L’artigiano, simbolo della dignità del lavoro

Chi è L’artigiano simbolo della dignità del lavoro? È SAN GIUSEPPE!

Eh si, proprio Lui, sposo di Maria vergine e padre putativo di Gesù. Il Giuseppe la cui celebrazione solenne come pater familia ricorre il 19 marzo ? Si! Allora? Allora la cui festività è anche il 1° maggio! Com’è? Com’è com’è… è per celebrare l’artigiano Giuseppe! Da quando? Da quando papa Pio XII nel 1955 , scelse il primo maggio, festa del lavoro, per ufficialmente eleggerlo patrono degli artigiani e degli operai! Lo scopo? Beh, lo scopo di commemorare san Giuseppe in questo giorno in primis è identificare la dignità dell’uomo nel lavoro, quindi funzionale alla sua rispettabilità nel contesto sociale nonché di completezza al suo essere. Per cui riconoscere il lavoro partner essenziale dell’esistenza umana, ma anche sottolineare che la necessità di dover svolgere un lavoro per dovere di sussistenza di se e di chi convive non è affatto degradabile, anzi come esplica l’esempio di Giuseppe è traino di elevatezza gratificante. Sinteticamente? Per sintesi dare un senso pieno alla vita e al viverla! O, ritenere la fatica un valore primario complementare alla soddisfazione umana, in qualità distinzione, proprietà , beneficio . Perché l’artigiano simbolo della dignità del lavoro è san Giuseppe? Intanto perché sembra appurato che era un artigiano del legno, un falegname, che all’occasione sapeva sbrigarsela anche come fabbro e carpentiere. Tant’è che nel Vangelo viene chiamato fabbro. Mentre Gesù chiamato “il figlio del carpentiere” e quando lo udirono insegnare nella sinagoga, dissero di lui: “Non è Egli il figlio del legnaiolo?”o in altra occasione con stupore e disprezzo: “ Non è costui il falegname?.” Quindi un lavoratore vero. Un instancabile operaio in proprio, che tutti i giorni, nella sua bottega artigiana, dal mattino alla sera guarnito dei suoi strumenti, pialla, martello scalpello …creava oggetti di legno, riparava, faticava, sudava. Poi perché pur essendo di nobili origini ma squattrinato non ha avuto nessuna difficoltà a chinare la testa, mettere a frutto mani e capacità. Per così dire ne sentirsi sminuito in dignità, ne del suo valore di uomo, marito e padre a lavorare sodo. Il che è assai per qualificarlo a immagine simbolica del mondo operaio. Poi per la funzione fondamentale che attribuisce al lavoro nella esistenza umana: sia come senso di responsabilità; come mezzo indispensabile qualificante l’individuo, sia all’adeguarsi alla sua dura legge, identica per tutti, per garantire un minimo status di agio ai propri cari in relazione alla comunità. In un certo qual modo per essere esempio concreto che l’occupazione è un impegno personale essenziale per gratificare l’esistenza propria e altrui per cui di rimando il lavoro è un diritto umano e sociale che non può essere eluso o precluso a nessuno da nessuna civiltà.

Detto ciò è facilmente intuibile il perché tra tanti santi proprio S. Giuseppe e non un altro è stato scelto a esprimere simbolicamente la dignità del lavoro. Inoltre il suo svolgere un tipo di operosità artigiana, quindi abile nel fabbricare oggetti utili alla collettività avvalora il simbolismo. Per quale motivo? Lo avvalora come modello onorario di piccola impresa che nella storia del progresso è sapere che diventa cultura del lavoro, fonte di conoscenza da trasmettere, radice di ogni piccola industria o grande imprenditoria e parte fondamentale della produzione. È da una “bottega” come quella di san Giuseppe che si acquisisce maestria per evolverla e trasformarla in industria. Purtroppo, oggi come oggi, per imbecillità, speculazione, profitto, globalizzazione, mancanza di stima in attività manuali e sottovalutazione della competenza, eccessiva ricerca nel sudare poco e guadagnare molto se non farsi pagare per starsene in ozio, queste preziose botteghe stanno scomparendo.

Per concludere, non c’è che dire, con papa Francesco suo grande devoto “Celebriamo san Giuseppe lavoratore ricordandoci sempre che il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità della persona”. “ preghiamo che nessuno resti senza lavoro” “Chi lavora è degno, ha una dignità speciale, una dignità di persona: l’uomo e la donna che lavorano sono degni” ci sono tante persone “che vogliono lavorare e non possono». E questo “è un peso per la nostra coscienza, perché quando la società è organizzata in tal modo” e “non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere “unti” dalla dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta! Va contro lo stesso Dio, che ha voluto che la nostra dignità incominci di qua.

Magari nell’invocare questo santo protettore di falegnami, ebanisti e carpentieri, senzatetto e persino dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno, immagine significativa della nobiltà del lavoro e di chi lo esercita, non fa male rammentare che anche la nostra costituzione lo ribadisce.

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Con l’immagine iconografica di san Giuseppe* , auguro a tutti di avere già una degna occupazione oltreché una notte di sereno riposo.

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per la cronaca:

Giuseppe era, come Maria, discendente della casa di Davide e di stirpe regale.

– Di lui non si sanno molte cose sicure, se non quelle riferite dagli evangelisti Matteo e Luca. Tuttavia nei cosiddetti vangeli apocrifi i narratori, intorno alla sua figura si sono alquanto sbizzarriti in notizie e storie leggendarie ma per lo più a cominciare da s. Agostino e San Girolamo ritenute inattendibili. Comunque quella che riporta del suo bastone prodigiosamente fiorito determinando nella “gara”tra contendenti la sua scelta a sposo di Maria popolarmente si è piuttosto divulgata e accreditata. Benché a tale leggenda si potrebbe anche dare un significato allegorico di passaggio tra il Vecchio e il nuovo testamento.

-In Oriente san Giuseppe è venerato dal IV secolo, in Occidente da verso l’ XI.

Nei secoli, la sua devozione ha raggiunto grande popolarità. Prova ne è la presenza di reliquie in vari luoghi : Notre-Dame di Parigi custodirebbe i due i anelli di fidanzamento, suo e di Maria; la chiesa parigina dei Foglianti i frammenti di una sua cintura; Perugia il suo anello nuziale; la chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dei camaldolesi il suo bastone; Aquisgrana le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe.

il nome Giuseppe, di origine ebraica sta a significare “Dio aggiunga”, tra i cristiani iniziò a diffondersi già agli albori del suo culto e si accrebbe assai nel tempo, in Europa soprattutto nell’800 e 900.

