Passatempi a tempo

partita a scacchi

Dai tanti riferimenti trovati nella storia di molte culture in rappresentazioni artistiche su materiali d’ogni genere, forse un po’ per la sua forza liberatrice, forse un po’ per le regole, forse un po’ per lo scopo sociale di raggruppare o per il gusto della competizione, il gioco è uno dei passatempi più antichi del mondo.

ping pong

Naturalmente la gamma dei giochi è varia, alcuni sono praticati e conosciuti in tutto il mondo, altri sono espressione di singole culture, taluni hanno valenza di opportunità folkloristica significativa di tradizione e orgoglio popolar nazionale, bensì tutti hanno in se un valore di un complesso di svago che costituisce un patrimonio umano del magico mondo della fantasia, del rapporto fra abilità e intelletto, fra attitudine fisica e scaltrezza intuitiva, tra illusione e simulazione, tra positività ludica e simbologia selettiva.

gioc atori golf

Nell’arte di genere, i giocatori di carte è uno dei temi più ricorrenti, in quanto già dal XIII secolo  la pratica di tale svago coinvolse ogni classe sociale, sebbene va sottolineato che nel periodo gotico tale gioco era inteso come una attività cortese con il quale la nobiltà analizzava le possibilità combinatorie tra necessità e abilità individuale, tra caso e cagione. In sostanza esprimeva un riflesso di intuizione che consentiva di immaginare le interazioni, le alleanze, i tradimenti, i contrasti della vita in specie in quella di corte.

la partita consulting

Nel mentre poco si sa che ruolo avesse il gioco delle carte o come la società lo recepiva e utilizzava a scopi strategici anticipatori tra la fine del Cinquecento e il primi del Settecento, nitidamente molto si conosce di come il sottile filo che separa il divertimento dal baratro dell inganno, non è sfuggito all’attenzione degli artisti.

giocatori di carte picche

Anche perché ogni gioco è “campo” di incontro scontro e centro di interesse su cui la fortuna riversa benevolenza spesso disarticolata e alterna. Infatti, dal 17° sec. il rapporto fra gioco, inganno, illusione, rissa, azzardo, giocatori, ambiente e spettatotori, ha ispirato artisti del calibro di Caravaggio, Georges de La Tour, Cézanne, Munch, Severini, Botero, per realizzare veri gioielli artistici che si possono ammirare nei vari musei di tutto il mondo.

che carta gioco

In alcune delle più grandi opere di tali artisti, nonché di tanti altri, la tematica del gioco, cattura perfettamente la rappresentazione dell’azione dei giocatori, i piccoli dettagli dell’atto stesso di giocare a carte come la concentrazione, gli sguardi d’acciaio o di sospetto, la guerra psicologica, il dramma introspettivo della competizione, l’eccitazione, l’energia nervosa o la flemma, la partecipazione emotiva degli spettatori, l’impressione del tranello, del bluff sempre in agguato. Tantè che nell ’ambito della raffigurazione degli imbrogli, il “baro” nella narrativa della storia dell’arte sull’argomento ha il primato della popolarità.

tre settete

Va detto che il gioco delle carte nasce in Cina 2000 anni fa per giocare a soldi, anzi all’inizio le carte stesse erano soldi, cioè la posta, solo successivamente diventano gioco e ovviamente dove c’è denaro è facile ci sia trucco e inganno, se poi la posta in gioco è carta moneta va da se qualcuno bari o tenta di inquinare il gioco. Alcuni dicono che le carte siano nate in Spagna, altri a Napoli, altri ancora derivino da una moneta romana però considerato che la carta fa capolino in Europa nel XII sec d c. e in recenti scavi archeologici si son trovati pezzetti di carta risalenti al II sec. ac. l’ipotesi è da scartare.

asso-di-quadri

La curiosità è che il gioco delle carte dalla Cina passa alla Persia, dopodichè nell’VIII sec, attraverso la conquista dei territori persiani viene conosciuto, rielaborato e verso il 1350 introdotto in Europa dalla cultura araba. Il mazzo di carte più antico d’Europa che si conosca è quello conservato al Museo Fournier de Naipes di Vitoria-Gasteiz, in Spagna risalente al pieno rinascimento e soprannominato Italia 2 .Proprio a conferma di come il gioco delle carte in qualche modo è sempre stato giudicato di per se un insidia già nel 1376 a Firenze venne emessa un ordinanza di divieto del gioco con le naibbe. Ovverosia delle carte e il cui termine naibbe è di derivazione da una delle carte, precisamente quella del deputato, in arabo naib. Beh, proprio dal termine deputato è scattata in me la molla di prendere a prestito alcune immagini di opere di artisti famosi per ironizzare un po’ sulle vicende che ultimamente tengono desta l’attenzione popolare e proliferano in tutti i media.

tre sette col morto

Oggi come oggi il gioco delle carte, dopo aver resistito a secoli di  mode e innovazione tecnologica, è uno dei passatempi più amati e popolari d’ogni generazione e classe sociale e si può dire che non v’è alcuno che non abbia un mazzo di carte in casa per svagarsi in qualche occasione di raduno amicale o familiare o semplicemente per usarle in “solitario” per farsi compagnia.

