E adesso? Adesso…

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E adesso? Adesso… che la politica da nobile arte è stata mutata in ignobile mercanteggio,e sia chiaro, per fini tutt’altro che onorevoli, abilmente smerciati, da un ambizioso sensale, come virtù ingegneristiche di soccorso
a un paese sull’orlo di un baratro, per malefatta di calcolo sbagliato di un incompetente sfrontato. Adesso che posso bramare?
Posso bramare che i gravi problemi che ogni giorno m’assillano si risolvano nuotando in un pantano camerale?
Manco se mi trasformo in rana!
Anelare che l’angoscia di infettarsi con un virus fatale andando dal fornaio sparisca dal mio panorama?
Manco se vi dipingo un gigantesco iniettore!
Augurarmi che finisca la babele di notturni concistori e giornalieri blaterare discordanti che liberano o coartano, rassicurano o agghiacciano,da incasinare la testa?
Manco se prego tutti i Santi!
Mirare a un futuro di riapertura di porte, portoni e saracinesche?
Manco se chiamo il migliore fabbro!
Convincere mio nipote che la dad è eccellente mezzo educativo per apprendere e acculturarsi e i banchi a rotelle sono ottimi per esercitazioni ginniche per crescere sano?
Manco se m’appello a san Giuseppe da Copertino!
Confermare  ai miei figli che l’etica è un valore irrinunciabile?
Manco se resuscito Socrate!
Placare l’ansia della Cesarina tappata in casa, sola soletta, ascolta quel che dicono in TV, poi chiama a tutte l’ore che a un caos che le fa salire alle stelle la pressione e vuol sapere da me quando la baraonda finisce?
Manco se imploro la fata turchina!
E Adesso…? Adesso è tutto un guazzabuglio in cui non posso ambire proprio a nulla e il perché è pure banale. C’è forse da aspettarsi da un politicar sceso tanto in basso una conseguenza positiva a risolver i problemi reali di qualcuno?
Manco nei sogni più chimerici!

Quello che mi irrita assai assai, non è la delusione  e neppure dovuto al decadere della nobile arte, ogni tanto ci sta che l’uomo nell’esercitarla mistifica per contentar la plebe, quanto all’ignobile recital messo in scena per attrarre qualche uditore a sbellicarsi in encomi all’attore principale che già di per se si smascellava a magnificare la sua bravura di interprete, per allettar una cerchia di traffichini a fargli mantener il ruolo di star e allontanar lo spettro d’esser declassato a miserevole comparsa.
Adesso sperar che tanta indegnità muti situazione è assurdità da squilibrati bontemponi. Adesso tutto il can can sollevato da una critica, giusta o sbagliata che era, per bramosia di conservar gloria e potere fa si che tutto andrà peggio di prima! A meno che…
A meno che qualcuno di gran senno ed esperienza non si chieda: vabbè fuori uno, ma fuori due…uhm non quadra e dia di ramazza. 

bydif

 

I love you

rosso cuore

Ti amo come amo la luce, il mondo, la vita e tutto quanto vi scorre nel bene e nel male.

Ti amo nel grande e nel piccolo, nella montagna immobile, nel prato verde, nel grano maturo, nei frutti rosati del pesco, nella gemma verde d’una foglia, negli occhi d’un bimbo.

Ti amo nello scivolare delle acque limpide d’un torrente alpino, nel mare in burrasca, nel vento che fischia, nell’urlo di paura, nelle nuvole che oscurano il cielo, nella luna che sfiora le mie pupille sveglie, nel sole che sorge il sole o quando la tempesta infuria.

Ti amo nei sudici rigagnoli che scorrono all’angolo della via, nel rombo di un motore, nel fumo d’un falò estivo, nel tremolio di una stella, nel rumore dell’onda, nel tramonto lilla.

Ti amo nell’odio e nella vendetta come ti amo nel giglio puro, nella margherita appena sbocciata, nel gorgheggio d’un usignolo, nel fruscio del vento, nei veli della sera.

