Vele

vele

bianche trasparenze

veleggiano amiche

silenzi perduti

procellan vissuti

dissolti tempi

il vento mulina

fantasmi informi

l’acque antiche

rancori rivolta

squarciate vele

in torte mangrovie

l’anima arena

e.r.

Il mistero dei misteri

2

In questi giorni, girare in certe stradine di borghi e paesini arroccati su colline screziate di verdi rossi e gialli, o sparsi nelle valli mirabilmente arricchite da pennellate violette, azzurri, vermiglie, aranci, cremisi sparse o in fila indiana in una marea di verdi, inondate da petali e petali di fiori, sparpagliati o composti in immagini più o meno ieratiche, per onorare e magnificare il passaggio processionale del Corpus Christi, è fare un pieno di aromatica bellezza, fede e tradizione dinamica che risveglia tutti i sensi a collegarsi al Divino. Eh, si, in ogni vicoletto, stradina o piazzetta quel flusso di profumi, colori e chiacchierii di grandi e piccoli contestuali all’evento devozionale, ti pervade e rivitalizza da incredibilmente distaccare ogni fibra dal sentire consueto e accedere a quella dimensione in cui palpiti e respiri tutta l’essenza mistica della realtà trascendente. D’altronde non può essere altrimenti. Tutto l’insieme è un “ode” che congiunge terra e cielo. Non perché l’allestimento è suggestivo, gioioso e avvincente da farti vagare con la fantasia, ma perché è un vero canto d’amore e di grande calore e riverenza popolare a Colui che si fece uomo per amore, per amore s’offrì in sacrificio, per amore concretizzò la promessa di farsi “pane “ di vita “, cioè sostentamento vivo in carne e sangue. In breve, perché crea quell’atmosfera collettiva e individuale che mette in intima relazione con il festeggiamento specifico di gloriare Cristo presente in carne e sangue nell’Eucaristia. Come dire il mistero dei misteri. Innegabilmente la celebrazione liturgica del Santissimo Sacramento o del Corpus Domini, tra i tanti enigmi legati alla fede, è quella più ermetica alla mente umana e in un modo o nell’altro non lascia e non può lasciare indifferenti. Va di per se sul come è possibile che un ostia seppur sacralizzata, sia realmente carne e sangue di Cristo non ha una logica che si assorbe, stimola mille domande interrogative e mette anche a dura prova la convinzione. Tant’è che il mistero eucaristico, del pane e vino che dopo la consacrazione, in un modo inspiegabile, diventano Cristo stesso, da sempre ha suscitato numerosi dubbi in credenti semplici, officianti e ovviamente nella scienza. Tuttavia, nel corso del tempo numerosissimi sono i fatti prodigiosi a testimonianza d’indiscutibile certezza, di Cristo presente in carne e sangue, avvenuti nell’atto di consacrare , spezzare l’ostia o nel momento della comunione, ma anche in casi relativi a sfregi, profanazioni, trafugamenti di ostie, atti di malvagità umana dell’ostensorio. Fra i tanti episodi miracolosi a conferma delle parole di Gesù: Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo! Prendete e bevete: questo è il mio Sangue! Fate questo in memoria di me!il più noto è senz’altro quello avvenuto nell’estate del 1264 nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena, allorquando, un sacerdote boemo, pellegrino, ufficiando la messa, interiormente dubitativo sulla reale presenza sotto le Specie del pane e del vino di Gesù vide stillare dall’ostia che consacrava delle gocce di sangue che caddero bagnando il corporale, i lini sacri e i marmi. Ma tantissimi altri fenomeni, simili e non, sono avvenuti in ogni parte del mondo, a volte in modo pubblico, altre meno, comunque sempre visibili e testimoniabili da più persone. Naturalmente a fatti così sorprendenti e oggettivamente distanti al comprendere dell’intelligenza umana, non potevano mancare gli oppositori, le disquisizioni di scettici e scienziati sulla inattuabilità effettiva, comanche i paladini della razionalità e gli abbondanti criticoni a chi forte della sua fede credeva.

Vero è che se l’intelletto umano fatica assai ad afferrare il mistero dei misteri, credere pienamente che il pane e il vino si possano trasformare in vera Carne e vero Sangue di Cristo, beh, altrettanto vero lo è che Egli non si arrende e sino alla fine tenta l’impossibile per catturare se non la convinzione almeno la sincerità dei cuori.

3

In ogni caso ciò che si recepisce girando per borghi e paesini oltre un invito corale a partecipare con animo lieto alla festa in onore del Santissimo Sacramento, un esortazione a soffermarsi e gustare la meraviglia di quei tappeti multicolori e profumati allestiti con grande fierezza anche perizia creativa di artisti per il Suo passaggio e un richiamo fortissimo a oltrepassare il folkloristico per avventurarsi con leggerezza in quello della “grazia” .

By Dif

simb cri 2

per la cronaca:

La notizia del miracolo di Bolsena corse veloce fino a arrivare all’orecchio di papa Urbano IV che risiedeva a Orvieto. Per celebrare questo evento, il Papa promulgò la bolla “Transitrurus de hoc mundo”: si istituiva e si estendeva, così, a tutto il mondo cattolico la Festa del Corpus Domini,

Sulla lapide, posta a ricordo del prodigio sta scritto: “Improvvisamente quell’Ostia apparve, in modo visibile, vera carne e aspersa di rosso sangue, eccetto quella particella tenuta dalle dita dì lui…..” nella cappella di Santa Cristina si possono ancora ammirare i marmi tinti di sangue. Per tradizione il “miracolo ” di Bolsena si festeggia in grande stile devozionale e di spettacolare ricostruzione storica ad Orvieto. 

Il primo Miracolo Eucaristico avvenne nel 700 d.C a Lanciano, nella piccola chiesa di San Legonziano, per il dubbio di un monaco Basiliano sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.I frati Minori Conventuali dal 1252, per volere del vescovo di Chieti, Landulfo, e con Bolla pontificia custodiscono l’Ostia di ” carne” in una teca e il sangue in una ampolla di cristallo, Dal 1902 il “Miracolo” così lo definiscono i Lancianesi per loro volere è custodito nel secondo tabernacolo dell’altare monumentale. Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, condotte fin dal 1574, seguìte da  , quelle scientifiche e documentate da una serie di fotografie al microscopio, hanno dato questi risultati: La Carne è vera Carne. Il Sanue è vero Sangue. La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana. La Carne è un “CUORE” completo nella sua struttura essenziale. Nella Carne sono presenti, in sezione, il miocardio, l’endocardio, il nervo vago e, per il rilevante spessore del miocardio, il ventricolo cardiaco sinistro. La Carne e il Sangue hanno lostesso gruppo sanguigno: AB.

Lo stesso risultato si è avuto da altri casi sottoposti a vaglio scientifico. Ovviamente sono tantissimi  per riportarli tutti dovutamente.

