L’infiorata

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L’ infiorata, è una visione magica di solarità, bellezza, estro e splendore di infinite sfumature policromiche che te la porti dentro tutta la vita. Te la porti dentro perché è la gioia creativa conviviale e multicolore che sparge, riempe e tappezza strade e piazze di petali di rose, giglio, lillà, papaveri, fiordalisi ginestra, sambuco, margherite, calendula, orchidea selvatica, e di qualsiasi elemento naturale reperibile nel circostante che ispira e stuzzica la fantasia decorativa di improvvisati artisti o serve a provetti maestri dell’arte infiorante a dare un tocco di raffinata originalità alle composizioni o a sottolineare la propria capacità immaginativa. Perché è un insieme stupefacente di sacrale glorificazione popolare, di rito animico collettivo che con fiori del territorio, foglie, cortecce, terre, semi aromatiche e quant’altro suggerisce l’ispirazione crea “quadri” compone storie, raffigura, esprime, narra, trasmette. Perché è condivisione di ideali, testimonianza di fede, partecipazione, convinzione dai gesti semplici, variopinti e dai profumi intensi che ti penetrano fin nell’animo e non ti lasciano più. E si, l’infiorata è una visione sorprendente di capolavori floreali che non ti lascia e non ti abbandona e ogni anno, in questo periodo, si rinnova con tutta la sua forza . Si rinnova e ritporta in mente ogni dettaglio, ogni emozione vissuta prima partecipando al tappezio infiorante di strade e vicoletti del tuo paese, poi girando per piazze, strade e stradine dei paesi infiorati per ammirare l’inventiva policroma, scoprire tradizioni, gustare la festosità, lasciarsi invadere dal fascino espressivo di una comunità.

Perché si rinnova? Perché di solito nella prima metà di giugno cade la celebrazione del Santissimo Sacramento, o festa del Corpus Domini.

Che centra? Centra perché l’infiorata è il suggestivo scenario realizzato per fede popolare laudativa al passaggio dell’Ostensorio, contenente il Corpo di Cristo, nelle strade del paese. Cioè è un tappeto floreale di accoglienza e popolare glorificazione di Cristo, lungo quanto il percorso della processione. Per meglio dire,  simbolicamente è  un atto di fede festosa in onore di Cristo,  a “quel Cristo “eroe” che da divino si è fatto uomo e ha sconfitto la morte e che  cammina” per le strade della vita degli uomini” e come un eroe vincitore tutto il paese  onora il passaggio con sventolio di drappi ricamati e infiorando strade, finestre balconi.

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Purtroppo, negli ultimi due anni non ho potuto godere dal vivo di questo meraviglioso evento, spero nell’anno prossimo…intanto lo rivivo con la forza impressa  in occhi e cuore  dal tempo.

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Per la cronaca:

L’usanza di creare quadri per mezzo di fiori si pensa risalgono al il 29 giugno 1625 allorquando il responsabile della Floreria vaticana Benedetto Drei e suo figlio Pietro pensarono di usare fiori frondati e minuzzati per creare un opera simile ai mosaici per la festa dei santi patroni di Roma. Ma alcuni raccontano che durante il trasporto delle reliquie di Pietro da Praga da Bolsena a Orvieto, gli abitanti dei paesi in cui passava la processione gettassero petali di fiori sulle strade in segno di omaggio e da li l’usanza di infiorare le vie del paese in cui passava la processione del Corpus Domini. Per altri invece la tradizione dell’infiorata sembra derivi dagli abitanti di Genzano allorchè nel 1782 coprirono, a mo di tappeto, la via in cui passava la processione dell’ostensorio con quadri floreali . Tuttavia l’ infiorata di Spello, uno dei tanti bellissimi borghi collinari dell’umbria , è testimoniata fin dal 1602. Detto ciò, un dato certo della tradizione dell’infiorata è che col passare dei secoli, la gente dei paesi, non si è limitata a cospargere il tragitto della processione di petali e corolle, l’ha trasformata in una carrellata tappezzante ogni angolo, via, piazza, borgo o paese di quadri colorati a tematica variegata, religiosa e non, sempre più artisticamente pregevoli, sempre più originali e raffinati nell’esecuzione ma imperiosamente utilizzando sostanze naturali da renderli un tripudio di luce, colori e calore attrattivo indimenticabile.

A conclusione, l’infiorata famosissima in tutto il mondo, non è altro che una forma di inclusiva devozione popolare, dai profumi inebrianti, i colori avvolgenti, fortemente  intrisa di folclore e infinite sfumature iconiche, organizzata da centinaia di anni soprattutto nelle regioni dell’italia centrale. 

…..sopra Particolare di una scena dell’infiorata di Spello

Ascesa di Gesù al cielo

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L’Ascesa di Gesù al cielo, o,  per comune dire, L’Ascensione, si riferisce al momento in cui il figlio di Dio, Gesù di Nazareth, quaranta giorni dopo la Sua Risurrezione si eleva dalla terra, sale in cielo e si asside alla destra del Padre.

Come si sa?  E’ narrato:

” alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.” 

“Egli  si mostrò ad essi  vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio” …” Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”

“Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” atti 7,55

Dunque? Dunque l’Ascensione è un avvenimento storico-trascendente che rappresenta il compimento definitivo della missione umana di Gesù, in quanto di fatto Egli si congeda dai discepoli e dal mondo per tornare al padre e ritornare alla fine dei tempi.

