Una domenica sul… Monte

monte tabor

Già su quel pulmino, in compagnia di volti sconosciuti che si inerpicava, ebbi la sensazione che lo scenario di quel Monte aveva qualcosa di differente da renderlo affascinante e in quel salire a brivido sui tornanti c’era qualcosa in più del recarsi a visitare un luogo turistico.

Oltrepassata la “porta del vento” che con le sue pietre grige, sembra dir son qui a testimoniar la storia, sotto un cielo turchino, metto piede su una radura sassosa, contornata da alberi con a ovest una vista magnifica sulla pianura lussureggiante di campi verdi, delineati da forme variabili, incredibilmente perfette, dal rotondo al quadrato, illuminati da un sole splendente. A est, mura dirute scorrono in un lungo viale di cipressi e pini. A ruota del gruppo multietnico l’imbrocco e mi incammino per il mio giro di visita e conoscenza a luogo e monumenti. A fine viale, la natura s’apre a una incredibile prospettiva di fiori e verde. Varco un cancello. M’accoglie un giardino dalla vista e dai profumi attraenti con cactus giganteschi da sembrar quasi finti da quanto sono particolari, cascate di boungaville, di bianchi gelsomini, olivi, pini, querce d’un verde intenso, una varietà di colori che iridano l’occhio e dirigono i pensieri all’astratto solitario. Sorpresa dallo spettacolo mi incammino per giungere alla cima del Monte, punto focale del mio essere li. Mentre attraverso quella rigogliosa oasi con sole che macchia le foglie, delinea percorsi, tinge di rosa le vesti mi par che… Che le mie le scalda, le ribolle tanto che cerco un posto in ombra per refrigerarle. Trovo un angolo, mi siedo a ridosso di un muretto da cui sporge un cespuglio al culmine di una fioritura di un intenso fucsia e vermiglio da espandere un senso di chiarore all’animo esitante e scrutatore, finito in quel bollore per un impulso errante assetato di incontrare, conoscere, trovare, nutrirsi di bellezza e al contempo svuotarsi di quella consumata. Rimesto nella sacca-zaino in cerca del ventaglio ma il riverbero d’un raggio mi colpisce in fronte, mi blocca la mano, mi sfoca il pensiero, rende senza tempo lo sguardo e..e percepisco. Intuisco che il bollore delle vesti che mi ha arenato sotto quel cespuglio non è altri che un ribollir intimo. Poi, come per malia, quel riflesso ne snocciola il senso, l’origine, e in tutta la sua crudità svela la mia viaggiante pena. L’impatto è forte, tento di sollevarmi per disfarmi da calore e vista. Inutile. La cognizione mi sovrasta. Si accende e riarde sotto le vesti da scuotermi la terra arida a vulcano da farmi schizzare oltre quell’oasi sul Monte per depositarmi alla foce  di un fiume lunghissimo per esplicitarmi il suo gorgare diramante fino all’estuario. Ravviso egoismo e un tantino di terrore. Formarsi l’inquetudine. Presentarsi all’ego con passo smorzato. Infilarsi nei ribelli turbamenti intimi. Insediarsi col suo fluire nervoso negli incofessi desideri di rifiuto. Mettersi in azione dirompente la stabilità interiore nel momento ostinato di un no al Monte egotico.

Fu un giorno garbuglio.

Presa dal panico feci del tutto per abortire il Monte dal mio quotidiano temporale.

Anche se v’ero salita tante volte, anche se migliaia di altre avevo detto lo accetto, salgo. La verità nel profondo era altra. Ogni volta vi ero salita non per accettazione ma per aspettativa che il pendio si trasformasse in pianura. Purtroppo ogni volta era sempre Monte e assai arduo da scalare. Così, quel giorno, lo rifiutai a priori alla mia oggettività. Con cocciutaggine dissi: non lo voglio più nella mia vita come una condizione di eventi perfettibili e quindi di sofferenza trasfigurante atti e pensieri. Semmai che si presenta e debba inerpicarmi voglio, pretendo, sia un Monte temporaneo e per ogni salita indietro ambisco cose come soldi, contentezza, certezza di costruire senza subire crolli. Soprattutto rivendico  un diritto di gratificazione a profitto dei miei figli. Insomma ogni arrampicata obbligatami dalle circostanze, leggera o ostica, deve darmi la contropartita certa  che giammai i miei figli saliranno a un Monte. All’opposto mio, nella vita avranno tutto. La felicità in ogni sua accezione.

Che asineria il mio rifiuto e che utopia il mio esigere!

Anelavo, volevo.. ? Beh, ho avuto… abbondanza di stress fisico e mentale!

Difatto, rifiutarmi patteggiando un corrispettivo non ha eliminato i Monti da rampicarsi. Solo peggiorato le condizioni nell’affrontarli .

Invero quel rifiuto ha instaurato un meccanismo intimo di irrequietezza persistente che a mano a mano che constatavo il non ottenimento ambito, cresceva, cresceva e poi sprofondava nell’ interiore da rendere sempre più difficile mantenere il controllo da impedire di diventare insopportabile compagna di ogni parametro della realtà. La conseguenza del categorico rifiuto era logica ma sopraffatta dall’ego cieco non avevo saputo discernerla. D’altronde come potevo se mi ero ficcata in testa il tarlo fisso che a un certo punto della vita volevo essere una privilegiata, anzi una specialissima. Se, consideravo un diritto divino che la vita mi premiasse. Anche perchè ero straconvinta che quel Qualcuno di soprannaturale in cui credevo, se non prima almeno poi, doveva intervenire. Per meglio dire dall’Alto della sua giustizia doveva calare a tutti i costi la mano benigna della ricompensa sotto forma di beni materiali, guadagnati accettando il Monte e soffrendo ogni genere di traversia nell’ arrampicata?

Nel mentre quel riverbero frondava obliquamente i giganteschi cactus e mi dipanava l’origine dell’ inquetudine incessante che da anni trapanava l’intimo, e bruciava le carni, sento un frescore. sfiorarmi e quel bollore che mi ha arenata in quell’angolo sparisce. Riprendo il percorso del mio giro. Tra un mare di aromi, un multicolore variegar di forme fiorite, di verde, cocci, ruderi, oltrechè un accogliente ristoro con dei giovani sorridenti, un via vai di gente, di scatti fotografici, arrivo al punto alto, alla spianata del monte. Alla Basilica.

L’impatto visivo è notevole. L’architettura, di robusto vagheggio gotico, con le due torri campanarie protese verso l’Alto, si staglia nel cielo di un azzurro trasparente, come a chiudere all’occhio ogni visuale che disloca l’attenzione verso il basso per inquadrarla su un panorama ascendente indemarcabile. Ma ancor più significativo lo è quello dell’ingresso. La magnificenza policroma, le pietre pregiate, i marmi, le finestre, gli alabastri, le capriate, le figurazioni, il pavimento che a tre quarti della navata, con una ventina di gradini, sprofonda in una cripta che nasconde i resti di preesistenti fabbricati e in fondo culmina l’incanto nello sfoggio di un presbiterio, con uno splendore di mosaici di fattura italiana, d’insistente luccichio da ammaliar occhi e anima e parer inoltrarsi nel cielo. Affascinata dallo sfolgorio di bianco, blu, oro che riempe le curve pareti, mi siedo sulla panca sinistra del presbiterio. In silenzio miro e rimiro le tessere mosaicali e cerco di carpire ogni dettaglio delle immagini per fissarle nella mente. Quel guardare, nel suo insieme, mi estasia e come Matteo mi vien da esclamare : “è bello stare qui” .

