miss luna

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Stasera c’è una luna splendida. Ha una luce così insolita, nel colore e nella lucentezza che ovunque specchia crea aloni luminiscenti fantastici. Mi incanta. Non posso fare a meno di fissarla. L’occhio contemplativo segue il suo andare da stella a stella, da nuvoletta a nuvoletta. Il pensiero corre e fruga. Altre sere, altre lune escono dal magazzino della mente. All’improvviso che t’ affiora? La passione viscerale del sovrastante! Petali di notti esplorative s’aprono. Parte di vita feconda pistilla alla luna. Vita, più o meno volutamente, lasciata al tempo. Non quello perduto, quello intensamente vissuto. L’emozione giunge alle stelle. Sono tante. Brillano. Quanta esistenza congelata e secretata con fredda determinazione in quel brillio! Nel blu notturno mi investe. Luccichii esistenziali procellosi ondeggiano. Bello e brutto animico sbatacciano da terra a cielo. Eremitici cercare, scoprire sapere galleggiano. Brividi. Magnetica alzo lo sguardo, la luna s’è rimpiattata. Vigliacca. Prima istiga e poi scappa. L’ho fatto anch’io… Si e no. Sono scappata ma non ho istigato. Weee, però me la son cercata. Avrei dovuto comprendere… Starmene sullo scoglio a fissarla con l’effetto magnetico inevitabilmente tutto mi tornava a galla. Dovevo intuire che la meravigliosa, spettacolare, magica luna di questa sera non era un punto neutrale dell’universo. Troppo singolare e viva nella luce. Eppoi, come ho fatto a dimenticare che la luna non è impassibile astro ma è la massa celeste simbolo di primordialità misteriosa che riporta l’occhio dell’uomo al cielo. Che È la mater dei che rischiara il buio terreno, rende sicuri i passi impedendo i caracolli nell’oscuro. Che È la portatrice di luce speculare addizionale del pater sole. Il dono accessorio del creato al giorno che in un miscuglio di sacralità e mondano trascina l’uomo verso l’alto. Anzitutto avrei dovuto ricordare che qualcosa di astruso all’intelletto lega l’umano alla luna. Che lei è silenziosa amica ascoltatrice, compagna di sospiri, fantasiosa ispiratrice di magie passionali. È storia millenaria. Più di qualunque astro ha affascinato, stimolato la genialità, ammaliato poeti, musici, asceti, innamorati, naviganti, astronomi, scienziati cosmologi, popolato l’immaginario individuale e corale. Ha ispirato fiumi di parole all’uomo semplice e a quello sofistico. Perché Lei, miss luna, è l’ irrealtà della realtà del contesto universale. Esatto contrario del suo emanatore di luce, che al centro ci mette la materia, la carnalità, il pragmatismo, riconduce tutto al basso, amalgama alla massa secolare; Lei, femminile contrapposto al maschile, l’irrazionale etereo che nutre il razionale corporeo, armonizza la coesistenza, svincola lo spirito, riconduce all’alto, fin su al tetto del cielo. Da sempre immaginario sogno remoto dell’extra che converte la lucidità dell’esistente ordinario, a volte, con le sue bizzarre sparizioni, quell’eclissarsi improvviso ha impaurito e terrorizzato, altre col suo crescere e calare alimentato suggestioni popolari, influenzato leggende e narrazioni ambigue. Nell’universo tutto è speciale, ma è incredibile come questo piccolo satellite del nostro pianeta in determinati momenti calamiti l’attenzione  e a chi  la guarda apre un mondo implicito sconfinato. Nella luna ci deve essere qualcosa che rende inscindibile il rapporto terra- uomo-cielo, ancora l’umano sapere non l’ha scoperto. Un giorno.. forse avverrà.

Intanto stasera con la sua travolgente bellezza ha voluto riaprire le porte del piccolo mondo in cui mi sono rintanata, farmi alzare lo sguardo, ammirare la bellezza del creato, legarlo all’alto. Ricordare che il cibo indispensabile è in quello che sovrasta, ignorarlo, come ho voluto fare io, è morire di fame credendo d’esser sazi. Sapevo che qualcosa di strano mi legava alla luna. Non che fosse così. Sotto questo cielo, in questa notte brulicante di perseidi, con la sua stravagante luce ha voluto proprio che lo comprendessi. Ha fatto di più. Ha riaperto quel tempo di vita volontariamente ghiacciato per paura, farmi scoprire che non avevo ghiacciato i mostri. Avevo ghiacciato gli angeli creativi di vissuti vivi e appassionati. Che ho da stupirmi. È un astro che percepisco come uno specchio in cui v’è riflesso quello che voglio nascondere, è il catarifrangente dell’essenzialità cosciente. Dovrei stupirmi che le somiglio. Non sono magica ma stramba e lunatica eh eh…. di più.

luna

Notte di sogni fantasticamente allunati !

bydif

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Tante ombre nere

 