Ma…ma come ha ben detto l’emerito papa J. R. l’ascesa al cielo di Gesù è qualcosa in più di una conclusione di vita terrena:

“L’Ascensione conclude il periodo delle apparizioni di Gesù dopo la risurrezione. Nel vangelo di Luca, Gesù si stacca dai suoi discepoli mentre li benedice: il gesto significa che Egli, andandosene, apre il mondo a Dio. Nell’occasione, Gesù non compie fisicamente un viaggio verso una zona lontana del cosmo, ma entra nella piena comunione con Dio. Anche se non è più fisicamente visibile, Gesù rimane comunque presente nel mondo in modo nuovo, grazie al potere di Dio che supera le limitazioni della spazialità; i discepoli ne sono consapevoli ed è per questo che non si rattristano, ma sono pieni di gioia”

Quindi la “salita” al cielo di Gesù che oggi si celebra con grande solennità è una festività di glorificazione e riconoscimento del Divino sull’umano,  ma anche un momento di  riflessione di fede e speranza  da vivere con immensa gioia.

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Felice giornata di “ascesa” di viaggio spirituale a tutti!

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“Quando fu annunziato
che Gesù veniva a Gerusalemme,
il popolo uscì per andargli incontro;
agitava rami di palma e acclamava:
Osanna nell’alto dei cieli”

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Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli”

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Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”

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“Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. “

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Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!

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Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: “Chi è costui?». E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea”.

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.”Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”.

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Con la Passione Domine, o Domenica delle Palme, è iniziata l’ultima settimana del cammino umano di Gesù su questa terra che va dal trionfo alla sconfitta. Chiaramente una sconfitta apparente!

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per la cronaca:

-la Domenica delle Palme, ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme ed è riportata da tutti e 4 gli evangelisti Luca, Giovanni, Marco, Matteo.
-La parola “osanna”, in ebraico ” Hoshana”, significa “salva!”. Poichè era costume gridarla al passaggio del re per chiedere il suo aiuto in caso di necessità, il popolo usò tale espressione per acclamare Gesù di Nazaret, al suo ” ingresso” nella città di Gerusalemme. In seguito, osanna è diventato un modo collettivo di consenso entusiasta a Dio.

-La celebrazione delle palme viene fissata in base alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera.

-L’episodio evangelico delle “palme” rimanda sia alla celebrazione ebraica di Sukkot, ovvero la “festa delle Capanne”, in occasione della quale numerosi fedeli arrivavano in pellegrinaggio a Gerusalemme per rievocare la liberazione dall’Egitto e i quarant’anni vissuti in capanne e tende, dopo il passaggio del mar Rosso, sia al Messia atteso che secondo la tradizione si sarebbe manifestato proprio durante questa festività

-In tale festa ciascuno fedele portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi : la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza al cielo, il salice, quale riferimento ai fedeli, in silenzio di fronte a Dio. Legati insieme con un filo d’erba, quasi sempre al centro veniva posto l’etrog, una specie di cedro a mo’ di buon frutto di Israele per il mondo.

-La data della Pasqua ovvero il giorno della resurrezione di Cristo per i cattolici oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile.
-Per gli ortodossi invece tra il 4 aprile e l’8 maggio, in quanto utilizzano il calendario giuliano e non quello gregoriano come i protestanti e i cattolici .

L’ascesa al cielo di Gesù

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Con la solennità del’ascesa al cielo di Gesù, o Ascensione che insieme a quella di Pasqua e Pentecoste è una delle feste più importanti della cristianità, si conclude la vita terrena di Gesù: ” Bisogna che me ne vada, disse, perchè se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore “.

Quando avvenne?
Secondo gli scritti evangelici l’evento, della salita al cielo di Gesù per riunirsi al Padre dopo aver completato l’opera del mistero della redenzione, avvenne alla presenza degli apostoli quaranta giorni dopo la sua risurrezione : Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio […] Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Atti 1,3-11

Quali testimonianze si hanno dell’Ascensione?

Si hanno dagli apostoli evangelisti seppur in modo differente. Luca in 24,50-53 parla esplicitamente dell’ascesa di Cristo : ” Egli, -Gesù- li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. “
Giovanni in 20,17 ne parla in maniera indiretta, riportando una testimonianza di Maria Maddalena :” Gesù le disse: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”.
Matteo invece non parla esplicitamente di ascensione al cielo. In 28,16-20 riporta che Gesù appare ai discepoli su un monte della Galilea dove li aveva convocati e li invia in missione nel mondo, congedandosi da loro con le parole: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”
Marco più complesso afferma in 16,19 :” Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. “
Nel Credo degli Apostoli  l’ascensione viene accennata con queste parole: “Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”
Nel mentre s. Paolo nelle varie lettere non da risalto al passaggio di Gesù, da terra a cielo, piuttosto all’intronizzazione di Cristo alla destra del Padre: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo sta assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra; siete morti infatti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!” – Colossesi, 3, 1-3-
Dove avvenne la salita al cielo di Gesù ?
Il luogo dell’ascesa di Cristo al cielo, in Atti 1:12 viene collocato nei pressi di Gerusalemme : ” ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.” Poi la tradizione ha consacrato il monte degli ulivi come il Monte dell’Ascensione e sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino vi fece costruire una bella basilica; distrutta , verso la fine del secolo IV, la ricca Poemenia edificò un’altra basilica sul monte Oliveto ispirata al Pantheon di Roma, con al centro una piccola rotonda del luogo preciso dell’elevazione di Gesù al cielo. distrutta e ricostruita dai crociati , anche questa distrutta dai musulmani che però lasciarono in piedi l’edicola ottagonale in cui vi è la roccia venerata dai cristiani in quanto tradizione vuole vi sia impressa l’orma del piede destro di Gesù, lasciata nel momento in cui ascendeva al cielo.
Qual’ è il sgnificato  dell’Ascensione?
Il ritorno del figlio salvatore al Padre.! Come dire un manifesto congedo di Gesù che per completare tutta la Redenzione deve necessariamente ritornare al Padre : “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò” (Giov. 16, 5-7). Emblematicamente esprime l’esaltazione di Gesù Cristo risorto

Perchè Gesù sali al cielo dopo 40 giorni dalla resurrezione ?
Quaranta giorni’ sono un tempo molto simbolico negli avvenimenti biblici. Gesù, digiunò nel deserto per 40 giorni ”
San Paolo negli stessi ‘Atti’ -13, 31- dice che il Signore si fece vedere dai suoi per “molti giorni”, senza specificarne il numero, quindi è attendibile, che si tratti di un numero allusivo.

