Passatempi a tempo

partita a scacchi

Dai tanti riferimenti trovati nella storia di molte culture in rappresentazioni artistiche su materiali d’ogni genere, forse un po’ per la sua forza liberatrice, forse un po’ per le regole, forse un po’ per lo scopo sociale di raggruppare o per il gusto della competizione, il gioco è uno dei passatempi più antichi del mondo.

ping pong

Naturalmente la gamma dei giochi è varia, alcuni sono praticati e conosciuti in tutto il mondo, altri sono espressione di singole culture, taluni hanno valenza di opportunità folkloristica significativa di tradizione e orgoglio popolar nazionale, bensì tutti hanno in se un valore di un complesso di svago che costituisce un patrimonio umano del magico mondo della fantasia, del rapporto fra abilità e intelletto, fra attitudine fisica e scaltrezza intuitiva, tra illusione e simulazione, tra positività ludica e simbologia selettiva.

gioc atori golf

Nell’arte di genere, i giocatori di carte è uno dei temi più ricorrenti, in quanto già dal XIII secolo  la pratica di tale svago coinvolse ogni classe sociale, sebbene va sottolineato che nel periodo gotico tale gioco era inteso come una attività cortese con il quale la nobiltà analizzava le possibilità combinatorie tra necessità e abilità individuale, tra caso e cagione. In sostanza esprimeva un riflesso di intuizione che consentiva di immaginare le interazioni, le alleanze, i tradimenti, i contrasti della vita in specie in quella di corte.

la partita consulting

Nel mentre poco si sa che ruolo avesse il gioco delle carte o come la società lo recepiva e utilizzava a scopi strategici anticipatori tra la fine del Cinquecento e il primi del Settecento, nitidamente molto si conosce di come il sottile filo che separa il divertimento dal baratro dell inganno, non è sfuggito all’attenzione degli artisti.

giocatori di carte picche

Anche perché ogni gioco è “campo” di incontro scontro e centro di interesse su cui la fortuna riversa benevolenza spesso disarticolata e alterna. Infatti, dal 17° sec. il rapporto fra gioco, inganno, illusione, rissa, azzardo, giocatori, ambiente e spettatotori, ha ispirato artisti del calibro di Caravaggio, Georges de La Tour, Cézanne, Munch, Severini, Botero, per realizzare veri gioielli artistici che si possono ammirare nei vari musei di tutto il mondo.

che carta gioco

In alcune delle più grandi opere di tali artisti, nonché di tanti altri, la tematica del gioco, cattura perfettamente la rappresentazione dell’azione dei giocatori, i piccoli dettagli dell’atto stesso di giocare a carte come la concentrazione, gli sguardi d’acciaio o di sospetto, la guerra psicologica, il dramma introspettivo della competizione, l’eccitazione, l’energia nervosa o la flemma, la partecipazione emotiva degli spettatori, l’impressione del tranello, del bluff sempre in agguato. Tantè che nell ’ambito della raffigurazione degli imbrogli, il “baro” nella narrativa della storia dell’arte sull’argomento ha il primato della popolarità.

tre settete

Va detto che il gioco delle carte nasce in Cina 2000 anni fa per giocare a soldi, anzi all’inizio le carte stesse erano soldi, cioè la posta, solo successivamente diventano gioco e ovviamente dove c’è denaro è facile ci sia trucco e inganno, se poi la posta in gioco è carta moneta va da se qualcuno bari o tenta di inquinare il gioco. Alcuni dicono che le carte siano nate in Spagna, altri a Napoli, altri ancora derivino da una moneta romana però considerato che la carta fa capolino in Europa nel XII sec d c. e in recenti scavi archeologici si son trovati pezzetti di carta risalenti al II sec. ac. l’ipotesi è da scartare.

asso-di-quadri

La curiosità è che il gioco delle carte dalla Cina passa alla Persia, dopodichè nell’VIII sec, attraverso la conquista dei territori persiani viene conosciuto, rielaborato e verso il 1350 introdotto in Europa dalla cultura araba. Il mazzo di carte più antico d’Europa che si conosca è quello conservato al Museo Fournier de Naipes di Vitoria-Gasteiz, in Spagna risalente al pieno rinascimento e soprannominato Italia 2 .Proprio a conferma di come il gioco delle carte in qualche modo è sempre stato giudicato di per se un insidia già nel 1376 a Firenze venne emessa un ordinanza di divieto del gioco con le naibbe. Ovverosia delle carte e il cui termine naibbe è di derivazione da una delle carte, precisamente quella del deputato, in arabo naib. Beh, proprio dal termine deputato è scattata in me la molla di prendere a prestito alcune immagini di opere di artisti famosi per ironizzare un po’ sulle vicende che ultimamente tengono desta l’attenzione popolare e proliferano in tutti i media.

tre sette col morto

Oggi come oggi il gioco delle carte, dopo aver resistito a secoli di  mode e innovazione tecnologica, è uno dei passatempi più amati e popolari d’ogni generazione e classe sociale e si può dire che non v’è alcuno che non abbia un mazzo di carte in casa per svagarsi in qualche occasione di raduno amicale o familiare o semplicemente per usarle in “solitario” per farsi compagnia.

Ridere e svagarsi fa bene alla salute!

bydif

Nel passatempo a tempo milan napoli al momento 0 a 0… finirà…

mila napoli

finirà che la palla è tonda e ruzzola senza diventar quadra! ma…

ma in politica …eh eh a volte ruzzolando ruzzolando diventa pure un triangolo.

GIGGI & MATT

Giggi & Matt: fotostoriella di due giovani Intraprendenti, opposti in tutto,  notoriamente nemichelli è iniziata una domenica marzolina, allorquando si incontrano  per caso  davanti al luna park votaiolo dove sostavan un gruppetto variopinto di altri giovinastri del paese giunti per sfidarsi al tiro alla carambolvotina.  Un po’ per divertirsi un po’ per ammazzare la giornata  e un po’ convinti d’essere più abili a tirare e centrare il bersaglio, tra occhiatine e mugugnetti, Giggi & Matt decisero di aggregarsi ai contendenti la vittoria al votaiolo. .. e…

1 grossa

…Tira che te ritira, a sera ci venne un polverone che non si capiva un accidente chi aveva più punti  di vantaggio da scatenà una suspense  da parer ai fan che  i giocatori scoppiassero come palloni stragonfiati. A un tratto, qualcuno dall’autoparlante annunciò che alla conta dei centri non c’era un vincitore assoluto da dargli un premio tuttavia, Giggi & Matt,  eran quelli che ne avevan accumulati più di tutti.  Oh, uh, ih.intorno se sentì. Poi ce venne un silenzio  da allucinà. e tutti se misero a guardà  Giggi & Matt. I due super euforici se strizzarono l’occhio come a disse: eh, eh ‘ barucculando e intortando è andata alla grossa. Che ce frega de fa piagne, e se misero  a cantà ho vinto, ho vinto ullalà.

