MULINELLA E IL VIRUS

Stamani sono uscita per comprare altre luci per l’abete del cortile, altrimenti poverino sembra un fioco lanternino. Non ho fatto in tempo a scendere dalla mia geppa che eccoti li la Mulinella, la stonata del paese. Paonazza, con i capelli che sbucavano dal cappellino come spini, mentre mangiava le unghie mi ha guardato di traverso bofonchiando: “non ci sto, no, no, a seguire il nuovo caporione che ciancia di spazzare il paesello per togliere la sozzura altrimenti i crucchi finiranno al lazzaretto. Quello spilungone, è solo uno che vuol mettermi paura, farmi abboccare all’amo per friggermi in padella insieme ai pesci gatti che tiene nelle sue bisacce. Quelli si che mandano un fetore che appesta, dovrebbe buttarli nella fossa e ricoprirli di terra al più presto! Non ci penso proprio a ramazzare il paese per un opportunista che vuol passare da nobile ripulitore di sporcizia infetta del paese. Ho sempre fatto la raccolta differenziata io, in terra non ho gettato neanche una bricioletta. Se il paese è sporco è tutta colpa dei tre tizi mandati da lui. Cosa crede quello là che son cieca! Li ho visti arrivare di notte quatti, quatti, confabulare e poi scaricare sacchi pieni di lordure. Da quando il bianchino mi ha tradito, ci vedo meglio d’una gufa. Stralunata guardavo la Mulinella senza riuscire a dirle che avevo una fretta boia. Furiosa e rossa in volto come una mela nurka, continuava nei suoi deliqui senza lasciarmi spazio: “eh cara mia, lo spilungone sta spargendo il terrore fra i paesani, dice che c’è un virus cavalieros dovuto alla spazzatura e lui è l’unico che ha un vaccino, un certo eticus moralis, che può salvare dal contagio. Ci ricatta dicendo che se non ripuliamo “la piazza” entro il 14, lui si incavola ben bene e chiama altri tre o quattro tizi che da un po’ stanno aspettando il segnale di via per invadere il paese. Quelli mica son buoni come me, dice lui, quelli hanno il pelo lungo sullo stomaco, perdono facilmente la bussola e allora saranno cavoli neri per tutti fino a natale. Anche la Celestina, la più informata del borghetto, ha detto che è meglio ubbidire. E’ un perfido, mentre ti sorride pensa a come ribaltarti per scaraventarti sulla graticola e arrostirti come un salsicciotto. Al borghetto ha mandato tre scagnozzi dai nomi strani, brigo, intruglio, inciucio, nessuno è riuscito a capire dove li abbia assoldati. Pare giù, giù, e per non dare nell’occhio, li ha fatti arrivare con un barcone mascherato da yacht. Li fa anche parlare in un dialetto che nessuno capisce, api fli ucs udc ppp xyz Tutto il giorno si divertono a tirare palline a chi passa e poi ridono a crepapelle. Se li guardi male, ti bombardano con palline motose che non basta una settimana per ripulirsi, si appiccicano come pece nera, chissà dove lo trovano poi un fango simile, la gente è così spaventata che nessuno fiata”. Era così incacchiata la Mulinella che non ho osato chiedergli a chi si riferiva, io non vedevo la spazzatura e nessuno nei paraggi. Nervosa mi girava intorno continuando i suoi blateramenti: “in paese non c’è più pace neanche di domenica da quando è comparso l’agnello antivirus cavalieros. Lui però è un lupastro di specie insolita, quello che ti mangia sazio. Si, ti inghiotte dopo che si è ingrassato mangiando quanto più poteva dall’abbondante e succoso piatto che tu le hai offerto pensando fosse un innocuo cagnoletto dagli occhioni dolci e ingenui bisognoso di amore.” Mi guardava inviperita la Mulinella, come fossi io la causa del suo vagheggiamento, poi mi è venuta sotto il naso con il dito alzato bofonchiando: “credevi fosse una povera bestiolina smarrita che gli hai fatto il bagnetto nella tua grande vasca coi sali profumati, lo hai ripulito dai pelazzi folti e neri con ceretta antidolore, messo la cremina antiscrepolature e antirughine, il borotalco felce azzurra, l’hai fatto ben bene accomodare con il sederino profumato nella poltroncina sul cuscino di piume rosse ? Solo perché ti ha guardato con i suoi grandi occhioni dolci e ingenui da bambinello riconoscente, ringraziato con una leccatina l’hai trattato come un reuccio? Fessa. Mentre tranquilla sei andata a letto sai che ha fatto? E’ uscito, ha ululato al branco in attesa gli ha detto che il piatto era scarso per loro non c‘era nulla a meno che…a meno che, mentre tu facevi sogni d’oro, venivano ad aiutarlo a ripulirti la dispensa. I tre più sfacciati son accorsi, han gozzovigliato, si sono ingrassati e ora vogliono pure che io ramazzi il lordume che hanno buttato dalla tua finestra. Fossi pazza, fallo tu bella mia che ti sei lasciata incantare da due occhioni blu.” Spaventata che gli venisse un colpo apoplettico ho cercato di calmarla, farla ragionare per spiegargli che io ero li a comprare solo delle luci per abbellire l’albero, non sapevo nulla degli scagnozzi, del lupo, delle palline, del virus. Niente da fare. Non sono riuscita neanche a dirle che è stato il burlone del paese a spargere certe voci, semmai doveva prendersela con lui, perché era stato lui a raccogliere il cagnetto, a ripulirlo, a farlo sedere comodo nella poltroncina, perfino a farlo dormire nella camera grande, dove non fa entrare nessuno senza consultarsi prima col parroco. Lo ha così viziato che ora si crede il re dei lupi tanto che a volte invece che abbaiare ulula spaventando tutti i cagnetti del paese, solo tre o quattro bastardini di passaggio invece che spaventarsi e fuggire ronzano intorno alla sua cuccia, per raccogliere l’osso appena lui lo molla. Per fortuna è arrivato il postino a liberarmi dalle cicalate della stonata, ho comprato le mie luci e son tornata a razzo a casa. Mentre abbellivo il mio abete mi è scappata una gran risata. Dovrei andare più spesso in piazza, la Mulinella è tanto stonata che prende i fischi per fiaschi ma i suoi deliqui sono un vero infuso di buonumore.

