” Una Signora vestita di bianco”

 

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Una signora vestita di bianco più brillante del sole che diffondeva una luce più chiara e intensa di un bicchiere di cristallo pieno di acqua pura, attraversato dai raggi del sole più ardente sulla strada di Leiria si posa su un piccolo leccio e all’improvviso si presenta in tutto il suo virginale splendore agli occhi di tre bambini Lucia, Francisco e Giacinta. Tra un lampo e l’altro di luce accecante, in una domenica precedente quella dell’Ascensione ”una signora vestita di bianco…” dal volto indescrivibilmente bello, “né triste, né allegro, ma serio, le mani giunte appoggiate sul petto e volte verso l’alto, dalla cui destra pendeva un rosario, le vesti che parevano fatte soltanto di luce” entra nelle vite di tre piccoli pastorelli di 10, 9 e 7 anni che abitavano ad Aljustrel e dopo la messa pascolavano spensierati e tranquilli le loro pecore a Cova de Iria, un piccolo appezzamento di terreno nei pressi di Fatima.

Era il 13 maggio 1917, quando “una signora vestita di bianco..” per la prima volta Senza scarpe ma con calze bianche, occhi neri, altezza media, un mantello bianco che dalla testa arriva fino in fondo, dorato da catenine dalla vita in giù; la gonna fino al ginocchio, tutta bianca, dorata dall’alto al basso e in obliquo da catene; una giacca bianca non dorata; le mani giunte con due o tre collane. Alle orecchie dei bottoni molto piccoli; al collo una catena d’oro con una medaglia sul petto per la prima volta si manifesta a tre fanciulli portoghesi. Semplici e normalissimi come milioni di altri coetanei.

Era giusto 100 anni fa, nel pieno della grande guerra, cheuna Signora,… “ vestita con calze bianche e un abito tutto dorato, la gonna bianca fino al ginocchio, tutta dorata da quelle collane che la ricoprono. Una giacca bianca, anch’essa dorata, e un mantello bianco” e “molto bellina” appare a due fratellini e una cuginetta. Tre normalissimi bambini, piuttosto poveri e, com’era allora costume, neanche istruiti che erano si soliti recitare sempre il rosario mentre accudivano i loro greggi ma come tutti i ragazzini, per poter giocare, lo interpretavano tanto da recitarlo in modo alquanto abbreviato .

A quella 1° apparizione, del 13 maggio, ne seguirono altre, precisamente: Il 13 giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, più una straordinaria il 19 agosto. A quella del 13 i tre pastorelli “sequestrati” non erano presenti ma La Madonna, senza apparire, rese certa a tutti la sua presenza la folla sente un forte tuono a cui segue un lampo…una piccola nube bianca appare per qualche istante sospesa sopra il leccio poi si alza verso il cielo e scompare e il volto delle persone, gli abiti, le piante, il suolo si colorano in diverse tinte….” Per inciso, le apparizioni della “signora vestita di bianco più…” furono precedute nel 1914-15 da tre piccole visioni angeliche, e da  tre vere apparizioni di un giovane di luce che in primavera, estate, autunno nel 1916 si presentò come angelo di pace, angelo custode del Portogallo, Angelo messaggero del mistero della SS Trinità.

Come logico quel 13 maggio ” una signora vestita di bianco..” cambiò la vita ai a quei tre bambini pastorini, e cambiò il futuro del luogo e delle persone.

Da quel giorno Cova de Iria, nei pressi della parrocchia di Fatima, da un luogo di pascolo, si trasformò in luogo di richiamo. Si, un fortissimo luogo di richiamo per anime in cerca di armonia, e misericordia. Un luogo in cui ogni anima pellegrina giunge per “rifugiarsi” e trovare nello specchio di se stessi il riflesso di Dio che seda i marasmi intimi, converte la propria “guerra” in pace. Come memorò Lucia: la Madonna aprì per la prima volta le mani, fino a quel momento le aveva tenute giunte, comunicò, a mezzo di una specie di riflesso che emanava da lei, una luce così intima che, penetrando nel nostro cuore, e fino al più profondo della nostra anima, faceva sì che vedevamo noi stessi in Dio, che era questa luce, più chiaramente di come ci si vede in uno specchio.”

Una “signora vestita di bianco e più ..” quel 13 maggio di cent’anni fa ha cambiato quell’angolo di suolo portoghese tanto ubertoso per il gregge dei pastorelli in spazio “d’accoglienza del gregge divino”.

Oggi a Cova de Iria l’erba verde da brucare è sparita sotto bianche lastre ricoperte da un brulichio di piedi e lumi, il leccio della Vergine è una rimembrante colonna di posa nella cappellina. Tuttavia non è sparito il pascolo per le “anime”. È altrettanto abbondante da ricreare quell’atmosfera di gioia, concordia, fede e accettazione che effondeva il cuore semplice di quei tre bambini.

Oggi, Cova de Iria è una grandissima immensa piazza fiorita di occhi, volti, colori, fede, speranze, curiosità che ti invade in ogni poro e ti emoziona nel profondo. E, quella piccola Vergine, nella teca di vetro, adorna in analogia con le apparizioni, con quella corona, donata dalle donne portoghesi, così bella ma così “legata a eventi tragici dell’ultimo secolo “ tanto pesante da piegarLe la testa e lo sguardo, da sembrare che voglia posarlo su ognuno per rassicurarlo che non ha nulla da temere, il peso di tutti lo regge Lei,  è davvero un incontro puro, indimenticabile. Un incontro di madre premurosa che ti accoglie in silenzio, garbo, delicatezza, comprensione, senza giudicare e senza prevenzioni. Dire coinvolgente è dir poco. È così avvolgente da entusiasmare anima e corpo. Perché? Perché in quel volto minuto e tenero, quegli occhi dolcissimi ci si può immergere e dimenticare ogni dolore, oppressione, orrore umano. Leggere una infinità di messaggi tanto incoraggianti da infondere una immensa fiducia, sollevarti e farti sentire una piuma che si affida a ogni vento della vita con sorriso e ottimismo.

Chi ha la fortuna di arrivare nel luogo del leccio, sostare nella cappellina delle apparizioni, è come se arrivasse in un habitat straordinario, una “nicchia” di mondo senza confronti in cui trovi ciò che hai bisogno anche se non lo sai, non lo chiedi esplicitamente o sei agnostico.