L’ultimo prodigio eucaristico che mi risulta si è verificato il 25 dicembre 2013 a Legnica.

Perchè e come  avvengono? Avvengono per intervento soprannaturale  onde confermare la reale presenza del corpo e sangue di Cristo nell’Eucarestia. 

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, nota come Corpus Domini, si celebra la settimana successiva a quella della Santissimà Trinità

Detto ciò, alcuni fedeli, sia dichiarati santi dalla Chiesa cattolica, come la beata Alexandrina Maria da Costa o è  in corso una causa di beatificazione, si afferma siano vissuti per alcuni o molti anni nutrendosi esclusivamente della Comunione quotidiana, senza assumere alcun altro cibo o bevanda.

 

Mulinella: la zeskia e l’arzicchiolo

mulinella 0-4

Ieri, dopo esse ita accompagnà Endry a lavorà, non ho fatto in tempo a scende dalla mi geppa per andà a comprà le focaccine, appena sfornate dall’Irena, che in fondo alla piazza te vedo sbucà na massa de capelli rossa da parè no foco. Ahio, me son detta, de certo è la Mulinella, speramo che nun me veda sennò alla solita m’attacca na pezza ansiogena che proprio de prima mattina me squaqquera la giornata. Però, Mulinella sarà pure la stonatella del paese, un po’ svampita e un po’ ciappa ciarla, che tutti cercano de sfuggì senza tanti complimenti ma ce deve vedè benissimo perché me sento di con la su vocetta stridula : ehi claustra che fai alla bonora in piazza, anche atte vai dalla fornaia a comprà le pagnottelle fresche che da lo profumo te fanno scioglie la quaqquera? Per educazione fo’ cenno co’ la testa de si e cerco de infilamme dentro la bottega sperando che co’ su tacchetti a spillo ce metta un po a risalì la piazza e me la posso squaglià prima che me investa co’ so racconti spampinati. Macchè. Nun so come ha fatto ma te la vedo arrivà come na saetta e senza salutà la fornaia mettese addì un sacco de cose con una foga che nun se capiva na mazza dove volesse parà. Al che, do no sguardo a la fornaia de fa presto a servimme da potè evità i su svaneggi, ma Mulinella, con la su chioma fiammante, me guarda co so occhioni come a volemme implorà de stalla a sentì che in men che non se dica me artrovo addì: beh se po’ sapè Mulinella de che ce narri con tanta fregola? Che ve narro! Ve narro na tragedia. Na tragedia da fa abbrividì li sassi de tutta la mi aia e arcretinimme le galline, manco novo me fan più da potè vendolo per arrotonnà le pecuniette,  me arragliamma l’asino a gutturà de assiduo da nun riescì più a dormi da intronamento de orecchie. Con l’Irena ce guardamo come addì, oggi questa l’è assai più cruccola del solito. Manco avesse letto nel pensiero, quella si inalbera e ci scarica la su tiritera de drammi e accomincia col di: Care le mi belle accredule ve dico che m’accapita na rovina, che addico, na guerra, n’apocalittica che me scavatollamma l’anima notte e dì pe’ accome fa a falla cessà e alliberamme. Perché, ami non ce sto a famme abbidonà da no arzicchiolo putridone invasato, manco a famme abbestialì da na zesckia affastidiosa, affastidiosa che  co su spatecchi de tossine infettaiole accontinue me frastorna la mi aia, me sturba lo sonno e me annerva, accossì tanto de spavento, de appossibili propaggammenti de punzecchi, da spettramme n’anvasione che m’appericola in la mi casa e tutto l’attornio che me sconfussa assai el giramme pe aggodemme el sole, coglieme i fiori, le erbette e trastullamme a sognà sotto la pioppa de esse su na isoletta ancompagnia de mi amichetto. N’arzicchiolo, na zeskia…??? che sta  addì, no brutto sogno o ie assai che non la vedo, tanto da credella essese sbazzita dal paese, s’è abbevuta lo cervello coe fanfaluche? Boh..Mentre me addomandavo il senso del su narramento, la Mulinella era così incacchiata e anche terrorizzata che non ho osato faie capì il mi pensiero che la su tragedia me sonava tutta na panzana pe sfogasse li vaneggi mentali. Sennonché, la fornaia a stalla a sentì s’era accuriosita ie addomanda chi iè l’arzicchiolo invasato che la vole bidonà endo iè sta la zesckia che l’appaura de propagà li sputecchi infetti in la casa e circondario da tragicarla. Nun l’avesse fatto, manco fossi io la causa del su farfuglio, quella se annervvosisce, se mette aggiramme attorno, poi m’ è vene sotto il naso bofonchiando: chi assono, l’Irena vo sapè chi assono? Assòno due insetti parassiti che arronzàno de accontinuo da ammassitte le cervella de terrore, accussì addiabolici che pe non fasse ciappà, da schiaccialli e liberamme dallo insopportabile affastidio, s’anfrattano ne le frasche e mentre te a giri, pe i fatti toi, te assalgono e ensalivàno de sputecchi da fatte sbercià e assordà li contaroli che se astanno allavorà appresso l’argine dello Po. M’ addove vivete voaltre, su annuvole on to a vetta de accimone da nun sapello chi assono arzicchiolo spotecchia e la zesckia infettaiola che astannò accombinà na sciagura? Siccome la guardavamo con tantino de incredulità se continua: Aho, belle insapute, accredete so tanto sturba da acconfondeme? Ve dico e ardico l’arzicchiolo e la zesckia assò accombinà disastri da affinì al mattaiolo.  Ammotulite, da li sproloqui de Mulinella, con la fornaia ce guardavamo sperando che arrivasse no cliente pe sbazzilla, ma siccome iera assai presto, no compaesano,  manco a pagallo, prima delle 9 se faceva vedè, quella continuò lo su narramento sconclusionato:  addisastri che attragicano tutto lo paese. Assapete che se no li stecchi e s’accontinuano a sputecchià, s’arrischià c’ardunano li amichetti e  l’ansalivamento accome lo scoviddo approvocà n’anfettamento ammondiale e  avvoialtre appregà l’essorcizzo de arrimmandalli a casetta derdiavolo? Accosa pensate de fa  arride e allascialli c’ attragicano tutto lo paese!  Noi che potemo fa, le fa eco la fornaia? Consiliatte de chiamà a disinfestà!  Oh, oh, accredete che assò attanto agnorante, l’ho acchiamati li disinfestaioli, ie so messi a coglionà e addi che per du insetti nun se scomodàno e me addevo spicciamme da sola. M’è avvenuta na rabbia da no’ vedecce, apperò ammica assapevano che nun ce sto a famme abbidonà da le sputecchie de l’arzicchiolo e arrendeme a na vita n’inferno da arricatti de paure d’anvasamento de na zesckia. Anfatti belle mie, me asò sgaggita a spremme le cervella ansu gogule. Gira che t’argira, da famme dolè er dito, io avvisto che l’ arrimedio pe annientà l’ insetti diabolici accèra, un po accaruccio e me sconfiferava poco de spendece le appecuniette ma falli fori me assolleticava appiù. Accussi, so annà da la Lunetta che ie sempre arrifornita de marchingegni pe tutti. Oh, me ha ditto che iaveva no spray appotente, appotente che accono spruzzo me arripulisce casa e aia, da la zesckia, lo putridone e da uppericolo de arrichiamo de branco infettaiolo, me arinsava le galline e me zitta l’asino e apposso tornà a famme i fatti acquieta, acquieta e godemme le abbellezze del mi giardinetto. Me so comprà de ribolla e assò gita via arcicontenta de potè toieme  i due affastidiosi. Però, siccome la Lunetta me iaveva ditto de fallo de notte, ammesò dovutà levà all’alba pe addà la sprayata dell’appotente accoppa insetti, iero attanto sturba ca ho data la sprayata accussì forte, forte, acquasi pareva n’accannonata da fa venì aggiù lo vicino a dimme che accombinavo. Amò addevo spettà ca li due se schiattano e me asso avvenuta affà no giro da arristoramme la giornata. Pensai, al solito lo narramento de Mulinella è bislacco ma almeno spiega l’arcano della su venuta mattiniera in piazza. Neppure avevo concluso de pensà che se continuò a dì: so accussì affelice de avelli stecchiti ca abballerei la mazzurca a stancarelli. Avvoi due, anvece che ride ie meio che avvè approcurate l’appotente, accussì se v’accapita che v’arronanzano nun ve tragicate, ma ce da dillo acche la Lunetta ia già affinito lo rifornimento. Al che de lampo l’Irena Ie obietta: nun ce penso approprio. Addai Mulinella vatte affà li tu giretti e asmetti de entrottacce de fole che avemo da fa. Affà come te gira le rimpalla la Mulinella, ma atte dico che ia finito perché lo mi vicino Fetecchia l’è annà a raccontà ai su combriccoli de bar la mi tragedia, a sentì aqquanto la zesckia e l’arzicchiolo arronzano endemoniati d’atterrorizzà e appè stecchilli ce avvuole l’ appotente ie so appresi attanta appaura d’ esse anvasati da scapiccollasse da Lunetta pe avello. Con sta chiosa de Mulinella, finalmente riesco a dì: so contenta, contenta Mulinella sapè che hai trovato il rimedio a tu crucci, però dovrei proprio andà e infilo la porta. Uscita che so dalla fornaia, mentre m’appresto a salì sulla mia geppa per filarmela, riecco comparì la Mulinella a bloccamme da non famme partì. Uh, te penso, la zesckia o l’arzicchiolo l’ha trasformata in piattola. Cerco di liberamme con una scusa, ma niente, nun me molla e se ricomincia a dimme che me deve raccontà di quanto è infame il su vicino Fetecchia quando, per fortuna, te vedo comparì da sotto l’arco affianco de la chiesa Lugetto che da Accesarina so che la Mulinella cià na cotta e da anni ie sta sempre appropinà i su manicaretti per fallo ammorbidì e cascà ne le su braccia. Subito me appresto a chiamallo de venì a salutà. Come previsto, la Mulinella a sentì il nome del su Lugetto per poco nun sviene da contentezza, se volta de guizzo e come no fulmine molla la presa dello sportello della mi geppa e con mio grande sollievo sen va ad agguantarlo. Parto de scatto.

