Lady Diana: Una stella di prima grandezza

Lady-Diana

A guardare la foto su si potrebbe pensare: che c’è di strano da mostrarla?
è solo l’immagine di una mamma strafelice di divertirsi insieme ai propri figli !

Vero, è una mamma sorridente con i figli, il fatto è che è una principessa, è Lady Diana e i ragazzini dal sorriso smagliante di gioia sono i principini William e Harry, figli dell’erede al trono d’Inghilterra. Poco cambierebbe tuttavia al guardare l’immagine se quella mamma principessa oggi non può fisicamente ne carezzare ne abbracciare e divertirsi con quei ragazzini. La mano invisibile di agosto del 1997 nell”ultima sera, come fosse una farfalla l’ha “catturata” in un tunnel di Parigi e portata con se.

Son passati 20 anni da quella sera di Parigi in cui drammaticamente la luce terrena sparì dagli occhi di Lady Diana e un enorme dolore entrò nei cuori dei figli, allora adolescenti William e Harry e sconvolse tantissimi, in ogni parte del mondo. A distanza, volendo dedicare a questa principessa un pensiero, è difficile trovare e scrivere parole che non siano già note. Prima e dopo quel 31 agosto, è stata fulcro di attenzioni e di esplosive rivelazioni. Di questa donna, madre e principessa, con credito e discreto, luci e ombre, moralismo e cinismo in migliaia e migliaia in ogni angolo del mondo hanno scandagliato i meandri di psiche, indole e comportamento, creato buchi neri, detto e ridetto cercando di inghiottire immagine e memoria. Prima e dopo la tragedia, gossippari rivistaioli, fotografi scooppisti, lingue velenose, divulgatori traditori, scrittori rivelatori, violatori di privacy, l’hanno rivoltata come un calzino per strapparne segreti e fragilità. In tutti i modi e le maniere più o meno corrette è stata offerta sui media come “cibo” prelibato a voci commenti, opinioni, lucri. Esposta a mo di trofeo di conquista di assolute verità su vita e morte da questo e quel salotto confidenziale, da questo o quel presunto amante, maggiordomo, conoscente e…Insomma da quando la Favola pubblica di lady Diana iniziò non si contano coloro che l’hanno sezionata, smembrata, ricostruito su libri, in documentari e tutto quello che si può ciò che pensava, immaginava, desiderava, mangiava… e quasi fosse un cristallo trasparente descritto e informato il come era dentro e fuori.
Già come era veramente nel profondo dell’essere Diana? La mamma dal sorriso espansivo e fragoroso. La donna complessa che girava il mondo, carezzava i bimbi malati, incontrava Madre teresa di Calcutta, andava in campi minati? Ecchi lo sa. Nessuno. Chi dice di saperlo mente spudoratamente. Per quanto taluni hanno bombardato di averlo scoperto e spettegolato ai quattro punti cardinali del globo, la principessa Diana chi era veramente se l’è tenuto ben stretto e portato con se. Dove? Dove la verità è e non può essere. Nel mondo chiaro e cristallino come i suoi occhi, dolce e gioioso come il suo sorriso, sconfinato come il cuore generoso e altruista.
Evocando il suo ricordo, quello che si può dire di Diana, senza cadere nella retorica è che era prima di tutto una donna vera e capace di esteriorizzare le emozioni senza reticenze. In molti hanno detto che era fragile e contraddittoria se non addirittura senza alcuna personalità stabile e concreta. Puifff puiff, falsità da quattro soldi.
È che Diana Spencer era un anima libera. uno spirito altruista e aperto all’affezione che entrava con disinvoltura negli altri e li conquistava.
E’ che Lady Diana sapeva guardare oltre il palazzo e andare oltre le ragioni della propria convenienza.
E’ che Diana era una stella, non una qualunque stella, una stella di prima grandezza e destinata, nel firmamento dell’esistenza, alla visibilità. Chi la voleva o la vuole invisibile si illude. Possedeva un fascino che scuoteva l’indifferenza e accentrava l’attenzione. Un carisma luminoso e irraggiungibile con un nucleo enigmatico che solo certe stelle hanno. Diana Invisibile? Impossibile! In quel suo faccino paffuto e sorridente, di principessa da fiaba strappacuore, era evidente quanto il sole che si sarebbe fatta luce nel mondo Aveva negli occhi una luce, una energia elettrizzante che “bucava” e in un modo e nell’altro quella energia esplodeva e la consacrava a un destino di ribalta mondiale. Ah, se Carlo avesse scrutato i suoi occhi! Avrebbe visto che dentro avevano un faro stellare particolare che la rendevano unica nel suo genere e che mai Lui poteva ne gestire ne spegnere a suo piacere.
Demolire l’immagine di Diana? Impresa impossibile a chiunque perché quel suo cuore per quanto può risultare contraddittorio conteneva in se un qualcosa di trasmissibile esclusivo che inondava e affascinava. Il suo segreto? Un umanità vera, un amore incondizionato verso i fragili, un anelare a equità, giustizia e armonia, un palese altruismo senza fini e scopi egoistici, un mostrare se stessa con difetti e virtù, un mai nascondere per convenienza emozione e passione. Debolezze? Certo. Ma chiunque l’avvicinava percepiva che erano integranti alla personalità, producevano attrattiva, seduzione, coinvolgimento.
Da che la principessa Diana ha chiuso gli occhi al sole terreno per aprirli a quelli del sole eterno son passati vent’anni ma è come fosse ieri tanto è viva nell’immaginario collettivo, tanto è amata, discussa e tanto, tanto fa paura a chi allora era scomoda da negare un attimo di tempo a memoria che neanche la faccia pubblica si salva! Eppure..
Paradossalmente son proprio quelli che più Le devono! Se attualmente la corona è salva, forte e popolare come non mai lo devono a Diana che si è fatta amare dalla nazione e oltre senza riserve, riaccendendo la sfocata immagine pubblica e innovando l’idea popolare di regno e regnanti. Quantunque freddezza e ingrato annullo di memoria sono miserrime quisquilie inutili, non scalfiscono la dimensione gigantesca raggiunta dalla figura di Diana, forse, suo malgrado, cedendo la vita.
Diana era e rimane una stella di prima grandezza con una luce irraggiante inesauribile. Anzi più dicono, annebbiano, smemorano, più Lei brilla, risplende, si radica e come un grandissimo albero del mistero universale espande il fogliame, allarga l’ intensità delle tenebre a chi la vuole espellere dal suo ruolo terreno di principessa, mamma, icona di stile e di sentimento.
D’altronde se è entrata in tanti cuori, e vi rimane , il suo essere di donna sicuramente celava un magnetismo carismatico, un qualcosa di unico e speciale difficile da extrapolare e ancor più da esporre in modo verace al piazzame in cerca di morbosi inediti speculativi su lady D.
Oggi, certuni gnorrano e volutamente si mantengono a distanza da quella principessa, da quella madre dal sorriso contagioso. E’ sterile! Ci sono i figli, i suoi amatissimi principi Williams e Harry. Non più ragazzini smarriti in una improvvisa tragedia ma consapevoli. adulti dentro una storia di vita. E Loro non dimenticano. Come ogni figlio al mondo non possono dimenticare la madre, la luminosa stella che li ha generati, che amavano e amano nel profondo e troppo presto è andata a brillare altrove lasciandogli in eredità l’umanità senza pregiudizi.