Ti amo con impeto, con gioia, con ardore e il cuore stretto nella morsa gelida dell’indifferenza

Ti amo ovunque, oltre il reale e possibile sempre ti cerco in ogni cosa, nell’umanità che incrocio e in tutto quello che nasconde e, ti amerò fin tanto l’amarti mi renderà combattiva, aggressiva, frenetica, senza equilibrio ma viva, guizzante piena di fremiti.

Ti amo perché il giorno mi sembra la notte senza te e la vita inerte.

Ti amo in modo limpido, incorruttibile, platonico, senza domande.

Ti amo qualunque cosa succeda, aldilà del tempo, degli uomini e della vita.

Ti amo con le catene, in schiavitù, liberamente, caparbiamente e insensatamente.

Ti amo nell’infelicità e nel dolore, nella crudeltà e nella tristezza.

Ti amo con la mente, lo sguardo, la disperazione.

Ti amo con il sorriso e gli occhi pieni di lacrime.

Ti amo senza ricevere affetto e gentilezza.

Ti amo perché voglio amarti, anche se non meriti un amore né grande né piccolo.

Anche se appartieni solo a te stesso.

Anche se sei un albero infruttifero.

Anche se detesti l’amore e cerchi l’apparenza, l’ipocrisia, l’inganno.

Anche se calpesti massacri e distruggi il sentimento.

Anche se per te è un gioco, un passatempo futile, una bestiale insipidezza, uno sciupio di tenerezza, un ingordo bottino, una ricca libagione.

I love you

perché…. non posso fare a meno di amarti

Ma….

Se non volessi amarti saresti già un niente, uno zero assoluto.

cuore in mano

 

ByDif

Buon San Valentino

Ritrovarsi

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OGGI

NON HO VOGLIA DI SPIGNATTARE

HO VOGLIA DI CANTARE

CAMMINARE IN RIVA AL MARE

GIOCARE CON IL VENTO

INEBRIARMI DI SOLE

GIROVAGARE

RUZZOLARE GIÙ DALLA COLLINA

ASCENDERE ALLA CIMA

AFFERRARE L’ALITO GENTILE DI UN FIORE

INNALZARE LO SGUARDO ALL’INFINITO

RIEMPIRE STELLE E ASTRI DI SORRISI

LE NUVOLE DI ROSEI PARADISI

OGGI

NON HO VOGLIA DI DELIZIE EFFIMERE

HO VOGLIA DI NAVIGARE

ASCOLTARE

MEDITARE

EMPIRMI DI COLORI

SCACCIARE OGNI DISCROMIA

RITROVARE L’ESSENZA VERA

ASCRITTA IN OGNI SFIDA GIORNALIERA

DAL RUMORE DELLA VITA

 

…………………………..

oggi è il mio compleanno

voglio correre leggera

gustare il dono della vita

nella realtà passeggera

……………………………………..

 

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a tutti lascio un cioccolatino e un saluto gioioso

 

dif

NOI DUE

OGGI,  NON SO IL PERCHE’, A  MIA SORELLA A CUI VOGLIO UNA MONTAGNA DI BENE

VOGLIO DIRLE ATTRAVERSO LE SEGUENTI PAROLE CHE MAI NULLA CI DIVIDERA’ O SARA’ TANTO

IMPORTANTE DA FARCI LITIGARE:

IO E TE SORELLA MIA

ABBIAM PERCORSO LA NOSTRA VIA

PIANA LA TUA TRAVERSA LA MIA

INTERVALLATA DA BRUSCHE STERZATE

E PROSPETTIVE BIFORCATE

TU FORMICA IO CICALA

TANTO DIVERSE

NELL’ASPETTO E NEL PENSIERO

QUANTO UNITE IN SPIRITO

DA FILOSOFIE

CHE TROVAN RAGIONE NEL CUOR

E SAGGEZZA IN FATICA

COSI’ LE SCARAMUCCE

SON VOLATE VIA

SVANITE COME BOLLE DI SAPONE

A SBUFFO DI SORRISO

NOI DUE

PUNTO FOCALE

SULL’ORIZZONTE SCONFINATO

LE NOSTRE RETTE ABBIAM TRACCIATO

ABBOZZANDO SULLA TELA DEGLI IDEALI

LE VARIABILI ESISTENZIALI.

