiuto in questo dì, gli uccelli

il nido (oggi e la festa dell olivo)

di foglie secche, radiche, fuscelli;

quel sul cipresso, questo su l’alloro,

al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,

nell’ombra mossa d’un tremolio d’oro.

E covano sul musco e sul lichene

fissando muti il cielo cristallino,

con improvvisi palpiti, se viene

un ronzio d’ape, un vol di maggiolino.

Giovanni Pascoli

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La Domenica delle Palme, come ricorda l’evangelista Matteo, è la Domenica  del giorno del trionfo di Gesù:

Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi!”

A tale ricorrenza religiosa, decisamente un tempo assai sentita dal popolo cristiano, tanti poeti  hanno dedicato versi che vanno aldila della narrazione escatologica.Tra le tante opere del patrimonio culturale espressivo ve ne sono alcune a me care, come quelle sopra,  in quanto mi riportano la mente a sensazioni di letizia oltrechè a descrizioni vissute con grande partecipazione collettiva.

olivo

Buona domenica delle palme o dell’olivo amici e passanti!

bydif

 

 

La Candelora: festa di luce e purezza e…

candele

La candelora: festa di luce, purezza e…previsioni del tempo!

La Candelora o caldelaia o candelaia… o festa delle candele per la chiesa cattolica è la festività della luce e purezza ma per il popolo è il giorno della predizione del tempo che precede l’arrivo della primavera.

Già da quando ero piccola la festa aveva un doppio significato tuttavia sul profano premineva il sentimento sacro Non è più così. La Candelora ormai è la previsione del tempo, il giorno dell auspicio, di fine o meno dell’inverno analogo a quello della marmotta in voga in usa. Tanti i detti proverbiali per sancire il tempo prossimo. Tra i tanti quello del mio paese recita: alla candelora se appar lu vento altri 40 giuorni de maltiempo; se appar lu solarone 40 giuorni de bieltempo; se appar pioggia vento  e solariello de l’inverno siemo dentro”. Beh, da quel che vedo: l’inverno è duro a morire e la primavera tarda a venire, spero non ci prenda perché il sole mi manca assai.

Ma la candelora dal punto di vista religioso  ha ben altra significazione del divinare la fine o meno dell’inverno. Ha una essenza molto profonda e importante, ovviamente perchì ha fede, è il giorno della festa di luce e di purificazione. 

Festa di luce, di luce per illuminare le genti” luce Divina che Simeone ravvisò in Gesù Bambino quando fu portato da Giuseppe e Maria al tempio.luca,2,29, come da usanza ebraica ogni figlio primogenito maschio a 40 giorni dalla nascita doveva essere presentato al tempio per essere circonciso. A memoria si festeggia la presentazione di Gesù e si simboleggia la Luce Divina col rito dell accensione e benedizione delle candele. Candele che benedette, attualmente la tradizione generica richiama all’uso a protezione dal male spirituale e fisico, in particolare della gola, da adoperare nel giorno di san Biagio, bensì nella formula più alta l’espressione del vecchio Simeone sottintende Luce che allontana dalle tenebre purifica e segna la via che pilota alla Luce più grande, la Luce divina di Gesù. Quel Gesù Luce, Cristo di salvezza. 

Festa di purezza, simboleggiata nel rito di purificazione di Maria madre di Gesù, che sempre in base a leggi ebraiche come madre di figlio maschio partorito doveva presentarsi al tempio per la purificazione. Sottoporsi a una, per così dire, “ripulitura” per ridare la candidezza persa nel dare alla luce il figlio. Un rito purificativo che Maria, l’eletta dal Signore” secondo le scritture madre incontaminata non ne aveva certo bisogno ma ligia alle leggi di Mosè non poteva sottrarsi. Per il credente un  presentarsi al tempio Divino per essere riscattati  dal Divino Dio Figlio e Padre e Spirito.  Spirito materializzatosi nella  discesa al cenacolo su Maria e gli apostoli sottoforma di fiamma. Quindi luce e fuoco, la fiamma che arde e  illumina, il fuoco che brucia e purifica.  

Tante le tradizioni popolari legate alla Candelora o Caldelaia o di santa Maria la calderara a cui un tempo lungo il Po si faceva grandissima festa con tantissimi lumi e falò per esorcizzare gli spiriti del male e auspicare protezione a persone e raccolto che accendevano la notte di luce e le acque, altro simbolo di purificazione,  di riflessi dorati da creare suggestive visioni nonché speranze di buona sorte.