Quella “Signora vestita di bianco più splendente del sole” a nessuno nega ciò che cerca, a nessuno preclude l’accesso della via che conduce al suo cuore Immacolato, a nessuno impedisce il viaggio verso le vette impervie della fede, delle aspettative o semplicemente di esplorazione.

La vergine di Fatima è una “Signora che accoglie tutti, tutti abbraccia, tutti conforta”. Nessuno se ne va da Cova de Iria senza un dono, un qualcosa di inafferrabile eppur tangibile beneficio nell’umano camminare.

Eppure in tanti nella Vergine di Fatima ancora vi incontrano solo il segreto. Tutti o quasi, quando si parla di Lei e delle apparizioni, prima di tutto corrono col pensiero al segreto, il terzo, quello che in 100 anni tanto ha richiamato l’attenzione, fatto scrivere, meditare, discutere, ipotizzare, profetizzare, speculare, solo dopo rimemora la Sua mistica divinità. Un segreto in teoria svelato da Giovanni Paolo II nell’anno giubilare del 2000 ma che in pratica continua a suscitare perplessità, presupporre non detti per nascondere flagelli orrendi che travolgeranno i destini della chiesa, dei suoi pastori e dei suoi fedeli; calamità apocalittiche, tanto più tragiche di quelle conosciute che colpiranno l’umanità, e se svelate provocherebbero nei deboli panico, nei forti profittazione e calcolo.

In realtà come ha scritto suor Lucia “non diciamo che Dio castiga; è il contrario. Sono gli uomini da se stessi che si preparano il castigo. Dio rispettando la libertà che ci ha dato premurosamente avverte e chiama al buon cammino; perciò gli uomini sono responsabili”.

Inoltre, come ha sottolineato, quello della Madonna di Fatima è solo un appello al mondo “ un invito che non vuole riempire le anime di paura solo esprimere un urgente richiamo. Non c’è problema ne materiale ne spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con preghiera, sacrificio e devozione. Maria tergendo le lacrime dal suo cuore immacolato consolerà”.

Quindi il “segreto” non è una predizione immutabile, è modificabile dalla condotta umana e dalla invocazione oratoria assidua.

Per concludere:

In cento anni, da che “ una signora vestita di bianco e più luminosa del sole” s’è manifestata agli occhi di tre ragazzini a Cova, cinque Papi e cinque guerre, se si comprende l’ultima che come affermato da papa Francesco è una guerra mondiale a pezzi “, hanno incrociato il Suo profetico. Sicuramente come ha ricordato nel 2010 Benedetto XVI, oggi papa emerito, non si è esaurito nel secolo : “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.

Conseguentemente per la Chiesa e il mondo laico l’iter della donna vestita di bianco, Maria, e dei pastorelli continua? Continua! Ma che si può temere? “Non ti scoraggiare, il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio ” disse. Saperlo, qualunque timore catastrofistico passa. Constatarlo è un emozione profonda!

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bydif

Labor day.

1maggio

Labor day, Labor day. Ma che è?
É la Gran Festa del lavoro e dei lavoratori!
Dici?
Dico!
Bah, a me sembra solo un giorno festivo qualunque.
Qualunque!!! Ti sei forse scordata come è nata questa festa? Le lotte, le pene, i sacrifici, i morti, i…
No.
E allora? E allora son tempi andati, vecchi, stravecchi e fottuti!
Ma che dici, il tempo del lavoro non ha età, non va mai fuori moda,non ha scadenze è sempre attuale.
Illuso e pure visionario! Lavoro,lavoro, lavoro, ficcatelo nella zucca, il lavoro non c’è, è morto e sepolto, ovunque rimpiazzato da concertoni scassa timpani.
Mannò, sei catastrofista, il lavoro è vivissimo. Eppoi lo dice pure la Costituzione che è un diritto per tutti.
Diritto….fiuuuù …a stassene a casa a scassà le mosche, a implorà i santi de fatte dà na mano a trovallo, a scoiatte le meningi per improvvisarlo, a supplicà de togliete dalla dannazione giornaliera de invià curricula senza risposta, de fatte magnà pure a te na patata, de datte la possibilità de’ un minimo di dignità, de …de..
Aoh, te sei alzata col piede storto oggi che vedi nero?
No, me so alzata col sole in faccia che me fa vedé chiaro e limpido che la nobile fatica del lavoro è stata ridotta a indecorosa fatica de sognà il lavoro. Ma dai, io lavoro, non sempre ma ogni tanto arraffo tre mesetti de stipendietto de 800 euri, se poi ce metti che me posso coltivà l’hobby del rimedio qua e la, fa diverse cosucce senza l’incubo de sottostà a padrone me pare che oggi posso festeggià alla grande.
Si, pure io lavoro a 400 euri un mese si e uno no. Ma..
Ma che… Beh, me pare che oggi te poi stravaccà al sole senza pensà, la vicina mica ha sta fortuna, porina va sempre a magnà a casa de carità.
E i figli, i giovani. Non pensi a loro. Che futuro hanno?
Futuro, futuro.. ma che te vai a pensà, oggi si vive sull’oggi, il futuro è roba per paurosi, da popolani che non sanno adeguarsi alle sfide dei cambiamenti. Ma te pensi mai quant’è stimolante campà na vita in cui ogni mattina te devi inventà come pagare affitto, bollette, pizzicagnolo, scuola, asilo e tutto l’ambaradan?
Ce penso, ce penso assai che a volte so stracotta de rabbia e tristezza!
Beh, se te viene la melanconia, per tirarti su il morale, pensa ai politici, ai rikkie, ai… o ai… quanto so sfortunati, porinelli!
Che te staie a di, le scemenze o ..perchè se ce penso…uhh stamme alla larga che te stroncico la camicia e pure il faccino.
Dai non te surriscaldà.Rifletteci un tantino quelli se morono de noia, e quando non se morono esausti de noia se danno un gran da fa a ditte che il lavoro è un residuo antiquato, gli Adamo ed Eva oggi non se devono più sudà per vivere onorevolmente, sfamà e cresce i figli, oggi se devono sudà solo per arrostì al sole e sfoggià na abbronzatura da invidia. Me voi di che  non so porini de mente? Dici.
Dico. 
Pane e acqua  son pronti?
Si, chiama i ragazzi e andamoce al concertone a godé a tutta sto Labor Day. Tanto…
Tanto che?
Che…che…se sei precario, sottopagato, ricattato, senza lavoro, e..e…sei considerato un privilegiato.
Allora, è non è la nostra festa?
Eccome se lo è!
Allora, nun ce stamo proprio a pensà, godiamoci sto privilegio!

