La “NATIVITA’ nell’Arte

catacombe-pris

Tempo di Natale, tempo di rievocazione della nascita di Gesù, tempo di presepi, ma anche tempo di…. “natività e adorazione”.

Se è vero che a partire da san Francesco d’Assisi che col suo presepe vivente a Greccio, episodio attestato da Giotto in un affresco, popolarmente prese avvio la tradizione di testimoniare l’avvenimento della nascita di Gesù, allestendo nei luoghi sacri, in casa, un po’ ovunque i presepi ricchi o meno, artistici o mistici, è altrettanto vero che l’arte figurativa precede, almeno di un millennio, la rievocazione testimoniale dell’evento “divino”. Un po’ dovuta a motivi di fede, in specie quelli divulgativi, un po’ a quelli iconici narrativi. Quindi al mondo dell’arte ieratica e agli artisti che ne sono stati attratti o vi si sono cimentati su commissione va riconosciuto un ruolo importante, culturalmente impossibile da ignorare. All’uopo si può affermare che è pressoché impraticabile, a qualunque latitudine, scovare un artista che non abbia sfogato il suo “genio creativo” realizzando con ogni tecnica, almeno una volta, un opera inerente le vicende di Gesù. Chiaramente, a seconda del talento, più o meno pregevole, bensì sempre trasponendo, attraverso il mezzo usato, sensibilità e spiritualità del proprio tempo e essere. Ma, tra i temi narrativi della vita terrena del figlio di Dio, è la “nascita” povera di Gesù in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” ad avere il primato ispiratore. Infatti, la ritroviamo in quasi tutte le produzioni dei grandi maestri. Tantissimi i capolavori di Natività“Adorazioni” che ci hanno lasciato e che possiamo ammirare in tutta la loro sontuosa maestria di tecnica e estro creativo.

La più antica raffigurazione della natività ad oggi conosciuta, ovvero la scesa umana, incarnata dal verbo, essendo fondamento oggettivo della cristianità, si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla ed è un abbozzo monocolore in cui la Vergine seduta con il Bambino in braccio ha accanto un profeta che indica una stella, “ una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” num. 24,17. Anche nelle catacombe di san Sebastiano troviamo la figurazione di un Gesù nato, ma con un solitario Gesù bambino dentro una cassa-culla guardato da due animali più che iconografia della natività figura nessi profetici. Metaforicamente i due animali esprimono il popolo ebreo e pagano: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende Isaia 1,3. Siccome allegoricamente i cristiani dei primordi, collegarono il loro periglioso “viaggio” di fede verso Gesù a quello altrettanto periglioso per giungere a Betlemme, dei Magi adoranti, dal 3 sec, tante le scene dell’avvenimento che hanno figurato sulle pareti delle catacombe e nei sarcofagi. Le prime, molto semplici, comprendono: la Madonna; talvolta anche Giuseppe; il Bambino, più grandicello di un neonato, in atto di benedire o tendere le mani ai presenti; i magi che offrono i doni, oro incenso e mirra, su un piatto, e, come da cerimoniale imperiale “aurum coronarium”, con le mani coperte dal mantello, a segno di purezza e rispetto; la stella a volte a forma di fiore o cerchio o rosone… che come il sideus Iulii nel culto imperiale romano conferma la divinità di Gesù. Però è a partire dal IV sec., come dimostrano il dittico in avorio e pietre preziose del V sec. nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di Venezia e delle Basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Trastevere a Roma, che la Natività divenne il soggetto preferito dell’arte comunicativa del sacro. Di solito la scena compositiva “costruita” in base alle narrazioni presenta: una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con al centro il Bambino Gesù, avvolto in strettissime fasce da sembrare una mummietta in un sarcofago, quasi a preannuncio di morte e resurrezione, Maria distesa, in un angolo l’assorto Giuseppe e gli Angeli che portano l’annuncio alla parte più emarginata del popolo ossia i pastori, a volte, a simbolo dei pagani che manifestano la loro fede in Gesù Bambino, in lontananza i Magi venuti seguendo la stella dall’oriente e per sottolineare la realtà dell’incarnazione altri particolari, tratti dai vangeli Apocrifi.