Ridere e svagarsi fa bene alla salute!

bydif

Nel passatempo a tempo milan napoli al momento 0 a 0… finirà…

mila napoli

finirà che la palla è tonda e ruzzola senza diventar quadra! ma…

ma in politica …eh eh a volte ruzzolando ruzzolando diventa pure un triangolo.

GIGGI & MATT

Giggi & Matt: fotostoriella di due giovani Intraprendenti, opposti in tutto,  notoriamente nemichelli è iniziata una domenica marzolina, allorquando si incontrano  per caso  davanti al luna park votaiolo dove sostavan un gruppetto variopinto di altri giovinastri del paese giunti per sfidarsi al tiro alla carambolvotina.  Un po’ per divertirsi un po’ per ammazzare la giornata  e un po’ convinti d’essere più abili a tirare e centrare il bersaglio, tra occhiatine e mugugnetti, Giggi & Matt decisero di aggregarsi ai contendenti la vittoria al votaiolo. .. e…

1 grossa

…Tira che te ritira, a sera ci venne un polverone che non si capiva un accidente chi aveva più punti  di vantaggio da scatenà una suspense  da parer ai fan che  i giocatori scoppiassero come palloni stragonfiati. A un tratto, qualcuno dall’autoparlante annunciò che alla conta dei centri non c’era un vincitore assoluto da dargli un premio tuttavia, Giggi & Matt,  eran quelli che ne avevan accumulati più di tutti.  Oh, uh, ih.intorno se sentì. Poi ce venne un silenzio  da allucinà. e tutti se misero a guardà  Giggi & Matt. I due super euforici se strizzarono l’occhio come a disse: eh, eh ‘ barucculando e intortando è andata alla grossa. Che ce frega de fa piagne, e se misero  a cantà ho vinto, ho vinto ullalà.

2 vi guardo3 un-amore-all-improvviso-

 La notizia della lor parzial vittorina  allarmò un pochetto il Gran signor del colle vicino garante della carambolvotina. Se disse: oh, col populin ce san fa Giggi & Matt. Meglio  se sto a vedè se questi vogliono intortà pure me…Accussì se mise col binocolino a spià i lor gorgheggi. Ma…Sorpresa delle sorprese!  Non si sa come e perchè glie sembrò che i due giovinotti non eran più nemicelli intortarelli de paesani ma innamoratelli. Uh che sollucchero fu l’amoruccio fra Giggetto & Matt per i scribaioli del paese!  Ognun se mise a dì e a congetturà:e or cosa succederà se i due non son più nemici? Se amano per davvero o se son accordà per intortà tutti i fan paesan? Dilemma da scienziati ne uscì!. Fioccaron le previsioni. I più arditi già comprarono il riso da tirà al loro marriage, altri corsero a comprà i cornetti per scongiurà san gennarino e la madunina che il loro amassenon scoppiasse, altri se misero a interpellà la sfera se ie dia che fosse a verità. Giggi & Matt, innamoratelli sembravan fregasse del dice dice e stasse a messaggiasse come schivà i perigli dei paesà moralisti, potè sposasse o annà a convive senza scandalizzà i lor fan paesani che quelli si sa, oggi te portano la coroncina e domani te mettono in cantina da fattè ammorì prima de avè consumato la prima candelina…

4 Un piano5

Così se misero a studià  Studia che te ristudia misero a punto un piano che sembrò perfetto per salvà la faccia e il favor populino. Bastava esclude dagli inviti conviviali due  combricchiarelli ingombranti ai lor progetti amoratelli e tutto ie annava a casello…Appena  barlumò el piano, Ahi ahi. se dissero i più impicciarelli uno se l’è svignato appen saputo l’esito del  carambolvotaiolo, ma l’altro …

6 mel berl

…l’altro  de nome Silvin,  signorotto navigatello de popolin e de alleatin se acchiamò subito la Giorgin che più furiosa d’una tigretta  accorse a dì: se quello se pensa de rompe il patto, mettece al bando per marriagiasse con Giggi ie deve essere matto de nome e de fatto  De notte telefonarono a Matt che se stava addormì soddisfatto e lo invitarono a gi subito a lu palazzo a chiarì. Appena Matt fu a palazzo lo fecero sedè pe’ dì: che stai a fa? La gente mormora che ce voi sbufalà. Se lo fai  bum bum te facciam bel ragazzo … Matt, preso in castagna,  sbiancò nu pochetto ma lesto se riprese  e rombò a Silvin e Giorgin: ma che ve state addì, sbolognarvi io, son chiacchiere, ve iuro nun l’ho pensato, Giggi me stuzzica, è ommo de parola  ma voi  siete  amici amici amici del mi cor. Vabbè, te credemo vatte pure aridormì. Matt senza fasse vedè tirò no sorriso  fiero de avelli rabboniti e se uscì …

