L’infiorata

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L’ infiorata, è una visione magica di solarità, bellezza, estro e splendore di infinite sfumature policromiche che te la porti dentro tutta la vita. Te la porti dentro perché è la gioia creativa conviviale e multicolore che sparge, riempe e tappezza strade e piazze di petali di rose, giglio, lillà, papaveri, fiordalisi ginestra, sambuco, margherite, calendula, orchidea selvatica, e di qualsiasi elemento naturale reperibile nel circostante che ispira e stuzzica la fantasia decorativa di improvvisati artisti o serve a provetti maestri dell’arte infiorante a dare un tocco di raffinata originalità alle composizioni o a sottolineare la propria capacità immaginativa. Perché è un insieme stupefacente di sacrale glorificazione popolare, di rito animico collettivo che con fiori del territorio, foglie, cortecce, terre, semi aromatiche e quant’altro suggerisce l’ispirazione crea “quadri” compone storie, raffigura, esprime, narra, trasmette. Perché è condivisione di ideali, testimonianza di fede, partecipazione, convinzione dai gesti semplici, variopinti e dai profumi intensi che ti penetrano fin nell’animo e non ti lasciano più. E si, l’infiorata è una visione sorprendente di capolavori floreali che non ti lascia e non ti abbandona e ogni anno, in questo periodo, si rinnova con tutta la sua forza . Si rinnova e ritporta in mente ogni dettaglio, ogni emozione vissuta prima partecipando al tappezio infiorante di strade e vicoletti del tuo paese, poi girando per piazze, strade e stradine dei paesi infiorati per ammirare l’inventiva policroma, scoprire tradizioni, gustare la festosità, lasciarsi invadere dal fascino espressivo di una comunità.

Perché si rinnova? Perché di solito nella prima metà di giugno cade la celebrazione del Santissimo Sacramento, o festa del Corpus Domini.

Che centra? Centra perché l’infiorata è il suggestivo scenario realizzato per fede popolare laudativa al passaggio dell’Ostensorio, contenente il Corpo di Cristo, nelle strade del paese. Cioè è un tappeto floreale di accoglienza e popolare glorificazione di Cristo, lungo quanto il percorso della processione. Per meglio dire,  simbolicamente è  un atto di fede festosa in onore di Cristo,  a “quel Cristo “eroe” che da divino si è fatto uomo e ha sconfitto la morte e che  cammina” per le strade della vita degli uomini” e come un eroe vincitore tutto il paese  onora il passaggio con sventolio di drappi ricamati e infiorando strade, finestre balconi.

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Purtroppo, negli ultimi due anni non ho potuto godere dal vivo di questo meraviglioso evento, spero nell’anno prossimo…intanto lo rivivo con la forza impressa  in occhi e cuore  dal tempo.

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Per la cronaca:

L’usanza di creare quadri per mezzo di fiori si pensa risalgono al il 29 giugno 1625 allorquando il responsabile della Floreria vaticana Benedetto Drei e suo figlio Pietro pensarono di usare fiori frondati e minuzzati per creare un opera simile ai mosaici per la festa dei santi patroni di Roma. Ma alcuni raccontano che durante il trasporto delle reliquie di Pietro da Praga da Bolsena a Orvieto, gli abitanti dei paesi in cui passava la processione gettassero petali di fiori sulle strade in segno di omaggio e da li l’usanza di infiorare le vie del paese in cui passava la processione del Corpus Domini. Per altri invece la tradizione dell’infiorata sembra derivi dagli abitanti di Genzano allorchè nel 1782 coprirono, a mo di tappeto, la via in cui passava la processione dell’ostensorio con quadri floreali . Tuttavia l’ infiorata di Spello, uno dei tanti bellissimi borghi collinari dell’umbria , è testimoniata fin dal 1602. Detto ciò, un dato certo della tradizione dell’infiorata è che col passare dei secoli, la gente dei paesi, non si è limitata a cospargere il tragitto della processione di petali e corolle, l’ha trasformata in una carrellata tappezzante ogni angolo, via, piazza, borgo o paese di quadri colorati a tematica variegata, religiosa e non, sempre più artisticamente pregevoli, sempre più originali e raffinati nell’esecuzione ma imperiosamente utilizzando sostanze naturali da renderli un tripudio di luce, colori e calore attrattivo indimenticabile.

