Una sofferenza dover…

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A volte le persone non si conoscono direttamente ma si amano. Perderle turba profondamente l’animo. È successo in questi giorni. Una sofferenza dover dire ciao a Ennio Morricone. Sebbene mai Ha avuto la minima consapevolezza della mia esistenza il Suo “andarsene” mi ha profondamente scosso. Con Lui andava un “pezzo” di vita! Vero che non ho mai incontrato la persona ma ho incontrato la sua musica. E che musica! Unica e indimenticabile. Sempre immaginativa, “divinamente” vibrante, a volte con toni struggenti altri elettrizzanti, ha costellato di momenti di indimenticabile sensazione emotiva il mio vissuto, tanto da “amarlo” come e più di quelli di assidua relazione. Per omaggiarlo e porgergli l’ultimo saluto, siccome, data la notorietà mondiale, in tanti han magistralmente detto e scritto che altro potrei aggiungere? Credo poco se non ripetere il già stigmatizzato da altri. Per cui per onorare l’ artista cantore del suono, dell’arte, della bellezza, ringraziare il cesellatore di attimi musicali inimitabili, dir ciao all’ “amato amico di sensazioni d’ascolto” rasserenanti il mio inquieto circostanziale, riferire un po’ sull’ uomo, popolarissimo e stimato in tutto il mondo, giacché per “andarsene” ha preferito il silenzio al clamore, ho concluso che non v’era nulla di meglio che farlo attraverso alcuni Suoi dire…  

L’uomo: “non voglio disturbare”
le abitudini: “Mi alzo prestissimo, intorno alle 4.30, faccio ginnastica, leggo i giornali e alle 8.30 sono già al lavoro”.
Lo spirito: “Io prego un’ ora al giorno, ma anche di più. La prima cosa che faccio. Anche durante la giornata, per caso”.
Ia filosofia: “ Ama gli altri come ami te stesso; ecco, questo per me è un modo normale di essere”.”Identifica una persona onesta, altruista, rispettosa di Dio e del prossimo. Amare gli altri, anche se la parola amare può sembrare forte; però è così. Questo è importante. Io penso veramente al bene degli altri, che il prossimo non abbia il male dal mio modo di fare. Mi è perfettamente normale che debba fare una cosa per rispetto della persona che incontro”.
La riflessione: “La musica mi ha salvato da fame e guerra. Ma l’arte è puro talento, la sofferenza non c’entra”.
L’orgoglio, “A chi mi chiede di parlare di “western all’italiana” rispondo che parleremo un’altra volta. Odio quel termine: lo trovo riduttivo, superficiale, provinciale.”
la responsabilità: “Non facevo concerti quando i miei figli erano piccoli.”
la coerenza :“Ho sposato una siciliana, il che mi ha permesso di conoscere da vicino la sicilianità. Ma grazie all’arte di Tornatore ho avuto la conferma delle mie sensazioni su questa terra che è bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità”.
la fermezza:“I film di Sergio Leone sono dei capolavori. E basta”.
il ringraziamento: “quello di aver ricevuto la grazia del talento e di aver avuto la fortuna di studiare musica”.
l’artista: “Non scrivo per il successo. Scrivo per me”
L’ispirazione; “Essere originali diventa sempre più difficile”
L’etica: “Nei casi di plagio la malafede salta subito agli occhi. Cioè: alle orecchie”.
il mestro: “La musica esige che prima si guardi dentro se stessi, poi che si esprima quanto elaborato nella partitura e nell’esecuzione”.
La magia : “la musica è sicuramente vicina a Dio. Nello stesso tempo la musica è proiettata nell’ anima e nel cervello dell’ uomo. Gli permette di meditare. Il discanto, il falso bordone provengono dai primi trattamenti polifonici del canto gregoriano. Da lì è nata la musica occidentale. La musica è l’ unica vera arte che ci avvicina veramente al Padre eterno, e all’ eternità. Lo dico a me stesso, e qualche volta a mia moglie, che la musica già esisteva, tutta! La musica che è stata scritta e sarà scritta. È il compositore che l’ ha presa, e la prenderà! Secondo la propria epoca, secondo il momento in cui egli scrive e secondo la civiltà e lo stato della ricerca musicale del suo tempo. La musica è già esistente anche se non c’ è”.
Il compositore: “Quando scrivo nessuno mi può aiutare, perché chi scrive ha qualcosa di personale da dire”
la considerazione:“La musica poi è intangibile, non ha sembianze, è come un sogno: esiste solo se viene eseguita, prende corpo nella mente di chi ascolta. Non è come la poesia, che non necessita di interpretazione perché le parole hanno un loro significato”.
la convinzione: “un regista non deve essere esperto di musica deve fidarsi della musica
il realismo: “Dagli anni del mio esordio a oggi si è passati attraverso l’alta fedeltà, la riproduzione sempre più perfetta del suono, l’arricchimento tramite messaggi video. Tutto è diventato più accurato. E il mio modo di scrivere testimonia sempre l’esigenza di andare avanti lungo un percorso creativo”.
la confidenza: La più grande soddisfazione? “aver scritto la colonna sonora della vita delle persone”
la sensibilità: “ Il co-produttore del film, Fernando Ghia, mi portò a Londra a vedere il film. Di fronte al finale, ero piangente; a quella strage di indios e di gesuiti per mano portoghese e spagnola. Avevo davanti a me il regista e i due produttori e dissi, “No, io non lo faccio, è bellissimo così”. Credo di essere rimasto mezz’ ora a piangere. E loro insistevano. Finché cedetti: “Faccio la musica”. Non volevo farla perché se la sbagliavo avrei potuto rovinare il film. Lavorando su tre elementi distinti che non potevo ignorare, l’ oboe del gesuita padre Gabriel, la musica corale e quella etnica degli indios, credo sia stato un miracolo l’ esser riuscito a comporre una musica in cui tre combinazioni indipendenti di suoni funzionavano anche contemporaneamente”.
il creativo: “Ho usato suoni realistici in un modo psicologico. Con ‘Il buono, il brutto e il cattivo’ ho usato suoni di animali, come il coyote, così il suono animale è divenuto il tema musicale principale del film”.
Il misticismo: “non mi sono mai considerato un compositore mistico-sacrale. La mia carriera è iniziata con Il federale di Luciano Salce regista di commedie, che mi ha voluto per altre sue pellicole, ma un giorno mi chiamò e mi disse, “Devo lasciarti”. “Perché?”. “Perché io faccio film comici e tu fai una musica spirituale, sacrale. Devo lasciarti per forza”. Da allora siamo rimasti amici ma non abbiamo lavorato più insieme”. Questo episodio mi ha segnato molto. Grazie a lui ho cominciato a ragionarci su. Probabilmente a volte esprimo sacralità anche quando non la cerco o non ci penso. Non parlo nemmeno di ispirazione, che non esiste. Parlo di idee. Sono forse su un binario che porta verso questi esiti”. “ho toccato il massimo della sacralità quando ho raccontato l’anima dell’uomo, nei film per la tv su Giovanni XXIII e su Giovanni Paolo II, ma anche nelle pellicole di Sergio Leone dove oltre alla violenza c’è una speranza. Speranza che ho sempre messo implicitamente in tutte le mie partiture”.
la chiarezza:” la musica orazione? Certo! ma al di la della musica ci vogliono parole, intenzioni, concentrazione“…
I concerti: “Ho sempre diretto le mie musiche, ma solo in studio di registrazione. Poi mi hanno chiesto di dirigerle in concerto” .“Dirigere in teatro le mie musiche mi ha fatto uno strano effetto: abituato a sentire le note in cuffia, dal vivo mi sono trovato ad ascoltarle insieme al pubblico che respirava dietro di me in uno scambio di emozioni continuo”. “Ogni volta che sono salito sul podio non ho potuto non mettere sul leggio una suite delle musiche per i film di Sergio Leone e la colonna sonora di Mission”.
la percezione: “Posso avere anche centomila persone, alle spalle: non me ne accorgo. Sono troppo concentrato, sono solo. Solo fino agli applausi conclusivi. Allora tutto si scioglie. Il miracolo s’è ripetuto un’altra volta. E posso passare anch’io dalla parte del pubblico”.
ll bilancio: “Di Soddisfazioni professionali ne ho avute molte, ma a iniziare dall’Oscar non ho mai avuto il tempo di godermele perché ho sempre lavorato guardando avanti. Ho avuto anche momenti di profonda crisi superati grazie alla fiducia nelle potenzialità e nel talento che mi sono stati dati”.