mulinella 0-5

Dopo due ore de intontimento avevo proprio desiderio di arrivar presto a casa per immergermi nelle tante cose da fare. Però, sarà che se vedo na mosca ie do la caccia, gli antropodi m’è empressionano e le zecche me schifano al solo nominarle e solo l’ impressione di avere una di queste bestioline in casa mi inorridisce, mi sono messa a ispezionà tutti i possibili posti in cui potevano tanarsi. Ciò passato la giornata. Per fortuna di bestioline de vagheggi di Mulinella manco l’ombra. Comunque, mentre me guardavo il solito telefilm in tv, ho riflettuto un po sul come a volte certe narrazioni, seppur razionalmente sai strampalate, emotivamente ti confondono e riescono a farti agire in modo assurdo.

Bydif

Capodanno lunare: Arriva la tigre!

tig

Il prossimo 1 febbraio nei paesi orientali si festeggia il capodanno lunare, o “festa di primavera”, e nel brindare all’anno nuovo si brinda all’animaletto simbolo dell’anno. Quest’anno il cin cin augurale è riservato alla tigre bensì non a una qualunque, ma alla tigre d’elemento acqua. Ebbene si, dopo 60 anni è lei, la tigre di elemento acqua energia yang, natura solare a prendere lo scettro e rimpiazzare sul trono annuale il bue d’elemento metallo, energia yin, natura lunare. Due nature opposte che si alternano. Al che già questo tutt’altro modo di regnare segnala…al che tutt’altro prospetta sulla scena mondiale e individuale del 2022.

Al dunque che anno propone questa tigre d’acqua?

Beh, di per se la tigre non è certo animale flemmatico o docile, per natura è un felino d’attacco, predatore, selvatico e solitario, quindi più indomabile che arrendevole, più introverso che comunicativo. Ergo difficilmente associabile a un anno passivo, pacato e dialogante. Al dunque, stando alle caratteristiche dell’animale a grandi linee abbozza un anno dinamico, grintoso e piuttosto ricco di colpi di scena, avvenimenti fulminei, o quantomeno fatti sorprendenti intrisi di egocentrica ribellione, sfida, conquista tout court. E poco cambia riferito all’animale allegorico. Poco cambia in quanto nello specifico del simbolismo orientale la tigre personifica un animale dal fascino magnetico e grintoso, di innata autorità, potenza, ardimento e impulsività, difficile da reprimere e da rendere inoffensiva. Caratteristiche che poco si discostano dal su considerare e che secondo il pensiero filosofico orientale, la tigre esplicita nell’anno. In conseguenza ergo che delineano l’andazzo generale del suo regno. In risvolto si può dire che l’anno dominato dalla tigre si profila un anno movimentato, carico di energia, di azioni singole e collettive vigorose, di circostanze per così dire ardenti e quantomai veloci nell’esplodere fatti e avvenimenti di rilievo e decisamente condizionanti lo status in corso. Si può tranquillamente definire un anno di “o la va o la spacca”, cioè senza vie di mezzo, conciliazioni, passi indietro. Benché anche di quel che in bene e in male accade è risolvibile. Per certi aspetti è un anno abbondante di eventi che facilitano mutamenti, espansione di domini, nuove metodologie d’azione, conquiste sorprendenti; prospero per difendere interessi propri, convinzioni, leadership, nonché principi, territori o posizioni. Andando al sodo, la regina dello zodiaco, così appellano la tigre i cinesi, non ipotizza un anno banale o di solita routine, in un modo o nell’altro rilevante e connesso alle sue prerogative nei fini e nei modi imprevedibile. D’altronde, secondo la tradizione del pensiero cinese, tutto ciò che è cambiamento, inaspettato, innovazione, rivoluzione la tigre alimenta e sostiene per cui sarebbe astruso immaginare che nel 2022 le questioni scottanti le mette al palo, più probabile che tiri fuori grinta e unghioni e laddove vuole azzannare interviene con impeto scatenando azioni “caldissime” o avvenimenti singolari, talvolta con sviluppi assai incredibili, direi esplosivi sia in senso positivo che negativo.