A conclusione, l’infiorata famosissima in tutto il mondo, non è altro che una forma di inclusiva devozione popolare, dai profumi inebrianti, i colori avvolgenti, fortemente  intrisa di folclore e infinite sfumature iconiche, organizzata da centinaia di anni soprattutto nelle regioni dell’italia centrale. 

…..sopra Particolare di una scena dell’infiorata di Spello

La stornella golosina golosella

golosini

Nel bosco qui vicino c’è un folletto piccolino

Golosello golosino

il naso rosso a palloncino gli occhietti a bottoncino

ti sorride accattivante per avere una mellina

golosetta golosina

da portare alla sposina paffutella e rosatina

con la bocca a pallina Golosella golosina

seduta al chiar di luna coa figlia Molestina

se intreccia un canestrino rotondetto e celestino

per metter le melline golosette golosine

racimolate dallo sposino golosello Golosino

nella zucca multitengo nel pometo de Rampino:

Golosella e Golosino

arriempito il canestrino e appienato il pancino de melline

 se poggian sotto il fico a cantà affeliciti la bella canzoncina

golosella golosina da addormì la figlia Molestina

folletta dispettosa e furbettina da impazzì da sera a mattina

le rape Abbroccolone che nell’ora ammortaccina

se appiattano la craponzola a ronfà na out solfa

da sopì Golosello e Golosina

e arrisveglià la figlia Molestina

a petulà a tamburello che arvuole andà a giocherello

col folletto Scioccarello de la selva Rosichina

che s’anfratta a ranocchià nello stagno de Leccornia

da sossoprà la crapa a gnomo Assaputello

da mandallo arrovistà nella fanghiglia per attrovasse uno sgrullo

che a su corte se lo appiglia e invoglià gli elfi Mucchiarelli

a uscì da lor tanella a sconquasse di sghignazzi

col ranocchio Brigarella che accomunella coll’elfo Minchianello

se bagatella a cambià colore a le raganelle del giardino

de mastro Accomodino super visore de tutta la selva qui vicino

da enfurià il folletto Annasparella a ideà de sbazzì dal contado

Golosello Golosina e la scassafiglia Molestina.

Ma il silfo Piantaggione che tutto fa meno che stassene a piantà

batacchia e sbavaccia col grullo della boscaglia

da spaventà la marmaglia annà a trillà a mago Borione de accorre

quello affurbettato da gnomo Rosicchione

pe’ apposteggià la questione squilibrina 

sveglia le fate de monte rampiglia a magicasse

e salvà dallo sbarazzo l’elfa famiglia

de Golosello Golosina e Molestina.

Quelle magica magica con le bacchette vanno oltre

e te combinano no spaparacchio magicoso

da saettà mastro Accomodino a marmorizzà Annasparella

accomparì lo spiritello dell’elfo dai poteri sovrumani che se asta 

abbeato a ammonticchià la granella ne la su terra

stregallo a contemplà de accaricasse a sbazzì la questione brigarella 

accussi ogni sera se po’ accontinuà la stornella

golosina golosella

de folletti del boschetto qui vicino

golosetti golosini.

golosello

Bydif

San Bernardino da Siena

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Oggi è San Bernardino Da Siena. Sono molto legata a questa figura di Santo in quanto mi ricorda tutto il periodo degli studi quando, ogni mattina, prima di entrare in classe mi soffermavo un momento nella chiesetta dell’oratorio  di  San Bernardino la cui facciata è uno dei più significativi esempi di arte rinascimentale ad opera del Beato Angelico, al sec. Agostino di Duccio, in cui il santo, pacificatore delle contese, è rappresentato nella mandorla al centro dell’arco trionfante nell’ascesa in cielo tra angeli musicanti e cherubini e porta il trigramma JHS, inserito in un sole sinonimo di luce.

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Ma chi è questo Santo ? Un Sacerdote dell’ordine francescano, nato a Massa Marittima nel 1380, rimasto orfano e cresciuto a Siena dalle zie che a 22 anni, divenuto sacerdote  iniziò a predicare in tutta Italia. settentrionale e il suo operato fu un vero rinnovamento per la Chiesa cattolica e per il movimento francescano.

