Quelle impronte che …

Quelle impronte che …lasciate da piedi inconfutabilmente umani nel fango,  riaffiorano alla vista dopo 23 mila anni e mandano in tilt le ipotesi acclarate sulla datazione degli insediamenti umani in un territorio, beh non è per caso che si son rese visibili. Non è per caso perchè in quelle orme impresse nel molle fango da nudi piedi di donne, uomini, adolescenti, bambini, c’è stigmatizzata una vitalità dinamica che comunica un vivo senso alla libertà, al godimento della luce e degli elementi naturali. Perchè ognuna di quelle impronte, aggregate,  talune in modo illineare, quasi giocoso, trasmette un esuberante imput di riemergere alla luce, per raccontare la propria storia che va oltre il momento immortalato dal fango. Qualcuno obietterà che è una ipotesi cretina pifferando la logica comune che ogni ritrovamento di resti, del vissuto passato umano o di quantaltro vivificava e movimentava il pianeta terra, non è dovuto al caso bensì esclusivo risultato di studi e accurate ricerche. Vero, nella scoperta c’è lo zampino dei ricercatori, tuttavia, se quei piedi non volevano riemergere alla luce del mondo ai ricercatori, come migliaia di altre volte, andava buca e tutto restava sommerso per altri millenni. Li hanno individuati perchè non volevano più restare immobili piedi di ignoti esseri umani ma dinamiche tracce narranti precise vite individuali con tanto di bagaglio dell’umano esistere sia in senso di appartenenza comunitaria che di radicamento in un territorio. Raccontare che in ognuna di quelle orme c’era un essenza, un corpo, un anima, un pensiero, una volontà. C’era una vitalità di lotta espansiva, di azione, rischio, alternative, ingegno, paure e attese, a volte enigma, magia, rito, altre vulnerabilità e forse, proprio per quel momento, per un dopo inaspettato, diverso, imposto dalla sopravvivenza. C’era un prima e un dopo di avventura esistenziale. Migliore, peggiore? Non si saprà mai!Alle mille domande per cogliere appieno il vissuto di quei piedi l’unica risposta certa è la cristallizzazione di esistenze vere, con tutto il loro patrimonio di sentimenti, emozioni, aspettative, incognite, esperienze, realtà vissute in tempi lontanissimi.

orme 2

Chiaramente, le impronte, ancor vibranti di energia femminile e maschile, più o meno gagliarda e giovanile, aggiungono un tassello importante alle ipotesi di ricostruzione della storia di popoli e civiltà, al contempo, testimoniano, insieme a tutte le altre, quanto parzialmente sappiamo. Soprattutto quanto ancora c’è da scoprire per arrivare a decifrare tutta la cronologia evolutiva del genere umano e non dal suo inizio. 

Prima o poi, con l’aiuto delle vibrazioni degli occulti indizi fossili, riconducibili ai tempi cronologici dell’origine, studiosi e ricercatori ci arriveranno. Ma non sarà per caso, perchè nell’universo nulla è magmatico, tutto è organizzato in successione ritmica di tempi e luoghi. A ritroso e in divenire, tutto corrisponde a un ordine temporale preciso.

orme di piedi

Bydif

per la cronaca:

Le su citate impronte umane fossili, trovate dai ricercatori della Bournemouth University, in collaborazione con lo US Geological Survey, sul fondo di un lago asciutto, nel White Sands National Park nel New Mexico, si è stabilito che risalgono a 23milioni di anni fa. attraverso l’analisi al radiocarbonio.

Veder cadere le foglie

vialetto

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

soprattutto le foglie dei viali

Soprattutto se sono ippocastani

soprattutto se passano dei bimbi

soprattutto se il cielo è sereno

soprattutto se ho avuto, quel giorno,

una buona notizia

soprattutto se il cuore, quel giorno,

non mi fa male

soprattutto se credo, quel giorno,

che quella che amo mi ami

soprattutto se quel giorno

mi sento d’accordo

con gli uomini e con me stesso.

