Sinistri, sinistri

sinistri

Sinistri, sinistri. Sinistri a prescindere con effetto sinistro per antitesi refrattaria alla glorificazione esclusiva.

Ascoltarli?

Egocentrici speculatori del verbo, cercano sempre il plauso a ciò che dicono come se fosse oro colato per inanellare il comprendonio umano di quelle eccelse virtù da accettare tout court. Se osi, appena appena, un beo diverso negano l’evidenza, aggrediscono con una sequela di insulti che vanno dal beota ignorante, fascista, bugiardo populista, all’accusa denigratoria più offensiva, tanto che alla fine sei causa di tutti i mali che affliggono la società. In altre parole, sinistri imbevuti di arrogante superiorità autocelebrativa di virtù a senso unico, pedanti e “malati” di avversione all’altrui pensiero, veri usurai dell’occasione spregiativa dell’altro, pro-accumulo assenso da uffare anche santa sopportazione.

Più intollerabili di un topo che rosicchia un orecchio!

Leggerli?

Con quel loro comunicare sprezzante, altezzoso, auto-incoronante di unici e genuini incorruttibili coltivatori di ideali egalitari, ossia da migliori dei migliori esseri circolanti in cielo e in terra, garanti assoluti dell’onestà, autenticità pluralista, imparzialità giudicante, altruismo universale, divulgano un che di ossessivo, di assolutismo settario, di strombazzo indecente di possesso di corrette doti accusatorio, rabbioso a qualsiasi altrui considerazione, specchiano un divario ambiguo, quasi abissale tra ciò che pensano e ciò che sbandierano. In altre parole sinistri vili profittatori della circostanza che sconfessando i valori che spiattellano di personificare, smerciano livori e acrimonia antagonista e “sparano” frottole a vista da orridir lucifero.

Allarmanti quanto un insidia terrorista!

Incrociarli?

Col sorrissino stampato sulle labbra ti pavoneggiano da illuminati unti dell’intelletto dall’aura incontaminata splendente ogni sorta di bontà virtuosa di cui non si dubita. Se fai tanto di azzardare a guardalli in modo interrogativo prima ti azzannano con una giaculatoria espressiva canzonatoria, poi con gelido occhio cazzuto da massimi possessori della intelligenzia suprema ti scaricano una saetta caustica fulminante che bolla da cretino del paese.

Brr…!

Comunque li giri e rigiri, sinistri osannatori unidirezionali sputasentenze, strutturano il nulla, propagano scopi sospetti, predispongono al rigetto!

Sinistri, sinistri.

???

È conseguenza.

Gli invasati immodesti predoni di merito suscitano più avversione che attrazione!

Dunque, sinistri falsari di obiettività, ripetitivi spregiatori del contradditorio, sinistri nocivi a riverbero avverso?

Embè, disprezzare sempre gli altri, incolparli d’ogni nefanda schifezza, arrogarsi il diritto di censori d’etica, di santi campioni di “purezza” concettuale per accaparrarsi il predominio virtuoso è una tiritera di appropriazione indebita di qualità che arcistufa pure i sassi. Per cui…l’effetto è indubbiamente controproducente!

Mia nonna direbbe: ” logico, chi troppo se va lodando se sbroda a su danno “ o.. “il troppo storpia”! Ovvero sinistri vanesi, immodesti autoperfetti, sinistri boomerang per repulsa dell’ego al perfettivismo stucchevole!

A pensarci…un “Dio” è ottimo per il cielo. In terra … meglio un imperfetto, sa più di umano simile!

sinistri sin

Buon fine settimana!

Bydif

Tutti i Santi

i santi

Un giorno celebrativo di tutti i beatificati, conosciuti e sconosciuti. Un giorno per rendere onore e gloria a tutti quei uomini e donne che attraverso il loro vissuto si sono conquistati un posto di grazia nell’eterno giardino del cieli. Persone semplici e virtuose o complesse e tormentose che non si sono arrese all’evidente del male terreno ma hanno cercato l’altrove. Un giorno di festa dedicato alla santità umana, di riconoscimento collettivo a tutta quella moltitudine di ogni tempo e luogo che con umiltà o anche irruenza ha cercato di ascoltare la parola di Dio e di metterla in pratica; che ha scelto il martirio piuttosto che l’adattarsi alla doppiezza; che ha seminato integrità, giustizia, misericordia; che ha errato ma in silenzio ha trovato animo e forza di riscatto. Dunque una festa di legittimazione divina a tutta quell’umanità che nella società del materiale egoismo temporale fittizio ieri come oggi  appare una nullità perdente e invece nel trascendente è vincente.

