” Grazia, Amore, Pace, e Pietà”

Grazia, Amore, Pace, e Pietà? Per il poeta  William Blake sono la:

pace e

La Divina Immagine 

Grazia, Amore, Pace, e Pietà

È Iddio, Padre caro,

Grazia, Amore, Pace, e Pietà

È l’uomo, Suo figliuolo e Suo pensiero.

La Grazia ha cuore umano;

Volto umano, Pietà;

Umana forma divina, l’Amore,

E veste umana, Pace.

Ogni uomo, d’ogni clima,

Se prega negli affanni,

L’umana supplica forma divina,

Amore e Grazia e la Pietà e la Pace.

Da tutti amata sia l’umana forma,

In Turchi si mostri o in Ebrei;

Dove trovi Pietà, l’Amore e Grazia,

Iddio sta di casa.

16- 4

 

Già. ” Grazia, Amore, Pace, e Pietà” . Parole troppo usate e poco praticate!

….per la cronaca:

William Blake poeta, pittore e incisore nato a Londra nel 1757, credeva nell’uguaglianza tra le razze e tra i sessi. Odiava ogni forma di oppressione, sostenne sempre l’idea di arte come totalità, pura attività spirituale soprattutto lontana dalla materialità.

Poesia amica dal mondo

Ernesto che Guevara: Cammino senza meta

12 silenzio

Cammino senza meta
nemmeno questo sole caldo
così bello,
penetra,
non riesce a spalancare
le finestre socchiuse .
Forse sei tu che chiudi,
che mi manchi, tu
con quel tuo tanto da fare
così simile
al mio impigrirmi,
malessere di una comune fratellanza,
figli di anime in disordine.
Non mi risolleva
l’amore donatomi da altri
e il tiepido ricambio,
perché mi manca ancora
quel sogno interrotto,
quelle rughe
dove inserire ultime note.
Ansioso in similsguardi scruto
in altrui occhi ricerco
quella luce soffocata,
quel dolore gemello.
Nostalgico è il ricordo
del tuo “riempirti di me”
della mia essenza,
di quel desiderio così strano
di tenerti per mano
e nella stretta,
trovare il coraggio
nell’atto finale.

 screenshot va

Una bellissima poesia che mi sovviene a memoria ogni volta che nella vita mi trovo in circostanze in cui non so bene in che direzione andare, soprattutto non trovo in ciò e in chi mi circonda quel calore essenziale  che risolleva  l’animo e infonde ad andare avanti soli.

By dif

Veder cader le foglie è …

3-7

Al primo cader delle foglie degli ippocastani del vialone paesano, in specie la mattina quando le vedo mulinar davanti a me, non so bene il perché, mi sorge alla mente che è come se vedessi il cader di una vita. Probabilmente è l’effetto di questa stagione, transitoria di una bellezza calda, smagliante di profumi e colori che giorno dopo giorno si consuma nelle nebbie padane che stimola i miei sentimenti riflessivi sull’esistenza. Forse anche l’afferrare che tra un po’ di quelle rigogliose chiome che ho visto formarsi in primavera, svettare in estate e fornire con orgoglio un oasi di frescura rincuorante al paese ne rimarrà solo l’ ossatura. Più certo, perché quelle foglie che si staccano dai rami, volteggiano nell’aria, pian pian cadono a terra formando uno screziato vialetto, di rossi, gialli, arancio, ruggine e violetto, inesorabilmente destinato al calpestio frettoloso che le macera con noncuranza fino a dissolvere in una poltiglia d’indecifrabile colore m’intristisce l’anima. La intristisce in quanto quel via vai indifferente all’epilogo di quelle foglie, essenziale al percorso del tempo, insinua nel pensiero una comparazione del ciclo dell’arco vitale. Può risultare assurdo raffrontare il ciclo esistenziale a delle foglie. Si può obiettare che è nelle regole dell’ecosistema. Vero. In fondo è per assolvere il processo della natura che cadono, inondano strade e vialetti e per logica conseguenza la gente che transita le maciulla. Coerente è coerente. la gente passa e ripassa su quelle foglie… ed è fatale che le trituri e disgreghi. Già.. però … Però l’epilogo della logica immalinconisce. Perché? Perché quel cic ciac delle suole o quello stridio sotto le ruote che sbriciola le foglie fa sobbalzare alla mente il paragone. In sostanza la sorte che spetta a tutti gli organismi terrestri! Embè così deve essere per garantire l’avvicendamento. Vero! Tanto vero che il pensiero, nel calar giù di una foglia, non può fare a meno di veder simbolicamente il volar via di una vita. Da cui associarlo all’iter vitale. In ciò, quello che più lo colpisce tuttavia non è l’assistere al turnover dell’eco e biosistema, è che ognuna, una volta atterrata, è liquefatta dal via vai incessante senza il benché distinguo. Anzi, la fase conclusiva, seppur di una foglia, in questo momento storico produce un inquietudine assai profonda che squarcia l’anima, poiché a ben ben riflettere è specchio della realtà in cui, una qualsiasi vita è sempre meno distinta nelle sue sfaccettature di meravigliosa unicità esistenziale. Sempre più triturata in valori fugaci, spogliata di considerazione al singolare, fluidificata in ammasso generico indifferente al suo specifico iter vitale.