Ovviamente le rappresentazioni simboliche della “natività” seguono un po’ la storia della fede e un po’ quella evolutiva dell’umano progresso temporale, culturale, tecnico, sociale. Quindi un escursius visivo delle varie raffigurazioni della nascita di Gesù, eseguite da artisti, più o meno conosciuti e prestigiosi, oltreché testificare un episodio dei “ vangeli dell’infanzia “ di Luca e Matteo, con una composizione sempre più complessa dal punto di vista “architettonico”, più ricca di particolari descrittivi, di personaggi, di allegorie, di materiali impiegati e perizia esecutiva, in un certo qual modo certificano anche le mutazioni, le innovazioni, le disgregazioni e direi pure le insofferenze intellettuali. La loro cronistoria invero è assai illuminante sull’artista ma assai di più di epoche, costumi, stili, paesaggi, tecniche esecutive, convinzioni, tradizioni popolari, cambiamenti etici, sociali ecc. Ad esempio: in certe natività appaiono particolari paesaggistici di “rovine” o ruderi che hanno una valenza tutt’altro che aspecifica. In parte esprimono la tradizionale credenza pagana che quando una vergine avesse partorito il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato – “Legenda Aurea”- e traslata anche il vecchio mondo che crolla all’avvento di quello nuovo, in parte stanno a simboleggiare l’eternità e la pace che non riposano nelle forze dell’uomo, ma sono nelle mani del “Principe della pace”, Isaia 9, 5. Mentre, il numero tradizionale dei magi di tre, numero sacro per eccellenza ma dipende dai tre doni oro, incenso e mirra, triplice professione di fede in Gesù Re, Dio e Uomo, nelle elaborazioni artistiche resta invariato, l’aspetto muta. Dal IV secolo un Magio è rappresentato inginocchiato; alla fine del XIII secolo, il primo Magio, a capo scoperto, è inginocchiato e in atto di deporre allegoricamente la corona ai piedi del bambinello divino, il secondo in piedi indica la stella al terzo; dal 1464 compare, ad opera del Mantegna, anche il re nero; dal XV sec, in riferimento ai Padri della Chiesa che ravvisavano nei tre Re i discendenti dei tre figli di Noè, i Magi assumono le sembianze delle tre razze umane, dei tre allora continenti e delle tre età dell’uomo: l’Europa, Baldassarre vecchio; l’Asia, col turbante Melchiorre l’ adulto; l’Africa, il giovane di pelle scura, Gaspare.

Nel XVI e XVII sec. Un po’ alla volta la “natività perde la ricca e affollata descrizione narrativa, assume un tono apologetico. La luce sublima la natura e il corpo di Gesù. Il Dio incarnato, in mezzo alla scena, brilla così tanto di luce da respingere le ombre. Dal XVIII sec. l’iconografia della venuta in terra del figlio di Dio dissipa il calore devozionale, così prima da spazio al sentimentalismo, poi alla fedele veridicità, di seguito scarta il valore religioso proprio, fino ad arrivare a vere e proprie dissacrazioni. Tuttavia la nascita di Gesù, in bene e in male, nel mondo dell’arte e degli artisti conserva il suo ruolo rappresentativo privilegiato, anche se, come logico, il tempo ne muta schemi compositivi, personaggi, paesaggi, mette il bambinello sulla nuda terra o su baldacchini dorati, asseconda estro, da spazio a ridondanza, schematizza fin all’eccesso figure simbolo della Natività, perfino arriva allo sbeffeggio da sfiorare la blasfemia.

