Oh, se potessi mamma…

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Oh, se per un momento potessi oltrepassare il tempo! Quel tuo inconfondibile profumo di lavanda invaderebbe così tanto questa stanza da render fatato ogni angolo. Quel tuo sorriso, più splendente e luminoso di un sole, fugherebbe buio e freddo dal mio cuore. Tutto l’intorno a me avrebbe un sapore così dolce e gioioso, così intenso di colore e luce, di amore e energia da trasformar questi attimi di vita in uno straordinario giardino d’emozioni.

Oh, se questo tiepido mattino maggiolino fosse ancor quell’altro mattino! Occhi e cuore incrociati quanto si direbbero? Tanto. Tanto da riempire l’infinito. Perché un soffio, quel soffio mi ha insegnato che ogni istante vale quanto una vita intera. È sempre il cristallino trascendente, per dire e non per tacere a chi si ama ciò che si ha nell’animo. Magari un grazie mamma!

Oh, Se potessi arrivare alle stelle. Potrei dirti che ho compreso. Niente sostituisce la tua voce, il tuo dirompente sorriso, i tuoi silenzi, il tuo sguardo, le tue amorevoli attenzioni, la tua infinita generosità, il tuo coraggio, il tuo inesauribile fare, saper partecipare e donare con anima e cuore!

Oh, se potessi annullare spazio e tempo potrei sussurrare che oggi più che mai afferro le tue qualità di donna, gentile, sensibile, delicata e al tempo stessa audace e ferrea, spirituale  nell’animo e concreta nel quotidiano, ambiziosa nei progetti ma genuina nell’accettare il destino.

Oh, se potessi mutare il fato! Mi farei oceano. E ti inonderei di amore, rispetto, gratitudine, di quelle parole che mai t’ho detto, di quelle carezze che pazientemente aspetti, di quei perché ho tenuto caparbiamente stretti.

Oh, se potessi trasvolare il tempo e essere vicina a te. Così vicina da sfiorare la tua  fronte, i riccioli color del grano un po’ innevati, carezzar le tue mani e rannicchiarmi tra le braccia sode e forti, ascoltare la musica del tuo cuore, di quel tuo cuore generoso e ardente. in un attimo mi riprenderei quelle lacrime pietrificate che non so più versare, quei sorrisi spontanei che non so più sgorgare, quell’audacia che sola e sconfortata lascio ciondolare sulle strade dell’animo deserto.

Oh, se potessi aggrapparmi al vento per cancellare l’attimo che ci ha divise. Potrei adornare di teneri sorrisi il tuo volto, riempire di affetto caloroso i tuoi occhi, di rose profumate le tue mani, vestire di sole splendente ogni tuo futuro istante vitale.

Oh, se potessi mamma,  farti arrivare quel grazie per esserci ogni giorno, vedrei il tuo sorriso nell’infinito illuminare  il mondo!

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bydif

 

 

Resurrezione

pasqua

Suono di campane,
voce che trasvola sul mondo,
canto che piove dal cielo sulla terra,
nella città sorda e irrequieta,
e nel silenzio dei colli
ove, nel pallore argenteo,
le bacche d’olivo maturano il dono di pace.
Suono che viene a te,
quale alleluia pasquale,
a offrirti la gioia di ogni primavera,
a chiamarti alla rinascita;
a dirti che la terra rifiorisce
se il tuo cuore si aprirà come un boccio,
che ripete un gesto d’amore e di speranza,
levando il mite ramoscello
in questa chiara alba di Risurrezione!

Gabriele D’Annunzio

fiore di pesco

bydif

Il giorno del silenzio in arte poetica

Il Sabato Santo, incastonato tra dolore gioia, è il giorno segnato da un profondo silenzio; silenzio di Dio denso di sofferenza e di pesantezza della sua apparente sconfitta, ma anche di attesa di quella speranza centro di meditazione e fede che in ognuno suscita sensazioni e trova espressione diversa, talvolta solo di pensiero, talaltra di immagini, talora di parole in versi che distinguono varie sensibilità artistiche nonchè di ispirazione dei sentimenti del messaggio :

-Giovanni_Battista_Tiepolo_074

L’ORA SESTA

Il sangue scorre da la bionda testa
coronata di spine, lungo il viso,
e asconde ai fili l’ultimo sorriso.
Urla la folla e ondeggia. È l’ora sesta.

Guardate intorno, voi che fate festa

e schiamazzate per averlo ucciso!
Il velo del gran tempio s’è diviso:
s’apre la terra e mugge la tempesta.

Mirate! Il ciel si schianta, il sol s’oscura,
sfolgora il lampo, rumoreggia il tuono;
grida al delitto e freme ogni creatura.

È l’ora nona. Dal divino trono

il Padre placa, a un cenno, la natura,
e pace ai peccatori offre e perdono.

Franco Berardelli

masaccio

Pianto della Madonna

O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio,
o figlio, chi dà consiglio
al cor mio angustiato?
Figlio, occhi giocondi,
figlio, che non rispondi,
figlio, l’alma t’è uscita,
figlio della smarrita.
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio bianco e biondo,

figlio, volto giocondo,

figlio, perchè t’ha il mondo,
figlio, così spezzato?
Figlio, dolce e piacente,
figlio della dolente,
figlio, che ti ha la gente
malamente trattato!