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* di s. Giuseppe, già Pio IX aveva in qualche modo riconosciuto la sua importanza come lavoratore quando, l’8 dicembre 1870, lo proclamò santo patrono universale della Chiesa.

*frammento di un opera di Gerrit- van- honthorst esposta all’ermitage di san pietroburgo.

Giovedì Santo

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Il giovedì santo è il giorno della Settimana Santa che conclude la quaresima e da avvio al cerimoniale basilare del mistero di Cristo, il Truido Pasquale. Ossia dei tre giorni conclusivi della vita terrena di Gesù Cristo. Per meglio dire richiama alla memoria tutti gli avvenimenti legati a Gesù, dalla cena con gli apostoli alla passione crocifissione, morte, fino alla resurrezione tre giorni dopo.

Il Triduo,  si può dire, il memoriale, cuore pulsante  dell’essenza della fede cristologica. Secondo il Rito Cattolico Romano inizia proprio ai Vespri del Giovedì Santo con la Messa in Coena Domini o Cena del Signore o del Crisma, poiché si consacrano gli oli santi, e si conclude con i Vespri del giorno di Pasqua.

Il rituale evocativo del Giovedì Santo, in primis ricorda l’istituzione dell’Eucarestia. Quel “cibosacramentale simbolo della consegna totale della vita di Gesù, di una nuova alleanza tra Dio e gli uomini, attraverso un pane spezzato e del vino versato durante l’ultima cena con gli apostoli. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

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Cena nella quale col cerimoniale della lavanda dei piedi memora l’amore che si fa servizio e dono. Eh, si, Cristo lo afferma nel momento in cui Lui, il Signore, il figlio di Dio, generosamente fattosi umano, con grande umiltà si inginocchia davanti agli uomini, suoi discepoli, per lavare loro i piedi. Durante la cena, …., Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”….Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. …..”Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “… Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.”

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Di seguito rammenta quella del ministero sacerdotale ” Andate e diffondente nel mondo la Parola in verità”

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e del comandamento dell’amore fraterno.”  Amatevi l’un l’altro come Io ho amato voi”

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La Messa in Coena Domini del  giovedì Santo non termina con l’ite missa est ”la Messa è finita” bensì con un momento di raccoglimento  che in silenzio vivifica l’agonia di Gesù, raccolto  in preghiera col Padre, nell’orto dei Getsemani.

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Le Palme o Passion Domine

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Le Palme o Passion Domine è la celebrazione di un episodio cristologico fra i più importanti per i cattolici, in quanto rievoca l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Secondo le scritture evangeliche il suo arrivo a Gerusalemme in sella a un asino, fu un tripudio glorificatrice di folla acclamante che agitava ramoscelli di alberi, foglie di palma, frasche colte dai campi; gridava osanna, osanna; stendeva tappeti al suo passaggio, tributandoGli onori riservati ai re. Ma, come succede spesso nelle vicende umanoidi, chiaramente l’osannante accoglienza di Gesù, contrasta nettamente con quanto consegue poi nella narrazione della Sua sorte. Infatti, poco dopo, allorché tradito per il vile denaro, arrestato e accusato di spacciarsi per il Messia, flagellato, deriso, coronato di spine, condannato a morte, mandato da Ponzio Pilato, quegli non convinto della sua colpevolezza, invita a scegliere tra Gesù e Barabba chi esentare dalla condanna, la stessa folla preferirà assolvere il brigante e condannare Gesù a una morte orrenda urlando:crocifiggiLo, crocifiggiLo”!

Di fatto l’episodio celebrato nella liturgia di oggi avvia la Settimana Santa. Ovvero i riti solenni che rievocano gli ultimi passi di Gesù su questa terra. Passi dolorosi, ermetici, di passione, falsità, rinnegamento, condanna iniqua, brutalità, crocifissione, morte. Tuttavia passi di consapevole accettazione di immolazione, di dono, di amore, di insegnamento, misericordia, perdono, rinascita. Innanzitutto, passi di conquista, liberazione, di trionfo della vita sulla morte. Dunque una ricorrenza di memoria rituale essenziale per i cristiani. Chiama a partecipare, ascoltare, silente meditare sul sacrificio immenso di Cristo; le friabilità etiche del genere umano; l’offerta del SE incondizionata a comprensione, mitezza, riscatto e salvezza eterna dell’umanità. Nondimeno, ognuno a riflessioni di riscontro del vivere la propria fede in parallelo con la via da Lui tracciata con tanta generosa amorevolezza e indiscutibile umiltà.

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Qualcosa in più  su questa festività cristiana:

I Vangeli narrano che Gesù arrivato con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme, la sera del sabato, mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’asina legata con un puledro e condurli da lui; se qualcuno avesse obiettato, avrebbero dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati subito. Il Vangelo di Matteo sottolinea che questo avvenne affinché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria “Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”. I discepoli fecero quanto richiesto e condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme. Giunto, la numerosissima folla, radunatasi dal ciarlare dell’arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, tagliò rami di ulivo e di palma per agitarli calorosamente in suo onore a Gesù esclamando “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.

La liturgia delle Palme, si svolge iniziando al di fuori della chiesa. Il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma. Dopo la lettura di un brano evangelico, li distribuisce ai fedeli radunati che li porteranno a casa in segno di devozione e augurio di protezione divina da fulmini , malattie e cattiveria. Dopodiché dà inizio alla processione per accedere in chiesa e celebrare la Messa, durante la quale c’è dai Vangeli di Marco, Luca, Matteo, la lunga lettura della Passione di Gesù. Articolata in quattro parti: l’arresto di Gesù; il processo giudaico; il processo romano; la condanna, l’esecuzione, morte e sepoltura. Ritualmente è alternata da tre lettori : il cronista, i personaggi delle vicenda e Cristo stesso.

Tale lettura della Passione non è la stessa del Venerdì Santo, poiché nella celebrazione del venerdì si legge il testo del Vangelo di San Giovanni.

La festività cristologica delle Palme, cade durante la Quaresima, che termina il Giovedì Santo, primo giorno del cosiddetto “Triduo Pasquale”.

È una ricorrenza mobile. Legata direttamente alla Pasqua, la cui data viene fissata in base alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera del 21.