Nel concludere, tanto altro c’era da dire sull’argomento per essere esaurienti, per meglio specificate e chiarire l’evoluzione della natività nel tempo, sia dal punto di vista artistico –stili, artisti, tecniche metamorfosi compositive, simbolismi… che da quello religioso – significati, spiritualità, personaggi, linguaggi, immagine, metafore…

Comunque, con questa breve spolverata sulla figurazione visiva della Nascita di Gesù, a mio modo, ho cercato di sottolineare come la Sua venuta terrena abbia colpito l’immaginazione e in qualunque angolo del mondo non ha lasciato indifferenti ne arte ne artisti, ha trasmesso, valorizzato, magari ignorato i valori essenziali della fede, e da un avvio, meramente evangelico- evocativo-simbolico, sia diventata trasposizione di concetti-stili-tecniche- finanche trasgressione, mai ha perso il fascino, l’attrattiva. Il che qualcosa vorrà pur dire.

gentile-da-fabriano-ador-magi-uffizi-fi

Con il pensiero rivolto al valore vero della Sua venuta che stanotte si rinnova e rievoca in varie forme più o meno ortodosse, auguro a tutti un felicissimo S. Natale in allegria, amore, pace di spirito e materia.

bydif

caravaggio-nativita-con-san-lorenzo-san-francesco-di-assisi-oratorio-san-lorenzo-palermo

– in storia dell’arte un opera rappresentativa della nascita di Gesù è definita: Natività, se la scena presenta una capanna o grotta con bue e asinello, al centro il bambinello, ai lati Maria e Giuseppe; Adorazione se sulla scena figurativa compaiono pastori, magi o altri personaggi.-

dottori_futurista

immagini:in alto catacombe di priscilla, Gentile da fabriano, Caravaggio; Dottori

PROFUMO DI MUSCHIO

P1050087

In questi giorni c’è un profumo di muschio in casa che rincuora l’animo e risveglia sopite emozioni di letizia e comunanza partecipativa familiare. Quel profumo di muschio fresco, intenso, penetra nelle radici come un balsamo ricostruttore del proprio passato, custodito gelosamente ma un po’ oblato dagli eventi e dal tempo. Aspirando ti accorgi che lo ieri mantiene intatto tutto il suo fascino e comprendi che seppur nel presente chi c’era materialmente non c’è più, spiritualmente c’è e vive e partecipa con te. Si, sembra quasi che la casa si riempia di volti, suoni, risa e anche di contese elettrizzanti e allestire il presepe non è un fatto meccanico di tributo a una tradizione è oltrepassare il tempo, entrare in una dimensione in cui vivi e rivivi, stati d’animo, affetti e significati. Il profumo di muschio che aleggia tutto muta. Si trasforma in un qualcosa che riporta alla luce visi amati, tanta allegria, tanto amore e tenerezza. Così, mentre stendi il muschio, fai collinette, laghetto pieno di paperelle e tracci stradine è come se ridisegni l’esistenza tua e dei tuoi cari e al contempo rispondi a un appello ancestrale importantissimo e fondamentale che mantiene integre le radici identitarie.  Alberelli, casette, pecorine, pastori e angioletti, asino e bue e figurette di donne e uomini di cartapesta, inerte e scolorita da tanti riutilizzi, non appartengono più a un epoca precisa, collocabile in un temporaneo vissuto. Posati, a mo di ognuno, sul muschio fresco, riprendono i colori originari, vivono, comunicano e interagiscono all’evento straordinario che anno dopo anno riporta memoria e olfatto a quel simbolo testimonianza forte e innegabile di unione, pace, fratellanza, perdono, amore incondizionato. Porre la capanna storta, rudere d’infanzia lontana, a rifugio di un bambinello chiamato Gesù, Maria e san Giuseppe, con quel profumo di muschio che ti invade è un emozione senza pari!  Consola e ristora da ogni afflizione ordinaria. Ti avvince e ti riporta all’essenziale, ai valori concreti distratti da clamori, esteriorità, egoismo, superficialità. Non c’è Natale in casa senza profumo di muschio che vuol dire Presepe. Perchè? Nella vita di un cristiano credente la natività è il punto fermo del divino fatto uomo per amore dell’uomo. L’ho ben compreso nella basilica di Betlemme! Ma la natività segna anche una svolta storica che non può e non deve essere ignorata in quanto fonte ispiratrice inesauribile di valori umani che accompagnano nel cammino evolutivo di convivenza, egualitarismo, pacificazione e riconciliazione. San Francesco fu il primo a comprenderlo e proprio per non farla esaurire fu lui il primo a ricostruire l’evento che cambiò il destino del mondo, includendovi anche quella parte di fede popolare bisognosa di una visiva ricostruzione corporea dei protagonisti messianici. Al presente si parla tanto di presepio e di canti natalizi ma in tanto accalorarsi e accapigliarsi ci vedo un po’ troppa enfasi ipocrita più corrispondente a una certa italianità da non toccare che al valore emblematico connesso da salvaguardare. 

