L’Ottavario

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L’ “Ottavario, cioè” l’ottavo giorno dalla Resurrezione di Gesù, per la liturgia è la “domenica in Albis” a cui, dal 30 aprile 2000, papa giovanni paolo II, ha legato la celebrazione alla festa della “ Divina Misericordia. Per quale motivo? In ragione di quanto espresso da Gesù a suor Faustina Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia.  A che fine? Il fine, in primis istituire una festa  del suo sacrificio di redenzione in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto. Di seguito per rinnovare d’esser la fonte amorevole oltrechè di salvezza di soccorso riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia ma anche benefici terreni, sia alle singole persone sia ad intere comunità”. Eppoi, per ricordare d’essersi immolato per un progetto divino di redenzione : Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre”. In ultimo, tuttavia essenziale, far presente a tutti, devoti o no, di affidarsi al generoso mistero cristologico: Chi confida nella Mia Misericordia non perirà, poiché tutti i suoi problemi sono Miei ed i nemici s’infrangeranno ai piedi del Mio sgabello”.

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Detto ciò, un tempo, per la gente comune questa domenica era semplicemente l’Ottavario. Il che voleva dire far festa alla grande. Abitualmente si celebrava , rinnovando alcune ritualità della Pasqua, talune devozionali al Cristo Risorto molto sentite e partecipate collettivamente, altre più prosaiche, volte a mantenere usi e tradizioni. A tutt’oggi, entrambe sono vive nella mia memoria e le rispetto sia come tramando di fede al nucleo familiare, ma anche come memoria di un giorno di gioia celebrativa coinvolgente amici, parenti vicini.

Buona serata.

ByDif

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Earth day, il giorno della terra .

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Earth day, il giorno della nostra straordinaria casa. Una casa stracolma di doni e meraviglie, ricca di tanti e tali bellezze, colori e profumi da incantare, farci girare con entusiasmo per scoprirla lavorare gioiosi, gustare sapori, camminare felici in parchi, giardini, montagne rocciose, colline verdi, sponde di laghi azzurri, fiumi quieti, rive di oceani impetuosi, poggi fioriti, floridi boschi , sconfinate praterie e assolati e aridi deserti. una casa stracolma di variegate creature, di suoni, echi, volti, di infiniti spazi in cui ognuno può trovare la sua dimensione, progredire, contemplare il cielo, le stelle, isolarsi o socializzare. una casa condivisa da difendere, curare, rispettare e affinchè continui a donarci prelibatezze, bellezza e benessere da mantenere nel suo equilibrio naturale. purtroppo questa terra, la nostra straordinaria casa, oggi come oggi, a causa dell’uso irresponsabile, dell’abuso,, l’egoismo, l’avidità, i saccheggi, la frenesia di dominio, l’incuria e i maltrattamenti sta soffrendo tantissimo e cambiando da mettere in pericolo la sussistenza di tutte le creature che la popolano. questa sua sofferenza la manifesta da tanto cambiamento, oggi è diventata pressante e nessuno può esimersi dall’ignorarla perchè la sua sofferenza come ha detto papa Francesco “i sintomi li avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi.
e se ci manca l’aria sana e l’acqua pulita…beh.. noi? Noi, se amiamo questa terra che ci ospita con generosità, ci riempe la vita di doni e magia e vogliamo continuare a camminarci, gioire e sognare, è ora che iniziamo a smetterla di violentarla, riempirla di lordume e veleni, facciamo in modo che la sua cura divenga per tutti, giovani e meno, esperti e non, uno stile di vita irrinunciabile. In fondo anche noi siamo terra !
Un saluto di buona serata a tutti.

bydif

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per la cronaca:

Earth day nacque ufficialmente il 22 aprile 1970 da una mobilitazione di studenti di duemila università e circa diecimila scuole primarie e secondarie degli Stati Uniti. Su input dell’attivista John McConnell, il senatore del Wisconsin Gaylord Nelson e lo studente universitario Denis Hayes, i giovani americani scesero in piazza per manifestare il loro dissenso contro i disastri ambientali provocati dall’uomo e chiedere una riforma delle norme ambientali.

Mura

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Dividiamo lo stesso cielo

La terra su cui ormeggiamo

Vaghiamo col pensiero

Ci immaginiamo

Ma ..non ci vediamo

Percepiamo il respiro

L’energia esaltante

La passione ardente

Ma…non ci vediamo

Sentiamo il vento

I bisbigli dei fiori

I granelli di sabbia

L’arsura del deserto

Il bollore del cuore

Ma..non ci vediamo

Avvertiamo i passi

Il fruscio dei sogni

Lo sciacquio del mare

L’eco dei sospiri

I gemiti del pianto

Il cigolio dell’altalena

Ma…non ci vediamo

Cinto da mura è lo sguardo

Solo l’anima trasvola

e.r.

page occhi

 A volte capita anche senza senza volere di mettere delle barriere tra noi e gli altri da non riuscire a vederli neppure se ci sbattiamo violentemente contro.