ZIG ZAGANDO FRA I SEGMENTI

INTERSECANTI

MAI DEVIAMMO DAI PRINCIPI ISPIRATORI

DEI NOSTRI GENITORI

DI LOTTARE E MAI MOLLARE.

SPESSO

IO

HO CARAMBOLATO

E PER VOLERE DI DESTINO INGRATO

IN VORTICI FRENETICI GIRATO

MA IL NOSTRO AQUILONE

IN ALTO HA LIBRATO

COL FILO D’AMORE TRASVOLATO

LA REALTA’ INTERMINATA

OGGI

TENENDOCI AGGANCIATE

SENZA PRIVARCI DELLA LIBERTA’

BRAMATA

VAGHIAMO IN TERRE IGNOTE

PER OSSERVARE IL VARIARE

DEGLI ELEMENTI

DELLE GENTI E DEI SAPORI

NOI DUE

SEMPRE INSIEME

BAMBINE VOGLIOSE

MAI SAZIE DI SAPERE

LE VERITA’ RETROSTANTI

SOVERCHIATE DAGLI ANGOLI

*

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dif

ti ricordi? quei due puntolini sullo sfondo siamo noi!

RIFLESSO SPECULARE

Ci sono attimi di stanca mentale e fisica nei quali guardandoti allo specchio ti sembra di percorrere un tracciato interno che ti sdoppia. Incredibilmente ti sembra di vedere un viso e un corpo che non ti appartengono, una specie di ammasso zavorrato a forza dalla volontà per farlo restare  ben saldo sul palcoscenico della vita.  Nello stesso tempo ti sembra di vedere un viso e un corpo somigliante alla tua immagine di tutti i giorni ma con un qualcosa  che ti lascia perplessa perchè saetta a destra e sinistra come un folletto come se volesse  uscire dallo specchio per sfuggire alla cattura dell’occhio. In quegli attimi ti assale un interrogativo  e ti dai una risposta ovvia, come: oggi vedo doppio!  Poi, come per magia comprendi che non vedi doppio,  vedi la tua realtà, quella che hai accettato con tutti gli obblighi della ragione per amore verso gli altri e ti rende polverosa e quella che non hai accettato per rispetto di te stessa e dei tuoi ideali alla quale basta una folata di vento per colorarti. Attimi che  così ho riassunto:

L’immagine riflessa

Non è vecchia e rugosa

Solo opaca e polverosa

Zeppa d’ansie implice

Nascoste sotto cute

Affossate nel profondo

Ch’ Impedisce di studiare

Una faccia da mostrare

Per dover di convenzione

Sempre allegra e ospitale

Un bambolotto da giocare

Un’immagine di donna

Un po’ bella un po’ biacca

Invulnerabile alla mazza

Una montagna silenziosa

Stagliata all’orizzonte che

Ritrovi sempre li

Agghindata per la festa

Col variare delle stagioni

Improvvisa la tempesta

Sbatte la porta

Spalanca la finestra

L’immagine riflessa

Traballa e scompare

Riappare speculare

Due riflessi similari

Non uguali

Sconcerto e timore

Chiudo gli occhi e li riapro

il riflesso s’è sdoppiato

in due immaginari

Simili non uguali

Rispecchian gl’inconfessi

Le vaghezze d’un pensiero

Ora fermo ora alato

M’imbelletto e mi pennello

Getto il colore

Senza un preciso

Tinte colo alla rinfusa

L’immagine riflessa

accendo di pittura

Non è vecchia e opaca

Solo speculare

*

vita,pensieri,riflessioni

Con la calura di questi giorni è facile vedere doppio!!!