In effetti, S. Bernardino spiccò su tutti gli evangelizzatori del XV sec sia per il linguaggio disinvolto e sagace che affascinavagli ascoltatori , sia per come si informava su usi, costumi e pure fatti di cronaca dei luoghi in cui approdava a predicare. Tanto che Roberto Caracciolo da Lecce, lo definì “principe dei predicatori del nostro tempo” . Nel mentre fra Sante Boncor esagerò definendolo “como novo Elia e Moisê resusitato, e uno novello Battista e uno altro Paulo”. Tutta la sua vita fu incentrata sulla predicazione, la lotta contro gli usurai e l’insegnamento dell’etica del commercio, oltrechè la vita spirituale e gli aspetti pratici della vita dei fedeli.  . Nelle sue prediche puntava molto sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù e faceva baciare ai fedeli il monogramma JHS sormontato da una croce, all’interno di un sole d’oro in campo azzurro che simboleggiava la divinità in mezzo all’umanità. grazie a questo, il Cristogramma “JHS” – Jesus Hominum Salvator- entrò velocemente nell’iconografia comune.

Divenuto  molto popolare ai suoi tempi e in seguito assai  amato per i prodigi intercessori,  San Bernardino, fu grande maestro divulgatore, organizzatore di consenso. Mai cercò il suo interesse personale o mostrò di mirare al prestigio. Di certo non era un carrierista,  tant’è che pur accettando incarichi di vario tipo, all’interno della chiesa,  per ben tre volte rifiutò il vescovado per dedicarsi alla sua vocazione di missionario evangelizzatore.

Morì il 20 maggio 1444, a L’Aquila, dove si trovava per tentare di riconciliare due fazioni bellicose della città. Acciò si narra che dopo la “dipartita” la sua barba continuò a sgocciolare sangue finché le due fazioni non si furono riappacificate. Canonizzato nel 1450 da papa Nicolò V riposa a L’Aquila nella basilica a lui dedicata.

In conclusione, San Bernardino, fu grande maestro divulgatore, organizzatore di consenso e mai cercò il suo interesse personale o mostrò di mirare alla carriera. 

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busto reliquiario di San Bernardino da Siena, del duomo di Carpi.

per la cronaca:

San Bernardino da Siena è legato a Carpi per avervi soggiornato, predicato e, secondo la tradizione, compiuto un prodigio. Si racconta che proprio mentre si trovava nella cittadina carpigiana, il santo di Siena con una nebbia densissima la rese invisibile salvandola dai nemici che minacciavano di invaderla. Per questo, appena canonizzato fu scelto come patrono. Oltre a ciò il santo di Siena è legato a Carpi anche per un’altra storia, cioè quella di San Bernardino Realino, nato nella piccola cittadina 86 anni dopo la sua morte e al quale per devozione gli fu dato lo stesso nome.

Simbologia dei dodici raggi del trigramma JHS: 

Rifugio dei peccatori, Vessillo dei combattenti, Medicina degli infermi, Sollievo dei sofferenti, Onore dei credenti, Splendore degli evangelizzanti,  Mercede degli operanti, Soccorso dei deboli, Sospiro di quelli che meditano,  Aiuto dei supplicanti,  Debolezza di chi contempla, Gloria dei trionfanti.

Curiosità: 

A SAN BERNARDINO DA SIENA vengono attribuite anche delle “novelle” a sfondo etico-riflessivo che usava inserire durante le sue prediche. Eccone una… 

Lo Spaventapasseri.

Avete mai veduto quando si seminano e’ poponi; meglio quando si semina il grano: o ora al tempo de’ fichi, che vi si pongono gli sparavicchi? Sai, colà in sul campo del grano elli pigliano un sacco e lo empiono di paglia, perché non vi vadano le cornacchie. E su questo sacco si pone una zucca, che paia la testa d’uno uomo, e fasseli le braccia, e pongonli uno balestro in mano, teso che par che voglia balestrare a le cornacchie. E le cornacchie son maliziose, e vanno volando in qua e in là; e vedendo questo uomo, temono di esser morte, e così stanno tutto il dì senza pizzicare. Tornanvi poi l’altro dì, e veggonlo a quello medesimo modo che gli altri dì; anco stanno così insino a la sera, senza arrischiarsi a pizzicare nel seminato; e anco pur volendo pizzicare, vi tornano l’altra mattina e trovanlo a quel medesimo modo; e vedendo che elli non si muove punto, cominciano a volare in terra pur di longa, e a poco a poco si cominciano approssimare a questa zucca, e talvolta gli vanno appresso appresso, pur con paura però. Talvolta, quando sono così appresso, elli trarrà un poco di vento che lo farà rimovere; come il veggono così muovere, tutte fuggono via per paura. Poi vedendo che egli non fa altro atto, pur ritornano a mangiare, e vannogli poi anco più presso che avevano fatto prima. Avviene talvolta, come son una più ardita che un’altra, che gli vanno insino appresso appresso, e una vedendo che non si muove lui e non scrocca il balestro, non ha paura di nulla; e così assicurata gli va in sul capo… Sai che vo’ dire? Io vo’ dire che talvolta fa così uno rettore, il quale va a fare l’uffizio nel quale elli è eletto, e non è atto, che è uno zero. ”