Comunque sia, il profumo di muschio che respiro in casa mi annulla i detrattori del presepe e toccando il muschio mi par veramente che le note di stille nacth, in versione italiana astro del ciel, fluiscono e… mente e cuore si riempano dell’immensità fulgida e inalterabile del “pargol divin” che “luce dona alle genti, pace infonde nei cuor”. Ogni anno, nel fare il presepe ritrovo le radici, i volti, e gli affetti ma è nell’odore fresco del muschio che afferro quel non so che di puro che trasforma il giorno della nascita di Gesù da festa familiare qualunque a giorno solenne .

by dif

Profumo di Natale

luci natale

Basta fare un giretto in piazza per respirare un che di fresco che stappa il naso e decongestiona i sensi. Eh si, tra le tante ricorrenze annuali, solo il Natale porta in se quel senso di magico-mistico-che coinvolge e rianima pure i mortaccini! Strade e vetrine con le loro luminarie, le merci scintillanti, nastri e alberelli sparsi anche all’occhio più distratto o al passante più frettoloso parlano di un qualcosa che obbliga a dare una sbirciatina e a rallentare il passo. A ben respirare, l’aria sembra molto diversa, più frizzantina e meno greve, ci si sente euforici e speranzosi, maggiormente aperti agli altri. Tutto appare più colorato, vivo, come se qualcuno vi abbia immesso una polverina trasformandola in un vicks vaporubus di profumi inebrianti che insperatamente riaprono i canali dell’entusiasmo.Tutto ti coinvolge e ti trasporta in un mondo di aspettativa dove nulla e nessuno ti lascia indifferente. Dove lo ieri, con i suoi innumerevoli problemi quotidiani di tasse, tassette e cianciulle dai nomi impossibili, scompare. Dove il vicino, fastidioso e impiccione, ti appare come un benevolo amico che ti porge aiuto. Dove il potere che ti spiaccica la ragione e ingabbia nella miseria nera, con le sue mille promesse predatorie, ti pare un generoso mecenate. Dove l’odio xenofobo per il diverso diventa diritto umano, dove chiunque trova spazio per realizzare un sogno. Mi piace respirare questo mix di essenze strane. fare su e giù sotto i portici, è come fare un pieno di buon umore che ti conduce su una scia luminosa di gioiosa armonia. L’occhio, con i passi della fantasia, percorre strade vecchie e nuove, si focalizza sui valori che hanno dato e danno un senso al Natale: percepisce che sono immutabili nel tempo e nel cuore. E’ un ripetersi di una magia in cui ogni passo pare un suono che risveglia dal letargo animino; ogni bisbiglio un concerto di voci amiche dissepolte dal muro del distacco; ogni sguardo incrociato una complicità di emozioni senza barriere; ogni sorriso un amalgama di umanità; ogni gesto un aspirare la tenerezza dei tuoi amati; ogni respiro un ritrovare il Santo Bambino in se per reincarnarlo nei profumi del creato. Un giretto in piazza in questo periodo è veramente un elisir che riapre le porte olfattive, da ovunque ti arrivano ventate di odori di buono che vanno giù giù per risalire su su fresche e fragranti come le focaccine, appena sfornate, che traboccano dalla vetrina della fornaia. Nessun profumo per quanto costoso eguaglia quello del Natale.

ciambelline

 Un saluto profumato

dif

La magia che non trovo.

Tre settimane a Natale ma..

da un mese è tutta una frenesia e ovunque lucette abbaglianti t’aggrediscono con proposte di compra questo acquista quest’altro, regala questo dona quest’altro, vai li, vai la, addobba così, decora cosà, metti in tavola il tacchino no è meglio un salmoncino, vestiti di rosso macché è più chic il nero. Dappertutto per imbecillirti le idee risparmiose t’offrono di tutto e di più tanto che per non sentirti una pitocca un po’ qua e un po là compri quel che all’occhio sembra attraente anche se è malvisto dal borsellino.