Jacopone da Todi

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Calvario

Al Martire Divino hanno le braccia
robuste dei carnefici innalzato
sul patibolo infame, e nella faccia
insanguinata e smorta,
fissa lo sguardo ognun, tetro e feroce

Non una sola voce
di pietà, di rimorso o di rimpianto;
non un sospiro, un pianto,
tra quella turba sul Calvario accolta!

Sol la natura ascolta,
sol la natura freme,
e spezza pietre, e fa brillar nel cielo
rapidi i lampi, mentre il vento geme.

Fugge trepida allor quasi smarrita
nella nebbia incombente
la spaurita gente;
e tra il rumor del tuono
s’ode un bimbo che chiede: Perché o mamma,
l’han crocifisso s’era tanto buono?

Giovanni Ricci

Crocifissione_di_Botero

SABATO SANTO

Ritornavo: morìa sabato santo.
M’ero stancato i suoi piedi a baciare;
su quei piccoli piedi avevo pianto
le insensate mie lacrime più rare.

Movevan negri nuvoli lor manto

lacero su ‘l baglior crepuscolare
di primavera; l’aer tutto quanto
echeggiava di reduci fanfare.

E il brulicar pasquale, e un repentino

odor di terra smossa con la brezza,
tra case alte accigliate, da un giardino,

pareanmi, tra il bruciar de le mie cave

mani, una mia seconda fanciullezza
accompagnare d’un sorriso grave.

Francesco Gaeta

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PER IL SABATO SANTO 1953 

A Nando Fabro

Il gallo s’è sgolato per millenni.
E Cefa ha pianto. E dondolò dall’albero
lo scheletro dei Giuda. Balza fuori,
rovescia sopra il tetro nostro suolo,
o Signore, la pietra che Ti chiude.
Te Risorto presentono nei solchi
turgide gemme e pallidi frumenti.
Ripercorrono ansiosi i Due di Emmaus
l’antica strada. E là Maria di Magdala
nell’orto attende che Tu la sorprenda.
Hora est jam: il tedio e il lamento
vano, che noi tardi di cuore a credere
a guardia riponemmo del Sepolcro,
un Tuo urlo disperda, o Tu più forte
d’ogni morte, Gesu: de somno surge.
E gli Angioli, alleluja, e le campane
Annuncino alleluia, che Tu ritorni.

Per domani, Signore? Oh, da domani
s’inizino, coll’alba, i giorni nuovi,
alleluia, viso Domino. Alleluia!

Gherardo del Colle

crocifissionemedina

Il giorno del silenzio è il giorno della vergogna dei discepoli per essere fuggiti e d’aver rinnegato il Signore. Traditori, incapaci di far fronte al presente e al futuro di quei segni che inizieranno a scuoterli a partire dalla Domenica con il racconto del sepolcro vuoto e le apparizioni del Risorto.

Ma il giorno del silenzio è anche il Sabato di Maria, che con la sua forza d’animo di madre vive nelle lacrime l’attesa della Potenza Divina che risuscita e sorregge ogni  speranza umana di riscatto, di risalita nelle difficoltà dal buio “inferino” alla luce del trionfo trascente.

Nella luce del cielo turchino Buon sabato Santo !

bydif

…..

le immagini, a partire dall’alto, sono opere degli artisti::

-Giovanni Battista Tiepolo; Masaccio;Giotto di Bondone;Botero;Cimabue;Medina-

 

Sei andato tanto all’improvviso

fabrizio frizzi

Sei andato tanto all’improvviso in quel cielo lontano e misterioso amico a portare con garbo il tuo sorriso
da lasciare al sole del mattino il cuore stordito e la mente vagare incredula fra le righe dei quotidiani a cercar di ritrovarti
forse per aggrapparsi al desiderio che fosse un brutto sogno di uno sbaglio di penna
forse perché si è sempre impreparati ad accettar anche temporaneamente di separarsi da un sincero amico con il quale tante serate hai condiviso
forse per carpire all’apparenza reale che non può essere finita senza una frase di commiato, un abbraccio, una stretta di mano cordiale, un respiro d’ avviso per una partenza così tanto radicale da lacerar violentemente il risveglio da chi è sempre stato un signore, un giovane assai gentile e beneducato
o…o forse per confidare che ancor rigoglioso ragazzo Fabrizio sei li, sei li a comunicare con la solita franca gaiezza che stasera potremo incontrarci e insieme da amici invisibili l’uno all’altro combattere fianco a fianco una battaglia vitale che precocemente non ti allontani da chi tenacemente ami, non ti strappi dalle braccia la piccola Stella, non tolga anzitempo, come hai detto Tu, la missione di padre.
Sei andato tanto all’improvviso in quel cielo lontano e misterioso volto amico ma con i tuoi modi garbati hai lasciato alla famiglia, agli amici, al tuo pubblico, la luce di occhi e sorriso, luce che oltrepassa i recinti, illumina tutto e mai estingue una vita.

frizzi f

La vita è meravigliosa”
é vero Fabrizio, ovunque la si viva!
bydif

Caro papà

bimbo siriano

Carissimo papà,

Stamani, guardando la foto del papà siriano, con in valigia il suo bambino che dorme pacifico e tranquillo come fosse in una culla ovattata, nel mentre lascia la sua terra e tutto il vissuto a causa di violenza mi è venuto un groppone alla gola e uno sdegno da non dire verso taluni idioti riformatori di sacrali vincoli .