w e h
Oggi, quei due ragazzi-uomini , Williams e Harry, soffrendo, con garbo e dignità, soli, tanto soli da suscitare tenerezza, son principi mica esseri insensibili e senza sentimenti, loro omaggiano la luce di quegli occhi , il sorriso di mamma, soprattutto Loro rispettano l’esistenza, breve ma incancellabile di una donna. Purtroppo anche costretti a difenderla dal facile sciacallaggio divulgativo della sua essenza femminile, dallo stravolgimento falsificativo della sua anima di donna.
Eppoi, oggi c’è il popolo. Popolo che non dimentica. Silenzioso l’omaggia con un fiore. un bigliettino, un raccoglimento, una preghiera. C’è la gente del mondo che ha sognato e si è innamorato di quella principessa, di quella stella magnetica.

by dif

Quella stella di prima grandezza, LADY D, mi piace ricordarla così: umana!

Princess Diana greets patients and visitors while

……

le foto le ho prese dal web e ringrazio le proprietà.

Ripensando

 ora sisma
Ripensando a un anno o giù di lì…
Il cielo è terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca che scende giù dai monti sibillini accarezza la pelle, l’orologio del San Pellegrino coi suoi rintocchi marca il tempo. Nel borgo la vita scorre placa e regolare. Nelle strette stradine il brusio scivola dalle finestre aperte e lieve, come freschi torrentelli, sfiora le case addossate, le porte annerite dal tempo, i gradini sbrecciati, i cocci di gerani, menta, basilico erba cipollina. In questa sera estiva niente turba i pensieri, i sogni a occhi aperti, i desideri, i progetti per l’indomani. Tutto è così solito, rassicurante, avvolgente pacioso che te ne staresti seduta sul ripo a goderti la quiete ascetica, i profumi pungenti, il silenzio profondo e misterioso, i profili nitidi e suggestivi abbracciata alla notte, finché l’aurora ti sfiora, il sole riapre il giorno e riprendi il solito via vai della vita. Poi…Poi… chissà da dove un boato sbrana la dolce quiete e t’assorda. T’arriva una violenta quanto inaspettata zaffata che ti fa oscillare come un pendolo impazzito, ti sgretola la terra sotto i piedi, ti scaraventa su tegole, mattoni, ferrame, urla, lacrime, suoni ermetici, cumuli e cumuli di macerie. Tutto ribalta, sconvolge, ruba la magia e l’incanto dello ieri e negli occhi sbarrati da paura e sbigottimento dissolve ogni traccia di un oggi o di un domani e in turbinio di polvere materializza un enorme punto interrogativo. Un punto interrogativo senza domanda che diventa sempre più grande, sempre più grande a ogni sussulto della terra. Tanto grande che ti ceca la vista e blocca il cervello. Nell’essere tuo niente più obbedisce alla ragione. Con la lingua secca, la parola che manca, l’orecchio rintronato da rimbombi ignoti, i piedi non vanno ne avanti ne indietro. La terra trema, tu tremi. Trema e sussulta e sotto gli occhi inebetiti, come tessere di un domino impazzito, una dietro l’altra le case crollano, gli animali scappano, la luce della sicurezza capofitta nel buio e nelle viscere fluisce solo quell’angoscia che come un mostro perfido abbranca e stritola tutto il vissuto fino a quell’istante. Ogni punto di riferimento sfoca, il conosciuto frantuma, impalata a stoccafisso a quel suolo che sussulta una voragine di panico ti inghiotte. Poi…poi l‘orologio non rintocca, l’ora, la mezz’ora, perdi il ritmo, la prospettiva bilica, entri in una dimensione assurda. Colline, valli, prati, borghi, volti mulinellano senza identità. Strade e ponti s’ammassano sui rupi, i telefoni s’ammutano, i mezzi non circolano. Voci indistinte si rincorrono, si accavallano, qualcuna strattona, qualche altra spinge, altra consola. Una donna senza età scruta le mani, una suora a terra cerca la sua corona, un fratello si trascina un fratello, l’adagia piano, per non svegliarlo, sotto un albero e poi veloce corre da un altro, un altro, un altro. Un cane guaisce, qualcuno lo chiama, un bambino bianco da sembrare un angelo, vaga, cerca papà e mamma tra pietre sconnesse, porte divelte, bambole rotte, indistinti cumuli di chissà quali volti, di chissà quali storie, non piange, chiede e domanda. La terra trema, emozioni, speranze e sentimenti confusi s’aggrovigliano, volti seri e mani affannose, cercano, scavano, trovano, piangono, sussultano con la terra, non si arrendono, scavano, scavano, battono il tempo la fatica, strappano al buio fiaccole di vita. Qualcuno felice le ringrazia, altro muto le guarda, altro implora quelle mani abili di quei volti sconosciuti di scavare e trovare, il resto cigola, sospira, prega, s’appella alla Madonna. La voce circola, lo strazio arriva lontano, c’è chi appronta lumini e chi si mobilita. Taluno parte, accorre, giunge e senza sosta soccorre e salva; talaltro arriva ciarla, fotografa, racconta e intralcia; altro dettaglia, rassicura, organizza, ripara e sazia; altro gira, ti guarda contrito, promette, stringe mani, non muove e sai già che non muoverà un dito, ma ai flash narra tutt’altra storia. Nomi e nomi si cercano, si chiamano, corpi inerti sì allineano, nomi e nomi si stampano, si piangono, qualcuno li conta, qualcuno a chi resta giura e spergiura che sarà lesto nel ridargli ciò che ha perso, altro accusa e ricusa ogni colpa del disastro Poi…poi nonostante tutto il tempo transita, viene l’autunno la terra trema ancora e fa passo all’ inverno, tutto s’agghiaccia e le promesse vanno in letargo, la primavera fiorisce le lacrime, i prati si colorano di promesse mancate, le polemiche di rimpallo vanno all’estate e le macerie sotto il sole cocente son tutte lì che ti guardano. Poi…poi una bella fiaccolata, qualche parola di circostanza e una grigliata di facce tostate che passa sotto il naso e ti fumiga l’odorato. Ripensando a come hai passato un anno o giù di li senza più niente di certo e concreto, con ancora addosso la paura che a ogni scricciolo sobbalzi, con ancora negli occhi quel turbinio di sirene, di muri crollati, di tanta, tanta brava gente silenziosa che aiuta, rischia la vita, conforta e incoraggia, con ancora volti, occhi straniti e voci stentate t’accorgi che, malgrado sciacalli, mercenari della parola e ammassi di macerie che cuociono al sole anni e anni di sacrifici e di vite, l‘estate cammina.
È sera, la vita nel borgo lentamente transita. Il cielo è sempre terso, le stelle brillano, i grilli cantano, le lucciole si rincorrono, l’aria fresca scende giù dai monti sibillini e accarezza la pelle stanca. Seduta sul ripo, a contemplare la natura, ripensando, la notte mi balla quel punto d’incognita che allora, nella violenza dei sussulti, del tremare brutale della terra, mi spaventò, nel mentre era solo il punto variabile sospeso su ogni esistenza Certo, è un punto che non avvisa, arriva e cambia radicalmente la vita. se poi è un terremoto logico che terrorizza. Alzo gli occhi su, su e al biancore di luna l‘orologio di San Pellegrino fisso su quell’ora, quei minuti mi spiaccica un polverone di rammenti e comprendo che devo essere grata al fato. Ripensando devo, anzi ognuno del borgo oltre il caso deve un grazie, un grazie di cuore a quegli eroi in divisa o volontari in camicia che silenziosi hanno agito e caparbiamente scavato, cercato, tranquillizzato. Ripensando, ripensando la sera è diventata notte. Una notte così gradevole, carica di mistero, di magia, di auspici di inizi che mi affascina. Seduta sul ripo resto incantata a guardarla e nel silenzio eremitico della montagna aspetto l’alba.