In pratica che succede?

Evidente che con tale caratterino da leader a livello pratico la tigre mette al bando noia e incertezza e stimola padronanza decisionale, ardimento nell’azione pratica, chiarezza negli scopi e obiettivi, ambizione al successo prestigioso, al comando indiscusso, alla legittimazione dei meriti, al trionfo individuale, all’astuto sfruttamento delle doti intellettive e operative. Di contro, emargina cavilli, giochetti e furberie sabbiose, indolenza, negligenza mentale e fisica, l’attesa snervante, arrendersi, i compromessi, le trattative nebulose, le guerriglie illogiche, l’ immobilità, i limiti personali e collettivi, inoltre non essendo quasi per niente diplomatica azzanna le manovre per conservare potere o quant’altro, la spartizione accomodante, i giri di parole o i preamboli che mirano a paralizzare fatti e avvenimenti.

Quindi?

Quindi, a livello generico l’anno della tigre accresce la risolutezza nel risolvere situazioni stagnanti, la tenacia negli obiettivi di supremazia, il desiderio di imporre logiche autocratiche, le mire a scopi specifici. Accelera l’azione diretta e immediata, qualsiasi progetto d’autonomia, le sfide coraggiose, le prestazioni intellettive progressiste, le scoperte, i progetti all’avanguardia, le rivendicazioni, sociali, la passione per sovvertire il sistema presente nel proprio e altrui territorio. Accende i malumori che covano nella popolazione e nei luoghi oppressi, amplia la volontà di lotta per l’indipendenza, l’azione dei movimenti ribelli e rivoluzionari. Difficilmente rende disponibili al compromesso, l’accomodamento, le trattative tortuose, le strategie approssimative istituzionali, societarie, finanziarie.

A chi fa pro o che vantaggia ?

Fa pro a tutti coloro che si impegnano in prima persona. I “capi” carismatici, i leader, i soggetti impetuosi e combattivi. Vantaggia i progetti all’avanguardia; la ricerca di nuove forme di vita, il progresso delle attività produttive, i settori della sicurezza, della difesa, dei rapporti chiari e solidi, le azioni tempestive per ragioni eque, tutte le iniziative oneste volte al miglioramento della situazione pubblica e privata.

E come tigre di elemento acqua ?

Come tigre di elemento acqua conferisce a tutti una grande apertura mentale vivace e pronta per accogliere nuove idee, lanciarsi in esperienze di vario tipo, rompere schemi, convergere l’ interesse in ogni direzione stimoli le capacità, conduca a migliori profitti o ad eccellere nelle sfere vitali di competenza. Inoltre agevola a scovare nemici occulti, spaventa i fantasmi. Protegge gli amori, dai ladri, dal fuoco; rivitalizza le energie muscolari, migliora l’acutezza visiva, la rapidità intellettiva; potenzia i settori della ricerca avanzata, dell’industria innovativa o le professioni singolari. D’altro canto proprio per l’elemento che la contraddistingue al momento opportuno regala acutezza riflessiva, intuizione superiore alla media, psicologia comunicativa, disponibilità al dialogo franco, spirito umanitario di soccorso anche se maggiormente per le persone care o alle quali si è legati spiritualmente, comanche passione intensa e spiccata gelosia.

E i pericoli ?

Beh, la tigre è astuta, capace di sedurti e fulminarti con lo sguardo, se la provochi o a fai il contrario il men che t’accade è una unghiata che scatrafossa la faccia. Guai a stuzzicare la tigre o far sorgere sospetti di invasioni alla privacy, l’autonomia, il dominio personale. Qualsivoglia invadenza diviene la molla incontenibile di pericolo, per reazioni aggressive, attacchi violenti, ribellione singola e collegiale, incitamenti ostili verso il prossimo, un capo, una nazione.

In sintesi?

In sintesi il 2022 dominato dalla tigre è un anno per trarre profitto concreto, ottenere il massimo risultato, raggiungere le mete agognate, vincere avversità, superare antagonisti, tanto a livello individuale che comunitario. In particolare la tigre premia l’agire energico, la competizione, l’ oggettività, l’ esaltazione riformatrice, il rischiare senza paura. Vero è che all’osare estremo è possibile il grande “disastro” ma è altrettanto possibile il grande successo. È comunque essenziale per sistemare tutte quelle situazioni croniche che si trascinano per debolezza, ad esempio vecchie ideologie, amori in fase calante o addirittura finiti, aziende in crisi, guerre in stallo….

Il motto dell’anno?

Intervenire all’istante si rischia ma anche si ottiene ciò che intelligenza e acume richiede.

Il consiglio? Con la tigre non si può e non si deve rimanere attendisti e neutrali negli avvenimenti,

Perché? Perché le molteplici occasioni che la tigre generosamente offre sono veloci e i ritardatari non trovano niente.

Infatti, il principio della tigre è : “Chi aspetta per attaccare concede tempo e spazio all’avversario e soccombe”. Per cui…nell’augurare a tutti un buonissimo anno in compagnia della audace tigretta e un lieto weekend a prestissimo con le previsioni per ogni animaletto.

images (2)

Nell’augurare a tutti un buonissimo anno in compagnia della audace tigretta e un lieto weekend a prestissimo con le previsioni per ogni animaletto.

Bydif

……tanto per chiarire …

Perché il 1 febbraio e non il 1 gennaio ? Perché l’anno non inizia in un giorno fisso come nei paesi occidentali varia in quanto il suo computo deriva da quello dei cicli lunari, precisamente cade nel secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno,comunque non prima del 20 gennaio e non oltre il19 febbraio del calendario gregoriano.

Perché dopo 60 anni ? Perché nel calendario lunare cinese si hanno: cinque cicli di 12 anni ciascuno, legati a un animale di diverso elemento: acqua, fuoco, terra, legno, metallo, per cui il ciclo completo dura 60 anni.