Tutti i santi” è un day rischiaratore, di gioia, di fiducia, di futuro, di auspicio, di insegnamento che non è mai troppo tardi e impossibile intraprendere un luminoso cammino che anche se non porta a essere Santificati di sicuro evita di precipitare negli abissi infernali. Un saint day per vivere in sintonia animica con il celestiale.

Giotto-Di-Bondone-Last-Judgment-detail-4-Cappella-Scrovegni-Arena-Chapel-Padua-

Lieta giornata!

….

la festività dei Santi ha origini molto lontane risalenti ai druidi. Nata come festività pagana agricola, per celebrare la separazione della natura dal periodo di crescita e rigoglio , da quello di inerzia e stallo. Nel  tempo ha subito un processo storico culturale religioso passando da celebrazione pagana a sacra .

Abbiate la decenza

polit

Gialli, rossi, bigi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, verduzzi, accozzatevi pure in un governino ma almeno abbiate la decenza di non prenderci per cretini cianciando che l’amalgama è un immolazione per salvar il Paese da caracolli che ci farebbero sprofondà negli abissi della miseria nera. Nella indigenza ci siamo già e se riusciamo a sopravvivere con un minimo di dignità non lo dobbiamo certo alla vostra pifferaia abnegazione governizia, lo dobbiamo esclusivamente al nostro concetto di rispetto a se e agli altri che ci impedisce di capitolare, alle nostre braccia, gambe e ingegni che si ostinano, ogni dì, a non farsi impiombare dalla commiserazione. Abbiate la decenza di non insultarci blaterando che ragioniamo con la pancia e non siamo in grado di comprendere il vostro evincere di testa. Testa…Puifff.. all’incirca di…! Abbiate il decoro di tacere la motivazione di tanta quacchera al “martirio” governizio, anche il gatto randagio che staziona sotto casa ha compreso che altra è la ragione di cotante vocazione altruista. Abbiate la decenza di non subissarci di dissertazioni convincitorie di perché e percome vi autoflagellate per appaiarvi in un esecutivo salvaplebe dalle urne imminenti. Volete accordarvi? Fatelo, in democrazia è lecito, ma abbiate la decenza di non giustificarvi che vi siete costretti per evitar cataclismi alla nazione. Abbiate la decenza di ammettere che tutta la cagnara per appaiarvi è una commedia ad uso e consumo dei simpatizzanti di questo o quel colore, una messa in scena per camuffare il vostro fittizio senso della garanzia democratica, una disonorevole ridicolaggine travestita da sacrificio virtuoso. Abbiate la decenza di mai più rimpinguarci di merito, correttezza, lealtà, verità, buonsenso. Soprattutto di mai più argomentare di principi morali, onestà intellettuale, valori ideali, contenuti lineari, etica sociale. Perché? Perché dal predicar al volgo al razzolar nell’aia parlamentizia c’è un divario incolmabile! È lampante anche al gatto che la reale molla di tanto sproloquiare coscienza responsabile al salvizio della collettività nazionale da elezioni anticipate scassa ire europee è la paura. Paura che se quella scatta vi sloggia dalle “onorevoli” siedarine. Comodissime siedarine imbottite di potere istituzionale ben remunerato che…toh.. guarda com’è il caso… ottenute proprio dai quei cretini logica pancia e butta a ortiche l’intelletto.

Accomodatevi pure, rossi, gialli, bigi, verduzzi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, a baloccarvi in partite comprimi tua convinzione, bendati occhi, tappa il naso e metti in tasca derivato ma…conservate memora…un bluff tira l’altro…e prima o poi…di bluff soccombi.

Intanto di sapere l’accozzo governizio di quali duali colori  lastricherà i marciapiedi del popolo sovrano, quando fa comodo, cretino quando non fa pro a mantenere la conveniente siedarina, auspico che l’accozzo governizio, se ci sarà, ma sicuro ci sarà perché gli “onorevoli” a casa non ci vogliono andà, almeno conservino la decenza di non distruggerci il divertimento giornaliero di affaticarci a sopravvivere con dignità!

colorgoverno
bydif

Non So

2- 2

Volto

Aura

Essenza

Se Vieni Dal Mio Passato

Non So

Se Vieni Dal Mio Futuro

Non So

Se

Sei

Presente Animato

Di Mondo Parallelo

Di Certo

Sei Cantore Lirico

D’un Tempo

Rimatore

Iridio Di Pensiero

Mantra

Esploratore

In Attinenza

Al Sogno Karmico

Tasto Orbitato

Novellato

Amico

Cyber Sidereo

Che Esporta Genio

Antropo

Gioca Col Vento

Il Sole Il Tempo

Impressioni Valigia

Arcobalena

Tastiera Messaggera

Anima

Dolce Blogsfera

Volto

Aura

Essenza

Per Me

Nik Name

Duplicata Anima

Senza Frontiera

Sei

Persona Vera

IMG-20151026-WA0001

e.r.

È il 1 Maggio

Oggi è il 1 Maggio festa del lavoro e dei lavoratori. In tanti hanno scritto inni e poetato su questo giorno di festa e riposo meritato da passare in allegra compagnia perché come scrisse il grande cantautore G. Gaber il 1 maggio, non è un qualunque giorno, ma è :“il nostro giorno

1 m

Un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Un garofano è spuntato d’un sol colpo fra le dita

ma sicuro che sbadato oggi è maggio che ci invita

ad unirci fino a sera per la nostra primavera

forza amici in allegria questa nostra festa sia.

Un giorno per chi vive nel lavoro

un giorno per chi spera nel futuro

un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Via di corsa tutti in piazza tutti fuori ad applaudire

c’è persin la mia ragazza sotto il sol dell’avvenire

Le officine oggi son vuote dorme il tram nel capannone

rosso maggio le tue note della strada son padrone.

Un giorno per chi vive nel lavoro

un giorno per chi spera nel futuro

un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Questo giorno è tutti i giorni tutto l’anno vi è racchiuso

primo maggio tu ritorni a dar forza a chi è deluso.

Questa festa è una gran festa non ce l’hanno regalata

su leviamo alta la testa noi l’abbiamo conquistata.

Un giorno per chi vive nel lavoro

un giorno per chi spera nel futuro

un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta ……..

….è il nostro giorno è il primo maggio.

G. Gaber

Quando Gaber scrisse “il nostro giorno” era il 1965. Da allora molte cose son cambiate in tema di lavoro e lavoratori. Alcune in meglio certe altre in peggio. Quel che trovo stupefacente nel leggere i suoi versi è l’attualità. Vero che era un geniale poeta e come tutti i poeti elargitore di emozioni senza scadenza ma in questa composizione è un cantautore  lungimirante!

il nostro giorno

In questi giorni ovunque locandine di invito  a incontri, raduni,  concertoni per festeggiare il 1 maggio come emblema di conquista, di stato sociale, diritti, lavoro e lavoratori ma…Ma da quando questa festa è stata istituita in Italia, 1891, è passato più di un secolo, purtroppo non sembra passato un giorno se quel che qualcuno poetava in “stornelli d’esilio”per tanti “giovani cervelli” o tante giovani braccia e gambe che non si rassegnano all’ozio vale ancor oggi:

O profughi d’Italia a la ventura

Si va senza rimpianti né paura

Nostra patria è il mondo intero

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Dei miseri le turbe sollevando

Fummo d’ogni, nazione messi al bando,

Nostra patria è il mondo intero

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta…

Dovunque uno sfruttato si ribelli

Noi troveremo schiere di fratelli.

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Raminghi per le terre e per i mari

Per un’idea lasciammo i nostri cari.

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Passiam di plebi varie fra i dolor

De la nazione umana precursori.

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Ma torneranno, o Italia, i tuoi proscritti

Ad agitar la face dei diritti,

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta.

Vale ancor perché… quei giovani di ieri  “andati senza rimpianti ne paura” lontano, obbligati a lasciare casa, amici e cari per dignità. Dignità di un lavoro, dignità di guadagnarsi da vivere, avere un autonomia economica, avere la possibilità di sfruttare capacità, competenze professionali, estro, manualità. Sono come quelli di oggi che non si sono adattati a stare a “morire” di inedia nel recinto del paesanello. Giovani che han guardato più in la, e han visto nel globo opportunità se non un destino migliore almeno di poter lavorar. Oggi, se quei giovani nel festeggiar in altro suolo la lor fatica hanno in “cor un pensiero ribelle “ come quelli di ieri ci sta. Eccome se ci sta.

39 1maggio

1 maggio, un giorno emblematico di festa e di riposo ma…Ma per come è nata la festa del lavoro e per come vanno le cose in tema di lavoro sul suolo nazionale, con tanti precari, sottopagati, costretti a inadeguati o umilianti lavori, o a “esiliare”,  per avere una occupazione inerente la competenza, o permetta di essere economicamente autosufficienti, è lecito domandarsi : ha senso festeggiare ? Forse ha senso per non arrendersi, sperare che il lavoro a corrente alternata diventi a flusso continuo, l’ectoplasma si materializzi prima di morire da barbone sotto un ponte o tra le lamiere d’un capannone. Forse non ha senso se precipiti da un ponteggio abusivo, l’ autosufficienza è un sogno, la dignità un delirio, la libertà di costruire il futuro un opzione. Forse… festeggiare il diritto costituzionale al lavoro ha sempre senso però… se ogni giorno per mangiare il lavoro te lo devi inventare…forse il 1 maggio è fuori tempo! l

lavoro

A parte le considerazioni auguro a tutti di festeggiare il 1 maggio in letizia. Soprattutto auguro di avere sempre un lavoro. Se poi è adeguato alle competenze, capacità, aspettative e idealità è ancor meglio ma più di tutto auguro un occupazione che  permetta di vivere, soli o in compagnia, con dignità!

bydif

..

Giorno della Libertà

25 aprile

A rigor di logica il 25 Aprile, giorno commemorativo della Liberazione dal giogo di belligeranza cruenta, dolorosa dispotica, fagociatrice di anime e corpi inermi, sterminatrice di vite, portatrice di ingiustizie, persecuzioni di donne, uomini, bambini, lacrime di madri, obbrobri umanitari irripetibili, dovrebbe essere la festa Nazionale che unisce tutti gli italiani. Ma… ogni anno per memorie corte o troppo impegnate a lustrarsi gli scarpini con la vita altrui o imbottite di idiozie assume contorni strumentali indecorosi che screditano un giorno fondamentale della storia d’Italia, soprattutto disonorano proprio la Memoria di coloro che generosamente han dato la vita per la libertà. Una libertà che nessuno di loro nel combattere ha inteso conquistarla per una pezzo di paese o per una cerchia specifica di italiani, e neppure nel morire ha rivestito di colori faziosi, distinguo, esclusivismi. Ognuno di loro ha combattuto con l’animo, la mente, il cuore con un solo fine: sgombrare dal suolo italiano gli orrori di una guerra amara e brutale. Ognuno ha mirato, sparato, pianto, pregato per riprendersi l’ autonomia di pensiero e azione. Ognuno ha agito, offerto, vita, sacrificio, dolore con la speranza di costruire un futuro pluralista, per tutti libero da soverchiatori. Oggi, polemizzare è confondere gli intenti primari di tutti quei valorosi, frazionare le azioni della resistenza per convincimenti politici. Soprattutto è tradire lo spirito originario, quel sussulto spontaneo che ha unito donne e uomini di ogni età, cultura, credo, aggregato aldilà di criteri egoisti per liberarsi da gioghi dittatoriali e guadagnare l’indipendenza. I diritti sanciti dalla Costituzione che oggi godiamo e ci permettono di decidere, fare, scegliere non provengono dal nulla ma dal sangue, da una cultura di solidarietà, di entusiasmo comunitario, di costruzione al dialogo, di partecipazione stimolante, di difesa quotidiana delle proprie radici e della dignità nazionale. Nobili e civili criteri che a ben valutare nel groviglio di tante polemiche, a torto o a ragione, oggi sono difficili da reperire. Nel mentre, per come vanno le cose attualmente, il buon senso vorrebbe che fossero in prima linea. Oggi, tutti dovrebbero, dovremmo riflettere sul merito complessivo della resistenza e smetterla di disputare una ragione aprioristica che quando non fa danno lascia il tempo che trova. Riflettere che la Resistenza è un realizzato concreto di storia del nostro paese. E’ una forma di lotta civile di Liberazione da ogni tipo di oppressione, valida per ieri, l’oggi e il domani. Riflettere che i valori ispiratori della Resistenza sono l’essenza della libertà che oggi ognuno gode per cui è necessario averli in memoria e tramandare senza se e senza ma. Riflettere che “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” per cui è bene…stare all’erta. Riflettere che in ogni tempo, per reagire a uno stato di fatto che giornata dopo giornata tiene prigionieri di paure, angosce terroristiche, rende apatici spettatori di manovre e contromanovre assurde , arroganti, indiscutibilmente allettate da un profit individuale, serve educazione alla autonomia mentale, alla dignità personale, all’aggregazione a un fine comunitario di indipendenza, al rifiuto all’abominio, alla ghettizzazione, all’ingiustizia. Son certa che a più riflettere e meno parlucchiare, magicamente il giorno della liberazione, prodotto altruistico, generoso della Resistenza di tanti donne e uomini coraggiosi oblativi, finirebbe di essere il memore da sciorinare a rintuzzo di polemiche rivendicative idiote. E, finalmente sarebbe un giorno di festa veritiero da restituire onore  a quei tantissimi donne e uomini, che ovunque c’era da opporsi e ricusare un sistema insopportabile miravano a resistere e resistere non per incensarsi in sfilate lottizzate ma per dar luce a una esistenza libera. 

2

Buona serata
bydif

 

Domenica Santa:

Sui passi di Gesù dalle palme alla Resurrezione:

Domenica Santa: Giorno della vita, del riscatto, della gioia

salvator mundi leonardo

nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

pasqua

Seguendo i passi di Gesù nel mistero pasquale…

con la  morte  libera dal peccato

con la  Risurrezione  dà accesso ad una nuova vita

31167-04-pinturicchioappartamentoborgiaresurrezionedicristoconpapaalessandroviinginocchiato

Gesù è risorto. Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra

ChristusSurrexit

FELICISSIMA SANTA PASQUA IN LUCE SPIRITO E GIOIA A TUTTI !

magritte

bydif

Giovedì Santo

Sui passi di Gesù dalle palme alla resurrezione. Peregrinazione nei 3 giorni Santi del mistero sostanziale della Sua passione.

Giovedì Santo: giorno del dono  dell’umiltà, della scelta.

leonardo

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”.

veronese ultima cena preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”.Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:26 bis juan de jjuanes ultima cena

“Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

ultima_cena-1

“Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!”. Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.Lc 22,14-23

25 bis ultima-cena-sieger koder-

“Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane,  e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.  Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore”. Corinzi 11:23-29antonello-da-messina-salvator-mundi

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue,non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e ilmio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» Gv 6,52-58).

300px-Jacopo_Tintoretto_-ultima cena

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Lavanda-dei-piedi-Duomo-di-Modena-Maestri-campionesi-sec.-XIII-XIV

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!».

GESU LAVA PIEDI durante ultima cena

Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti»Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».Quando ebbe lavato loro ipiedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».  Gv 13, 1-15

rupnik_lav_piedi

Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoidiscepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. “Anche i discepoli lo seguirono.
30 olivo

Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. .Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” –GV 18, 1,2.Lc 22,39,40.

3 cristo nell'orto olivi

 Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. 

Apparizione luca mombello

Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”.Lc 22,39-46)andrea-mantegna-orazione-nell-orto

E disse a Pietro: Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole.  E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».  E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.  E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.  Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.  Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina. Matteo 26:40-46

giotto bacio giuda)

Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?” Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni.  Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre”.

il-sassetta-cattura-di-cristo

Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”, 9perché si compisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”. Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?”

Cattura-di-Cristo-CaravaggioAllora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: “È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo”. (Gv 18, 3-14)

gerrit-van-honthorst-cristo-davanti-al-sommo-sacerdotein questo primo giorno del  triduo pasquale inizia il percorso doloroso di Gesù e come ci ricorda  papa Benedetto XVI: “GESÙ, SOLO E TRISTE, SOFFRE E GOCCE DEL SUO SANGUE BAGNANO LA TERRA. IN GINOCCHIO SUL DURO SUOLO, EGLI PERSEVERA IN PREGHIERA… PIANGE PER TE… E PER ME: IL PESO DEI PECCATI DEGLI UOMINI LO SCHIACCIA”

carl-bloch-cristo-deriso-da-un-soldato

In luce di amore cristiano

bydif

La dipanata del tempo

4 modified

Non illuderti ragazzo…

se prima non ti fori l’esistenza

ti corrodi in acque putride

sbatacchi la vita sulla via molesta 

anche il tuo il gomitolo si dipana.

Può darsi sui carri del sociopotere

o in quelli miserrimi delle miniere

Può darsi nelle selve del dovere

o in quelle fumogene sfaccendiere

Può darsi nelle strade giustiziere

o in quelle funambole biscazziere

Puo darsi in corsie ospedaliere

o in quelle sprinter garreggiere

Puo darsi sui cieli dei piaceri

o nei deserti solitari lacrimieri

Non illuderti ragazzo…

Ovunque sgomitoli la vita

o trascini le stanche chiappe

alla lunga senza riguardi

la dipanata consuma e ruga.

Può darsi ti risparmi il corpo

e ti scalfisca a sangue l’anima

Può darsi ti reticola la pelle

e ti leviga lo spirito ribelle

Può darsi ti tratteggi a acquerello

o ti solchi a sgorbia e martello

Può darsi ti ritocchi e rimodelli

ti trucchi a spatola e pennello

Ma neanche se furi cuore e cervello

eviti o cancelli l’aratro del tempo

Non illuderti ragazzo

Oggi irridi scansi e vitipuri

domani al disprezzo indifferente

ti specchi ripensi e l’anima t’aggiuri.

bydif
dipanata

“Il tempo è sempre maestro”