Per questo mai, come in questo momento il cader delle foglie, essenziale alla prassi stagionale, mi ha scosso nel profondo da farmi visualizzare la circolarità della vita. In ogni caso, quest’anno a vista mi rimpalla argomentazioni un tantino diciamo inconsuete.

7-5

ByDif

Prima vennero…

shoah

Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa.”

memor

Chi ignora la storia prima o poi è obbligato a riviverla…

BYDIF

…”prima vennero” gli ebrei è stata scritta da Martin Niemoeller
Pastore evangelico deportato a Dachau…

Veder cadere le foglie

vialetto

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

soprattutto le foglie dei viali

Soprattutto se sono ippocastani

soprattutto se passano dei bimbi

soprattutto se il cielo è sereno

soprattutto se ho avuto, quel giorno,

una buona notizia

soprattutto se il cuore, quel giorno,

non mi fa male

soprattutto se credo, quel giorno,

che quella che amo mi ami

soprattutto se quel giorno

mi sento d’accordo

con gli uomini e con me stesso.

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

soprattutto le foglie dei viali

dei viali d’ippocastani.

foglie

Questa  poesia di Nazim Hikmet  rispecchia assai i miei sentimenti,ogni volta, che in questo periodo, percorro il bel viale d’ippocastani che abbellisce la via circondaria del paese.   A volte, nel calpestar le foglie, mi sembra di avvertire la stessa sensazione di lacerazione interiore  perchè, a me, messaggia  quanto sia caduca e  fragile la vita umana e quante  son le ” foglie” amate che purtroppo cadono o si disperdono  nel corso del tempo che si vive.

Bydif

Per la cronaca:

Nâzım Hikmet Ran, nato a Salonicco il 15 gennaio 1902 e passato all’altra vita il il 3 giugno del 1963 a Mosca, dal temperamento un po’ romantico e un po’ rivoluzionario, è stato uno dei più interessanti  poeti, drammaturghi e scrittore dei  tempi moderni.

Er compagno scompagno

gatti amici

Un Gatto, che faceva er socialista

solo a lo scopo d’arivà in un posto,

se stava lavoranno un pollo arosto

ne la cucina d’un capitalista.

Quanno da un finestrino su per aria

s’affacciò un antro Gatto: – Amico mio,

pensa – je disse – che ce sò pur’io

ch’appartengo a la classe proletaria!

Io che conosco bene l’idee tue

sò certo che quer pollo che te magni,

se vengo giù, sarà diviso in due:

mezzo a te, mezzo a me… Semo compagni!

– No, no: – rispose er Gatto senza core

io nun divido gnente cò nessuno:

fo er socialista quanno sto a diggiuno,

ma quanno magno sò conservatore!

Trilussa

gatto

Eh eh…Quando se tratta de spartì…nun c’è ciccia pe’ gatti!