Quanti e quali sono gli animali simbolo dell’anno? Gli animali simbolici che compongono il ciclo primario sono 12 e si alternano seguendo il pensiero saggio orientale degli opposti e complementari, yin e yang, cioè del  “nulla può mai esistere senza la sua controparte”. I sei  animali   yinsono: bufalo, gatto, serpente, capra, gallo, cinghiale; i sei yang sono: topo, tigre, drago, cavallo, scimmia, il cane.

images (1)

 

 

 

Assì assì sefà appresto addì….

stranieri550

..addì acc’è loweekkeblaccke andua saffanno affari colossali!  Aqquando…

Ar venerdì…woo.. acc’è erweekkeblaccke… addevo annà.. amò addico a Cecco simmafa compagna…Cecco? vengiù, c’iemo affà no giro al weekkeblaccke. Ciassò li sconti abbomba attù lo sacci c’accumprà  arrisparmià me friccica assai.

mm??!!?

Addai, nun t’affà pregà accome no santino, vengiù c’assèfa tardi, naposso perde l’ ultra sconti dacumprà a spenne na cicca de sghei.

Mmx …

Atte spicci avvenì iù o addevo sonà la tromba saltarella? Lo assai c’ numme apposso essime de gì al mondayblaccke addove se po’ avè ogni assorta de frivoli arzigogoli a straccio .

Mmux.. mmux.

Essù ven iù che iemo a coiece l’occaparro de no mucchio de cosette hi-tecche ch’attanto t’appiacciono.

Uff … nu m’affrenesà co sto blaccke, enustatte a imbellettatte comme a reginetta de Scomignola  ammanco t’attirà fora lo borsone d’ attrascinà tanto seappò accompra tutto infad.

Acchè medì d’accompra infad? Eccheie po’ sto fad, na formula straluna pe facce arrinuncià a cumprà !

Mannò sequoia..iè no modo d’accomprà acciò chette sfrulla pea capezza sensa scomodasse!

Amme cumprà nu me scommoda pe gnente…appoi se arrisparmio la gambetta me sfrigola aggirà a scapitozza d’ apparemme degi in carrozza…apperciò spicciati nume fa spettà chamme ven l’uggia eassalgo a sgomberatte dassediola.

Uff… te converge statte bona… gi a girà numme sfrissica…apperciò nun cevengo… appoia manco attu ce po’ annà.

Accome accome nun ce posso annà.. ammica c’è lo locckedane ?

Ia detto la Giully canonsappò

Ambeh..die ala Giully s’affacesse li affaracci soi.. io ce avvado eccome!

Aho te vò arragionà o te avvoi empuntatte accome na scervella…la Giully nu ia detto pe amprigionatte la brama de gitte a spenne..ia detto pe ascansà el cassino d’annovax, innopasse, innomask, elli innoiasse c’ intrallano le piazze  empericolano chiaccircola c’amasche, ie approvvax e iseè appunturà p’ammortà lo sciaguro d’accoviddà assè elli compaesà.

Mea empunto essì de andacce…e noaddi noapposso usce p’accerti scalmanuzzi sensa u cervelluzzi ocacerti ambecillotti c’ sabbevono le scorbellerie de sfasulli sputaracci de meio ammorì cappunturasse chemme avvene l’uggia claustroaffobica. Eappoi, sanoseppo’ annà aggirà addove sta erbello dellosraddayblaccke?

Ambè.. lo bello accè eccome!

Assarà manno concerto.

Concerta, concerta.. attu appensa a aqquanto ie bello cliccà e cliccà e attogliese lo sfizzo de caparratte acchè te pare ar meio de contentà lattù saccoccia .

Assarà bello peattè..ammè sensa avvedè numme pare defà n’affare. Eppoia a stassene a cliccà na sfilza de alletti d’aqquesto aquello e queialtro pe accapì e addecide c’accomprà meavviene lo crampo da tristizia.

Addai ..nunfa la puntuta anvece appensa acchè t’appiace et’avvoi cumprà.

Accussì gnente me sfrigola la voia.. 

Assè approprio de coccio..appensa aqquanto cese spassa  attovrà chettavvoi avè appoco astà commodo sollo divano eiavvedrai c’avvoia t’ avviene.

Assarà come addici commodo…manumme sfinfera comprà a ceca…senno posso arrimirà e attoccà co mi mani ce o caso me traviso e m’ arritrovo scuntenta appoia addevo arregalà a Cesaretta pesbazzì dala mi furia.

Ammisà catteaddevi affà sfinferà de comprà accussi.

T’ho detto canno accompro sensa avvedè se mappiace o iè accome sballottano suie enviti degi aprofittà deieprezzi asbalordo attanto sonno d’arrigalati…addai annamo cassèaffà tardi annoi n’attrovamo appiù gnente.

Iuffà… ia detto la Giully nonseappuò gi.. accè lo appericolo de contesti appiù coaqquarta de acoviddi c’avviaggia  ell’è meio sta a ca’!

Affigurati se arrinuncio…Attè se avvoi venì veni assennò astatte appure a cirullà c’smartphonne, ammi cotutti l’anviti deia affari affavolosi me bardo c’ assuper maska e avvado.

N’taccapisco apperchè attèpunti agì a girà quanno se appò fa tutto conno clic.

Apperchè m’appiace gi aggirà, vedè, toccà e se me aggradisca de spenne li sghei ascimunito addivertimme accomprà.

Assepo’ assapè addòvai addivertitte a spenne?

Accome duanvado… duaceassò l’annegozi co abbombasconti da spenne na sbazzecola!

Eacchè t’accompri coa bazzecola? 

D’assicurro me caparro la tivvù chea quilla c’acciò nu me ciappa manco no canale cavvoio agguardà, lo cashimino d’arriscaldo chemme friccica d’avè pe abbellamme easse me sfinfera de spenne accompro iancoatte e lialtri, assomma aggio  svoiamme d’apprendeme no sacco de cosette c’anno sto addì.

Ioccapì… l’ammundayblaccke tacitrullà…s’avvoi annà  vacce assinnò me rintroni…apperò sa Giully seccapriccia marchiudo neo studio eattè teaspicci li assù amproperi.

Noaffa a filippica… se assuccede c’ asse rabbia apperchè so iuta emme accolma d’amproperi measpiccio dammè .

Seatte vo’ gì… ammì accompro collo clic.

Anverso le addieci affelice so iuta all’erweekkeblaccke dassola.