Compri e compri con senso e irragione ma…Ma in tutto lo sfolgorio di carte luccicanti, di nastrini e pacchettini, di euforia, di acquisti compulsivi qualcosa gratta. Gratta e t’accompagna mentre giri, con l’aria più o meno convinta, nei mercatini o ti districhi nel traffichio collettivo delle vetrine o nella ressa del mercanteggio per accaparrarti la carabattola trend a un costo accettabile dalla coscienza al poi lucido verdetto dell’intelletto. A quel grattio che circola e tampina, appesantisce passi e ragione, ti scava dentro come una perforatrice non riesci a dare una logica spiegazione. Capti solo che viene da un qualcosa che in quello sfarzio di luci e inerte traboccar d’allettamenti spenderecci deve esserci e devi trovare per farlo sparire. Che cerco? Non ho la più pallida idea! Neanche fosse una caccia al tesoro con rompicapo, con zelo mi metto a cercare. In quel fantasmagorico traboccar di oggetti, luci e colori cerco, cerco. Non scovo nulla. Tuttavia continuo a cercare convinta che prima o poi lo trovo e quel grattio che mi perseguita sparisce. Mentre come una grulla, cerco qualcosa d’impreciso, a furia di cercare, guardare, frugare, scaravoltare, intascando improperi e occhiatacce, in tutte quelle merci esposte inizio a percepire una stomachevole monotonia che automatizza gesti e idee, estingue l’entusiasmo e infastidisce i desideri. Tutto mi sovviene come un immobile ammassamento spersonalizzato senza un minimo sbuffo di energia dinamica. Ori, argenti, cristalli, benché sfolgoranti di luccichii, non creano quello charme speciale che friccica le narici e fa fantasticare, l’aria è troppo artificiosa. Innaturale. Non crea magia.  Ora so cosa cercare: la magia. Non una magia qualunque. La magia essenziale che fluisce dal vero spirito del Natale. Quello spirito autentico che t’allieta e ti fa emozionare che ti riempe l’anima di benessere con un sorriso, una stretta di mano, un saluto affabile, una semplice carezza, una parola gentile. Eh si, in tutto quel bagliore fascinoso e gaudente, quel traffichio di mercanzia, voci, volti, passi lesti e strascicati, tutto c’è, tutto puoi trovare, tranne il vero spirito del Natale. Quello lo trovi nel cuore . 

*

sacra fam.5.JPG

Cari amici, ho buttato giù le impressioni che ho ricavato oggi facendo  un giro al  “borgogioioso ” un iper mercato non lontano dal mio paesello. Più che gioioso m’è parso serioso! Spero di aver esagerato. Se così non fosse credo che il Natalei quest’anno da tanti non sarà vissuto in un clima eccitante e allegro ma di serie preoccupazioni per un futuro incerto e gravoso.

un saluto a tutti

Dif

SPIRITO DEL MIO NATALE

 

spirito 1.jpg

Dove sei spirito del mio natale, quest’anno non ti sento palpitare, sento solo un gran baccano voci, scoppi mi rimbombano lontano, frastornano il mio sentire umano di preparazione a un Santo e allegro Natale, quello che mi faceva sognare accanto al focolare, lacrimare gli occhi al fumo della legna verde, strappata al bosco insieme a un ramo di ginepro vestito a festa con bamboline di pezza, mandarini, cavallucci zuccherini squagliati dal calore di candeline colorate che illuminavano l’attesa della Notte magica.

Dove sei esiliato, spirito odoroso di muschio fresco, pecorine di gesso, Natale della grande cometa di lustrini con la scritta di pace incollata agli angiolini dai capelli turchini, la capanna sgangherata, la risata della mamma, i doni fatti in casa dalla nonna. Chi ti ha sfrattato spirito gentile del mio Natale che riempiva di profumo il cuore, splendeva sui visi dei bimbi, sorrideva nelle mani generose e solidali in chiesa.