bydif

Vola via, vola via…

vola via

“vola via, vola via, dalla testa mia” è il ritornello che da qualche tempo ogni giorno mi fa compagnia !  Eh si, in questi tempi così scombussolati dal covid e da tutto un dire e contraddire, ammettere e smentire, dicere e rimbeccare, sminuire e impaurire , rintuzzare e stordire, senza volere ma probabilmente in associazione interpretativa non so se difensiva, auspicante o sbolognativa del bailamme, la memoria l’ha ripescato dai cassettini per utilizzaro a mo di scaccia incubo. Incubo. da che? Beh dalla fissa della pandemia e da tutto il contorno spettrale depressivo con notizie e contronotizie, indicazioni e controindicazioni! Non è poi così strano se la memoria ha ripescato questo ritornello che a rigor del vero fa parte di un bellissimo canto, scritto da Italo Calvino intorno agli anni sessanta, e ogni giorno se lo ripeteva come un mantra. Basta leggerlo per cogliere le molte simiglianze simboliche come la paura, i problemi legati alla realtà, al clima generale dall’erta pesante e confusionario. Unica differenza è il tipo di paura che il ritornello cerca di far “volare” lontano dal cervello per non rimanerne succube inerte. Ma … ma poco cambia la causa della paura che alimenta la “guerra” emotiva da affrontare ogni mattina. In entrambi i casi il martellamento sul cervello è aspro e il combattimento “ difensivo”, per non lasciarsi risucchiare dal vortice della paura, veramente duro in specie se subissato da una serie infinita di dicere contradditorio e spesso talmente utopico nel modo di informare, intervenire e rassicurare, da amplificare la percezione di insicurezza e sconforto da trasformare la paura in un incombente corvo affamato. Un corvaccio che svolacchia e svolacchia e il cui presagio divoratore espone a una guerra di nervi giornaliera assai stressante. Per non cedere al panico del corvo-paura incosciamente la mente s è trovata un rimedio esorcizzante, quello di ripetersi vola via, vola via …soprattutto vola via dalla testa mia. In fondo per crearsi il diversivo è bastato poco, sostituire una paroletta nella domanda, cioè invece di dire : “dove vola l’avvoltoio? “ Dove vola il covid? E poi …“vola via, vola via dalla terra mia, dalla testa mia! Non me ne voglia Calvino se mi son presa questa libertà, non è stato per stravolgere, per necessità adattativa al momento, in quanto ho considerato il suo canto un vero amico giornaliero che mi aiutava e ancora mi aiuta tantissimo a scacciare dall’orizzonte “l’avvoltoio” predatore di anima e corpo. D’altronde la similitudine delle cause dello svolacchiare nefasto dell’avvoltoio di ieri, e lo svolacchiare del corvo di oggi è consistente. Non è forse vero che la “bomba” covid è scoppiata con virulenza, scatenato in terra un deserto di tristezza e terrore oltre una lunga scia di anime morte chi in corpo e chi in spirito e levato in volo una infinità di avvoltoi ? Quindi…se c’è il nesso…ci sta pure il ripeter “vola via, vola via dalla testa mia” per combattere paura e incubo dell’invisibile mostriciattolo! Eppoi guerra fredda e guerra di nervi…sempre guerra è. Comunque sia, il ritornello del grande Calvino è stato e ancora è un modo efficace, almeno per me, sia per  scacciare con tutte le forze il “corvo” pandemico dalle mie giornate da viverle con meno ansia e maggiore serenità di testa e spirito, sia per allontanare gli “avvoltoi” che al solito si son messi subito in volo per profittare delle “carcasse” di paure e sconquasso.

avvoltoio

A questo punto mi par logico e doveroso postare di seguito il canto scritto da Italo Calvino a cui ho attinto il mio scacciapaure “Dove vola l’avvoltoio “ :

Un giorno nel mondo

finita fu l’ultima guerra,

il cupo cannone si tacque

e più non sparò,

e privo del t

Un giorno nel mondo

finita fu l’ultima guerra,

il cupo cannone si tacque

e più non sparò,

e privo del tristo suo cibo

dall’arida terra,

un branco di neri avvoltoi

si levò.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal fiume

ed il fiume disse: “No,

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Nella limpida corrente

ora scendon carpe e trote

non più i corpi dei soldati

che la fanno insanguinar”.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal bosco

ed il bosco disse: No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Tra le foglie in mezzo ai rami

passan sol raggi di sole

gli scoiattoli e le rane

non più i colpi del fucil.

Dove vola l’avvoltoio?

l’avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dall’eco

e anche l’eco disse No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Sono canti che io porto

sono i tonfi delle zappe,

girotondi e ninnenanne,

non più il rombo del cannon.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò ai tedeschi

e i tedeschi disse: No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

Non vogliam mangiar più fango,

odio e piombo nelle guerre,

pane e case in terra altrui

non vogliamo più rubar.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò alla madre

e la madre disse: No

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

I miei figli li dò solo

a una bella fidanzata

che li porti nel suo letto

non li mando più a ammazzar.

Dove vola l’avvoltoio

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò all’uranio

e l’uranio disse: No,

avvoltoio vola via,

avvoltoio vola via.

La mia forza nucleare

farà andare sulla luna,

non deflagrerà infuocata

distruggendo le città.