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Un dolce pensiero a tutti!
bydif

Il Sole Nero

eclissi solare totale

Ci siamo quasi, noi tutti, amanti del “sole nero” potremo iniziare a goderci il fascinoso spettacolo offerto dal “ cielo” dell’eclissi solare totale e magari fantasticare sulla temporale “rottura” dell’ordine naturale cosmico” di ipotetici effetti e sublimali messaggi. Dove, come ? Negli Stati Uniti intorno alle 9, più o meno ora di colazione, col naso allo insù, in Italia, dopo le 18, con gli occhi fissi su uno schermo. Vis a vis o via web nel seguire “l’annerimento” del sole potremo sbizzarrirci a immaginare cause e risvolti sul nostro stato d’animo nonchè sulla futura esistenza se quel disco,  che ci emoziona, affascina e richiama, da distanze galattiche a osservarlo, rimanesse nero. Se da “signore” della luce diventasse per sempre “signore” delle tenebre”. Chi ci sguazzerebbe? Li per li gli amanti del mistero, del truce, dei mostri, delle sventure, poi..poi nessuno! Per questo non mi stupirei stasera se, in qualche parte del mondo alla scomparsa progressiva del sole, qualcuno batta pentole e coperchi, faccia un rumore assordante per spaventare demoni diabolici, esorcizzare inconscie paure ancestrali; qualche altro percuota a più non posso tamburi per confondere e scacciare esseri indesiderati; taluno reciti formule magiche per proteggere case, animali e raccolti, talaltro ricorra a scongiuri per bandire l’essere invisibile che vampirescamente sta divorando il sole , certuno “legga” indizi da ora e luogo dell’avvenimento, deduca conclusioni dal modo di scomparire e ricomparire del sole e profetizzi futuri più o meno apocalittici. Non mi stupirei perché come ha ben detto il direttore del Griffith Observatory di Los Angeles “L’uomo dipende dal movimento del Sole. É regolare, affidabile, non lo si può manomettere”. Poi, all’improvviso, ecco la tragedia: il tempo va fuori sesto, il Sole si comporta come non dovrebbe”. Quindi… Quindi come dire non v’è niente di eccezionale se l’essere umano ha reazioni strampalate ogni qual volta succede che il movimento solare gli sballa! Ma non mi stupirei in quanto è da sempre che la scomparsa del disco luminoso, nell’uomo suscita quel magico fascino che gli desta l’attenzione con un misto di incanto emotivo e inquietudine razionale, e negli animali crea una ricettività sensoriale alterata da renderli, ancor prima dell’uomo, irrequieti. A riflettere, l’eclisse, fosse di sole fosse di luna, con quel suo spezzare la luce e velar di nero l’occhio, con quello oscurare tutto, con quel buio surreale, con quello sconvolgere all’improvviso l’ordine costituito, ha sempre così suggestionato, colpito la fantasia e sbrigliato la creatività popolare a cercare cause e trovare risposte rassicuranti a un fenomeno astrale “ magico” inghiottitore del suo assesto visivo, un tempo incomprensibile oggi scientificamente noto, da fomentare una infinità di leggende di ombre e luci , mostri infernali, draghi e vampiri, miti e eroi, da soddisfare tutti i gusti, le curiosità e le credenze.
In questo 21 agosto, lo spettacolo dell’oscuramento totale della nostra stella che ci garantisce luce e vita di sicuro sarà un successo planetario. Lo sarà, un po’ perché è assai raro che un fenomeno astronomico del genere attraversi un territorio tanto ampio e popolato; un po’ perché da mesi la Nasa lo pubblicizza e fornisce dettagliate informazioni sul come, dove e quando, tanto che la divulgazione mediatica da mesi ha reso impossibile trovare un buco nell’aree interessate e ha scatenato negli States un vero bussines di iniziative, viaggi, partie e quant’altro era possibile ideare per far usufruire al pubblico lo spettacolo naturale guadagnandoci un bel pochetto di dollari; e, un po’ perché è impossibile ignorare l’evento in quanto, da settimane, l’eclissi solare che torna dopo quasi centanni, 99, sui cieli americani , tiene banco su canali televisivi e principali giornali.
L‘ odierna eclisse con “il sole nero” che sfrecciando  da ovest a est, “coast to coast” degli Usa sarà, come dire tanto spazialmente elettromagnetico, attraente e coinvolgente e impossibile da ignorare da farsi seguire e contemplare da milioni di appassionati, curiosi, studiosi e scienziati di tutto il mondo.
Ovviamente le reazioni umane all’esibizione di questo allineamento perfetto, Terra Luna Sole, saranno variegate e diverse da una cultura all’altra, da un interesse all’all’altro, da una sensibilità percettiva all’altra. In alcuni la vista che s’abbuia produrrà brividi e sconcerto, in altri riflessione e considerazioni del valore della vita nell’immenso, in altri l’anello vermiglio o bianco, l’esplosione improvvisa di bolle di luce, susciterà incanto e ammirazione, in altri farà scattare entusiasmo e manie profetiche, negli studiosi chiarirà dubbi o confermerà tesi, tuttavia, sempre che il tempo non rovini l’osservazione, a chiunque l’evento naturale sidereo più attrattivo e meraviglioso regalerà un attimo di affascinante visione.
Comunque lo si vedrà “il sole nero” di stasera non v’è dubbio : sarà il più ammirato di sempre! 
by difeclis 2017 8
Per la cronaca, l’eclissi solare totale di oggi interesserà il nord America. Il cono d’ombra toccherà 14 stati ma il best eclipse site, ossia il miglior punto di osservazione in assoluto se lo godranno i cittadini di Casper nel Wyoming. Nel resto degli USA come in molte altre aree del globo si osserverà un’eclissi solare parziale. In Europa, solo Irlanda, Islanda e parte settentrionale del Regno Unito avranno la possibilità di ammirare un lieve oscuramento del disco solare. Purtroppo, nemmeno parzialmente, si potrà usufruire della visione dell’eclissi che a partire dalle 19,17, raggiungerà l’apice di “sole nero” – con gran giubilo dei numerologi- verso le 21,00- del 21, si potrà gustare solo IN DIRETTA STREAMING ATTRAVERSO LA NASA che da un sito, dedicato all’evento, ne garantisce la completa visione , oppure si potrà seguire l’evoluzione del fenomeno, terra, luna, sole, tramite l’app creata ad hoc dall’EXPLORATORIUM DI SAN FRANCISCO. In Italia, il sole nero, sarà osservabile viso a viso, ovviamente perchì ci sarà, il 3 settembre del 2081.