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 Che volevano toglierselo dalle scatole era più che evidente che volevano “ammazzarlo” no. Anzi,  patentandolo da idiota polverizzarlo nel modo più abietto. Perché? Solo un idiota poteva rischiare una recidiva!  Alex non lo è, in più con tutto il clamore del passato aveva la consapevolezza che era nel mirino antidoping, vulnerabile a accuse di brogli. Non poteva sgarrare. Non voleva sgarrare tantè che si era affidato a un combattente storico del doping.  Vero, Alex aveva sbagliato, lo aveva ammesso e si era presa la punizione pagando un prezzo altissimo sotto ogni punto di vista, ma poi ha cercato di rialzarsi. Non era facile per un ragazzo prima osannato poi travolto dall’infamia da tutti abbandonato. Ha dovuto crederci con tutta l’anima che era possibile, tirar fuori tutto il coraggio rimasto, faticare, lottare disperatamente con se stesso. In un mondo che si arrende a tutto e tutti già questo andrebbe considerato. Vista la sentenza non è così. Sbagli? Sei atleta morto e morto resti. Nessun diritto di riscatto. Nessuna speranza di riprenderti la vita. Anzi, anzi se provi a rialzarti ti anniento. Difatti così è andata. Una squalifica di otto anni è una sentenza di morte sportiva per qualunque atleta. Nel caso di Alex va aldilà della preclusa attività agonistica diventa annientamento totale della persona. Quello che è incomprensibile è l’accanimento di volerlo radere al suolo. O per meglio dire lo è. Quella provetta giramondo con tanto di specifica nominale …uhm non specchia limpidezza però… dimostrare il suo opaco cammino… più difficile che dimostrare l’esistenza di un alieno. A guardare ben bene dentro la vicenda di Alex tante ombre nere accidentano la sentenza sportiva. Autorizzano a pensare maliziosamente. Due ombre appaiono più nere e interrogative delle altre. La prima: come mai dieci ore di torchiatura non hanno suscitato un filino di dubbio agli uditori. Erano forse sordi quindi impossibilitati a udire i suoni che uscivano dalla bocca e questi finivano nell’etere senza depositarsi nelle teste? La seconda: ci sentivano benissimo ma avevano già tutto chiaro in testa, Alex era recidivo colpevole e nemmeno con la prova provata del contrario la sentenza decretata in anticipo smollava dalla testa degli uditori? Lampante quanto farsesco e atroce, han fatto i sordi con Alex per udire benissimo chi aveva richiesto di condannarlo!  Insomma ombre che  fan lecitamente dubitare del verdetto di squalifica. Lo fanno somigliare più a un “guidato” responso lustra credibilità e copri altro che a una effettiva neutralità decisionale. A un fuori dai piedi Alex beffardo, umiliante e  senza scampo. Perché o perchì è difficile stabilirlo. Si può ipotizzare che l’“ammazza Alex” provenga dall’invisibile mondo degli affari sporchi. Le lobby del doping se decidono…. sono più devastanti di una bomba nucleare. Da un voler generale di ripulirsi le mani per offrirle specchiate all’opinione pubblica; da acrimonia sportiva generica o di qualcuno preciso…da…da…I da possono essere infiniti, considerato che nello sport ci sono due mondi molto contrapposti quello dell’atleta e quello degli affari…in più l’uno e l’altro son fatti da umani imperfetti. Entrambi possono sbagliare. Eh, eh in teoria ma in pratica… nel mondo degli affari pare mai si sbaglia. Dopo Rio, sembra inoppugnabile, nel mondo dell’umano atleta, se l’atleta commette un errore non ha via di scampo, in quello dell’affare no. L’affare nel suo mondo del  business di inumano potere  ha tante vie di fuga da scamparla sempre.

Senza essere fan partigiani oggettivamente la squalifica di Alex Schwazer è nebulosa e suscita perplessità. Sportiva o normale,  la giustizia dovrebbe sempre risultare limpida. Quando ciò non avviene lascia un che di ambiguo, di tradite finalità che fan male prima alla giustizia e poi al giustiziato. Verrebbe da dire che laddove la giustizia non rende giustizia è fallosa. Per dirla in gergo sportivo “dopata”. Come in un atleta ha i valori sballati. In conseguenza riprendersi vita e dignità puntando sui principi guida della sua funzione di diritto neutrale è pressoché impresa storica per chiunque. Se poi si chiama Alex Schwazer… addiviene impossibile.

Comunque la si pensi sul passato e sul presente di questo atleta, meritava il beneficio del dubbio di essere in verità, che non aveva barato. Troppo ci teneva a ritrovare un minimo di se stesso e troppo voleva  marciare sulle strade di Rio per confermare a se stesso che per leggerezza si può sbagliare e cadere ma con la ferrea volontà ci si può rialzare dalla caduta e ripartire. Alex #non ha barato. Stavolta no.  Che qualcuno lo guardi storto e non capisca il perchè stavolta è pulito ci sta. Ragiona con il suo metro. Quello che non ci sta è la condanna.   La squalifica ha un sentore di puzza inequivocabile. Chi ha un briciolo di sana e onesta obiettività la sente, il resto…Il resto ha l’alibi del naso tappato dalla certezza del qualunquismo, poi, non mostri meraviglia e nemmeno condanni chi approfitta dell’adulterato per adulterare un risultato, una vittoria, una performance, prende scorciatoie trionfali, semmai si stupisca di quelli che resistono all’imitazione.

I riflettori mediatici si sono già spenti.  Solo quelli che non cedono al fascino del “doping” verdetto restano accesi. Mi auguro per Alex che  restino accesi per cacciare le tante  ombre nere.