7 gigi e matt

…se uscì a messaggià: Giggi  devo troncà l’idillio con te.  Giggi  che te stava a sognà nu connubio col su bell Matt nun ce poteva crede e se mise a tempestarlo de messaggini con cuoricini, a implorarlo de non lasciarlo.  Ma Matt che se era preso no filotto de paura nun ie rispose …

8 mistero

…Il Gran Signore  del colle se accorse che tra i due  era calato un po’ de gelo e li lor discorsetti ai fan  ierano addivenuti meno friccicarelli de connubio marriage. Però nun accapìa se iera una tattica de Giggi & Matt per fregà li compagnucci de votariello  o l’amoruccio propiziato  dal rosatellum  iera già sfumatello.Uhe se disse, devo risolve sto mistero, in paese tutti  aspettan de sapè. Inizia a  udienzà  Ma  il mistero ie se infittisce…acossì  la fotostoriella de Giggi e Matt non ie finita…e chissà come continua…

Ridere fa bene alla salute!

.bydif

Talvolta succede

giardini

Succede di passare una magnifica giornata di pasquetta a passeggiare sulla riva del lago, crogiolarsi al sole come una lucertola, bighellonare nei negozietti senza comprare niente perché niente di preciso ti attrae e ti interessa, sedersi in un giardinetto di gelateria solo perché è stracolmo di bambini vivaci, colorati e sorridenti, ridere per il gusto di ridere alle battute scipute di un amico, aspirare a più non posso odori e profumi che arrivano a folate, senza afferrare da dove provengono e poi risalire nell’auto parcheggiata, in un angolino trovato a culottero, per tornare a casa ad un ora decente per ritrovarsi imbottigliata in un caos dove una lumaca ti oltrepassa e ti costringe a evocare il perché ci sei finita.

Succede che t’è chiaro, come tutti quelli che compongono il caos perché a pasquetta, nell’immaginario collettivo, il giorno successivo alla Resurrezione di Cristo, ormai è il giorno del “ fuori porta”. Dell’andare, non importa dove, purché, soli o in compagnia, sia un lunedì di svago fuori dalle quattro mura di casa. Da un lato tale tradizione “d’evasione” non è da biasimare in quanto, l’andare a “pasquetta” fuori della porta di casa, trae fondamento d’essere dal vangelo, dall’apparizione di Gesù, fuori le porte delle mura di Gerusalemme, a due discepoli in cammino verso Emmaus. Dall’altro l’impronta spensierata e godereccia del lunedì post pasquale lo è alquanto poiché, come si evince dai racconti degli evangelisti, e dalla mia “vissuta” giornata, se non esclude di sicuro onublia i profondi messaggi messianici di tale giorno. oibò!

Così succede che mentre vai a passo di lumaca ti balza in testa che il lunedì dell’angelo, o come si dice di pasquetta, è un giorno indicativo basilare di testimonianza e non di gitarella godereccia. In primis, di costatazione della Resurrezione di Cristo racchiuso in quel sepolcro vuoto che sgomenta le Tre Marie, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome, andate di buon mattino con oli profumati alla tomba a omaggiare il “maestro”, dacchè, attraverso l’apparizione dell’Angelo a rassicurazione e chiarimento del perché al posto del corpo di Cristo da profumare, come uso, ci fosse un lenzuolo vuoto, è il primo passo verso la legittimazione dell’evento della Risurrezione. Come riporta Marco 16,1-7 :“Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto; ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”. Un implicito necessario alla certezza che l’assenza del corpo di Cristo non era opera umana ma segno tangibile dell’azione del Signore stesso. Il che è molto importante. Fortifica l’evento pasquale che la natura di Gesù è divina, va oltre, e la morte terrena è solo segno provvisorio della sua missione salvifica. In secondo luogo, come espone Giovanni in 20,2 “Il discepolo che Gesù amava entrando nella tomba vuota e scorgendo le bende per terra vide e credette” stabilisce un principio essenziale alla fede, credere nella Parola. Ossia alla verità rivelata anche quando è impraticabile riscontrarla in un sepolcro vuoto. In terza istanza, Gesù capovolge l’andazzo della società del tempo e affida alle donne il ruolo importantissimo di conferire veridicità al racconto stesso del Vangelo. Considerato che allora, la donna, era emarginata, esclusa dall’istruzione, la sua testimonianza non valeva una cicca e era  proprietà degli uomini al pari degli armenti e.. e magari per le donne a duemila anni di distanza fosse un problemino superato! Beh è cosa assai eccezionale. Però. Varrebbe assai rifletterci sulla scelta delle donne come prime testimoni della Risurrezione, prime chiamate ad annunciare la salvezza, rese protagoniste privilegiate della Pasqua! Ma in tale caos… Comunque, nel racconto evangelico è un dato di fatto. Senza i gesti, le voci, l’amore di quelle donne per il “maestro” che per prime lo seguirono sul Golgota, si allarmarono Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura” ma ne scoprirono le tracce divine, e come dice ancora Marco per prime inviate in missione “Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”, e, pure come afferma qualche accreditato biblista, senza quelle tre Marie, la comunicazione della Redenzione di Cristo quasi certamente si sarebbe persa nel nulla epicureo. Eppoi, c’è Maria Maddalena, prima testimone della resurrezione e prima a ricevere l’incarico di annunciare il vangelo. Maria, infatti andò subito ad annunciare ai discepoli: Ho visto il Signore! Ma te guarda, ci voleva il caos stradale a famme ricordà che il messaggio della resurrezione non è la rianimazione di un cadavere come nel caso di Lazzaro ma è un atto di passaggio direzionale, da uno stato retrivo a uno attuale, indispensabile per l’incontro con il Risorto! “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Luca 24,5. Il Vivente, come per maria Maddalena, non lo si trova nel luogo di morte. Bisogna oltrepassare il precedente. Donna perché piangi? Chi cerchi? Gesù chiama la discepola per nome, perché il pastore chiama le sue percore per nome“ Essa voltatasi verso di lui, finalmente lo riconosce e gli dice: Rabbunì, che significa Maestro” Giovanni 20,15,16.