papaveri

Felice 1° maggio a tutti!

bydif

25 Aprile: giorno della libertà. Ma

Milite-Ignoto

25 Aprile:giorno della libertà. Ma da dove viene? Viene, viene dalla…

Resistenza che non è una leggenda, un aneddoto, un vecchio fatterello di cronaca, un giorno festaiolo di sbandierata piazzaiola, un itinerario folcloristico o una cerimonia sfilareccia per vecchi nostalgici. Tantomeno ha un colore definito che può essere accaparramento di questa o quell’altra ideologia partitica, un esclusiva di memoria o di rivendicazione di valori a senso unico. È un realizzato libertario concreto di storia del nostro paese. Storia di lotta di uomini e donne che da nord a sud hanno combattuto con ogni mezzo per riprendersi dignità e libertà. La resistenza è rivelazione di ciò che donne e uomini possono fare quando non si sottomettono alla tirannide; quando non si arrendono alle difficoltà; quando rischiano il tutto per tutto, quando si espongono con idee e fatti; quando combattano per il bene comune senza distinguo; quando non temono per il loro oggi ma per il domani dei loro cari, per il futuro delle generazioni. È quando donne e uomini uniti prendono in mano il destino del loro paese. È un patrimonio di reazione alla paura e alla acquiescenza dispotica da tenere in bella vista ogni giorno per evitare che la “storia” si ripeta. Si dice sempre che la storia insegna. Attualmente però ne dubito. A quanto leggo o sento in giro per certe memorie corte o troppo impegnate a lustrarsi gli scarpini con la vita altrui non è poi così. Mi scappa da dire che non son certo memorie degne di cerimoniare quei tantissimi morti sui monti, nelle campagne, sulle rive di torrenti gelidi, ovunque c’era da opporsi e ricusare un sistema insopportabile, quei donne e uomini, che miravano al resistere e resistere non per incensarsi in sfilate ma “per vivere da uomini o da uomini morire”.

A 72 anni dall’anniversario della Liberazione c’è necessità di una memoria impellente condivisa da consegnare ai giovani, per scongiurare il ripetersi di un periodo disgraziato. Non di diatribe politiche o partigianerie sterili o, come ho appena ascoltato, discorsi retorici e stracarichi di parole che s’appendono alle bandierine senza lasciare traccia di insegnamento. Perché guerra non sempre è bomba. Angheria non sempre è ingerenza nemica. Conflitto non sempre è sparare con un fucile. Soprattutto Resistenza non è sinonimo di eterna pace, giustizia, libertà. É conseguimento di valori a prezzo di donazione straordinaria della vita di eroici uomini e donne da alimentare con tenacia tutti i giorni. Il 25 aprile è quindi una memoria di altruismo plurale, di volontà corale di uscire da una logica di indifferenza, di ingabbiamento drammatico, di buio e paura per ridar luce e produttività a una esistenza libera. È coraggio, immolazione, amore, aggregazione, identità, giustizia, educazione alla autonomia mentale, repulsa alla guerra, alla ghettizzazione, all’abominio. Trasformarlo in palcoscenico politico, divisioni, menzogne, rinfacci, polemiche e quant’altro la bassezza umana riesce a trovare per far emergere ragioni settarie è riammazzare quei coraggiosi donne e uomini che hanno determinato la libertà. Soprattutto è tradire lo spirito originario, quel sussulto spontaneo che ha unito aldilà di criteri egoisti per liberarsi da gioghi dittatoriali e guadagnare l’indipendenza. I diritti sanciti dalla Costituzione non provengono dal nulla ma dal sangue, da una cultura di solidarietà, di entusiasmo comunitario, di costruzione al dialogo, di partecipazione stimolante, di difesa quotidiana delle proprie radici! E, oggi più’ che mai ci sarebbe da riflettere per reagire a uno stato di fatto che giornata dopo giornata ci tiene prigionieri di paure, di angosce terroristiche.  Ci rende sempre più apatici spettatori di manovre e contromanovre in ragione di assurdi diktat, indiscutibilmente autoritari, impositivi e interessati a un profit individuale.

Per concludere, a rigor di logica il 25 Aprile, giorno commemorativo della Liberazione, dovrebbe essere la festa Nazionale che unisce tutti gli italiani. Invece..invece ha contorni strumentali indecorosi che disonorano proprio la Memoria di un giorno fondamentale della storia d’Italia. Un vero errore. Basterebbe aver chiaro che la Resistenza è una formula di Liberazione da ogni tipo di oppressione, valida per ieri, l’oggi e il domani, da memorizzare e tramandare senza se e senza ma. E son sicura che magicamente il giorno della Liberazione, prodotto generoso della Resistenza, finirebbe di essere il ricordino da tirar fuori dal baule per dargli una areata annuale  a rintuzzo di polemiche rivendicative. Anche perché è doveroso non scordar che : La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”

mano mano

Buona serata di felice libertà!

bydif

 

Ha vinto Raz !