Non so se dal tuo mondo etereo dell’immenso azzurro si vede quanto succede in questo carnale piccolo recinto terrestre e nemmeno se è possibile scorrere con gli occhi o ascoltare criteri logici o idiozie circolanti. Se puoi, sai già che quella foto è emblematica e contiene le tante le ragioni che offrono uno spettacolo ne bello da guardare ne piacevole da udire e tantomeno da propalare se si ha un minimo di cognizione dell’essenza del creato. Ci sono guerre orrende che si consumano nell’indifferenza con persecuzioni celate, traffici umani obbrobriosi, fiumi di popoli sconvolti e confusi e fiumi di denaro che entrano in poche tasche e fiumi di parole senza coscienza che corrono più veloci del lampo che sgomentano e fissano concezioni di mutamento fallosi in equità sociali e ancor più in significati di valori e di patrimonio del genere umano. Se puoi papà, ben sai che fra tutto il guazzabuglio liquido intellettuale che scivola vogliono farti sparire. Vogliono che ti rinneghi per abbracciare una filosofia di vita collettiva in cui non esisti come entità genetica distinta che mi ha dato la vita. Vogliono dissolvere dalla mente di figlia il concetto di padre in “bontà” di una beota presunta ghettizzazione di certuni procreati in non so quali modi. Vogliono che dalla mia bocca non esca papà, ma un multiuso produttore di embrione per adeguarlo a un sistema d’insieme collettivo di entità fisiche mutabili, scambiabili e senza una natura di ruoli chiari percepibili. Mi è triste papà riscontrare una tale assurdità! Ancor più il non comprendere il fine di eliminare il termine papà, la pietra miliare generativa di ogni essere umano, bello, buono, brutto o cattivo che cammina in questo recinto terrestre sospeso nello sconfinato galattico. Come faccio papà a scacciare da mente e cuore una paroletta che al solo pronunciarla mi figura il tuo volto, il sorriso, le mani, le parole, i gesti. Mi dispiega una quotidianità che mi ha sorretto, consolato, consigliato accompagnato nella crescita con tanto amore e dolcezza. Mi narra tutto un vissuto passato insieme nella gioia e nella sofferenza, nel magro materiale e nel lusso spirituale, nel trovarsi e perdersi per necessità estemporanee, nel camminare fianco a fianco in silenzio e nel discutere animatamente su argomenti di vita, di pensiero, di principi e di decisioni esistenziali che tanto mi è servito a formarmi come donna, come madre come cittadina di un globo che gira? Come faccio papà a considerarti una sorta di caso che ci accomuna e non un uomo preciso che mi ha concepito condividendo emozioni, amore, intenzioni con la donna scelta per costruire insieme l’avvenire, una famiglia, spartire un destino nella privacy e in comunità ? Spiegamelo tu papà che sei nel luogo di verità come capire e accettare una siffatta illogica. Io mi arrovello ma proprio non ci riesco a recepire un sistema vivendi che mi demolisce i fondamenti padre-figlia, mi toglie la parola patrimonio di un fisionomia, un profumo, un insegnamento, un legame indissolubile al tempo e alle scelleratezze umane di pretesto, più discriminatorie dei discrimini che vuol eludere. Capisco che in confronto alla drammaticità che emerge e denuncia la foto di padre con figlioletto in valigia non è la cosa peggiore che può capitare nel corso dell’esistenza rinunciare a chiamare papà mio e non Carlo o tizio e sempronio. Sarò tarda e fuori moda ma non riesco ad abdicare a babbo, papà, paparino che tanto mi evoca nella mente e tanto mi colma di benessere mistico e morale.

In verità Papà, come mi hai insegnato, a essere intellettualmente onesta com me stessa, non voglio accettarlo. Proprio non ci sto a sopprimere una paroletta che nessuno insegna ma tutti a pochi mesi dell’esistenza articolano guardando un volto, ascoltando un respiro, afferrando una mano ruvida e calda.

Ti guardo papà. La foto è un po’ scolorita ma il tuo sorriso no. Quello è vivo, carico di infiniti momenti navigati insieme che hanno fatto e fanno la nostra storia di papà e figlia. Oggi, in dimensioni diverse proseguono e sono altrettanto belli, pieni di affetto, riconoscenza, significati di radici inestirpabili. Guardarti, papà mi trasmette una gioia immensa. Parlare con te ogni giorno mi riempe di fiducia e sicurezza. Ma è nel suono di papà che recepisco la consapevolezza dell’indistuttibile, l’essenza della vita, l’intensità di una attenzione infinita, l’armonia di un meraviglioso collegamento animico sinfonico che oltrepassa i confini della materia e riempe di letizia.