 

 

Ferragosto

ferragosto

Oggi è Ferragosto, giornata di relax speciale in cui è obbligo divertirsi e abbuffarsi, sbarazzarsi dei soliti pensieri di lavoro e vita quotidiana e tuffarsi nel dolce far niente. Non importa dove e come, mare, monti, il greto di un fiume, un prato spelacchiato o il bordo di una piscina comunale, oggi ci si spaparanza e ci si rimpingua, ci si sballa con gli amici di sempre o si passa una giornata spensierata in compagnia di allegroni compagni occasionali.

Eh si! Come ai tempi d’Ottaviano, oggi ci si gode le feriae augusti, il sacrosanto diritto a un giusto meritato premio a un anno di lavoro!

Non v’è dubbio che ferragosto è il giorno di mezza estate più libertino, colorato, chiassoso e sopra le righe, tuttavia considerarlo solo una giornata di gavettoni, anguriate, bagordi feticci è riduttivo.

Perché? Perché il 15 di agosto è anche altro, è una festa mariologica molto antica: è l’Assunta. Ovvero, come risulta dalla narrazione dei pellegrini a Gerusalemme, è il giorno in cui la Vergine Maria fu “ Assunta, dal Figlio, alla gloria celeste”

Assunta_Bellini

Una volta, L’assunta, era la festa dentro la festa. Oggi, a giudicare dalle numerosissime feste di tipo pagano-godereccio è diverso, tranne rare eccezioni, la festa celebrazione dell’Assunta, è marginale.

Eppure per i cristiani dovrebbe essere un giorno da passare in armonia con se stessi e gli altri in quanto l’Assunzione esprime si un privilegio, di anticipata glorificazione, in anima e corpo concesso, a Maria, ma anche il privilegio esteso da Dio al genere umano. Come dire, Maria, il capolavoro di Dio, Assunta è la porta del cielo, l’icona dinamica mediatrice tra terra e cielo, tra fisico e metafisico, tra genere umano e Dio.Quindi, almeno per un credente, festeggiare la Sua glorificazione, non è altro che un modo simbiotico per dire grazie.

Al dunque, passare il ferragosto in festa è ultra necessario per scrollar di dosso le angustie e ricaricar le batterie, per chi ha fede, è anche necessario immergersi nei festeggiamenti senza troppo scordarsi di Maria e che non siamo fatti solo di materia!

Detto ciò, a tutti auguro una serena e lieta giornata di festa in compagnia di amici e cari e a chi è costretto a lavorare, per garantire servizi, rivolgo un grazie di cuore con l’ augurio di passare un ferragosto se non spensierato, almeno intimamente sereno e senza eccessivo stress.

BYDIF

….