Tanto bello da perdermi ogni cognizione del tempo e del contesto.

Nel mentre sto imbambolata con l’occhio fisso, su uno dei mosaici un brusio di un folto gruppo di visitatori s’approccia all’orecchio. Intuisco che l’atmosfera cambia e sta per iniziare la messa ma il mio muto imbambolamento non cambia. Un rincorrere di impressioni fortissime estrania la mente e tiene l’occhio inchiodato sui mosaici da non riuscire a seguire attivamente la messa che officia don Carlo.

A un tratto una dolcissima soave melodia si diffonde, cheta, avvolge, trasporta in uno scenario di luce. Tanta luce. Amore. Tanto amore. Mi par avvertire un respiro immenso. Forse è il fiato unisono della folla, penso. Riconcentro lo sguardo su tutta quella magnificenza artistica che mi circonda e.. E poi, che strana sensazione provo guardando i mosaici innanzi a me. È come se qualcuno dalle spalle mi sfila un sacco pesante!

Con una fugace riflessione mi dico: m’è parso che qualcuno mi ha tolto un carico.

Boh, non so capacitarmi dell’impressione ma mi sento alleggerita.

Ne incredula ne convinta seguito a guardare e poi domando: cosa c’era dentro, nel sacco, di così pesante? Anche se, a volte, mi dibattevo per togliermi qualcosa di fastidioso che mi piombava su un punto morto, rendendo il sorriso da spontaneo a greve in ogni gesto della vita, a essere sincera non mi pareva di avere un carico sulle spalle! Però.. devono essere state tante le cose che avevo infilato nel sacco se quando Qualcuno me l’ha sfilato ho provato un senso enorme di sollievo. Una leggerezza da sentirmi libellula e una beatitudine che mi trasportava oltre le pareti, fin in cima a una cascata d’acqua cristallina che depurava d’ogni scoria umana!

Perplessa dalla sensazione mi alieno dall’ insieme della folla.

Mille domande si affollano nell’intimo pensiero.

Non so darmi una logica.

Attonito lo sguardo fugge lontano. In silenzio guardo, non prego, o forse si. So che guardo, guardo e mi alleggerisco, guardo e mi libero. Una luce radiosa penetra dalla vetrata m’invade d’un ardore come da lunghissimo tempo non provavo.

Ohohoh.. Sono libera, libera, libera.

Libera da che? Non lo so ancora!

Strano.

Mentalmente ripeto un ritornello: i pesi si sono alzati, qualcuno li ha sollevati, finito il passato, si apre il futuro. Aria di Cristo ho respirato, pace e gioia mi ha toccato. Aria di misericordia fraterna mi ha circondato, il cammino è avviato, dove condurrà non ho da saperlo, oggi basta crederlo. Confido, spero, credo e spero che …che il tempo poi… non sia spietato con me! Guardo ..non prego..o forse si…

Una mano mi scuote. Una voce mi chiama. Passi mi tronano ma non mi distacco. Arriva don Carlo, perentorio mi intima di uscire e riaggregarmi al gruppo. Controvoglia mi alzo e lo seguo. Una luce accecante mi onublia la vista. A orecchio seguo il gruppo. Ripercorro il viale di pini e cipressi fino alla radura. Come un automa salgo sul pulmino che riporta a valle. A poco a poco riacquisto cognizione visiva. Rioltrepasso la porta del vento, un radioso chiarore m’invade d’un ardore come da lunghissimo tempo non provavo. In un attimo mi par chiaro il perché da un po’ camminavo con passo angoscioso, da un po, come impedito da una pigrizia cronica, insolita per me,il sorriso spento e atrofico non affiorava più sulle mie labbra. Ballenzolando su quei tornanti scoscesi guardo lo spettacolo naturale di quella terra che mi sfila fuggevole come il vento con predisposizione nuova, come a carpire una comunicazione, un linguaggio,un espressione da portarmi in aggiunta al momento vissuto e mi si apre un oltre di sensazioni extra luogo che non so descrivere. 

Non so, cosa sia avvenuto sul Monte, luogo di silenzio, ascolto, preghiera e contemplazione. Luogo spirituale, meta di continuo pellegrinaggio. So che tornata mi ha schiodato il c.. dal divano. La paura di affrontare il monte è scomparsa. Anzi, se si presenta mi par un pendio su cui inoltrarsi è camminare tra rose e fiori, tanto  piacevole da arrivare in cima senza fiatone e con una sensazione di vittoria, di completezza intima ineguagliabile da farmi gustare la vista panoramica che mi si presenta comunque sia.

Effetto montagna trasfigurazione? Boh, Mistero!

Buona domenica a tutti e… se vi capita o decidete di passarla inerpicandovi su un monte osservate bene il panorama per cogliere l’ oltre campo visivo. E’ meraviglioso!

bydif

la porta del v

.. Ci son tornata per scoprirlo. Solitaria il Monte mi ha accolto. In silenzio ho meditato. Forse l’importanza del luogo mi ha mutato ma  forse no..Forse ho pregato ma anche no…forse ho ringraziato ma anche no…ma di certo ora  so…Nel mondo sei invitata a essere il riflesso di ciò che vivi sul monte..Perchè? Se ben ascolti e guardi  Lui sul Tabor c’è.  Eccome se c’è!

Domenica delle Palme nell’arte poetica.

1 Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-cappella scrovegni

Rami d’Olivo

Quanti rami d’olivo! Avanti! Avanti!

Son bell’e benedetti: o chi ne vuole?

Li ho colti stamattina, e tutti quanti

coi primi raggi li ha baciati il sole.

Sull’uscio, alla finestra, a capo al letto

metteteci l’Olivo benedetto;

come la luce e le stelle serene

un po’ di luce, al cor, fa tanto bene…

M. Giarrè Billi

par giotto

L’olivo benedetto

Lo sai, che su tutti gli altari,

oggi benedicon l’olivo?…

Domenica dell’olivo:

domenica di pace!

Andiamo, vecchio: entriamo.

La chiesa è pe’ tuoi pari;

che lì, se non altro, si tace…

Chiedine un piccolo ramo,

di quell’olivo di pace:

portalo a casa con te.

È ancora umido e vivo

come una fronda novella;

pieghevole come un giunco;

fresco così che le foglie

odorano a troncarle;

odorano più che alle nari,

d’amarognolo, al palato,

come l’olio appena torchiato.

Chi sa da quale adunco

pennato fu còlto stamani!

Chi sa da quali mani,

leggère alle cose leggère

e alle pesanti dure,

fu posto in quel paniere

medesimo, dove si bruca

la nera bacca!… Era di primo giorno

forse; e perciò, vedi?, conserva ancora

su di sé quel pallore

d’alba – allorché la luna mattutina

vanisce nel cielo di perla

come una festuca

incenerita, e ogni stella

si spegne in un pianto di brina…

Portalo teco, sul cuore;

portalo con sereno ciglio.

Danne una ciocca a tua moglie

e una ciocca a tuo figlio.

Fa come un tempo la madre

tua, benedetta!, faceva con te.

Pietro Mastri

IMG_6698-ter-Assisi-Basilica-di-S.-Francesco-Chiesa-Inferiore-Lorenzetti-ingresso-a-Gerusalemme

La domenica delle Palme
Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,

mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d’ulivo…

E se ne va. Tutto quello
ch’ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:
adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l’ulivo ch’è benedetto,
l’ulivo che benedice;

porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po’ la stanza
dell’infermo, senza sole,

ricorderà poi con tanta
fede l’ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!…

Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?

Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:

il color triste di tutto
il mondo che non ha sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;
il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;

il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell’infinito
e di ciò che non è stato;

il color triste dell’ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

di Marino Moretti

ICONA-CRISTO-ENTRA-A-GERUSALEMME

La Domenica dell’olivo

Hanno compiuto in questo dì, gli uccelli

il nido (oggi e la festa dell olivo)

di foglie secche, radiche, fuscelli;

quel sul cipresso, questo su l’alloro,

al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,

nell’ombra mossa d’un tremolio d’oro.

E covano sul musco e sul lichene

fissando muti il cielo cristallino,

con improvvisi palpiti, se viene

un ronzio d’ape, un vol di maggiolino.

Giovanni Pascoli

2 maesta_duccio-ingresso_a_gerusalemme

La Domenica delle Palme, come ricorda l’evangelista Matteo, è la Domenica  del giorno del trionfo di Gesù:

Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi!”

A tale ricorrenza religiosa, decisamente un tempo assai sentita dal popolo cristiano, tanti poeti  hanno dedicato versi che vanno aldila della narrazione escatologica.Tra le tante opere del patrimonio culturale espressivo ve ne sono alcune a me care, come quelle sopra,  in quanto mi riportano la mente a sensazioni di letizia oltrechè a descrizioni vissute con grande partecipazione collettiva.

olivo

Buona domenica delle palme o dell’olivo amici e passanti!

bydif

 

 

La Candelora: festa di luce e purezza e…

candele

La candelora: festa di luce, purezza e…previsioni del tempo!

La Candelora o caldelaia o candelaia… o festa delle candele per la chiesa cattolica è la festività della luce e purezza ma per il popolo è il giorno della predizione del tempo che precede l’arrivo della primavera.

Già da quando ero piccola la festa aveva un doppio significato tuttavia sul profano premineva il sentimento sacro Non è più così. La Candelora ormai è la previsione del tempo, il giorno dell auspicio, di fine o meno dell’inverno analogo a quello della marmotta in voga in usa. Tanti i detti proverbiali per sancire il tempo prossimo. Tra i tanti quello del mio paese recita: alla candelora se appar lu vento altri 40 giuorni de maltiempo; se appar lu solarone 40 giuorni de bieltempo; se appar pioggia vento  e solariello de l’inverno siemo dentro”. Beh, da quel che vedo: l’inverno è duro a morire e la primavera tarda a venire, spero non ci prenda perché il sole mi manca assai.

Ma la candelora dal punto di vista religioso  ha ben altra significazione del divinare la fine o meno dell’inverno. Ha una essenza molto profonda e importante, ovviamente perchì ha fede, è il giorno della festa di luce e di purificazione. 

Festa di luce, di luce per illuminare le genti” luce Divina che Simeone ravvisò in Gesù Bambino quando fu portato da Giuseppe e Maria al tempio.luca,2,29, come da usanza ebraica ogni figlio primogenito maschio a 40 giorni dalla nascita doveva essere presentato al tempio per essere circonciso. A memoria si festeggia la presentazione di Gesù e si simboleggia la Luce Divina col rito dell accensione e benedizione delle candele. Candele che benedette, attualmente la tradizione generica richiama all’uso a protezione dal male spirituale e fisico, in particolare della gola, da adoperare nel giorno di san Biagio, bensì nella formula più alta l’espressione del vecchio Simeone sottintende Luce che allontana dalle tenebre purifica e segna la via che pilota alla Luce più grande, la Luce divina di Gesù. Quel Gesù Luce, Cristo di salvezza. 

Festa di purezza, simboleggiata nel rito di purificazione di Maria madre di Gesù, che sempre in base a leggi ebraiche come madre di figlio maschio partorito doveva presentarsi al tempio per la purificazione. Sottoporsi a una, per così dire, “ripulitura” per ridare la candidezza persa nel dare alla luce il figlio. Un rito purificativo che Maria, l’eletta dal Signore” secondo le scritture madre incontaminata non ne aveva certo bisogno ma ligia alle leggi di Mosè non poteva sottrarsi. Per il credente un  presentarsi al tempio Divino per essere riscattati  dal Divino Dio Figlio e Padre e Spirito.  Spirito materializzatosi nella  discesa al cenacolo su Maria e gli apostoli sottoforma di fiamma. Quindi luce e fuoco, la fiamma che arde e  illumina, il fuoco che brucia e purifica.  

Tante le tradizioni popolari legate alla Candelora o Caldelaia o di santa Maria la calderara a cui un tempo lungo il Po si faceva grandissima festa con tantissimi lumi e falò per esorcizzare gli spiriti del male e auspicare protezione a persone e raccolto che accendevano la notte di luce e le acque, altro simbolo di purificazione,  di riflessi dorati da creare suggestive visioni nonché speranze di buona sorte.

Come altre festività anche la Candelora sembra essere traslata da altre feste profane molto più antiche. Infatti il termine candelora pare derivi da una festa romana la “festum candelarum” in cui la dea Giunone portata in processione con le fiaccole purificava la città o dalla juno febriata in cui erano le donne romane tra il 14 /15 febbraio a girare le stade con una torcia per disinfestarle da malefici. Sin dal tempo dei tempi il fuoco è emblema di scaccia paure e purificazione di forze nefaste. Però potrebbe anche riferirsi alla “Candelifera” una divinità a cui nel momento del travaglio si accendeva un lume a protezione di madre e bambino. In certi paesi il 1 febbraio si celebra il mezzo inverno, l’addio all’inverno l’ “imbolc” in irlandese “in grembo” la primavera è in arrivo. Agli albori era una festa celtica dedicata alla luminosa e materna dea brigid che cadeva nel periodo della venuta alla luce degli agnellini. Successivamente cristianizzata in Santa Brigida d’Irlanda poiché non è un caso se la festa ricorre il 1 febbraio e nell’iconografia agiografica in effetti è ritenuta la nutrice di Cristo.

In conclusione, da qualunque derivazione di festa profana provenga la Canderola o la santa Maria Canderola sacrale è assai eloquente che: fuoco, luce, maternità, tempo, accomuna le feste. Tutti simboli molto rilevanti nella credenza e nella storia dell’uomo.

Fuoco, notoriamente distrugge e decontamina, purifica terra e ambiente, rinnova la forza per ricrescita e ripresa;

Luce, per antonomasia illumina e schiarisce il cammino; è la fiamma che espelle paure ed ombre dell’umano e si fa ardente fiaccola di luce del Divino Eterno.

Maternità, Purificazione della madre = divinità materna; =redenzione e liberazione per accedere al Divino;  risveglio come venuta alla luce; ma anche fine=principio.

Tempo, mezzo inverno= beltempo, maltempo=luce, oscurità=ma anche cattivo raccolto=buon raccolto, in quanto le condizioni metereologiche più o meno favorevoli in questo periodo influiscono molto sul raccolto futuro, specie di grano e uva. Come ricorda il detto “brutto tempo a calderola per 40 giorni se rinnova e il raccolto sfora”

16-duccio-dalla-predella-della-maesta

Un saluto di luce e sole e calore a tutti

bydif

Chi c’è nella grotta

Aldilà della fede che ti anima trovarsi davanti alla grotta di Lourdes e scrutare gli occhi dei pellegrini che col rosario in mano, a tutte le ore del giorno e della notte, col sole, il vento o la pioggia battente, se ne stanno li, per ore, e ore, a fissare quella bianca statua di Madonna nell’incavo, è un esperienza che spiritualmente coinvolge e allo stesso tempo, almeno a me, pone mille interrogativi. Sensibilizza perché avverti che quel popolo che prega in varie lingue non è li per caso. È li per decisione che varia da persona a persona. In molti trapela un esserci per una tenue speranza. In altri per un totale affrancamento. In certi altri per una richiesta precisa. In taluni per sbrogliare un ammasso di sconcerti intimi. In alcuni per una sorta di ringraziamento.