E mentre procedo in coda succede che l’azione di Maria di voltarsi, sottolineata dall’evangelista per ben due volte, comprendo che è il segno della conversione, l’afferrare la realtà del presente e del futuro: Gesù è risuscitato. Comprendo pure che nel mentre replica a Maria Non trattenermi” invita a guardare avanti, specifica che la Resurrezione è un andare oltre la morte, mirare a una qualità di vita diversa. Al dunque, anche se la Resurrezione resta un enigma, non può essere dimostrata, ma testimoniata e solo chi ha fede nella parola incontra il Risorto, a Pasquetta anche io son davanti al sepolcro e son chiamata a dare le spalle al passato e a guardare alla possibilità del futuro nella Resurrezione di Gesù? Embè! Se non son di coccio… è chiaro.

Talvolta succede che il tempo in coda in autostrada non è perso, anzi diventa un prezioso collaboratore allusivo di quel che l’ intento per comodo esilia. 

Succede che, giunta a casa,  farsi una domanda: come mai nessuno ha raccolto il messaggio di Gesù,  ha capovolto l’andazzo discrime della donna. Perchè Lui era un uomo divino rivoluzionario o perchè gli altri sono ominidi terricoli oscurantisti  maschilisti?  

Notte! 

bydif

Resurrezione

pasqua

Suono di campane,
voce che trasvola sul mondo,
canto che piove dal cielo sulla terra,
nella città sorda e irrequieta,
e nel silenzio dei colli
ove, nel pallore argenteo,
le bacche d’olivo maturano il dono di pace.
Suono che viene a te,
quale alleluia pasquale,
a offrirti la gioia di ogni primavera,
a chiamarti alla rinascita;
a dirti che la terra rifiorisce
se il tuo cuore si aprirà come un boccio,
che ripete un gesto d’amore e di speranza,
levando il mite ramoscello
in questa chiara alba di Risurrezione!

Gabriele D’Annunzio

fiore di pesco

bydif

Il giorno del silenzio in arte poetica

Il Sabato Santo, incastonato tra dolore gioia, è il giorno segnato da un profondo silenzio; silenzio di Dio denso di sofferenza e di pesantezza della sua apparente sconfitta, ma anche di attesa di quella speranza centro di meditazione e fede che in ognuno suscita sensazioni e trova espressione diversa, talvolta solo di pensiero, talaltra di immagini, talora di parole in versi che distinguono varie sensibilità artistiche nonchè di ispirazione dei sentimenti del messaggio :

-Giovanni_Battista_Tiepolo_074

L’ORA SESTA

Il sangue scorre da la bionda testa
coronata di spine, lungo il viso,
e asconde ai fili l’ultimo sorriso.
Urla la folla e ondeggia. È l’ora sesta.

Guardate intorno, voi che fate festa

e schiamazzate per averlo ucciso!
Il velo del gran tempio s’è diviso:
s’apre la terra e mugge la tempesta.

Mirate! Il ciel si schianta, il sol s’oscura,
sfolgora il lampo, rumoreggia il tuono;
grida al delitto e freme ogni creatura.

È l’ora nona. Dal divino trono

il Padre placa, a un cenno, la natura,
e pace ai peccatori offre e perdono.

Franco Berardelli

masaccio

Pianto della Madonna

O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio,
o figlio, chi dà consiglio
al cor mio angustiato?
Figlio, occhi giocondi,
figlio, che non rispondi,
figlio, l’alma t’è uscita,
figlio della smarrita.
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio bianco e biondo,

figlio, volto giocondo,

figlio, perchè t’ha il mondo,
figlio, così spezzato?
Figlio, dolce e piacente,
figlio della dolente,
figlio, che ti ha la gente
malamente trattato!

Jacopone da Todi

56 giotto

Calvario

Al Martire Divino hanno le braccia
robuste dei carnefici innalzato
sul patibolo infame, e nella faccia
insanguinata e smorta,
fissa lo sguardo ognun, tetro e feroce

Non una sola voce
di pietà, di rimorso o di rimpianto;
non un sospiro, un pianto,
tra quella turba sul Calvario accolta!

Sol la natura ascolta,
sol la natura freme,
e spezza pietre, e fa brillar nel cielo
rapidi i lampi, mentre il vento geme.