In Occidente, la data  della festa della  Madonna Assunta in cielo fu stabilita il 15 Agosto dall’imperatore Maurizio

 

Canto alle stelle

Notte di San lorenzo, notte magica delle stelle cadenti dei desideri e sospiri che trovano grazia nei misteri galattici con il “canto alle stelle! 

cielo stellato

Stella Che Passi

Su La Via Celeste

Dammi Speranza

Stella Che Vaghi

Sulla Nuvola Ribelle

Dammi Fortezza

Stella Che Cavalchi

I Pensieri Della Perfezione

Dammi Decisione

Stella Che Cammini

Nei Vicoli Del Silenzio

Dammi Fede

Stella Che Solchi

L’acqueo Sconfinato

Dammi Trasparenza

Stella Che Migri

Su Galassie Polverose

Dammi Luce

Stella Che Sosti

Sul Soffio Del Vento

Dammi Prudenza

Stella Che Illumini

I Giardini Dell’infinito

Dammi Passione

Stella Che Sciami

Su Picchi Eterei

Dammi Fervore

Stella Che Brilli

Sulle Ali Del Tempo

Dammi Amore

Stella Che Lacrimi

San Lorenzo Martire

Dammi La Fiamma

Per Riscaldare

L’umanità Intera

***

by dif

Nel mio paese, nella notte di san Lorenzo, è antica tradizione cantare o recitare la filastrocca con gli occhi rivolti al cielo, in quanto è credenza che cantandola si“parla” con le stelle ed esse rispondono facendosi vedere più copiose e splendendo di più, ci donano tante virtù, leggono nel pensiero e esaudiscono anche i desideri più bizzarri che ci frullano in testa. Funziona ! Anche se si aggiunge altro che ci sta a cuore purchè si “parla” con sincerità. Provare per credere non costa nulla quindi…

Notte stellare a tutti!

 

“Vengo da na partitella in spiaggia”.

festa pd villalunga

Arriva a la Festa, con po’ de trambusto sale sul palco, l’applauso è deboluccio ma co sto caldo che te scioglie è già tanto, ce guarda, nun semo tanti ma ce sorride, e te inizia col di: “vengo da na partitella in spiaggia”. Me pare dav’è sentì da Cervia e giù di li. E, mostrandoce il su manufatto “Avanti” te showfavella è ora de…de…de..
Tel di mi che ora! 
Ora che te se’ sbracicchignato alla “festa” a dicce e ridicce le cosucce tue come se fossimo alieni, che te ce hai erudito che sgabellando Letta non po più dì a nessuno “stai sereno” senza che te piova una gragnola de uhhhuhhh, che ce hai abbuffignato con la cantilena che non molli manco se te butteno nel VIII° girone dell’averno, di quanto sei figo a associà al tu pensiero chi te confuta. Ora che tutto ammollato de egosudore te hai finito de promove la tu scrittura pro-memoria, beh ora, nun pe “guardà il dito al posto della luna”, per capì se te avvoi lascià a qualcuno la mano libera de puntallo dove meglio la su luna gira o troncaielo, ora ce potresti pure istruì che te intendi fa pe’ accalappià el credito de fatte votà pe’ giocà la premier-partitella.
Tanto pe’ dì, ce piacerebbe tanto sapé, ora che Macron si fa i cavoli suoi a muso duro, se ie dici en marches o dietrofront. Se ancora te esulti o te vai a cenerarti a Canossa. Ora che per fregarci nazionalizza i cantieri navali sapé se glie dici bravo, marcia marcia senza guardare niuno in faccia o te vai a gettà na monetina nel pozzo de San Patrizio con la speranza che nessuno se ricordi la tu esultanza. Ora che col cavillo degli emigranti vuol mettere la zampa in Libia, proprio in quella libia che con la scusa del cattivone Gheddafi il buono Sarkozy bombardò per prendersi il petrolio e l’ha ridotta un colabrodo geopolitico e un marasma di traffici umani creando un sacco di guai All’Italia e agli italiani, se te vai a digliene quattro per difendere gli interessi nostrani, o te vai a sfoggià la tu diplomazia con un Twitter spot-moina. Ora che Macron col dito puntato all’ingiù contro l’Italia nell’arena UE rugge da leone con la Merkellina per riscrivere le regolette di Schengen e blindare tutti i confini, se te vai nell’arena a lottà per non facce recintà, o vestito da gladiatore te continui andà col myterivalutizzo sorrisino sui palchetti a orà Avanti, avanti populino. Ora che il tuo idoletto liberal euro-pista te en marcia dritto dritto su la su nazional-pista e te pensa che il tunnel Euralpin Lyon-Turin non è priorità e se possa congelà come se l’Italia non esista, se gli e te vai a dì che è un menzognero opportunista e l’Italia non è la su servetta ma una nazione che si rispetta, o te metti la camiciola da doméstiques e glie vai a infilà lo stivale per facce meglio calpestà la nazional-dignità.  Ora dicce…
Se sente qualcuno sghignazzà, la mi vicina sospirà, Lu se agguarda, se beve un sorsetto e addice: ora ve devo salutà amici, ievo andà a autografà, eppoi te sta a governà Gentiloni. Ah, se devi annà nun te potemo mica sequestrà. Se sente uno dì: almeno ce poi rimembrà da quando te sta lui a governà? Ce sta..ce sta…un rombo de motocicletta glie risucchia la vocetta, nun se sente na mazza. Deve annà, tra il caldo torrido e la selfie-confusione va.
Va, va tanto…
Tanto assussurra Gigino, el più accanito de sapè, pare de vedè un ingrippato de macronismo en marche che non te dice e manco te fa proprio nulla per contrastà gli su scippi e neanche i su arragionà sovranisti. Ma glie voglio appuntà: “noi avemo tanta fame” e semo gente de balera che non molla, ma…devi assapè che pe’ mettese in gioco e ballà cotu pensier ce vo’ che la orchestrina attua smette de sonà la solita solfarina. Nun vorrei dì ma mesà che se te continui a autogràfà, a dribblà e ripete che “l’Italia ce la po’ fa se noi non passamo il tempo a mugugnà” ce affai solo de noia sbadiglià. Glie fa eco un dal volto arrostato, ie appunti ben compagno, tra i banchetti e i fumi de grigliate ho sentito sfrigolà che da la su boccuccia gli ha smollato un bravo lodaiolo de sapesse fa i interessi soa che pareva udì i su contrari. E tra na bicchierata e l’altra de lambrusco doc dicere che da quando s’è messo a recità la litania Avanti Avanti in tutti i giardinetti le spiaggette e le festine s‘è perso la bussoletta da boy scout da non sapesse più orientà e s‘è empassato su la route da somiglià più a un totem spurdutino che a un advance boy leaderino. Ahia, tarriva de rincalzo un gruppetto de accaniti sui a di…Uh meio allontanasse e annà a curiosà a la “festa”..anzi annà a magnà na patabomba e sorbì na fresca birretta casareccia.
Mentre me te gusto ecco che t’arriva la Cesarina, mi vicina, a sventolamme felice il su libro con tanto de autografo, mostrà un renziselfie sgriffignato, aggiornamme che s’è ito in maremma ma nun sa se po’ aggiocasse naltra partitella perchè là mica  lascino fa’ come qua. È gente che nun vole esse molestà. Oh!
Beh, te penso guardando la copertina de “Avanti” che co’ su colori spentarelli, la su strada a saltelli me pare un tantino tristina e poco azzeccatina e più che a camminà in avanti fa pensà de stassene a rimembrà, glie andrà come glie andrà, tanto na cosa ia detta  certa: “l’Italia nun se ferma”.
Me auguro sia chiaro con o senza…la su lancetta Avanti marcia e mai indietreggia.
Te capì…très bien…
Che goduria, vien su un arietta dal Secchia da facce rinvenì. T’ho iarriva pure na musichetta cubana. Wow. Ora si che se fa “festa”!
bydif