2 vi guardo3 un-amore-all-improvviso-

 La notizia della lor parzial vittorina  allarmò un pochetto il Gran signor del colle vicino garante della carambolvotina. Se disse: oh, col populin ce san fa Giggi & Matt. Meglio  se sto a vedè se questi vogliono intortà pure me…Accussì se mise col binocolino a spià i lor gorgheggi. Ma…Sorpresa delle sorprese!  Non si sa come e perchè glie sembrò che i due giovinotti non eran più nemicelli intortarelli de paesani ma innamoratelli. Uh che sollucchero fu l’amoruccio fra Giggetto & Matt per i scribaioli del paese!  Ognun se mise a dì e a congetturà:e or cosa succederà se i due non son più nemici? Se amano per davvero o se son accordà per intortà tutti i fan paesan? Dilemma da scienziati ne uscì!. Fioccaron le previsioni. I più arditi già comprarono il riso da tirà al loro marriage, altri corsero a comprà i cornetti per scongiurà san gennarino e la madunina che il loro amassenon scoppiasse, altri se misero a interpellà la sfera se ie dia che fosse a verità. Giggi & Matt, innamoratelli sembravan fregasse del dice dice e stasse a messaggiasse come schivà i perigli dei paesà moralisti, potè sposasse o annà a convive senza scandalizzà i lor fan paesani che quelli si sa, oggi te portano la coroncina e domani te mettono in cantina da fattè ammorì prima de avè consumato la prima candelina…

4 Un piano5

Così se misero a studià  Studia che te ristudia misero a punto un piano che sembrò perfetto per salvà la faccia e il favor populino. Bastava esclude dagli inviti conviviali due  combricchiarelli ingombranti ai lor progetti amoratelli e tutto ie annava a casello…Appena  barlumò el piano, Ahi ahi. se dissero i più impicciarelli uno se l’è svignato appen saputo l’esito del  carambolvotaiolo, ma l’altro …

6 mel berl

…l’altro  de nome Silvin,  signorotto navigatello de popolin e de alleatin se acchiamò subito la Giorgin che più furiosa d’una tigretta  accorse a dì: se quello se pensa de rompe il patto, mettece al bando per marriagiasse con Giggi ie deve essere matto de nome e de fatto  De notte telefonarono a Matt che se stava addormì soddisfatto e lo invitarono a gi subito a lu palazzo a chiarì. Appena Matt fu a palazzo lo fecero sedè pe’ dì: che stai a fa? La gente mormora che ce voi sbufalà. Se lo fai  bum bum te facciam bel ragazzo … Matt, preso in castagna,  sbiancò nu pochetto ma lesto se riprese  e rombò a Silvin e Giorgin: ma che ve state addì, sbolognarvi io, son chiacchiere, ve iuro nun l’ho pensato, Giggi me stuzzica, è ommo de parola  ma voi  siete  amici amici amici del mi cor. Vabbè, te credemo vatte pure aridormì. Matt senza fasse vedè tirò no sorriso  fiero de avelli rabboniti e se uscì …

7 gigi e matt

…se uscì a messaggià: Giggi  devo troncà l’idillio con te.  Giggi  che te stava a sognà nu connubio col su bell Matt nun ce poteva crede e se mise a tempestarlo de messaggini con cuoricini, a implorarlo de non lasciarlo.  Ma Matt che se era preso no filotto de paura nun ie rispose …

8 mistero

…Il Gran Signore  del colle se accorse che tra i due  era calato un po’ de gelo e li lor discorsetti ai fan  ierano addivenuti meno friccicarelli de connubio marriage. Però nun accapìa se iera una tattica de Giggi & Matt per fregà li compagnucci de votariello  o l’amoruccio propiziato  dal rosatellum  iera già sfumatello.Uhe se disse, devo risolve sto mistero, in paese tutti  aspettan de sapè. Inizia a  udienzà  Ma  il mistero ie se infittisce…acossì  la fotostoriella de Giggi e Matt non ie finita…e chissà come continua…

Ridere fa bene alla salute!

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Talvolta succede

giardini

Succede di passare una magnifica giornata di pasquetta a passeggiare sulla riva del lago, crogiolarsi al sole come una lucertola, bighellonare nei negozietti senza comprare niente perché niente di preciso ti attrae e ti interessa, sedersi in un giardinetto di gelateria solo perché è stracolmo di bambini vivaci, colorati e sorridenti, ridere per il gusto di ridere alle battute scipute di un amico, aspirare a più non posso odori e profumi che arrivano a folate, senza afferrare da dove provengono e poi risalire nell’auto parcheggiata, in un angolino trovato a culottero, per tornare a casa ad un ora decente per ritrovarsi imbottigliata in un caos dove una lumaca ti oltrepassa e ti costringe a evocare il perché ci sei finita.

Succede che t’è chiaro, come tutti quelli che compongono il caos perché a pasquetta, nell’immaginario collettivo, il giorno successivo alla Resurrezione di Cristo, ormai è il giorno del “ fuori porta”. Dell’andare, non importa dove, purché, soli o in compagnia, sia un lunedì di svago fuori dalle quattro mura di casa. Da un lato tale tradizione “d’evasione” non è da biasimare in quanto, l’andare a “pasquetta” fuori della porta di casa, trae fondamento d’essere dal vangelo, dall’apparizione di Gesù, fuori le porte delle mura di Gerusalemme, a due discepoli in cammino verso Emmaus. Dall’altro l’impronta spensierata e godereccia del lunedì post pasquale lo è alquanto poiché, come si evince dai racconti degli evangelisti, e dalla mia “vissuta” giornata, se non esclude di sicuro onublia i profondi messaggi messianici di tale giorno. oibò!