La memoria della Passion Domine o delle Palme è celebrata dai cattolici, dagli ortodossi e dai protestanti.

L’ Evento di oggi rimanda alla ricorrenza ebraica di Sukkot, cioè la “festa delle Capanne”, in occasione della quale numerosissimi fedeli arrivavano in pellegrinaggio a Gerusalemme. Ognuno portava in mano il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie evoca il silenzio di fronte a Dio, legati insieme a una specie di cedro, l’etrog, con un filo d’erba, da agitare durante la salita al tempio peraltro ritmata da un continuo scandire Hoshana ( ossia salvezza )

Secondo alcuni l‘ingresso di Gesù in Gerusalemme, invece non corrisponde alla festa ebraica di Sukkot o delle Capanne, ma allorquando Gesù porta gli apostoli sul Monte Tabor mentre c’era la festa. Quindi alla nostra festa della Trasfigurazione, anche chiamata della Luce poiché è una solennità gioiosa dell’attesa del messia.

La saggezza popolare italiana ha prodotto alcuni proverbi sulla ricorrenza delle Palme:

L’olivo benedetto, vuol trovar pulito e netto.

La domenica dell’olivo tutti gli uccelli hanno il nido, e la merla furbarella l’ha per aria e l’ha per terra; ma il colombo sciagurato non l’ha ancora cominciato.

La palma benedetta, buone novelle aspetta.

Palma al sole, Pasqua con l’alluvione; oppure, Palma molle, Pasqua asciutta; Palma asciutta, Pasqua molle. Beh, se è vero, qui oggi ha piovuto quindi a Pasqua splenderà il sole.

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Comunque sia, pioggia o sole auguro a tutti una settimana di pacifica convivenza, di generosa disponibilità, in particolare di  spirituale vicinanza al Signore a chi ha fede in Cristo, e a chi non l’ha all’umana  esistenza del prossimo.

bydif

Festa della luce o del candore.

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La Festa della luce, o del candore, per la chiesa cattolica è la ricorrenza della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme da parte di Maria e Giuseppe, prevista dalle leggi per tutti i primogeniti maschi a 40 giorni dalla nascita che corrispondeva anche al giorno in cui le madri, dovevano accedere al tempio dopo il parto, a fare un offerta, in segno di umiltà e obbedienza alle leggi di Dio, e ricevere una sorta di benedizione purificante, in quanto, nelle regole ebraiche, ogni donna nel momento che dava alla luce un figlio maschio perdeva il suo candore ed era considerata impura. Come dire per 40 giorni “sporca” e indegna di accedere ai riti del “sacro” tempio, per poi previa ripulita riammessa. -Boh-Comunque, secondo le scritture, alla presentazione di Gesù al tempio, era presente un vecchio di nome Simeone, il quale nel prenderlo in braccio subito ebbe una specie di sussulto di gioia illuminante che quel bambino non era uno qualunque, era il Messia, promesso da Dio al popolo ebreo e a lui, da tempi lontani profetizzato, che lo avrebbe visto prima di morire. Convinto di ciò esclamò:” nunc dimittis servum tuum, Domine! Ossia, “ora libera il tuo servo, Signore! I miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli per essere luce da illuminare le genti  e gloria del tuo popolo Israele“. Dopodiché benedisse i genitori, alquanto turbati dalle sue esclamazioni, poi rivolto alla vergine Maria aggiunse la profezia:“Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Quindi, quella di oggi è una ricorrenza liturgica importante della cristianità, poiché pone, quel bambino, di nome Gesù presentato ai sacerdoti, al centro del mondo, in funzione di luce che “rivela e illumina tutti i suoi abitatori”. A meglio dire, non solo un evento narrativo della vita di Gesù ma focus introduttivo del mistero cristologico, il messia Lumen ad revelationem gentium. La “luce vera che illumina il mondo”, il fulgore in cui la profetessa Anna, nello stesso giorno vi vide dicendo  è il Redentore” … “ è il candore di Dio che i genitori, Maria e Giuseppe, offrendolo al tempio han donato al mondo.”

Dunque, luce e candore, riflessero gli occhi di Gesù a Simeone e Anna. Luce e candore, caratterizzano i riti di questa ricorrenza cristiana e che i fedeli ripercorrono con la processione delle candele accese in mano, in affermazione che Gesù è luce venuta ad illuminare e rendere degni di essere un giorno ammessi alla Suo Tempio, e in consapevolezza del ruolo della vergine Maria, l’unica che con la sua grazia di madre può intercedere per esserlo.

Oggi si è perso un po il senso primario del significato celebrativo della Presentazione al tempio, del concetto dell’umiltà che si ravvisa nella purificazione di Maria, difatti la ricorrenza è più nota come il giorno della Candelora, tant’è che intorno vi son fiorite una enorme quantità di detti e proverbi. Tuttavia in se la Luce mantiene un ruolo essenziale con la benedizione delle candele che poi si portano a casa in segno di protezione. 

Concludo augurando a tutti di trovare la Luce, quella luce vera che ti fa sempre scia al cammino onesto in ogni situazione. 

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 oh oh ..a proposito dei tanti detti sul giorno della Candelora ne voglio citare uno della mia bellissima terra: ” se l’ièbel, marz ascatenna lo infuerno; se l’ièabbrutt, giugnolo ammatura ogno frutto” cioè, se c’è bello, marzo scatena l’inferno; se c’è brutto, giugno matura ogni frutto”. Beh, qui un sole che non dico, asperammo de nò avverasse, sinnò…

Bydif

Per la cronaca: la Vergine Maria essendo povera sembra che  offrì due tortore.

La legge della presentazione dei primogeniti venne stabilita da Dio perché il suo popolo ricordasse sempre che egli fu liberato dalla schiavitù del Faraone,e allorchè l’Angelo uccise tutti i primogeniti degli egiziani e salvò quelli degli ebrei.

Capodanno lunare: è arrivato il coniglietooo!

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In Cina e certuni paesi orientali a capodanno o “festa di primavera, è consuetudine fare i brindisi augurali al nuovo anno, e cincin per accogliere festosamente l’animaletto simbolo. Quest’anno a salir sul trono è il placido coniglietto, che sloggia la bellicosa tigre.