Eh, eh,una  assai contemporanea!

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Augurando a tutti una lieta giornata di gioia e grazia divina ad opera di San Bernardino

BYDIF

 

 

Ascesa di Gesù al cielo

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L’Ascesa di Gesù al cielo, o,  per comune dire, L’Ascensione, si riferisce al momento in cui il figlio di Dio, Gesù di Nazareth, quaranta giorni dopo la Sua Risurrezione si eleva dalla terra, sale in cielo e si asside alla destra del Padre.

Come si sa?  E’ narrato:

” alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.” 

“Egli  si mostrò ad essi  vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio” …” Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”

“Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” atti 7,55

Dunque? Dunque l’Ascensione è un avvenimento storico-trascendente che rappresenta il compimento definitivo della missione umana di Gesù, in quanto di fatto Egli si congeda dai discepoli e dal mondo per tornare al padre e ritornare alla fine dei tempi.

Ma…ma come ha ben detto l’emerito papa J. R. l’ascesa al cielo di Gesù è qualcosa in più di una conclusione di vita terrena:

“L’Ascensione conclude il periodo delle apparizioni di Gesù dopo la risurrezione. Nel vangelo di Luca, Gesù si stacca dai suoi discepoli mentre li benedice: il gesto significa che Egli, andandosene, apre il mondo a Dio. Nell’occasione, Gesù non compie fisicamente un viaggio verso una zona lontana del cosmo, ma entra nella piena comunione con Dio. Anche se non è più fisicamente visibile, Gesù rimane comunque presente nel mondo in modo nuovo, grazie al potere di Dio che supera le limitazioni della spazialità; i discepoli ne sono consapevoli ed è per questo che non si rattristano, ma sono pieni di gioia”

Quindi la “salita” al cielo di Gesù che oggi si celebra con grande solennità è una festività di glorificazione e riconoscimento del Divino sull’umano,  ma anche un momento di  riflessione di fede e speranza  da vivere con immensa gioia.

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Felice giornata di “ascesa” di viaggio spirituale a tutti!

Bydif

 

Vola pensiero, vola …

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Vola pensiero.

Vola.

La,

Dove finisce il cielo

e

Ribollente spirito

magnetico

del tutto e del niente

esuberante feconda

albori inconsueti

armonia dinamica

la vita attrae

materna tenerezza

etereo disserra

setose braccia

invariato sentimento

rifugia.

Vola pensiero.

Vola.

La,

dove il cielo

l’amore eterna.

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Auguri a tutti le mamme

bydif

Lo sapevi che…

Lo sapevi che secondo un’antica teoria piante e fiori portano energia positiva e poste in ambienti promuovono la fortuna? Per esempio che: 

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La viola africana i cui petali assomigliano a monete attira ricchezza?

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Il Lucky Bamboo ha un influenza positiva sulla vita quotidiana e secondo il numero dei gambi, con due radoppia la fortuna; con quattro il successo; con sei aumenta le entrate di denaro, con otto favorisce la produttività e con 10 steli le soddisfazioni della vita?

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La pianta di Crassula ovata o albero di Giada, messa in casa o in ufficio, aumenta i guadagni e favorisce la prosperità economica?

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Tutte le piante da frutto in terrazze e balconi apportano abbondanza all’interno ma quelle di agrumi accrescono l’estroversione e il piacere di “gustareil dono della vita ?