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Ciao Ennio, uomo dall’animo e dal talento di potenza elevata sempre connesso a cielo e terra! Mistico e realista, raffinato e istintuale, innovativo e tradizionale, sarcastico e rispettoso, epico e futurista, popolare e esclusivo, intenso e narrativo, ardito e conservatore, originale e creativo, aristocratico e proletario, classico e avanguardista, melodico o pop  sempre sublime .

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Per la storia: romano di nascita, artista per vocazione, colto per inclinazione, musicista per genialità, compositore per talento , direttore per eclettismo, concertista per ispirazione, arrangiatore per occasione, poeta per sensibilità, avanguardista per generosità, maestro per espressione, protagonista per abilità, giramondo per notorietà, ironico per intelligenza, verace per formazione, idealista per amore, creativo per italianità, trascendente per sentimento instancabile per predisposizione, riservato per riflessione, comunicativo per educazione, materialista per realismo, romanista per passione, star per ammirazione. Insomma,  un artista eccezionale , geniale compositore, innovativo e, con l’uso della voce umana, suoni della natura, oltre di strumenti mai utilizzati per le colonne sonore, inconfondibile, prestigioso direttore, sensoriale musicista , concertista di grande fama in tutto il mondo. Con oltre 400 film, collaborazioni con registi di calibro indiscusso, Leone d’ oro e Oscar alla carriera , Oscar per la colonna sonora The Hateful Eight, 27 Dischi d’ oro, 7 Dischi di platino, 7 David di Donatello, 3 Golden Globe, 1 Grammy Award, numerosissimi premi e riconoscimenti Ennio Morricone è e rimane “ mestro” immortale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Notte magica

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La notte che precede la festa di san Giovanni Battista, la più lunga dell’anno, per antica tradizione è considerata magica, di straordinaria potenza sprigionata dalle radiazioni astrali nel solstizio di giugno . E’ credenza che tale notte chiude la porta sacra e spirituale degli dei, e apre la porta profana e materiale dell’uomo,  per cui è la notte in cui all’uomo è permesso catturare energie positive per purificarsi e rinnovarsi, entrare in sintonia con gli elementi della natura per preservarsi da malanni, inganni, e sortilegi, scaricare al suolo le energie negative. Ovvero candeggiare corpo e anima per affrontare le fatiche dell’esistenza. Popolarmente si ritiene  che esporsi alla sua luce notturna toglie le negatività accumulate per gli incerti della vita, purifica lo spirito e ridona all’aurea personale la sua luce naturale offuscata o alterata da percezioni emotive catastrofiste, aggressività compresse, sentimenti astiosi con effetti comportamentali contrari all’indole. Inoltre è la notte in cui i raggi lunari impregnano ogni cosa di luce protettiva, erbe, fiori, acque, liquidi, pietre, cristalli, persone ecc.acquistano virtù straordinarie. Ogni cosa  illuminata dal satellite terrestre si carica di energie naturali benefiche,  sacrali e dal potere magico che  preservano tutto l’anno da fastidi e malanni. A parte ciò, è comunque risaputo che la vigilia della anniversario della nascita di S. Giovanni Battista, qualsiasi liquido, pietra, cristallo esposto ai raggi della luce lunare  assorbe magiche virtù e può diventare una vera fonte di benessere per ricaricare il fisico stressato o sotto tono psicologico, togliere impurità, sanare e levigare la pelle, ridare splendore agli occhi, ecc ecc. E’  anche  noto che è la notte propizia a  riti per attirare la buona sorte nel lavoro e nell’amore, esaudire desideri, soddisfare bisogni temporali ma pure dove bene e male si contrappongono.  Infatti nell’immaginario collettivo questa notte è legata tanto ai riti scaramantici-purificatori come falò, bagni di guazza, in acque limpide, fontane, mare, lavaggi con acque alle erbe e fiori, quanto a quelli rituali sabbatici-satanici come raduni di streghe, satiri , maghi, cultori dell’occulto diabolico, intrisi di musiche particolarmente eccitanti, danze sfrenate evocative di sacrifici, patti, magia nera e rossa.