Come altre festività anche la Candelora sembra essere traslata da altre feste profane molto più antiche. Infatti il termine candelora pare derivi da una festa romana la “festum candelarum” in cui la dea Giunone portata in processione con le fiaccole purificava la città o dalla juno febriata in cui erano le donne romane tra il 14 /15 febbraio a girare le stade con una torcia per disinfestarle da malefici. Sin dal tempo dei tempi il fuoco è emblema di scaccia paure e purificazione di forze nefaste. Però potrebbe anche riferirsi alla “Candelifera” una divinità a cui nel momento del travaglio si accendeva un lume a protezione di madre e bambino. In certi paesi il 1 febbraio si celebra il mezzo inverno, l’addio all’inverno l’ “imbolc” in irlandese “in grembo” la primavera è in arrivo. Agli albori era una festa celtica dedicata alla luminosa e materna dea brigid che cadeva nel periodo della venuta alla luce degli agnellini. Successivamente cristianizzata in Santa Brigida d’Irlanda poiché non è un caso se la festa ricorre il 1 febbraio e nell’iconografia agiografica in effetti è ritenuta la nutrice di Cristo.

In conclusione, da qualunque derivazione di festa profana provenga la Canderola o la santa Maria Canderola sacrale è assai eloquente che: fuoco, luce, maternità, tempo, accomuna le feste. Tutti simboli molto rilevanti nella credenza e nella storia dell’uomo.

Fuoco, notoriamente distrugge e decontamina, purifica terra e ambiente, rinnova la forza per ricrescita e ripresa;

Luce, per antonomasia illumina e schiarisce il cammino; è la fiamma che espelle paure ed ombre dell’umano e si fa ardente fiaccola di luce del Divino Eterno.

Maternità, Purificazione della madre = divinità materna; =redenzione e liberazione per accedere al Divino;  risveglio come venuta alla luce; ma anche fine=principio.

Tempo, mezzo inverno= beltempo, maltempo=luce, oscurità=ma anche cattivo raccolto=buon raccolto, in quanto le condizioni metereologiche più o meno favorevoli in questo periodo influiscono molto sul raccolto futuro, specie di grano e uva. Come ricorda il detto “brutto tempo a calderola per 40 giorni se rinnova e il raccolto sfora”

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Un saluto di luce e sole e calore a tutti

bydif

L’Immacolata

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Quand’ero bambina, l’8 dicembre era un giorno specialissimo. La mamma in onore della Vergine Immacolata ci faceva indossare abiti nuovi. In primis perché voleva che quel giorno, si andasse alla Messa solenne con un aspetto curato. Poi per assolvere la consuetudine della tradizione popolare che recita “chi rinnova per Maria scampa una malattia” Nelle nostre zone non era un detto insignificante, era convinzione radicata corrispondesse a verità. Per meglio dire nel vestirsi di nuovo ci fosse un implicito do ut des, uno scambio di favori. Cioè, col rinnovare ognuno intendeva sottolineare un rispetto devozionale particolare alla Vergine Immacolata che all’occasione grata ricambiava proteggendo da gravi pericoli di infermità. Confesso che la cosa è rimasta tanto impressa in me che non riesco a fare a meno per l’Immacolata di far indossare ai miei figli almeno un paio di calze nuove. Allora grandi e piccoli, alla sera dell’8,  anche del 10 dicembre, eravamo tutti con il naso all’insù a guardare il cielo. Si aspettava insieme con ansia il passaggio della Madonna con gli angeli. Non ho memoria di ciò che vedevamo ma non ha importanza. Dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa , colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della mia famiglia che non ha paragoni.
Oggi le cose son molto cambiate. La sera dell’8 non è più quella del visibile magico passaggio della Madonna con gli angeli e L’Immacolata non è più la festa del giorno di Maria. Per molti è il ponte festaiolo. Vale a dire l’occasione per dedicarsi ai fatti propri, come andare a sciare, dedicarsi allo shopping, fare una giterella in qualche mercatino, visitare una capitale europea o andare a sdraiarsi al sole in certi posti esotici.
Eppure la devozione a Maria, l’Immacolata è molto antica. Precede di secolii la proclamazione del dogma che ha coronato la diffusa tradizione del popolo. In specie nella chiesa d’oriente, già i padri ponevano la Vergine Maria, ” La donna dell’apocalisse”  al di sopra del peccato originale, definendola : “ intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza, più pura degli angeli, giglio purissimo, germe non avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ” . In occidente , la teoria della concezione di Maria senza il peccato, comune a tutti i mortali discendenti di Eva, invece trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più eccelsa delle creature, ma per mantenere ferma la dottrina del riscatto ottenuto solo in virtù del Cristo. Si deve al francescano scozzese Giovanni Duns, detto scoto e anche ” dottor sottile ” il superamento dello scoglio dottrinale. Fu la sua convincente riflessione che anche Lei era stata redenta dal peccato originale in conseguenza del sacrificio del suo divino figlio ma fuori da ogni tempo comune a cambiare le cose. Nel 1476, tra polemiche e dissidenze infatti la chiesa introduce la festa della Concezione di Maria nel calendario romano. Successivamente papa Alessandro VII nel 1661, con la bolla pontificia – -Sollicitudo omnium ecclesarium – la inserirà in quello universale della chiesa. Due secoli dopo, l’8 dicembre del 1824 Pio IX con la bolla -Ineffabilis Deus – sanzisce il dogma dell’Immacolata Concezione decretando con grande coraggio la fine delle secolari diatribe sul concepimento senza l’originale peccato della “donna vestita di sole”. Quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes confermeranno il dogma della Vergine Maria.  Il prodigio sembrò un ringraziamento al coraggio del papa. Mentre le abbondanti grazie che piovvero sull’umanità dalla signora ” tutta bella – piena di grazia  priva di ogni macchia del peccato originale” una riconoscenza  alla devozione secolare del popolo al cuore dell’Immacolata. Attualmente, la chiesa per stigmatizzare l’importanza della “Concezione Immacolata”  della Beatissima Vergine Maria celebra la messa -gaudens gaudebo-