Pone mille interrogativi perché in nessuno filtra un disinteresse o un minimo distacco mentale da quella bianca immagine. Ognuno, con gli occhi fissi o col capo chino, se ne sta li cerebralmente sintonizzato su quella statua di donna ieratica e non si scollega nemmeno se diluvia ma sgrana il rosario come se fiammeggiasse il sole. Ti domandi e ridomandi: come è possibile che nessuno palesa una reazione di disagio neanche se inzuppato da testa a piè? Non ha senso logico. Se li guardi però…

Se li guardi, in quei pellegrini abbrividiti da pioggia e freddo o abbrunati da sole e calura, da parerti sagome lignee incollate a panche o selciato, la risposta a una illogica l’afferri all’istante. È scritta a caratteri cubitali sui loro volti: attesa. In ogni immagine umana, giovane, meno giovane, libera o impedita, è la parolina magica che li rende inalterabili alla condizione climatica. Aspettativa di che? Beh, è scontato, di quel qualcosa impossibile all’umano! Si, ognuno da quella bianca immagine di Donna Divina stoicamente si attende un atto straordinario di sgravio, una “guarigione” del dilemma che li tempesta nel fisico o nello spirito.

Il singolare che stupisce e allocca il pensiero realista è che nei volti non filtra Illusione, ma certezza. Una assoluta sicurezza di essere, da quella immagine statica di Madonna, ascoltati, compresi, esauditi in qualsiasi ragione li cruccia e per la quale son li, fissi e irreagenti a qualunque deconcentrazione.

Fa invidia l’aggrappamento totale a simile convinzione. In specie se hai la consapevolezza d’esser incapace di sperimentare un analogo stoicismo per inseguire un qualcosa di ipotetico. Benché…

Benché se a Lourdes mi ha suscitato sbalordimento constatare come ogni pellegrino, quando si scollega da quell’immagine, ha il volto radioso, pacificato e soddisfatto come quello di chi ha ottenuto tutto ciò che a quella immagine ha implorato, il frastornamento, che mi ha invaso, dopo lo scattare foto a quella Bianca immagine, nel guardarle dovermi domandare: chi c’è in quella grotta oltre la Vergine immacolata, è stato inceppante d’ogni altra emozione o turbamento provato in quel via vai di volti giunti a Lourdes dai luoghi più sperduti del pianeta.

Ogni tanto guardo quelle foto. In particolare le  due che posto.

151153

Ogni volta cerco di afferrare il perché a distanza di un minuto le immagini son tanto diverse e in una mi par vedere, alla sinistra di Maria, una specie di vermiciattolo beffardo.

Purtroppo non arrivo mai a una deduzione certa.

Nel guardarle e riguardarle il dubbio rimane e la domanda che mi impella è sempre la stessa: nella grotta, c’è o non c’è un intruso?

Boh! Arriverò mai a comprendere e… se c’è, perché c’è?

Se non avessi scattato io le foto… direi che son frutto di un pazzoide burlone.

 

In attesa di risolvere il mio etereo rebus visivo a tutti un concreto augurio di felice weekhend

bydif

 

 

Immacolato passaggio

m

Evanescenti immagini

mi riporta il pensiero

d’occhi da bambina rivolti al cielo

per veder

tra le stelle lattee

il TUO miracoloso passaggio

In quella via aperta al cuore

dal candore fanciullesco

anche nella notte più offusca

trovavo

il TUO manto sospeso

pieno di tenerezza l’angelico sorriso

Nello sfiorar del vento

 l’immacolato alito intenso

Allora

mi sembrava un canto immenso

a balsamo d’animo pulito d’ogni scontento

e

fioriti cieli sereni germogliavano futuri

Nell’occhio trepido la tua venuta correva

alberi carichi d’amore di luce inondava

nell’incanto immaginario ogni dubbio si perdeva

….A quella ammasso di stelle

mi riporta il pensiero stasera….

Libera da fanciullo inganno fra le stelle guardo

incredula

 ancor vedo il TUO immacolato passaggio!

Quel biancor dolcissimo

rassicura il mio animo stanco

e.r.

….0ggi è l’Immacolata concezione. L’unica donna nata senza la macchia del peccato originale. Un dogma cristiano del 1854, proclamato dopo le apparizioni a Bernadette da Soubirous, da papa Pio IX, e  dopo plurisecolari diatribe e storia di fede.

Perchè Immacolata? Perchè prescelta a esser madre del Dio salvifico e madre di tutti i popoli. Destinata a rimaner pura. L’ Incontaminata Vergine, in spirito e corpo,  Madre del Figlio che  si metterà sotto i piedi la serpe malefica che nuoce all’umanità intera.

Un tempo, tutti si aspettava con ansia di festeggiare L’immacolata e, dall’8 al 10 dicembre grandi e piccoli alla sera eravamo con il naso all’insù per vedere il passaggio della Madonna con gli angeli. Oggi non ricordo ciò che vedevamo ma non ha importanta dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa, colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della famiglia

L’immacolata  si festeggia ancora  ma non più come allora. Oggi è sbandierata assai ma….ma  come “ponte per vacanze e shopping” Si è quasi dimenticato che l’Immacolata è Ponte,  ma   Ponte universale  di  amore. Come ha detto Papa francesco:

“Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi.”

P7010044

Lieta giornata a tutti

by dif

l’immagine della Vergine in basso l’ho scattata a Nazareth,, nel piazzale della Basilica dell’Annunciazione.

Mater Maria

Tiziano l'assunta

Violetti Frizzi

Lievi Vanno

Consumati Sacrifici

Mater Maria

In Occhi Lontani

Si Perdono

Luci Serafiche

Porte Segrete

Aprono

Aliante Bellezza

Carnale

Nella Via Del Cielo

Sole Di Fuoco

Cenera

Nell’oltremare Nero

Risveglia

Sacrale Purezza

Assurge

Magnificat Gloria

Figlio

Umano Eterna

e. r.

l'assunta scultura lignea abbazia cistercense rivalta

Secondo la tradizione cristiana oggi è il giorno in cui la Vergine, madre del figlio di Dio, Maria fu “ assunta alla gloria celeste”. Un tempo era la festa regina di tutte le feste. Per Maria Assunta a gloria, in corpo e anima, ci si agghindava più che per andare a un ballo, più che a un incontro con l’innamorato. Il 15 di agosto ci si trovava, si facevano fuochi, si cantava, si allestivano tavolate, si rideva, si mangiava la cocomera e a volte scherzando ci si imbrattava e si chiudeva la giornata con in cuore la leggerezza di aver passato una giornata spensierata  onorando Maria. Oggi si fa festa, si mangia, ci si trova, si ride ma non più come allora. Lo spirito è diverso. Piuttosto pagano. Sembra quasi d’esser tornati alle ferie augustee. E i 2000 anni di storia cristiana? Quelli andati spersi nei rivoli del godimento profano!  Quanti si ricordano che è l’Assunta? A giudicare dalle feste qui e le feste la…uhm… Eppure per i cristiani, almeno che dicono d’esserlo,  dovrebbe essere un giorno di letizia e compagnia senza scordarsi di Maria. Perché? Perché Maria è la porta del cielo. l’icona Madre mediatrice tra terra e cielo tra fisico e metafisico. Solennizzare la sua assunzione non può essere altro che un modo per dire grazie al capolavoro di Dio.