Bydif

Domenica di Passion Domine o delle Palme

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Oggi, è la Domenica “de Passione Domine” o ” Domenica delle Palme”. Nella liturgia Cristologica è importantissima poiché   giunge quasi a conclusione il periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie ha preparato, con riflessioni sui fatti dolorosi subiti, da Gesù, il Salvatore del mondo. nell’ultima settimana passata su questa terra..  Riflessioni e meditazioni però sempre improntate a speranza e certezza della Risurrezione di Cristo e della vittoria della vita sulla morte. Quindi è una festività essenziale per i credenti cattolici ma anche per ortodossi e protestanti. Storicamente, nella Domenica di “Passione Domine” con solenne celebrazione, si ricorda l’ arrivo trionfale, in sella a un asinello, di Gesù a Gerusalemme, accolto da una folla osannante che stende mantelli, agita rami di palme e olivo, loda e onora come Re. il Re Messia redentore tanto atteso e profetizzato da Isaia. La stessa folla che pochi giorni dopo, tradito per 30 vili denari da Giuda, lo rinnega e a gran voce reclama venga crocifisso. Curioso no! Prima esaltazione e gloria e poi … il ripudio e condanna a morte ma…Ma si sa, per Gesù. così doveva essere. Doveva essere dacché secondo le scritture era l’”agnello sacrificale ” mandato dal Padre per la riconciliazione e salvezza umana. Tuttavia, quando ci rifletto, questo episodio della vita di Cristo mi solleva interiormente tristezza e tantissimo sdegno. Perché? Beh.. perché è veramente amaro rendersi conto come rispecchia una realtà largamente praticata, in cui in un attimo tutti pronti a ossequiarti e lodare e un attimo dopo per dabbenaggine, invidia, assurdità pretestuose tutti pronti a spellarti! Pertanto, Cristo insegna che è inutile meravigliarsi se, oggi come ieri, l’amore, il sacrificio totale, la dedizione verso il prossimo, la misericordia e la comprensione, spesso per non dire sempre, viene ricambiato con la falsità, l’odio, l’ingordigia egoista, l’esclusione, la derisione, l’indifferenza, finanche alla tortura e eliminazione. Vero è che l’umano è imperfetto ma pure vero è che gli torna comodo rimanerlo per auto assolversi da ogni malefatta. Malgrado ciò, nel cuore della gente, di ogni razza e condizione, c’è sempre una ricerca di pace e salvezza dai guai terreni. Tant’è che anche quando si fa la guerra, ogni essere umano parte dal presupposto che la fa per conquistare l’ armonia e la tranquillità e non per altro. Per questo, nella contraddizione umana, la Domenica delle Palme è una festività molto sentita ed è raro che un credente non si rechi in chiesa, magari ci va solo per portarsi a casa un piccolo rametto di olivo benedetto, da tenere in casa convinto che vi porti serenità, e in modo o nell’altro, nel suo profondo oltre un desiderio speranzoso di concordia e salvezza da accidenti. manifesta un affezione radicata alla tradizione. C’è da dire che in questa festività di avvio alla Settimana Santa in cui la liturgia rivive il dramma evangelico della passione, morte e risurrezione del Signore, e insegna che anche quando tutto sembra perduto, anche quando gli amici ti rinnegano e il mondo sembra crollarti addosso sulla croce Gesù ha perdonato, tantissimi i riti celebrativi degli eventi drammatici con processioni, benedizione di rametti di olivo,  palme intrecciate e ricostruzioni storiche del simbolismo messianico in essa contenuto.

Nel mio intimo, questa domenica occupa un posto essenziale, sia come devozione di fede indiscussa in Cristo che abitudine all’iter che ripercorre passo, dopo passo, le vicissitudini terrene di Gesù, sia in quanto fondamentale per rinnovare in me quello spirito di comunione e partecipazione attiva al mistero sacrale della morte e resurrezione del figlio di Dio. Oltre ciò debbo riconoscere che mi è anche cara come tradizione di tutta una serie di preparativi relativi la Santa Pasqua, dal sapore un po’ più laico bensì nella mia famiglia, hanno e continuano ad avere, con profondo rispetto del sacro, un significato di gestualità partecipativa a usanze che, nel loro gusto feticcio profano, simbolicamente preparano ad accogliere con tutti gli onori, la gioia e la convinzione di fede, il Cristo Risorto.

colmba pasqua

Buona Domenica a tuti nella luce e grazia divina.

bay dif

Realtà che spaventa l’oggi e atterrisce il domani

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Realtà che spaventa l’oggi e atterrisce il domani? beh…