Eh si, dopo 60 anni, in base alle regole dell’alternanza binaria, yin-yang, e la rotazione ciclica dei 5 elementi essenziali acqua -fuoco-legno-metallo-terra- a salir sul trono, zodiacale 2023, tocca al coniglietto, o lepre, o gatto, di elemento acqua, natura yin, principio passivo, femminile, lunare, legato al buio, la quiete, la terra, le manifestazioni della natura. Al che, dopo una tigre yang, solare, maschile, che si è data un gran da fare in certi fatti nostrani e in altri del mondo, con veemente aggressività, tanto da sconvolgere gli equilibri geo politici di una parte sensibile del pianeta, beh, vien istintivo un “oh… meno male”!

Vien si, dopo le fiamme e le bufere dell’anno della tigre, spontaneo accogliere con un “oh di sollievo l’arrivo di un tipetto che “rosica” in mezzo alle vicende in maniera garbata e metodi amabili e discreti. D’altronde, stando alla tradizione è proprio il coniglietto-lepre- gatto il più adatto al ruolo di successione, poiché di indole schiva, pacifica, amante dell’armonia, del bello, del correre su acque placide, ha accorta capacità di escludere progetti stressanti e rischiosi, eventi drastici, e senza essere eclatante, di mediare l’onda d’urto provocata dagli input drammatici tigreschi, riconducendo eventi, idee e modi su un terreno di azione calmo, prudente e diplomaticamente dialogante. In conseguenza l’animaletto “celeste” prossima un anno di generale atmosfera all’insegna di quiete e distensione, amabile affabilità, cortese armonia, eleganza, discernimento lontano dai riflettori.

In concreto cosa c’è da aspettarsi dal coniglietto ? Tanto dietro le quinte poco sul palcoscenico! Quindi? Quindi, genericamente direi un anno rilevante, quasi magico e di buona sorte per tutti. Perché? Beh, perché portatore simbolico di fortuna e proficuità finanziaria. Eppoi, in quanto, ha uno spiccato senso degli affari vantaggiosi, maturati attraverso l’intuizione e sofisticati metodi da broker, aiuta a rimettere tutti in pista. Inoltre, elimina intralci e incertezza, facilita l’esito positivo di quanto si intraprende, ridona opportunità di crescita professionale e economica, supporta le società e la conciliazione fra individui, distende il clima sociale generale, migliora la qualità della vita e le condizioni ambientali. Si potrebbe azzardare che  è l’ anno nel quale si può ottenere tutto senza grande sforzo.

Dunque è l’ anno nel quale si può ottenere tutto senza grande sforzo, ricorrere a maniere forti, perdere sonno e rinunciare ai piccoli e grandi piaceri.

Nel collettivo promuove le attività artistiche, la fine diplomazia, la politica con la P maiuscola, la equa giustizia, le relazioni internazionali, le società finanziarie , tutte le attività che hanno a che fare con la discrezione, la psicologia, l’ educazione, l’armonia, facilita la soluzione di problematiche giuridiche, etiche, negoziabili.

Nel singolo favorisce l’immagine personale, il privato, la pace, la pacatezza familiare, il lavoro, lo studio, l’arte, il commercio, le relazioni sociali, l’economia, il guadagno, i legami d’amore profondi, le affinità spirituali, le amicizie riservate, lo svago salubre. Come dire…l’anno nel quale senza ricorrere a maniere forti, perdere sonno e rinunciare ai piccoli e grandi piaceri.

Allora si va alla grande. Uhm non ci metterei la mano sul fuoco! 

Invero, il coniglietto, gatto o lepre, secondo i luoghi, – personalmente preferisco riferirmi al gatto, è tutt’altro che docile e non si esprime con caratteristiche univoche ma polimorfe e un po’ sfuggenti, direi con una sommatoria delle peculiarità dei tre animaletti. Veloce e astuto come una lepre, conciliante e timido come un coniglio, scaltro, fantasioso e sornione come un gattino. Tant’è che i cinesi che basano sempre le loro previsioni politico-economiche-monetarie sul significato dell’animale annuale, quando cade sotto il coniglio preferiscono star nel vago. Per di più, l’animaletto celeste, molto ambizioso, magnetico e dotato di vari talenti che sfoggia lontano dal clamore che considera inappropriato a un essere elegante, colto e raffinato, è un gran illusionista della realtà, un fatidico che ti frega sotto il naso il “bottino” tanto faticato. Eh…Eh si, addirittura, nelle galassie si vocifera che nel suo “regno “ nulla è come emerge sulla scena”, dietro le quinte succede di tutto e di più, collaboratori, amici e quant’altro agiscono, si muovono decidono in autarchia, anzi, nelle retroguardie gli attori che concorrono alla vita quotidiana non sono campioni di schiettezza. Per cui occhio. È fondamentale vigilare e mettere in conto che qualcosa sfugge, trarre conclusioni dai dati che ci sembrano inoppugnabili, sottovalutare la sostanza delle persone e dei fatti, altrimenti si cade nei tranelli che rosicchiano il cammino, auspicato dal coniglietto garbato e prospero sotto ogni punto di vista, e si finisce sotto i dentini di quello ombroso, piuttosto spilorcio e iatturo.

Oh, oh… quindi se sto coniglietto non solleva dai guai e manco rimpingua il borsellino…che c’è da sperare? C’è tanto, bisogna solo farselo amico! Ah, e come… beh… per attirare gli influssi propizi che ha in uso dall’ordine cosmico e renderlo amico profittevole, in ogni occasione e situazione che ci coinvolge direttamente, è sufficiente assorbire appieno il significato, delle sue linee guida che scorrono sui binari della riservatezza, prudente valutazione delle circostanze e persone, sensibilità e cortesia verso il prossimo, eleganza e moderazione nelle relazioni. 

Riuscirci……Boh…Mannò dubitare… porta sfighetta…il coniglietto è sensibilissimo a captare i pensieri altrui…Ambè…In tal caso conviene essere ottimisti!

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Buon anno del coniglio di acqua!

Bydif   continua…

con gli indizi del coniglietto, lepre,gatto di acqua per il 2023, segno per segno,

per la cronaca. L’anno del coniglio di acqua va dal 22 gennaio 2023 al 9 febbraio 2024 e…

ops…non è che il 22 il coniglietto iatturo ha già messo il dentino rosichino? …

 .