Così succede che mentre vai a passo di lumaca ti balza in testa che il lunedì dell’angelo, o come si dice di pasquetta, è un giorno indicativo basilare di testimonianza e non di gitarella godereccia. In primis, di costatazione della Resurrezione di Cristo racchiuso in quel sepolcro vuoto che sgomenta le Tre Marie, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome, andate di buon mattino con oli profumati alla tomba a omaggiare il “maestro”, dacchè, attraverso l’apparizione dell’Angelo a rassicurazione e chiarimento del perché al posto del corpo di Cristo da profumare, come uso, ci fosse un lenzuolo vuoto, è il primo passo verso la legittimazione dell’evento della Risurrezione. Come riporta Marco 16,1-7 :“Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto; ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”. Un implicito necessario alla certezza che l’assenza del corpo di Cristo non era opera umana ma segno tangibile dell’azione del Signore stesso. Il che è molto importante. Fortifica l’evento pasquale che la natura di Gesù è divina, va oltre, e la morte terrena è solo segno provvisorio della sua missione salvifica. In secondo luogo, come espone Giovanni in 20,2 “Il discepolo che Gesù amava entrando nella tomba vuota e scorgendo le bende per terra vide e credette” stabilisce un principio essenziale alla fede, credere nella Parola. Ossia alla verità rivelata anche quando è impraticabile riscontrarla in un sepolcro vuoto. In terza istanza, Gesù capovolge l’andazzo della società del tempo e affida alle donne il ruolo importantissimo di conferire veridicità al racconto stesso del Vangelo. Considerato che allora, la donna, era emarginata, esclusa dall’istruzione, la sua testimonianza non valeva una cicca e era  proprietà degli uomini al pari degli armenti e.. e magari per le donne a duemila anni di distanza fosse un problemino superato! Beh è cosa assai eccezionale. Però. Varrebbe assai rifletterci sulla scelta delle donne come prime testimoni della Risurrezione, prime chiamate ad annunciare la salvezza, rese protagoniste privilegiate della Pasqua! Ma in tale caos… Comunque, nel racconto evangelico è un dato di fatto. Senza i gesti, le voci, l’amore di quelle donne per il “maestro” che per prime lo seguirono sul Golgota, si allarmarono Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura” ma ne scoprirono le tracce divine, e come dice ancora Marco per prime inviate in missione “Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”, e, pure come afferma qualche accreditato biblista, senza quelle tre Marie, la comunicazione della Redenzione di Cristo quasi certamente si sarebbe persa nel nulla epicureo. Eppoi, c’è Maria Maddalena, prima testimone della resurrezione e prima a ricevere l’incarico di annunciare il vangelo. Maria, infatti andò subito ad annunciare ai discepoli: Ho visto il Signore! Ma te guarda, ci voleva il caos stradale a famme ricordà che il messaggio della resurrezione non è la rianimazione di un cadavere come nel caso di Lazzaro ma è un atto di passaggio direzionale, da uno stato retrivo a uno attuale, indispensabile per l’incontro con il Risorto! “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Luca 24,5. Il Vivente, come per maria Maddalena, non lo si trova nel luogo di morte. Bisogna oltrepassare il precedente. Donna perché piangi? Chi cerchi? Gesù chiama la discepola per nome, perché il pastore chiama le sue percore per nome“ Essa voltatasi verso di lui, finalmente lo riconosce e gli dice: Rabbunì, che significa Maestro” Giovanni 20,15,16.

E mentre procedo in coda succede che l’azione di Maria di voltarsi, sottolineata dall’evangelista per ben due volte, comprendo che è il segno della conversione, l’afferrare la realtà del presente e del futuro: Gesù è risuscitato. Comprendo pure che nel mentre replica a Maria Non trattenermi” invita a guardare avanti, specifica che la Resurrezione è un andare oltre la morte, mirare a una qualità di vita diversa. Al dunque, anche se la Resurrezione resta un enigma, non può essere dimostrata, ma testimoniata e solo chi ha fede nella parola incontra il Risorto, a Pasquetta anche io son davanti al sepolcro e son chiamata a dare le spalle al passato e a guardare alla possibilità del futuro nella Resurrezione di Gesù? Embè! Se non son di coccio… è chiaro.

Talvolta succede che il tempo in coda in autostrada non è perso, anzi diventa un prezioso collaboratore allusivo di quel che l’ intento per comodo esilia. 

Succede che, giunta a casa,  farsi una domanda: come mai nessuno ha raccolto il messaggio di Gesù,  ha capovolto l’andazzo discrime della donna. Perchè Lui era un uomo divino rivoluzionario o perchè gli altri sono ominidi terricoli oscurantisti  maschilisti?  

Notte! 

bydif

Week end al cinema

Piove. E mo, do’ vado a svagarmi un pochetto sto week end? Cielo grigio, umore grigio, idee grigie. Umm. Beh se non posso sta all’aria aperta per sgrigiarme  me vado  a ride un po’ al cinema e mi sa pure a teatro. Dilemma: che me vado a vedè ?

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i due de o  sarailmiotipo

e mo girae mo cubo

i due poltutti modified modified

 

 

Ohi, ohi , da andà a vedè ce n’è assai, se c’è da ride  pe scordà pioggia e  grigiore è tutto da capì. Tiro a sorte e me vado. Meio de niente sarà per passà il week end!

Bye Bye

Dif

 

 

 

Capodanno cinese: è arrivato il cane!

Intelligenza, lealtà e onestà sono la cifra distintiva del bel cagnone, basta applicarla per attirarsi potere benefico e fortuna!

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Come noto, il Capodanno cinese non coincide con quello occidentale, ha data variabile in quanto scandito dalle fasi lunari; di solito entra con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno. Tecnicamente in Cina e gran parte dei paesi orientali il 2018, o festa della primavera, inizia oggi, 16 febbraio e si conclude il 4 febbraio del 2019. Da tradizione di miti e accreditate filosofie legate all’alternanza ciclica di elementi e nature opposte, insieme all’anno nuovo, nei paesi orientali e nelle comunità sparse nel globo,  si festeggia e si esalta con riti scaramantici anche l’ingresso dell’animale guida annuale. Quest’anno, in base a una leggenda legata al Budda o a quella dell’imperatore di Giava, sovrano di cielo e terra, lo scettro di regnante se l’accaparra l’11 animale, cioè il CANE..

E sì, è proprio l’animale più domestico che spodesta il gallo e si insedia sul trono dello zodiaco cinese per regnare un anno. Sarà un cagnolino docile, a sostituire il galletto canterino, o un cagnolone ringhioso? Osservando la sua natura ciclica di elemento terra e principio attivo yang, le doti che evidenzia sono: riflessione, coerenza, equità, ordine e realismo, destrezza organizzativa, collaborazione, buonsenso, ergo un cagnolino idealista, profondamente rispettoso delle regole, conscio delle responsabilità, fedele a principi e convinzioni, pratico, cooperativo e sentimentale quanto basta. Quindi da questo punto di vista, in sintonia con il simbolo che incarna nell’immaginario collettivo, il Cane come regnante propone un anno rassicurante, positivo, generoso di influenze empatiche relazionali in cui recuperare coscienza etica sociale pacificante. Se lo si osserva e valuta sotto altri aspetti, uhmm rivela tutt’altro, cioè d’esser un sovrano sicuro di se, inflessibile e puntiglioso, capace di alterare gli equilibri, perciò un cane non proprio addomesticato e neppure malleabile. Allora è un Cane re ringhioso e segnala un anno destabilizzante e di fortuna deludente? Non proprio. Direi che annuncia un anno molto buono e proficuo sotto certi aspetti e alquanto da guardare in cagnesco per altri dovuti a sue caratteristiche controverse.