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

soprattutto le foglie dei viali

dei viali d’ippocastani.

foglie

Questa  poesia di Nazim Hikmet  rispecchia assai i miei sentimenti,ogni volta, che in questo periodo, percorro il bel viale d’ippocastani che abbellisce la via circondaria del paese.   A volte, nel calpestar le foglie, mi sembra di avvertire la stessa sensazione di lacerazione interiore  perchè, a me, messaggia  quanto sia caduca e  fragile la vita umana e quante  son le ” foglie” amate che purtroppo cadono o si disperdono  nel corso del tempo che si vive.

Bydif

Per la cronaca:

Nâzım Hikmet Ran, nato a Salonicco il 15 gennaio 1902 e passato all’altra vita il il 3 giugno del 1963 a Mosca, dal temperamento un po’ romantico e un po’ rivoluzionario, è stato uno dei più interessanti  poeti, drammaturghi e scrittore dei  tempi moderni.

World’s Teacher Day

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Il World’s Teacher Day, istituito dall’UNESCO nel 1994. è il giorno dedicato a chi si occupa di istruzione e crescita formativa dei ragazzi con l’obiettivo fondamentale dei diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale, nonchè suscitare riflessioni sulle sfide didattico-pedagociche che quotidianamente affrontano. Sfide veramente ostiche a cui, oggi come oggi, per vincerle ai docenti non basta passione, metodo e ottima preparazione nella materia di competenza, esigono tutto un complesso organizzativo e di conoscenze accessorie e talvolta, doti di abnegazione stoica. Ebbene si. Perchè se insegnare non è mai stato un “mestiere” facile, attualmente, per svariati motivi, è complicatissimo e, per non capitolare e condurre in porto il progetto formativo ed ottenere i risultati prefissi al singolo e al collettivo, ogni insegnante deve munirsi di una determinazione ferrea e una resistenza certosina. Quindi, ben venga una giornata celebrativa che accentra l’attenzione di studenti, genitori e società civile sugli insegnanti purchè non resti sterile come tante altre ma serva a sottolineare il delicato ruolo professionale che svolgono, l’importanza che rivestono sulla crescita dei giovani e il futuro generazionale di tutta la comunità. Il meno che nel World’s Teacher Day, si possa auspicare per questi operatori che sia un giorno efficace a farli ritornare protagonisti dei saperi e dell’educazione. Soprattutto a far comprendere che per agire al meglio in ambito educativo necessitano di solidarietà, stima, interazione, dialogo strutture e risorse adeguate ai fini e ai tempi, eliminare la precarietà e gli ammassi che non permettono una attenzione personalizzata ai discenti. Nondimeno di dignità. Ne hanno una necesssità vitale. Troppe viene oltraggiata in aula e fuori, troppe volte debbono subire attacchi assurdi e ricorrere al coraggio e al senso della responsabilità per continuare a svolgere la “missione di capitani” formativi della futura società.

giornata mond inseg )

Un grandissimo augurio di malleabilità umana, sensibilità didattica e

veloce adattamento ai cambiamenti sociali a tutti gli insegnanti!

bydif

scuola

per la cronaca:
La Festa delle insegnanti in Italia , Azerbaigian, Bulgaria, Camerun, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Russia, Romania, Serbia e Regno Unito si festeggia il 5 ottobre.
Negli altri paesi ?
In Polonia il 14 ottobre. Brasile il 15 ottobre. L’Australia l’ultimo giovedì di ottobre. In Cina il 10 settembre a Taiwan il 28 settembre per commemorare la nascita di Confucio. In Argentina l’11 settembre, giorno della morte del grande propugnatore dell’istruzione pubblica Domingo Faustino Sarmiento. In India il 5 settembre, giorno di nascita di Sarvepalli Radhakrishnan. Repubblica Ceca e Slovacchia il 28 marzo, giorno della nascita di Jan Ámos Komenský , o Comenio considerato il padre dell’educazione moderna. Colombia, Corea del Sud e Messico il 15 maggio . Spagna il 29 gennaio. l’Albania il 7 marzo perché il 7 del 1887 nacque la prima scuola.