 

Tre iorni e un pezzettino iè l’estate de’ San Martijo

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Tre iorni e un pezzettino iè l’estate de’ San Martijo

Lo primo, stua la botte e saggia lo vino

mazza lo porco e spartisci co io vicino

coci lo pane e lo dolcino piccia el lume e lo camino

loggia e sfama lu poverino poia la zucca sol cuscino

dormi e sogna e no’ pensà el demane chi’è sarà

Lu secondo, ‘sloca l’oio da’ mulino solca lu campo co’ viccjno

da semenza a ugellino poia lu mosto ne’ io bottino

copri moie e bambino addiidi pane co’io  miserino

scruta lu monte se ha cappeio e lu fosco lu pianello

piccia foco e lumino pe’ vede lu cammino

Mangna e bei a cor felice ballotta e spagnotta

Spranga l’uscio allu diavolaccio ricoera lu poieraccio

Poia la zucca sol ganciale dormi e sogna el demane.

Lu terzo, mungni vacca, spraia l’aia pilja ascia e canestra

va a macchia a fa’ la frasca la fastella a fascina

mucchia grano e sfarina aggrega moglie e vicina 

marita figlia zitellina scampana donna birichina

tira lo vicino pe’ fondello pe’ scampà dall’onferno

piccia foco ne’io camino metti tizzo no’ scaldino

cuccia lo caldaro pe’ faiolo mesta e rimesta co’ ramaiolo

brustola pane salsiccia e costacina sgreppia fino a mattina.

Lu pezzetto chie rimane te serve pe’ demane

tizza carbone carica schioppo va’ a salà lu maiale

rimpinza la pansa e sona campane no scordà lo salame

ringrazia San Martijo chie l’inverno iè vicino

14 Simone Martini - Storie di San Martino

Non conosco l’autore di questa canzoncina dialettale che da ragazzini insieme ai grandi si cantava correndo a cerchio intorno ai falò accesi in onore di San Martino mentre qualcuno suonava l’armonica a bocca o l’organetto e qualcun altro cuoceva le castagne. 

14 SAN-MARTINO-DI-TOURS-

Penso che tutti ormai conoscono l’aneddoto del dono spontaneo e caritatevole,  prima della metà del suo mantello per dar riparo a un vecchio mezzo nudo e quasi assiderato dal freddo  e poi anche dell’altra,  mentre da soldato romano tornava da una missione di guerra e successivamente per un sogno in cui Gesù diceva ” Martino ateo mi ha rivestito” ne determinò la conversione.  Tuttavia credo che c’è da sottolineare che tale gesto non derivava da una convinzione cristiana in quanto era ateo ma  da un senso di generosità altruista, semplicemente umana verso un proprio simile. Per cui  da questo santo, a prescindere dalla leggenda dell’estate che si narra  originata dal suo gesto generoso, c’è tutto da apprendere in fatto di condivisione solidale, aiuto fraterno a chi si trova in stato di disagio, necessità di essere soccorso   senza tanti preamboli o giri di parole come purtroppo si riscontra giornalmente.

bydif

Per la cronaca :

 San Martino di Tours, primo santo venerato non martire,  era di Pannoia, un paese dell’attuale Ungheria. Dal significato simbolico della spartizione del mantello è patrono dei poveri e dei mendicanti;  dal significato del suo nome che deriva da Ares, Marte, dio della guerra e dalla professione di soldato romano che esercitava prima di convertirsi, lo è dell’esercito e della fanteria.  Da noi  è anche patrono del fuoco, dell’amore non corrisposto, degli imprevisti nei viaggi. Invece qui, probabilmente poichè in tempi passati in questi giorni  si svolgeva la fiera degli animali con le corna la fantasia popolare ha coniato il detto “Per San Marten volta e zira, tot i bech i va a la fira” ovvero “per san Martino volta e gira, tutti i becchi vanno alla fiera e lo ha eletto protettore dei mariti traditi.  Simbolicamente sono associate al Santo la palla di fuoco rotolante e il bastone pastorale. Il colore  rosso. I numeri 11 e  4, quest’anno anche il 2.

 

Il mistero dei misteri

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In questi giorni, girare in certe stradine di borghi e paesini arroccati su colline screziate di verdi rossi e gialli, o sparsi nelle valli mirabilmente arricchite da pennellate violette, azzurri, vermiglie, aranci, cremisi sparse o in fila indiana in una marea di verdi, inondate da petali e petali di fiori, sparpagliati o composti in immagini più o meno ieratiche, per onorare e magnificare il passaggio processionale del Corpus Christi, è fare un pieno di aromatica bellezza, fede e tradizione dinamica che risveglia tutti i sensi a collegarsi al Divino. Eh, si, in ogni vicoletto, stradina o piazzetta quel flusso di profumi, colori e chiacchierii di grandi e piccoli contestuali all’evento devozionale, ti pervade e rivitalizza da incredibilmente distaccare ogni fibra dal sentire consueto e accedere a quella dimensione in cui palpiti e respiri tutta l’essenza mistica della realtà trascendente. D’altronde non può essere altrimenti. Tutto l’insieme è un “ode” che congiunge terra e cielo. Non perché l’allestimento è suggestivo, gioioso e avvincente da farti vagare con la fantasia, ma perché è un vero canto d’amore e di grande calore e riverenza popolare a Colui che si fece uomo per amore, per amore s’offrì in sacrificio, per amore concretizzò la promessa di farsi “pane “ di vita “, cioè sostentamento vivo in carne e sangue. In breve, perché crea quell’atmosfera collettiva e individuale che mette in intima relazione con il festeggiamento specifico di gloriare Cristo presente in carne e sangue nell’Eucaristia. Come dire il mistero dei misteri. Innegabilmente la celebrazione liturgica del Santissimo Sacramento o del Corpus Domini, tra i tanti enigmi legati alla fede, è quella più ermetica alla mente umana e in un modo o nell’altro non lascia e non può lasciare indifferenti. Va di per se sul come è possibile che un ostia seppur sacralizzata, sia realmente carne e sangue di Cristo non ha una logica che si assorbe, stimola mille domande interrogative e mette anche a dura prova la convinzione. Tant’è che il mistero eucaristico, del pane e vino che dopo la consacrazione, in un modo inspiegabile, diventano Cristo stesso, da sempre ha suscitato numerosi dubbi in credenti semplici, officianti e ovviamente nella scienza. Tuttavia, nel corso del tempo numerosissimi sono i fatti prodigiosi a testimonianza d’indiscutibile certezza, di Cristo presente in carne e sangue, avvenuti nell’atto di consacrare , spezzare l’ostia o nel momento della comunione, ma anche in casi relativi a sfregi, profanazioni, trafugamenti di ostie, atti di malvagità umana dell’ostensorio. Fra i tanti episodi miracolosi a conferma delle parole di Gesù: Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo! Prendete e bevete: questo è il mio Sangue! Fate questo in memoria di me!il più noto è senz’altro quello avvenuto nell’estate del 1264 nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena, allorquando, un sacerdote boemo, pellegrino, ufficiando la messa, interiormente dubitativo sulla reale presenza sotto le Specie del pane e del vino di Gesù vide stillare dall’ostia che consacrava delle gocce di sangue che caddero bagnando il corporale, i lini sacri e i marmi. Ma tantissimi altri fenomeni, simili e non, sono avvenuti in ogni parte del mondo, a volte in modo pubblico, altre meno, comunque sempre visibili e testimoniabili da più persone. Naturalmente a fatti così sorprendenti e oggettivamente distanti al comprendere dell’intelligenza umana, non potevano mancare gli oppositori, le disquisizioni di scettici e scienziati sulla inattuabilità effettiva, comanche i paladini della razionalità e gli abbondanti criticoni a chi forte della sua fede credeva.