Gesù, nei 40 giorni che rimase ancora in terra, cosa fece?
Confortò gli Apostoli e li convinse di essere veramente risuscitato. Li istruì intorno al regno di Dio, poi seguito dagli Apostoli e Discepoli, andò al monte dell’ascensione, alzando il braccio li benedisse diede l’addio alla Madre e a tutti i presenti , in una nube si alzò verso la maestà dei cieli. fu allora che nel tornare a Gerusalemme gli apostoli compresero le parole che Gesù aveva detto: ” Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore “.

36 Ascensione

Dunque Gesù sale al cielo per prepararci un posto. Quindi Lui ci attende lassù. Non dimentichiamolo. Nei momenti in cui sembra di esser sopraffatti dal male, intorno c’è buio e angoscia come ora,  guardare in alto con fiducia , a Lui che è luce e salvezza è come aver la certezza che Egli trova sempre il modo di confortarci e donarci energia e speranza per superare le difficoltà presenti.

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l’ascensione che in greco Analepsis significa salire su e Episozomene  -salvezza- celebra l’ultima manifestazione visiva in terra del figlio di dio, gesù , il salvatore. tale ricorrenza si celebra nella Chiesa cattolica, nell’Oriente cristiano e in diverse confessioni protestanti.

 

Una domenica sul… Monte

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Già su quel pulmino, in compagnia di volti sconosciuti che si inerpicava, ebbi la sensazione che lo scenario di quel Monte aveva qualcosa di differente da renderlo affascinante e in quel salire a brivido sui tornanti c’era qualcosa in più del recarsi a visitare un luogo turistico.

Oltrepassata la “porta del vento” che con le sue pietre grige, sembra dir son qui a testimoniar la storia, sotto un cielo turchino, metto piede su una radura sassosa, contornata da alberi con a ovest una vista magnifica sulla pianura lussureggiante di campi verdi, delineati da forme variabili, incredibilmente perfette, dal rotondo al quadrato, illuminati da un sole splendente. A est, mura dirute scorrono in un lungo viale di cipressi e pini. A ruota del gruppo multietnico l’imbrocco e mi incammino per il mio giro di visita e conoscenza a luogo e monumenti. A fine viale, la natura s’apre a una incredibile prospettiva di fiori e verde. Varco un cancello. M’accoglie un giardino dalla vista e dai profumi attraenti con cactus giganteschi da sembrar quasi finti da quanto sono particolari, cascate di boungaville, di bianchi gelsomini, olivi, pini, querce d’un verde intenso, una varietà di colori che iridano l’occhio e dirigono i pensieri all’astratto solitario. Sorpresa dallo spettacolo mi incammino per giungere alla cima del Monte, punto focale del mio essere li. Mentre attraverso quella rigogliosa oasi con sole che macchia le foglie, delinea percorsi, tinge di rosa le vesti mi par che… Che le mie le scalda, le ribolle tanto che cerco un posto in ombra per refrigerarle. Trovo un angolo, mi siedo a ridosso di un muretto da cui sporge un cespuglio al culmine di una fioritura di un intenso fucsia e vermiglio da espandere un senso di chiarore all’animo esitante e scrutatore, finito in quel bollore per un impulso errante assetato di incontrare, conoscere, trovare, nutrirsi di bellezza e al contempo svuotarsi di quella consumata. Rimesto nella sacca-zaino in cerca del ventaglio ma il riverbero d’un raggio mi colpisce in fronte, mi blocca la mano, mi sfoca il pensiero, rende senza tempo lo sguardo e..e percepisco. Intuisco che il bollore delle vesti che mi ha arenato sotto quel cespuglio non è altri che un ribollir intimo. Poi, come per malia, quel riflesso ne snocciola il senso, l’origine, e in tutta la sua crudità svela la mia viaggiante pena. L’impatto è forte, tento di sollevarmi per disfarmi da calore e vista. Inutile. La cognizione mi sovrasta. Si accende e riarde sotto le vesti da scuotermi la terra arida a vulcano da farmi schizzare oltre quell’oasi sul Monte per depositarmi alla foce  di un fiume lunghissimo per esplicitarmi il suo gorgare diramante fino all’estuario. Ravviso egoismo e un tantino di terrore. Formarsi l’inquetudine. Presentarsi all’ego con passo smorzato. Infilarsi nei ribelli turbamenti intimi. Insediarsi col suo fluire nervoso negli incofessi desideri di rifiuto. Mettersi in azione dirompente la stabilità interiore nel momento ostinato di un no al Monte egotico.

Fu un giorno garbuglio.

Presa dal panico feci del tutto per abortire il Monte dal mio quotidiano temporale.