Fugge trepida allor quasi smarrita
nella nebbia incombente
la spaurita gente;
e tra il rumor del tuono
s’ode un bimbo che chiede: Perché o mamma,
l’han crocifisso s’era tanto buono?

Giovanni Ricci

Crocifissione_di_Botero

SABATO SANTO

Ritornavo: morìa sabato santo.
M’ero stancato i suoi piedi a baciare;
su quei piccoli piedi avevo pianto
le insensate mie lacrime più rare.

Movevan negri nuvoli lor manto

lacero su ‘l baglior crepuscolare
di primavera; l’aer tutto quanto
echeggiava di reduci fanfare.

E il brulicar pasquale, e un repentino

odor di terra smossa con la brezza,
tra case alte accigliate, da un giardino,

pareanmi, tra il bruciar de le mie cave

mani, una mia seconda fanciullezza
accompagnare d’un sorriso grave.

Francesco Gaeta

cimabue_crucifixion_assisi

PER IL SABATO SANTO 1953 

A Nando Fabro

Il gallo s’è sgolato per millenni.
E Cefa ha pianto. E dondolò dall’albero
lo scheletro dei Giuda. Balza fuori,
rovescia sopra il tetro nostro suolo,
o Signore, la pietra che Ti chiude.
Te Risorto presentono nei solchi
turgide gemme e pallidi frumenti.
Ripercorrono ansiosi i Due di Emmaus
l’antica strada. E là Maria di Magdala
nell’orto attende che Tu la sorprenda.
Hora est jam: il tedio e il lamento
vano, che noi tardi di cuore a credere
a guardia riponemmo del Sepolcro,
un Tuo urlo disperda, o Tu più forte
d’ogni morte, Gesu: de somno surge.
E gli Angioli, alleluja, e le campane
Annuncino alleluia, che Tu ritorni.

Per domani, Signore? Oh, da domani
s’inizino, coll’alba, i giorni nuovi,
alleluia, viso Domino. Alleluia!

Gherardo del Colle

crocifissionemedina

Il giorno del silenzio è il giorno della vergogna dei discepoli per essere fuggiti e d’aver rinnegato il Signore. Traditori, incapaci di far fronte al presente e al futuro di quei segni che inizieranno a scuoterli a partire dalla Domenica con il racconto del sepolcro vuoto e le apparizioni del Risorto.

Ma il giorno del silenzio è anche il Sabato di Maria, che con la sua forza d’animo di madre vive nelle lacrime l’attesa della Potenza Divina che risuscita e sorregge ogni  speranza umana di riscatto, di risalita nelle difficoltà dal buio “inferino” alla luce del trionfo trascente.

Nella luce del cielo turchino Buon sabato Santo !

bydif

…..

le immagini, a partire dall’alto, sono opere degli artisti::

-Giovanni Battista Tiepolo; Masaccio;Giotto di Bondone;Botero;Cimabue;Medina-

 

I cantaPassione

 

cantapassion

I Cantapassione sono questuanti muniti di organetto e triangolo o tamburello che nella settimana santa, al pomeriggio, fanno il giro delle case a cantare e suonare “la passion de Cristo”. Tali canti, per lo piu in dialetti tipici del luogo, un tempo erano diffusissimi, oggi un po’ meno, tuttavia resistono al tempo e tramandano una cultura rituale orale rappresentativa della storia in modo esorcizzante in virtù di un radicamento popolare fortissimo in specie nella società rurale. Nelle mie rimembra giovanili infatti, c’è tutta una aspettativa devozionale di accoglienza dei Cantapassione partecipativa che non sostituiva la liturgia pasquale canonica anzi ne rafforzava la comprensione, in quanto testimonianza di fede in spirito espressivo semplice e al contempo vivo documento narrativo di un Cristo amico che tramite terra e cielo dava protezione e sicurezza. C’è da dire che i canti traggono origine da inequivocabili riti magico-pagani, legati alla fertilità e alle stagioni, con funzione di scongiuro- propiziatorio, in particolare di inverno-primavera come morte-rinascita della terra, per assonanza morte- Resurrezione confluiti a poco a poco nella narrazione evangelica da rendere non solo popolare la passione di Cristo ma anche assai simbolicamente aderente alla vita faticosa della gente comune, si può dire come fosse una liturgia a sostegno del corpo e dello spirito nelle croci umane da portare e sopportare. Tra i vari testi-canti-narrativi dei fatti evangelici della morte-rinascita, portati musicalmente alla gente dai Cantapassione, il sottostante Le ventiquattr’ore” o “Orologio della Passione”, senz’altro è il più popolare ed esplicito dei giorni della passione di Cristo, poichè ripercorre in ventiquattro immagini, ora per ora, il processo, la crocefissione, il martirio e la resurrezione di Cristo:

Prepàrati all’un’ora
quest’è l’ultima cena
e con faccia serena
così Geoù parlò
e con faccia serena
così Gesù parlò →
Disse sarò tradito
disse sarò negato
e Giuda disperato
rispose io non sarò
e Giuda disperato
rispose io non sarò
Alle tre i sacramenti
istituisce allor
e a lor tutti contenti
‘l suo corpo dispensò
e a lor tutti contenti
‘l suo corpo dispensò
Alle quattro si mosse
con grande compassion
alle cinque nell’orto
il buon Gesù andò
alle cinque nell’orto
il buon Gesù andò
Alle sei il Padre Eterno
dal re dei cieli andò
alle sette nell’orto
la turba lo menò
alle sette nell’orto
la turba lo menò
Alle otto una guanciata
al buon Gesù toccò
alle nove schiaffeggiato
allor Giuda si turbò
alle nove schiaffeggiato
allor Giuda si turbò
Alle dieci carcerato
il buon Gesù andò
quando che fu accusato
suonava l’undicior
quando che fu accusato
suonava l’undicior
Alle dodici Pilato
le mani si lavò
alle tredici di bianco
vestiro ‘l salvator
alle tredici di bianco
vestiro ‘l salvator
Alle tredici di bianco
vesitro ‘l salvator
con una canna in mano
per dargli più dolor
con una canna in mano
per dargli più dolor
Coronato di spine
fu alle quindicior
dalle tempie divine
il sangue suo versò
dalle tempie divine
il sangue suo versò
Legato alla colonna
fu alle sedicior
battuto e flagellato
per Dio fu un gran dolor
battuto e flagellato
per Dio fu un gran dolor
Alle diciassettore
la penna sua adoprò
per la brutta sentenza
che al buon Gesù toccò
per la brutta sentenza
che al buon Gesù toccò
I chiodi e i martelli
per lui si preparò
in croce il Redentore
all’or diciotto andò
in croce il Redentore
all’or diciotto andò
Alle diciannovore
testamento donò
Gesù pieno d’amore
Giovanni a sé chiamò
Gesù pieno d’amore
Giovanni a sé chiamò
Alle venti da bere
chiedeva il salvator
gustando aceto e fiele
solo per ‘l peccator
gustando aceto e fiele
solo per ‘l peccator
Suonando le ventuno
la testa sua chinò
quell’alma santa e pura
all’Eterno Padre andò
quell’alma santa e pura
all’Eterno Padre andò
Alle ventidueore
la lancia lo passò
con ferro e con parole
la costola gli piagò
con ferro e con parole
la costola gli piagiò
Alle ventitréore
di croce lo levò
Maria con gran dolore
in braccio lo pigliò
Maria con gran dolore
in braccio lo pigliò
Alle ventiquattrore
Gesù al sepolcro andò
solo per nostro amore
e a tutti ci salvò
solo per nostro amore
e a tutti ci salvò
Di sette giorni intanto
Gesù risuscitò
con gloria festa e canto
all’eterno padre andò
con gloria festa e canto
all’Eterno Padre andò.

ventiquattrore

In armonia di spirito buon Venerdì Santo

bydif

 

Sei andato tanto all’improvviso

fabrizio frizzi

Sei andato tanto all’improvviso in quel cielo lontano e misterioso amico a portare con garbo il tuo sorriso
da lasciare al sole del mattino il cuore stordito e la mente vagare incredula fra le righe dei quotidiani a cercar di ritrovarti
forse per aggrapparsi al desiderio che fosse un brutto sogno di uno sbaglio di penna
forse perché si è sempre impreparati ad accettar anche temporaneamente di separarsi da un sincero amico con il quale tante serate hai condiviso
forse per carpire all’apparenza reale che non può essere finita senza una frase di commiato, un abbraccio, una stretta di mano cordiale, un respiro d’ avviso per una partenza così tanto radicale da lacerar violentemente il risveglio da chi è sempre stato un signore, un giovane assai gentile e beneducato
o…o forse per confidare che ancor rigoglioso ragazzo Fabrizio sei li, sei li a comunicare con la solita franca gaiezza che stasera potremo incontrarci e insieme da amici invisibili l’uno all’altro combattere fianco a fianco una battaglia vitale che precocemente non ti allontani da chi tenacemente ami, non ti strappi dalle braccia la piccola Stella, non tolga anzitempo, come hai detto Tu, la missione di padre.
Sei andato tanto all’improvviso in quel cielo lontano e misterioso volto amico ma con i tuoi modi garbati hai lasciato alla famiglia, agli amici, al tuo pubblico, la luce di occhi e sorriso, luce che oltrepassa i recinti, illumina tutto e mai estingue una vita.

frizzi f

La vita è meravigliosa”
é vero Fabrizio, ovunque la si viva!
bydif

Domenica delle Palme nell’arte poetica.

1 Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-cappella scrovegni

Rami d’Olivo

Quanti rami d’olivo! Avanti! Avanti!

Son bell’e benedetti: o chi ne vuole?

Li ho colti stamattina, e tutti quanti

coi primi raggi li ha baciati il sole.

Sull’uscio, alla finestra, a capo al letto

metteteci l’Olivo benedetto;

come la luce e le stelle serene

un po’ di luce, al cor, fa tanto bene…

M. Giarrè Billi

par giotto

L’olivo benedetto

Lo sai, che su tutti gli altari,

oggi benedicon l’olivo?…

Domenica dell’olivo:

domenica di pace!