Anche se nell’attuale profano tutto si evolve così in fretta quasi da toglierti il respiro e tutto marcia in tale velocità e in così tante direzioni sbalestrate da non lasciar spazio e modo a riflessioni di salvaguardia ne di significati profondi ne di rispetto sacrale della vita nel creato, per mia fortuna, davanti alla tua foto papà tutto si ferma e rientra in una dimensione di valori solidi e concetti chiari di continuità di una stirpe, una cultura, un coraggio saggio di discendenza di sangue identificabile che mi permettono senza doverti “scartare o ribattezzare la genesi” di affrontare la realtà liquida dell’oggi. In fondo al cuore ho ben nitida la certezza che mi sei accanto e guidi i passi come fossero i primi e posso fregarmene di essere obsoleta agli occhi cecati di modernisti negativi.

Grazie papà di avermi dato la vita e di esserci sempre.

Però, prima di lasciarti con un bacio e augurarti ultraterrene delizie mi viene da chiederti: a me risulta che per essere presente sulla terra tutti, pure i robot hanno un “papi”che li ha concepiti, ma tu da lassù sai se quaggiù c’è qualcuno venuto alla luce senza il seme di un papà? In un modo o in un altro come sempre avrò da te risposta papà!

Un abbraccione in spirito di eco amorevole.

Dif

0padre e figlio

Natale si avvicina

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Natale si avvicina

in piazzetta non si avverte la solita euforia

piuttosto si respira un’aria di vecchia malinconia

Manco la vetrina ammicca con aria sbarazzina

ti mostra qualcosina tanto per dovere

e nemmeno la commessa ti serve con piacere

anzi, anzi ti guarda assonnata e scocciata

neanche fossi la prima cliente sgarbata di giornata

che entra a scarabattolare per dare un’occhiata.

Che dire poi della mercanzia proferita.

In malo modo ammucchiata

ha  un’aria così sbiadita da sembrar usata e riciclata

Natale si avvicina

sui marciapiedi pieni di rossi zerbini

la gente passa e guarda, ripassa e riguarda

ma come avesse timore di un incognita che la sovrasta

a comprare non s’azzarda.

C’è chi gira da straniera bislacca

stringendosi al petto una vecchia casacca

chi invece con l’occhio distratto

cammina guardingo come un gatto che sta per mangiarsi un ratto.

Sotto la galleria addobbata da lucette a cascata

la gente gira, gira, va su e giù come se non ci vedesse più

o fosse strabiliata da tanta pochezza mostrata.

A una commessa sbadata una signora impettita domanda :

dove trovo il muschio, la ghiaia, la statuina di gesso della lavandaia?

Neanche se avesse chiesto la luna

quella, la guarda perplessa, irride, scuote la testa.

Natale si avvicina

ma l’aria che si respira è stonata

sa di gente frastornata e pure un pochetto abbacchiata

tutto rimira e rigira con faccia schifignata

e per non farsi considerare una campagnola pitocca

parlotta, si sfrega naso e mani sussurra torno domani.

Natale si avvicina

La gente gira, sospira e guarda ma…

a comprare un cacio non s’azzarda

manco il carrello prende al supermercato

per 4 uova, un l. di latte, 1kg di farina

qualche costina di lattughina strappata con aria furtiva.

un cestello basta e avanza.

Una mela, una clementina?

osa una depressa commessa con la treccina.

No, grazie, son roba da regina, eca una signora ben vestita!

Natale si avvicina

Nella galleria addobbata non manca l’aria allunata

manca l’arzilla vecchina con la sua gonfia sportina

il sorriso felice di una qualunque bambina

la mamma dall’aria gagliarda che compra e beata ti guarda

manca il giovane dallo sguardo malizioso e pure un po’ sfizioso

l’operaio baldanzoso e l’impiegato ambizioso

la giovane imparruccata e la professoressa gratificata

Natale si avvicina

La gente gira e ammira con le tasche piene di brina

per una politica scriteriata spergiura d’essersi impegnata

passa e ripassa davanti ogni vetrina

sospira la tredicesima andata a far compagnia  alle bollette sul tavolo di casa

stanca siede sconsolata sulla panca sovraffollata

a sognare nel Natale che si avvicina una magia

per acquistare la speranza di una nuova prospettiva.

natale si avvicina-

…  impressioni pre-natalizie..girando  in un villaggio mercato non lontano dal mio paesello…