Ricordando ciò a tutti auguro una lieta serata, perchì è costretto a lavorare l’augurio è doppio

bydif 

 l’immagine in alto  è un particolare dell’ Assunzione ad opera del Tziano; quella in basso è di una scultura lignea dell’abbazia cistercense di Rivalta.

 

SANT’ANNA

100_3330

Oggi è S. Anna. Una santa che fin dall’infanzia mi è entrata nel cuore e ho considerato mia protettrice al punto che ho voluto coronare il mio sogno d’amore proprio il 26 luglio, giorno della sua festa.

A distanza di anni credo, anzi ne sono certa, che questo mio attaccamento alla Santa è stato ispirato da un sentore inconscio profetico. Senza il suo sostegno spirituale non avrei mai superato le difficoltà di ben 4 maternità con un lavoro da portare avanti senza perdere amore, pazienza, gioiosità. Poinon avrei saputo crescere e educare i miei “pargoletti” amati senza subire l’angoscia devastante di una situazione familiare complicata dalla fatalità. In ultimo, emotiva come sono non avrei trovato il coraggio, l’energia, l’entusiasmo necessari per reagire a ogni maroso che perigliava il mio pesante barcone matrimoniale e che tutt’ora col suo aiuto continuo a timonare. Non mi basterà la vita per ringraziarla! Può essere una stranezza credere che è stato un segno profetico affidare a sant’Anna il proprio excursus ma in me è certezza, senza la mano di sant’anna non avrei superato indenne ne i momenti gravosi dell’esistenza ne i pericoli psicologici derivanti da annessi e connessi.

Quando sento di mamme che cadono in depressione post partum, oggi accade spessissimo, o leggo notizie di gesti e fatti tragici estremi compiuti da madri, mi si stringe il cuore di tristezza e dolore e penso a quanto sono stata fortunata ad avere la protezione di questa “mamma”. Lei mi ha aiutato a mantenermi salda e a non perdere gioia e ragione. Non mi importa se qualcuno riderà di questa convinzione e oggi appare un utopia credere che basta rivolgersi a sant’Anna per non finire in cose simili e svolgere un ruolo di mamma senza patemi emotivi. Sono fermamente convinta che se queste mamme si fossero rivolte a sant’Anna non avrebbero perso la speranza da cadere in gorghi depressivi senza ritorno, nella migliore delle ipotesi lasciate andare trascurando se stesse e i propri figli, visto talmente nero da togliersi o togliere la vita alle creature che avevano partorito. Comprendo che chi non ha fede attribuisce le cause della prostrazione totale all’indifferenza o alla sottovalutazione familiare della condizione psicologica che vive la donnaalla nascita di un figlio, ai mali sociali che non supportano il ruolo della donna madre e spessissimo la costringono a mutare vita quotidiana, progetti professionali, di carriera e relazioni sociali facendole subire traumi psicologici profondi che poi come un tarlo minano l’autostima e conducono a gesti insani.A volte è vero ma non sempre e non in modo da giustificare i troppi casi che si sanno e i tanti che non vengono alla luce. Penso che le tragedie sono frutto di un decadimento dei valori della comunità che carica la donna di troppe responsabilità, trasmette modelli femminili di successo sfrenato, di forma fisica perfetta, di coppia senza problemi, di famiglie corrispondenti a prototipi inesistenti nella realtà che in momenti delicati si mescolano nella psiche e influiscono negativamente sul percorso del cambiamento che indubbiamente la nascita di un figlio provoca nella donna. Dico che a forza di scardinare i valori spirituali, privilegiando quelli materiali, senza fornire supporti giusti o valide alternative, in momenti difficili e delicati della vita, tutti perdono facilmente il controllo emotivo e di conseguenza la stima in se e negli altri che conduce poi a non credere di avere una possibilità, qualcuno che ti comprende e aiuta a tirarti fuori dalla situazione, distorce la volontà e la capacità di reagire positivamente a eventi traumatici.

Ho deviato un po’ il discorso da sant’ Anna, ma credo veramente che l’essermi affidata alla mamma di Maria, la Sacra Vergine delegata a essere intermediaria degli uomini tra i valori terreni e celesti e Mamma delle mamme per eccellenzaavendo portato in grembo il Cristo Salvatore, mi abbia aiutato. Probabilmente mi ha facilitato ad aggrapparmi all’impossibile per ottenere il possibile, a non mollare la presa, forse a non cedere alle tentazioni negative dello sconforto, o chissà ce l’avrei fatta ugualmente perché sono cocciuta, tuttavia la risposta non mi interessa, in me è certezza: Lei mi è stata accanto. Spero continuerà a concedermi questa sua “ grazia”. Non per niente il suo nome in ebraico Hannah significa “grazia”.Comunque sia, chi elegge un santo a protettore si affida a lui e coltiva in se la certezza di ricevere aiuto, però nel frattempo non si perde d’animo, continua a lottare, e adeguandosi ai cambiamenti supera le sue difficoltà.

PA220859

Buona giornata e che Sant’Anna protegga chi passa da qui e tutte le mamme .

by dif

La foto:  sant’Anna con la piccola  Maria è all’interno del santuario di sant’Anna a Gerusalemme dove sono stata a inizio Luglio.

 …per la cronaca: Santa veneratissima. Anche se il suo nome non è riportato nei testi biblici consueti ma appare insieme a quello del marito Gioacchino nei testi apocrifi, tantissimi ospedali, paesi, strade e chiese portano il suo nome. E’ patrona delle famiglie, delle partorienti, delle madri, per essere diventata madre in modo insolito specie delle donne madri; inoltre, per le sue qualità di pazienza, è patrona degli orefici, falegnami ebanisti e carpentieri.