Buon fine Agosto 

dif

CONTATTI

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Ieri, mentre sfrecciavo con la mia geppa sull’autostrada accaldata dalla tensione e dai primi raggi caldi di questa capricciosa primavera, mi è venuto spontaneo notare che a destra e sinistra, rombando come un fiume in piena, mi passavano accanto volti dei quali a malapena intravedevo la sagoma. Tornata a casa stanca, dopo una bella doccia, una passata di essenza di sandalo sulla pelle per inondarmi di fragranza rilassante,  indossata la  lunga veste di seta bluette, raccolti i capelli con un nastro color oro, a piedi nudi,  per agevolare l’apertura dei canalini di scarico,  sono scesa giù e mi sono acchiocciolata sul mio comodo divano per l’ora di meditazione quotidiana  ” sgombra negatività”. La faccio tutte le sere, mi serve a svuotare la mente dai pensieri inutili, l’aggressività  accumulata nei momenti topici della giornata, analizzare  razionalmente i risultati e soprattutto garantirmi una notte di beati sogni. Infatti, quando per qualche motivo estraneo al volere non riesco a farla, il sonno è tempestoso, ho degli incubi orrendi, le immagini della giornata mi diventano mostri che cercano di ingoiarmi o trasportarmi in antri bui, freddi, zeppi d’insetti che vengono a passeggiare sul mio corpo, una vera schifignezza, il solo pensarci …brrr….. Sulle prime tutto sembrava funzionare al solito, la fragranza del sandalo arrivava alle mie narici, piano, piano inspirandola allentava la tensione al plesso solare, punto cruciale per me, vi accumulo i malumori ansiogeni della giornata, i pensieri si scavallavano dalla mente, come nuvolette sfumavano svuotandola. Sentivo salire dai piedi una sensazione di benefica estensione muscolare che stirava le rughette del viso, ridava luce all’occhio affumicato dal nervosismo, apriva il sorriso e pompava il mio sangue con un ritmo sincronizzato sulla dolce melodia gradita al cuore. In sostanza mi sembrava che il solito irradiamento d’energia positiva invadeva il mio essere predisponendolo al ristoro essenziale ad affrontare la notte con tranquillità in modo che sonno e sogni abbracciati avrebbero corso nell’etere magico senza quegli intoppi, “attira” visioni mostruose.  Diversamente, dopo un po’ nella mia mente scorrevano sagome confuse, nelle orecchie rimbombavano i ronzii dei suoni caotici dei motori, il mio corpo sussultava e vibrava scomposto dalla pressione di avvallamenti e cunette, negli occhi appariva e scompariva la lunga striscia nera dell’asfalto.  Ho cercato di estraniarmi e di concentrarmi su un punto bianco della parete per eliminare il disordine che m’impediva di sgombrare la mente e rilassarmi. Niente da fare.  Nonostante i miei sforzi, anche ricorrendo alla saggezza popolare di “chiodo, scaccia chiodo” invece che affievolirsi l’insieme di suoni e immagini, accumulati nel percorso autostradale, continuava a saltellare e come spiritello importuno rimbalzava incessante dal pavimento alla parete e viceversa.

Afferrato che non sarei riuscita nel mio intento di rimuovere il contenuto snervante di una lunga e movimentata giornata, mi sono chiesta il perché ero subissata da queste immagini e una strana sensazione aleggiava nell’aria pilotando la mia attenzione da un raccoglimento interiore a una riflessione cosciente. Nessuna risposta mi è sovvenuta, così ho abbandonato la mia aspirazione meditativa pro sonno beato e mi sono predisposta, senza riserve, ad accogliere l’intrusione percettiva. A  occhi  chiusi, respirando con cadenze lente e regolari, immobile ho lasciato che il frullio contorto che aleggiava sgorgasse libero e diventasse un messaggio rischiaratore delle mie perplessità.

All’inizio avvertivo solo un fastidio, poi, aspettando, la risposta è stata lampante.