Vediamo gli aspetti positivi. In particolare, il più simpatico tra i dodici animaletti cosmici, il settore che più beneficia delle sue influenze è quello della famiglia, compresi rapporti interpersonali, sentimentali e ambientali. Infatti, laddove ci sono conflitti e discordie, crea condizioni adatte a ristabilire il dialogo, l’armonia, la collaborazione, la pace. Facilita l’unione, l’equilibrio di coppia, rafforza i sentimenti e contribuisce a ristabilire un clima sereno nell’habitat ma anche a dare tagli netti qualora le situazioni a suo giudizio sono torbide e pregiudizievoli alla stabilità. È molto attivo nell’ incremento di status, sia del gruppo coabitante sia di quello dell’insieme mondiale, assai propositivo nel riassetto socio-economico nonché del patrimonio immobiliare e per correlazione vantaggioso a compravendite e a chi si occupa o lavora in settori affini. Incentiva l’onestà in tutti i rapporti, la reciprocità comunicativa chiara, la pianificazione gestionale operativo-amministrativa singola e globale. Sollecita l’inclusione sociale e per dilatazione appoggia l’iniziativa volta: al rispetto dei diritti civili, al ristabilire gli equilibri socio-politici, la crescita economica, la prosperità commercial-comunitaria. Essendo un animaletto cordiale, è efficace all’intrecciare nuovi rapporti di amicizia, associarsi, allearsi, interagire con soci, colleghi, superiori nonché assettare la professione su livelli produttivi maggiormente redditizi mirando a coinvolgere la partecipazione attiva di eventuali compartecipanti e collaboratori specifici alla branca, magari dirimendo ruoli e competenze con criterio qualificato ai progetti. É molto favorevole per avviare attività lavorative di tipo familiare o incrementare le aziende esistenti i cui membri siano legati da vincoli amical-parentale, per estensione anche a tutti gli impieghi in settori domestici, ai delegati all’assistenza solidale, i lavoratori aggregati e le organizzazioni addette a sicurezza e cura di casa e ambiente, compresi arredatori, negoziatori, giardinieri, assicuratori. Recettivo ad accogliere e relazionare con empatia è un cagnolino che facilita i contatti socio-interpersonali, i club, i convegni di categoria, i business aziendali di tipo ricettivo-ricreativo compresi ostelli, agroturismi, villaggi ristor-distensivi. Intensifica le pubbliche relazioni e l’interscambio cultural-commerciale, soprattutto il dialogo e la riapertura di negoziati interrotti per contrasti di tipo ideologico-governativo-territoriale. Data la sua capacità di saper fiutare nelle persone la vera intima natura, tantè che un tempo, la saggezza orientale ma anche occidentale suggeriva di tenere in casa un cane per distinguere l’ospite buono da quello cattivo, sarà un ottimo braccio destro nel saper discernere le persone sincere, per così dire perbene da quelle false da tenere alla larga, onde evitare di cascare in trappole, inganni, frodi di soggetti scorretti o le cui mire siano diverse da ciò che palesano. Sotto il suo dominio solitamente non si registrano avvenimenti aggressivi e violenti, vicende sconcertanti, anzi il clima generale assume un che di tranquillizzante in tutti gli ambiti che permette di pianificare progetti a lunga scadenza o di dedicarsi con serenità alle proprie occupazioni. Tant’è che è un anno più adatto alla riflessione accurata su quanto c’è di predisposto che a decisioni e azioni di cambiamenti. Ciononostante presenta peculiarità che se provocato ci mette un niente a mostrar tutto il suo lato grintoso e implacabile da generare turbamenti collettivi di una certa entità con mutazioni.  Come si dice, non scocciar il can che dorme… giacché se si molesta caldeggia venti nuovi di idealismo destrutturante con conflitti e rivolte, idee anticonvenzionali e avvento di un periodo di riforme sociali piuttosto gravoso. In particolar modo nell’anno del cane bisogna fare molta attenzione, sia a livello pubblico che privato, a non trasgredire le regole deontologiche, a non accettare patti sottobanco o a imbarcarsi in situazioni arbitrarie, in quanto, l’insita volontà di correttezza e giustizia, piuttosto rigida non perdona nessuno. Per quanto con lo spicato senso di rettitudine il cagnolino 2018 apporta notevoli favori a tutte le categorie professionali collegate all’autorità e al diritto. Contribuisce a risolvere a pro questioni ingiuste o grattacapi con il potere giudiziario. Da ottimo segugio è perfetto coadiutore delle forze dell’ordine e degli addetti alla giustizia, in specie investigatori. Influenza beneficamente ricerca e scienza, però sostiene in primis l’intelligenza altruista, impegnata a produrre effetti utili all’umanità. Inoltre si confà a mantenere nervi saldi nelle situazioni di emergenza e a chi si occupa di pubbliche problematiche comprese le assistenziali o di soccorso.

Dal punto di vista economico il cagnolino non è avido, bensì è molto protettivo, per cui anche se non si prodiga in progetti per arricchire ne si avventura in guadagni temporanei o fittizi, è un leale e fidato amministratore degli introiti. Per lo più consolida i profitti del lavoro in essere, e tramite l’impegno costante, la sobrietà nelle spese, gli investimenti solidi garantisce un andamento esistenziale placido. Quindi a livello generico, purché si escludono i cambi di rotta lavorativi e gli azzardi bramosi di profitti che lo infastidiscono e sollecitano reazioni tutt’altro che fruttuose, si può contare su un andamento finanziario senza grossi traballi. In effetti in questo campo il premuroso cagnolino la fortuna la riserva a chi rimane fedele al proprio lavoro e a coloro senza occupazione che la cercano con ostinazione collegandoli a concrete possibilità di riassunzione o di ingaggio a primo impiego. È neutrale nelle conclusioni legate a onorari e salari ma refrattario a fini ingannatori e a chi è noncurante al benessere altrui, pertanto tende a punire, con episodi che richiedono spese impreviste onerose, chi ricava con metodi truffaldini o specula solo a proprio vantaggio.

Nella sfera affettiva non è un romanticone che si lascia travolgere da uno sguardo o si tuffa nel vortice della passione per una parolina dolce, troppo realista e pratico per indulgere all’emotività seduttiva, tuttavia essendo amante della compagnia non lascia nessuno in solitudine. Molto espansivo e disponibile agevola incontri, amicizia, unioni e relazioni. Privilegia particolarmente i rapporti responsabili mirati a resistere piuttosto che i flirt. È impietoso in tradimenti e infedeltà e in un baleno manda partner o chichessia a dibattersi tra le ortiche. Concede invece copiosa fortuna a tutte le coppie con sentimenti sinceri o che iniziano una frequentazione, amicale o idilliaca, con propositi di reciproca dedizione.

L’anno del cane è distensivo e fortunato a chi si attiene ai suoi canoni e agisce con serietà, lealtà, giustizia, molto pericoloso e affatto benevolo a chi lo contraddice o agisce seguendo percorsi affatto equi e corretti. Se è prezioso per sfruttare le sue ottime influenze per scegliere collaboratori e amici, è da prendere con le molle in caso di pentimento in decisioni proprie o collettive in quanto non ama tornare sui propri passi, oltre a ciò ha il difetto di deprimersi con facilità con toni reattivi di cinismo per niente fausti al clima globale.