Se al mattino guardo dalla finestra il mio piccolo verde recinto in fiore, rimango abbagliata dallo splendore della forsythia, l’incanto del pesco, il rigoglio policromo di primule ciclamini, tulipani, giunchiglie e margherite, che tra arbusti e pietre insieme alle violette ai piedi del rosmarino sembran sprigionare una magia inneggiante alla vita. Aspiro con forza i profumi intensi dell’alloro, la salvia la menta che salgono su mi si apre il cuore alla gioia e tutto il mio essere si energizza d’ottimismo e di voglia di fare. Ma se poi scorro i giornali, leggo le news, mi sintonizzo su qualche canale tv, in un attimo, quella magica sintonia di sensazioni, colori e luci vitalizzanti, s’affossa in un caos di percezioni nere come la pece e mi assale una grandissima tristezza che floscia pensieri e entusiasmo da far una fatica boia a trascinare i piedi e mettermi in azione. Eh si, notizie, immagini, e quant’altro rintrona e si riversa nel mio animo è tanto ripugnante e negativo da sopraffare la visione idilliaca del mio piccolo recinto da scaraventarmi nella dura realtà che spaventa l’oggi e atterrisce il domani. Invero, non può essere altrimenti. Quel che gira nel mondo è un subbuglio di catarsi profetiche che promette tutt’altro che sicurezza e tranquillità. Una montagna di guai che si aggiungono a quelli che già ci sono come testimonia la mia ultima bolletta del gas che si inghiotte tutte le risorse della mia mensile sopravvivenza. Ma a chi importa se io, la Cesarina, la Doni o la Sandrocchia e tanti altri abbiamo il dilemma di come onorare le bollette e scampare all’incubo del come tirare la carretta giornaliera senza finire nel fosso dello sconforto fatale? A parole a tanti. A fatti…uhm, pochetti, pochetti.. D’altronde, di fronte all’incognita della “turbolenza” drammatica e sconvolgente per tanti esseri umani, che angoscia i“ capoccioni” e che ogni giorno si prodigano di tamponare con assurde e quantomai isteriche conclusioni che vanno nella direzione opposta ad uno stop, il nostro assillo è un inezia. Vero, rapportato a bombe e missili lo è, bensì se già angustia e affama tanti, non direi. Non direi in quanto non sono aumentate in modo abnorme per caso ma sono “figlie” di decisioni e politiche scarsamente lungimiranti, a volte di eccessi di comodo egoismo, altre per rabberci di falle malfatte e questo mi preoccupa assai. Mi allarma molto, poiché, gli “squarci” aperti dalla “turbolenza” sono delicati da trattare e richiedono estrema attenzione nella scelta delle “pezze” e gran maestria nel cucirle, nel mentre recepisco “rattoppifrettolosi e inadeguati che non solo sfilacciano, allargano ancor più lo squarcio e aggravano la possibilità di aggiustarlo. Ciò mi indigna in quanto la “ storia “ della turbolenza” va a braccetto con quella del caro bollette. Anzi, mi gela, perché se oggi in molti o siamo sul lastrico o ci stiamo per finire, coi rammendi dei capoccioni gli scenari si fan tragici. Mi domando. Come fanno taluni grandeur potenti a non capire che reazioni e parole spropositate sono rovinose alla soluzione dell’angoscia che subbuglia loro e agita noi ? Come fanno a non intuire che certe “sparate” emotive infiammano gli animi e intricano le conciliazioni? Come fanno a non considerare che è includente e assai poco avveduto caldeggiare le ragioni a senso unico? Soprattutto come fanno a non valutare che bisogna esser lesti a facilitare lo stop war, perché è solo un aspetto del problema che frantuma l’ideale ritmo dell’andamento abituale che si credeva solido, ma c’è ben altra insidia che troneggia sulle teste di tutti, molto, molto perversa e nebulosa da decifrare e che Dio ce ne scampi e liberi altro che far traballare status, libertà e democrazia, mette a rischio, il futuro globale? Booh…!!! Quel che mi sovviene o sono poco realisti, talmente sbalorditi da muoversi a casaccio, convinti che non c’è rimedio e tanto vale buttare all’ortica sensatezza e diplomazia e fare e dire quel che frulla in testa o…O non voglio manco pensarlo!!! A dir il vero certuni mi paiono narcotizzati da un continuum di furbesche narrazioni acconciate con un abbondanza di frasario enfatizzante che m’accappona la pelle. Perché? Per non dilungarmi rimando il perché ad altro post. Intanto mi scervello come fare a non crepare d’infarto e sopravvivere alle bollette scellerate.

Bydif

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Vi pare possibile andare avanti con queste cifre? 

Sconquasso

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FUGGE VELOCE NEL PENSIERO

SCONQUASSO

FOLLIA LUSSURIOSA D’ UN ATTIMO

LUSINGA DI SCONFINATO AMORE

URLA

ALLA LUCE CON L’ENERGIA ASSIDERATA

SENZA SGUARDO VOLGERE

ALL’OMBRA CHE TRAVALCA I CONFINI

TALLONA IMPASSIBILE IL BALENIO

FOGNANTE

MODULATO IN SIMBIOSI AL DISEGNO

TRACCIATO

INTERCONNESSO A SEQUENZE FALLACI

SFUGGENTI

ALL’ORDINE TEMPORALE ESPLORATO

FIN QUANDO ALL’ORIZZONTE

COMPARE UN FANCIULLO SPENSIERATO

 IGNORA l’ ATTIMO VUOTO

C’OSCURA IL DISCO LUMINOSO

DEL TRANSITO PROVVISORIO

E GIOCA CON LA VITA

E:R:

rebus cromatico

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Oggi non ho…

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Oggi non ho voglia di andare in piazza

non serve a salvarti la vita

a liberarti da botte, insulti, umiliazioni,

sopraffazioni psicologiche.

uscire dai tunnel lugubri

di una vita quotidiana infernale

nemmeno a cambiare e far cambiare

i concetti malati dell’uomo

che fissando i tuoi occhi

ha promesso di amarti e onorarti

tutti i giorni della sua vita

o quelli del compagno a cui l’essere tuo

hai spontaneamente affidato.