Tutto quello scorrere di sagome informi fra rombi e luccichii metallici, apparentemente senza nessuna incidenza in realtà si era impresso con forza nel mio occhio e trasferito con il suo bagaglio nella memoria intuitiva senza una precisa volontà.  Semplicemente mentre mi sfrecciavano a destra e sinistra, mi ero posta il problema chi fossero tutti quegli esseri umani che non riuscivo a vedere, perché si trovavano in quel preciso momento li, quali pensieri li agitavano, che progetti, speranze macinavano, erano felici, oppressi, innamorati, delusi, in cerca di lavoro, in gita, in fuga, giovani, onesti, ladri, spacciatori, filosofi, soli o accompagnati ecc. Ponendomi tante domande involontariamente li avevo risucchiati nel mio inconscio immaginario, resi tangibili per poterne decifrarne l’aspetto, carpire l’umore, sofferenze, delusioni, sospiri, brame, rimuginii elucubrativi, oserei dire cercato con ogni mezzo di stabilire un contatto telepatico per meglio individuare sentimenti e azioni che li accomunasse con il mio snocciolare frettoloso su quel grigio asfalto.

Mi succede spesso, anzi comunemente, di lasciarmi trasportare dalla mia voglia di contatto umano e convertire un informe andirivieni in volti espressivi, in storie, in persone che hanno sentimenti profondi, affinità e bisogno di analogia. L’idea di lasciarle semplici sagome sfumate dalla velocità è qualcosa che mi sconcerta e mi trasmette sensazioni di rifiuto del mio essere a rimanere indifferente, mi spinge a interagire con il circostante e il prossimo in modo attivo.  In genere aborrisco la fuggevolezza, mi appare uno sminuire il valore degli esseri umani ridurli zombi viaggianti, un modo sbrigativo per eliminare i richiami empatici di conoscenza reciproca che varcano le porte dell’ordinario per entrare in quegli spazi metafisici di globale comunanza. Mi è chiaro che posso sembrare assurda, assai bislacca e rasentare la follia allucinata, tuttavia è insito in me questo modo di compenetrare poiché fin da bambina mi piaceva stare in mezzo alla folla per scrutarla, cogliere le sfumature celate dietro l’apparenza ostentata in pubblico.

Per farla breve ho compreso che erano troppi i visi che avevo cercato di intercettare mnemonicamente e troppe le cose negative che avevo captato in quella fiumana sfrecciante sotto un caldo sole primaverile, non potevo smaltirli in un’oretta di meditazione, in più li avevo assimilati così profondamente da penetrate nei miei sensi più di quanto avessi potuto fare standoci in contatto diretto, scambiando con loro una frase di convenienza o un sorriso veloce. Alcuni visi pur essendo anonimi dal punto di vista di nome o residenza nella proiezione immaginifica mi erano apparsi familiari, certuni più di quelli di amici o parenti, quasi come se ci avessi vissuto condividendo esperienze, giorni belli e grigi, desideri sentimenti per cui non avevo incrociato sfumature viaggianti su un lucido nastro d’asfalto ma energie pure.  

 

La prossima volta che mi troverò sola sull’autostrada tuttavia eviterò di mettere in moto la mia fantasia, lascerò che quelle sagome scorrano informi senza pormi domande, tanto le risposte sono supposizioni e non certezze concrete, appagano l’innato bisogno di contatto spirituale con i miei simili qualunque sia la loro condizione ma disturbano l’oretta serale di meditazione “sgombra negatività” che mi permette sonni beati tra le braccia di morfeo.

 

Al momento ho esorcizzato il tutto con queste parole:

 

Scorre la vita

Sul  nero asfalto

Ammorbidito

Da incandescenti

Raggi  solari

Solchi profondi

Balenii gommosi

Chiazze  indefinite

Adombrano

Il lucido nastro

Spezzano il filo

Blocchi enormi

Rotolano grignando

Bolle  colorate

Sfrecciano lampando

Movimenti balzellano

Fiumi  scoppiettanti

Nebbie

 Piogge

 Arsure

Scandiscono tempi

Ribaltano visuali

Accorciano vite

Cartocciano figure

Funesti giostrai

Allentano

 Stringono

Lasciano

 Prendono

Anime sensibili

 Piccanti desideri

Cieli metafisici

Specchi aperti

Rullii

  Riflessi

Sarabande

Volti sfumati

Occhi assonnati

Gambe grevi

Mani nervose

Lembi di terra nera

Serpeggi coseni

Mete caduche

Note stridenti

Girandole  fallaci

Frenesie

 Ebbrezze

Marce massacranti

Contatti della vita

Fugaci

Rotti da bagliore

 Fragore

Lamiere  luccicanti

Incoscienze torte

 Ossessive carambole

Contatti

 Sfiorati

In velocità smodate 

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la foto in alto è del principe ge-gè