By dif

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Mater Maria

Tiziano l'assunta

Violetti Frizzi

Lievi Vanno

Consumati Sacrifici

Mater Maria

In Occhi Lontani

Si Perdono

Luci Serafiche

Porte Segrete

Aprono

Aliante Bellezza

Carnale

Nella Via Del Cielo

Sole Di Fuoco

Cenera

Nell’oltremare Nero

Risveglia

Sacrale Purezza

Assurge

Magnificat Gloria

Figlio

Umano Eterna

e. r.

l'assunta scultura lignea abbazia cistercense rivalta

Secondo la tradizione cristiana oggi è il giorno in cui la Vergine, madre del figlio di Dio, Maria fu “ assunta alla gloria celeste”. Un tempo era la festa regina di tutte le feste. Per Maria Assunta a gloria, in corpo e anima, ci si agghindava più che per andare a un ballo, più che a un incontro con l’innamorato. Il 15 di agosto ci si trovava, si facevano fuochi, si cantava, si allestivano tavolate, si rideva, si mangiava la cocomera e a volte scherzando ci si imbrattava e si chiudeva la giornata con in cuore la leggerezza di aver passato una giornata spensierata  onorando Maria. Oggi si fa festa, si mangia, ci si trova, si ride ma non più come allora. Lo spirito è diverso. Piuttosto pagano. Sembra quasi d’esser tornati alle ferie augustee. E i 2000 anni di storia cristiana? Quelli andati spersi nei rivoli del godimento profano!  Quanti si ricordano che è l’Assunta? A giudicare dalle feste qui e le feste la…uhm… Eppure per i cristiani, almeno che dicono d’esserlo,  dovrebbe essere un giorno di letizia e compagnia senza scordarsi di Maria. Perché? Perché Maria è la porta del cielo. l’icona Madre mediatrice tra terra e cielo tra fisico e metafisico. Solennizzare la sua assunzione non può essere altro che un modo per dire grazie al capolavoro di Dio.

Ricordando ciò a tutti auguro una lieta serata, perchì è costretto a lavorare l’augurio è doppio

bydif 

 l’immagine in alto  è un particolare dell’ Assunzione ad opera del Tziano; quella in basso è di una scultura lignea dell’abbazia cistercense di Rivalta.

 

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Ripescare il coraggio

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Coraggio coraggio. Quante volte si sente dire! E se il coraggio manca. Mica è facile reperirlo. Beh sei costretto a trovarlo se non vuoi rimanere spiaccicato al pavimento della vita. Già il vivere normale ogni giorno ti obbliga a usarlo. A volte può mancare e dato che è difficile reperirlo si può rimanere schiacciati dagli eventi però è cosa rara. Che il coraggio più o meno ce lo abbiamo tutti è un dato di fatto. Nessuno può farne a meno  per realizzare i piccoli e grandi sogni, le ambizioni personali o anche quelle collettive. Certo a volte capita che per variegate sfaccettature ci sono momenti che richiedono più coraggio anzi così tanto coraggio da farti paura. A taluni, questi momenti di abnorme  coraggio  capitano sempre nello stesso periodo dell’anno, addirittura nello stesso mese. Per strane casualità cosmiche?del fato? Non so. A me quei momenti son sempre capitati in Agosto. È stato sempre un mese capitale Agosto nelle vicissitudini della mia esistenza.

Agosto, agosto con me agisci come il governo. A ogni solleone crogiola qualcosa di strano tanto cecato dai raggi non vedi che ti frega e lo scopri a cosa fatta.

Caldo, ventoso o bagnato che eri Agosto mi hai messo nel piatto della vita la realtà più inaspettata tragica e dura. Volente o nolente il tuo imperativo era bruciare i miei progetti. Fossero ambiziosi o modesti non importava. Con cinico sadismo sogni certezze e speranze in un attimo  incenerivi tutto  lasciando al mio orizzonte nient’altro che fumo. Dopo avermi steso con un KO micidiale o lasciata imbambolata sulla poltrona di casa, prima ti divertivi nel vedermi nel panico, poi sovvertivi il timore e freddo come iceberg mi chiedevi di tirar fuori il coraggio. Non il solito coraggio, il tuo.  Il coraggio di Agosto, vale a dire  un coraggio da leoni. Un coraggio per oltrepassare barriere di cemento senza muovere un muscolo. Un coraggio per andare al buio come un gatto dritta dritta verso il vuoto senza caderci dentro. Il coraggio d’esser dragone vincente su squadroni e squadroni di pericoli mentre  ero sgomenta colombella. Il coraggio di stamparmi un sorriso da ebete imbalsamata da sfoggiare a chi  faceva domande e non sapevo che dire. Il coraggio di far navigare un barcone senza remi per approdare su qualche spiaggia portando in salvo chi amavi con tutta l’anima. Anche  il coraggio di mentire che tutto era perfetto per non far inutilmente soffrire chi ti stava accanto.. Coraggio, coraggio un tormentone martellante per fare anche l’impossibile. Quel coraggio sai bene Agosto che non c’era in me. Tu insistevi, insistevi e incredibilmente lo cacciavo fuori. Non so dove lo tenevo in serbo. So che ferita, sanguinante e pure rincretinita dal turbinio dei fatti incresciosi che mi cucinavi coi tuoi raggi spietati filavo come una locomotiva. È vero, la lotta era impari tra me e te agosto ma se era per coraggio, incosciente follia o il fuoco che bruciava saltavo le cataste come una lepre. Debbo anche ammettere che il fuoco che mi ardeva in petto era così vivo di motivazioni che bruciava gli ostacoli senza troppe ceneri. Quante volte mi hai abbattuta e ho ricominciato. Non oso contarle. L’avevo il coraggio agosto?  Se l’avevo! Oggi…Oggi quel coraggio non l’ho più. Oh …Forse l’ho ancora. Certo meno vibrante d’allora. Forse ho paura di crederci. Oh …oh…dai ammettilo quel che manca per far scattare Il coraggio di agosto è la motivazione. Chissà. È solo il 5 Agosto. E.. il  mare è pieno di argentei luccichii che  specchiano negli occhi come focherelli virginei, pescando pescando tra quei luccichii potrei ripescare il coraggio di agosto.