Molti artisti nel tempo hanno cercato di raffigurare la grazia e l’ indiscutibile purezza di Maria, la donna “Immacolata” del riscatto. Alcuni ci sono riusciti egregiamente da donare alla vista un piacere di celestiali emozioni.

Un salutissimo a tutti con l’augurio di ricevere dalla “Bella Signora di luce vestita” ogni grazia desiderata.

by dif

reni

Nelle immagini postate, in quella sopra  si può ammirare un’opera dello spagnolo Velasquez, in quella sotto  del bolognese Reni.

Francesco, il santo d’Assisi

FrancescoEsultano

Che San Francesco d’Assisi è Patrono d’Italia probabilmente lo sanno tutti.
Ma quale San Francesco incarna lo spirito dell’identità nazionale, quello dell’iconografia stereotipata:
il mingherlino santo dei poverelli che passeggiava nella amena umbra campagna ammirando prati e fiorellini;
il mistico dei fioretti che all’ombra dei secolari olivi canticchiava lodi a sole stelle acqua e vento;
il sognatore che adunava e parlava agli uccellini e sui monti eugubini ammansiva i lupi cattivi;
l’ invasato che in san Damiano crede de udir la voce de’ Cristo ordinaie de “andà a riparà la su casa in rovina” e sen va’ a Foligno a vendesi le stoffe preziose del papuzzo per raggranellà i soldi per riparà la chiesetta;
il folle idealista del gesto eclatante che in piazza ripudia beni e vestiti se mette un sacco e va a messaggià gioia e letizia al viver in penuria e umiltà;
un giovane eccentrico che si ribella a babbo e società e ramingo nel mondo se ne va a predicà che bianchi neri e gialli nun c’è diversità, semo tutti fratelli da amasse senza difficoltà;
il pazzo infervorato di martirio che si vo’ gettà nel foco per dimostrà, al sultano e la su corte, che con la su fede ne esce vivo; un rozzo sempliciotto che pe capì come era nato Gesù a Greggio te raduna il paese in una stalla e te mette inscena cristiani pecore e asinelli ;
un “bizzarro ” imbevuto d’amor da fasse trafigge alla Verna pe sanguinà serafico a vita;
il visionario de Cristo, la Madonna e angeli della Porziuncola che te pensa basta venì, pentisse pe’ liberasse ” dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno e all’ora dell’entrata in questa chiesola;
un menestrello de pensiero pacifista che te en va a di che la guerra nun è di nessuno sorella.
O il Francesco patrono d’Italia, l’incarna quel santo realista, con i piedi ben piantati per terra, conscio di vivere in un momento di profondi sconvolgimenti che stanno rivoluzionando l’occidente cristiano;
il ragazzo di arme ricco e ben istruito che sa cogliere le sfaccettature del suo tempo e scegliere senza tentenni da che parte schierarsi;
il raffinato parlatore capace dimostrare con valide obiezioni ai valori egemoni della propria società secolare distorsioni e ingiustizie sociali;
il giovane capace di mollare tutto, agi, ricchezze, amori, lussurie, amicizie per coerenza di fede al Vangelo di Cristo;
l’ abile diplomatico di coesione internazionale che, partendo dalle peculiarità di ciascuno, dialoga con tutti e da tutti si fa ascoltare;
il coraggioso precursore del dialogo interreligioso senza indugio e paura che affronta disagi e pareri contrari per andare a confrontarsi con un potente sultano islamico, acerrimo nemico del cristianesimo;
il precursore della letteratura italiana che col suo Cantico delle creature è protagonista di uno dei più bei canti del paradiso di Dante;
il giovane uomo dai chiari e limpidi concetti sul valore dell’uomo e dell’umano che esprime pensiero e idee  in un linguaggio universale;
il rifondatore del legame chiesa-classi, povere;
il liberatore della corruzione economica-mondana che imperversa nel cattolicesimo;
l’ operatore di fede difensore degli ultimi, i poveri, i lebbrosi, gli scartati della società;
un edotto della colpevole tentazione umana che chiede indulgenza e misericordia divina per ogni debolezza trasgressiva sinceramente pentita;
un essenziale minimalista che divulga l’idea di rispettare e conservare la natura e le sue creature per un giovamento comune;
un ambasciatore di pace oltre i confini, tutte le diversità, usi, costumi, linguaggio e credo;
un ricercatore di inesplorati territori spirituali e materiali convertito credente in Cristo che vive la sua avventura terrena in consapevole libertà di spirito e corpo;
un innovatore che con le armi dell’amore e dell’umiltà cambia l’Italia ed il mondo.
Altro si può aggiungere ma direi che ce ne è abbastanza, sia il Francesco uomo santo di fraternità, umiltà e povertà, e sia il Francesco, uomo forte, armato di fede e amore ben incarnano la figura di patrono nazionale.  In entrambi convive il vero spirito che anima ogni italiano.
Un tempo il 4 ottobre, giorno del “ transito” di san Francesco d’Assisi, era festa nazionale. Le scuole erano chiuse, anche gli uffici, le fabbriche.. per lo più rispettavano la solennità e solo in rari casi avevano l’orario di lavoro ridotto ( allora si diceva a mezza festa). Era festa nel giorno solenne commemorativo del patrono d’Italia e agli italiani si dava modo di rendergli onore. Oggi si è lavorato a tempo pieno ovunque. Anche se il 4 ottobre è sempre il giorno di Francesco, il santo popolare tra i più venerati nel mondo, che per volontà di papa pio XII dal18 giugno 1939, assieme a santa Caterina da Siena è il patrono d’Italia. È un po’ triste constatare come, un po’ alla volta, nel nostro paese per scelte dettate da un esagerato senso egoistico, mirato più al materialismo monetario accaparratore per pochi che al progresso umano esteso a beneficio di tutti, si siano smantellate tante feste e tradizioni e la festa del patrono nazionale sia stato un giorno qualunque. Eppure san Francesco d’Assisi, è un uomo santo fondamentale nella storia e nella cultura del nostro paese. E per i valori che rappresenta, specie in questi tempi, diversi ma assai simili per certi versi ai suoi, meriterebbe un attenzione in più.