Oggi non ho voglia di coprire i lividi

con rose mimose e ciarle passeggere

Ho voglia di scacciare ogni discromia

che fa andare a zig zag per la via

ascoltare il rumore del mare,

nutrirmi di aria pungente

che morde il viso e muove le gambe

guardare le galassie, urlare a più non posso

correre, correre

con tutti i miei spiriti bollenti di ardore e passione

afferrare l’alito gentile che sfiora la mente

libera il cuore oppresso.

Oggi ho solo avidità di esserci.

Esser una universale femme, frau, zinka

girl, woman ribelle a suggestive evocazioni.

Una libera donna da qualunquiste distinzioni.

È impegnativo.

Si, è impegnativo essere donna ma…

meraviglioso!

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Lieto woman day!

bydif

Le Ceneri

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Oggi sono le ceneri e inizia il periodo quaresimale, il che significa per ogni buon cristiano un tempo di 40 giorni di preghiera e riflessione. Meditazione sul confine della propria esistenza evidenziata in tanti passi biblici come: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” così da focalizzare quanto è frangibile e provvisoria  la condizione del cammino umano per sprecarla in inutili ammassi di potere, denaro, fama o altri sovrappiù materiali. Preghiera per mantenersi a contatto con la propria fede, bensì accogliendo l’invito liturgico di oggi “convertitevi e credete al Vangelo” dimodochè sia preghiera per interrogarsi sulla propria realtà, da comprendere quanto sia in condivisione evangelica o falsata, da un pensare e agire come fossimo eterni sulla terra nel mentre un granello di sabbia insegna che dura millenni e millenni di più,  mutare cammino. Al dunque far di questi 40 giorni quaresimali un tempo di approfondita preparazione spirituale in modo da cambiare mentalità, “ convertirsi” dal più avere al più dare, dall’avido possedere alla gioia del donare, comanche dal seminare gioia e solidarietà piuttosto che dal riempire il proprio granaio con indifferenza e prevaricazione. Soprattutto un tempo di preghiera e riflessione per addentrarsi nella passione, morte e Resurrezione in comunione col figlio di Dio, da rendere il passaggio esistenziale veramente aderente alla autentica convinzione dell’amore misericordioso, soprattutto della bellezza del mistero cristologico fonte della eterna salvezza. O un tempo di “conversione” alla speranza, poiché come ha detto papa Francesco I° : “Questa speranza è la grande luce che Cristo risorto porta nel mondo”.
E in questo mercoledì delle ceneri, con tutto quello che sta avvenendo di atroce nel mondo di speranza ne serve tanta, ma proprio tanta, specialmente di quella che illumini le teste di certi in modo che si “convertano” e i loro piedi camminino nella luce della pace e non in quella tracciata dai bagliori accecanti delle armi .
Bydif

La donna senza tempo

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Non so dire da quanto è li ne come ci è arrivata. So che ogni volta che passo in piazza lei c’è. Cilindrica e immobile, in quel suo vestito d’un rosso consunto d’imprecisa foggia, più che donna sembra un cero spento, rimasto appiccicato alla pietra che ne mano ne vento riescono a staccare. Solo i capelli corvini, lucidi, ben pettinati a treccia, un velo di cipria stesa con cura e un pallido rossetto fanno intuire che è donna. Giovane? Vecchia ? Non si distingue. La pelle liscia da sembrar piallata fa pensar che è adolescente, le mani nodose, posate in grembo a mo di protezione che è donna matura e d’esperienza; gli occhi di luminosa cerulea trasparenza che di brine ne ha passate tante sulla terra. Le labbra chiuse fan intuire che dà precedenza al silenzio, all’attenta considerazione che al noioso verbo atto a ferire anziché circostanziare. A ben scrutarla non sembra afflitta, annoiata, neppure in atto di ristoro dopo un lungo camminare. Piuttosto asettica al contesto. Nondimeno compartecipe, solenne. Difficile comprendere se guarda chi passa o fissa un punto lontano. Par più in attesa. Qualcuno o qualcosa? Mah..costantemente immobile, all’apparenza apatica e disconnessa al trambusto della vita di piazza, al movimento frenetico della gente, ai volti che tra l’indifferente e il curioso la sfiorano, fa meditare che è in attesa di qualcosa che non dipende dal luogo. Che può essere? Mi strega capire. Prendo una pausa e mi siedo sul bordo della fontana accanto alla donna cilindrica. Non mostra percepire la mia presenza. Uno spruzzo di acqua fresca mi bagna la nuca. Con l’afa è un vero refrigerio. Guardo la piazza coi suoi palazzi screpolati, le finestre chiuse, i balconi spogli, i portici imbrattati, l’asfalto che si scioglie, nulla v’è che mi invogli a soffermarmi, più a scappare di fretta ma la donna emana un odore gradevole, come le ventate di primavera ti arriva a zaffate e ti invita a restare. Resto. Gli enigmi mi han sempre attratto. E questa figura, tanto surreale nel suo cilindrico composto stare inalterabile dal contesto è un rompicapo che m’affascina. Seduta accanto per decifrar lo star fermo e distaccato della cilindrica che stranezza… nel bollore appiccicoso della canicola capto che nulla v’è di immobile in quella donna. Vibra il suo corpo, vibra la sua anima, vibra tutto l’intelletto. Dunque l’apparenza non corrisponde alla sostanza. Il mistero si infittisce e mi sveglia quel certo pizzicorino che di solito tampina e tampina il comprendonio finché non raggiunge il criptico e con deduzione logica schiara l’arcano.