felice attesa

bydif

Amica mia

africa 2

VORREI

AMICA MIA

NON PARTIRE

VORREI

AVVINGHIARMI ALLA TUA MALIA

UBRIACARMI DEL CALORE CHE T’AVVAMPA

SPOGLIARMI

SVOLAZZARE SINUOSA

RAMPICARE LA CORRENTE RITROSA

VORREI

TUFFARMI

NELL’ACQUE SPIROSE

AVVOLGERMI

NEL VENTO SALIENTE DALLE CAVITA’ VITROSE

ALEGGIATO

IN VERDI SCIACQUII

DA UN OCEANO INDIANO FATATO

VORREI

NON SPRECARE ATTIMI PREZIOSI

EMPIRE L’ANIMA MIA DI SUONI IMPETUOSI

SOPORIRE

I VAPORI VOLUTTUOSI DELL’ ATALANTINO

IN CIMA ALLO SPERONE PALADINO

GRIDARE ALL’ECO

TRASLOCA IL MULINO

DEL CUORE

NEL REGNO FORASTIO DEL DESIO

VORREI

ROTANDO LO SGUARDO

ABBRACCIARE LA FORESTA LUSSURIOSA

VALICARE

I CANCELLI DELL’ORDINARIO

INEBRIARMI

DÌ VITA ANTICA MISTERIOSA

PELLE FUMIGATA DA SOLI COCENTI

SUDORI ARDENTI SPALMATI IN DIAMANTI

PIOGGE VELIERE

SERRATE TRA ROSACEE SCOGLIERE

VORREI

ESPLORARE LE VISCERE VULCANE

INCONTRARE L’IGNOTO UMANDIO

LASCIARTI SENZA ADDIO

VORREI

CIRCUNNAVIGARE IL MARE CHE T’ABBIGLIA

CARPIRE L ’ENERGIA DI TERRA AMICA

CHIUSA

IN SUOLO OCARINO DÌ FATICA

SFERZATA DA RUGGITO D’ONORATO CRINIERO

BARRITO TONANTE MORZO D’ AVVENTURIERO

SFIORATA

DA PETALI DI FRONDE NERE

BAMBINI BALZELLANTI SU GRANI STRANIERI

SCROSCIATI DA INSODATI SENTIERI

QUAL FIORI SINGOLARI D’ABBAGLI SENSUALI

GIUNTI DA PARADISI ANCESTRALI

VORREI AMICA MIA

ANDARE LONTANO SENZA MALINCONIA

CAVALCANDO I TRAMONTI INFERINI

ARCHETIPI FUOCHI USURPATI A DEI ALATI

INFIAMMATI DA CIELI SCATENATI

VORREI

IN TUA COMPAGNIA

SALTARE NEI PRATI SCONFINATI

SAZIARE I DESERTI DESOLATI

PIANTARE UN FIORE NUOVO D’ARMONIA

LASCIARE UN PIZZICO D’ANIMA MIA

VORREI

PORTAR CON ME LA TUA MAGIA

CULLARLA OGNI MATTINA

DESTARLA

SUL PETTO ANSANTE D’AMORE E MERAVIGLIA

BLOCCARLA NEL PUGNO

SCOLPIRLA NELL’OCCHIO

RITROVARLA

NEI CASSETTI DELLA MEMORIA FRESCA DÌ SAPORE

SCORRAZZARLA IN OGNI DOVE

FIN QUANDO

EVAPORANDO IN STELLA

RICADRO’

LUCCICANDO SU LINFA DI FOGLIA

SDEBITANDO’ IL FAVORE CON VIRTU’ DI CIGLIA

AD AMICA PRODIGA CHE M’EMPI’ DI GIOIA

e.r

africa

Grazie Lucy!

dif

Lady Diana: Una stella di prima grandezza

Lady-Diana

A guardare la foto su si potrebbe pensare: che c’è di strano da mostrarla?
è solo l’immagine di una mamma strafelice di divertirsi insieme ai propri figli !

Vero, è una mamma sorridente con i figli, il fatto è che è una principessa, è Lady Diana e i ragazzini dal sorriso smagliante di gioia sono i principini William e Harry, figli dell’erede al trono d’Inghilterra. Poco cambierebbe tuttavia al guardare l’immagine se quella mamma principessa oggi non può fisicamente ne carezzare ne abbracciare e divertirsi con quei ragazzini. La mano invisibile di agosto del 1997 nell”ultima sera, come fosse una farfalla l’ha “catturata” in un tunnel di Parigi e portata con se.