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by dif

una curiosità interessante:

San francesco figlio di un ricco mercante di Assisi dalla madre fu chiamato Giovanni, ma il padre al ritorno da un viaggio in Francia talmente entusiasta di quel paese  impose di chiamarlo Francesco. Prima Giovanni e poi Francesco. Nomi a caso o nomi profetici di due papi che…

 

Ripensando

 ora sisma
Ripensando a un anno o giù di lì…
Il cielo è terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca che scende giù dai monti sibillini accarezza la pelle, l’orologio del San Pellegrino coi suoi rintocchi marca il tempo. Nel borgo la vita scorre placa e regolare. Nelle strette stradine il brusio scivola dalle finestre aperte e lieve, come freschi torrentelli, sfiora le case addossate, le porte annerite dal tempo, i gradini sbrecciati, i cocci di gerani, menta, basilico erba cipollina. In questa sera estiva niente turba i pensieri, i sogni a occhi aperti, i desideri, i progetti per l’indomani. Tutto è così solito, rassicurante, avvolgente pacioso che te ne staresti seduta sul ripo a goderti la quiete ascetica, i profumi pungenti, il silenzio profondo e misterioso, i profili nitidi e suggestivi abbracciata alla notte, finché l’aurora ti sfiora, il sole riapre il giorno e riprendi il solito via vai della vita. Poi…Poi… chissà da dove un boato sbrana la dolce quiete e t’assorda. T’arriva una violenta quanto inaspettata zaffata che ti fa oscillare come un pendolo impazzito, ti sgretola la terra sotto i piedi, ti scaraventa su tegole, mattoni, ferrame, urla, lacrime, suoni ermetici, cumuli e cumuli di macerie. Tutto ribalta, sconvolge, ruba la magia e l’incanto dello ieri e negli occhi sbarrati da paura e sbigottimento dissolve ogni traccia di un oggi o di un domani e in turbinio di polvere materializza un enorme punto interrogativo. Un punto interrogativo senza domanda che diventa sempre più grande, sempre più grande a ogni sussulto della terra. Tanto grande che ti ceca la vista e blocca il cervello. Nell’essere tuo niente più obbedisce alla ragione. Con la lingua secca, la parola che manca, l’orecchio rintronato da rimbombi ignoti, i piedi non vanno ne avanti ne indietro. La terra trema, tu tremi. Trema e sussulta e sotto gli occhi inebetiti, come tessere di un domino impazzito, una dietro l’altra le case crollano, gli animali scappano, la luce della sicurezza capofitta nel buio e nelle viscere fluisce solo quell’angoscia che come un mostro perfido abbranca e stritola tutto il vissuto fino a quell’istante. Ogni punto di riferimento sfoca, il conosciuto frantuma, impalata a stoccafisso a quel suolo che sussulta una voragine di panico ti inghiotte. Poi…poi l‘orologio non rintocca, l’ora, la mezz’ora, perdi il ritmo, la prospettiva bilica, entri in una dimensione assurda. Colline, valli, prati, borghi, volti mulinellano senza identità. Strade e ponti s’ammassano sui rupi, i telefoni s’ammutano, i mezzi non circolano. Voci indistinte si rincorrono, si accavallano, qualcuna strattona, qualche altra spinge, altra consola. Una donna senza età scruta le mani, una suora a terra cerca la sua corona, un fratello si trascina un fratello, l’adagia piano, per non svegliarlo, sotto un albero e poi veloce corre da un altro, un altro, un altro. Un cane guaisce, qualcuno lo chiama, un bambino bianco da sembrare un angelo, vaga, cerca papà e mamma tra pietre sconnesse, porte divelte, bambole rotte, indistinti cumuli