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Ha vinto Raz Degan l’isola dei famosi ? E chi altro poteva vincere nel nulla che lo circondava! Tutti lo hanno accusato di fare strategie, dare spettacolo, giocare al naufrago con un ruolo studiato per accattivarsi il favore del pubblico. Chi più chi meno gliele ha dette di tutte e di più. Volutamente o incnsciamente tatticamente lo hanno isolato, accusato, spedito sempre al televoto, considerato asociale, simulatore, razzista ecc… In realtà quello che veniva fuori era lo specchio del gruppo, come se nello sparlare ognuno vi rifletteva la parte che nascondeva per opportunismo mediatico. In certi momenti è stato esilarante assistere alle loro corali o singole analisi anti Raz , che poi era solo un modo di influenzare per toglierselo di torno attraverso il televoto. Si son dati la zappa sui piedi. E che beffa gli ha rifilato il fato. Più insistevano con le strategie doppiogiochiste a loro somiglianza più Raz accumulava fan e più ognuno si autoescludeva dall’avventura naufraga appena finiva in nomination. Il pubblico dei reality che può essere spione, futile e un tantino gossipparo è tutt’altro che scemo tant’è che più i “Famosi ” ??? Boooh! Forse un po’ conosciuti, gli erano contro più i patiti realitary erano affascinati dal contegno anti ammasso concettuale di Raz e tifavano da sfegatati per la sua vittoria. In fondo che c’è da stupirsi. Era logico. Ha vinto perché ha fatto se stesso, un po’ ascetico, un po’ misterioso, un po’ ironico, un po triste, un po’ individualista, un po’ gentile, un po’ insolente, un po’ esteta, un po’ indifferente, un po’ delicato e un po’ materialista, bensì sempre diretto, fedele alle sue idee e coerente al suo stile esistenziale interiore. In tutta la permanenza ha recitato esclusivamente il suo personaggio a 360° senza mai cedere al perbenismo di facciata o piegarsi alla logica dell’ amicizia di ruolo strategica. In più era l’unico senza una diplomazia conquistatrice di favori e simpatie popolari. L’unica strategia che aveva in testa era quella di una lotta con se stesso. Sfidarsi, ingegnarsi a costruire, cacciare, pescare, combattere, confrontarsi con gli elementi della natura, assimilare energia e forza dai colori, dai profumi, dall’humus della terra, da qualsiasi cosa attraeva la sua sensibilità sono stati la sua fissa. Da subito è stato evidente che aveva un appeal attrattivo che lo separava dai naufraghi partecipanti e non aveva nulla in comune col modo di agire e pensare degli isolani spiaggiati per caso o scelta della produzione assieme. Troppo diversi nel modo di porsi ed esporsi agli altri, di argomentare per l’apparire pubblico piuttosto che per conformità individuale, di esibirsi adeguandosi a una realtà confezionata ad hoc per autopromuoversi anzichè misurarsi autenticamente con un esperienza survaival. Direi che il gruppo è apparso lontanissimo, quanto la galassia ignota, dal suo intimo elaborare il modo di essere e coesistere, certo assai ermetico e ritroso, talvolta assai selvaggio e anticonvenzionale, quindi per niente adatto a promuovere se stesso, ma sicuramente esclusivo e raffinato da affascinare la percezione collettiva.  Una scelta azzeccata a rilanciare gli ascolti. Senza Raz l’isola degli affamati di fama sarebbe sprofondata negli abissi  onduregni. Perchè? Perchè si è rivelato come un vero naufrago e ha ridato sprint  a un reality morituro. Raz si è comportato come se fosse approdato in un quegli isolotti honduregni spinto dalla corrente e non per partecipare a un reality in cui fingere di esserlo per assecondare gli scopi di audience del reality e accaparrarsi la visibilità per vincere. Se ha vinto tutti i duelli delle nomination e in quello finale, con lo sfidante bello e giovane Simone Susinna, con un favore di percentuale che non lascia dubbi, un 89% contro un 11% ..beh  la dice lunga su come il pubblico ragiona autonomamente sulle astuzie e sceglie i suoi beniamini. Non sono una patita di reality ma ogni tanto sbircio e confesso che Raz Degan era l’unico che si meritava il successo. Non è per niente come lo hanno percepito gli altri “naufraghi”. Ha un animo silenzioso, assai gentile e profondo, complesso e difficile. Entrare nella sua logica non è facile, tuttavia si avverte che ha un quid esclusivo da protagonista. Emergere sugli altri è una sua naturale qualità e non un arzigogolo di astuzie e strategie. Forse è per questo che tutti i naufraghi gli han dato contro? Può essere!

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Buon fine settimana

bydif

La Settimana Santa attraverso l’arte

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Con la Domenica de Passione Domine, più conosciuta come Domenica delle Palme che rievoca l’ arrivo di Gesù a Gerusalemme accolto da una folla osannante che, agitando rami di palme e olivo, Lo acclama e poi, pochi giorni dopo, preferendo Barabba, LO rinnega e fa crocifiggere, è iniziata la Settimana Santa. Ovvero l’ultima settimana del cammino umano di Gesù su questa terra che va dal trionfo alla sconfitta. Chiaramente una sconfitta apparente. Crocifisso per odio, invidia, dabbenaggine, sconoscenza, paura, si grande paura per una proposta di nuova collettività, per il figlio di Dio così doveva essere perché Mandato dal Padre a immolarsi per la salvezza umana. Le vicende umane e divine di Cristo, rievocate nella Settimana santa, hanno ispirato numerosi artisti, pittori, scultori, scrittori e poeti, di ogni parte del mondo, ma anche di musicisti e architetti. Tante le opere d’arte, alcune famosissime, che trattano la Passione di Cristo, dal suo ingresso trionfale a Gerusalemme, alla morte in croce, alla sepoltura e alla resurrezione dai morti, un vero patrimonio culturale espressivo che va aldila della narrazione escatologica. Anche la letteratura ovviamente è ricca di opere ispirate ai Vangeli di autori sia noti sia anonimi, celebre è il Stabat Mater di Jacopone da Todi – XIII secolo- che ha ispirato tanti musicisti come pierluigi da palestrina scarlatti vivaldi rossini verdi. Ripercorrere , giorno dopo giorno, i passi di Gesù, dalle Palme alla Resurrezione attraverso immagini, colte e fissate in svariati modi compositivi e tecniche dagli artisti per me è un modo di seguire gli episodi caratterizzanti la Sua ultima settimana terrena ma anche un sistema per riscoprire opere d’arte di sommo valore artistico. Talvolta, nell’inoltrarsi figurativo percepire pensieri, respiri, dubbi e certezze, comprendere meglio gli sviluppi, le situazioni, afferrare il significato messianico della vita e della morte, la sacralità di gesti e parole; e vista la crudezza di accadimenti accettati e vissuti per amore e verità meditarci e perché no interrogarmi. Soprattutto per domandarmi: da che parte sto io, sto con Cristo o contro? Che personaggio interpreto nelle scene e che parte mi sobbarco nella Passione di Cristo? Quella dell’amica che l’accoglie in casa, lo onora e profuma, del mercante senza scrupoli che usa la Sua casa per trarre profitto, dell’ingannatrice disposta a cedere la sua esistenza per pochi spiccioli o un interprete che si batte per la salvezza, la giustizia e la verità? Sono Pilato che delega ad altri il Suo destino, il ladrone che supplica di salvargli l’anima, il soldato che gli trafigge il costato, l’impassibile indifferente che lascia che un innocente venga trucidato o l’aizzatore disumano assetato di sangue sparso per vacuità? Sono una figurante spettatrice passiva che arricchisce le scene o attiva partecipe dal volto triste di eventi della storia efferati e ingiusti? Sono Giuseppe da Arimatea che lo reclama, lo avvolge nel lenzuolo e lo depone nel suo sepolcro nuovo, una figurante qualsiasi o una che accoglie nel suo animo con tutti gli onori, gioia e convinzione di fede il Cristo della salvezza nel giorno del suo Risorgere? Difficile sempre mi è una risposta chiara. Forse perché, a volte, nella scena della vita tangibile so che potrei rappresentare un po’ tutti i protagonisti iconici

Ma vediamo un po i passi di Gesù, giorno dopo giorno, nella settimana santa e come gli artisti, ispirandosi ai vari episodi descritti nei evangelici, attraverso la loro sensibilità, tecnica  e epoca  li hanno interpretati e rappresentati:

Domenica Santa: giorno del trionfo .