Medjugorie: soprannaturale o …

medjugorie

In vista del pronunciamento di Papa Francesco I°, ultimamente si fa un gran parlare di Medjugorie. I veri o presunti contatti, a scadenze ricorrenti, che da 34 anni dicono di avere con la Vergine Maria i veggenti, hanno rispolverato quella marea di pareri contrastanti, che vanno dalla inaccettabile mistificazione alla speculazione più bassa della fede e della credulità popolare. A Medjugorie ci sono stata. Non avevo programmato di andarci ne per un desiderio di fede ne per curiosità. Ci sono approdata nel 2008 per fare un piacere a una amica che mi voleva con se a tutti i costi e poi all’ultimo istante defilata lasciandomi sola in mezzo a un gruppo di sconosciuti. Non presi bene la scortesia ma non rinunciai a partire, mi dissi che buttare i soldi versati era uno spreco e tutto sommato ci potevo visitare un luogo che non conoscevo. Quando posi i piedi in quella cittadina erzegovina nessun pensiero mistico mi sfiorava e men che meno coltivavo recondite speranze di assistere a eventi prodigiosi o soprannaturali. Direi che ero più sgombra di idee e con l’occhio neutrale del turista che animata da fervori mariani. Seguivo il gruppo, in modo solitario e astratto. A volte guardavo questo o quello in modo scettico e un tantino schizzinosa alle loro, a mio parere, esagerate esternazioni giaculatorie basate sull’esaltazione emotiva.Tuttavia, giorno dopo giorno, quel luogo mi trasmetteva qualcosa di insolito. Mi caricava di elettricità e calamitava l’ andare verso luoghi diversi da quelli organizzati per il gruppo in cui riscontravo una realtà inesistente alla logica che mi sconcertava e lasciava attonita e incredula. Però non condividevo con nessuno del gruppo ciò che vedevo e percepivo. Incassavo l’attrazione, andavo e rimanevo in silenzio. Non saprei dire se per pudore, vigliaccheria o scarsa socialità. D’altronde parlare del soprannaturale è difficile. È un argomento che subito crea una reazione di opinioni discordanti che accende gli animi e porta a uno scontro a volte verbalmente piuttosto violento.  Aldilà di quelli che ci marciano e ci magnano a più non posso. -sui media se ne vedono tanti… anche se poi sono quei lupi dalle ganasce smisurate, che senza scrupoli addentano qualunque cosa li ingrassi e alla fin fine non riescono mai a spolpare l’essenziale – camminare per  Medjugorie è stata una esperienza fortissima   Di innegabile posso asserire che quel luogo sprigiona una energia unica. Sale dai piedi alla testa e da una potenza che procedi sui sentieri di pietre acuminate come se scivolassi sul ghiaccioL’aria che respiri empie di forze che scali a piedi nudi il monte krizevak come se fossi piuma. – Chi c’è stato sa il perché.-  Ovunque vai qualcosa attira e canalizza lo sguardo su quel che li per li sembra una inezia senza senso e invece in un battibaleno cancella dagli occhi e dalla mente tutte le sgradevolezze viste e vissute nel passato. Soprattutto avverti una luce potente che avvolge, decongela, trasforma. Per me, è palese: a Medjugorie il soprannaturale alita e  senza essere sfegatati partigiani del credere alle apparizioni mariane li la Regina della Pace ci abita e lancia i suoi messaggi accorati al mondo. Per comprenderlo basta girare nelle sue strade, salire sui monti senza alcuna opinione pro e contro. Dappertutto, in quella valle, capti una corrente che pilota riflessioni che vanno oltre se stessi, dissigillano e aprono a problematiche umane universaliCome dire che a Medjugorie incontri il soprannaturale che non ti aspetti: quello che fa conoscere la realtà della guerra, l’odio e la ferocia umana, – la Bosnia ne porta segni inconfutabili -; quello che soffia l’amore, la gioia la pacificazione; quello che brucia continuamente il “male” che circola perché come gramigna spunta,cresce e vegeta ovunque. Andare a Medjugorie per vedere apparire la “Gospa” lo considero riduttivo, inscatola mediaticamente la presenza di Maria al mondano togliendoLe ogni tipo di Spiritualità oltreché di presenza Soprannaturalintermediaria del bene sulla terra del disegno Divino condizionato e pericolato dalla malvagiumana e non. E’ mia maturata opinione personale che chi capita a Medjugorie anche se non arriva a conversione o cambia parere sull’argomento non è immune al suo mistero. anche l’osservatore più negazionista percepisce una corrente che lo  porta a scrutare, analizzare capire più che in altri luoghi se la spiritualità vi transita o è una colossale bufala. Forse l’una e l’altra si intersecano. Poco importa se in  tanti vi trovano una risposta positiva o ricevono la “grazia” della serenità.  Di certo in quel luogo qualcosa è “magicamente” penetrato in me, mi ha sfossilizzato e guidato su strade che ritenevo impraticabili per tabù che mi bloccavano e inconoscenze che mi ostruivano l’accesso. Prova ne è questo blog. Il giorno prima del mio andare a Medjugorie non sapevo accendere un PC. E un blog? Un alienoE un mese dopo? …beh ero qua. Niente di straordinario direte, basta impratichirsi. Più che vero, bensì per me solo in parte, sino ad allora rifiutavo ogni contatto.Ehi ehi, non affermo che c’è del “miracoloso”. Dico che ancor oggi non trovo ragione a una esigenza improvvisa di un fare se non l’avevo nell’anticamera del cervello. Qualcosa a mia insaputa sarà accaduto.O no? Detto ciò, trovo più strano che il trascorso pellegrinante ha cambiato drasticamente il mio quotidiano senza mutare il vivere la fede ne trasformare la scettica a fanatica assertrice di verità incostatabili di veggenti e pellegrini. Infatti non sono qui a esprimere giudizi sui veggenti. Che siano sinceri o scaltri affabulatori di folle, se i messaggi divulgati in 34 anni provengono dalla voce divina o sono frutto di congetture per mantenere un business, se le apparizioni periodiche sono una fola per conservare l’attenzione dei fedeli e farli accorrere da tutto il mondo, se c’è un tipo di idolatria occulta mirata a vantaggi, a me poco importa. Se vedono, non vedono, parlano tutti i giorni con la Vergine Maria o se lo inventano giudicherà prima chi è preposto, poi la storia e il tempo. Neppure perchè affascinata  dai tanti che tutti i giorni o quasi dicono di aver ricevuto schiaffi, svegliarine e strattoni da Maria con metamorfosi da atei lupi a agnellini oranti. Bah…Vedo Maria come mamma amorosa che rimprovera col sorriso e non con la frusta ma siccome nulla è impossibile in questo mondo, figurarsi nell’altro! O coloro che per darsi un tono, la titolano solo in bosniaco “ La Gospa” e ne parlano come se mangiassero tutti i giorni con Lei. Sono qui, a distanza di anni,  per esprimere l’ opinione che  il soprannaturale li c’è e lo scopri innegabilmente senza cercarlo  e spero che il Santo Padre, arrivi a concludere che la Madonna a Medjugorie vi sosta, ascolta i “suoi figli” e talvolta interviene. Il perché li e non in altro posto non lo so. E il perché accade ad alcuni e altri no, nemmeno. Scienza e ragione, collaborando, troveranno in futuro la strada per spiegarlo? Io credo di si. Nei secoli tanti sono i fenomeni o i fatti inspiegabili che hanno suscitano perplessità e che in seguito, attraverso menti illuminate di studiosi ricercatori hanno trovato chiarimento. Ma quand’anche la scienza non trovasse la chiave per definire il trascendente in modo inequivocabile, lo farà un evento mondiale straordinario – fa parte dei 10 segreti rivelati dalla Vergine e custoditi dai veggenti e per il quale la Regina della Pace chiede costantemente di pregare almeno per annullarne gli effetti negativi sull’umanità – Quando accadrà nessuno scamperà al credere. Tutti saranno costretti a riconoscere che il soprannaturale esiste a Medjugorie come altrove e che in questo smisurato cosmo non tutto può essere controllato dall’uomo e deve ridursi a semplice prova provata per essere accettato dalla ragione e considerato possibile.

Per concludere, nel tempo ho compreso che a Medjugorie non ci ero finita per caso. Era stata una chiamata per interposta persona perchè si è ripetua per altro luogo. un giorno ne parlerò. Riferire con parole quel che ho visto, percepito e vissuto a Medjugorie mi è impossibile. Ma anche se lo fosse non l’ho feci  allora,  non lo farò oggi. Perché? Perché se pure una foto viene presa per artefatta e bugiarda figurarsi il dire, finirebbe per essere banalizzato e demolito dall’incomprovabilità!!

                                                        by dif

SAN GIOVANNI BATTISTA:RITI E TRADIZIONI DI IERI E OGGI

Battista-Caravaggio-Toledo-Museo-della-Cattedrale

Si dice che il solstizio d’Estate rende  tutto  possibile. ma  solo San Giovanni Battista tutto rinnova, purifica e conferma. 