Andiamo, vecchio: entriamo.

La chiesa è pe’ tuoi pari;

che lì, se non altro, si tace…

Chiedine un piccolo ramo,

di quell’olivo di pace:

portalo a casa con te.

È ancora umido e vivo

come una fronda novella;

pieghevole come un giunco;

fresco così che le foglie

odorano a troncarle;

odorano più che alle nari,

d’amarognolo, al palato,

come l’olio appena torchiato.

Chi sa da quale adunco

pennato fu còlto stamani!

Chi sa da quali mani,

leggère alle cose leggère

e alle pesanti dure,

fu posto in quel paniere

medesimo, dove si bruca

la nera bacca!… Era di primo giorno

forse; e perciò, vedi?, conserva ancora

su di sé quel pallore

d’alba – allorché la luna mattutina

vanisce nel cielo di perla

come una festuca

incenerita, e ogni stella

si spegne in un pianto di brina…

Portalo teco, sul cuore;

portalo con sereno ciglio.

Danne una ciocca a tua moglie

e una ciocca a tuo figlio.

Fa come un tempo la madre

tua, benedetta!, faceva con te.

Pietro Mastri

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La domenica delle Palme
Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,

mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d’ulivo…

E se ne va. Tutto quello
ch’ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:
adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l’ulivo ch’è benedetto,
l’ulivo che benedice;

porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po’ la stanza
dell’infermo, senza sole,

ricorderà poi con tanta
fede l’ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!…

Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?

Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:

il color triste di tutto
il mondo che non ha sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;
il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;

il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell’infinito
e di ciò che non è stato;

il color triste dell’ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

di Marino Moretti

ICONA-CRISTO-ENTRA-A-GERUSALEMME

La Domenica dell’olivo

Hanno compiuto in questo dì, gli uccelli

il nido (oggi e la festa dell olivo)

di foglie secche, radiche, fuscelli;

quel sul cipresso, questo su l’alloro,

al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,

nell’ombra mossa d’un tremolio d’oro.

E covano sul musco e sul lichene

fissando muti il cielo cristallino,

con improvvisi palpiti, se viene

un ronzio d’ape, un vol di maggiolino.

Giovanni Pascoli

2 maesta_duccio-ingresso_a_gerusalemme

La Domenica delle Palme, come ricorda l’evangelista Matteo, è la Domenica  del giorno del trionfo di Gesù:

Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi!”

A tale ricorrenza religiosa, decisamente un tempo assai sentita dal popolo cristiano, tanti poeti  hanno dedicato versi che vanno aldila della narrazione escatologica.Tra le tante opere del patrimonio culturale espressivo ve ne sono alcune a me care, come quelle sopra,  in quanto mi riportano la mente a sensazioni di letizia oltrechè a descrizioni vissute con grande partecipazione collettiva.

olivo

Buona domenica delle palme o dell’olivo amici e passanti!

bydif

 

 

Caro papà

bimbo siriano

Carissimo papà,

Stamani, guardando la foto del papà siriano, con in valigia il suo bambino che dorme pacifico e tranquillo come fosse in una culla ovattata, nel mentre lascia la sua terra e tutto il vissuto a causa di violenza mi è venuto un groppone alla gola e uno sdegno da non dire verso taluni idioti riformatori di sacrali vincoli .