Per caratteristica è maggiormente prodigo di favori da ottobre in avanti, capriccioso in maggio e agosto, talvolta è un vero e proprio can bastardo nel mandare all’aria i progetti. Ama i colori caldi, rosso e porpora, la natura, scorrazzare all’aria aperta nei prati quindi il verde lo rasserena, invece il bianco lo irrigidisce e il blu innervosisce. Per inclinazione in ogni situazione argomenta con distacco e si confronta in assoluto meglio e con toni pacifici posizionandosi a est, sud, nordest. In consonanza con l’indole va d’accordissimo con cavallo, tigre e maiale, simpatizza con topo, bufalo, coniglio, serpente e gli altri cagnolini, è incompatibile con drago, scimmia, capra, e gallo. In pratica, con gli animaletti è più o meno magnanimo  secondo l’analogia o la complementarietà.

In conclusione, da re annuale il bel cagnolino in armonia alle convinzioni accorda sicurezza ma pretende coerenza e rispetto. Eroga fortuna anche senza chiederla ma sempre pronto a proteggere i più deboli da iniquità è ben determinato a negarla o riprendersela a poltronisti, imbroglioni,  parassiti, sfruttatori.

A tutti un augurio di un superlativo anno in compagnia del cagnolino, a chi l’ha suggerisco di trattarlo meglio del solito, a chi non l’ha di adottarne uno e se proprio non può di comprarne uno piccolissimo di pezza da tenere con se a mo’ di scaramanzia. In Cina è talmente costume che è un vero business, ma anche in altri paesi ha preso piede e per chi può un marchio come Gucci ha di tutto.

11 cane

BAU BAU

Al momento mi fermo, a prestissimo con qualche precisazione e brevi auspici per ogni animaletto

bydif

segue…..

San Remo gira la palla e…

san remo

San Remo gira la palla e.. non so se dal vincitore rimarrò soddisfatta ! Intanto che la gira e rigira beh…
Con la vittoria di ” Il ballo delle incertezze” cantata da Ultimo, un ventiduenne romano degli otto di le nuove proposte, quest’anno San Remo non mi ha deluso. Vero che avrei preferito vedere sul podio Mirkoeilcane, alias Mirko Mancini, un cantautore trentenne che con “stiamo tutti bene “ a mio parere la migliore del gruppo invece è arrivato secondo, in quanto il testo oltre che intenso, delicato eppur molto crudo nella sua narrazione di un fatto su un tema molto attuale e altrettanto discusso, con il suo stile di “parlato incalzante” che almeno a me riporta al cuore quel “minchia, signor tenente di Giorgio Faletti che mai posso dimenticare, non cade mai nell’ovvio accusativo e nell’ oratoria frignona ma è assoluto fine cronista di occhi e coraggio di un dramma di bambino migrante. Comunque non a caso si è aggiudicato il premio della critica dedicato all’indimenticabile Mia Martini. Nondimeno è anche vero che il testo del vincitore Ultimo, alias niccolò Moriconi, oltre ad essere altrettanto profondo, con quel suo domandarsi e trovare “un senso” per vivere in equilibrio con se stesso e il mondo, richiama temi quali la precarietà, il disagio giovanile, la solitudine, la precarietà, il maturare nella marginalità, purtroppo molto effettivi e constatabili ogni giorno anche tra chi giovane non lo è più, con uno stile leggero che rende l’usufruizione uditiva piacevole e al contempo direziona il pensiero a non semplificare la tematica e tantomeno la fatica dei giovani a collocarsi nella società contemporanea in armonia dell’essere e del volere. Detto ciò non so se nella categoria big il responso mi sarà altrettanto gradito. una manciata di ore e scoprirò su quale testa di big la corona d’alloro del vincitore brillerà all’Ariston. Intanto che arrivi il fatidico momento, per farmi esultare di gioia o storcere il naso a seconda di chi sarà sul podio, per capire se sperare o mettermi il cuore in pace ho fatto un giro sul web. Tra le classifiche di probabili vincitori e vinti e opinioni che caldeggiano canzoni e nomi in base a strane equazioni di ascolto e gettonatura social, mi è parso cogliere qualche buon segnale che la mia preferenza raccolga più di un battimano, anche se per come ogni anno San Remo gira la palla…beh se tanto mi da tanto è meglio che non mi faccio la bocca a un dolce sapore ma mi preparo a inghiottire un bocconcino amaro.
Eh eh, per scaramanzia non lo dico ora chi vorrei sul podio del 68 festival della canzone, al momento con gli ascolti da record è ben occupato dal trio Baglioni, Hunziker e Favino! Però sotto metto i testi delle due canzoni dei giovani “stiamo tutti bene “ e Il ballo delle incertezze” Buon finale di San remo a tutti e un auspicio che vinca se non il mio preferito uno migliore.
By dif

a-festivalbaglioni-

Stiamo tutti bene

Stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene

Ciao, mi chiamo Mario e ho 7 anni
7 e mezzo per la precisione
mi piace il sole, l’amicizia, le persone buone
il calcio, le canzoni allegre ed il profumo buono della pelle di mia madre
papà mio è da qualche mese che non torna
ma guai a parlarne con qualcuno
specialmente con la mamma
perché si sente male
grida, piange e non la smette più
e per tre giorni si nasconde e non si fa vedere

Ma oggi è un giorno felice
che qui è arrivato un pallone
e finalmente potrò diventare forte
e fare il calciatore
so già palleggiare
con i sassi è diverso
ma sono avvantaggiato
perché corro forte
come il vento

E allora volo alla radura
insieme agli altri bambini
chi arriva ultimo in porta
sai che rottura di co…
arrivo primo, come sempre
e allora sono attaccante
scarto, driblo, tiro in porta
ed il portiere non può farci niente
poi da più lontano sento

‘Mario vieni qua
prendiamo tutto quel che abbiamo
e raggiungiamo papà’
mamma, proprio adesso, sto tirando un rigore
ma non c’è verso
ce ne andiamo, meglio non polemizzare

Stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
tutto molto bene
come si conviene

Stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
non c’è nulla per cui ci dobbiamo preoccupare
e scomodare

Ma guarda te a jella proprio a me doveva capitare
quattro giorni su sta barca, intorno ancora solo mare
ma ti pare giusto
uno va in vacanza per la prima volta
e quelli lì davanti son capaci di sbagliare rotta
che poi a chiamarla barca
ci vuole un bel coraggio
stare in tre
seduti in mezzo metro di spazio
è come me e gli altri 200
tutti intenti a pregare
ed io vorrei soltanto alzarmi e palleggiare

Ma se soltanto sporgo anche di un centimetro il piede
questo davanti si sveglia
e inizia a dire che ha sete
io ho pure sete, fame, sonno
e mi fa male la schiena
ma non c’è mica bisogno
di fare tutta sta scena