Vero è che se l’intelletto umano fatica assai ad afferrare il mistero dei misteri, credere pienamente che il pane e il vino si possano trasformare in vera Carne e vero Sangue di Cristo, beh, altrettanto vero lo è che Egli non si arrende e sino alla fine tenta l’impossibile per catturare se non la convinzione almeno la sincerità dei cuori.

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In ogni caso ciò che si recepisce girando per borghi e paesini oltre un invito corale a partecipare con animo lieto alla festa in onore del Santissimo Sacramento, un esortazione a soffermarsi e gustare la meraviglia di quei tappeti multicolori e profumati allestiti con grande fierezza anche perizia creativa di artisti per il Suo passaggio e un richiamo fortissimo a oltrepassare il folkloristico per avventurarsi con leggerezza in quello della “grazia” .

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per la cronaca:

La notizia del miracolo di Bolsena corse veloce fino a arrivare all’orecchio di papa Urbano IV che risiedeva a Orvieto. Per celebrare questo evento, il Papa promulgò la bolla “Transitrurus de hoc mundo”: si istituiva e si estendeva, così, a tutto il mondo cattolico la Festa del Corpus Domini,

Sulla lapide, posta a ricordo del prodigio sta scritto: “Improvvisamente quell’Ostia apparve, in modo visibile, vera carne e aspersa di rosso sangue, eccetto quella particella tenuta dalle dita dì lui…..” nella cappella di Santa Cristina si possono ancora ammirare i marmi tinti di sangue. Per tradizione il “miracolo ” di Bolsena si festeggia in grande stile devozionale e di spettacolare ricostruzione storica ad Orvieto. 

Il primo Miracolo Eucaristico avvenne nel 700 d.C a Lanciano, nella piccola chiesa di San Legonziano, per il dubbio di un monaco Basiliano sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.I frati Minori Conventuali dal 1252, per volere del vescovo di Chieti, Landulfo, e con Bolla pontificia custodiscono l’Ostia di ” carne” in una teca e il sangue in una ampolla di cristallo, Dal 1902 il “Miracolo” così lo definiscono i Lancianesi per loro volere è custodito nel secondo tabernacolo dell’altare monumentale. Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, condotte fin dal 1574, seguìte da  , quelle scientifiche e documentate da una serie di fotografie al microscopio, hanno dato questi risultati: La Carne è vera Carne. Il Sanue è vero Sangue. La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana. La Carne è un “CUORE” completo nella sua struttura essenziale. Nella Carne sono presenti, in sezione, il miocardio, l’endocardio, il nervo vago e, per il rilevante spessore del miocardio, il ventricolo cardiaco sinistro. La Carne e il Sangue hanno lostesso gruppo sanguigno: AB.

Lo stesso risultato si è avuto da altri casi sottoposti a vaglio scientifico. Ovviamente sono tantissimi  per riportarli tutti dovutamente.

L’ultimo prodigio eucaristico che mi risulta si è verificato il 25 dicembre 2013 a Legnica.

Perchè e come  avvengono? Avvengono per intervento soprannaturale  onde confermare la reale presenza del corpo e sangue di Cristo nell’Eucarestia. 

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, nota come Corpus Domini, si celebra la settimana successiva a quella della Santissimà Trinità

Detto ciò, alcuni fedeli, sia dichiarati santi dalla Chiesa cattolica, come la beata Alexandrina Maria da Costa o è  in corso una causa di beatificazione, si afferma siano vissuti per alcuni o molti anni nutrendosi esclusivamente della Comunione quotidiana, senza assumere alcun altro cibo o bevanda.

 

La Santissima Trinità.

ImmagineLa festività solenne della Santissima Trinità, introdotta nel rituale cattolico nel 1334 da papa Giovanni XXI , è una di quelle celebrazioni liturgiche fondamentali della fede. Lo è in quanto gloria il mistero Trino, del Padre, figlio, Spirito Santo, cioè di Tre Essenze Divine distinte e Unica sostanza. Come asserire, Dio è Uno e al contempo è Tre. Al che vien da dire è impossibile, un essere è un essere e non può anche essere tre esseri ben differenti. Sembra più uno scioglilingua che una verità. Ma non lo è. E qui sta il sostanziale di questa festività per ogni credente cattolico. Perché? Perché chiaramente la celebrazione della S. S. Trinità è l’ermetico della fede, non facile da comprendere e nemmeno tanto agevole da recepire senza meditata fiducia nell’accettare senza riserve l’incomprensibile. Ma non lo è soprattutto in quanto  la SS;Trinità è parte integrante del mistero della salvezza voluta da Dio per mezzo del Figlio, Gesù, incarnato dallo Spirito Santo nel grembo di Maria per essere carne viva della Redenzione. Tant’è che simbolicamente la Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, come da immagine sopra, è figurata con una mano, un agnello e una colomba. La mano, è il Padre, Dio creatore ed eterno. “Poiché la mano del Signore, suo Dio, era su di lui”, Esd. È quindi  metafora di azione divina. L’ agnello è Cristo, il figlio Gesù; Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.”35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!” vang di giov. É il traslato  del sacrificio per amore. La colomba è lo Spirito Santo; “Non appena Gesù fu battezzato, uscì fuori dall’acqua e in quel momento il cielo si aprì e vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire su di lui mentre una voce dal cielo diceva: “Questo è mio Figlio che amo; con lui mi sono compiaciuto Mt; Dio è Spirito e quelli che lo adorano bisogna l’adorino in Spirito e Verità” Giov. 4:24. Pertanto è  immagine  dell’ annuncio divino.