di chissà quali volti, di chissà quali storie, non piange, chiede e domanda. La terra trema, emozioni, speranze e sentimenti confusi s’aggrovigliano, volti seri e mani affannose, cercano, scavano, trovano, piangono, sussultano con la terra, non si arrendono, scavano, scavano, battono il tempo la fatica, strappano al buio fiaccole di vita. Qualcuno felice le ringrazia, altro muto le guarda, altro implora quelle mani abili di quei volti sconosciuti di scavare e trovare, il resto cigola, sospira, prega, s’appella alla Madonna. La voce circola, lo strazio arriva lontano, c’è chi appronta lumini e chi si mobilita. Taluno parte, accorre, giunge e senza sosta soccorre e salva; talaltro arriva ciarla, fotografa, racconta e intralcia; altro dettaglia, rassicura, organizza, ripara e sazia; altro gira, ti guarda contrito, promette, stringe mani, non muove e sai già che non muoverà un dito, ma ai flash narra tutt’altra storia. Nomi e nomi si cercano, si chiamano, corpi inerti sì allineano, nomi e nomi si stampano, si piangono, qualcuno li conta, qualcuno a chi resta giura e spergiura che sarà lesto nel ridargli ciò che ha perso, altro accusa e ricusa ogni colpa del disastro Poi…poi nonostante tutto il tempo transita, viene l’autunno la terra trema ancora e fa passo all’ inverno, tutto s’agghiaccia e le promesse vanno in letargo, la primavera fiorisce le lacrime, i prati si colorano di promesse mancate, le polemiche di rimpallo vanno all’estate e le macerie sotto il sole cocente son tutte lì che ti guardano. Poi…poi una bella fiaccolata, qualche parola di circostanza e una grigliata di facce tostate che passa sotto il naso e ti fumiga l’odorato. Ripensando a come hai passato un anno o giù di li senza più niente di certo e concreto, con ancora addosso la paura che a ogni scricciolo sobbalzi, con ancora negli occhi quel turbinio di sirene, di muri crollati, di tanta, tanta brava gente silenziosa che aiuta, rischia la vita, conforta e incoraggia, con ancora volti, occhi straniti e voci stentate t’accorgi che, malgrado sciacalli, mercenari della parola e ammassi di macerie che cuociono al sole anni e anni di sacrifici e di vite, l‘estate cammina.
È sera, la vita nel borgo lentamente transita. Il cielo è sempre terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca scende giù dai monti sibillini e accarezza la pelle stanca. Seduta sul ripo, a contemplare la natura, ripensando, la notte mi balla quel punto d’incognita che allora, nella violenza dei sussulti, del tremare brutale della terra, mi spaventò, nel mentre era solo il punto variabile sospeso su ogni esistenza Certo, è un punto che non avvisa, arriva e cambia radicalmente la vita. se poi è un terremoto logico che terrorizza. Alzo gli occhi su, su e al biancore di luna l‘orologio di San Pellegrino fisso su quell’ora, quei minuti mi spiaccica un polverone di rammenti e comprendo che devo essere grata al fato. Ripensando devo, anzi ognuno del borgo oltre il caso deve un grazie, un grazie di cuore a quegli eroi in divisa o volontari in camicia che silenziosi hanno agito e caparbiamente scavato, cercato, tranquillizzato. Ripensando, ripensando la sera è diventata notte. Una notte così gradevole, carica di mistero, di magia, di auspici di inizi che mi affascina. Seduta sul ripo resto incantata a guardarla e nel silenzio eremitico della montagna aspetto l’alba.

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Un dolce pensiero a tutti!
bydif