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Il mio albero ora è proprio bello, illuminato spande una luce pre natalizia festosa come piace a me

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FELICE WEEK END A TUTTI
DIF

Stranezze emotive

Una Domenica mentre assistevo ad una cerimonia importante ed ero concentratissima ad ascoltare l’oratore che esaminava da un punto di vista di Fede Cristiana l’importanza di non essere spettatori passivi nella vita comunitaria ma di adoperarsi per migliorarla, all’improvviso recepii un’intensa” vibrazione” che mi produsse un deciso movimento oscillatorio, quasi da farmi perdere l’equilibrio. Dall’intensità afferrai che qualcosa di forte e impaziente stava richiamando la mia attenzione.

Cercai di reprimere l’onda vibratoria per non perdere il filo del discorso che stavo ascoltando, niente, questa si fece impellente, diventando quasi una “tempesta” che non mi lasciava alternative, girai lo sguardo per disperdere la vibrazione ma stranamente in ogni cosa mi sembrava vi fossero stampati dei numeri. Sbattei gli occhi pensando ad un’allucinazione, a un riverbero casuale che mi travisava il campo visivo. Niente da fare i numeri tornavano più “vivi” che mai. Così capii che non potevo sottrarmi alla “ stranezza emotiva”, quei numeri mi sollecitavano a raccogliere il messaggio cifrato ed a trasmetterlo a qualcuno dei presenti.

Ma.. a chi se non conoscevo quasi nessuno? E, poi perché in quel momento turbavano i miei pensieri che erano lontanissimi da qualunque aggancio a  questioni numeriche?

Finita la cerimonia, mentre insieme agli altri convenuti mi apprestavo a lasciare la sala, mi si avvicinò una persona chiedendomi un parere su quanto era stato detto. In quell’istante capii a chi era destinato il “messaggio”contenuto nei numeri che mi erano ballonzolati intorno, una forte scossa, una specie di scuotimento viscerale mi attraversò da capo a piedi. Così invece che rispondere alla sua domanda iniziai a cicalare, con le gote in fiamme per l’imbarazzo gli dissi che entro cinque giorni ci sarebbe stato un avvenimento imprevisto nella sua routine, non doveva spaventarsi, anzi doveva accoglierlo con serenità perché gli serviva a trovare il “coraggio” per fare quei cambiamenti che voleva da tanto ma non si decideva ad attuarli per varie remore. Ovviamente la persona mi guardò tra il perplesso e lo spaventato, però proseguendo la chiacchierata al bar di fronte alla sala del meeting,  mi confidò che da qualche annetto aveva un sogno nel cassetto, un progetto di cambiamento lavorativo  accantonato e rimandato per timore di non farcela ed anche per ingerenze dei familiari.

Mentre me ne parlava  mi spaventai un po’ mi sembrava di avvertire tra le sue parole  il fato che lo tampinava…..oibò mi dissi mentalmente, frena …..frena   stai  diventando visionaria !!!

Dopo un’oretta di chiacchierata nel salutarci  ci scambiammo i numeri telefonici, non ricordo la motivazione precisa, ricordo un: non si sa mai che ….Poi, lui si allontanò, sicuramente con qualche dubbio in più, io con una  stramba agitazione che mi  rovinò il resto della giornata.

Ieri, quando ormai questo episodio l’avevo rimosso dalla mente, mi ha telefonato. Sul momento ci ho messo un po’ a focalizzare chi era ed ha ricordarmi il tutto.   Mi ha raccontato che il 5 luglio era  stato  licenziato dall’azienda per cause imprecisate, alla sera un vecchio amico, ignaro della situazione, gli aveva  offerto di entrare in società proprio nel ramo che desiderava, aveva  accettato subito ricordando quello che gli avevo detto casualmente quella mattina. Ora si trova bene, anzi è entusiasta e per il momento tutto fila liscio. Poi mi ha ringraziato aggiungendo: comunque vadano le cose dopo quella “nostra “chiacchierata ho capito che il condizionamento degli altri era una scusa, non lasciavo il lavoro perché non volevo lottare e non volevo guardare la realtà in faccia.

Non so perché ma la telefonata mi ha fatto piacere. Probabilmente per sentirmi  meno strampalata!!!!