Allor da testona mi interrogo: per qual motivo ciò che l’occhio recepisce non collima con l’essenza? Lo è per una interpretazione arbitraria che si basa sulla ricezione impressionistica dell’esteriore o per una caratteristica insita d’ impenetrabilità che si autoesclude agli osservatori per mantenere una sua incontaminazione animica? Impossibile una risposta immediata! Senza un minimo di aggancio interpersonale o almeno di conoscenza storica del vissuto della donna ogni domanda si svuota. Accantono il concetto di una deduzione spiegatizia e dirigo lo sguardo nel punto che la donna cilindrica par fissare con assai intensità da renderla tanto rigida quanto assente a ogni confondere dicendomi che probabilmente afferro il nocciolo che mi intriga. Uau..La faccenda più che chiarirsi mi si complica! È un muro. Un anonimo muro grigio. Liscio e di color compatto. Con neanche l’ombra di una fessura in cui l’occhio possa penetrar per…che ne so… elucubrar in solitario, perdersi in fantasticherie. Scruto quel piatto muro con una accuratezza da segugio ma neanche una grafia che rimembri un passaggio umano, una scalfittura esoterica che susciti un esiguo perché ascetico da cementar ogni fibra. Al mio occhio quella parete nessun arcano palesa da tener carne e sguardo inchiodato. Eppure, se la donna lo fissa da sembrar statua incollata al bordo della fontana, qualcosa di attrattivo in quel muro grigio deve esserci. riguardo. Il colore non mi pare abbia sfumature esclusive da incantar l’occhio. La struttura liscia senza zone d’ombra non suggerisce un benché minimo da scoprire o avvincere intensamente da estraniare al mondo. Dunque, qual mistero nasconde quella parete da immobilizzare ore e ore ogni muscolo di quella donna? Qualcosa mi sfugge. Intanto che mi cervello la cilindrica non mostra d’aver avvertito la mia esistenza, continua a fissare quel bigio muro come esalasse un magnetismo incantatore. Riprovo a esplorar meglio. Lo fisso e rifisso però che c’è da captare in quel muro insignificante, direi pure bruttino e depressivo con quel tinteggio grigio cenere, proprio non lo afferro. Nulla rilevo d’elettrizzante da conquistare l’attenzione. Assorta nel non arrivare a una logica che renda esplicito l’interesse della donna per quel muro cinerino e piallato, a mala pena avverto un getto vocifero da un megafono che esplicita di sgomberar all’istante le vetture dalla piazza. Mi scrollo un po’ per storpidir la mente e riemergere nell’oggettività. Lucida raccolgo in fretta la sporta della spesa e di premura mi alzo per disbrigare l’avvertimento. Nel farlo urto al braccio la donna cilindrica. Non reagisce. Mi scuso. Niente. Oddio mica difetterà d’udito. Un po’ spiegherebbe quel senso di astrazione inbalsamata che attrae l’occhio. Mentre mi governo verso l’auto mi volto un attimo per controllare se anche la donna si alza. Macché. Tuttavia nel suo sguardo incrocio un lampo divertito, direi di altezzoso dileggio all’agitazione collettiva creata dal frangente sgombereccio. Beh, il sarcasmo un po’ ci sta. Veder tutte quelle zampette mortaccine strascicate di peso nell’afa all’improvviso balzellare come morse da na tarantola…un risolino lo strappa.