A proposito di…

spigolatrice sapri

A proposito del can can mediatico sulla statua bronzea della “spigolatrice di Sapri”, ovvero la figura emblematica del risorgimento poetizzata da L. Mercantini e plasticamente realizzata dall’artista E. Stifano su commissione delle autorità locali…Ci può stare un tanto di controversia valutativa perché…Perché non è insolito che l’esposizione di un opera d’arte scatena una reazione clamorosa e l’artista che l’ha realizzata sia sommerso da una marea di critiche più o meno opportune o accettabili. Si sa, la fruizione di un una qualsiasi opera visiva o letterale o… è piuttosto soggettiva per cui può piacere e non piacere e ci sta che susciti opinioni contrastanti anche vivaci. Tuttavia quello che non ci sta sul putiferio polemico della scultura è la motivazione, davvero disgustosa. Disgustosa e anche piuttosto irritante per la deduzione che nulla a che vedere con l’arte ma assai assai con una concezione alquanto ipocrita e cecarina dell’estrinsecazione visiva del soggetto. Cioè l’aspetto plastico della “spigolatrice “ che non è altri che un bronzeo corpo di giovane donna la cui leggera veste, sfiorata dalla brezza, evidenzia le forme femminili. In tutta concretezza ragionativa, guardandola attentamente, da dove nasce tanto frastuono attorno a tale scultura proprio non saprei dirlo. Non ravviso nella scultura un qualcosa di astruso che possa far insorgere qualsivoglia biasimo di protesta, ne un aspetto della “spigolatrice” estraneo all’essenza muliebre che possa offendere o denigrare qualsiasi donna, e neppure un contrasto di immagine storico-poetica. Presumo che tutta la grancassa nasca da una deformata e quantomai fastidiosa esplicazione dell’apparenza al femminile. Ovverosia da un eccesso di banalità cervellotiche sulle forme esteriori con presupposti difensivi della donna che mistificano e mandano a quarantotto proprio la sua natura e, talvolta, sinanche la ghettizza a una appartenenza ideologica che nulla ha da spartire con i suoi sacrosanti diritti nell’essere e nell’apparire. Se fosse altrimenti la statua della spigolatrice non avrebbe suscitato una tale buriana di esternazioni paradossali collegate alla forma fisica a cui l’artista ha dato percettibilità visiva quali: “Ancora una volta ci viene chiesto di subire l’umiliazione di vederci rappresentate in forma di corpo sessualizzato, privo d’anima e di legame con le questioni sociali e politiche….o statua diseducativa e fuorviante, che banalizza le donne e vanifica ogni comizio in favore della parità di genere…” ; oppure “nulla ci racconta dell’autodeterminazione di una donna che sceglie di non andare al lavoro per schierarsi contro l’oppressore”; o anche comparato l’immagine forgiata alle veline, definito l’opera un’offesa alle donne” , una bomba sexi,

Francamente certe affermazioni mi tuonano strampalate bagatelle di mal intendere e recepire un opera scultorea. Per intenderci, pregiudizi interpretativi dell’apparenza, distorta concezione della trasferibilità di contenuti del linguaggio espressivo. Una statua per quanto provocatrice evocativa di un modo di essere donna, o figurativa di un corpo più o meno esuberante nelle forme e nell’espressione, non è di per se portatrice di simbologia lesiva ai valori peculiari di genere o istigatrice di distorsioni e involuzioni socio-educative. Nuda o vestita è l’idea estetica recepita dall’artista. Tutto ciò che scaturisce dal suo concludere è esegetico. Chiaro, è sempre lecito esprimere un parere dissenziente una espressione artistica, tuttavia è delittuoso imporlo agli altri. Altresì chiaro che quando la logica del dissentire oltrepassa il buon senso dell’occhio fruitore invalida i presupposti di una opinione e rende indigeribile il frastuono del divergere. A conclusione del baccano originato dalle rotondità corporee della “spigolatrice” accentuate dalla veste trasparente mi surgon due domandine semplicine, semplicine:

bruttina, infagottata, depressa e disperata la statua era più educativa e rappresentativa delle donne ? o lo era più filiforme, con un retro rinsecchito, da scheletrica top model che nessuno scandalizza e se la fila come immagine nociva a tante giovani donne?