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l fiori della peonia o rose senza spine’ sono portatori di fortuna e posti in ambienti lavorativi creano vibrazioni positive per realizzare buoni affari? money treee

La Money Tree, o “Pachira Aquatica”, per le 5 foglie che crescono su ogni ramo, ognuna collegata a uno dei cinque elementi : metallo, legno, acqua, fuoco, terra e se anche di 5 fusti intrecciati ha una energia vibratoria attira fortuna che posta in qualsiasi ambiente produce un mutamento di condizioni economiche che gradualmente passano da scarse a prospere?

Beh, Se non lo sapevi…adesso lo sai e…e in questi tempi magri, che anche la scienza afferma che le piante, come le persone,  hanno un energia beh…

   By dif

La Domenica Santa

Giorno conclusivo della storia Salvifica di Cristo: La Resurrezione

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 La Domenica Santa dell’annuncio, della buona notizia: 

“Ho visto il Signore!”

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Gesù è risorto.

E’ il Giorno della vita, del riscatto, della gioia

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È il giorno della Vittoria del  Signore,  definitiva, sul peccato e sulla morte.

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Malgrado le difficoltà, dovute all’attuale situazione un augurio di cuore a tutti per una SANTA PASQUA in luce di sereno spirito di festa.

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 Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra.

By Dif

 

Il Trudio Santo

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Cos’è il truido Santo? lI triduo Santo o triduo Sacro è l’essenza della fede, il cuore del cammino cristiano in quanto fa memoria degli eventi del Mistero pasquale di Cristo. Cioè, la liturgia centocristica rievoca gli ultimi giorni di Gesù in terra e in attinenza celebra l’istituzione dell’eucaristia, del sacerdozio ministeriale, del comandamento dell’amore fraterno, la passione, la morte, la discesa “agli inferi” e la resurrezione di Cristo.

Ufficialmente i riti del Triduo Santo iniziano con la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo e terminano la domenica della Santa Pasqua. Tuttavia, al mattino del giovedì Santo , per sottolineare che la sorgente salvifica di ogni sacramento scaturisce dal mistero pasquale di Cristo, i vescovi celebrano la Messa crismale in cui benedicono l’olio, ovvero il sacro crisma che durante l’anno si utilizza proprio al momento di impartire i sacramenti di battesimo, confermazione e ordinazione sacerdotale nonché per l’unzione degli infermi.

Tradizionalmente questo primo giorno di triduo si considera giorno del dono, dell’umiltà, della scelta: Del dono. Se stesso a salvezza dell’umanità. Dell’umiltà.   Gesù lava i piedi dei suoi apostoli. Della scelta. Fare la volontà del Padre.

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Come su accennato, i riti del Triduo iniziano con la Messa vespertina del giovedì santo il cui cerimoniale liturgico ricorda l’ultima cena del Signore” con i suoi discepoli :

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

I Giudei si misero a discutere fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”

Gesù disse loro: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” Gv 6,52-58.

e il suggestivo rito della “lavanda dei piedi“.

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Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!.”

Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”.Quando ebbe lavato loro ipiedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. Gv 13, 1-15

Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. “Anche i discepoli lo seguirono.

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Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” GV 18, 1,2; Lc 22,39,40.

Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra.

Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”.Lc 22,39-46

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Caratteristica delle celebrazioni del Triduo è  l’organizzazione, come un’unica liturgia, tant’è che la Messa in Coena Domini non termina con l’ite missa est ”la Messa è finita”, bensì si conclude col silenzio, in  adorazione eucaristica. Un momento di raccoglimento spirituale di grande significato e rispetto che vivifica l’agonia di Gesù in preghiera col Padre nell’orto dei Getsemani.
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In questo giorno del triduo pasquale, come ha detto papa Benedetto XVI: “GESÙ, SOLO E TRISTE, SOFFRE E GOCCE DEL SUO SANGUE BAGNANO LA TERRA. “

BYDIF continua ….

Il Venerdì Santo, secondo giorno del triduo è il giorno della via dolorosa. Il giorno della via crucis in cui ogni “azione liturgica” è volta a rievocare la Passione e morte di Gesù. Scandisce il dramma umano che va dal tradimento,

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alle accuse, le sofferenze corporali e morali, le umiliazioni,

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la condanna, la salita al golgota, la crocefissione,

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trapasso e deposizione.