Oh, oh… allor la “cilindrica” non è del tutto meditabonda! Raggiunta la mia geppina che sferraglia come na carriola sbracata però mai m’appieda, salgo, ingrano la retromarcia per defluire dal posteggio, ma c’è un po’ di caos che blocca l’uscita e per mettermi in linea di marcia ci vorrà pazienza. Intanto che attendo che l’ arruffato defluire si trasformi in un ordinato scorrere riguardo verso la fontana. L’acqua zampilla e con la leggera brezza che spira dal vicolo spruzza in aria goccioline che illuminate dal sole luccicano e sembrano piccoli palloncini vaganti che prima di ricadere sui bordi e sgonfiarsi si compongono ad arcobaleno. Un segno di auspicio? Boh, vedremo. La donna è sempre li, seduta, immobile e composta, con l’occhio fisso verso quel muro. Da lontano, con quel vestito rosso scarlatto, quel suo inglobarsi statico nello scenario popolano, risalta e da un tocco di sofistica calma al caos dello sfollamento improvviso delle autovetture dalla piazza il cui perché non mi è chiaro. Già, perché liberar così d’improvviso la piazza? Di solito il giorno prima un cartello avvisa. C’è dunque un accadimento imprevisto. Qual può essere in questo paese piccolo dove tutto si sa ancor prima che ci sia il tempo di pensarlo e solo la natura ha la libertà di interferire a suo piacimento. Oh, non sarà mica per qualche soffiata di scelleratezza umana. Con tutto ciò che ogni giorno si ode su certi fattacci…può essere che anche una spruzzata d’acqua fresca fa paura mentre col caldo torrido che da giorni ci squaglia sarebbe un vero refrigerio. Riprende la marcia. Un furgone frigo di prepotenza vuol inserirsi nella fila. Per evitar l’ urto del cretino di turno lesta mi sposto e devo sorbirmi pure un gestaccio da quello a fianco. Lo rimando con un bel sorriso. Per un attimo mi guarda stupito, eh eh quel ragazzotto abbronzatissimo forse non si aspettava che una vecchia signora osasse tanto. Poi mi sorride. Pace fatta. Intanto il sole picchia, il caos non diminuisce, tutti iniziano a perdere la calma e i clacson rintronano. Con quel concerto stonato ho quasi l’impressione di essere intrappolata in una marea di carcasse urlanti che soqquadrano i muri centenari e i dirimpettai pilastri del portico che da secoli convergono verso la chiesa, a mo di paladini corazzati, pronti ad annientare un nemico alieno che vuol impadronirsi del paese, come birelli impazziti accavallandosi gli uni sugli altri soccombono Per cancellare la sensazione disagevole guardo verso la fontana. Il brusco spostamento mi ha tolto la visuale. Ho un attimo di irritazione come se ho perso qualcosa di prezioso. Finalmente il guazzabuglio si sblocca e si riprende il movimento ordinato dello sgombero. Intanto che procedo percepisco la macchia rossa del vestito e rivedo la donna. Incredibile, è l’unica che in quel trambusto sonoro arruffato non si è mossa di un millimetro e neppure ha perso quella sua unicità statica da cero incollato. Di sfuggita noto che la brezza le scompiglia i capelli sfuggiti all’intreccio e il sole aureola il viso da apparire luminescente, pressoché un ovale del tutto occulto all’occhio. Pian piano l’immagine sfuma tuttavia la memoria impressiona quella mancanza di sembianze. Arrivata a casa mi riimmergo nel quotidiano tutt’altro che rilassante e non penso alla cilindrica statica donna e al suo ammaliante mistero.

Verso sera esco sul balcone per innaffiare i miei immancabili gerani che dalla primavera all’autunno, col loro vivace fiorire e rifiorire policromo nei toni rosa arancio, danno un tocco di gaiezza al grigiore e mi fulmina il riverbero rosso acceso del tramonto che inonda tutto il balcone tanto da apparire una fornace fiabesca. Come un automa poso l’innaffiatoio e mi siedo sul divanetto per godermi lo spettacolo del crepuscolo e anche per prendermi un intervallo al tran tran. Nel frattempo che mi lascio invadere da una sensazione di benessere sento la voce della mia vicina che mi appella. Non sono entusiasta ma siccome è quella che sa tutto ciò che accade in paese e oltre la vasta pianura mi alzo e mi approccio alla ringhiera per scoprire cosa ha da divulgare o da chiedere. Ovviamente prima mi fa il resoconto della sua giornata senza tralasciare i suoi pessimistici dire sui vari sciaguri che per questo o quello nel sistema incombono sulle teste e travagliano il vivere, poi mi resoconta la novità del giorno e resto allibita. Mi dice che in piazza nel primo pomeriggio c’è stata una rivolta dei lassisti allo screanzato contro l’ingerenza della congrega degli intolleranti al cafone e mentre se le davano di santa ragione un raggio laser ha colpito un muro, perforato una casa, incendiato la quercia secolare, incenerito la panchina dei bighelloni, rimpallato nella fontana, innalzato una colonna d’acqua, inzuppato i litiganti delle due fazioni, fatto fuggire per lo spavento tutti gli “ stranieri” stanzili sul muretto del municipio, tagliare la corda a negozianti e abitanti senza neanche un beo. Aggiunge che per divina intercessione dei Santi Gemelli, a parte la sua amica Rosina caduta e fratturatasi una gamba, nessun’altro si è sciagurato nel fuggi fuggi generale e per la bravura degli sbirri, quella dei pompieri, il casino è quasi finito normale, bensì è meglio non recarsi in piazza in quanto si dice che gira un satanasso che aggredisce chi gli va di tragico al cervello eppoi c’è una puzza di incenerito che asfissia. Me sbigotto..uno sproloquio assurdo,. Questa oggi ha bevuto o le gira il boccino. Ma va la… me voi burlà…un simile casino l’avrei sentito, le dico? Enno, enno è santissima verità, mi risponde, eppoi che te volevi sentì, sempre archiusa come una claustra! Boh…Per me è una autentica balla da squagliamento di intelletto da canicola, ma non replico sennò si va a domattina.