Anche se v’ero salita tante volte, anche se migliaia di altre avevo detto lo accetto, salgo. La verità nel profondo era altra. Ogni volta vi ero salita non per accettazione ma per aspettativa che il pendio si trasformasse in pianura. Purtroppo ogni volta era sempre Monte e assai arduo da scalare. Così, quel giorno, lo rifiutai a priori alla mia oggettività. Con cocciutaggine dissi: non lo voglio più nella mia vita come una condizione di eventi perfettibili e quindi di sofferenza trasfigurante atti e pensieri. Semmai che si presenta e debba inerpicarmi voglio, pretendo, sia un Monte temporaneo e per ogni salita indietro ambisco cose come soldi, contentezza, certezza di costruire senza subire crolli. Soprattutto rivendico  un diritto di gratificazione a profitto dei miei figli. Insomma ogni arrampicata obbligatami dalle circostanze, leggera o ostica, deve darmi la contropartita certa  che giammai i miei figli saliranno a un Monte. All’opposto mio, nella vita avranno tutto. La felicità in ogni sua accezione.

Che asineria il mio rifiuto e che utopia il mio esigere!

Anelavo, volevo.. ? Beh, ho avuto… abbondanza di stress fisico e mentale!

Difatto, rifiutarmi patteggiando un corrispettivo non ha eliminato i Monti da rampicarsi. Solo peggiorato le condizioni nell’affrontarli .

Invero quel rifiuto ha instaurato un meccanismo intimo di irrequietezza persistente che a mano a mano che constatavo il non ottenimento ambito, cresceva, cresceva e poi sprofondava nell’ interiore da rendere sempre più difficile mantenere il controllo da impedire di diventare insopportabile compagna di ogni parametro della realtà. La conseguenza del categorico rifiuto era logica ma sopraffatta dall’ego cieco non avevo saputo discernerla. D’altronde come potevo se mi ero ficcata in testa il tarlo fisso che a un certo punto della vita volevo essere una privilegiata, anzi una specialissima. Se, consideravo un diritto divino che la vita mi premiasse. Anche perchè ero straconvinta che quel Qualcuno di soprannaturale in cui credevo, se non prima almeno poi, doveva intervenire. Per meglio dire dall’Alto della sua giustizia doveva calare a tutti i costi la mano benigna della ricompensa sotto forma di beni materiali, guadagnati accettando il Monte e soffrendo ogni genere di traversia nell’ arrampicata?

Nel mentre quel riverbero frondava obliquamente i giganteschi cactus e mi dipanava l’origine dell’ inquetudine incessante che da anni trapanava l’intimo, e bruciava le carni, sento un frescore. sfiorarmi e quel bollore che mi ha arenata in quell’angolo sparisce. Riprendo il percorso del mio giro. Tra un mare di aromi, un multicolore variegar di forme fiorite, di verde, cocci, ruderi, oltrechè un accogliente ristoro con dei giovani sorridenti, un via vai di gente, di scatti fotografici, arrivo al punto alto, alla spianata del monte. Alla Basilica.

L’impatto visivo è notevole. L’architettura, di robusto vagheggio gotico, con le due torri campanarie protese verso l’Alto, si staglia nel cielo di un azzurro trasparente, come a chiudere all’occhio ogni visuale che disloca l’attenzione verso il basso per inquadrarla su un panorama ascendente indemarcabile. Ma ancor più significativo lo è quello dell’ingresso. La magnificenza policroma, le pietre pregiate, i marmi, le finestre, gli alabastri, le capriate, le figurazioni, il pavimento che a tre quarti della navata, con una ventina di gradini, sprofonda in una cripta che nasconde i resti di preesistenti fabbricati e in fondo culmina l’incanto nello sfoggio di un presbiterio, con uno splendore di mosaici di fattura italiana, d’insistente luccichio da ammaliar occhi e anima e parer inoltrarsi nel cielo. Affascinata dallo sfolgorio di bianco, blu, oro che riempe le curve pareti, mi siedo sulla panca sinistra del presbiterio. In silenzio miro e rimiro le tessere mosaicali e cerco di carpire ogni dettaglio delle immagini per fissarle nella mente. Quel guardare, nel suo insieme, mi estasia e come Matteo mi vien da esclamare : “è bello stare qui” .

Tanto bello da perdermi ogni cognizione del tempo e del contesto.

Nel mentre sto imbambolata con l’occhio fisso, su uno dei mosaici un brusio di un folto gruppo di visitatori s’approccia all’orecchio. Intuisco che l’atmosfera cambia e sta per iniziare la messa ma il mio muto imbambolamento non cambia. Un rincorrere di impressioni fortissime estrania la mente e tiene l’occhio inchiodato sui mosaici da non riuscire a seguire attivamente la messa che officia don Carlo.

A un tratto una dolcissima soave melodia si diffonde, cheta, avvolge, trasporta in uno scenario di luce. Tanta luce. Amore. Tanto amore. Mi par avvertire un respiro immenso. Forse è il fiato unisono della folla, penso. Riconcentro lo sguardo su tutta quella magnificenza artistica che mi circonda e.. E poi, che strana sensazione provo guardando i mosaici innanzi a me. È come se qualcuno dalle spalle mi sfila un sacco pesante!

Con una fugace riflessione mi dico: m’è parso che qualcuno mi ha tolto un carico.

Boh, non so capacitarmi dell’impressione ma mi sento alleggerita.

Ne incredula ne convinta seguito a guardare e poi domando: cosa c’era dentro, nel sacco, di così pesante? Anche se, a volte, mi dibattevo per togliermi qualcosa di fastidioso che mi piombava su un punto morto, rendendo il sorriso da spontaneo a greve in ogni gesto della vita, a essere sincera non mi pareva di avere un carico sulle spalle! Però.. devono essere state tante le cose che avevo infilato nel sacco se quando Qualcuno me l’ha sfilato ho provato un senso enorme di sollievo. Una leggerezza da sentirmi libellula e una beatitudine che mi trasportava oltre le pareti, fin in cima a una cascata d’acqua cristallina che depurava d’ogni scoria umana!