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Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono sopra quello le lor vesti; ed egli montò sopra esso. E molti distendevano le lor vesti nella via, ed altri tagliavan de’ rami dagli alberi, e li distendevano nella via. E coloro che andavan davanti, e coloro che venivan dietro, gridavano, dicendo: Osanna! Benedetto sia colui che viene nel nome del Signore! Benedetto sia il regno di Davide, nostro padre, il quale viene nel nome del Signore. Osanna ne’ luoghi altissimi! “Matteo 21

Lunedì Santo: giorno dell’amicizia, della speranza e della gioia.

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Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”. Giovanni 12

Martedì Santo : giorno dello sdegno, della cacciata, della fragilità.

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Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!. “Marco 11

Mercoledì Santo: giorno del tradimento per avidità, della tristezza

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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Matteo 26

Giovedì Santo: giorno dell’ amore, dell’unità, dell’umiltà, del dono libero della vita. È dal tramonto che Gesù entra nel mistero centrale e ha inizio il triduo pasquale, quei giorni “santi”, della Sua passione, distinti dagli altri. Con l’ ultima cena svela il traditore, annuncia il rinnegamento di Pietro e la fuga di tutti gli altri, istituisce il sacerdozio e l’ Eucarestia, lava i piedi ai suoi apostoli.( Al mattino si usa consacrare gli oli santi)

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“Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione,  poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio.  E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi,  poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.  Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.Luca 22

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“Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. “Giovanni 18, 19

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Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono.  Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”.  Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo:  “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo.

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 “Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza.  E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo.  Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”

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“Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni.  Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre”. Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.”  Luca

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” Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù. Ma egli negò: Non so e non capisco quello che vuoi dire. Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: Costui è di quelli. Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: Non conosco quell’uomo che voi dite. Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre” Marco 14

Venerdì Santo: giorno della sconfitta terrena, della via dolorosa. Giudizio e condanna, flagellazione e incoronazione di spine, caricamento della croce, salita al calvario, crocifissione e Morte.

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Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: Che accusa portate contro quest’uomo?. Gli risposero: Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato. Allora Pilato disse loro: Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!. Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. 

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Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re?. Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Gli dice Pilato: Che cos’è la verità?. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?. Allora essi gridarono di nuovo: Non costui, ma Barabba!. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.”

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gesù deriso e picchiato Naigrawaniebotero

“E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.”Marco 15

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Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio” Marco 15

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Poi lo crocifissero “marco 15

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Mantegna_A_50396903_300prima croc scolpita porrtale s sabina 422 432CROCEFISSIONE (PARTICOLARE) guttusocrocifissione dalì

” Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?,  Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?””  Marco 15

50-caravaggio-deposizione_jpg-638x425deposizione-antelamifra-semplice-da-verona-gesù-deposto-dalla-croce,-la-madonna-e-s.-maria-maddalenaMantegna_Andrea_Dead_Christpietc3a0-di-michelangelorubens lamentazionitintorettoguayasamin-pieta2

“Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.” Marco 15

Sabato Santo: giorno del silenzio 

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Domenica di Pasqua: giorno della Vita, del riscatto, dell’amore della Resurrezione, 

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“Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola” Marco 16

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“Il  Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.” marco 16

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by dif

…..

Nelle immagini utilizzate per accompagnare gli scritti evangelici dell’ultima Settimana di Gesù si  nota come  ogni composizione  mette in risalto l’evento centrale scelto attraverso una personalissima  espressività  che va da un linguaggio figurativo manierato a un vero avanguardismo; inoltre, come opere di stesso argomento mutano di forza simbolica attraverso luce, prospettiva, linea, colore, tecnica nonchè talento e periodo,  tuttavia sempre conservano il messaggio essenziale da far arrivare al fruitore.  Come dire, ogni artista col suo grande o piccolo valore intrinseco è riuscito a  trasfondere quel senso umano e al contempo spirituale  che rende leggibile a tutti i fatti emblematici di Cristo  a cui si è ispirato e ha voluto enfatizzare..