Sennonché mi pruzzica un dubbio…avevo sentito delle sirene, non associate ai vigili del fuoco piuttosto alle solite volanti che sulla statale rincorrono qualche auto sospetta o a qualche crocerossa che dall’ anno scorso strafficano a sirene spiegate… e, prima che mi investa di tutti i si dice e le quisquilie che le vengono alla lingua chiedo: quale sarebbe il muro colpito dal raggio laser? Quello bigio dell’ abitazione bigia bigia a fianco della fornaia, da almeno mezzo secolo vuota e senza un padrone. ???… addici che c’è di mezzo un chi pro quo ereditario. No no. Non ha padrone e manco il comune sa di chi è. La cosa mi pare stramba. Dai non può essere la casa di nessuno se tre mesi fa è stata ridipinta! Te assei proprio na claustra se non assai che l’han ridipinta di notte gli spettri. Caspita, ha proprio bevuto o il virus le ha tarato il cervello. Che vaneggi stasera, satanassi.. spettri.. dai…non esistono.. ma… se esistono te pare che fanno gli imbianchini o vagano per i paesi a aizzà le opposte congreghe fancazziste nei bar di piazza a spaventà la brava gente che se fa il mazzo all’afa? Per evitare polemiche convincitorie dell’assurdo di fretta la saluto e rientro in casa. Tuttavia dopo un un po’ qualcosa me rosica, me rosica e non resisto alla tentazione. Con la scusa di fare una passeggiata salutare mi infilo le scarpe adatte e a passo spedito prendo la scorciatoia che porta diritti in piazza. Lungo il viottolo prima incontro tre ragazzine che con la mascherina abbassata ridono e scherzano, di sicuro se vanno a raggiungere gli amici che ogni sera fin verso mezzanotte stazionano al parco e quasi sempre si buscano lo sgombero da schiamazzi. Poi incrocio una coppia silenziosa e nel guardarli mi rincuoro, hanno l’aria serafica, complice, non so quali fantastiche avventure li accomuna ma deduco che niente hanno visto ho sentito di tragico. Infine intravedo l’eccentrico del paese che tutte le sere in compagnia del suo grosso cane al guinzaglio fa il giro dell’isolato poi passa e ripassa davanti al campo sportivo per sparire nel viale lungo e stretto che conduce all’oasi celestina, per riapparire verso mezzanotte a sedersi ai tavolini del bar ormai chiuso, starsene al buio col cane pronto ad abbaiare a chiunque passa tranne alla signora della villetta a fianco che a ogni ora pulisce il cortile. In 10 minuti arrivo all’imbocco della piazza, il silenzio è spettrale, il tanfo dell’asfalto ancor soffocante. In nulla recepisco l’ apocalisse descritta dalla mia cicaleccia vicina. Case, portici, chiesa, fontana son là immutati. L’unica anomalia è il mio fiatone sudareccio che m’ha incollato la mascherina. Mi snebbio quel certo pizzicorino caotico originato dalla incredibile inventiva della Sandrina e mentre penso a come render pan per focaccia senza frantumare i rapporti visto che, a parte il difetto del vanvera cianciare, è bravissima nei lavori caserecci e quando le gira il boccino nel verso giusto se ho necessità mi aiuta, arrivo alla fontana. I pesciolini rossi dormono ma il getto che si innalza è un invito a gustare i sprizzi rinfrescanti. Mi siedo sul bordo lambito dallo zampillare acqueo, m’abbasso la mascherina per gustarmi spruzzi e frescolino. Inevitabilmente ripenso alla cilindrica e volgo l’occhio verso quel muro grigio che al mattino la paralizzava. In tutto quel buio pesto faccio fatica a rintracciarlo. Nel mentre frugo in quel nero capto un lieve alito, d’istinto mi volto e sbalordita vedo una sagoma seduta all’altro bordo della fontana. Non distinguo bene, tuttavia ho la sensazione sia la cilindrica. Strusciando pian piano mi sposto fino ad arrivare accanto. Forse sarà per il buio o per tutti i vaneggi della Sandrina che me hanno sfrizzicato le gambe da casa percepisco un ansare vivificato, che mi scompagina la ricezione del mattino. Op s, la sagoma non è quella della cilindrica? Per capì me illumino col cellulare, è proprio la cilindrica bensì mi sovviene un impressione diversa meno da cero incollato e più da candelotto elettrizzato. La cosa me turbina interrogativi però la metamorfosi me sfinfera assai. Nel mentre una serie de congetture me ridda le meningi prima m’arriva una vampata de calore da vulcano in fase esplosiva poi te vedo lampà un getto de luce da cecamme la piazza e avvertì un confuso di suoni da fa accapponà la pelle e la cilindrica ritta che me guarda fissa e con voce soave me domanda: che vo’ sapè da me? Ancor sconcerta belo niente …Niente? Beh m’ha intrigà l’aspetto…E? E lo sguardo fisso…E? E il muro grigio grigio…E? E che c’era di tanto attraente da guardallo fisso. Il muro eh…tu voi sapè del muro. Per un po’ con quei occhi ceruli da parer ossidar tutto il paese mi squadra da cima a piè poi con quella vocina dolce m’esclama: nel muro niente, nella gente, nella gente. Nella gente? Si, nella gente, ripete. Mentre me interrogo sul che intende di la donna candelotto si gira verso il muro e di nuovo bisbiglia: nella gente, qui o la non c’è differenza, ho tempo, aspetto e pian piano svanisce. Allocca resto li non so per quanto, quand’ecco nel silenzio impenetrabile della notte, avverto un alito che mi rimescola tutto l’elucubro e la rivedo ritta innanzi a me che mi fissa e rifissa. Cacchio d’un cacchio, è allucinazione o magia. Com’è…prima scompare e dopo riappare. Bah.. stoccafisso per non riuscì a capì un tubo, mi mormora: oltre l’apparenza, il tempo, succederà e.. di nuovo scompare senza che io riesca ad afferrar altro. Caspiterina, viene, va, parla astruso, aggarbuglià el pensà, ma chi è questa qua? Interrogativa e un pochetto sconcertata, dalle parole per me senza senso, di scatto mi alzo dalla fontana e scappo. Scappo, come inseguita da un belva feroce ma la memoria impressiona e suggella la donna d’età indefinibile, immobile e cilindrica da parer cero incollato a fissar quell’anonimo muro grigio.