Il Sole Nero

eclissi solare totale

Ci siamo quasi, noi tutti, amanti del “sole nero” potremo iniziare a goderci il fascinoso spettacolo offerto dal “ cielo” dell’eclissi solare totale e magari fantasticare sulla temporale “rottura” dell’ordine naturale cosmico” di ipotetici effetti e sublimali messaggi. Dove, come ? Negli Stati Uniti intorno alle 9, più o meno ora di colazione, col naso allo insù, in Italia, dopo le 18, con gli occhi fissi su uno schermo. Vis a vis o via web nel seguire “l’annerimento” del sole potremo sbizzarrirci a immaginare cause e risvolti sul nostro stato d’animo nonchè sulla futura esistenza se quel disco,  che ci emoziona, affascina e richiama, da distanze galattiche a osservarlo, rimanesse nero. Se da “signore” della luce diventasse per sempre “signore” delle tenebre”. Chi ci sguazzerebbe? Li per li gli amanti del mistero, del truce, dei mostri, delle sventure, poi..poi nessuno! Per questo non mi stupirei stasera se, in qualche parte del mondo alla scomparsa progressiva del sole, qualcuno batta pentole e coperchi, faccia un rumore assordante per spaventare demoni diabolici, esorcizzare inconscie paure ancestrali; qualche altro percuota a più non posso tamburi per confondere e scacciare esseri indesiderati; taluno reciti formule magiche per proteggere case, animali e raccolti, talaltro ricorra a scongiuri per bandire l’essere invisibile che vampirescamente sta divorando il sole , certuno “legga” indizi da ora e luogo dell’avvenimento, deduca conclusioni dal modo di scomparire e ricomparire del sole e profetizzi futuri più o meno apocalittici. Non mi stupirei perché come ha ben detto il direttore del Griffith Observatory di Los Angeles “L’uomo dipende dal movimento del Sole. É regolare, affidabile, non lo si può manomettere”. Poi, all’improvviso, ecco la tragedia: il tempo va fuori sesto, il Sole si comporta come non dovrebbe”. Quindi… Quindi come dire non v’è niente di eccezionale se l’essere umano ha reazioni strampalate ogni qual volta succede che il movimento solare gli sballa! Ma non mi stupirei in quanto è da sempre che la scomparsa del disco luminoso, nell’uomo suscita quel magico fascino che gli desta l’attenzione con un misto di incanto emotivo e inquietudine razionale, e negli animali crea una ricettività sensoriale alterata da renderli, ancor prima dell’uomo, irrequieti. A riflettere, l’eclisse, fosse di sole fosse di luna, con quel suo spezzare la luce e velar di nero l’occhio, con quello oscurare tutto, con quel buio surreale, con quello sconvolgere all’improvviso l’ordine costituito, ha sempre così suggestionato, colpito la fantasia e sbrigliato la creatività popolare a cercare cause e trovare risposte rassicuranti a un fenomeno astrale “ magico” inghiottitore del suo assesto visivo, un tempo incomprensibile oggi scientificamente noto, da fomentare una infinità di leggende di ombre e luci , mostri infernali, draghi e vampiri, miti e eroi, da soddisfare tutti i gusti, le curiosità e le credenze.
In questo 21 agosto, lo spettacolo dell’oscuramento totale della nostra stella che ci garantisce luce e vita di sicuro sarà un successo planetario. Lo sarà, un po’ perché è assai raro che un fenomeno astronomico del genere attraversi un territorio tanto ampio e popolato; un po’ perché da mesi la Nasa lo pubblicizza e fornisce dettagliate informazioni sul come, dove e quando, tanto che la divulgazione mediatica da mesi ha reso impossibile trovare un buco nell’aree interessate e ha scatenato negli States un vero bussines di iniziative, viaggi, partie e quant’altro era possibile ideare per far usufruire al pubblico lo spettacolo naturale guadagnandoci un bel pochetto di dollari; e, un po’ perché è impossibile ignorare l’evento in quanto, da settimane, l’eclissi solare che torna dopo quasi centanni, 99, sui cieli americani , tiene banco su canali televisivi e principali giornali.
L‘ odierna eclisse con “il sole nero” che sfrecciando  da ovest a est, “coast to coast” degli Usa sarà, come dire tanto spazialmente elettromagnetico, attraente e coinvolgente e impossibile da ignorare da farsi seguire e contemplare da milioni di appassionati, curiosi, studiosi e scienziati di tutto il mondo.
Ovviamente le reazioni umane all’esibizione di questo allineamento perfetto, Terra Luna Sole, saranno variegate e diverse da una cultura all’altra, da un interesse all’all’altro, da una sensibilità percettiva all’altra. In alcuni la vista che s’abbuia produrrà brividi e sconcerto, in altri riflessione e considerazioni del valore della vita nell’immenso, in altri l’anello vermiglio o bianco, l’esplosione improvvisa di bolle di luce, susciterà incanto e ammirazione, in altri farà scattare entusiasmo e manie profetiche, negli studiosi chiarirà dubbi o confermerà tesi, tuttavia, sempre che il tempo non rovini l’osservazione, a chiunque l’evento naturale sidereo più attrattivo e meraviglioso regalerà un attimo di affascinante visione.
Comunque lo si vedrà “il sole nero” di stasera non v’è dubbio : sarà il più ammirato di sempre! 
by difeclis 2017 8
Per la cronaca, l’eclissi solare totale di oggi interesserà il nord America. Il cono d’ombra toccherà 14 stati ma il best eclipse site, ossia il miglior punto di osservazione in assoluto se lo godranno i cittadini di Casper nel Wyoming. Nel resto degli USA come in molte altre aree del globo si osserverà un’eclissi solare parziale. In Europa, solo Irlanda, Islanda e parte settentrionale del Regno Unito avranno la possibilità di ammirare un lieve oscuramento del disco solare. Purtroppo, nemmeno parzialmente, si potrà usufruire della visione dell’eclissi che a partire dalle 19,17, raggiungerà l’apice di “sole nero” – con gran giubilo dei numerologi- verso le 21,00- del 21, si potrà gustare solo IN DIRETTA STREAMING ATTRAVERSO LA NASA che da un sito, dedicato all’evento, ne garantisce la completa visione , oppure si potrà seguire l’evoluzione del fenomeno, terra, luna, sole, tramite l’app creata ad hoc dall’EXPLORATORIUM DI SAN FRANCISCO. In Italia, il sole nero, sarà osservabile viso a viso, ovviamente perchì ci sarà, il 3 settembre del 2081.