avanti

Quei ragazzi d’oro che…

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Quei ragazzi d’oro che… è bello constatare che esistono. Non sono miraggi. Sono ragazze e ragazzi veri e straordinari. E, in un mondo dove spesso, troppo spesso, si vedono giovani che consumano le vite fra noia, droga, e movida o osannano i loro corpi su social o vengono esaltati per nullità o finiscono nelle cronache per scelleratezze, questi ragazzi e ragazze sono bagliori di una gioventù rassicurante che rincuora. Ma chi sono? Sono, citando gli ultimi, quei normalissimi ragazzi e ragazze che si chiamano Gregorio, Federica, Gabriele, Matteo, Arianna, Mario, Giovanni, Alessandro, Rachele, Simona, Giulia, Lena, Federico Mariangela, Giorgio, di cui si parla poco, a volte per nulla e tanto invece regalano. Sono quelli che rinunciano all’insignificante e abbracciano un idea, che si concentrano su un obiettivo e lo perseguono giorno dopo giorno, che sono disponibili a fare durissimi sacrifici per ricavati incerti, non si arrendono alle difficoltà, ridono e piangono ma non si piegano alle loro fragilità, lottano e superano le sfighe, e intascano pochissimo. Sono quei ragazzi e ragazze che scommettono su stessi, talvolta riescono a centrare il successo talaltra si devono rimettere a incresciosi verdetti. Sono quelle e quegli, tranne rare eccezioni, ignorati e i cui visi e storie rimbalzano in prima pagina e sui titoli dei TG solo quando hanno al collo una medaglia che porta lustro all’Italia. Per dirla chiaramente, sono quei ragazzi e ragazze italiani di cui ci si ricorda e si narra solo quando s’alza la bandiera e risuona l’inno di Mameli per spartir e quasi usurpar onore, merito e vittoria per poi farli tornar negletti, relegarli nel dimenticatoio e rispolverarli in caso d’altra loro nazional vittoria. È amaro ammetterlo ma funziona così. Perché? Perché nell’Italia del pallone solo i calcio-pallonari fanno notizia e hanno il posto d’onore sui media tutto l’anno! I ragazzi e le ragazze che si fanno onore in giro per il mondo senza rincorrere un pallone, non sono appetibili ne alla grande massa dei gossippari, ne ai fan cazzettosi ne alla miriade di siren-fantoccine, quindi perché spenderci tempo e parole. Solo quando si conquistano un alloro meritano attenzione pubblica, ma che sia d’oro, altrimenti…altrimenti se è d’argento o di bronzo già l’interesse cala e a meno che non ci sia un primato italico da smerciare a malapena si citano nei media. È aspro constatare quanto poco spazio ci sia per le ragazze e i ragazze italiani che praticano sport a livelli competitivi internazionali, oggi altissimi che richiedono veramente tempi di impegno continui per non dire stoici, oltreché intelligenza, coraggio e rinunce. Pochissimi di loro raggiungono l’olimpo notiziaiolo mediatico nazionale e quando avviene per lo più è legato a tutt’altro che al valore agonistico. Purtroppo per cambiare il sistema ci vorrebbe un cambio di passo culturale, temo che per trend e tanti intrecci di interessi il cambio passo non sia alle porte. Riconosco che in forma sporadica qualcosa si è mosso, ma è troppo poco in confronto ai sacrifici che questi ragazzi e ragazze affrontano per regalarci emozioni indimenticabili e dar lustro al paese. Talvolta non hanno neppure in loco le strutture per allenarsi e devono spostarsi con gravi disagi per se e le famiglie. Anzi, va detto che proprio per questo quasi tutti gli atleti d’eccellenza extra pallone, basket e tennis trovano un ancora di salvezza nei corpi speciali tipo: carabinieri, fiamme gialle, esercito, marina, ecc.. raramente in qualche club d’élite. Per concludere, sono ragazzi e ragazzi d’oro anche quando quell’oro agognato non arriva mai, anche quando il metallo è meno pregiato o rimane un sogno.

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Grazie ragazzi!

Un applauso a voi, tutti i vostri compagni d’avventura e anche a tutti gli altri.