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Detto ciò, è chiaro come il sole, questa è una solennità ardua da afferrare e spiegare, tuttavia nel suo mistero offre un opportunità essenziale sia per cementare in se stessi la fede senza riserve sia per riaffermare nel gesto e nelle parole del segno della croce la vera essenza di Dio, non nell’unità ma nella triplicità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Tre essenze, misericordia, sapienza e amore, una sola fonte. Meglio di me si è espresso in merito papa benedetto XVI in un angelus: “...”Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. “ “…”

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Per concludere, il dogma trinitario, mistero principale della religione cristiana,  è quell’arcano divino inaccessibile alla logica umana che solo una fede profonda connette alla realtà divina.

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Per la cronaca: La solennità della Santissima Trinità si celebra sempre una settimana dopo quella della Pentecoste.

La sua più esplicita manifestazione Trina si ha nel battesimo di Gesù., dove, come da narrazione evangelica, la mano rappresenta la voce di Dio  al di sopra della colomba che figura lo spirito santo che scende su Gesù, il figlio.

Il termine Trinità deriva da : Tri =3 +Unita = Trinità.

La mano di Dio è uno dei segni più frequenti  nella narrativa biblica ebraica.

Nell’arte cristiana  la mano di Dio   fino al medio evo sostituiva la fisicità del Padreterno,   in quanto ne era vietata,la rappresentazione corporea.

La Pentecoste

La Pentecoste è una solennità che nel 50° g. dopo Pasqua celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo.

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La Pentecoste non è un giorno di festa cristiana qualunque. È il giorno in cui lo Lo Spirito Santo con la sua discesa sugli Apostoli e Maria completa l’opera dell’Incarnazione di Dio.

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Cioè dimorare nel Suo corpo virgineo come  Chiesa. Chiesa come universalità del Risorto in cui gli Apostoli sono rivestiti di Spirito Santo per annunciare al mondo quel Verbo eterno, crocifisso e risorto.

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di conseguenza rendere  gli apostoli idonei a svolgere la missione cristologica “lingue come di fuoco, si si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi“

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Ma cos’è lo spirito Santo?

44 sacro E’ il generatore della vita spirituale. L’ardore che infiamma il cuore, la potente  luce dell’intelletto missionario, la guida del cammino nell’amore in Cristo. Il carisma della verità. 
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È lo Spirito consolatore,il paraclito promesso da Gesù: “Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Paraclito, un altro Consolatore, che rimarrà eternamente con voi “

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E’ l’inesauribile elargitore di doni. Secondo il profeta Isaia i più preziosi sono sette: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Sono i sette doni dati con la grazia del Battesimo e riconfermati dal sacramento della Cresima o Confermazione.

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E’ un giorno di luce divina che illumina i cuori, donata Dal Dio Uno e Trino -Padre, Figlio, Spirito,  a ogni uomo del mondo per renderlo migliore!

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Nell’augurare a tutti una vita gioiosa in buon spirito di luce di “fuoco” e verità, prego lo Spirito Santo che scenda su noi e ci doni ciò che ci serve , bensì soprattutto che arrivi a tutta in certe zucche piuttosto prive di verità, di luce  e d’intelletto che ci stanno massacrando l’oggi e se continuano così.. se continuano così ci tolgono il futuro!

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Per la cronaca:   

Inizialmente lo scopo primitivo della festa di Pentecoste era agricolo. Una lieta festa chiamata “festa della mietitura”o “dei primi frutti”. Si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua in ringraziamento a Dio per i frutti della terra. In altri passi era nota come “festa dello Shavuot, cioè delle Settimane poiché cadeva sette settimane dopo la Pasqua. Presso gli ebrei indicava anche l’inizio della mietitura del grano. Ma, a poco a poco , gli Ebrei le diedero un significato nuovo tant’è che la Pentecoste divenne “il giorno del dono della Legge” e alla vigilia della festa a ogni israelita era fatto obbligo di passarlo a leggere la Legge. Tuttavia, la Pentecoste era una delle tre festività, dette Shalosh regalim, feste del pellegrinaggio a Gerusalemme di tutti gli uomini. Comportava l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un pellegrinaggio a Gerusalemme di tutti gli uomini, un’adunanza sacra ‘asereth o ‘asartha e particolari sacrifici.

La Pentecoste cristiana viene celebrata già nel periodo apostolico .Tertulliano è il primo a parlarne, come di una festa ben definita, in onore dello Spirito Santo. Nell’iconografia descrittiva difficilmente Lo Spirito Santo è stato raffigurato sotto forma umana. Nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è presente sotto forma di colomba e nella Trasfigurazione come nube luminosa. Sebbene più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è nel Nuovo Testamento che viene rivelata la personalità della divinità dello Spirito Santo.

 

Meglio non scordarlo

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Meglio non scordarlo che  oggi,  a Roma,  alla presenza del Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato, come  in tutti i capoluoghi di provincia nonché piccole città e pure paesini dove vivo si festeggia il 76° anniversario della Repubblica Italiana.  La celebrazione di questa ricorrenza tanto importante per la nazione in quanto con la scelta referendaria, per la prima volta in Italia a suffragio universale, cioè con accesso delle donne al voto,  rimarca: la fine di un periodo storico assai travagliato,  quello della monarchia e di sincrono  suggella l’inizio di un nuovo cammino storico-politico di vita comunitaria, importantissimo per l’Italia nondimeno per tutti noi ovviamente si svolge nella capitale. 