Non so se riesco a rpescarlo intanto auguro a tutti un felice agosto.

by dif

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SANT’ANNA

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Oggi è S. Anna. Una santa che fin dall’infanzia mi è entrata nel cuore e ho considerato mia protettrice al punto che ho voluto coronare il mio sogno d’amore proprio il 26 luglio, giorno della sua festa.

A distanza di anni credo, anzi ne sono certa, che questo mio attaccamento alla Santa è stato ispirato da un sentore inconscio profetico. Senza il suo sostegno spirituale non avrei mai superato le difficoltà di ben 4 maternità con un lavoro da portare avanti senza perdere amore, pazienza, gioiosità. Poinon avrei saputo crescere e educare i miei “pargoletti” amati senza subire l’angoscia devastante di una situazione familiare complicata dalla fatalità. In ultimo, emotiva come sono non avrei trovato il coraggio, l’energia, l’entusiasmo necessari per reagire a ogni maroso che perigliava il mio pesante barcone matrimoniale e che tutt’ora col suo aiuto continuo a timonare. Non mi basterà la vita per ringraziarla! Può essere una stranezza credere che è stato un segno profetico affidare a sant’Anna il proprio excursus ma in me è certezza, senza la mano di sant’anna non avrei superato indenne ne i momenti gravosi dell’esistenza ne i pericoli psicologici derivanti da annessi e connessi.

Quando sento di mamme che cadono in depressione post partum, oggi accade spessissimo, o leggo notizie di gesti e fatti tragici estremi compiuti da madri, mi si stringe il cuore di tristezza e dolore e penso a quanto sono stata fortunata ad avere la protezione di questa “mamma”. Lei mi ha aiutato a mantenermi salda e a non perdere gioia e ragione. Non mi importa se qualcuno riderà di questa convinzione e oggi appare un utopia credere che basta rivolgersi a sant’Anna per non finire in cose simili e svolgere un ruolo di mamma senza patemi emotivi. Sono fermamente convinta che se queste mamme si fossero rivolte a sant’Anna non avrebbero perso la speranza da cadere in gorghi depressivi senza ritorno, nella migliore delle ipotesi lasciate andare trascurando se stesse e i propri figli, visto talmente nero da togliersi o togliere la vita alle creature che avevano partorito. Comprendo che chi non ha fede attribuisce le cause della prostrazione totale all’indifferenza o alla sottovalutazione familiare della condizione psicologica che vive la donnaalla nascita di un figlio, ai mali sociali che non supportano il ruolo della donna madre e spessissimo la costringono a mutare vita quotidiana, progetti professionali, di carriera e relazioni sociali facendole subire traumi psicologici profondi che poi come un tarlo minano l’autostima e conducono a gesti insani.A volte è vero ma non sempre e non in modo da giustificare i troppi casi che si sanno e i tanti che non vengono alla luce. Penso che le tragedie sono frutto di un decadimento dei valori della comunità che carica la donna di troppe responsabilità, trasmette modelli femminili di successo sfrenato, di forma fisica perfetta, di coppia senza problemi, di famiglie corrispondenti a prototipi inesistenti nella realtà che in momenti delicati si mescolano nella psiche e influiscono negativamente sul percorso del cambiamento che indubbiamente la nascita di un figlio provoca nella donna. Dico che a forza di scardinare i valori spirituali, privilegiando quelli materiali, senza fornire supporti giusti o valide alternative, in momenti difficili e delicati della vita, tutti perdono facilmente il controllo emotivo e di conseguenza la stima in se e negli altri che conduce poi a non credere di avere una possibilità, qualcuno che ti comprende e aiuta a tirarti fuori dalla situazione, distorce la volontà e la capacità di reagire positivamente a eventi traumatici.

Ho deviato un po’ il discorso da sant’ Anna, ma credo veramente che l’essermi affidata alla mamma di Maria, la Sacra Vergine delegata a essere intermediaria degli uomini tra i valori terreni e celesti e Mamma delle mamme per eccellenzaavendo portato in grembo il Cristo Salvatore, mi abbia aiutato. Probabilmente mi ha facilitato ad aggrapparmi all’impossibile per ottenere il possibile, a non mollare la presa, forse a non cedere alle tentazioni negative dello sconforto, o chissà ce l’avrei fatta ugualmente perché sono cocciuta, tuttavia la risposta non mi interessa, in me è certezza: Lei mi è stata accanto. Spero continuerà a concedermi questa sua “ grazia”. Non per niente il suo nome in ebraico Hannah significa “grazia”.Comunque sia, chi elegge un santo a protettore si affida a lui e coltiva in se la certezza di ricevere aiuto, però nel frattempo non si perde d’animo, continua a lottare, e adeguandosi ai cambiamenti supera le sue difficoltà.

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Buona giornata e che Sant’Anna protegga chi passa da qui e tutte le mamme .

by dif

La foto:  sant’Anna con la piccola  Maria è all’interno del santuario di sant’Anna a Gerusalemme dove sono stata a inizio Luglio.