E poi c’è questo di fianco
che ha chiuso gli occhi
non li apre più
è da due giorni che dorme
che pare non respiri
non ho mai visto nessuno dormire così tanto
ho chiesto a mamma
e ha detto che era proprio stanco

Boh, tre giorni fa
ne hanno buttato una ventina in mare
mamma dice che volevano nuotare
io li sentivo gridare
e non sembravano allegri
ma almeno adesso ho un po’ di spazio
per i piedi

È il sesto giorno
adesso dormo, pure mamma e un tipo magro
qualcosina più in là grida che vede la Madonna
e questa barca adesso puzza di benzina e di morte
e mamma ha detto di non farci caso
e di essere forte
e di fare il bravo bambino
e star seduto qua
che mamma adesso s’addormenta
e raggiunge papà
però piangeva e si sforzava di sorridere
forse era proprio tanto stanca pure lei

E c’è un silenzio tutto intorno
che mi mette paura
s’è fatta notte, ho freddo
e in cielo non c’è neanche la luna
gente grida, chiede aiuto
ma nessuno risponde
mi guardo intorno e neanche a dirlo
vedo sempre e solo onde
dopo onde, ancora onde
allora onde evitare di addormentarmi come gli altri
ed esser buttato in mare
mi unisco al coro della barca
e inizio a piangere e gridare
non ho forza, chiudo gli occhi
e non so neanche nuotare

Stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
Stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
stiamo tutti bene
Stiamo tutti bene

Il ballo delle incertezze

Ho perso tempo per guardarmi dentro e
ho sistemato qualche mia abitudine
ma poi la sera arrivava ed io
mi chiedevo dov’è il senso
se c’è un senso a tutto questo

Ho perso tempo per guardarti dentro e
ti ho dedicato il cuore tra le pagine
ma poi la sera arrivava ed io
mi chiedevo dov’è il senso
se c’è un senso a tutto questo

Senti
non c’è bisogno di parlare
dalla serranda scende il sole
e noi ci siamo accontentati

Ma ci sarà
il ballo delle incertezze
ci sarà
un posto in cui perdo tutto
che per stare in pace con te stesso e col mondo
devi avere sognato
almeno per un secondo

E ci sarà
tra la gente che aspetta
chiunque ha
rischiato tutto ed ha perso
che per stare in pace con te stesso e col resto
puoi provare a volare
lasciando a terra te stesso

Ho camminato in equilibrio su di me
mischiando il tuo sorriso alle tue lacrime
ma la coscienza non si spegne ed io
mi chiedevo dov’è il senso
se c’è un senso a tutto questo e

Ho respirato sui tuoi battiti lenti e
adesso vivi, sì ma dentro un’immagine
ricordo c’era il vento ed io
mi chiedevo dov’è il senso
se c’è un senso a tutto questo

E ci sarà
il ballo delle incertezze
ci sarà
un posto in cui perdo tutto
che per stare in pace con te stesso e col mondo
devi avere sognato
almeno per un secondo

E ci sarà
tra la gente che aspetta
chiunque ha
rischiato tutto ed ha perso
che per stare in pace con te stesso e col resto
puoi provare a volare
lasciando a terra te stesso

So di momenti
quelli persi a dare un senso forse
mi chiedi perché fragile
sono diverso forse
ero un bambino
e stavo in cortile
respiravo piano
ho sempre rinchiuso
vita e sogni
nel palmo della mano

Sono presente
ancora oggi
nel ballo delle incertezze
dove ti siedi
e più sei poco e più ti senti grande
incontro me stesso
e poi gli chiedo se vuole ballare
ferma la musica
che il silenzio adesso sa parlare

E ci sarà
il ballo delle incertezze
ci sarà
un posto in cui perdo tutto
che per stare in pace con te stesso e col mondo
devi avere sognato
almeno per un secondo

E ci sarà
tra la gente che aspetta
chiunque ha
rischiato tutto ed ha perso
che per stare in pace con te stesso e col resto
puoi provare a volare
lasciando a terra te stesso

Natale si avvicina

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Natale si avvicina

in piazzetta non si avverte la solita euforia

piuttosto si respira un’aria di vecchia malinconia

Manco la vetrina ammicca con aria sbarazzina

ti mostra qualcosina tanto per dovere

e nemmeno la commessa ti serve con piacere

anzi, anzi ti guarda assonnata e scocciata

neanche fossi la prima cliente sgarbata di giornata

che entra a scarabattolare per dare un’occhiata.

Che dire poi della mercanzia proferita.

In malo modo ammucchiata

ha  un’aria così sbiadita da sembrar usata e riciclata

Natale si avvicina

sui marciapiedi pieni di rossi zerbini

la gente passa e guarda, ripassa e riguarda

ma come avesse timore di un incognita che la sovrasta

a comprare non s’azzarda.

C’è chi gira da straniera bislacca

stringendosi al petto una vecchia casacca

chi invece con l’occhio distratto

cammina guardingo come un gatto che sta per mangiarsi un ratto.

Sotto la galleria addobbata da lucette a cascata

la gente gira, gira, va su e giù come se non ci vedesse più

o fosse strabiliata da tanta pochezza mostrata.

A una commessa sbadata una signora impettita domanda :

dove trovo il muschio, la ghiaia, la statuina di gesso della lavandaia?

Neanche se avesse chiesto la luna

quella, la guarda perplessa, irride, scuote la testa.

Natale si avvicina

ma l’aria che si respira è stonata

sa di gente frastornata e pure un pochetto abbacchiata

tutto rimira e rigira con faccia schifignata

e per non farsi considerare una campagnola pitocca

parlotta, si sfrega naso e mani sussurra torno domani.

Natale si avvicina

La gente gira, sospira e guarda ma…

a comprare un cacio non s’azzarda

manco il carrello prende al supermercato

per 4 uova, un l. di latte, 1kg di farina

qualche costina di lattughina strappata con aria furtiva.

un cestello basta e avanza.

Una mela, una clementina?

osa una depressa commessa con la treccina.

No, grazie, son roba da regina, eca una signora ben vestita!

Natale si avvicina

Nella galleria addobbata non manca l’aria allunata

manca l’arzilla vecchina con la sua gonfia sportina

il sorriso felice di una qualunque bambina

la mamma dall’aria gagliarda che compra e beata ti guarda

manca il giovane dallo sguardo malizioso e pure un po’ sfizioso

l’operaio baldanzoso e l’impiegato ambizioso

la giovane imparruccata e la professoressa gratificata

Natale si avvicina

La gente gira e ammira con le tasche piene di brina

per una politica scriteriata spergiura d’essersi impegnata

passa e ripassa davanti ogni vetrina

sospira la tredicesima andata a far compagnia  alle bollette sul tavolo di casa

stanca siede sconsolata sulla panca sovraffollata

a sognare nel Natale che si avvicina una magia

per acquistare la speranza di una nuova prospettiva.

natale si avvicina-

…  impressioni pre-natalizie..girando  in un villaggio mercato non lontano dal mio paesello…

felice attesa

bydif

Il respiro delle donne

nel respiro

Ovunque vado in giro per il mondo cambia il paesaggio, l’idioma, la cultura, il credo, la politica, l’economia, il colore del cielo, della terra, a volte della pelle. Mutano le tradizioni, l’abitudine, il folklore. Varia la flora, la fauna, l’architettura, la musica, il modo di vestire, il cibo, il gusto, l’odore. Ciò che a qualunque latitudine mi trovo, non muta mai è il respiro delle donne.