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Cristo crocifisso e le sue sofferenze sono il fulcro del memoriale del mistero salvifico e per consuetudine Il venerdì Santo, non si celebra l’Eucaristia e si “mutano” le campane. Cioè dal Gloria della messa del Giovedì non si suonano, devono stare in liturgico silenzio; rintoccheranno festose al momento della resurrezione ; anticamente il Venerdì e il Sabato Santo anche gli strumenti musicali dovevano tacere. Da sempre èanche giorno di penitenza, digiuno e astinenza.

Tradizionalmente definito il Giorno del sacrificio, della misericordia, del perdono.

Sacrificio:

se voi amate soltanto quelli che vi amano, che merito avete? Anche i malvagi si comportano così!” Mt 5,46.

Misericordia:

Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Gv 19,37.

perdono:

Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” Lc 23,34.

A concludere il giorno del sacrificio, della vita per amore sconfinato il silenzio, la veglia, l’adorazione spirituale.er 124

Il Sabato Santo, memora il giorno della sepoltura di Gesù. Il giorno in cui Gesù scende agli inferi per liberare le anime dei giusti e degli avi.

Per tradizione è a-liturgico, cioè privo di liturgie. Non si compie nessuna celebrazione:

Oggi sulla terra c’è grande silenzio, gran silenzio e solitudine “.

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Questo terzo giorno del triduo in cui tutto si è compiuto secondo la “parola” è il giorno dell’assoluto,  del mistero, della riflessione. Ma è anche il sabato di Maria, la madre divina addolorata, in lacrime che vive l’attesa con forza d’animo e sorregge la speranza dei “figli” disorientati della promessa  divina che riporta la vita.

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A sera,  “la madre di tutte le Veglie“. La grande veglia della attesa carica di speranza del giorno più sacro, quello del “Resurrexit et adhuc tecum sum”

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Le celebrazioni del triduo sono la radice dei misteri della fede in Gesù Cristo, morto e risorto per la salvezza dell’umanità. Auguro a tutti di viverlo con serena fede che a questo triste momento di sicuro c’è “resurrezione”!

ByDif continua…

…………………….

Passion Domine

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“Quando fu annunziato
che Gesù veniva a Gerusalemme,
il popolo uscì per andargli incontro;
agitava rami di palma e acclamava:
Osanna nell’alto dei cieli”

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Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli”

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Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”

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“Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. “

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Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

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Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: “Chi è costui?». E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea”.

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.”Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”.

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Con la Passione Domine, o Domenica delle Palme, è iniziata l’ultima settimana del cammino umano di Gesù su questa terra che va dal trionfo alla sconfitta. Chiaramente una sconfitta apparente!

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per la cronaca:

-la Domenica delle Palme, ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme ed è riportata da tutti e 4 gli evangelisti Luca, Giovanni, Marco, Matteo.
-La parola “osanna”, in ebraico ” Hoshana”, significa “salva!”. Poichè era costume gridarla al passaggio del re per chiedere il suo aiuto in caso di necessità, il popolo usò tale espressione per acclamare Gesù di Nazaret, al suo ” ingresso” nella città di Gerusalemme. In seguito, osanna è diventato un modo collettivo di consenso entusiasta a Dio.

-La celebrazione delle palme viene fissata in base alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera.

-L’episodio evangelico delle “palme” rimanda sia alla celebrazione ebraica di Sukkot, ovvero la “festa delle Capanne”, in occasione della quale numerosi fedeli arrivavano in pellegrinaggio a Gerusalemme per rievocare la liberazione dall’Egitto e i quarant’anni vissuti in capanne e tende, dopo il passaggio del mar Rosso, sia al Messia atteso che secondo la tradizione si sarebbe manifestato proprio durante questa festività

-In tale festa ciascuno fedele portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi : la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza al cielo, il salice, quale riferimento ai fedeli, in silenzio di fronte a Dio. Legati insieme con un filo d’erba, quasi sempre al centro veniva posto l’etrog, una specie di cedro a mo’ di buon frutto di Israele per il mondo.

-La data della Pasqua ovvero il giorno della resurrezione di Cristo per i cattolici oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile.
-Per gli ortodossi invece tra il 4 aprile e l’8 maggio, in quanto utilizzano il calendario giuliano e non quello gregoriano come i protestanti e i cattolici .