Perplessa dalla sensazione mi alieno dall’ insieme della folla.

Mille domande si affollano nell’intimo pensiero.

Non so darmi una logica.

Attonito lo sguardo fugge lontano. In silenzio guardo, non prego, o forse si. So che guardo, guardo e mi alleggerisco, guardo e mi libero. Una luce radiosa penetra dalla vetrata m’invade d’un ardore come da lunghissimo tempo non provavo.

Ohohoh.. Sono libera, libera, libera.

Libera da che? Non lo so ancora!

Strano.

Mentalmente ripeto un ritornello: i pesi si sono alzati, qualcuno li ha sollevati, finito il passato, si apre il futuro. Aria di Cristo ho respirato, pace e gioia mi ha toccato. Aria di misericordia fraterna mi ha circondato, il cammino è avviato, dove condurrà non ho da saperlo, oggi basta crederlo. Confido, spero, credo e spero che …che il tempo poi… non sia spietato con me! Guardo ..non prego..o forse si…

Una mano mi scuote. Una voce mi chiama. Passi mi tronano ma non mi distacco. Arriva don Carlo, perentorio mi intima di uscire e riaggregarmi al gruppo. Controvoglia mi alzo e lo seguo. Una luce accecante mi onublia la vista. A orecchio seguo il gruppo. Ripercorro il viale di pini e cipressi fino alla radura. Come un automa salgo sul pulmino che riporta a valle. A poco a poco riacquisto cognizione visiva. Rioltrepasso la porta del vento, un radioso chiarore m’invade d’un ardore come da lunghissimo tempo non provavo. In un attimo mi par chiaro il perché da un po’ camminavo con passo angoscioso, da un po, come impedito da una pigrizia cronica, insolita per me,il sorriso spento e atrofico non affiorava più sulle mie labbra. Ballenzolando su quei tornanti scoscesi guardo lo spettacolo naturale di quella terra che mi sfila fuggevole come il vento con predisposizione nuova, come a carpire una comunicazione, un linguaggio,un espressione da portarmi in aggiunta al momento vissuto e mi si apre un oltre di sensazioni extra luogo che non so descrivere. 

Non so, cosa sia avvenuto sul Monte, luogo di silenzio, ascolto, preghiera e contemplazione. Luogo spirituale, meta di continuo pellegrinaggio. So che tornata mi ha schiodato il c.. dal divano. La paura di affrontare il monte è scomparsa. Anzi, se si presenta mi par un pendio su cui inoltrarsi è camminare tra rose e fiori, tanto  piacevole da arrivare in cima senza fiatone e con una sensazione di vittoria, di completezza intima ineguagliabile da farmi gustare la vista panoramica che mi si presenta comunque sia.

Effetto montagna trasfigurazione? Boh, Mistero!

Buona domenica a tutti e… se vi capita o decidete di passarla inerpicandovi su un monte osservate bene il panorama per cogliere l’ oltre campo visivo. E’ meraviglioso!

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la porta del v

.. Ci son tornata per scoprirlo. Solitaria il Monte mi ha accolto. In silenzio ho meditato. Forse l’importanza del luogo mi ha mutato ma  forse no..Forse ho pregato ma anche no…forse ho ringraziato ma anche no…ma di certo ora  so…Nel mondo sei invitata a essere il riflesso di ciò che vivi sul monte..Perchè? Se ben ascolti e guardi  Lui sul Tabor c’è.  Eccome se c’è!

Domenica delle Palme nell’arte poetica.

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Rami d’Olivo

Quanti rami d’olivo! Avanti! Avanti!

Son bell’e benedetti: o chi ne vuole?

Li ho colti stamattina, e tutti quanti

coi primi raggi li ha baciati il sole.

Sull’uscio, alla finestra, a capo al letto

metteteci l’Olivo benedetto;

come la luce e le stelle serene

un po’ di luce, al cor, fa tanto bene…

M. Giarrè Billi

par giotto

L’olivo benedetto

Lo sai, che su tutti gli altari,

oggi benedicon l’olivo?…

Domenica dell’olivo:

domenica di pace!

Andiamo, vecchio: entriamo.

La chiesa è pe’ tuoi pari;

che lì, se non altro, si tace…

Chiedine un piccolo ramo,

di quell’olivo di pace:

portalo a casa con te.

È ancora umido e vivo

come una fronda novella;

pieghevole come un giunco;

fresco così che le foglie

odorano a troncarle;

odorano più che alle nari,

d’amarognolo, al palato,

come l’olio appena torchiato.

Chi sa da quale adunco

pennato fu còlto stamani!

Chi sa da quali mani,

leggère alle cose leggère

e alle pesanti dure,

fu posto in quel paniere

medesimo, dove si bruca

la nera bacca!… Era di primo giorno

forse; e perciò, vedi?, conserva ancora

su di sé quel pallore

d’alba – allorché la luna mattutina

vanisce nel cielo di perla

come una festuca

incenerita, e ogni stella

si spegne in un pianto di brina…

Portalo teco, sul cuore;

portalo con sereno ciglio.

Danne una ciocca a tua moglie

e una ciocca a tuo figlio.

Fa come un tempo la madre

tua, benedetta!, faceva con te.