 …per la cronaca: Santa veneratissima. Anche se il suo nome non è riportato nei testi biblici consueti ma appare insieme a quello del marito Gioacchino nei testi apocrifi, tantissimi ospedali, paesi, strade e chiese portano il suo nome. E’ patrona delle famiglie, delle partorienti, delle madri, per essere diventata madre in modo insolito specie delle donne madri; inoltre, per le sue qualità di pazienza, è patrona degli orefici, falegnami ebanisti e carpentieri.

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In questa terra a frittata

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A volte ci son domande che non trovano mai risposte certe. Più te le fai e più la logica si intriga. Più insisti e meno arrivi al punto focale. Anzi ti tessi una ragnatela di risposte che intrappola la verità inequivocabile che mette in pace coi perché e coi percome. Così in tanti anni a domande e riflessioni risposte chiare non son venute. Non ho mai compreso come son finita in questa terra piatta, una terra a frittata. Operosa si, tanto, ma incolore all’apparire da fossarti il fiato e strapparti senza tanti complimenti la bellezza che da sempre hai stampata negli occhi e nel cuore. A condurmi in questa terra, in questi luoghi tanto diversi per aspetto, lingua, modi dai miei amati è stato: il tuo volere, il mio cocciuto seguire te e gli avvenimenti o un tiro mancino del destino? Vattelappesca più volte mi son detta. Smettila, da tanto fervore mentale la certezza non la ricavi. Ogni motivo aveva la sua ragione da ribaltare completamente vita e situazione! Spogliarmi dell’abito naturale per rivestirmi con un altro di tutt’altra foggia non è stato facile, era tanto incollato alla pelle che ho dovuto strapparla per indossare il nuovo. Mi sono adeguata al contesto? Macché il nuovo era così ruvido da farmi sanguinare. Non ho saputo accettarlo con il sentimento. Ho fatto funzionare la ragione. D’altronde cos’altro potevo fare. Gli avvenimenti si susseguivano a un ritmo infernale che più che domande urgevano risposte. Così, non so quando non so il perché, ho quasi smesso di domandare al mio alter ego mentale il fine concreto che m’aveva condotto in queste strade, con tanta brava gente si ma tutta a me ignota, nessun volto familiare, nessun legame e consonanza nell’agire e pensare. A poco a poco, quel ribaltone vitale che mi aveva tolto dalla bellezza, dai colori intensi, dai profumi di ginestre, dagli affetti d’un cresciuto naturale, inghiottite le domande è diventato tran tran. Non un tran tran fermo e piano come #questa terra a frittata, tanto accidentato e irto di saliscendi sassosi da somigliar assai alle piagge che schierano al sole gli olivi nella mia terra. Un tran tran costrittivo a vivere al contrario la visuale della terra amata.  Una beffa fatale. Per volere di chi. Tuo, mio. Di ambedue per valutazioni pratiche, opposte nel pensiero ma allineate come i pioppi fuori dalla finestra ai doveri di unità familiare. O… Del destino.  Domande inutili, laceranti, senza risposte. Credevo senza risposte. Le cercavo troppo e con eccessiva fretta per averne. Una risposta c’è sempre alle domande. La porta il tempo. È l’unico che quando meno l’aspetti te la mette sotto gli occhi. Anzi la scrive a caratteri cubitali. Come ha fatto con me. In un luglio, non ricordo se afoso, caldo si, con una infinità di domande mi fece ruzzolare in questa piatta terra a frittata incolore, in un luglio, questo luglio, ha risposto, tolto dubbi, dato certezze. Ora mi è tutto chiaro. In questa terra frittata che mai ho accettato con il cuore, quello è sempre rimasto attaccato all’altra dalle verdi colline, i prati rossi, i cieli turchini, in cui mentre ci camminavo, blateravo e scalpitavo come una cavalla selvaggia, senza comprenderlo, ero approdata spontaneamente. Avevo scelto consapevolmente di venirci. Ne tu, ne il destino mi aveva costretto. Quello che non sapevo e supposto che il venirci mutava la strada agli altri. Diventavo il perno per far curvare gli avvenimenti a chi mi stava intorno. Spostandomi da una terra all’altra inevitabilmente li trascinavo e cambiavo loro la vita. Così è stato. La mia è sempre rimasta la stessa. Li, o qua l’iter era fisso. Come ho fatto a non pensarci. La risposta era semplice quanto bere il caffè di primo mattino. Ci voleva il giudizio del tempo. Lo stesso però che ancora non è riuscito a farmi vedere questa terra a frittata incolore che affossa il respiro bella. Ci cammino ma non amo. I figli li amo. Allora…ohi ohi riattacchi con le domande…no. stavolta conosco la risposta. In questa  terra a frittata che  non amo c’è  il  fascino della vita, la bellezza  del respiro di chi amo. Per questo ancor ci cammino.