 

 

Ferragosto

ferragosto

Oggi è Ferragosto, giornata di relax speciale in cui è obbligo divertirsi e abbuffarsi, sbarazzarsi dei soliti pensieri di lavoro e vita quotidiana e tuffarsi nel dolce far niente. Non importa dove e come, mare, monti, il greto di un fiume, un prato spelacchiato o il bordo di una piscina comunale, oggi ci si spaparanza e ci si rimpingua, ci si sballa con gli amici di sempre o si passa una giornata spensierata in compagnia di allegroni compagni occasionali.

Eh si! Come ai tempi d’Ottaviano, oggi ci si gode le feriae augusti, il sacrosanto diritto a un giusto meritato premio a un anno di lavoro!

Non v’è dubbio che ferragosto è il giorno di mezza estate più libertino, colorato, chiassoso e sopra le righe, tuttavia considerarlo solo una giornata di gavettoni, anguriate, bagordi feticci è riduttivo.

Perché? Perché il 15 di agosto è anche altro, è una festa mariologica molto antica: è l’Assunta. Ovvero, come risulta dalla narrazione dei pellegrini a Gerusalemme, è il giorno in cui la Vergine Maria fu “ Assunta, dal Figlio, alla gloria celeste”

Assunta_Bellini

Una volta, L’assunta, era la festa dentro la festa. Oggi, a giudicare dalle numerosissime feste di tipo pagano-godereccio è diverso, tranne rare eccezioni, la festa celebrazione dell’Assunta, è marginale.

Eppure per i cristiani dovrebbe essere un giorno da passare in armonia con se stessi e gli altri in quanto l’Assunzione esprime si un privilegio, di anticipata glorificazione, in anima e corpo concesso, a Maria, ma anche il privilegio esteso da Dio al genere umano. Come dire, Maria, il capolavoro di Dio, Assunta è la porta del cielo, l’icona dinamica mediatrice tra terra e cielo, tra fisico e metafisico, tra genere umano e Dio.Quindi, almeno per un credente, festeggiare la Sua glorificazione, non è altro che un modo simbiotico per dire grazie.

Al dunque, passare il ferragosto in festa è ultra necessario per scrollar di dosso le angustie e ricaricar le batterie, per chi ha fede, è anche necessario immergersi nei festeggiamenti senza troppo scordarsi di Maria e che non siamo fatti solo di materia!

Detto ciò, a tutti auguro una serena e lieta giornata di festa in compagnia di amici e cari e a chi è costretto a lavorare, per garantire servizi, rivolgo un grazie di cuore con l’ augurio di passare un ferragosto se non spensierato, almeno intimamente sereno e senza eccessivo stress.

BYDIF

….

In Occidente, la data  della festa della  Madonna Assunta in cielo fu stabilita il 15 Agosto dall’imperatore Maurizio

 

Canto alle stelle

Notte di San lorenzo, notte magica delle stelle cadenti dei desideri e sospiri che trovano grazia nei misteri galattici con il “canto alle stelle! 

cielo stellato

Stella Che Passi

Su La Via Celeste

Dammi Speranza

Stella Che Vaghi

Sulla Nuvola Ribelle

Dammi Fortezza

Stella Che Cavalchi

I Pensieri Della Perfezione

Dammi Decisione

Stella Che Cammini

Nei Vicoli Del Silenzio

Dammi Fede

Stella Che Solchi

L’acqueo Sconfinato

Dammi Trasparenza

Stella Che Migri

Su Galassie Polverose

Dammi Luce

Stella Che Sosti

Sul Soffio Del Vento

Dammi Prudenza

Stella Che Illumini

I Giardini Dell’infinito

Dammi Passione

Stella Che Sciami

Su Picchi Eterei

Dammi Fervore

Stella Che Brilli

Sulle Ali Del Tempo

Dammi Amore

Stella Che Lacrimi

San Lorenzo Martire

Dammi La Fiamma

Per Riscaldare

L’umanità Intera

***

by dif

Nel mio paese, nella notte di san Lorenzo, è antica tradizione cantare o recitare la filastrocca con gli occhi rivolti al cielo, in quanto è credenza che cantandola si“parla” con le stelle ed esse rispondono facendosi vedere più copiose e splendendo di più, ci donano tante virtù, leggono nel pensiero e esaudiscono anche i desideri più bizzarri che ci frullano in testa. Funziona ! Anche se si aggiunge altro che ci sta a cuore purchè si “parla” con sincerità. Provare per credere non costa nulla quindi…

Notte stellare a tutti!