Dove vola l’avvoltoio?

avvoltoio vola via,

vola via dalla terra mia,

che è la terra dell’amor.

Ma chi delle guerre quel giorno

aveva il rimpianto

in un luogo deserto a complotto

si radunò

e vide nel cielo arrivare

girando quel branco

e scendere scendere finché

qualcuno gridò:

Dove vola l’avvoltoio

avvoltoio vola via,

vola via dalla testa mia…

ma il rapace li sbranò.

avvol

Oh, se poi il corvaccio volesse papparsi tutti gli avvoltoi diceri… sarebbe un

sullecchero, nonchè un grandissimo beneficio per l’eco-sistema dell’udito! 

bydif

poesia amica dal mondo

poesia

dal Cile:Vicente Huidobro “ eravamo gli eletti del sole”  

Eravamo gli eletti del sole

E non ci siamo resi conto

Siamo stati gli eletti della più alta stella

E non abbiamo saputo rispondere al suo regalo

Angoscia d’impotenza

L’acqua si amava

La terra ci amava

Le selve erano nostre

L’estasi era il nostro stesso spazio

Il tuo sguardo era l’universo faccia a faccia

La tua bellezza era il suono dell’aurora

La primavera amata dagli alberi

Adesso siamo una tristezza contagiosa

Una morte prima del tempo

L’anima che non sa in che posto si trova

L’inverno nelle ossa senza un lampo

E tutto questo perché non hai saputo che cos’è l’eternità

E non hai compreso l’anima della mia anima nella sua nave di tenebre

Nel suo trono di aquila ferita d’infinito

alba

Un emozione splendida!

bydif

È il 1 Maggio

Oggi è il 1 Maggio festa del lavoro e dei lavoratori. In tanti hanno scritto inni e poetato su questo giorno di festa e riposo meritato da passare in allegra compagnia perché come scrisse il grande cantautore G. Gaber il 1 maggio, non è un qualunque giorno, ma è :“il nostro giorno

1 m

Un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Un garofano è spuntato d’un sol colpo fra le dita

ma sicuro che sbadato oggi è maggio che ci invita

ad unirci fino a sera per la nostra primavera

forza amici in allegria questa nostra festa sia.

Un giorno per chi vive nel lavoro

un giorno per chi spera nel futuro

un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Via di corsa tutti in piazza tutti fuori ad applaudire

c’è persin la mia ragazza sotto il sol dell’avvenire

Le officine oggi son vuote dorme il tram nel capannone

rosso maggio le tue note della strada son padrone.

Un giorno per chi vive nel lavoro

un giorno per chi spera nel futuro

un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio.

Questo giorno è tutti i giorni tutto l’anno vi è racchiuso

primo maggio tu ritorni a dar forza a chi è deluso.

Questa festa è una gran festa non ce l’hanno regalata

su leviamo alta la testa noi l’abbiamo conquistata.

Un giorno per chi vive nel lavoro

un giorno per chi spera nel futuro

un giorno per chi lotta con coraggio

è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta ……..

….è il nostro giorno è il primo maggio.

G. Gaber

Quando Gaber scrisse “il nostro giorno” era il 1965. Da allora molte cose son cambiate in tema di lavoro e lavoratori. Alcune in meglio certe altre in peggio. Quel che trovo stupefacente nel leggere i suoi versi è l’attualità. Vero che era un geniale poeta e come tutti i poeti elargitore di emozioni senza scadenza ma in questa composizione è un cantautore  lungimirante!

il nostro giorno

In questi giorni ovunque locandine di invito  a incontri, raduni,  concertoni per festeggiare il 1 maggio come emblema di conquista, di stato sociale, diritti, lavoro e lavoratori ma…Ma da quando questa festa è stata istituita in Italia, 1891, è passato più di un secolo, purtroppo non sembra passato un giorno se quel che qualcuno poetava in “stornelli d’esilio”per tanti “giovani cervelli” o tante giovani braccia e gambe che non si rassegnano all’ozio vale ancor oggi:

O profughi d’Italia a la ventura

Si va senza rimpianti né paura

Nostra patria è il mondo intero

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Dei miseri le turbe sollevando

Fummo d’ogni, nazione messi al bando,

Nostra patria è il mondo intero

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta…

Dovunque uno sfruttato si ribelli

Noi troveremo schiere di fratelli.

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Raminghi per le terre e per i mari

Per un’idea lasciammo i nostri cari.

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Passiam di plebi varie fra i dolor

De la nazione umana precursori.