Bah, intuire quale forma anatomica della “spigolatrice di Sapri” era conforme alle menti calderaie è arduo! Ma nell’arte non è mai stato facile tant’è che neanche un pittore del calibro di Jean-François Millet c’è riuscito. Infatti, allorché, nel 1857, quando espose al Salon la sua tela Des glaneuses, ossiaLe spigolatrici”, oggi visibile al Musée d’Orsay di Parigi, suscitò un coro di polemiche. Perché poi le sollevò? Ovvio, per l’immagine delle spigolatrici! Immagine valutata descrittiva di “miseria intollerabile”; “ provocatoria per la rozzezza delle donne definite “le tre grazie” dei poveri” e se non bastasse pure “portatrice di un messaggio eversivo che poteva incoraggiare lotte”. Nessuno ravvisò nell’opera, a cui Millet aveva dedicato 10 anni di studio prima di eseguirlo, come le tre donne, poste in luce, in primo piano, da umili lavoratrici, assurgevano a donne eroiche e monumentali.

spigolatrici di millet

Detto ciò, non esprimo un giudizio, ne a pro ne a contro, sull’autore della spigolatrice di Sapri, sottolineo che afferrare nel suo complessivo un opera d’arte è soggettivo e spesso la lettura di forme e contenuti espressi di qualsivoglia autore è influenzata da concetti estetici individuali, nonchè fattori emozionali. In conseguenza, forse Stifani stilisticamente non è pari a un mastro Donatello ma che so anche se l’artefice della scultura fosse un certo Michelangelo Buonarroti di sicuro certe bocche si sarebbero ugualmente sviscerate a confutarne la realizzazione formale e taluni, pur di blaterare, a tirarci fuori significati formali e contestuali di tutt’altra tematica. In definitiva, l’arte si sa non suscita pareri univoci e un tanto di controversia valutativa ci può stare. Perché? Ovvio, la fruizione, in qualunque forma, visiva, testuale, musicale o…, sia espressa ha sempre un effetto recettivo molto animistico. Quello che mai ci sta con l’arte è volerla corrispondente alle proprie congetture.

Bydif

Remoto

Immagine

persa al tempo

la mia nudità

stelle fissa

allumate file

di purezza spersa

in velli scarni

remoto spettra

in file compatte

andata gioventù

affanni tronfi

la notte brucia

e.r.

images

Talvolta, le parole espresse da altri esprimono un momento evocativo

di un proprio riflessivo  vissuto !

bydif

Mattino settembrino

autunno

In questo mattino di settembre l’aria tiepida velluta le mie pupille e un timido raggio di sole mi inanella di chiarore. Gustandomi un buon caffè, per caricarmi di energia positiva per affrontare una nuova giornata, guardo oltre la siepe d’alloro, per me punto di conferma alla ripartenza di un nuovo dì. Guardo ma stamattina ho la sensazione che in ciò che l’occhio raggiunge oltre quel rigoglio verde e profumato  c’è qualcosa di insolito. Mi par che non ritrovo la visione che ad ogni mattino mi attesta il dove sono. Mi stropiccio un po’ gli occhi ancor assonnati ma…ma più scruto e più ciò che vedo sembra sia differente. Possibile? Ho un attimo di sconcerto. Mi prendo un doppio caffè e riguardo oltre la siepe. Niente. Tutte le cose di sempre mi balzellano all’occhio mutate. Fiori , alberi, campi, case e quant’altro si trova oltre quel verde confine che recinta il giardino m’appaiano con un non so che  dissimile da ieri. E’ come se la notte o qualcuno o qualcosa abbia abbia mutato l’aspetto d’insieme arricchendolo di sfumature, linee e tinteggi particolari  che inviano all’occhio e alla mente una immagine inedita del circostante.   Diversa si bensì non ostile o contraddittoria del solito percepito visivo. Direi somigliante a un invito di immediato cambio volto a scompaginare la certezza  aggrappata alla visuale dell’intorno visivo.  Più un messaggio effervescente all’aprirsi all’inconsueto per cogliere dall’altra parte della siepe il respiro del tempo, l’incanto del mutabile, la magnanimità della molteplicità percettiva che incoraggia alla vita. Incoraggia a camminare e camminare sul sentiero che scorre sotto i piedi senza domande, senza rimugini scorticanti l’anima, senza ambigue illusioni, ad avanzare con la sicurezza di un combattente che marcia verso la conquista della libertà con spontanea fiducia in se e nell’infinito del tutto è possibile.