Ma il vero prodigio di questa notte  è che funziona come un capodanno cosmico in cui dopo un capovolgimento caotico il cosmo si rinnova e ricrea attraverso gli elementi primordialil di luce e calore.  La “ magia”   sta racchiusa nei  simboli di purificazione e rigenerazione per eccellenza, cioè acqua e fuoco. Per cui a livello pratico iI difficile   sta  nell’incrociare le virtù benefiche di guazza e falò! 

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Felice guazza di san Giovanni e che  in ognuno di voi asperga la sua benefica magia.

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Festa Sacro Cuore

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Con la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, oggi si festeggia l’amore misericordioso del Salvatore, simboleggiato nel suo Cuore.

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La devozione al S.Cuore di Gesù, celebrata per la prima volta in Francia, probabilmente nel 1685 ma devotamente già praticata nel Medioevo,  ebbe un grande impulso attraverso Santa Margherita Maria Alacoques allorchè ebbe rivelazioni private da parte di Cristo , che IndicandoLe il suo cuore  le chiese di propagare la devozione e di far istituire la relativa festa al Suo  Sacro Cuore. Da ciò, successivamente, Papa Clemente XIII diede alla Solennità del Sacro Cuore di Gesù un orientamento: nuovo, cioè espresse che il giorno di festa devota non doveva più essere soltanto un’amorosa contemplazione e adorazione del tanto amato Cuore di Cristo , bensì anche un momento di riparazione per offese e ingratitudini ricevute oltrechè di riflessione profonda sulla misericordia amorevole verso gli altri. Invece,  l’universalità della festa del Sacro Cuore si deve a Papa Pio IX in quanto nel 1856 l’introdusse con data fissa  al terzo venerdì dopo Pentecostene nel Calendario liturgico della Chiesa Latina. In seguito  della riconosciuta universalità devozionale  sorsero un po’ ovunque  molte cappelle, oratori, chiese, basiliche e santuari dedicati al Sacro Cuore di Gesù. Inoltre tutta una serie prolifera di immagini più o meno artistiche raffiguranti il Sacro Cuore fiammeggiante, quasi sempre posto sul petto di Gesù che lo indica agli uomini. Sulla spinta dei fedeli di tutto il mondo  iniziò anche  la pia pratica del 1° venerdì del mese con la supplica di intercessione misericordiosa al Cuore,  vennero composte le Litanie del Sacro Cuore, tutto il mese di giugno fu dedicato al suo culto. 

Ma qual è il significato di questa festa?

È onorare cristo e il suo cuore colmo di grazia, dolcezza e comprensione all’umano.

Come?

Concentrando lo sguardo sul Cuore di Cristo perenne fornace ardente d’amore capace di bruciare il male e infiammare la fede del bene verso la Santa volontà del Padre con vera convinzione. Come dire essere con Cristo in tutti i momenti difficili dell’esistenza terrena e in quelli più tremendi e sgradevoli ancor più, per dire fiduciosamente come Gesù sulla croce :Padre, non come voglio io, ma come vuoi tu”.

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Sono molto devota al SS.Cuore di Gesù e fin da ragazzina mi rivolgo a Lui con fiducia per trarre forza quando la speranza o la fede  vacilla. Spesso mi vien spontaneo ripetere: “Sacro Cuore di Gesù non farmi mai mancare l’energia  per reagire alle avversità e fa che io ti onori e “t’ami sempre più”

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Pane di vita

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“Io sono il pane vivo disceso dal cielo.”

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, meglio nota  come Corpus Domini,  celebra il grandissimo mistero dell’Eucaristia ” il pane vivo”  promesso da Gesù a Cafarnao :“Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno;e il pane che io darò è la mia carne, per la vita del mondo!” e da come si legge in Gv  tanto sconcertò  seguaci e giudei. “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”ma a cui Gesù allora ribadì con: “In verità, in verità vi dico:se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno, poiché la mia carne è un vero cibo ed il mio sangue è una vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui!” . Poi,  ciò che aveva annunciato a Cafarnao, cioè la promessa del “pane vivo” Gesù non solo la riconferma nell’ultima cena : “ prese un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:“Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo! Prendete e bevete: questo è il mio Sangue! “mantiene anche la promessa ” sarò con voi sempre, fino alla fine dei tempi” e   istituisce il Sacramento dell’eucarestia fate questo in memoria di me. 

Come detto  la solennità del Corpus Domini celebra il mistero dell’Eucarestia.  Il più grande dei misteri . La presenza di Cristo nel santissimo sacramento? Difficile da comprendere con la razionalità! Soltanto l’intelletto che accetta la parola di Dio con fede accetta il  Cristo presente nell’eucarestia. Un Cristo presente sia in corpo che spirito una presenza reale fonte  di unione profonda, di intima relazione  del suo esistere in comunione con ognuno di qualunque generazione.  Vale a dire, Egli in ognuno e ognuno  in Lui.  Non è mica  facile contemplare il Santissimo  e  diventare una cosa sola  con Gesù! . Già, ma   neanche è  facile percepire la complessità del l’incarnazione. Quindi anche se non è facile comprendere che pane e vino diventano Cristo stesso  l’importante che ” l’ostia ” , che si adora o si riceve,  sia rispettata in tutta l’interezza. di fede nel   suo mistero di “pane vivo disceso dal cielo”

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Una festa del Corpus Domini a tutti!