Felice settimana a chiunque passa da qui

by dif

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Caro Paolo

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Caro Paolo

Dopo 24 anni nella nostra terra bellissima quasi o nulla è cambiato. Disgraziata era e disgraziata resta.  La mafia continua i suoi sporchi affari su tutto il territorio. Come si suol dire impera prospera dalle Alpi alle Piramidi. Ha cambiato faccia, abito e maniere ma non la sostanza. Ha camicie immacolate,  abiti firmati, scarpe su misura, modi raffinati. E’ acculturata, parla un corretto italiano  e un inglese anglosassone. Ha residenze in tutto il mondo arredate con lusso discreto, quello dell’alta borghesia non quello pacchiano dei rubinetti color oro.  Non gira con  la lupara e le pistole ma con autista in limosine, con manager valigette, pc  e smartphone di ultima generazione . Frequenta i migliori  salotti culturali, disquisisce su temi di filosofia, letteratura,  politica, teatro, musica. Gira il mondo in bisness class. Frequenta i ristoranti stellati e  brinda con vini e champagne pregiati. La mafia Paolo  per agire indisturbata in ogni dove e a tutti i livelli  si è fatta camaleontica, resa  più invisibile. Ha messo da parte la volgarità e si è circondata di eleganza, classe e distinzione, per essere più spietata ha frequentato corsi di alta finanza, stage economici e imprenditoriali, sottoposta a tirocini fulltime di lingue e comportamento.   Insomma Paolo per quanti sforzi han fatto i magistrati onesti come Te e le forze dell’ordine la mafia non è sparita anzi… Anzi si è estesa e rafforzata tanto che in un modo o nell’altro oggi comanda  in tutti i gagli  del potere finanziario, economico, commerciale e  imprenditoriale, direi che si è quotata in borsa e gioca coi destini del prossimo. Si è talmente arricchita da avere capitali solidi e liquidi da comprare chiunque ovunque. In questi 24 anni si è infiltrata e impossessata del potere che conta, quello che investe, manovra indisturbato,, guida a suo piacere  interessi pubblici e privati.  Mi rincresce dirtelo ma la strada distruggi mafia è ancora lunga, irta di trabocchetti.  Per eliminarla, come hai detto Tu: “ Nella lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. “ P. Borsellino.

Il profumo  di pulito Paolo ancor non si avverte, a prevalere è il puzzo. Un ammorbante puzzo che gira, gira  contamina e intossica. I bacilli mafiosi Paolo lo sai, sono  virulenti.

Per estirparli ci vorrebbe che tutti strappassero l’infestante  gramigna che li alimenta. Ci vorrebbe che tutti  si ribellassero alla sporcizia morale, all’omertà, all’indifferenza complice. Ci vorrebbe di scardinare i loro portoni, martellare ogni stanza con un no mafia di tutte  le giovani generazioni. Un no incessante,  determinato di cervello, cuore e azione. Purtroppo quei pochi giovani coraggiosi  che tentano sono risucchiati dal sistema infetto.  I più strangolati  dalla disoccupazione, da un futuro precario, dalla mancanza di ideali freschi e puliti, dall’assenza di speranza  sono assuefatti  all’inerzia omertosa: Altri strangolati dal ricatto della miseria  sono nelle loro maglie illusorie e da  manovali burattini.eseguono il lavoro sporco, quello plebeo dei pesci piccoli. Così mentre loro  finiscono come sardine, a volte in modo tragico  altre in scatolette di cemento,  gli squali veri, i pesci grossi  famelici e crudeli, camuffati in  eleganti abiti firmati  continuano a nuotare indisturbati  e ogni tanto vanno a spiaggiarsi al sole in splendide località riservatissime.

Ogni giorno con grandi sforzi vien fuori un aggancio mafioso ma il giorno dopo un altro aggancio  occultamente viene concluso. Sembra una girandola impazzita che nessuno sa fermare Paolo. Io non dispero, gli uomini  giusti pure  ma al momento… solo chi ha memoria e non dimentica…

Caro Paolo, Il tuo ricordo è vivo in me e in tanti. Beh, in altrettanti come da lassù saprai è fittizio e dura meno d’un cerino. Però, almeno io, lo sai  che non posso scordarmi quel lontano luglio del 1992. In un giorno caldo e assolato  si è portato via il mio papà, in un altro ancor più caldo, infocato, il  tritolo si è portato via Te. Due uomini, dallo sguardo profondo, sincero, tenaci nell’essere sempre se stessi e nel lottare per i propri ideali. Uomini d’onore nel dire e nel fare, giusti, onesti valorosi. Quel 1992 si è portato via il mio eroe e l’Eroe di Tutti.

Scusa se mi son permessa un tono tanto amichevole, ma per me sei un amico, un grandissimo amico che mi ha e continua a insegnarmi tanto.

Con rispetto e tanta gratitudine di aver dato la vita da indomito combattente della giustizia ti ringrazio Paolo.

Grazie da tutti quelli che non scordano

Dif

 

 

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Lupi solitari? No. Sputi di carogne!

Non chiamateli lupi solitari ma sputi di carogne.

strage nizza

L’immagine è eloquente,questo un lupo non lo fa. Ha un comportamento più fiero.

Smettiamola di definirli  lupi solitari, chiamiamoli per quello che sono: sputi di carogne.