Grazie papà

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LASSÙ

DOVE VIVI TU

NON C’È FREDDO

FAME

CATTIVERIA

MA QUA

CI SI SCANNA

E CI SI ARROVELLA

PER FARE A TUTTI LA GUERRA

LASSÙ

SI RESPIRA ARIA FINA

NESSUNO TI INVIDIA

NESSUNO TI RAPINA

QUAGGIÙ

NON PUOI PASSEGGIARE

SENZA IL TIMORE

CHE QUALCUNO TI ASSALE

E TI GUARDA MALE

LASSÙ

I BIMBI SONO FELICI

IL VENTO LI CAREZZA

LA PIOGGIA LI RISTORA

LA GENTE LI CONSOLA

QUAGGIÙ

C’È CHI LI MASSACRA

RAPISCE

GLI RUBA LA VITA

LASSÙ

NESSUNO È SENZA LAVORO

SENZA PERDONO

QUAGGIÙ

TI INFANGANO

RESPINGONO

OPPRIMONO

LASSÙ

DOVE VIVI TU

GIUSTIZIA

DIRITTO

RISPETTO

NON SONO PAROLE

LASSÙ

AMORE

E LIBERTÀ

SONO FRATELLI

MA QUAGGIÙ

STRAVOLTI

DA POLITICI IMBELLI

SONO BALZELLI

PAPÀ

CAMMINARE È DIFFICILE

QUAGGIÙ

SOLO

LA TUA ONESTÀ

CHE C’È ATTECCHITA

NEL MIO CUORE

MI GUIDA OLTRE

GRAZIE PAPÀ

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Faziosità

rimpalli

La faziosità

è un passatempo strano

maniaco e bislacco

S’appella a regole chiare

ma trucca i tavoli per giocare

Lava mentre infanga

infanga mentre lava

Attacca col diritto

poi ricorre al topspin

molla un rovescione

falla l’oppugnatore

riducendolo un coglione

Getta la palla nel fosso

dell’onestà intellettuale

la rimpalla a litania

ci insozza chiunque sia

Pianta il palo della pace

al centro del paese

s’arrampica a palla

rotea la linguaccia

ballotta e strambozza

la scambia in frottola

lancia e… ti spappola

La faziosità

è proprio un gioco atipico

di fulminia patacca

Incrimina

Denuncia

Scuote agita

per salvar la propria faccia

Acchiappa e spidocchia

Monta le polemiche pre partita

stracoce e riveste una notizia

ma dice che è nuda e cruda

come una vergine lenticchia

Per farti innervosir

stordisce allinguagratta e

con una gramola ti spiaccica

Per giocare a questo gioco

bisogna avere il pelo sullo stomaco

essere un atleta partigiano

da ping pong settario

allenato alla retorica d’assalto

da match pallottola:

rimanda e spara

acchiappa e assalta

assalta e ritira

lancia e spiaccica

arrotola a palla

parla e scambia

rimpalla

spidocchia

palleggia e caldeggia

maciulla l’avversario

Non c’è che dire

il fazioso

è un abile allround

Si muove felpato

come un tenero micione

Alterna difesa e intoppo

poi..

Poi svigliacco

per abbagliare la verità

usa l’effetto a specchio

 in un baleno ti sgrignaffa

senza lasciare traccia

e.r.

faziosità

La faziosità è un gioco che molti praticano  ma nessuno ammette di praticarlo

Perchè? Beh perchè è gioco da club privè!

bydif

I love you

rosso cuore

Ti amo come amo la luce, il mondo, la vita e tutto quanto vi scorre nel bene e nel male.

Ti amo nel grande e nel piccolo, nella montagna immobile, nel prato verde, nel grano maturo, nei frutti rosati del pesco, nella gemma verde d’una foglia, negli occhi d’un bimbo.

Ti amo nello scivolare delle acque limpide d’un torrente alpino, nel mare in burrasca, nel vento che fischia, nell’urlo di paura, nelle nuvole che oscurano il cielo, nella luna che sfiora le mie pupille sveglie, nel sole che sorge il sole o quando la tempesta infuria.

Ti amo nei sudici rigagnoli che scorrono all’angolo della via, nel rombo di un motore, nel fumo d’un falò estivo, nel tremolio di una stella, nel rumore dell’onda, nel tramonto lilla.

Ti amo nell’odio e nella vendetta come ti amo nel giglio puro, nella margherita appena sbocciata, nel gorgheggio d’un usignolo, nel fruscio del vento, nei veli della sera.

Ti amo con impeto, con gioia, con ardore e il cuore stretto nella morsa gelida dell’indifferenza

Ti amo ovunque, oltre il reale e possibile sempre ti cerco in ogni cosa, nell’umanità che incrocio e in tutto quello che nasconde e, ti amerò fin tanto l’amarti mi renderà combattiva, aggressiva, frenetica, senza equilibrio ma viva, guizzante piena di fremiti.

Ti amo perché il giorno mi sembra la notte senza te e la vita inerte.

Ti amo in modo limpido, incorruttibile, platonico, senza domande.

Ti amo qualunque cosa succeda, aldilà del tempo, degli uomini e della vita.

Ti amo con le catene, in schiavitù, liberamente, caparbiamente e insensatamente.

Ti amo nell’infelicità e nel dolore, nella crudeltà e nella tristezza.

Ti amo con la mente, lo sguardo, la disperazione.

Ti amo con il sorriso e gli occhi pieni di lacrime.

Ti amo senza ricevere affetto e gentilezza.

Ti amo perché voglio amarti, anche se non meriti un amore né grande né piccolo.

Anche se appartieni solo a te stesso.

Anche se sei un albero infruttifero.

Anche se detesti l’amore e cerchi l’apparenza, l’ipocrisia, l’inganno.

Anche se calpesti massacri e distruggi il sentimento.

Anche se per te è un gioco, un passatempo futile, una bestiale insipidezza, uno sciupio di tenerezza, un ingordo bottino, una ricca libagione.

I love you

perché…. non posso fare a meno di amarti

Ma….

Se non volessi amarti saresti già un niente, uno zero assoluto.

cuore in mano

 

ByDif

Buon San Valentino

Quale Big Trionferà a San Remo?

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Quale big  Trionferà a San Remo? Trionferà..trionferà..Beh, al verdetto manca poco!

Fra poche ore, infatti, anche il 67 ° festival della canzone italiana finirà nell’archivio polveroso dei ricordi insieme alle polemiche, ai gossip, agli ascolti, ai look, gli ospiti prestigiosi chiappa ascolti, le bellezze statuarie lustra occhi, i comici, i fiori, le storie lacrimogene, le canzoni che fanno rima con l’amore, quelle che fan rima con le lagne e pure con la socialsensibilizzazione, le scene e retroscene e quantal’altro la kermesse ha messo sul palco dell’Ariston per accendere la curiosità e far sorbire una maratona.

Nel frattempo, tra i fan e gli amanti del bel canto, ( Boh) sale la febbre da vincitore. Chi sarà il fortunato? Sarà quello annunciato che i bookmaker danno a poco e il big per scongiurar la iella da pronostico gli fa le corna, che vedi Al Bano, Ron, d’Alessio e Ferreri non sempre bastano, o l’improbabile super quotato che nell’ansia attendista scongiura la iella brookerista con una tisana all’aglio? Beh, al solito no! Fortunato vincitore sarà Il big e la canzone che dal palco dell’Ariston convincerà, piacerà o… o…comunque dai giurati verrà votato e si saprà se il favore della combinata di televoto, esperti e domoskopici sarà in linea con l’outsider dei brooker o sorprenderà con un vincitore sorpresa!

Al momento i vincitori della annuale festa sanremese dedicata alla canzone sono Carlo Conti e Maria de Filippi. Due grandi professionisti che pur essendo antagonisti, Rai- Mediaset, sul palco dell’Ariston hanno rivelato una complementarietà da sembrare simbiotici. Non c’è che dire son bravi davvero. Entrambi da standing ovation con lode.