Bydif

 

 

Vola via, vola via…

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“vola via, vola via, dalla testa mia” è il ritornello che da qualche tempo ogni giorno mi fa compagnia !  Eh si, in questi tempi così scombussolati dal covid e da tutto un dire e contraddire, ammettere e smentire, dicere e rimbeccare, sminuire e impaurire , rintuzzare e stordire, senza volere ma probabilmente in associazione interpretativa non so se difensiva, auspicante o sbolognativa del bailamme, la memoria l’ha ripescato dai cassettini per utilizzaro a mo di scaccia incubo. Incubo. da che? Beh dalla fissa della pandemia e da tutto il contorno spettrale depressivo con notizie e contronotizie, indicazioni e controindicazioni! Non è poi così strano se la memoria ha ripescato questo ritornello che a rigor del vero fa parte di un bellissimo canto, scritto da Italo Calvino intorno agli anni sessanta, e ogni giorno se lo ripeteva come un mantra. Basta leggerlo per cogliere le molte simiglianze simboliche come la paura, i problemi legati alla realtà, al clima generale dall’erta pesante e confusionario. Unica differenza è il tipo di paura che il ritornello cerca di far “volare” lontano dal cervello per non rimanerne succube inerte. Ma … ma poco cambia la causa della paura che alimenta la “guerra” emotiva da affrontare ogni mattina. In entrambi i casi il martellamento sul cervello è aspro e il combattimento “ difensivo”, per non lasciarsi risucchiare dal vortice della paura, veramente duro in specie se subissato da una serie infinita di dicere contradditorio e spesso talmente utopico nel modo di informare, intervenire e rassicurare, da amplificare la percezione di insicurezza e sconforto da trasformare la paura in un incombente corvo affamato. Un corvaccio che svolacchia e svolacchia e il cui presagio divoratore espone a una guerra di nervi giornaliera assai stressante. Per non cedere al panico del corvo-paura incosciamente la mente s è trovata un rimedio esorcizzante, quello di ripetersi vola via, vola via …soprattutto vola via dalla testa mia. In fondo per crearsi il diversivo è bastato poco, sostituire una paroletta nella domanda, cioè invece di dire : “dove vola l’avvoltoio? “ Dove vola il covid? E poi …“vola via, vola via dalla terra mia, dalla testa mia! Non me ne voglia Calvino se mi son presa questa libertà, non è stato per stravolgere, per necessità adattativa al momento, in quanto ho considerato il suo canto un vero amico giornaliero che mi aiutava e ancora mi aiuta tantissimo a scacciare dall’orizzonte “l’avvoltoio” predatore di anima e corpo. D’altronde la similitudine delle cause dello svolacchiare nefasto dell’avvoltoio di ieri, e lo svolacchiare del corvo di oggi è consistente. Non è forse vero che la “bomba” covid è scoppiata con virulenza, scatenato in terra un deserto di tristezza e terrore oltre una lunga scia di anime morte chi in corpo e chi in spirito e levato in volo una infinità di avvoltoi ? Quindi…se c’è il nesso…ci sta pure il ripeter “vola via, vola via dalla testa mia” per combattere paura e incubo dell’invisibile mostriciattolo! Eppoi guerra fredda e guerra di nervi…sempre guerra è. Comunque sia, il ritornello del grande Calvino è stato e ancora è un modo efficace, almeno per me, sia per  scacciare con tutte le forze il “corvo” pandemico dalle mie giornate da viverle con meno ansia e maggiore serenità di testa e spirito, sia per allontanare gli “avvoltoi” che al solito si son messi subito in volo per profittare delle “carcasse” di paure e sconquasso.

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A questo punto mi par logico e doveroso postare di seguito il canto scritto da Italo Calvino a cui ho attinto il mio scacciapaure “Dove vola l’avvoltoio “ :

Un giorno nel mondo

finita fu l’ultima guerra,

il cupo cannone si tacque

e più non sparò,

e privo del t

Un giorno nel mondo

finita fu l’ultima guerra,

il cupo cannone si tacque

e più non sparò,

e privo del tristo suo cibo

dall’arida terra,

un branco di neri avvoltoi

si levò.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal fiume

ed il fiume disse: “No,

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Nella limpida corrente

ora scendon carpe e trote

non più i corpi dei soldati

che la fanno insanguinar”.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal bosco

ed il bosco disse: No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Tra le foglie in mezzo ai rami

passan sol raggi di sole

gli scoiattoli e le rane

non più i colpi del fucil.

Dove vola l’avvoltoio?

l’avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dall’eco

e anche l’eco disse No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Sono canti che io porto

sono i tonfi delle zappe,

girotondi e ninnenanne,

non più il rombo del cannon.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò ai tedeschi

e i tedeschi disse: No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Non vogliam mangiar più fango,

odio e piombo nelle guerre,

pane e case in terra altrui

non vogliamo più rubar.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò alla madre

e la madre disse: No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

I miei figli li dò solo

a una bella fidanzata

che li porti nel suo letto

non li mando più a ammazzar.

Dove vola l’avvoltoio

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò all’uranio

e l’uranio disse: No,

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

La mia forza nucleare

farà andare sulla luna,

non deflagrerà infuocata

distruggendo le città.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

Ma chi delle guerre quel giorno

aveva il rimpianto

in un luogo deserto a complotto

si radunò

e vide nel cielo arrivare

girando quel branco

e scendere scendere finché

qualcuno gridò:

Dove vola l’avvoltoio

avvoltoio vola via,

vola via dalla testa mia…

ma il rapace li sbranò.

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Oh, se poi il corvaccio volesse papparsi tutti gli avvoltoi diceri… sarebbe un

sullecchero, nonchè un grandissimo beneficio per l’eco-sistema dell’udito! 

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Auguri Italia!

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Auguri Italia mia! Quest’anno Te ne servono tanti, tanti. per affrontare e superare il caotico momento causato da un invisibile  “nemico”. Tutti insieme festeggeremo il tuo 74° compleanno perchè ti amiamo tanto  ma come ha detto il Tuo Presidente:………..“Lo faremo in una atmosfera in cui proviamo nello stesso tempo sentimenti di incertezza e motivi di speranza” . Incertezza per il doloroso, difficile caotico momento causato da un invisibile  “nemico”; speranza perchè sei una Repubblica forte, creativa, coraggiosa, laboriosa mai si arrende. Speranza perchè hai tutte le qualità che servono a tenere un paese libero e unito  e speranza  perchè noi abitanti di questo meraviglioso Paese abbiamo ” la testa dura” e difficilmente ci lasciamo andare allo sconforto totale. Speranza , come ha affermato il Tuo saggio rappresentante, anche  perchè : “Noi italiani abbiamo le qualità e la forza d’animo per riuscire a superare anche questa prova. Così come abbiamo ricostruito il Paese settant’anni fa. Lo abbiamo visto nelle settimane che abbiamo alle spalle. Abbiamo ritrovato, nel momento più difficile, il vero volto della Repubblica”. Certo “la risalita” non sarà facile. Tutti ne abbiamo consapevolezza che ci aspetta tanto da fare, tanto da lottare, tanto da mantenere i nervi saldi per non lasciare che le difficoltà socio-economiche alimentino un clima favorevole ai profittatori. Tuttavia anche se “la risalita non sarà veloce, la ricostruzione sarà impegnativa, per qualche aspetto sofferta. Serviranno coraggio e prudenza” con amore, pazienza, solidarietà d’intenti  e intelligenza riusciremo a farcela. Dobbiamo farcela, sennò che Italiani saremmo? Saremmo quelli che ci descrivono chi ci invidia e ci umilia con stereotipate idiote considerazioni. Ma noi invece siamo quelli dell’elmo di Scipio, dell’Italia che si desta e con umiltà esce vittoriosa dalle insidie che la pericolano. Noi  siam quelli di “Ecco I’Italia”di R. Pezzani:

Se incontri una donna giovane,
forte, bella, con in braccio il suo
bambino e un pane nella mano,
quella è l’Italia.
Se vedi un contadino arare il
campo, mietere il grano, quello è
l’Italia.
Se vedi un marinaio sollevare
l’àncora dal mare e stendere la
vela, quello è l’Italia.
Se vedi un soldato ubbidire al
comando d’un superiore, quello è
l’Italia.
Se vedi un mutilato di guerra,
quello è l’Italia.
Se vedi una donna piangere
sulla tomba d’un Caduto, quella
è l’Italia.
Se senti una voce che dice:
– Coraggio! Nel lavoro e nella
concordia godremo la libertà e la
pace, – è l’Italia che parla
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Quindi…Buon compleanno repubblica italiana! Goditi la giornata perchè Noi ce la faremo a risollevarci dalla tragedia. Ce la faremo  perchè siam cresciuti sotto il tricolore, respirato i tuoi valori  di lavoro, pace e libertà. Ce la faremo perchè ci hai educato al rispetto nostro e degli altri, alla dignità, al reagire con coraggio, a utilizzare l’inventiva, il cuore e l’anima, a rimboccarsi le maniche con orgoglio, a non arretrare alle sfide della vita a non oziare o aspettar al bar l’elemosina di qualche snob cialtrone che non ti conosce come noi tutti che ci viviamo e che ben sappiamo di che pasta sei fatta, chi Sei e come Sei veramente Italia. Ancora..Buon anniversario!

bydif

 

Maria fulcro della Pentecoste

consolatore

Cinquanta giorni dopo la Pasqua si celebra il mistero della Pentecoste che rammenta la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli apostoli: “Venne all`improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; “
Secondo un’antica tradizione la scena della Pentecoste viene rappresentata con lo Spirito Santo che scende, prima di tutti, su Maria in forma di fiamma che poi si suddivide in altre dodici fiammelle andandosi a posare sul capo degli Apostoli, presentando così Maria come la dispensatrice di tutte le grazie e di tutti i doni dello Spirito. .
Dunque, Non c’è Pentecoste senza la Vergine Maria…

Come mai?
1: da secoli è consolidata teologia porre la Vergine in strettissima relazione con la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo. Una relazione talmente stretta che per primo San Francesco d’Assisi ha definito Maria “Sposa dello Spirito Santo”. Mentre San Massimiliano Kolbe è ancor più esplicito: “L’unione tra lo Spirito Santo e la Vergine Immacolata è così stretta che lo Spirito Santo non esercita alcun influsso nelle anime se non per mezzo di Lei”
2: Maria investita di una nuova maternità, quella nei confronti dei discepoli del figlio presiede la preghiera e invoca l’intervento del suo Sposo
3: la presenza nel cenacolo non è per niente casuale in quanto lo Spirito Santo in Maria ha la caratteristica di essere Cristocentrica, cosiccè come nell’Annunciazione, Maria per opera dello Spirito Santo concepìsce Gesù , alla Pentecoste, Maria per opera dello Spirito da alla luce la Comunità di Cristo.
Dunque .. la Vergine Maria come personificata Chiesa ? Si può dire di si
Come mai ? beh..
1: come frutto dell’incessante preghiera della Vergine, allo spirito santo, il Paraclito, cioè lo spirito nuovo Consolatore da Lui accolta e esaudita in quanto espressione del materno amore di lei verso i discepoli del Signore.
2:per analogia tra la discesa dello Spirito Santo su Maria all’Annunciazione e la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste; nell’Incarnazione lo Spirito Santo era sceso su di lei, come persona chiamata al grande mistero della redenzione; nella pentecoste si riversa in funzione della Chiesa, della quale Maria è chiamata ad essere modello e madre. Come dire…”la forma la vita interiore della Madre Chiesa è costituita a immagine della Madre di Cristo ” – “ad vicem Matris Christi, Matris nostrae Ecclesiae forma constituitur”
3: Maria, come spirito missionario, inebriata dallo Spirito , va da Elisabetta e annuncia grandi opere dell’Onnipotente .
4:Maria , apostola di fede come colma di spirito del Padre col suo magnificat parla, anche gli apostoli  del Figlio col dono dello spirito parlano  “ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d`esprimersi.” atti,2,4
5: Maria madre spirituale, come nell’Incarnazione lo Spirito aveva formato nel grembo verginale di Maria il corpo fisico di Cristo, nel Cenacolo lo stesso Spirito anima il Corpo Mistico,  feconda la maternità spirituale di Maria.
Dunque....Maria fulcro della Pentecoste …beh, lo ha ben detto Benedetto XVI” :
Non c’è dunque Chiesa senza Pentecoste. E… non c’è Pentecoste senza la Vergine Maria.”
Perchè? Perchè Maria, “sposa del padre”,  da madre del Cristo Salvatore rappresenta la spiritualità interiore della Chiesa, il luogo in cui si realizzano la fede della Chiesa, la carità della Chiesa, l’obbedienza, il tenere gli occhi fissi sul Signore,  Gesù,  per aderire a Lui, accoglierne il dono dello Spirito, lasciarsi trasformare da esso, divenendo feconda della sua misteriosa potenza.