In ogni luogo aperto o chiuso che sia quello delle donne è un respiro immutabile. Un respiro che  ti segue, martella, cadenza ogni passo, ogni gesto, ogni attenzione e non scrolli di dosso neanche se inabissi in mare o danzi sfrenata nella savana. Dappertutto, sia una metropoli, piccola città o deserto, montagna, marina o il bordo di una piscina, quel ritmo invariabile ti fruscia nell’orecchio come fosse un naturale sottofondo sonoro del luogo in cui aliti. Ma il sonoro è così acuto e assordante che non può essere un sottofondo naturale. Non lo è infatti. È un eco. Un universale eco del respiro unisono di corpi e anime di donne. Un millenario rimbombo di respiri indissolubilmente coesi da uno stesso destino di violenze, oppressioni, vessazioni, abusi, oltraggi, diritti usurpati.

Per ogni dove vai puoi scoprire un difforme dal proprio ambiente che richiede un adattamento temporale. Ma il respiro delle donne no. Quello lo ritrovi identico in ogni habitat. 

Sarà per questo che Dire un No mondiale alla violenza sulle donne lo trovo lodevole nell’intenzione ma chimerico negli effetti reali? Si, oggi come oggi, lo considero un inarrivabile traguardo!

Esagero nel pessimismo? Può darsi se non fosse che…

Che dovrebbe essere un diritto inalienabile scontato e non un problema mondiale da estirpare.

Se non fosse che in tanti anni di disquisizioni a vari livelli, in modi e maniere più disparate,  i casi di violenza subiti da donne a ogni latitudine invece che sparire son lievitati più del pane prodotto ogni giorno in ogni angolo del pianeta.

Se non fosse che basta dare una sbirciata ai dati delle violenze perpetuate sulle donne, d’ogni età e condizione per afferrare che l’abolizione di una tale iniquità di genere è una fantasticheria. 

Se poi, ai dati conosciuti degli atti di indegnità compiuti sulle donne, ci si addiziona quelli dei casi di violenza, che per svariate ragioni, restano sotterrati nell’animo di chi li ha subiti, quindi sconosciuti alla collettività, beh per le donne è più facile realizzare il sogno di andare a vivere su Marte che sconfiggere l’ ignominia che ogni giorno, tante, troppe, se non smettono volontariamente d’esistere o vengono spietatamente soppresse, da mariti, padri, fidanzati, conviventi amici, vicini e sconosciuti, debbono coercitivamente sopportare in ogni contesto. Ovviamente mi riferisco alla violenza abbietta che non lascia scampo alle donne, come quella assurda che vigliaccamente aggredisce e non permette di salvarsi la vita, quella oltraggiosa del ricatto affettivo-morale che impedisce di campare in libertà d’essere, quella schiavista e fobica che mina irrimediabilmente stima e equilibrio psichico, quella oppressiva dell’angheria fisica quotidiana, quella che toglie fiato, volontà, desideri, massacra carne e spirito e riduce allo stato di passiva rassegnazione.

Ultimamente certe “divette” han portato all’attenzione dei media internazionali casi di passate molestie che sono vergognose ma di certo dissimili dalla violenza assassina. A dirla tutta trovo le “cantate” a scoppio ritardato, a detta per convenienza di salva prima la carriera poi la dignità, un polverone nocivo che confonde l’opinione pubblica, distorce l’essenza concettuale della violenza femminea e estranea la legittima considerazione dovuta alle tante vittime finite sotto le luci dell’obitorio e non sotto i riflettori di red carpet , dei talk show o sui rotocalchi patinati. Inoltre, sebbene il rivelare le molestie sia un diritto che non ha limiti di tempo e non è un qualcosa di tollerabile per nessuna donna nota o anonima, il corale raccontare di molestie, mi pare abbia  assunto più i toni del clamore, di notizia d’ effetto, in certi casi di messaggio strumentale a un sistema di potere maschile che non di valore aggiunto alla causa della violenza.  Violenza che  purtroppo, ogni giorno, stupra, preda e stermina centinaia e centinaia di donne colpevoli d’esser donne.

Un numero incalcolabile di donne che però allo unisono continuano a respirare  e  ovunque vai è quel respiro chein sottofondo eca   e rende immutabile il suono dei respiri di tutte le  donne.

Muterà un giorno l’eco.  Forse…

graig cowl

by dif    

….le immagini sono opere di Graig Cowling

 

Chi c’è nella grotta

Aldilà della fede che ti anima trovarsi davanti alla grotta di Lourdes e scrutare gli occhi dei pellegrini che col rosario in mano, a tutte le ore del giorno e della notte, col sole, il vento o la pioggia battente, se ne stanno li, per ore, e ore, a fissare quella bianca statua di Madonna nell’incavo, è un esperienza che spiritualmente coinvolge e allo stesso tempo, almeno a me, pone mille interrogativi. Sensibilizza perché avverti che quel popolo che prega in varie lingue non è li per caso. È li per decisione che varia da persona a persona. In molti trapela un esserci per una tenue speranza. In altri per un totale affrancamento. In certi altri per una richiesta precisa. In taluni per sbrogliare un ammasso di sconcerti intimi. In alcuni per una sorta di ringraziamento.

Pone mille interrogativi perché in nessuno filtra un disinteresse o un minimo distacco mentale da quella bianca immagine. Ognuno, con gli occhi fissi o col capo chino, se ne sta li cerebralmente sintonizzato su quella statua di donna ieratica e non si scollega nemmeno se diluvia ma sgrana il rosario come se fiammeggiasse il sole. Ti domandi e ridomandi: come è possibile che nessuno palesa una reazione di disagio neanche se inzuppato da testa a piè? Non ha senso logico. Se li guardi però…

Se li guardi, in quei pellegrini abbrividiti da pioggia e freddo o abbrunati da sole e calura, da parerti sagome lignee incollate a panche o selciato, la risposta a una illogica l’afferri all’istante. È scritta a caratteri cubitali sui loro volti: attesa. In ogni immagine umana, giovane, meno giovane, libera o impedita, è la parolina magica che li rende inalterabili alla condizione climatica. Aspettativa di che? Beh, è scontato, di quel qualcosa impossibile all’umano! Si, ognuno da quella bianca immagine di Donna Divina stoicamente si attende un atto straordinario di sgravio, una “guarigione” del dilemma che li tempesta nel fisico o nello spirito.