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta

Ma torneranno, o Italia, i tuoi proscritti

Ad agitar la face dei diritti,

Nostra patria è il mondo intero…

Nostra legge è la libertà

Ed un pensiero

Ribelle in cor ci sta.

Vale ancor perché… quei giovani di ieri  “andati senza rimpianti ne paura” lontano, obbligati a lasciare casa, amici e cari per dignità. Dignità di un lavoro, dignità di guadagnarsi da vivere, avere un autonomia economica, avere la possibilità di sfruttare capacità, competenze professionali, estro, manualità. Sono come quelli di oggi che non si sono adattati a stare a “morire” di inedia nel recinto del paesanello. Giovani che han guardato più in la, e han visto nel globo opportunità se non un destino migliore almeno di poter lavorar. Oggi, se quei giovani nel festeggiar in altro suolo la lor fatica hanno in “cor un pensiero ribelle “ come quelli di ieri ci sta. Eccome se ci sta.

39 1maggio

1 maggio, un giorno emblematico di festa e di riposo ma…Ma per come è nata la festa del lavoro e per come vanno le cose in tema di lavoro sul suolo nazionale, con tanti precari, sottopagati, costretti a inadeguati o umilianti lavori, o a “esiliare”,  per avere una occupazione inerente la competenza, o permetta di essere economicamente autosufficienti, è lecito domandarsi : ha senso festeggiare ? Forse ha senso per non arrendersi, sperare che il lavoro a corrente alternata diventi a flusso continuo, l’ectoplasma si materializzi prima di morire da barbone sotto un ponte o tra le lamiere d’un capannone. Forse non ha senso se precipiti da un ponteggio abusivo, l’ autosufficienza è un sogno, la dignità un delirio, la libertà di costruire il futuro un opzione. Forse… festeggiare il diritto costituzionale al lavoro ha sempre senso però… se ogni giorno per mangiare il lavoro te lo devi inventare…forse il 1 maggio è fuori tempo! l

lavoro

A parte le considerazioni auguro a tutti di festeggiare il 1 maggio in letizia. Soprattutto auguro di avere sempre un lavoro. Se poi è adeguato alle competenze, capacità, aspettative e idealità è ancor meglio ma più di tutto auguro un occupazione che  permetta di vivere, soli o in compagnia, con dignità!

bydif

..

La Domenica dello “Olivo”

Due poesie diverse ma significative su la” Domenica de Passione Domine o delle Palme” 

palme

La canzone dell’ulivo

Non vuole

per crescere, che aria, che sole,

che tempo, l’ulivo!

Nei massi le barbe, e nel cielo

le piccole foglie d’argento!

Tra i massi s’avvinghia, e non cede

se i massi non cedono, al vento.

montale 

matisse

La Domenica dell’olivo

Hanno compiuto in questo dì, gli uccelli

il nido (oggi e la festa dell olivo)

di foglie secche, radiche, fuscelli;

quel sul cipresso, questo su l’alloro,

al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,

nell’ombra mossa d’un tremolio d’oro.

E covano sul musco e sul lichene

fissando muti il cielo cristallino,

con improvvisi palpiti, se viene

un ronzio d’ape, un vol di maggiolino.

G. Pascoli

colomba)

Con la Domenica delle Palme o Domenica de Passione Domine, inizia la Settimana Santa. Nella contraddizione umana, è una festività molto sentita e è raro che chi è credente ma, per mia diretta esperienza, pure chi è agnostico è raro che oggi non si rechi in chiesa o passi davanti a una chiesa per portarsi a casa un piccolo rametto di olivo benedetto, da tenere fra le pareti domestiche in segno scaramantico e augurio che vi regni pace e serenità. Perchè? Perchè nel cuore della gente anche quando per futili motivi fa la guerra c’è sempre una ricerca di pace e salvezza. Anche nei miei ricordi, questa festività occupa un posto importante, sia come devozione di fede legati alla vita di Gesù; sia come tradizioni dal sapore un po’ più laico ma che hanno un significato di profonda osservanza di gestualità partecipativa a usanze simboliche tese a esaltare il messaggio liturgico sacrale. Però, questa festività, mi fa sempre riflettere su come in un attimo tutti sian pronti a onorarti e portarti in trionfo e un attimo dopo gli stessi per dabbenaggine son pronti a spellarti!

Buona domenica di luce serena  e letizia di cuore a tutti!

bydif

….la seconda immagine è un dipinto di Matisse