Quindi la solennità della Pentecoste, detta anche festa dello Spirito Santo memora     Maria, madre spirituale delle genti e Maria madre della chiesa . Di fatto, la “nascita” della chiesa cristiana. Per questo il 3 marzo 2018 papa Francesco ha istituito la memoria obbligatoria di Maria Madre della Chiesa, da celebrarsi il lunedì dopo Pentecoste

In conclussione, attraverso Maria, lo Spirito Santo, come vento impetuoso che spazza via inerzia e paura e come fuoco ardente che infiamma i cuori – nel giorno di Pentecoste scese su Maria e gli Apostoli radunati nel Cenacolo in preghiera, colmandoli della pienezza dei suoi doni e operò in loro una profonda trasformazione.

maria fulcro

Uh, di Maria, di quel vento e quella fiamma che trasforma come ne avremmo oggi bisogno tutti noi !
Ne avremmo un estremo bisogno, oh, almeno io ne ho… come gli apostoli, prima che il Paraclito, il nuovo spirito consolatore promesso da Gesù, li inondasse e li infiammasse con il suo ardore sono confusa, mezzo paralizzata dalla paura, bisognosa di conforto, di vivificare la fiducia, ripescare il coraggio, soprattutto togliermi l’angustia dell’incertezza. Incertezza non tanto dovuta al momento attuale di scombussolamento generale per la pandemia, quanto per il caotico comunicativo, la girandola delle informazioni,  le contraddizioni, la mancanza di spirito impregnato di fiamma realistica, colmo di qualunque parola meno di quella di verità.  Se…Se un  po’ di Spirito Santo, di quelle fiammelle che donarono  agli apostoli la chiarezza di parola per farsi capire da tutti scendesse su qualche testa…e mettesse su qualche lingua parole comprensibili e di verità….e Maria vi aggiungesse un tantino di sapiente concretezza…beh l’incertezza manco saprei cos’è.. Comunque… #pregonondispero…
pentecoste

In luce di fiamma spirituale, buona serata a tutti!

bydif

L’ascesa al cielo di Gesù

asc - Copia

Con la solennità del’ascesa al cielo di Gesù, o Ascensione che insieme a quella di Pasqua e Pentecoste è una delle feste più importanti della cristianità, si conclude la vita terrena di Gesù: ” Bisogna che me ne vada, disse, perchè se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore “.

Quando avvenne?
Secondo gli scritti evangelici l’evento, della salita al cielo di Gesù per riunirsi al Padre dopo aver completato l’opera del mistero della redenzione, avvenne alla presenza degli apostoli quaranta giorni dopo la sua risurrezione : Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio […] Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Atti 1,3-11

Quali testimonianze si hanno dell’Ascensione?

Si hanno dagli apostoli evangelisti seppur in modo differente. Luca in 24,50-53 parla esplicitamente dell’ascesa di Cristo : ” Egli, -Gesù- li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. “
Giovanni in 20,17 ne parla in maniera indiretta, riportando una testimonianza di Maria Maddalena :” Gesù le disse: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”.
Matteo invece non parla esplicitamente di ascensione al cielo. In 28,16-20 riporta che Gesù appare ai discepoli su un monte della Galilea dove li aveva convocati e li invia in missione nel mondo, congedandosi da loro con le parole: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”
Marco più complesso afferma in 16,19 :” Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. “
Nel Credo degli Apostoli  l’ascensione viene accennata con queste parole: “Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”
Nel mentre s. Paolo nelle varie lettere non da risalto al passaggio di Gesù, da terra a cielo, piuttosto all’intronizzazione di Cristo alla destra del Padre: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo sta assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra; siete morti infatti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!” – Colossesi, 3, 1-3-
Dove avvenne la salita al cielo di Gesù ?
Il luogo dell’ascesa di Cristo al cielo, in Atti 1:12 viene collocato nei pressi di Gerusalemme : ” ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.” Poi la tradizione ha consacrato il monte degli ulivi come il Monte dell’Ascensione e sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino vi fece costruire una bella basilica; distrutta , verso la fine del secolo IV, la ricca Poemenia edificò un’altra basilica sul monte Oliveto ispirata al Pantheon di Roma, con al centro una piccola rotonda del luogo preciso dell’elevazione di Gesù al cielo. distrutta e ricostruita dai crociati , anche questa distrutta dai musulmani che però lasciarono in piedi l’edicola ottagonale in cui vi è la roccia venerata dai cristiani in quanto tradizione vuole vi sia impressa l’orma del piede destro di Gesù, lasciata nel momento in cui ascendeva al cielo.
Qual’ è il sgnificato  dell’Ascensione?
Il ritorno del figlio salvatore al Padre.! Come dire un manifesto congedo di Gesù che per completare tutta la Redenzione deve necessariamente ritornare al Padre : “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò” (Giov. 16, 5-7). Emblematicamente esprime l’esaltazione di Gesù Cristo risorto

Perchè Gesù sali al cielo dopo 40 giorni dalla resurrezione ?
Quaranta giorni’ sono un tempo molto simbolico negli avvenimenti biblici. Gesù, digiunò nel deserto per 40 giorni ”
San Paolo negli stessi ‘Atti’ -13, 31- dice che il Signore si fece vedere dai suoi per “molti giorni”, senza specificarne il numero, quindi è attendibile, che si tratti di un numero allusivo.

Gesù, nei 40 giorni che rimase ancora in terra, cosa fece?
Confortò gli Apostoli e li convinse di essere veramente risuscitato. Li istruì intorno al regno di Dio, poi seguito dagli Apostoli e Discepoli, andò al monte dell’ascensione, alzando il braccio li benedisse diede l’addio alla Madre e a tutti i presenti , in una nube si alzò verso la maestà dei cieli. fu allora che nel tornare a Gerusalemme gli apostoli compresero le parole che Gesù aveva detto: ” Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore “.

36 Ascensione

Dunque Gesù sale al cielo per prepararci un posto. Quindi Lui ci attende lassù. Non dimentichiamolo. Nei momenti in cui sembra di esser sopraffatti dal male, intorno c’è buio e angoscia come ora,  guardare in alto con fiducia , a Lui che è luce e salvezza è come aver la certezza che Egli trova sempre il modo di confortarci e donarci energia e speranza per superare le difficoltà presenti.