Non so perché in questo mattino settembrino tutte le cose oltre la siepe d’alloro le  percepisco dissimili tanto da scompigliare  la mia consueta e rassicurante evidenza. Quel che so che mi comunicano quella vaporosa leggerezza ammaliante che depenna  grigiore e affanno, elargisce brio vitale. Cosicchè pensieri e idee, come un ruscelletto in agosto nelle verdi vallate umbre, non corrono come un turbojet all’impazzata ingarbugliando la giornata ma scorrono lentamente. Scorrono con quella freschezza quieta in cui niente è più importante come ieri e nulla  può essere come ieri. Perchè? Perchè il guardare si è aperto al trasparente e lo spirito a cogliere la bellezza nel variegato!

In questo strano mattino settembrino in cui la natura è tutta un esplosione vibrante di luce e colori ho compreso che per trovare sicurezza è inutile fossilizzare lo sguardo alla solita apparenza e per iniziare una giornata ancor più deleterio ancorarsi nell’immutabile. Il bello  dell’esserci  sta nel cangiante, scandito dal tempo e il vivere con pienezza nella ricchezza delle sfumature che sono al di la dei propri confini. Beh, è ora che mi metto in moto…

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Policroma sarà questa giornata settembrina!

bydif

Natività della Piena di grazia

madonna

In tutto il mondo l’8 Settembre e in particolare a Gerusalemme, si celebra la venuta al mondo della  Bambina piena di ogni grazia. Chi é? È Maria la santissima Vergine senza macchia originale, destinata a portare in grembo Gesù, il figlio di Dio oltreché personificare la donna del riscatto che  schiaccerà il capo al serpente, promessa all’umanità all’inizio dei tempi. Ovvio dire che la Sua venuta nella scena dell’uman viaggio terreno segna l’ istante in cui prende forma il grembo dell’incarnazione del Verbo, di Colui che da crocifisso delinea la “via nuova” della storia degli uomini, e, in sincrono vagisce la donna “ vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle“.

Eh si la bambina di cui la chiesa cattolica e quella ortodossa oggi celebrano la venuta al mondo è la madre del Cristo salvifico nonché la donna dell’apocalisse. Dunque La Maria della stirpe di Davide, nata per volere dell’Onnipotente dall’anziana e sterile Anna e dal devoto Gioacchino per realizzare il progetto di Dio e che pura e sacrale, fin dal primo istante di vita, corrispose con candida dedizione a tutti i benefici ultraterreni ed usò con umiltà le qualità che le erano state elargite. Perché Maria è nata pura e sacrale? Beh, era basilare alla dignità eccelsa a cui Dio l’aveva destinata! Quindi, a ben ragione che Dio, per assurgerLa ad astro nascente dell’infinità procellosa del mondo, preservasse la sua integrità, l’adornasse di virtù preziose e doti superiori a quelle delle altre creature. Tanto più che Maria, in quanto madre dell’Unigenito Figlio, oltre che essere la riparatrice dell’umanità prescelta ed eletta dal Padre era anche la designata avvocata di tutte le grazie elargite al mondo e la mediatrice di pace tra gli uomini e Dio.

Perché Dio scelse Maria, come madre di Suo figlio e donna del riscatto? Beh..il perché è e rimarrà sempre un mistero!

In conclusione la bambina di cui già dal IV sec. in specie in oriente, oggi si rammenta la nascita è anche l’immagine della nuova umanità che segue la Via del suo Figlio Divino in cui verità, amore, fede, e perdono sono pietre miliari del cammino. Ma …Ma come si sa ogni umano è libero di scegliere… in conseguenza infiniti sono i sentieri da imbroccare e facile per ognun smarrir la Via cardine .

bydif

giotto-nascita-della-vergine-cappella scrovegni

Per la cronaca:

La festa liturgica della nascita della Beata Vergine Maria, ufficialmente fu introdotta dal papa Sergio I.