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Andando con…

andando con

Sotto Il Sole Splendente

O La Luna Che Occhieggia

Col Vento Che Sferza

O Il Mare Che Rumoreggia

Andando Con Me Stessa

Sempre Trovo Me Stessa

Non Quella Di Facciata

Quella Variegata

Che Trova Il Buono E Il Bello In Ogni Cosa

Non Si Piega Agli Sgarbi Del Destino

Manco Se Le Dà Un Pappino

Da Frantumar Il Monte Cervino

Ama E Odia Con Tutta Se Stessa

Perdona Ma Non Cancella L’offesa

È Indolente Allo Stare In Compagnia

Incita E Trascina Gli Amici Alla Follia

Apatica Al Gaudio Di Ricchezza

Si Turba Per Una Conchiglia Persa

Glaciale A Critica Gretta

Onora Ogni Virtù Negletta

Spietata A Propria Debolezza

Sorride Di Altrui Leggerezza

Andando Con… Me

Di Corsa Assorta O Furiosa

Tra I Sassi Le Sterpaglie O Le Folle

Sotto Le Stelle La Pioggia O La Tempesta

Sempre Trovo Me Stessa

Non Quella Docile E Convenzionale

Quella Ribelle E Controcorrente

Che Trova Il Silenzio Attraente

E La Ciarla Deprimente

Giammai Si Flette Per Compenso

Ne Si Incurva Al Pensiero Coercio

 Si Inchina Solo Al Verdetto Del Tempo

Andando con ..me

Trovo Quella Me

Fanatica Della Correttezza

Che S’infiamma A Cinica Spregevolezza

E Si Emoziona A Garbo E Gentilezza

Quella Che Senza Un Concreto Perché

Scruta Le Nuvole I Volti E Le Pozzanghere

 Incontra Le Risposte A Mille Domande

Mai Nega All’ Ispirazione Un Impeto Meditativo

Neanche Se La Carcera L’imperatore Divino

Che Salta I Fossi Dell’ovvietà

Per Abbracciare I Criteri Dell’immensità

Perdersi Nel Mistero Azzurro

Ritrovarsi Nel Comprendere Il Buio

Andando Con Me

Senza Fronzoli Lusinghe E Frontiere Mentali

Anche Tra Spine Affanni Crudelìe Implacabili

Disarmonie Incompletezze E Fantasticherie

Sempre Trovo La Vera Me

Chissà Perché

Se

Andando…. M’affianco A Te

Tutto L’intorno Si Nebulizza

E Trovo Solo La Me Fittizia.

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Perchè negare una speranza

un palloncino di vita

In questo mondo contemporaneo, dove spesso le cronache raccontano storie di piccoli esseri, nati belli e sani e gettati nei cassonetti, dalla finestra, sotterrati in spiaggia, soffocati in sacchetti di plastica, fatti sparire,  da madri e padri, dalle proprie vite nei modi più aberranti e con una indifferenza da far accapponare la pelle anche al più arretrato e inumano essere circolante sulla faccia del pianeta terra, la storia del piccolo Charlie sembra quasi paradossale. Si, sembra assurda e non solo. Eca nell’orecchio più crudele di quella dei piccoli buttati nella spazzatura con feroce scelta genitrice volontaria, paradossale in quanto rimbomba una storia al contrario, quella di un bimbo, Charlie, che nato e subito amato in modo incondizionato dai genitori, altri vogliono che sia sbattuto fuori dalle loro vite. Altri deliberatamente impongono a una madre e a un padre il proponimento di sbarazzarsi del loro piccolo, di buttarlo senza un beo di rincrescimento oltre le loro esistenze. E il tutto perché? Perché quel piccolo si è affacciato in questo mondo con un gene ereditato, noto come RRM2B, che colpisce le cellule responsabili della produzione di energia, quindi è da buttare. Il parere dei genitori? La libera scelta di una madre e un padre? Il diritto alla vita, breve o lunga di un piccolo? In questo mondo contemporaneo non conta. Conta il parere della scienza. E che dice la scienza? Dice che non conosce una cura e il piccolo deve essere soppresso. E come lo sa la scienza che da qualche parte non ci sia una scoperta che offre a Charlie una possibilità? Non è forse la stessa scienza che tante volte si è smentita, ha dovuto rettificare le sue cognizioni? Si, è la stessa ma argomenta che per il piccolo Charlie il tempo è inservibile e qualsiasi altro ragionamento attendista è da ostracizzare. E se i genitori si ribellano alla scienza, vogliono invece lottare con tutte le loro forze per cercare in tutto il pianeta l’esistenza di un barlume che offre una speranza e dare una chance al loro amatissimo bimbo? Quisquilie. Speranza non esiste nel vocabolario attuale della scienza. Charlie deve sparire e per estirparlo per sempre dagli occhi, dal cuore, dall’ammirevole coraggio dettato dall’amore la scienza ricorre alla forza. Elementare arguire che senza alcuna sensibilità e quel che è peggio senza nemmeno una briciola dubbiosa che esista un qualcosa che va oltre il sapere, oltre i parametri attuali la scienza sentenzia una fine, impone il giudizio di anticipare la sorte di Charlie, di estorcere, appellandosi ai giudici, ai tribunali, a tutto ciò che legalmente acclari un opinione, il diritto, a due valorosi genitori, di esplorare se esiste un opzione da tentare e nel caso contrario dare l’addio al loro piccolino nei modi e nei tempi naturali. Francamente un siffatto verdetto a qualunque madre e padre responsabile provoca un trauma profondo. Capisco che la storia del piccolino possa dividere i pareri degli esperti e pure quelli dell’opinione collettiva. Mi rendo conto che la battaglia è disperata e al limite del realizzabile. Che il conosciuto e provato scientifico ratifica di staccare i macchinari che supportano l’esistenza del piccolo ma…ma anche la scienza ha i suoi limiti. Dunque…già dunque perché negare una speranza a una scelta d’amore incondizionata, irta di immani difficoltà, durissima da sostenere a tutti i livelli ai coniugi Gard. Perché controbattere con spietatezza qualunque loro auspicio anche flebile, anche se al presente appare impossibile di riuscire a trovare un alternativa da offrire a Charlie un modo di esserci nelle loro vite. Già perché un giudice, una corte deve negare loro il diritto di sperare. Viene lecito dedurre che non hanno ben afferrato il motivo che è tempo, tempo per lottare insieme al loro piccolino una guerra immane. Eppure, per legittimare la loro richiesta di speranza a chiunque era sufficiente riflettere su quanti al loro posto avrebbero già mollato, quanti al loro posto avrebbero rinnegato quella piccolissima creatura venuta sul pianeta con un difetto che pare invariabile e quanti per togliersi un impiccio egoisticamente avrebbero invece implorato la scienza di emettere un verdetto ostile alla speranza, di escludere la battaglia di vita privilegiando quella di morte. Che stando alle cronache, e come spesso ricorda papa Francesco in una cultura che sostiene la moda dello scarto al posto di quella della responsabilità, purtroppo sono tanti.