Si, chi massacra, stermina figli, padri, madri, sogni speranze, uccide con ferocia premeditata per astio incomprensibile, mette fine alla vita libera di chiunque per esaltazione di una dottrina o di un qualunque altro cavillo mentale partorito a tavolino, non può essere altro che sputo di carogna. Chiamarli lupi è un privilegio che non meritano. È fare un torto grave agli umani e agli animali. I lupi in branco o in gruppo sono tutt’altra cosa. Seppur selvatici hanno molto più rispetto dell’esistenza terrena. Primo non agiscono da marionette imbonite, secondo non attaccano indiscriminatamente per furia omicida ma solo per necessità legata alla sopravvivenza propria o del branco, terzo aggrediscono per difendersi e solo se provocati, rarissimamente sfiorano i bambini, comunque se accade sempre per circostanze accidentali. Solo gli sputi di carogne invece riescono a farlo con fredda intenzionalità. Perché? Perché gli sputi non hanno alcun criterio di discernimento e nessunissima umana qualità. Sono sputi. Sputi fetidi. Beoti rigetti di carogne imbonitrici. Carogne ipocrite che gozzovigliano e si ingozzano di pretesti, poi senza ritegno a destra e a manca scatarrano assurdità e fanno mucchi di sputi. Sputi inzuppati di idioti lordumi della loro vogliosa avidità che ammorbano, appestano, generano microbi killer. Invisibili malvagi bacilli killer liberi di circolare, liberi di infettare, liberi di sterminare. Gli sputi di carogne sono difficili da individuare. Organizzare un vaccino, un antibiotico, un qualsiasi rimedio che contrasti e neutralizzi le loro ignominiose azioni stragiste attualmente è molto complesso. Ogni terreno è fertile per incrementare i loro corrotti batteri. Sono germi sparpagliati che anche nelle fogne nere riescono a galleggiare e sviluppare quei microbi contagiosi che si compiacciono nello sguazzare nel sangue, di banchettare sulle vite altrui. Che trovano diletto nel seminare panico, scioccare, devastare, schiavizzare diritti e libertà individuali e collettive. Ormai le cantilene di inorridimento mondiale, gli autoappelli al coraggio, i “ non ci abbatteranno” “non ci ruberanno democrazia” “non impediranno la normalità” “ non ci rinchiuderemo nelle nostre case ma continueremo a uscire, ad affollare piazze, strade, bar, stadi, ristoranti “ sono inflessioni di rassicurazione che non rassicurano nemmeno le mosche. Inutile dirlo, questi sputi di carogne sadicamente stanno appestando l’aria in ogni dove. Forse più nell’occidente. D’altronde sono sputi killer di carogne ben bene infarciti di lerce logiche immolatrici, di valori eroici, di paradisi eterni, vergini a iosa e ogni sorta di delizie. Idiozie espettorate che incantano idioti, i loro idioti sputacchi killer assoggettati dove capita per uccidere, appropriarsi di vite altrui senza pietà. Purtroppo gli sputi non hanno un anima umana, sono muco salivoso espulso da bocche fetide. Se ti arriva in faccia fa orrore, ti procura una repulsa, se poi non te lo aspetti è uno sfregio umiliante che ti segna per sempre il modo di vivere la realtà comune. Le carogne li chiamano soldati. Pfff…i soldati affrontano il “nemico” e si battono con onore. Gli sputi di carogne come i vigliacchi infettano  nell’ombra e massacrano al buio.

Basta guardare anche queste foto per comprendere che sono sputi e non possiamo chiamarli lupi solitari ma sputi, sputi pestilenziali di carogne  miasmatiche.

nizza stragenice

Comunque non rassegnamioci. Continuamo la ricerca, tutti insieme, prima o poi un vaccino antisputo di carogna  lo troviamo.

By dif

 

le foto le ho prese dal web.

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14 Luglio

fiona paesag

Che dire se non che sei un giorno speciale. Sei il giorno in cui ho visto la tua luce, il volto di mia madre, aspirato i profumi della vita, iniziato il cammino in questo pianeta, percepito i misteri dell’infinito. Il giorno in cui suoni e colori mi hanno delicatamente accolto nel giardino variegato dell’umano convivere.  Voci e mani mi hanno carezzato, avvolto con amore, inoculato calore, trasmesso energia, festeggiato l’ arrivo con allegria. Ho planato tra braccia solide, seno turgido, mani gentili, sguardi dolci in un giorno splendente di luce. Caldo, elettrizzante, vigoroso, irraggiante, un tantino pigrotto come il sole nel mese di luglio. Ma anche un po’ capriccioso e stravagante, carico di arcano, di imprevedibile immaginazione che trasporta oltre la materia, oltre i limiti, oltre i comuni sensi come lo è il chiaro di  luna in una notte luglina.
Giorni e giorni son passati e tanti segni sulla pelle han lasciato a ricordo di quel primo vagito in un mattino di un 14 luglio assolato, tuttavia nulla è cambiato. Giorno speciale era e speciale resta nel mio carnet. Da allora ho potuto gustare la vita con tutti i suoi pro e contrari. Certo luglio, sei stato birichino,  il 14 non è un numero ne comune ne facile da indossare!  Chiude in se
tante variabili. Avere la luce nel suo regno   è già un annunciato di enigmaticfatalità che rende l’esistere un avventura, a volte bella altre tragica, ma ogni colpo che ha assestato in fondo in fondo non m’ha annoiato, anzi ha reso il tragitto talmente multicolore da sembrare un bel giardino profumato di vicende inconsuete, fiorite e colte in tutte le stagioni, in tutte le giornate con quel vigore passionale che solo il sole di luglio mi ha  regalato. Perché? Perché  siamo esseri di luce e di luce ci nutriamo. Ergo, più luce c’è più potevo  immagazzinare cibo indispensabile ad alimentare corpo e mente, mantenermi in salute e in equilibrio e riescire a resistere ai contraccolpi. Quindi grazie luglio, il tuo sole mi ha e mi riempe di luce e fuoco,  alimenta gli istinti al camminare gioiosamente e a volte con tanto calore e passione da incenerirmi piedi e strada. E il 14? Ovvio, rinnovil mio approccio alla vita.
Avvolta da suoni, volti, calore, amore, a tutti auguro una giornata positiva, carica di quella poetica luminosità serrata nel 14 Luglio.
by dif
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Tempo di noci e ciliege, tempo di…

noci e ciliege

 

Tempo di noci e ciliege, tempo di preparare Ciliegino e Nocino: due liquorini eccezionali!