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l’ascensione che in greco Analepsis significa salire su e Episozomene  -salvezza- celebra l’ultima manifestazione visiva in terra del figlio di dio, gesù , il salvatore. tale ricorrenza si celebra nella Chiesa cattolica, nell’Oriente cristiano e in diverse confessioni protestanti.

 

Rita da Cascia: santa dell’impossibile

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Se Maggio è il mese di Maria è anche il mese di Rita da Cascia. La Santa dell’amore e del perdono, invocata e venerata in moltissime parti del mondo per le sue qualità taumaturgiche, le indiscutibili doti di avvocata paciera delle cause ultradifficili dell’uman andare. Tant’è che è detta la “santa degli impossibili” e popolarmente è diffusa opinione che fin dal giorno della sua salita al cielo Rita si è schierata dalla parte dei più bisognosi, per soccorrerli e realizzare per loro quei miracoli prodigiosi considerati dalla logica comune irrealizzabili.

Nel firmamento dei santi e delle sante della Chiesa, Rita è certamente una stella di prima grandezza. Ma quale è il messaggio che questa santa ci ha lasciato? Beh, come disse durante il Giubileo del 2000, davanti ad una grande folla di devoti della santa in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II “È un messaggio che emerge dalla sua vita: umiltà e obbedienza sono state la via sulla quale Rita ha camminato verso un’assimilazione sempre più perfetta al Crocefisso. La stigmate che brilla sulla sua fronte è l’autenticazione della sua maturità cristiana. Sulla Croce con Gesù, ella si è in un certo senso laureata in quell’amore, che aveva già conosciuto ed espresso in modo eroico tra le mura di casa e nella partecipazione alle vicende della sua città”cioè cercando di portare pace fra le varie fazioni contrapposte e in lotta fra loro”

Sebbene il tempo logora tutto come mai non ha logorato il ricordo di questa santa italiana, vissuta ben sei secoli fa e ancora oggi è ricordata, invocata, pregata nei casi più disperati da migliaia di devoti in tutto il mondo? Per Giovanni Paolo II poichè: “La santa di Cascia appartiene alla grande schiera delle donne cristiane che “hanno avuto significativa incidenza sulla vita della Chiesa, come anche su quella della società”. Rita ha bene interpretato il “genio femminile”: l’ha vissuto intensamente sia nella maternità fisica che in quella spirituale”. Per la gente comune invece perchè Rita è la santa capace di capire e interpretare le necessità e l’ ama invoca perchè la sente simile, viva e vicina in ogni difficoltà della vita. Come dire che per ciascuno Rita è soprattutto il segno d’amore vivifico che nelle crisi della vita può dare coraggio e forza per ricominciare, ed oggi come ieri è l’esempio per ciascuno della sollecitudine al perdono pacificante e al rigetto incondizionato della violenza sanguinaria che non porta mai a nessuno nulla di proficuo.

Tante le leggende, i racconti, le meraviglie prodigiose fiorite intorno alla Santa come il diffondersi di un profumo intenso di rose nelle vie del paese e in quelli confinanti e lo scampanio improvviso e spontaneo di tutte le campane del circondario nella notte del 22 Maggio al momento della sua salita al cielo, o della vite morta che fruttificò e ancora oggi è presente all’interno del monastero, della rosa fiorita in pieno inverno sotto la neve e due fichi maturi chiesti e trovati dalla cugina nell’orto della casa paterna e interpretati come la salvezza ed il candore dell’anima di suo marito e dei suoi figli.

Come mai Rita, santa, più amata, dopo san Francesco e sant’Antonio, sia per la quantità di miracoli attribuitole, sia per la sua storia umana è conosciuta anche come: Santa delle Api”;Santa della Rosa” ; “Santa della Spina”.?

Come:

Santa della RosaTradizionalmente la rosa piccola e rossa è simbolo per eccellenza, di questa esile ed umile donna diventata santa super venerata. Ancora oggi si dice che ogni qualvolta Rita interceda per un miracolo il suo corpo, conservato all’interno della basilica emana un intenso profumo di rose e le rose benedette ogni 22 maggio, per la sua festa, oltre che essere fonte di protezione per la famiglia per mali e pericoli conservano tutta la fragranza di una rosa fresca.

Santa della Spina” – Unica santa nella storia cristiana a ricevere in fronte la stigma spina che le produsse una profonda piaga purulenta e fetida che la costrinse alla segregazione. Si narra che durante la vita clustrale, Rita alternava ore di preghiera, contemplazione, dedizione totale a Gesù con ore di visite a malati, lebbrosi e spesso per pacificare le fazioni che si combattevano nella cittadina umbra. Sempre umile e obbediente alle regole mai scansò fatiche o prove vessatorie, tuttavia nel suo cuore la giornata era un intensa meditazione della Passione di Cristo tanto che un giorno del 1432, mentre era in estasi davanti al Crocefisso, una spina si staccò dalla corona del Cristo e si conficcò nella sua fronte. La stimmata accentuò ancor più l’adesione animica di Rita alla croce di cristo e l’amore per gesù e fatta eccezione per trasferimento a Roma per la canonizzazione di san Nicola da Tolentino in cui la ferita si rimarginò per riapparire al suo ritorno a cascia, visse gli ultimi 15 anni di vita in una totale immedesimazione della passione di Cristo. Per questo, forse la migliore definizione della santità di Rita da Cascia la troviamo nella iscrizione che è stata posta sull’urna contenente i suoi resti mortali: “Tucta allui se diete”. “Si diede tutta a Lui” cioè a Cristo, anche nel momento della crocifissione, che è la cosa umana più difficile.

Santa delle Api”- Si racconta che già a 5 giorni operò il suo primo miracolo, conosciuto come delle Api Bianche guarendo un contadino, feritosi gravemente con la falce a una mano. Questi, passandole vicino, per andare a medicarsi, nel vedere delle api che ronzavano sul suo volto cercò di scacciarle proprio con la mano ferita che guarì immediatamente. Mentre il giorno della morte venne avvistato uno sciame di api nere, dette murarie, che ancora oggi hanno dei nidi nel convento.