Pietro Mastri

IMG_6698-ter-Assisi-Basilica-di-S.-Francesco-Chiesa-Inferiore-Lorenzetti-ingresso-a-Gerusalemme

La domenica delle Palme
Chinar la testa che vale?
E che val nova fermezza?
Io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale,

mentre la madre mia buona
entra con passo furtivo
nella mia stanza e mi dona
un ramoscello d’ulivo…

E se ne va. Tutto quello
ch’ella vuol dirmi lo dice
a questo suo ramoscello
che adornerà una cornice:
adornerà la cornice
dorata a capo del letto
l’ulivo ch’è benedetto,
l’ulivo che benedice;

porterà pace e abbondanza
nelle casette più sole,
rallegrerà un po’ la stanza
dell’infermo, senza sole,

ricorderà poi con tanta
fede l’ingresso solenne
di Cristo a Gerusalemme
nella domenica santa!…

Ulivo, e a me che dirai?
Le stesse cose anche tu?
se una parola: giammai,
se due parole: mai più?

Nulla tu doni al mio cuore
che lo consoli un istante,
ed il mio sguardo tremante
non vede in te che un colore:

il color triste di tutto
il mondo che non ha sole
e piange tacito e vuole
vestirsi di mezzo lutto;
il colore della noia
e dei fiori di bugia,
il colore della mia
giovinezza senza gioia;

il colore del passato
che ritorna ben vestito,
il color dell’infinito
e di ciò che non è stato;

il color triste dell’ore
così lente a venir giù
dai lor numeri, il colore
che non è colore più.

di Marino Moretti

ICONA-CRISTO-ENTRA-A-GERUSALEMME

La Domenica dell’olivo

Hanno compiuto in questo dì, gli uccelli

il nido (oggi e la festa dell olivo)

di foglie secche, radiche, fuscelli;

quel sul cipresso, questo su l’alloro,

al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,

nell’ombra mossa d’un tremolio d’oro.

E covano sul musco e sul lichene

fissando muti il cielo cristallino,

con improvvisi palpiti, se viene

un ronzio d’ape, un vol di maggiolino.

Giovanni Pascoli

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La Domenica delle Palme, come ricorda l’evangelista Matteo, è la Domenica  del giorno del trionfo di Gesù:

Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi!”

A tale ricorrenza religiosa, decisamente un tempo assai sentita dal popolo cristiano, tanti poeti  hanno dedicato versi che vanno aldila della narrazione escatologica.Tra le tante opere del patrimonio culturale espressivo ve ne sono alcune a me care, come quelle sopra,  in quanto mi riportano la mente a sensazioni di letizia oltrechè a descrizioni vissute con grande partecipazione collettiva.

olivo

Buona domenica delle palme o dell’olivo amici e passanti!

bydif

 

 

La Candelora: festa di luce e purezza e…

candele

La candelora: festa di luce, purezza e…previsioni del tempo!

La Candelora o caldelaia o candelaia… o festa delle candele per la chiesa cattolica è la festività della luce e purezza ma per il popolo è il giorno della predizione del tempo che precede l’arrivo della primavera.

Già da quando ero piccola la festa aveva un doppio significato tuttavia sul profano premineva il sentimento sacro Non è più così. La Candelora ormai è la previsione del tempo, il giorno dell auspicio, di fine o meno dell’inverno analogo a quello della marmotta in voga in usa. Tanti i detti proverbiali per sancire il tempo prossimo. Tra i tanti quello del mio paese recita: alla candelora se appar lu vento altri 40 giuorni de maltiempo; se appar lu solarone 40 giuorni de bieltempo; se appar pioggia vento  e solariello de l’inverno siemo dentro”. Beh, da quel che vedo: l’inverno è duro a morire e la primavera tarda a venire, spero non ci prenda perché il sole mi manca assai.

Ma la candelora dal punto di vista religioso  ha ben altra significazione del divinare la fine o meno dell’inverno. Ha una essenza molto profonda e importante, ovviamente perchì ha fede, è il giorno della festa di luce e di purificazione. 

Festa di luce, di luce per illuminare le genti” luce Divina che Simeone ravvisò in Gesù Bambino quando fu portato da Giuseppe e Maria al tempio.luca,2,29, come da usanza ebraica ogni figlio primogenito maschio a 40 giorni dalla nascita doveva essere presentato al tempio per essere circonciso. A memoria si festeggia la presentazione di Gesù e si simboleggia la Luce Divina col rito dell accensione e benedizione delle candele. Candele che benedette, attualmente la tradizione generica richiama all’uso a protezione dal male spirituale e fisico, in particolare della gola, da adoperare nel giorno di san Biagio, bensì nella formula più alta l’espressione del vecchio Simeone sottintende Luce che allontana dalle tenebre purifica e segna la via che pilota alla Luce più grande, la Luce divina di Gesù. Quel Gesù Luce, Cristo di salvezza. 

Festa di purezza, simboleggiata nel rito di purificazione di Maria madre di Gesù, che sempre in base a leggi ebraiche come madre di figlio maschio partorito doveva presentarsi al tempio per la purificazione. Sottoporsi a una, per così dire, “ripulitura” per ridare la candidezza persa nel dare alla luce il figlio. Un rito purificativo che Maria, l’eletta dal Signore” secondo le scritture madre incontaminata non ne aveva certo bisogno ma ligia alle leggi di Mosè non poteva sottrarsi. Per il credente un  presentarsi al tempio Divino per essere riscattati  dal Divino Dio Figlio e Padre e Spirito.  Spirito materializzatosi nella  discesa al cenacolo su Maria e gli apostoli sottoforma di fiamma. Quindi luce e fuoco, la fiamma che arde e  illumina, il fuoco che brucia e purifica.  