Son passati 20 anni da quella sera di Parigi in cui drammaticamente la luce terrena sparì dagli occhi di Lady Diana e un enorme dolore entrò nei cuori dei figli, allora adolescenti William e Harry e sconvolse tantissimi, in ogni parte del mondo. A distanza, volendo dedicare a questa principessa un pensiero, è difficile trovare e scrivere parole che non siano già note. Prima e dopo quel 31 agosto, è stata fulcro di attenzioni e di esplosive rivelazioni. Di questa donna, madre e principessa, con credito e discreto, luci e ombre, moralismo e cinismo in migliaia e migliaia in ogni angolo del mondo hanno scandagliato i meandri di psiche, indole e comportamento, creato buchi neri, detto e ridetto cercando di inghiottire immagine e memoria. Prima e dopo la tragedia, gossippari rivistaioli, fotografi scooppisti, lingue velenose, divulgatori traditori, scrittori rivelatori, violatori di privacy, l’hanno rivoltata come un calzino per strapparne segreti e fragilità. In tutti i modi e le maniere più o meno corrette è stata offerta sui media come “cibo” prelibato a voci commenti, opinioni, lucri. Esposta a mo di trofeo di conquista di assolute verità su vita e morte da questo e quel salotto confidenziale, da questo o quel presunto amante, maggiordomo, conoscente e…Insomma da quando la Favola pubblica di lady Diana iniziò non si contano coloro che l’hanno sezionata, smembrata, ricostruito su libri, in documentari e tutto quello che si può ciò che pensava, immaginava, desiderava, mangiava… e quasi fosse un cristallo trasparente descritto e informato il come era dentro e fuori.
Già come era veramente nel profondo dell’essere Diana? La mamma dal sorriso espansivo e fragoroso. La donna complessa che girava il mondo, carezzava i bimbi malati, incontrava Madre teresa di Calcutta, andava in campi minati? Ecchi lo sa. Nessuno. Chi dice di saperlo mente spudoratamente. Per quanto taluni hanno bombardato di averlo scoperto e spettegolato ai quattro punti cardinali del globo, la principessa Diana chi era veramente se l’è tenuto ben stretto e portato con se. Dove? Dove la verità è e non può essere. Nel mondo chiaro e cristallino come i suoi occhi, dolce e gioioso come il suo sorriso, sconfinato come il cuore generoso e altruista.
Evocando il suo ricordo, quello che si può dire di Diana, senza cadere nella retorica è che era prima di tutto una donna vera e capace di esteriorizzare le emozioni senza reticenze. In molti hanno detto che era fragile e contraddittoria se non addirittura senza alcuna personalità stabile e concreta. Puifff puiff, falsità da quattro soldi.
È che Diana Spencer era un anima libera. uno spirito altruista e aperto all’affezione che entrava con disinvoltura negli altri e li conquistava.
E’ che Lady Diana sapeva guardare oltre il palazzo e andare oltre le ragioni della propria convenienza.
E’ che Diana era una stella, non una qualunque stella, una stella di prima grandezza e destinata, nel firmamento dell’esistenza, alla visibilità. Chi la voleva o la vuole invisibile si illude. Possedeva un fascino che scuoteva l’indifferenza e accentrava l’attenzione. Un carisma luminoso e irraggiungibile con un nucleo enigmatico che solo certe stelle hanno. Diana Invisibile? Impossibile! In quel suo faccino paffuto e sorridente, di principessa da fiaba strappacuore, era evidente quanto il sole che si sarebbe fatta luce nel mondo Aveva negli occhi una luce, una energia elettrizzante che “bucava” e in un modo e nell’altro quella energia esplodeva e la consacrava a un destino di ribalta mondiale. Ah, se Carlo avesse scrutato i suoi occhi! Avrebbe visto che dentro avevano un faro stellare particolare che la rendevano unica nel suo genere e che mai Lui poteva ne gestire ne spegnere a suo piacere.
Demolire l’immagine di Diana? Impresa impossibile a chiunque perché quel suo cuore per quanto può risultare contraddittorio conteneva in se un qualcosa di trasmissibile esclusivo che inondava e affascinava. Il suo segreto? Un umanità vera, un amore incondizionato verso i fragili, un anelare a equità, giustizia e armonia, un palese altruismo senza fini e scopi egoistici, un mostrare se stessa con difetti e virtù, un mai nascondere per convenienza emozione e passione. Debolezze? Certo. Ma chiunque l’avvicinava percepiva che erano integranti alla personalità, producevano attrattiva, seduzione, coinvolgimento.
Da che la principessa Diana ha chiuso gli occhi al sole terreno per aprirli a quelli del sole eterno son passati vent’anni ma è come fosse ieri tanto è viva nell’immaginario collettivo, tanto è amata, discussa e tanto, tanto fa paura a chi allora era scomoda da negare un attimo di tempo a memoria che neanche la faccia pubblica si salva! Eppure..
Paradossalmente son proprio quelli che più Le devono! Se attualmente la corona è salva, forte e popolare come non mai lo devono a Diana che si è fatta amare dalla nazione e oltre senza riserve, riaccendendo la sfocata immagine pubblica e innovando l’idea popolare di regno e regnanti. Quantunque freddezza e ingrato annullo di memoria sono miserrime quisquilie inutili, non scalfiscono la dimensione gigantesca raggiunta dalla figura di Diana, forse, suo malgrado, cedendo la vita.
Diana era e rimane una stella di prima grandezza con una luce irraggiante inesauribile. Anzi più dicono, annebbiano, smemorano, più Lei brilla, risplende, si radica e come un grandissimo albero del mistero universale espande il fogliame, allarga l’ intensità delle tenebre a chi la vuole espellere dal suo ruolo terreno di principessa, mamma, icona di stile e di sentimento.
D’altronde se è entrata in tanti cuori, e vi rimane , il suo essere di donna sicuramente celava un magnetismo carismatico, un qualcosa di unico e speciale difficile da extrapolare e ancor più da esporre in modo verace al piazzame in cerca di morbosi inediti speculativi su lady D.
Oggi, certuni gnorrano e volutamente si mantengono a distanza da quella principessa, da quella madre dal sorriso contagioso. E’ sterile! Ci sono i figli, i suoi amatissimi principi Williams e Harry. Non più ragazzini smarriti in una improvvisa tragedia ma consapevoli. adulti dentro una storia di vita. E Loro non dimenticano. Come ogni figlio al mondo non possono dimenticare la madre, la luminosa stella che li ha generati, che amavano e amano nel profondo e troppo presto è andata a brillare altrove lasciandogli in eredità l’umanità senza pregiudizi.