Il singolare che stupisce e allocca il pensiero realista è che nei volti non filtra Illusione, ma certezza. Una assoluta sicurezza di essere, da quella immagine statica di Madonna, ascoltati, compresi, esauditi in qualsiasi ragione li cruccia e per la quale son li, fissi e irreagenti a qualunque deconcentrazione.

Fa invidia l’aggrappamento totale a simile convinzione. In specie se hai la consapevolezza d’esser incapace di sperimentare un analogo stoicismo per inseguire un qualcosa di ipotetico. Benché…

Benché se a Lourdes mi ha suscitato sbalordimento constatare come ogni pellegrino, quando si scollega da quell’immagine, ha il volto radioso, pacificato e soddisfatto come quello di chi ha ottenuto tutto ciò che a quella immagine ha implorato, il frastornamento, che mi ha invaso, dopo lo scattare foto a quella Bianca immagine, nel guardarle dovermi domandare: chi c’è in quella grotta oltre la Vergine immacolata, è stato inceppante d’ogni altra emozione o turbamento provato in quel via vai di volti giunti a Lourdes dai luoghi più sperduti del pianeta.

Ogni tanto guardo quelle foto. In particolare le  due che posto.

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Ogni volta cerco di afferrare il perché a distanza di un minuto le immagini son tanto diverse e in una mi par vedere, alla sinistra di Maria, una specie di vermiciattolo beffardo.

Purtroppo non arrivo mai a una deduzione certa.

Nel guardarle e riguardarle il dubbio rimane e la domanda che mi impella è sempre la stessa: nella grotta, c’è o non c’è un intruso?

Boh! Arriverò mai a comprendere e… se c’è, perché c’è?

Se non avessi scattato io le foto… direi che son frutto di un pazzoide burlone.

 

In attesa di risolvere il mio etereo rebus visivo a tutti un concreto augurio di felice weekhend

bydif

 

 

Quando la natura decide di dar spettacolo

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Quando la natura decide di dar spettacolo, è fenomenale nel trovare il modo d’irrompere sulla scena e strabiliare. Non v’è al mondo nessuno che possa arrestare i suoi irruenti impulsi, men che meno competere per eguagliarla in meraviglie espressive. Ma, lo spettacolo che con i suoi segretissimi meccanismi offre è sempre idilliaco, placo, irresistibilmente magico, condiscendente e sintonizzato ai desideri umani? Si e no! A volte, come la fata buona, usa i suoi poteri straordinari per regalare avvincenti sorprese che riempono gli occhi di incomparabili apparizioni di forme e tinteggi e l’animo di emozionanti sinfoniche bellezze, tipo le aurore boreali o, in questo periodo, le “rose” di Atacama. Cioè una mirabile multicolore visione fiorita nel deserto cileno di Atacama, uno dei luoghi più asciutti e inospitali del mondo, da sembrar miracolosa. È 50 volte più desertico della Death Valley californiano! Il tutto “pregio” di esibizioni con forti piogge che penetrato il terreno arido immagazzinano quell’umidità essenziale da far ascendere alla luce e sbocciare semi e bulbi regalando una incredibile quanto spettacolare panoramica apparizione variegata, di forme e colori, da lasciar a bocca aperta chi, per volere o caso, vi capita.

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A volte fa la strega cattiva e usa le sue forze occulte in modo crudele e violento che riempono gli occhi di visioni spaventose e l’animo di allibito sgomento da togliere fiato e sorriso. L’ ha fatto nel “cuore” dell’Italia l’anno scorso, in recenti giorni in Messico, scatenando una serie di sussulti da creare inaspettati scenari angosciosi.

imm terrQuest’anno, nelle isole Caraibiche, Cuba, Stati Uniti con Harvey e Irma, purtroppo pure a Livorno aizzando furiosamente vento e vomitando tanta di quell’acqua da offrire agli occhi umani sconvolgenti immagini di desolazione.

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Esplicitamente, atteggiamenti estemporanei opposti della natura, ovvi spettacoli contrari. Quello della fioritura delle “rose” nel deserto: fatato, stupefacente e piacevole da gustare con tutti i sensi. Da applausi.

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Quello di terremoto, uragano, o inondazione: horror, quanto mai perverso, dal sapore tragico da far rizzare i capelli e accapponare ogni poro della pelle. Decisamente recital da fischi.

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Per quale ragione la natura, quando decide di dar spettacolo, ora è fata buona ora strega malvagia? Difficile arrivare all’origine delle sue scelte comportamentali per dare una risposta precisa. Per come asseriva il filosofo Aristotele, fondatore di una scienza complessiva della natura : La natura è un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ciò che esiste di per sé e non per accidente” Quindi, è fata o strega non a caso, per precisa logica introspettiva!

Un nesso vita, luce bellezza, una connessione causa, effetto bruttezza? Beh, nella totalità dei fenomeni che manifesta, delle energie che sprigiona in modo dolce o aggressivo, da sotto, da sopra e in superficie, un legame non è da escludere. D’altronde se qualcuno ha scritto: Natura! Noi ne siamo circondati e stretti, incapaci di uscirne e di penetrarla più a fondo. Ci afferra nel giro della sua danza senza invitarci o avvertirci, e se ne va alla deriva con noi finché siamo stanchi e il suo braccio ci sfugge…Essa ha pensato e tramato incessantemente; ma non come un uomo bensì come natura…Non ha linguaggio né parole ma crea lingue e cuori attraverso i quali parla e sente”

Indubbiamente la natura ha un sentire e dire cosciente che esprime e rende fruibile, a volte in modo plateale altre in modo sommesso. Il complesso sta nel recepire e interpretare esattamente ciò che comunica. Per quanto l’uomo la studi, cerchi di rubarle i sistemi, i segreti, di entrare nel suo spirito, a ogni rivelazione che riesce a strappare essa ne contrappone un’altra ignota, a ogni conquista comprensiva dei suoi fenomeni ne fa susseguire altri mille. Cosicché l’uomo non riesce mai a giungere a decifrare tutte le incognite fenomenologiche del suo essere. Anche se…anche se talvolta ci arriva eccome l’uomo a decifrare i suoi messaggi e cogliere le finalità ma per comodo egoistico fa lo gnorri. Se poi paga i risvolti che ha da lamentarsi? Vero che la natura si attiva a suo piacimento e si concede in base a sue leggi quietando o scombussolando il contesto, ma si comporta da natura semmai è l’uomo che non fa altrettanto!

In tutti i casi, quando la natura decide di dar spettacolo, le esibizioni sono esclusive e eccezionali e nessun recital umano può reggere a suo paragone o emulare l’esecuzione. È unica nel trovare il modo, sia in bene che in male, tempi e metodi, per sorprendere e stupire.

Buon weekend e piacevoli sogni in “maree fiorite” super colorate e risvegli  “extraterrestri” in luci variopinte!

fioriaurora

bydif

…le immagini illustrative le ho prese dal weeb, ringrazio chi le ha fornite