Tante le tradizioni popolari legate alla Candelora o Caldelaia o di santa Maria la calderara a cui un tempo lungo il Po si faceva grandissima festa con tantissimi lumi e falò per esorcizzare gli spiriti del male e auspicare protezione a persone e raccolto che accendevano la notte di luce e le acque, altro simbolo di purificazione,  di riflessi dorati da creare suggestive visioni nonché speranze di buona sorte.

Come altre festività anche la Candelora sembra essere traslata da altre feste profane molto più antiche. Infatti il termine candelora pare derivi da una festa romana la “festum candelarum” in cui la dea Giunone portata in processione con le fiaccole purificava la città o dalla juno febriata in cui erano le donne romane tra il 14 /15 febbraio a girare le stade con una torcia per disinfestarle da malefici. Sin dal tempo dei tempi il fuoco è emblema di scaccia paure e purificazione di forze nefaste. Però potrebbe anche riferirsi alla “Candelifera” una divinità a cui nel momento del travaglio si accendeva un lume a protezione di madre e bambino. In certi paesi il 1 febbraio si celebra il mezzo inverno, l’addio all’inverno l’ “imbolc” in irlandese “in grembo” la primavera è in arrivo. Agli albori era una festa celtica dedicata alla luminosa e materna dea brigid che cadeva nel periodo della venuta alla luce degli agnellini. Successivamente cristianizzata in Santa Brigida d’Irlanda poiché non è un caso se la festa ricorre il 1 febbraio e nell’iconografia agiografica in effetti è ritenuta la nutrice di Cristo.

In conclusione, da qualunque derivazione di festa profana provenga la Canderola o la santa Maria Canderola sacrale è assai eloquente che: fuoco, luce, maternità, tempo, accomuna le feste. Tutti simboli molto rilevanti nella credenza e nella storia dell’uomo.

Fuoco, notoriamente distrugge e decontamina, purifica terra e ambiente, rinnova la forza per ricrescita e ripresa;

Luce, per antonomasia illumina e schiarisce il cammino; è la fiamma che espelle paure ed ombre dell’umano e si fa ardente fiaccola di luce del Divino Eterno.

Maternità, Purificazione della madre = divinità materna; =redenzione e liberazione per accedere al Divino;  risveglio come venuta alla luce; ma anche fine=principio.

Tempo, mezzo inverno= beltempo, maltempo=luce, oscurità=ma anche cattivo raccolto=buon raccolto, in quanto le condizioni metereologiche più o meno favorevoli in questo periodo influiscono molto sul raccolto futuro, specie di grano e uva. Come ricorda il detto “brutto tempo a calderola per 40 giorni se rinnova e il raccolto sfora”

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Un saluto di luce e sole e calore a tutti

bydif

Chi c’è nella grotta

Aldilà della fede che ti anima trovarsi davanti alla grotta di Lourdes e scrutare gli occhi dei pellegrini che col rosario in mano, a tutte le ore del giorno e della notte, col sole, il vento o la pioggia battente, se ne stanno li, per ore, e ore, a fissare quella bianca statua di Madonna nell’incavo, è un esperienza che spiritualmente coinvolge e allo stesso tempo, almeno a me, pone mille interrogativi. Sensibilizza perché avverti che quel popolo che prega in varie lingue non è li per caso. È li per decisione che varia da persona a persona. In molti trapela un esserci per una tenue speranza. In altri per un totale affrancamento. In certi altri per una richiesta precisa. In taluni per sbrogliare un ammasso di sconcerti intimi. In alcuni per una sorta di ringraziamento.

Pone mille interrogativi perché in nessuno filtra un disinteresse o un minimo distacco mentale da quella bianca immagine. Ognuno, con gli occhi fissi o col capo chino, se ne sta li cerebralmente sintonizzato su quella statua di donna ieratica e non si scollega nemmeno se diluvia ma sgrana il rosario come se fiammeggiasse il sole. Ti domandi e ridomandi: come è possibile che nessuno palesa una reazione di disagio neanche se inzuppato da testa a piè? Non ha senso logico. Se li guardi però…

Se li guardi, in quei pellegrini abbrividiti da pioggia e freddo o abbrunati da sole e calura, da parerti sagome lignee incollate a panche o selciato, la risposta a una illogica l’afferri all’istante. È scritta a caratteri cubitali sui loro volti: attesa. In ogni immagine umana, giovane, meno giovane, libera o impedita, è la parolina magica che li rende inalterabili alla condizione climatica. Aspettativa di che? Beh, è scontato, di quel qualcosa impossibile all’umano! Si, ognuno da quella bianca immagine di Donna Divina stoicamente si attende un atto straordinario di sgravio, una “guarigione” del dilemma che li tempesta nel fisico o nello spirito.

Il singolare che stupisce e allocca il pensiero realista è che nei volti non filtra Illusione, ma certezza. Una assoluta sicurezza di essere, da quella immagine statica di Madonna, ascoltati, compresi, esauditi in qualsiasi ragione li cruccia e per la quale son li, fissi e irreagenti a qualunque deconcentrazione.

Fa invidia l’aggrappamento totale a simile convinzione. In specie se hai la consapevolezza d’esser incapace di sperimentare un analogo stoicismo per inseguire un qualcosa di ipotetico. Benché…

Benché se a Lourdes mi ha suscitato sbalordimento constatare come ogni pellegrino, quando si scollega da quell’immagine, ha il volto radioso, pacificato e soddisfatto come quello di chi ha ottenuto tutto ciò che a quella immagine ha implorato, il frastornamento, che mi ha invaso, dopo lo scattare foto a quella Bianca immagine, nel guardarle dovermi domandare: chi c’è in quella grotta oltre la Vergine immacolata, è stato inceppante d’ogni altra emozione o turbamento provato in quel via vai di volti giunti a Lourdes dai luoghi più sperduti del pianeta.