Il cerimoniale della festa repubblicana a Roma, di solito prevede che il presidente della Repubblica, attualmente Mattarella, insieme alle cariche basilari dello stato, camera e senato, e altri importanti funzionali allo svolgimento e protezione delle istituzioni, scortato dai corazzieri, per prima cosa si rechi all’Altare della Patria e ad honorem simbolica del sacrificio eroico di tante giovani vite, deponga una corona d’alloro al Milite Ignoto. Un momento veramente incisivo. Ritmato da un tripudio tricolore nel cielo. Un omaggio al valoroso della pattuglia acrobatica che sfrecciando in quel mare blu sopra Roma esalta ancor più il significato del gesto celebrativo. Deposta la corona d’alloro, per presenziare al seguito del cerimoniale, il Presidente della Repubblica, sempre scortato dai corazzieri a cavallo con tutto il seguito degli altri importanti personaggi convenuti, lascia l’altare della patria e giunge ai Fori Imperiali allorché è li che vi si svolge la grande parata militare. Negli ultimi anni un po’ semplificata per abbassare i costi, ma alcuni sostengono che  non sfilano più i mezzi corazzati per le vibrazioni dannose al contesto. Comunque,  con tutte le Forze Armate, le Forze di Polizia della Repubblica, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana, delegazioni militari dell’ONU, della NATO, dell’Unione Europea, la sfilata è sempre imponente. Quest’anno poi, arricchita, a testimonianza di gratitudine dell’impegno e il sacrificio profuso durante il covid, da un “esercito “di sindaci, di Medici e Infermieri, e dai cieli di tutti gli elicotteri dell’elisoccorso a lo è ancor di più. Chiaramente a sottolineare l’importanza dei festeggiamenti oltre un breve inciso del Presidente della Repubblica, prima e dopo la parata in pompa magna, è immancabile il  risonar dell’Inno di Mameli. Altrettanto immancabile e attesissima dal pubblico presente e non, l’esibizione spettacolare delle frecce tricolori. Cioè i 10 aerei che compongo la pattuglia acrobatica che rombando con perizia e coraggio spericolato nei cieli della capitale per tutta la sfilata,  regalano a tutti un emozione avvincente che aggiunge fama eroica e popolarità a questa ricorrenza sostanziale alla nostra storia collettiva. 

Naturalmente i festeggiamenti del 2 giugno per l’anniversario della Repubblica nel resto del paese sono  diversi da quelli della capitale e da luogo a luogo, in alcuni pomposo in altri anche spicciolo e sotto tono, ad ogni modo l’ essenziale è non farli svanire come tanti altri tradizionalmente popolari soppressi per cretineria o rinnegati per riformismo cattedratico.

In un piccolo paese, ad esempio quello dove vivo, per fortuna o forse consapevolezza  non lo è. Infatti dai balconi e finestre sventolano i tricolori e tutti partecipano alla cerimonietta in piazza con grande entusiasmo ed anche con un pizzico di voglia di ritrovarsi, magari anche per poi unirsi in baldorie mangerecce nei ristori apparecchiati dai soliti compaesani attrezzati per sagre e ritrovi sociali simili. Abitualmente la festa si apre con un dispiegamento dei notabili del posto col sindaco, il quale, dal centro della piazza traboccante di bandiere, dopo l’inno suonato dalla banda dei carabinieri e cantato a squarciagola dai presenti, fa un bel discorso di memoria su questo giorno che nel 1947 cambiò il di là da venire agli italiani. Soprattutto di contenuto significativo. Nello specifico ribadisce l’importanza di uno stato repubblicano nella elaborazione di una società moderna, democratica, espansiva di cultura, indipendenza e civiltà, accentuando, con un richiamo al valore che ha, il mantenere nella comunità vivo il pensiero costituzionale in specie della libertà. Concettualmente condivido sempre quasi tutto, anche se so che poi molto sarà disatteso, non tanto dal primo cittadino del paese quanto dal resto che staziona in altri sgabelli o su seggiolette ancor più comode della sua. Malgrado ciò, è e rimane un giorno fondamentale per gli italiani. Anzi è un’occasione speciale per rimembrare, che la Repubblica fondata sulla Costituzione di cui beneficiamo di pregi e difetti, discende da una eroica resistenza ad un guerra abominevole. Quindi,  è proprio meglio non scordarlo. Oggi come oggi, direi  indispensabile inciderlo nella mente e trasmettere ai giovani. 

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Buona serata di festa repubblicana a tutti!

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Qualche curiosità:

Sulla scheda referendaria l’opzione repubblicana, se mantenere la monarchia dei Savoia o instaurare la Repubblica ed eleggere l’Assemblea costituente che poi doveva scrivere una nuova Costituzione, era rappresentata dall’Italia ‘turrita’, che non fu più utilizzata.

Le donne in Italia sono ammesse ad esprimere il proprio parere con un voto solo dal 2 giugno 1947.

Il primo festeggiamento della Repubblica fu il 2 giugno 1947.

La giornata del 2 giugno fu dichiarata Festa nazionale nel 1949

La prima parata ai Fori Imperiali avvenne nel 1948.

Ogni anno, la parata viene dedicata ad una tematica.

L’entrata in vigore della costituzione italiana, nata dal voto e scritta dai costituenti eletti, risale al 1 gennaio 1948.

La giornata del 2 giugno fu dichiarata Festa nazionale nel 1949.

Proprio in quell’anno, nel rituale omaggio al milite ignoto, dopo la deposizione della corona dell’allora Presidente, le bandiere delle Forze Armate s’inchinarono al Capo dello Stato in quanto comandante supremo delle stesse, ripristinando nel cerimoniale una tradizione militare plurisecolare.

Nel 1976 la parata non ebbe luogo a causa del disastroso terremoto che colpì il Friuli.

Anche nel 2019-2020 la parata è stata sospesa.  Purtroppo stavolta  a causa della mondiale pandemia da covid.

Causa crisi economica e petrolifera che colpì l’Italia e tutta l’Europa dal 77 al 99, la festa della repubblica è stata mobile, cioè spostata alla prima domenica di giugno.

Purtroppo sospesa anche nel 2019-2020 causa la pandemia covid

Nel 2001, ritenendo la data fondamentale per l’Italia,  il 2 giugno è diventato nuovamente festivo, grazie al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

Il programma delle celebrazioni si articola su due giorni. Il 1° giugno, prevede al Palazzo del Quirinale, con un reparto di Corazzieri a cavallo il cambio solenne della Guardia, un concerto in onore del Corpo Diplomatico e il ricevimento serale nei Giardini del Quirinale. Il 2, al mattino l’omaggio al milite ignoto, la sfilata ai fori con la partecipazione delle autorità e del popolo, al pomeriggio i concerti delle bande militari  nei giardini del Quirinale.

Nell’anniversario della Repubblica Italiana, si può entrare gratuitamente nei musei e nei luoghi d’arte italiani.

Nel pomeriggio, della festa repubblicana i giardini del Quirinale,  animati dai concerti delle bande militari.sono aperti al pubblico. 

Nell’anniversario della Repubblica Italiana, si può entrare gratuitamente nei musei e nei luoghi d’arte italiani.