Non so se dal tuo mondo etereo dell’immenso azzurro si vede quanto succede in questo carnale piccolo recinto terrestre e nemmeno se è possibile scorrere con gli occhi o ascoltare criteri logici o idiozie circolanti. Se puoi, sai già che quella foto è emblematica e contiene le tante le ragioni che offrono uno spettacolo ne bello da guardare ne piacevole da udire e tantomeno da propalare se si ha un minimo di cognizione dell’essenza del creato. Ci sono guerre orrende che si consumano nell’indifferenza con persecuzioni celate, traffici umani obbrobriosi, fiumi di popoli sconvolti e confusi e fiumi di denaro che entrano in poche tasche e fiumi di parole senza coscienza che corrono più veloci del lampo che sgomentano e fissano concezioni di mutamento fallosi in equità sociali e ancor più in significati di valori e di patrimonio del genere umano. Se puoi papà, ben sai che fra tutto il guazzabuglio liquido intellettuale che scivola vogliono farti sparire. Vogliono che ti rinneghi per abbracciare una filosofia di vita collettiva in cui non esisti come entità genetica distinta che mi ha dato la vita. Vogliono dissolvere dalla mente di figlia il concetto di padre in “bontà” di una beota presunta ghettizzazione di certuni procreati in non so quali modi. Vogliono che dalla mia bocca non esca papà, ma un multiuso produttore di embrione per adeguarlo a un sistema d’insieme collettivo di entità fisiche mutabili, scambiabili e senza una natura di ruoli chiari percepibili. Mi è triste papà riscontrare una tale assurdità! Ancor più il non comprendere il fine di eliminare il termine papà, la pietra miliare generativa di ogni essere umano, bello, buono, brutto o cattivo che cammina in questo recinto terrestre sospeso nello sconfinato galattico. Come faccio papà a scacciare da mente e cuore una paroletta che al solo pronunciarla mi figura il tuo volto, il sorriso, le mani, le parole, i gesti. Mi dispiega una quotidianità che mi ha sorretto, consolato, consigliato accompagnato nella crescita con tanto amore e dolcezza. Mi narra tutto un vissuto passato insieme nella gioia e nella sofferenza, nel magro materiale e nel lusso spirituale, nel trovarsi e perdersi per necessità estemporanee, nel camminare fianco a fianco in silenzio e nel discutere animatamente su argomenti di vita, di pensiero, di principi e di decisioni esistenziali che tanto mi è servito a formarmi come donna, come madre come cittadina di un globo che gira? Come faccio papà a considerarti una sorta di caso che ci accomuna e non un uomo preciso che mi ha concepito condividendo emozioni, amore, intenzioni con la donna scelta per costruire insieme l’avvenire, una famiglia, spartire un destino nella privacy e in comunità ? Spiegamelo tu papà che sei nel luogo di verità come capire e accettare una siffatta illogica. Io mi arrovello ma proprio non ci riesco a recepire un sistema vivendi che mi demolisce i fondamenti padre-figlia, mi toglie la parola patrimonio di un fisionomia, un profumo, un insegnamento, un legame indissolubile al tempo e alle scelleratezze umane di pretesto, più discriminatorie dei discrimini che vuol eludere. Capisco che in confronto alla drammaticità che emerge e denuncia la foto di padre con figlioletto in valigia non è la cosa peggiore che può capitare nel corso dell’esistenza rinunciare a chiamare papà mio e non Carlo o tizio e sempronio. Sarò tarda e fuori moda ma non riesco ad abdicare a babbo, papà, paparino che tanto mi evoca nella mente e tanto mi colma di benessere mistico e morale.

In verità Papà, come mi hai insegnato, a essere intellettualmente onesta com me stessa, non voglio accettarlo. Proprio non ci sto a sopprimere una paroletta che nessuno insegna ma tutti a pochi mesi dell’esistenza articolano guardando un volto, ascoltando un respiro, afferrando una mano ruvida e calda.

Ti guardo papà. La foto è un po’ scolorita ma il tuo sorriso no. Quello è vivo, carico di infiniti momenti navigati insieme che hanno fatto e fanno la nostra storia di papà e figlia. Oggi, in dimensioni diverse proseguono e sono altrettanto belli, pieni di affetto, riconoscenza, significati di radici inestirpabili. Guardarti, papà mi trasmette una gioia immensa. Parlare con te ogni giorno mi riempe di fiducia e sicurezza. Ma è nel suono di papà che recepisco la consapevolezza dell’indistuttibile, l’essenza della vita, l’intensità di una attenzione infinita, l’armonia di un meraviglioso collegamento animico sinfonico che oltrepassa i confini della materia e riempe di letizia.

Anche se nell’attuale profano tutto si evolve così in fretta quasi da toglierti il respiro e tutto marcia in tale velocità e in così tante direzioni sbalestrate da non lasciar spazio e modo a riflessioni di salvaguardia ne di significati profondi ne di rispetto sacrale della vita nel creato, per mia fortuna, davanti alla tua foto papà tutto si ferma e rientra in una dimensione di valori solidi e concetti chiari di continuità di una stirpe, una cultura, un coraggio saggio di discendenza di sangue identificabile che mi permettono senza doverti “scartare o ribattezzare la genesi” di affrontare la realtà liquida dell’oggi. In fondo al cuore ho ben nitida la certezza che mi sei accanto e guidi i passi come fossero i primi e posso fregarmene di essere obsoleta agli occhi cecati di modernisti negativi.

Grazie papà di avermi dato la vita e di esserci sempre.

Però, prima di lasciarti con un bacio e augurarti ultraterrene delizie mi viene da chiederti: a me risulta che per essere presente sulla terra tutti, pure i robot hanno un “papi”che li ha concepiti, ma tu da lassù sai se quaggiù c’è qualcuno venuto alla luce senza il seme di un papà? In un modo o in un altro come sempre avrò da te risposta papà!

Un abbraccione in spirito di eco amorevole.

Dif

0padre e figlio

Week end al cinema

Piove. E mo, do’ vado a svagarmi un pochetto sto week end? Cielo grigio, umore grigio, idee grigie. Umm. Beh se non posso sta all’aria aperta per sgrigiarme  me vado  a ride un po’ al cinema e mi sa pure a teatro. Dilemma: che me vado a vedè ?

Mister_Felicita modified o salvini

quo vidisfollia-

renziu modified o staisereno oCommediaTorno-indietro-e-cambio- o

vacanze-romane omen food o

i due de o  sarailmiotipo

e mo girae mo cubo

i due poltutti modified modified

 

 

Ohi, ohi , da andà a vedè ce n’è assai, se c’è da ride  pe scordà pioggia e  grigiore è tutto da capì. Tiro a sorte e me vado. Meio de niente sarà per passà il week end!

Bye Bye

Dif