Dove sei spirito di pace familiare, sei forse in qualche tribunale a spartire i bambini contesi da genitori indecisi o forse, sei sotto le ruote del treno dove s’è gettato un giovane padre disperato, o dal guerrigliero scellerato che veste i bimbi con un mitra. Sei con lo spacciatore nel marciapiede sotto casa o insieme al ceffo che ogni sera scarica fanciulle nel viale buio del paese, o forse ti ha preso un manipolo di strani pirati agghindati da buoni samaritani che ti hanno riempito di spot anticristiani, relegato in soffitta, seppellito sotto regali e regali rosicchi per topi, luci e luci che non servono a  fugare il buio e la paura del domani che terrorizza.

Chi ti ha allontanato dal mio sentire spirito buono di fraterna intesa amica. E’ stato forse l’odio fra fratelli a strapparti dal mio cervello o il politico infingardo, o sei finito nelle grinfie di stupratori di esseri umani inermi,  o di quelli che rapiscono i sogni e le speranze, sfruttano senza dare nulla in cambio Ti sei forse infilato nei bidoni dei regali riciclati o in quello dei diritti umani violati. Oppure nelle tasche vuote di un cassintegrato che gira sconsolato in un supermercato stracolmo di leccornie ricoperte da offerte spudorate che un pensionato ruba umiliato. Non è che ti sei paralizzato nel sentire la violenza e l’indifferenza che masturba la folla, in nome di una intollerranza ammazza la mia croce, ingoia la radice di una storia, tuona sui giornali eguaglianza affinchè io non ti metta nella mangiatoia della mia scuola, butta i miei ideali nella spazzatura per incoronare l’ipocrisia d’un cinico coraggio paritario.  Dove sei spirito di lieta pace, quello dei cori celestiali, le ciaramelle zampognare per le strade. Chi ti ha cacciato nell’angolo stonato, forse stanco e avvilito sei tu che sei andato ad abbracciare un immigrato steso al gelo di milano o sotto un ponte di roma a cullare una vecchia finita pazza dall’angheria subita in piazza. Spirito del mio Natale, forse sei sui tetti di torino coi precari a manifestare un disagio sociale o magari, tu ci sei ma a me non pari.  Con tanto chiasso confondo il tuo pulsare.  Vorrei tanto ritrovarti negli occhi dei bambini, nel calore della gente per soccorrere i miei tristi vicini che lottano col cancro, ecco magari sei in un pronto soccorso accanto a un minatore mezzo morto di piombo, o in un pozzo nero a guardare impotente l’operaio che muore di veleno, o nelle campagne desolate con la piccola yara, o negli occhi chiusi di sarah. E, io egoista ti cerco e non ti vedo, ascolto in ogni luogo ma non sento il tuo fruscio sereno allietare la gente, sollevare il male, aiutare chi non ce la fa più a trascinare l’affanno. In questo globo sconcertato è facile smarrirti spirito amico, nessuno sente a meno che non strombazzi, urli, scalci, tiri sampietrini, ridi sguaiato, uccidi, rubi e imbrogli nessuno ti rivolge la parola, ti degna d’un sorriso. Almeno ai bimbi soli, sorridi tu amico o non hai più la forza per uscire dalla foresta umana di pancie piene e occhi spenti da miseria.

Ho compreso, sei offeso. Tu ci sei, sei sempre stato con me ma altri han bisogno di te. Ora ti sento mio spirito amico, quello del mio Santo Natale che da bambina mi faceva sognare. Pulsi forte,  ascoltarti è un incanto, con la tua musica spirito lieto posso riempire la mia giornata, preparare l’attesa della notte Santa, riempire di gioia la casa, donare un sorriso d’amore, stringere la mano a tutti senza timore.   

***

BUON WEEK END

dif

E’NATO!!!