Uh aqquanta aggente accera n’to la piazza ento lo corso ammucchià addavanti allineggozi sensa maska maia nopocouggià..attuttavia avvolevo prendeme lasmartivvù emme.ssògita agiramme. Attepareva,  addovunque me sfinferava d’acompramme nacosetta accera nop putiferio canno s’appotea avvedè manco nacicca affigurasse appotè  caparrasse acchè avvolevo. Aggira aggira messò assolo appirulata de scontento  aqquanto addove noccera gnente cassino noccera gnente chattè aggradava, saccera c’attappiaceva accostava nafolleria d’ addovella lasciasse duera. Oh iopassà tutto lo iorno a correme  aggirà, a correme aggirà colmi borsone sensa arriuscì amettece gnente  eassera sonnoarrivà accasa moscia moscia coapoccia a trottola dallo tanto giramme. Ammanco iavevo cavato le scarpe e poggià la schena chemme arribolliva d’accallore d’aggiramento sotutti niuti giùavvedè lemmispese. Accome messò ditta..apprima n’ avvolevano c’andassi appoi sonno aspettà acchè acciò da mostrà? Amò acchegnente degnente acciò cheienarro sensa famme accogliona? M’addevo attrovà nafakke….Addoponopo cannoavevo fatto nofrizzo quilli, c’accerte facce asserie dafamme scorpaccià daride s’esplodono addìmme

“embè se appò sapè cattesei comprà allo blaccke” 

Asiccome n’assapeano caprimma addoeo arrinvenimme d’attanta curbelleria desseme strascicata agì c’allusoria d’affavolosi caparri assensa acconclude gnente arrisponde meassòpresa commoda commoda. Ammentre quilli t’aspettavano colli occhi a strabuzzo de avvedè l’affavolosi caparri delloweekkeblaccke  all’invece gnente de gnente ciavvevo dammostrà  p’affalli schiattà d’anvidia… c’andifferensa aggiotirato fori dalla saccoccia no pacchetto d’ annoci pecamme. 

 Acchesò ???

Annò avvedete? Sonno nocci damagnasse! 

Ciavvoi coglionà o aggirà tuttoiorno t’ assei svalvolata…

Coglionà avvoi? ammai! ecchè  accera attanto accasino camanco accapì addove ierano li commerci…all’unica appoteo capparamme le pecamme.

Ammò voiece dì c’attai arrinuncià apprendete quillo c’attappiacea dagì a empericolatte neoaccasino dannovaxxe? 

coafacce de bronzo iosfinferà.. arrinuncià io? aqquandomai! Ecchè  accera attanto ammucchio dagente  camanco accapì addove ierano li commerci…all’unica appoteo capparamme le pecamme!

Oh…nun ce accredeano… eieson giti a rovistà ne aggarage apperfino agguardà neo sgabuzzo de chincaglie. Assiccome noccera gnente d’attrovà n’oattrovarono gnente. Addopo fattese n’arragione degnente ciavvevo da mostrà sesomisi a dimmene addogni. Sensa affiatà me sofatte asscivolà li improperi d’affalli gisse  tutti asbollì li vapori assù. Addopo n’po’ casennerano iuti sossalita affrescamme ammessomessa afischia eddì allosbrekkete c’arrivvado doman.

Ar Sabbato…Ar sabbato acconvinta d’appotè profittà d’àffaroni allosbrekke assò reuscita sensa avvisà. Aggiunta addove appotevo prendeme asmarttivvù coattanti ammassi decontesti cheattè acciurlicchiavano acchiunque se annava aggirà coabard ammanco so arriuscita a metterpiede n’to l’uscio derneggozio. Accussì me son aggita aggirà n’taltro paese d’avvedè addua appotessi acompramme nattivù a spenneappoco. Aggira, aggira… agguarda agguarda… gnente daffà. Addua appotevocontentà lamibrama accerano li scalmazzi cheattè appericolavano, addua noavvedevi ammanco no spillo t’appoteo comprà aqquanti sghei accostavano. Aribolle deppiedi messòaddovuta assedè a interrogamme apperché iero asecco d’acconclusione.  Assò accosì assofistica danoattrovà acciò chemme aggarba Accussì allusa d’scapricciamme assensa avecce naiddea dacciò chesceie d’apperdeme l’affare, accusì scalogna d’attrovà sempre niuno c’tassoffia l’affare attetallascia abeccosciutto? Addopo n‘oretta d’elucubra apperché noievo speso manco nosgheo mess’appalugina acchiaro acchiaro. Lo fattaccio iera cheaddopo attantogirà, giràagguardà n’avvevo avvisto anniente deappotè accompramme assensa affamme avvoltolà iacchè… iacchè  appiùt’aggiri  appiùtarrendi conto caqqueio arprezzo abbomba chette sfrigolava l’addesiderio d’sgancià lo sgheo noattrovi essè acchiedi apperchè noattrovi achissàapperchè assonfiniti eccessò armasti queie assensasconto. Peessece  cessò apperò assalati so.  Acussì attù aggiri eagguardi  appo t’atteconverti  c’asseavvoi compratte lasmarte addevi sgancià namannata de sghei dafatte s’panazzà la voia attanto t’asvota la saccoccia. Arragionamme messò acconvinta chera meio gi accasa a prenneme impropreri castamme ampericolamme ammezzo innoscassa tanto assì assì sefà appresto addì venì… veni ascapricciatte allosbrekke cattè accompri ennospenni aqquasignente,  aqquanno ciavvai t’artrovi  cannoevvero aqquasi gnente.  Aggiunta accà commè commè,  nisciuno seffatto vedè emmeso potuta gi a sbollome arabbia d’esseme attrascinata aqquà eallà annagiornata.

Addomenica…messò sveiata cuntenta quanno Cecco me strilla

“S’avvai allosbrecchetesfriddai vegno cottè aggiò apprendeme una cosetta hitechete” 

iorrisposto “se vo annà vacci dassolo oggi ammì sto a ca”

Apperchè?

Anummeva deusce iorrisposto.  Ammica iepotevo addì aggià amme enna corbella appotevo accapì acchè lo strombazzo de assuper assuper affaroni dell’ambreccke erap’affrenesà la cucuzza annà de fretta a prennese na scoppola!  Appotevo accapì c’assensa gi a scapicollamme affasse accoglionà ativvù er cashimino ascontosuper appotevo prenne  addietro l’angolo!

stranieri550

Bydif

 