w e h
Oggi, quei due ragazzi-uomini , Williams e Harry, soffrendo, con garbo e dignità, soli, tanto soli da suscitare tenerezza, son principi mica esseri insensibili e senza sentimenti, loro omaggiano la luce di quegli occhi , il sorriso di mamma, soprattutto Loro rispettano l’esistenza, breve ma incancellabile di una donna. Purtroppo anche costretti a difenderla dal facile sciacallaggio divulgativo della sua essenza femminile, dallo stravolgimento falsificativo della sua anima di donna.
Eppoi, oggi c’è il popolo. Popolo che non dimentica. Silenzioso l’omaggia con un fiore. un bigliettino, un raccoglimento, una preghiera. C’è la gente del mondo che ha sognato e si è innamorato di quella principessa, di quella stella magnetica.

by dif

Quella stella di prima grandezza, LADY D, mi piace ricordarla così: umana!

Princess Diana greets patients and visitors while

……

le foto le ho prese dal web e ringrazio le proprietà.

Ripensando

 ora sisma
Ripensando a un anno o giù di lì…
Il cielo è terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca che scende giù dai monti sibillini accarezza la pelle, l’orologio del San Pellegrino coi suoi rintocchi marca il tempo. Nel borgo la vita scorre placa e regolare. Nelle strette stradine il brusio scivola dalle finestre aperte e lieve, come freschi torrentelli, sfiora le case addossate, le porte annerite dal tempo, i gradini sbrecciati, i cocci di gerani, menta, basilico erba cipollina. In questa sera estiva niente turba i pensieri, i sogni a occhi aperti, i desideri, i progetti per l’indomani. Tutto è così solito, rassicurante, avvolgente pacioso che te ne staresti seduta sul ripo a goderti la quiete ascetica, i profumi pungenti, il silenzio profondo e misterioso, i profili nitidi e suggestivi abbracciata alla notte, finché l’aurora ti sfiora, il sole riapre il giorno e riprendi il solito via vai della vita. Poi…Poi… chissà da dove un boato sbrana la dolce quiete e t’assorda. T’arriva una violenta quanto inaspettata zaffata che ti fa oscillare come un pendolo impazzito, ti sgretola la terra sotto i piedi, ti scaraventa su tegole, mattoni, ferrame, urla, lacrime, suoni ermetici, cumuli e cumuli di macerie. Tutto ribalta, sconvolge, ruba la magia e l’incanto dello ieri e negli occhi sbarrati da paura e sbigottimento dissolve ogni traccia di un oggi o di un domani e in turbinio di polvere materializza un enorme punto interrogativo. Un punto interrogativo senza domanda che diventa sempre più grande, sempre più grande a ogni sussulto della terra. Tanto grande che ti ceca la vista e blocca il cervello. Nell’essere tuo niente più obbedisce alla ragione. Con la lingua secca, la parola che manca, l’orecchio rintronato da rimbombi ignoti, i piedi non vanno ne avanti ne indietro. La terra trema, tu tremi. Trema e sussulta e sotto gli occhi inebetiti, come tessere di un domino impazzito, una dietro l’altra le case crollano, gli animali scappano, la luce della sicurezza capofitta nel buio e nelle viscere fluisce solo quell’angoscia che come un mostro perfido abbranca e stritola tutto il vissuto fino a quell’istante. Ogni punto di riferimento sfoca, il conosciuto frantuma, impalata a stoccafisso a quel suolo che sussulta una voragine di panico ti inghiotte. Poi…poi l‘orologio non rintocca, l’ora, la mezz’ora, perdi il ritmo, la prospettiva bilica, entri in una dimensione assurda. Colline, valli, prati, borghi, volti mulinellano senza identità. Strade e ponti s’ammassano sui rupi, i telefoni s’ammutano, i mezzi non circolano. Voci indistinte si rincorrono, si accavallano, qualcuna strattona, qualche altra spinge, altra consola. Una donna senza età scruta le mani, una suora a terra cerca la sua corona, un fratello si trascina un fratello, l’adagia piano, per non svegliarlo, sotto un albero e poi veloce corre da un altro, un altro, un altro. Un cane guaisce, qualcuno lo chiama, un bambino bianco da sembrare un angelo, vaga, cerca papà e mamma tra pietre sconnesse, porte divelte, bambole rotte, indistinti cumuli di chissà quali volti, di chissà quali storie, non piange, chiede e domanda. La terra trema, emozioni, speranze e sentimenti confusi s’aggrovigliano, volti seri e mani affannose, cercano, scavano, trovano, piangono, sussultano con la terra, non si arrendono, scavano, scavano, battono il tempo la fatica, strappano al buio fiaccole di vita. Qualcuno felice le ringrazia, altro muto le guarda, altro implora quelle mani abili di quei volti sconosciuti di scavare e trovare, il resto cigola, sospira, prega, s’appella alla Madonna. La voce circola, lo strazio arriva lontano, c’è chi appronta lumini e chi si mobilita. Taluno parte, accorre, giunge e senza sosta soccorre e salva; talaltro arriva ciarla, fotografa, racconta e intralcia; altro dettaglia, rassicura, organizza, ripara e sazia; altro gira, ti guarda contrito, promette, stringe mani, non muove e sai già che non muoverà un dito, ma ai flash narra tutt’altra storia. Nomi e nomi si cercano, si chiamano, corpi inerti sì allineano, nomi e nomi si stampano, si piangono, qualcuno li conta, qualcuno a chi resta giura e spergiura che sarà lesto nel ridargli ciò che ha perso, altro accusa e ricusa ogni colpa del disastro Poi…poi nonostante tutto il tempo transita, viene l’autunno la terra trema ancora e fa passo all’ inverno, tutto s’agghiaccia e le promesse vanno in letargo, la primavera fiorisce le lacrime, i prati si colorano di promesse mancate, le polemiche di rimpallo vanno all’estate e le macerie sotto il sole cocente son tutte lì che ti guardano. Poi…poi una bella fiaccolata, qualche parola di circostanza e una grigliata di facce tostate che passa sotto il naso e ti fumiga l’odorato. Ripensando a come hai passato un anno o giù di li senza più niente di certo e concreto, con ancora addosso la paura che a ogni scricciolo sobbalzi, con ancora negli occhi quel turbinio di sirene, di muri crollati, di tanta, tanta brava gente silenziosa che aiuta, rischia la vita, conforta e incoraggia, con ancora volti, occhi straniti e voci stentate t’accorgi che, malgrado sciacalli, mercenari della parola e ammassi di macerie che cuociono al sole anni e anni di sacrifici e di vite, l‘estate cammina.
È sera, la vita nel borgo lentamente transita. Il cielo è sempre terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca scende giù dai monti sibillini e accarezza la pelle stanca. Seduta sul ripo, a contemplare la natura, ripensando, la notte mi balla quel punto d’incognita che allora, nella violenza dei sussulti, del tremare brutale della terra, mi spaventò, nel mentre era solo il punto variabile sospeso su ogni esistenza Certo, è un punto che non avvisa, arriva e cambia radicalmente la vita. se poi è un terremoto logico che terrorizza. Alzo gli occhi su, su e al biancore di luna l‘orologio di San Pellegrino fisso su quell’ora, quei minuti mi spiaccica un polverone di rammenti e comprendo che devo essere grata al fato. Ripensando devo, anzi ognuno del borgo oltre il caso deve un grazie, un grazie di cuore a quegli eroi in divisa o volontari in camicia che silenziosi hanno agito e caparbiamente scavato, cercato, tranquillizzato. Ripensando, ripensando la sera è diventata notte. Una notte così gradevole, carica di mistero, di magia, di auspici di inizi che mi affascina. Seduta sul ripo resto incantata a guardarla e nel silenzio eremitico della montagna aspetto l’alba.