Come promesso ecco le ricette tradizionali da tempo immemore della mia famiglia per prepararli con facilità e ottenere una qualità eccellente.

Ciliegino.

Il ciliegino è un eccezionale liquore “ricostituente” a base di ciliege. Un liquorino corroborante e energetico utile a grandi e piccini, che le nostre sagge ave preparavano in estate ma consumavano in inverno per alzare le difese immunitarie, ricaricare il fisico stanco, tirar su il morale spento e abbacchiato, calmare la tosse insistente. Ovviamente per ottenere le proprietà curative naturali, quasi magiche, il liquore ciliegino si preparava e va ancor preparato entro il 29 giugno festa di san Pietro e Paolo:

Ecco l‘antichissima ricetta in dosi minime. A piacere potrete raddoppiarle:

250 g di ciliege mature di Vignola o equivalenti

250 g di zucchero bianco

500 g di alcool a media gradazione – 60 gradi non di più

3 chiodi di garofano

1 foglia di alloro

1 pezzetto di buccia di limone

1 bicchiere di vino rosso secco, chianti o equivalente.

Un vaso di vetro con chiusura ermetica da un 1 L. meglio se da un 1 e mezzo

Lavare bene e asciugare le ciliege

Pestare le ciliege compreso il nocciolo in un mortaio, se non l’avete mettetele in un sacchetto di plastica e battete grossolanamente con un batticarne

Ponetele nel vaso di vetro – ben pulito e sterilizzato- magari passandoci un batuffolo di cotone imbevuto di alcool denaturato

Copritele con lo zucchero

Aggiungete i chiodi di garofano, la foglia di alloro, la buccia del limone privata della parte bianca

Versate l’alcool da liquore. Chiudete il vaso.

Ponetelo per 9 g sul davanzale di una finestra esposta al sole o in qualunque posto possa riceverlo il più possibile. Il sole è elemento chiave per la qualità e le proprietà benefiche.

Il 9 giorno aprite il vaso, mescolate bene con un mestolo di legno cercando di rimuovere lo zucchero che si è depositato sul fondo poi versate il bicchiere di vino rosso secco, chiudete il vaso, rimettete al sole per un altri 9 g.

Il 18 g aprite il vaso, rimescolate bene, chiudete il vaso e ponetelo in un posto buio e fresco. Lasciate macerare per 40 g.

Aprite il vaso, rimescolate per constatare se lo zucchero sia ben sciolto. Filtrate con un colino il liquido sciropposo.

Mettete il liquido liquoroso alla ciliegia in una bottiglia. Tappate bene. Conservate in dispensa o dove tenete gli altri liquori

Voilà ecco fatto, al 60 esimo g.lo sciroppo ciliegino naturale è pronto per essere gustato e darsi una bella carica. Provare per credere!

Un cucchiaio al mattino e uno alla sera aiuta a evitare gran parte dei malanni ai primi freddi. Poiché l’alcool è a bassa gradazione in cucchiaini si da anche anche ai ragazzi però ai più piccoli si diluisce leggermente con acqua.

Nocino.

Un altro liquore famoso da preparare entro il 29 giugno è il nocino,un liquore a base di noci corroborante e digestivo che si inaugura al solstizio d’inverno, perché la noce è un frutto augurale di fortuna, infatti viene anche chiamata “ ghianda di Giove e poi si gusta con gli amici nelle serate fredde. Anche per questo liquore se si vuole ottenere una qualità eccezionale c’è da rispettare una prassi.

Ecco la ricetta in 10 mosse che mi ha insegnato l’ecologista Domenico, un grande esperto e conoscitore di natura, piante, erbe e effetti curativi e balsamici :

1 – serve un vaso capiente in vetro a chiusura ermetica, ben pulito e sterilizzato- almeno da 2/2, 5 litri

2 -24/30 noci fresche,

3 – 600 g. zucchero raffinato,

4 – 1 L. di alcool da liquore 75/90 gradi,3 chiodi garofano, 3 bacche ginepro, 3 scorzette di limone,3 chicchi di caffè.

4 – lavare bene e spaccare a metà le noci, scartare quelle legnose

5 – metterle nel vaso con tutti gli ingredienti,

6 – tappare il vaso,

7 – collocarlo in un luogo dove di giorno riceva i raggi solari,

8 – lasciarlo al sole per 40 giorni, una volta a settimana con un mestolo di legno rimescolare gli ingredienti.

9 – al 40 g. aggiungere 1 L. di lambrusco bianco secco. Mettere il vaso al buio per altri 40 g.

10 – al 80esimo g. filtrare il liquido ormai maturo in bottiglie ben pulite e sterilizzate, meglio se di vetro scuro.

Due liquori dalle virtù magiche, ma la magia… la “ magia “ sta nell’incrociare le virtù benefiche di frutti, luce e calore!!! Crederci poi è un aiutino non indifferente.

By dif

ciliege noci

Ciliegie e noci sono due fenomenali doni della natura. Sono un vero serbatoio di proprietà indispensabili al benessere dell’ organismo. Entrambi i frutti sono ricchi di vitamine, minerali, omega 3 e 6ehanno qualità energetiche e antiossidanti che aiutano il nostro organismo a mantenersi in forma, e a contrastare l’invecchiamento provocato dai radicali liberi. Inoltre, aiutano a regolare il sonno, la pressione e il colesterolo.

 

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