Scansione0003.JPG

 

E’ nato,

 il sacro bambino

è nato, 

nostro Signore

è nato,

il verbo  Salvatore

è nato,

  il nostro  Redentore

è nato

il buon Pastore

è  arrivato nella notte Santa

ad annunciar la lieta novella

è arrivato con la grande stella

a portare amore su tutta la terra

E’ nato,

 il celeste bambino

esultate gente d’ogni dove

esultate gente d’ogni colore

esultate gente nel profondo del cuore

E’ nato

è nato il divino amore

 è nato

il nostro pacificatore

 è nata

la speranza del cammino

è venuto

 a rischiarar l’uomo meschino

 Accorrete

gioite e  nella fede  venerate

Accorrete

 lodate e  nella speranza onorate                     

Accorrete  

 acclamate e  nella carità donate            

   Accorrete

  osannate e   nell’umiltà adorate

Accorrete

  glorificate e  nella pace rispettate

Accorrete

 celebrate e  nel perdono amate

E’ nato

lo sconfinato

è nato

 il  messia della profezia

è nato

 l’agnello divin sacrificato

venuto

a riparar l’originale peccato

a donare la vita

a essere immolato

E’ nato

Colui che fu Che E’ Che sarà

 alleluia, alleluia, umanità

 

 epf

Merry_Christmas__by_chopeh.jpg

 

LIETO NATALE A TUTTI

nero0.JPG

NATALE, UN GIORNO
Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo é un grande recinto.
Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché
il colore della pelle non è indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.
Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale – un giorno – gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno “Buon Natale!” a Natale, un giorno

di Hirokazu Ogura

albero gubbio 2009.jpg
Auguro a tutti gli amici un Natale gioioso
Auguro a tutti i blogger e lo staff un Natale  lieto…
Auguro a tutti i sofferenti nello spirito un Natale di luce
Auguro a tutti i dimenticati un Natale di affetto festoso…
Auguro a tutti i bambini maltrattati un Natale di amore..
Auguro a tutte le mamme che soffrono per i figli scomparsi un Natale di vicinanza
Auguro a tutti gli operatori di pace un Natale di comunanza
Auguro a tutti gli operatori di giustizia un Natale di solidarietà
Auguro a tutti quelli che hanno perso il lavoro un Natale di speranza
Auguro a tutti quelli che sono in carcere un Natale illuminante
Auguro a tutti coloro che hanno in cuore l’odio un Natale conciliante
Auguro a tutti i maltrattati un Natale di tenerezza
Auguro a tutti i tormentati e depressi un Natale di ottimismo
Auguro a tutti i disperati un Natale di rinascita
Auguro a tutti i politicanti un Natale di coscienza sociale
Auguro a tutti gli uomini un Natale di equità sociale
Auguro a tutti i giovani un Natale di conquista e innovazione
Auguro a tutti quelli che sono soli un Natale di abbracci e  incontri
Auguro a tutti gli intolleranti razziali un Natale di comprensione
Auguro a tutti quelli che hanno disperso la fede di ritrovarla
Auguro a tutti gli atei un Natale di cammino e ricerca spaziale
Auguro a tuttii vigili del fuoco un Natale di calore umano
Auguro a tutti gli operatori volontari un Natale ricco di serenità
Auguro a tutti i malati nel corpo e nello spirito un Natale di coraggio e fede
Auguro a tutti gli oppressori un Natale di carità
Auguro a tutti i giornalisti un Natale di verità
Auguro a tutta l’umanità un Natale di pace, tolleranza, felicità e abbondanza
Auguro a tutti di andare oltre i loro “recinti” e di passare un Natale  di eguaglianza, perdono e fratellanza
L’albero della foto è il più grande del mondo, le 700 luci sono state  accese il 7 dicembre a Gubbio da Bertolaso  tra una folla cosmopolita.

IL NOSTRO PRESEPE

Aspettando la notte Santa
presepe 2.JPG

Il nostro presepe è piccolino

grande è l’amore nel  cuoricino

attende trepido

la nascita del Divin Bambino

Annunciata da angelo e cherubino

a tutto il mondo poverino

da stella cometa col codino

ai re d’ogni cantuccino

Il nostro presepe è piccolino

immenso l’amore del Bambino

verrà  a riscaldar 

il gelo d’ogni miserino

a illuminar il cammino

d’ogni uomo

strappandogli via   l’odio

piantando un seme nuovo

di letizia e mitezza

Il nostro presepe è piccolino

dentro c’è la tenerezza d’un bambino

con l’aureola e il mantellino

la dolcezza di Maria e il pastorino

la bellezza che  adora  il Divino.

images (7)

felice attesa …

bydif