Insieme a Gesù e Giovanni battista è l’unica di cui si celebra nascita e morte.

Non sono i Vangeli canonici ma è il Protovangelo di Giacomo che racconta la nascita di Maria.

Afosa apatia

alba

nell’oblio afoso

inerte il vento

l’alba paralizza

anime gelide

vacuo scruta

l’occhio rovente

di là l’orizzonte

sognante luna

anelito avanza

purpurea aurora

al fiume canta

oltre le colline

passione lucente

respiro innalza

afosa apatia

il sole mantra.

e.r.

L’infiorata

c c

L’ infiorata, è una visione magica di solarità, bellezza, estro e splendore di infinite sfumature policromiche che te la porti dentro tutta la vita. Te la porti dentro perché è la gioia creativa conviviale e multicolore che sparge, riempe e tappezza strade e piazze di petali di rose, giglio, lillà, papaveri, fiordalisi ginestra, sambuco, margherite, calendula, orchidea selvatica, e di qualsiasi elemento naturale reperibile nel circostante che ispira e stuzzica la fantasia decorativa di improvvisati artisti o serve a provetti maestri dell’arte infiorante a dare un tocco di raffinata originalità alle composizioni o a sottolineare la propria capacità immaginativa. Perché è un insieme stupefacente di sacrale glorificazione popolare, di rito animico collettivo che con fiori del territorio, foglie, cortecce, terre, semi aromatiche e quant’altro suggerisce l’ispirazione crea “quadri” compone storie, raffigura, esprime, narra, trasmette. Perché è condivisione di ideali, testimonianza di fede, partecipazione, convinzione dai gesti semplici, variopinti e dai profumi intensi che ti penetrano fin nell’animo e non ti lasciano più. E si, l’infiorata è una visione sorprendente di capolavori floreali che non ti lascia e non ti abbandona e ogni anno, in questo periodo, si rinnova con tutta la sua forza . Si rinnova e ritporta in mente ogni dettaglio, ogni emozione vissuta prima partecipando al tappezio infiorante di strade e vicoletti del tuo paese, poi girando per piazze, strade e stradine dei paesi infiorati per ammirare l’inventiva policroma, scoprire tradizioni, gustare la festosità, lasciarsi invadere dal fascino espressivo di una comunità.

Perché si rinnova? Perché di solito nella prima metà di giugno cade la celebrazione del Santissimo Sacramento, o festa del Corpus Domini.

Che centra? Centra perché l’infiorata è il suggestivo scenario realizzato per fede popolare laudativa al passaggio dell’Ostensorio, contenente il Corpo di Cristo, nelle strade del paese. Cioè è un tappeto floreale di accoglienza e popolare glorificazione di Cristo, lungo quanto il percorso della processione. Per meglio dire,  simbolicamente è  un atto di fede festosa in onore di Cristo,  a “quel Cristo “eroe” che da divino si è fatto uomo e ha sconfitto la morte e che  cammina” per le strade della vita degli uomini” e come un eroe vincitore tutto il paese  onora il passaggio con sventolio di drappi ricamati e infiorando strade, finestre balconi.

cuor gesù

Purtroppo, negli ultimi due anni non ho potuto godere dal vivo di questo meraviglioso evento, spero nell’anno prossimo…intanto lo rivivo con la forza impressa  in occhi e cuore  dal tempo.

bydif

infiorate-di-spello-umbria-quadro-multicolore

Per la cronaca:

L’usanza di creare quadri per mezzo di fiori si pensa risalgono al il 29 giugno 1625 allorquando il responsabile della Floreria vaticana Benedetto Drei e suo figlio Pietro pensarono di usare fiori frondati e minuzzati per creare un opera simile ai mosaici per la festa dei santi patroni di Roma. Ma alcuni raccontano che durante il trasporto delle reliquie di Pietro da Praga da Bolsena a Orvieto, gli abitanti dei paesi in cui passava la processione gettassero petali di fiori sulle strade in segno di omaggio e da li l’usanza di infiorare le vie del paese in cui passava la processione del Corpus Domini. Per altri invece la tradizione dell’infiorata sembra derivi dagli abitanti di Genzano allorchè nel 1782 coprirono, a mo di tappeto, la via in cui passava la processione dell’ostensorio con quadri floreali . Tuttavia l’ infiorata di Spello, uno dei tanti bellissimi borghi collinari dell’umbria , è testimoniata fin dal 1602. Detto ciò, un dato certo della tradizione dell’infiorata è che col passare dei secoli, la gente dei paesi, non si è limitata a cospargere il tragitto della processione di petali e corolle, l’ha trasformata in una carrellata tappezzante ogni angolo, via, piazza, borgo o paese di quadri colorati a tematica variegata, religiosa e non, sempre più artisticamente pregevoli, sempre più originali e raffinati nell’esecuzione ma imperiosamente utilizzando sostanze naturali da renderli un tripudio di luce, colori e calore attrattivo indimenticabile.

A conclusione, l’infiorata famosissima in tutto il mondo, non è altro che una forma di inclusiva devozione popolare, dai profumi inebrianti, i colori avvolgenti, fortemente  intrisa di folclore e infinite sfumature iconiche, organizzata da centinaia di anni soprattutto nelle regioni dell’italia centrale. 

…..sopra Particolare di una scena dell’infiorata di Spello

La stornella golosina golosella

golosini

Nel bosco qui vicino c’è un folletto piccolino

Golosello golosino

il naso rosso a palloncino gli occhietti a bottoncino

ti sorride accattivante per avere una mellina

golosetta golosina

da portare alla sposina paffutella e rosatina

con la bocca a pallina Golosella golosina

seduta al chiar di luna coa figlia Molestina

se intreccia un canestrino rotondetto e celestino

per metter le melline golosette golosine

racimolate dallo sposino golosello Golosino

nella zucca multitengo nel pometo de Rampino:

Golosella e Golosino

arriempito il canestrino e appienato il pancino de melline

 se poggian sotto il fico a cantà affeliciti la bella canzoncina

golosella golosina da addormì la figlia Molestina

folletta dispettosa e furbettina da impazzì da sera a mattina

le rape Abbroccolone che nell’ora ammortaccina

se appiattano la craponzola a ronfà na out solfa

da sopì Golosello e Golosina

e arrisveglià la figlia Molestina

a petulà a tamburello che arvuole andà a giocherello

col folletto Scioccarello de la selva Rosichina

che s’anfratta a ranocchià nello stagno de Leccornia

da sossoprà la crapa a gnomo Assaputello

da mandallo arrovistà nella fanghiglia per attrovasse uno sgrullo

che a su corte se lo appiglia e invoglià gli elfi Mucchiarelli

a uscì da lor tanella a sconquasse di sghignazzi

col ranocchio Brigarella che accomunella coll’elfo Minchianello

se bagatella a cambià colore a le raganelle del giardino

de mastro Accomodino super visore de tutta la selva qui vicino

da enfurià il folletto Annasparella a ideà de sbazzì dal contado

Golosello Golosina e la scassafiglia Molestina.

Ma il silfo Piantaggione che tutto fa meno che stassene a piantà

batacchia e sbavaccia col grullo della boscaglia

da spaventà la marmaglia annà a trillà a mago Borione de accorre

quello affurbettato da gnomo Rosicchione

pe’ apposteggià la questione squilibrina 

sveglia le fate de monte rampiglia a magicasse

e salvà dallo sbarazzo l’elfa famiglia

de Golosello Golosina e Molestina.

Quelle magica magica con le bacchette vanno oltre

e te combinano no spaparacchio magicoso

da saettà mastro Accomodino a marmorizzà Annasparella

accomparì lo spiritello dell’elfo dai poteri sovrumani che se asta 

abbeato a ammonticchià la granella ne la su terra

stregallo a contemplà de accaricasse a sbazzì la questione brigarella 

accussi ogni sera se po’ accontinuà la stornella

golosina golosella

de folletti del boschetto qui vicino

golosetti golosini.

golosello

Bydif