Ogni tanto la rivedo li, con quella sua veste rossa, immutabile e simbiotica al suo essere, senza un tempo, un perché manifesto, con un fine inaccessibile al presente leggibile al precedente. E medito.

don

by dif

 

Fenomenaleee

sofia pechino 1

Fenomenale la campionessa, fenomenale la medaglia d’argento, indescrivibile l’emozione perchè aldila del metallo mlle ori non riuscirebbero a eguagliarne il valore e la commozione nel vederla risplendere in quel volto di ragazza da favola. Fenomenale è dir poco, super unica e insuperabile nella sua caparbia volontà di non arrendersi, di credere che a # Pechino 2022 poteva esserci, competere malgrado il bruttissimo infortunio al ginocchio a ridosso della partenza olimpionica che psicologicamente avrebbe steso chiunque. Chiunque, ma non la wonder woman azzurra. Eh si, solo l’italica Sofia Goggia, ragazza bergamasca di carattere, poteva miracolosamente recuperare e rendersi ancor una volta incredibilmente grande avversaria di valore . Solo, Lei, la Sofi delle fiamme gialle, a 3 settimane da una caduta, con lesione del legamento crociato e microfrattura del perone, poteva esser capace di trasformare rabbia, delusione angoscia, in determinazione, incessante fatica riabilitativa restare protagonista. Solo una vera intrepida sportiva poteva soffrire, piangere, credere di superare la sfida imposta dalla sorte, riuscire a rimettersi in pista, coraggiosamente partire comunque era la condizione atletica. Rimettersi gli sci, soffrire, dubitare, credere e provare, sondare la tenuta del ginocchio. riflettere, ascoltare, provare, urlare , rendersi lucidamente conto delle possibilità effettive di gareggiare. Decidere, partecipare e scendere in quella pista libera col cuore in gola e la testa consapevole, arrivare in fondo da campionessa e scaricare tutta l’emozione, tutto il travaglio con un urlo. Mai urlo come quello di Sofia mi è sembrato tanto appropriato, tanto liberatorio di un marasma interiore, così affermativo di sacrifici, di un sentimento guerriero deciso a misurarsi, di ragione senza limiti condizionati, di forza mentale e fisica coinvolgente tutto un essere, di significato sportivo di lotta e vittoria col se e tutto il resto. Non v’è che dire grazie a questa incredibile atleta orgoglio dello sport azzurro . Grazie infinite Sofi, di aver creduto con incrollabile fede agonistica nella favola che si avvera: ” È una favola a cui ho saputo credere, perché a Cortina dopo l’infortunio sembrava un sogno andato in fumo”. Noi ci speravamo nel tuo # beijing e abbiamo anche pregato e tu da genuina “tigre” delle valli bergamasche hai saputo grinfiare e riuscire a farcela. Grazie, per averci coinvolto nel sogno, fatto trepidare, stupire ed emozionare ma anche per aver dato viva testimonianza di mai arrendersi alla fatalità, aver dimostrato che laddove mentalmente altri nella difficoltà ruzzolano chi non demorde, piange, urla, soffre ma ogni volta che va giu, riesce a tirarsi su, riparte più forte di prima e scrive una pagina di storia straordinaria. Grazie Sofia per questa leggendaria impresa  ma pure grazie per aver, insieme a Nadia Delago, con la sua prima medaglia olimpica di bronzo sul quel podio olimpico, raggianti di gioia regalato un indimenticabile spettacolo da illuminare una grigia giornata nevosa a chi ama lo sport. 
Brava bravissima, Sofi, vera fuoriclasse delle piste nevose e campionissima di vita, esempio per tanti piagnucoloni da imitare ma…ci vuol carattere per catapultarsi, al che… se manca …neppure la bacchetta magica compie il miracolo.

sofia e nadia

 #beijing del favoloso doppio risultato  woman azzurro  sulle piste!

Augurissimi ragazze azzurre e fateci esplodere di gioia  con tanti tanti altri successi.

Bydif