Quelle impronte che …

Quelle impronte che …lasciate da piedi inconfutabilmente umani nel fango,  riaffiorano alla vista dopo 23 mila anni e mandano in tilt le ipotesi acclarate sulla datazione degli insediamenti umani in un territorio, beh non è per caso che si son rese visibili. Non è per caso perchè in quelle orme impresse nel molle fango da nudi piedi di donne, uomini, adolescenti, bambini, c’è stigmatizzata una vitalità dinamica che comunica un vivo senso alla libertà, al godimento della luce e degli elementi naturali. Perchè ognuna di quelle impronte, aggregate,  talune in modo illineare, quasi giocoso, trasmette un esuberante imput di riemergere alla luce, per raccontare la propria storia che va oltre il momento immortalato dal fango. Qualcuno obietterà che è una ipotesi cretina pifferando la logica comune che ogni ritrovamento di resti, del vissuto passato umano o di quantaltro vivificava e movimentava il pianeta terra, non è dovuto al caso bensì esclusivo risultato di studi e accurate ricerche. Vero, nella scoperta c’è lo zampino dei ricercatori, tuttavia, se quei piedi non volevano riemergere alla luce del mondo ai ricercatori, come migliaia di altre volte, andava buca e tutto restava sommerso per altri millenni. Li hanno individuati perchè non volevano più restare immobili piedi di ignoti esseri umani ma dinamiche tracce narranti precise vite individuali con tanto di bagaglio dell’umano esistere sia in senso di appartenenza comunitaria che di radicamento in un territorio. Raccontare che in ognuna di quelle orme c’era un essenza, un corpo, un anima, un pensiero, una volontà. C’era una vitalità di lotta espansiva, di azione, rischio, alternative, ingegno, paure e attese, a volte enigma, magia, rito, altre vulnerabilità e forse, proprio per quel momento, per un dopo inaspettato, diverso, imposto dalla sopravvivenza. C’era un prima e un dopo di avventura esistenziale. Migliore, peggiore? Non si saprà mai!Alle mille domande per cogliere appieno il vissuto di quei piedi l’unica risposta certa è la cristallizzazione di esistenze vere, con tutto il loro patrimonio di sentimenti, emozioni, aspettative, incognite, esperienze, realtà vissute in tempi lontanissimi.

Chiaramente, le impronte, ancor vibranti di energia femminile e maschile, più o meno gagliarda e giovanile, aggiungono un tassello importante alle ipotesi di ricostruzione della storia di popoli e civiltà, al contempo, testimoniano, insieme a tutte le altre, quanto parzialmente sappiamo. Soprattutto quanto ancora c’è da scoprire per arrivare a decifrare tutta la cronologia evolutiva del genere umano e non dal suo inizio. 

orme 2

Prima o poi, con l’aiuto delle vibrazioni degli occulti indizi fossili, riconducibili ai tempi cronologici dell’origine, studiosi e ricercatori ci arriveranno. Ma non sarà per caso, perchè nell’universo nulla è magmatico, tutto è organizzato in successione ritmica di tempi e luoghi. A ritroso e in divenire, tutto corrisponde a un ordine temporale preciso.

orme di piedi

Bydif

per la cronaca:

Le su citate impronte umane fossili, trovate dai ricercatori della Bournemouth University, in collaborazione con lo US Geological Survey, sul fondo di un lago asciutto, nel White Sands National Park nel New Mexico, si è stabilito che risalgono a 23milioni di anni fa. attraverso l’analisi al radiocarbonio.

A proposito di…

spigolatrice sapri

A proposito del can can mediatico sulla statua bronzea della “spigolatrice di Sapri”, ovvero la figura emblematica del risorgimento poetizzata da L. Mercantini e plasticamente realizzata dall’artista E. Stifano su commissione delle autorità locali…Ci può stare un tanto di controversia valutativa perché…Perché non è insolito che l’esposizione di un opera d’arte scatena una reazione clamorosa e l’artista che l’ha realizzata sia sommerso da una marea di critiche più o meno opportune o accettabili. Si sa, la fruizione di un una qualsiasi opera visiva o letterale o… è piuttosto soggettiva per cui può piacere e non piacere e ci sta che susciti opinioni contrastanti anche vivaci. Tuttavia quello che non ci sta sul putiferio polemico della scultura è la motivazione, davvero disgustosa. Disgustosa e anche piuttosto irritante per la deduzione che nulla a che vedere con l’arte ma assai assai con una concezione alquanto ipocrita e cecarina dell’estrinsecazione visiva del soggetto. Cioè l’aspetto plastico della “spigolatrice “ che non è altri che un bronzeo corpo di giovane donna la cui leggera veste, sfiorata dalla brezza, evidenzia le forme femminili. In tutta concretezza ragionativa, guardandola attentamente, da dove nasce tanto frastuono attorno a tale scultura proprio non saprei dirlo. Non ravviso nella scultura un qualcosa di astruso che possa far insorgere qualsivoglia biasimo di protesta, ne un aspetto della “spigolatrice” estraneo all’essenza muliebre che possa offendere o denigrare qualsiasi donna, e neppure un contrasto di immagine storico-poetica. Presumo che tutta la grancassa nasca da una deformata e quantomai fastidiosa esplicazione dell’apparenza al femminile. Ovverosia da un eccesso di banalità cervellotiche sulle forme esteriori con presupposti difensivi della donna che mistificano e mandano a quarantotto proprio la sua natura e, talvolta, sinanche la ghettizza a una appartenenza ideologica che nulla ha da spartire con i suoi sacrosanti diritti nell’essere e nell’apparire. Se fosse altrimenti la statua della spigolatrice non avrebbe suscitato una tale buriana di esternazioni paradossali collegate alla forma fisica a cui l’artista ha dato percettibilità visiva quali: “Ancora una volta ci viene chiesto di subire l’umiliazione di vederci rappresentate in forma di corpo sessualizzato, privo d’anima e di legame con le questioni sociali e politiche….o statua diseducativa e fuorviante, che banalizza le donne e vanifica ogni comizio in favore della parità di genere…” ; oppure “nulla ci racconta dell’autodeterminazione di una donna che sceglie di non andare al lavoro per schierarsi contro l’oppressore”; o anche comparato l’immagine forgiata alle veline, definito l’opera un’offesa alle donne” , una bomba sexi,

Francamente certe affermazioni mi tuonano strampalate bagatelle di mal intendere e recepire un opera scultorea. Per intenderci, pregiudizi interpretativi dell’apparenza, distorta concezione della trasferibilità di contenuti del linguaggio espressivo. Una statua per quanto provocatrice evocativa di un modo di essere donna, o figurativa di un corpo più o meno esuberante nelle forme e nell’espressione, non è di per se portatrice di simbologia lesiva ai valori peculiari di genere o istigatrice di distorsioni e involuzioni socio-educative. Nuda o vestita è l’idea estetica recepita dall’artista. Tutto ciò che scaturisce dal suo concludere è esegetico. Chiaro, è sempre lecito esprimere un parere dissenziente una espressione artistica, tuttavia è delittuoso imporlo agli altri. Altresì chiaro che quando la logica del dissentire oltrepassa il buon senso dell’occhio fruitore invalida i presupposti di una opinione e rende indigeribile il frastuono del divergere. A conclusione del baccano originato dalle rotondità corporee della “spigolatrice” accentuate dalla veste trasparente mi surgon due domandine semplicine, semplicine:

bruttina, infagottata, depressa e disperata la statua era più educativa e rappresentativa delle donne ? o lo era più filiforme, con un retro rinsecchito, da scheletrica top model che nessuno scandalizza e se la fila come immagine nociva a tante giovani donne?