In tempi lontani i solstizi erano le porte per accedere a dimensioni ultraterrene e a loro guardia era posto Giano bifronte, colui che contemporaneamente vede nell’una e nell’altra dimensione passato e futuro. Nel corso del tempo, la tradizione pagana mescolandosi a quella cristiana, pur conservando l’antico valore di custodia delle porte- fra i due mondi, terreno e ultraterreno, ha sostituito Giano con i due Giovanni: il Battista nel solstizio estivo e l’Evangelista in quello invernale per cui le porte solstiziali di lithia, sole alla massima potenza, si aprono il 24 giugno, giorno della nascita liturgica di san Giovanni battista. Non a caso però. Secondo un’antica credenza molto radicata, anche nei paesi anglosassoni e celtici, è il giorno in cui il sole si sposa con la luna, ossia il fuoco con l’acqua, e nelle antiche celebrazioni di S. Giovanni il fuoco e l’acqua, falò e rugiada, sono i simboli più acclarati. L‘acqua che non bagna, la famosa guazza o rugiada, perché purifica ed eleva dona sapienza e fortuna, ai saggi potere materiale e spirituale; il fuoco perché non brucia i raccolti, ma riscalda, rinvigorisce, illumina le tenebre, incenerisce le negatività, dona abbondanza futura purificando la terra attraverso i tanti falò accesi nelle campagne che eliminano le scorie dannose del passato recente. Nella antichità i riti d’inizio estate erano considerati un momento di pienezza di vita, di rinnovamento delle energie, di tempo per liberarsi da paure, tristezze e dolori della vita. Con San Giovanni Battista il solstizio d’estate invece è tempo di purificazione e di rinnovamento del sé, cioè un rinnovato impegno a Dio e a noi stessi. In realtà sacro e profano si fondono e si confondono nelle tante credenze, ritualità, magie e superstizioni fiorite intorno al santo e al passaggio del sole dalla crescita alla decrescita, in tutto il mondo. Per i più il 24 giugno, da mezzanotte a mezzanotte è un giorno in cui tutto è possibile, l‘inverosimile può farsi realtà concreta e il verosimile può addivenire astrazione pura, come per esempio la leggenda che se si va in un bosco ricco di felci si può avere l’esclusivo piacere di veder sbocciare, su una felce maschio, un bianchissimo fiore che schiudendosi inonda di una luce purissima capace di fugare ogni sorta di male e stregoneria e donare ricchezza fortuna. O quella dei serpenti che si riuniscono e si trasformano in una grande palla sibilante e contorcente chiunque riesce a prenderla ottiene poteri magici. Tante le tradizioni e i riti in uso legati alle celebrazioni popolari in onore di  san Giovanni e al solstizio che rappresenta il Sole in tutta la sua gloria, passione e assicurazione del successo del raccolto. Per maghi e stregoni di ogni tempo la notte che precede la festa, ieri del sole oggi di san Giovanni, è considerata magica per eccellenza con tantissime storie di streghe, sabba orgiastici, riti a sfondo più o meno demoniaci e truculenti. Inoltre, porta con molti rituali legati alle fate che hanno influenzato popoli e tradizioni ma anche la letteratura, basta pensare a Shakespeare e al suo ” Sogno di una notte di Mezz’estate”.

Di seguito una breve panoramica di riti e usi più popolari legati al sole e al Santo :

– i falò la cui accensione serve a dare luce allo spirito depresso,saltandoli si ha fortuna, danzandovi intorno si allontanano gli spiriti malvagi; il “bagno” conla guazza come atto di purificazione e rinnovamento che richiama il battesimo hanno il posto d’onore.

-raccogliere fiori e erbe per ottenere l’ acqua profumata di san Giovanni che leviga e toglie impurità ma che in Spagna e altre parti le giovani donne sperano di divinare e scoprire il futuro amore.

– decorare con foglie di betulla, finocchietto selvatico, iperico e lillà bianco le porte delle case per proteggere da malattie .

– Cogliere le noci immature, sia per fare il nocino, il nocello, e il liquore detto schiara cervello”, sia come simbolo: da tenere in casa per rafforzare la fede in quanto la forma ovale del mallo indica spiritualità, e sia per richiamare il valore dell’uovo filosofico in cui si maturerà la pietra.

Legare a mazzetto 5 erbe: rose, iperico, verbena, ruta e trifoglio, per rinnovare e saldare i vincoli d’amore.

cogliere le “erbe” tra le tante usanze forse è la più popolare, in quanto le erbe e i fiori erano e sono il simbolo del potere guaritore del Sole che, a Litha, raggiunge il suo apice e comincia la seconda parte della sua iperbole ovvero la discesa. Cogliere le erbe significa anche “raccogliere la Luce e conservarla per affrontare l’oscurità che si appresta a tornare. Ma quali sono le “erbe” e come vanno raccolte? Per le quali non c’è limite, ovviamente quelle che hanno potere curativo per gli erboristi, magico per quelli che credono nei poteri soprannaturali. Nella cultura contadina e popolare la raccolta delle erbe,  seppure la scelta  varia da territorio a territorio, è la preferita. Per il come invece tradizionalmente la raccolta è importante e va fatta con abiti, utensili e gesti precisi. Tanto per dire: le erbe vanno colte con la mano sinistra,anche se nel canto scozzese per la Raccolta Sacra tratto dai Carmina Gadelica, con il quale i Druidi accompagnavano il rito, le indicazioni sono differenti, ovvero raccoglierle con la destra e riporle per conservarle con la sinistra. I contenitori, sia durante la raccolta, sia nell’essiccazione e conservazione, assolutamente non metallici, vimini e terracotta sono i preferibili, ma vanno bene anche sporte di tessuto. Mai recidere le erbe e i fiori con forbici o mezzi simili ma con le mani o un coltello di legno. Al momento della raccolta indossare una tunica,o un abito largo, in cotone o fibre naturali in colori chiari, meglio se bianca verde o arancio. Per precisare,la raccolta era ed è sacra, in quanto per i credenti rappresenta un momento di grande comunione con Dio e per i laici erboristi esperti un grande connubio tra la natura e l’uomo quindi foglie o pezzetti delle erbe, non vanno mai lasciati a terra ma raccolti e posti in un sacchetto di stoffa. Tra l’altro a detta di alcuni il sacchetto acquisterà un grande potere magico-divinatorio e se posto sotto il cuscino rivela in sogno avvenimenti terreni e ultraterreni – anche nella cultura celtica, la «messe magica» costituiva il riflesso di quanto avveniva nel macrocosmo, sul piano spirituale e quanto sarebbe avvenuto nel microcosmo sul piano materiale.

Ma chi era san Giovanni Battista?