ALITO DI BREZZA

 

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Madre,

non ti ricordo tanto bianca e silenziosa

eppur su quel letto d’ospedale, sparso tra monti

Il tuo volto incorniciato da ovatta spumeggiante

 come raggi lunari che scivolan serpentini mi  rifrange

sull’acque calme del nostro lago sciabordoso

ombreggiato da riflesse colline e argentei filari d’olivo.

Non ricordo madre di averti visto supina

stesa a riposare senza quel faccendio di mani,

quel riso cristallino e  dirompente che m’invade

al risveglio, fugando nel chiarore del mattino

le ombre portate da deliri  onirici molesti.

Madre,

non vedo lo sguardo malizioso  migrar tra le pareti

cercare aloni  di volti amati e passati dolorosi,

né il tuo petto ansima nella fretta

di districar gli affanni della vita,

non sento il ticchettio de’ passi andanti

di figlia in figlia per allievar crucci fumigosi   

e il ritmo del tuo canto stornellato perdersi nella via.

Madre,

sento il battito dell’orologio

 rintocca dal campanile della tua chiesa

mi sembra un canto accorato che svolazza

tra un olezzo di fiori sparsi e grani di  litanie

recitate da un coro di voci  frastornato

una brezza all’improvviso ti carezza

passa tra cuori affranti di stupore

sfiora ginocchia piegate e mani inquiete,

ti solleva, ti porta via come piuma leggera

si perde tra le nubi di occhi lacrimosi.

Madre,

 così bianca e indifesa mi sembri

una bimba spersa tra  braccia vigorose

con  lento dondolio la cullan amorose

sul ritmo d’una nenia a batter  d’ umido ciglio

chiude a finestre spalancate sul mondo

 squarcia  orizzonti discosti fra  luci e stelle

e suoni misteriosi come ali di colombi

Madre,

non ti ricordo tanto bianca e silenziosa,

ti ricordo allegra e maliziosa, con l’occhio luminoso

spalancato sull’alito di brezza della vita

nel giorno che ci sei entrata. 

 

 

 

 

 la foto l’ho scattata  sul monte crizna

DELIZIA PASQUALE

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A tutti gli amici e passanti in segno di affetto e riguardo offro  questa delizia di cioccolato

la cui  forma morbida , senza principio e fine, da sempre è simbolo di vita, e mistero sacrale

 con l’augurio  sincero che al suo interno  ognuno  trovi un dono, non un dono  qualsiasi, quello che è nascosto nei desideri segreti, nella profondità  dello spirito.

La sua dolcezza possa  trasformare la vostra vita rendendola feconda, luminosa, leggera, colma di amore.

La sua rotondità vi conceda una vita  senza spigoli.

Il suo simbolismo vi faccia trovare la fede  in Cristo

La sua bontà vi renda la vita un piacere da assaporare ogni giorno.

Il suo guscio schiuda tutte  le speranze per esaudirle

La sua perfezione sia auspicio di rinnovamento e di cammino  sereno

><

Vi abbraccio fortissimamente con il cuore e il pensiero

e auguro ancora a tutti una felice S. Pasqua di rinascita

DIF

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SCONQUASSO

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QUANDO LA VITA TI HA TRADITO

L’UMANITA’ IGNORATO

NON PENSARE

ALLA MORTE COME AMICA

NON VIENE LIMPIDA E COLORATA

COM’OMBRA ARTIGLIANTE SENZA PIETA’