Ogni tanto guardo quelle foto. In particolare le  due che posto.

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Ogni volta cerco di afferrare il perché a distanza di un minuto le immagini son tanto diverse e in una mi par vedere, alla sinistra di Maria, una specie di vermiciattolo beffardo.

Purtroppo non arrivo mai a una deduzione certa.

Nel guardarle e riguardarle il dubbio rimane e la domanda che mi impella è sempre la stessa: nella grotta, c’è o non c’è un intruso?

Boh! Arriverò mai a comprendere e… se c’è, perché c’è?

Se non avessi scattato io le foto… direi che son frutto di un pazzoide burlone.

 

In attesa di risolvere il mio etereo rebus visivo a tutti un concreto augurio di felice weekhend

bydif

 

 

Immacolato passaggio

m

Evanescenti immagini

mi riporta il pensiero

d’occhi da bambina rivolti al cielo

per veder

tra le stelle lattee

il TUO miracoloso passaggio

In quella via aperta al cuore

dal candore fanciullesco

anche nella notte più offusca

trovavo

il TUO manto sospeso

pieno di tenerezza l’angelico sorriso

Nello sfiorar del vento

 l’immacolato alito intenso

Allora

mi sembrava un canto immenso

a balsamo d’animo pulito d’ogni scontento

e

fioriti cieli sereni germogliavano futuri

Nell’occhio trepido la tua venuta correva

alberi carichi d’amore di luce inondava

nell’incanto immaginario ogni dubbio si perdeva

….A quella ammasso di stelle

mi riporta il pensiero stasera….

Libera da fanciullo inganno fra le stelle guardo

incredula

 ancor vedo il TUO immacolato passaggio!

Quel biancor dolcissimo

rassicura il mio animo stanco

e.r.

….0ggi è l’Immacolata concezione. L’unica donna nata senza la macchia del peccato originale. Un dogma cristiano del 1854, proclamato dopo le apparizioni a Bernadette da Soubirous, da papa Pio IX, e  dopo plurisecolari diatribe e storia di fede.

Perchè Immacolata? Perchè prescelta a esser madre del Dio salvifico e madre di tutti i popoli. Destinata a rimaner pura. L’ Incontaminata Vergine, in spirito e corpo,  Madre del Figlio che  si metterà sotto i piedi la serpe malefica che nuoce all’umanità intera.

Un tempo, tutti si aspettava con ansia di festeggiare L’immacolata e, dall’8 al 10 dicembre grandi e piccoli alla sera eravamo con il naso all’insù per vedere il passaggio della Madonna con gli angeli. Oggi non ricordo ciò che vedevamo ma non ha importanta dentro mi è rimasto il ricordo di una sacralità intensa, colorita da voci e volti di devozione della comunità in cui vivevo e della famiglia

L’immacolata  si festeggia ancora  ma non più come allora. Oggi è sbandierata assai ma….ma  come “ponte per vacanze e shopping” Si è quasi dimenticato che l’Immacolata è Ponte,  ma   Ponte universale  di  amore. Come ha detto Papa francesco:

“Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi.”

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Lieta giornata a tutti

by dif

l’immagine della Vergine in basso l’ho scattata a Nazareth,, nel piazzale della Basilica dell’Annunciazione.

Mater Maria

Tiziano l'assunta

Violetti Frizzi

Lievi Vanno

Consumati Sacrifici

Mater Maria

In Occhi Lontani

Si Perdono

Luci Serafiche

Porte Segrete

Aprono

Aliante Bellezza

Carnale

Nella Via Del Cielo

Sole Di Fuoco

Cenera

Nell’oltremare Nero

Risveglia

Sacrale Purezza

Assurge

Magnificat Gloria

Figlio

Umano Eterna

e. r.

l'assunta scultura lignea abbazia cistercense rivalta

Secondo la tradizione cristiana oggi è il giorno in cui la Vergine, madre del figlio di Dio, Maria fu “ assunta alla gloria celeste”. Un tempo era la festa regina di tutte le feste. Per Maria Assunta a gloria, in corpo e anima, ci si agghindava più che per andare a un ballo, più che a un incontro con l’innamorato. Il 15 di agosto ci si trovava, si facevano fuochi, si cantava, si allestivano tavolate, si rideva, si mangiava la cocomera e a volte scherzando ci si imbrattava e si chiudeva la giornata con in cuore la leggerezza di aver passato una giornata spensierata  onorando Maria. Oggi si fa festa, si mangia, ci si trova, si ride ma non più come allora. Lo spirito è diverso. Piuttosto pagano. Sembra quasi d’esser tornati alle ferie augustee. E i 2000 anni di storia cristiana? Quelli andati spersi nei rivoli del godimento profano!  Quanti si ricordano che è l’Assunta? A giudicare dalle feste qui e le feste la…uhm… Eppure per i cristiani, almeno che dicono d’esserlo,  dovrebbe essere un giorno di letizia e compagnia senza scordarsi di Maria. Perché? Perché Maria è la porta del cielo. l’icona Madre mediatrice tra terra e cielo tra fisico e metafisico. Solennizzare la sua assunzione non può essere altro che un modo per dire grazie al capolavoro di Dio.

Ricordando ciò a tutti auguro una lieta serata, perchì è costretto a lavorare l’augurio è doppio

bydif 

 l’immagine in alto  è un particolare dell’ Assunzione ad opera del Tziano; quella in basso è di una scultura lignea dell’abbazia cistercense di Rivalta.