Per più tardi invece…ecco i big rimasti in gara ( per alcuni si fa per dire) con le rispettive canzoni:
1 Elodie – “Tutta colpa mia”
2 Lodovica Comello – “Il cielo non mi basta”
3 Ermal Meta con – “Vietato morire”
4 Fiorella Mannoia con “Che sia benedetta”
5 Sergio Sylvestre con “Con Te”
6 Paola Turci con “Fatti bella per te”
7 Francesco Gabbani con “Occidentali’s Karma”
8 Marco Masini con “Spostato di un secondo
9 Michele Bravi con “Il diario degli errori”
10 Michele Zarrillo con “Mani nelle mani”
11 Chiara Galiazzo “Nessun posto è casa mia”
12 Samuel “Vedrai”
13 Alessio Bernabei “Nel bel mezzo di un applauso”
14 Bianca Atzei “Ora esisti solo tu”
15 Clementino “Ragazzi fuori”
16 Fabrizio Moro con “Portami via”

Finirà ….. ? Che importa come finirà sul palco dell’Ariston tanto le luci si spegneranno. Carlo e Maria a tutti sorrideranno. Le polemiche per un po’ gossipperranno.  Vincitori e vinti sulle strade della fama più o meno lunga se ne andranno. Solo le canzoni rimarranno.Quelle straordinarie e musicalmente belle vivranno per sempre, quelle brutte al primo sole di marzo nel nulla evaporeranno. Qualcuna ne bella ne brutta verrà da qualche cuore adottata e dal dimenticatoio salvata!

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Buona serata festivaliera o di dolce far niente!
by dif

Capodanno cinese: é arrivato il GALLO!

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E che gallo! Focoso è dir poco, deciso poi non dico…beh vediamo un po’ in pratica cosa indizia.

Come solito è arrivato con la luna nuova.  In tutti i paesi orientali, è quindi calato il sipario sul regno della Scimmia che a ben considerare tanto si è divertita a ribaltar le cose a suo gradimento stralunando un po’ il mondo -tanto per dire, senza la sua voglia di sorprendere e far clamore Trump mai si sarebbe seduto sulla poltrona e Renzi mai vi sarebbe sceso. – e con grandi festeggiamenti si è aperto quello del regno del Gallo. Da oggi, il Gallo, decimo animaletto dello zodiaco cinese, prende la parola per guidar la sorte e per tredici lune dominare sulla scena. Ahi, già mi immagino i suoi chicchirichi squillanti da fiero re di “pollaio” a dar la svegliarina! Mi sa che tante saran le levatacce per “gallinelle e capponcini” del suo regal pollaio e pure dell’altrui. Da focosetto com’è alzerà la cresta e a ribadire che lui è il re annuale e lui comanda e guai a chi sgarra. Uh che fracasso di chicchirichì s’annuncia. Mi par già di sentir galli e galletti in subbuglio ad arruolar galline per scalzarlo dal potere di dover sottostare al suo volere. Ma è un gallo che non si lascia intimorire e userà lo scettro di metallo per imperversare sugli avvenimenti con chicchirichi più duri dell’acciaio da flettere tutte le “creste” fanatiche e interessate al proprio tornaconto, senza cedere possibilità di scampar doveri e responsabilità. Con cipiglio inflessibile richiamerà chi aspetta e tergiversa a muoversi con destrezza per cercare, trovare e cogliere le occasioni che lui presenta. Stimolerà a lasciar lo stile di vita al passato per legarlo ad altro inedito. Chicchirichi dopo chicchirichi il Gallo di fuoco, elemento metallo, natura yin, da oggi apre la sfida a una fase evolutiva con nuove regole di filosofie di vita in cui creatività, produttività siano priorità, ottimismo e originalità cornice plateale al successo. A chi non ci sta avverte che li mazzia e li converte, a quelli dietro le quinte o restii ad agir al sole con un bel bagliore gli toglie creste e corone, o li spodesta riducendoli a capponi da boccone per scaltri mangioni. A chi invece intende imperversare come lui da re per profittar su la popolazione, con fatto dopo fatto revoca ogni potere di comando e azione. A quelli che hanno progetti di misurarsi con se stessi e gli altri a pari dignità promette sostegno, grinta e coraggio e sonoro successo di conquistar ogni traguardo. Chicchiricca che per un percorso nuovo di importante crescita individuale e collettiva nel suo regno energie e stimoli positivi non mancano, quindi invita a diventar duttili ai mutamenti, a stare all’erta e esser pronti a resistere a quelli fuori programma. Con la sua natura Yin la sensibilità non gli manca per bilanciare gli avvenimenti e scandire in ritmi naturali le fasi operative del costrutto attivo sulla scena individuale, collettiva e mondiale. Solo in casi eccezionali concede pause feriali. Altezzoso avverte che lavorando tutti insieme molto per tutti si ottiene e la pace regna nel “pollaio” internazionale. Eh, si con questo imperioso gallo conviene aver prudenza e lena. Dice che è re di anno essenziale per il futuro, e per realizzare le premesse c’è molto da raffinare in specie in organizzazione e modi di pensare e agire nel condurre l’ambizione ai traguardi. Pertanto per portare a compimento decisivo i programmi di rilancio e ridistribuzione dei “mangimi” sostanziale è pianificare e ancor più il pratico fare per riparare e risolvere problemi, ambigue condizioni, stagnanti magagne del sistema economico-finanziario-commerciale e pure diplomatico-relazionale. Il segreto per ingraziarselo sta nell’operatività concreta l’errore madornale nel lasciare che sia il vento del profitto personale a ispirare. L’egoismo non è suo concetto ancor meno l’ipocrisia per cui o ci si allinea o si va allo scontro cruento. Ritrovar le radici è vitale per agire con ideali inconfutabili, altrettanto lo è il selezionare le cose principali per scendere in campo. Con l’esser fattivi a chiunque aumenta vantaggi e guadagni, con l’inerzia rende polli da serraglio. Spavaldo precisa, per questo son solerte e do la sveglia. Tanti nel mondo ho da rintronar di chicchirichi, troppi i sordi che non sentono, innumerevoli poi quelli che se ne infischiano. Comunque son tenace e non li mollo, tuttavia non mi scompiglio certo a usar la forza, prima del prossimo capodanno e cedo il trono, loro malgrado son costretti a farlo. Giuro ho un chicchirichì a lungo raggio che se mi arrabbio da polo a polo scresta indolenti e cinici dogni loro crogiol vantaggio. Starà poi al Cane mio successore azzannare da lupo gli infingardi e gratificare abbondantemente la lealtà agli altri. Siccome mi piace lusso e comodità a nessuno confuto un po’ di abbondanza, anzi gli accendo la fiamma del facile guadagno purché spenga quella del rischio e dell’azzardo. Le critiche ingiustificate non gli garbano  tantomeno meno chi è disonesto. Quindi attento! Per oggi ho chicchirriccato abbastanza. Auguro a tutti un anno di crescita e vi lascio con qualche indizio di come a ogni animaletto zodiacale ho intenzione di concedere fortuna e agevolazioni o invece penso con qualche chicchirichì intralciar l’usufruir dei miei favori. Comunque a nessuno negherò un chicchirichì che gli possa all’esigenza veramente servì a svegliarsi e strappare all’occasione la fortuna per ogni tipo di soluzione.