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Un dolce pensiero a tutti!
bydif

Andando con…

andando con

Sotto Il Sole Splendente

O La Luna Che Occhieggia

Col Vento Che Sferza

O Il Mare Che Rumoreggia

Andando Con Me Stessa

Sempre Trovo Me Stessa

Non Quella Di Facciata

Quella Variegata

Che Trova Il Buono E Il Bello In Ogni Cosa

Non Si Piega Agli Sgarbi Del Destino

Manco Se Le Dà Un Pappino

Da Frantumar Il Monte Cervino

Ama E Odia Con Tutta Se Stessa

Perdona Ma Non Cancella L’offesa

È Indolente Allo Stare In Compagnia

Incita E Trascina Gli Amici Alla Follia

Apatica Al Gaudio Di Ricchezza

Si Turba Per Una Conchiglia Persa

Glaciale A Critica Gretta

Onora Ogni Virtù Negletta

Spietata A Propria Debolezza

Sorride Di Altrui Leggerezza

Andando Con… Me

Di Corsa Assorta O Furiosa

Tra I Sassi Le Sterpaglie O Le Folle

Sotto Le Stelle La Pioggia O La Tempesta

Sempre Trovo Me Stessa

Non Quella Docile E Convenzionale

Quella Ribelle E Controcorrente

Che Trova Il Silenzio Attraente

E La Ciarla Deprimente

Giammai Si Flette Per Compenso

Ne Si Incurva Al Pensiero Coercio

 Si Inchina Solo Al Verdetto Del Tempo

Andando con ..me

Trovo Quella Me

Fanatica Della Correttezza

Che S’infiamma A Cinica Spregevolezza

E Si Emoziona A Garbo E Gentilezza

Quella Che Senza Un Concreto Perché

Scruta Le Nuvole I Volti E Le Pozzanghere

 Incontra Le Risposte A Mille Domande

Mai Nega All’ Ispirazione Un Impeto Meditativo

Neanche Se La Carcera L’imperatore Divino

Che Salta I Fossi Dell’ovvietà

Per Abbracciare I Criteri Dell’immensità

Perdersi Nel Mistero Azzurro

Ritrovarsi Nel Comprendere Il Buio

Andando Con Me

Senza Fronzoli Lusinghe E Frontiere Mentali

Anche Tra Spine Affanni Crudelìe Implacabili

Disarmonie Incompletezze E Fantasticherie

Sempre Trovo La Vera Me

Chissà Perché

Se

Andando…. M’affianco A Te

Tutto L’intorno Si Nebulizza

E Trovo Solo La Me Fittizia.

bydif