Bah, intuire quale forma anatomica della “spigolatrice di Sapri” era conforme alle menti calderaie è arduo! Ma nell’arte non è mai stato facile tant’è che neanche un pittore del calibro di Jean-François Millet c’è riuscito. Infatti, allorché, nel 1857, quando espose al Salon la sua tela Des glaneuses, ossiaLe spigolatrici”, oggi visibile al Musée d’Orsay di Parigi, suscitò un coro di polemiche. Perché poi le sollevò? Ovvio, per l’immagine delle spigolatrici! Immagine valutata descrittiva di “miseria intollerabile”; “ provocatoria per la rozzezza delle donne definite “le tre grazie” dei poveri” e se non bastasse pure “portatrice di un messaggio eversivo che poteva incoraggiare lotte”. Nessuno ravvisò nell’opera, a cui Millet aveva dedicato 10 anni di studio prima di eseguirlo, come le tre donne, poste in luce, in primo piano, da umili lavoratrici, assurgevano a donne eroiche e monumentali.

spigolatrici di millet

Detto ciò, non esprimo un giudizio, ne a pro ne a contro, sull’autore della spigolatrice di Sapri, sottolineo che afferrare nel suo complessivo un opera d’arte è soggettivo e spesso la lettura di forme e contenuti espressi di qualsivoglia autore è influenzata da concetti estetici individuali, nonchè fattori emozionali. In conseguenza, forse Stifani stilisticamente non è pari a un mastro Donatello ma che so anche se l’artefice della scultura fosse un certo Michelangelo Buonarroti di sicuro certe bocche si sarebbero ugualmente sviscerate a confutarne la realizzazione formale e taluni, pur di blaterare, a tirarci fuori significati formali e contestuali di tutt’altra tematica. In definitiva, l’arte si sa non suscita pareri univoci e un tanto di controversia valutativa ci può stare. Perché? Ovvio, la fruizione, in qualunque forma, visiva, testuale, musicale o…, sia espressa ha sempre un effetto recettivo molto animistico. Quello che mai ci sta con l’arte è volerla corrispondente alle proprie congetture.

Bydif

Remoto

Immagine

persa al tempo

la mia nudità

stelle fissa

allumate file

di purezza spersa

in velli scarni

remoto spettra

in file compatte

andata gioventù

affanni tronfi

la notte brucia

e.r.

images

Talvolta, le parole espresse da altri esprimono un momento evocativo

di un proprio riflessivo  vissuto !

bydif

La stornella golosina golosella

golosini

Nel bosco qui vicino c’è un folletto piccolino

Golosello golosino

il naso rosso a palloncino gli occhietti a bottoncino

ti sorride accattivante per avere una mellina

golosetta golosina

da portare alla sposina paffutella e rosatina

con la bocca a pallina Golosella golosina

seduta al chiar di luna coa figlia Molestina

se intreccia un canestrino rotondetto e celestino

per metter le melline golosette golosine

racimolate dallo sposino golosello Golosino

nella zucca multitengo nel pometo de Rampino:

Golosella e Golosino

arriempito il canestrino e appienato il pancino de melline

 se poggian sotto il fico a cantà affeliciti la bella canzoncina

golosella golosina da addormì la figlia Molestina

folletta dispettosa e furbettina da impazzì da sera a mattina

le rape Abbroccolone che nell’ora ammortaccina

se appiattano la craponzola a ronfà na out solfa

da sopì Golosello e Golosina

e arrisveglià la figlia Molestina

a petulà a tamburello che arvuole andà a giocherello

col folletto Scioccarello de la selva Rosichina

che s’anfratta a ranocchià nello stagno de Leccornia

da sossoprà la crapa a gnomo Assaputello

da mandallo arrovistà nella fanghiglia per attrovasse uno sgrullo

che a su corte se lo appiglia e invoglià gli elfi Mucchiarelli

a uscì da lor tanella a sconquasse di sghignazzi

col ranocchio Brigarella che accomunella coll’elfo Minchianello

se bagatella a cambià colore a le raganelle del giardino

de mastro Accomodino super visore de tutta la selva qui vicino

da enfurià il folletto Annasparella a ideà de sbazzì dal contado

Golosello Golosina e la scassafiglia Molestina.

Ma il silfo Piantaggione che tutto fa meno che stassene a piantà

batacchia e sbavaccia col grullo della boscaglia

da spaventà la marmaglia annà a trillà a mago Borione de accorre

quello affurbettato da gnomo Rosicchione

pe’ apposteggià la questione squilibrina 

sveglia le fate de monte rampiglia a magicasse

e salvà dallo sbarazzo l’elfa famiglia

de Golosello Golosina e Molestina.

Quelle magica magica con le bacchette vanno oltre

e te combinano no spaparacchio magicoso

da saettà mastro Accomodino a marmorizzà Annasparella

accomparì lo spiritello dell’elfo dai poteri sovrumani che se asta 

abbeato a ammonticchià la granella ne la su terra

stregallo a contemplà de accaricasse a sbazzì la questione brigarella 

accussi ogni sera se po’ accontinuà la stornella

golosina golosella

de folletti del boschetto qui vicino

golosetti golosini.

golosello

Bydif

Lo sapevi che…

Lo sapevi che secondo un’antica teoria piante e fiori portano energia positiva e poste in ambienti promuovono la fortuna? Per esempio che: 

violetta africana

La viola africana i cui petali assomigliano a monete attira ricchezza?

lucki bamboo

Il Lucky Bamboo ha un influenza positiva sulla vita quotidiana e secondo il numero dei gambi, con due radoppia la fortuna; con quattro il successo; con sei aumenta le entrate di denaro, con otto favorisce la produttività e con 10 steli le soddisfazioni della vita?

crassula

La pianta di Crassula ovata o albero di Giada, messa in casa o in ufficio, aumenta i guadagni e favorisce la prosperità economica?

arance

Tutte le piante da frutto in terrazze e balconi apportano abbondanza all’interno ma quelle di agrumi accrescono l’estroversione e il piacere di “gustareil dono della vita ?

er peonia

l fiori della peonia o rose senza spine’ sono portatori di fortuna e posti in ambienti lavorativi creano vibrazioni positive per realizzare buoni affari? money treee

La Money Tree, o “Pachira Aquatica”, per le 5 foglie che crescono su ogni ramo, ognuna collegata a uno dei cinque elementi : metallo, legno, acqua, fuoco, terra e se anche di 5 fusti intrecciati ha una energia vibratoria attira fortuna che posta in qualsiasi ambiente produce un mutamento di condizioni economiche che gradualmente passano da scarse a prospere?

Beh, Se non lo sapevi…adesso lo sai e…e in questi tempi magri, che anche la scienza afferma che le piante, come le persone,  hanno un energia beh…

   By dif