OLTREPASSA

LA SOGLIA DELL’ETERNO ANDARE

INCURANTE  RASTRELLA E CATASTA

DISSOLVE

NEL RULLIO ASCENSIONALE

VELEGGIA DA MARE A STELLE

SFIORA

FORMICAI D’ ANIME AMBULANTI

ANCORATE A SCALE DOLORANTI

ASPETTAN D’ESSER RISUCCHIATE  

DAL GORGO IGNAVO

ABBANDONATO PER FALLO AMARO

FUGGI VELOCE DAL PENSIERO

SCONQUASSO

FOLLIA LUSSURIOSA D’ UN ATTIMO

LUSINGA DI SCONFINATO AMORE

URLA

ALLA LUCE CON L’ENERGIA ASSIDERATA

FIN QUANDO ALL’ORIZZONTE

COMPARE UN FANCIULLO SPENSIERATO

S’ANFRATTA E GIOCA CON LA VITA

SENZA SGUARDO VOLGERE

ALL’OMBRA  CHE TRAVALCA I CONFINI

TALLONA IMPASSIBILE IL BALENIO

FOGNANTE

MODULATO IN SIMBIOSI AL DISEGNO

TRACCIATO

INTERCONNESSO A SEQUENZE FALLACI

SFUGGENTI

ALL’ORDINE TEMPORALE ESPLORATO

QUANDO LA VITA TI HA IGNORATO 

NON ECLISSARTI

E’ SOLO UN ATTIMO VUOTO

C’OSCURA IL DISCO LUMINOSO

DEL TRANSITO PROVVISORIO

Sono rimasta fortemente colpita e rattristata  dal suicidio del portiere tedesco  Robert Enke, un ragazzone di 32 anni,  bello,  sportivo e con una famiglia, apparentemente premurosa e affettuosa. Se è arrivato ad un gesto così estremo, deliberatamente,  doveva avere in se una angoscia terribile, un senso di profondissimo sconforto che niente riusciva a lenire. Mi son detta: possibile che nessuno di quelli che gli stava intorno, lo amava, condivideva la quotidianità, lo curava non è riuscito a percepire lo strazio intimo, lo svuotamento di ogni speranza che lo corrodeva, la luce della  fiducia che ogni giorno si affievoliva, l’energia vitale che l’abbandonava. Plausibilmente no, perlomeno nessuno ha saputo raccogliere il messaggio segreto  della sua anima, distinguere ciò che lo lacerava. Oppure bleffava così bene da non far presagire l’autodistruzione e  il suo gesto è scaturito solo da un momento, un attimo  nel quale ha pensato che non aveva alternative, nulla che valesse la pena di resistere, andare avanti, si è  sentito così maciullato da lasciarsi schiacciare freddamente dalle ruote d’un treno senza opporre resistenza, gridare aiuto, oppure… aveva tanto urlato alla vita e a chi gli stava intorno  da essere  senza fiato, ha utilizzato l’ultimo guizzo per gridare silenziosamente dall’infinito che era stremato. Vicende simili sono sempre fonte di domande e di dolore, difficilmente comprensibili con il raziocinio. Si intende solo che queste essenze vitali che imboccano la via dell’autolesionismo hanno una sensibilità diversa che accumula ferite invisibili, non curabili solo con la scienza. Tutti siamo vulnerabili, poiché  tutti abbiamo momenti strazianti che indeboliscono le nostre difese istintuali e possono farci cadere nel buio greve d’un pozzo profondo, dal quale è difficile uscire senza  che qualcuno ci tiri fuori, ci getti una corda vigorosa  d’amore, comprensione, delicatezza, vicinanza, pazienza. Specialmente quando non si ha una fede radicata  e  l’aiuto di risorse sfuggenti alle regole terrene, è facile essere aggrediti dallo sconquasso, dalla paura, si smarrisce il bambino gioioso e coraggioso che alberga in noi. A lui dedico le parole di una mia amica, rivolgo una preghiera all’angelo della misericordia che l’accolga e gli faccia trovare la sua bambina. Cercherò di pregare perché nessuno coltivi in se un germe simile.

 bydif