Inoltre “santa della misericordia e del soccorso” in molti paesi è venerata anche come santa della misericordia e del soccorso per il racconto della donna di Spoleto che fuggita per maltrattamenti dal marito, derubata e aggredita curò, rivestì, e tranquillizzò assicurandole che tornata dal marito questi convertito non avrebbe più abusato di lei con violenze e ingiustizie, inoltre per essere stimata come migliore avvocata e confidente delle donne in difficoltà.

Tante le leggende, i racconti, le meraviglie prodigiose fiorite intorno alla Santa come il diffondersi di un profumo intenso di rose nelle vie del paese e in quelli confinanti e lo scampanio improvviso e spontaneo di tutte le campane del circondario nella notte del 22 Maggio al momento della sua salita al cielo, o della vite morta che fruttificò e ancora oggi è presente all’interno del monastero; della rosa fiorita in pieno inverno sotto la neve e due fichi maturi chiesti e trovati dalla cugina nell’orto della casa paterna e interpretati come la salvezza ed il candore dell’anima di suo marito e dei suoi figli. O come il primo miracolo della santa, quello al falegname Cicco Barbari. Da poco diventato invalido alle mani e non potendo più lavorare vedendo la salma di Rita, esclamò:“Oh, se non fossi ‘struppiato’, la farei io questa cassa!” inspiegabilmente guarì immediatamente, e le suore lo incaricarono della costruzione dell’umile cassa.

La venerazione di Rita iniziò subito dopo la morte, e fu caratterizzata dall’alto numero e qualità degli eventi prodigiosi, dovuti alla sua intercessione. Tuttavia fu proclamata beata 180 anni dopo la sua morte, nel 1627 sotto il pontificato di Urbano VII, e venne canonizzata da Leone XIII durante il Giubileo del 1900.

Rita da Cascia, santa “dell’impossibile”della terra umbra, a me cara , alla quale mi sono rivolta in ogni momento difficilissimo. Oggi con tutto il cuore prego di aiutare tutti a venir fuori da questa situazione pandemica tragica.

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per la cronaca:

Non è facile tracciare un profilo storico di santa Rita. Ci sono molti punti oscuri, e spesso le notizie di una certa attendibilità si mescolano alle leggende, che si formarono durante i secoli in diverse stratificazioni. Detto ciò, Rita, ovvero Margherita Lotti, nacque  a Roccaporena, una frazione dell’umbro comune di Cascia, in provincia di Perugia, presumibilmente nel 1381 da Antonio Lotti ed Amata Ferri, due anziani benestanti “pacieri di Cristo”, per meglio dire conciliatori nelle lotte tra guelfi e ghibellini, oggi si direbbe che svolgevano il ruolo di “mediatori civili”. Margherita, chiamata da tutti Rita, amatissima dai genitori crebbe nella campagna umbra in serenità e bellezza. Da ragazza mite, umile, ubbidiente e ben educata anche nel leggere e scrivere, fin da giovanissima assai credente e devota di San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino, si appassionò alla famiglia Agostiniana, da frequentare assiduamente il monastero Santa Maria Maddalena di Cascia tanto da manifestare il desiderio di voler prendere i voti. Ma come usanza dell’epoca, i genitori, a 13 anni la promisero sposa a Paolo di Ferdinando, della potente famiglia Mancini, uomo piuttosto irruente, dal carattere violento che sposò 3 anni dopo. Dal matrimonio nacquero Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. L’unione, piuttosto burrascosa per le differenze caratteriali e spirituali, dopo 18 anni e proprio nel momento, che dopo tante sofferenze, preghiere e sopportazioni di Rita, con la conversione di Paolo a una vita di pace e fede, sembrava aver trovato una serenità di convivenza venne brutalmente interrotta dall’assassinio di Paolo da parte di ex compagni di odi, vendette, scontri e violenze partitiche. Come ovvio la famiglia Mancini voleva vendetta. Rita donna per eccellenza votata al perdono si rifiutò di rivelare i nomi degli assassini di Paolo alla sua famiglia. Supplicò anche i figli di non aderire al sentimento di odio e onorare la memoria del padre con il perdono e l’onestà e non con la spirale del sangue. Ma, Rita comprese che invano era il suo supplicare, i suoi 2 figli seguivano le orme dell’odio vendicativo. disperata e sofferente pregò e chiese a Dio di interrompere i loro scopi sanguinari. Come voce popolare riporta da lì a poco i due fratelli si ammalarono e morirono. Rita distrutta dal dolore come moglie e madre, rimasta sola, risentì forte il desiderio che giovanissima agognava di votarsi alla vita claustrale e chiese di entrare nel Monastero Agostiniano Santa Maria Maddalena di Cascia. Ma, per la sua condizione civile e poichè nel monastero c’era una suora parente della famiglia Mancini, offesa per la reticenza di Rita di non rivelare i colpevoli, per ben 3 volte venne rifiutata. Al che, secondo la leggenda, i suoi 3 santi protettori Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino la portarono, dallo scoglio di Roccaporena dove Rita si recava per pregare, direttamente dentro al Coro del monastero imponendo alle suore incredule la sua accoglienza. In realtà sembra che dopo aver pacificato le due famiglie duellanti Rita nel 1407 ottiene di entrare nel Monastero in cui vi rimarrà per ben 40 anni, fino al 22 maggio del 1457, giorno del suo ritorno al padre.

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PREGHIERA di MAGGIO 2020 A MARIA di PAPA FRANCESCO

Maggio è il mese di Maria, del rosario e della devozione al cuore SS della Vergine e in quest’anno tanto difficile e drammatico per tutti noi, Papa Francesco non poteva mancare di ricorrere alla Madre del figlio Salvifico Gesù  per chiedere rifugio e protezione :

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O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Amen.

Madonnatenerezza PITTORE CRETESE

Confido nel cuore dolce e tenero di Maria che recitando questa bellissima preghiera ascolterà,  ci soccorrerà e aiuterà a superare questo terribile momento carico di paura, sconcerto, stravolgimento di vita. Soprattutto spero che da Mamma celeste aiuterà tutti a trovare conforto ai drammi personali e alle famiglie  sostegno e forza  per non crollare sotto il peso delle difficoltà materiali.

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