 

Il “Veliero” di San Pietro

barca_san_pietro foto raixevenete

Nella notte che precede la festa di san Pietro e Paolo in molti paesi persiste l’antica tradizione del veliero o barca di san Pietro.

Cos’è? È un rito da cui trarre auspici!

In che consiste? In un soffio di san Pietro!

Si narra che se la vigilia della festa dei Santi Apostoli, Pietro e Paolo, in un contenitore di vetro, bottiglia, caraffa, vaso, si versa fino a metà dell’acqua, si fa scivolare dolcemente la chiara di un uovo, si mette il recipiente all’aperto, sotto una pianta, sul davanzale di una finestra o un balcone, si lascia ai raggi della luna e alla guazza, al mattino, secondo la descrizione popolare dentro il contenitore magicamente si vedrà la barca di San Pietro!

Come avviene? Secondo una antica leggenda è proprio l’apostolo Pietro il pescatore a compiere la magia!

Come? Durante la notte di vigilia della festa, San pietro accompagnato da San Paolo passa sulla terra e per esprimere vicinanza ai fedeli soffia all’interno del contenitore e fa apparire la sua barca.. Ovvero con un soffio trasforma la chiara d’uovo in veliero che a seconda di come al mattino apparirà all’occhio svelerà se in arrivo ci sono tempi buoni o meno!

Ovviamente la barca o veliero di san Pietro va interpretata. Più il veliero sarà bello e ben riconoscibile, avrà tante vele aperte e più promette una situazione generale ottima, con giornate di sole e piene d’ottimismo, piogge scarse. Un tantino meno distinguibile, con meno vele aperte assicurerà un annata discreta, con qualche imprevisto risolvibile, meno sole e più pioggia. Se apparirà un po confuso e con vele strette l’annata sarà assai piovosa e la situazione generale rimarrà più o meno la stessa. Se non si noterà affatto una barca allora si faticherà molto e si raccoglierà poco. Attenzione però, Il veliero a mezzogiorno inizierà a scomparire per cui “la sua lettura rivelatrice ” dopo non sarà più possibile.

Realmente com’è che un albume forma la barca di san Pietro? Per un fenomeno di cambio di temperatura! L’albume, che ha una densità maggiore dell’acqua prima tende ad affondare; durante la notte con l’aria più fresca, l’attrazione della luna e la rugiada la chiara crea tanti filamenti e allo spuntar del sole, a mano a mano che l’acqua si scalda il bianco d’uovo filamentoso sale verso l’alto e nel risalire si apre a mo di vele.

Buona notte e dolce risveglio

Ho già messo la caraffa esposta alla luna. Domattina saprò se San Pietro avrà fatto la “magia” e vi saprò dire se….

bydif

pietro_paolo

La ricorrenza della solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli e patroni di Roma nasce dalla tradizione che vuole i due apostoli giunti dalla Giudea a Roma nello stesso periodo e martirizzati lo stesso giorno, anche se in luoghi diversi. Pietro venne crocefisso a testa in giù presso il circo di Caligola in Vaticano. Paolo invece decapitato alle Acque Salvie all’Ostiense. Si racconta che il suo capo mozzato fece tre rimbalzi da cui sgorgarono tre fonti e successivamente vi vennero edificate tre chiese. Il 29 giugno con uguale onore e venerazione In tutto il mondo si celebra il loro trionfo. Alcuni storici peròritengono che i due Santi non furono ne martirizzati il 29 giugno ne contemporaneamente e che in realtà la scelta del 29 giugno è legata all’antica festa divinatoria romana del  Quirino, celebrante i due gemelli Remo e Romolo.

Pietro deriva dall’aramaico “kephà”, tradotto in greco “pétros” e significa “saldo come una pietra, roccia”. Pescatore diventato Apostolo di Gesù fu scelto come “roccia”su cui gettare le fondamenta della chiesa, di cui fu il primo papa. E’ il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, pescatori e per via delle chiavi dei portieri.

Secondo una antichissima leggenda popolare i pescatori che vanno in mare a pescare nel giorno della sua festa si imbattono nel diavolo che scatena una tempesta, per questo scaramanticamente molti pescatori escono in barca.

Paolo invece deriva dal latino volgare paulus “piccolo”

San Paolo detto l’apostolo delle gent, originario di Tarso fu prima persecutore dei cristiani poi incontrò Gesù Risorto  sulla via tra Gerusalemme e Damasco si convertì e predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. -da ciò nasce il detto “fulminato” sulla via di Damasco. E’ patrono dei cordai, teologi, panierai, cestai, di chi si occupa di stampa, viene invocato per allontanare le tempeste, a salvaguardia di pericoli dei morsi di animali velenosi.  San Paolo ha anche fama di “esorcista” o guaritore dei tarantolati.

San Pietro e Paolo sono due santi  fondamentali nella la storia della chiesa in quanto   costruttori di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana.