Abbiate la decenza

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Gialli, rossi, bigi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, verduzzi, accozzatevi pure in un governino ma almeno abbiate la decenza di non prenderci per cretini cianciando che l’amalgama è un immolazione per salvar il Paese da caracolli che ci farebbero sprofondà negli abissi della miseria nera. Nella indigenza ci siamo già e se riusciamo a sopravvivere con un minimo di dignità non lo dobbiamo certo alla vostra pifferaia abnegazione governizia, lo dobbiamo esclusivamente al nostro concetto di rispetto a se e agli altri che ci impedisce di capitolare, alle nostre braccia, gambe e ingegni che si ostinano, ogni dì, a non farsi impiombare dalla commiserazione. Abbiate la decenza di non insultarci blaterando che ragioniamo con la pancia e non siamo in grado di comprendere il vostro evincere di testa. Testa…Puifff.. all’incirca di…! Abbiate il decoro di tacere la motivazione di tanta quacchera al “martirio” governizio, anche il gatto randagio che staziona sotto casa ha compreso che altra è la ragione di cotante vocazione altruista. Abbiate la decenza di non subissarci di dissertazioni convincitorie di perché e percome vi autoflagellate per appaiarvi in un esecutivo salvaplebe dalle urne imminenti. Volete accordarvi? Fatelo, in democrazia è lecito, ma abbiate la decenza di non giustificarvi che vi siete costretti per evitar cataclismi alla nazione. Abbiate la decenza di ammettere che tutta la cagnara per appaiarvi è una commedia ad uso e consumo dei simpatizzanti di questo o quel colore, una messa in scena per camuffare il vostro fittizio senso della garanzia democratica, una disonorevole ridicolaggine travestita da sacrificio virtuoso. Abbiate la decenza di mai più rimpinguarci di merito, correttezza, lealtà, verità, buonsenso. Soprattutto di mai più argomentare di principi morali, onestà intellettuale, valori ideali, contenuti lineari, etica sociale. Perché? Perché dal predicar al volgo al razzolar nell’aia parlamentizia c’è un divario incolmabile! È lampante anche al gatto che la reale molla di tanto sproloquiare coscienza responsabile al salvizio della collettività nazionale da elezioni anticipate scassa ire europee è la paura. Paura che se quella scatta vi sloggia dalle “onorevoli” siedarine. Comodissime siedarine imbottite di potere istituzionale ben remunerato che…toh.. guarda com’è il caso… ottenute proprio dai quei cretini logica pancia e butta a ortiche l’intelletto.

Accomodatevi pure, rossi, gialli, bigi, verduzzi, ocraccini, violetti, cilestrini, arancini, a baloccarvi in partite comprimi tua convinzione, bendati occhi, tappa il naso e metti in tasca derivato ma…conservate memora…un bluff tira l’altro…e prima o poi…di bluff soccombi.

Intanto di sapere l’accozzo governizio di quali duali colori  lastricherà i marciapiedi del popolo sovrano, quando fa comodo, cretino quando non fa pro a mantenere la conveniente siedarina, auspico che l’accozzo governizio, se ci sarà, ma sicuro ci sarà perché gli “onorevoli” a casa non ci vogliono andà, almeno conservino la decenza di non distruggerci il divertimento giornaliero di affaticarci a sopravvivere con dignità!

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Ferragosto è anche altro

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E si, ferragosto è anche altro. Per esempio  il giorno in cui “lo Spirito Santo discese sopra gli apostoli in una nube, discese pure Cristo con una moltitudine di Angeli e accolse l’anima della sua diletta madre. E fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo mentre gli angeli cantavano il cantico dei cantici al punto in cui il Signore dice: “come un giglio tra le spine, tale è la mia amata fra le fanciulle” – che tutti quelli che erano là presenti caddero sulle loro facce. Poi la luce si allontanò e insieme con essa fu Assunta in cielo l’anima della beata Vergine Maria in un coro di salmi, inni e cantici”

Ferragosto è anche il giorno della donna vestita di sole, la vergine prediletta mediatrice tra cielo e terra, la madre  di tutte le madri  l’“ Assunta alla gloria celeste”. Quanti lo rammentano? Un tempo tanti! L’Assunta era una festa rituale di grande gioia. Preparare e prepararsi ai festeggiamenti per Maria l’Assunta, era la festa dentro la festa! Per l’Assunta il lavoro si accantonava e per andare a Messa ci si vestiva più che per andare a un ballo con l’innamorato. Si imbandivano tavolate, con amici, parenti e talvolta vicini. Insieme si scherzava, si rideva, si facevano fuochi si cantava, ma tutto era svolto e fatto in onore dell’Assunta. 

Oggi… a giudicare …uhm… è tutt’altro.. Eppure per i cristiani dovrebbe essere un giorno da passare in armonia con se stessi e gli altri in quanto esprime l’ultimo dono di Cristo alla Madre, per ringraziarla della sua massima disponibilità a collaborare con Lui all’opera della glorificazione di Dio, alla Misericordia e Redenzione del genere umano. E, se è vero che quello dell’Assunzione è un privilegio concesso a Maria di anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza di suo Figlio. È altrettanto vero che Maria è il privilegio anticipato concesso da Dio. al genere umano! Perchè Maria, la donna del Magnificat, il capolavoro di Dio è la porta del cielo.  Quindi per un credente il 15 Agosto  non può essere solo un giorno di bisboccia profana per ricaricare le batterie e scrollar di dosso le angustie. deve essere anche, soprattutto altro. Magari un giorno di serenità, letizia, dolce compagnia senza scordarsi di Maria. Magari per ricordarsi che non siamo fatti solo di materia e passare un giorno simbiotico per dire grazie a Maria, l’Assunta  madre che in ogni umano frangente c’è sempre e sempre ci sarà per ogni suo figlio terreno in necessità.

 Con un caloroso augurio a tutti di lieta giornata e a chi lavora  doppio!

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SAN LORENZO : le leggende più o meno misteriose.

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Il X agosto, nella mia città di origine si ricorda con tante manifestazioni religiose e culturali la barbara morte di SAN LORENZO e si rivivono con altrettante manifestazioni folkloristiche le leggende più o meno misteriose che si riferiscono al supplizio del Santo. Per me  sono importanti e sacrali.  Mi riportano alla mente un festoso mondo di bambina vissuto con gioia e spensieratezza tra sacro e profano insieme alle persone che in quel momento rappresentavano certezze, speranze, affetti, futuro e che oggi sono introvabili, disperse dagli eventi della vita o salite in vette inviolabili. Per questo la mia memoria le conserva e ogni anno per non disperdere un patrimonio popolare cerca di rievocarle con l’entusiasmo che accese la fantasia di fanciulla, nonché recuperare volti, odori e sapori che altrimenti il tempo scolora.

Come detto, varie sono le leggende più o meno misteriose che si riferiscono al martirio del Santo.

Quella più nota racconta che il cielo ad ogni anniversario della morte di SAN LORENZO  per ricordare all’umanità che malvagità e crudeltà continuano a martirizzare gli innocenti piange copiosamente. Le lacrime mentre scendono si tramutano in minuscole fiammelle come quelle che si staccavano dalla graticola  e cadevano qua e là.

In altra versione la “pioggia” di lacrime, sottoforma di scie luminose, stigmatizza il ritorno sulla terra di quelle salite al cielo durante il supplizio del Santo. A chiunque guarda il cielo e si associa al dolore del santo viene concesso in premio l’avverarsi d’un desiderio, sia se lo esprime apertamente sia se per virtù lo tace.

Invece dalle mie parti si narra che i lucciconi o scintille di fuoco saliti al cielo ritornano sotto forma di stelle filanti per significare la speranza del trionfo sulle malvagità umane o anche l’avverarsi di un aspirazione sincera. Speranza che si trasforma in certezza esprimendo l’ambizione contandole mentre solcano la volta celeste.  A volte le stelle filanti, dette anche capelli d’angelo tanto son belle, brillanti e inverosimili, però scendono così in fretta da render difficile contarle e allo stesso tempo formulare un desiderio. Questo perchè solo a pochi è concesso il previlegio. 

Tra le tante narrazioni quella che sento profondamente è la leggenda della stella . Secondo i tramandi, ogni 10 agosto il cielo apre le sue porte segrete e per tre giorni rovescia sulla terra la “granella”stellare. Ossia tutte le lacrime di orrore e dolore versate da una stella  mentre guardava S. LORENZO sulla graticola, ardere tra le fiamme e invece di gemere diceva sorridendo ai suoi aguzzini : “…GIRATEMI DALL’ALTRA PARTE…SONO COTTO…  MANGIATEMI “ Quelli furibondi lo fecero a pezzi e gettarono i suoi resti alla plebe affamata. Da allora, ogni anno, il giorno della sua morte, chi si sdraierà sotto la volta celeste sopra a un lenzuolo bianco dopo essersi purificato, bagnandosi sette volte la fronte con acqua cristallina o immergendosi in mare o in una fontana, se avrà l’animo sincero e addolorato come la stella non solo potrà vedere le sue lacrime ma potrà raccoglierle sotto forma di minuscoli granellini. I granellini conservati in un sacchetto diventeranno una protezione che li salvaguarderà dal fuoco, dalla ferocia e dall’ingiustizia.

Un’altra tradizione racconta di un soldato romano che mentre assisteva alle torture del santo sui carboni ardenti nel momento che spirava raccolse con uno straccio le gocce di sangue e grasso che colavano dal corpo del Santo. Lo portò al paese di Amaseno dove tuttora è custodito. Ogni 10 di agosto dallo straccio misteriosamente colano  gocce di sangue. Naturalmente si ritiene sia  il Sangue di S. Lorenzo. Credenza vuole  a chi si reca a vederle, con nel cuore dolore e rigetto per ogni forma di tortura e male, il Santo concede un Miracolo spirituale.

Però la leggenda che più mi affascina rievoca le anime senza sonno che vagano nella volta sconfinata del cielo e ogni 10 agosto, fra le dieci e la mezzanotte, tornano in terra sotto forma di meteore lucenti, e, a chi riesce con lo sguardo a intercettarle ed a seguire il loro percorso concedono l’avverarsi di qualunque desiderio ritenuto impossibile. Quello più accreditato è riuscire a vedere ciò che c’è oltre l’umano conosciuto, tuttavia da mantenere segreto, il rivelarlo scatena una serie di fuochi che “bruceranno” le anime. 

C’è poi una narrazione popolare poco risaputa che associa il fenomeno delle stelle cadenti, visibili tra il 10 e il 13 agosto, ai “tesori” che Valeriano pretendeva da San Lorenzo e che lui portò davanti al crudele imperatore, cioè i poveri. Secondo la tradizione le scie luminose che solcano il cielo non sono meteoriti o pulviscoli di stelle, in realtà sono le anime di quei poveri e di quelle altre beneficate in vita da Lorenzo che a ringraziamento si radunano e insieme sfrecciano in cielo diventando luminose per rendersi visibili ai “bisognosi” in terra in modo da poter, a loro volta, beneficare con parte di quel “tesoro” ricevuto dalle mani di san Lorenzo. Come e a chi? Per il come guardando il cielo in quelle tre notti! Per il chi, a chi sospira un favore, chiede un alleviamento alla sofferenza morale e corporale, si sente solo e abbandonato, desidera un amico, ha un desiderio sincero da realizzare, coltiva una speranza di mutamento esistenziale. Naturalmente il “tesoro” che ognuno riceverà non sarà volgare, come oro, pietre preziose, denaro, ma sarà mistico, cioè di luminosa energia che accenderà la fiammella introspettiva che guiderà mente, o cuore, o azione alla risoluzione sospirata entro un anno!

Ma la leggenda più misteriosa narra che ogni stella che ognuno riuscirà a scorgere in cielo da san Lorenzo all’Assunta ha un messaggio ultraterreno che gli rivela a condizione di essere predisposto a recepirlo senza alcuna riserva di cuore e di mente. Il messaggio può essere diretto e indiretto. Se è diretto deve accettarlo anche se al momento lo lascia perplesso o ritiene incomprensibile in quanto successivamente comprenderà lo scopo che risulterà sempre a suo favore. Se è indiretto deve fare in modo di trasmetterlo senza creare panico o suscitare reazioni incerte o di scetticismo, il che è più difficile in quanto a volte è per un altra sola persona, a volte per più, altre per l’intera collettività. In generale per quest’ultima riguarda un indicazione ad abbandonare progetti egoisticamente volti all’ottenimento di soddisfazioni immediate per sintonizzarsi con quelli ampi dell’universo  governati verso il conseguimento del benessere generale evitando dannose collisioni e conflitti tra il genere umano. 

Ovviamente quella legata alle stelle cadenti del 10 agosto sono il mito di San Lorenzo. Da secoli affascina le anime romantiche e persiste a ogni latitudine ne ll’attrarre a volgere l’occhio al cielo per vederle. Con curiosità, sogni, speranza o fede? Poco importa!. L’essenziale è il vivere una magica notte estiva sotto un cielo stellato attorno a un fuoco le cui lucciole si dice  vagando nel buio dell’immenso raggiungono   cuori e anime in pena,  tristi e dispersi,  infiammarli di amore, fede, speranza, poi salire, salire,  unirsi alle stelle, brillare in eterno. 

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Chi era san Lorenzo? Un giovane nato a Huesca, in Spagna nella prima metà del III°sec, d C. Approdato a Roma, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e integrità di costumi tanto che Papa Sisto II lo nominò Diacono della Chiesa con l’incarico di sovrintendere all’amministrazione dei beni, cioè custodire le offerte e provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove. Con tale mansione Lorenzo divenne molto noto. Il 6 agosto del 258 nelle catacombe di San Callisto venne catturato dai soldati dell’Imperatore assieme al Papa Sisto II ed altri diaconi. A differenza del Pontefice e degli altri diaconi che subirono subito il martirio per decapitazione Lorenzo li per li fu risparmiato. Non per benevolenza ma secondo la narrazione in quanto risaputo essere custode dei “tesori” della chiesa. La tradizione racconta che poi a Lorenzo fu promessa salva la vita se avesse consegnato entro tre giorni tutti “i tesori” . Lorenzo promise di consegnarli. Ma…ma dopo tre giorni si presentò dall’Imperatore Valeriano, che gli aveva imposto la consegna dei “tesori” della Chiesa, alla testa di un corteo di poveri, vedove, orfani e ammalati dicendo “Ecco i tesori della chiesa”. L’imperatore irritato gridò: “Come hai ardito beffarti di me? Ah, tu brami la morte. Però non credere di morire in un istante. Io prolungherò i tuoi tormenti!” Detto ciò, Valeriano ordinò che Lorenzo fosse posto su una graticola di ferro rovente ed arrostito lentamente. Bensì valeriano non sapeva che nel cuore di Lorenzo ardeva un fuoco, un fuoco ben diverso da quello che brucia le carni! Un fuoco che arso il corpo da una parte, chiede al carnefice di rivoltarlo, e giunto all’estremo limite con volto sereno dice: “ la mia carne è cotta abbastanza, ora potete mangiare.” Confermando il suo servizio di carità e di integrità il 10 agosto dell’anno 258, il giovane Lorenzo divenne uno dei martiri della prima cristianità di Roma. Un santo tra i più venerati. Tante le chiese e cappelle erette poi in suo onore. É protettore di tutti quelli che per mestiere hanno a che fare col fuoco.

particolare del supplizio di san lorenzo del tiziano

M’assomiglia assai la luna!

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M’assomiglia assai la luna.

È capricciosa quanto basta

per farsi desiderare

e mai ingabbiare.

È sognante e romantica nell’amare

con dolcezza e fantasia per non

rimanere indigesta e stantia.

È imprevedibile e incostante

come una passione fulminea e bruciante.

Si fa piena e vuota come il borsellino

nello shopping al grande magazzino.

Eccita l’ immaginazione quanto una stella

ma se s’alza storta fa impallidir cielo e terra.

Cresce come l’entusiasmo per un look fantastico

cala appena da mettersi ha il solito straccio.

Zuccherina tonda, più frittata gialla che palla

incipriata rosata o bluette maculata

se non le garba eclissa o a falce taglia.

Star vanesia sol di notte si esibisce

all’alba non sai mai se resta o sparisce.

M’assomiglia assai la luna.

Lattea come vergine madonna

o rossa come dama in collera

non è astro non è pianeta

se vuoi ammirarla devi stare col naso all’aria

o passeggiar sul tetto da sonnambula.

È strana e inafferrabile quanto un illusione

volubile e bugiarda quanto una canaglia

lusinga quanto una torta alla panna. 

M’assomiglia assai la luna.

Si specchia e si fa bella attrae e giocherella

brilla affascina conquista poeti cuori e vista

poi t’ammolla in soda caustica.

M’assomiglia assai la luna.

La mia poco ha di diverso.

Non orbita da satellite

tragitta indipendente.

Non è musa di fatata poesia

benché suscita qualche fantasia.

Non s’ammanta di nubi per gelosia

piuttosto si vela per ritrosia.

La mia luna non è eccezionale

addormenta e non fa sognare.

Tuttavia da sincera pazzerella

chiara o adombra che sia

spadella sempre l’altra faccia

e in magiche orbite allunaggia.

Eh si.

M’assomiglia assai la luna!

e.r.

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La luna, astrologicamente parlando è l’ astro dominante del mio segno. Sembra che in un modo o nell’altro nella personalità ho riflesse le sue caratteristiche. Non so se è per questo che la luna mi affascina. Se la scruto nei suoi vari momenti di fasi lunari, la guardo incantata specchiarsi nel mare, rotolar a palla verso la valle in montagna, giocare a nascondino o farsi strada tra le nuvole,  a volte mi par assomigli assai al mio  modo di essere. Mi sembra di guardar con poche differenze me stessa e questo mi sconvolge.

Buona domenica.

bydif

Non So

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Volto

Aura

Essenza

Se Vieni Dal Mio Passato

Non So

Se Vieni Dal Mio Futuro

Non So

Se

Sei

Presente Animato

Di Mondo Parallelo

Di Certo

Sei Cantore Lirico

D’un Tempo

Rimatore

Iridio Di Pensiero

Mantra

Esploratore

In Attinenza

Al Sogno Karmico

Tasto Orbitato

Novellato

Amico

Cyber Sidereo

Che Esporta Genio

Antropo

Gioca Col Vento

Il Sole Il Tempo

Impressioni Valigia

Arcobalena

Tastiera Messaggera

Anima

Dolce Blogsfera

Volto

Aura

Essenza

Per Me

Nik Name

Duplicata Anima

Senza Frontiera

Sei

Persona Vera

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e.r.

Il mio magico Luglio

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Il primo mese della seconda parte dell’anno, il secondo dell’estate nell’emisfero boreale, dell’inverno in quello australe, ai tempi di Romolo si chiamava Quintile mutato in Iulius, Luglio, in onore di Cesare che vi era nato forse il 13. Nel calendario gregoriano luglio è l’anonimo settimo mese dell’anno di 31 giorni, mentre per lo scrittore di fantascienza Frederick Pohl ne ha 32 uno in più. e per gli Squallor, un gruppo musicale demenziale degli anni 70, ne ha almeno 38. Beh, 31 , 32, 38 che sian i giorni, fantascientifico, fresco o torrido, il mio pensiero non varia, luglio è il “mio magico luglio” e non può essere altrimenti. Perché? Perché è il mese nel quale mi sento pienamente a mio agio, anche se nell’afa delle valli padane a dire il vero in certi giorni boccheggio e mi sento lessa come una soglioletta è in questo mese che posso ritrovare il mio contatto ancestrale, ricaricarmi di quelle energie cosmiche che la vita quotidiana mi ha inghiottito e posso ripulire il mio ego buttando alle ortiche le “infrastrutture” inutili suggerite dai desideri umani. Legittime per questa dimensione ma lontane anni luce da quella in cui vibra la mia entità migliore, quella nella quale lo spirito trova nutrimento essenziale, senza subire pressioni voluttuarie temporali. In un certo senso nel “mio luglio ” mi sembra che magicamente posso riplasmarmi esteriormente. Attingere dall’incorporeo per verticalizzare le aspirazioni del tangibile! Di solito a inizio mese profitto d’ogni occasione per riunire quelle parti di me che nel tran tran dei mesi precedenti si sono un po’ “scollate” Come un bravo artigiano restauratore appiccico i pezzi pendenti del mio involucro esteriore poi li lustro perbenino in modo da sentirmi fresca e rimessa a nuovo, pronta a sostenere le sfide esistenziali che ripartono dal giorno che son scesa su questo pianeta. Rielaborata materialmente dedico più tempo alla parte asceta. Rispolvero quei libri essenziali a farmi riflettere sul trascendente. Mi soffermo in solitudine a considerare quali progressi ho fatto per avvicinarmi alle vette nelle quali dimora l’essere divino, quello a cui devo l’esistenza in questa e nell’altra realtà. Cerco di riallineare lo spirito al mio ideale di perfezione metafisica, di entrare in comunione con l’assoluto che mi conforta e sprona in ogni situazione, consiglia quando ho una perplessità umana, ridona entusiasmo integrale per districarmi nelle vicissitudini. In ultimo mi prendo una bella vacanza, possibilmente al mare in luoghi pochi affollati, ancora incontaminati o in montagna dove ci sono cascate e torrenti, comunque dove posso passeggiare e stare a contatto con la natura e il mio elemento naturale: l’acqua. In realtà, sentire il suo rumore, vederla scorrere, giocarci mi rinvigorisce come niente altro è in grado di fare, soprattutto quieta i miei bollenti spiriti di donna un po’ guerriera e determinata un po’ tenera e bizzarra.

In poche parole il “mio luglio magico ” in primis è  il mese che numera il tempo del percorrere esistenziale e stabilisce la ripartenza per una nuova avventura, e comunque è il tempo dell’anno che congiunge passato presente e futuro e prodigiosamente fa sparire “l’anticaglia” e apparire  la novità. Con la mia eccentricità fantasiosa e un po’ lunatica per caricarmi la mente di luce positiva lo ritengo  esclusivo. Tuttavia,  soprattutto  fatato. Si fatato come se  concede a tutti un giorno o più per scapricciarsi a piacere e perfino entrare oggettivamente nel suo habitat ideale per vivere un 32esimo giorno mitico e perché no anche un 38ettesimo un po’ “demenziale” per scollegare la logica da un trito maciullante pragmatismo che troppe volte tarpa le ali verticalizzanti dell’ essenza naturale e  spiaccica la freschezza interiore bambina giocosa.

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Delizioso mese di luce, calore e rigenerazione!

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Pietro e Paolo, distinti e identici.

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Pietro il pescatore e paolo l’illuminato. Due uomini differenti uniti da una convinzione. Due apostoli con missione terrena diversa eppur divina identica. Due pietre miliari del cristianesimo e della comunità cristiana. Due santi che tutto il mondo il 29 giugno celebra il trionfo trascendentale con uguale onore e venerazione. Pietro e paolo, due carismatici simbolo di percorsi di vita e fede diversi nondimeno equivalenti nell’essenza estrema.

Simone di Cafarnao, poi ribattezzato da Gesù Pietro, l’umile pescatore, rozzo, dal carattere impetuoso, verace, a volte fragile ma che ispirato dallo spirito santo per primo riconosce la natura soprannaturale di Gesù.“io credo signore che tu sei il cristo, il figlio del Dio vivente”. Pietro, scelto a farsi pescatore di anime, ad assumersi il ruolo difficile di rappresentare Dio in terra, a reggere il primato della universalità della chiesa ” E io ti dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto”.

Saulo di Tarso, poi Paolo, bello, raffinato, istruito, dal carattere determinato, inflessibile, ammirato e considerato oratore, feroce persecutore dei cristiani, “fulminato” sulla via di Damasco. Paolo, l’apostolo che da fanatico cacciatore soverchiatore di fede che cadendo da cavallo improvvisamente cambia completamente punto di vista e vita. Paolo, animato da una nuova certezza per me cristo è vivere” con la stessa determinazione, instancabilità del persecutore della fede in cristo, si fa apostolo evangelico universale di Cristo. Paolo, l’ apostolo delle genti.

Pietro e paolo, due uomini molto diversi con percorsi umani e spirituali altrettanto diversi ma al contempo convergenti in un unico punto, quello dell’amore certo e fedele a Cristo. Due uomini saldi e consapevoli di una via assegnata complessa e pur tuttavia ostinati a seguirne tutte le variabili per un fine: una chiesa plurale e unita.

La ricorrenza della solennità dei Santi Pietro e Paolo patroni di Roma nasce dalla tradizione che vuole i due giunti dalla Giudea a Roma nello stesso periodo e martirizzati lo stesso giorno, anche se in luoghi diversi.

Due santi distinti accomunati dal destino nel martirio, anche se alcuni storici ritengono che i due Santi non vennero martirizzati ne lo stesso giorno ne contemporaneamente e la scelta del 29 giugno si rifà all’antica festa divinatoria romana del Quirino celebrante i due gemelli Remo e Romolo.

Pietro arrestato, quale cristiano, portato sul colle vaticano condannato alla crocifissione, sentendosi indegno di morire come il suo amato Maestro chiese di essere crocifisso a testa in giù. Secondo una leggenda popolare il giorno del suo martirio i pescatori che escono in mare si imbattono nel diavolo che per rabbia scatena una tempesta terribile. Scaramanticamente il 29 giugno è difficile che un pescatore esca in mare. Tuttavia “ogni pescatore buono ha San Pietro per patrono”!

San Pietro è il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, pescatori e per via delle chiavi dei portieri.

Paolo arrestato e condannato a morte, in quanto cittadino romano ebbe, si fa per dire, l’onore della spada, cioè essere decapitato nei pressi delle “acque salvie”. Si narra che la sua testa mozzata ruzzolando fece tre rimbalzi da cui scaturirono tre fontane.

San Paolo  è patrono dei cordai, teologi, panierai, cestai, di chi si occupa di stampa, viene invocato per allontanare le tempeste, a salvaguardia di pericoli dei morsi di animali velenosi. San Paolo ha anche fama di “esorcista” o guaritore dei tarantolati.

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Due santi da cui trarre una grande ispirazione di vita quotidiana, san Pietro per  tutte le sue fragilità che comunque non gli hanno impedito di riconoscere la debolezza e
“saper far marcia indietro. ” Quo vadis, Domine?” “Torno a Roma per essere crocifisso di nuovo! San Paolo perchè anche inciampando si può scoprire che nulla vieta aprire gli occhi e cambiare stile di vita.

Felice serata!

bydif

 

Il “soffio” magico di San Pietro

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In questa notte che precede la solenne festa dei santissimi Pietro e Paolo in molti paesi, persiste l’antica tradizione credenza del ” soffio” magico di san Pietro.

Cos’è? Secondo una antica leggenda è un prodigio di San Pietro nel suo passaggio sulla terra da cui si trae una previsione annuale come dire un oracolo per intervento “magico”di San Pietro!

Come si realizza ? Con il soffio di san Pietro!

Quando? Durante la notte di vigilia della festa dei santi Pietro e Paolo poichè come narra tradizione San Pietro accompagnato da San Paolo passa sulla terra e per esprimere vicinanza ai fedeli compie la magia.

Cioè? Cioè soffia e…e fa apparire la sua barca !

Ovvero è credenza radicata che con un soffio San Pietro trasforma una chiara d’uovo in barca o  veliero che a seconda di come al mattino apparirà all’occhio svelerà se in arrivo ci sono tempi buoni o meno!

La narrazione tradizionale spiega che se la vigilia della festa dei Santi Apostoli, Pietro e Paolo, in un contenitore di vetro, bottiglia, caraffa, vaso, si versa, fino a metà, dell’acqua, si fa scivolare dolcemente la chiara di un uovo, si mette il recipiente all’aperto, sotto una pianta, sul davanzale di una finestra o un balcone, si lascia ai raggi della luna e alla guazza, al mattino, secondo la descrizione popolare dentro il contenitore magicamente si vedrà la barca di San Pietro!

Chiaramente è credenza che in base di come il soffio dell’Apostolo Pescatore forma la barca e le vele si ha l’indicazione oracolare sul futuro anno degli affari di tutta la famiglia compreso salute, abbondanza, lavoro, amori, fortuna.

Ovviamente la barca o veliero di san Pietro va interpretata. E qui sta il difficile. In generale più il veliero sarà bello e ben riconoscibile, avrà tante vele aperte e più promette una situazione generale ottima, con giornate di sole e piene d’ottimismo, piogge scarse. Un tantino meno distinguibile, con meno vele aperte assicurerà un annata discreta, con qualche imprevisto risolvibile, meno sole e più pioggia. Se apparirà un po confuso e con vele strette l’annata sarà assai piovosa e la situazione generale rimarrà più o meno la stessa. Se non si noterà affatto una barca allora si faticherà molto e si raccoglierà poco. Attenzione però, Il veliero a mezzogiorno inizierà a scomparire per cui “la sua lettura rivelatrice ” dopo non sarà più possibile.

Realmente com’è che un albume forma la barca di san Pietro? Per un fenomeno di cambio di temperatura!

L’albume, che ha una densità maggiore dell’acqua prima tende ad affondare; durante la notte con l’aria più fresca, l’attrazione della luna e la rugiada la chiara crea tanti filamenti e allo spuntar del sole, a mano a mano che l’acqua si scalda il bianco d’uovo filamentoso sale verso l’alto e nel risalire si apre a mo di vele.

il “soffio” magico di San Pietro in alcuni luoghi è più conosciuto come la “barca” in altri come barchetta o  Il “ veliero” di San Pietro.

Certo con la scienza si spiega il fenomeno ma…ma vuoi mettere la differenza di fascino che c’è tra prosaico e magico? È abissale. Eppoi se da tanti secoli resiste “l’è vero, l’è vero l’è arivà San Piero. L’è vero, l’è vero l’è arivà la barca de’ san Piero” un fondo di verità c’è.

Intanto che la notte avanza, San Pietro e Paolo passano e Pietro “soffia” la magia si forma,  a tutti auguro una notte di sogni fatati!

bydif

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Pietro e Paolo. Un po’ di storia:

La ricorrenza della solennità dei Santi Pietro e Paolo patroni di Roma nasce dalla tradizione che vuole i due giunti dalla Giudea a Roma nello stesso periodo e martirizzati lo stesso giorno, anche se in luoghi diversi. Pietro, il cui nome deriva dall’aramaico “kephà”, tradotto in greco “pétros” e significa “saldo come una pietra, roccia”. Pescatore diventato Apostolo di Gesù fu scelto come “roccia”su cui gettare le fondamenta della chiesa, di cui fu il primo papa. E’ il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, pescatori e per via delle chiavi dei portieri. Secondo la narrazione l ‘ venne crocefisso a testa in giù presso il circo di Caligola in Vaticano.

Secondo una antichissima leggenda popolare i pescatori che vanno in mare a pescare nel giorno della sua festa si imbattono nel diavolo che scatena una tempesta, per questo scaramanticamente molti pescatori il 29 giugno non escono in barca. Si dice anche che San Pé u ne veu un pe lê  – San pietro ne vuole uno per seo “ I temporali di San Pietro fanno tremare”. Tuttavia “ Ogni pescatore buono ha san Pietro per patrono” infatti lo invoca per “esorcizzare” trombe marine o battute di pesca tumultuose.

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San Paolo originario di Tarso , il cui nome Paolo invece deriva dal latino volgare paulus “piccolo” fu prima persecutore dei cristiani poi incontrò Gesù Risorto sulla via tra Gerusalemme e Damasco si convertì e predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. È da ciò che nasce il detto “fulminato” sulla via di Damasco. In base ai tramandi orali fu invece decapitato alle Acque Salvie all’Ostiense. Si racconta che il suo capo mozzato fece tre rimbalzi da cui sgorgarono tre fonti e successivamente vi vennero edificate tre chiese. Detto l’apostolo delle genti, è patrono dei cordai, teologi, panierai, cestai, di chi si occupa di stampa, viene invocato per allontanare le tempeste, a salvaguardia di pericoli dei morsi di animali velenosi. San Paolo ha anche fama di “esorcista” o guaritore dei tarantolati.

 Se il giorno di san Paolo è sereno godrem l’annata e l’abbondanza in seno. Ma se fa freddo guerra avremo ria e se nevica o piova carestia”

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Pietro il “pescatore” e Paolo l’illuminato. Due Santi, due pietre miliari del cristianesimo. Il 29 giugno con uguale onore e venerazione tutto il mondo celebra il loro trionfo trscendentle.

Alcuni storici però ritengono che i due Santi non furono ne martirizzati il 29 giugno ne contemporaneamente e che in realtà la scelta del 29 giugno è legata all’antica festa divinatoria romana del Quirino, celebrante i due gemelli Remo e Romolo.

Alcuni detti sui due Santi:

Chi loda San Pietro, non biasima San Paolo” tradotto “Chi ti loda in presenza, ti biasima in assenza”

Se piove a San Paolo e Piero piove par on ano intìero”

 

 

L’acqua odorosa di San Giovanni e…

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Ovunque la vita mi trasporta, la sera del 23 giugno, vigilia della festa di S. Giovanni Battista, notte magica per eccellenza dal tempo dei tempi in tante culture, non posso fare a meno di mantenere due usanze della mia terra d’origine, cioè in primis quella  dell’acqua odorosa  e quella  del falò. Per la seconda è facile, basta accartocciare qualche foglio di carta ai margini d’una strada, buttarci un cerino acceso e subito come recita la tradizione “ lingue di fuoco s’innalzano dal piccolo falò a rischiarar la notte fugando le ombre malefiche c’oscuran l’avanzar del  benigno dì ” Salto il falo’ tre volte per esprimere un desiderio o pensare ad un problema che mi assilla. Di solito si realizza entro il solstizio invernale, purché l’uno o l’altro non siano per scopi egoistici o vanitosi altrimenti accade esattamente il contrario. Come si dice “San Giovanni non vuole inganni”…

La prima usanza, quella dell’acqua odorosa non sempre è facile rispettarla, specie se sono in qualche località arida come il deserto. anche se  ho scoperto  che i Berberi celebrano questa notte. Perchè? Perchè occorre reperire petali di fiori e foglie d’erbe aromatiche fresche, sempre in numero dispari, depositarle in una caraffa con dell’acqua, esporle fino all’alba ai raggi lunari per far assorbire quelle energie positive del cosmo che solo al solstizio d’estate si propagano quando, il sole sposa la luna, il principio maschile feconda il femminile, l’elemento fuoco si allea all’elemento acqua, tutto il cosmo irradia energia annullando ogni maltempo”   e per raccogliere “le   lacrime di S. Giovanni ” chiamate guazza o anche perle. Ossia  la rugiada che si forma nella notte.

Al mattino, meglio se al momento dell’aurora, si immergono le mani nell’acqua profumata, si sfiora la pelle di tutto il corpo bagnandola partendo dalla fronte rivolta ad est in modo che i raggi solari la sfiorano, si ripete l’operazione per tre volte. Tale rituale, nell’immaginario popolare della mia terra, ha una grande importanza perché custodisce segreti effetti benefici:

Purifica liberando corpo e spirito da scorie negative accumulate nelle lunghe notti invernali – allegoricamente richiama il battesimo nell’acque del Giordano –

Ridona energia al fisico e alla mente, allontana pesantezza e affaticamento dovuti allo stress del quotidiano – esprime il vigore ardente della fede del Santo –

Elimina le impurità della pelle, rimuove i malesseri di testa e stomaco dovuti a cause nervose o imprecisate. – a S. Giovanni fu mozzata la testa-

Protegge da invidie e gelosie di avversari e concorrenti fino al prossimo solstizio. – riporta alla condanna del  Santo dovuta alla perfidia di Salomè

Nella tradizione più pagana, oltre a ciò, si coltiva la credenza che nell’acqua, scansando fiori e foglie prima di iniziare il rito del bagno, si vede il volto del futuro compagno di vita.

Esaurito il rito mattiniero, l’acqua profumata non va buttata ma filtrata e custodita in una bottiglia perché ha virtù lenitrici, eccezionali nei disturbi dovuti a infiammazioni e sfoghi cutanei come il fuoco di S. Antonio. Inoltre si conserva a scopo beneaugurante per la salute. – “ L’aqua de’ San Giuagne te proteije d’ognie malannje

Di solito l’acqua la conservo e l’uso una volta al mese per scaricare l’accumulo di energie sfibranti e per mantenere la pelle sana e levigata. Quasi tutte le mie amiche, anche le scettiche, fanno e usano l’acqua di San Giovanni.

A queste due usanze non ci rinuncio, forse per non perdere il legame atavico o forse… per quel” Sogno di una notte di mezza estate “ narrato da Shakespeare.

Comunque per onorare la terra che mi ha accolto con tanta generosità, e sentirmi vicina a un amico che oggi non c’è più, a queste due usanze umbre, ho aggiunto il rito indiano “Yakima” appreso in un corso di sopravvivenza in Pennsylvania, da indiani yankee, discendenti proprio della stirpe Yakima. Secondo il pensiero di questi nativi americani il piede esprime il legame con le cose e le situazioni quotidiane ed è la “centralina” del benessere psicofisico, per cui il rito si basa sul principio di scaricare l’elettricità negativa accumulatasi nella centralina energetica del sistema circolatorio che si trova nei piedi. In breve si tratta di far scorrere le cariche negative ammassate nel fisico da ansia, stress affaticamento ecc. in basso attraverso un atteggiamento posturale rilassato in modo da trasferirle nell’acqua o sul suolo, meglio se erboso. Ciò che rende più balsamico e vantaggioso il “ pediluvio” secondo la credenza è la sinergia > sole luna erbe acqua < combinata dalle onde planetarie che hanno depositato il carisma occulto nell’acqua o sul suolo erboso durante l’esposizione, notturna e diurna. Per inciso va detto che il piede al suo interno ha un groviglio di fili venosi e in oriente la “centralina” è chiamata secondo cuore o cuore perifericoin riflessologia plantare “spugna di Lejart ” mentre in psicosomatica rappresenta il nostro modo di reggersi nel mondo e di proiettarci nella realtà. Pertanto lo “Yakima” è più di un rito magico-esoterico, è una sapienza medica  riequilibrante  benefica all’essere. Certo vi sono tantissime altre usanze, tradizioni sacre e profane e superstizioni legate alla vigilia della festa di san Giovanni Battista, talune anche legate ai sabba e alla stregoneria, di cui si potrebbe dire molto anche se in gran parte le ho già postate.

Per concludere, in questa notte la magia di san Giovanni funziona come un capodanno, il cosmo si rinnova e ricrea dopo un capovolgimento caotico attraverso gli elementi primordiali GUAZZA – FALO’, acqua e fuoco,  simboli di purificazione e rigenerazione per eccellenza. Anche nel mio paese attuale giovani e meno si radunano all’oratorio e dopo mezzanotte vanno scalzi nei prati per sentire la guazza, accendono fuochi e festeggiano fino all’alba per non perdere il “ battesimo” del sole nascente. Mi associo.

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Buona “guazzata” magica e...e per assicurarsi da acqua e fuoco risultati positivi di luce irraggiante e beneficio ristrutturante basta crederci !

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