Al dunque, oggi come oggi, eliminare Charlie è: perché la ragione vuol a tutti i costi prevalere sul sentimento e pure sul diritto; perché la conoscenza si adegua all’andazzo attuale di inchinarsi alla comodità di eliminare ciò che è complesso; perché nella coscienza non c’è più disposizione ad andare oltre, oltre quel tanto da intravedere la speranza anche laddove non appare nitida. Oppure perché la sapienza ha perso fiducia nella logica sperimentale che tanto ha apportato al progresso umano, non crede più di avere il dovere di opporsi ai limiti cognitivi, di arricchire il suo bagaglio di informazioni nonché di pratiche nozioni. Così ha abdicato: l’acutezza di trasgredire l’ovvio per conquistare l’ignoto; dimenticato il combattere aspramente per affermare il principio pragmatico del confronto empirico; di valicare l’apparenza invalicabile dell’oggi per intraprendere inedite vie e aprire all’umanità futuri diversi finanche a riuscire a donare alla fantasticheria, di due esemplari genitori come Connie Yates e Chris Gard, che non vogliono arrendersi all’evidenza a loro scientificamente prospettata, un differente futuro di realtà da vivere insieme al loro piccolo Charlie. Malauguratamente oggi taluna scienza è talmente barricata nel suo miserrimo recinto del presente da arrogarsi il diritto di escludere il di là da venire e concludere l’esistenza di un essere umano con un parere. Ma il negare a Charlie e a mamma e papà la speranza, di aggrapparsi con fede e amore a una qualsiasi competenza, allorché ritiene che non c’è reazione certa immediata allo status del piccolo di certo non gli porta onore. Inoltre demolisce a tutte quelle migliaia di studiosi la speranza di intravedere nelle loro ricerche un barlume di fondatezza sperimentale.

Per concludere, nemmeno in una società liquida e così tanto avvezza a lasciar che tutto scorra fluido e senza freni si può accettare una resa della scienza, e nemmeno si può accettare l’insensibilità a respingere con una scusa di inesistente possibilità di successo un tentativo non testato poiché è come asserire che la scienza ha la sfera di cristallo e sa già il responso rinnegando i suoi gloriosi valori passati fidati alla ricerca e anche all’estremo ricorso al minimo indizio di probabilità esistente.

Aldilà di qualsivoglia risvolto prenda la vicenda, e aldilà la caparbietà emersa nelle “controparti”nel battagliare le ragioni e di qualunque sentenza, in senso negativo o in quello positivo, il caso di Charlie farà storia. Non può essere altrimenti per tre elementari considerazioni. In primis quella che c’è un diritto a difendere l’arco vitale di un figlio che viene estorto con prepotenza dal potere. Di seguito nessuna scienza ha mai avuto in anticipo una verità inoppugnabile di quanto, come e perché una vita è capace di resistere e sussistere a condizioni logiche comprensibili, in ultimo ma non secondario sussiste il tempo manifesto provvisorio in cui talvolta si inserisce l’extra mutando condizione e tempo transitorio con criteri intellegibili all’umano.

Concludo auspicando a Charlie e ai suoi eccellenti mamma e papà che il braccio di ferro si chiuda a pro opportunità e apra loro un futuro di vita insieme, lungo o breve senz’altro per ognuno sarà eccezionale. Soprattutto auguro a loro e all’umanità che la prepotenza del potere razionale o della convenienza, giammai abbiano la meglio sull’amore di chi ha il coraggio di andare oltre, di sfidare i dettami di una società apparentata col vantaggio e declina in modo unilaterale la vita deliberando il fine per cui puoi esistere oppure sei destinato a schiattare.

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Giorno del bacio

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È il giorno del bacio. Andare a sera il socialweb si riempirà di scatti baciosi. Alcuni saranno infocati come quelli che han fatto storia e reso celebri tanti divi, altri casti e teneri come quelli dei ragazzini al primo, altri violenti o rubati, altri saranno finti o tanto per far contatto, altri amichevoli o dati a stampino come fossero bolli per cartoline destinate a spot pubblicitari. Ma veri o ipocriti, immortalati o senza fama in un modo o nell’altro tutti i baci saranno un incontro ravvicinato di corpi e labbra che regaleranno sensazioni, magari in bilico tra desiderio e inquietudine, tra sincerità e menzogna, comunque di connessione animica.

Non so il perchè, a me, questa celebrazione mondiale del bacio più che precipitarmi a baciare qualcuno o qualcosa con tanta o poca emozione, bizzarramente ha fatto venire in mente il bacio di Giuda, che tra tutti i miliardi e miliardi di baci scambiati nel mondo tra esseri umani, è senz’altro il più famoso ma notoriamente anche il più traditore.

Dico: com’è che fra tutti i baci la mente mi è andata a quello immortalato da Giotto 

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e non a quello ardente e romantico eternato da Hayez,

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o a quello arioso e spensierato alla Chagall

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o a quello surreale di Magritte

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e nemmeno a quello metafisico alla  De Chirico

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o a quello carico di magia di klimt

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o a quello scabroso e bohemie alla Lautrec

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o a quello fondente e inidentitario di Munch?

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Tutti baci, che se scorro nel pensiero si sono avvicendati nel curriculum esistenziale e quasi tutti sono stati iniziatori mutanti della mia vita affettiva e inaffettiva. Anzi, com’è che taluni sono stati baci così significativi, intensi e fuori dall’ordinario da stordire per mesi e mesi ragione e sentimenti e oggi sono un niente, talmente trapassati da non suscitar un tenero ricordo e nemmeno un rimpianto. Com’è che mi rimbalza nel pensiero solo il più disgiunto da qualsiasi passione il più convenzionale che mai abbia ricevuto? Forse perché è il bacio di un attimo appassionato che pur nella consapevolezza di un estasi d’amore quasi masochista ha deluso profondamente il mio etereo poetico tra uomo e donna!

Va’ a saperlo… Comunque sia, non mi ha certo fatto sparire la voglia di baciare ne oggi ne domani. D’altronde  che meglio c’è di un kiss che mette le ali? Direi nulla!  Alè, baciamoci e ribaciamosi…

Sotto il sole, all’ombra di un platano, tra i boschi o sulla panchina del parchetto sotto casa baciamoci tutti, con ardore o tiepidezza sarà un incomparabile fusione di brividi, un suggello armonioso tra anime. Non c’è nessuno a portata di labbra? Vabbè non c’è da scoraggiarsi. Si ha sempre se stessi… Si può baciare il proprio riflesso, o meglio ancora darsi  un bacio zen. Come ha detto un tempo che fu il celebre guru americano: “se baci le punta delle dita oltre che uno straordinario esercizio muscolare facciale ti apri tutti i canali dell’ifinito” Stranezza. Macchè. Le dita di mani e piedi sono ottimi condotti per far arrivare al cuore fluidi passionali, se li baci,- oddio quelli dei piedi è un tantino rocambolesco-  sembra di baciare una armata. Allora…Un kiss my kiss è proprio l’ideale per amarsi e farsi amare.  

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Magari tra i tanti.. uno  alla Picasso mica sarebbe da rifiutare, anzi..anzi…

Intanto Kiss a tutti|

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