Al topo prometto che consoliderò il sostegno concesso dalla scimmia verso i traguardi in progetto, col mio fuoco gli darò l’impulso per avventurarsi in nuovi orizzonti evitando le trappole e tanta passione convincente per le attività relazionali o legate al sociale. Nati: 2008, 1996, 1984, 1972, 1960, 1948, 1936

al bufalo o bue annuncio che son propizio a farlo navigar nel mondo e gli apro le pssibilità di impostare programmi a lunga scadenza. Tuttavia l’avverto che otterrà molto se si sbarazza e riorganizza ciò che ha in pendenza poco se aspetta e tergiversa. Nati: 2009, 1997, 1985, 1973, 1961, 1949, 1937

Alla tigre consiglio di tener a freno lingua, artigli e ansia se vuol posizionarsi sulla scena da principale attore del suo destino e assestare la sua condizione un po’ ballerina se no gli toccherà dal loggione guardà e rosicà chi lo scavalca. Nati: 2010, 1998, 1986, 1974, 1962, 1950, 1938

Al coniglio gatto o lepre dico sarò un po’ concitato e ti farò grattugiar coi denti ogni progetto e pure a lungo nuotar per non rimaner dai guai sommerso, bensì sarò onesto e prima di passar lo scettro ti darò il giusto compenso e anche un premio. nati 2011, 1999, 1987, 1975, 1963, 1951, 1939

Al drago gli favorisco con piacere eventi fortunati con successi economici importanti che non avrà bisogno di sputar vampate, un po’ d’amore extra per far sbollir la pressione dall’ansia compressa e se ha famiglia un cielo sereno per spassarsela.Nati: 2012, 2000, 1988, 1976, 1964, 1952, 1940

Al serpente concedo ancor di posizionarsi in tribuna a raccogliere i vantaggi conquistati in fatiche precedenti, risorse economiche per assestare tutte le questioni finanziarie. Se sul terreno lavorativo si muoverà con intelligenza e pazienza maggiori guadagni e rosee speranze di far fiorire durevoli affetti. Nati: 2013, 2001, 1989, 1977, 1965, 1953, 1941

Al cavallo dono forza per resistere a qualche contrattempo, iniziativa per trottare verso il cambiamento già in atto per un generale riequilibrio esistenziale, e se non scalpita concedo un ampia facilità di incremento in campo socio- economico. Nati: 2014, 2002, 1990, 1978, 1966, 1954, 1942

Alla capra la farò divertire più del solito, le offro tante buone opportunità da sfruttare con sensibilità e fantasia creativa per migliorar carriera e economia con ricco bottino da mettere via a patto che non beli d’ansia e spenda oltre il solito. Nati: 2015, 2003, 1991, 1979, 1967, 1955, 1943

Alla scimmia: lancio una sfida, se sarà meno bizzarra nell’agire quotidiano l’agevolerò a spaparazzare i suoi intelligenti lanci provocatori da scuotere la foresta in cui vive e in qualunque altra si sposterà tanto da cambiargli l’avvenire e almeno per 3 anni contenta farla vivere. Altrimenti con un chicchirichì anomalo la farò roteare come na trottola. Nati: 2016, 2004, 1992, 1980, 1968, 1956, 1944

Al galletto dedico tutto il mio fiato per annunciargli un anno di benefico travaglio in ogni campo in cui si muove e vantaggi pecuniari con cui risollevar il morale e mettersi tranquillo a dedicar tempo ai nuovi progetti che ha in concetto, ovviamente senza lesinare sulle entrate finanziarie ma dovrà evitar dispute e scontri. Stimolanti novità con eccezionali incontri l’aspettano, se poi è di elemento fuoco aggiungo buona sorte che accende l’entusiasmo a viaggiare in lungo e in largo e scoprire che oltre il se c’è qualcun altro.Nati 2005, 1993, 1981, 1969, 1957, 1945

Al cane non gli assicuro un anno d’esser certo che programmi e progetti andranno tutti facilmente a termine specialmente se ringhia e abbaia senza una precisa domanda, tuttavia se rimane calmo e porta pazienza gli assicuro che potrà chiarire i malintesi e sul finire giungere al successo mirato con gran soddisfazione e qualche denaro in più. Nati: 2006, 1994, 1982, 1970, 1958, 1946

Al cinghiale offro energia ferrea per sbaragliare gli avversari in ogni discussione e prevalere sulle avversità e uscire da vittorioso in tutte le vicende che gli stanno a cuore. Però, a volte sarò un tantino ostico, potrò sia frenar l’attività in corso che molestare col mio chicchiricare la tranquillità familiare. In ogni caso difficoltoso gli consiglio di non grugnare altrimenti lo dovrà lottare anche col Cane.Nati: 2007, 1995, 1983, 1971, 1959, 1947

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Nel salutarvi aggiungo, non son gallo capriccioso ma alquanto orgoglioso, gli avvenimenti raramente li rendo eclatanti o speculo sui dettagli a meno che i galli che circolano nei pollai del potere non stuzzicano la mia collera facendo gli spavaldi o polemizzando, in tal caso… beh tutto diventa complicato, col mio fuoco …il mio metallo… non garantisco un pacioso risultato!

Chicchirichì!! Buon capodanno e felice anno del gallo!

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