Giovanni Battista, il battezzatore, è una delle personalità più importanti del cristianesimo in quanto la sua vita già dal grembo materno si intreccia con quella di Gesù. A iniziare dalla sua venuta annunciata dall’arcangelo Gabriele, lo stesso angelo che sei mesi dopo annunciò quella di Gesù alla vergine Maria, per proseguire con Giovanni che fu il primo a dichiarare, più volte, di riconoscere Gesù come il Messia annunciato e, nel giorno del suo battesimo nelle acque del giordano, lo additò, ai suoi seguaci, come “l’agnello di dio che toglie i peccati del mondo” sottolineando il proprio rapporto di dipendenza affermando: “Egli deve crescere e io invece diminuire “lIlum oportet crescere, me autem minui” –vang. di giov.-In base alle narrazioni evangeliche Giovanni, figlio di Zaccaria e Elisabetta cugina di Maria, fu generato eccezionalmente quando i genitori erano in tarda età. Definito nei vangeli “voce di uno che grida nel deserto” vox clamantic in deserto, Giovannisecondo Marco – vestito di pelle di cammello e cibandosi di locuste e miele selvatico, conduceva una vita di penitenza e preghiera nel deserto. Proprio nel deserto sembra abbia avuto contatti con gli esseni, comunità monastiche giudee che vivevano nel deserto aspettando il messia, che praticavano già il battesimo, ossia l’immersione in acqua come rito di purificazione. Mentre per alcuni vangeli apocrifi, fu in seguito alla morte della madre che si sarebbe recato nel deserto dove fu istruito dagli angeli e uomini sapienti alla futura missione di conversione attraverso il battesimo. Imprigionato per aver condannato pubblicamente la condotta scandalosa di Erode Antipa, fu decapitato intorno al 35 d. C. per compiacere Salomè, figlia di sua cognata e amante. Per aver conosciuto direttamente Gesù e per averne annunciato la messianicità divina Giovanni è ricordato come “il più grande dei profeti”. Venerato da tutte le Chiese cristiane e non solo, insieme a Gesù è presente anche nel corano come un dei massimi profeti che precedettero Maometto. Da Agostinone dà notizia già nel IV secolo, sappiamo che la celebrazione della nascita di Giovanni al 24 giugno nel cattolicesimo è antichissima, e i riti celebrativi erano considerati un momento di pienezza di vita, tra l’altro insieme alla vergine Maria è l’unico santo di cui si celebra oltre la nascita terrena anche il dies natalis, ossia la morte come nascita alla vita eterna.

Tante le iconografie rappresentative di Giovanni Battista, per inciso è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli e ciò testimonia il grande interesse che in tutte le epoche ha suscitato.

125838103-881daed3-900e-4d18-8e8e-05f3c6b765dd

buona serata  di fede divina  e luce terrena

bydif

 

l’immagine :San Giovanni del Caravaggio

Arte o blasfemia?

manifesto-lgbt-torino-pacchiona

 

Principalmente la definirei una grave carenza di fantasia, sensibilità, talento.

Anche il più ingenuo e sprovveduto in materia di comunicazione visiva avrebbe immediatamente compreso che divulgare l‘immagine di una donna in sovrappeso e nuda che calpesta immagini religioscon su la scritta S.A.L.I.G.I.A – iniziali dei sette vizi capitali – portava una scia di critiche e accese polemiche. Se a questo si aggiunge il momento storico persino il più scaltro e dissacrante esaminatore di un bozzetto di locandina avrebbe subito recepito che era una scelta da evitare. Siccome così non è andata, chi ha scelto l’immagine, per reclamizzare la mostra internazionale d’arte LGBTE, in programma dall’ 8 al 17 settembre a Torino negli spazi della ex manifattura tabacchi, o era cieco o era un furbacchione. Siccome mi appare fantomatico che era cieco, di sicuro era un furbacchione. Un furbacchione che applicando la logica del business, fregandosene dell’opportunità, del buon gusto, del rispetto sociale ha scelto una figurazione che suscitava scalpore per ottenere il massimo della visibilità. Quello che colpisce, in questa sballata locandina, è il messaggio simbolico al fruitore che non c’entra assolutamente nulla con la tematica della mostra. Viene spontaneo chiedersi: ma come ha fatto “l’artista fotografo” ad associare Gesù e la vergine Maria a questa mostra? Quali legami espressivi, creativi, comunicativi ha trovato tra due icone religiose e l’arte LGBTE ? Soprattutto dove sta l’efficacia visiva ai fini della causa che vuole pubblicizzare? Nel voler offendere un simbolo religioso, una fede, una cultura.  Nel voler distruggere una identità sacra per favorire la profana.  Nel voler affermare che solo schiacciando con i piedi Gesù e Maria il mondo gay si libera dai pregiudizi sociali.  Nel voler umiliare la cristianità per riscattare l’omosessualità?  O, piuttosto sta nella voglia di spacciare per arte una volgare trovata mediatica? Quale sia la risposta giusta, anche mettendo da parte il pur evidente oltraggio a forti simboli religiosie fatta salva la libertà di pensiero, il manifesto per la mostra è e resta solo sensazionalismo distruttivo. Nulla a che vedere con l’arte, l’originalità, l’innovazione. Ovviamente, l‘autore della foto locandina, il torinese Mauro Pinotti, visto le proteste, sostiene che non voleva offendere nessuno, e non voleva “denigrare la religione, ma solo esaltare la superiorità della donna rispetto l’uomo“. A me non pare. Sotto la scarpa non vedo un uomo qualsiasi, vedo il volto di Cristo e Maria. A parte il fatto che a nessuna donna farebbe piacere esaltare la sua superiorità sull’uomo in questo modo, ma si sa l’arte è bizzarra, se Gesù essendo spirito fatto uomo potrebbe forse passare come scusa, la vergine Maria no, a meno che non sia una mia allucinazione non è capitata per caso sotto il tacco della prosperosa donna. Comunque la rigira Pinotti o chicchessia balza all’occhio che è una balla per sedare le accuse di blasfemia. Chiaramente, lungi da me affermare che l’autore l’ha fatto con intenzioni cattive, probabilmente  voleva solo stupire, e tanto meno intendo muovere una critica che possa far snobbare e nuocere all’evento di LGBTE. Anche volendo non potrei farlo. Per formazione e professione, il mondo dell’arte è parte integrante del mio sentire e essere quindi nulla o quasi mi scandalizza, nulla o quasi mi appare visivamente stravolgente, nulla o quasi ritengo inaccettabile. Tuttavia, nel mondo dell’immaginario globalizzato il camuffo, il fine dello sbalordire mercifero che utilizza i simboli religiosi, qualunque essi siano, mi fa venire l’orticaria. Senza essere bacchettoni e oscurantisti bastava solo che chi di dovere si ricordasse che una immagine è un potente e immediato trasmettitore comunicativo e quando è trasgressiva, come questa, di sicuro urta le sensibilità e fa scattare delle rabbiose reazioni. Bene a fatto il comune di Torino a dissociarsi, tuttavia rimane la tristezza di constatare, specialmente se si pensa che sono giorni in cui migliaia di cristiani sono orribilmente perseguitati, che ha ritirato il suo patrocinio dopo le polemiche. 

Nel concludere mi resta la domanda: arte o blasfemia? L’arte per come la conosco io uhm…direi che anche volendo cogliere i significati senza fermarsi all’apparenza non c’è. La blasfemia uhm… ne vedo assai, assai nel modo scontato e profittatore di utilizzare due volti emblematici delle radici cristiane e non solo… mi dispiace, svilisce l’arte e offende l’umano intendere. E’ pur vero che ultimamente diversi ” artisti” in assenza di legislazione, che delimiti i confini tra arte e pura offesa, tendono a dissacrare, ironizzare, sbeffeggiare, abusare dell’ iconografia sacra, chissà perché poi sempre quella cristiana, forse perché da vigliacchi hanno paura di ritorsioni e persecuzioni di certi integralisti che se si offendono… A un artista può difettare l’etica, in nome di una libertà espressiva esasperata a suo uso e abuso, ma il buon gusto… quello no,  quello non dovrebbe mai mancargli.   

 Voi che ne pensate?

by dif

e felice   weekend a chi passa

LGBTE = La Grande Battaglia Trova Esito